9ª intervista – Luca Barbieri

Per l’intervista di oggi mi muoverò di poco geograficamente (in pieno spirito lockdown) andando su una mia conoscenza, un amico che alterna all’affidabilità la simpatia sulla quale costruiremo l’intervista.

In realtà l’origine della mia passione, unitamente alla bellezza del logo e a una partita specifica nella prima metà degli anni ’90, deriva da lui, da Dell Curry, dalle figurine Panini e le card Fleer che evidenziavano la bellezza del logo.

Ho pensato a Luca poiché ha iniziato a trasmettermi inconsciamente la bellezza di questo sport.

1ª domanda:

Ovviamente e classicamente andiamo – anche se qualche cosa la conosco già personalmente come detto – a conoscere la persona nei suoi aspetti più superficiali.

Gli anni, la città dove vive, che lavoro fa e come mai si è appassionato agli Hornets.

1ª risposta

“38 anni, Milano ma Milano, Milano.

Agente di commercio con una piccola e appassionata agenzia, settore materiale elettrico industriale. Perché gli Hornets?

Tu insisti essere “colpa” mia ma in realtà sei stato tu a portarmi sulla buona strada degli Hornets.

Io ero un adolescente che prendeva esempio da uno più grande, proprio TU!”

Nota dell’intervistatore: Pur prendendo per buona la versione dell’intervistato (sarà la mia “vecchiaia che distorce il mio ricordo?”, questo autore nega ogni addebito di proselitismo nei suoi confronti e declina ogni responsabilità (copiamo comode formule) sul fatto nel prendere esempio da lui, ovvero, il P.E. (Pessimo Elemento) Igor.

2ª domanda:

Dato che la passione nasce negli anni d’oro degli Charlotte Hornets, c’è un ricordo particolare, un momento felice o spensierato della sua vita legato a loro, anche fosse semplicemente un breve momento vissuto indossando un “loro capo” piuttosto che guardando una partita?

2ª risposta

“Indimenticabili le nostre giornate al parchetto con i nostri palloni da basket di quello spettacolare colore col mitico calabrone stampato sopra.”

Luca in un prepartita da campetto con la canotta old style degli Hornets studia gli schemi? Non proprio…

“Indimenticabile.”

Pubblicità anni ’90 da American Superbasket.

Nota dell’autore: ricordo di avere consumato letteralmente un pallone degli Hornets outdoor della Spalding in gomma simile, probabilmente era la versione precedente senza lo scudetto bianco di fondo ma con i medesimi colori di fondo e logo.

3ª domanda:

Qual è, punto per punto, il giocatore all-time dei Calabroni che corrisponde ai punti sottostanti indicati?

A) Ha amato di più

B) Il più forte secondo lei

C) Quello con il quale vorrebbe passare una serata a cena perché la incuriosisce di più

D) Quello con cui fare amicizia come vicino d’ombrellone in spiaggia (prima o poi ci torneremo) in una vacanza con la famiglia

3ª risposta

“Facile e ripetitivo:

A) Muggsy (Bogues)

B) Muggsy

C) La moglie di Muggsy (scherzo Muggsy)

D) Muggsy”

4ª domanda:

Dato che abbiamo accennato di lavoro, metaforicamente nel suo campo, a quale giocatore della NBA di ogni epoca abbinerebbe un oggetto o parte di esso che nel suo campo è ben conosciuto?

A) Citofono (classico giocatore impalato e poco mobile)

B) Condizionatore (giocatore che nel bene e nel male può cambiare il clima di una partita) C) Lampadina (ormai in versioni moderne più performanti forse, quel giocatore che accende la partita attraverso idee ingegnose)

D) Cavi rivestiti (giocatore che fa da traino e congiunzione tra i reparti)

4ª risposta

“Hai messo prodotti che non vendo, però:

A) Detlef Schrempf, visivamente sembra una pulsantiera citofonica esterna.

B) James Harden giacché ha il record di tiri liberi realizzati in una singola partita senza errori, lui si che è freddo.

Charles Barkley, più testa a lampadina di così!

D Gheorghe Muresan, è più lungo di un cavo.”

