Game 10: Charlotte Hornets @ Sacramento Kings 110-140

Intro

Dopo l’infruttuosa trasferta di San Francisco dove solo le ali degli Hornets (Hayward e Bridges hanno volato), la squadra si trasferisce su un parquet che nei recenti anni è stato uno di quelli che ci ha regalato più inaspettate vibrazioni positive con le vittorie al cardiopalma assurde firmate Troy Daniels e Malik Monk.

Foto di felicità estemporanea scattate in anni difficili.

Gli Hornets attendono ancora di trasformarsi da gruppo in squadra e per far ciò servono: umiltà, sacrificio, abnegazione e un’organizzazione di gioco che pare piuttosto latente contro team strutturati per difendere.
Ci sono statisticamente cose che funzionano e altre molto meno.
Ho preso questi dati di riferimento prima delle partite della notte del 4 novembre, quindi ci può essere qualcosa che si sia leggermente modificato ma per gli Hornets i dati sono questi:

1ª nel tiro da tre punti con il 39,6% (una costante ricercata ossessivamente in ogni condizione), 2ª nei punti segnati con 114,7 in virtù dell’alto valore del tiro da oltre l’arco, 4ª negli assist con 26,3 ma passando da partite molto positive come quelle contro Brooklyn e Portland sciorinando gioco ad altre dove la totale assenza di gioco è visibile e le singole giocate degli uomini Borrego risultano talvolta più efficaci paradossalmente di un attacco prevedibile e stagnante come quello messo in scena nel terzo quarto a San Francisco.

Charlotte, usando un ritmo veloce, è sesta nelle steal con 9,3 a partita e sempre al sesto posto si trova anche per i rimbalzi offensivi mentre limitando i propri turnover a 13,6 si trova in ottava piazza sulle trenta squadre.

Andando nel cuore della classifica, in quindicesima posizione – a metà – si trova per i rimbalzi catturati (45,4) e per al percentuale dal campo (45,1%), evidente problematica di come il gioco da due non sia così redditizio e come il team sprechi troppo in relazione ai punti segnati.

In 16ª piazza ci sono le stoppate (5,2), il +/-, sceso sotto lo 0 contro GSW (-0,2) e i falli che i giocatori riescono a disegnare (19).

Le note dolenti sono nei tiri liberi con giocatori come Miles e LaMelo migliorati ma altri come Plumlee, Oubre Jr. e Smith non proprio glaciali.

Il 72,4% lascia Charlotte in 25ª posizione mentre di peggio facciamo a rimbalzo difensivo, fattore importante, catturando solamente 33,4 rebound a game, il che ripropone il vecchio refrain della problematica difensiva con Plumlee non sempre adeguato e Borrego a metterci de suo con una small ball essenziale che sul lato difensivo non garantisce copertura lasciando fuori Richards, Carey Jr. e Jones sparando in campo P.J. Come centro.

Infine – dulcis in fundo – scritto ironicamente, il motivo più pesante per il quale Charlotte ha incassato almeno tre delle quattro sconfitte fin ora occorse: i punti subiti che sono ben 114,9, peggior squadra in NBA per un team che le da e le prende, si diverte e diverte gli spettatori neutrali, meno i fan che time after time osservano con frustrazione la squadra non risolvere uno dei principali problemi.

Fatto un po’ di focus, preoccupa un po’ anche l’atteggiamento di alcuni giocatori e lo sguardo di altri tenuti fissamente in panchina, un bel gruppo ma gli Hornets sono una squadra?

Vediamo in linea generale cosa dice Julio Velasco (due mondiali, tre europei, 5 World League e un secondo posto alle olimpiadi) su cosa sia essere una squadra piuttosto che un gruppo.

Julio Velasco per Performance Strategies – “La differenza tra gruppo e squadra” – YouTube

Personalmente mi sovviene il dubbio che tutti questi meccanismi non ci siano ma c’è una partita alle porte da affrontare e cercare di vincere sperando che le caratteristiche positive che mascherano i profondi problemi di questo giovane team siano sufficienti per ottenere una W benché per risolverli servirebbe altro.

Andamento della partita

Nello scontro tra il nostro reale centro e quello possibile si materializzava in salto la prima palla per gli Hornets che non la sfruttavano venendo colpiti da un lancio lungo che trovava in solitaria Haliburton per la schiacciata.

