All-Star Game @ Charlotte

Michael Jordan compie oggi 56 anni.

Auguri a MJ che avrà una bella vetrina (215 Paesi collegati, 350 giornalisti internazionali accreditati per un totale di 49 lingue) oggi a Charlotte con la partita delle stelle.

Se venerdì il team USA aveva vinto 161-144 sul team del Resto del Mondo

e ieri facendo da apripista, nella partita delle celebrità il team locale aveva avuto la meglio d’un paio di punti su quello “away”,

ecco, sempre nella giornata di ieri arrivare i pezzi più attesi dell’All-Star-Game:

Hamidou Diallo ha vinto la slam dunk contest.

Indossando una maglietta da Superman sotto la canotta azzurra dei Thunder, Diallo ha totalizzato il massimo punteggio in una delle sue esibizioni inventandosi la schiacciata sopra uno Shaquille O’Neal, prestatosi per l’occasione come stimolo e ostacolo.

Appesosi al bordo dell’anello con il gomito fin dentro la retina ha finito per strappare la vittoria alla concorrenza.
Diallo si è detto sicuro di poter schiacciare oltre uno Shaq (di spalle) e che non l’avrebbe chiamato in causa se non lo fosse stato.

Tra gli altri sono da menzionare Dennis Smith Jr. (Knicks) che ha schiacciato sul rapper J. Cole e John Collins (Hawks), il quale con una sciarpetta bianca a richiamare un aviatore, ha messo in scena una schiacciata fantastica dal punto di vista coreografico saltando un piccolo biplano di scena posizionato sul parquet prima del canestro.
Diallo aveva bisogno di almeno 43 per vincere il titolo all’ultimo giro e per ottenerli si è inventato ancora un balzo, questa volta strappando dalle mani la palla tenuta sopra la testa dal rapper Quavo andando a segnare per un 45 che gli ha permesso di vincere la gara.

Per gli Hornets Miles Bridges ha pagato lo scotto d’aver mancato un turno ma con la supervisione nell’assist voluta da Kemba che gli ha offerto una palla rimbalzante sul bordo del tabellone sinistro, Miles è decollato per una 360° esaltante che gli ha consentito il massimo del punteggio, il tutto indossando una canotta teal di Larry Johnson…

Nonostante non abbia vinto, rimane sempre uno dei più giovani ed esaltanti dunker della lega, per questo ecco il mio personale omaggio nella caricatura dove volando afferra la luna…

Nell’NBA Skills Challenge invece Jayson Tatum, nonostante fosse sempre rimasto indietro nelle sfide disputate, ha trovato gli sprint necessari per portarsi a casa il trofeo con il punto esclamativo nell’ultimo caso.

Il suo tiro da metà campo ha recuperato i metri di svantaggio guadagnati dal play degli Hawks finendo per battere sul plexiglass la sfera e sul tempo Young vistosi scavalcare dal tiro del bostoniano che finendo dentro si accaparrava la vittoria.
“No, quello non era il piano,” ha detto simpaticamente Tatum con un sorriso a chi gli chiedeva sul tiro per poi ovviamente dire che voleva avere una possibilità cercando di toglierla a Young.

Nella gara da tre punti, alla presenza di papà Dell, non va male il Curry più pronosticato mentre il fratello Seth rimane fuori dalla finale con 16 punti al primo giro

Lillard a fil di sirena supererà il compagno di squadra con una money ball da due punti arrivando a quota 17…

Parteciperà alla finale per la Curry un mostruoso Steph che al primo giro sfiora il record con 27 punti.

Kemba si ferma a 15 al primo giro, non tirando benissimo, dopo di lui Middleton ne realizza solamente 11, Green ne realizzerà 23 così come Booker sei Suns ma non basteranno (classica imprecazione in lingua inglese per lui alla fine della prestazione), Nowitzki nonostante un air-ball e un po’ di frenesia dovuta all’età raggiungerà quota 17 mentre in finale giungeranno anche Hield dei Kings e Harris dei Nets.

Ad aver la meglio sarà il giocatore dei Nets, costretto ad aspettare l’ultimo turno di Curry che segna i primi nove canestri ma sbaglia un paio di money-ball piazzandosi al secondo posto dietro Harris d’un paio di lunghezze.

26 per il giocatore dei Nets e un filotto di 11 tiri a segno.

Il giocatore ha poi donato il trofeo vinto all’Università di Charlotte che gli ha concesso una palestra dove potersi allenare in questi giorni e prendere un ritmo che l’ha portato a vincere meritatamente e non direi inaspettatamente anche se da outsider indubbiamente.

Manca ancora la sfida tra i Team LeBron e Giannis, poi breve pausa prima di tornare al rush finale della stagione con Charlotte in un brutto momento di forma e senza Parker che però cercherà di sfruttare l’onda lunga dell’effetto All-Star Game nelle partite casalinghe dove mostra ben altra intensità, riservando la difesa modello All-Star Game alle gare da trasferta.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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