Game 43 – Charlotte Hornets @ Houston Rockets 122-97

Intro

Osservando la superficie di un oggetto in maniera veloce a volte non si fa caso a quanto questi in realtà non sia un monoblocco ma una realtà complessa scindibile e analizzabile.

Se pensiamo a un paese come gli Stati Uniti le realtà si fanno ancora più complesse.

Se pensiamo agli States del ‘900 scorgiamo ancora innumerevoli retaggi razzisti del passato che ponevano divieti a donne, neri, poveri, ecc..

Forma di emarginazione che resiste in tutto il mondo quella dovuta all’istruzione sofista ma su altri diritti si sono fatti passi avanti anche grazie a campioni dello sport.

Uno dei più amati od odiati fu senza dubbio Cassius Marcellus Clay Sr., al secolo Muhammad Ali dopo la sua conversione all’Islam.

Ali è un maestro della provocazione, uno che nel suo paese deve solo far divertire pensando a vincere ma per gli americani rimane un “nigger” tanto che quando gli verrà chiesto di andare a combattere in Vietnam in una guerra offensiva lui dirà: “Io non ho nulla contro i vietcong. Nessuno di loro mi ha mai chiamato negro.”

Ali chiede quindi di non andare al fronte per morivi religiosi ma una giuria di uomini bianchi nel 1967 lo condanna a cinque anni di galera e gli va di lusso che sia già un campionissimo e cinque siano solo i giorni che sconterà realmente in carcere per renitenza alla leva ma viene privato del titolo egli tocca rimanere fuori dal ring per gli anni migliori della sua carriera (dai 25 ai 29).

Unitamente ad altre, anche la sua battaglia per l’obiezione di coscienza farà sì che nel 1973 gli Stati Uniti riconoscano questo diritto.

Ali però rientra a combattere e vincere finché diventa inevitabile lo scontro con la galassia George Foreman, un pugile conosciutissimo oggi che divise la sua carriera in due parti e che nonostante fosse fan di Ali combatteva con uno stile differente, fatto tutto di potenza.

Foreman, texano, non dava problemi, vinceva alle olimpiadi ed era imbattuto sul ring, l’americano medio faceva il tifo per lui e non per Ali che rappresentava il dissenso degli esclusi.

Ali pensa di realizzare l’incontro in Africa, quella delle sue origini, dei suoi avi “schiavi di colore” in quello che sarà conosciuto come combattimento “rumble in the jungle” che inizierà alle 4 del mattino del 30 ottobre i974, primo incontro organizzato dal famigerato “Don King”.

Foreman è più alto e pesante di lui, inoltre ha sette anni in meno di “Cassius” ed è all’apice della sua carriera, tutti pensano che Ali verrà spazzato via tanto che non è difficile immaginare il ghigno tipico del bianco razzista con birra e popcorn in mano quando Ali nelle prime riprese subisce soltanto chiudendo la guardia.

Le mazzate di Foreman round dopo round sono sempre più tremende ma Ali ha elaborato la strategia di usare le corde per rimbalzarci sopra attutendo i colpi di Foreman che continua a sparare bordate potenti ma più attutite.

Alla fine la stanchezza viene a galla, Ali provoca e all’ottava ripresa Foreman, come un toro si getta su Ali cercando di mandarlo al tappeto ma il campione gli gira intorno passando dalle corde a colpirlo con dei ganci.

Una serie di due ganci finali fa crollare Foreman mandando in visibilio in pubblico africano che sente lo spirito di Ali più affine a loro e alla natura.

Dopo un violento nubifragio un giornalista va a cercare Ali e lo vede impegnato a insegnare un gioco a dei bambini africani all’alba di un nuovo giorno nonostante tutti i colpi subiti.

Gli Hornets senza Ball sembrano alle corde ma la spinta e il primo gancio a San Antonio hanno fatto sì che la resistenza di Charlotte si sia protratta andando oltre le più rosee speranze e aspettative dei fan.

Adesso Charlotte deve continuare a difendere e rimbalzare sferrando quei ganci per salire sopra quota .500 (siamo sul 21-21) e vincere le partite.

Sappiamo che subiremo dei colpi da qui alla fine ma dovremo elaborare una strategia intelligente e vincente per arrivare ai PO con Ball operatosi a NY che a oggi è dato out almeno per quasi un mese in attesa di valutazioni successive su un suo possibile rientro nel finale di stagione.