5ª domanda:

A proposito di telefono- a parte la copertina del bel libro di Paco Ignacio Taibo “Fantasmi d’amore” dove il detective regge una cornetta, duplice domanda:

MJ ha alzato la cornetta per portare Hayward a Charlotte, se fosse lei il proprietario della squadra, aldilà dei costi, ci sarebbe un giocatore per il quale farebbe una follia nell’attuale NBA tentando di convincerlo a lasciare la propria squadra prima della deadline?

A livello personale c’è una telefonata nel suo passato che è felice d’aver fatto per qualche motivazione o una in particolare che avrebbe voluto fare e rimpiange di non aver effettuato?

5ª risposta

“Potrei dire Harden?

Troppo facile?

Fa niente… per la seconda parte della domanda, sì in entrambi i casi e si tratta sempre di donne quindi meglio soprassedere.”

Nota dell’autore: Incuriosito, scritto scherzando, attendo con ansia un romanzo basato su queste telefonate o ipotetiche telefonate ma in ogni caso visto che oggi vanno di moda le case farmaceutiche, ecco Luca darci notizie dal passato riguardo corredi genetici e dove acquistarli.

6ª domanda:

Anche se visti soltanto di sfuggita visti gli impegni famigliari e lavorativi, c’è un giocatore dell’attuale roster degli Hornets che le piaccia e pensa che finalmente – dopo 5 anni – riusciremo ad agguantare la post season?

6ª risposta

“Ball è interessante, spero si possano raggiungere buoni traguardi.”

7ª domanda:

Chiudiamo con un paio di ricordi condivisi.

Dovete sapere che Luca si è sposato compiendo un gesto d’altri tempi (?) regalando un anello alla moglie in cima a una montagnetta.

La parte interessante è che alle pendici un paio di “temerari”, incuranti del risultato della richiesta srotolarono uno striscione bilingue con scritto: “Mi vuoi sposare?”

Ora… giacché uno dei kuroko (stranamente vestito di rosso però) ero io, la domanda è questa: “Per questo servigio, quando pensa di pagarmi?” No, perché con questa scusa del Covid….

Ovviamente si scherza, in amicizia si è dato e si è beneficiato senza guardare ma le domande reali sono queste:

“Negli anni ’90 gli Hornets, almeno dal punto di vista visivo, erano amatissimi. Forse “L’amore dura tre anni” (titolo provocatorio di un libro di un noto scrittore francese) o forse di più… Pensa che ci si stia per affacciare a un nuovo corso nel quale i Calabroni torneranno grazie ai risultati a essere considerati una delle franchigie più interessanti?”

Ma in fondo a noi non importa per il discorso del tifo, tanto saremo sempre Hornets fan, no?

C’è un messaggio che vuole lanciare a una persona o ai fan di Charlotte?

7ª risposta

“Penso che noi che abbiamo vissuto la stagione degli anni ’90, così emozionale, così coinvolgente, difficilmente potremo amare di nuovo allo stesso modo, quegli anni rimangono indimenticabili, forse perché eravamo più giovani e appassionati alle frivolezze, forse perché eravamo più capaci di sognare.

Io certamente ancora mi emoziono nel vedere certi video poiché mi ricordano quei tempi spensierati.

Potrei dire: “La rosa degli Hornets non è fatta per vincere il titolo, ma gli Hornets non lo sanno e vinceranno lo stesso”… (visto che si parla di Calabroni ci sta!)

Un messaggio lo lascio a te, intervistatore che va cercando crediti inesigibili essendo decorsi i tempi per chiederne conto: continua ad appassionarti e ad appassionarci, tieni viva la fiamma anche in quelli che – come me – assistono ai margini.

Grazie per la passione che ci metti.”

Nota dell’autore: ringrazio sentitamente Luca sia per la goliardica intervista nonché per l’ultimo messaggio personale, sarà già dura finire la stagione con il mio fisico che reclama i suoi tempi e la mente i suoi spazi dopo il lavoro ma ci proviamo.

Peccato per i crediti ma avrei accettato un pagamento solo in libri sugli Hornets. “Scherzi a parte” (mi ringrazieranno gli autori della trasmissione per la citazione), spero che chi ha vissuto gli anni novanta abbia fatto insieme a noi un tuffo nei bei ricordi del passato.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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