Game 49: Charlotte Hornets @ Indiana Pacers 158-126

Intro

Per osservare da vicino una partita NBA nel suo andamento potremmo dire che spesse volte è permeata dall’eterogenesi dei fini, ovvero conseguenze non intenzionali nate da azioni intenzionali.

In poche parole l’azione che si svolge può compiersi con esiti differenti da quelli che ci si era preposti per le conseguenze e il sommarsi da effetti secondari nell’agire che potrebbero modificare lo scopo originario (un passaggio volante anziché un tiro a canestro ad esempio) o farebbe nascere addirittura nuove motivazioni di carattere non intenzionale, non pensate prima.

Questo vale anche in campo psicologico e le imprevedibili conseguenze di chimica nello spogliatoio dei Pacers, falcidiato per l’occasione, sembrano gravare molto sui Battistrada che potrebbero prepararsi a cambiar volto durante questa finestra di mercato.

Dal canto loro gli Hornets – pur portandosi tutti i loro problemi – vogliono tornare a sorridere dopo due pesanti battute d’arresto e l’occasione propizia arriva in un back to back (da cercare di sfatare) a tutta velocità, a volte nonostante le difficoltà è solo questione di cuore.

Andamento della partita

Dopo 22 secondi gli Hornets si trovavano già a quota due falli e quello in chiusura di balla su Justin Holiday costava due trasformazioni del piccolo in divisa blu notte ma il secondo veniva annullato per invasione della linea di Bitadze assecondando l’eterogenesi dei fini mentre lo skip pass di Rozier nell’angolo destro per Miles valeva i primi tre punti degli Hornets a 11:21 che diventavano cinque dopo la stoppata di Plumlee su Bitadze e la transizione fino in fondo di Cody Martin a 10:14.

LeVert realizzava il 5-3 ma Charlotte andava a segno con una reverse di Plumlee servito da Bridges che dalla linea di fondo sinistra passava due difensori poi Ball in corsa al limite dei 24 lanciava un arcobaleno sopra Bitadze quindi da una steal di Plumlee nasceva l’azione che Rozier chiudeva in catch n’shoot 3 per il 12-3.

Time-out Indy che rientrava più convinta in attacco con Bitadze a rimbalzo offensivo che saliva subito trovando il canestro, il reverse di Miles in corsa oltre il ferro per il 14-78 era attenuato dalla tripla di Duarte e dal reverse di Bitadze prima che Ball lanciasse da metà campo i componenti per l’alley-oop di Bridges teso al 16-12.

Duarte da due, Rozier da tre dalla diagonale sinistra e ancora Craig dall’angolo sinistro a 5:47 con Borrego non contento della difesa a chiamare una pausa sul 19-17.

A 5:28 Miles passava in velocità Bitadze chiudendo con una potente jam di destra Ma Holiday pescava un colpo direttamente da tre punti imitato da un two and one di Bitadze a 4:40 (fallo di Oubre Jr.) che portava per la prima volta avanti la squadra di carlisle (21-23).

La tripla di Rozier su Stephenson era restituita da J. Holiday dall’angolo destro su Terry mentre Craig in schiacciata rifiniva una transizione.

A 3:31 il crossover di Bridges sull’ex Stephenson valeva un two and one per il 27-28 ma Craig e Jackson pescavano dal proprio serbatoio due punti a testa e per resistere Charlotte doveva conquistare un rimbalzo difensivo con Oubre che dall’altra parte accelerava e veniva toccato realizzando a 1:38 tutto da solo un and one per il 30-32.

I Pacers andavano sul +5 dopo due FT splittati da Stephenson (30-36) quindi un pick and roll tra LaMelo e Washington portava all’ennesimo two and one per Charlotte che prima di chiudere il quarto incassava un altro libero dell’ex Stephenson per il 33-36.

Kelly Oubre Jr. finirà con 39 punti. Foto tratta dal sito ufficiale degli Charlotte Hornets.

Con una difesa non esattamente funzionante agli Hornets non restava che provare ad aprire il secondo quarto bene in attacco e la tripla di Oubre Jr. a 11:04 per il pareggio a quota 36 ma il trend perdurava per tutto il quarto con Oubre ad esempio a riportare in vantaggio gli Hornets con un tre frontale 46-43 prima che l’ex Lamb trasformasse anch’esso da fuori per il 48-48.

