Game 1 – Charlotte Hornets @ Cleveland Cavaliers 114-121

C’era una volta in TV una serie che per il telespettatore medio avrebbe potuto apparire piuttosto bizzarra ma affascinante chiamata My Name Is Earl.

Ho sempre pensato, facendo turni di lavoro differenti, di essermi perso il finale ma poi riuscii a scoprire che in realtà il finale non è mai esistito.

Terminata la quarta stagione, la NBC decise di cancellare la quinta e con essa il disegno del suo finale.

Per caso ne venni a conoscenza su internet grazie a un articolo di Marilisa Di Maio su Hallofseries.

Se non l’avete mai vista stiamo parlando di un uomo, Earl (il protagonista) che va in giro compiendo buone azioni per riparare a tutte le sue malefatte precedenti spinto dal karma poiché lui crede sia questo a fargli succedere brutte cose dopo aver commesso le sue malefatte.

L’autore, nel pilot della sua nuova serie Saving Hope cita il fatto che un uomo sia riuscito a rimediare a tutte le sue cattive azioni portando a termine la sua lista ma in realtà il finale della vera serie non avrebbe dovuto andare così.

L’autore dei “My Name Is Earl”, Greg Garcia, dice:

“Ho sempre avuto un finale in mente per Earl e mi dispiace non aver avuto la possibilità di vederlo accadere. Hai uno spettacolo su un ragazzo con una lista, quindi non vederlo finire quella lista è stato un peccato ma la verità è che non avrebbe mai completato la lista. L’idea di base del finale era; mentre era bloccato su un elemento della lista davvero difficile da realizzare, avrebbe iniziato a sentirsi frustrato per non averla mai finita, poi si sarebbe imbattuto in qualcuno che aveva un elenco tutto suo ed Earl era su questo.

Dovevano rimediare a qualcosa di brutto che avevano fatto a Earl.

Lui avrebbe chiesto loro da dove avessero preso l’idea di fare una lista e gli avrebbero detto che qualcuno era venuto da loro con una lista e quella persona aveva avuto l’idea da qualcun altro.

Earl alla fine si sarebbe reso conto che la sua lista aveva dato vita a una reazione a catena di persone con liste e che aveva finalmente sparso più bontà nel mondo quindi a quel punto avrebbe strappato la sua lista e sarebbe andato a vivere la sua vita camminando verso il tramonto come un uomo libero, con un buon karma.”

Earl avrebbe scoperto d’aver ispirato le altre persone generando una positiva reazione a catena e credo che questo avrebbe meritato d’essere il fantastico finale per una serie frizzante, divertente, speciale con la quale andavo in qualche maniera in simbiosi.

Beh… Cleveland è il parquet ideale per scoprire se gli Hornets, artefici del loro destino, saranno in grado di compiere buoni azioni e vincere oppure continuare a perseverare nell’errore e nei vizi visti fino a oggi.

I Cavs sono una squadra che ci equivale per il momento più o meno e per gli Hornets sarà un ottimo test iniziale.

I ragazzi di Borrego dovranno darsi una mano, trovare l’alchimia e la personalità per espugnare un parquet, sì senza pubblico, ma sempre pericoloso.

Analisi

Charlotte mantiene e amplifica tutti i suoi difetti difensivi. Poca organizzazione sui cambi dettati dai pick and roll avversari e preoccupanti buchi nelle maglie difensive. I lunghi si sono dimostrati inefficaci difensivamente per tappare qualche falla. Se non lenti, bolsi e dannosi. La squadra in attacco si affida troppo spesso al tiro da fuori senza costruire gioco. Un gioco “troppo” moderno che crea poco vantaggio, specialmente se nelle fasi decisive del match non si è in grado di mettere tiri più rischiosi (per quanto ormai nella NBA siano il pane quotidiano) come quelli fuori dall’arco.

Se nei TO restiamo più bassi (15-18), perdiamo nettamente a rimbalzo (41-57) e negli assist (29-34) a riprova di quanto descritto sopra.

Chiudiamo con il 50,0% dal campo ma solo grazie a un finale che aveva poco da dire con un tiro da fuori al 36,4% raddrizzato solo un po’ da un super Rozier in versione bomber nelle ultime fasi di gioco

Cleveland chiude con un 46/87 al tiro (troppo facile) e con un 14/30 da tre punti…

Il peggior male siamo noi stessi… quanto potrà lavorare Borrego sulla fase difensiva e quanto potrà ripensarla?

