Game 49: Charlotte Hornets @ San Antonio Spurs 90-114

Intro

Per sdrammatizzare varie situazioni negative legate al basket in casa Hornets (non solo) che negli ultimi tempi hanno caratterizzato un periodo pesante, proverò ad alleggerire il pezzo ricordando vari personaggi di Mai Dire TV, trasmissione commentata dalla Gialappas Band che riprendeva le stranezze di TV italiane ed estere a inizio anni ’90.

Personaggi improbabili che sono poi entrati nelle case degli italiani all’epoca saranno inseriti nelle pagelle, trait d’union perfetto con la “farsa” di San Antonio.

Analisi

Imbarazzante partita degli Hornets modello Dr. Jekyll and Mr. Hyde a San Antonio.

La squadra gioca un meraviglioso primo tempo fatto di difesa e rimbalzi (quelli mancati a Washington) mentre in attacco a un certo punto mi chiedo se quelli in divisa viola siano gli Spurs, invece siamo proprio noi.

Bel gioco di passaggi, punti di riferimento importanti in area con Zeller e Willy a sfruttare i loro cm mentre anche Miles portava energia e punti grazie al mirino ben posizionato.

Dopo aver chiuso sul 63-50 il primo tempo, proprio Bridges in avvio di ripresa sfruttava un gioco a due tra Zeller e Rozier per sparare la tripla aperta dall’angolo destro che trascinava Charlotte sul +18 (68-50) e poi sul +19 (70-51) giungendo al ventunesimo punto ma Charlotte scaricava la batteria in un sol colpo pendendo un parziale di 2-25 incredibile (72-76) che dava adito a qualche sospetto di tanking se non fosse per un Borrego mai visto così arrabbiato (giustamente) con i suoi per 9 TO pessimi nella frazione.

Dopo averli incoraggiati, nonostante i cambi, non riuscendo a frenate i TO nonostante i cambi era costretto a scoraggiarsi definitivamente quando, dopo esser partiti per gli ultimi 12 minuti con un recuperabile -5 (74-79), Mills in avvio di ultimo quarto trovava tre triple rapide con le quali gli Spurs si allontanavano definitivamente volgendo al delitto perfetto la partita.

Bravi gli Speroni ma si tratta sicuramente ci un concorso di colpe dove gli Hornets hanno nettamente la responsabilità maggiore per il risultato finale.

Se dovessi analizzare la partita come un game giocato seriamente dovrei scrivere che questa squadra, composta da molti giovani, ha staccato la spina, accontentandosi di provare a vincer la partita con il tiro da fuori e azioni troppo telefonate a partire dal terzo quarto, troppo presto.

Quello che non è scusabile è una difesa che si è diradata sino a scomparire nel finale.

Certo, Charlotte non si giocava nulla e San Antonio qualche speranza di playoffs ma è pur vero che perdere così: “Non è cosa” come direbbe una mia amica.

La partita

Starting five

All’AT&T Center Borrego si affidava a: Rozier, Graham, Bridges, M. Williams e C. Zeller con P.J.

Spurs messi in campo da Popovich con il seguente quintetto: D. Murray (9 pt. +10 rimbalzi), B. Forbes (6 pt.), DeRozan (24 pt.), Aldridge (8 pt.), Tr. Lyles (11 pt.).

Dalla bench Jakob Poeltl chiudeva con 17 punti, White con 12 e Mills con 11 (3 triple in avvio di ultima frazione) mentre Belinelli chiuderà a 1 in 15:00 minuti ma si riavvierà sicuramente su cifre più consone a lui.

1° quarto:

La partenza della gara era subito vivace con ritmi che si mostravano alti e marcature vere.

Il primo canestro della partita valeva tre punti.

DeRozan con la finta in area mandava Bridges in crisi; salto fuori cilindro, contatto di schiena, canestro e libero affondato.

Rozier a 10:29 si eclissava dalla portata del difensore per il tempo necessario ad aver lo spazio necessario per la tripla dalla diagonale destra pareggiando.

Aldridge con il jumper dalla destra e DeRozan (virata su Miles poco aggressivo) in layup portavano il risultato sul 3-7.

A 9:19 Bridges si dimostrava più aggressivo in attacco percorrendo la linea di fondo sinistra per arrivare a una potente bimane ma Lyles dal corner destro a 8:55, infilando il tiro pesante, realizzava il 5-10.

Miles in taglio diagonale riceveva segnando in scoop nonostante la stretta marcatura mentre Zeller con il tap-in correggeva un’altra iniziativa di un iper-attivo Miles.