Il nuovo vantaggio di Bouknight con partenza ottima (finta su Lamb) e chiusura in fing and roll serviva a muovere il punteggio ma con Indy tornata sul +2 toccava a Oubre andare in lunetta (il terzo fallo di Bitadze costringeva i Pacers a richiamare il centro in panchina rinunciando a un pezzo pregiato dell’attacco in serata) a pareggiare a quota 56.

A 4:31 era sempre Oubre Jr. in lunetta a mandare a bersaglio due FT per il 60-59, un punto di vantaggio che si estendeva a 4 con la jam di P.J. Washington servito in corsa da Rozier raddoppiato.

Facile a quel punto schiacciare il 68-64, meno mantenere il vantaggio perché se Duarte in lunetta pareggiava, a :29.1 Stephenson (fallo di P.J. sul tentativo di stoppata) faceva passare avanti la squadra gialloblu.

A salvarla da un primo tempo in svantaggio era Rozier che tirava un rim/glass 3 che finiva per inabissarsi nella retina lasciando avanti di un risicatissimo punto i Calabroni dopo un primo tempo sofferto contro una squadra in emergenza ma capace di mettere in difficoltà una difesa che lasciava perplessi.

Percentuali alte dal campo: 54,5% CHA, 58,1% IND, 47,4% CHA, 46,7% IND, 14/17 Vs 13 17 ai FT, la differenza a tenere in corsa i Pacers la facevano i rimbalzi (18-27) e qualcosa negli assist (16-20) oltre alle second chance (2-9) mentre a favore di Charlotte parlava l’11-6 nei fast break.

I 44 punti del trio Oubre Jr., Rozier e Bridges (16, 14 e 14) tenevano in corsa la squadra di Borrego.

Urgeva cambiare marcia approfittando dell’intervallo e l’apertura del secondo tempo di Martin prometteva bene con una tripla dall’angolo destro (74-70) e un runner ritmato in girata rilasciato dal pitturato per il +6.

Lentamente il divario saliva: due FT di Bridges con la difesa dei Pacers in chiusura aggressiva in raddoppio su di lui ma per Miles il quarto fallo costava la panchina.

LeVert in lunetta mancava un FT mentre LaMelo in palleggio in corsa rilasciava un floater perfetto in uno contro uno e mentre Indy perdeva occasioni, complice LeVert che a rimbalzo offensivo guadagnava due liberi ma ne lasciava sul campo un altro, Charlotte con un bound pass d’autore di Plumlee per la schiacciata di Oubre e la palla intercettata da Ball sulla linea di passaggio per la transizione di Rozier a 8:48 producevano il +12 (84-72).

Cody Martin realizzava una tripla mentre a 7:38 Ball collassava sul parquet colpito da D. Washington mentre la deep 3 si infilava.

Gioco da 4 punti che si univa ai canestri di LaMelo (un paio di scorribande finite con classe), a quello di Plumlee servito corto da un pocket pass di martin under the radar e da quello di Oubre Jr a 4:47 con il colpo di Craig in uscita che tuttavia non costava il libero supplementare perché Kelly mancava il FT lasciando però un +20 a Charlotte: 102-82.

I Pacers provavano a rientrare battendo un paio di colpi con Stephenson complice il rilassamento di Charlotte ma dopo qualche errore al tiro gli Hornets riprendevano la doppia decina di vantaggio chiudendo a 12 dalla fine sul 113-94.

Una schiacciata di P.J. Washington. Foto tratta dal sito ufficiale degli Charlotte Hornets.

L’ultimo quarto partiva con il record di punti Hornets ottenuto in 3 quarti (il precedente di 112 era stato ottenuto contro Memphis)e la tripla di Oubre Jr. prometteva di avviare bene anche l’ultima frazione anche perché la risposta di Brissett in two and one (fallo proprio di Kelly) teneva sulla corda i calabroni (116-100 a 10:57) che segnavano con uno spin dal mid range fuori equilibrio di Ball prima che lo stesso in corsa pescasse Oubre sulla diagonale destra con un bound pass all’indietro.

Tre punti e imenotteri che sulle ali dell’entusiasmo, tripla dopo tripla accumulavano punti con Kelly a spedir dentro quasi tutto ciò che toccava compresi due dardi lanciati dall’angolo dietro la tabella a destra e un deep 3 frontale per il 143-111 ad anticipare l’impressionante alley-oop di Jackson (atletismo da vendere) ma Bridges partecipava alla festa da tre e Bouknight da sotto allungava.

