Game 6: Charlotte Hornets @ Miami Heat 99-114

Intro

Rimanendo all’attualità, come saprete, Mark Zuckenberg (patron di Facebook) si lascia alle spalle Facebook (nome che rimarrà per il social network) proponendo delle integrazioni al social di stampo moderno.

L’arrivo programmato di Meta, la “piattaforma del metaverso” pare decisa e prioritaria nei piani dell’azienda rispetto al social.

All’annuale conferenza Connect, l’ideatore di FB ha illustrato la sua visione di un nuovo mondo virtuale (metaverso è un termine ideato dallo scrittore Neal Stephenson) dove le persone trovano riparo dal mondo reale, illusorio e violento.

Giocare, comunicare, divertirsi ma anche lavorare (esisterà un account specifico denominato Facebook Work) oltre che immergersi in filmati didattici in 3D.

A prescindere dai vari store che metteranno a disposizione giochi, occhiali in 3D e tutto il necessaire, ci sarà un probabile impatto positivo sull’aumento dei posti di lavoro, un possibile piccolissimo miglioramento ambientale con il lavoro da casa mentre la soluzione sempre più virtuale a livello culturale in un mondo sempre più alieno, egoista e individualista che conduce all’isolamento e a vera proprio sociofobia talvolta, dal mio punto di vista non è certamente la scelta giusta per l’umanità ma potrebbe esserlo per l’azienda.

Derivante dal greco, “Meta” significa oltre, al di là…

Per quanto apprezzi le metamorfosi e ami creativamente le idee metafisiche pur rimanendo sul concreto, se Zuckenberg deve uscire dalle note problematiche, per fortuna gli Hornets in questo periodo ne denotano molte di meno e dovranno misurarsi mentalmente e fisicamente, soprattutto realmente contro una delle squadra a Est considerate più attrezzate per arrivare dalle parti delle Finals di Conference almeno.

Gli Hornets dovranno cercare di ottenere la loro meta andando oltre le proprie possibilità.

Negli ultimi anni i Calabroni hanno spesso messo in difficoltà una squadra considerata più forte di loro ma per vincere gli Hornets dovranno dimostrare di non essere un ologramma virtuale ma di risultare anche una squadra solida fisicamente e mentalmente su un banco di prova impegnativo come quello della Florida.

Andamento della partita

I quintetti iniziali:

La partita degli Hornets a contatto durava poco, infatti, dopo il 2-0 di Oubre Jr.

Gli Hornets si issavano sul 7-2 grazie a una tripla dall’angolo destro dello stesso numero 12 partito benissimo offensivamente nel primo quarto ma una replica da 0-11 di Miami a 6:23 portava il risultato sul 7-13 pro Heat.

Le triple di Oubre Jr. (10-13 a 5:34 e quella del 15-17) più quella di P.J. Per il 18-22 oltre a una dunk dello stesso per ripristinare il -4 (22-26) consentivano di tenere il passo di Miami ma nel finale qualche errore al tiro della panchina degli Hornets e la tripla in corsa deep di Herro sulla sirena mandavano la squadra di Spolestra sul 22-33 al primo mini-riposo.

Gli Hornets partivano male anche nel secondo quarto quando Strus, Herro e Adebayo (non solo) calavano punti che a 7:16 contribuivano a inclinare la partita sul piano di Miami avanti 29-49.

A 5:07 un turnaround di Herro spediva gli Hornets al massimo svantaggio, -26 (29-55).

A parte qualche buon intervento difensivo di P.J. Non sembrava poter esserci partita giacché Miami chiudeva avanti 46-64 i primi 24 minuti anche grazie al dominio ottenuto a rimbalzo.

Alcune statistiche di squadra a fine primo tempo.

Nella ripresa Oubre Jr. partiva con un air-ball ma Bridges dava la sveglia ai nostri con due triple consecutive (58-69) di spessore intervallate da una stoppata su P.J. Tucker.

Il Calore rispondeva bene e a 4:06 Herro sfruttava il blocco del lungo per distanziare Oubre Jr. e colpire da tre realizzando il +16 Heat (60-76).

Hayward imitava Miles nelle triple consecutive e gli Hornets riducevano lo scarto sino al -12 (66-78) a 6:16 mentre Gordon veleggiava a 16 punti.

Le raffiche Hornets però non si esaurivano e un tracciante lungo di Ish per Miles era a chiuso dal numero zero con un’alley-oop da cartolina mentre il bound pass di Hayward smarcava Martin in corsa che sfoderava una dunk mono-mano aggressiva mentre la matchup zone teneva finendo sul -9 (75-84) il quarto.

