Game 16: Charlotte Hornets @ Washington Wizards 118-125

Intro

Attacco al potere

Nel cuore rappresentativo dell’America pulsano le maggiori controversie di questa multietnica nazione.

Se per un verso gli Stati Uniti hanno offerto visioni di una società più moderna attraendo e accogliendo le migliori intelligenze cercando anche di eliminare alcune forme di disuguaglianza come la guerra contro la schiavitù (sebbene la relegazione di una fetta della popolazione afro in miserevoli condizioni sia ancora presente e la guerra tra Nord e Sud avvenne per questioni economiche in primis), dall’altra parte i ruolo di maggiore potenza economico/militare è mantenuta con scelte più che discutibili e brevemente toccheremo un paio di aspetti su un organizzazione internazionale con sede a Washington poi, ma tornando allo sport semplice, vediamo un attimo come si sono mossi Hornets e Wizards negli ultimi 5 anni a proposito di numeri.

Washington ha afferrato i playoffs 3 volte su 5 contro la sola singola esperienza di Charlotte, la quale sulle 410 partite prese in analisi negli ultimi 5 anni ha vinto 192 volte perdendo 218 per un 46,8%.

I Wizards di contro hanno ottenuto 211 vittorie e 199 sconfitte per un 51,4% complessivo.

I numeri dicono che i Maghi hanno vinto 19 partite in più rispetto agli Hornets sulle 410 disputate.

Nel 2014/15 Wizards quinti, Hornets undicesimi, nel 2015/16 Wizards decimi, Hornets sesti, nel 2017/18 Maghi quarti, due anni fa anno ottavi e lo scorso anno undicesimi con gli Hornets a non partecipare più a una post season negli ultimi 3 anni con record di 36-46, 36-46 e 39-43…

All’alba della sfida Washington è undicesima con un record di 4-8 contro il 6-9 di Charlotte, nona.

Certamente la squadra di Wall e Beal ha dato più soddisfazioni ai propri fan rispetto a quella guidata da MJ che a Washington ha anche giocato un paio d’anni e lì ha maturato le condizioni autarchiche in merito alla spesa per la squadra.

Non pagare ad altri team soldi per la luxury tax è diventato un mantra e l’occasione è stata colta da Graham per il proprio lancio sulla faccia del pianeta NBA che conta.

Torniamo all’economia e al Piano Marshall dopo la seconda guerra mondiale.

Si pone sempre l’accento sul prestito, sull’aiuto dato dagli americani, giustamente ma non si toccano altri aspetti come il fatto che l’economia stagnante (territorio non toccato dalla guerra se non nelle sue propaggini avamposti come le Midway o le Hawaii) in U.S.A. avesse bisogno di espandersi facendo un favore primariamente a sé stessa e inoltre in ottica geopolitica si sottraevano nazioni al blocco dell’Est (NATO 1949, Patto di Varsavia 1956) attraverso un’economia più dinamica rispetto a quella proposta da un’Unione Sovietica distrutta dal conflitto.

Proprio a Washington oggi ha sede il Fondo Monetario Internazionale, controversa organizzazione mondiale capeggiata de facto da due banche con quote di appartenenza versate da singoli Stati.

L’argomento è complesso e lungo ma dovendo accorciare Mettete da parte le ideologie e basatevi sui fatti):

Negli anni ’40 a Bretton Woods (U.S.A.) il famoso economista britannico Maynard Keynes voleva un fondo di cooperazione al quale gli stati membri potessero accedere per mantenere attive le proprie economie e l’impiego durante le crisi periodiche seguendo il corso del New Deal in risposta alla recessione interna americana del 1930.

Paradossalmente il delegato americano Harry Dexter White invece premeva perché gli stati finanziati dovessero restituire il loro debito nel tempo, un po’ come una banca.

Inutile che vi sveli quale punto di vista prevalse (va beh dai, quello americano, of course) viste le forze in campo.

