Game 60: Charlotte Hornets Vs Golden State Warriors 110-121

Intro

Scegliere, eligere, separare il meglio dal peggio di qualcosa si può leggere nell’etimo, anche “eleggere”…

Scegliere è una parola con un bel suono e anche idealmente offre possibilità a chi si trovi in questa condizione ma ogni medaglia ha il suo rovescio.

Lo scegliere ci pone sempre di fronte a un bivio, dal dubbio qualcuno potrebbe poi far nascere rimpianti o rimorsi.

Non è sempre facile però scegliere… se su alcune tematiche la scelta , la preferenza è automatica o quasi in base ai nostri gusti, in altre situazioni si possono fare, a seconda del carattere, scelte istintive oppure ponderate ma anche su queste ultime gravano numerose incognite materializzabili come variabili sconosciute che, anche se individuate, potrebbero poi non portare nella realtà alle conclusioni pensate preventivamente.

E’ chiaro che vi siano anche delle condizioni esterne che inficiano a volte le possibilità.

Non partiamo tutti dallo stesso punto.

La ricchezza contro la povertà sono una discriminante così come lo sono le connotazioni geografiche, ecc..

Nella NBA il Draft è affascinante per il semplice fatto che giovani prospetti futuri potrebbero mantenere fede alle loro promesse oppure scomparire come outsider pescati in fondo al mazzo, affermarsi contro ogni pronostico.

I Warriors in questi anni sono riusciti a pescare dai vari Draft Steph Curry, Klay Thompson e Draymond Green ai quali si sono aggiunti agglomerandosi Kevin Durant e DeMarcus Cousins.

Charlotte, dopo la buona presa di Kemba in epoca Bobcats, dovranno accontentarsi di MKG l’anno successivo e alla fine della loro era da Linci sceglieranno Zeller, attualmente titolare per poi passare a Vonleh, Kaminsky e Monk sino a Bridges (scelto dai Clippers ma subito scambiato per Gilgeous-Alexander).

Degli ultimi citati, sebbene Monk abbia delle possibilità, l’unico giocatore con una resa leggermente sufficiente pare proprio l’ultimo, il rookie Bridges, che, pur non essendo giocatore completo, finisce per dare qualcosa in più alla squadra rispetto a tante scelte disattese tra la nona e l’undicesima posizione ma anche la seconda di MKG e la quarta di Zeller non hanno ripagato le attese anche se Cody rimane un discreto giocatore.

Vediamo quindi dal 2012 le scelte delle squadre e cosa si sarebbe potuto ottener di meglio anche se ovviamente certi destini singoli si incrociano con gli ambienti e le situazioni trovate nei vari team…

Nel 2012 la controversa lottery assegna Anthony Davis ai New Orleans Hornets (ora Pelicans), freschi della vendita della NBA al nuovo proprietario Tom Benson.

I Bobcats escono da una stagione disastrosa ma non ottengono la prima chiamata così ripiegano su MKG ma appena dietro di lui si sarebbe potuti arrivare a Bradley Beal oppure alla sesta posizione ottenere Lillard o ancora alla decima Drummond.

Alla 34^ Cleveland sceglie Jae Crawder e Golden State alla 35^ Draymond Green mentre Detroit alla 39^ addirittura pesca Middleton dopo tanti passaggi a vuoto degli altri team…

Nel 2013 arriva Cody Zeller alla 4^ posizione, dietro di lui arrivano McCollum alla 10^, Giannis Antetokounmpo alla 15^, Dennis Schroeder alla 17^ e Rudy Gobert alla 27^.

Nel 2014 alla posizione numero 9 Charlotte spreca la scelta per Vonleh. Dietro di lui arrivano le chiamate per Dario Saric alla 12^, Zach LaVine alla 13^, Jusuf Nurkic alla 16^, Rodney Hood alla 23^, Clint Capela alla 25^ Bogdan Bogdanovic alla 27^ e Nikola Jokic alla 41^.

