Game 37: Charlotte Hornets Vs Phoenix Suns 99-133

Intro

Che siate romantici protettori delle situazioni esistenti o inguaribili avventurieri non importa, poiché, indifferente al voler dell’uomo, la materia intorno a noi continua voluttuosamente a mutare anno dopo anno e nella NBA, ad esempio, vediamo uscir lentamente di scena le vecchie star, rimpiazzate da quelle nuove e scorgiamo le possibili future stelle crearsi in quel brodo di gas scintillante che la lega di basket più brillante al mondo sa creare come un Deus ex machina.

L’inizio del nuovo anno non coincide con quello della stagione NBA (sarebbe bella una timeline unica dal mio punto di vista con arrivo sotto Natale per festeggiare la vittoria di un team) che prosegue, ormai arrivata quasi al giro di boa segue comunque una freccia del tempo irreversibile per l’uomo.

Già, perché se anche la fisica quantistica apre spiragli a viaggi nel tempo all’indietro, il test di Stephen Hawking per eventuali crononauti andato in scena a Cambridge è andato esattamente a vuoto come il fisico pensava.

Fondamentalmente il brillante fisico aveva fatto diffondere un invito a una festa solamente dopo che il party ebbe avuto luogo.

Non arrivò nessuno e champagne e stuzzichini andarono tutti tra le fauci di Hawking e la troupe di Discovery Channel.

Probabilmente il nostro tempo nemmeno esiste ma quello registrato e percepito dall’uomo, diverso, è fondamentale per risolvere una partita, così dalle defezioni momentanee ai tempi di scelta di una giocata diventano fattori fondamentali per poter risolvere un match in attesa (illusoria?) che Jordan e Kupchak facciano riemergere quel vulcano sottomarino chiamato Charlotte per farlo tornare ad eruttare e gettare lava sulla NBA.

Oggi gli Hornets sono un team che prova a ritagliarsi un nuovo posto al “sole” e proprio l’approccio ai Suns come prima uscita del nuovo anno con un Alveare presumibilmente tutto esaurito ci potrà dare riferimenti sullo stato di salute della squadra gestita da Borrego mentre i cambiamenti attorno a noi lasciano sapori differenti nella percezione di un’illusoria o temporanea realtà.

Il primo ingresso dell’anno di Ball sul parquet.

Andamento della partita

Le defezioni in casa Suns.
I quintetti.

I Suns coglievano la prima possibilità della partita con un passaggio rapido di Booker in movimento che giungeva al terminale Jalen Smith abile a metter dentro dopo essersi fatto trovar solo sotto canestro.

Charlotte rispondeva con un pull-up di Rozier preciso ai 24 secondi quindi gli errori da fuori degli stessi protagonisti consegnavano la scena a Booker e Ball con il primo a realizzare in fade-away e il secondo a recuperare una second chance dopo una rubata di Plumlee sotto il canestro avversario consentiva a Ball di rifarsi dell’errore appena andato in scena e ancora a 10:14 Booker da tre realizzava seguito da una deep 3 di LaMelo dalla diagonale sinistra.

La partita si susseguiva a ritmi vertiginosi in questo inizio e Phoenix non perdeva nemmeno il colpo successivo con J. Smith da sotto mentre Charlotte iniziava a latitare in attacco colpita ancora da Booker e Johnson, Borrego andava quindi in time-out sul 7-13 a 9:00 dalla prima sirena.

Il Bridges di Phoenix aggravava la situazione con un colpo da fuori ma Ball in entrata era abbattuto da Smith a 8:25: due punti più and one realizzato per il 10-16.

Selva di triple a vuoto da ambo le parti prima di due FT mandati a bersaglio a 7:28 da parte di Booker (fallo onesto di Hayward) e floater di Smith a far felice Kevin Young, active coach dei Suns per sostituire Monty Williams out per il protocollo di sicurezza.

Ball mancava la tripla ma Oubre Jr. catturava il rimbalzo e mandava a segno dall’angolo sinistro la tripla del 13-20 prima di essere colpiti troppe volte senza replicare adeguartamente. Shamet, Johnson, ancora Shamet da tre segnavano triple pesanti per portare sul 15-29 la partita.

