Game 67: Charlotte Hornets @ Houston Rockets 106-118

Intro

Quando Ronald Reagan lanciò la guerra spaziale, ancora in epoca di guerra fredda, dopo il primo lancio dei sovietici di un razzo (1957, Sputnik) nello spazio e il successivo atterraggio sulla Luna di Neil Armstrong nel 1969, con l’”hard power” si cercava una militarizzazione dello spazio, oggi non è più così perché primariamente chi è in grado di lanciare razzi e satelliti lo fa per il controllo e la comunicazione passando per la sorveglianza e gli studi sul mutamento del clima ad esempio.

In ordine cronologico: Francia, Giappone, Cina, India, Israele, Iran, Corea del Nord e Corea del Sud ma gli Stati Uniti oggi spendono 35 miliardi di euro, più di ogni altra nazione.

Ovviamente guardando i Paesi elencati possiamo comprendere che Israele e Iran o Corea del Nord e Corea del Sud usino questa tecnologie (potendo costruire e lanciare razzi a uso bellico) per dissuadere il vicino.

Ovviamente un satellite può sorvolare qualsiasi angolo del pianeta senza nessun tipo di restrizione legale al contrario di visibili intrusioni di aerei di altri Stati sul suolo di una nazione.

A 36.000 km di quota stazionano 1.800 satelliti, privati e militari mentre oggi 62 nazioni possiedono un satellite (almeno) attivo, molti piazzati sulla linea equatoriale da dove si possono controllare meglio vaste aree del Pianeta.

Come saprete il Global Positioning System o GPS, era stato studiato dagli Stati Uniti per un uso esclusivamente militare ma ne 2000 con l’apertura al pubblico ha preso piede il grande successo della navigazione satellitare e mentre Russia e Cina ne hanno uno proprio, in Europa ancora utilizziamo quello statunitense in attesa che venga completato nel 2020 quello locale denominato Galileo.

Russi e americani hanno collaborato però ad alcuni progetti e cooperato insieme mostrando che il progresso scientifico può mettere da parte rivalità e prestigio e che la Terra vista dallo spazio è solo un piccolo pianeta isolato, proprio come il mondo NBA, una lega chiusa che oggi utilizza il tiro da tre punti come minaccia principale mentre il controllo degli spazi è praticato dalle difese tramite gli allenatori che provano con il GPS a geolocalizzare le minacce avversarie prima della gara.

E mentre in Texas a Dallas e a San Antonio (quest’anno) siamo riusciti a portare a casa almeno una W da quando siamo tornati Hornets nel 2014, nella città che prende il nome dal generale Sam Houston (nel 1836 fermò l’avanzata messicana vincendo un’importante battaglia), non è mai riuscita l’impresa e anche alla vigilia di questa gara le possibilità appaiono ridotte a un lumicino.

La Bayou City ne ha fatta di strada da quando prese il nome dal generale Sam.

Sede della NASA, i Rockets sono una degna espressione sportiva della tecnologia proiettata nello spazio, un buon prodotto che nella notte ospitava Charlotte, Buzz satellite in avaria a sorvolare Houston tentando di strappare un importante vittoria nella battaglia.

La partita in breve

Partita già improponibile per il livello delle forze in campo sin da subito, in più nelle fila di Charlotte si potevano contare numerose assenze.

Uno strano virus colpiva Charlotte peggio di quello “strano virus” che colpì la Germania vincente i mondiali di calcio del 1954 contro l’Ungheria.

Batum era influenzato, MKG infortunato, inoltre Parker, Williams e Zeller rimanevano out.

Spazio quindi alla linea verde per accompagnare Kemba nel tentativo dell’impresa impossibile.

Charlotte partiva bene con un 5-0 ma Houston con un contro-parziale da 8-0 si portava in vantaggio sino ad arrivare sul 10-11.

Con due azioni da tre punti, unitamente a qualche fischio pro Houston, gli arbitri decidevano di rovinare ulteriormente l’equilibrio del match, già molto precario.
La squadra di D’Antoni arrivava così a fine quarto a doppiarci sul 19-38.