Nel 2015^ Miles Turner alla 11^. Devin Booker alla 13^ e Bobby Portis alla 22^.

2016, è l’anno nel quale si approda ai playoffs.

Si sceglie alla 22^ Malachi Richardson ma a parte il discreto Brogdon dei Bucks alla 36^ non c’è molto di livello nettamente superiore.

2017, alla 13^ c’è Donovan Mitchell scelto dai Nuggets e alla 27^ Kyle Kuzma dei Nets e si arriva al 2018 con lo scambio Gilgeous-Alexander/Miles Bridges, scelto dai Clippers alla 12^ (una posizione più “alta” della nostra) per motivi di posizione. Arriverà comunque Graham (Devonte’) dal secondo giro ma dopo Miles non c’è molto meglio in giro numeri alla mano, al momento si può dire che Charlotte non abbia fatto male a sceglierlo.

Qui sotto troverete le tabelle delle due squadre complete:

Charlotte quindi non ha avuto molto talento nell’individuare potenziali top player, anche se in alcune annate c’era poco da fare, al contrario gli anni dei Warriors sul fondo della classifica hanno finito per pagare.

Charlotte si attesta spesso negli ultimi anni (eccezion fatta per l’anno playoffs) sul centro-bassa classifica ma non è del tutto vero che non si sarebbe potuto sceglier di meglio, specialmente dal 2012 al 2015 gli Hornets, come altri team, hanno mancato qualche grosso talento disponibile.

Si arriva dunque alla gara nella notte al classico scontro Davide contro Golia, la storia tracciata sino a qui pare irreversibile (a meno che in un universo parallelo vi siano degli Hornets con i giocatori dei Warriors o qualcosa di simile) e le forze in campo sembrerebbero soverchianti, oltretutto con un Walker tornato a prendersi per forza in mano la squadra attraverso i suoi tiri (troppo esagerato da fuori a volte) perché intorno sembra esserci solo Parker (quando sta bene) rimasto affidabile dopo la mossa di Borrego (scelte…) nel portare Bridges in quintetto relegando Lamb in panca che tuttavia ha evidenziato qualche problema di compatibilità con Tony (i due finiscono per togliersi lo stesso spazio al tiro).

Hornets in ottava piazza ormai con le spalle al muro, resta solo da vedere se nella notte verranno spazzati via o troveranno energie per ribaltare incredibilmente il pronostico ma per farlo dovranno accuratamente valutare bene ogni situazione e fare le scelte giuste perché la lotta è impari.

La partita in breve

Charlotte ci prova generosamente ma commette qualche errore che alla fine costa caro.

I Warriors forse staccano la spina in brevi frangenti e Charlotte ne approfitta per rientrare un paio di volte ma la differenza è tanta e non basta la voglia a colmare il divario.

Si partiva con un primo quarto equilibrato nel quale Zeller mostrava subito d’esser in serata eccezionale.

Era lui ad aiutare diverse volte l’attacco degli Hornets andandosi a prendere anche iniziative personali.

Walker a 4:29 segnava il +3 826-23) ma l’ingresso di Biz e MKG bastava per mutare le sorti della gara con i Warriors che scavalcavano e non perdevano più la leadership nel punteggio della gara.

MKG portava comunque 4 punti consecutivi in dote per il 30-31 ma una tripla di Durant su di lui mandava in archivio il quarto sul 30-34.

Scivolava fuori match la squadra di Borrego accumulando una dozzina di punti di svantaggio con Cousins a realizzare una tripla per il 37-49.

Charlotte era spesso tagliata fuori dai passaggi veloci dei Warriors che evidenziavano lacune nella tenuta difensiva della squadra di MJ che spesso non tentava di resistere nemmeno al ferro in queste situazioni.

Gli Hornets però nel finale con una buona pressione difensiva costringevano gli avversari a qualche palla persa e un circus shot di Lamb da two and one riuscivano a tornare sul -5 (60-65) prima di prenderlo a propria volta da Green che mandava all’intervallo i GSW sul vantaggio di +8.

