Game 55: Charlotte Hornets @ Chicago Bulls 103-93

Intro

Eigth day after l’ultima apparizione degli Hornets, ricomincia la nostra regular season dopo la vittoria, proprio a Chicago, del Calabrone Miles Bridges per quel che riguarda il premio MVP nella categoria Rising Stars (vi erano anche Graham e P.J. Washington sul parquet) grazie a un po’ di show-time e qualche buona tripla.

C’è da segnalare che anche Bacon, in accordo con il giocatore, è finito a Greensboro per aver più spazio e nella prima ha aiutato gli Swarm, ultimi in classifica, a battere le Mad Ants segnando 51 punti.

Nel frattempo, al di fuori dal panorama cestistico e alle nostre latitudini, sull’otto volante dell’interesse pubblico, oltre al Corona-virus, abbiamo ancora paralipomeni sul caso Morgan/Bugo.

Pur non avendo visto Sanremo, ormai non manca il materiale, essendo tappezzato o appestato il web di meme o video sull’accaduto.

Pur detestando il gossip, oggi ho deciso di intraprendere questo argomento per qualche frase sviluppando concetti affini e di mostrarlo sotto un’altra luce che non sia la solito cliché sulla droga per il quale è conosciuto oggi.

Ricordo i Bluvertigo come uno dei gruppi più interessanti degli anni ’90 tanto che comprai all’epoca due CD del gruppo guidato da Morgan (Metallo non Metallo e Zero).

Qui, non voglio né difendere Morgan (difficilmente difendibile per l’accaduto), né dipingerlo come eroe a ogni costo fuori da canoni conformisti ma semplicemente raccontare una storia che ha bisogno di qualche premessa.

Quanto sia vero ciò che è accaduto a Sanremo è già fonte di parecchi dubbi; il complottismo odierno giura che sia stata tutta una messa in scena.

A favore di questa tesi, principalmente c’è l’esigenza della TV di creare programmi reality dove non si esca da una recita concordata precedentemente che tuttavia sconvolga con qualcosa di originale il noioso piano della routine della manifestazione inoltre Morgan è, oltre ad essere un musicista, un artista più completo e pare che stia sempre recitando una parte.

C’è da dire che questo lato di Morgan però è dicotomico poiché fa parte anche dell’artista originale che si presenta in marsina o in altri abiti in stile bohémien vivendo in maniera anticonformista, finendo per rifiutare il compromesso d’obbligo portato, indotto dal bisogno di denaro (non è un mister che Morgan abbia perso la sua amata casa) ma che infine, appunto, finisca per mandare all’aria tutto (nei vari Talent show ha sempre finito per abbandonare in polemica con l’ambiente).

Ovvio che l’esplosione mediatica ricevuta a causa dell’abbandono del palco di Bugo in seguito ai pizzini offesa di Morgan, sia stata enorme, probabilmente maggiore anche in caso di vittoria del pezzo, il quale per me meritava molto poiché il cantante che abitava a Cerano ha fatto centro con questa canzone sull’amicizia anche se paradossalmente il tutto si è risolto nella modalità opposta al messaggio intenzionalmente portato all’origine.

Ciò dimostra che di riflesso, le goliardate eccessive, le situazioni stupide, le cose futili da gossip siano preda facile immediata di una popolazione con un occhio assopito dall’assenza di vita reale che l’illusione morganica creata dai mass media e imposta dalle élite finanziarie internazionali sono riuscite a creare oggi in un meccanismo dal consumo veloce di qualsiasi cosa che lascia poco spazio al pensiero approfondito.

Ma chi è veramente Morgan?

Difficile rispondere a questa domanda e sono convinto che nemmeno lui saprebbe rispondere al costante mutamento, oltretutto la doxa, l’opinione, spesso è solo percezione…

Marco Castoldi nasce il 23 dicembre 1972 a Milano anagraficamente parlando.

Una data che sconvolgerà sicuramente la sua vita è quella dell’11 ottobre 1988 quando il padre si suiciderà per via di una forte depressione.

Probabilmente questo triste evento lascia scoperti nervi sensibili, a maggior ragione per un adolescente, tanto che non sapendo come prenderla Morgan inizialmente pensa a una predestinazione, come se avesse un marchio, un sigillo come quello apposto su Naruto per contenere la Volpe a Nove Code (Kurama) per poi negli anni tornare ad avere una visione molto più lineare di ciò che successe quel giorno.