Un altro parziale di 5-0 apriva il secondo quarto ma Houston a 7:05 si riportava sul +18 (30-48) dopo un 2/3 dalla lunetta dei Rockets che dalla linea arrivavano a 17/19 contro lo 0/0 di Charlotte che attaccava meno l’area ma alla quale mancava qualche libero.

Ad ogni modo la giovane difesa di Charlotte si mostrava un po’ indisciplinata e poco esperta, Houston volava sul +29 prima che Kemba sulla sirena andasse a metter dentro il floater del 44-71.

Sembrava sprecato il secondo tempo e Houston entrando in campo un po’ distratta beccava un parziale di 8-0 (10-0 nei due quarti unendoli) che portava Charlotte sul 52-71 ma una tripla di Harden e una di Gordon a testa, entrambe sulla capoccia di Bacon, mandavano i Rockets nuovamente in orbita sul 63-89.

Sul 63-91 Charlotte portava un parziale di 15-0 prevalentemente a mezzo triple con Kemba ad aprirlo e chiuderlo da fuori con un half-court traps che portava la squadra di D’Antoni a perder diversi palloni.

A 1:12 dalla terza sirena gli Hornets rimontavano sino al -13 (78-91) ma un alley-oop di Faried bloccava il rientro.

80-93 alla fine del quarto con due FT di Monk tra i fischi.

Charlotte provava a rientrare trovando anche un ultimo quarto discreto per i punti segnati ma non riusciva a riavvicinarsi per le spallate di Green (tripla dell’85-100), di Harden (altra bomba per il 94-109 e del 2+1 del Barba a 2:41 (99-112) che respingeva così Charlotte tornata sul -10 per una dunk di Bridges in precedenza.

Miles correggeva per il -11 ma Frank mancando l’appoggio del -9 mentre l’orologio D’Alìniano si scioglieva vedeva Harden metter due punti e chiuder la gara a 28 prima di sedersi in panchina.

106-118, buon tentativo nonostante tutto, purtroppo inesperienza, cm sotto le plance e cattiveria agonistica mancante dei lunghi, kg e qualche lacuna tattica hanno decretato una sconfitta annunciata.

Saranno interessanti le prossime due trasferte a Washington e Miami per vedere se gli Hornets hanno i progetto di tankare o provare a raggiungere una post season non troppo lontana ma ostacolata da un calendario non semplice e una squadra che ultimamente sembra un po’ in disfacimento.

Harden ha chiuso a 28 pt., Gordon a 22, Capela a 19 con 15 rimbalzi, Faried si è fermato a un 16+9 mentre CP3è andato in doppia doppia con 10 pt. e 10 rimbalzi.

Le formazioni:

La partita

1° quarto:

Salto a due portato a casa dai Rockets che si affidavano inizialmente al tiro da tre punti senza riuscire ad andare a bersaglio così Charlotte sbloccava il risultato con Hernangomez che in area, dopo un paio di finte, metteva dentro il tiro comodo a 11:17 mentre Lamb da tre punti a 10:22 firmava il 5-0 ma la reazione di Houston si concretizzava con Capela che segnava due volte da second chance e in più nella seconda occasione veniva anche toccato dal centro spagnolo che regalando il libero consentiva il pari a Houston.

La squadra texana passava avanti con la tripla di Gordon (parziale 8-0) a 9:05 dopo una palla persa di Willy, quindi per interrompere il break serviva un’entrata di Bacon che in fing and roll riportava Charlotte sul -1.

Sulla pressione in uscita sul lato destro Walker finiva per perder palla in rimessa.

Nessun fallo per gli arbitri o tocco avversario, CP3 ringraziava e portando a casa tre punti distanziava i Razzi che tuttavia erano colpiti da Walker dalla diagonale sinistra proprio da tre punti per il 10-11 a 8:07.

