Game 12: Charlotte Hornets @ Los Angeles Lakers 123-126 (OT)

Intro

Quando si va a giocare in casa dei Lakers la mia fantasia abbina la squadra a Hollywood, non solo perché il quartiere della città losangelina ha espanso su tutto il globo commercialmente la propria cultura con la sua arte ma anche perché sovente le star del team sono ammantate in una galassia lontana e dorata brillando di luce propria guardandole dall’esterno.

Sarebbe troppo facile citare Kobe Bryant oppure i vari Magic, Kareem Abdul-Jabbar, Shaq o le due stelle attualissime che devono storicizzarsi (LeBron James e Anthony Davis).

Una franchigia che riesce sempre a ricrearsi non badando troppo a spese mentre al contrario gli Hornets vivono in un mondo più povero arrabattandosi e vivendo con ciò che di buono trovano nutrendosi di talenti inesplosi.

Troppo spesso Hollywood è stata soltanto immagine anche se qualcosa sta cambiando negli ultimi anni, seguendo il sentimento della società, sta trasformando in parte la sua attività con un cambio di paradigma sociale più attento a dinamiche psicologiche proponendo qualcosa di più oltre al trattamento dell’immagine e agli sterili effetti speciali.

Quest’anno però i riflettori si sono aperti anche per LaMelo Ball, play da da Chino Hill che cercherà di mostrare che i film patinati di Hollywood possono essere superati in contenuti.

Forse la sfida è improba e Charlotte – abituata negli ultimi anni a fare da jobber – non ce la farà, noi però proviamo a crederci nonostante le traumatizzanti “botte” prese recentemente, in fondo la settima arte (il cinema) è un’illusione che serve a crescere.

Andamento della partita

I quintetti iniziali.

Dopo aver scoperto le carte dei Lakers (Davis e DeAndre Jordan insieme in attacco come coppia fisica in frontcourt), gli Hornets scoprivano anche le intenzioni di Frank Vogel che mandava tramite Westbrook il primo messaggio della partita a Borrego con un alley-oop vincente di DeAndre.

Charlotte rispondeva con l’entrata di Hayward che inciampando si Jordan, caduto in area, segnava un two and one portando sopra Charlotte 3-2.

I Lakers tuttavia piantavano uno 0-7 di parziale sfruttando le due torri più una tripla aperta dall’angolo sx di Bradley prima di essere riavvicinati da un’entrata a tutta velocità di Miles chiusa di dx a tabelle e da un altra in transizione con appoggio a sx del plexiglas.

Altro alley-oop di Jordan per il 7-11 ma gli Hornets replicavano con Miles (½) in lunetta e una tripla di Ball trovando il pari a quota 11 a 7:13.

Ball conservava il risultato stoppando Bradley e Hayward con un tiro rim/glass portava sopra i Calabroni.

Fragile vantaggio poiché dopo il pari di Jordan in lunetta a 6:26 un’altra dunk del corpulento centro portava sopra LAL che era comunque raggiunta da un reverse layup in corsa di Hayward abile a evitare Bazemore e accorrenti.

Gli Hornets ripassavano avanti a 3:56 quando Ball- dritto per dritto per dirla alla Maccio, trovava la continuazione più fallo di Bradley (18-17).

La risposta dei Lakers si materializzava con la tripla di Anthony a 3:22 e benché Balla rispondesse da fuori 20 secondi più tardi (21-20), Westbrook con un gioco a due sfruttava le sue doti colpendo dalla media.

Scappavano i Lakers sul 21-29 dopo una tripla di Ellington benché Rozier con una drive servisse Richards abile a trovare il two and one a :30.5 per il 24-29.

Due liberi di Rozier chiudevano il quarto sul 26-29.

Il secondo quarto si apriva con due di Oubre Jr. per il -1 ma i Calabroni non si fermavano volando avanti dopo un errore di Oubre che si riprendeva la sfera, usciva dall’area e andava in angolo a colpire da tre per il 34-31.

