Game 5 – Charlotte Hornets Vs Memphis Grizzlies 93-108

Intro

L’uomo dei dadi è il titolo di uno splendido libro uscito nel 1971 eppure sempre attuale.

L’autore ci ha lasciato lo scorso 6 novembre a quasi 88 anni.

George Powers Cockcroft narra sé stesso in una pseudo-biografia nella quale un annoiato psichiatra di successo decide di disintegrare il proprio io.

L’io che lo lega a comportamenti preordinati che gli altri si aspettano da noi entra in contrapposizione con una libertà totale che ha il lato negativo di distruggere la propria personalità e quindi sé stessi.

L’uomo decide di mettere sul piatto una serie di opzioni e lasciar decidere i dadi, i quali numeri, una volta usciti decideranno quale situazione o avventura dovrà vivere il protagonista.

Charlotte ha perso contro due squadre giudicate di medio-basso livello e poi ne ha battute sorprendentemente altre due forti.

Ci si chiede quindi se l’imprevedibile squadra dei dadi ha un volto.

Charlotte saprà diventare più affidabile trovando una propria identità più o meno fissa o continuerà a vivere alla giornata affidandosi ai capricci dei suoi interpreti?

L’occasione per uscire dalla dittatura dei dadi è nella notte quando gli Hornets cercheranno di affrontare dei Grizzlies che hanno perso numerosi pezzi per la strada compresa la stella Ja Morant, attesa al rientro alla fine di gennaio.

In casa Hornets però si guarda alla classifica per cercare di balzare oltre quota .500 dopo esser partiti 0-2 e non dire “Such a Shame”, canzone dei Talk Talk ispirata proprio al libro di Cockcroft…

Analisi

La squadra dei dadi ci fornisce un’altra indecifrabile prestazione.

Nonostante lo splendido parquet gli Hornets sono sembrati un po’ demotivati e senza spunti nella maggior parte dei loro effettivi.

Calo di tensione per un avversario con una lista infortunati chilometrica,

bravura dell’avversario che ha chiuso difensivamente gli spazi ed è partito letalmente in transizione più volte (18-15 i TO con un 8-17 nello sfruttare queste situazioni) ma anche più risolutezza nel pitturato (42-52), tutte situazioni che gli Hornets hanno pagato caro.

Charlotte non ha mai più trovato il ritmo dopo un inizio difficoltoso ma che tutto sommato nel primo tempo aveva prodotto reazioni in grado di avvicinarci e tornare a un possesso di distanza.

Il terzo quarto però è stato fatale: il 20-30 preso (iniziando con l’ennesima tripla fotocopia dal corner con Charlotte incapace di chiudere in angolo in serata) ha spinto lontano Memphis facendole passare un tranquillissimo ultimo quarto.

Invertite le parti rispetto alla gara di Dallas, i Grizzlies hanno messo in campo le loro armi trovando anche sul perimetro un tiro da 35,9% contro il 29,0% di Charlotte che ha avuto una serata stortissima dalla sue guardie titolari al 2/21 dal campo nonostante la nostra panchina terminasse la sfida in vantaggio sul 44-34 a livello di punti.

Limitati i danni a rimbalzo (52-55) negli assist siamo stati inferiori e questo ha prodotto il divario con un 22-34 dove si è distinto nelle fila avversarie Tyus Jones con ben 12 passaggi vincenti.

Brooks con 21 pt. e Anderson con 18 hanno sopperito alle assenze ma anche Clarke con 15 punti e la coppia Dieng/Valanciunas con 14 pt. a testa a dato un contributo all’equilibrato attacco avversario.

La small ball proposta sul finire del terzo quarto (un po’ per dare riposo ai titolari, un po’ cperché essi non stavano funzionando) con: Ball, i due gemelli Martin, Bridges e McDaniels è stato qualcosa di surreale nonostante le cose non siano andate così mal come a inizio quarto.

Per Charlotte – alla prima con la splendida divisa color menta – resta il rammarico di aver gettato al vento la possibilità di salire sopra i .500 contro un team rabberciato e ci si interroga sulla confusione di questa squadra che fatica contro team più chiusi non trovando un gioco corale per aprire la scatola difensiva avversaria e il 40,7% dal campo contro il 47,8% avversario è dato di riprova.

