Game 62: Charlotte Hornets Vs Denver Nuggets 112-114

Intro

C’è qualcosa che lega l’Italia, inteso come spazio di territorio moderno rapportato a ciò che furono gli Stati in altre epoche, Genova (oltre a Colombo e le sue caravelle, per altro offerte da Isabella di Castiglia), l’America e Charlotte.

Potreste non aver sentito mai parlare di Amadeo Peter Giannini, un signore statunitense con la famiglia di origine italiana (Favale di Malvaro) nato a San José il 6 maggio 1870 poi deceduto nel 1949.

A dir la verità, non fosse stato per mio fratello, non ne avrei forse mai sentito parlare nemmeno io anche perché non sono interessato a certe icchie di argomenti e sono un po’ allergico ad accondiscendere alle ideologie delle classi dominanti del tempo, sia a livello filosofico che pratico, poiché non funzionano certamente bene.

Comunque sia questa è la storia di un figlio di immigrati italiani che fonda nel 1904 la Bank of Italy, a San Francisco.

La banca venne fondata per fornire servizi ai lavoratori ed agli operai della zona, specialmente gli Italiani nel quartiere North Beach di San Francisco.

Gli italiani spesso soffrivano del mancato appoggio delle banche americane e questo ottemperava alle loro esigenze.

Fu il primo a finanziare la vendita a rate delle automobili e il primo a concepire la banca come un bene di largo consumo, un servizio per tutti.

Giannini viene considerato l’inventore delle moderne pratiche bancarie, il primo a offrire servizi bancari anche per la classe media.

Il terremoto di San Francisco del 1906 aiutò paradossalmente Giannini a guadagnare il monopolio dei prestiti.

Mentre le altre banche andavano distrutte e gli incendi, uniti al terremoto andavano in pochissimi giorni a distruggere una parte della città, Giannini, riuscendo a salvare i suoi beni.

Giannini prese un tavolo, lo piazzò in mezzo alla strada con il cartello Banca d’Italia: aperto ai clienti, e cominciò a fornire soldi ai clienti per ricostruire.

Dopo l’espansione in California grazie al lavoro e agli interscambi con gente umile come anche agricoltori e varie vicissitudini (nel 1927 diventa Bank of America) la sua banca arrivò a fondersi con La Bank of America (a Los Angeles), creando la nuova e vera Bank of America.

Ad oggi, dopo ulteriori fusioni con altre società, la Bank of America è la prima compagnia di servizi finanziari al mondo anche se il suo principale fondatore ci ha abbandonato da più di 70 anni…

La Bank of America oggi ha sede a Charlotte, città divenuta negli ultimi anni a vocazione finanziaria.

Entra anche negli “aiuti” (qui ci sarebbe un po’ da scrivere) per il piano Marshall e finanzia anche i primi film di Walt Disney, Frank Capra e Charlie Chaplin.

Insomma, pur in un contesto che personalmente non amo, una persona che si muove incerta del proprio destino (come tutti noi, marionette del bunraku di fronte al fato), calata come tutte nel suo contesto spaziotemporale, con le modalità a disposizione è riuscito ad avere il meglio per sé e per le persone intorno.

Questa ottimizzazione stanotte è richiesta agli Hornets che dovranno attingere dalle proprie qualità per splendere più dei giocatori lingotto ricavati dalle Pepite di Denver.

Hugo anticipa la presentazione dello starting five.

Analisi

Avremmo dovuto esse perfetti o quasi per avere una chance contro i Nuggets, sconfitti contro Golden State e in cerca di riscatto.

Gli Hornets sbagliano quel poco di più che consente ai Nuggets di portare a casa una punto a punto non semplice per la squadra di M. Malone.

Charlotte, in un’annata che si sapeva sarebbe stata difficile, ancora una volta non raccoglie ciò che avrebbe meritato.

Ancora una sconfitta pesante con un’ultima palla “sprecata” con un tempo insufficiente per costruir qualcosa di più complesso e i Nuggets sopravvivono all’ultimo assalto.

