Game 61: Charlotte Hornets Vs Toronto Raptors 125-93

Intro

Ricomincia senza remittenza la Regular Season per gli Hornets che ospiteranno i Raptors, gli “stranieri” canadesi della NBA.

I rapporti tra Stati Uniti e Canada sono buoni e questo mi da modo di poter scrivere per un sorta di parallelismo sul drammatico problema ai bordi dell’Europa “civilizzata”, ovvero, il conflitto armato tra Russia ed Ucraina.

Premesso che non sosterrò mai una guerra e tendenzialmente rimango neutrale come Caparezza in “Nessuna Razza” poiché l’idea di confine induce spesso ad avere problemi con i vicini più o meno gravi, va detto che il nuovo Hitler di Russia (analogie con l’invasione dell’Austria e dei Sudeti con la promessa a Chamberlain che non ci sarebbero state altre espansioni, il rischio di Hitler con la Polonia…), Putin (al quale va la mia condanna morale), sta realizzando qualcosa orribile all’alba del 2022 e con una guerra fredda mai realmente terminata grazie ad una Nato determinata ad ampliarsi il più possibile in ex casa sovietica (qualcuno dovrebbe rivedere le proprie posizioni oggi e comprendere che evidentemente il problema non era il comunismo o di tipo ideologico), ora il caos regna sovrano.

L’obiettivo è destituire il presidente Zelensky, “ostile” a Mosca e fermarsi lì oppure occupare permanentemente una parte o l’intero paese che ha risorse minerarie importanti?

Senza voler far il professore di geopolitica (diciamo che sulla storia “contemporanrea” comunque non me la cavo male) o la Cassandra di turno, difficilmente il Cremlino oserà rischiare di attaccare un paese già facente parte dell’alleanza NATO poiché scoppierebbe realmente la terza guerra mondiale ed anche in era nucleare.

Penetrati su tutto il territorio ucraino, anche da nord dal confine bielorusso (evidente stato fantoccio nelle mani di Mosca), i soldati del nuovo Zar (anche qui tantissime analogie con l’epoca pre rivoluzione d’ottobre con il paese più arretrato d’Europa che oggi lo sta tornando per molti aspetti a causa degli oligarchi della Duma) stanno occupando velocemente i principali nodi strategici e militari della nazione e mentre in Europa occidentale si fanno già sentire i rincari indiretti e le speculazioni dovute alla guerra, è inaccettabile che ancora una volta quella parte d’umanità che si dice e crede civilizzata (perché i conflitti altrettanto gravi nei paesi poveri non interessano a nessuno, anzi, vengono armati dall’occidente spessissimo) possa produrre un simile orrore a danno di innocenti.

E mentre ondate di profughi ci raccontano di quanto possa diventare effimera e miserabile la vita su questo pianeta, l’anima si scinde come ogni giorno guardando un TG nel quale si passa in un lampo dalla guerra al gossip stupidi e a varie futilità.

Per noi, per ora, la vita va avanti e guardando sul versante occidentale speriamo che le uniche bombe a segno siano quelle sganciate nella NBA, di certo questa scelta di scriverne a favore degli Hornets mentre già diversi sportivi ucraini impegnati in partite hanno detto scritto: “No War”.

Rozier durante le presentazioni.
Le dance bracket durante la presentazione.

Andamento della partita

Generata da una voglia di rivalsa la partenza degli Hornets erra veemente: per ben due azioni i Calabroni avevano due possibilità di second chance e se sulla prima tutto sfumava, sulla seconda era Rozier nell’angolo sinistro a battere il primo colpo della partita con la tripla del 3-0.

Toronto accorciava a sua volta con una 2nd chance capitata a Trent dal cuore del pitturato ma Charlotte muoveva palla e la intercettava in difesa, sulla rollata di Plumlee il passaggio interno di Rozier mandava in schiacciata indisturbata il nostro centro per il 5-2 quindi Miles con una drive e Ball in transizione (passaggio dietro la schiena recuperato da Bridges sulla linea di fondo con contro-passaggio) batteva in alzata l’ultimo difensore per il 9-2.

Trent da tre non funzionava e Birch spiattellava sull’anello la potente put-back dunk quindi di fioretto dall’area uscivano gli Hornets con Rozier ad alzare l’impossibile palla passata tra Birch e Barnes con uno spin che risucchiava la sfera galleggiante sul primo ferro.

