Game 61: Charlotte Hornets Vs Houston Rockets 113-118

Intro

Spirit.

Così si sarebbero dovuti chiamare i Calabroni se non fosse stato difficile dotarli di una mascotte credibile.

Spirit of Eden si chiamava l’album di mezzo con i quali il gruppo dei Talk Talk (il cui leader Mark Hollis è purtroppo scomparso lunedì) ha iniziato a virare sulla via del tramonto.

L’album precedente, The Colour of Spring, era ancora permeato da uno stupendo suono ma troppo commerciale per Hollis che tendenzialmente rifiutava la complessità di certi accorgimenti che per lui risultavano essere meno puri e finire per minare lo spirito della musica che avrebbe voluto liberare.

Eppure, anche se tendenzialmente sembrano essere due generi di musica differenti quella amata dal grande pubblico negli anni ’80 (pezzi come It’s My Life poi sentita anche con la voce di Gwen Stefani, Such a Shame, Today, My Foolish Friend o Living in Another World solo per citarne alcuni) in moltissime canzoni fluisce lo spirito della musica.

L’accompagnamento canoro a volte è “superfluo” perché la trasmissione del significato è limpida anche se spesso negli ultimi pezzi malinconia e liberazione dalla condizione umana si fondono o switchano all’interno dello stesso pezzo.

Laughing Stock, l’ultimo album con i Talk Talk è un’esperienza onirica, visionaria, d’altro canto non avrebbe potuto essere altrimenti per un musicista che parlando di Living in Another World cita J.P. Sartre…

Dal mio punto di vista Mark Hollis è stato un genio e una persona apprezzabile.

Antidivo, piuttosto schivo, pacato ma anche intelligente e ironico all’occorrenza finì per scegliere tra fare il padre e un lavoro che ormai gli stava stretto (la major che pubblicò l’album d’esordio non era d’accordo con le scelte artistiche di Hollis) e anche Paul Webb (uno dei fondatori del gruppo) abbandonarono Hollis che pubblicò più avanti un album omonimo.

“Una nota è meglio di due dice, “Lo spirito è tutto, e la tecnica, sebbene abbia un grado di importanza, è sempre secondaria”.

Chissà se gli Hornets impareranno da lui.

Per battere i Rockets non si potrà impostarla a livello tecnico ma si dovrà giocare intelligentemente, giocare con grinta senza perder troppi palloni in attacco, pressare con ferocia e spirito ferale per distruggere in profondità l’anima avversaria, altrimenti nove volte su dieci la partita andrà ai texani, in “barba” al fattore campo.

La partita in breve

Classic night in Charlotte che provava a vincerla ma è evidente che a questa squadra manchi concretezza in alcuni singoli che in serata abbiano compromesso la gara.

In particolare la panchina non è stata all’altezza nel sostenere l’attacco di Charlotte né la difesa se escludiamo Lamb, titolare quattro partite or sono.

Buona partenza di Charlotte che con una dunk di Batum a 7:56 saliva sul 13-9.

Con 2 FT di Lamb a 2:50 dalla fine dei primi 12 minuti Charlotte conservava ancora tre punti di margine (29-26) ma l’entrata in campo delle riserve e due triple di Paul nel finale portavano Houston avanti 33-41.

Nel secondo quarto, dopo 4 punti facili di Capela, la panchina accumulava un ritardo di 9 punti (40-49) ma nonostante il rientro dei titolari Charlotte finiva prima sul 40-54 e poi sul 41-56 con 15 punti di divario.

Titoli di coda anticipati scongiurati con un parziale di 16-0 che ben si concretizzava iconicamente nell’azione del sorpasso: Salto oltre la linea di fondo di Batum, un balzo felino per l’allungo verso Lamb che anticipava due difensori e si finiva con la bimane di Zeller per il 57-56 con un parziale di 16-0 Hornets.

Charlotte chiudeva alla grande il quarto sospinta dal pubblico trovando il 69-62.

Dopo l’intervallo l’oscillazione di punteggio rimaneva a favore di Charlotte che nonostante le triple di P.J. P.J. Tucker (con la quinta s altrettanti tentativi firmava l’80-75) riusciva a salire sull’86-75 con due FT di Zeller per fallo della stessa ala dei Razzi.