La squadra lotta ma alla fine paga qualche TO e qualche fallo evitabile e la maggior esperienza di elementi come Jokic che alla fine, nonostante un inizio non proprio alla grande, riescono a dare quello spessore e quelle spaziature che ai Nuggets sono servite in talune circostanze per colpir da fuori con molta libertà.

Gli Hornets devono rivedere questo aspetto.

Pur giocando con cuore e gettandosi spesso su ogni palla, alla fine pagano troppo le loro mancanze.

Terza sconfitta consecutiva in serie allo Spectrum Center in un finale molto concitato dove la differenza la fa Murray che in fade-away, dalla linea di fondo sinistra, in equilibrio instabile riesce a battere Cody Martin inutilmente prodigatosi come ombrello protettivo.

Il nefasto presentimento su quell’azione l’avevo, Charlotte aveva rischiato di recuperar palla ma non ce l’aveva fatta e lo sforzo massimo di Martin non è bastato perché se qualcosa può andarci storto è sicuro lo farà anche se la solidità tra i due team è differente.

Con cinque secondi rimasti Charlotte riusciva a trovare Rozier che agganciata palla provava a depistare Grant, quasi scivolato, il nostro numero 3 ritrovava palla mentre il numero 9 tornava su di lui stretto per contrastare il tiro, la palla scagliata da Terry non aveva fortuna e mentre andava a colpire il ferro si accendeva la luce rossa e su quel rimbalzo alto ma purtroppo non amichevole, la sfera si incendiava lasciando con un mucchietto di cenere i ragazzi di Borrego che osservando il tabellone sul 112-114 uscivano dal parquet.

Per i Nuggets tra i titolari Murray finirà con 18 punti, Barton con 16, Jokic ed Harris con 14 a testa con il primo ad aggiungere 11 rimbalzi e 8 assist mentre Millsap ne faceva registrare 11.

Dalla panchina Monte Morris usciva per segnar 11 punti seguito da Grant con 11.

A livello di statistiche globali i Nuggets sono andati sopra nei rimbalzi (34-38), negli assist (24-29), nelle stoppate (2-5), nei liberi con il 90,0% contro l’82,1% di Charlotte che tuttavia ha fatto registrare un maggior numero di FT ottenuti con un 23/28 contro il 18/20 della squadra di Malone.

Il 53,0% dal campo di Denver è stato migliore del pur buon 49,4% di Charlotte che ha tirato meglio del solito ed è andata sopra nel tiro da tre con il 39,4% contro il 30,8% avversario.

13 i TO di Charlotte contro i 12 di Denver con 7 rubate per parte.

Non sono bastati Graham da 24 pt., P.J. Washington da 20, Rozier da 19 e nemmeno un Willy in aiuto con 14 pt..

La partita

Starting five

Lo starting five dei Nuggets.

Borrego invece sceglieva i “soliti” cinque confemando Zeller al posto di Biz (Rozier, Graham, Bridges, P.J. Washington e Zeller).

1° quarto:

Jokic guadagnando la palla a due dava la prima possibilità ai suoi ma Murray mancava la tripla.

Charlotte sbagliava con Bridges ma sul giro palla molto esteso dei Nuggets Graham recuperava palla all’ultimo e Bridges con un po’ di spazio a 10:55 metteva dentro il 3-0 prima che Barton pareggiasse con molto spazio dalla top of the key.

A 10:03 Rozier si elevava su Jokic, molto stretto, dopo un palleggio prolungato per trovar luce da oltre l’arco; tiro difficile che si infilava in retina per il 6-3.

Bridges arrivando d dietro stoppava Murray andando poi ad infilarsi in appoggio sino in fondo per il +5.

Harris in reverse layup accorciava ma P.J. scaricando una precisa tripla a 9:09 faceva saltare gli Hornets in doppia cifra.

A 7:45 Millsap, beneficiando di due liberi, realizzava i punti dell’11-7 tuttavia Charlotte non mancava di distanziare nuovamente gli avversari con l’appoggio sicuro di Graham.

Le squadre trovavano spesso la via del canestro pur mantenendo una discreta pressione difensiva, era il caso dei due punti di Barton ottenuti in avvicinamento o dei tre di P.J. che a 6:58 infilava la seconda bomba personale di serata.

