7ª intervista: Giulio Buciuni from Dublin

Intervista a Giulio Buciuni

Le nostre settimanali interviste “sconfinano” ancora una volta fuori dai territori di lingua italiana e superano il canale de “La Manica” per approdare sull’isola verde dei Leprechaun.

Andiamo a conoscere Giulio Buciuni e le sue opinioni sulla squadra odierna.

Ho scelto una introduzione piuttosto corposa e impegnativa per Giulio.

Giulio Buciuni ai tempi di Duke.

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Domanda:

Come di consuetudine le chiediamo qualcosa su di sé per capire un po’ più sulla sua persona: anni, hobby, lavoro e che cosa fa a Dublino?

Magari per qualcuno non avrà il fascino di una spiaggia tropicale ma l’Irlanda a suo modo è un posto paesaggisticamente affascinante da visitare con angoli sorprendenti d’incantevole natura.

Conoscendo piuttosto bene la situazione in Irlanda oggi, presa in mezzo tra la variante inglese e quella brasiliana (non solo) e le relative restrizioni imposte dal governo, cosa le manca di più della sua “precedente vita”?

Una cancellata del Trinity College a Dublino in una foto del 2016. Foto scattata da colui che pone le domande.

Risposta:

Buongiorno gruppo, dunque, ho 36 anni e lavoro al Trinity College di Dublino.

Sono appassionato di sport in generale anche se pratico solamente il tennis e ovviamente sono innamorato del North Carolina e dei Blue Devils!

Beh, mancano il calore e il cibo dell’Italia, quelle cose senza dubbio anche se gli irlandesi sono considerati gli ‘italiani’ del Nord Europa soprattutto per il loro heritage cattolico.

1ª domanda:

Per fare dei parallelismi, secondo lei, quali giocatori Hornets potrebbero incarnare lo spirito di questi luoghi o strutture irlandesi?

Lo Spire (un puntale altissimo lanciato verso il cielo nel cuore di Dublino)

Il Trinity College

La Guinness Storehouse (non credo serva specificare cosa sia visto il nome)

Howth (piccolo villaggio di pescatori sopra Dublino)

Cascate di Powerscourt

Castello di Trim (se avete visto Braveheart)

1ª risposta:

Mi viene in mente Cody Zeller, un po’ perché ha i colori degli Irish e un po’ per la tenacia e lo spirito battagliero.

Riguardo luoghi e strutture: lo Spire è Bridges per tendenza all’elevazione; il Trinity College è Hayward per eleganza e standing, mentre Howth è Zeller perche’ incarna lo spirito irish dei villaggi costieri.

Gli altri luoghi son più difficili da assegnare.

2ª domanda:

Howth qualche anno fa in una foto che scattai (da colui che pone le domande) qualche anno fa.

Ho notato che ha viaggiato più che discretamente.

Si può viaggiare per molti motivi, alcuni dei quali sono: semplicemente per piacere, per turismo, per sete di conoscenza o per “trovare sé stessi” anche se in quest’ultimo caso forse sarà come cercare le radici dell’arcobaleno e il pentolone d’oro nascosto dal Leprecauno alle sue pendici.

C’è un posto che l’ha ispirata o piaciuto particolarmente più degli altri?

Inoltre… il basket è sicuramente tecnica, tattica, forza e atletismo ma anche molta psicologia.

Metaforicamente il viaggio potrebbe essere anche un upgrade a a livello psicologico.

C’è qualche giocatore degli Hornets nel roster attuale che non la convince ancora appieno dal punto di vista mentale e pensa possa rendere molto di più rispetto a ciò che sta esprimendo sul parquet oggi?

2ª risposta:

E’ vero, ho viaggiato molto ma il mio cuore e’ rimasto in North Carolina lungo l’I-85 che collega Charlotte a Durham.

Ho passato anni lungo quell’arteria.

Beh, il nome non può’ che essere Graham.

Davvero incredibile l’involuzione del nostro play in questa stagione.

3ª domanda:

Per la solita domanda idiota che mi pongo tassativamente da inserire nel pezzo:

Mettiamo che gli Hornets mettano in palio un concorso: “Vinci un viaggio con i giocatori” su un’isola deserta per una settimana e abbia la possibilità di sceglierne tre.

Io immagino un McDaniels che si arrampica sulle palme tentando di aprire le noci di cocco o i Martin che in combo provano a costruire con del legno una barca per entrare in gioco oppure ancora un Biyombo e le sue “manone” intente a cucinar qualcosa sul fuoco rovesciando però maldestramente il pentolone…

Può andare per utilità o simpatie personali, lei chi sceglierebbe?

3ª risposta:

Gordon Hayward perché vorrei ringraziarlo di persona per quel tiro contro Duke che non e’ mai entrato.

Biyombo perché mi ispira simpatia e poiché vorrei mi raccontasse il suo viaggio di vita. Aggiungo Ball giacché un po’ di imprevedibilità su un’isola deserta potrebbe servire. ?

4ª domanda:

Gli Hornets dopo diverse stagioni per piuttosto anonime, sembrano all’inizio di un viaggio che potrebbe invertir la rotta grazie all’investimento su progetto giovane che guarda al futuro.

Come valuta le scelte operate fino ad ora dal front office?

4ª risposta:

Tifando Hornets si diventa scettici per definizione e quindi non voglio crearmi facili illusioni.

Ball pero’ potrebbe essere quel franchise player che da troppo tempo manca a CLT.

Hayward ci e’ costato parecchio ma sta rendendo a livelli – forse – inattesi.

Per fare il salto di qualità ci mancano i migliori Graham e P.J. Washington.

Attendiamo fiduciosi.

5ª domanda:

LaMelo Ball/Miles Bridges, una duo giovane, divertente da osservare con ancora tanto da dimostrare ma i tifosi Hornets si aspettano ormai molto da loro ogni volta che scendono sul parquet.

Crede che – unitamente alla squadra – riusciranno a emergere portando di peso Charlotte ai piani alti della NBA?

5ª risposta:

Io credo di sì anche se da soli non basteranno.

Mi aspetto prima o poi l’arrivo di un centro di peso che ci manca come il pane.

6ª domanda:

La deadline si avvicina.

Quali “fattibili” mosse farebbe in entrata e in uscita?

6ª risposta:

I playoff potrebbero essere a portata finalmente.

Proverei a capire se c’è spazio per far arrivare un centro d’esperienza.

I sacrificabili sono i nomi che già conosciamo anche se al momento dubito abbiano grande mercato.

7ª domanda:

Chiuda gli occhi e viaggi con la fantasia.

Gara 7 della finale NBA.

Charlotte sotto di un punto contro la squadra che più detesta.

Vincere o morire.

A chi affiderebbe la palla per il buzzer beater che per quel giocatore in caso di realizzazione vorrebbe dire gloria eterna?

7ª risposta:

La diamo a Hayward perché non gli può girare sempre male.

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Grazie a Giulio Buciuni per le interessanti risposte.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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