Il coach deve fare autocritica e cercare di riportare in rotta una nave che stasera ha fatto acqua da tutte le parti.

L’inizio non è stato quello sognato, anzi, è stato onestamente deprimente e i problemi ci sono ma si possono correggere se si ha l’inteligenza di adattarsi a nuovi modus operandi.

La partita

I quintetti iniziali:

1° quarto:

Drummond vinceva la prima palla a due stagionale ma Rozier, lestissimo nell’afferrarla al volo nella metà campo avversaria, concedeva la prima occasione a Charlotte.

Si capiva subito però che sarebbe stata la sagra del tiro da tre: Graham mancava l’occasione e dopo una fase un po’ convulsa, Sexton in transizione sbatteva su Graham per realizzare lo 0-1 ai liberi a 11:18.

Una penetrazione di Hayward con appoggio al plexiglass valeva il sorpasso ma il disastro al tiro degli Hornets (2/12 FG) era maggiore rispetto alle percentuali dei Cavs (4/7 FG) e in un inizio del genere il time-out chiamato da Bickerstaff a 7:27 mostrava impietoso il 4-11.

Passati 14 secondi dal rientro Hayward mandava a bersaglio una tripla per il 7-11 ma McGee nel pitturato riportava a +8 i locali che colpivano in transizione con Okoro a 6:12 (2 FT per fallo di Hayward).

Uno spin rapidissimo con floater di Bridges e una tripla di Rozier a 5:11 su baseline pass di Hayward era no le repliche di Charlotte che a 4:36 andava in time-out sul 12-17.

Un catch n’shoot da tre punti di Rozier dal corner sx (ancora splendido servizio di Hayward) era rintuzzato da McGee da sotto che mostrava come i Cavs avessero buon gioco nei punti e nei rimbalzi vicino al ferro.

Un floater di Sexton era compensato da due transizioni spettacolari nelle quali Graham serviva Bridges abile a inchiodare un paio di alley-oop per arrivare sul 19-21.

Sexton era lasciato tirare e segnare da fuori in compenso Cody Martin recuperava una palla deviata da Bridges e spingendo la transizione regalava a Biz la dunk del 21-24.

Biyombo segnava anche su iniziativa personale il 23-24 così Charlotte si riportava pienamente in partita.

2° quarto:

Per uscire subito dal match ci voleva poco: tripla di Nance Jr. dall’angolo sinistro, alzata di Drummond su Bridges e bomba dal corner opposto di Windler per il 25-32.

A poco serviva un pull-up di Graham dal mid range a 10:06.

Una transizione (chiusa a 9:15) con alley-oop in back-door di Okoro era il massimo del minimo per una difesa inesistente di Charlotte così Borrego propendeva per il time-out.

La difesa latitava pesantemente anche sull pull-up frontale di Sexton a 8:01 per il 30-38 e sulla tripla dello stesso giocatore a 6:15…

Una transizione con dunk bimane per McDaniels (36-41) precedeva il disastro: tecnico a Zeller che “metteva dentro” (goaltending) un gancetto, poi Hayward con un soft touch era l’ultima avvisaglia di tenuta fisica e mentale di Charlotte nel primo tempo.

McGee si esaltava su un contatto con Zeller: step-back e mezzo circus shot per il two and one e, nonostante l’ingresso di Biz, la difesa non riusciva mai ad aggiustarsi al gioco dei Cavs che in breve tempo approfittavano dell’assenza d’intensità e posizionamento dei nostri trascinandosi sul 40-55 dopo una schiacciata di Okoro a 2:48.

Finale disastroso con Nance Jr. alla dunk lanciata in corridoio e Rozier, spinto da Sexton sulla ricezione dalla rimessa, allo 0/2 ai liberi a :05.3 per andare negli spogliatoi sotto di 21 punti a Cleveland (44-65) con un parziale di frazione da 21-41…

Il nostro tabellino a metà gara.

3° quarto:

La ripresa cominciava con Hayward che faceva da solo per aggiungere due punti replicando da tre dalla top of the key a 10:11 (49-70) e a 9:52 quando si lanciava in anticipo sul rimbalzo difensivo degli Hornets e, servito, andava a schiacciare indisturbatamente.

