Game 6: Charlotte Hornets @ Golden State Warriors 93-87

Intro

L’invasione BarbarHornets

Facciamo un salto indietro nel tempo, anche se andrò spedito e non basteranno certo queste righe per coprire i complessi avvenimenti successi in quell’epoca.

Siamo nel 376 D.C..

Da circa due secoli, popolazioni barbare chiedono di entrare a far parte dell’Impero Romano (per godere dei benefici come acquedotti, fognature, circo, ippodromi e tutto quello che la civiltà dell’epoca potesse offrire a popolazioni prive di molti “comfort”), il quale gestisce questa immigrazione collettiva mettendo al servizio dell’Impero (contadini e militari per la maggior parte) i nuovi cittadini romani.

I Goti, da Est, in fuga dalla furia cieca degli Unni (provenienti dalle steppe asiatiche) si affacciano sul Danubio, confine orientale dell’Impero chiedendo di farne parte.

Tempi biblici, mal gestione del trasferimento, corruzione, vessazioni, trappole e incomprensioni fecero sì che dopo un paio d’anni si arrivi a degli scontri tra le due fazioni che minarono il potere militare dell’Impero.

Dalle parti di Adrianopoli le popolazioni barbare (Goti e non solo) sconfissero l’esercito romano, capeggiato dal mediatore Imperatore Valente, sulle tracce dei Goti.

Dopo esser scesi a patti con gli invasori (fu Teodosio, un militare preso dalla Spagna, giacché nessuno voleva più salire a trono senza una milizia, a rimettere in piedi un esercito ormai inesistente), il doppiogiochismo di alcuni capi Goti ormai facenti parti dell’esercito, fecero crollare quello che nel frattempo era diventato l’Impero Romano D’Occidente (su volontà di Teodosio nel far gestire agli eredi vaste aree dell’impero con Onorio a Occidente e Arcadio a Oriente), nel 476 D.C. Per opera del generale sciro Odoacre che dismise l’ultimo imperatore romano Romolo Augusto mandando.

C’è qualche analogia con i Warriors attuali, anzitutto il cambio di residenza da Oakland a San Francisco con la caduta della prima storica arena ad aver regalato tante gioie negli ultimi anni ai fan gialloblu in dismissione, la perdita di “forze”, vedi Durant in estate e poi l’impotenza momentanea rispetto al passato con le lunghe degenze per infortunio di Thompson e Curry (recentissimo e auguri a lui di guarigione) ai quali si univano Green e Russell per l’occasione…

Certo, Green e Russell a breve guideranno dei pur sempre rispettabili Warriors ma a questo punto qual’è l’obiettivo stagionale in un Ovest sempre più competitivo?

Golden State potrebbe abdicare per un anno e ritrovarsi con una scelta alta, oltre agli Splash Brothers il prossimo anno, oppure perder per strada qualcuno, di certo sono scenari futuri imprevedibili come quelli che portarono alla caduta dell’Impero Romano Occidentale.

Dall’altra parte ci sono degli Hornets che avendo perso i loro comandanti in estate sarebbero altrettanto interessati a non vincer eccessivamente in stagione giacché la squadra per ora, nonostante una difesa pessima, sia meglio di quel che ci si aspettava.

Una rapida scorribanda dei Calabroni a San Francisco su queste premesse potrebbe anche starci, sebbene l’orgoglio aureo dei pluridecorati ex campioni in carica non vorrà di certo concedere un saccheggio come quello perpetrato da Alarico a Roma ma paradossalmente, pur venendo da due situazioni diversissime, gli interessi dei due team oggi si sovrappongono.

Analisi

Un pugno nello stomaco il primo tempo con la second unit dei Warriors (ai lungodegenti Thompson e Curry si aggiungevano le assenze di Russell e Green) più vogliose di dimostrare di poter competere in NBA.

La difesa di Charlotte è spesso in tilt e un attacco che tira 1/11 da oltre l’arco (smentendo le sue buone percentuali di inizio stagione) fa sì che i californiani, dopo esser stati sopra anche di 10 punti, vadano all’intervallo mantenendone 5 di vantaggio.

Frustrante per una squadra con tutti i suoi effettivi…

Nel terzo quarto gli Hornets iniziano a giocare più fisicamente trovando le soluzioni per coprire meglio gli spazi, ne consegue che a fine quarto si raggranellino due punti in più degli avversari.

Nell’ultimo quarto le squadre trovano qualche tripla e la partita rimane in bilico in un finale convulso tra errori, falli e giocate impreviste.

