Game 54: Charlotte Hornets Vs Miami Heat 86-104

Intro

Sinceramente era dal film Ghostbusters che non avevo più fatto caso ai fantasmi.

Non che in molti racconti non siano presenti o siano nell’immaginario collettivo ma che esistesse una (anzi, molto più di una) “app” per scovare le ectoplasmatiche presenze non l’immaginavo proprio quando per caso ieri mattina un collega mi ha detto che per divertimento è andato di sera sulle colline con il figlio (fautore e promotore di questa divertente scampagnata) a testare il ghost radar detector.

Ora, io che non credo più ormai di default nemmeno a ciò che proferiscono molte persone in carne ed ossa, sono rimasto un po’ divertito dalla cosa (un fantasma

appeso a un cancello trovato, sarà un fantasma da guardia?) ma più che altro mi è servita per presentare il momento no degli Hornets che alla ricerca di una vittoria che manca da ormai da tre turni e con gli Heat alle porte sembrano aver smarrito la loro impronta e la loro intensità se non per pochi tratti.

Una squadra ectoplasmatica sotto le plance con Plumlee devastante per la nostra difesa e con giovani troppo acerbi, di poco talento o esclusi misteriosamente fanno sì che a cinque giorni dal termine del mercato, la coppia Kupchak-Jordan, mai stata troppo avvezza a cambiamenti, dovrebbe pensare possibilmente a muovere qualcosa per migliorare la situazione prima che potenzialmente possa degenerare come in altre annate decretando probabilmente un colpo alle ambizioni di crescita future di un team che potrebbe smettere di soffrire se si riuscisse a trovare un valido pezzo mancante.

E chissà, invece, che le presenze ultraterrene amiche incombenti sopra lo Spectrum Center, diano una mano agli Hornets a uscire da questo momento d’impasse, senza rancore per aver scelto in nickname di Hornets al posto di Spirit in origine.

Andamento della partita

I quintetti.

Palla a due portata a casa da Adebayo per gli Heat che pescavano solitario PJ Tucker sotto canestro bravo a tagliare un gancetto per i primi due punti della partita.

Al secondo tentativo Hornets anche Ball con una drive che non incontrava resistenza al ferro sbloccava il punteggio vergine degli Hornets quindi Rozier dopo aver mancato in mischia un tiro da sotto subiva fallo sulla medesima azione e splittava portando avanti i teal.

Lo stesso Terry allungava sul 5-2 mentre Butler rispondeva da sotto.

Dopo un errore da tre di Miles e un TO di Robinson arrivavano due FT (8:37) per Plumlee che realizzava provocando un piccolo boato nel pubblico.

Charlotte si salvava anche da un open 3 in angolo di PJ Tucker e rispondeva con un reverse layup di Ball (9-4) prima che Butler infilasse facilmente un altro tiro nel pitturato.

Un pick and roll tra Bridges e Ball vedeva il primo scattare e ricevere per affondare un atletico alley-oop a una mano ma un altro paio di colpi di Butler ravvicinati riportavano il team della Florida sul -1.

Oubre jr. conquistava tre FT generosi per close-out di Lowry con sfioramento.

Il 2/3 era replicato dal 2/2 di Butler in lunetta toccato in corsa.

Caleb Martin infilava un quasi tre punti e Adebayo in lunetta portava sul +3 gli Heat sorpresi dalla veloce tripla frontale di Ball che impattava la partita a quota 16.Cody martin in reverse riportava sopra Charlotte ma un two and one di Adebayo (manata di P.J. modello passaggio a livello) lanciava gli Heat che sfruttavano lo scollamento di Charlotte con i primi ingessi dalla panca con un coast to coast rapido dello stesso Adebayo e su un altro TO di Oubre Jr. era l’ex Caleb a far male.

Un possibile fallo su Oubre non chiamato costringeva Hayward al fallo bonus su Butler a 1.55 e gli ospiti volavano sul +7, a poco serviva la tripla di Rozier perché a stretto giro di posta rispondeva con la stessa moneta.