Ciò che è cambiato ancora dall’epoca è che ci si basava su rapporti di cambio fissi tra le valute, tutte agganciate al dollaro, agganciato a propria volta all’oro ma questa convertibilità dalla moneta statunitense fu abrogata da Nixon nel 1971 e con l’affermazione del neoliberismo (privatizzazioni, zero Stato negli affari e riduzione tutele sociali) oggi il Fondo Monetario Internazionale si occupa di concedere prestiti agli Stati membri quando questi siano in difficoltà (ristrutturazione del debito estero e squilibri nella bilancia interna) con una di quelle classiche santità di facciata chiamate “mission” dalle aziende ma che in realtà hanno altri scopi.

Ciò che, infatti, non vi diranno (anche se le voci fuori dal coro ormai sono numerose visti i “successi”, come li chiama Mario Monti, sulla Grecia e su molte nazioni africane), poiché siamo immersi in questo tempo di menzogne, è che le richieste del F.M.I. aggraveranno i debiti di queste nazioni (è già successo), le impoveriranno, nella maggior parte dei casi la gente non beneficerà di nulla, questi prestiti saranno destinati a un target medio alto e transiteranno sotto forma di gassosi numeri ancora sui conti dei prestatori che così otterranno forti tagli alle spese pubbliche e aumento delle imposte favorendo la disintegrazione dell’economia, la privatizzazione, scevra da un ragionevole controllo dei prezzi.

D’altra parte il superamento della logica keynesiana nell’organizzare e intersecare economia privata e statale ha portato a queste visioni folli (pensando anche a obsolescenza programmata e consumismo in ottica ecologica) da parte di uno dei maggiori teorici neoliberisti, Milton Friedman:

1) Deregolamentazione/Deregulation

Annullamento di tutte quelle regole e norme che limitano l’accumulazione del profitto.

2) Privatizzazione

Partendo dall’assioma/dogma della maggiore efficienza dei privati rispetto al pubblico, viene auspicata la sostituzione dei servizi pubblici con servizi privatizzati compresa la scuola, la sanità, le pensioni, ecc..

3) Riduzione spese sociali

Per ripulire l’economia inquinata dall’attività dello stato occorre ridurre drasticamente le spese sociali.

Tagliare i fondi per il sistema pensionistico, l’assistenza sanitaria, il salario di disoccupazione eccetera.

Riduzione delle tasse; devono essere basse e con tassazione fissa (se avete mai sentito parlare di flat tax e vi pare una buona idea spero siate ricchi) indipendentemente dal reddito.

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L’illusione della libertà ha sempre un prezzo da pagare qui ma se nell’ostica (negli ultimi anni è stato così) trasferta a Washington i Calabroni riusciranno a prevalere per cercar di rientrare in zona playoffs, l’attacco al-la capitale potrebbe fruttare un’altra passeggera illusione.

Analisi

In una partita più incerta della borsa, per restare in tema economico, Charlotte mostra i suoi limiti incassando la decima amarezza stagionale, direi un paio quelle vere, questa e quella contro Memphis, match alla portata.

Il perché molte partite siano state vinte punto a punto è scritto in serata.

Nonostante ritmo veloce, punti in area e triple siano alla pari, gli Hornets si squagliano nel finale nonostante l’ottima prestazione di Bridges.

Inesperienza e condizionamento.

L’avessimo giocata in casa questa gara l’avremmo probabilmente vinta ma dopo aver premuto sull’acceleratore nella prima parte dell’ultimo periodo raggiungendo il +13, gli Hornets hanno incassato un parziale di 0-11 e finito per farsi sorpassare a mezzo tripla da McRae a 3:02 dalla fine soffrendo l’asse piccolo/lungo a livello generale, anche per singole iniziative dei piccoli, detto tout court.

Le buone cose mostrate in partita e le energie spese per ancorare la seconda vittoria in trasferta sulle quattro giocate non servono a nulla, cancellate dall’immobilismo, dalle scelte e da una difesa che aveva costretto i Wizards a faticare parecchio ma poi ha lasciato come uno scoperto di cassa troppo spazio sotto il ferro e ha mancato di contrastare qualche tiro che avrebbe potuto aver esito diverso.

Con i se e con i ma però non si vincono le partite perciò Charlotte incassa la terza sconfitta consecutiva, pesante per le modalità di comeback.

