Game 63: Charlotte Hornets Vs Houston Rockets 108-99

ParzialHornets

Intro

Per la partita contro i Rockets ho pensato a cosa potessi scrivere come intro e visto che Houston si presta bene a essere il luogo perfetto per esser lanciati nello spazio e nel futuro verso l’ignoto, la fantasia di Isaac Asimov mi pareva l’ambientazione perfetta.

Il problema è che avendo una serie di elementi scollegati tra loro, trovare la giusta mescolanza non era semplice.

Il fatto d’esser a casa in ferie per una settimana (mancavano da giugno) con un tallone dolorante che limita la mia uscita più dell’allarme Coronavirus mi ha fatto entrare un po’ in un discorso entropia/neghentropia, dove per la seconda si intende rimettere in ordine un po’ al caos che domina sull’universo e ora che nelle ultime ore è arrivata la notizia che sarà bloccato più di un sesto del paese a livello numerico ne avrò ancor di più.

Sicuramente gli Hornets rimarranno un amore anche nel momento in cui le condizioni esterne magari non mi permetteranno più di condividere questo lavoro gratuito con voi poiché le variabili economiche e le condizioni circostanti potrebbero cambiare.

Le condizioni mutano ed è bastato un microscopico virus a ricordarcelo anche se per ora sta aggredendo solo la sovrastruttura e non la struttura materiale della società che in parte potrebbe esser corrosa a breve nelle sue forme più “deboli”.

La diminuzione dei contatti fisici mi ha fatto pensare a diverse cose ed essendomi imbattuto in questo scritto di Asimov ho tratto alcune considerazioni su cosa possa esser definito amore.

La storia si chiama Vero Amore ed è del 1977.

Il libro racconta una sorprendente mutazione e parte con le parole di Joe in prima persona ma questo Joe, nonostante il nome non è una forma umano, esso è parte di un colossale computer (apparirà anche in altri racconti) chiamato Multivac.

Joe è un software semi-senziente che tra le molte abilità riesce a parlare.

Elaborato da Milton Davidson, scapolo a quarant’anni, la storia si incentra su questo aspetto.

Milton decide di trovar l’anima gemella grazie a Joe immettendo dei dati nel software che gestisce (operazione illegale fatta a titolo personale).

Joe quindi è costretto a setacciare, in segreto, tutta la popolazione mondiale con dei parametri ben precisi.

“Ovviamente” eliminerà gli uomini, eliminerà le donne sopra i 40 anni o sotto una certa età, quelle con meno di 150 cm o quelle con più di 175 cm o quelle con i capelli rossi ma anche quelle con un quoziente intellettivo a una cifra stabilita dallo stesso Milton (120) passando da 235 a 8 dopo un ulteriore scrematura.

Quello che succede è che tuttavia, pur riuscendo a uscir con queste otto splendide ragazze, Milton non troverà feeling con loro e viceversa.

Milton, pensa allora, dialogando con Joe, di raccontare la sua storia, i suoi pensieri e le sue emozioni al computer per cercar di trovare la figura adatta tra le 228 donne preselezionate.

Joe trova la candidata, tale Charity Jones di Wichita, nel Kansas e decide di spostarla dal posto in cui era stata assegnata, al laboratorio dove si trovava (altra operazione illegale).

Ciò che Milton non calcola è che il programma che sta utilizzando diventi, non solo una serie di dati ma anche una copia di sé stesso a livello emotivo.

Joe non ha un corpo ma ha “un anima”, è un concentrato di emozioni anche se duplicate e la sua umanità lo porta a denunciare Milton per reati che il suo amico umano aveva commesso dieci anni prima.

Milton è arrestato e Joe, alla vigilia di San Valentino gongola perché domani sarà in compagnia della sua amata in arrivo dal Kansas per poterle dire: “quando questa sarebbe arrivata, lui le avrebbe potuto dire: “ Sono Joe e tu sei il mio vero amore.”

Un software che prova amore e necessita del contatto e di affinità elettive, una storia che potrebbe far riflettere sui condizionamenti esterni socio-culturali, una storia che ha tanti lati su cui riflettere ed è un piccolo grande capolavoro di Asimov che anticipa anche i siti di incontri odierni anche se agenzie matrimoniali (Dating agency) varie vi erano anche all’epoca.

