Game 57 – Charlotte Hornets @ New York Knicks 97-109

Intro

L’uomo che l’ha sognata l’ha anche fatta scomparire.

Questo più o meno il pensiero di Aristotele sul suo mentore Platone.

Il filosofo greco descriveva il mito di Atlantide, l’isola leggendaria che oggi studiosi, ricercatori, gente affascinata dal mito vanno cercando.

Atlantide, rigogliosa isola sulla quale governava il Dio dei Mari (Poseidone) era il classico paradiso prima del furto della mela con una fertile pianura, frutti di ogni genere e metalli preziosi a disposizione di questa civiltà.

Quando però la bramosia, la sete di potere e l’avidità senza freni della civiltà atlantidea corruppe i costumi della società attirò le ire di Zeus che la fece sprofondare in mare.

Ovviamente la metafora platonica si rivolgeva alla Repubblica avvertendo sui pericoli della corruzione che avrebbero portato alla sua distruzione e come non vederci un’attualità sconfinata con il mondo odierno?

La cecità di chi cerca fisicamente Atlantide prosegue.

Oltretutto il mito sembra una premonizione: con l’innalzamento delle temperature dovuto all’attività umana incapace di trovare altri sistemi per non distrugger sé stessa, l’innalzamento dei mari dovuto anche allo scioglimento delle calotte polari sembra assodato.

Terre come le Maldive o altre aree in pericolo rischiano davvero di far la fine di Atlantide, posta metaforicamente da Platone oltre le Colonne D’Ercole.

Qualcuno pensa che oltre lo Stretto di Gibilterra si trovino ancora, forse le Azzorre, forse in Nord America e perché no magari New York che ha soppiantato Londra come cuore finanziario mondiale nell’ultimo secolo.

I piccoli Hornets andranno proprio nella vecchia “Fort Amsterdam” (i colori oranje del retaggio olandese sono ancora vividi sulle divise dei Knicks) a caccia di una vittoria che per loro sarebbe anche più preziosa rispetto ai Knicks, i quali al momento hanno una posizione di vantaggio ma sono attesi da un calendario non proprio benevolo.

L’inaspettato scontro tra due “civiltà” che parevano essere decadenti sino lo scorso anno andrà in scena al MSG e nonostante le numerose assenze nelle fila degli Hornets (Ball è agli sgoccioli e tra meno di una settimana dovrebbe rientrare sul parquet) la squadra di Borrego è costretta a prometter battaglia a NY e nelle prossime partite che non può permettersi di perdere.

Per vincere i Calabroni dovranno giocar di squadra “facile” aiutandosi a vicenda senza incorrere nella corruzione dell’ego personale che li porterebbe a scelte errate al tiro.

Analisi

Charlotte affonda nella Grande Mela.

Dopo un avvio brillante dei Knicks, P.J. Washington era il worm nella mela che con 5 triple su altrettanti tentativi riusciva a portare a fine quarto i Calabroni.

Sul 60 pari prima dell’intervallo Rozier infilava due triple che mandavano la squadra a fare dolci sogni all’intervallo con un 13/19 irreale da tre punti.

Una camomilla di troppo presa nella pausa però dava il là ai Knicks che nel terzo quarto acceleravano mettendo un’ipoteca sulla vittoria (82-91 finale di terzo) grazie all’intensificazione della difesa e alle triple, specialmente dall’angolo.

Per battere il gioco fisico dei Knicks, Charlotte si affidava ancora al tiro da oltre l’arco ma con scarsi esiti tra pressione difensiva e stanchezza così la strategia che aveva così ben funzionato nel primo tempo si rivelava come un lancio di dadi premiando la maggior concretezza della squadra di Thibodeau.

A livello di singoli New York ha chiuso con 24 punti di RJ Barrett, 17 per la coppia dalla panchina D. Rose, I. Quickley più 16 a testa per Randle (10 rimbalzi anche) e Bullock.

Nonostante Charlotte abbia prevalso in molti degli indicatori, i quasi 3 pt. di percentuale di differenza al tiro si sono fatti sentire così come i tiri liberi: 3/8 per Charlotte che ha attaccato meno il pitturato pur ricavandone molti più punti degli avversari ma è stata privata di qualche tiro libero per un arbitraggio un po’ casalingo in alcune circostanze mentre New York ha chiuso con un ottimo 11/12 dalla lunetta.