Capela metteva dentro la terza second chance personale e nonostante due ottime difese personale di Bacon su Harden e di Lamb di P.J. Tucker gli Hornets cominciavano a esser perseguitati dai solerti arbitri che chiamavano un bad screen a Willy sul passaggio di Walker a 6:45.

I Razzi cominciavano a spingere e su un’entrata di Gordon potente Monk commetteva il fallo per il two and one del piccolo di Houston che anticipava lo 0/1 dalla lunetta di Harden (3 secondi fischiati contro Charlotte) e la tripla di Rivers che spediva Houston in orbita sul 10-19.

Bacon al vetro superava il balzo di Capela in chiusura per il dodicesimo punto Hornets che tuttavia erano colpiti da un altro missile da fuori targato Gordon prima che Monk tentando un passaggio perdesse palla e poi da tre mancasse il tiro rovinando il buon lavorio di Frank per smarcarlo sul lato debole.

Biz diceva no a Faried a 3:38 abbattendolo per il 12-24 dopo i due liberi a segno, tecnico a Lamb per una lamentela su un contatto con Faried durante una sua penetrazione e altro FT Houston (12-25) prima che Frank riuscisse a sdoppiarci con due punti ma Houston mettendo dentro altri due liberi e un tiro da tre con Harden dal lato sinistro su un Graham improponibile di portava sul 14-30…

Finalmente anche Monk contribuiva in attacco segnando tre punti ma Harden in entrata era coperto dall’ombrello di Biz irregolarmente.

Altri due FT a 1:50 così come a 1:22 per fallo di Graham sulla partenza di Harden che realizzando ancora dalla lunetta portava il match sul 17/34 con gli Hornets fermi a zero tiri battuti e i Rockets a 11/12…

A :36.1 fallo di Frank (spinta alle spalle su Faried a rimbalzo) dopo la tripla mancata da Harden e 17-36 ma a :25.4 finalmente Lamb con l’entrata sbloccava Charlotte per il diciannovesimo punto sebbene chiudesse ancora Houston il quarto con due punti dalla linea della carità di CP£ per un fallo inesistente chiamato a Graham che trattenuto dal bloccante non commetteva nessun fallo contro l’ex Clippers che realizzando il 19-38 chiudeva il quarto.

HOUSTON, TX – MARCH 11 : Dwayne Bacon #7 of the Charlotte Hornets goes to the basket against the Houston Rockets on March 11, 2019 at the Toyota Center in Houston, Texas.
Copyright 2019 NBAE (Photo by Bill Baptist/NBAE via Getty Images)

2° quarto:

L’apertura del secondo quarto risultava già insignificante anche se Walker in entrata e Monk su uno scarico da tre ripetevano il parziale iniziale del primo tempo da 5-0 ma dall’altra parte colpiva Shumpert da fuori per il 24-43 prima che Monk colpisse ancora da due punti seguito da Walker che con un reverse dribble e step back dalla media faceva fuori Rivers per il 28-43.

La fiammata Hornets si esauriva lì perché Green segnava da tre e anche se sull’azione seguente era bloccato da Willy e gli Hornets recuperavano in transizione due punti con Walker dopo aver visto l’incredibile potente schiacciata sbagliata di Bridges in solitaria (30-46), il divario cominciava a tornare importante dopo un 2/3 di Gordon che sull’alzata era toccato da Bacon.

0/0 Hornets contro il 17/19 dalla linea di Houston che arrivava sul 30-52 con perfetto passaggio di Harden su taglio di Gordon e appoggio da sotto…

Dopo due punti di Capela nel pitturato ecco i primi 3 pt. dalla lunetta di Charlotte a 5:16 per un tocco con il gomito sull’uscita dal blocco di Gordon su Kemba.

3/3 del capitano nonostante le proteste dell’ex Pelicans ma dopo una rubata (a Bacon) e assist di Gordon per Shumpert da 3 il mega-schermo girava sul 33-57.

