Game 66 – Charlotte Hornets Vs Chicago Bulls 99-120

Binari paralleli e uno scambio che gli Hornets aspettano per tornare sulla giusta via.

Intro

Probabilmente molti adulti smettono di farsi quelle domande sul senso della vita che emergono da adolescenti.

Il senso della vita viene così piano piano sostituito dall’emergenza dell’oggi, ossia i bisogni pratici che il nostro corpo fisico richiede.

Seguendo questa routine i giorni si ripetono, spesso molto simili.

Un lavoro, magari una famiglia, gli hobby e le vacanze.

Ci sembra tutto normale, nascita, ambiente circostante, affetti forse per qualcuno…. ma se fosse tutta un’illusione?

In Donnie Darko si toccano una moltitudine di temi interessanti.

L’originalità di questo capolavoro è aver pensato il protagonista, un adolescente intelligente che viene considerato schizofrenico, al centro di una sorta di allucinazione, un sogno o un buco spazio temporale.

La storia di Donnie, scampato miracolosamente alla caduta di un motore di un aereo (il quale non risulta mancante a nessuna compagnia aerea) che si sfracella dentro la sua stanza solo perché uno strano tizio vestito da coniglio lo salva conducendolo da sonnambulo in un campo da golf, apre a queste tre possibilità oltre a far riflettere su svariati temi come la filosofia, ovvero la demolizione delle immutabili e fragili certezze di adulti che hanno costruito questo mondo fatto di idee e soldi come castelli di cartapesta.

Se non volete che vi sveli il film perché magari non l’avete ancora guardato, se vorrete e avrete tempo, saltate la intro colorata passando oltre mentre vi lascio il link qui sotto insieme a due soundtrack presenti nel film:

Le vicende di Donnie si svolgono teoricamente quindi – per l’apertura momentanea di una falla nel tessuto temporale – in un universo parallelo in 28 giorni, dal 2 ottobre al 30 ottobre.

Questo è circa il tempo di vista rimasto a Donnie (tatuato sul braccio) per svelare in preda alle sue visioni, i misteri che Frank, un uomo mascherato da coniglio alieno gli propone.

Frank l’ha salvato dalla caduta del motore e il suo ascendente porta a richieste piuttosto pericolose per il protagonista che mostra così in preda alle allucinazioni il suo lato oscuro.

Le vicende si snodano fino a quando il gruppetto di quattro ragazzi (Donnie, la fidanzata e due amici) cerca la soluzione dei misteri recandosi nella cantina di “Nonna Morte”, una vicina ex suora, la quale pare abbia anch’essa avuto visioni e sia passata a insegnare scienze nella medesima scuola proprio dopo di esse.

Un suo libro donato da un professore della scuola a Donnie lo convince dell’esistenza di tunnel spazio temporali.

Gretchel, la nuova ragazza di Donnie, unico vero appiglio al quasi solitario mondo di Donnie, muore travolta dall’auto di Frank che arrivando “in soccorso del ragazzo” lo salva dalla morte per mano dei due criminali della scuola, intenzionati a derubare Nonna Morte.

Donnie scosso dall’accaduto e convinto che ciò non sia stato casuale, uccide Frank e il disegno sembra compiersi quando un tornado di nuvole nere si addensa sulla città e Donnie che senza la sua ragione di vita decide di percorrere quel viaggio nel tunnel che probabilmente gli sarà fatale.

Eccolo così, sogno o tunnel spazio temporale ucciso il 2 ottobre 1988 dal motore dell’aereo.

Le interpretazioni date al film sono molteplici e tanti pensano di aver la soluzione esatta ma il regista R. Kelly ha sempre negato ogni possibile interpretazione.

La mia personale idea, che non è la pretesa di dire che sia quella prescelta (ve ne fosse una) dal regista, è quella di pensare che Kelly, attraverso il film abbia voluto presentare l’assurdità della vita e l’evanescenza di quella che noi definiamo realtà attraverso una storia parallela esistente o meno la quale ci riveli che questo mondo non è permanente.

Un non senso visionario che apre a molteplici chiavi di lettura.

