Game 18: Charlotte Hornets @ Miami Heat 100-117

Intro

Partita senza importanza nel two day after.

C’era una volta lo spirito critico,

quello che oggi viene scambiato per inutile, inappropriato e sterile mugugno: quelli che si lamentano del costo di un centesimo del sacchetto della frutta, dei tempi di attesa a una cassa, della mela troppo verde, troppo gialla, troppo rossa, con la cellulite, incerata o con la buccia brutta.

No, niente di tutto ciò, la pubblicità e l’indottrinamento hanno fuso la materia grigia delle persone che non si interrogano più su ciò che è reale sulla base dei fatti conoscibili e verificati.

“Ad andare bene” si giudica per partito preso (mai più appropriata fu la figura politica) e in Another Brick in the Wall dei Pink Floyd la strofa: “Non abbiamo bisogno di controllo del pensiero” pare un monito sbiadito di fronte agli schermi che elogiano l’eroe.

Esempio ne è stato il finale pirotecnico dell’ultima partita tra Charlotte e Chicago.

L’esaltazione di LaVine, ottimo giocatore (discontinuo) che avrei visto bene a Charlotte già dai tempi di Minneapolis senza nemmeno infilare una doverosa parentesi su come ha preso il possesso della sfera sull’ultima azione (nulla da togliere a lui) da chi si occupa di sport o crede di occuparsene e non di un giornale che si occupa di altro scrivendo un trafiletto spoglio, è l’ennesima riprova che viviamo nell’era del clickbait, non solo da parte di chi è sconosciuto e fa pseudo-informazione, magari un piccolo con poca conoscenza in materia, ma anche da parte dei colossi, soprattutto da parte loro.

Tralasciamo gli arbitri che sono stipendiati da una lega che ormai ha un motto del tipo:

“Now, what happens?”, creando finali ricchi di pathos, surrogati artificiali del bisogno di emozioni.

L’etica è morta e allargando il campo, per ragion di Stato va bene anche vendere le armi sebbene queste causino morti, l’importante è che si usino lontano da noi, il mercato miete vittime falciando l’orizzonte di senso in nome di astratti numeri, è comodo parlare di immigrati e stranieri come massa totalizzante nella sua percentuale in caso di femminicidio quando questi per definizione è evidentemente attribuito al 100% agli uomini, spesso compagni o ex, italiani.

Non si cerca più oggi, il panta rei è più veloce, la società scorre via veloce senza saper bene dove andare e dove indirizzarsi, spinta per omologazione al bisogno di altri e la gara a Miami dopo aver visto gli arbitri (affascinati da LaVine o probabilmente volevano vedere che sarebbe successo creando uno spot per la NBA in caso di canestro) non chiamar fallo sull’ultimo possesso di Graham si trasforma in un’inutile passeggiata, probabilmente perdente, dalla quale ricavare come unica cosa positiva la possibilità di aumentare le probabilità alla lottery.

Non so se l’anno prossimo proseguirò questo volo con i Calabroni perché vedere certi spettacoli arbitrali ti fa disinnamorare, da sport a spot è un attimo per questo le pagelle verteranno su personaggi fantozziani poiché Villaggio, anche se molti non se ne sono ancora accorti, faceva satira sociale su usi e costumi delle nostre parti benché qualcuno non se ne sia ancora accorto.

Analisi

Gara già di partenza senza speranze (Miami imbattuta in casa sul 6-0 e sul 5-0 contro squadre sotto i .500), quella giocabile era la precedente.

Gli Hornets si lanciano bene sul 7-0 rapido ma in breve tempo è già 10-12.

Si fatica a tenere il passo perché Miami prima trova un ispirato Butler e poi piovono triple (giocatori con singola specificità o discreti diventano fenomeni (vedi Nunn con 5/6 da tre), tanto che nel secondo quarto Miami si allontana decisamente con un 12-3 run (favorito da un doppio possesso da 6-0 tra la tripla di Nunn, il fallo e due di Herro) per un -15 a 5:42 e anche se gli Hornets chiuderanno sul -11 il primo tempo non ci sarà più gara.

Heat al 12/22 da tre nei primi 24 minuti con 23 rimbalzi contro i 17 Hornets e 11/11 ai liberi.

Solo steal e TO vanno bene per Charlotte (13-18 i TO e 11-9 le rubate, per il resto Miami vince nettamente a rimbalzo 49-35, negli assist 29-25 e tira meglio (51,9% dal campo contro il 41,4% di Charlotte finendo con il 41,9% da tre contro il misero 27,3% dei teal) anche dalla lunetta con l’88,5% (24/28) contro il 76,0% degli Hornets (19/25).