Quella Fox però è una bestia difficile da governare e da quando inizia ad avere successo con il gruppo Bluvertigo (in collaborazione con “Andy” Fumagalli ed altri componenti), l’utilizzo di alcune droghe come taumaturgia per combattere lo stress iniziano a incidere sul suo carattere e sui suoi comportamenti pubblici.

Il genio a livello musicale c’è, “Fuori dal Tempo” è un pezzo a tratti onirico mentre Altrove è considerata dalla rivista musicale Rolling Stones il miglior pezzo del millennio e poi vince due volte il premio Tenco come solista.

Marco fuori dal tempo prova a rimanerci facendo anche beneficenza nell’epoca del “Dio Denaro” e del suo presunto potere ma lo sperpero e le “esigenze fisiologiche” dell’uomo hanno il sopravvento e dopo il matrimonio (una figlia con Asia Argento) finito male, probabilmente la sensibilità di Marco prende un’altra sbandata sul viale della fragilità, necessaria nel caos dell’artista per avere empatia e comunicare.

Letteralmente, il fatto di parlare troppo non lo aiuta nemmeno però, quando in una controversa intervista, dice di far uso di crack venendo attaccato ipocritamente (per mantener consenso) da quei politici che rifiutarono i test antidroga per entrare in parlamento e fecero bloccare dal garante della privacy un servizio delle Iene (del 2006) che con uno stratagemma promisero di mostrare come uno su tre (una specie di sorpresa Kinder, insomma) facesse uso di svariate droghe.

La cosa gli causa anche l’esclusione da Sanremo dove era già stato con i giovani Bluvertigo ma era arrivato ultimo con “L’Assenzio”.

Il genio e sregolatezza di Marco funziona meno di un tempo e anche l’amico Andy ha dichiarato che andando avanti con l’età, la disciplina e la pratica ad esempio delle arti marziali o della pittura l’abbiano aiutato ad essere meno dispersivo e più creativo.

Dopo varie partecipazioni a dei talent, eccoci arrivati velocemente all’ultima sparata contro l’amico Bugo e relative sparate con l’accusa di esser stato sabotato nonostante lo stesso avesse prestato del denaro all’amico in difficoltà.

Il pezzo merita secondo me.

Rovinare i rapporti, insomma, sembra essere l’hobby preferito da Marco che malato d’istrionismo, pur avendo talento fatica a ritrovare la creatività di un tempo e forse avere intorno qualche amico resiliente gioverebbe molto al pirata Morgan.

Per chiosare questa lunga intro userei le parole di Fabrizio De André’: “Penso che un uomo senza utopia, senza sogno, senza ideali, vale a dire senza passioni, senza slanci, beh, sarebbe un mostruoso animale fatto semplicemente di istinto e di raziocinio, una specie di cinghiale laureato in matematica pura.”

Per questo speriamo che la parte migliore dall’artista Morgan torni a esistere, eludendo la parte dell’odio in un’era dove il conformismo hater è dimostrazione di squallore e ignoranza (la comprensione è un’utopia per parafrasare una strofa di una canzone dei Bluvertigo) mentre lasciando spazio al basket, l’augurio è che gli Hornets mettano sul parquet passione e slancio ma anche tanta difesa, quella che Morgan, senza ipocriti filtri, non ha.

La partita

Tra due squadre che potrebbero dedicarsi al tanking usciva comunque una partita combattuta con qualche tratto spettacolare anche se non bela nel complesso ma con punte pregevoli di gioco o di azioni personali.

Charlotte aveva il vantaggio di recuperare tutti i suoi effettivi mentre la lista degli infortunati dei Bulls continuava a esser lunga, Markkanen e Dunn in testa.

Andava da sé che gli Hornets fossero favoriti nonostante il campo avverso e allo United Center per due quarti si vedevano dei meravigliosi Hornets, non solo perfetti dalla lunetta (12/12 nel primo tempo) ma anche padroni del parquet per chiudere sul 60-44 i primi 24 minuti.