Terzo fallo di P.J. Su Adebayo (½) e dentro Plumlee, Adebayo stoppava Rozier ma nel finale Plumlee con un giretto nel pitturato segnava con l’hook prima che Dedmon infilasse due FT per il 23-31.

Secondo quarto che partiva lento nel punteggio con gli ospiti in allungo grazia a due punti di Dedmon mentre Herro veniva stoppato da dietro alla grande da un intervento con i razzi di Bridges prima che a 9:12 Martin dalla lunetta restituisse (Vincent foul) due punti.

Arcobaleno di Vincent, tripla morbida di Rozier e risposta di Lowry dalla distanza: 28-38.

Frustrante non riuscire a rientrare ma l’energia difensiva degli Hornets portava a segnare Martin che dalla baseline spuntava sul passaggio di Bridges e a trovar una Miami sbilanciata sulla transizione con Oubre che dall’angolo destro invitava il solitario Martin in mezzo ad appoggiare il 32-38.

Time-out Spolestra ma era sempre Charlotte ad avvicinarsi con un’entrata di forza di Bridges vista dagli arbitri come blocking di Robinson.

Canestro ma FT mancato mentre Ball si salvava senza controllo sul suo spin, infrazione di passi non chiamata dalla terna, passaggio volante e sul proseguo dell’azione il ricollocamento dello stesso nell’angolo valeva tre punti per il 37-38.

L’urgenza portava Butler a rispondere ma Martin restituiva dalla baseline un passaggio in mezzo per l’accorrente Bridges che si elevava con mani dietro la testa per caricare una jam immortalata dai fotografi.

Era lo stesso Bridges a spezzare bene il polso dalla diagonale sinistra per il 42-40 a 4:37 mentre Butler pescava un contatto veloce con ball in area per andare in lunetta a pareggiare.

Bridges era stoppato da Adebayo con Miami a ribaltare l’azione per la schiacciata appesa dello stesso centro ma gli Hornets non demordevano trovando il pari a 2:45 con due FT di Bridges su un contatto banale con Robinson.

Doppio crossover frontale di Bridges che puntava a sinistra ma metteva dentro di destra.

Butler replicava con un jumper dalla baseline destra oltre martin mentre Rozier con un fade-away dalla sinistra oltrepassava PJ Tucker per una tripla alla quale si andava a sommare un pull-up su Herro (spesso attaccato nel finale perché non irreprensibile difensivamente) così gli Hornets andavano a riposo sul +5 anche grazie al tre sulla sirena sparato sul ferro da Butler.

Con gli Heat al 33,3% dal campo complice un 12,5% (inaspettato) da tre punti gli Hornets contavano su un piccolo margine di vantaggio essendo andati meglio al tiro (40,9% dal campo e addirittura 42,9% da tre) oltre a riuscire ad essere in vantaggio a rimbalzo 32-30.

Il terzo quarto però si apriva con un errore al tiro di Hayward e un parziale di 7-0 Miami che con la tripla di Lowry a 10:19 segnava il sorpasso sul 51-53.

Ball su uno scambio rapido si buttava dentro e nonostante fosse murato insisteva in salto segnando in caduta.

Adebayo segnava aiutato dal ferro ma poi mancava un alley-oop quello non fallito da Mason in transizione che pareggiava.

A spareggiare il match però ci pensava la terna che fischiando 3 secondi difensivi contro Charlotte dava il via a una piccola crepa tra i due team con Borrego a 7:52 a chiamare un time-out sul 55-58.

Dopo un jumper di Rozier per il -1 (57-58) era però il diluvio: Adebayo da due, Robinson da tre (prima sua tripla di serata) e lancio lungo per la jam indisturbata di Butler per il57-63 a 5:43 e altro time-out per Borrego.