La partita

Starting five

Hornets con: Rozier, Graham, Bridges, P.J. Washington e Cody Zeller.

Heat in risposta con Nunn 19 pt. (5/6 da tre), Duncan Robinson (6 pt.), Butler (21 pt.), Adebayo (21 pt. +13 rimbalzi), Leonard (4 pt.). Dalla panchina Olynyk chiuderà con 15 pt. e 16 rimbalzi e Herro con 18 punti.

1° quarto:

Inizio veloce e aggressivo da parte delle due squadre con partenza lampo degli Hornets bravi a portarsi sul 7-0 con una dunk in corsa di Zeller (11:43) su bel passaggio tagliato in pick and roll con Graham, tripla di Bridges (11:17) e banker di Rozier a 10:52.

A 10:25 Miami allo scadere dei 24 trovava il primo canestro con Butler e a 10:07 il secondo con la tripla di Nunn (7-5).

A 9:24 dalla diagonale sinistra era Rozier a regalar tre punti a Charlotte ma un controparziale di 0-7 iniziato con un pull-up di Adebayo e chiuso con un 2+1 dallo stesso centro a 7:56 portava avanti Miami per la prima volta in serata.

Zeller a 7:38 schiacciava nuovamente trovando il pari a quota 12, Graham con il pull-up dalla media distanza a destra ci portava avanti ma bastava la seconda tripla degli Heat a riconsegnare il vantaggio alla squadra di Spolestra che con Butler a 6:10 allungava dal pitturato costringendo Borrego al break.

P.J. in entrata era aiutato a rimbalzo e correggendo sé stesso in entrata ci riportava a -1 ma la difesa non riusciva a fermare gli attacchi avversari e l’incursione di Butler con tocco sopra Miles da sotto il ferro (in foto) ci distanziava prima che Rozier ad elastico andasse a sx in salto ad appoggiare oltre il corpo di Adebayo.

Robinson colpiva da tre da sinistra ma Rozier raddoppiato, una volta caduto a terra riusciva a fornire l’allungo per la dunk di Biyombo.

Un fallo su Butler e l’ex Bulls allungava di due dalla lunetta, Adebayo commetteva a rimbalzo fallo su Biz mandando la palla dentro per mano del congolese ma l’interferenza era punita, tuttavia la tripla di Herro a 2:53 faceva precipitare Charlotte sul 20-27 con Borrego al secondo time-out.

Malik con un’entrata senza resistenza e Biz da sotto mangiavano un paio di punti (24-29), poi Herro prendeva velocemente il secondo fallo a favore, questa volta sul tiro (ancora Monk sulle sue piste a tener difficilmente) e per recuperare serviva un assist di Graham per un veloce catch n’shoot 3 di Batum dalla destra (27-31).

Silva, toccato da Biyombo sul possibile layup, andava in lunetta e il 2/2 portava sul 7/7 Miami, i punti di vantaggio su Charlotte sul -6 (27-33) prima chanche Charlotte guadagnasse i primi due FT, opera del lancio di Batum su rimessa con Monk che decollando dalla baseline sinistra subiva fallo da Herro per non esser posterizzato in alley-oop.

2/2 ma Robinson dimenticato nella zona franca del campo degli Hornets (l’angolo) realizzava il 29-36 prima che Graham con due liberi chiudesse il quarto sul 31-36.

Butler batte Bridges nel primo quarto. Foto: Jasen Vinlove/USA Today

2° quarto:

Se nella prima frazione era stato difficile mantenere il passo della squadra della Florida, nel secondo periodo diventava impossibile anche perché la difesa più soft non conrastava adeguatamente il tiro: Dragic realizzava subito due punti, Williams a 10:30 ne recuperava 3 su un extra pass di Batum (34-38) ma Charlotte girava lenta sulla second chance di Miami composta da passaggi sull’esterno e Herro da fronte a canestro con spazio non perdonava.

Batum mandava (passaggio dalla linea di fondo alla parte alta del pitturato) Biyombo a svitarsi in traffico per l’appoggio ma a 9:16 Olynyk tirava la striscia biancorossa con scritto do not cross the line oltre l’arco visto che Charlotte prendeva un’altra tripla con Miami al 58% da oltre la linea bianca curva (Hornets al 38%)…

Monk si buttava dentro a 8:28 recuperando sull’appoggio molto atletico al vetro, il contatto con Robinson e il punticino supplementare per il 39-44.