I Calabroni si riavvicinavano ulteriormente sino a -6 con il catch n’shoot di martin dall’angolo destro tenendo sino a 8:58 con McDaniels in lunetta per il nuovo -6 tuttavia tre punti di Strus, due di Morris facevano riallungare i neri ma Charlotte tentava di rientrare un’ultima volta Con Bridges in crossover/fing and roll two and one (mancato il FT purtroppo) per il 91-99.

Sul -8 però non c’era nulla da fare, Butler metteva dentro un paio di canestri e Adebayo aggiungeva tre schiacciate in una zona del pitturato che la difesa Hornets lasciava troppo scoperta.

Finiva 99-114.

Il rientrante P.J. Washington al tiro in serata. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

Analisi

Charlotte non aveva ancora perso in trasferta.

Il 3-0 e il miglior attacco della NBA entrando nel match con 114,8 punti di media si scontrava con la miglior difesa (92 punti di media subiti dagli Heat).

Ad avere la meglio sono stati i locali che, trascinati dalle loro due stelle più l’aiuto di Herro e grazie alla pressione difensiva, hanno mostrato di mettere pressione ai giovani Hornets costringendoli talvolta costringerli a tirare da fuori senza ritmo o marcati piuttosto da vicino (classico tiro non ideale) e il gioco del team di Borrego sovente si è affidato ai singoli (anche i jumper di Ish Smith con pressione sono risultati poco vincenti) peccando nella costruzione benché si siano viste anche delle azioni pregevoli in tal senso come i passaggi di Hayward per Martin e P.J. Sotto canestro.

I rimbalzi pro Heat hanno giocato un fattore chiave (12-22 nelle seconde possibilità) mentre il 40-54 nel pitturato è stato indice di una zona che non ha funzionato troppo e di una superiorità della coppia Butler/Adebayo dalle parti del ferro.

Gli Heat hanno tirato ancora male da fuori ma sono riusciti ad abbassar le percentuali dei Calabroni che in termini di fisicità hanno pagato dazio mentre a livello mentale hanno avuto dei problemi di confidenza ma hanno saputo anche reagire aldilà della serata storta di alcuni attesi interpreto come ad esempio i due playmaker.

Nelle fila di Miami doppia doppia per Butler con 32 punti più 10 rimbalzi a mentre Adebayo (26 punti e 19 rimbalzi) è stato un fattore chiave nella W degli Heat che hanno trovato dalla panchina un Herro da 26 punti e 6 assist.

Battuta d’arresto per Charlotte che deve cercare più solidità e anche una struttura migliore in certe rotazioni (confidando nel rientro di Rozier).

Attendendo la partita con Portland questa L non deve lasciare scorie in attesa di altre 76 battaglie…

Le statistiche a fine partita.

LaMelo Ball: 5

In 20:11 realizza solo un paio di canestri oltre a due liberi. 6 pt. (0/5 da 3 punti), 6 assist, 5 rimbalzi. Non trova mai il ritmo con tiri troppo frettolosi o eccessivi finendo con un 2/14 e per non produrre gioco se non nel finale. La brutta copia del giocatore spesso ammirato lo scorso anno. E’ prestissimo per chiederselo ma esiste un’alchimia tra lui e il resto del team che sta progredendo? Di certo non rinuncia ai suoi tiri e forse saranno solo serate storte oltre a mostrare ancora tracce verdi d’acerbità in alcune sfide dove non riesce a guidare ancora la squadra. Alla prossima sperando nell’alter ego migliore di LaMelo.

Kelly Oubre Jr.: 6,5

Kelly parte un’altra volta forte in attacco con alcune triple che tengono in corsa gli Hornets nel primo quarto e ogni tanto batte un colpo ma senza brillare eccessivamente nel resto della partita. 17 punti (7/12 e 3/6 da 3 pt.), 4 rimbalzi, 3 rubate. Ha il merito di farsi trovare pronto all’appuntamento ma non troppo quando gli avversari in corsa lo puntano fa fatica in chiusura mentre in altre situazioni è più valido spendendo anche qualche fallo per fermare due punti facili o riuscendo a sottrarre palloni.