Walker segnava due punti dalla media ma si entrava in zona Manimal che segnava con una dunk appesa ai limiti della provocazione (facile da scarico ravvicinato) e anche se Graham a 3:032 mettendo dentro la bomba dall’angolo alzava il punteggio dei neri, l’alley-oop di Faried faceva superare quota 60 a Houston (38-61).

Kemba tornava in lunetta su un floater arrestato da un bump irregolare di Harden le quali proteste raggiungevano vette piuttosto vergognose visto il fallo netto, il trattamento delle due squadre da parte della terna e le forze in campo.

Walker comunque splittava a 2:14 e Rivers da tre segnava dal corner sinistro un catch n’shoot, Manimal seguiva con la terza schiacciata personale, Kemba a 1:15 si prendeva altri tre punti dalla distanza ma P.J. Tucker dalla stessa posizione del tiro precedente di Rivers segnava da fuori approfittando dell’oscillazione di Lamb che non faceva in tempo a chiuder sul tiro dell’avversario per il 42-69.

Harden segnava due punti in entrata ma Kemba batteva anche la luce rossa dopo aver lasciato sul posto tre difensori con l’entrata stretta verticale per metter dentro il floater in corsa del 44-71.

Il tiro con il quale l’ombreggiato Walker raggiunge i 20 punti nel primo tempo a batter Harden e la sirena.

3° quarto:

Catapultati nel secondo tempo era tutto surreale.

24 minuti ancora da giocare erano solo una perdita di tempo con gli Hornets sul -27…

Charlotte però partiva sparata sfruttando i numerosi TO di una Houston un po’ distratta aprendo con Lamb da tre punti, proseguendo con le marcature da Walker (anch’esso da fuori) e di Bacon da sotto che segnando il 52-71 portava un parziale di 10-0 a cavallo dei due quarti.

Houston bloccava il break con una tripla di Gordon un po’ al di fuori della normale zona di lancio (8:58) e uno step back di Harden su Bacon era premiato con tre liberi.

Naturalmente era un 3/3 mentre dall’altra parte Bridges insistendo a rimbalzo offensivo recuperava la sfera in mezzo alle maglie rosse dopo l’errore di bacon da fuori per aiutare Kemba a segnare il 54-79.

Harden metteva dentro il 54-81 ma Frank (6:25) con un buon movimento passava dal post alto al post basso sulla sinistra per un turnaround vincente arricchito da un libero a segno.

A 5:56 scendeva ancora il distacco con una bomba di Frank da transizione armata da Walker (60-81), prima che Walker in area fermasse Capela irregolarmente.

2/2 ma un’entrata rapida e atletica di Bridges a destra non era fermata con il fallo da P.J. Tucker che regalando il libero addizionale a 5:27 vedeva Charlotte tornare sul -20 (63-83).

A 5:10 tripla di Harden su Bacon e subito dopo anche Gordon missilava da tre sul nostro numero 7 rilanciando lontano i Razzi (63-89) ma nonostante i Calabroni tornassero sul -28 dopo due tiri di Harden tentavano nuovamente di recuperare aprendo con una tripla di Walker a 4:03 seguita da un’altra mina esterna di Frank a 3:29 prima che Walker danzasse tra i paletti rossi e mettesse in entrata il tiro subendo anche il fallo a 2:56.

Charlotte riusciva ancora a segnare da tre con Miles a 2:21 e con Kemba (sempre da fuori in una gara stellare) portando un parziale di 15-0 con il quale Charlotte tornava a 13 punti dai Razzi (78-91).

Il parziale era rotto da Harden che lanciando Faried per l’alley-oop sbloccava l’attacco dei locali.

Due tiri liberi di Monk sul finire del tempo tra i fischi (stoppata di Capela buona da dietro ma dopo una spinta e un tocco del centro a inseguire) davano a Charlotte il -13 (80-93) in vista del quarto finale.

Kemba Walker chiude con 40 punti…
Copyright 2019 NBAE (Photo by Bill Baptist/NBAE via Getty Images)

4° quarto:

Capela e il Tank aprivano da sotto con due punti a testa, un tiro da tre su transizione di Lamb girava sul ferro uscendo mentre sul raddoppio alto Charlotte perdeva Capela che andava a nozze da sotto servito troppo facilmente.