Charlotte scavalcava i padroni di casa con la tripla di Ball che prendeva la mira dall’angolo destro con il secondo open dopo aver fallito il primo ed essersi visto restituir palla da Plumlee.

Barnes imitava Ball dalla stessa mattonella e sorpassava ma Hayward contro-sorpassava colpendo alla fiera da tre.

Hayward e Holmes con un paio di gancetti alzavano sull’8-7 il punteggio e mentre gli Hornets cominciavano a sbagliare le loro conclusioni, Sacramento prendeva velocemente il largo con un paio di triple di Harkless libero sul lato sinistro.

Dall’8-13 si passava al 10-14 grazie a un’invenzione di Rozier in entrata che appoggiava passando in mezzo alle fronde di tre difensori a protezione del canestro.

Una putback dunk di Holmes e una tripla di Haliburton valevano il 10-19 quindi due inusuali errori ai liberi di Miles erano parzialmente recuperati con lo step-back 3 e un’entrata di forza dello stesso numero zero ma erano gocce in un mare di ondate da tre targate River City: Hield metteva una tripla, Borrego andava in time-out ma Davis II ne infilava due consecutive portando sul 15-35. Charlotte tentava il recupero ma il risultato diventava impervio da recuperare quando con pochi secondi Mitchell scavava il nuovo -19 con una tripla solamente – sul baseball pass – i Kings dimenticavano Smith che appoggiava in solitaria battendo di un soffio la luce rossa per il 24-41 di primo quarto.

Il secondo quarto si mostrava ancora più devastante nella sua prima parte con Harkless dalla sinistra a infilare la terza tripla personale e Fox in entrata ad allontanare le possibilità di rientro di una Charlotte irriconoscibile.

Un deep 3 piuttosto casuale di Hield baciava il vetro per inabissarsi nella retina (22-49) ma dopo la tripla di Oubre Hield colpiva per l’open del 25-52…

Martin portava buone cose come lo sfondamento preso (precedentemente alla tripla di Hield citata) da Holmes o l’appoggio in euro-step in allungo mentre Richards metteva in campo un paio di buone difese segnando anche un canestro in two and one e un altro in autocorrezione per il 37-56.

Charlotte non riusciva mai però a inanellare un parziale deciso da rientro, interrotto all’occasione dalla tripla di Hield e dal tecnico preso da Richards a 4:50 che Holmes convertiva nel 39-60, un -21 che si ripresentava puntuale a fine quarto dopo aver visto gli Hornets tornare con le giocate di Ball e due FT di Hayward al -15 ma al termine del primo tempo l’impietoso risultato era di 53-74.

Il 56,5% dal campo dei Kings contenente un surreale 56,0% da tre punti decideva i primi 24 minuti, detto che la difesa degli Hornets sul perimetro sembrava esser tornata quella inesistente degli scorsi anni mentre anche il 20-34 a rimbalzo non era dato confortante.

Ripartire meglio sarebbe stato fondamentale per riprendere fiducia ma nonostante Ball portasse due triple in a row (la seconda propiziata da un bell’anticipo di Plumlee alto su Holmes) e Rozier dalla diagonale destra finalmente mettesse la propria (61-83), la difesa di Charlotte rimaneva friabile sia con Mason che con Nick sul parquet e i Re ne approfittavano anche con Holmes che salito di tono dava problemi anche all’interno frequentemente.

Le speranze di aggrapparsi a una partita abbondantemente persa passavano dalle due triple consecutive di Hayward, quella soft di un McDaniels lanciato in campo che – dopo l’hook di Gordon – rifiniva anche l’ottimo lavoro con il bound pass di Hayward stesso per il -14 (83-97).

Teneva botta Sacramento nel finale con un difficile triplone di Hield e una schiacciata di Thompson arrivata dopo aver mosso palla.

Il -17 (89-106) era ancora utopia di vittoria.

Un po’ di consistenza al sogno di strappare una immeritata vittoria la dava Martin che con due liberi, una deviazione e una schiacciata aiutava la squadra a tornare sul -12 a 8:06 dopo un ½ di Plumlee dalla lunetta ma la doppia risposta da tre punti (Mitchell/Hield) rispediva agli inferi Charlotte a 7:39 (96-114).

Il finale non era avvincente.

I Kings mantenevano il vantaggio e nonostante la super dunk di frustrazione di Rozier e gli ingressi in campo super tardivi da garbage time di Bouknight e Jones, il divario si ampliava risultando al suo apice fino al 110-140 finale.