Lyles con la finta in partenza si liberava del difensore arrivando in un attimo al ferro in schiacciata e DeRozan trovando spazio per alzar lateralmente su Cody segnava il 9-14.

Zeller perdeva un pallone in attacco ma in difesa Rozier resisteva bene a un possibile blocco da pick and roll seguendo il portatore di palla anticipando il bloccante mentre sul proseguo dell’azione slittando su Murray lo costringeva al palo dalla baseline tuttavia un passaggio breve, leggermente forte per un Cody non troppo sveglio, finiva sul fondo.

Zeller si rifaceva a 6:17 con un tap-in su un tiro corto di Rozier e un jumper da due lungo di Martin si infilava in retina per il 13-14.

Forbes da tre dalla diagonale destra faceva riprendere le operazioni di sganciamento alla squadra del capitano Pop quindi a 4:27 in entrata lampo Martin era colpito da una mazzata di DeRozan sotto canestro: 2 FT, 1 solo punto e -3 (14-17).

Una palla persa da Monk sembrava poter costare due punti in transizione di Mills, contatto con l’anca con lo stesso Monk, stoppata oltre il fondo senza nessun fischio.

Sulla rimessa Monk era notevole ad andar a recuperar nell’angolo con una stoppata sul tiro da tre dello stesso tiratore ma alla fine alla terza occasione, dal buco nero degli Hornets nell’angolo destro, appariva la tripla di gay per il 14-20.

Time-out Hornets a 3:19, attacco con Bridges abile al bound pass corto in area per la schiacciata di Hernangomez alla quale però seguiva un altro canestro di Gay per il 16-22.

A 2:47 una coraggiosa tripla frontale di Bridges tagliava il divario ma nel duello ispano-austriaco Poeltl aveva la meglio facilmente in attacco su Willy.

Il duello si spostava sull’altro fronte e questa volta lo spagnolo aveva la meglio sull’asburgico lungagnone: due FT guadagnati con brillante finta e liberi infilati.

Il giocatore del Regno dell’Est batteva ancora “El Toro” grazie a una buona partenza che sorprendeva tutta la nostra difesa.

Willy pareggiava i punti nel duello europeo con un gancetto sopra il lungo austriaco per il 23-26 a 1:39.

Uno scoop in entrata di Walker IV era pareggiato da uno scoop in entrata di Bridges che appoggiando a sinistra del ferro faceva scorrere il punteggio sul 25-28.

In area Poelt otteneva altri due punti ma a due secondi dalla fine gli Hornets in transizione trovavano un Graham concentrato nel prender la mira dalla destra e catapultare i tre punti che andavano a chiuder la prima frazione sul 28-30.

Buon primo tempo di Bridges, poi scomparso insieme alla squadra dopo 26 minuti lasciando così gli Hornets al solito risultato, zero… Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

Buona partenza per Charlotte che con una triangolazione, ancora in transizione, andava dentro con la schiacciata in corsa di martin servito dal passaggio volante di un super Bridges.

White da tre punti sfruttava lo spazio lasciato ma Graham con un teardrop a 10:47 riduceva lo scarto sul -1 (32-33).

TO Spurs e Charlotte tornando in attacco faceva valere la bravura di Willy nei fondamentali con buon movimento e appoggio sulla destra della tabella (tiro molto ravvicinato) per il vantaggio (34-33).

Poeltl stoppava Graham ma gli Spurs andavano a vuoto due volte in attacco così Willy, ottenendo un altro fallo da Poeltl, a 9:11 infilava altri due tiri dalla lunetta per il 36-33.

Lyles, lasciato troppo solo con la palla in mano, su una mancata comunicazione difensiva degli Hornets, puniva da tre agganciando i viola sul punteggio di 36-36 ma Miles rimaneva indemoniato andando a metter altri due punti che anticipavano quelli di Zeller che da sotto riceveva il passaggio volante all’indietro di Zeller.

In un lampo Charlotte accelerava finendo con una bomba di Rozier dalla sinistra per portarsi sul +9 (45-36).

Monk in entrata otteneva due FT a 4:57 (fallo di Lyles) per il 47-38.

Una dunk di White era “easy” vista la non resistenza degli Hornets che in generale rimanevano tosti in difesa.

Per aggiustarsi alla zona chiamata dagli Spurs Borrego mandava la pubblicità e Zeller al rientro in schiacciata portava il parziale dei punti nel pitturato sul 28-18 pro Charlotte.

Buon passaggio di Zeller per Miles che da sotto attendeva il passaggio in salto di due speroni in ritardo e dopo la sua finta l’appoggio fruttava il 51-42.