Altresì, nello specifico della possibilità teorica in un mondo parallelo mi piace pensare che Donnie abbia scelto di andare il contro al suo ineluttabile destino e sacrificare sé stesso per riportare in vita Gretchel, la ragazza che ama e che nel mondo reale non avrebbe mai potuto conoscere.

Nel finale Gretchel chiede a un bambino, vicino di casa, cosa sia successo nella casa di Donnie e saputo l’accaduto, pur non conoscendosi inizia a incrociare lo sguardo con la madre di Donnie ed è così che le due si salutano come se oniriche e nebbiose reminiscenze collegassero le due in una sorta di comunione/entanglement psichico.

E così dall’assurdità della vita passiamo a quella degli Hornets che dati per morti da tutti a inizio stagione hanno veleggiato in quarta posizione per diverso tempo prima di arrendersi alle numerose defezioni occorse alla squadra che li hanno portati in ottava e incerta piazza.

Quando tutto sembrava andare per il verso giusto con i rientri di Ball e Monk ecco il protocollo Covid-19 per Bridges, gli infortuni di Graham e Cody Martin più il prolungamento in injury list per Hayward.

Di contro i Bulls che avevano fuori le loro star Lavine e Vucevic potrebbero riaverle proprio stanotte nell’ultimo disperato tentativo di vincere una partita per restare in corsa PO che per i Tori appaiono comunque vada il game, un miraggio.

Altre difficoltà supplementari quindi per Charlotte che forse in un universo parallelo avrà più fortuna ma per noi che siamo costretti a vivere in questo, vorremmo una vittoria perché quel sogno che ha una durata più incerta dei 28 giorni rimasti a Donnie (vedi possibili play-in) continuasse.

Analisi

Questo universo tangente dove nulla ti riesce come vorresti continua a essere insoddisfacente per Charlotte che perde la partita per varie ragioni.

La primaria ragione per un’altra delusione è la maggior fisicità degli avversari che li porta a un 54-61 a rimbalzo con un 13-15 negli offensivi convertiti facilmente in due punti da sotto o per triple second chance con un too much Vuc.

La possibilità per Donovan di schierare un centro che sappia anche tirare da fuori ha allargato il campo per gli ospiti utile a portare diversi giocatori in rosso in doppia cifra.

Vucevic ha finito con 29 punti e 14 rimbalzi, White con 12 punti, LaVine con 13, Temple e Theis con 12, P. Williams con 11 e anche Markkanen è giunto a 10 punti.

Troppo per sperare di vincere mostrando una difesa troppo farraginosa con un 35-50 di parziale nel pitturato, ricavato inizialmente anche da fast break che più tardi sono diventati favorevoli agli Hornets (19-13 il ricavato) anche per merito di 1 steal a 10 ma un 7-19 in second chance è stato un fattore determinante.

Arbitraggio scadente con qualche azione sulla quale si può anche recriminare (palesi un fallo su Ball e uno sfondamento non fischiato costatoci 3 punti sul finire del primo tempo) ma ad auto-condannarci concorre anche un 7/18 che fa un 38,8% dalla linea del tiro libero quando Charlotte con il 45,7% è andata meglio dalla linea dei tre punti.

Poca determinazione da parte di qualche elemento e le cifre crude al tiro: 42,2 FG% CHA / 50,5% FG % CHI chiudono il cerchio di una partita che dice una cosa essenzialmente aldilà delle assenze: e se l’anno scorso avevamo vinto 3-1 la serie – anche con una partita rubata nel finale dopo una super prestazione di LaVine – quest’anno la situazione è stata di base differente e lo 0-3 rimediato dice che finché gli Hornets non avranno un centro moderno e completo le partite contro questo tipo di squadre rimarranno proibitive.

Le vittorie di Indiana e Washington riavvicinano a Charlotte i due team più prossimi.

Ci sarà ancora da soffrire per giungere ai PO perché una squadra in queste condizioni può sperare di battere Orlando e poi poco più, giocandosi le partire con Pelicans e Wizards se non saprà ritrovarsi.