L’ex Monk pescava il pari sul close-out di McDaniels e dopo aver visto il rookie Reaves far passare in vantaggio i locali, il pari di Rozier in euro-step (36-36) era seguito da qualche decisione pro Lakers (errori da ambo le parti con una leggera propensione a favore dei padroni di casa) che aiutava la fuga giallo-viola sino al 36-45, un -9 che un 2/3 di McDaniels (travolto in angolo dal rookie Reaves) a 5.34 attenuava.

Ball in coast to coast e Hayward da tre punti a 4:49 realizzavano il -2 (43-45) e quando Hayward (appoggio al vetro dal mid range sx) più Martin (tripla da destra) realizzavano un canestro a testa, i Calabroni rimettevano il capo avanti (48-47).

I Lakers giocavano spesso in post o nel pitturato sfruttando l’esperienza e la supremazia fisica recuperando anche FT mentre gli Hornets erano tenuti vivi da Rozier e dalla tripla di Ball dalla sua mattonella deep sulla diagonale sx (55-54).

Di Rozier con uno swooping left hand e una tripla con anticipo di finta e ricollocamento partita dalla diagonale destra erano le ultime firme pro Hornets del primo tempo ma Anthony con una perfetta bomba scavalcava Charlotte che non trovava nulla di meglio che tirare con Bridges da distanza siderale ottenendo solo aria offesa.

60-61, Hornets ancora in partita con 4 player in doppia cifra: Ball 14, Hayward 12, Rozier 11 e Bridges 10 pt..

Lakers con Anthony e Davis a 12 pt., Jordan 10.

Qui le statistiche di squadra dei primi 24 minuti:

La ripresa partiva nel segno del calabrone con uno splendido arresto in area di Miles che attirava due giocatori per tagliarli con un passaggio corto rifinito da sotto da Plumlee in reverse dunk e dopo tre secondi chiamati a Plumlee (0/1 FT Davis) Rozier in transizione ci portava sul +3 prima di infilare anche uno stop & pop.

Westbrook con la classica entrata in velocità più appoggio rispondeva ma LaMelo realizzava il 69-63 attendendo e colpendo passivamente la palla di testa in discesa dalla retina così la zelante terna aiutava i locali con un FT tecnico.

Gli errori dei Lakers al tiro e la tripla di Rozier avvantaggiavano Charlotte salita sul 72-64 ma la scelta troppo frequente di tirar da fuori non premiava Charlotte che giocava intelligentemente poche volte come in occasione del canestro di Plumlee contro il rookie anche se l’and one era fallito classicamente.

Riprendevano fiducia i locali che segnando con Anthony da tre realizzavano il 78-75 quindi l’alley-oop di Davis e la tripla di Ellington ribaltavano la partita con la beffa di un tecnico affibbiato a Borrego per giuste proteste poiché sulla partenza dell’azione un blocco con la spinta di Davis su Ball era evidente.

0-11 di parziale interrotto dalla tripla di Rozier per il pari a quota 81 ma nonostante lo stesso Scary si esaltasse andando ad appoggiare dopo un’esitazione che faceva perder il tempo ai difensori avversari Charlotte perdeva affiatamento e mano e i Lakers scappavano in transizione con la dunk di Davis per l’83-88.

Dopo due FT di Bridges nell’ultimo minuto la beffa arrivava sulla sirena per mano dell’ex Monk che recuperando una palla tirata sui piedi di Oubre Jr. indovinava il siluro da centro campo.

Nell’ultima frazione succedeva di tutto poiché i Lakers, sulle ali dell’entusiasmo, sospinti dal pubblico, trovavano un rush che li portava sull’89-103 a 9 minuti esatti dalla fine quando Anthony calava una delle sue triple di serata.

Sembrava finita anche perché se Rondo veniva espulso con un Flagrant 2 per manata cattiva sulla testa di un ondeggiante Rozier, arrivava la terza infrazione per tre secondi comminata agli Hornets (no damage nel caso) ma a riaprirla erano gli stessi Lakers che si facevano fischiare tre tecnici consecutivi (team, Anthony e Westbrook) oltre ai due liberi assegnati in precedenza a Ball che glacialmente infilando 5 punti trascinava di nuovo Charlotte in partita passando dal 101-110 al 106-110.