La partita

I quintetti:

1° quarto:

Dopo il lancio dei dadi, quello della palla in aria conteneva meno opzioni, gli Hornets però partivano lanciando uno 0/2 ai liberi con P.J. Washington ma dopo un minuto esatto Rozier aveva l’occasione di rientrare in lunetta per Charlotte a causa di una violazione di Valanciunas (3 secondi difensivi in area) per portare avanti Charlotte 1-0.

Gli Hornets però erano piuttosto impacciati offensivamente e gli ospiti piazzando un paio di canestri (l’ultimo un rolling hook di Valanciunas) passavano avanti 1-4.

Hayward con un soft touch e Biz con un ½ ai liberi a 8:45 pareggiavano la partita che vedeva la seconda leadership di Charlotte grazie alla prima tripla a segno dell’anno per mano di P.J: immediatamente pareggiata da quella di Clark.

Graham mancava la tripla, Brooks no e nonostante dopo 14 secondi si andasse al time-out su un canestro in transizione di Jones, la solfa non cambiava, gli ospiti piazzavano un parziale di 0-11 che trascinava sul 7/15 la partita (2/11 FG contro il 5/11 avversario), trend interrotto dall’ingresso e dal floater di LaMelo Ball a 5:27.

I Grizzlies toccavano anche il +11 prima che Biz segnasse un gancetto contro Dieng in uno contro uno (12-21).

P.J. Washington aggiungeva un’alzata in area e la seconda tripla di serata grazie a un passaggio di Ball dietro la schiena.

Quest’ultimo si esaltava in uno contro uno Vs Dieng: spin, spostamento laterale e banker per il mal di testa del povero centro avversario e il 9-0 che ci riportava in partita sul -2 (19-21).

Gli Hornets però accusavano due FT di Anderson a :27.6 e chiudevano sul -4 il primo quarto.

Memphis Grizzlies forward Kyle Anderson (1) lays up the ball past Charlotte Hornets forward Gordon Hayward during the first half of an NBA basketball game in Charlotte, N.C., Friday, Jan. 1, 2021. (AP Photo/Jacob Kupferman)

2° quarto:

Il secondo periodo si apriva ancora dalla lunetta con Valanciunas a splittare così a 11:33 un fast 3 di Hayward ci riportava in scia a 11:33 (22-24) ma gli Hornets continuavano a trovare pochi varchi per penetrare o colpire così Hayward perdeva due palloni consecutivi banalmente sulla trequarti avversaria ma anche se colpiti solamente nel primo caso e Caleb Martin da tre piazzava il 25-28 arrivavano un tripla di Konchar dall’angolo e la terza transizione (tre vs uno) ne giro di poco con Clark pronto a ricevere e a schiacciare a 9:18 per il 25-33.

Caleb Martin con un lungo due dalla destra ci riportava sul -4 (29-33) ma a ogni avvicinamento tornava ad allungarsi l’elastico: Anderson dal corner sinistro colpiva da tre a dopo altri due punti a segno per gli ospiti, i ragazzi del Tennessee veleggiavano sul +7.

LaMelo girava per evitare la rubata, alzate per Biz che a due mani da sotto colpiva ma sull’altro fronte Biyombo faticava a contenere un paio di allunghi del lituano che prima segnava direttamente, poi spinto, metteva dentro un libero sui due tentati.

A 6:32 era sempre Ball a dare ossigeno alla squadra: 3 punti lunghi da oltre la top of the key e 36-41 mentre l’altro top player dell’ultima partita (Bridges) faceva valere il fisico sotto le plance (a dx) dove faceva partire l’appoggio l plexiglass per il -3.

La vetta si allontanava sempre come per uno scalatore in montagna nel mezzo di una bufera di neve: i bianchi tormentavano i ragazzi di Borrego con la tripla di Brooks in pull-up e nonostante arrivasse un momento a tutto tondo di Biz che provava la folle tripla dall’angolo destro (inguardabile) per poi schiacciare su un passaggio in corsa teso di Bridges e andasse in difesa a cancellare alto in stoppata il numero 24, i Calabroni continuavano a soffrire transizioni e commettendo qualche fallo mandavano in lunetta Dieng (Graham in marcatura) a 2:33 per il 42-48.

Si svegliava Rozier a 1:42 con il suo primo canestro dal campo che valeva tre punti e il nuovo -3 (45-48) ma una tripla frontale di Dieng e la transizione di Anderson erano rintuzzate solo da due FT di Hayward a :38.9 per il 47-53 con il quale si andava negli spogliatoi con la speranza di ribaltare il -6.

