Discovery Charlotte: 4ª puntata

HUM DIDDLY DEE!”

HOW DO YOU DO !?!”

Prima di lasciare lo spazio a Paolo per la quarta e insolita puntata di Discovery Charlotte, vorrei introdurre l’argomento con una breve “prefazione” all’articolo.

In origine – per me, figlio della metà degli anni ’70 – fu Nando Martellini, colui che al triplice fischio della finale dei mondiali di calcio “Spagna 82” sancì il trionfo degli azzurri con un semplice, enfatico e triplice “Campioni del Mondo”, poi vi fu Bruno Pizzul, commentatore dalla voce inconfondibile che raccontava alla sua maniera gli eventi calcistici.

Nel catch (il wrestling nipponico anni ’80) il mitico Tony Fusaro faceva conoscere al pubblico italiano gli atleti e le atlete del mondo professionistico della lotta in Giappone (Tiger Mask, Antonio Inoki, Hulk Hogan, Mimi Hagiwara “la Farfallina Bianca” e tanti altri) mentre nel wrestling stranamente si affacciava Dan Peterson con il suo caratteristico accento, ancor prima che lo potessi apprezzare per come commentatore di basket o per altre diavolerie provenienti spesso da oltreoceano.

La Farfallina Bianca scaraventa un arbitro a terra. A volte anche i lepidotteri possono essere pericolosi.

Andando al basket nostrano, a metà anni ’90 uno dei più entusiasmanti telecronisti fu Ugo Francica Nava su TMC, al quale veniva rimproverato di non sapere magari molto di basket ma sapeva esaltare il pubblico in certi frangenti.

Poi ve ne furono altri… da un più compassato Guido Bagatta (sulla gemella Videomusic) a “sciabolata morbida, disperata o tesa” Sandro Piccinini per tornare al calcio, facente parte di quella schiera di urlatori che avevano caratterizzato con un proprio frasario (vedi anche Caressa) le proprie telecronache e diedero vita su TV minori locali a fenomeni piuttosto particolari.

Come dimenticarsi Altafini che con il suo “Cucujani” (scusate ma mi sto ancora chiedendo che intendesse dire) e “goooooooolasso!” ha creato un mostro.

Insomma, come avrete capito oggi parliamo di telecronache, anzi, di un telecronista in particolare perché questo mestiere, apparentemente semi-oscuro, in realtà può aiutare a fare la fortuna di una squadra.

In generale la voce è un elemento importante, un tratto distintivo della personalità che affascina e rende partecipi.

Dalle voci amiche a voci quasi sacre e indimenticate che per vari motivi non dimenticheremo a quelle magari più profane di empie telecronache.

La capacità di descrivere una partita (oggi c’è spesso l’aiuto di una spalla tecnica) ma soprattutto di saper infiammare il pubblico per una minima giocata (dal mio punto di vista non bisognerebbe esagerare su tutto per non stufare) è ingrediente fondamentale del pacchetto di divertimento se si è costretti a restar lontani dalla propria squadra o atleta del cuore.

Detto ciò, vi lascio volentieri al lavoro di ricostruzione storica che Paolo ha fatto per andare a illustrare e dare risalto al meno omologato telecronista che negli ultimi anni sia apparso nella NBA.

Un volto che Paolo ci farà conoscere più da vicino portandoci all’interno della sua vita, parlando di quel simpatico elemento che ha due figlie (15 e 12 anni) e che si aggira allo Spectrum Center, voce narrante dai microfoni degli Hornets, fantasma che introduce al climax partita i fan, capeggiando un piccolo team composto da Dell Curry, Gerald Henderson e Ashley ShahAhmadi.

Intro

Collins insieme a Dell Curry prima dell’ultima partita contro i Cavaliers.

Se siete habituèe delle partite di Charlotte sull’NBA League Pass o magari avete almeno un profilo tra Instagram e Twitter potrebbe esservi capitato di sentire quasi sicuramente ripetutamente le esclamazioni in neretto a inizio pezzo durante il game o gli highlights della franchigia della North Carolina.