A inizio ripresa gli Hornets mancavano un FT e i Bulls segnavano la prima tripla dopo ben 18 tentativi ma la squadra dell’Illinois non si fermava lì mettendo in piedi una rimonta colossale a suon di triple che faceva paura agli Hornets.

Un parziale di 22-3 spingeva i Bulls sul -2 (70-68) dopo esser franati sul -21.

Charlotte però lentamente si riprendeva riportandosi grazie al collettivo a distanza di sicurezza: +6 a fine quarto e +10 a inizio ultima frazione.

Un paio di colpi da tre piazzati da Monk e Bridges nel finale servivano ai Calabroni per tenere a distanza i Bulls.

Charlotte giocava un po’ troppo con il cronometro rinunciando a prendersi qualche tiro buono ma dopo il -7 di LaVine, a :40.6, una doppio tentativo di trattenuta sull’entrata di Malik, contestata da Boylen con il coach challenge, costituiva la resa dei Bulls poiché ne usciva un two and one che chiudeva definitivamente i giochi in una partita comunque tirata nonostante il vantaggio degli Hornets (il +21 momentaneo costituiva il massimo vantaggio stagionale).

Gli Hornets portavano a casa così la serie stagionale sul 3-1 ottenendo la terza vittoria di seguito on the road.

Chicago rimane alla fine migliore negli assist (22-24), nei TO (17-13) il che deriva anche dal fatto di esser riuscita a rubare o intercettare più palloni (9-12), specialmente nel terzo quarto quando diversi TO sono stati poi tramutati in punti dai Bulls.

I Bulls però escono sconfitti a rimbalzo 44-38, nelle stoppate (4-3) ma a condannarli è soprattutto la percentuale al tiro: FG% 47,3 CHA, 42,5 CHI con un 28,6% da tre per Charlotte e un ancor più ridotto 22,6% per i Bulls. Dalla lunetta l’86,2% di Charlotte (25/29) ha la meglio sul 63,2% dei Tori.

Starting five

J. Boylen per Chicago, a causa delle diverse assenze sceglieva il seguente quintetto: Arcidiacono (3 pt.), Z. LaVine (19 pt. + 7 assist), T. Satoransky (12 pt., 8 assist), T. Young (22 pt. 11 rimbalzi), L. Kornet (5 pt.).

Dalla panchina dei 4 uomini a disposizione di Boylen (9 in totale in serata), Harrison e White chiudevano in doppia cifra con 13 e 12 punti rispettivamente, Gafford ne aggiungeva 5 collezionando più falli, venendo espulso mentre Felicio chiuderà a 2 pt. e 5 rimbalzi.

1° quarto:

Grazie alla palla a due tra Kornet e Zeller vinta dal secondo gli Hornets partivano in attacco ma mancavano l’alley-oop con P.J. al quale sfuggiva palla dalle mani in alta quota mentre dall’altra parte Young, disturbato, falliva da sotto l’opportunità per sbloccare il punteggio.

Arrivava così a 11:09 la tripla di Rozier dalla diagonale sinistra.

A 10:40, per fallo di Young, gli Hornets rafforzavano il vantaggio sul 5-0 grazie a due FT di P.J..

Arcidiacono mancava la tripla ma Young tenendo vivo il possesso offriva a LaVine la penetrazione del 5-2.

P.J. in entrata saltava molto passando dall’intenzione della schiacciata all’elegante appoggio di destro per evitare il difensore.

Chicago reagiva con una transizione finalizzata da Satoransky a 9:05 più l’and one e il pari di LaVine in reverse layup.

Gli Hornets riprendevano il comando con Zeller in post basso destro ad arrangiarsi in appoggio uno contro uno ma il vantaggio durava poco perché Gafford in schiacciata non dava possibilità alla difesa degli Hornets.

Un floater cortissimo di Zeller era recuperato da Zeller sotto canestro, il che gli consentiva di guadagnare due liberi sul tentativo d’appoggio.

I due liberi caduti dentro per l’11-9 restituivano il vantaggio a Charlotte mentre subentravano Monk e Cody Martin.

Proprio quest’ultimo, in penetrazione dalla sinistra, offriva l’assist all’omonimo per la schiacciata del +4.

