Game 32 – Charlotte Hornets @ Golden State Warriors 121-130

Intro

Un anticipo di primavera in questi giorni sta colpendo la nostra penisola.

Temperature sopra la media e un caldo che ha probabilmente fatto risvegliare anticipatamente anche questa bella xylocopa violacea (trovata oggi sul lavoro) con ali dai riflessi color turchese e viola alle quali probabilmente si è ispirato il designer per una precedente canotta da gioco con sfondo nero.

Fioriscono anche le viole del pensiero, fiore che porta con sé una storia mitologica (in realtà vi sono varie versioni).

Ade, il Dio dell’oltretomba, s’innamorò di Persefone e la rapì in un campo spuntando dalla terra mentre ella si stava apprestando a raccogliere un meraviglioso narciso.

La madre di Persefone, Demetra, Dea della terra e dell’agricoltura vagò disperata alla sua ricerca mentre la natura cadeva nella desolazione.

Zeus allora intercedette affinché Ermes, il messaggero degli dei, trovasse un accordo.

Il messaggero convinse Ade a rimandare periodicamente in primavera ed estate la giovane da sua madre.

Demetra ritornò sul Monte Olimpo e la terra tornò a rifiorire, al suo passaggio ecco spuntare le viole del pensiero.

Anche Charlotte che sta vivendo una primavera anticipata si chiede se questa non sia un fuoco di paglia oppure possa durare per il rush finale che ci potrebbe portare ai playoff nonostante una bagarre che a Est, a oggi, tenendo conto di ogni situazione, taglierebbe fuori solo i Pistons e le prime tre, imprendibili.

Cinque posti per undici squadre, gli Hornets hanno un vantaggio in più ora: hanno appreso da Gordon ma sanno anche essere indipendenti dalla leadership di Hayward, la riprova sta arrivando nelle ultime settimane quando i vari Rozier, Ball, Bridges e Monk si sono esaltati a turno in partite e finali che sono state vinte grazie alla pluralità moltiplicata delle nostre minacce.

Si parte spesso sfavorite, anche stasera a San Francisco sarà così, ma se si arriva vicini, gli Hornets nei finali hanno veleno nel pungiglione per colpire…

Analisi

Gli Hornets perdono nella baia la loro bussola.

Una difesa friabile ha lasciato spazio agli attacchi avversari.

Certamente Borrego ha delle attenuanti: out ancora Graham e fuori un po’ a sorpresa Zeller che, ancora dolorante suo malgrado, lascia la squadra in balia delle incursioni e dei tagli dei Guerrieri.

Borrego tenta di giocarsela da subito con Cody Martin nello starting five abbassando il quintetto ma l’esperimento funziona a metà poiché l’altro Cody non fa una figuraccia ma non può sopperire ai cm e all’esperienza di Zeller.

Il coach prova a estrarre dal mazzo la carta Biyombo ma si rivela inadeguata tanto che nel secondo tempo il congolese non rivede il parquet.

P.J. fa un discreto lavoro in copertura, a volte meno nei pressi del ferro ma è la squadra – specialmente i titolari – nell’insieme che non regge.

Deconcentrata (basti vedere quanti liberi sono stati falliti) finisce per andare in bambola nei finali di quarto, il terzo si dimostra decisivo per le sorti della partita.

Gli Hornets, miglior squadra della lega nel crunch time, arrivano troppo distanti per sperare di recuperare nel finale.

Se i californiani avevano dalla loro un Curry e un Wiseman in più rispetto alla partita giocata a Charlotte è pur vero che a decider la partita è stata l’incapacità di contenere le rapide folate offensive avversarie che hanno portato a diverse rifiniture nel pitturato da parte degli ospiti.

Nonostante un 23-10 nei fast break con qualche errore dei Warriors, il 46-72 nella zona dipinta di giallo è stato eloquente.

Un 60,8% dal campo per i Warriors drammatico a fronte del nostro 46,1% che scendeva a 41,5% nel tiro da tre punti (45,8% per GSW).

Il 27-38 negli assist è stato un altro fattore così come il 68,6% dalla lunetta (22/32) contro il 92,0% avversario (23/25)…

Partita da riguardare da parte di tuta la squadra per correggere errori di tenuta difensiva augurandosi di rivedere Zeller presto sul parquet.

Per i californiani: 29 punti per Curry, 27 per Oubre Jr., 17 per Wiggins, 16 di Wiseman, 11 di Green con ben (notevoli) 19 assist per il quarterbak di GS e 12 rimbalzi mentre Lee e Looney hanno finito con 10 punti a testa.

La partita

I quintetti:

1° quarto:

Dopo un attacco a testa a vuoto da ambo le parti i Warriors passavano in vantaggio con un open 3 di Oubre Jr. dall’angolo destro.

Dall’altra parte P.J. mancava il tiro ma Ball a tutta velocità lasciava Curry sul posto e correggeva al volo.

Un TO di Green (passaggio indietro per nessuno finito fuori) consentiva a Charlotte di provare per il vantaggio ma P.J. andava corto in layup tuttavia Rozier poco più avanti con un jumper dalla media pescava il vantaggio.

Oubre Jr. in taglio era raggiunto da un ottimo passaggio per arrivare alla schiacciata ma il controsorpasso Hornets arrivava con una chiamata contro Green che per bloccare una jam di P.J. ricorreva a un fallo con aggancio al collo del nostro centro di serata.

2/2, palla agli Hornets che vincevano una jump ball tra Washington (molto ricercato) e Green per portare a casa il massimo con due punti sotto di Cody Martin dopo una finta per battere i difensori.

A 8:43 arrivavano anche un paio di punti di Ball in floater per il 10-5 ma gli Hornets perdevano il ritmo concedendo un parziale di 0-8 agli avversari cominciato da Wiggins con un two and one mancato e proseguito dallo stesso giocatore on due punti grazie al passaggio offerto da Green dopo il rimbalzo offensivo pro Warriors mentre a 7:01 Looney completava con altri due punti per il 10-13.

Il neo entrato Biyombo bloccava il parziale con un ½ dalla lunetta ma gli Hornets non riuscivano a bloccare gli attacchi avversari che regolarmente costavano punti.

LaMelo cercava con un long 3 dalla diagonale sinistra accarezzando il cotone per il 14-15 ma il quintetto basso degli Hornets non rendeva vicino all’anello e Looney e Green mettendo dentro 4 punti erano contrastati solo dall’1/2 di Bridges in lunetta.

Alley-oop di Oubre Jr., provvidenziale tripla di Monk (18-21) ma nuovo alley-oop di Oubre che Hayward contrastava in lunetta ancora soltanto con uno dei due FT realizzati.

Troppe transizioni regalate ai Warriors (un tocco di Monk che si arrangiava con esperienza su Wiseman che mancava come fallo ai Warriors) ma alla fine la squadra di Kerr realizzava il 19-25 con Wiseman sull’ennesimo contropiede.

Ball realizzava da tre ma mentre i Warriors segnavano lui si innervosiva chiedendo un paio di falli (anche qui probabilmente ve ne era uno) per poi tirare da tre nervosamente un air-ball…

Golden State raggiungeva il +10 con un floater di Green, Monk con un deep 3 si Curry recuperava ma ancora Green con la tripla dalla diagonale sinistra ridava il vantaggio in doppia cifra ai padroni di casa: 26-36.

Chiudeva Bridges a :02.2 recuperando e realizzando due liberi per il -8.

P.J. Washington trova al volo Monk in mezzo all’area per i due punti del Monaco. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

La solfa cambiava a inizio secondo quarto quando gli Hornets sfruttando il divario tra bench, nonostante qualche elemento di non eccelsa qualità, riuscivano ad accorciare attaccando verticalmente con McDaniels in appoggio per due punti al vetro su Paschall.

P.J. dopo qualche difesa a vuoto cominciava a fare un bel lavoro e Rozier tagliava il divario dall’angolo sinistro con il catch n’shoot del 33-36.

Wiseman smentiva le mie parole su P.J. per una volta con un rapido spin che tagliava fuori il nostro centro per arrivare alla schiacciata ma sull’altro fronte il nostro lungo offriva in area un pallone per l’alzata di Monk del 35-38.

A 8:46 arrivava anche la schiacciata di McDaniels aiutata dall’ottimo lavoro di squadra che lo liberava sulla sinistra dell’anello.

A portare in vantaggio i Calabroni era Monk che con uno step-back 3 frontale a 8:40 realizzava il 40-39.

Il rush degli Hornets conto la bench avversaria si chiudeva sul 43-39 quando Ball offriva in transizione il layup per Monk.

McDaniels perdeva una palla e a 5:38 rientravano Green e Curry che cambiavano il volto alla partita complice un quintetto Hornets tradito in parte dai titolari.

Green al vetro e un open 3 di Lee a 4:19 ed era sorpasso (43-44).

Biz stoppava Oubre Jr. ma sulla second chance in angolo Lee trovava ancora la tripla per allontanare i gialloblu che trovavano finalmente da Hayward al primo tiro (classico dalla media) due punti.

Tra i fautori del rapido break trovavamo anche Curry che realizzava da oltre l’arco il 45-50, il 45-54 al vetro e il 47-59 appoggiando in transizione.

Con gli Hornets totalmente in bambola nel finale Curry realizzava anche il 51-64 con un altro tre punti mentre sulla rimessa a pochi secondi dall’intervallo Ball rimettendo rapidamente trovava solo il malinteso con Biyombo, il quale offrendo le spalle al compagno vedeva Lee recuperare la sfera davanti a lui: fallo, 2 FT a segno e Hornets sul -15 all’intervallo.

Tutti negli spogliatoi con i Calabroni a cercare di ritrovarsi dopo la giostra presa negli ultimi cinque minuti del primo tempo sperando non sia troppo tardi…

Il tabellino dei singoli Hornet all’intervallo.

3° quarto:

Il primo attacco Hornets andava a vuoto con Hayward ma Charlotte tentava con decisione di rientrare: P.J. disputava un ottimo inizio realizzando da tre, Curry era pescato in area da Green, playmaker reale di GSW, per realizzare in sottomano, P.J. appoggiava al vetro dal post su no look pass di Rozier.

P.J. andava anche a strappare un rimbalzo offensivo dalle mani di tre avversari per una second chance sfruttata al massimo da Ball con i tre punti per il 59-70.

Looney da sotto andava per due punti con P.J. un po’ molle per non commettere il terzo fallo ma ecco, lasciato solo, un’altra bomba di P.J. Washington per il -10.

Peccato i Warriors trovassero ancora la via del canestro dalla linea di fondo con Wiggins su servizio di Curry.

A 9:05 un concentrato Hayward realizzava da tre portando il divario a 9 punti prima che lo stesso Gordon offrisse a Martin la schiacciata del -7 (67-74).

Un divario che tornava a elastico sul -7 dopo un break di 4 punti Warriors ai quali rispondevano gli Hornets con altrettanti chiudendo con la dunk a una mano di Cody Martin a 6:26.

La squadra del North Carolina però si perdeva una seconda volta a fine quarto con la strategia di Kerr di mantenere i titolari sul parquet nel quarto.

Dal 71-78 si passava all’84-103, finale di quarto con il quale i californiani decidevano la partita.

Un parziale di 13-25 che mandava sul -19 i Calabroni.

4° quarto:

Kerr era costretto a far riposare i titolari e l’unica flebile chance di recupero mentre gli Hornets provavano tra titolari e tiratori a mettere insieme qualcosa che potesse accorciare il divario rapidamente.

Il gap però scemava solamente di una manciata di punti anche se a Kerr non piaceva troppo ciò che vedeva dai suoi sul parquet e rimettendo dentro Oubre Jr. a 6:45 dava un segnale.

Lo stesso Oubre realizzava da tre il 98-115 scrivendo la parola fine sul match.

S svegliava tardi Rozier che con due triple e un fing and roll nello spazio di poco riportava Charlotte a -10 (109-119) e si arrivava anche al -7 con Bridges e la disperata tripla a :14.2 (119-126) ma Curry dalla lunetta garantiva ai suoi la vittoria finale per 121-130.

LaMelo Ball: 6,5

22 pt. (7/16), 7 rimbalzi, 6 assist, 1 rubata, -14 in +/-. 3 TO. Arriva a 5 falli, nervoso dopo un paio di possibili chiamate a suo favore non arrivate in attacco. Da lì perde un po’ il ritmo. Peccato perché i suoi punti li mette e fornisce anche qualche assist interessante come il solito. 3/8 da oltre l’arco, leggermente impreciso dalla lunetta con un 5/8.

Terry Rozier: 6,5

24 pt. (9/16), 2 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, 7 – in +/-. 2 TO. Questa volta Terry si sveglia troppo tardi. 3/8 da fuori con un paio di bombe nel finale che minacciano di riaprir la partita unitamente al suo successivo fing and roll ma il crunch time non c’è e tutto evapora. Un paio di palloni persi in penetrazione (una strappatagli dalle mani) ma sull’altro versante forse è uno dei difensori con meno responsabilità.

Gordon Hayward: 5,5

12 pt. (4/10), 2 rimbalzi, 5 assist, 2 rubate, -19 in +/-. 2 TO. Concentrato e perfetto da tre punti (3/3) dopo le difficoltà recenti torna grande da fuori ma piccolo in leadership. E’ vero, ci sono 5 assist ma il suo primo tiro arriva tardissimo e manca diversi tiri o appoggi quasi escludendosi come scorer di squadra con Curry che a volte lo pressa sul palleggio. Il team sta diventando grande ma ha assolutamente ancora bisogno di lui. Qualche lesto intervento difensivo tra falli e rubate ma un -19 pesante in una serata dove ha meno malizia del solito senza i suoi movimenti e finte.

Cody Martin: 6

8 pt. (4/8), 5 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, +6 in +/-. 2 TO. Cody da ala grande sottodimensionata nettamente non sfigura ma fa quel che può. Qualche errore in attacco, buoni posizionamenti per colpire in transizione o appostato sullo scarico. Cerca di metter pressione ai Warriors ma non sempre viene calcolato.

P.J. Washington: 7

15 pt. (3/7), 10 rimbalzi, 4 assist, 4 rubate, +19 in +/-. 2 TO. Parte come cento, un po’ fragile sotto le plance difensive quando è troppo vicino all’anello, altre volte contiene bene il jumper dalla media e prende tanti rimbalzi, vedi quello in attacco contro tre Warriors che favorisce la tripla di Ball. Buona partita anche dal punto di vista realizzativo dopo un primo quarto terribile al tocco, si accende a inizio ripresa riuscendo a trascinare con i suoi punti Charlotte davanti. 2/4 da fuori, 7/8 in lunetta, affidabile.

Miles Bridges: 5,5

10 pt. (3/6), 4 rimbalzi, 4 assist, 2 rubate, -12 in +/-. 4 TO. 4 PF. L’energia e l’attività in campo (due steal) le mette ma l’efficacia è decisamente minore. La tripla di Oubre Jr. a metà ultimo quarto è la punta dell’iceberg. Frustrante vedere i suoi TO. Mette nel finale una tripla assurda dall’angolo sinistro ma è tardi.

Bismack Biyombo: 4,5

1 pt. (0/3), 1 rimbalzo, 1 stoppata, -24 in +/-. Un punto ottenuto ai liberi in 12:05, minutaggio durante il quale prende un -24 in plus/minus non riuscendo a difendere adeguatamente (un solo rimbalzo) con l’aggravante di salire nel pitturato per rilasciare cose che non si possono definire nemmeno tiri. Mani come le pale della pizza che funzionano bene su una delle poche cose che gli riescono, la cancellazione di Oubre su un suo tentativo da sotto ma dato che non è serata sulla second chance Lee in angolo gli spara in faccia la tripla… Peccato perché avrebbe avuto una buona possibilità ma visti i risultati Borrego lo accantona. Alla prossima, non potrà che andar meglio.

Jalen McDaniels: 5

7 pt. (2/7), 2 rimbalzi, 2 assist, +7 in +/-. 1 TO. Gioca 15:46 segna inizialmente un bel canestro andando in verticale ad appoggiare al vetro oltre Paschall ma spesso prende iniziative sconclusionate in attacco. Un paio di triple a vuoto sono perdonabili, meno una difesa friabile anche se il suo plus minus è positivo. Segnata una palla persa in realtà a lui ne sono ascrivibili un paio. Su una di queste torna a sedersi in panchina nel secondo quarto.

Malik Monk: 7

25 pt. (9/16), 5 rimbalzi, 1 assist, rubate, -1 in +/-. 4 TO. E’ il secondo giocatore degli Hornets proveniente dalla panchina ad aver segnato almeno 25 punti in due partite consecutive ed è la terza volta che accade. Era già accaduto allo stesso Monk e a Dell Curry nella stagione 1992/93… Chiedetegli di segnare e non molto di più. Quello lo fa e non lo fa male. 5/11 da fuori e 4/5 da due punti. Varia il suo gioco ottimamente, peccato il 2/4 dalla lunetta. Non un super difensore ma con l’attacco regge l’urto non facendo mancare il suo apporto.

Coach James Borrego: 5

Gli avrei dato 4 se non avesse tentato Biz. Prova anche lui ma il congolese smentisce la mia teoria che con un centro classico si sarebbe potuta arrestare l’emorragia. Semplicemente non è stato solo l’innesto di Cody martin nello starting five ma un roster che non ha solidità nei lunghi. Tolto Zeller, con Richards impegnato in G-League insieme a Vernon Carey Jr. rimangono P.J. che da solo non può far tutto e i mediocri Biyombo e McDaniels. Il materiale è quel che è ma qualcosa bisognerà inventarselo e anche se le chance sono poche, fosse sul mercato si potrebbe tentare di prendere un lungo per cercare di approdare ai playoff anche perché Miami fa l’impresa battendo Utah e ci sorpassa in testa alla divisione mentre gli Hawks, sconfitti a OKC, latitano ancora.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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