Game 29: Charlotte Hornets @ Indiana Pacers 85-107

Intro

Analisi

La gara partiva con i presupposti sbagliati avendo le due ali grandi principali infortunate.

Borrego non schierava come ci si sarebbe aspettato MKG ma optava per la soluzione lunga inserendo Zeller come PF titolare, idea che alzava il quintetto e serviva molto per recuperare rimbalzi sotto le plance.

Dopo un avvio equilibrato Indiana prendeva però rapidamente il sopravvento quando le folate dei piccoli dei Pacers, ma anche di Sabonis erano al limite contenute con falli.

Un parziale di 0-13 dopo una tripla di Turner valeva l’11-23 e gli Hornets dopo i primi 12 minuti andavano sotto 18-31 tirando male, specialmente da oltre l’arco.

Charlotte giocando a zona riusciva a limitare meglio Indy nel secondo quarto ma scelte forzate o sbagliate limitavano il rientro tanto che Indy incrementava all’intervallo il proprio vantaggio a 15 punti (44-59) nonostante Charlotte a rimbalzo fosse sopra 31-22 e al tiro le conclusioni fossero 54 (17 canestri) contro le 42 di Indiana (22 canestri)…

I Pacers guadagnavano punti in più dalla lunetta battendo 3 liberi in più e il 4/20 di Charlotte da oltre l’arco faceva il resto.

Gli Hornets con la zona nel terzo quarto avevano un blitz costringendo Indiana a fallire 14 su 15 tiri consecutivi tornando sul -7 (61-68) grazie a 6 punti consecutivi di Monk.

Un ampio varco per McConnell interrompeva il break ma Cody Zeller con 5 punti consecutivi trascinava nel finale gli Hornets sul -4 (66-70).

Indiana però riallungava in avvio di ultima frazione e gli Hornets non tenevano più il passo finendo per scader troppo nell’individualismo offensivo.

Indiana a metà del quarto raggiungeva il 73-90 chiudendo la gara…

Nessuna tragedia, in casa questi Pacers viaggiano veloci e il calendario di Charlotte non favoriva nemmeno ulteriori energie da spendere per tener il passo di questi indiavolati Pacers ma il divario finale è fin troppo severo per degli Hornets che hanno anche mostrato qualcosa di buono ma sono stati un po’ traditi dal back pack Graham/Rozier in serata (15 pt. combinando un 4/40, FG complessivo).

A proposito di numeri saranno quelli pessimi di Charlotte a favorire la W di Indiana.

18-30 negli assist, 30,8% contro il 45,5% dal campo, 15,6% da tre contro il pur non sublime 28,6% dei Pacers, 68,6% dalla lunetta contro l’85,0% e 10 TO contro 9. Alla fine Charlotte manterrà la supremazia a rimbalzo 56-51 ma sarà troppo poco…

La partita

Starting five

Rozier, Graham, Bridges, Zeller e Biyombo per gli Hornets era il quintetto a sorpresa schierato da Borrego.

Indiana rispondeva con: Brogdon, Lamb, T.J. Warren, D. Sabonis e M. Turner.

1° quarto:

Partenza spinta di Charlotte che a 11:37 segnava in tap-in con Zeller, il quale correggeva sé stesso in entrata.

Graham commetteva un passaggio orizzontale ingenuo preda di Lamb che lanciatissimo era arrestato da una steal considerata regolare dalla terna, proprio all’ultimo.

Graham sbagliava un tiro ma il tap-back di Biyombo e la sua successiva drive and kick con assist per Bridges nell’angolo destro era ponte per Miles da 3 punti e il 5-0 a 9:53.

La reazione di Indiana si concretizzava con un jumper dalla media di Brogdon (sfuggito con lo schermo a Rozier) e con Sabonis da due da sotto.

Cody con un ½ dalla lunetta a 6-40 realizzava il 6-4 ma Turner appoggiava per il pari e a 8:07 in entrata Lamb era fermato da un fallo di Rozier.

2/2, primo vantaggio dei locali che rischiavano di salire in transizione sul +4 con l’alzata di Lamb dalla sinistra cancellata last second da una stoppatona di Cody Zeller lanciato in rientro.