Charlotte accorciava a 4 con l’entrata frontale di ball in solitaria (108-112) e mentre Reaves respingeva gli Hornets con il tiro dalla baseline ecco il fing and roll di Rozier su Davis.

Dopo essere tornati sul +5 i Lakers subivano la girata di Plumlee nel pitturato (112-115) e dopo aver fallito un’ulteriore occasione i giallo-viola incassavano l’incredibile tripla di Miles a :23.7 dalla diagonale dx che di fatto portava la partita ai supplementari perché né il tiro di Davis contro Bridges né di quello del nostro numero zero allo scadere, in girata e da lontanissimo, avevano reali chance di successo.

115 pari e OT iniziato bene per Charlotte in allungo con un floater di Ball ma Monk, raggiunto da un passaggio sotto canestro, dimenticato da tutti pareggiava.

Una triangolazione con extra-pass di Hayward per Plumlee portava il centro in schiacciata mentre Rozier si beffava di Monk infilando il 121-117.

Si fermava lì Charlotte mentre Davis dal pitturato sfoderava il piazzato con Mason troppo piantato ed Anthony, dopo aver mancato un tiro da tre off balance contro Miles, lo metteva in transizione scavalcando Charlotte (121-122).

A 1:48 la truffa della palla non assegnata a Hayward dal fondo (c’era anche un fallo di Westbrook in chiusura) dava la possibilità ai Lakers di allungare con un ottimo bsln jumper dalla media sx mentre Rozier si mangiava Monk con spin e alzata per il 123-124.

Il fallo di Plumlee su Davis mandava fuori il nostro centro e dava il +3 ai padroni di casa a :49.9 mentre sulle seguenti due azioni Bridges e LAL non trovavano il canestro.

Gli Hornets si giocavano il time-out a :11.7 sotto di tre.

Palla a Bridges che era fermato ma gli Hornets la recuperavano e girandola sul lato debole sparavano con Martin chiuso da due difensori, palla all’interno del ferro a colpire il secondo, troppo tesa perché potesse trascinare a un altro supplementare Charlotte così i Lakers si salvavano e come nei migliori film hollywoodiani i buoni trionfavano sulla minaccia esterna salvando la loro terra.

Rozier in azione in serata ha terminato con 29 punti. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

Analisi

La solita trama hollywoodiana, prevista e scontata nel finale benché ricca e densa di colpi di scena.

I tre registi con il fischietto hanno dato lustro alle stelle decadenti dei Lakers che si affermano sui jobber Hornets dopo un supplementare aiutate anche da un Davis parso piuttosto a suo agio nonostante i problemi al dito.

Palesemente avvantaggiati in molte situazioni nonostante brillino l’espulsione di Rondo e tre tiri liberi consecutivi assegnati per tecnici a LAL, Charlotte recrimina per diverse situazioni anomale (3 secondi fischiati tre volte, un po’ come se piovesse, falli non assegnati e decisioni dubbie). 23/28 contro un 25/35 dalla lunetta pro Lakers non del tutto figlio della evidente supremazia fisica dei giallo-viola o delle difficoltà conosciute e palesate dal nostro team che ci ha messo ancora del proprio per perdere giocando alcune buone fasi alternate a altre meno brillanti.

Un intermittenza che ci ha portato sul -14 nel quarto periodo ma dopo 5 FT consecutivi di Ball e la tripla di Bridges per l’OT una palla data persa a Hayward (toccato da Westbrook) con la sfera che carambolava fuori con molti dubbi sull’ultimo giocatore ad averla toccata ci portava a un punto a punto finale con gli Hornets incapaci di trovare nuovamente il pari.

Martin sulla sirena tirava un po’ troppo teso e lungo sul secondo ferro e benché la palla rimbalzasse all’interno prendeva il classico beffardo controbalzo salvando i Lakers da un’altra figuraccia dopo quella rimediata a OKC.