Nella ripresa l’accelerata dei Warriors li riportava sul +12 con il facile canestro di Thompson dal post basso su Walker per il 73-85.

Charlotte con una fiammata però arrivava a 2:38 con un parziale di 13-4 per l’86-89 grazie anche alla tripla di Kemba.

Un parziale di 2-9 con Livingston in tap-in sulla sirena però chiudeva di fatto il match (88-98).

Nell’ultimo quarto i Warriors toccavano il +17 con l’attacco di Charlotte incapace di esser costante in attacco sebbene un floater di Kemba ci portasse a terminare un altro parziale di 10-0 con il quale si tornava a -7 (108-115) a 3:24 dalla fine.

Un paio di palle perse però ci condannavano a finire sconfitti 110-121.

Thompson ha terminato con 26 punti, Cousins con 24+11 rimbalzi, Durant con 20, Curry con 16 e Green con 14 a completare la doppia cifra del quintetto californiano, indubbia forza del team.

La panchina di Charlotte ha vinto 27-21 il confronto punti con Charlotte ad avvantaggiarsi nelle rubate (13-9), nei TO (12-15) e nei liberi con un 23/26 per un 88,5% contro il 11/13 (84,6%) dei Warriors.

Decisive però per i Guerrieri sono state le statistiche al tiro con il 44,0% di CHA contro il 50,5% dal campo per la squadra di Kerr che ha finito con il 34,1% da fuori contro il basso 21,2% da tre pt. del Borrego team pesantemente sovrastato a rimbalzo 38-49 e negli assist 23-35 anche se i Calabroni hanno avuto FT in più su assist possibili rovinati da interventi irregolari degli avversari.

Le Formazioni:

La partita

1° quarto:

Partiva benissimo Zeller che vinceva la palla a due contro Cousins e in corsa, con una finta di passaggio nel mezzo, si procurava lo spazio per la schiacciata two hand.

Non rimanevano a guardare i campioni che con Thompson da destra scavalcavano per andare a segnare con Durant a 10:28 il 2-5 (contro Kemba slittato in rotazione su di lui).

Cousins spingeva Zeller sulla baseline mentre era impegnato in un reverse layup.

Due FT e avvicinamento sul 4-5.

Cody intercettava un passaggio in difesa con un buon anticipo e Marvin finiva per segnare con un lungo jumper da sinistra ma ancora Thompson da destra scavalcava per il 6-8.

Green in coast to coast portava la squadra di Kerr sul +4 ma Cody incredibilmente continuava a produrre buone giocate: suo il tap-in vincente sull’errore di Walker.

Batum, arrivando da dietro, stoppava Curry a 5 cm dall’anello e in fade-away andava a metter dentro il pari alle pendici dell’area destra.

A 8:05 era ancora il francese in transizione si procurava due FT (fallo di Thompson) per il sorpasso.

Thompson mancava tutto solo un layup clamoroso ma poi andava al vetro sull’azione seguente per pareggiare.

Cody in area si muoveva bene sul vertical pass di Batum costringendo alla resa difensiva i giocatori della baia ma Durant da tre segnava il 14-15 e Kemba prendeva un tecnico protestando per un contatto non chiamato sull’azione offensiva con Curry.

14-16, 14-18 dopo l’appoggio di Green ma a 6:06 Batum con la bomba riavvicinava la Buzz City che esultava quando Cody in hand-off dal post alto prendeva palla per andare a sorpassare a 5:28.

Durant da tre metteva dentro la seconda bomba personale ma Cody con un palleggio basso batteva Cousins e Curry trovando ancora la via del canestro per il pari a quota 21.

Batum da tre punti con assist arretrato di Lamb ci portava sopra di tre punti a 4:48 ma Thompson 10 secondi più tardi dal pitturato segnava il jumper.