Finale con la bench in campo che rallentava un po’ ma un paio di jump hook soft di Richards a bersaglio scavalcavano il record di punti di Memphis dell’anno e Charlotte chiudeva con la partecipazione di Jones con tripla per l’esplosivo 158-126 finale spazzando la serie sul parquet avverso contro la squadra che ci aveva eliminato l’anno precedente ai play-in.

Analisi

Dopo un primo tempo sofferto e preoccupante dal punto di vista difensivo, Charlotte limita in avvio di ripresa gli attacchi di Indiana continuando a segnare con regolarità creando velocemente il distacco attestatosi sul +19 a fine terzo quarto.

Percentuali ben al di sopra del 50% per gli Hornets (anche da tre) e un 30-15 nei fast break oltre ad aver ribaltato lo svantaggio assist nel secondo tempo e messo qualche pezza a rimbalzo offensivo, fattore che nel primo tempo aveva creato troppi problemi.

Gli Hornets portano a casa così la partita contro una squadra decimata dalle assenze di Brogdon, Sabonis, Turner e McConnell.

Per Carlisle il secondo tempo da incubo apre qualche interrogativo ma l’esplosione degli Hornets in serate come questa, specialmente nell’ultimo quarto dove di basket costruito non se ne è visto tanto con triple a pioggia (chiedere a Oubre Jr. che ha chiuso con 10 frecce a bersaglio e 39 punti finali), può accadere, specialmente contro una squadra rassegnata difensivamente.

Tutti in campo per Carlisle con ben 8 uomini in doppia cifra: Bitadze e Jackson con 17 punti a testa hanno evidenziato i problemi nel pitturato degli Hornets, i 14 di Craig e Stephenson, gli incrociatori di Carlisle hanno mostrato qualche piccola crepa nei meccanismi di protezione, altra coppia dietro i primi 4 con Duarte e Diane Washington Jr. a 11, infine, a 10 pt. Justin Holiday e Caris LeVert, dai de si attendeva di più ma il secondo è stato limitato dai falli.

Gli ex Stephenson e Lamb poi hanno chiuso rispettivamente con 10 assist il primo, 6 punti e due tecnici rapidi con conseguente espulsione per il secondo.

Gli Hornets portano a casa una brillante vittoria con molti record rotti, propri (39 punti di Oubre Jr. dalla panchina) o dell’annata (il massimo di punti stagionali apparteneva a Memphis) e adesso tornano a casa per preparare il week-end contro le losangeline perché ogni vittoria, indipendentemente dal team avversario, sarà importante.

LaMelo Ball: 9

29 pt. (11/16), 10 rimbalzi, 13 assist, 1 rubata, 1 stoppata, 4 TO, +45 in plus/minus. Tripla doppia per Ball che infiammandosi in vesti di scorrer e passatore durante il terzo quarto contribuisce a dare la spallata decisiva ai Pacers. E’ già la quarta tripla doppia nell’annata, quinta della sua giovane carriera e raggiunge il compianto Anthony Mason per la season. Gran partita con canestri di classe in entrata o dal tocco morbido più un deep 3 and one splendido.

Terry Rozier: 8

20 pt. (6/12), 2 rimbalzi, 3 assist, 2 rubate. 4/8 da tre punti partendo subito bene con triple importanti come quella che chiude il primo tempo dandoci il +1. Si ritrova in serata, molto confidente riesce a galleggiare tra gli spazi lasciati dai Pacers infilando buone conclusioni. Un ottimo passaggio per P.J. I corsa sul raddoppio mostra come sia migliorato anche nella comprensione del gioco, non solo istintiva ma a noi piace quando è in fiducia.

Cody Martin: 8

11 pt. (4/8), 3 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, 2 stoppate. Arriva in doppia cifra e l’apertura del secondo tempo è fondamentale con 5 punti consecutivi per trascinarci sul +6. Liberi un po’ da rivedere nel meccanismo. Si piega tantissimo ma molleggia meno in risalita. In 26:01 parte con qualche problema di falli quindi qualche minuto viene mangiato da un limitaggio precauzionale ma oltre a una rubata nel secondo quarto a D. Washington piazza anche due stoppate con quella sul tiro da tre dello stesso omonimo di P.J., un incubo per lui.

Miles Bridges: 7,5

22 pt. (8/10), 4 rimbalzi, 1 assist. Beh, primo quarto fantastico con le solite entrate che sembrano entrate tra paletti, un mix di potenza alla Alberto Tomba e la sfrontatezza con linee aggressive alla Gorgia. Ogni tanto poi spara qualche colpo rimpinguando il bottino ma anche per lui come per Martin i problemi di falli (il quarto lo commette presto nel terzo periodo per un contatto con il corpo in aiuto) lo limitano a 28:00 minuti.