Monk trovava Zeller, buon punto di riferimento in area, per mandare a bersaglio ancora il nostro centro (10 pt.).

Una palla persa da DeRozan era sfruttata in attacco da Charlotte con una saetta da tre punti per il 56-42 e il lancio di Graham per Monk che andava alto a prender palla sulla sinistra del canestro per schiacciare in alley-oop esaltava anche la panchina oltre che alimentare ulteriormente la fuga.

Beli, appena entrato, mancava il suo primo tiro ma Lyles in schiacciata andava per il -14.

Charlotte rimaneva hot segnando con Bridges da fuori con un ponte che collegava la terra al cielo per il +17 a 1:46.

White rispondeva con una giocata da tre punti ma Zeller andava soft con il floater da centro area per il 63-47.

DeRozan in appoggio e Belinelli splittando due liberi a :01.6 facevano toccare a San Antonio quota 50 ma gli Hornets chiudevano sopra 63-50 i primi 24 minuti.

Monk ha provato ancora a fornire punti dalla panchina ma le sue percentuali si sono nuovamente abbassate. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

3° quarto:

Partenza illusoria per Charlotte con Zeller e il suo preciso lob per Williams senza difficoltà ad appoggiare vista la marcatura in anticipo del difensore.

Oltretutto Bridges da tre dall’angolo destro infilava la bomba finalizzando il buon lavoro di Zeller e Rozier per aprire il campo al suo open (68-50).

Sul +18 gli Hornets smettevano di giocate; TO copiosi in attacco e difesa senza energia rispetto a quella del primo tempo.

Zeller metteva una pezza sulla transizione di Lyles ma solo con il fallo.

A 9:39 due liberi splittati non preoccupavano, poi Aldridge finiva in panca per scelta di Pop mentre sul parquet tornava Poeltl e Bridges faceva seguire il proprio ventunesimo punto.

Gli Spurs, affidandosi al pitturato, al cuore dell’area, inanellavano sei punti (due di DeRozan e quattro di Murray) per il 70-57.

Time-out Spurs a 6:54 con DeRozan che in appoggio andava a metter dentro prima di cadere sul parquet ma a precipitare erano gli Hornets: jumper di DeRozan (0-10 nel parziale) per il -9, fallo in chiusura di Willy su White per due FT splittati…

San Antonio aveva una pausa realizzativa ma Charlotte commetteva ancora due TO, il secondo con Monk in sfondamento (quinto totale per CHA nel quarto).

Poeltl in tap-in segnava due punti per il -6 ma finalmente Bridges sbreccava il muro argenteo con un floater ravvicinato dalla bsl sx (72-64).

Poeltl segnava due liberi e poi in euro-step faceva saltar la propria panchina.

Il pubblico capiva che la rimonta era cosa fatta mentre Borrego a 3:43 chiamando il time-out urlava qualcosa ai suoi, arrabbiatissimo con la rimessa di Martin per Willy con lob troppo alto ad offrire poi a 3:32 il passaggio di Mills per il two and one di White del -1.

Il pari lo trovava a 2:25 Poeltl con due liberi splittati e il vantaggio era opera di DeRozan con un classico mid range mentre l’estensione sul +4 (72-76) arrivava dopo la nona palla persa da Charlotte che pasticciava con Bridges e Hernangomez.

Graham passava bene (questa volta) a Monk per la jam (74-76) ma gli ultimi tre punti eran targati DeRozan (¾ dalla lunetta).

4° quarto:

L’inerzia era chiaramente tutta dalla parte di San Antonio, la partita però non era ancora chiusa.

Ci metteva poco però San Antonio a dissipare i dubbi su quale squadra avrebbe vinto alla fine.

Mills, dalla panchina, si ergeva a protagonista: tripla a 11:37, ancora lui 27 secondi più tardi da fuori , bordata in risposta di Martin dalla diagonale destra (10:43) ma dopo l’appoggio di Poeltl su Marvin, ecco ancora Mills on-fire, segnare la sua terza tripla a 9:51…

Hornets sotto di 13 (77-90), partita in ghiaccio.

La dunk di Cody, le triple di Bridges e Monk erano episodi che non modificavano l’andamento del match, San Antonio viveva del vantaggio giocando meglio di una Charlotte un po’ frustrata ma soprattutto scomparsa nel finale a livello di intensità difensiva.

Terminava 90-114 per gli Spurs e ora Charlotte tornerà tra le mura amiche contro gli Orlando Magic, si spera per prova a vincer la partita.