Analisi

Charlotte tiene al di sotto dei 100 punti la seconda miglior squadra della lega in attacco.

Il miglior marcatore NBA finirà in quadrupla doppia con 30 punti, 10 rimbalzi e 14 assist ma anche con 10 TO e un 2/11 da tre punti.

Proprio questi saranno fatali a Houston (17-20 alla fine) che ne produce ben sette sotto varie forme a inizio partita.

L’inizio partita è una incredibile sinfonia degli Hornets che concertano tra attacco e difesa un ritmo tambureggiante che rapisce i Razzi in balia di esso.

Il risultato è un assurdo ma meritato 20-0.

I texani si riprendono però e si portano sul -3 a suon di triple, ultima quella di Carroll per il 30-27 nel secondo quarto.

Charlotte non demorde e riprendendo a correre nel finale del secondo tornava avanti di 14 prima di raggiunger gli spogliatoi.

Gli Hornets conservavano sei punti di vantaggio a 12 minuti dalla fine ma poi nell’ultima frazione non avevano particolari problemi a frenare i Rockets che rimanevano sempre a distanza grazie ad abili conclusioni dei vari interpreti con Graham ad ammazzar la partita con un appoggio e una tripla ce davano la sicurezza della vittoria.

Charlotte vinceva meritatamente con lo young core sugli scudi con Graham a 23 punti, Rozier a 24 e P.J. Washington a 22 pt..

Per Houston, già detto di Harden, seguiranno Covington con 25 pt. (7/13 3FG) e il veterano Jeff Green con 20. McLemore, sostituito subito nella ripresa, chiuderà con 2 punti, House Jr. e P.J. Tucker, gli altri due titolari, con 3.

Carroll dalla panchina ne aggiungerà 9, Rivers 7.

Nelle statistiche di squadra a evidenziare un aspetto importante per la vittoria degli Hornets sono le inversioni delle percentuali al tiro delle squadre con la squadra in viola a tirar meglio.

52,9% dal campo con il 46,9% da tre punti e il 76,0% ai liberi contro il 46,1% FG, 33,3%3FG e il 70,0% di Houston.

Meraviglioso anche lo spostamento palla con 29 assist a 22 e poco importa se nelle rubate siamo 7-9 e nelle stoppate 1-3.

Non serve nemmeno il 30-42 a rimbalzo a Houston (6-13 gli offensivi), Charlotte ha più fame e vince.

La partita

L’inno nazionale (statunitense) cantato da una Honey Bees.
Il campo Vintage e le Honey Bees.

Starting five

D’Antoni deve rinunciare a Westbrook ed Eric Gordon mentre gli Hornets sono tutti disponibili eccetto Malik Monk, squalificato.

1° quarto:

Incredibile partenza di Charlotte che forzava subito Houston al primo TO su un cambio lato di P.J. Tucker non tenuto da McLemore, Charlotte passava in vantaggio dopo aver fatto circolar palla sul perimetro con la palla data in mezzo all’area e girata nuovamente sull’esterno con extra-pass per P.J. che sparava a 10:59 il 3-0 seguito dall’appoggio di Bridges per il 5-0.

Graham da tre aggravava la situazione, House commetteva un TO toccando la linea di fondo, Harden si faceva intercettare un passaggio da Graham quindi lo stesso Barba cercando il fallo andava a spostar Cody ma la terna non propendendo per il fallo decretava il sesto TO per Houston che a 8:26 subiva anche l’11-0 di Rozier.

Dalle cellette che costituivano l’area degli Hornets si elevava un floater di Bridges perfetto e lo shot clock violation di Houston dava un’ulteriore occasione a Charlotte che recuperando due FT con Graham a 7:07 si portava sul 15-0.

Un fallo offensivo di Covington su Bridges (sfondamento) e il canestro era annullato.

Con i Razzi ancora a zero, Bridges aggravava la situazione andando in uno contro uno a battere in appoggio il difensore mentre dopo due triple mancate sulla stessa azione (la seconda di Harden), Houston capitolava nuovamente quando Cody Martin trovando luce sul raddoppio passava sotto il canestro a Zeller che metteva dentro indisturbato e dimenticato.