La maggior esperienza di qualche elemento degli Hornets dava quel vantaggio che unito a un Cody Martin elettrico nel finale, serviva per far pendere l’ago della bilancia dalla parte di Charlotte e a sfruttare un occasione d’oro o “golden opportunity” che dir si voglia…

Una partita che gli Hornets vinceranno sudando una camicia in più delle proverbiali sette…

L’esperienza portava a meno TO (15 vs 18) e a maggiori FT (16/23 contro il 10/13 avversario), la fisicità salita nel secondo tempo in cattedra ribaltava la lotta a rimbalzo con gli imenotteri avanti alla fine 48-40.

Gli assist rimanevano appannaggio dei Guerrieri (18-23) così come le stoppate (1-5), di contro le steal andavano per una a Charlotte (6-5).

La Partita

Starting Five

Charlotte contava di schierare ancora una volta il quintetto base con: Rozier, Bacon, Bridges, P.J. Washington e Zeller. I Warriors con tutti i top player out mettevano in campo rookie e giovani: Bowman (16 pt.), Poole (5 pt.), Gl. Robinson III (16 pt. e 9 rimbalzi), Paschall (25 pt.) e Cauley-Stein (8 pt.) agli ordini di Steve Kerr. Dalla panchina Lee finirà con 13 punti e Spellman con 4, unici due a segno.

Charlotte Hornets guard Devonte’ Graham (4) passes the ball as he is defended by Golden State Warriors guard Alec Burks during the second half of an NBA basketball game in San Francisco, Saturday, Nov. 2, 2019. (AP Photo/Jeff Chiu)

1° quarto:

Buona partenza di Charlotte che con Bacon in penetrazione prendendo in mezzo Cauley-Stein forniva l’assist rimbalzante all’appostato Zeller per il pick and roll e il 2-0.

Spendere un buon fallo sulla schiacciata certa di Paschall a 10:53 consentiva di rimanere avanti sul 2-1 per andare a realizzare il 4-1 con il solito movimento di P.J. In area e semi-gancio sul difensore ma i GSW realizzavano con Robinson III e Paschall trovando il primo vantaggio sul 4-5.

Gli Hornets rispondevano con un ispirato Bacon al vetro ma un alley-oop di Cauley-Stein e due liberi di Bowman a 8:19 allontanavano Charlotte sul 6-9.

Rozier in entrata era bravo a riavvicinare Charlotte ma Robinson III, dopo aver aperto con un air-ball, metteva la tripla dell’8-12.

Bacon era una risorsa per Charlotte trovando sicurezza con l’appoggio al vetro ma una dunk di Paschall con braccio a spinger via P.J. era data per buona, così Borrego chiedendo un time-out disegnava l’azione successiva.

Giocata che andava in porto grazie alla consegna di Rozier e al canestro da sotto di Zeller a 6:43, mentre a 5:22 il lancio lungo per Bacon era ben sfruttato dal nostro numero 7 che appoggiando al plexiglass in transizione agganciava a 14 punti gli avversari.

L’inchiodata di Paschall servito sulla baseline era pareggiata dal tap-in di Zeller ma un FT per la 3 second violation di Graham e un’altra tripla di Robinson davano il +4 alla squadra locale.

Graham con un sottomano da togliere il tempo alla difesa ci riavvicinava mentre il decollo di P.J. tra le due colonne dorate difensive valeva il pari in schiacciata (20-20).

A 3:34 Kerr chiamava il time-out e funzionava nonostante i Warriors a 2:44 incassassero la prima tripla di Charlotte a opera di Monk con assist di P.J., a ribaltare la situazione erano il back to back di triple elargite da Robinson III e da Lee.

P.J. Perdeva un pallone nell’area avversaria e in difesa con il corpo bloccando Spellman commetteva fallo: 2 FT a 1:07 per i Warriors che andavano così sul +5.

P.J. Chiudeva il quarto per i Calabroni con l’appoggio di sinistro, tuttavia a otto decimi Poole con un driving floater banker si inventava in aria il difficile canestro del 25-30.

SAN FRANCISCO, CA – NOVEMBER 2: Golden State Warriors’ Glenn Robinson III (22) shoots and makes a basket past Charlotte Hornets’ Terry Rozier (3) in the first quarter of their NBA game at Chase Center in San Francisco, Calif., on Saturday, Nov. 2, 2019. (Jose Carlos Fajardo/Bay Area News Group)

2° quarto:

Dopo 16 secondi Spellman rincarava la dose, rispondeva Miles con l’alzata a a una mano dal pitturato ma Lee con il crossover e l’appoggio al vetro dimostrava che la difesa degli Hornets, specialmente la secondaria, era poca cosa.