Hornets che rientreranno nella notte nella Queen City a sfidare i Bulls (sconfitti contro Miami 108-116 in serata) domani in un back to back per entrambe le squadre, sperando di interromper la striscia negativa, positiva solo eventualmente per il piano Draft, dal quale Charlotte spera di aggiunger un pezzo importante per il futuro.

Charlotte ha sofferto la coppia B&B: Beal sugli scudi con 30 punti e 12 assist, seguito da Thomas Bryant con 21 punti e 11 rimbalzi mentre gli inserimenti del ficcante nipponico Hachimura hanno fruttato alla squadra di Brooks 15 punti.

Dalla panchina il lettone Bertans ha realizzato pesanti triple finendo con 20 punti, McRae 13 e I. Smith con 10, i tre sono stati elementi fondamentali nel finale insieme ai marcatori primari confermando la seconda panchina di Washington che viaggiava a 46,5 punti di media prima della partita.

Nessuna illusione quindi, mentre Washington, dopo aver battuto San Antonio conquista la seconda W di fila, Charlotte resta a galleggiare fuori dall’orbita playoffs, allontanandosene, la qualità e l’inesperienza si pagano.

Charlotte vince a rimbalzo 44-41 ma cede nettamente negli assist 24-34 a dimostrazione dell’ottimo gioco della squadra di Brooks sullo specifico fronte.

Gli Hornets vanno sopra il 50,0% dal campo con un 51,6% ma il 52,7% avversario è dato superiore mentre il 41,2% da tre è dato valido per ambo i team (14/34).

Solo 8/8 (preciso comunque) per Charlotte dalla lunetta, 15/20 per i capitolini che commettono 11 TO, 5 meno degli Hornets.

Attacco al potere fallito quindi, battaglia persa, pronti ad affrontarne altre più preparati, magari a cominciare dalla prossima…

La partita

Starting five

Charlotte scendeva a Washington alla Capital One Arena con il solito quintetto composto da: Rozier, Graham, Bridges, P.J. Washington e Zeller.

I risposta per la squadra di Brooks i capitolini mandavano in campo: Isaiah Thomas, Beal, T. Brown Jr., Hachimura e T. Bryant.

1° quarto:

Inizio con botta e risposta tra i due team: Zeller vincendo la palla a due dava la prima possibilità ai viola che Bridges a 11:44 sfruttava pienamente a mezzo lunetta per fallo di Bryant (2-0).

Il pari arrivava su turnaround di Bryant, Bridges proseguiva in floater mentre un reverse layup di Hachimura sulla baseline valeva il 4-4.

A 9:55 era ancora un floater, questa volta a firma Graham a far allungare Charlotte, ancora ripresa da Hachimura su servizio di Beal.

Gli Hornets strappavano con un 5-0 altrettanti punti di vantaggio grazie a una correzione su sé stesso di P.J. da sotto e alla tripla da transizione di Graham ma subivano egual sorte a causa della dunk di Brown e della penetrazione di Beal che arrivato a subir contatto, equilibrava il match dalla lunetta.

Bridges segnava da tre punti sul gioco dentro/fuori con P.J., e si ripeteva schiacciando in transizione per mandare la gara al primo time-out.

Monk e Biz in quintetto sparigliavano le carte e i Maghi ne approfittavano per piazzare un parziale di 0-6 coni canestri di Brown, I. Thomas (steal di Beal su Monk) e Brown nuovamente che a 5:10 con un jumper non contrastato trovava il vantaggio Wizards costringendo anche Borrego alla pausa sul 16-17.

Al rientro, uno scambio a due sul perimetro tra Batum e Monk, mandava il francese a segnar sulla restituzione della sfera da parte del nostro n° 1, la tripla (4:51) del 19-17 ma Beal sfidando Biyombo recuperava due liberi pareggiando19 secondi più tardi.

Bryant segnava in schiacciata, rispondeva in gancio Biyombo nel duello tra centri per poi contener bene in difesa il dirimpettaio e prender un buon rimbalzo sull’azione seguente ma mentre gli Hornets andavano a vuoto, il raddoppio alto di Biz sul portatore di palla consentiva il passaggio per il rollante Bryant che segnava toccato da Marvin in ripiegamento.