Con Ball out la panchina andava anche peggio, Bridges sbagliava alcune triple, Rozier ed Oubre Jr. anche, gli Hornets incassavano un parziale di 2-18 che faceva sbandare completamente la squadra fuori dalla partita portandola a fine quarto sul 59-81.

Si capiva che ormai c’era aria di trash game con gli ingressi di Smith e Richards e nonostante a 11:25 il giamaicano infilasse un punticino dalla lunetta seguito da due punti dell’indigeno charlottean (62-83 in pull-up su Herro) la partita degenerava segnata: Herro segnava un paio di triple portando la squadra della Florida sul +29 (67-96).

Finale scontatissimo con Herro a infierire al quale rispondeva con un paio di colpi da fuori P.J. e il divario calava di un punto (86-104) alla fine in una sconfitta senza appello.

Bridges e la bimane caricata su invito di Martin. Foto tratta dal sito ufficiale degli Charlotte Hornets.

Analisi

Forse i fantasmi non esistono a parte quelli visti nel terzo quarto o se esistono sono ancorati al vecchio Alveare fuori città che non esiste più e lo Spectrum Center non è casa loro quindi niente mano per Charlotte che deve contare soltanto sulle proprie forze.

La partita degli Hornets dura un tempo poi il back to back e l’estemporaneità (in negativo) del team di Borrego si fanno sentire dissolvendo la partita con un vantaggio di 5 punti dissipato immediatamente sino ad arrivare a fine terzo quarto su un -22 dopo aver incassato un parziale da 8-35 accentuato dall’uscita di Ball che apre anche a una “nuova” visione o meglio a uno sguardo di secondo piano ma non meno importante sulla mancanza di un fil rouge che si chiama gioco di squadra così giunge la quarta sconfitta consecutiva dopo quella rocambolesca e scippata contro i Cavs.

19-12 nei TO e un 10-22 nei fast break, specialità Hornets rovesciata da Miami che in lunetta ha portato a casa il 94,4% mancando soltanto un libero dei 18 battuti.

Qualche scelta dei big presa in maniera troppo isolata (dal 42,9% del primo tempo da oltre l’arco Charlotte è passata ed ha chiuso con il 27,8%), la mancanza di un playmaker di riserva schierato ormai a frittata fatta e una fisicità mancante in alcuni elementi oltre al blow-out al tiro avvenuto dopo la top night a Indianapolis stanno trascinando nelle sabbie mobili una squadra che potrebbe far più di così.

Il manico di James Borrego si sta scollando in un momento difficile e l’ombrello difensivo è bucherellato da piogge acide che si materializzano anche da oltre l’arco se li avversari tengono un contegno al tiro (gli Heat avevano finito al 12,5% il primo tempo da oltre l’arco).

Butler ha dato il ritmo ai suoi chiudendo con 27 punti, Adebayo ha aggiunto 20 punti e 12 rimbalzi mentre Herro che non era andato bene nel primo tempo ha infierito con triple nell’ultimo quarto giungendo a quota 19 punti.

LaMelo Ball: 6

12 pt. (5/11), 6 rimbalzi, 3 assist in 21:30. Buon primo tempo a garantire punti e qualche assist. Forza un po’ nel secondo tempo triple fuori ritmo e quando esce non rientra più perché cala il buio sui compagni che collassano. Bene a rimbalzo difensivo e bella l’azione sulla quale commette passi non visti ma si ricolloca in angolo destro e segna da te dopo aver avviato il movimento palla.

Terry Rozier: 6

16 pt. (6/12), 6 rimbalzi, 1 assist, 5 TO in 32:25. Primo tempo buono con 5 punti finali di talento e intelligenza: tripla in fade-away su PJ Tucker e due pt. Attaccando l’anello debole della catena di Miami Herro per darci il +5. Senza Ball prende qualche responsabilità in più e mette un jumper che non basta nel periodo più duro. Un paio di tiri saltati via e qualche TO cercando d’infilarsi nel traffico.