Nel finale però ecco rientrare i panchinari e Rivers segnar da tre punti, quindi arrivavano 4 punti in fila di Harden per il 91-90.

Il Barba tirava da tre per il sorpasso ma troppo presto, sugli sgoccioli del cronometro, Marvin da appena oltre metà campo segnava un perfetto buzzer beater che dava respiro a Charlotte sul 94-90.

Green però segnava subito da tre e un CP3 che da fermo era in grado di scavalcare Bridges e Hornets nel risultato (94-95) mandavano un brutto segnale.

Resisteva Charlotte che agguantava il 98-95 ma poi era cancellata da un parziale di 0-13 chiuso da Green a 6:46 con due FT (98-108).

Una tripla di Batum dimezzava lo svantaggio, quella di Lamb segnava il finale portandoci a -3 a 3:02 dalla fine.

4 punti per parte non mutavano la situazione e gli Hornets a :22.6 avrebbero anche la palla in mano per pareggiata, ma dopo il precedente errore di Lamb, ecco arrivare la buona finta di Kemba per far scivolar via Gordon ma il tiro impreciso sul quale si spegnevano le ultime speranze di una gara persa nonostante gli ingenti sforzi fisici.

Tra le fila avversarie Capela è stata una spina nel fianco per una difesa che non ha mostrato capacità per contrastarlo validamente (23 pt. e 17 rimbalzi), il Barba nel finale è riuscito ad arrivare a quota 30 pt. dopo un primo tempo in ombra mentre Paul ha finito con 17 e la coppia Green/P.J. Tucker con 15 a testa, tutto da tre punti per il secondo…

Non è bastato a Charlotte vincere 48-37 la lotta a rimbalzo e 25-23 quella negli assist con un 23/27 dalla lunetta contro il 21/24 ospite che ha vinto nelle steal 9-11 avvantaggiandosi nei TO (18-10). Troppe le palle perse da Charlotte (come volevasi dimostrare nell’intro, ecco dove abbiamo aperto falle) finite per pagare a caro prezzo in una serata dove il 47% al tiro con il 36,4% da fuori migliorava le ultime prestazioni bastando a superare il 46,2% dei Rockets con il 33, 3% da tre punti ma i texani sono più concreti e la difesa di Charlotte nei momenti che contano si sgretola.

A questo punto per quanto mi riguarda, assistendo a un calo delle prestazioni di diversi elementi, da “I Believe in You” passare a “I Don’t Believe in You”, per citare due titoli dei Talk Talk il passo è stato forse breve ma sicuramente ponderato anche considerando la forza delle avversarie affrontate recentemente.

Per ritrovar la fiducia gli Hornets avranno le prossime 4 partite a disposizione con almeno tra vittorie da raggiungere senza le quali si potrebbe andare a guardare ancora gli altri ai PO.

Le formazioni:

La partita

1° quarto:

C’era una volta Charlotte sembrava già sulla prima azione quando Capela in 19 secondi arrivava all’alley-oop mentre sull’esterno girovagava Harden seguito da Batum.

Charlotte passava in vantaggio con un passaggio orizzontale cambio lato di Bridges per Batum bravo a colpire da tre dalla diagonale sinistra a 10:55 e allungava con una tripla di Williams alla quale rispondeva con un pullup da due punti (10:17) CP£ per il 6-4 ma gli Hornets da fuori trovavano anche Miles in versione tiratore con una bomba dal corner sinistro per il 9-4 alla quale seguiva però quella aperta dalla diagonale sinistra di P.J. Tucker che anticipava il pareggio di Capela, bravo a metter dentro un altro alley-oop dopo un mancato semplice layup.

Miles ai 24, dopo una deviazione dei Rockets in rimessa laterale, riceveva da Batum e mandava dentro con soli due secondi a disposizione con un fade-away e a 7:56 sulla deflection di Kemba arrivava anche l’assist del capitano in transizione per la tomahawk jam di Batum.