Le pagelle

Terry Rozier: 5

10 pt., 5 rimbalzi, 3 assist. 3/12, 3 TO. Vito Colomba, il prolisso e scontato regista dei film spaghetti-western siciliani più ridicoli che drammatici. Preamboli che non portano mai da nessuna parte, banalità a “manetta”… Un po’ scapestrato nelle iniziative, deve mettere ordine nelle sue giocate. Un TO glielo regalano gentilmente gli arbitri nel secondo tempo quando Murray gli mette una mano in faccia colpendolo nell’occhio, palla in possesso appena catturata a rimbalzo lasciata al giocatore degli Spurs che senza remore andava a metter dentro. Episodio a parte, pochissimo ritmo nel secondo tempo dopo aver lottato nel primo mostrando il Terry di Boston in difesa e con qualche buono spunto in attacco.

Devonte’ Graham: 5

8 pt., 1 rimbalzo, 9 assist, 2 rubate. 3/11 dal campo e 5 TO. -9 in +/- in 37:10 sul parquet. Anche lui sparisce. Il Mago Gabriel (Salvatore Gulisano), con il suo modo di parlare comprato in edicola e gli occhi spiritati, più che associazioni di idee erano associazioni a delinquere i suoi sproloqui ma il suo pezzo forte rimaneva il rituale magico. Dall’uovo dell’upupa per rendersi invisibili (almeno secondo il Mago Gabriel che sosteneva il fatto che bevendo “a sua volta”, come direbbe lui, l’uovo di questo magnifico uccello si scomparirebbe) traggo il paragone. Gabriel, è scomparso nel luglio scorso dopo una lunga malattia. I Buzz Brothers collezionano un poco invidiabile 6/23 dal campo ma soprattutto mancano nella seconda parte di buona e sicura visione di gioco anche se è lui ad offrire a Monk la palla per la schiacciata a rompere il parziale che cambierà il match. Troppi To, troppo piantato in difesa con i cm che non parlano a suo favore. Senza i suoi punti Charlotte finirà spesso sotto i 100 pt. e le vittorie non saranno molte di certo.

Miles Bridges: 6,5

25 pt., 6 rimbalzi, 2 assist, 2 stoppate. Donato Mitola, un volto segnato dalla follia, infatti, il suo più grande successo fu “Licantropo” (evitiamo quella del pianeta Caracallo con il suo bastone di metallo). Come un lupo affamato parte benissimo, il pezzo è piacevole ma la voce stona, alla fine qualcosa purtroppo stona sempre per rimaner ad alto livello. Tanta energia con un contorno che non va a tempo. Grandissimo primo tempo con il solito paio di lacune difensive alle quali però “rimedia” ampiamente con altre buone marcature e un apporto offensivo notevole offrendo energia su ambo i lati del campo e precisione offensiva. Parte bene anche nel terzo quarto e la sua tripla per il +18 sembrerebbe far involare Charlotte alla vittoria, magari anche risicata ma sia lui che compagni iniziano a perder palloni (suoi 2 TO) e a sbagliare troppo. “Scende” al 52,6% (10/19) al tiro ma prima era stato quasi perfetto, purtroppo nel crunch time si perde…

Marvin Williams: 5,5

4 pt., 4 rimbalzi, 1 assist, 2 stoppate. Parte da titolare, gioca una mezza partita (23:47) senza lasciare molte tracce di sé. Pierino Brunelli, l’esilarante fondatore della Magna Romagna, Stato inesistente se non nella sua mente che appariva in pose improbabili, con abiti improbabili ma soprattutto idee assurde come cambiare i nomi dei mesi (cosa già comunque fatta all’epoca dei giacobini durante la loro esperienza di governo). Ricorda qualcuno sia visivamente che nelle idee poco progressiste, abbastanza anacronistico. Fuori dal tempo però potrebbe avere altri significati come quello per dire che Marvin è troppo anziano e non un top player per rimanere a massimi livelli nella NBA. Il suo minutaggio è limitato e le sue prestazioni lo sono anche. Rimane marginale. Borrego lo richiama nel terzo quarto per cercare di dare affidabilità a una squadra che andava commettendo troppi TO ma anche lui finisce per commetterne uno, tra i peggiori tra l’altro, spianando la strada alla transizione avversaria. Bella invece la stoppata su Walker IV aspettato sotto canestro in aiuto e poi cancellato.