Gordon Hayward: 4

0 pt. (0/7), 3 rimbalzi, 2 assist in 21:37. Peggio dell’ultima sfida era impossibile fare ma tra il piede, il Covid-19 e la frustrazione dell’ultima partita nella quale gli arbitri l’avevano relegato al ruolo di Cenerentolo, non ne azzecca proprio una partendo anche nel secondo tempo con un tiro sbagliato in area abbastanza semplice. Poco performante dopo una partenza di gruppo fisica.

Miles Bridges: 6

15 pt. (6/14), 5 rimbalzi, 5 assist, 4 stoppate, 4 TO in 32:43. Ottimo primo tempo con ben 4 stoppate, fantastica quella in rimonta su Herro con tempismo eccezionale avendo pochissimo margine prima che la palla potesse toccare il vetro. Duelli non semplici con Butler e soci. Trova anche qualche buona soluzione personale e una tripla con spazio ma nel secondo tempo forza troppo triple 1 vs 1 e finisce con un 1/6, ci prova ma non riesce a tenerci in partita.

Mason Plumlee: 6

6 pt. (2/5), 10 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate, 1 stoppata in 23:53. Non è il centro aggressivo che va su tutti i giocatori. Già deve tener Adebayo con fortune alterne. Lo fa meglio di PJ e quando l’avversario non è lanciato altrimenti meglio spostarsi però lo tiene più del previsto dal campo. Partita a due facce anche per lui sottolineata dal 2/2 in lunetta nel primo tempo e dallo 0/2 nel secondo quando appare proprio ai liberi piuttosto stanco. 10 rimbalzi (3 offensivi).

Kelly Oubre Jr.: 4

9 pt. (3/15), 6 rimbalzi, 3 assist. 1/9 nella consueta sagra della tripla. Segna solo quando non serve purtroppo. Fermato un paio di volte su incursioni e tiri in area con steal e stoppata, anche da fuori non ne azzecca quasi una e zero quando conta. Basta osservare i numeri per capire che un sesto uomo che dovrebbe portare punti dalla panchina spreca troppo, bisognerebbe rimodellare il gioco e forgiare una mano più affidabile che va ad estremi…

Ish Smith: 6,5

8 pt. (4/6), 3 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata. Ultimo quarto dove può scatenarsi un po’ tra assist e buoni tiri. Sarebbe servito prima per coordinare il gioco e portare qualche punto.

Cody Martin: 6

8 pt. (3/7), 5 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 4 TO in 35:13. Ingaggia diverse battaglie dagli esiti differenti. Un primo tempo nel quale duetta bene con Bridges riuscendo a portare punti oltre che degli stop difensivi importanti. Sbaglia qualche tiro, anche semplice ma cerca giocate intelligenti di squadra senza forzare eccessivamente sebbene conti 4 palloni persi.

P.J. Washington: 5

11 pt. (4/8), 4 rimbalzi, 1 assist in 19:20. Male sui lunghi, parte con tre falli su Adebayo, segna nell’ultimo quarto triple che servono solo a evitare un punteggio basso ma passo indietro netto rispetto all’ultima prestazione.

James Bouknight: s.v.

0 pt. (0/0). 14 secondi. Non saranno troppi?

Nick Richards: 5,5

1 pt. (0/1), 2 rimbalzi, 1 assist negli ultimi 12 minuti. Borrego lo vede limitato per questo non gioca più, non ha tutti i torti. In attacco commette un fallo sotto le plance e fatica a prendere rimbalzi, in difesa è più interessante ma dovrebbe avere attorno una squadra diversa per mostrare il suo meglio. /2 dalla lunetta in avvio ultima frazione.

Coach James Borrego: 4

Una squadra che dura un tempo e poi va per conto proprio senza un playmaker con una selezione di tiro persasi nei meandri delle prime difficoltà incontrate dopo aver variegato bene il gioco nel primo tempo. Le percentuali calano nettamente e dal 42,9% da tre del primo tempo finiamo al 27,8%…

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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