Dopo la tripla di Ball frontale per il 14-2 si svegliavano anche gli ospiti che segnavano due canestri con Barnes prima che Rozier in pull-up da due punti realizzasse il 16-6 in uno contro uno.

Rozier era anche spinto da Birch sul blocco del medesimo giocatore di Toronto e Charlotte riguadagnava palla in un primo quarto contraddistinto da alcuni TO da ambo le parti.

A 6:09 qualche cambio per Borrego e si rivedeva Martin che mancava una tripla e si faceva toccare un pallone in transizione che finiva sul plexiglass prima di essere conquistato e convertito da Harrell in due punti.

Trent fuori equilibrio al verto e “Trezz” portavano il punteggio sul 20-8.

la tripla di Oubre Jr. valeva il 23-11, quella di Martin, che rimirava dalla stessa posizione del tiro precedentemente tentato, il doppiaggio: 26-13.

Toronto accorciava al terzo tentativo consecutivo da sotto, Martin sfondava in attacco ma ne subiva uno da Boucher poco più tardi.

Oubre Jr. dalla lunetta a :14.9 dal termine realizzava il 28-17 in lunetta ma a 9 decimi Siakam trovava il modo per prendere due liberi e trasformarli anche se l’ultimo brivido del primo quarto lo dava P.J. Washington che da 64 piedi colpiva il ferro…

La seconda frazione si apriva con il -6 firmato da VanVleet con una tripla, Harrell e Banton si rispondevano da due punti mentre il floater di Ball dalla linea di fondo destra finiva dentro ma mancava un netto fallo così LaMelo, probabilmente toccato dall’accaduto, prendeva una tripla in ritmo dal palleggio tambureggiante ed infilava il 35-24.

I canadesi tentavano di riportarsi sotto anche grazie ad un altro tiro da fuori di VanVleet (35-29) ma Harrell segnava di forza subendo fallo.

Il libero ancora una volta non era preciso e l’incursione di Miles con schiacciata volante era annullata per interferenza.

Quando P.J. Scalava in area intercettando il passaggio per l’attaccane sotto canestro e ripartiva, gli Hornets si esaltavano con il passaggio di Miles per lo stesso Washington che inchiodava una bimane appesa per il +10 prima che a 8:45 un arresto e tiro da tre su un’altra transizione finisse dentro per il 42-29.

I due combinavano ancora rispettivamente con una stoppata ed una tripla per il +16 e non rimaneva un’incompiuta nemmeno la sfuggente entrata di Rozier: 47-29.

Birch, travolto da Thor sulla finta, splittava due liberi ma P.J. Washington dal corner sinistro faceva cifra tonda scoccando una freccia da tre punti: 50-30.

Tripla di Trent in pull-up su Oubre Jr. e soprassediamo sui liberi di Plumlee con un netto air-ball ma dopo un time-out voluto da Borrego a 6:13 sul floater di Barnes, Oubre Jr. calcava la mano da fuori per il 53-35.

Barnes chiamava palla in posta andando a battere il macchinoso Thor e l’aiuto di Plumlee ma Charlotte riprendeva il filo dell’attacco con un vertical bound pass di Rozier perfetto per i tempi d’inserimento sulla linea di fondo sinistra di Thor che martellava senza paura.

Barnes ne segnava altri due continuando ad essere punto di riferimento in attacco ma la risposta arrivava da Rozier con un lungo lancio lungo che trovava Bridges in alley-oop dietro le linee.

Rozier in entrata saltellante si allungava per il 59-41 e qualche azione più tardi era ancora lui ad infilare un jumper dalla baseline sinistra per il 63-45.

Siakam aveva la meglio su Thor ma Bridges, toccato, in mezzo fade-away appoggiava al vetro trasformando anche l’and one del 66-47 a 1:54.

Siakam mancava il jumper su Harrell che da sotto si faceva spazio ed appoggiava, scena quasi simile a quella nel finale quando un pull-up air-ball di Bridges (tiraccio) finiva dietro quasi fuori ma Trezz recuperava la sfera inarcandosi oltre Achiuwa mettendo dentro il 70-47 all’halftime.

Nettamente meglio su tutti i fronti gli Hornets con un 19-9 negli assist, un 29-21 a rimbalzo e un alto 58,0% al tiro che faceva la differenza.

La ripresa partiva con due punti di Siakam su P.J. Washington ma ball si infilava nelle maglie nere per portare la palla fino all’anello realizzando con abile appoggio oltre i guardiani.

A Trent rispondeva con la stessa moneta P.J. Washington, altro dardo da tre con rimbalzo amico lungo: 75-52.

Dopo un errore di Siakam contro Washington cominciava il monologo Hornets con Plumlee che batteva Birch in crossover arrivando alla running dunk che esaltava il pubblico.

Tecnico a Nurse per accompagnare sulle proteste a 7:56 e Hornets che volavano sul giro palla con la tripla di Rozier a 6:17 per poi vedere Mason infilare un aggressivo pick and roll a una mano su alzata di Ball per l’83-52.

Toronto faceva scadere i 24 in attacco mentre Oubre Jr. dilatava il vantaggio con una tripla prima che Rozier stoppasse VanVleet ed andasse ad appoggiare al vetro in fade-away toccato.

Un rimbalzo offensivo di Harrell consentiva a Martin di prendere una second chance per il 3 del 91-52 quindi sull’altro fronte segnava Barnes ma dalla linea di fondo destra scappava martin che avvolgeva il difensore passandolo con velocità per arrivare sino al ferro.

Quando martin recuperava un pallone grazie ad una rubata era facile per un indisturbato Oubre Jr. esibirsi per il pubblico nella windmill del 95-54.

Toronto provava a rientrare dal -41 mangiando qualche punto ma Young mancava un paio di liberi, tuttavia nel finale, dopo un’altra adrenalinica schiacciata di Thor in corsa, i canadesi accorciavano sino al 97-61 ma l’ultimo quarti, stucchevole parlarne (lascio gli highlight sottostanti) era una festa per Charlotte che si divertiva a segnare qualche canestro in maniera artistica.

Lo sforzo del “bandanato” Harrell. Provvidenziale per Charlotte. Foto tratta dal sito ufficiale degli Charlotte Hornets.

Analisi

La pausa dovuta all’All-Star Game restituisce “una squadra vera” al torneo NBA.

Forse una prestazione è troppo poco per essere giudicati ma i Calabroni apparsi stasera allo Spectrum Center hanno voluto riscattare le ultime deludenti prestazioni con una performance determinata in difesa e fatta di gioco corale in attacco anche se la caratteristica dominante da tre punti non si è smentita ma probabilmente anche qui, vista la ritrovata mano, i Calabroni hanno lavato via un po’ di stanchezza fisica e mentale accumulata nelle ultime frustranti uscite.

Ritrovato anche Cody Martin mentre Anunoby (dito rotto) era perso per Toronto, è parso subito chiaro fin dall’inizio che la differenza tra i due team avrebbe portato alla vittoria Charlotte, esplosa progressivamente e allontanatasi senza dubbi nel terzo quarto.

Energia, difesa dunque si base che hanno finito per produrre un +32 finale contro una squadra scoraggiata che probabilmente non si aspettava una Charlotte così in forma.

Scottie Barnes è sembrata l’unica nota positiva di Toronto chiudendo con 28 punti mentre Trent è stato l’unico altro giocatore di coach Nurse a raggiungere la doppia cifra in punti con 12.

I condottieri VanVleet e Siakam sono stati bloccati abilmente e hanno chiuso la loro partita con 8 punti entrambi finendo per giocare sotto i 30 minuti.

Gli Hornets hanno tirato con il 55,0% contro il 44,3% avversario e con il 37,5% da tre punti.

55-47 a rimbalzo ma soprattutto un 34-18 negli assist parso eloquente e determinante per la vittoria.

10-6 nelle rubate, 7-4 negli assist e vantaggi sia nel pitturato che per i fast break che le second chance.

Adesso i Calabroni saranno attesi alla prova di Detroit per dare continuità al recupero verso i PO.

LaMelo Ball: 7,5

13 pt. (5/16), 5 rimbalzi, 6 assist, 1 rubata, 6 TO. Qualche TO di troppo e ancora non precisissimo al tiro ma una forza dinamica in movimento in grado di spostare l’attenzione e la fisicità della difesa servendo anche assist. I plus/minus stratosferici del quintetto sono alzati anche da lui che ha soltanto un +10 ma gioca una buona gara con qualche perla in entrata sebbene il fischio sul fallo non arrivi mai. Tira senza paura.

Terry Rozier: 8,5

23 pt. (10/16), 4 rimbalzi, 9 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Finalmente riparte Terry con una prestazione valida su tutti i fronti segnando un 3/7 da fuori. Molto più preciso alla conclusione, forse si è ristorato dalla stanchezza nella pausa. Più attento e veloce in difesa, abile in attacco sia come smistatore che come finalizzatore, si dimostra anche altruista. Un incredibile plus/minus da +46 convalida la sua prova con sigillo in ceralacca.

Miles Bridges: 7,5

11 pt. (5/11), 10 rimbalzi, 7 assist, 1 stoppata in 31:06. Bel duetto con P.J. Washington, si trovano nel primo tempo a vicenda. Una bella entrata chiusa con and one, un alley-oop dietro le linee, un canestro annullato per interferenza ma soprattutto difesa più 10 rimbalzi (doppia doppia) e 7 assist. Nonostante i 4 TO si rivela in serata pezzo fondamentale.

P.J. Washington: 7,5

13 pt. (5/11), 5 rimbalzi, 3 assist, 2 rubate, 2 stoppate. Convince anche lui in serata in difesa (buona tenuta) tenendo nel secondo tempo anche un paio d’iniziative di Siakam. 3/9 da fuori ma un paio di errori arrivano a partita già ampiamente vinta e combina numeri – anche se non altissimi – in tutte le caselle con una steal che fa ripartire un’azione che lui stesso andrà a chiudere in transizione con una dunk appesa.

Mason Plumlee: 7,5

8 pt. (4/4), 10 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Liberi a parte (un air-ball tremendo), rolla per andare a segnare un bell’alley-oop a una mano ma si esibisce anche in un crossover incrociato contro Birch per spiccare il volo in bimane sorprendendo tutti e – ciliegina sulla torta – realizza anche in qualche maniera nel finale su un passaggio toccato contemporaneamente dal marcatore. Perfetto dal campo, raggiunge 10 rimbalzi sfiorando la doppia doppia ma soprattutto infastidisce gli attaccanti avversari nei pressi del ferro.

Kelly Oubre Jr.: 7,5

23 pt. (8/14), 4 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate, 1 stoppata in 32:10. C’è uno sforzo anche da parte sua in difesa mentre in attacco colpendo un paio di volte contribuisce ad allontanare Charlotte. Segna poi sul velluto nel finale a mente libera arrivando al 5/10 da tre punti.

Cody Martin: 7,5

8 pt. (3/5), 2 assist, 2 rubate in 12:10. Inizia con un errore da tre ed una palla persa poi subisce sfondamento e realizza una tripla (2/3 in serata) aggiustando la mira dallo stesso punto: corner sx. Non riesce a trovar rimbalzi contro le torri avversarie (anche per via di un minutaggio limitato al rientro) ma da fastidio con la corsa e la pressione. Bella l’entrata dal corner destro saltando agilmente con il compasso il difensore intermedio sulla linea di fondo per arrivare al ferro.

Montrez Harrell: 8

20 pt. (9/12), 10 rimbalzi, 3 assist. Energia fino allo scoppio del tecnico finale quando tentando di stoppare Watanabe eccede dopo le numerose altre proteste (non tutte a torto a dire il vero) occorse durante la partita. Lì in mezzo è importante, una belva che riesce a spostare i difensori ed anche attorniato riesce a salire per appoggiare palloni che da sotto con altri uomini di Charlotte non avrebbero visto la retina con frequenza così alta. L’uomo in più che serviva a Charlotte in diverse partite, il tutto giocando 23:16.

J.T. Thor: 7

6 pt. (3/5), 4 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 1 stoppata in 23:57. Buon minutaggio per Thor per farsi le ossa. Un po’ lento e macchinoso negli spostamenti difensivi, ogni tanto si fa aggirare mentre altre volt riesce ad infastidire recuperando passando dal concedere canestri facili ad essere un muro con filo spinato. Deve migliorare lì mentre in attacco anche lui partecipa allo smistamento prendendosi un paio di incursioni assistite in corsa con il messaggio: “Toglietevi o vi farete male”… Due belle martellate, insomma, anche lui fa il suo.

Coach James Borrego: 7

La squadra sembra diversa. Certo, vive anche sul tiro da tre ma c’è una difesa molto migliorata perché più determinata che irretisce anche le stelle di Toronto. Si gioca in transizione e da tre ma anche per Harrell (alle volte Thor) che lì in mezzo aggiunge un’opzione importante per Charlotte. Mai in svantaggio, diventa subito facile grazie alla partenza con lo spirito giusto.

Versione 2.
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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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