A 8:16 Olynyk inaugurava ancora da fuori la fuga, Monk mancava due tiri e anche se Zeller con un cut soft floater dal centro del colorato infilava due pt., Nunn da tre in second chance anticipava la fuga in transizione di Butler (steal sul passaggio di Rozier per Zeller) per andare ad appoggiare oltre un Cody, generoso quanto dannoso in ripiegamento nel conceder il FT addizionale.

Bridges da sotto la plancia di Miami finiva a terra costretto a una palla a due che vinceva favorendo la tripla rim/glass di Rozier, baciata dal ferro.

Ecco però Miami scappare: 6-0 sullo stesso (doppio possesso) con tripla di Nunn, fallo involontario di Batum e libero affondato più possesso di Miami che con un lungo due di Herro a 5:42 piazzavano il 12-3 di parziale bloccato da una dunk di Zeller.

Olynyk da tre e due punti di Silva e lo scarto saliva più della carogna, +18 Miami prima che un paio di entrate degli Hornets con addizionali recuperassero i punti persi.

La prima di Cody valeva solo due punti in scoop da caduta con FT storto verso destra, la seconda di Graham a 3:20 valeva i tre punti del 51-67.

Tenere il passo era impossibile se si concedeva a Olynyk un’altra tripla anche se leggermente schermato e da più lontano (Bridges ad alzar la mano timido per non commetter fallo) ma a 1:31 arrivava un gioco da 4 punti per Rozier che da tre colpiva con un close-out troppo aggressivo di Herro a conceder dalla lunetta il supplementare.

Graham in coast to coast a 1:08 batteva due FT centrandone uno poi due punti di Butler ai liberi e due di Miles in hook chiudevano sul 58-69 il primo tempo con Miami al 54,5% da 3 (12/22) a far la differenza.

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Rozier prova a sfuggire ad Olynyk. Foto: Mark Brown/Getty Images

3° quarto:

Se nell’intervallo un assistente di Charlotte poneva l’accento sul bisogno di difender la linea dei tre punti i ragazzi sembravano non ascoltarlo: tiro comodo da tre di Nunn a 11:41 ed ennesima tripla per la guardia.

Nunn ne metteva altri due in area prima che P.J. in transizione appoggiasse una palla saltellante sul ferro che alla fine scendeva nella retina.

Altro appoggio approssimativo era quello di Bridges che sulla linea di fondo saltava un avversario ed era toccato dall’ultimo difensore.

Miami muoveva palla sotto e Leonard, con P.J. a coprire in chiusura si lanciava con sicurezza per la dunk anche oltre la trattenuta inutile di Bridges sul tentativo di scalare.

FT mancato poi sull’altro fronte fallo di Nunn su tripla di Graham per un 2/3 che anticipava solo i due pt. recuperati da Butler a mezzo FT (altro fallo di Bridges).

Le distanze rimanevano siderali e un 2+1 di Adebayo era seguito da due FT di Biyombo per il 68-85 a quasi metà quarto (6:10).

Martin si faceva rubar palla da Dragic che provava a lanciare in alley-oop un compagno ma l’atletismo di Cody in ripiegamento faceva sì che riuscendo a interromper la connessione generasse una transizione sulla quale recuperando il rimbalzo chiudeva con due punti così come quelli apportati da Graham su un altro contropiede.

A 3:35 Charlotte andava sul 74-88, poi un parziale di 0-6 con un catch’n shoot a 2:33 di Herro mandava sul -20 la squadra di Borrego.

Che chiudeva sull’82-98 il quarto grazie a una tripla di Monk a due secondi dalla fine che si divertiva a danzare sul ferro prima di decidersi a entrare.

4° quarto:

Hornets con poco da dire se non per qualche episodio: Adebayo stoppava di netto Biz che recuperando la sfera passava indietro per Rozier che grazie al corridoio centrale libero segnava in schiacciata l’85-102.Un chiaro goaltending di Adebayo ad inchiodar la palla sul plexiglass dava a Rozier la chance del two and one, sfruttata per riportar la squadra sul -14 (88-102 a 8:36) ma una iper dunk di Adebayo con spinta di Bacon (fallo addebitato per altro a P.J. che fa da statuina del presepe) a 6:10 valeva il +19 Heat.

Inesistente più che imbarazzante il finale dei teal che mancavano un appoggio semplice con Bridges e lasciavano ad Adebayo tutto lo spazio che intercorre oggi tra galassie per andare a segnare.

Entrava Willy nel finale prima dell’ultimo lampo di rabbia in dunk a una mano firmato P.J.. a :43.3, erano i punti del 100-117 che chiudevano una partita con troppo divario tra i due team.