A 8:50 Walker tirava su dal palleggio e in step-back metteva dentro tre punti incredibili portando sul -12 la squadra di Borrego (85-97) ma Green da tre punti bloccava le velleità di rientro degli Hornets mandando Houston su quota 100.

Triangolazione verticale vincente per Charlotte che innescava il solissimo Bacon (assist Willy) sulla linea di fondo sinistra ma a mettere un freno alle ambizioni degli Hornets questa volta era Gordon da oltre la linea dei tre punti a 7:55.

Bacon da due punti, Paul e Graham da tre erano i marcatori che alzavano il punteggio, Frank a 4:33 attaccando i piccoli nel pitturato ricavava due FT per fallo di Gordon ma nonostante il 2/2 per il -12 (94-106) Charlotte vedeva l’orologio sciogliersi come in un quadro di Dalí…

Harden poi tentava di piazzare la mazzata finale con la tripla dal corner destro (a segno) ma Kemba in entrata a destra subiva fallo da P.J. Tucker e il suo bump.

Due punti con schiena all’indietro e terzo recuperato in lunetta e a 3:23 Charlotte giungeva sul -10 con Miles che lanciato in corsa sulla transizione si liberava sul lato in palleggio dell’ultimo difensore per andare ad appendersi indisturbatamente.

Harden in corsa appoggiava al vetro nonostante l’intervento di Lamb, nettamente falloso sull’avambraccio dell’attaccante.

Un aggiuntivo FT e 99-112.

Miles in correzione schiacciava ma la palla data a Frank per portare sul -9 Charlotte era sprecata dal Tank che aspettandosi il fallo di Paul arrivava con passo troppo veloce all’appoggio così dall’altra parte Harden andava a metterne due per il 101-116 e chiudere il match prima di sedersi in panca fermo a 28 punti.

Altra dunk di Miles in correzione e poi si arrivava alla fine con due punti di Rivers e tre di Bacon per il 106-118 finale.

Un tifoso isolato di Charlotte che è rimasto in piedi tutta la gara a incitare la squadra rimane un po’ sconsolato a fine gara ma la conclusione era piuttosto scontata. Per Houston è la nona vittoria consecutiva.

Pagelle

Kemba Walker: 8,5

40 pt., 10 rimbalzi, 7 assist, 1 stoppata. 1/20 dal campo. A parte i 4 TO è quasi incredibile. 6/6 da fuori dopo aver passato tante partite a litigare con il canestro tirando da oltre la linea dei 3 pt e 6/7 dalla lunetta. Sembra dire: “Tankare? No, grazie!” Lui i playoffs li vuole giocare ma attorno ha poco e il suo voto sembra irreale. La faccia scura della luna di un giocatore stellare non ben coadiuvato che trova il tempo per smistare anche 7 assist. Sbaglia poco rispetto il solito anche quando forza la tripla su Rivers o sale dal palleggio in mezzo ai difensori.

Jeremy Lamb: 5

8 pt., 4 rimbalzi, 6 assist, 1 rubata, 1 stoppata. 3/12 dal campo e -10 di plus/minus. Stecca in attacco nonostante parta bene con una tripla ma poi non trova il ritmo anche nelle entrate sebbene subisca un fallo nel primo tempo su una di esse sui quali gli arbitri sorvolano e lui protesta beccandosi anche il fallo contro. Benino con gli assist ma per il resto il ritorno da titolare non produce gli effetti desiderati.

Dwayne Bacon: 5

13 pt., 3 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 5/11 dal campo giocando più di 34 minuti. Se in attacco i numeri sono discreti (anche lui da fuori non eccelle con l’1/4) in difesa commette fallo sull’alzata di Gordon (forse), tocca leggermente e ingenuamente Harden sullo step-back 3 (arbitri fiscali) e poi prende in faccia in serie le bombe di Harden e Gordon. Mano in avanti in posizione corretta ma nessuno crede sia una minaccia nella stoppata e così, infatti, gli avversari ci provano senza troppo timore. -1 di plus/minus.