A metter la fragolina sul gelato ci pensava Willy con un ½ dalla lunetta a 5:25 a realizzare un incredibile 20 di partenza.

Pensare di tenere questo vantaggio per una squadra del genere sarebbe impossibile e, infatti, ecco arrivare il 20-3 di Covington anche se solo a 5:04 dalla fine del primo quarto.

McDaniels in corsa evitava un paio di difensori perdendo il ritmo per l’entrata in terzo tempo ma l’arcobaleno alzato era magico per il perfetto 22-3.

A 4:26 Harden infilava i primi due punti del suo match, Bridges dieci secondi più tardi era stoppato ma anche spinto e i suoi due FT soffiavano sul vantaggio di 19 punti per il 24-5.

Green si fiondava dentro non trovando difensori per chiudere in potente bimane ma Cody Martin dal palleggio arrivava dalla media a battere Harden con un banker.

Covington da tre dalla top of the key realizzava il 26-10, P.J. a 2:38 con l’entrata in appoggio il 28-10, ma ancora il mefitico giocatore avversario pensava a metter benzina per i suoi con altri tre punti.

Palla persa da Graham e due FT di Harden a 1:18 ma le parti si invertivano quando da un tiro non realizzato dal Barba, Graham in coast to coast con fatica appoggiava appena oltre l’anello il 30-15.

Green chiudeva il quarto sul 30-7 anche perché sull’ultima azione Graham veniva cancellato da Covington in stoppata.

Terry Rozier, paradenti e lingua spesso fuori al tiro, ottima serata per lui soprattutto da oltre l’arco. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

Un TO di McDaniels e una rubata di Rivers a P.J. mandavano il figlio del DOC in lunetta nonostante la stoppata di Caleb Martin, giudicata fallosa.

½, poi due punti di Green e da un close-out con sfioramento di McDaniels su Harden ecco il 2/3 per la guardia Rockets.

House Jr. e Carroll (9:23) mettevano paura agli Hornets con due bombe incendiarie che portavano il parziale a 0-12 ma soprattutto lo score sul 30-27.

Caleb Martin trovava il momento giusto per sganciar la bomba del 33-27 ma Rivers a 8:31 si aggiungeva alla batteria di tiratori di Houston per ripristinar il -3.

Dunk di Zeller a 8:03 E floating jumper di Carroll per il 35-32.

A 6:18 Rozier si esaltava da tre punti ma un assist teso e verticale per McLemore da parte di Harden era materiale per il 38-34.

Un fallo di Rivers su Martin valeva due liberi mancati, ma dopo la tripla a vuoto di McLemore ci pensava Cody a disegnare un giro sul parquet facendo seguire l’alzata che non lasciava scampo a Harden.

Il Barba, forse toccato personalmente, si prodigava in attacco segnando due FT a 4:32 e una tripla dal palleggio ritmata da destra per il 42-39 ma dopo il fallo offensivo di Zeller, proprio Harden con una spinta opinabile alla fine della sua drive (su Zeller) costringeva Houston al TO.

Graham si prendeva la tripla su McLemore realizzandola ma Harden con altri due liberi trascinava sopa la quarantina anche Houston (45-41).

A 2:58 Rozier era provvidenziale scagliando un dardo da tre punti avvelenato perché sull’arciere dei Calabroni incrociava House che secondo la terna commetteva fallo.

Tiro aggiuntivo per la giocata da 4 punti che lanciava il Borrego team sul 49-41.

il quattordicesimo TO dei texani era sfruttato da P.J. con una strong drive e appoggio, Harden con lo step-back da tre su Zeller non funzionava mentre il lob di Cody Martin per Cody Zeller produceva il 54-41.

P.J. si faceva medicare un ginocchio sanguinante ma rientrando in campo andava a piazzarsi un paio di azioni più tardi sulla sinistra, da dove, ricevendo un altro passaggio (scarico) di Cody Martin infilava la tripla che dava il 12-0 di parzialHornets.