Graham in difesa compiva una steal con l’aiuto fisico e involontario di un arbitro e Biz allungandosi oltre il cerchio del ferro metteva dentro il reverse layup del pari a 6:58.

Altro fallo di Rozier e uscita dal campo per il numero 3.

Due su due per Warren ma un catch and shoot dall’angolo destro a opera di Graham riportava avanti Charlotte a 6:18.

Gli Hornets si fermavano lì soffrendo le folate in penetrazione di Indiana.

Sabonis sorpassava, Brogdon dalla lunetta ne aggiungeva due, Turner da fermo sparava dalla baseline destra su MKG centrando il cesto, Warren con un soft floater dal pitturato realizzava ancora e a 4:39 arrivava l’inevitabile time-out sull’11-18.

Charlotte però in attacco continuava a non segnare sprecando tiri da tre e doppie possibilità mentre dall’altra parte saliva in cattedra Turner che stoppando MKG faceva scadere agli Hornets per la seconda volta in partita i 24 secondi.

Il centro dei Pacers batteva MKG in turnaround e poi sparava da tre per lo 0-13 di parziale (11-23), Malik da sotto usava bene il corpo in entrata per interrompere il dominio avversario ma A. Holiday dietro lo schermo sparava tre punti allungando le distanze sul 13-26.

Passi di MKG prima del suo canestro, annullato, e al secondo tentativo personale sulla stessa azione J. Holiday faceva centro spedendo sul -16 i Calabroni.

A 1:29 Zeller si svitava su Bitadze per ottenere un gioco da tre punti.

Il centro avversario rispondeva con due punti, poi toccava a Monk con una fast dish per Zeller mandare a bersaglio il prodotto locale.

A. Holiday in caduta dopo un contatto nel pitturato con Zeller mandava dentro la sfera fallendo però il libero così un floater di Bridges chiudeva il primo quarto anche perché Martin subiva il secondo sfondamento personale nel finale.

Il quintetto iniziale di Charlotte visto in prospettiva con la doppia torre a rimbalzo. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

J. Holiday segnava per Indy subitaneamente, il fratello Holiday ne aggiungeva due, gli Hornets precipitavano sul -17 ma Monk si inventava un capolavoro artistico con lo spin in area in corsa e l’alzata oltre J. Holiday e i ferri aiutavano il temerario attaccante.

Zeller lottando sotto le plance a 9:50 otteneva e affondava due liberi.

Entrata di McConnell per il 24-39, divario che resisteva alla fine del primo tempo nonostante buone difese a zona di Charlotte che a 8:48 tornava a segnare con Biz grazie a un pocket pass di Bridges.

Stoppata di Biz, transizione slalom di Monk vanificata con bad touch punita da A. Holiday con due liberi…

A 7:27 altro servizio per Biz (Graham) e due punti easy per il congolese.

MKG da tre andava corto invece Lamb da oltre l’arco era perfetto mostrando la differenza tra tiratori…

Altro appoggio di Biz, terminale perfetto per un 15-3 in second chance subito ritoccato a 15-5 da Lamb.

Graham mancava il tiro e sulla stessa azione Martin dalla sinistra esplodendo la granata dea 3 portava a 18 i punti da seconda possibilità per i viola.

Cody Martin in fuga portava a 5 i punti consecutivi per il 35-48 e il gap si ridiceva grazie alla zona e all’entrata di Bridges per il two and one.

Sabonis e Zeller facevano cifra tonda portando il match sul 40-50 ma Sabonis e Warren allungavano per Indy sul +14 e nonostante Graham dalla diagonale destra infilasse la seconda tripla di serata il finale era lotta tra lui e Brogdon con l’avversario al lungo pull-up da due, risposta con un ½ di Graham dalla lunetta e tripla di Brogdon per il 44-59, finale di primo tempo.

3° quarto:

Turner apriva il quarto stoppando Rozier e mancando una tripla ma dopo un rimbalzo offensivo di Indy, eccolo servito per l’alley-oop…

Cody Zeller mancava l’appoggio da sotto e Brogdon con il classico lungo due segnava il 44-63.

Rozier mancava il tiro in ascesa dal pitturato ma anche Turner, magnificamente servito da Sabonis con un passaggio dopo aver fatto girar palla dietro la schiena, falliva due liberi lasciando inalterato il punteggio.