Non servono i 29 punti di un ritrovato Rozier né i 25 di Ball, gli Hornets soffrono i 32 di Davis e i 29 di Anthony mentre Westbrook con 17 punti, 14 assist e 12 rimbalzi va in tripla doppia come Ball con 12 assist e 15 rimbalzi.

Gli Hornets tirano meglio i liberi, vincono nelle 2nd chance, nei fast break e nei punti nel pitturato (56-48) ma sono sotto in molte altre principali statistiche, vedi il 24-30 negli assist mentre finisce 59 pari a rimbalzo.

Chiaro come in alcuni frangenti le rotazioni di Borrego con la panchina non siano ottimali (Oubre Jr. e Martin insieme non sono mediamente consistenti) e la squadra sia ferma offensivamente in alcuni momenti (vedi l’entrata di Ball nel cuore dell’area in solitaria) con una shooting selection piuttosto povera e mal funzionante.

La squadra si è battuta ma nonostante qualche giocata di team non ha ancora un gioco di squadra rodato che possa fare la differenza così i protagonisti principali prendono le loro responsabilità andando spesso da soli.

Il 16-59 tra le panchine decreta la scomparsa di quella charlottean che non vede entrare sul parquet nemmeno Ish Smith o James Bouknight.

Quinta sconfitta consecutiva per Charlotte che sprofonda sul 5-7 dopo esser stata sul 3-0.

Piccoli segnali di ripresa, insufficienti però per vedere una squadra solida.

Per quanto riguarda le pagelle ho aggiunto dei titoli di film abbinandoli a ogni giocatore.

LaMelo Ball: 7

“L’attimo fuggente.” Il play degli Hornets deve necessariamente cogliere l’attimo. Il suo carpe diem fatto di tempi per le conclusioni e i passaggi. Vede dove altri non vedono come nel film il professor John Keating (Robin Williams) con i suoi stravaganti e funzionali metodi, insegna ai giovani studenti che esistono prospettive differenti per guardare il mondo. Finisce con 25 pt. (8/18), 15 rimbalzi, 12 assist in tripla doppia e un +6 in plus/minus. Glaciale ai 5 liberi consecutivi, non sempre in entrata può far miracoli ma ha il coraggio di provarci in assenza di alternative. Un paio di deep 3 dalla sua mattonella diagonale sx a segno.

Terry Rozier: 7,5

“Il Cavaliere Oscuro.” Rozier, spostato in altri tempi, potrebbe avere la tempra di un cavaliere. Sa escogitare soluzioni fantastiche alla Batman pur rimanendo umano, non avendo superpoteri tuttavia il suo impegno lo porta a essere importante nel tessuto della squadra. 29 pt. (11/22), 2 rimbalzi, 3 assist. In attesa di ritrovare la mano da fuori (3/10) fa miracoli in entrata tra assist in drive, spin move, esitazioni e canestri che sembrano facili ma non lo sono. Dopo un periodo buio speriamo sia tornato il supereroe dello scorso anno.

Gordon Hayward: 7

“L’altro Volto della Speranza”. Film finlandese di Aki Kaurismäki piuttosto ossimorico: freddo, intenso e bizzarro che narra su come la casualità o meglio, le contingenze della vita portino a incontri improbabili. Un immigrato incontra un uomo finlandese che acquista un ristorante e dopo qualche problema tra i due si instaura un rapporto che produrrà, oltre a dei ristoranti di matrice esotica poco credibili, nuove speranze nei due. Gordon lascia Boston lo scorso anno intrecciando una relazione con Charlotte e insieme a Ball è l’altro volto della speranza di tornare competitivi da parte dei giovani Hornets. 21 pt. (7/14), 6 rimbalzi, 3 assist. Porta punti e qualche rimbalzo oltre un bel passaggio per Plumlee sotto canestro. Peccato gli scippino la palla a 1:48 all’OT.