Era sempre il n°1 Lee a trascinare con una tripla i californiani sul +10 (27-37)…

A 8:08 Bacon con un fade-away estremamente difficile riusciva a far uscir la palla dalla mano in maniera non canonica ottenendo il canestro e poco più tardi lo stesso Dwayne scappando sulla linea di fondo colpirà ancora in reverse layup.

Non bastava però l’uomo fino a oggi mancato a Charlotte se qualche nostro FT andava a vuoto e dall’altra parte ai Guerrieri si concedeva tutto…

Una dunk di Poole lasciato libero dava le dimensioni del caos difensivo degli Hornets che a 6:02 raffinavano un fallo di Spellman su Bacon con due FT a segno per il 37-43 ma nel finale i locali tentavano ancora di staccarsi: un raddoppio inutile di Zeller sul portatore di palla sulla linea dei 3 punti e la spicchiata fatta passare in mezzo al nostro centro e a Graham ed ecco la free dunk per Cauley-Stein (43-52)…

A 2:51, per un fallo a metà campo, Graham si presentava in lunetta (GSW in bonus già da qualche azione) ad accorciare ma un’azione di forza di Paschall su Bridges consentiva il +10 ai gialloblu (45-55) con un two and one.

P.J. A 1:37 rollava per la jam, Bacon in transizione controllata a :08.2 recuperava un ottimo two and one a tagliare il divario che resisteva nel filale quando Martin deviava a Lee oltre il fondo e Bacon stesso intercettava la rimessa diretta verso l’angolo.

Il primo tempo, frustrante difensivamente, si concludeva sul 50-55 per la squadra dell’ex tiratore Bulls con gli Hornets inabili alla conclusione da fuori, principale ragione dello svantaggio.

09,1% con un 1/11 contro il 42,9% avversario da fuori, considerando i 7 FT realizzati a testa e i TO minori (4 vs 6) davano l’idea di una squadra non entrata in palla da oltre l’arco mentre i 9 assist contro i 16 avversari (praticamente contro una second unit) davano l’idea di una dimensione difensiva di non ottima qualità.

19 vs 22 i rimbalzi con una fisicità difensiva andata migliorando nei minuti, necessaria per tentare di girare la partita.

Bacon rilascia la sfera sopra Bowman.

3° quarto:

Paschall dalla media baseline destra riapriva le ostilità andando a segno, un salvataggio last second di Bridges oltre il fondo dava una seconda possibilità di attacco a Charlotte che la sfruttava bene con Bacon ad aprire il fuoco in fade-away.

Cauley-Stein in corsa salutava Zeller andando a schiacciare mentre sull’altro fronte Bowman regalava due FT a Rozier su un jumper andato a vuoto.

A 8:02 Paschall splittava dalla lunetta ma una steal immediata da rimessa dal fondo portava Robinson al layup con Borrego giustamente arrabbiatissimo per l’ingenuità commessa.

Charlotte riusciva a riavvicinarsi sino al -4 con Bacon bravissimo con uno spin in area e appoggio al vetro che a 7:10, infilandosi con il rim/glass, mandava la sfida sul 58-62.

Charlotte continuando ad andare a vuoto da fuori raggiungeva l’1/16 (anche Bacon tirava malissimo contro la tabella) mentre le finte dalla media destra di Paschall costringevano al tocco falloso P.J..

Two and one, +9 Warriors prima dell’impennata da 5 punti (tripla, finalmente, di Williams e Bacon in morbidissimo fade-away dal mid range) che ad elastico ci faceva rientrare sul -4 a 3.17.

Nel finale Williams, a 2:01, sganciava la terza tripla complessiva per gli Hornets per il 68-69 ma a una manciata di secondi dalla fine Bowman dal palleggio con un lungo due trovava bene il secchiello per il 68-71 che chiudeva la frazione.

4° quarto:

Hornets che in avvio si salvavano un paio di volte, Martin controllava bene l’avvicinamento di Burks, Graham e Monk pasticciavano lanciando Robinson in transizione, ma il suo terzo tempo pasticciato induceva agli arbitri a chiamare uno sfondamento (forse discutibile per via della posizione dei piedi di Monk), comunque sia si continuava con un double dribble fischiato a Rozier e con un bad screen a Chriss…

I TO salivano a 11 vs 15 prima che Monk in entrata appoggiasse per il -1 per trovare sulla next a 8:45 aiuto in Zeller che correggendo l’errore di Bacon, in tap-in, ci riportava avanti dopo molta sofferenza.