Un lob di Jokic per Millsap ed ecco due punti facili Nuggets, una possibile kick ball non assegnata apriva il campo a Harris per il 16-13 in transizione.

Jokic stoppava la tripla di P.J. ma Cody Martin intercettava palla in transizione lanciando la contro-transizione sulla quale Zeller guadagnava due liberi a 5:40.

Il 2/2 ci portava sul 18-13 e l’ottimo spin sul posto verso la linea di fondo di P.J. in post basso destro con alzata di destra oltre Millsap faceva segnare il 20-13.

Millsap lanciava un missile da tre indisturbatamente poiché McDaniels si toglieva dalla traiettoria del tiro cercando di coprire un eventuale passaggio in angolo.

P.J. mancava il tiro ma un offensive rebound di McDaniels e una tripla di Rozier a 3:44 (altro 1 vs 1 contro Harris questa volta) davano a Charlotte il +5 (23-18).

Una steal su Rozier in uscita dalla nostra area e per Harris era un gioco da ragazzi realizzare il 23-20.

McDaniels attaccava in diagonale mettendo dentro, le squadre ormai andavano a segno con regolarità e dopo due punti Nuggets Willy con un gancetto ravvicinato la metteva dentro oltre Plumlee.

Seguivano due punti di Craig in area, due di Willy con tocco altissimo al vetro su possibile fallo non assegnato, un jumper sicuro di Murray e un running hook di McDaniels, selvaggio ma glorioso per il 31-26.

Murray da tre punti accorciava sul -2, Bridges tentava la mega dunk, Grant toccava palla ma gli arbitri vedevano qualcosa assegnando due FT comunque splittati che davano a Morris la possibilità di mandare i suoi sul -1 a :03.9.

Rimessa in gioco dal fondo e Graham percorrendo il campo velocemente saltava l’ultima barriera con Jokic come una delle due colonne di Gibilterra, realizzando il non plus ultra in floater battendo la sirena.

34-31 Hornets alla fine del primo quarto.

Willy è uscito dalla panchina segnando 14 punti. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

Buon attacco ma il problema era rallentare l’attacco dei Nuggets: Charlotte si salvava sulla doppia occasione Craig, Murray da fuori andando anche a guadagnare due liberi che CalebMartin andrà splittando favorendo l’aggancio di Plumlee che in qualche maniera, poco bella da vedere, segnava il 35 pari da sotto.

Willy in attacco spingendo Grant con l’avambraccio rischiava davvero il fallo ma gli arbitri lasciavano correre venendo ripagati esteticamente con un bell’hook.

Murray mancava il tiro ma gli Hornets lasciavano colpevolmente il rimbalzo a un Craig aggressivo che metteva dentro.

A 9:25 Graham da tre dalla top of the key batteva Craig per realizzare il 40-37 e dopo un’azione molto confusa, l’uscita di Cody martin dalla nostra area e i due FT guadagnati da Graham a 8:51 ci lanciavano sul + 5 (42-37).

Su un errore di P.J. e sviluppi dell’azione, Zeller travolgeva una signora in giacca leopardata che finiva negli spogliatoi al posto dei giocatori per cure mediche.

Morris da tre punti mandava sul -2 le Pepite e Grant, saltando sulla linea di fondo sinistra P.J. andava a metter un semi-gancio pur toccato da McDaniels.

Il fallo valeva il primo vantaggio Nuggets a 6:58.

Charlotte continuava a mancar tiri scendendo sul 42-47 quando i Nuggets completando il parziale di 10-0 con un jumper di Grant su P.J. dalla media destra si catapultavano sul 42-47.

A fermare la penuria di canestri Hornets era P.J. dalla destra che ristabilendo un buon punto d’appoggio in arretramento, realizzava da tre su Harris sfruttando i cm in più.

Il canestro era piuttosto episodico perché gli Hornets non riuscendo a trovar buoni varchi sulla pressione avversaria subivano altri 5 punti prima di metter dentro con uno scoop sulla drive frontale ancora di P.J. Washington (47-52).

Jokic allontanava sul 47-56 i suoi, quindi Barton con altri due punti dava il vantaggio in doppia cifra alla squadra del Colorado.