La prima tripla di Graham del match, dopo molti errori, arrivava a 8:57 e valeva il -18 (54-72).

La fiammata imprevista degli Hornets arrivava con Rozier che a 8:01 metteva dentro una saetta da oltre l’arco, Graham in entrata batteva Sexton in uno contro uno, Rozier a 6:40 fulminava i Cavalieri dalla diagonale sinistra ma Nance Jr. metteva dentro due punti assistiti grazie alla dormita di P.J. Washington.

Gli Hornets però non sia arrestavano e Scary Terry pungeva ancora a 5:45 dalla grande distanza aiutato da un blocco di Zeller mentre su passaggio di Ball, dalla diagonale sinistra, Hayward usciva e sparava la bomba del 68-79 che riportava gli Hornets a soli 11 punti.

Nonostante LaMelo si facesse rubare un pallone da Windler, dopo l’attacco dei Cavs che non sortiva effetto, un coast to coast di Rozier per un fade-away da two and one rendeva il -8 a Charlotte (71-79) ma la reazione e la rimonta di Charlotte si esaurivano qui, così a 4:18 un po’ di spazio per Osman era sfruttato dall’ala per bombardare dalla diagonale sinistra.

Nel finale Hayward metteva dentro una second chance con un tiro da fuori ma replicava sull’altro fronte Wade (78-90) Biz metteva dentro ma si prendeva anche un tecnico trasformato da Sexton che in uno contro uno sul possesso finale andava a sverniciare in velocità LaMelo che poteva solo osservare il tiro dell’avversario infilarsi nella retina per l’80-93.

4° quarto:

Drummond apriva il quarto segnando da post basso su Biz che soffriva il posizionamento e la malizia del centro avversario.

Biz mancava due FT sull’altro fronte mentre in difesa si faceva spostare ancora una volta da Drummond che schiacciava senza problemi.

Rozier provava a replicare da tre (83-97) ma i Cavaliers scappavano nuovamente e figuratamente con Osman dall’angolo sinistro per l’85-109 e poi letteralmente con un bad pass di Rozier che apriva lo spazio alla fuga di Drummond in schiacciata.

Rozier ormai in modalità tripla ne infilava un’altra dall’angolo e poi in coast to coast andava a contatto con Sexton; fade-away cadendo all’indietro, canestro, libero aggiuntivo realizzato a 6:50per il 91-102.

Anche i Cavs però mettevano una tripla con Garland e rimanendo distanti potevano permettersi di subire una dunk di Biyombo che, colpito un paio di volte sulla schiacciata molto tirata, non sfruttava l’occasione del libero addizionale.

Gli Hornets segnavano ancora con Rozier e Biyombo (97-112) ma Sexton ingranava la quinta passando facilmente Cody Martin che ricorreva al fallo per far tirare il play fuori equilibrio ma l’appoggio era buono, non così il FT aggiuntivo.

Charlotte segnava con Hayward e poi con Rozier il 103-117, ancora con Hayward a 2:12 e poi sempre con Rozier che per ben due volte infilava due palloni da oltre l’arco portando i Calabroni sul 111-119 a :30.4.

Graham piazzava l’ultima tripla per il 114-119 ma i Cavs chiudevano dalla lunetta per il 114-121.

Terry Rozier: 7,5

42 pt., 15/23 FG (10/16 da 3 pt.), 3 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, 1 stoppata, 3 TO, 5 PF. In difesa è molto attivo ma ciò non si traduce sempre in un bene poiché Borrego deve aggiustare questa fase. Lui nel primo tempo va un po’ in barca con i compagni poi ci sarebbe con energia e attenzione nel secondo tempo; sui raddoppi e sugli scatti per andare a prendere il senza palla ma se la squadra non si muove insieme oppure trova i meccanismi corretti per accettare i cambi, nonostante i mismatch difensivi, finirà per fare una figura peggiore di quello che fa sul parquet. Sensazionale al tiro arriva a 42 punti nel finale ma qualche tripla gli è concessa in virtù del largo vantaggio.

Devonte’ Graham: 5

10 pt., 4/13 FG (2/9 da 3 pt.), 3 rimbalzi, 10 assist, 2 TO. Rimandateci quello vero. La controfigura di Devonte’ è abile nel materializzare assist ma esagera con un tiro da fuori un po’ macchinoso che, infatti, non entra mai. Potrebbe aumentare ancora gli assist se giocasse in maniera leggermente diversa. Difesa inconsistente, lento sul passaggio dei blocchi, se passa dietro a volte i compagni vanno in barca.