Il primo tempo si chiudeva sul 57-43 con gli Hornets ad aver riconquistato un margine di 14 punti di vantaggio nel finale di secondo quarto.

3° quarto:

Buona partenza offensiva dei due team con Rozier in step-back 3 in 1 vs 1 ad aprire la ripresa (60-43) e risposta del solito Covington, più fastidioso del Covid-19 (11:15 60-46).

Green per McLemore era la soluzione di D’Antoni in avvio mentre la soluzione offensiva era Harden che superando Bridges in crossover segnava poi toccato da Zeller in chiusura laterale.

A 10:23 Rozier batteva Harden per il 62-49, errori da fuori di P.J. Tucker e di House Jr. ma Harden arrivava a 20 punti in entrata a 8:32.

Green al terzo tentativo da sotto la metteva dentro (62-53) e con Houston a prender il sopravvento Borrego andava in time-out.

Green in tip layup portava sul -7 i suoi che a 7:10 incassavano tuttavia la tripla di un solido Rozier su assist di Graham.

Green con un layup tagliato tirava su Houston ma Rozier a 6:33 mandava dentro ancora da fuori un’altra sfera pesantissima per vi del fallo di Covington (assist di P.J.).

FT a segno, Hornets sul 69-57 colpiti da una running dunk di Green e da una sua steal per la schiacciata in corsa di Covington del 69-61 ma due liberi di Zeller e un appoggio in corsa di P.J. restituivano il maltolto (73-61 a 5:28).

Caleb Martin stoppava Harden portandolo alla palla a due, la vinceva a il fratello Cody mancava il layup.

Tre punti mancati da Harden e fallo offensivo di Rozier che sbracciando per farsi spazio su Rivers finiva per esagerare e prendersi un flagrant 1.

½ di Rivers dalla lunetta, tre punti mancati da Green mentre Washington non andrà a fallir i due liberi.

Si riscattava il veterano Green con due punti e Rivers a tre minuti dalla fine ne aggiungeva altri tre mandando il megaschermo sul 75-67.

Un paio di triple mancate d Charlotte, una a segno di Carroll ed ecco avvicinarsi sensibilmente sul -5 gli uomini in bianco.

A 1:42 Bridges metteva dentro uno dei pochi tiri riuscitigli in partita e Graham 30 secondi più tardi calava la granata incendiaria da oltre l’arco per l’80-70.

Covington da tre, Bridges con un 2/2 dalla linea della carità e Harden da tre punti a :25.8 chiudevano il quarto sull’82-76.

Cody Martin ha chiuso con un 1/6 al tiro ma ha smazzato ben 9 assist. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

4° quarto:

Partiva bene Charlotte che su una second chance vedeva arrivare in aiuto l’esercito dei non morti concretizzato dall’appoggio in avvicinamento da McDaniels a 11:10.

Covington mancava una tripla ma Carroll guadagnava il decimo rimbalzo offensivo di Houston (5 quelli di Charlotte) e al contempo due FT poi splittati.

Un fallo offensivo di Tucker non faceva danni ma quello difensivo sull’alzata da sotto di Graham sì perché il nostro numero 4 mandava a segno due FT. Harden con due liberi, Willy con contatti in post basso dx più giro e tiro veloce, elegante e fluido con il centro avversario muovevano il punteggio.

Harden in terzo tempo provava a riportar Houston a contatto ma Graham saltando con maestria Carroll e P.J. Tucker depositava a 8:14 il 91-78 grazie al fallo aggiuntivo.

Per l-H-Town, Green in entrata si elevava per speronare a una mano gli Hornets poi succedeva un po’ di tutto compreso un tecnico a Sefolosha (in panchina) con errore di Rozier in lunetta.

Una tripla mancata da Harden ben difesa da P.J. con Zeller a recuperar il rimbalzo continuava con la perdita della sfera da parte del nostro centro, Cody però, inseguiva Harden che in palleggio la deteneva, tocco doppio per allungarla ai compagni che costruendo la transizione la restituivano al centro che sparava un missile lungo la linea di fondo per evitare il difensore ma Martin non riusciva ad agganciar per la troppa forza.

Il n° 13 di Houston si faceva intercettar un passaggio ma si rifaceva a 3:48 con due FT per il 95-87.