La partita

I quintetti:

1° quarto:

Dopo un’inusuale e lungo cambio retine con passaggio di fil di ferro a ritardare l’inizio, la partita in questo universo temporale andava in scena.

Non cambiava molto dalle partite precedenti in avvio poiché gli Hornets, nonostante vincessero la palla a due, fallivano il primo tentativo mentre un reverse di P. Williams si accompagnava all’and one dopo 25 secondi.

Gli Hornets incassavano lo 0/6 di Theis con il tiro da fuori ma Rozier rispondeva dalla destra per il 3-6.

Il pull-up di LaVine oltre McDaniels e l’alzata di Vucevic oltre P.J. segnavano l’ingresso veloce dei Tori in doppia cifra quindi P.J. Washington a 8:58 cercava di non far scappare gli avversari con la bomba del 6-10 ma Charlotte rimaneva friabile subendo una dunk di P. Williams trovato oltre la difesa di Ball e su una palla intercettata un altro fast break si risolveva nella peggior maniera per i teal che incassavano un altro two and one.

Questa volta da parte di White con secondo fallo di P.J. e la situazione si faceva pesante sul 6-15.

Un hook di Biz era seguito da due punti al vetro di Williams a 7:40 e mentre Ball splittava due tiri a 7:00 dalla prima sirena, White da una second chance trovava lo spazio per la tripla del 9-20 a 6:35.

Un fallo su Caleb Martin e altri due FT splittati portava al 10-20 e Rozier in transizione saltava White con l’euro-step segnando il -8 prima di infilare un elbow jumper per il 14-20.

Ripartivano però i Bulls che da sotto con Vucevic segnavano altri due punti recuperati comunque da Zeller che di sinistra metteva dentro su assist di Monk.

Temple segnava una tripla, Monk la respingeva utilizzando la stessa arma (19-25) ma un passaggio diretto a Markkanen sotto trovava scoperta la zona di Charlotte.

Lo stesso finlandese da tre segnava il 19-30 e anche il risultato opponendosi di fisico all’entrata di ball, peccato la terna non vedesse il netto fallo sul play degli Hornets (manata in faccia) così dall’air-ball di LaMelo si passava a una transizione chiusa da Monk per il -9.

Il gap rimaneva alto e si portava sul -12 dopo la tripla di LaVine anche se P.J. a :07.9 rispondeva da fuori e a 4 decimi Satoransky per fallo di Ball splittava ritoccando sul 24-34 il finale dei primi 12 minuti.

2° quarto:

Un TO di McDaniels era rimediato dallo stesso con una stoppata sull’alley-oop di Temple ma un TO di Monk era ancora letale per i Calabroni tagliati dal fast break di Temple.

Monk dalla sinistra con una finta e riposizionamento batteva da tre LaVine poi Theis splittava due FT a 10:25 prima che McDaniels riuscisse a mettere altra benzina per Borrego con la tripla del 30-39 e LaMelo con un altro faticoso ½ dalla lunetta facesse giungere Charlotte sul -8.

Dunk di Theis che si arrangiava al limite su Ball prima di schiacciare e buona risposta di Wanamaker in entrata (31-41) ma la partita diventava frustrante vedendo la squadra faticare in attacco e subire in difesa con i canestri di Vucevic in tap-in, Theis con il rimbalzo offensivo e ancora il montenegrino da fuori a 5:57 per il 33-48.

Un -15 che sembrava avviare la partita su un binario morto ma Rozier in catch n’shoot e Caleb Martin da tre segnavano da oltre l’arco e anche se Vucevic andava a battere Biz e la zona con il tiro da fuori, gli Hornets pescavano un altro tiro vincente da fuori con P.J. Washington in uno contro uno vs Temple per il 42-51 a 4:16.

White faceva saltare avversario e banco con finta e tripla ma un deep 3 notevole di Monk in uno contro uno faceva partire per l’universo tangente della rimonta la partita.

Un’alzata di Vucevic su P.J. era vista dagli arbitri come goaltending mentre a me lasciava qualche dubbio tuttavia P.J., dopo aver velocemente protestato non ci pensava più tornando a segnare con un’altra freccia avvelenata estratta dall’arco oltre l’arco a 2:59.