A 6:36 una driving dunk di LaVine faceva tornare a due punti i Tori ma Monk nel traffico cambiava mano segnando da sotto di sinistra il 15-11 e a 5:49 la tripla aperta di P.J. faceva volare i Calabroni sul 18-11.

Harrison, liberato in corsa per l’appoggio, non mancava il sottomano ma Chicago si faceva intercettare un pallone di Young per accorciare così Rozier innescava la transizione che portava Monk a schiacciare in maniera decisa ma 5.10.

Satoransky dalla linea di fondo destra batteva dalla media Biz alzando il punteggio sul 20-15 ma commettendo fallo su Monk in entrata regalava due FT al nostro n° 1 a 4:34.

Due FT perfetti che si ripetevano poco più tardi per lo stesso contatto tra i due giocatori.

Harrison aggiungeva un fallo inutile di Bridges in post basso destro così, in bonus, Charlotte si lanciava sul 26-15.

Harrison mancava una tripla e un tiro da due ma dopo il tocco di Graham con errore ecco arrivare l’opportunità per Harrison di mettere altri due punti in appoggio.

Gli Hornets mancavano qualche occasione e per un contatto White/Biyombo la guardia dei Bulls andava a battere due FT realizzandone solamente uno.

Finalmente entrava anche tra i marcatori anche Bridges dopo aver fallito i primi cinque tentativi ma a livello di fallimenti Chicago continuava ad esser terribile da oltre la linea del tiro da tre punti con l’errore di White per lo 0/8 totale dei rossi.

Da un rimbalzo offensivo di Cody Martin nasceva il 30-18 quindi Biz perdeva un pallone sotto canestro e Felicio in put-back dunk piazzava il 30-20.

A :11.5, allo scadere dei 24 secondi offensivi, Monk si vedeva materializzare qui a casa mia per sparare una tripla che sibilava incredibilmente in mezzo alle maglie di cotone della retina portando gli Hornets a chiudere il primo quarto sul 33-20.

Qualcosa di divertente deve aver catturato l’attenzione di P.J., e Monk che aspettano probabilmente la caduta messanica della sfera.

2° quarto:

Chicago partiva benino nel secondo quarto anche se Harrison si faceva stoppare da Biz il tiro ma cinque secondi più tarsi ecco il tip layup di Young.

Charlotte volava sulle ali del vento con Monk (11:12) che dalla destra fluttuava altissimo e rapido per agganciare un pallone lanciato da Graham chiudendo con un meraviglioso alley-oop l’azione.

Harrison sotto il nostro canestro strappava dalle mani una palla appena conquistata da Graham segnando il 35-24 e poi mettendo dentro in transizione sul possibile assist orizzontale di Graham che non si intendeva con P.J. all’incrocio in area portava la squadra dell’Illinois sul -9.

Bridges conquistava un rimbalzo offensivo resistendo a due difensori per salir poi a schiacciare a 9:49 offrendo un’altra dunk riportava a +13 i nostri.

Young sfruttava la debolezza degli Hornets in area continuando a segnar la maggior parte dei punti dei Tori da sotto.

Graham mancava la tripla ma P.J. era svelto a recuperare il rimbalzo e a chiudere abilmente sull’altro lato del canestro proteggendosi con il corpo e il ferro.

White ribatteva con due FT per un contatto con McDaniels (41-30) ma P.J. in armonia con l’universo, dal cuore dell’area, in fade-away mandava dentro un preciso jumper pur contrastato.

Cody posterizzava con una running dunk Gafford mentre dall’altra parte Harrison non trovava nulla di meglio che splittare due FT a 7:24.

A 6:28 LaVine ne metteva altri due a gioco fermo per fallo di Zeller ma Kornet sparava al vetro una tripla e Chicago in generale mancava sulla stessa azione altri due tiri…

Satoransky a 5.24 si affacciava ancora in lunetta a splittare riducendo a 11 lo scarto.

Un floater di Kornet in corsa dalla linea di fondo sinistra e i Bulls si ripresentavano sul -9 ma dopo uno schermo in movimento di Gafford ecco tornare gli Hornets con Martin e il suo appoggio in corsa nel mezzo costruito dalla squadra, l’appoggio di Rozier oltre Kornet e la tripla frontale di Bridges per il 52-36.