Possibilità di 2+1 ma FT mancato e gli Hornets con un passaggio tagliato di Graham liberando Biz per la jam ritrovavano la parità.

A romperla era Beal da tre punti, il floater di Graham faceva rientrar gli Hornets sul -1 e il passaggio ricevuto in corsa (Batum) da Williams lo portava all’appoggio dinamico di destra per il sorpasso.

Il buon momento degli Hornets proseguiva con un passaggio schiacciato diagonale di Batum che raggiungendo Monk, esaltava la nostra guardia a schiacciare dirompentemente per il 29-25, I. Smith splittava dalla lunetta e poi Monk con un doppio crossover con esitazione arrivava sino al ferro a depositare.

Bertans cominciava a diventare un problema segnando a :53.6, poco dopo il +4, una tripla ma commetteva anche un’ingenuità su una transizione tre contro uno sbattendo su Williams piazzatosi davanti al semicerchio, abbattuto dall’europeo come un birillo.

Scampato il pericolo, Monk infilava una tripla rimbalzante tra i ferri ai 24” ma Wagner sulla sirena replicava da oltre l’aro per il 34-33 finale.

2° quarto:

Ritmo alto anche nella seconda frazione con ottima predisposizione al passaggio smarcante anche se i primi due canestri arrivavano con una second chance di Wagner e per mezzo di un lungo due punti di Williams dalla destra.

Marvin si ripeteva con un plastico swooping in entrata con la destra ma Bertans incendiava ancora la retina a mezzo tripla agganciandoci sul 38 pari.

Graham in step-back 3 dalla top of the key era contrastato sul fronte opposto dalla jam spettacolare di McRae che trovando la difesa sguarnita seguiva la linea di penetrazione per l’hammer a una mano.

Monk da destra sul ribaltamento sfruttava il passaggio sul lato debole per colpir da tre in catch n’shoot (44-40) ma i vantaggi oltre il possesso duravano pochissimo, nel caso McRae saliva oltre Batum per il jumper frontale.

Monk e McRae allungavano dalla lunetta, Beal ci agganciava con l’open facile dopo esser stato servito con una difesa Hornets spostata tutta su un lato…

Bridges faticava a rimbalzo ma manteneva il possesso della sfera e intestardendosi, pur accerchiato, metteva dentro solo che Bertans con la terza tripla riportava sopra di uno i Wizards costringendo Borrego al break, già visto nelle medesime condizioni (49-50).

Era Cody a decollare per l’hammer dinamica a una mano ma Bertans nella terra di nessuno sfruttava l’occasione per il colpo pesante, Rozier non ci stava svegliandosi dal torpore finalmente con una bomba a 5:43, tuttavia era easy la tripla di Bertans ancora una volta con Rozier, il più inadatto, in zona (diagonale destra).

A 5:21 il punteggio recitava 54-56 prima che Bridges ai 24 salisse alto frontalmente a realizzare due punti e Beal su una palla gettata via in uscita dai nostri sfruttasse l’occasione per colpir comodamente da tre punti.

Il nuovo riavvicinamento era firmato da Rozier in layup acrobatico mentre Zeller, aggirando il difensore nel semicerchio con dribbling discontinuo, appoggiava di sinistro il 62-61, pareggiato da Hachimura dalla lunetta splittando.

Bridges, buon primo tempo, attaccava la difesa dopo averci pensato una frazione di secondo depositando il 64-62.

Gli arbitri chiamavano sfondamento contro P.J. e Borrego se ne lamentava mentre sul fronte opposto Beal, scappato con lo scatto al controllo di Batum, era influenzato da P.J. nel fallir la pirotecnica dunk così arrivavano due FT dall’altra parte per Rozier a :27.9 prima che Marvin ci lasciasse quasi le dita deviando un passaggio sotto canestro e Graham in floater anticipasse l’entrata nel loocker room con un floater valevole il 68-62.

Bridges va a canestro con la mancina.

3° quarto:

Charlotte provava ad allungare a inizio quarto ma incassava subito due punti da Hachimura, gli Hornets fallivano due triple con Rozier sulla stessa azione ma dalla rimessa dal fondo ottenevano due punti con Graham a saltar netto il lungo e a chiuder in floater.