Graham dalla diagonale sinistra centrava la terza tripla di serata (con troppi tentativi) ma Turner frontalmente rispondeva da oltre l’arco.

Biz in hook chiudeva un triangolo con passaggio corto lungo la linea by Zeller e a 7:36 Rozier segnava il suo primo punto con un ½ dalla lunetta.

Lamb con un floater batteva Biyombo che era fermato da un fallo sull’altro versante.

Anche lui splittava portando sul 52-68 il match a 6:51.

Qualche errore da ambo le parti compreso l’1/2 di MKG che muoveva comunque il match anticipando il reverse layup di Rozier per il 55-68.

Indy faticava a trovare il canestro contro la zona di Charlotte e su una palla a due vinta da Turner spuntava Rozier per favorire Monk che in area segnava due punti.

Malik riusciva a ottimizzare il suo gioco avvicinandosi a canestro mettendone altri 4 di fila trascinandogli Hornets sul 61-68.

Un bel close-out di Martin su J. Holiday e una tripla mancata da Monk riportavano in attacco Indy che trovava un ampio varco con McConnell (1:22) e il suo appoggio per rompere il 14/15 tiri mancati consecutivi precedenti…

Dopo 11 secondi Zeller in entrata appoggiava sotto la spinta di McDermott ottenendo il 2+1.

Hornets sul -6 a 64-70 con il -4 raggiunto da Cody stesso dal bordo dell’area destra su Sabonis freddato da un tiro a una mano con poca parabola.

McConnell però gelava Cody con un tiro corto finito sul primo ferro che si arrampicava chiudendo il quarto 66-72.

Cody Martin in penetrazione costringe al mani in alto T.J. McConnell. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

4° quarto:

Martin tirava storto quasi da tre e Sabonis a rimbalzo rimbalzava tra Zeller e Martin ma li anticipava segnando e McDermott da tre metteva dentro il 66-77 allontanando Charlotte che rispondeva solamente con due liberi di Monk e uno scoop dalla partenza bruciante di Bridges che lo metteva dentro spinto da McDermott per il 70-79.

A. Holiday realizzava due liberi, Graham li mancava e Sabonis schiacciava costringendo Borrego alla pausa ma su un lontano 70-83…

A 8:30 Monk tornava in lunetta per realizzare altri due liberi ma dalla sinistra McDermott calava la tripla dopo aver ricevuto e la gara se ne andava via scivolando sull’1/2 ai liberi a 6:34 di Zeller che giungeva così a quota 19.

McConnell con atletico pull-up frontale era bravo a infilare il 73-90 e A. Holiday, al terzo tentativo da fuori sulla stessa azione (McDermott air-ball e Turner sui ferri) era la concessione di troppo che mandava in ghiacciaia la partita sul 75-93.

Nel finale entrava tutta la panchina disponibile di Charlotte ma il risultato si estendeva ulteriormente a favore dei Pacers che rinunciavano solo a giocare l’ultima azione con 20 secondi sul cronometro dopo aver dispensato qualche mazzata ai gemelli Martin, spesso in lunetta.

85-107 il punteggio finale.

Le pagelle

(Con giocatori paragonati a noti artisti)

Terry Rozier: 4,5

3 pt., 2 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata. Hieronymus Bosch. Il Trittico delle Delizie è l’opera più conosciuta (opera usata anche nel primo omonimo cd dei Savage Garden all’interno del cd). Tra inferno e paradiso spunta questo strano eden fatto di immaginazione con piante “aliene” a questo pianeta, corpi nudi, intrecci strani di rapporti tra le cose… Un creatore di diavolerie insomma, visto forse da qualcuno dell’epoca cattolica nella quale era immerso come una specie di poeta sadomasochista, può fare bene o male ma soprattutto spaventare Scary. Dipende solo da lui e dal giudizio che riuscirà a metter nel suo grado di follia nelle sue giocate, il suo futuro. Serata incomprensibile arrestata ben presto dalla necessità di commetter due falli rapidi e un terzo successivo che lo porteranno fuori dal campo ben due volte. Solo -4 di plus/minus in 25:16 ma un 1/12 dal campo che non può passare inosservato. ½ dalla lunetta, segna solo su reverse layup in transizione spingendo un po’, poi sbaglia tutto. Serata no, divorato dai suoi errori.