Calabroni che resistevano con i primi due punti di Walker (ravvicinati) ma per uno scontro Cousins/Zeller (in chiusura) gli arbitri a 4:14 ricavavano due liberi per l’ex centro dei Pelicans.

A un passo dal sorpasso, dopo gli errori di Batum e MKG da fuori, con un paio di second unit in campo gli Hornets, si vedevano superare a 3:12 dall’appoggio di destro di Cousins.

Durant segnava in jumper contro MKG e Livingston realizzava anche a 1:20 il 26-31.

MKG dalla baseline sinistra (lato debole) metteva dentro il catch n’shoot su assist di Parker e a :20.6, grazie a un rimbalzo offensivo, otteneva anche due FT che realizzati davano il 30-31 ma c’era tempo per Durant d’inventarsi una tripla sopra lo stesso MKG.

30-34 alla fine di un primo quarto ben giocato anche da Charlotte.

CHARLOTTE, NORTH CAROLINA – FEBRUARY 25: Kevin Durant #35 of the Golden State Warriors tries to keep the ball from Jeremy Lamb #3 of the Charlotte Hornets during their game at Spectrum Center on February 25, 2019 in Charlotte, North Carolina. (Photo by Streeter Lecka/Getty Images)

2° quarto:

Hornets che partivano male nella seconda frazione subendo due punti di Cousins, Monk non segnava ma Lamb con un cambio mano in entrata metteva dentro di destro il two and one con il quale tornare a un possesso lungo di distanza (33-36) a 11:06.

Thompson da tre sembrava farla semplice e Borrego sul -6 chiamava rapidamente una pausa che non serviva molto però perché Green in taglio diagonale era perso da Monk sul passaggio dal post basso di Cousins che liberava il compagno in running dunk.

Livingston con un’altra schiacciata faceva arretrare gli imenotteri sul -10 ma il rientro di Cody portava piccoli benefici come i due punti da sotto recuperando un’alzata di Parker subito finita sul bordo inferiore del ferro.

A 8:27 per un fallo di Monk Thompson splittava due FT e Cousins in difesa aveva la meglio in stoppata su un poco brillante Parker.

Zeller recuperava una palla ma Bridges gettava alle ortiche l’occasione ma su un’altra deviazione di Cody, Kemba aveva mani più sicure per l’appoggio in coast to coast.

Cousins da tre preparava la tripla battendo Zeller.

L’ex centro dei Pels commetteva fallo in chiusura su Parker che metteva dentro i due liberi ma il centrone avversario in schiacciata rimediava all’errore in chiusura.

Parker era stoppato da Green e ancora Cousins con la jam riusciva a mandare la partita sul 39-53 con Charlotte ormai in balia degli ospiti sul +14…

Kemba per cercare di rimediare segnava da fuori a 5:44 ma 11 secondi più tardi la frecciata di Curry era perfetta per i tre punti del 44-58.

Hornets che cominciavano a mangiare qualche punto alla squadra di Kerr con due FT di Biz per il 48-60 a 2:54, Looney segnava una dunk mostrando i limiti difensivi di Charlotte spesso tagliata fuori da passaggi rapidi o back-door ma Batum in appoggio di destro ci portava a 50 punti inoltre Marvin ricavava lo spazio da sotto per segnare il 52-62.Biz a 1:20 era abbattuto da Looney nell’area dei Warriors.

Il congolese splittava, Curry sul fronte opposto segnava da tre sul cambio Biz/Walker ma Lamb a :54.4 attaccando il canestro guadagnava due FT poi realizzati mentre in salto Walker forniva materiale per due punti facili per Zeller.

I Warriors perdevano la seconda palla consecutiva con gli Hornets bravi a deviare e recuperar palloni e un circus shot di Lamb (mezzo giro all’interno con spin in corsa sulla shooting motion su Cook) dava una giocata complessiva da tre punti (two and one) per il 60-65 a :24.3.

Come nel primo quarto i Warriors però segnavano gli ultimi tre punti, questa volta era Green a schiacciare subendo fallo da Williams.