Gli Hornets, crollati nel gioco, beneficiavano di un passaggio sotto di Graham per un reverse layup stretto di Cody Martin ma sempre il n°11 su una drive sbatteva via palla sui Nuggets facendo segnare un TO.

Un fallo di Jokic a rimbalzo sotto il nostro tabellone mandava in lunetta Caleb mentre Malone sprecava il coach’s challenge inutilmente.

51-58 dopo i due liberi ma l’ultima parola era per quelli della M.H. City che subivano la stoppata di Miles su Plumlee ma il tutto era vanificato dal recupero con jumper corto e preciso di Millsap.

+9 Nuggets, 51-60 a fine primo tempo con l’urgenza di Charlotte di fermar l’attacco delle Pepite nel secondo tempo.

Statistiche dei singoli dopo 24 minuti.

3° quarto:

Gli Hornets si rimettevano subito inaspettatamente in carreggiata segnando con Zeller e sopravvivendo al jumper dalla media di Jokic contro Zeller.

Murray, aspettandosi il fallo in entrata sganciava un cortissimo floater che non si avvicinava al ferro mentre in transizione Rozier passava alle sue spalle all’accorrente Graham che si esaltava nel catch n’shoot del 56-63 dalla diagonale destra.

Ancora Graham, questa volta in transizione sulla bisettrice opposta sparava tre punti per riavvicinare i teal and purple sul -4.

Denver mancava tre tiri consecutivi (due con Jokic da sotto) sulla pressione difensiva, saltava anche la tripla dietro il blocco di Graham con alzata troppo veloce ma anche Millsap non metteva dentro raddoppiato sotto canestro.

Zeller mancava l’occasione offensiva ma riconquistando palla dava una possibilità a Rozier, bravo a sfruttarla con una finta che lo auto-liberava oltre l’arco prima di infilare il 62-63.

Jokic da tre non metteva il tiro mentre Graham in penetrazione si arrestava nei pressi del bordo sinistro laterale dalle parti della linea di fondo, Murray in ritardo saltava via aggrappandosi all’avambraccio ma Devonte’ metteva dentro il two and one per il 65-63 a 7:29.

Graham faceva segnar 9 punti ci riprovava quindi in transizione da fuori ma non funzionava tuttavia Jokic in attacco lottando con P.J estendeva troppo il braccio sx e gli arbitri chiamavano un fallo in attacco contro il centro avversario.

Charlotte sfruttava l’occasione con un ottimo no look bound pass verticale di Graham per Zeller che a 6:56 infilava i due liberi.

Murray però segnava due liberi prima e colpiva in transizione poi ristabilendo l’equilibrio a quota 67.

Giro e tiro di P.J. in post basso destro con contatto sul difensore (Millsap).

Dalla lunetta Charlotte avanzava di un punto prima di andar sotto di uno a causa di un gancio senza parabola di Plumlee su Willy ma McDaniels, raggiunto da un passaggio di Cody Martin, provava a metter dentro facendosi stoppare da Grant in rimonta ma la palla rimaneva lì e sul comodo tiro arrivava anche il fallo di Plumlee che dava il two and one e il +2 Hornets (71-69).

Una steal di Cody Martin e un azione triangolo laterale con touch pass di P.J. al centro verso Willy era chiusa in corsa con un hammer sorprendentemente potente dal centro spagnolo che polverizzava Grant.

Un bad pass laterale di un Cody Martin chiuso e successivo fallo sulla palla regalata a Morris consentivano alla guardia avversaria di accorciar di un paio di punti quindi un floater di Miles bucava la retina ma Harris, spinto alle spalle bersagliava con un 2/2 dalla lunetta per il 75-73.

Rozier si riprendeva il +4 dalla linea dei liberi, il punteggio oscillava ad elastico tra il +2 e il +4 fino a quando Craig, con troppo spazio, dalla diagonale destra infilava il 79-78 a mezzo tripla.

A 1:10 Rozier in palleggio riusciva insperatamente a battere da tre la difesa dei Nuggets ma M. Morris metteva dentro dal pitturato con la difesa Hornets a guardare.

Denver mancava due occasioni consecutive facendo scadere il tempo a disposizione e si arrivava all’ultimo quarto con due punti di vantaggio di Charlotte dopo un bel quarto chiuso sull’82-80.