Rozier rubava rapidamente la spicchiata ma P.J. mancava il tiro, tuttavia Zeller da dietro salvava un canestro in appoggio di Thomas cancellandolo in stoppata e sulla transizione si poteva fruire di due FT appannaggio di Bridges, affondati.

Bryant segnava con la dunk, a 9:44 Rozier di destra andava sorprendentemente a schiacciare incenerendo tutto quel di vivente nei paraggi per il 74-66.

40-26 stranamente per Charlotte i punti in area, indice di una difesa avversaria ariosa, Bryant ne recuperava due comunque dal pitturato subito, esaltandosi, abbastanza inutilmente anche perché Rozier con uno stop and go gli metteva in faccia un mumbo floater sull’azione successiva…

L’ennesimo inserimento di Hachimura consentiva al nipponico di depositare facilmente, poi toccava a Devonte’ ghiacciare il lungo per il layup del 78-70.

Sul più bello gli Hornets smarrivano la via; Beal a 8:18 segnava da tre, Bryant batteva con il mid-range jumper la zona voluta da Borrego nell’occasione e Thomas, spostatosi con la finta sul bordo sinistro, batteva P.J. trovando il pari a 7:00 dalla fine del terzo.

Miles con spin e appoggio a 6:45 fermava il parziale di 0-8, ma Beal e Hachimura mandavano il match sull’80-82, poi, dopo il pareggio da transizione firmato P.J. con la bella dunk di sinistra, Hachimura dalla media frontalmente trovava la zona meno densamente popolata degli Hornets battendola mentre Beal in pull-up seguiva le orme del compagno più o meno nei paraggi…

Batum dal corner sinistro aggiungeva una tripla alla solita singola di serata e Rozier scavalcava gli avversari in appoggio anche grazie alla drive and kick di Monk.

P.J. Washington batteva l’omonima città con la bomba e su una palla probabilmente che avrebbe dovuto andare alla squadra di Brooks, gli Hornets ricavavano dalla rimessa due punti con Bridges.

Smith sull’altro lato del campo in entrata schermata appoggiava troppo comodamente mentre la pessima alchimia nel passaggio faceva incassare una transizione second chance da Bertans per il 92-90.

Williams tornava a farsi vedere con un buon tocco difensivo e anche in attacco quando ricevendo il passaggio manteneva l’equilibrio girandosi su Bertans per l’alzata vincente.

L’azione dava il via all’ascesa degli Hornets che tenevano con Graham in difesa e andavano dentro con Monk (buono schermo Williams) per il layup del +6.

Bertans allo scadere da tre mandava in scena un air-ball e si chiudeva sul 96-90.

4° quarto:

Monk forzava in uno contro uno, Bertans muovendo la difesa aiutava Wagner a segnar da sotto, ma Bridges metteva il corner stone a livello di career-high infilando la tripla del proprio 24° punto per il 99-92.

Beal batteva Marvin in entrata ma Monk da sotto in perfetto fast break recuperava i punti persi e mentre i Wizards erano costretti a tirar da tre con Bertans a fallir l’occasione, il wide open frontale di Monk valeva altri 3 punti e la fuga sul +10.

Bridges a 9:23 dalla diagonale destra si dimostrava on-fire per il 107-94 per ripetersi poco dopo portando il match sul 109-96.

Il bug interno, proprio quando la partita sembrava in controllo era Ish Smith, che dalla sinistra segnava tre punti per poi penetrare e realizzarne altri due oltre Cody con Borrego preoccupato giustamente, lesto a fermare il cronometro sul 109-101.

A 8:12 si interrompeva il gioco ma non la risalita dei Wizards che già a 8:12 guadagnavano due liberi con Bryant mangiando un punto, Cody ci provava da fuori ma non funzionava, Bertans, tiratore migliore di Cody invece infilava il 109-105.

Un canestro annullato a Monk per fallo di Cody sul blocco sembrava dar la possibilità ai Wizards di accorciare subito ma Miles con un gioco di prestigio salvava la squadra che tuttavia pagava l’ennesima palla persa da Monk dovendo poi fermare con il fallo Beal (Bridges, chi altrimenti?).