Ali ci ha dato numerosi spunti aforistici: “Pungi come un’ape e vola come una farfalla” dovrebbe essere anche lo stile degli Hornets, in fondo come ha detto lo stesso Ali: “Impossibile non è un dato di fatto, è un’opinione. Impossibile non è una regola, è una sfida. Impossibile non è per sempre. Niente è impossibile.”

Il nostro dado non è ancora tratto…

Analisi

Dopo un brutto inizio, disattento in difesa, un primo tempo giocato alla pari con gli avversari e vinto ai punti (58-55) con i liberi di Rozier nel finale, gli Hornets smettono di rimbalzare sulle corde nel terzo quarto colpendo con una serie di conclusioni i Rockets.

L’attacco dei razzi diviene statico, Wall in panchina se la prende con la squadra e Silas è scorato dopo un attacco dei suoi terminato dopo i 24 secondi…

Rozier e Graham (appena dopo l’attacco ai 24 dei Rockets descritto mette un gioco da 4 punti) bersagliano il canestro dei Rockets allontanando il team da un possibile nuovo crunch time.

Dal +3 si passa al +23 in soli 12 minuti grazie a un parziale di quarto da 35-15.

Su uno dei campi più ostici per la tradizione di Charlotte la squadra questa volta passa agevolmente reimmergendo i Rockets nei loro attuali problemi.

Peri i texani Wall metterà a referto 20 pt. e 7 assist, a seguire come numero di punti realizzati troviamo McLemore con 14, Wood con 11 pt. (0/5 da tre punti) e 10 rimbalzi, infine, Danuel House Jr. con 10 pt. a chiudere per gli uomini di Silas che hanno ottenuto una doppia cifra.

Le percentuali al tiro degli Hornets decidono la partita: 51,2% dal campo con il 47,4% da tre a fronte di un rispettivo 38,4% e un 32,7% da tre non potevano dare scampo ai texani.

Rimbalzi, punti nel pitturato e fast break sono state altre componenti che hanno permesso agli Hornets di vincere senza dover soffrire nel finale sebbene le 6 palle perse da Houston siano pochissime ma determinino anche un gioco senza rischi troppo statico.

La partita

I quintetti:

1° quarto:

Partiva male Charlotte con un atteggiamento mentale difensivo errato: perso Wood in area gli Hornets subivano sul passaggio sotto i due punti dell’ex e a poco serviva l’uscita sulla destra con la bela tripla in ritmo di Rozier se si lasciava anche Brown in angolo sinistro libero di colpire da tre.

P.J. andava corto su un tiro frontale contrastato e l’entrata di House, troppo veloce per P.J., valeva il 3-7.

Rozier non segnava, Brown sì, quindi finalmente i Calabroni segnavano in post basso destro con uno spin jump hook di P.J. che batteva sul ferro e finiva dentro.

A 9:39 Tate metteva dentro un altro facile canestro e Borrego andava in time-out per parlarci sopra.

P.J. Washington andava a realizzare il 7-11 in driving layup ma un parziale di 0-6, ancora troppo easy (Wood in alley-oop e Martin per due FT su fallo di Graham per bloccare l’easy alley-oop) lanciavano i Razzi in doppia cifra nel vantaggio (7-17).

La sveglia per i Calabroni la suonava Hayward che segnava da tre su assist di Cody Martin, metteva un fade-away dopo uno spin e tornava a colpire da tre con un personale parziale di 8-0 ma si faceva poi sfuggire un passaggio schiacciato sulla transizione per il pari e dal possibile pari a quota 17 si passava al 15-19 dopo la realizzazione di Wall a 3:46.

La tripla di P.J. Washington dalla destra accorciava sino al minimo scarto e dopo un errore di Wood contro Cody Martin dal passaggio extra di Hayward nasceva la tripla aperta per il sorpasso firmata Cody Martin (23-21).

Pari di Wood in schiacciata, errore largo di Hayward dal quale nascevano due FT per Zeller (Martin saltando sulla schiena di Cody) e un punto di vantaggio.

La tripla di McLemore faceva rimetter il capo avanti ai Razzi ma a :25.7 un fallo su Miles in post valeva il nuovo pari agguantato dal numero zero in lunetta che stabiliva anche il finale di quarto.

Buona prestazione di Monk con diverse penetrazioni che hanno portato punti per Charlotte. Foto tratta dal sito ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

La seconda frazione partiva con l’errore da oltre l’arco di Cody Martin e la capitalizzazione da tre punti di McLemore.