Miles Bridges in entrata. Per lui serata sottotono rispetto alle precedenti.

Analisi

Gli Hornets al Golden 1 erano sul 4-1 tuttavia questa note non avrebbero mai potuto imporsi un’altra volta.

Scabrosa prestazione degli Hornets che sembrano essere tornati (oltre a essere la peggior difesa NBA numeri alla mano) a difendere malissimo.

Squadra scollata che senza ritmo e spesso senza gioco si affida ai singoli che spesso si trovano in serata no, vedi Rozier che probabilmente non sarà in perfette condizioni fisiche.

Sul perimetro difensivo l’inesistenza degli Hornets, oltre al merito degli avversari, crea una commistione letale che chiude di fatto la partita già dopo 12 minuti.

Il rientro di Charlotte è una chimera poiché, a parte un Holmes che nel secondo tempo pare far anche meglio del primo nel pitturato, le triple dei Kings si abbattono su Charlotte come se fosse sparare sulla Croce Rossa (50,0% da tre) e il 55,2% totale dal campo di certo fa comprendere come i 140 punti dei Kings arrivino in maniera facile con 87 tiri contro i 92 effettuati da Charlotte che ha chiuso con il 46,7% e solo il 31,4% da tre punti.

38-62, spazzati via a rimbalzo…

Il 37-58 dalle panchine ha poi favorito nettamente Sacramento.

Hield ha chiuso con 26 punti seguito da Holmes con 23 punti e 20 rimbalzi, Fox ne ha messi 21 con 9 assist mentre sono stati 19 quelli del rookie Mitchell che ha anticipato Barnes e Haliburton, entrambi a 14 punti.

Ora si va a Los Angeles per una doppia trasferta da play defense or die…

LaMelo Ball: 6,5

Porta alla squadra 12 punti nel primo tempo (4/6) e 5 assist. Dalle sue iniziative arrivano giocate efficaci ma va inserito in un meccanismo. Protesta più volte ma è meno ascoltato dalla terna di un bambino da genitori distratti e poco propensi ad accontentarlo. Chiude salomonicamente con 24 punti (9/14) cercando di dare gioco con 13 assist a una squadra arrancante. In difesa alterna momenti di parossismo agonistico (magari sui tentativi di steal che sono a 0 in serata) a un po’ di sonnolenza. 3 rimbalzi e 2 TO.

Terry Rozier: 5

Il giocatore in dreadlock mette in piedi qualche buona difesa ma non basta per non esser presi a pallate. In più chiude con un 1/8 il primo tempo al tiro segnando il canestro più difficile da sotto attorniato dai rami di tre fusti dei Kings. Chiude con 9 punti (3/14) grazie anche a una tripla e una dunk di frustrazione nel finale più 4 assist.

Gordon Hayward: 6,5

Chiude il primo tempo con 11 punti, secondo miglior marcatore della squadra mettendo dentro 4/9 delle sue conclusioni prendendosi le sue responsabilità e in più fornisce l’assist per la easy dunk a Martin. Finisce top scorer del team con 25 punti (10/17 e 3/6 da tre pt.), 2 assist e 2 rimbalzi. Potrebbe essere più collante attraverso gli assist ma in una squadra che stenta decide di mettersi in proprio portando a termine spesso azioni personali prendendosi la responsabilità. La squadra non migliora nel gioco ma l’urgenza di segnare punti la fa da padrona e lui si prende le proprie responsabilità rispondendo alle critiche di chi lo aveva visto troppo fuori dal gioco.

Miles Bridges: 5

10 pt. (4/14), 5 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. Oltre al -30 incassato con lui sul parquet, la fotografia della serata terribile al tiro da parte di Miles è nell’1/5 dalla lunetta che a lui stesso pare strano. Increduli attendiamo risposte sul campo per le prossime sfide.

Mason Plumlee: 5,5

5 pt. (2/2), 6 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata, 1 stoppata in 21:51. Gioca qualcosina in più vista l’assenza di P.J.. Finisce fuori per falli spendendo l’ultimo onestamente per arrestate l’entrata di Mitchell. Cerca di fare il suo con tutti i limiti del caso. L’1/5 dalla lunetta è qualcosa alla Shaq che probabilmente aveva una meccanica di tiro migliore da fermo.