Cody martin, appena entrato sul parquet insieme a Richards e Smith, era stoppato dall’ex Biyombo e a 4:34 Booker mandava a segno il 15-32.

Oubre Jr. in entrata dava due punti a Charlotte ma Booker usava l’altezza contro Rozier per un comodo jumper frontale.

Sul -17 (17-34) Charlotte cominciava a reagire; scarico di Smith, prima tripla di serata (frontale) per Rozier a 2.50 e anche se Payne rispondeva da fuori, Martin dal corner sinistro rispolverava la tripla per i Calabroni che ne trovavano una terza nel giro di poco con Oubre Jr. su Biz a 1:35 prima di un tap-in al vetro di Hayward che chiudeva il ciclo dei punti nei primi 12 minuti chiusi sul -9 (27-36).

Charlotte sembrava continuare il buon momento a cavallo dei due quarti con Ish Smith da tre con il play a provvedere anche in entrata no look al pass per Oubre Jr. in back-door – proveniente da destra – abile a schiacciare appendendosi per il 32-36.

Paul dalla baseline destra su McDaniels e il nostro numero 6 in transizione in fing and roll portavano Phoenix al time-out a 9:51 sul 34-38.

Purtroppo i titolari di Phoenix travolgevano quelli di Charlotte ibridati dalla panca in poco tempo così a 7:39 l’aiuto di Bridges consisteva solo un un fallo su un gancetto di Jalen Smith abile a segnare due punti più and one e quando a 7:19 Mikal Bridges infilava un putback layup Charlotte precipitava a -114 subendo un 10-0 di parziale arrestato soltanto da un paio di liberi prima che l’alley-oop di Mikal Bridges si schiantasse sui ferri prima di rimbalzare dentro.

Mikal Bridges mandava a segno anche il 38-60 mentre Ish Smith provava a dare linfa per il comeback con un fade-away su Johnson e un mezzo reverse layup nel traffico valevole per il 42-60.

Booker però sfruttava il rientro con tocco sul fianco da parte di Plumlee per un agile appoggio al vetro con and one, “coperto” poi dalla millesima tripla in carriera di Hayward che non poteva replicare però anche alla bomba di Booker dietro al blocco per il 45-68.

Il -23 diveniva un -26 a fine quarto anche perché un bound pass di Booker per Biyombo lanciato in schiacciata in corsa trovava solo il piccolo Smith sotto a commettere fallo.

Due punti con beffa del libero e 47-73, nel primo tempo travolti dai Suns senza troppe storie.

22-32 nel pitturato nonostante le assenze per Phoenix raccontava un po’ la storia del primo tempo unitamente al 38,8% al tiro contro il 51,8% avversario e al 7-16 nei fast break…

Non partiva bene nemmeno il terzo quarto con Plumlee a mancare due liberi, Booker a spalmare una dunk in corsa sulla testa dell’inesistente difesa Hornets e con Smith all’autopassaggio fortunoso senza palleggio per sé stesso utile a superare in qualche maniera al limite il difensore per poi andare a depositare.

Se si aggiungeva il 3 and 1 di Johnson con close-out falloso di Rozier a 8:53 per il 52-81 che ci inabissava sul -29 la partita diveniva tragica.

Un Ball senza assist provvedeva a mandare a bersaglio due triple e un reverse attorcigliato di Plumlee su Smith valeva il 60-85.

Smith si esaltava su un bound pass di Paul posterizzando a una mano Plumlee in ripiegamento, esultanza un po’ troppo prolungata e fuori dalle righe secondo la terna, tecnico però fallito da Ball che tuttavia con il primo assist in partita mandava a segno Bridges in schiacciata a restituir qualcosa a Smith.

La bella schiacciata di Oubre Jr. dopo il taglio diagonale in area e la stoppata di Miles Bridges su Mikal Bridges erano solo due begli episodi, il quarto era ancora vinto dai Soli che volavano con l’alley-oop di Biz in transizione sul 71-106 prima che una deep 3 di Oubre Jr. fissare a 12 minuti dal termine il 74-106, un eloquente -32 a non dare più speranze a Charlotte.

Pieno garbage time nell’ultimo quarto con il dentro tutti e dove personalmente piace Richards e Thor con tre stoppate ma il divario finale rimaneva ampio: 99-133.