Bowman tuttavia con un jumper effettuava il sorpasso a 8:28, mentre Rozier dal mid range a 8:05 effettuava il nuovo contro-sorpasso.

Time-out Warriors e nuovo cambio squadra leader con Paschall a metter dentro il 74-75 prima che Monk con un jump shot continuasse la corsa sulle montagne russe.

Bacon con uno spin veloce e appoggio a sinistra spingeva i Calabroni sul +3 che beneficiavano di un fallo chiamato prima dell’entrata di Paschall che lo porterà al canestro non convalidato.

Bacon era stoppato sull’altro fronte da Cauley-Stein ma la palla rimasta lì sotto era preda di Monk che portava la squadra di Borrego sull’80-75.

Paschall ne metteva dentro ancora due e una tripla di Robinson valeva a 3:46 il pari a quota 80.

A 3:24 si accendeva la gara anche oltre dall’arco con la replica lunghissima (open da giro palla) dalla diagonale destra di Williams per il +3.

Bowman da tre frontalmente pareggiava ma c’era tempo ancora per la bomba di P.J. a 2:45 e quella di Lee a 1:55 che riequilibrava la gara a quota 86.

Pazzesco che la stanchezza porti, dopo ad aver tirato male, a questo… comunque sia si arrivava a un finale tirato.

Si metteva male a 1:16 quando Paschall andando in lunetta con il pubblico entusiasta realizzava il primo libero, sul secondo però l’errore costava una transizione che Rozier era bravo a chiudere con spostamento laterale, Lee e Bowman lo chiudevano, Rozier rimbalzava cadendo all’indietro rilasciando la spicchiata che a 1:09 cadeva dentro.

Sorpasso e FT.

Clamorosamente il libero non andava a segno ma Charlotte sul +1 provava a tenere e ci riusciva perché Cody Martin teneva bene il più fisico Paschall e dopo la persa di Graham era ancora Martin sulla rimessa Warriors a toccar palla a Lee e a costringerlo al tocco che restituiva palla ai bianchi del North Carolina.

Gli Hornets facevano girar palla fino a che Rozier non subiva fallo.

Conveniente per i Warriors visto che l’ex Celtics andava a mancare i due FT ma spuntava ancora Martin a rimbalzo che necessariamente per questioni di tempo i Warriors dovevano necessariamente fermare con l’intervento irregolare.

Primo libero a segno (89-87), secondo a vuoto ma questa volta era Bacon a prender il rimbalzo e a trascinare alla jump ball Bowman, la palla, dopo esser finita dalle parti delle panchine era messa in sicurezza ancora da Martin.

Sulla rimessa da metà campo, lo scatto in avanti fulmineo di Rozier costringeva alla cintura Bowman.

Questa volta Rozier non falliva portando oltre i tre punti Charlotte (91-87).

Warriors senza time-out alla rimessa lunghissima preda di Williams che arrotondava dalla lunetta il risultato salendo in doppia cifra.

Hornets alla seconda vittoria consecutiva sul .500 in classifica, almeno per ora…

Le pagelle

Terry Rozier: 6,5

20 pt., 5 rimbalzi, 7 assist. 2 TO e un solo fallo speso. Partita controversa di Terry che è tra i migliori nel primo tempo ma che non sempre con la palla in mano prende la decisione giusta, talvolta rovinando i bei presupposti su qualcosa di buono che esso stesso magari aveva compiuto in precedenza. So9no lo 0/4 da fuori e il 4/8 dalla lunetta, con due FT da brividi sbagliati nel finale a far paura per metter i successivi, per fortuna sono no damage grazie al rimbalzo insperato di Cody Martin. Una buona idea quella di attaccare il ferro e concentrarsi meno sulla soluzione da fuori (orrima la giocata per l’ultimo sorpasso con FT missed, icona della sua stramba gara), mette dentro anche un paio di tiri dal palleggio molto fluidi.

Dwayne Bacon: 8

Spin veloci, appoggi, fade-away letali e tanta fiducia. Dwayne tiene a galla nel primo tempo degli Hornets completamente fuori giri in attacco. Nel corso della partita arriva a 25 punti con 10/21 al tiro (5/5 FT). Un paio di rubate e 6 rimbalzi per un plus/minus eloquente e coerente con la prestazione: +17.