Tutto sommato il gioco più fluido e concreto degli avversari ha prevalso ai punti e la vittoria degli arancioblu non è immeritata.

Charlotte deve trarre da questa sconfitta due pensieri: essere pronta per un gioco fisico in altre partite e cambiare strategia difensiva sul perimetro poiché sono riemerse antiche crepe.

Una sconfitta pesante per via dello scontro diretto ma non definitiva.

Charlotte a Est ha 15 partite ancora da giocare, una in più almeno di tutte le contendenti impegnate ai PO ma dopo la L a NY non si può più sbagliare, le vittorie su Chicago e Cleveland sono richieste come ossigeno per approdare ai PO, assenti o non assenti.

La partita

I quintetti:

1° quarto:

I Knicks partivano forte: dalla palla a due vita al tentativo di Noel di andar dentro con palla toccata da Charlotte ma recuperata arrivava la tripla di RJ Barrett che era seguita da quella di E. Payton a 10:36 grazie al rimbalzo offensivo di Noel.

Dopo aver mancato un paio di tiri Bridges servita da drive and kick l’assist per la tripla di Graham dalla diagonale sinistra ma Randle da quasi fermo trovava il 3-9 con il tiro da oltre l’arco prima che Bullock legasse per la seconda volta una tripla a quella di un compagno.

Charlotte rispondeva con la bomba di Bridges (6-12) prima che Randle dal palleggio trovasse dalla lunga baseline destra uno step-back su Carey Jr.

Randle finalmente mancava un tiro da fuori per NY e la stoppata di Noel arrivava in parabola discendente sull’alzata di McDaniels per il goaltending dell’8-14.

Nonostante Payton subisse una stoppata, sull’azione seguente Bullock guadagnava troppo spazio per la tripla dell’8-17 che a 7:45 mandava Borrego in time-out.

Dentro P.J., out Carey Jr., Rozier in transizione a 7:02 e P.J. Washington successivamente calando una tripla a testa riuscivano a riportare vicini i Calabroni (14-17) prima che New York tentasse di correre nuovamente verso la fuga partendo da un tecnico concesso a Bullock a 5:35.

Bridges mancava due liberi dopo esser stato toccato sul tentativo di schiacciata, Gibson da sotto ne metteva dentro due, Payton seguiva in fast break per il 14-22.

Il salvatore degli Hornets era P.J. che realizzava un’altra tripla frontale e, nonostante Payton in serpentina passasse la difesa degli Hornets a zona per realizzare il +7 New York, P.J. prendeva un altro tiro da fuori battendo Gibson (20-24) e segnava dal pitturato con un preciso jump hook per il -2.

Gli Hornets però lasciavano libertà a Gibson sulla linea del tiro libero ed erano colpiti dal lungo prima e poi anche da D. Rose (22-28).

La schiacciata di Zeller non preludeva anche a una buona azione difensiva di Zeller che facendosi rubare la sfera a rimbalzo da Gibson favoriva ancora Rose per il 24-30.

Un’altra tripla provvidenziale di P.J. Washington più un errore di RJ Barrett su Zeller che lanciato in transizione appoggiava facile il -1 facevano da trampolino di lancio per il sorpasso che avveniva a :10.2 per mano di uno scatenato P.J. Washington e la sua quinta tripla consecutiva (5/5).

Ritoccava il punteggio Caleb Martin che su una rimessa laterale anticipava Rose che nell’inseguimento ricorreva al fallo per impedire i due punti.

Solo un ½ per Caleb ma Hornets in vantaggio 33-30 a fine primo quarto.

Graham al rientro ha chiuso con 9 punti (3/10 al tiro) e 7 assist ma non è Ball. Foto tratta dal sito ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

Il secondo quarto muoveva i suoi primi passi quando con un canestro dal post basso destro Obi Toppin sfruttava i cm in più su Caleb Martin ma finalmente si accendeva anche Bridges che dalla destra catapultava una tripla a 10:36.