Young sfruttava un jumper dallo spin amico ma Rozier, appoggiando alto in entrata rapidissima su Kornet non lasciava scampo al lungo.

Bridges aggiungeva due punti con un tocco che faceva rimbalzare più volte la palla sulla parte piatta del ferro ma poi finiva dentro.

A 2:01 Boylen era costretto al time-out avendo 18 punti di ritardo (56-38).

Young ne metteva due mentre LaVine ci provava ad accorciare attaccando il ferro trovando però la respinta decisa di Biz.

In transizione Monk otteneva altri due FT realizzando il 12/12 per Charlotte dalla linea.

LaVine falliva l’occasione offensiva ma Young in put-back dunk ne approfittava.

Biz e White chiudevano con due punti a destra alzando il punteggio sul 60-44, score con il quale le squadre imboccavano il tunnel degli spogliatoi.

3° quarto:

Charlotte segnava per prima nel terzo quarto con P.J. che recuperando un tocco sbagliato di Miles otteneva anche un FT.

P.J. sbagliandolo rompeva il primo tabù lasciando nell’imperfezione i Calabroni.

Dopo un errore al tiro di Arcidiacono era meravigliosa l’entrata di P.J. che alzava con confidenza uno scoop apparentemente impossibile sulla resistenza posta dal “corpaccione” di Gafford per un perfetto tiro in ricaduta.

A 10:07 arrivava l’easy dunk per Lavine con la nostra difesa spostata mentre Rozier dal palleggio a 9:07 era troppo veloce perché il difensore potesse opporsi alla tripla del 67-46.

+21, nessuno penserebbe che dato l’andamento dell’incontro i Bulls potessero rientrare in partita, invece, a 8:41 anche i Bulls rompevano il tabù da tre punti segnando da fuori un open 3 (1/18) con LaVine.

Lo stesso ex campione dello slam dunk contest affondava in entrata per altri due punti e Borrego ricorreva al time-out per bloccare l’inerzia.

A 7:56 il passaggio di P.J. per la dunk morbida di Zeller sembrava far tornar tutto nella norma ma Arcidiacono, lasciato da Rozier per andar sul portatore di palla, riceveva nell’angolo destro sparando da tre la seconda tripla di serata buona per i Bulls.

Rozier rotolava per terra fornendo a Martin (Cody) la palla per la tripla (mancata) mentre Satoransky segnando la terza di fila per i Bulls portava sul 69-57 il risultato.

A 5:49 si aggiungeva anche Young al club dei “triplisti” dei Bulls.

Passi di Biz sotto il canestro prima di segnare (annullato) e sfondamento di Young su Martin…

Un canestro a 4:52 di Young e un FT a segno di Biz a 3:50 fissavano momentaneamente il rientro dei Bulls sul -7 ma Young con un open 3 a 3:38 e un two and one a 3:05 estendeva il parziale sul 3-22 per far ritrovare i Bulls in scia ai Calabroni che ormai si ritrovavano con il risicato margine di due punti (70-68).

L’appoggio in allungo di Bridges e una transizione confusionaria degli Hornets con restio fischio a favore di Monk (fallo di Felicio) davano più respiro ai Calabroni tornati a 2:09 sul +6 (74-68).

Per Chicago il festival delle triple a segno non era finito: Kornet si aggiungeva alla lista realizzando il -3 ma da una drive a rompere il raddoppio, Monk si incuneava in appoggio sino al ferro per il 76-71.

Harrison batteva Zeller con l’alzata ma nel finale Rozier batteva un FT per tre secondi difensivi in area e P.J. con un bound pass verticale offriva a Zeller la dunk no fear in faccia alla difesa locale per bloccare il punteggio a dodici dalla fine sul 79-73.

Monk, in bianco, manda la difesa di White in bianco.

4° quarto:

I Bulls nel terzo quarto avevano rosicchiato comunque 10 punti ma Miles al vetro a 11:43 partiva bene con il tocco giusto e Zeller per un blocking foul di Gafford chiudeva l’azione portando dalla lunetta sul +10 la squadra del North Carolina (83-73).

I Bulls provavano a rientrare nuovamente portandosi sull’84-78 dopo una dunk appesa di Gafford ma Kornet in difesa con un paio di falli a spezzare la corsa di P.J. deframmentava il nostro numero 25 che in lunetta però ricompattava i due punti.