Gordon Hayward: 6,5

28 pt. (11/18 FG), 4 rimbalzi, 7 assist, 1 rubata. 3 TO. L’espressione in alcuni momenti è di uno di quelli che si chiede che ci sia andato a fare in quella realtà. Calato in un team con molti più problemi rispetto a dove si trovava prima, parte segnando subito per l’unico vantaggio Hornets di serata poi continua dando un paio assist a Rozier e infine si rimette a giocare un po’ più per sé visto che i compagni non la buttano mai dentro. Nel bene o nel male ci prova “accettando” anche match-up difensivi sfavorevoli dove non sfigura e all’occorrenza ricorre al fallo. Nel delirio difensivo degli Hornets non va male anche se qualche tiro gratuito magari se lo prende ma data la situazione…

P.J. Washington: 4,5

4 pt. (1/5 FG), 2 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata in 21:23. Se Graham aveva la controfigura, P.J. è in involuzione. Sembra un cartonato a grandezza naturale. Si prende una stoppata e la restituisce sull’azione successiva, segna due liberi ma per il resto è drammatico in difesa, infatti, prendiamo un -17 con lui sul parquet. Dorme ad esempio sui due punti di Nance Jr. per il 62-79 tenendo una posizione piuttosto discutibile. In attacco gancetto da raddoppiato in attacco fuori misura e poco minutaggio per lui nella notte di conseguenza.

Cody Zeller: 5

6 pt. (3/6 FG), 3 rimbalzi, 3 rubate, 1 stoppata. Si fa mangiare in testa dai centri avversari. Lui ci prova anche e a sprazzi qualcosa di buono la combina pure (un paio di difese singole per esempio sulla nostra rimonta nel terzo periodo) ma nel complesso è un problema, specialmente se le altre squadre hanno lunghi discreti e li sfruttano. Sfortunato anche nel two and one di McGee. Un paio di triple a salve a confermare di non avere un lungo che possa far male da fuori. Un tecnico preso da lui non lo ricordo se non quello di stanotte…

Miles Bridges: 5,5

6 pt., 3/10 FG (0/5 da 3 pt.), 6 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Inizia bene, si perde un po’ ma chiude con un plus/minus di +6 ma il voto risente dell’esagerazione nel tiro da fuori. Bisognerebbe creare di più e sparare di meno se non si hanno certe doti.

LaMelo Ball: 5

0 pt., 1 rimbalzo, 3 assist, 2 rubate in 15:48. 3 TO, su uno, esageratamente ingenuo, Hayward lo rimprovera. Non è un gran minutaggio ma lui finisce con uno 0/5 dimostrando di non avere un gran tiro. E’ un work in progress. Non sembra essere davvero ancora pronto per la NBA e finisce per mostrare come la difesa non sia il suo forte (Sexton in uno contro uno lo passa senza problemi a fine primo tempo) ma un po’ di voglia sulle palle vaganti e rimbalzi la mette.

Cody Martin: 5,5

5 pt. (2/3 FG), 5 rimbalzi, 4 assist in 21:01. Il solito impegno e buona reattività ma in velocità viene preso in infilata qualche volta di troppo e non controlla benissimo gli spazi sul lato debole.

Jalen McDaniels: 5,5

2 pt. (½ FG), 1 rimbalzo, 1 rubata, 1 TO. Poco in campo (5:34), un po’ in difficoltà. Alla prossima.

Bismack Biyombo: 5

11 pt. (5/5 FG), 4 rimbalzi, 1 stoppata. Buona la fase offensiva. Perfetto con i suoi punti di rottura. Mediamente più aggressivo del solito. In difesa però, pur entrando al posto di Zeller e mantenendo le proprie peculiarità, non risolve i problemi di Charlotte soffrendo Drummond ma non solo. Troppo lento fisicamente e nel comprendere certi sviluppi di gioco. Poco reattivo sul tiro avversario.

Coach James Borrego: 5

Niente attacco, niente difesa, poca lettura della partita sui lunghi avversari e imbarazzanti anche sulle transizioni avversarie.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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