Per recuperare ci volevano due FT di Zeller che troneggiava sui più piccoli avversari.

Martin (quello di Houston) schiacciava il 28-31 ma a 10:15 un altro rimbalzo offensivo del troneggiante Zeller conduceva a due liberi a segno per il nostro centro.

Zeller raccoglieva anche il rimbalzo dall’errore di Bridges favorendo la tripla da seconda possibilità di Monk che sorpassava sul 33-31.

Tate da tre non funzionava, Graham con l’arresto e tiro rapido dalla FT line sì e presa la mano arrivava anche la tripla del nostro “nuovo” playmaker a 8:34 per il 38-33.

Dopo due FT per McLemore gli Hornets tentavano lo strappo con un uncino in ara di P.J. Washington che fermato con il fallo vedeva la palla ricadere nella retina sia sul tiro che sul libero addizionale.

Da una rimessa dal fondo nella nostra metà campo poi nasceva la steal rapida di Monk che in transizione contro Wilson era sballottato dallo stesso senza che il lungo riuscisse a fermare la sua alzata che gli valeva l’aggiuntivo.

A 7:47, sul 44-35 gli Hornets allentavano la presa affidandosi a un paio di tiri errati di Cody Martin così le triple di House e Tate (6:01) segnavano il rientro dei rossi sul 44-41.

Rozier con il crossover in entrata appoggiava oltre Wall che iniziava a carburare con 2 FT a 4:51 (chiusura di Hayward considerata fallosa).

Un catch n’shoot 3 di Rozier restituiva una manciata di punti (49-44) ai teal che subivano di ritorno però la bomba di Wall oltre la barriera di Biyombo.

Un ½ di Biz (fallo di Wood sul post up del congolese) valeva il 50-47 poi era ancora l’africano ad esaltarsi in reverse jam prima che Wood dalla lunetta segnasse due FT grazie al rimbalzo offensivo conquistato.

La tripla di Wall faceva toccare il pari alla squadra di S. Silas (52-52) ma Rozier invertiva la rotta anche sul campo, cercando l’hand-off, per liberarsi dell’avversario faceva un giro con cambio inverso finendo per assestarsi e colpire dalla diagonale sinistra battendo la pressione difensiva.

A :38.3 House infilava la tripla del nuovo pari ma Rozier si sentiva già in crunch time con lo step-back 3.

Il tiro non era un granché ma la chiusura troppo aggressiva di House Jr. regalava a Rozier i tre liberi che fissavano il punteggio sul quale le squadre raggiungevano gli spogliatoi: 58-55.

3° quarto:

Partenza “a razzo” contro i Razzi degli Hornets a inizio ripresa con un parziale di 7-0 (a unirsi al 3-0 del primo tempo) composto da un passaggio in corsa di Rozier per la dunk in corsa di Biyombo, una tripla di Graham dalla diagonale destra e un off-balance di Rozier dalla sinistra: 65-55.

Il lancio degli Hornets era interrotto da Wall che in diagonale riusciva in corsa ad alzare ed eludere la stoppata di Biyombo ma Graham sparando dall’altra diagonale cominciava a vedere la vasca da bagno: altra tripla per il 68-57 a 9:45.

I Rockets mancavano tre tiri sulla stessa azione ma conquistavano ancora una rimessa laterale sulla quale House alla fine segnava attaccando Biyombo.

Graham a 8:23 colpiva con un altro fendente dalla diagonale oltre l’arco e dopo un bell’alley-oop di Wood a una mano Rozier trovava due volte il canestro in entrata di sinistra (la seconda volta grazie all’assist di Graham a 7:28).

Se poi “Scary” metteva dentro anche l’off-balance da tre dalla sinistra faceva davvero paura a Houston che incassando il 78-61 cominciava a crederci molto meno.

L’attacco statico dei locali con Wood a cercare una tripla non funzionava, l’assist di P.J. in triangolazione con Biyombo valeva l’80-61 per un parziale di 9-0 in due minuti.

Nonostante 4 tiri liberi di Wood (2/4) e una tripla di Brown a riportare sul -15 i Rockets gli Hornets tornavano a segnare con regolarità grazie a Monk che metteva un reverse molto bello prima di sparare una tripla frontale che valeva l’87-68.

Da un Wall piuttosto arrabbiato con House e la squadra in panchina si passa allo scoramento del coach dei Rockets Silas che vedendo i suoi non arrivare al tiro nei 24 secondi disponibili e incassando anche il gioco 3+1 di Graham a 1:16 (93-68) si abbatteva.