Bridges è rientrato in gruppo ma non è certamente bastato in serata per ovviare alle enormi difficoltà di squadra. Foto tratta dal sito ufficiale degli Charlotte Hornets.

Analisi

Prima partita dell’anno sbagliata se non “preoccupante” da parte degli Hornets che trovano una squadra senza alcuni lunghi importanti la quale riesce però a sopperire con consapevolezza su ogni fronte riuscendo ad andare a far bene le proprie cose grazie a una velocità di gioco superiore unita ovviamente alla precisione.

Giocate semplici, un mix tra talento ed esperienza nel backcourt tra CP3 e Booker che fanno la differenza rispetto ai titolari Hornets con plus/minus glaciali in funzione della brutta partenza del match (dopo pochi minuti diciamo).

Una differenza acuita anche dal confronto tra Smith e Plumlee vinto dalla riserva dei Suns.

Difesa Hornets inesistente sul perimetro e strategia sballata quella di prendersi troppi rischi da tre sebbene in proporzione venga catapultato qualcosa meno da fuori.

Nonostante la vittoria nelle stoppate per 9-4 i numeri sono impietosi: 26-36 negli assist, 45-61 a rimbalzo, 25,7% contro il 41,5% al tiro da tre punti e 7-24 nelle second chance raccontano un po’ di un match nel quale i Suns hanno pasteggiato con 24 punti di Booker seguito da Jalen Smith con 19 (anche 12 rimbalzi), Shamet con 17 pt. e poi Mikal Bridges con 15 tallonato dalla coppia Payne/Johnson e persino l’ex Biz all’esordio con il suo ex team ha finito in doppia cifra con ben 11 punti.

Paul ha chiuso con 7 punti ma 16 assist.

LaMelo Ball: 5

17 pt. (5/12), 3 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata, -32 in plus/minus. Mancano i suoi assist per far girar la squadra. Arriva solamente nel secondo tempo l’alzata per Miles, unico passaggio vincente in partita. Bello il canestro con and one sul fallo di Johnson nel primo tempo e utili quel paio di triple in a row per rimanere in partita ma valuto una difesa non all’altezza oltre a una gestione del gioco poco alla CP3. Cercare di fare cose più semplici forse avrebbe reso maggiormente ma siamo sempre di fronte al dilemma per qualsiasi playmaker di talento: tentare di dar fiducia ancora alla squadra cercando di farla maturare passando palla o andare per conto proprio e servire nell’immediato rendendosi utile per la squadra mettendosi in proprio?

Terry Rozier: 4,5

9 pt. (4/14), 3 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata, -31 in plus/minus. Stecca la partita. Troppe conclusioni errate e una difesa che non resiste a Booker e soci. Passo indietro di Terry che con un 1/6 da oltre l’arco chiude una serata non arrivata nemmeno a 10 punti in 24:34 sul parquet.

Gordon Hayward: 5,5

8 pt. (3/6), 7 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata in 22:25. Millesima tripla in carriera, festa mesta, è però anche un punto di riferimento troppo blando per compensare con l’esperienza le manchevolezze di Charlotte, ecco perché oscillante tra una sufficienza e una prestazione scarsa per una volta prediligo il mezzo voto più basso perché per noi nei momenti di difficoltà deve essere più incisivo e un suo lavoro di finte attaccando l’area in serata avrebbe potuto portare forse a qualche assist in più o punti di rottura.

Miles Bridges: 5,5

10 pt. (4/9), 3 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, 1 stoppata, -26 in +/-. Rientro forse prematuro dal protocollo di sicurezza anti-Covid-19 parte veramente lento e male poi ingrana ma è tardi. La stoppata solare sull’omonimo Bridges è splendida mentre la schiacciata servita da Ball da un po’ di entusiasmo. Prova ad aiutare ma anche il fallo con and one per Smith dice che era fuori tempo. Sperando stia trovando il ritmo per Washington, alla prossima.

Mason Plumlee: 4,5

2 pt. (1/2), 3 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, 2 TO, -24 in +/- in 17:55. Poco coinvolto in attacco segna solo con un plastico reverse in avvitamento oltre Jalen Smith ma manca anche due FT in avvio di ripresa per cominciare bene il quarto. L’inizio contro l’inaspettato avversario non è buono, anzi, lui che avrebbe dovuto farci prender vantaggio dalla situazione finisce per essere un punto negativo.