Le pagelle

Terry Rozier: 6,5

19 pt., 9 rimbalzi, 5 assist. 7/15 dal campo, 3 TO, -20. Filini, se non altro come organizzatore di eventi e giochi. Coinvolge i compagno in improbabili avventure come l’assist del tutto fuori misura per P.J. che si schianta al vetro ma il canestro lo vede discretamente tanto da piazzare un 3/6 da fuori compreso un gioco da 4 punti. Piazzare martellate difensive non è il suo forte ma va a prender ben 8 rimbalzi difensivi e nella mediocrità di questi Hornets, in serata spicca un po’ di più mostrando anche un assist da terra per Biz e una tripl volante che rimbalza alta ma aiutata da tabella e fero, anche grazie alla buona rotazione, finisce dentro.

Devonte’ Graham: 5,5

16 pt., 3 rimbalzi, 8 assist, Fantozzi. Non gliene vanno bene molte oggi così come contro Chicago, quando mancava solamente la clavata sulla testa sull’azione finale (comunque non sarebbe stato considerato fallo) ma è uno dei pochi buoni che abbiamo oggi, tuttavia credo che gli avversari abbiano iniziato a capirlo, anche grazie all’esposizione mediatica che ha avuto e visto che i terminali offensivi molto efficienti di Charlotte sono ridotti, si può dare a Devonte’ un occhio di riguardo. Reclama la sfera esclamando ai compagni: “Mi dii palla!” e se il difensore non si escansabar, eschinsibur (va beh), ci prova in crossover o distanziandosi per la tripla. Il problema è che da fuori stavolta fa cilecca (0/4) mentre in entrata va un po’ meglio (4/14 FG) ma alla fine come Fantozzi non si dimostra così egoista per i suoi passando molto palla anche se a fronte degli 8 assist arrivano 6 TO. Serata da Tozzi fan per i suoi sostenitori.

Miles Bridges: 5

9pt., 2 rimbalzi, 2 assist. Zio Antunello. Lo zio di Cecco, l’orrendo panettiere butterato. Deve cercare di infarinare difensivamente gli avversari ma finisce per procurare danni commettendo 5 falli (anche in copertura in scalata) andando sul -26 in +/- poiché Charlotte d’insieme si muove male e lui nel mezzo ci capisce ancora meno di me sulla velocità di azioni nelle quali Charlotte non sa dove andare lasciando spazi che gli avversari sfruttano. Non sempre è colpa sua se gli avversari lo battono nemmeno troppo difficilmente sebbene non faccia un figurone inizialmente contro Butler o riesca realmente a sopperire alle lacune difensive di Charlotte. Non vuole portar via il ruolo di top scorer ai compagni più dotati offensivamente ma più dotato di lui come ci insegnò la pellicola, difficile trovarne. Finisce con 3/6 dal campo e 0 TO.

P.J. Washington: 5,5

8 pt., 4 rimbalzi, 2 rubate. 4/8 dal campo. Mariangela Fantozzi. Diciamoci la verità, non è stupendo sotto il profilo estetico e anche la scelta di usarlo come modello per la nuova City Edition non è stata una genialata anche perché poi ha l’espressione triste. Modello Telepass in certe circostanze, ha un impeto di rabbia nel finale dove restituisce la dunk presa in faccia da Adebayo.

Cody Zeller: 6,5

10 pt., 2 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, Birkermaier. Ha grande forza di volontà ma purtroppo non ha i mezzi e le sue idee sono strampalate in genere. Stasera attacca bene e finisce per segnare 10 punti in 16:46. Polpette di Bavaria. 3 polpette di Bavaria arrivano con schiacciate accattivanti. Il problema è che sul più bello esce per una contusione all’anca sinistra e non rientra. Non è che si faccia rimpiangere eccessivamente in difesa perché Biz non fa cose eccezionali ma nemmeno lui sorprende per doti difensive.

Malik Monk: 5,5

13 pt., 2 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. Cecco. Deve trovare il filoncino di tiri in serie speciale. Non c’è sempre, solo che deve produrlo in partita, i fan non possono tornare nel pomeriggio. Inizia bene appunto, termina male sbagliando tutto compreso un canestro già fatto. Come altri manda la mente al bar nel finale e quando la partita volge al peggio non è l’uomo che la recupera con giocate sicure se spara con 2/7 da fuori chiudendo con un 4/12 dal campo. Su Herro prova a starci commettendo qualche fallo rapido.