Devonte’ Graham: 4,5

12 pt., 6 rimbalzi, 4 assist, 2 rubate, 2 stoppate. Picasso. L’artista spagnolo divide in quattro periodi della sua vita la produzione artistica. Il malinconico periodo blu, il periodo africano, il periodo rosa e il periodo cubista. Potremmo parlare di periodo blu il suo primo anno passato ad apprendere il mestiere dai maghi Parker e Walker, il periodo africano con rullata di tamburi in questo inizio di stagione passato in panchina, il periodo rosa o roseo è quello attuale mentre per il periodo cubista deve confermarsi. Metter su sera dopo sera prestazioni convincenti e cifre quadrate senza avere come il pittore paura di divenir povero (peniafobia). Se la Guernica picassiana si rifà a un bombardamento nazista sulla piccola omonima cittadina spagnola (quando Otto Abetz entrò nel suo atelier parigino chiedendo se fosse stato lui l’artefice dell’opera si sentì rispondere che l’avevano fatto loro tutto questo, come a dire che era il risultato del bombardamento), quello da tre grahamiano è indolore e soddisfacente per i fan degli Hornets. In serata Graham non c’è. Stecca picassiana per Devonte’ che trova una serata nera. Fatica, avversari con un occhio di riguardo maggiore? Non trova il ritmo e si ostina a bombardar da fuori… 3/18 totale, 3/14 da tre… Saltato troppo facilmente come prima linea, le cose migliori le fa in recupero e difesa con rubate e stoppate ma l’attacco è forzato e lacunoso anche in lunetta dove chiuderà con 3/6…

Miles Bridges: 5,5

10 pt., 4 rimbalzi, 1 assist. 4/12 dal campo. Botticelli. Nei dipinti rinascimentali del Botticelli si potrebbe dire che ci sia una ricerca della perfezione nei volti che paiono talmente belli da esser quasi considerati di un mondo superiore rispetto al nostro. Ne è esempio La nascita di Venere, dove a un corpo non perfetto (per me splendido ugualmente) nelle proporzioni fa da contraltare un’inarrivabile bellezza del volto della Venere in questione. Anche Miles vola alto se vuole, distinguendosi per le sue schiacciate, non chiedetegli di appoggiare in entrata e deve completarsi per non far la fine del pittore caduto in povertà negli ultimi anni, superato da Michelangelo e Leonardo, complice il cambio d’identità artistico (inizia a dipinger soggetti religiosi) con l’avvento di Savonarola, per fortuna tra le opere considerate sacrileghe nei falò delle vanità non cade la Venere… Qualche fallo di troppo e un 1/6 da fuori, Miles si batte comunque, imperfetto ma ostinato raggiunge la doppia cifra, la prestazione non è sufficiente ma mostra di avere un buon tocco su entrate più pensate.

Cody Zeller: 6,5

19pt., 12 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. Frida Kahlo. Minato dagli infortuni come la Kahlo che a 18 anni tornando da scuola fu coinvolta in un terribile incidente, il quale le costò 32 operazioni per salvarle la vita costringendola a dolori per il resto della sua esistenza, porta i segni sul corpo e li traccia sui quadri. Zeller riesce a dipingere pick and roll o tap-in preziosi, ma ha poca difesa. Non è un surrealista come lo dipingono ma uno concreto. Fischiato dai fan Pacers alla presentazione (è di lì), finisce in doppia doppia partendo da starter per formare una doppia torre con Biz. 6 rimbalzi offensivi, sfiora i 20 punti ma manca l’ultimo FT (7/10) a è attivo e suoi 5 punti consentono agli Hornets di tornare sul -4…