Mason Plumlee: 6

7 pt. (3/4), 4 rimbalzi, 6 assist, 1 rubata, 1 stoppata in 27:10. Complementare ai big scesi sul parquet Mason sfoggia una buona serata nelle vesti di passatore con un paio di chicche come il bound per il taglio di Oubre Jr.. Una reverse dunk la mette anche stasera ma qualcuno lo porti in Vaticano, lo chiuda dentro un campo da basket durante una conclave e non lo faccia uscire più finché non sarà fumata bianca ai liberi, laddove fa più danni della grandine. Dietro lo trovo troppo modello Telepass in serata con poco atletismo ed aggressività a rimbalzo ma se il primo è un problema strutturale, il secondo è cronico-mentale.

Kelly Oubre Jr.: 9,5

39 pt. (12/18), 5 rimbalzi, 3 assist, 2 rubate in 35:12. Come il clima odierno Oubre Jr. è un fenomeno estremo. O tutto o niente. Dopo due prestazioni da depressione caspica o karmica, scegliete voi, salta fuori dalla panchina infilando 10 triple pareggiando nell’annata Fournier ed Edwards realizzando il record di punti dalla bench. Parte subito bene e trova punti importanti, prosegue anche nel terzo quarto contribuendo ad aumentare il divario ed esplode lì con l’ultimo quarto in the zone finendo a 10/15 da fuori dopo aver iniziato aggressivo concretamente verso canestro. Peccato per il 3 and 1 mancato ma il 5/6 ai liberi lo mostra concentrato.

Ish Smith: 6

0 pt. (0/1), 2 rimbalzi, 1 stoppata. Gioca 4:52, poco da dire, 6 diplomatico.

P.J. Washington: 6

9 pt. (3/5), 1 rimbalzo, 4 assist, 2 rubate, 5 PF in 17:45. Un paio di triple fallite a intorno al ferro non sbaglia. Più di altri in trouble nei falli (comunque il tentativo di stoppata su Stephenson portava l’ex a splittare), però riesce a rubare un paio di palloni e a fornire un po’ di assistenza ai compagni. Sarebbe da 6,5 ma la presenza a rimbalzo è davvero rarefatta.

James Bouknight: 6

13 pt. (4/14), 3 rimbalzi, 1 assist. Le solite iniziative che lo vedono andare un paio di volte a realizzare con buona mano in lunetta. Non sempre gli va bene come da fuori con un ¼ (segnato nell’ultimo quarto) e le percentuali non sono alte ma attacca. Non convinto su un paio di chiamate fishiate contro dalla terna. Nel finale va a stoppare (a gioco fermo ma ormai era lanciatissimo) Sykes finendogli addosso: spinta dell’avversario, spintone più forte di James e un po’ d parole tra i due. La terna ricuce lo strappo, abbraccio, niente tecnici e via, tutti amici come prima.

Kai Jones: 6

3 pt. (1/1), 1 rimbalzo, 1 assist. Prima tripla in carriera per Kai (dalla diagonale sinistra), ultimo entrato sul parquet per 3:05 di garbage time.

J.T. Thor: 5,5

0 pt. (0/2), 1 rimbalzo. Un paio di tiri presi con fretta come l’arresto e tiro ampiamente out dalla diagonale destra in 4:52.

Nick Richards: 6,5

5 pt. (2/2), 2 rimbalzi. Due rimbalzi in 4:52 ma soprattutto due jump hook in post basso destro dal tiro morbidissimo già dal soffice rilascio con declinazione perfetta nella tenera retina. Per quanto è spigoloso il giamaicano potrebbe sembrare un ossimoro. E’ lui che rompe il record di punti dell’anno di Memphis.

Coach James Borrego: 6,5

Un primo tempo preoccupante figlio delle uscite precedenti contro una squadra decimata senza usare risorse più possenti nonostante i problemi a rimbalzo. Cambia atteggiamento nella ripresa la squadra e la partita volge quasi subito al meglio. Per il resto è la sagra del tiro da tre con un 24/45… potrei errare ma credo sia stato pareggiato il record di bombe infilate in una partita per quanto riguarda i Calabroni. Alcuni time-out in leggeri momenti di sbandamento sono provvidenziali.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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