Marvin Williams: 5,5

3 pt., 2 rimbalzi, 1 assist. Pina Fantozzi, per la dedizione e pazienza alla causa. Provata, ah, scusate, provato da mille battaglie perse, non ci prova nemmeno nella serata. Gioca poco e si limita a un paio di tiri, uno dei quali finisce dentro. Sono convinto che paradossalmente debba iniziare lui e non P.J. che potrebbe render di più dalla panchina viste le difficoltà odierne.

Nicolas Batum: 5

3 pt., 2 rimbalzi, 4 assist, 3 rubate. 1/5 dal campo, tutto a tre. -2 in plus/minus. Calboni, pusillanime (mai una penetrazione) per eccellenza. Le spara grosse ma di grande c’è solo il contratto. Mistifica quando si bulla con gli amici di giocare in una squadra di basket, in realtà occupa solo un posto… Non tradisce la moglie ma i tifosi. In genere in questa stagione ordina tre scottches, ah, no, tre punti con la media tassist (l’unica cosa di pregevole fattura del francese che sforna assist reali) un po’ migliore. Forse Borrego lo schiera perché i suoi plus/minus dalla panca sono migliori e in serata va anche a rubar tre palloni (ne perde 2) ma è troppo statico in attacco e dopo la prima bella tripla manca le altre 4 tentate nuocendo gravemente al rientro.

Bismack Biyombo: 6

11 pt., 5 rimbalzi, 1 assist. Franchino. Non so se sappia come cucinare una prostata o a casa sua pronunci “kibbutz?” quando vanno a trovarlo i parenti suonando il campanello ma ha una fisicità importante che gli consente di aver verticalità solo alzando le braccia per far svenir gli avversari. Tendenza a qualche fallo di troppo ma giocando 21:56 mostra di poter arrivare in doppia cifra garantendo più fisicità in difesa e solidità in attacco dove segna anche 3 FT su 4. Bello l’assist per la jam di Rozier. Nulla di eccezionale dietro perché qualcosa la concede ma rimane figura affascinante come per la Silvani.

Dwayne Bacon: 4,5

1 pt., 2 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate. Signorina Silvani. Inizialmente posata e raffinata nei primi film, diviene poi sboccata e oscena. E’ un po’ la parabola della stagione di Bacon che aveva iniziato alla grande con i Bulls ma che proprio contro i Tori non ha messo piede in campo. Gioca Batum ma la Mazzamauro è più bella di Nicolas… A parte un paio di palloni rubati e un assist, i 15:53 di bacon dimostrano che è completamente fuori ritmo con uno 0/6 dal campo e un ½ in lunetta, cifre da preparazione del primo giorno.

Cody Martin: 7

4 pt., 1 rimbalzo, 1 rubata. Comparsa. L’inglese sulla barca che viene prima lanciato più volte in acqua al porticciolo e poi muore eroicamente al largo per errore saltando per aria a causa di un colpo tragicamente sparato dalla nave della ciurmaglia Fantozzi/Filini, invitati dal Direttore marchese conte Barambani. E’ l’unico che prova a difendere portando un pressing sull’avversario degno di tale definizione. Riesce a far sbagliare Butler appena mette piede sul parquet e si vede l’utilità quando perdendo palla va a interromper l’alley-oop e dopo pochissimi secondi è già dall’altra parte a recuperar il rimbalzo e a segnare. Gioca 6:10, prende +11 in plus/minus in una partita come questa e Borrego lo tiene in panchina…

Coach James Borrego: 4

Hooligan Jack. Ve lo ricordate il residuato bellico abbandonato dalla madrepatria con l’Union jack stampato sulla canottiera? Certo, Borrego è il contrario. Troppo posato ed è ironico l’abbinamento, di certo l’hooligan era il figlio di Paolo Villaggio, “Piero”. Avrebbe dovuto tatuare i Love Fantocci all’arbitro di colore dell’ultima partita allo Spectrum ma questa sera lascia a Spolestra il ruolo di scimmia urlatrice quando su un netto blocking foul su Graham mette i piedi in campo per dire la sua agli arbitri che lo osservano come si fa con gli animali allo zoo ma niente tecnico. Tornando a Borrego… lascia in panchina Martin, rovina la squadra mandando sul parquet Batum che, a parte gli assist, centra come gli spaghetti inzuppati nella marmellata, non riesce a mettere in campo una difesa decente che poi commette sempre gli stessi errori lasciando scoperti gli angoli collassando ancor di più se è zona o dopo il secondo passaggio. Un colabrodo da tre e fragile sotto i tabelloni… il materiale è quel che è ma si può far meglio sapendo gestirlo.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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