Connessioni difficili però per Miles che buttava via qualche pallone cercando giocate troppo rapide per i compagni comunque sia da un taglio perfetto a fari spendi di McDaniels giungeva il passaggio per l’ala piccola che non aveva difficoltà a realizzare il 38-34.

La partita rimaneva in bilico anche perché Rose sparava e segnava da fuori mentre Quickley in entrata infilava un acrobatico reverse sull’onesto contato di Zeller.

Two and one a 7:42 per il vantaggio della squadra di Thibodeau (38-40) recuperato da uno scoop altissimo di Rozier.

Fallo assegnato contro Caleb sulla pressione a Randle e due FT a segno per la star avversaria con gli Hornets a recuperare ancora grazie a un’iniziativa personale di Caleb Martin.

Nella Grande Mela si accendeva la luce di Quickley che colpiva da oltre l’arco, McDaniels era stoppato da Noel di striscio quindi Rozier riusciva a mettere dentro un fade-away fuori tempo dal pitturato.

Quickley infilava una tripla difficile su Rozier che si prendeva la rivincita colpendo anch’esso frontalmente da oltre l’arco (47-48).

Altro colpo pesantissimo per gli Hornets quello effettuato da Quickley dall’angolo destro (47-51) parzialmente recuperato da Caleb Martin che nascondendo la palla a un paio di difensori in palleggio appoggiava in entrata senza possibilità di replica.

Randle teneva troppo palla in mano contro Cody Martin in marcatura prima di disfarsene facendo scadere i 24 secondi offensivi.

Charlotte non si faceva sfuggire l’occasione di riequilibrare la partita con P.J. Washington in fing and roll, elastico che vedeva il sorpasso di McDaniels al secondo tiro da sotto (Randle andava giù inavvertitamente colpito dalla stessa ala sul primo tiro).

Time-out di NYK, pareggio a 2:41 di Quickley dalla lunetta e vantaggio Charlotte con P.J. e l’arcobaleno in euro-step.

Tripla di Quickley aperta per il vantaggio orange (55-56) ma Rozier usava il plexiglass per effettuare il sorpasso.

Open 3 di Bullock per il controsorpasso ma sul cambio lato di Rozier (triplicato) il close-out tardivo su Graham valeva il 60-59.

Due FT per Randle splittati a :50.1 per il pari a quota 60 ma Rozier indovinava due triple con la seconda aiutata dai ferri per chiudere sul +6 all’intervallo (66-60) con un 13/19 da tre punti per gli Hornets contro un 11/23 di New York, due triple a far la differenza.

3° quarto:

Charlotte partiva ancora slow in avvio, NY cercava di rimettere in sesto il match e vi riusciva in poco tempo segnando con Noel su rimbalzo offensivo, proseguendo con Randle che buttava giù McDaniels e appoggiava prima di pareggiare con un alley-oop di Noel.

Un jumper di McDaniels in area faceva rimettere la testa avanti a Charlotte che tuttavia colpita dalla distanza da RJ Barrett, finiva sotto (68-69) prima di pareggiare con McDaniels che dalla lunetta splittava a 9:36.

Dalla sinistra RJ Barrett continuava a esser preciso nonostante Graham in chiusura mentre Rozier dalla lunetta soffriva la rumorosa pressione segnando solo il secondo libero (70-72).

Sul 70-74, dopo un paio di falli subiti, P.J. spingeva vistosamente Noel buttandolo per terra.

TO Charlotte che non subiva il canestro sull’azione ma a 7:29 su una rimessa dal fondo Hornets per NYK RJ Barrett conquistava due FT per fallo di Graham.

70-76 prima del pull-up 3 di Graham: 73-76.

La difesa di New York che metteva molta intensità e l’incapacità degli Hornets di chiudere gli angoli, unite al miglior quarto della vita di RJ Barrett producevano un divario che andava aumentando: troppo spazio per la bomba di Barrett e a poco serviva il tap-in gancio di Cody Martin se Bullock infilava la tripla dall’angolo sinistro del 75-82.

Borrego chiedeva i passi netti di Randle ma l’azione proseguiva e lo stesso giocatore postava a casa due liberi che trasformava.