A fine primo tempo Biz capeggia gli scorer.

3° quarto:

Anderson dal corner sinistro ghiacciava immantinente gli Hornets che soffrivano di una scarsa estensione difensiva con Hayward troppo schiacciato e inabile a recuperare sul close-out.

Gordon si rifaceva a 11:31 con un appoggio intenzionale frontale al vetro ma Memphis scappava velocemente con Clark da due punti, Valanciunas in gancetto oltre Biz e Anderson con l’appoggio slow faceva registrare il -11 Hornets (53-64).

A 8:04, dietro le linee, metteva dentro un morbido alley-oop Clark e Borrego chiedendo una pausa cercava di rimediare ma mentalmente la squadra sembrava uscire dalla partita e Valanciunas segnando in alley-oop metteva dentro il 53-70 per un +17 piuttosto eloquente.

Un floater altissimo di Ball spezzava la monotonia della partita ma i falli offensivi in attacco fischiati in attacco contro gli Hornets allungavano la striscia dei TO inoltre Brooks con 5 punti consecutivi portava sul +19 la squadra di Taylor Jenkins (59-78).

Sembrava una partita stregata anche perché Cody Martin in elegante fing and roll non completava il two and one e nonostante la stoppata di Bridges su Dieng e un ¾ di McDaniels dalla lunetta il quintetto con i due Martin, Ball, McDaniels e Bridges pareva inesperto anche se nel frattempo una bomba di Caleb Martin lo portava a essere il top scorer tra le nostre fila con gli Hornets avvicinatisi

sul -16 (67-83).

4° quarto:

Il dado era tratto ma si accaniva con un 2 di Anderson e poi con una tripla di Dieng dalla sinistra nonostante il buon close-out di Biyombo.

-21 che Hayward attenuava con un’entrata a ricciolo per un two and one ma i sorci visti da Borrego erano più vedi dell’uniforme dei suoi ragazzi, così c’era poca storia…

A 9:04 Graham sparava una tripla, la sua unica buona di serata poi entrando fintava il tiro passando a Biz che da sotto schiacciava galleggiando sulla linea di fondo: 79-92.

Un buon recupero ma la tripla di Sean McDermott seguita da quella a 3:40 di Brooks con la squadra tutta schiacciata nel pitturato consigliavano a Borrego di far entrare anche Richards visto che la gara era ormai persa.

Il centro giamaicano ripagava con una dunk appesa a 1:06 quindi Ball sulla sirena chiudeva da tre con il suo tiro da arciere per l’insoddisfacente 93-108.

Devonte’ Graham: 4

3pt. (1/10), 2 rimbalzi, 5 assist, 2 rubate. -10 +/-. Era stato come un brodino con dado della Knorr, della Star o di qualsiasi altra marca vogliate, in questa gara non c’è nemmeno il brodo, il piatto è vuoto, un consommé consumato non si capisce bene da che cosa. Sfiduciato al tiro segna i suoi primi tre punti a 9:04 quando non serve più poi fornisce un paio d’assist che cercano di cambiare il ritmo alla gara, cosa che non gli riesce prima ma finisce per rovinare tutto con un altro paio di triple che saltano via.

Terry Rozier: 4,5

6 pt. (1/11), 2 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. Tira malissimo anche lui come l’altra guardia, perde un paio di palloni in attacco per spinte sull’avversario per staccarsi in marcatura. Fuori ritmo lui come la squadra, va almeno tre volte a forzare l’uno contro uno ma non gli va mai bene. Il 3/3 in lunetta non compensa una serata stortissima.

Gordon Hayward: 5

14 pt. (5/13), 3 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. -24 in +/- in 27:01. Non riesce a unire la squadra e a darle quel cambio di passo necessario. A volte è utile in raddoppio, altre rimane troppo schiacciato e subiamo triple dall’angolo come quella in avvio di ripresa. Un po’ meglio dei compagni del backcourt ma insufficiente per ciò che potrebbe fare.

P.J. Washington: 5

10 pt. (3/6), 4 rimbalzi, 1 rubata in 22:38. -18 in +/-. Parte con uno 0/2 al tiro libero e anche da sotto mostra difficoltà. Non un granché in difesa ma fa peggio perdendo e facendo perdere alla squadra sei palloni in attacco, decisamente troppi.