Non funzionava perché il 2/2 valeva il -2, tuttavia Charlotte provava a ricacciare gli spettri della sconfitta con la tripla di Graham che a 5:59 interrompeva il pesante parziale di 0-11…

112-107 che durava poco, fino alla fuga di Beal oltre Miles per il -3.

Williams stoppava Smith e Rozier in transizione dava il +5 ai viola.

Rozier conteneva Beal ma gli Hornets soffrivano i passaggi per il lungo in area così Bryant con una doppia schiacciata costringeva Charlotte al misero punticino di vantaggio a 3:44 (114-113).

L’inesperienza degli Hornets era pagata a caro prezzo perché la tripla di Graham non entrava, mentre quella di McRae su passaggio in angolo destro di Bertans (raddoppiato) a 3:02 valeva il sorpasso definitivo.

Una possibile jump ball, decisione modificata dopo le proteste di Brooks e soci, si trasformava in contatto Williams/Bryant con il secondo ad allungare in lunetta sul +4.

A 2:28 altro fischio contro: questa volta per un fallo offensivo di Williams, rientrante in panca.

Arrivava una rimessa a favore di Washington con ultimo netto tocco di Beal, anche questa volta per fortuna modificata.

Rozier ne approfittava per segnare il -3 ma I. Smith in entrata non trovava valide opposizioni.

Purtroppo Rozier mancava l’entrata e una transizione tentando di servire P.J. a rimorchio imbottigliatosi tra i due difensori, palla persa e McRae chiudeva il match a :29.3 battendo la difesa di Charlotte.

Il time-out per riorganizzarsi portava in dote una serie di blocchi in uscita, finiva Monk per ricever in punta ma il suo tiro, fondamentale per rimaner disperatamente in corsa, viaggiava basso, sfiorando solo la retina…

Beal con un ½ allungava, Bridges, poco contrastato appoggiava il 118-123, poi sulla pressione offensiva di Charlotte Rozier in salto rubava un lob di Smith ma invece che andare dentro ad appoggiare provava il passaggio floscio in angolo intercettato da McRae così finiva a :09.2 il match reale con l’avversario in lunetta per il 118-125.

Le pagelle

Terry Rozier: 6

19 punti, 2 rimbalzi, 3 assist, 2 rubate. 8/17 dal campo con un -16 nel plus/minus. 3 TO e 1/6 da tre. 3:17 tatuato sulla nuca che girato significa lie, bugia. Lui dice che viviamo in un tempo di menzogne e penso che probabilmente si riferisse anche ad argomenti, avvenimenti, anche di riflesso menzionati nell’intro, sebbene lui abbia dichiarato di non gradir nell’approfondire la questione. Pessima partenza, poi una buona fase nella quale aiuta parecchio la squadra, firma l’ultimo canestro per cercare di rimanere in scia e compie anche buone difese ma getta al vento un layup e si fa intercettare due palloni nel finale. Iconicamente controverso non ha paura di prendersi in momenti delicati la leadership ma difetta in qualche scelta.

Devonte’ Graham: 6,5

19 punti, 6 rimbalzi, 7 assist, 2 rubate, 1 stoppata. 8/15 dal campo, 4 TO. Qualche pallone perso anche per lui ma un plus/minus di +7, unico positivo in quintetto e a parte la forzatura da tre nel finale che lo porta al 3/9 da oltre l’arco, gioca il suo solito minutaggio alto (35:45) mostrando buoni lampi in penetrazione con il floater o nel servire il compagno appropriato. Non basta, l’importante è che non si deprima e continui a giocare in fiducia.

Miles Bridges: 7,5

31 pt., 8 rimbalzi, 3 rubate. 12/21, -11 in +/-. Trascina Charlotte nel primo tempo e a inizio ultima frazione, poi anche lui sbaglia qualcosa e in difesa non ci prova un paio di volte a bloccare tiri facili mentre si oppone a Beal fallosamente in maniera tattica su una transizione quando si era ancora in vantaggio. Appoggi, spin e anche triple. Miles trova spazio e career-high in serata. Ottima partita offensiva, discreta quella difensiva nonostante qualche mancanza, sbroglia qualche situazione.