Fade-away di Cody martin sulla super pressione di Bullock dalla media baseline destra e sfondamento di Payton su Cody Martin ma la stoppata ai 24 di Gibson su Rozier e due punti frontali di RJ Barrett valevano il +11 per NYK (77-88).

Nel finale Bridges rispondeva da tre punti, ma Caleb si faceva stoppare e RJ Barrett dalla destra metteva dentro tre punti per l’80-91.

Bridges con un buzzer beater lunghissimo dall’angolo destro sopra Randle chiudeva il quarto sull’82-91.

4° quarto:

Charlotte sperava di colmare il divario ma la tripla storta di Cody Martin non era buon viatico.
Charlotte non riusciva più realmente ad avvicinarsi ai Knicks pur trovndo magarri un paio di vcanestri in sequenza che erano interrotti da giocate non perfette offensive e dalla difesa avversaria.

A 9:10 la finta e passaggio di Graham per P.J. che si arrangiava in entrata valeva il -7 (88-95) ma quando a 6:39 Bullock infilava la tripla dal corner destro il gap saliva a 12 punti (90-102).

Charlotte aveva un ultimo sussulto con Miles a volare alto sopra il ferro ad agganciare e schiacciare una palla rimbalzante scagliata da Rozier e con P.J. che tornava agli antichi fasti del primo quarto rispolverando la tripla del 95-102.

Randle colpiva con una gomitata in faccia McDaniels ma per la terna era solo un semplice fallo di gioco nonostante il labbro leggermente sanguinante dell’ala piccola di Charlotte.

Charlotte tentava di aggirare il gioco fisico di New York con triple ma nemmeno P.J. funzionava più e così era l’ennesima tripla dall’angolo di RJ Barrett non faceva che confermare la vittoria di New York.

Il finale era 97-109 con gli Hornets quasi pronti al rientro di quei giocatori fondamentali per far la differenza ma dalla prossima è vietato sbagliare.

Devonte’ Graham: 5,5

9 pt. (3/10), 2 rimbalzi, 7 assist, -15 in +/-. 1 TO in 29:05. Devonte’ rientra scompigliando un po’ l’assetto degli Hornets che affrontando una partita fisica come quella contro New York pagavano un po’ la scelta nonostante ci fossero alcuni starter a garantire la difesa. Una buona partita negli assist. Pregevole quello schiacciato con finta antecedente (avvenuto nel secondo tempo) per P.J. in entrata. Buona la tripla con la quale abbatte New York quasi tutta su Rozier ma poi è l’emblema di Charlotte che si affida troppo al tiro da tre. Lui fa 3/7 ma ha un complessivo e non lusinghiero 3/10 dal campo così non arriva nemmeno a 10 punti e dal suo attacco ci si aspetta di più ma paga la pressione avversaria. Per gli amanti delle statistiche inutili: supera Wesley negli all-time leader 3FG made di Charlotte. Quello davanti abissalmente a lui è Batum…

Terry Rozier: 6,5

21 pt. (8/17), 7 rimbalzi, 8 assist, -7 in +/-. 1 TO. Alcuni buoni momenti come le due triple in back to back al termine del primo quarto e alcune entrate degne di nota che vendono chiuse in maniere differenti ma che si rivelano efficaci nonostante la pressione su di lui. Buon primo tempo, cala vistosamente in attacco nel secondo sebbene abbia un altra high night in versione assist-man. In media punti stagione ma qualche palla in più nel finale deve andare a prendersela.

Jalen McDaniels: 5

11 pt. (5/12), 4 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, 1 stoppata, -21 in +/-. 2 TO. Alcune buone realizzazioni ma nel complesso soffre difensivamente con un fisico poco muscoloso rispetto alle masse messe in gioco da alcuni avversari, se poi va su Randle a volte paga sia i kg che l’esperienza, se poi gli arbitri sfavoriscono sempre lui in decisioni dubbie (un possibile sfondamento e una gomitata di Randle sul labbro senza che arrivi un flagrant) finisce per essere un minus. Non è nemmeno in serata al tiro da fuori. Finirà con 0/3. Contro squadre fisiche sarebbe meglio partisse dalla panchina dando ai lunghi più spazio.