Buon anticipo in salto di Caleb su Young da segnalare, poi Monk e LaVine da tre punti alzavano il punteggio sul 51-56.

Gli Hornets intensificavano la difesa: un fast break di Rozier portava al -3 con Monk in pull-up 3 a mancare il pari così lo sfondamento di Young su Rozier non visto portava Markkanen a realizzare il 53-59, un -6 che resisteva fino alla seconda sirena.

3° quarto:

Usciti dall’intervallo la partita seguiva la scia del primo tempo nonostante Rozier riuscisse a compiere due steal ma i suoi liberi e i suoi tentativi andavano a vuoto così, beffardamente su un air-ball, la torre Vucevic raccoglieva da sotto al volo correggendo.

Buon movimento di McDaniels per il banker quindi fallo di Ball sulla continuazione di White a 10:35.

Due punti ma errore dalla lunetta che comunque sembrava incidere poco poiché la squadra di Donovan in breve tempo si portava sul +11 dopo una tripla di Vucevic aperta.

Dopo un ½ a 7:28 Bulls e time-out Hornets, P.J. segnava con bravura un up & under per battere l’intervento di due giocatori in stoppata tornando a segnare in determinata schiacciata il 62-72.Un -10 che a 6:06 diventava -8 dopo una buona azione di McDaniels.

Il numero 6 però mancava i liberi, vera tragedia di quarto poiché si arrivava su un 4/11 totale mentre Vuc con qualche difficoltà segnava due punti recuperati dalla tripla di P.J. Washington che segnava il 67-74 e le ultime resistenze di quarto degenerato dopo i due punti di Temple in taglio e altri 3 pt. del centro montenegrino oltre il nostro numero 6.

A 4:32 la schiacciata di Zeller era seguita da un altro errore al libero supplementare, Temple aveva spazio per la tripla dall’angolo per il 69-82 mentre McDaniels pur procurandosi con abilità due FT mancava ancora due FT per Charlotte a 3:24.

Il divario si estendeva ancora fino al -20 siglato da White prima che a 1:28 Wanamaker almeno realizzasse due liberi.

Il finale di quarto però era un 74-96 che lasciava poca fantasia a eventuali miracolosi recuperi.

Caleb Martin schiaccia su Vucevic nel secondo tempo. Foto tratta dal sito ufficiale degli Charlotte Hornets.

4° quarto:

Il cunicolo spazio-temporale non è mai stato trovato nella nostra dimensione e la cruda visione material-onirica, nonostante la tripla iniziale di P.J. (la sesta personale) andava materializzandosi anche perché LaVine infilava 5 punti e buonanotte a tutti anche se le squadre si producevano in schiacciate grintose da parte degli Hornets che rispondevano all’alley-oop di Young su McDaniels a fine terzo quarto.

Zeller in corsa, Wanamaker in penetrazione su Theis, Caleb Martin che inceneriva Vucevic e ancora Zeller portavano sull’89-105 la partita ma Satoransky in entrata segnava due punti e Vucevic dalla sinistra in fade-away trovava ancora la costruzione anello/vetro amica.

Dentro la panchina con Riller bravo a mostrare abilità al tiro in un paio d’occasioni ma il finale era 99-120, Bulls ancora in corsa ma giurerei che sarà una vittoria inutile ai fini PO mentre gli Hornets dovranno voltare pagina e affrontare una più abbordabile Orlando in back to back per tentare di agguantare sicuramente i play-in che sarebbero arrivati nella notte con una vittoria e contemporanea sconfitta di Toronto.

LaMelo Ball: 4,5

4 pt. (1/10), 4 rimbalzi, 9 assist, -13 in +/-. 1 TO, 4 PF. Solo per gli assist quel mezzo voto in più ma in una serata orrenda al tiro (a parte il fallo che manca su di lui) lo vedo anche con meno grinta e decisione. In lotta per il premio di rookie dell’anno, finisce con un tremendo 1/10 al tiro. Delusione.

