Game 39: Charlotte Hornets Vs Memphis Grizzlies 107-131

JT Thor autore dell’ultimo vantaggio Hornets (22-21) impegnato in azione.

In una partita testa coda gli Hornets non paiono né beneficiare del fattore campo né essere realmente una squadra da NBA perché il confronto non c’è.

Nella porta girevole degli infortuni rimangono out Oubre Jr. (legamento alla mano sx strappato e avrà bisogno di operarsi, ipotesi out dalle 4 alle 6 settimane) e Hayward (uscito durante l’ultima partita) mentre dopo aver giocato la prima partita con San Antonio per un minuto si rivedeva Cody Martin tra le fila degli Hornets.

Si capiva sin da subito che l’intensità e le caratteristiche difensive dei Grizzlies, tutti posti a difendere forte intorno al box, avrebbe messo in crisi una squadra che fa fatica a segnare e sarebbero stati pochi i punti di rottura dei centri.

Gli Hornets a quel punto si adattavano immediatamente cercando di scaricare palla sull’uomo libero oltre l’arco e la tattica per tenere il passo, con giocatori ancora freschi funzionava per buona parte del primo quarto sino ad un paio di cambi che rivoltavano il match.

Charlotte, infatti, segnava i primi 16 punti interamente con la coppia in backcourt Ball & Rozier (2 FT a testa e la dozzina di resto da oltre l’arco) bravi a portare avanti 16-14 Charlotte.

Memphis ci metteva poco a ripassare avanti – dopo la tripla di Thor per il 22-21 – creando un parziale nel quale Morant si inventava un canestro difficile sulla ricezione un fade-away, sull’ancata sbilenca da dietro di Rozier la palla scavalcava Williams e finiva nel cesto.

Nonostante l’ingresso di Martin e Williams niente arrestava i Grizzlies abili a finire il quarto sul 26-40.

Hornets già con un piede fuori dalla partita che nel secondo quarto incassavano un parziale da 10-0 utile per portarli entrambi fuori match: 35-60, un -25 che a all’intervallo sarà -29 (47-76).

Impietose diverse statistiche del primo quarto soprattutto quelle a far la differenza: 32,0% Vs 53,2% (34,8% Vs 31,6%) 25-40 a rimbalzo, 16-32 nel pitturato e 2-10 nei fast break nei quali gli Hornets solitamente brillano.

Il ritmo dei Grizzlies, accettato da Charlotte, mandava KO, inabile ad attaccare il ferro se non con un paio di puntate di Dennis Smith Jr., il quale, rientrato un po’ incattivito, inaugurava i tre tecnici rifilati agli Hornets (il suo meritato, l’ultimo a McDaniels, gratuito).

Charlotte che giocava il secondo tempo solamente per firma (pareggiando 26-26 il terzo quarto e accorciando leggermente nel finale sino al 107-131 all’ultima sirena) con un Ball a 1.000 assist, quarto giocatore più giovane a raggiungerli dopo LaBron, Marbury e Trae Young, inoltre pareggiava la serie da 20 game con almeno 20 punti di Glen Rice ottenuta però nell’annata migliore degli Charlotte Hornets (1996/97).

I 61 punti rifilati proprio ai Grizzlies qualche anno fa, il più ampio margine di sempre nella storia degli Hornets, sono solo un pallido ricordo, il calvario di Charlotte continua e se gli Hornets non trovano il ritmo per colpa degli infortuni, la difesa rimane il problema principale.

Memphis ha chiuso con il 50,0% dal campo, Morant con 23 punti, Bane con 19, Brooks ne ha realizzati 18 e Jaren Jackson Jr. 17.

Per Charlotte, oltre ai 23 pt. e 12 assist di Ball (non bene al tiro però con 7/23 dal campo compreso un intestardito 4/13 da tre), 21 punti arrivano da Rozier, 16 da McDaniels lanciato in quintetto ma con un -27 in +/- e 15 da P.J. Washington.

Next game contro Milwaukee e sarà un altro si salvi chi può in (vana?) attesa di un miracolo al Draft che consegni Wembanyama alla squadra del North Carolina.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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