Hornets a segno da tre con P.J. e risposta di Covington sempre da oltre l’arco.

Su un occasione mancata dai texani Rozier prendeva un gran rimbalzo offrendo a Graham la transizione, lancio lungo diagonale per P.J. che sulla sinistra del canestro agganciava ad alta quota per metter dentro l’alley-oop del 100-87.

Altra tripla di Covington mitigata da n FT di Zeller ma Harden con altro passaggio verticale pescava Green in taglio back-door, poi era facile l’appoggio soft.

A 1:10 dl termine la freccia di P.J. da tre colpiva per il 103-95 mentre la arrow successiva di Graham dalla diagonale sinistra a :47.3 abbatteva le ultime resistenze della squadra di D’Antoni crollata sul 106-95.

Harden, Zeller in schiacciata con il punto esclamativo e Covington in appoggio chiudevano il match sul 108-99 con Charlotte finalmente a uscir vincente con la splendida livrea vintage viola indosso.

Le pagelle

Terry Rozier: 8

24 pt., 3 rimbalzi, 6 assist, 1 rubata. 8/15 dal campo con 6/9 da tre punti. 3 TO, +10 in plus/minus. Qualche TO non bello da vedere ma da tanta spinta in attacco a Charlotte. Aveva avuto in passato un breve periodo nel quale era stato on fire da oltre la linea da tre punti, lo ritrova alla grande questa notte con frecce che vanno a colpire i texani con regolarità. Un rimbalzone nel finale dal quale parte l’alley-oop di P.J. sul Graham pass. Un paio di errori per frettolosità verso la fine trascurabili, gestisce bene in generale i possessi pescando anche sei assist. L’impegno difensivo c’è, qualche volta troppo pulito ma la serata è più che positiva.

Devonte’ Graham: 8

23 pt., 6 assist, 1 rubata. 7/12 FG, 4/8 3FG, 5/5 FT. 3 TO, +18. Non è una macchina ma ci si avvicina in serata. Sicuro ai liberi, con il 50% da tre punti e un 7/12 complessivo che prende forma nel finale con un tiro dal centro dell’area in corsa ruotando il busto per appoggiare al vetro e la tripla finale scaccia paura dalla diagonale sinistra. Praticamente abbatte i Razzi nel finale e in difesa spesso fa da scudo su tiri da fuori e altre situazioni. Buona regia anche per lui che sbaglia poco e regala un artistico alley-oop a P.J. Washington ma regala anche un paio di perle in penetrazione in terzo tempo saltando un paio di uomini per volta come birilli e appoggiando con ritmo.

Miles Bridges: 6

10 pt., 3 rimbalzi, 1 assist. Limitato a 27:28 sul parquet, nella parte finale lascia spazio a Cody Martin perché non funziona molto dal punto di vista offensivo. I suo 3/11 comprende lo 0/4 da fuori mentre ai liberi è abile e concentrato. Finisce con un +2 di plus/minus e 0 TO ma sbaglia troppo. Il primo errore della partita per Charlotte è suo così come il secondo canestro ottenuto in penetrazione. Lascia passare troppo facilmente Harden quando Cody in chiusura regala anche il terzo punto. Sussulto offensivo alla fine del terzo con 4 punti.

P.J. Washington: 8

22 pt., 5 rimbalzi, 3 assist. 8/11 dal campo con 3/6 da tre punti. 3/3 dalla lunetta, un solo TO. Ottima partita di P.J. che sbaglia solo la metà delle triple tentate ma per il resto è precisissimo e grazie alle sue abilità e ai suoi cm può attaccare la difesa dei Rockets trovando il ritmo giusto per non farsi mai praticamente fermare dalle parti dell’anello. Ho trovato che anche in difesa abbia fatto una buona prestazione sebbene le statistiche non presentino palloni rubati o stoppate.