Miles Bridges: 6,5

“Demolition Man”. In un team mediamente percettivamente più buono, l’heel face composto forse da fibre di kevlar più resistenti dell’acciaio è l’unico che abbia quella particolare grinta per provare a ingaggiare un duello fisico senza esclusione di colpi con i cattivi di turno. 19 pt. (6/18), 8 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate. +12 in +/-. Pareggia con la tripla decisiva per andare all’OT ma rovina tutto almeno tre volte con triple forzate che non portano da nessuna parte. Un’ottima difesa su Anthony nel finale corpo a corpo e nel primo tempo due entrate rapide con appoggio sui differenti lati del tabellone. Deve trovare però una miglior scelta al tiro (3/11 da fuori).

Mason Plumlee: 6

“Palle in Canna” (National Lampoon’s Loaded Weapon 1), film divertente e demenziale che ha molte citazioni di altri film nel quale un indiziato fornisce un identikit di un criminale che risulterà essere Mr. Potato al quale Plumlee assomiglia anche. 13 pt. (6/7), 10 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata in 34:36. Ancora out per falli, sembra uno scherzo nel primo tempo ma migliora fino alla doppia doppia aiutata dai passaggi dei compagni e da un suo semi-gancio in girata nel finale. Meglio del solito nonostante la strabordante potenza di Davis e soci. Out DeAndre va meglio anche se spesso dalle parti del ferro non c’è nessuno a contrastare gli alley-oop. Il solito (1/3) ai liberi.

Kelly Oubre Jr.: 5

“Fire With Fire”, film con Bruce Willis. Anche Kelly deve difendersi in primis e rispondere al fuoco avversario per sopravvivere ma segna 8 punti (3/10) con 3 rimbalzi e 2 TO. Manda un bacio virtuale a Rozier per l’assit che lo porta a segnare con la tripla aperta ma se da tre fa bene (2/4) da due è un disastro e con lui in campo la squadra sembra essere più vulnerabile, meno aggressiva ed efficace così le sensazioni sono confermate da un -24 in +/-, attendendo le prossime partite per smentite o ulteriori conferme.

Cody Martin: 5

“Il Settimo Sigillo.” Per un giocatore ben piantato ma normodotato è difficile giocare una partita a scacchi contro avversari temibilissimi come la Morte nel film. Lui deve garantire difesa prima che si scateni l’Apocalisse. La fede nel suo lavoro e in sé stesso gli stanno facendo superare gli ostacoli che avrebbero potuto allontanarlo dalla NBA ma i soli 3 punti (1/5) e i 5 rimbalzi sono un po’ troppo poco in 21:50. Manca il tiro da tre finale andando un po’ lungo, peccato.

Jalen McDaniels: 5,5

“Road to nowhere”… Dove sta andando McDaniels? Gioca scostantemente per la scelta di Borrego. Oggi rimane sul parquet per 8:48 con 2 punti messi ai liberi (2/3), 2 rimbalzi e 1 assist. Prende però, nonostante gli onesti close-out, molte triple in faccia.

Nick Richards: 5

“Gli Invisibili”. In una Berlino totalmente nazista “liberata dagli ebrei”, alcuni di essi riescono a nascondersi risultando totalmente invisibili al regime. Chissà che Richards non torni a esserlo dopo il rientro di P.J. Washington. 3 pt., 4 rimbalzi, 1 rubata, 1 stoppata ma anche 3 PF, 3 TO e -18 in +/-. Non convincente, mette un solo tiro dei 4 tentati in 15:36. Non facile giocare con la second unit anche se aiutata ma un passo indietro rispetto alla precedente partita per il giamaicano.

Coach James Borrego: 5

Gioco ancora latitante eccetto sporadiche apparizioni, difesa così così, il problema è che questa squadra si scompone mentalmente come il Lego, troppo facilmente quando gli avversari trovano la giusta vampata di calore. Il collasso di Charlotte però in serata è attenuato da LAL che ci riporta in partita ma alla fine gli Hornets non riescono a portarla a casa con una selezione di tiri discutibile come quella ce ci fa mangiare il vantaggio dopo il primo allungo fatta solo quasi esclusivamente di tiri da tre punti.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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