Con l’arrivo di LaMelo Ball in città, i media nazionali americani hanno iniziato a puntare i riflettori sulla squadra di Charlotte, contribuendo a portare alla ribalta anche il telecronista ufficiale degli Hornets, tale Eric Collins.

Una raccolta con i cavalli di battaglia di Eric Collins (Hum Diddly Dee! e How Do You Do!).

Per i tifosi “purple & teal”, però, le performance dietro al microfono del giornalista sono note già da tempo, sin dal 2015, quando il vulcanico commentatore prese posto in tribuna stampa per sostituire il leggendario Steve Martin.

La storia da commentatore

Eric Collins vanta una lunga esperienza da giornalista sportivo.

Dal documentario “The Last Dance”, un giovane e perplesso Eric Collins durante un’intervista a S. Pippen, fonte “stackofsteps” di reddit.com/r/CharlotteHornets

Se avete per caso già visto il documentario su Michael Jordan e i Chicago Bulls “The Last Dance” su Netflix, con un po’ di attenzione vi sarà capitato di scorgerlo in qualche fotogramma.

Egli, infatti, iniziò la sua carriera giornalistica sportiva come bordocampista proprio per la squadra della Windy City tra il 1997 e il 2002 da giovanissimo (Collins è nato il 16 giugno 1969).

Una partenza con il botto per il nostro Collins che sin dagli albori fu circondato da grandi giocatori e da un ambiente mediatico di altissimo livello che ne plasmò il carattere e l’entusiasmo ma la passione per lo sport nasce in Eric sin da piccolo.

Nato a Cleveland (Ohio) nel 1969, da ragazzino era solito sedersi con la madre a commentare in modo maniacale le prestazioni degli Indians, Cavaliers e Browns.

Da qui scopre un interesse particolare nel raccontare lo sport.

Laureatosi alla St. Lawrence University con un master nella prestigiosa Syracuse University, entrambe di New York, nel 1996 inizia a lavorare come giornalista a Rochester (NY) per un canale TV affiliato con alla CBS.

Era molto impegnativo, tra riunioni del consiglio comunale, incendi e omicidi, di tempo libero ne rimaneva ben poco, ma soprattutto, non lo appassionava.

Il suo sogno, infatti, era fare il telecronista ma non era facile.

Un giorno, su consiglio di un suo collega, prese l’elenco telefonico e chiamò tal Glenn Geffner, allora play by play announcer dei Rochester Red Wings (un team di baseball di una lega minore) che ora è voce dei Miami Marlins, per proporsi come spalla nel commentare le partite della squadra e per 25 dollari a partita l’affare fu fatto!

Una mattina quindi lasciò ilo lavoro da giornalista e virò con piacere sui commenti alle partite di baseball.

Alla fine degli anni ’90 iniziò a lavorare a Chicago.

Quando non era impegnato con i Bulls, Eric faceva da giornalista part time e presentatore prepartita per i Chicago White Sox della MLB.

Qui ebbe la fortuna di collaborare con Hawk Harrelson e Tom Paciorek (gli speaker ufficiali della squadra).

Il primo aveva un modo particolare di parlare che lo influenzò molto.

Terminata l’avventura in Illinois, Eric proseguì la sua esperienza professionale nei campionati minori di baseball venendo ingaggiato dai Schaumburg Flyers.

Il giornalista passò quindi dai soggiorni in hotel a cinque stelle con i Bulls a mediocri motel lungo la strada a Sioux Falls nel South Dakota ma il tipo di atmosfera e il lavoro che svolgeva colmavano il suo desiderio.

Leggende metropolitane narrano che durante una telecronaca di quegli anni usò un’espressione tipica del suo mentore Harrelson commentando con un: “Non voglio farlo mai più. Voglio essere me stesso. Voglio farle cose a modo mio creando un mio linguaggio.”

Da quel momento in poi, dal 1999 circa, giurò che non avrebbe mai più guardato lo sport con l’audio acceso per farsi condizionare.

L’unica eccezione la fa per il golf perché sa che non commenterà mai un evento di quel genere.