Gordon appoggiava di destro ma Kemba svitandosi appoggiava sulla sinistra del tabellone il 15-11, Harden a 6:14 sbatteva su Walker, per gli arbitri fallo e 2*1.

Rockets a -1 che andavano a -3 a 6:02 sul fallo assegnato a favore di Zeller.

Lamb mancava un facile appoggio e P.J. Tucker puniva da tre dal lato sinistro trovando il pari a quota 17 anche se la penetrazione dalla baseline destra di Kemba si chiudeva con due punti per risalire sul +2.

I texani pareggiavano con due liberi ma lo step-back da tre punti di Walker su Harden dalla diagonale destra ci dava il 22-19 ma Harden in floater e Rivers da tre con step-back su Lamb ribaltavano la gara sul 22-24.

Lamb con uno swish 3 contro-sorpassava mentre le stelle Harden e Walker si divertivano a segnare altri due punti per altrettanti sorpassi mentre a 2:50 Lamb in lunetta allungava con due FT sul 29-26.

Green da tre punti resisteva alla pressione difensiva segnando il pari a quota 29 poi i neri prendevano il sopravvento sfruttando la pessima panchina di Charlotte.

A 2:00 Faried otteneva due liberi strappando un rimbalzo offensivo, a 1:38 Capela, in bonus, splittava due FT per il 29-32.

Parker in entrata con spin appoggiava in maniera imprecisa ma il rimbalzo di Biyombo portava il centro ai due liberi (spinta di Capela sulla dunk).

Due su due e Hornets a un passo dalla rimonta ma Monk sbagliava da fuori mentre Paul nel finale costruiva il vantaggio ospite segnando da due su Monk, replicava MKG dalla top of the key grazie all’assist di Parker ma due triple di CP3 mandavano il quarto in archivio sul 33-41…

Lancio delle magliette durante un time-out…

2° quarto:

Miles partiva segnando due liberi dopo soli 10 secondi mentre Faried sull’azione offensiva andava a commettere il terzo fallo personale ma Monk in attacco si faceva stoppare da Capela, tuttavia Biz nella stessa azione segnando dalla baseline sinistra non proprio da distanza ravvicinata, teneva inaspettatamente botta (37-41).

Faried spingeva Zeller a rimbalzo scendendo dal canestro ma per gli arbitri era “giustamente” rimessa dal fondo Houston che ne traeva due punti tuttavia Parker in penetrazione diagonale da sinistra aveva un sussulto con l’appoggio al vetro vincente nonostante l’estensione del braccio di Green rendesse più arduo il tiro.

Il libero andava dentro e gli Hornets si riaffacciavano sul -3 a 10:38 (40-43).

Houston però se ne andava mostrando l’inconsistenza difensiva del quintetto di riserva segnando due punti con Gordon e 4 con Capela che da sotto aveva vita facile in rifinitura.

40-49, time-out e dentro i titolari che avevano un primo momento d’adattamento durante il quale i texani ne approfittavano: il triplista Shumpert dal corner sinistro metteva dentro e l’inserimento di Harden sul passaggio di Kemba destinato a Bridges aveva l’effetto finale di una dunk in schiacciata per il Barba che mandava con il parziale di 11-0 sul -14 la squadra di Borrego.

Quando qualcuno ormai pensava ai titoli di Coda, gli Hornets mostravano resilienza ed efficacia:

Zeller per un fallo di Tucker cominciava morbidamente splittando due liberi, Harden al verto segnava due punti per il +15 ma Williams da sotto realizzava il 43-56 con Charlotte a metter dentro 14 punti nel pitturato contro i 28 ospiti.

Per un fallo ingenuo di Faried (4°) Kemba si presentava in lunetta segnando due FT a 6:24, un hook di Batum proseguiva la rimonta di Charlotte che cavalcava l’onda tra buone difese e un Walker che schermatosi parzialmente con Zeller era toccato lateralmente da Gordon.

3/3 a 5:26 con Charlotte ora sul -6 (50-56).

Continuava a crederci la squadra di Borrego che usufruiva anche della tripla di Kemba a 5:06 mentre D’Antoni andava in time-out ma non otteneva l’effetto sperato perché Kemba al rientro superava Harden in corsa per metter dentro da sopra gli esagoni colorati un floater off-balance.