Bismack Biyombo: 6,5

16 pt. (7/10), 12 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata, -17 in +/-. Si vedono dei reverse proteggendosi con il ferro, esce bene sui tiratori ma a volte è beffato da tiri che entrano nonostante la sua buona difesa (vedi Dieng da tre e Anderson da due nell’ultimo quarto). Palla in mano lontano da canestro ruota il piede perno cercando i compagni ma tenta anche una storica tripla dall’angolo destro che non va a buon fine. Fatica contro Valanciunas (14 pt. +10 rimbalzi) ma in attacco si fa valere ed è uno dei più positivi tra i nostri a fine primo tempo. Sa galleggiare sulla linea di fondo nascondendosi per poi riemergere sul passaggio e schiacciare, vedi nell’ultimo quarto. Nel complesso non sfigura anche se nel pitturato mi sarebbe piaciuto vederlo più deciso (commette solo un fallo ma aveva il suo bel da fare contro i lunghi avversari).

LaMelo Ball: 6,5

15 pt. (5/12), 3 rimbalzi, 6 assist, 2 rubate. 2 TO, -9 in +/-. Il caso dell’uomo a sei facce è completo. La particolare personalità di Ball lo porta a compiere cose meravigliose ma a esagerare a volte. Ostenta la sua gamma di passaggi, dietro la schiena, lancio lungo modalità baseball e schiacciato lungo oltre che cose più normali e fornisce ben 6 assist in 24:07 poi gioca un buon primo tempo a livello realizzativo dando alcune scosse che tengono in partita i nostri ma non chiedetegli di più. E’ un rookie e deve crescere anche se farlo giocare titolare al posto del Graham visto nelle prime uscite non sarebbe certo una bestemmia. Ritocca in doppia cifra lo score sulla sirena con la tripla finale da non marcato.

Miles Bridges: 6

2 pt. (1/5), 7 rimbalzi, 3 assist, 2 stoppate. Miles torna nel limbo offensivo, via lo 0, scendono da 20 a 2 i punti nell’arco di una sola partita ma a livello di rimbalzi c’è così come cerca di difendere il canestro con ben tre stoppate (spettacolare quella su Dieng a sinistra dell’anello). A volte è anche lui preso nel mezzo e come un malcapitato in mezzo alla confusione ne paga le conseguenze.

Cody Martin: 6

2 pt. (1/3), 1 rimbalzo in 12:38. Due punti in fast break, un errore da tre punti e quello al libero per il possibile two and one. Poco altro da segnalare se non l’impegno sul parquet per cercare di contenere il giro palla dei Grizzlies.

Caleb Martin: 6,5

12 pt. (5/8), 1 rimbalzo, 1 rubata in 20:10. Prova a tenere vive le speranze di Charlotte grazie al suo buon tiro (2/4 da tre) quando Memphis va in fuga. Come il fratello si impegna anche in difesa ma rimane impotente. Diventa top scorer dei nostri per poco tempo. Opzione offensiva per gli scarichi sfruttata poco se non si vuol far giocare Monk.

Jalen McDaniels: 6

5 pt. (1/2), 4 rimbalzi, 2 assist. A parte un fallo d contenimento ostentato e un lancio pessimo che si perde sul fondo a pochi secondi dalla fine del terzo quarto si può imputargli poco. ¾ dalla lunetta e ½ al tiro nei 13:12 minuti marginali che gioca da quasi ultima opzione offensiva.

Nick Richards: 6

2 pt. (1/1), 1 rimbalzo. In 3:26 mostra una dunk appesa, prende un rimbalzo e colleziona una palla persa. Speriamo di rivederlo in campo al posto di una small-ball esagerata.

Coach James Borrego: 5

L’attacco non entra in ritmo non trovando quei varchi da due punti che a Dallas si erano visti ma lui non riesce a cambiare la partita. Va peggio in difesa dove siamo spesso tutti schiacciati verso l’area con pochi passaggi dei Grizzlies, vedi la tripla di Anderson (fotocopia) dall’angolo a inizio terzo quarto e quella di Brooks dalla diagonale sinistra nell’ultimo senza nessuno che si dedichi a lui. Tiri che fanno male a anche dalle parti dell’area siamo fatti a fette troppo spesso. Sul finire del terzo quarto ha in campo: Ball, i due gemelli Martin, Bridges e McDaniels, più che una small ball un suicidio d’inesperienza…

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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