Le esperienze in primo piano per Collins continuarono tra il 2004 e il 2008 in qualità di commentatore part time dei Chicago White Sox di baseball.

Nello stesso anno venne ingaggiato dalla rete televisiva NBC per le telecronache delle partite della nazionale di basket americana durante le Olimpiadi di Pechino.

Tra il 2009 e il 2013 lavorò come “play by play announcer” part-time per i Los Angeles Dodgers della MLB, insomma, Collins non è esattamente e improvvisamente esploso da un big bang cosmico espandendosi alla velocità delle luci della ribalta.

Eric Collins (a sinistra) durante una partita dei Los Angeles Dodgers (MLB).

Lo sport preferito di Collins – come forse avrete già evinto – non è il basket ma il baseball e non si vergogna ad ammetterlo.

Si interessa anche di softball (una specie di versione del baseball inventata a Chicago) e durante il periodo estivo ne è commentatore, specialmente sul versante femminile.

Ama ovviamente anche la NBA ma è entrato nel mondo dello sport grazie alla sua passione per il baseball.

In questo settore, a meno che non si sia versatili, diventa difficile lavorare tutto l’anno.

La “chiamata” più famosa di Collins, al di fuori del mondo Hornets e prima di diventare un fenomeno da social, fu quella del 2019 durante la partita di college basket tra SF Austin e Duke (purtroppo per i Blue Devils) per il buzzer beater di Nathan Bain.

BAAAIINNN…YES! THE LUMBERJACKS HAVE DONE IT!”

queste le parole di Eric Collins per il canestro decisivo.

Oggi si è affrancato a MJ ed è per gli Charlotte Hornets che il giornalista dà il meglio di sé, in ogni partita.

La sua stagione d’esordio con i “Calabroni” risale a quella fortunata del 2015-2016 per l’emittente Fox Sport South (ora Bally Sports, da cui Collins è stipendiato).

Quella di cinque anni fa fu una delle migliori annate per la squadra che chiuse la Regular Season con un record di 48-34 ma venne eliminata al primo turno di playoff da Miami in sette gare dopo una strenua resistenza (salvo la partita finale) e dopo anche essere stata in vantaggio 3-2.

Da lì in poi le stagioni della franchigia saranno una delusione dietro l’altra ma Collins cerca di mitigare le delusioni mantenendo sempre alto l’entusiasmo.

Collins, infatti, si esalta per molte cose, non solo per delle belle azioni.

Bismack Biyombo tenta una (pessima) tripla ed Eric Collins reagisce stupito.

Eric Collins e un “wild finish” “sfortunato” per Charlotte.

Frasario

Le sue esclamazioni euforiche e colorite che molte volte possono spiazzare un telespettatore non abituato a tutto questo, accompagnano la squadra in ogni occasione.

Un elenco delle principali esclamazioni di Eric Collins e alcune interpretazioni:

Guts of a cat burglar (quando un giocatore fa un lavoro oscuro, soprattutto in difesa).

Fully Martinized (quando un avversario subisce una giocata dei gemelli Martin).

You Betcha (“Ci puoi scommettere!”)

Tougher than walrus gristle (“Più dura della cartilagine di tricheco”, esclamazione dopo una prova di forza di un giocatore).

Two beauties (quando vengono segnati due tiri liberi importanti).

Stronger than 10 rows of onions (“Più forte di 10 anelli di cipolle”, esclamazione dopo una prova di forza di un giocatore).

Hum diddly de!!! (esclamazione euforica)

Little Dipsy Doo (quando un giocatore compie una “spin move”)

How do you do !?! (“Ma come ci riesci !?!”, soprattutto dopo una schiacciata di Miles Bridges).

Good Golly Miss Molly (esclamazione di sorpresa che fa riferimento alla canzone di L. Richard del 1958).

I virgolettati

“Non so se Eric abbia mai avuto una chiamata mediocre o semplicemente rilassata. È sempre solamente esaltato. Lo adoro assolutamente”, queste le parole in un’intervista fatta a Steph Curry, figlio di Dell, che ne fa da spalla tecnica (anche umoristica) nelle telecronache degli Charlotte Hornets da ormai sei stagioni.