Ancora una volta la difesa si dimostrava sensibile ai tagli e si finiva sotto di 8 punti all’intervallo (60-68).

Zeller in schiacciata mette il punto esclamativo sulla sua ottima serata.

3° quarto:

Pessimo inizio di Charlotte che lasciando la tripla aperta nell’angolo sinistro a Green andava sotto di 11 anche se poi Batum a 11:06 attaccando Cousins con problemi di falli metteva dentro due punti.

Zeller in salto faceva perder palla a Durant ma su un paio di ribaltamenti finiva per segnare Thompson in reverse layup.

Marvin ai 24 da sinistra scagliava un dardo da tre punti ma Durant in corsa si appendeva al ferro con una violenta slam dunk.

Walker da tre punti da sinistra con una freccia avvelenata, la stoppata su Curry di Williams in aiuto difensivo più la tripla di Bridges dall’angolo sinistro sottolineavano il buon momento di Charlotte che arrivava a recuperare sino al -4 (71-75).

Kerr al time-out raddrizzava il timone della nave con i Warriors capaci di segnare subito un 2+1 con uno splendente Cousins in entrata su Zeller, nettamente depistato a inizio azione che provando a resistere peggiorava la situazione.

Miles, per una leggera spinta alle spalle di Durant metteva dentro due liberi ma Curry con 5 punti consecutivi mandava i suoi sul +10 e dopo un in & out da fuori di Batum, dal post basso destro Thompson aveva vita facile sul piccolo Walker.

-12 (63-75) a 6:32.

Charlotte non mollava e con un passaggio di Walker per la passerella frontale di Zeller recuperava due punti poi toccava a Batum recuperare un altra palla in difesa e a Jeremy servire l’indisturbato Cody che in dunk faceva infuriare Kerr che vedeva i suoi un po’ svagati.

A 5:30 arrivava il time-out sul 77-85 ma questa volta i Warriors non miglioravano dopo la pausa; Marvin con un fing and roll accorciava e a 4:34 arrivava anche la mega jam di Zeller a una mano che saliva a 22 punti con un 10/10 dal campo.

Williams bloccava Durant irregolarmente sul tentativo di schiacciata e a 4:26 l’ex OKC portava a casa due punti e dopo due FT mancati da Lamb toccava a Kemba recuperare i punti persi con una rapidissima puntata a canestro.

Un paio di rimbalzi difensivi di Biz e la tripla frontale di Walker a 2:38 facevano tornare la squadra di MJ sul -3 (86-89).

Nel finale però i Warriors trovavano ancora un Durant che con una tripla da second chance arrivava a 20 pt. grazie al rimbalzo off. di Looney e la schiacciata di Iguodala con 360° successivo segnava nuovamente il -8, distacco con il quale si era iniziato il quarto.

Lamb da tre con l’air-ball e Durant da casa sua fallivano le triple ma sulla sirena Livingston in transizione seguendo l’azione piazzava il tap-in del 88-98 che dava una mazzata a Charlotte.

Charlotte’s Kemba Walker drives past Golden State’s Steph Curry. | AP photo

4° quarto:

A inizio ultimo quarto rimanevano in campo diversi titolari per le due squadre ma c’era poco da raccontare perché dopo l’appoggio di Batum di destra e i canestri di Thompson e MKG con il floater dopo il dribbling per il 92-100, la partita prendeva la direzione della baia con un difficile jumper uno vs uno di Thompson andando oltre la linea di fondo.

Thompson in corsa non segnava sulla sinistra contro Batum e Kemba ma Iguodala rimaneva solo a ribadire al centro.

L’appoggio di Cody era seguito da due punti veloci della squadra di Kerr che sorprendevano la nostra difesa e se a Zeller riusciva di stoppare Livingston, poco poteva sul gancetto di Cousins per il 94-108.

Cody rispondeva, poi ancora Cousins e ancora Zeller ma solo per il 98-110.