Ottima prova del rientrante Grahm con un bon secondo tempo che lo porterà a chiudere a 24 punti. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

4° quarto:

Ad annullare il vantaggio degli Hornets ci pensava subito Plumlee ma Rozier spezzando un raddoppio raccoglieva palla da terra andando a segnare con il dubbio passi ma per gli arbitri l’unica interpretazione può esser quella del tocco del difensore nel mezzo.

Il saliscendi emozionale proseguiva rapidamente: soft touch morbido di Grant, tripla di Caleb Martin su assist da drive del fratello, extra pass di Cody Martin per la Willy dunk (89-84), due FT di Murray a 10:00 esatti dalla fine per fallo di Bridges che all’ultimo muoveva la posizione all’interno del semicerchio antisfondamento e Caleb Martin che a 9:4 si fiondava dentro dalla sinistra in velocità per restituire i 5 pt. di vantaggio ai nostri (91-86).

Un paio di azioni a vuoto per ambo i team e Rozier da 3 a 8:37 faceva compiere un balzo in avanti agli Hornets sul +8.

Elbow libero dalla FT line di Morris e occasione mancata di Willy da tre punti più tredicesimo TO di Charlotte ed ecco la tripla di Harris che ricevendo dall’accentrato Jokic, raddoppiato, godeva dello spazio per metter il 94-91.

Willy, al secondo tentativo su Jokic metteva dentro ma Grant con il reverse layup passava per ultimo proprio Willy che non poteva tenere.

Un gancio di Willy corto e Borrego tentava di correre ai ripari mettendo dentro Zeller, la mossa sbagliata perché In “Nic” dei Nuggets batteva Cody realizzando il 96-94.

Tripla di Graham sul ferro e oltre tabella contro Jokic e Charlotte difendendo bene mandava la palla oltre il fondo.

Purtroppo sul raddoppio su Jokic, Martin, dando le spalle era vittima della giocata da playground di Barton che passandosi la palla da solo, utilizzando il fondoschiena di Cody, metteva dentro indisturbato con una giocata furba.

Rozier mancava la tripla, su un possibile alley-oop per Grant a Martin, in arretramento era chiamato fallo, confermato anche sul coach’s challenge.

Martin resisteva alla tripla di Murray e un tiro d due veloce di Graham ci dava il vantaggio a 4:16 dalla fine.

Sul giro palla Nuggets però Murray metteva dentro l’open ma a 3:40 P.J. guadagnava due FT tentando un reverse su Grant.

100-99 ma il fallo a 3:28 di Zeller i pressione su Jokic restituiva un flebile +1 alla squadra di Malone.

Graham si allungava armonioso per cambiar ancora squadra leader a Harris a tre minuti dalla fine rilasciando in aria un’altra granata incendiaria dava il 102-104 agli ospiti.

Altri due FT glaciali per P.J. a 2:41 con Jokic al quinto fallo non d’accordo con la terna a scuoter la testa ma proprio lui per i visitor mandava dentro il gancetto del +2.

Cody imitava P.J. buttandosi dentro ricavando un allo di Harris.

Il nostro centro metteva dentro il primo ma mancava il secondo però sul rimbalzo altissimo emergeva sopra tutti per andar ad appoggiare il 107-106.

Un pallone per Jokic che batteva Zeller e P.J. in recupero, ed ecco ancora gli ospiti sopra a 1:57.

Graham mancava un tiro da due punti e quando nello stretto, Jokic raggiungendo Grant lo mandava a bersaglio con tiro libero aggiuntivo sospeso la gara sembrava prendere i binari avversari.

Grant però sbagliava il libero a 1:26 e 12 secondi più tardi la dunk coraggiosa di P.J. valeva il 109-110.

Nuggets a mancare in attacco un’azione offensiva, ripartenza Graham, avambraccio sinistro di Barton ad abbassare quello dx di Devonte’ a due FT in arrivo.

Due su due erano i FT realizzati anche da Barton quando i ruoli si invertivano e Graham in pressione andava troppo da vicino a francobollare l’attaccante avversario.