Harrison sbagliava in entrata e dal raddoppio isterico di un Monk che in ball-handling faceva impazzire i ragazzi di Boylen nasceva la tripla di Rozier grazie allo scarico di Malik.

A 9:05 gli Hornets riottenevano 11 punti di vantaggio (89-78) prima di esser colpiti da un jumper di LaVine nonostante la buona difesa di Monk.

McDaniels era servito quando non mancava molto allo scadere dei 24; iniziativa del rookie, passaggio rapido dentro per Zeller che si alzava ma venendo colpito da Gafford.

Dopo aver visto al replay l’azione la terna decideva che il contatto avveniva prima dello scadere, Gafford out per raggiunto numero limite di falli e un punticino recuperato da Cody ai liberi faceva piacere.

Satoransky a 6:39 tentava di rimetter in discussione il match a mezzo tripla (90-83) ma Bridges ghiacciava al vetro la sfera per il +9.

Folata laterale di Young che plasticamente chiudeva in reverse allontanandosi dal canestro ma McDaniels, aggressivo, andava a sbattere su un Satoransky che cercando di ottener lo sfondamento, non riusciva a esser perfetto nella posizione.

Due su due del rookie al quale seguiva uno strano 0/2 dalla lunetta per LaVine così a 3:46 Monk provava a dare il colpo di grazia al match con la tripla del 97-85.

P.J. dopo aver concesso due FT a White (97-89) usciva per qualche problemino fisico ma White in entrata non badava a ciò ripetendosi per altri due punti, diretti questa volta (97-91).

Malik in entrata provava ad esser la soluzione ma Young resisteva stoppandolo, la palla però rimanendo nelle mani di Charlotte era sfruttata dall’angolo destro da Bridges che realizzava il 100-91.

LaVine metteva dentro il -7 ma a :40.6 Malik chiudeva i giochi in entrata rilasciando la sfera che andava dentro dopo un paio di trattenute.

Two and one e partita in ghiaccio sul 103-93…

Le pagelle

Terry Rozier: 7

14 pt., 4 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. 5/8 al tiro, +14. Pochi errori in serata. Rischia il raddoppio sul portatore di palla lasciando il lato debole scoperto, così arriva una delle triple dei Bulls nel terzo quarto ma in generale è positivo. Attacca con ritmo e naturalezza il ferro, segna una tripla notevole da palleggio (3/5 da fuori) senza strafare. Morigerato, aiuta la squadra attraverso le sue giocate offensive.

Devonte’ Graham: 5,5

0 pt., 2 rimbalzi, 7 assist, 2 rubate. Lo 0/7 al tiro è costituito da uno 0/5 da fuori e da uno 0/2 da due punti anche se in un’azione manca molto probabilmente un fallo. In generale, giocando più di 32 minuti, perdendo 4 palloni e andando sul -7 di plus/minus non è che giochi proprio benissimo nonostante qualche dish (alley-oop per Monk su tutte) per i compagni.

Più unico che raro vederlo a zero punti, sarà per la prossima, forse era un po’ freddo dopo il break dell’All-Star Game anche se si è divertito un po’ giocandolo nella partita degli astri nascenti.

Miles Bridges: 7,5

22 pt., 8 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate. 9/23 al tiro. 2/8 da tre punti, +14. Parte con uno 0/5 dal campo non proprio benaugurante ma poi segna due dunk, la tripla del +21, il canestro del +4 quando i Bulls si riportano a -2 e una tripla nel finale molto importante. Nel complesso, nonostante qualche tiro preso un po’ così, impreciso in appoggio o quel paio di triple da lontanissimo per lo scader dei 24, offre una prestazione maiuscola continuando a mostrare progressi su ambo i lati del campo. Mani veloci a disturbare in difesa mentre in attacco prende confidenza accollandosi ben 23 tiri alla fine.