Insieme all’ex leggenda azzurro-viola, Eric forma una coppia affiatata.

https://www.nba.com/hornets/video/teams/hornets/2021/03/12/170366/1615582545111-martintwinsfox-170366

Un simpatico siparietto tra Collins e Curry su quale sia il “gemello giusto”.

In un’intervista rilasciata a Scott Fowler dello Charlotte Observer, il commentatore dichiara “… (Dell) è un principe assoluto. Sono semplicemente entusiasta dal fatto che ho la possibilità di lavorare con un ragazzo che, per ogni momento significativo nella storia di questa franchigia, è stato coinvolto sia nell’indossarne una divisa sia reggendo un microfono. Dell è in grado di ricordare in dettaglio le cose accadute nel 1992 ma è anche attuale perché guarda la partita religiosamente e ha due figli che giocano nella NBA. Negli anni ho lavorato con analisti che si sono presentati e gli hanno detto: “Andiamo Dell”. Non puoi leggere 37 pagine di media note!”.

Nella stessa intervista Collins afferma che gli piace portare un senso di “gioia e meraviglia” in ogni incontro della squadra e che, da quando ha iniziato a tenere in mano un microfono, ha pensato di “scuotere” ogni spettatore.

Anche quando non possono vederlo, insomma vuole che le persone “sentano” un sorriso.

Poi prosegue con “quando sono in onda, è il momento migliore della mia giornata.

E voglio che le persone a casa si godano questo momento insieme a me.

Voglio essere accogliente”.

Le sue dirette, insomma, sono nel suo concetto, nella sua forma mentis, una grande festa per gli ascoltatori.

Con l’arrivo di Bridges prima e di LaMelo Ball poi, le coronarie e il repertorio di Collins hanno raggiunto un nuovo livello.

https://www.youtube.com/watch?v=8p51RnseYuc

Collins si esalta con il duo Ball – Bridges.

Eric è rimasto impressionato dal diciannovenne californiano non solo per le sue prestazioni sportive, ma anche per il modo positivo con cui si è inserito nell’ambiente.

Non a caso, uno dei suoi migliori momenti della stagione è stato a New Orleans l’8 gennaio quando i fratelli Ball si sfidarono con le divise delle rispettive squadre.

“È stata una grande cartina tornasole” ha dichiarato, “Sapeva (LaMelo) che ci sarebbero stati un sacco di occhi su quella partita. È stata una vera opportunità per un ragazzo di 19 anni. Ha giocato alla grande. È stato allora che ho pensato: OK, questo ragazzo ha la possibilità di essere davvero grande”.

Nonostante la sua popolarità sui canali social, il giornalista non ha una pagina o un account ufficiale.

Questo perché molti potrebbero non capire il suo modo di lavorare e quindi ha scelto di stare lontano da tutto, sia dai commenti positivi, sia da quelli negativi.

Concludendo, possiamo dire che Collins è un commentatore molto determinato ed estroverso nonostante gli Hornets non siano la sua squadra del suo cuore.

A molti potrebbe non piacere la sua calorosità, ma una cosa è certa, il suo lavoro lo fa con passione.

Sempre allo Charlotte Observer ha dichiarato: “Mi è stato detto subito che gli unici paletti in televisione sono quando la regia dice “Vai” e quando dice “Avvolgi tutto”. Nel mezzo è carta bianca. E io adoro quello spazio bianco. Voglio che la nostra trasmissione sia qualcosa di diverso. Ho un’età in cui non voglio solo battere un orologio”.

https://www.youtube.com/watch?v=xGf_qnGYNjw

Le migliori “chiamate” di Collins per la stagione 2020-21 secondo B/r .

Se poi voleste farvi proprio “del male”, ecco la long track di EC1:

Alla quale però mancava questa come aggiornamento, sperando la testa di Collins non esploda ma ci accompagni ancora per altre divertenti ed esaltanti telecronache.
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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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