Cody Zeller: 7

13 pt., 5 rimbalzi, 1 assist, 3 rubate. 5/6 FG, ¾ FT, +25 con 4 TO. Riesce a perder la palla due volte nel finale sulla stessa azione ma è un record credo perché la stessa palla la recupera praticamente lui toccandola due volte da dietro a Harden, la seconda volta in tuffo. Da qui si evince molto della serata di Zeller che si danna fino a farsi venir i capelli come il povero Keith Flint dei Prodigy. Qualche buona difesa e rimbalzo, ottima conclusione con lo spin e alzata su Harden e punto esclamativo finale con dunk aggressiva quando Houston non difende più. Insieme agli altri regge nel fortino finale quando Houston inizia a sparar da tre per recuperare ma non riesce grazie alle chiusure degli Hornets.

Jalen McDaniels: 5,5

4 pt., 2 rimbalzi. 2/3 FG. 2 TO, 2 falli in 13:17. Regala un fallo a Harden ma lì la terna ci mette del suo come su tanti altri contatti sfiorati tra le due squadre sui tiri. Di certo salta in avanti oltre il suo cilindro e atterra nei pressi del ghigno sotto la barba che aspettava il rookie per farsi fischiar fallo a favore. Un po’ di incertezza difensiva e 2 TO. A inizio ultimo quarto arriva dalle retrovie per agguantare una sfera e metterla dentro dando due punti di vantaggio in più importanti a Charlotte.

Cody Martin: 6,5

3 pt., 1 rimbalzo, 9 assist, 2 rubate, 1/6 dal campo, 1 TO. Il TO è pessimo perché dal palleggio prova ad andar in crossover in verticale e viene scippato come Fantozzi alle poste ma il fratello Caleb lo salva con il fallo a metà campo per quel che riguarda l’azione ma non dalle ire di Borrego che mima evidentemente di scaricar palla. Tira veramente male da due punti ma un paio di steal e soprattutto 9 assist che danno punti pesanti a Charlotte lo riscattano aldilà degli aspetti negativi compreso l’1/4 dalla lunetta. Sull’1/2 che lo porta per la seconda volta lo slalom su Harden e Carroll è celestiale e la dunk che tenta di sparare è un raggio cosmico di rara potenza che si annichilisce sul ferro dopo aver subito fallo, se fosse entrata avremmo la dunk del mese. Scarichi, lob, passaggi rapidi sui raddoppi, ecc… c’è un po’ di tutto nella visione celestiale di Cody Martin che da la solita ottima mano in difesa.

Willy Hernangomez: 6,5

3 pt., 11 rimbalzi, 1 assist. ½ FG, 1 TO, -6 in +/-. Buona partita di Willy che non prova tanto ad andare alla conclusione personale, infatti, anche quando potrebbe tirare, provando a passare orizzontalmente la palla si fa toccare e rubare la sfera. Un bel pallone dato fuori per l’open 3 di Graham per l’80-70. Segna dopo autoscontri con P.J. Tucker con forza e velocità in girata a mostrar coordinazione ma soprattutto 11 rimbalzi dei quali 7 difensivi.

Caleb Martin: 6,5

6 pt., 2 assist, 1 stoppata. 2/4 FG, 2 TO, 3 falli. Realizza due triple in due momenti delicati nei quali risolleva Charlotte un po’ in difficoltà. Si batte aldilà del successo o insuccesso della singola azione, la sua azione difensiva stanca gli avversari. Una bella stoppata su Harden costretto alla palla a due ma la vince ancora lui. Non viene ritenuta buona quella su Rivers nel primo tempo. Partita nella quale rimane 22:07 e termina bene.

Coach James Borrego: 7,5

La squadra lascia sì qualche spazio a volte sulla linea da tre punti ma è molto più presente di altre serate. Il quintetto basso dei Rockets in qualche maniera è quasi speculare a quello degli Hornets talvolta ma i cm in più del reparto lunghi servono, il movimento palla serve e in alcuni frangenti è spettacolare anche se almeno in tre azioni il tiro finale non sublima come meriterebbe le azioni dinamiche e armoniche corali della squadra . Harden è il miglior marcatore della lega e finisce con il segnar 30 punti ma lui da scacco subito a D’Antoni con una difesa aggressiva che porta al 20-0 di parziale. A livello tattico la vince lui. D’Antoni si lamenta un po’ in tutta la partita ma non ci capisce molto e i suoi sono in balia di TO da subito.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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