Cody Zeller: 5,5

14 pt., 12 rimbalzi, 8 assist, 2 rubate, 1 stoppata. 7/10 FG. Lorenz (Lorenzo Cerotti), il Loris Batacchi post Elvis, vestito alla Elvis (pettinato no per via di qualche problema naturale e un riportone notevole) o alla Blues Brothers che dall’Emilia-Romagna regalava neo-inglesismi shackerando il suo corpo come fosse colpito dal Parkinson, aveva il merito di entusiasmare come in “Romagna mia” in versione Rock. Purtroppo è scomparso nel 2006. Screen-roll o hand-off per facilitare i compagni ma anche floater o tap-in nel primo tempo. Qualche inchiodata in corsa e rimbalzi. Ottimo primo tempo, scompare come un fantasma nel secondo e anche se è un solo TO quello addebitatogli, palloni tra le sue mani o che transitano dalle sue parti a rimbalzo sono preda degli avversari per la lentezza modello bradipo che ci mostra quando è invischiato in mischia mentre in difesa va fuori giri. Zeller roccheggia con il massimo in carriera negli assist m scompare alla lunga.

Malik Monk: 5,5

11 pt., 4 rimbalzi, 2 assist, 2 stoppate. 4/12 FG. Jessy Malò (Gregorio Alia), il ballerino che ha anticipato Billy Ballo dai gesti inconsulti e discutibili, mosse inutili, un po’ scoordinate. Talento acerbo, l’original Jessy mi era simpatico. Regala qualche giocata e un highlight ma poi fa tanto fumo… L’unico raggio di luce in un parziale di 2-20 nel terzo quarto lo lancia lui ma in realtà non trova mai il ritmo per eludere la marcatura dei difensori. Buone sono le sue iniziative sulla baseline con o senza palla come quando Graham gli offre un pallone per il suo esaltante alley-oop. Due TO, uno sul quale rimedia con un mezzo fallo stoppando Mills che verrà nuovamente bloccato da Monk in allungo, proteso nell’angolo destro per compiere una prodezza atletica. I mezzi li ha, sta a lui gestirli al meglio.

Willy Hernangomez: 5,5

10 pt., 2 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 3/7 FG (0/2 3FG), 4/4 FT. Concetta “Mobili”. La presentatrice, televenditrice dei suoi mobili presentati in pompa magna, passando da accostamenti Ikea di mobili poco solidi e rifiniti non benissimo, alla magnificenza kitsch che oggi si riscontra solo in qualche casa di arricchiti che volendo mostrare il loro vano potere ostentano un lusso pacchiano. Comunque sia i mobili in arrabbla, materiale ancora a me sconosciuto oggi (se qualcuno sa cosa sia me lo dica) rimarranno nella storia. Il concetto di solidità comunque è quello che interessa e Willy non ne mostra molta in difesa ultimamente, peggiorando a rimbalzo. Incendia il primo tempo con il duello contro Poeltl che ai punti gli avrei assegnato. Poi nel secondo tempo va decisamente sotto indovinando poco in tutto, dalla difesa all’attacco. Segna tutti i liberi ma manca un paio di conclusioni da fuori, sempre un po’ macchinoso nel caso, questa volta anche con scarsa precisione. Manca anche questa volta a rimbalzo dove è troppo molle e se inizia a mancare il suo apporto lì, inizio a non vederne l’utilità visto che è capace sì di segnare ma finisce per diventare un botta e risposta come nel primo tempo contro Poeltl.

Cody Martin: 5

8 pt., 3 rimbalzi, 2 assist. 3/7 FG (1/5 3FG), 2 TO in 27:33. Michele Giordano, proprietario di Tele Ciociaria, l’opinionista con la sedia di vimini dallo schienale ovale gigante. Esprimeva opinioni più che dubbie nel suo editoriale con una dizione ilare. Pian piano andando infervorandosi regalava invettive finali (“fetentone time”) degne di memoria nel suo crunch time. Lui si infervora ma solo per commetter qualche fallo su quel fetentone di DeRozan e nulla più. L’impegno c’è e una tripla (da posizione inusuale per lui) la mette ma c’è molta frustrazione anche per lui e per noi quando proprio non riesce a fermare DeRozan e se lo fa a volte è solamente con l’intervento irregolare. Viene a mancare la sua caratteristica primaria, la difesa. -28 in plus/minus dice che Martin in serata non funziona.

Coach James Borrego: 5,5

Squadra imbarazzante che non ha né capo né coda, inspiegabile la differenza tra i due tempi se non in ottica playoffs. Lui si arrabbia me poi è costretto guardare i suoi alla deriva che lo privano della terza vittoria consecutiva contro i texani. Non servono gli aggiustamenti, i suoi commettono errori banali nei singoli.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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