Zeller a :31.6 otteneva due FT per fallo di Graham.

Dentro il primo, non il secondo ma la gara era pari a quota 112.

L’azione offensiva dei Nuggets si prolungava fino a che Jokic, che aveva rischiato di perder la palla trovava sulla sinistra Murray in uscita che andando dritto sul lato, rincorso da Martin, lo batteva con un fade-away precisissimo nonostante lo sforzo di Cody.

Nella manciata di secondi rimasti Zeller metteva dentro palla con Rozier in uscita dal lato opposto da un doppio blocco; ricezione palla nonostante la pressione di Grant, palleggio sul taglio del difensore, equilibrio quasi perso, poi ritrovato tripla che partiva a un secondo dalla fine con gli altri Hornets tutti marcati, tiro troppo lungo sul secondo ferro a confermare che i miracoli non sono fatti per Charlotte con Rozier seduto a terra deluso.

Rimane solo un home game nel poker che stiamo attraversando, c’è Houston e gli Hornets hanno ricominciato ad avere il problema dei finali, forse i Rockets potranno aiutare Charlotte ma è difficile vogliano farlo anche perché usciti sconfitti dai Clippers tonight…

Le pagelle

Terry Rozier: 6,5

19 pt., 3 assist. 6/13 FG con 5/9 da tre punti. +5 in +/-, 1 solo TO. 34:43 sul parquet, si crea da solo tre tiri da fuori micidiali contro il difensore di turno, lungo o corto che sia… Prima del tiro finale alla disperata è 5/8 da fuori, avesse messo anche l’ultimo in palleggio sarebbe stato eroico ma nonostante il quasi perso equilibrio e lo sforzo per recuperar palla e provare a chiudere il match niente da fare ancora una volta per lui su tiri decisivi… Troppa pressione e il colorato anello arancione dice di no come gli Dei del basket che non sono con Charlotte… Si limita abbastanza all’attacco mentre in difesa è più statico e meno attivo dei Martin. La partita è discreta con vette offensive tirando senza paura. Sia lui che Graham disputano un buon secondo tempo.

Devonte’ Graham: 7

24 pt., 1 rimbalzo, 7 assist, 1 rubata. 8/15 FG, 5/5 FT, 3 TO, +5. Partita positiva e top scorer del match ma non basta. Un TO evitabile come un fallo finale su Barton che regala due punti pesantissimi. Poco prima attaccando era stato lui a realizzarli invertendo i ruoli. Non c’è molto da dire… ci prova, non avrebbe forse dovuto giocare per il dolore alla caviglia ma alla fine ce la fa, fa 3/9 da fuori segnando qualche tripla che ci riporta sotto a inizio ripresa. Un bound pass micidiale e incursioni efficaci chiuse con modalità differenti. Apprezzabile tentativo.

Miles Bridges: 6,5

8 pt., 9 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 2 stoppate. 3/8 dal campo in 27:56. Miles si prodiga in difesa, non sempre irreprensibile chiude però a +20 il suo plus/minus. Tanti rimbalzi, meno è il successo offensivo anche se ricordo un perfetto swooping hook oltre alla tripla di apertura poi è 1/3 da fuori e ½ ai liberi. Bridges produce punti di rottura e prova a far stancare gli attaccanti avversari.

P.J. Washington: 7

20 pt., 6 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata. 6/15 dal campo prendendo un paio di stoppate con 3/8 da tre punti. Un paio le sgancia subito poi si vede molto bene nel finale quando va aggressivo dentro.Guadagna FT che trasforma con precisione e freddezza. Inchioda anche una schiacciata provvidenziale senza paura. Tornando indietro nel terzo quarto è un capolavoro il touch pass volante per la dunk di Willy. Recupera un pallone in difesa lottando per la posizione con Jokic e compie un paio di buone chiusure in aiuto sugli esterni dei Nuggets che tirano malamente. Un solo TO, buona gara nonostante il -6 in plus/minus.