Se anche Batum con un balzo da canguro, plastico, riusciva a salvar una palla destinata al fondo tenuta viva da Lamb, ecco che gli Hornets erano pronti a servire il sorpasso con una bimane aggressiva di Zeller per il 57-56 per un parziale di 16-0 poi interrotto da Gordon in appoggio oltre la selva nel pitturato di Charlotte.

Kemba però a 3:03 rilasciava un mid-range fade-away e gli Hornets andavano ancora a segno a 1:49 con un soddisfatto Walker da tre punti.

Capela da second chance riavvicinava i Razzi (62-60) ma a 1:12 Kemba da fuori segnava il quarto tre personale approfittando di un Harden morbido con Charlotte ad allungare con la dunk di Batum e due FT di Lamb a :52.0 (fallo di Gordon) prima del canestro di Houston del 69-62 a chiudere il primo tempo.

Charlotte Hornets’ Kemba Walker, right, and Houston Rockets’ Chris Paul, left, chase a loose ball during the first half of an NBA basketball game in Charlotte, N.C., Wednesday, Feb. 27, 2019. Chuck Burton / AP

3° quarto:

Dopo l’intervallo Charlotte partiva con l’assist volante da sotto di Marvin per Zeller che dal lato opposto arrivava ad attaccare per la dunk scavalcando quota 70.

Bridges stoppava Gordon nell’angolo destro ma dalla stessa posizione Tucker mandava a bersaglio una tripla alla quale Batum rispondeva con fluidità a 10:49 per il 74-65.

Tucker segnava nuovamente da fuori ma Cody in qualche modo metteva dentro su Capela appoggiando alto al vetro il 76-68.

Houston risaliva sul -4 ma un fade-away di Zeller in area e una transizione (intercetto Kemba, assist Batum) portava Marvin con una mano a mandare la palla ad arrampicarsi appena oltre l’anello per l’80-72.

P.J. Tucker diveniva fastidiosissimo con la quinta tripla a segno su altrettanti tentativi ma tra Tucker e Harden si intrometteva Batum che andava in solitaria a schiacciare l’82-75.

Harden e Capela fallivano i tentativi nella stessa azione, Lamb subendo fallo da Green andava a 5:47 per estendere il vantaggio a 9 punti, con il Barba impreciso ancora in attacco con il floater.

Batum stoppava Harden ormai a 0/8 da fuori e a 0/22 nelle ultime gare, Cody subiva l’intervento non regolare di P.J. Tucker a 5:08 e con il 2/2 la squadra di MJ vedeva salire il vantaggio sul +11 (86-75).

La partita rimaneva più o meno lì con Kemba in lunetta a splittare per l’89-80 a raggiungere i 30 punti mentre Harden sull’altro fronte segnava finalmente da tre mentre Rivers stoppava Walker ma sull’azione successiva Lamb con l’attacco in corsa perfetto metteva dentro a 2:45 il 91-83.

Una tripla di Rivers più 4 pt. consecutivi di Harden segnavano la rimonta Houston sino al -1 (91-90) con l’attacco di riserva di Charlotte bloccato.

Harden provava per il sorpasso ma troppo presto perché la palla era recuperata da Charlotte che lanciava Marvin che da appena oltre metà campo metteva dentro un incredibile buzzer beater per il 94-90.

Charlotte Hornets’ Nicolas Batum (5) drives against Houston Rockets’ Chris Paul (3) during the first half of an NBA basketball game in Charlotte, N.C., Wednesday, Feb. 27, 2019. Foto: Chuck Burton/AP.

4° quarto:

Brutti segnali quando Green dopo pochi secondi mandava dentro la tripla e Paul dal post basso ricavava un tiro da fermo sopra Bridges per il sorpasso…

Miles si rifaceva con una buona difesa e con il fing and roll dalla porta d’entrata a sinistra in più Lamb con il bucket del 98-95 provava a sostenere l’attacco.