P.J. Washington: 7

17 pt., 5 rimbalzi, 4 assist, 2 rubate, 1 stoppata. 6/11 dal campo, 4/5 dalla lunetta. 3 TO, -6. Attacca il canestro con discreto successo aggiungendo un paio di geme come quella con lo scoop in caduta dal salto su Gafford o l’appoggio di destra dopo aver pensato alla dunk. Sbaglia il primo libero di Charlotte a migliora la media stagionale ai FT e diverse volte riesce a fornire buoni palloni ai compagni come il bound pass verticale per la dunk di Zeller. In difesa qualche volta è ancora un po’ timido per non commetter fallo. La sua verticalità a volte lo aiuta ma in altre concede canestri senza provar a difendere del tutto. Gara nel complesso convincente con un paio di steal. Esce alla fine con una smorfia sul volto per qualche problema fisico anche se non sembrerebbe nulla di grave.

Cody Zeller: 7

16 pt., 8 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, 1 stoppata. 5/5 dal campo e 6/8 dalla lunetta. Zero TO, +8. Posterizza un paio di volte Gafford e soci, si muove bene sotto canestro avversario non sbagliando nulla. Peccato per la difesa da fermo che rimane il suo punto debole. Dovrebbe rimanere più in movimento ma in aiuto, attendendo l’avversario o tenendo troppo spazio fra sé e l’attaccante, finisce per non riuscire a stoppare il tiro. Comunque sia sfodera una buona prestazione andando a prender diversi rimbalzi e dando comunque fastidio agli attaccanti avversari.

Malik Monk: 8

25 pt., 6 rimbalzi, 3 assist. 7/13 dal campo e 9/9 ai liberi. 3 TO, +15. Monk continua a volare. Non solo per l’alley-oop offerto da Graham nel primo tempo ma perché, attaccando il canestro, è diventato difficilmente contenibile da diverse difese incrociate recentemente.

Canestri anche in cambio mano, appoggi o falli recuperati per metter dentro dalla lunetta con buona mano lo portano a segnare ben 25 punti in serata compreso la giocata finale che chiude al partita con il two and one sul quale subisce ben due falli. A fine primo quarto sgancia un meteorite siderale dalle profondità dell’universo che colpisce tutta l’area della Wind City. Grande prestazione offensiva ma nemmeno quella difensiva è scarsa.

Cody Martin: 6,5

4 pt., 6 rimbalzi, 2 assist. 2/4 al tiro con un appoggio dopo aver conquistato un rimbalzo offensivo e un inserimento con layup su assist laterale. Un paio di TO. L’uomo che cerca di dar fastidio all’attaccante è lui, sempre attivo sul pezzo d’artiglieria avversario. L’ho visto giocare meglio ma nei 25:11 sul parquet lo stress degli avversari aumenta anche se qualche volta lo battono in entrata. Districa un paio di situazioni a rimbalzo e talvolta inibisce le intenzioni di tiro dell’attaccante.

Jalen McDaniels: 6

2 pt., 2 rimbalzi in 16:04. Più che altro fa un lavoro di contenimento ottenendo 4 falli. In attacco per sé crea poco restando anonimo al tiro (0/0 FG). Cerca di passar palla se può ottenendo allo scadere dei 24 due liberi per Zeller con un assist altruista sotto canestro poi nel finale è freddo trasformando due FT.

Bismack Biyombo: 5,5

3pt., 3 rimbalzi, 1 assist, 2 stoppate. 1/3 dal campo, 3 TO, +6. Più che delle mani ha delle pale per la pizza. I compagni infornano assist che le sue mani difettose trasformano in TO compreo un brutto passaggio per Bridges, intercettato. C’è da dire che nega ai Bulls un paio di volte canestri facili come quando stoppa LaVine con disinvoltura ma nel complesso non fa una buona prestazione. Splitta un paio di liberi e nonostante dia più difesa pura di Zeller, lascia qualche buco in 15 minuti esatti sul parquet.

Coach James Borrego: 7

Un time-out chiamato nel finale per riordinare le idee dopo un paio di possessi dei suoi al limite del rischio con il cronometro, una gara ben impostata con Zeller a riprender il posto da titolare. I Bulls gli facilitano il compito ma mai dar nulla per scontato. Dopo un po’ di paura la squadra torna a comandare la partita non facendo mai passare in vantaggio i Bulls. Massimo vantaggio stagionale con il +21. meglio di così non si poteva fare forse in considerazione della terza vittoria esterna.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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