Quando McKinnie dall’angolo destro mandava dentro la bomba del +15 era ormai tardi per il recupero con i Warriors a salir successivamente anche sul +17.

Charlotte un ultimo tentativo dal -17 lo faceva portando un parziale di 10-0 che si concludeva grazie alla giocata a 3:24 di Kemba su Green .

Lamb però buttava via una palla in transizione e si era colpiti di rimessa da Thompson, inoltre Kemba in salto mandava in angolo un passaggio telefonato verso Batum con Iguodala veloce ad anticipare d’esperienza il francese.

Dopo un ½ di Curry arrivavano due punti di Lamb che perdeva sulla pressione di Thompson un pallone passatogli incautamente appena dopo aver varcato la linea di metà campo.

Chiudeva Curry che, soffocato da Batum, andava a riposizionarsi per ricevere e segnare da tre mentre Batum si arrestava e Walker non aveva i cm per il close-out nonostante lo sforzo.

110-121 mentre sugli altri campi andavano a compimento una lista di risultati negativi per noi con i Pistons capaci di battere i Pacers e i Nets di vincere sugli Spurs mentre gli Heat, unica magra consolazione di serata, facevano peggio di noi venendo sconfitti dalla squadra del mio omonimo Igor (Kokoškov) 121-124 sul proprio parquet in un finale punto a punto con i Suns.

Charlotte tra un paio di giorni avrà i Rockets in casa, altra partita durissim, Miami riceverà i Warriors mentre i Pistons se la vedranno contro gli Spurs in Texas, Brooklyn avrà la possibilità d’allungare giocando contro i Wizards in casa mentre l’altra newyorkese domani ospiterà i Magic, ormai a noi troppo vicini, sperando che gli arancioblu riescano a respingere l’assalto dell’Orlando furiosa, magari non pensando troppo a Zion…

Pagelle

Kemba Walker: 6,5

23 pt., 6 rimbalzi, 3 assist. 9/24 al tiro con 3/12 da tre punti e 5 TO. Ci prova ma non sempre nella maniera corretta. Dovrebbe diminuire di almeno ¾ unità il tiro da oltre l’arco. I suoi tentativi nell’ultimo quarti vanno tutti fuori bersaglio: Quando si è stanchi si gioca con meno precisione e anche un paio di passaggi che finiscono nelle mani avversarie costano un po’. Sbagliare di meno significa avere più possibilità di vincere anche se in serata un paio di tiri gli saltano via dall’anello un po’ sfortunatamente.

Nicolas Batum: 6,5

14 pt., 5 rimbalzi, 6 assist, 3 rubate, 1 stoppata. 5/11 al tiro, 2 TO. Qualche piazzamento difensivo da verificare come quello nel finale quando si ferma non visionando più Curry in relocation. Lì era inutile ma per il resto ha mani rapide con le quali devia palloni e porta a termine steal, oppure va a dar fastidio. Ha più voglia del solito e si vede quando va a stoppar Curry. Bello l’assist per Zeller servito in verticale.

Miles Bridges: 5

7 pt., 5 rimbalzi, 2 rubate. 2/9 al tiro, 3 TO, -11 di plus/minus. Parte ancora da titolare ma forse non era il caso nella notte. Paga un po’ il gap d’esperienza anche se con una tripla in attacco nel terzo quarto firma il 71-75 nel buon momento per Charlotte. Troppi errori al tiro però in attacco dove ricava altri due punti con l’appoggio di destro e due FT per fallo di Durant.

Marvin Williams: 5,5

11 pt., 4 rimbalzi, 1 stoppata. Perde il duello a distanza con Green anche perché mi sembra uno dei più lenti in serata a comprendere certe situazioni. Si porta comunque a casa un +2 in plus/minus giocando circa la metà dei minuti disponibili ma da fuori l’1/5 non è buono. Finisce con un 4/8 dal campo.