Da una second chance Capela ricavava il -1 e Marvin, spinto da Gordon sul turnaround, mancava due liberi che consegnavano il sorpasso a Paul con altri due punti da fermo contro Walker in questo caso.

A 8:21 Bridges provava a rimediare al rimbalzo di Green salendoci quasi in groppa ma il lungo dei Rockets guadagnava anche l’and one per portar la squadra di D’Antoni sul 98-102.

Quando in area Capela girava in gancio su Cody e Paul batteva anche Lamb sembrava finita.

La crisi si aggravava con il 2/2 di Green dalla lunetta a 6:46 che stravolgeva completamente la gara vista sino a quel momento nel secondo tempo.

98-108 con un parziale di 13-0 Houston.

Lamb con l’appoggio alto e difficile su P.J. Tucker mandava a quota 100 Charlotte che con una tripla di Batum a 5:12 dimezzava lo scarto (103-108).

Un altro allungo Rockets pesava decisamente sul finale: Capela da sotto rimediava all’errore di Harden che mandava poi a segno dalla baseline sinistra il tiro del 103-112.

Una penetrazione sulla destra di Kemba si chiudeva con il canestro e una botta in faccia per il capitano che guadagnando il benefit dalla lunetta provava a sostenere la squadra negli ultimi tentativi di recupero.

Rivers da tre sbagliava, Lamb segnava segnando così il finale sul -3…

Un -3 che rimaneva immutato dopo la dunk appesa di Capela e il floater ritmato di Marvin, Batum in attacco perdeva palla (sospetto di fallo su di lui) ma andava comunque generosamente a stoppare Gordon rientrando su di lui così Lamb, anche se fuori equilibrio mancava la prima occasione d’aggancio con la tripla errata, Harden e Kemba ne mettevano due a testa quindi Charlotte tornava in attacco ma Lamb era sfortunato in entrata vedendo rimbalzare sul ferro la palla due volte prima di schizzare fuori.

La sfera rimaneva in possesso delle canotte bianche che dopo il time-out a :22.6 provavano nuovamente a segnar da fuori per l’aggancio ma, nonostante la buona finta del capitano per far scivolar via Gordon in uscita, il tiro non finiva dentro e sul rimbalzo Williams non poteva che commetter fallo su Harden che dalla lunetta era una polizza di quelle valide.

Finiva così, 113-118, anche perché sull’ultimo disperato tentativo Kemba non colpiva che il ferro.

Pagelle

Kemba Walker: 7

35 pt., 4 rimbalzi, 4 assist, 5 rubate. 12/22 dal campo con 4/11 da tre pt.. Note negative le sei palle perse e i punti dimezzati nel secondo tempo rispetto al primo. Dispiace vederlo prendersi le responsabilità nel finale e fallire ancora una volta ma era visibilmente stremato. Il livello di stamina scende troppo per Kemba se deve cercare di sbloccare un attacco abulico. +14 in +/-. Primo giocatore a Est ad arivare a 200 tre punti realizzati in stagione.

Nicolas Batum: 7

17 pt., 6 rimbalzi, 6 assist, 2 rubate, 2 stoppate. 7/13 dal campo. 3/5 al tiro da fuori e +12 di plus/minus. Prende le sue responsabilità anche nel finale tirando senza paura se c’è l’occasione e mette dentro una tripla importante. Due ottime stoppate così come le steal. Contiene Harden magnificamente per tre quarti poi il Barba qualcosa riesce a fare nel secondo tempo ma non sempre contro di lui. Gioca con grinta e sembra il lontano parente di quel giocatore moscio che troppe volte abbiamo “ammirato” negli ultimi tre anni a Charlotte.

Miles Bridges: 5

9 pt., 6 rimbalzi, 1 assist. Parte ancora in quintetto Miles che ha le tipiche giocate estremamente positive e negative di un rookie. Manca d’esperienza. Si fa superare da Paul con un tiro da fermo in post basso, commette un fallo inutile ormai appoggiandosi su Green e lascia il rimbalzo a Capela saltando altissimo a una mano ma non riuscendo a portarselo sotto il mento. Non perde palloni ma con lui in campo è -15 di plus/minus. Forse sarebbe il caso di rivedere qualche rotazione anche se Borrego capisce le difficoltà e mette dentro Lamb per il finale.