Cody Zeller: 5,5

10 pt., 6 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 2/6 dal campo con uno 0/2 da tre (un tiro inguardabile da fuori) e 6/8 dalla lunetta. Aveva fatto registrare uno 0/3 nell’ultimo match dalla linea dei liberi, questa sera praticamente ne sbaglia solo uno (quello finale ma comunque pareggia e chissà, magari i Nuggets avrebbero segnato ugualmente) perché sull’errore che compie nell’ultimo quarto va a prendere un rimbalzone con palla altissima trasformando in due punti ciò che avrebbe dovuto essere uno. Va da se che fatichi un po’ in attacco ma è peggio in difesa nel finale quando patisce troppo Jokic pur cercando di contenerlo. Lo slavo lo batte con abilità alcune volte e trova anche un passaggio two and one nello stretto per Grant. Lo penalizza lo scontro con un giocatore non top nel fisico ma nei fatti. Quasi uccide una spettatrice in prima fila cercando di salvar palla. La spettatrice esce contusa mentre lui continua il match anche iniziando poi bene il terzo quarto su ambo i fronti ma questa sera la differenza alla fine è saltata fuori.

Jalen McDaniels: 6

7 pt., 2 rimbalzi in 17:33. 3/5 dal campo, le altre due occasioni mancate sono tiri stoppati anche se su un’azione gli serve per guadagnare un two and one. Preciso, troppo accalorato in difesa va a commetter tre falli. Probabilmente deve entrare meglio in connessione difensiva con gli altri. Patisce un -10 e da poco alla difesa nonostante le lunghe leve visto che anche i due rimbalzi sono offensivi.

Cody Martin: 6

2 pt., 4 rimbalzi, 7 assist, 3 rubate. Discorso disciplina anche per lui. Deve trovar la giusta misura tra la sua aggressività, molto utile in certi frangenti e il posizionamento utile. Lui e altri girano nel gioco di interscambi in rotazione difensiva ma poi sono soggetti a triple o a lasciar quel pelo di spazio prima di riconnettersi e francobollarsi all’attaccante che ha ricevuto palla. E’ veloce e ruba tre palloni però ne regala anche uno con un passaggio orizzontale dopo essersi fatto chiudere il palleggio. In attacco distribuisce e regala assist, anche lui con un no look mentre limita a un solo tiro il suo ego, affamato di punti. Altruista e positivo, incassa però un -12 in plus/minus. Poco da rimproverare sull’ultimo tiro. Murray è bravo in fade-away, lui prova a schermare ma più di così non può fare.

Willy Hernangomez: 6,5

14 pt., 6 rimbalzi in 22:55. +1, un solo fallo e zero TO. Se fosse più aggressivo in difesa sarebbe perfetto. Lo ricordo osservare insieme ai compagni un tiro di Barton senza uscire sperando vada fuori e nel finale quando Borrego si accorge che fatica a contenere il pari ruolo lo sostituisce anche se era fisiologico a livello di tempi. In attacco fa faville con aggressività, spinge, salta, recupera da suoi errori, mette buoni hook e si esalta sul touch pass di P.J. andando in terzo tempo per la slam dunk a una mano che polverizza Grant. Poi non può essere lui quello che con regolarità ferma le minacce avversarie sotto canestro.

Caleb Martin: 6

8 pt., 2/3 FG. 1 TO, -8. Discorso simile sul posizionamento, Caleb non offre assist ma punti con buone giocate. Una bella tripla dalla diagonale sinistra e una fiondata in area partendo sempre dallo stesso lato. ¾ dalla lunetta, gioca solo 14:18.

Coach James Borrego: 6

Questa volta chiama il time-out, necessario a canestro subito per portar palla in attacco e riordinare le idee a 5 second dalla fine. Non so se avesse disegnato quella rimessa, non credo, ma a 5 secondi dalla fine, sulla pressione Nuggets è andata così. O la va o la spacca e purtroppo spesso parlando di Charlotte “la spacca”… Poco da rimproverare se non posizionamenti in generale sulle spaziature Nuggets ma il lavoro svolto e la mentalità data vanno bene. E’ un po’ di precisione che manca anche perché correre, stanca. Paga TO banali su cui lui può far poco in serata. Unico “rimprovero” è non aver giocato la carta Biyombo nel finale su Jokic, Zeller l’ha sofferto anche se poi dalla lunetta è andato anche lui a prendersi dei punti.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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