Kelly Oubre Jr.: 6

Difficile dargli un voto anche se gioca 13:49 segnando 9 punti (4/10 ma 1/5 da 3 pt.) e catturando 4 rimbalzi. Tra le mie aspettative su di lui più alte e la totale assenza nell’ultima partita, l’ibrido è questo match dove torna a giocare, si esalta in uno swooping hook e in una tripla più una buona difesa, peccato manchi la successiva e si raffredda un po’.

Ish Smith: 5,5

2 pt. (1/3), 1 assist, 1 rimbalzo. Gioca solamente 12:03 e questo non lo avvantaggia, giacché Borrego usa la small ball potrebbe provare a inserirlo qualche minuto in più con lo stesso per cercare di riscaldarlo un po’. Segna un canestro rapido dal pitturato in solitaria per battere il cronometro a fine secondo quarto e poi manca un paio di tiri non incidendo come nelle primissime partite di stagione.

Cody Martin: 7

Due stoppate e altrettante palle guadagnate nel primo tempo (sfondamento preso da Holmes) che danno più consistenza alla difesa. Chiude con un 3/3 in 11 minuti il primo tempo tra una schiacciata, un bel jumper dalla media e anche nel secondo tempo va alla grande risultando essere il migliore dei nostri. Ci mette grinta e aggressività, sono le sue doti ma lo si vede anche agganciare una palla sulla linea di fondo avversaria e partire per una bimane che nessuno va a contrastare. Ad averne un altro paio forse almeno rimarremmo in partita di più. Non può da solo risolvere tutti i problemi difensivi. 12 pt. (5/5), 1 rimbalzo, 1 assist, 2 rubate e 2 stoppate.

Jalen McDaniels: 6,5

Mandato sul parquet alla disperata nel terzo quarto entra e porta punti a Charlotte con un soft touch da tre e un taglio perfetto che lo porta su passaggio di Hayward a chiudere in reverse layup. Chiude con 7 pt. (3/5), 3 rimbalzi, 1 rubata e 1 TO.

James Bouknight: s.v.

0/3 al tiro, 0 punti in 3:31 più un fallo. Martin lo consola all’uscita. Lui prova a segnare il primo canestro NBA ma dalla tabellata da tre all’ultimo tiro in uno contro uno risulta impreciso. Dargli un voto a partita già ampiamente persa sarebbe però un affronto. Alla prossima, speriamo.

Kai Jones: s.v.

Dilettanti allo sbaraglio. No, non lui ma quello in panchina che lo lancia inutilmente nel garbage time dove perde un pallone toccando la linea laterale prima di un tiro. Spero di rivederlo quando la partita dovesse contare di più.

Nick Richards: 5

La volontà c’è, il talento latita anche se attraverso l’impegno riesce talvolta a proporre una difesa valida ma è lento e macchinoso (vedere il rimbalzo nel finale lasciato a Mitchell che corregge anche al volo), poco reattivo se c’è bisogno di recuperare velocemente da un ritorno in salto. Mentre P.J. È out e Kai Jones e Carey Jr. latitano in panchina lui fa quel che può soffrendo nel secondo tempo Holmes. Ci prova ma è poco convinto. Un bel canestro con two and one.

Coach James Borrego: 3

Non vorrei svalorizzarlo giacché è anche simpatica come persona ma come coach si rivela un disastro: 140 punti presi a Sacramento, terza sconfitta consecutiva. Gioco offensivo semi-inesistente con black out paurosi con un prendi e tira che va a intermittenza. Se i tiratori non funzionano le iniziative personali dilagano ma non sempre portano frutti poiché il talento puro risiede nelle mani di pochi e comunque spesso il tutto è prevedibile. Difesa perimetrale latente ovunque e facile al collasso per non parlare di quella sugli angoli. Farei prima io in un close-out da casa. Giocatori tenuti in panchina e rotazioni ambigue. Ora… magari questa squadra troverà una serata magica a Los Angeles (lo spero ma dubito viste le ultime uscite simili alla preseason) ma il punto è che quella scesa in campo nella River City tonight sembra un’accozzaglia di giocatori messa lì in qualche maniera. Frustrante vedere per tutta la partita una squadra inseguire senza possibilità e senza tentare di effettuare correzioni più incisive in corso.

Questo articolo è stato pubblicato in Uncategorized da igor . Aggiungi il permalink ai segnalibri.

Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *