Game 62 – Charlotte Hornets @ Boston Celtics 111-120

Intro

In realtà nelle macro-forme della vita a noi conosciuta nulla ti è regalato, potrebbe sembrare scontato ma forse per molti non lo è.

Lo sanno bene le nazioni che hanno perso una guerra indipendentemente da cosa pensassero i cittadini (volenti o nolenti sottoposti ai vari regimi in questione), al tavolo delle trattative con le potenze vincenti solo pro forma.

Lo sanno bene (forse perché ho qualche dubbio che vi sia una coscienza su questo punto) i lavoratori della GDO che con la pandemia stanno ancora rischiando di essere contagiati da un virus che ha fatto in pochissime giorni due morti mentre le altre vengono occultate e ascritte ad altro sebbene le morti nel periodo siano cresciute del 67% e ci vorrebbe un indagine a proposito ma… dato che la filosofia utilitaristica ha preso il sopravvento e “tu sei ciò che fai” come un’esuvia vuota e abbandonata, il “rischio calcolato” invocato da Draghi comprende anche la sostituibilità dei lavoratori del settore mai considerati indispensabili come medici, forze dell’ordine e altre categorie come gli insegnanti vaccinate o agli autotrasportatori definiti eroi e buon per loro.

I commessi della GDO (in particolare), nonostante il servizio garantito, sono più un fastidio che altro e l’incapacità di creare un blocco compatto per far sentire la propria voce ha determinato colpevolmente le attuali condizioni anche perché le aziende, nella smania illimitata di vendita non stanno certo mettendo in campo adeguate misure come si è evinto dai blitz dei NAS nel centro-sud Italia che hanno fatto chiudere più di una decina di supermercati.

Tante situazioni differenti quindi possono concorrere a determinare contingenze imprevedibili.

Gli Hornets rimangono sempre in emergenza, Boston, invece, ha dubbi su ragazzi importanti che a causa degli infortuni potrebbero non esserci e pesare su una sfida che risulterebbe più equilibrata.

La caratterizzazione delle facce che vediamo sera dopo sera (se siete appassionati) diventa un mondo particolare, quasi come se foste in famiglia con degli sconosciuti e a proposito di famiglia e sconosciuti, ho pensato di creare le pagelle odierne parlando di persone con problemi psichici giacché sul territorio dove abito è presente una nota fondazione che si occupa di questi ospiti particolari.

Queste persone, non totalmente autosufficienti vengono accudite a vario titolo nella struttura e le loro “incursioni” nei dintorni del centro (non solo a volte) sono piuttosto caratteristiche.

In passato c’è chi ne ha approfittato o le ha schernite in maniera denigratoria, cosa non consona alla loro dignità di persone, uniche nonostante i loro problemi.

Non so perché ma la balzana idea di portare a conoscenza i lettori sulle loro strampalate e simpatiche caratteristiche unendole e aggettivando così le prestazioni dei giocatori nelle pagelle sia un difficile ma interessante esercizio anche per empatizzare ed educare a un maggior rispetto nei loro confronti.

Persone con le quali spesso si può scherzare e strappano un sorriso, cosa non da poco oggi, sebbene molte le considerino inutili se non un peso per la società, eppure la loro semplicità è uno schiaffo a quell’utilitarismo che non sa dove andare, forse andrà a esplorare nuovi mondi sempre più alieni e alienanti, forse su Marte perché questo pianeta qualcuno l’ha già dato per defunto privandolo di un vero senso…

Quel senso, quel sentimento che anche gli Hornets vorrebbero ritrovare nella notte con una vittoria per dare un reale senso a una stagione che meriterebbe di trovare un approdo al porto dei playoff.

Analisi

Il back to back a Boston dice agli Hornets che per ora sarà meglio guardarsi le spalle cercando di mantenere l’ottava piazza piuttosto che fare voli pindarici verso lidi più caldi.

New York batte Chicago ma Washington batte la LAL gialloviola mentre avanti i Falchi sono travolti a Philadelphia sugli altri parquet.

Per quanto riguarda la partita tra Boston e Charlotte… i Celtics vincono la partita spareggio pur privi di Walker e Smart trascinati dal duo Brown/Tatum, 38 punti per il primo (7/13 da tre punti), 35 per il secondo (+ 8 assist) con l’aiuto di un Nesmith da 15 punti e 9 rimbalzi più un Thompson da 12 punti e 13 rimbalzi.

Gli Hornets pagano le assenze dell’ultimo periodo (panchina corta e quintetto con plus/minus negativo in linea di massima e nessun rientro anche in nottata per Ball, Hayward e Monk) e la seconda prestazione decisamente sottotono dell’ex Rozier ma più di tutto un campanello d’allarme deve suonare nella mente di Kupchak poiché la sconfitta è generata da second chance da rimbalzo offensivo dei Celtics.

46-65 nei rimbalzi totali (11-19 negli offensivi sfruttati meglio da Boston), 10-19 nelle second chance e 5-10 sui fast break oltre a un 44-54 nel pitturato.

A poco servono gli assist (29-26) e i tiri liberi (24/32, 75,0% contro il 17/22, 77,7%) se la squadra non è in grado di opporre solida resistenza sotto le plance e sul perimetro dove solo le pessime percentuali pari a 0 di Fournier e Waters abbassano le cifre dei verdi.

Gli Hornets devono voltare pagina, dimenticare la trasferta e fiondarsi allo Spectrum Center dove si giocheranno 7 delle ultime 10 partite dei Calabroni per ritrovare l’effetto home.

Viver alla giornata dando uno sguardo agli infortuni e ritrovare una pesante determinazione dopo due giorni di riposo devono essere le chiavi per battere Detroit e cercare di ripartire per il rush finale.

La partita

I quintetti:

1° quarto:

Dopo le difficoltà nel concludere sotto canestro (prima di Boston e poi di Charlotte), l’entrata dea veterano di Waiters consentiva ai locali di muovere il punteggio per primi anche se gli Hornets pareggiavano a 10:56 per via di due FT concessi a favore di Bridges che a rimbalzo incocciava sulla chiusura di Tatum.

I tre punti a tabella fortunosi di Brown per Boston erano recuperati da una precisa tripla di Graham dalla diagonale destra mentre un floater di Fournier che si risolveva con un air-ball era tenuto vivo dall’attacco dei Celtics che ai 24 risolveva con l’alzata di Thompson nel pitturato.

Charlotte teneva botta e sorpassava con la drive lungo la baseline di Miles che faceva continuare alla palla il lungo linea sino a raggiungere P.J. libero per la tripla dell’8-7.

Boston continuava a segnare mentre Charlotte di fermava così Tatum e Brown mandavano sull’8-11 i locali.

P.J. i entrata aggressiva schiacciava sul ferro mancando la dunk mentre dall’altra parte il lancio su Tatum valeva due punti facili per la star avversaria con Borrego in time-out a 8:00 minuti dalla fine del primo quarto.

Il protagonista di quarto (Brown) segnava in entrata, Tatum imitava il compagno chiudendo in alzata artistica quindi Charlotte trovava il canestro con il passaggio schiacciato di P.J. per Miles dietro le linee pronto alla schiacciata del 10-17.

Lo scambio Brown/Graham apportava beneficio al team di MJ visto che i punti piovuti erano rispettivamente 2 e 3 quindi un goaltending di P.J. sull’alzata di Fournier e due FT a segno di Rozier a 5:08 mandavano il tabellone sul 15-21 ma il divario aumentava vistosamente e velocemente nel finale di quarto con 5 punti consecutivi di Tatum interrotti da un’entrata a ricciolo di McDaniels chiusa con la dunk a una mano ma Brown segnava a una mano e poi in entrata (colpendo involontariamente P.J. con la mano non dedita al tiro) appoggiava la vetro mentre il n° 25 respingeva) infilava il goaltending del 17-31.

Nel finale gli unici due punti Hornets erano ottenuti da McDaniels grazie a un’altra entrata (incredibile la manata non vista rifilata da Williams a Jalen) ma Boston destrutturava la difesa di Charlotte che incassava due bombe in back to back da parte di un Brown da 20 punti che facevano l’esatta differenza giacché il punteggio a fine dei primi 12 minuti era di 19-39.

Caleb Martin contro il rientrante R. Williams III. Foto tratta dal sito ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

Gli Hornets non erano mai riusciti quest’anno a rientrare da un deficit così pesante poiché la massima rimonta compiuta avvenne a New Orleans, sotto di 18 punti.

Il quarto era passato alla ricerca di tagliare il divario con Borrego che man mano si spingeva su soluzioni più offensive con gli inserimenti fissi di Zeller e Caleb Martin.

Proprio Caleb metteva dentro i primi due punti di Charlotte correggendo sé stesso da sotto.

Un fast break chiuso rabbiosamente in schiacciata da parte di Miles a 10:57 valeva poco se Rozier mancava una tripla e costringeva Martin al TO con Tatum a colpire in fast break.

P.J. rimediava alla jam mancata replicando vincentemente la schiacciata a una mano mentre dopo l’errore dall’angolo di Tatum era ancora P.J. a tagliare il divario con una tripla solo cotone.

Dunk di Thompson a 8:28 ma replica di Rozier per il -13 (30-43), un divario a elastico che aumentava quando Tatum sfruttava un altro contropiede per il 32-49 e Thompson portava i Celtics sul +19 mostrando come il 6-11 nei rimbalzi offensivi fosse molto pesante per una Charlotte non in grado di controllare i propri tabelloni.

Zeller era un buon terminale per una runner dunk e se Williams eliminava il tentativo di Graham a 3:38 a 3:37 altri due FT per Cody andavano a bersaglio per il 36-51.

Tripla di Nesmith ma a 3:19 proprio il giocatore dei Celtics in arretramento, cercando di contenere un deciso Miles che rischiava lo sfondamento, era colto in fallo.

Stevens non ci stava finendo per “beccarsi” un gioco da tre punti su un challenge boomerang.

A 2:23 una mano ingenua di Caleb sul corpo di Tatum al tiro era premiata per il numero 0 con due FT per il 41-58 ma Zeller accorciava da sotto, P.J. ne metteva altri due in entrata da destra oltre Tatum e un passaggio di un Rozier entrato da pochissimo per un pick and roll con Zeller mandava il centro a metter dentro il 47-58 finale di primo tempo con gli Hornets capaci di tagliare quasi a metà il divario nella parte finale di un frustrante secondo quarto.

3° quarto:

Waiters partiva con due punti per aprire le ostilità nella ripresa quindi Bridges colpiva con la granata da tre dall’angolo destro a 11:06 per il 50-60.

Tatum da tre e Thompson in reverse erano la forza dei Celtics per riportarsi sul +15 ma gli Hornets trovavano un mid range jumper di Rozier e una tripla di Graham a 9:39 che diminuivano di un terzo il gap (55-65).

Due FT per Brown (fallo di Graham) splittati mentre il numero 4 continuava a essere protagonista in ogni azione anche quando in accelerazione sembrava non poter più segnare dopo la spinta di Nesmith ma con un circus shot avvolgente inventava un and one per il 8 a 9:20.

Brown non segnava, Graham sì e dalla lunga distanza su assist di Rozier: 61-66, time-out Boston a 8:59.

I Calabroni giungevano sino al -3 a 8:36 con due liberi affondati da Miles ma il pericolo risvegliava i verdoni che grazie all’ennesimo rimbalzo offensivo riuscivano a coinvolgere Brown per l’ennesima tripla da second chance.

Cody martin assisteva P.J. per la schiacciata del 65-69 quindi Tatum in fing and roll batteva in mismatch Cody Martin prima che Graham recuperasse i due punti persi con un lungo jumper (67-71).

Rozier commetteva tre falli rapidi in difesa che gli avversari usavano per dei liberi che a 5:30 ritoccavano il punteggio sul 70-76.

Uno sfondamento di Tatum su Graham dava il via a una serie di errori da ambo le parti: punteggio bloccato finché lo stesso numero zero dei verdi non riusciva a segnare da tre dalla sinistra allo scadere dei 24.

L’alley-oop di Williams (alto pass di Tatum) mandava i Calabroni sul -11 (70-11) ma il passaggio verticale di Graham che chiudendo il palleggio trovava Zeller per la schiacciata riportava i bianchi al divario in singola.

Un fallo di Nesmith (fuori cilindro) era usato da Graham per creare il contatto e due liberi (74-81) e nel finale a 1:16 era sempre il play degli Hornets a tener viva la partita per la freccia a bersaglio da tre punti del 77-83.

Uno scambio a giro sul lato sinistro mandava a bersaglio Pritchard da oltre l’arco con il rookie fermato a metà campo da P.J. su una successiva transizione.

2/2, nuovo +11 Celtics abbassato a 8 punti da un’inusuale 3 dalla top of the key di Zeller.

4° quarto:

Partiva male l’ultima frazione per Charlotte che incassando l’ennesima tripla di Brown finiva sotto di 11 ma McDaniels sfruttando un passaggio in drive di Wanamaker colpiva da destra per tre punti a 11:30.

Wanamaker forniva un altro assist per la flash dunk di Zeller e Rozier, dopo aver mancato una tripla, intercettando un passaggio orizzontale di Waiters fuggiva in transizione per appoggiare l’87-93.

Wanamaker rallentando l’entrata alzava dal runner anche il -4 ma un blocking foul di Zeller su Nesmith (FT splittati) interrompeva il fluido benché a 8:57 per un abbraccio prolungato di Nesmith su Rozier in caduta producesse i liberi del -3 (91-94).

Gli Hornets al singolo possesso però incassavano una tripla di Tatum in uscita da un blocco e sebbene un turnaround di P.J. ci riportasse alla soglia del singolo possesso con possibilità di accorciare (fallo offensivo di Thompson con schermo in movimento su Rozier) arrivavano sue stoppate di Nesmith (su Miles e Wanamaker) per un paio di stop.

Un passaggio inutile dietro al schiena non era salvato da Brown in generoso tuffo così Rozier faceva una delle poche cose buone della sua partita segnando proprio oltre Brown dalla diagonale sinistra per il 96-99.

Erano gli ultimi reali barlumi di resistenza perché sul giro di passaggi perimetrali Nesmith dall’angolo sinistro infilava il tiro pesante mentre Rozier mancava da sotto il canestro.

Graham ci riavvicinava con due liberi a 6:15 ma una coltellata di Brown da fuori si univa alla sua difesa su Bridges mentre gli Hornets mancavano un open con Wanamaker e un altro tiro da fuori con Graham che scheggiava il ferro.

Fallo di Miles per non far schiacciare Tatum (½), divario che si ampliava complice anche la fisica che aiutava un tiro di Tatum sul primo ferro che vibrando trascinava la pala dentro per il 98-108.

Lo 0/2 di Graham dalla lunetta segnava la resa nonostante nel finale arrivassero un paio di bordate da fuori, insufficienti per colmare il gap che alla fine sarà di 9 punti: 111-120.

Devonte’ Graham: 7

25 pt. (7/19), 5 rimbalzi, 7 assist, 1 rubata, -5 in +/-. 4 TO. Giacomo/Meccanica: Uomo di mezza età, un bergamasco con zigomi marcati e una spiccata propensione per il trash talking contro la sua inesistente moglie chiamata alla perfezione da un telefono inesistente. Nel nulla componeva il numero su uno di quei telefoni vecchi con la gettoniera, poi simulando il rumore dell’attesa della linea si spazientiva battendo il piede per scatenarsi in una seri di improperi contro la sciagurata moglie, sempre in giro che non nutriva il figlio. Il tutto finiva lì per fortuna ma lo sfogo mi ha fatto pensare alla sua teatralità e alla sua perfetta meccanica. E’ lui che in serata mostra un tiro migliore di altri anche se si perde nel finale con uno 0/2 ai liberi ma ne segna 6. Altri 25 punti per Graham, anima della squadra che si arrende – come già detto – dopo il suo 0/2 ai liberi. Mostra come si disegna un contatto davanti al suo maestro Walker e segna 5 delle 12 triple tentate cercando di giocare anche un po’ più all’interno del solito con jumper o incursioni che lo portano anche a un meraviglioso circus shot con and one. 7 assist e 2 stoppate contro 4 TO, almeno nel ruolo non fa rimpiangere troppo Ball.

Terry Rozier: 5

15 pt. (4/18), 3 rimbalzi, 7 assist, 1 rubata, -2 in +/-. 1/8 da tre punti. Re Cecconi/Connessioni. L’uomo che migliora gli altri facendoti fare bella figura. Non ricordo perché, ma cambiando tragitto verso la scuola, alle elementari, mi imbattevo in questo strano personaggio che decideva di interrogarti sulla tabellina del 5 (probabilmente perché era l’unica che sapesse), una delle più facili con la quale potevi andare a memoria. Soddisfatti tutti dell’interconnessione si poteva poi proseguire per le rispettive strade… Serata dedicata a smazzare gli assist, sicuramente migliora gli altri (vedi assist out per Graham da tre punti) ma lui manca tantissimi tiri. Frustrante e limitante. In difesa cerca di reggere ma non sempre ci riesce, inoltre compie tre falli nel giro di poco tempo nel terzo quarto che fanno salire di qualche punto il divario. Purtroppo è nuovamente ghiacciato al tiro e senza i suoi punti la squadra non può vincere perché non è solida ma fluida.

Cody Martin: 6

5 pt. (2/5), 9 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, +4 in +/-. 2 TO in 24:04. “Gerry”/Scudo. Il suo ricordo si perde nella notte dei tempi quando nella società calcistica nella quale militavo veniva impiegato come guardalinee nelle partite amichevoli di noi bambini. Sembrava in realtà più uno sbandieratore da Palio di Siena, bandierine alzate a casaccio che potevano costare un goal preso ma giacché mi chiamava “campione” (“er mejo paraculo”) gli si poteva perdonare tutto. In età avanzata ha preso a girare con un ombrello sottobraccio anche se il suo utilizzo non era previsto come quello fatto dalle nobildonne contro il sole nei secoli precedenti, eppure ha (dovrebbe essere ancora vivo) la capacità di anticipare il futuro o quasi, beh, almeno costantemente in caso di pioggia ha la sua difesa. Tra tutti è quello che almeno ci prova a far da scudo benché questi continui cambiamenti difensivi incidano sulla sua prestazione. Borrego gli toglie qualche minuto che avrebbe potuto giocare. Sappiamo che salvo strane serate non è un attaccante ma fa un lavoro oscuro in difesa e a rimbalzo. Contro Tatum parte svantaggiato in cm e non sempre può difendere ma ciò che gli viene richiesto lo fa anche se servirebbe qualcosa di più.

Miles Bridges: 5,5

19 pt. (6/14), 4 rimbalzi, 4 assist, 2 rubate, 1 stoppata, -6 in +/-. 2 TO. L’Uomo Gatto. No, non è il campione di Sarabanda ma uno strano tizio che in realtà non è dell’istituto ma esce di rado e di soppiatto chiedendo se potesse unirsi al giuoco del basket. Purtroppo quel campetto è sparito e gli avvistamenti sono stati sempre più di rado fino a scomparire, un po’ la cosa che fa Miles nella notte anche se vuole spaccare ma non ci riesce. Mancava solo uscisse la coda come al procione in Lulù, l’angelo tra i fiori ma è poco volpe in serata. I punti ci sono, la voglia e gli assist anche ma l’efficacia non c’è come testimonia il 6/14 dal campo benché sia un 2/4 da fuori. Si aiuta con un 5/5 ai liberi ma prende anche tre stoppate, inusuale per lui, ritoccando con la bomba finale una prestazione un po’ frustrante anche in difesa.

P.J. Washington: 6

19 pt. (8/16), 3 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 1 stoppate, +3 in +/-. 1 TO. “Mazzola”/Presenza. Un piccolo uomo dalle sembianze del Sandro interista, ecco perché per tutti era “Mazzola”. In realtà si aggirava in centro con fare lento e simpatico senza risultare un problema per nessuno. Troppo compassato in difesa nella notte (un solo fallo speso e pochi rebound). Piuttosto tranquillo, a volte accompagnato da un altro ospite, potrebbe ricordare l’uomo spogliatoio. Partita nella norma nei punti per P.J. che a inizio gara manca una dunk a una mano poi si rifà. 2/6 nel tiro da fuori, leggermente peggio delle recenti prestazioni, manca a rimbalzo e un po’ negli assist così la squadra ne soffre.

Bismack Biyombo: 4

0 pt. (0/0), 1 assist, -14 in +/- in 5:08. Antonio/Caratterizzazione. Radiolina sempre all’orecchio, zoppia evidente con passo lungo alla Garrincha. Una smorfia e un sorriso. Probabilmente le aziende d pile dell’epoca (Varta, Duracell, Mazda, ecc.) dovrebbero fargli un monumento perché lui era sempre connesso alla radio (portatile) ad ascoltare canzoni che lo mettessero di buon umore. Rimane impresso il volto come carattere distintivo, come quel giocatore incompleto che tuttavia sa fare qualcosa specializzandosi in essa. Lui sarebbe specializzato in difesa ma forse gli si è spenta la radiolina in testa. Poco più di 5 minuti sono sufficienti per farlo apparire un ex giocatore. Se non hai l’istinto del ragno di Rodman per capire dove andrà il rimbalzo, devi avere almeno la prontezza di riflessi o la velocità per cercare di andare su quello lungo. Lui non ne cattura uno, non stoppa nessuno, in difesa fa la differenza pro Boston, in compenso in attacco manca anche due liberi con la faccia di chi sembra essere davanti al plotone d’esecuzione. -14 in plus/minus, in parte è suo. Agghiacciante.

Brad Wanamaker: 5,5

2 pt. (1/3), 2 rimbalzi, 3 assist, 1 stoppata, -17 in +/-. 2 TO. Bollini/Risparmaiatore. Si aggira ancora anche all’esterno della struttura il Sig. Bollini (niente a che fare con delle raccolte punti) che vedendo qualcuno che conosce o non conosce lo invita in lombardo ad andare in pensione.

“Va in pensiun” dice anche ai giovani. Uno che ha capito tutto della vita in realtà, altro che malato psichico… meno stress e buon risparmio energetico. Di lui mi piacciono gli assist che smista a inizio ultimo quarto dove segna anche dal pitturato rallentando un runner ma a parte i TO non mi piace la posizione flottante che tiene, già segnalata in un’altra pagella. Per un giocatore d’esperienza come lui non può essere… Gioca con il taping ma non è una buona scusa per dei close-out che sono troppo distanti dal tiratore specialmente se questi è Brown, uno che pareva essere un po’ in serata…

Caleb Martin: 6

3 pt. (0/0), 1 rimbalzo, 1 assist, -1 in +/-. 1 TO in 6:42. ¾ FT. Brüsa/bidimensionalità. Attacco e difesa per il Brüsa che veniva omaggiato al mercato di vari generi di beni. L’originalità del soggetto non c’è perché la genialità del personaggio suggeriva di “rivendere” la merce che gli avevano regalato, così un melone o una maglietta poteva trasformarsi in altro. Una bidimensionalità quella del baratto che su un parquet. Così il più versatile Caleb sottrae minuti al fratello. Qualche iniziativa che finisce di fronte alla linea del tiro libero dove mette tre dei quattro tentativi. Un fallo ingenuo su Tatum con la classica mano in avanti sul corpo del tiratore è sanzionata con due FT contro. Ingenuità.

Jalen McDaniels: 6,5

7 pt. (3/3), 2 rimbalzi, 1 rubata, -12 in +/- in 13:22. Pippo/Resilienza. Tifoso della Fiorentina (da lui detta amichevolmente “Tina”), purtroppo è scomparso qualche anno fa ed è stato inumato con una sciarpa viola. Naso e orecchie marcatissime a segnalarne la presenza. Anche lui dedito alla raccolta delle “mancette” in maniera spasmodica aveva un aura nefasta sulle prestazioni del mio Genoa tanto che invitavo mio padre la domenica a non frequentare quelle parti poiché la sconfitta arrivava quasi assicurata se il “bombardiere” Pippo fosse stato avvistato, nonostante ciò era simpatico anche se non sempre si capiva che dicesse. Scaramanzia a parte, un resiliente della mancia, ovvero del risultato che comunque ricordo con piacere anche se aveva nipponizzato il mio nome in “Itto” non riuscendo a pronunciare quello corretto…Una voce caratteristica che si sentiva da lontano. Tornando a McDaniels… la sua difesa è rivedibile ma in attacco non sbaglia nulla compresa una tripla a 11:30 dell’ultimo quarto cercando di dare quella resilienza offensiva cercata dal coach.

Cody Zeller: 7

16 pt. (6/9), 4 rimbalzi, 1 assist, +5 in +/- in 17:00. Adriano/Possibilità. Un uomo piuttosto paffuto e con testa lucida come una palla da biliardo dalla quale emergeva un beffardo sorriso in contrasto con uno sguardo vacuo a tratti da inconsapevole satiro. Nell’arco degli anni la sua specializzazione è stato il recupero. In particolare frugando tra bidoni e cassonetti dell’immondizia quando il Covid-19 non era ancora programmato per restituire eventualmente una seconda vita a qualche oggetto interessante che non era considerato importante dagli ex proprietari. “Tirar fuori dalla spazzatura” palloni, come si dice in gergo è stata la capacità di Zeller per molto tempo, ora un po’ meno ma battaglia e cerca di prender tutto ciò che gli viene offerto tra assist con rollate o schiaccia fino a permettersi il lusso di sparare un open tre dalla top of the e key a fine terzo quarto che entra con precisione. Non fa la differenza in difesa ma sui due fronti, anche se a tratti è frustrante vederlo aggirarsi sul parquet alla ricerca della sfera, fa la differenza con buone giocate.

Coach James Borrego: 6

A parte le basette da licantropo che emergono ai bordi della mascherina cosa posso dirgli? In back to back gira il roster come un calzino senza ottenere nulla anche se la fissazione per la small ball sta cominciando ad ammorbarmi. Non funziona nemmeno comunque il duo P.J. – Zeller a rimbalzo. Le prossime le giochiamo in casa, bisognerà avere un altro spirito con o senza assenti.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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