Bismack Biyombo: 6,5

11 pt., 17 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. Bansky. Passiamo a un’artista con la A maiuscola moderno. Fuori dal campo avrebbe dovuto essere Terry Rozier con il suo Lie alla rovescia, per antonomasia. Dentro il campo Biz appare come elemento fuori contesto, non certo il lungo moderno che sa tirare anche da fuori, dissacrante con il suo old style, mostra che ci si può difendere anche solo usando difesa e volontà, contro l’ipocrisia moderna. Non ricordo bene dove ma mi pare Chicago, pagò la cena a un clochard qualche anno fa, quando durante la sua prima esperienza agli Hornets vedeva in parte forse i senzatetto come i ratti che dipinge Bansky, da tutti ritenuti sporchi, brutti e cattivi, in realtà sono stati in grado di distruggere sistemi sociali diffondendo il contagio. Dagli eroi Bud Spencer e Terence Hill alla tecnica dello stencil, un’enorme sagoma cartonata che oscura gli avversari facendoli temere e pensare. Doppia doppia anche per lui sebbene dalle cifre si noti come Biz segni meno di Zeller ma riesca a catturar più rimbalzi. La difesa è discreta anche se concede a Turner spazio per la tripla ma ci prova a fermare gli avversari. In attacco nel primo tempo è spesso terminale offensivo sotto canestro per chiudere su pocket pass. Con un minuto e mezzo in meno sul parquet finisce sotto di -12 nel plus/minus “contro” il -16 di Zeller.

Michael Kidd-Gilchrist: 5

1 pt., 3 rimbalzi, 1 assist. Goya, ritrae con un realismo che colpisce lo spettatore. Goya rischia di perder la vita per malattia in un viaggio in Andalusia ma si salva, nonostante ciò perde l’udito, di venti figli possibili giungerà all’età adulta solamente uno mentre l’invasione francese della Spagna segnerà il pittore spagnolo che oltre alle sue pitture nere finali, prima ancora ritrarrà gli orrori della guerra dopo un inizio di carriera dai colori sgargianti e dai ritratti allegri. 0/6 dal campo, un orrore in fase offensiva anche se il suo plus/minus dice solo -3, alla fine Borrego decide di sostituirlo e limitarlo a 17:40 poiché in serata nera in attacco anche da libero quando decide per la tripla.

Dwayne Bacon: s.v.

0 pt. in 3:47. Considerato padre dell’astrattismo, Kandinskij capeggia una forma di disegno che rifiuta la realtà oggettiva mettendo in piedi forme astratte, incomprensibili a noi ma il mix tra forme e colori punta a dare sensazioni, emozioni all’osservatore. Per lui il giallo è dotato di una particolare forza, energia vitale. Bacon riesce a esprimerla ma non ad accostarla bene ad altri colori risultando con un bilancio in rosso al tiro. Molto giù di corda dovrebbe essere meno astratto nelle sue scelte e più concreto ma per far ciò dovrebbe vedere I Covoni di Monet (il quadro che scatenò la fantasia dell’artista russo) come covoni di paglia e non come macchie gialle informi, ma forse rinnegherebbe sé stesso… Gioca gli ultimi minuti con tabellino immacolato, tutto a zero. In serata non si può dargli un giudizio.

Cody Martin: 6

9 pt., 6 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Arcimboldo. Qualche partita fa scrivevo di pareidolia, quel meccanismo che ci spinge a ricordare a trasformare forme amorfe in umane. Arcimboldo aveva questa particolare abilità e la usava per ritrarre i suoi committenti con oggetti come libri, oppure brocche, fiori, frutta, ortaggi, ecc… Immagino abbiate visto una delle sue opere nella vostra vita forse come mascotte all’EXPO di Milano nel 2015 per intenderci, ecco, Martin fa lo stesso, racimola un po’ qua e un po’ la per comporre un discreto tabellino, un po’ strano ma valido. Difesa soprattutto ma anche steal, rimbalzi, assist e qualche punto per farsi scegliere da Borrego. Difesa anche stasera, prende due sfondamenti netti recuperando palla grazie alle sue buone posizioni prese sul parquet, inoltre una buona steal e rimbalzi. buoni i suoi close-out all’inizio è l’uomo ovunque. Chiude con 2/4 dal campo con un brutto tiro quasi da tre in avvio di ultimo periodo dopo aver messo una tripla nel primo tempo.