Miles Bridges: 6

15 pt. (6/16), 14 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, 1 stoppata, -19 in +/-. 4 TO. Tanti rimbalzi ma anche palle perse con passaggi in movimento che non assecondano perfettamente esigenze e posizioni dei compagni. Impreciso al tiro da fuori (3/9) da qualcosa sul finire del terzo quarto con due precise conclusioni dai da te ma è meno brillane del solito (un motorino che fa le “penne” e tanto fumo davanti alla municipale) anche se l’highlight in schiacciata arriva puntuale su un errore di Rozier che lui converte attivando i tatuaggi sul suo braccio con la forza di un leone e il volo di un aquila. Serve solo l’aggiunta di una coccinella come portafortuna forse.

Vernon Carey Jr.: s.v.

0 pt. (0/0), -8 in +/- in 3:02. Mi sbaglierò ma a memoria è la prima volta che arriva un senza voto a un titolare per di più per scelta tecnica del coach. O.K. La partenza degli Hornets è brutta e forse le spaziature non sono ideali anche per qualche movimento inappropriato di Carey Jr. che viene battuto da Randle dalla destra nonostante la buona chiusura. Sono tutte triple quelle di NYK. Esce dopo 3 minuti e 2 secondi per non rivedere più il parquet senza pagare specifiche colpe. I problemi degli Hornets sul perimetro durante il suo soggiorno successivo in panchina però permangono tutta la serata. Esagerato chiuderlo nel sarcofago per tutta la restante partita.

P.J. Washington: 7

26 pt. (10/18), 3 rimbalzi, 1 rubata, +1 in +/-. 2 TO in 35:18. Entrata con il botto: 5/5 da tre punti usando una posizione frontale o quasi tirando con precisione e senza paura. Gli va peggio dalle diagonali finendo con un 6/10 da fuori ma attacca anche il pitturato con il 50,0% in serata. Buoni movimenti e tiro da fuori. Serata dedicata all’attacco finita come top scorer della partita. Il suo è un buon rientro ma in serata non basta.

Cody Martin: 6,5

4 pt. (2/4), 6 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, +10 in +/-. 1 TO in 24:17. Buona partita guardando il plus-minus, il canestro in fade-away dalla baseline destra e alcune difese come quella nella quale sacrifica il corpo per prendere uno sfondamento. Anche a lui capita di prendere la tripla in faccia dall’angolo flottando ma la sua spinta è un buon contributo.

Caleb Martin: 5,5

5 pt. (2/5), 1 rimbalzo, 1 assist, 2 rubate, 0 in +/- in 23:08. Una schiacciata sul ferro senza vedersi assegnato un fallo che chiede, due entrate irriverenti e la palla intercettata con lestezza sul lato nell’ultimo quarto a R.J. Barrett ma anche una difesa che non funziona spesso. Quando funziona fa cose pregevoli ma il suo flottare e i suoi movimenti non sono atti a fermare il tiratore largo ed è abbastanza imbarazzante nel secondo tempo nell’uno contro uno nel quale cerca di arrivare al tiro oltre il lungo ma viene facilmente stoppato.

Cody Zeller: 5,5

6 pt. (3/4), 2 rimbalzi, 1 assist, -1 in +/-. 1 TO. Canestri e un buon assist per Bridges ma anche un pallone perso malamente cercando Bridges di fronte a lui. Non tiene Rose in entrata, si fa rubare palla a rimbalzo da Gibson e commette un onesto ma troppo poco cattivo fallo su Quickley che segna un two and one.

Coach James Borrego: 5

Piano partita che funziona a metà. Lui insiste non cambiando in corsa e non chiama nemmeno il time-out quando NYK pareggia dopo poco in avvio di terzo quarto. Non riesce a porre rimedio all’emorragia sul perimetro, inoltre tira fuori qualche interprete inadeguato per la serata a mio avviso lasciando in panca, rinunciando a gente che avrebbe fatto più comodo in serate come questa (vedi Wanamaker in un contesto fisico). Forse voleva evitare un altro gavettone come quello subito negli spogliatoi dopo la partita contro Portland. Nella ventosa Chicago porti un impermeabile.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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