P.J. Washington: 5,5

7 pt., 7 rimbalzi, 2 assist, 2 stoppate. 3/9 dal campo in 29:05. Questa volta commette tre falli ma nella fase decisiva Borrego chiama Williams. Buona la tripla del +4 da sinistra ma anche lui sbaglia una tripla, dall’altro corner, forzandola. C’è nell’aria una polemica innescata sulla giovane età dei rookie e io aggiungerei che talvolta sembrerebbero esser quasi trascurati anche se lui prende i suoi tiri numericamente parlando, è che ne mette pochi…

Cody Zeller: 5

4 pt., 6 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. 2/8 dal campo. Tripla presa e mancata anche da lui in una fase decisiva, a parte, commette un fallo offensivo bloccando Bertans mentre Monk segna. Stoppa da dietro rimontando Smith ma in attacco, salvo un appoggio di sinistro quando ha la palla in mano sembra più incerto di un accordo scritto con l’inchiostro simpatico tra il governo italiano e una nota multinazionale franco-indiana. Sbaglia diversi tocchi facili da sotto e come altri player fa acqua sotto le plance lasciando inserimenti e spazi su extra pass, demerito da condivider con altri.

Malik Monk: 6,5

19 pt., 2 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 7/10 dal campo. Un pessimo TO nel momento decisivo della sfida, un canestro annullato in entrata ove in serata, complice la rarefatta difesa Wizards, mostra coordinazione e velocità con appoggi precisi ed esitazioni, anche doppia in un caso. Peccato che poi non sappia gestire al meglio il suo potenziale provandoci subito a te in uno contro uno a inizio ultimo quarto con risultato scadente. Partito bene con 12 punti nel primo tempo compresa una tripla difficile, non incide nel finale. Voto forse ingeneroso ma non c’è solo l’attacco, anche la difesa è importante.

Nicolas Batum: 6

6 pt., 5 rimbalzi, 7 assist. 2/4 dal campo, 2 TO. Blocca il gioco e sé stesso al palleggio a volte, roteando sul piede perno alla ricerca del miglior compagno da servire e a parte una brutta palla persa nel complesso in serata trova spesso compagni che vanno a bersaglio come Monk sul suo bound pass diagonale, uno dei marchi di fabbrica migliori del transalpino che raddoppia le triple salendo a 6 in serata. Ormai fa più da collante che da ricercato tiratore, anche lui si aggiunge alla nutrita schiera di tiratori a vuoto di triple in un momento delicato, anche se il suo tir veloce rimbalza sui ferri, beffandolo.

Dwayne Bacon: 5,5

0 pt., 1 rimbalzo, 1 assist. Si prende un paio di tiri, uno in fade-away ai 24, li sbaglia entrambi chiudendo a 6:39 il minutaggio della sua breve apparizione.

Marvin Williams: 6,5

9 pt., 2 rimbalzi, 1 rubata, 1 stoppata. +1 in plus/minus. Buona prestazione di Williams in difesa anche se deve cedere il passo a Beal nel finale o commetter qualche fallo. Peccato per lo schermo offensivo fischiatogli contro in attacco ma si fa veder prima subendo uno sfondamento eroico 1 vs 3, poi intercettando sotto una pallone destinato al cesto e cancellando nel finale Smith con un ombrello protettivo notevole. In attacco mette dentro su Bertans dal pitturato o prima ancora mostra un bello scoop provandoci solamente una volta da fuori con ottimo risultato.

Bismack Biyombo: 6,5

4 pt., 5 rimbalzi in 6:40. Vince qualche duello con Bryant ma Borrego decide di affidargli solo minuti nel primo tempo seguendo un piano preordinato di rotazione. Mette due tiri su due, gancio e dunk, non ha il tempo di incrementare i rimbalzi e rimpinguare il tabellino punti.

Coach: James Borrego: 5,5

Non trova la quadra per portare a casa il finale e la squadra deraglia. Toglie per un attimo Miles mettendolo a riposo, la partita prende l’inerzia avversaria e le contromisure adottate non funzionano. Bel ritmo, discreto gioco di squadra sino alla paralisi finale.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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