Marvin Williams: 6

12 pt., 6 rimbalzi, 3 assist, rubate. 5/10 dal campo con un +10 ma non mi convince in difesa dove lascia qualche spazio anche se è sempre pronto all’evenienza ad andare ad aiutare oscillando dal suo uomo a quello di un compagno. La tripla sul finire del terzo quarto è da antologia ma poi parte male nell’ultimo quarto. Bravo in floater a ritmarsi.

Cody Zeller: 5,5

13 pt., 7 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 4/6 dal campo, generoso, in tuffo costringe anche i Rockets al time-out dopo una persa di Walker ma non riesce a contenere Capela. Sbaglia poco anche dalla lunetta ma a raffronto con l’avversario paga dazio. Tre TO e 4 falli anche se il +/- è un buon +11.

Malik Monk: 4,5

0 pt. Un fallo, una palla persa, due tiri a vuoto uno dei quali stoppato… Gioca 5:27 prendendo un -10. Le speranze degli Hornets annegano con lui. Doveva esser l’arma in più invece è quella che ci si ritorce contro.

Michael Kidd-Gilchrist: 5

2 pt., 1 rimbalzo, 1 assist. Sta diventando anche lui anonimo. A parte la stoppata subita e l’1/3 dal campo, gioca più di 10 minuti commettendo un paio di falli e prendendo un -8 di plus/minus. Non convince ancora dopo un buon inizio di stagione.

Jeremy Lamb: 6,5

18 pt., 14 rimbalzi, 6 assist, 1 rubata, 1 stoppata. 5/15 dal campo con 2/7 da tre pt. e 6/6 dalla lunetta. Nel finale manca una tripla e anche un floater finito a rimbalzare un paio di volte sul secondo ferro ma è lui che segna la tripla del -3 e va diverse volte ad attaccare il ferro mettendo dentro anche un appoggio difficile oltre P.J. Tucker di sx. Anche se incassa qualche tiro in faccia va in doppia doppia e smista anche parecchi assist per i compagni rispetto ai suoi standard. Direi più che discreto dalla panchina. Riesce il 31 minuti e oltre ad arrivare a un +2 di plus/minus giocando anche nel finale.

Bismack Biyombo: 5,5

4 pt., 4 rimbalzi, 1 stoppata. Nonostante cifre discrete per uno che ha giocato 12 minuti, c’è un buco lì sotto. Biz non riesce a colmarlo nemmeno in stoppata perché i Rockets vanno a segno da second chance. Il -19 indubbiamente è frutto di tante situazioni diverse sul campo nelle quali lui non sempre è coinvolto ma nonostante i rimbalzi non riesce a dare un adeguata copertura globale.

Tony Parker: 4,5

3 pt., 2 assist. ¼ al tiro, tre TO. Butta via diversi palloni e sbaglia due tiri in sequenza. Gioca 11 minuti e trentaquattro secondi nei quali prende un -22. A parte la penetrazione a sinistra con l’and one per fallo di Green e l’assist per MKG è una prestazione ampiamente negativa. S non gioca bene più nemmeno lui dalla bench la situazione è da brividi…

Coach James Borrego: 6,5

Gli uomini che ha sono questi, qualcuno in serata sembra recuperato, altri dalla panchina si pestano i piedi. Un Harden al minimo sindacale nel primo tempo, una squadra che avrebbe bisogno di un paio d’innesti reali in SF e C, anche se Zeller è un discreto giocatore. E se Brooklyn perde con i Wizards in casa e Detroit cede a San Antonio, gli tocca incassare l’inaspettata vittoria di un punto di Miami che sembrava disintegrare i Warriors nel primo tempo, perdere nel finale sino a emergere vittoriosi alla fine 126-125 con un tiro di Wade da tre punti miracoloso a tre decimi dalla fine su una gamba dopo esser stato appena stoppato… D’altra parte noi siamo scivolati 5 partite sotto i .500 ed essere ancora al comando della Division è una “triste vittoria” di Pirro anche se indubbiamente non siamo un team fortunato.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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