Miles Bridges: 6,5

12 pt., 6 rimbalzi. 5/12 dal campo. Riesce diverse volte a fermare i tiratori che ci provano contro di lui. Harden e Paul ad esempio ne fanno le spese, aiuta l’attacco nel finale anche se la mano da tre punti è fredda. Gioca quasi 30 minuti, più del solito viste le assenze. Due belle correzioni sopra le teste dei Rockets ma anche un’incredibile errore su una schiacciata in solitaria alla quale rimedia Walker dietro di lui.

Willy Hernangomez: 4,5

2 pt., 6 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata, 1 stoppata. 1/3 dal campo con i due punti in avvio. Inconsistente su ambo i lati del campo. Sembra quasi diafano per gli attaccanti avversari. Mani di pasta frolla a rimbalzo pur giocando più di metà gara è spesso surclassato. Capela gli mangia in testa. 2 TO, 3 falli e -7.Più che El Toro, El Fantasma…

Malik Monk: 5

10 pt., 5 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. 3/12 al tiro e 2 TO. Stesso score di Lamb dal campo ma con due pt. in più grazie a un paio di liberi. Entra e si distingue subito sbagliando un tiro e perdendo palla poi sale un po’ di tono mettendo dentro un paio di triple, risulta però ancora inconsistente come scorer e non ancora un difensore di livello accettabile.

Devonte’ Graham: 5

6 pt., 2 rimbalzi, 1 assist. -17, frutto di una difesa non all’altezza anche se Harden inizia con un tre punti non semplice su di lui nell’angolo destro con Devonte a mette su un close-out con pressione ma laterale. Indovina un paio di triple poi ne manda una completamente fuori bersaglio. Inizia male ma poi si riprende un po’, tuttavia manca nel ruolo di uomo assist dove spesso fa il compitino non forzando, infatti, registra zero TO ma con i suoi passaggi semplici e perimetrali non smarca nessuno e finisce solo con un assist, semplice, sull’uscita esterna di Walker che da tre era bravo a far secco Rivers davanti a lui.

Frank Kaminsky: 6

15 pt., 2 rimbalzi, 2 assist. 5/12 dal campo, 1 TO. Sempre inconsistente a rimbalzo, mitiga e compensa bene la pecca aiutando Walker in attacco anche con tiri da fuori sebbene il 2/6 non sia fantastico. Bella l’azione in post basso sinistro in turnaround con la quale porta a casa un two and one, dimostrazione che ha buoni e ampi movimenti per meter in difficoltà i difensori. Altra buona idea attaccare i piccoli nel pitturato nel secondo tempo per procurarsi due liberi.

Bismack Biyombo: 5

0 pt., 1 rimbalzo, 1 stoppata. Due falli, 1 TO e -16 in appena 6:49. L’esperimento Biz fallisce. Porta fisicità ma non ritmo. Il guaio è che è l’unico che avrebbe il fisico per bloccare gli avversari nella zona nevralgica del pitturato. Riesce a dare una stoppata, anzi, due, ma una è sul braccio di Harden che ringrazia perché con una media da sempre vicina al 90% in lunetta…

Coach James Borrego: 6

MKG e Zeller infortunati, gli rimangono tre centri ma è come il gioco delle tre carte, anzi qui non si pesca quello buono, difensivamente parlando, nemmeno girandole tutte. Avrei schierato Frank al posto di un impalpabile Willy ma era il momento di dare spazio a tutti, la partita non aveva molte possibilità di W. Adesso bisognerà vedere chi ci sarà per le prossime due trasferte che saranno le gare che potrebbero restituire un senso alla stagione o vedere gli Hornets tankare…

Questo articolo è stato pubblicato in Uncategorized da igor . Aggiungi il permalink ai segnalibri.

Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.