Malik Monk: 6

14 pt., 5 rimbalzi, 3 assist. 5/13 dal campo, 4/4 FT ma 0/3 da tre punti. -20 in plus/minus. Hokusai. Maestro dello stile Ukiyo-e (quadro fluttuante), Monk come Sori (in arte Hokusai) mostra il suo gioco in maniera fluttuante, variando da fiammate improvvise a raffreddamenti drastici. In serata mostra anche la sua assenza di profondità come nello stile del disegno tipico classico nipponico, bello da vedere ma non particolarmente reale. Ha talento in attacco e come la grande onda di Kanagawa potrebbe travolgere gli avversari ma si limita a volte a sparacchiare da fuori… Coinvolto del dilagare Pacers, è unno che stasera ha brevi fiammate che riportano Charlotte in gara. Inizia con un movimento di spin che lo porta in area in uno contro uno a tirare un floater dopo la little separation. Canestro spettacolare e 6 punti consecutivi nel terzo quarto più la precisione dalla lunetta lo salvano dal resto, tiratore da fuori troppo poco affidabile e difesa migliorabile anche se non trovo particolari colpe in lui, anzi, giocando a zona va a deviare con buoni riflessi un pallone out che sarebbe finito per il tiratore in angolo nel secondo tempo.

McDaniels: 6

2 pt (1/3) in 3:47. Bella la drive in entrata, prende una stoppata e tira imprecisamente da fuori nei minuti finali. Attivo, vedremo se avrà spazi più consistenti in un prossimo futuro. Giorgione. L’uso dello sfumato sapiente gli permettere di dipingere contorni soffusi attorno alle figure, così taglia fuori il difensore nell’appoggio ma h ancora da apprendere poiché poche sono le opere del maestro veneto e quelle di McDaniels in divisa Hornets sono ancora da dipingere, eventualmente.

Caleb Martin: s.v.

2 pt. (0/0 FG). Segna due liberi negli ultimi 3:47. Mantegna. Pittore molto evocativo, ricorda il fratello Cody o viceversa se preferite. San Sebastiano ne è un esempio. Attendiamo che dal look evocativo passi all’azione se ne avrà la possibilità. Fermato da un fallo, affonda due liberi e osserva il fratello segnar qualche punto.

Willy Hernangomez: s.v.

2 pt., 1 rimbalzo, 1 assist e 1 stoppata presa (½) in 3:47. Attendiamo anche per lui minutaggi più consistenti per un giudizio. Edward-Burne Jones. Autodidatta, autore che preferiva la mitologia e il medioevo da raffigurare piuttosto che la modernità si iscrisse a teologia ma ne uscì per affrontare Oxford, abbandonando gli studi e provar la carriera artistica. Amante della poesia B.J., l’iberico Willy sul parquet la rappresenta con la su eleganza ma anche se l’inconsistenza ne è la parte negativa nel mondo della palala spicchi. Non trova spazio come dicevamo in serata, allora come il padre di Burne-Jones e la sua arte dell’intaglio, dovrà saper intagliarsi spazi durante la stagione…

Nicolas Batum: out

Eugene Delacroix. Tradotto e storpiato deliberatamente in italiano in: Genio della Croce, l’artista francese conserva la metafora del nostro transalpino nel nome. Il pittore, salvo qualche opera non mi piace molto nella sua arte anche se alcuni dipinti sono belli ma è troppo accademico nell’impostazione e i suoi oltre 9.000 disegni trovati dopo la sua morte testimoniano una dozzinalità in un certo senso della sua produzione. Se il pittore francese si vantava della sua velocità, quello di casa a Charlotte sembra avere smarrito tale elemento e si staglia poco su un fondale scuro, trascinando il dipinto nel buio. Out per un dito dolente, la descrizione era però di dovere.

Coach James Borrego: 6

Buona idea quela di schierare la doppia torre inizialmente ma non ha poi gli uomini giusti per rimanere in gara se i suoi migliori non sono in serata. Si sapva che con la squadra rimaneggiata sarebbe stata dura e il team non tiene il passo anche se dal -19 rientra sul -4 grazie a Monk, Zeller e alla difesa ma cede poi facilmente in avvio di ultimo quarto vanificando la rimonta. Le energie tra infortuni e calendrio fitto non è al top e meglio spenderle nelle prossime due gare contro Kings e Cavaliers.

Questo articolo è stato pubblicato in Uncategorized da igor . Aggiungi il permalink ai segnalibri.

Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.