Kelly Oubre Jr.: 6

15 pt. (6/10), 3 rimbalzi, 1 stoppata, 2 TO, -16 in plus/minus. Giunge ancora oltre i 10 punti dalla panchina segnando tutte e tre le conclusioni cercate dentro l’area (due ottimi tagli con ricezione e una drive ottima) mentre da fuori va con un 3/7. Nel complesso porta punti, qualche fuoco d’artificio vacuo in una serata storta complessivamente del team. In difesa un po’ meno bene benché sia migliore di quella vista da altri compagni di squadra.

Ish Smith: 6

13 pt. (5/8), 2 rimbalzi, 8 assist, 1 rubata, 4 TO, -2 in +/- in 24.50. Nonostante 4 TO, Ish finisce per giocare molto con Borrego che prova ad affidarsi a lui per esperienza. Un po’ anarchico vaga per il parquet distribuendo assist (no look per Miles sulla drive ottimo) o tentando conclusioni che gli fanno guadagnare la sufficienza compresa una buona tripla in avvio secondo quarto.

Cody Martin: 5

6 pt. (3/9), 2 rimbalzi, 3 assist, 2 rubate, 2 TO, -18 in +/- in 22:35. Anche se ruba un paio di palloni è in serata no, non solo al tiro dove il suo 33,3% finale è abbassato dallo 0/4 da oltre l’arco e una stoppata presa ma soprattutto sulla tenuta difensiva in particolar modo sul tiro degli avversari che spesso lo bucano. Manca la sua difesa e Charlotte collassa.

Jalen McDaniels: 5,5

7 pt. (3/5), 1 assist, 3 rubate in 19:36. Qualche canestro nel finale dopo il bel fing and roll in transizione per il -4 nel secondo quarto. Bravo a rubar palloni, insistentemente colpevole però a rimbalzo.

James Bouknight: 5,5

0 pt. (0/3), 1 rimbalzo, 3 assist, 1 TO in 12 minuti. Tre assist, più propenso a passare la palla che a concludere per poca decisione, manca però tutti i suoi tentativi dal campo quando li prende, compresi un paio di tiri da oltre l’arco. Una palla persa banalmente e una respinta sulla quale fa vedere le sue doti atletiche, peccato arrivi proprio all’inizio della fase discendente della palla il che costa un goaltending.

Kai Jones: 5,5

2 pt. (1/1), 1 rimbalzo, 1 TO in 4:13. Una palla persa incartandosi, una schiacciata elettrica in alley-oop grazie al passaggio di Smith ma nel finale avrebbe la possibilità di portarci a 100 punti e manca tutti e tre i tentativi compreso quello omaggio per violazione della linea…

J.T. Thor: 6,5

2 pt. (1/2), 3 stoppate in 6:25. Manca una tripla ancora con meccanica di tiro incerta, un po’ a scatto poi in allungo deposita due punti mentre in difesa respinge Wainright alla grande e altri due tentativi Suns. Acerbo ma per il garbage time e nel garbage time va e fa bene.

Nick Richards: 6,5

8 pt. (3/4), 7 rimbalzi, 2 stoppate in 15:55. Abbastanza anonimo al primo giro di rotazioni fissa però un importante punto d’appoggio proseguito nel garbage time dove esprime il suo potenziale contro avversari diretti meno ingombranti se non fisicamente come Wainright che commette fallo su di lui per un two and one grazie a un bell’hook in girata. Rimbalzi e un paio di stoppate lo pongono come miglior punto di riferimento rispetto a Plumlee specialmente in serate storte.

Coach James Borrego: 4

Squadra senza gioco e difesa travolta in due soli quarti dai Suns. Black-out offensivi, gli Hornets non riescono a fare cose semplici e a provare a sfruttare la presunta supremazia nel pitturato viste le assenze. L’unica nota positiva della serata è il riposo supplementare dei titolari per il back to back a Washington che sarà anche più importante di questo passaggio nettamente a vuoto. “Non sei mai così cattivo come pensi di essere e non sei mai buono come pensi di essere … Penso che questa sia la linea di fondo … Un’esperienza molto umiliante stasera. Dobbiamo rispondere domani sera.” – James Borrego.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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