93-70 a fine quarto con l’alzata di DJ Augustin dalla baseline sinistra ma partita virtualmente finita.

4° quarto:

L’entrata di Monk e la tripla di Bridges portavano il divario sul +25 (98-73).

Monk continuava a penetrare e a segnare fino a quando Wall non gli rifilava un colpo in faccia con l’avambraccio proteso in stoppata.

Caleb Martin, splittando, segnava il 114-81, un +3 che si abbassava nel finale sino al 122-97 con la panchina profonda di Charlotte in campo capace comunque di produrre una tripla di Darling dalla destra e due punti dalla baseline (stesso lato) di Carey Jr. con un buon tiro lungo.

Un finale tranquillo con la “radiolina” accesa a Sacramento visto che se gli Hawks dovessero fare un passo falso contro i Re (mentre scrivo, a 3:41 dalla fine i Kings conducono 100-96), Charlotte prenderebbe in un sol colpo la testa della divisione e la 4ª posizione a Est nonostante l’infortunio di Ball.

Devonte’ Graham: 8,5

21 pt. (7/10), 2 rimbalzi, 3 assist, +13 in +/-. 1 TO. “Welcome back Devonte’!” Graham tira con il 70,0% dal campo dopo una partenza con il freno a mano tirato. Nel terzo quarto inanella triple finendo con un 6/9 da oltre l’arco. Confidente, è decisivo per la fuga di Charlotte, se ha spazio la mano è precisa. Serve tre assist e cade in un solo TO. Al nono posto all-time tra i giocatori che hanno realizzato più triple per la franchigia degli Charlotte Hornets/Bobcats, si avvicina a grandi passi all’ottava piazza, quella occupata da quel DJ Augustin incrociato stanotte.

Terry Rozier: 8

25 pt. (9/14), 3 rimbalzi, 4 assist, +19 in +/- in 29:50. Dopo la prima tripla e i primi punti per Charlotte ha una slow start. La sua partenza aiuta i Rockets a credere che sarà una serata ancora magica dopo la recente W su Toronto ma quando Terry si riaccende nel secondo quarto e ancor di più nella terza frazione è incontenibile. Le sue penetrazioni con fade-away, le due chiuse di mancina e la tripla da sinistra ancora fuori equilibrio danno una mano agli Hornets a lanciarsi in un terzo periodo decisivo. Non gioca nemmeno 30 minuti, mette insieme 25 punti con un 4/8 da oltre l’arco. Finalizzatore da incubo per gli avversari.

Gordon Hayward: 6,5

8 pt. (3/6), 7 rimbalzi, 3 assist, +14 in +/-. 2 TO in 18:54. In avvio tiene a galla Charlotte con 8 punti di parziale con due bombe intervallate da uno spettacolare fade-away dopo uno spin poi smette di segnare sbagliando qualche tiro dei suoi e mancando anche il pari su un passaggio rimbalzante che avrebbe solo dovuto appoggiare. Non arriva alla decina di punti anche perché non gioca nemmeno 19 minuti ma il suo contributo è fatto anche di rimbalzi e assist.

P.J. Washington: 7

12 pt. (5/10), 12 rimbalzi, 4 assist, 1 stoppata, +19 in +/-. 2 TO. Una dozzina di punti e assist lo portano nuovamente in doppia doppia. Gli assist che mancano di Ball a volte li smista lui vedi il passaggio altruista e breve che chiude la triangolazione in area per due punti facili di Biyombo. Potrebbe segnare qualche punto in più ma non è in serata super da oltre l’arco dove chiude con un ¼. Chiude molto meglio Wood che si innervosisce tra qualche fallo di P.J. e il gioco fisico. Riesce spesso a stargli dietro dopo un avvio così così. Una super stoppata e un gioco equilibrato (saranno quei basettoni come vibrisse dei gatti a dargli equilibrio?) gli consentono di essere l’uomo in più. Alterna con la terna proteste moderate e sorrisi, più che P.J., P.R….

Bismack Biyombo: 6

7 pt. (3/3), 1 rimbalzo, 2 assist, +10 in +/-. 2 TO in 20:13. Un paio di canestri interessanti: uno in corsa su pick and roll grazie all’assist offerto gentilmente da Rozier e un reverse veloce cambiando lato del ferro. Prende un solo rimbalzo. Tra il fatto che giochi 20 minuti e finisca spesso alto in marcatura. Subisce una tripla da Wall sul perimetro e non è così performante come la scorsa partita, onesta ma rende meno.