Terry Rozier: 5

12 pt. (5/16), 8 rimbalzi, 3 assist, 3 rubate, -13 in +/-. 2 TO. Non va male nel primo tempo ma nel secondo manca un paio di liberi, scuote la testa e perde confidenza al tiro (oltretutto pare un po’ sfortunato su qualche rimbalzo al ferro), infine, su un possibile cambio lascia libero il tiratore da tre punti che puntualmente infila. La voglia c’è, i punti nel secondo tempo no. Si ferma lì…

Jalen McDaniels: 5

9 pt. (4/10), 3 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 2 stoppate, -29 in +/-. 2 TO. -29 in +/- dice tutto. Jalen si batte anche, da quel punto di vista non manca ma è troppo filiforme e con pochi kg addosso. Diventa un bersaglio battibile anche quando i lunghi battono i suoi generosi close-out. Una barchetta di cartapesta contro vere corazzate. Segna qualche buon punto e ruba 3 palloni ma non compensa.

P.J. Washington: 7,5

24 pt. (9/14), 6 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, -11 in +/-. -1 TO. Buona serata per P.J. al quale forse viene tolta una stoppata ma si rifà al tiro con un 6/8 da tre punti. Non basta ma almeno mostra di poter essere un’arma offensiva sulla quale contare.

Bismack Biyombo: 5

2 pt. (1/2), 6 rimbalzi, 3 assist, -15 in +/-. 2 TO in 18:20. Limitato. Con lui l’attacco gira male nonostante i 3 assist ma anche la difesa non tiene eccessivamente nonostante i 6 rimbalzi. Gli avversari sono in grado di contenerlo e schierarlo per tentare di contenere Vucevic crea un minus.

Brad Wanamaker: 6

6 pt. (2/4), 3 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, -11 in +/-. 1 TO. Buoni i liberi e pure l’entrata. Partita nella norma.

Caleb Martin: 6

7 pt. (2/6), 3 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate, -1 in +/-. 2 TO. Lui si batte, ruba un paio di palloni ma il suo limite non è il cielo, è qualche cm in più sopra il canestro laddove andando a rifinire con una mazzata rabbiosa a una mano sopra Vucevic, tenta di dare una scossa alla squadra.

Malik Monk: 7

20 pt. (7/16), 4 rimbalzi, 7 assist, -7 in +/-. 3 TO. Primo tempo con due triple difficili a bersaglio. Ottime anche le sue drive con scarico per i compagni che lo portano a 7 assist. Buona spinta offensiva.

Nick Richards: s.v.

0 pt. (0/1), 2 rimbalzi, -2 in +/- in 1:57. Nulla o quasi da segnalare.

Vernon Carey Jr.: s.v.

0 pt. (0/2), 2 rimbalzi, -2 in +/- in 4:25. Un paio di tiri mancati. Forse vederlo prima…

Cody Zeller: 6,5

11 pt. (5/7), 5 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, +2 in +/-, 1 TO in 18:14. Qualche schiacciata nel finale anche in corsa. Sicuramente avrebbe fatto meglio di Biyombo complessivamente sui due fronti.

Grant Riller: 6,5

4 pt. (2/2), 1 rimbalzo, -2 in +/- in 1:57. Due tiri, due canestri. Buon tiratore che terrei in considerazione…

Nate Darling: s.v.

0 pt. (0/0), -2 in +/- in 1:57. Nulla da dire nel poco tempo in garbage.

Coach James Borrego: 4,5

Secondo me non ha ben presente con chi ha anche fare. Aveva già visto i Bulls schierare un line-up pesante e lui decide di andare con la barchetta di carta McDaniels e l’inutile corazzata Biyombo contro le porterei Vuc e Theis. Lascia scoperto il fianco. Lo spazio di manovra per virare e colpire cannoneggiando si trova anche in serata da oltre l’arco ma nonostante le carenze in organico e quelle dovute agli infortuni, dal mio punto di vista sceglie quintetti inadatti. Dovrebbe riuscire a infonder più grinta in qualcuno visto troppo molle stasera.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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