Gordon Hayward: 7

23 punti (8/15 e 5/8 da tre punti), 6 rimbalzi, 4 assist. Da il suo contributo offensivo risultando anche piuttosto preciso nel tiro da fuori che aiuta nel secondo tempo i Calabroni a rientrare dal -26. Diversi passaggi “nella canalina” che consentono ai compagni di non faticare a trovare la via del canestro. L’ingegner jolly Gordon Hayward non sfigura anche se sul lato difensivo non è altrettanto strong ma non possiamo chiedergli molto di più se non a rischio di perderlo giacché è rimasto in campo 37:19 facendo gli straordinari.

Miles Bridges: 6,5

22 pt. (9/21), 8 rimbalzi, 2 rubate, 1 assist. 4 TO e un 2/9 da fuori sono la parte più evidente che il suo percorso di crescita contro top team – difensivamente parlando – come Miami non è completato. Spin, crossover, entrate di fisico in avvicinamento che tengono le medie altissime della prima parte della stagione ma non basta. Anche lui difensivamente nonostante le 2 steal deve salire di tono e non gioca molto di squadra sentendosi in completa fiducia che de facto viene ripagata nel terzo quarto quando mostra due prestigiose conclusioni da oltre l’arco in fila.

Mason Plumlee: 5,5

In 18:16 colleziona 1 punto, 5 rimbalzi, 2 assist e 1 stoppata. La sensazione che gli Hornets sotto le plance siano ancora incompleti nonostante un paio di buone difese e qualche rimbalzo è papabile. Un banco di prova dimezzato poiché a Mason (¼ ai FT) viene preferito il rientrante P.J. Washington.

Ish Smith: 5,5

4 pt. (2/9), 3 assist in 17:42. Alcuni errori per la pressione difensiva sui suoi jump shot in momenti che contano mentre è poesia vederlo difendere su Butler senza aiuti nel secondo tempo e naturalmente finisce male perché non può pareggiarne fisico e cm. Questa volta Ish è un fattore in negativo (anche 3 PF e 1 TO) semplicemente perché gli viene concesso poco ma almeno 3 assist utili li colleziona.

Cody Martin: 6,5

15 pt. (4/8), 3 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata in 29:13. Segna 5/6 dalla lunetta ma soprattutto a cavallo tra il terzo e l’ultimo periodo mette punti che spingono gli Hornets ad avvicinarsi pericolosamente come la dunk servita da Hayward, la tripla che rimbalza sul ferro, la parte alta della tabella e ricade dentro provocando le risate del fratello Caleb finito in panca a Miami. Piazza 2 bombe su 4 tentativi e cerca di rimanere attivo in difesa anche se non sempre il fisico lo può aiutare.

P.J. Washington: 7

9 pt. (3/7), 5 rimbalzi, 2 rubate, 2 stoppate. Qualche pasticcio – 3 TO – al rientro. Preferito al posto di un centro più tradizionale interpreta sia la uomo che una zona più mobile in maniera più ottimale giocando spesso buoni pick and roll difensivi in scivolamento e a parte le due stoppate che rifila va diverse volte a contrastare in maniera vincente il tiratore influenzandolo. Segna alcuni buoni canestri facendosi trovare sotto e sgancia anche una tripla (1/3) nel secondo tempo. Dal mio punto di vista, nonostante la sconfitta, uno dei migliori P.J. Visti da un po’ di tempo a questa parte che in 22:25 prende solo un -5 in plus/minus contro il -13 di Plumlee.

Jalen McDaniels: 5

2 pt., 2 assist, 1 rimbalzo in 11:13. Due liberi infilati a 8:58 dalla fine e nessun canestro dal campo compresi un paio di errori nel primo quarto che ci allontanano. Ci prova ma non ha il fisico per reggere e nemmeno tatticamente riesce a rimanere galleggiante, flottante in reali zone d’interesse. Sbanda un po’ e la squadra con lui sul parquet prende un -16 in plus/minus.

Coach James Borrego: 5

Più nervoso del solito, evidentemente insoddisfatto, forse di sé stesso giacché la libertà di lasciar giocare è una gran bella cosa finché funziona ma quando mostra l’altra faccia della medaglia con troppa improvvisazione e gestione personale degli attacchi contro una difesa organizzata e forte fisicamente, allora sorgono problemi e domande che dovrebbe porsi. Il miglior attacco NBA non gira come il solito e la difesa mostra qualche falla, sia tatticamente che nella propria fisicità. Ora l’importante è voltar pagina e riprendere la cavalcata di vittorie verso una stagione speciale per non vanificare la buona partenza e dar credito a una squadra versatilissima ma ancora poco solida contro team equivalenti agli Heat.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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