Miles Bridges: 6,5

5 pt. (1/5), 8 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 2 stoppate, +22 in +/-. 1 TO. “Welcome to the party” è il messaggio lanciato dai telecronisti di Charlotte a secondo tempo inoltrato quando Miles, segnando l’unico tiro dal campo della sua partita (da tre punti), partecipa all’offensiva vincente dei calabroni. Introduciamo però l’argomento plus/minus/difesa… Strappa rimbalzi importanti e piazza due stoppate (bella quella in salto sul tentativo di tripla di McLemore) nonostante nel finale pare abbia qualche fastidio alla mano destra curata dalla panchina Hornets durante le pause. Solo 5 punti (2/2 ai liberi) ma una buona difesa per fermare gli avversari.

Cody Zeller: 6,5

8 pt. (¼), 7 rimbalzi, 1 assist, +14 in +/-. +14. Ai liberi fa 6/10 non essendo ancora al 100% della forma al suo rientro, infatti, gioca 15:39. La particolarità è che cattura ben 6 rimbalzi offensivi torreggiando e troneggiando sotto la plancia di Houston. Spintonato di qua e di là riesce comunque a passare dalla lunetta per punti o a tener vivo il possesso. Peccato non riesca a resistere alla schiacciata di martin anche se tocca la palla ma come detto, le condizioni fisiche non erano ottimali.

Cody Martin: 6,5

8 pt. (3/12), 6 rimbalzi, 2 assist, +29 in +/-. 2 TO. Vale il discorso fatto per Bridges ma ancora più amplificato perché lui gioca 32:06 entrando per esigenze difensive con gli Hornets in difficoltà e con iniziali problemi di falli. Il tiro è quasi inesistente: dopo la tripla messa a segno non ne mette più una sino al finale ma esalta la difesa di Charlotte andando a dar fastidio agli attaccanti.

Malik Monk: 8

19 pt. (7/10), 3 rimbalzi, 4 assist, 2 rubate, +14 in +/-. 2 TO in 23:40. Una bella steal da una rimessa dal fondo nella nostra metà campo con fallo ripetuto di Wilson inabile a fermare il suo appoggio diretto a canestro che gli varrà anche l’and one. Houston non ha risposte sulle sue penetrazioni che gli riescono sempre fino a che Wall decide di abbatterlo con un avambraccio in faccia (forse non del tutto volontario). Aggiunge un 2/4 da fuori ed è benzina dalla panchina.

Jalen McDaniels: 6

0 pt. (0/1), 1 assist, -7 in +/- in 4:13. Un buon assist da drive and kick per la bomba di Darling aiutano il compagno a trovare i primi punti in NBA. Una tripla personale mancata e una difesa tanto per chiudere la partita.

Caleb Martin: 6

4 pt. (0/1), 1 rubata, -2 in +/- in 6:28. 1 TO. 4/5 dalla linea dove migliora la mano anche grazie al fallo gratuito subito sulla sua tripla dalla sinistra. Un tiro mancato e idem con patate guardando McDaniels sulla difesa.

Nick Richards: s.v.

0 pt. (0/0), -8 in +/-. Nulla da segnalare in 4:08 se non un fallo e una difesa non consistente ma non prende responsabilità

Vernon Carey Jr.: 6

2 pt. (1/1), 1 rimbalzo, -7 in +/- in 2:58. Un rimbalzo e un buon canestro con un preciso lungo due dalla linea di fondo destra. In attesa di rivederlo il ragazzo si fa interessante.

Nate Darling: 6

3pt. (1/3), 1 assist, -5 in +/-. Entra come tutta la bench profonda nel finale. Una buona tripla con bella rotazione su servizio di McDaniels, poi ne prova un’altra da marcato da sinistra ma non gli riesce. Aggiunge un assist in 3:33. Attivo e sorridente si gode i primi tre punti in NBA.

Coach James Borrego: 7

Dopo un’entrata poco convincente piazza Cody Martin e la squadra inizia a girare in attacco dopo le prime azioni nelle quali era rimasta inibita dalla pressione e aggressività degli avversari. Il team, dopo un primo tempo alla pari ma vinto ai punti, spazza via per K.O. Tecnico gli avversari nella terza frazione. Da spazio nel finale a tutti aumentando la chimica di squadra e le eventuali iterazioni future.

Questo articolo è stato pubblicato in Uncategorized da igor . Aggiungi il permalink ai segnalibri.

Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.