Cody Zeller: 8

28 pt., 9 rimbalzi, 2 assist, 3 stoppate. 13/14 al tiro già dice molto sulla serata di Cody che around the rim si muove bene anche grazie a un Cousins che inizialmente ha qualche problema di falli ma anche più tardi rispetto al suo buon primo quarto riesce a portare benefici alla squadra, in attacco e in difesa dove stoppa diversi tentativi. Bello quello su Livingston e spettacolari un paio di schiacciate in corsa. Non sempre riesce a chiudere in maniera corretta ma la tripla di Cousins e l’entrata del centro avversario che lo depista fino a farlo arrivare al fallo con il contatto di spalla sono episodi che nel complesso intaccano di poco il voto. Chiude con un paio di rimbalzi in meno ma 4 punti in più. Generoso quando va a recuperare un pallone e poi in tuffo prova a riprendersela da Curry che la porta via con la sfera non del tutto ancora in sicurezza anche se non riesce alla fine nell’intento. Career-high per Cody a un passo dalla doppia doppia nonostante sul versante opposto splenda anche Cousins.

Jeremy Lamb: 6,5

16 pt., 5 rimbalzi, 7 assist, 4 rubate, 1 stoppata. 5/13 dal campo con 0/4 da fuori. Una sola palla pera ma nel finale, se non decisiva è quella che dice addio ai sogni di rimonta. Il limite è il tiro da fuori, l’avevo già segnalato e si conferma in nottata. Quando attacca l’area diventa difficilmente arrestabile e se viene bloccato spesso è con il fallo. Peccato per un paio di liberi a vuoto nello stesso giro ma finisce comunque con un 6/8 una buona performance. Con Parker in ombra finisce per giocare 31:13 portando con sé la novità assist. Da segnare nel cerchiolino i 7 smistati.

Malik Monk: 4,5

0 pt.. In 6:44 chiude con 0/3 al tiro e un fallo in chiusura che toglie ai Warriors alla fine un punto. Vede solo il primo tempo poi visto che al tiro non sembra azzeccarne una. I suoi tiri ci portano fuori partita. Finisce in panchina a ridere più che a meditare. -10 di plus/minus e difesa rivedibile come quando perde Green che va in schiacciata. Non ci siamo proprio.

Michael Kidd-Gilchrist: 5,5

6 pt., 2 rimbalzi. 2/5 al tiro. Segna 4 punti di seguito nel primo quarto poi si limita a segnare con una buona entrata ma manca un paio di tiri esterni, quasi da tre punti. -11 in 11:42 in campo. Era una seconda scelta, oggi parte dalla panchina ma non incide. Dopo un buon avvio di stagione è decisamente in calo.

Bismack Biyombo: 6

3 pt., 5 rimbalzi. 10:40 per da riposo a un Zeller in splendida forma. Fa il suo catturando rimbalzi, in più mette dentro anche 3 dei 4 liberi che gli vengono assegnati. Non gli si può chiedere molto di più per caratteristiche.

Tony Parker: 5

2 pt., 2 assist, 1 rubata. Ci prova tre volte e viene sempre stoppato. Se non è un record, poco ci manca. Un buon passaggio per MKG ribaltando lato e poi solo 13 minuti e qualche spicciolo in campo dopo le ultime due prestazioni. Rimane a riposo uscendo ben presto dall’inizio dell’ultimo quarto.

Coach James Borrego: 6,5

La squadra stenta a capire i movimenti avversari sui tagli diagonali, sui back-door ed è poco efficace in queste situazioni ma fa pressione bene in un paio di momenti, grazie a ciò forza a TO gli avversari concedendosi un paio di rientri. Lui è quello con la Panda, gli altri quelli con la fuoriserie ma nella gara di velocità Kerr mostra qualche pecca con una macchina svagata, mentre lui da il massimo contenendo il distacco il più possibile. Un buon time-out immediato dopo aver preso una tripla del -6 per cercare di sistemare la difesa. Da fiducia a Monk ancora, glie l’avrei data anch’io ma ora basta… meglio vada dentro solo quando non abbiamo nulla da perdere.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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