Miles Bridges: 5

2 pt., 8 rimbalzi, 1 assist. O.K., vanno bene gli 8 rimbalzi ma dal campo fa 1/10 (0/4 da fuori). Un buon salvataggio andando oltre la linea di fondo avversaria che porterà Bacon al canestro. I Warriors sono veloci e giovani e mettono in difficoltà gli Hornets muovendosi, tanto che in alcune azioni chi prende chi sembra venire in automatico dopo uno sguardo, un cenno con il compagno. Lui viene preso un po’ in mezzo non facendo sempre una buona figura e a volte stenta a fermare Paschall o qualche altro cliente che gli si presenta davanti, sebbene altre la sua presenza costringa qualche attaccante a modificare tiro o velocità d’esecuzione. Rimane una prestazione molto migliorabile.

P.J. Washington: 6

11 pt., 5 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate. 32:46 in campo, ingenuità da rookie su qualche tiro come il two and one concesso a Paschall per tocco minimo e qualche volta anche la maniera di affrontare l’attaccante in entrata non è ottimale. Trova la prima tripla verso la fine e sgorga spontanea, peccato venga pareggiata quasi immediatamente. Una partita normale per un rookie che può fare qualcosa di speciale ma non l’ha mostrato stasera anche se spreca poco con 5/8. Buona prestazione soprattutto nel primo quarto, poi si perde un po’.

Cody Zeller: 6

10 pt., 8 rimbalzi. Non va in doppia doppia di poco stando sotto i 20 minuti di poco. Non fa male ma alcuni suoi raddoppi e svarioni costano canestri facili a Charlotte che ha qualche difficoltà fisica a fermare Paschall. Per il resto un 4/7 dal campo mancando due tentativi da fuori.

Devonte Graham: 5

4 pt., 8 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata. 0/3 da fuori e 5 TO, decisamente troppi per una PG che non trova ritmo e spazi sul pick and roll con i veloci Warriors a pattugliare l’area. Da fuori non centra il bersaglio, ne conviene che arrivi un pessimo 1/8 dal campo, compensato paradossalmente da 8 rimbalzi ma la prestazione è da night(mare)-off…

Marvin Williams: 7,5

11 pt., 3 rimbalzi, 1 assist, 1 steal. 3/7, tutto da tre. Il 60% delle bombe realizzate da Charlotte in serata è suo. Azionista di maggioranza dell’artiglieria pesante aggiunge due FT e nessun TO, un solo opinabilissimo fallo. Un aiuto dalla panchina insperato, una mina colossale quel tiro sibilante da tre che dalla lunga diagonale destra s’infilava per un nostro +3 nell’ultimo quarto. In difesa si fa rispettare tenendo fisicamente.

Malik Monk: 6,5

9 pt., 3 rimbalzi, 2 assist. 4/7 dal campo e 3 falli. Potrebbe evitare un paio di falli ma risponde abbastanza bene in attacco con una certa sicurezza. Sua la prima tripla anche se poi non ne trova altre. Bene l’entrata con separation e il tiro dal palleggio con i quali mette altri 4 punti nelle casse di Charlotte. In 20:06 un +2 in plus/minus.

Bismack Biyombo: s.v.

0 pt., 1 TO e 1 fallo speso in 4:53. Senza lode o infamia Bismack che comunque non desta segni di poter cambiare il corso del match quando impiegato.

Cody Martin: 7,5

In 4:28 segna un punto, prende 2 rimbalzi e piazza una stoppata. Mai visto nessuno esser così decisivo in così poco tempo segnando solamente un punto. Controlla le folate avversarie, compreso il mastodontico Paschall. Fatto entrare con il contagocce sulle varie azioni, specialmente difensive, inizia nel primo tempo fermando sulla penultima giocata i Warriors, tocca a Lee la rimessa a meno di 30 secondi dalla fine facendo toccare alla PG la sfera ed ottenendo al rimessa. Salva Rozier dopo i liberi sbagliati, ne mette uno, manca il secondo, bacon lo salva con una jump ball dalla quale spunta ancora lui sulla sfera in un finale convulso. Ha voglia, come quelli dei Warriors ed è decisivo.

Coach Borrego: 7

Sarebbe da 8 per il solo Cody Martin. Un genio a piazzarlo nelle azioni decisive ma la squadra nel primo tempo difensivamente è rivedibile e orribile. Si sistema nel secondo tempo ma è l’attacco questa volta a scemare, tuttavia si trova un equilibrio maggiore tra pitturato e close-out. Rinuncia a Zeller spesso per provare altre soluzioni. Tenta anche Rozier/Graham/Bacon ma il secondo non è in serata. Sta dando fiducia a chi dimostra di essere in partita e la cosa paga. La squadra è quella che è ma ne vince two in a row tra i winnable game.

Questo articolo è stato pubblicato in Uncategorized da igor . Aggiungi il permalink ai segnalibri.

Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.