Il Punto @ 19

Intro

‘era una volta una squadra con Kemba Walker, Tony Parker e Jeremy Lamb ma durante l’estate 2019 le ultime resistenze si sciolsero: dopo la partenza di Kemba e il quasi azzeramento delle potenzialità del roster si era detto che bene o male per far ripartire un progetto senza riuscire a ottenere big sul mercato avremmo dovuto aspettare ancora tre anni circa per vedere se il nuovo corso degli Hornets porterà a una svolta positiva.

La scorsa regular season, nonostante fosse stata chiusa su un record di 23-42, è stata comunque più esaltante del previsto avendo ottenuto qualche buona vittoria in più delle aspettative che quest’anno non erano da prima della classe ma l’arrivo di LaMelo Ball come terza scelta assoluta (il giocatore più futuribile tra i rookie dicevano gli analisti) in combinazione con la sign and trade di Gordon Hayward da Boston, aveva dato un tono a una squadra e alzato l’asticella delle aspettative nonostante tutti gli analisti la dessero ancora distante dall’ottenere un posto per i playoff.

Nonostante le lacune tecniche e la ormai storica carenza di un centro valido che difenda il ferro garantisca rimbalzi e migliori le spaziature (avrebbe dovuto arrivare in estate come priorità), la giovane squadra potrebbe rendere di più.

I ragazzi di Borrego sono andati un po’ su e giù vincendo e perdendo strisce di partite risultando troppo acerba ancora per trascinare dalla nostra parte finali dubbi.

Il team deve ritrovare solidità ed essere più preciso al tiro per non esser sempre costretto a rincorrere come troppo spesso ultimamente accade.

Non sempre siamo in grado di andare a riprendere delle partite in comeback, tuttavia la parte tattica in questo ha un peso enorme.

Nelle ultime 7 uscite gli Hornets hanno perso 6 volte evidenziando sempre il medesimo difetto principale ovvero la mancanza di copertura sull’arco da dove piovono triple che alla fine decidono le partite a nostro sfavore.

Ne parleremo più approfonditamente nel pezzo ma al momento risulta impossibile giocare con questo handicap e pretendere di vincere le partite, o Borrego cambia rotta in fretta oppure avremo poche gioie quest’anno…

Da game 1 a game 19

Ripercorriamo tutte le uscite degli Hornets da gara 1 a gara 19 tra rimpianti e W inaspettate.

L’inaugurale game 1 era una di quelle partite a rischio poiché nonostante nelle arene NBA non vi fosse pubblico a causa del problema Covid-19, un match in trasferta contro una squadra considerata di pari livello dava un 50 e 50%…

Finiva molto male a Cleveland (nonostante il fresco entusiasmo dei fan) così come la seconda gara, la prima allo Spectrum Center.

OKC prendeva a pallate la squadra di Borrego ma Miles Bridges con tre impensabili triple consecutive, in poco tempo pareggiava la partita nel finale.

Purtroppo rimaneva del tempo a Gilgeous-Alexander per trovare il jumper vincente allo scadere.

Dopo due delusioni arrivava l’armata Nets a Charlotte, missione improba non collezionare la terza L ma nel finale gli Hornets resistevano al ritorno di Irving e Durant portando a casa una W dallo scarto risicato ma prestigiosa.

A Dallas gli Hornets incantavano distruggendo i Mavs in una serata da dimenticare per Doncic.

Pronti al salto di qualità?

Nemmeno per sogno, Memphis faceva la stessa cosa sul nostro campo e gli Hornets ripiombavano in una serie negativa aggiungendo due L nel back to back a Philadelphia.

La serie di 3 L veniva interrotta dalla W contro Atlanta, la successiva vittoria contro i Pels faceva ingranare Charlotte, la quale grazie alle brillanti prove di Hayward e Ball passava ancora contro Atlanta e New York giungendo sul 6-5 in classifica, un millesimale superiore ai .500 che non si registrava da tempo.

Durava poco la gioia poiché da lì piovevano quasi solo sconfitte: doppia sconfitta a Tampa Bay contro i Raptors con grosse recriminazioni contro la terna soprattutto nella seconda partita quando gli arbitri ignoravano un netto contatto sulla tripla dell’ipotetico pari emanata da Rozier.

Un break programmato di quattro giorni era allungato a sei dalla mancanza della squadra avversaria, ecco perché, anche se il Punto è intitolato “@ 19”, le partite giocate al momento sono soltanto 18 aspettando il recupero.

I Wizards, non avendo un numero di giocatori sufficienti per poter giocare spedivano il calendario dei Calabroni al 22 quando arrivava una sconfitta casalinga con i Bulls nella quale si palesavano tutti i recenti difetti già mostrati dagli Hornets, alla faccia del lavoro svolto durante la “sosta partite”…

Doppia trasferta a Orlando agrodolce, nella prima uscita la partita era vinta dopo mille emozioni solamente al fotofinish con un game-winner di Hayward, nella seconda i Magic portavano a casa la vittoria meritatamente.

Si tornava allo Spectrum Center per riportarsi in media vittorie ma i Pacers non erano dell’idea e con la coppia Sabonis/McDermott violavano il parquet amato.

Blocco delle future partite

Abbiamo finito con Indiana e ripartiremo sempre dai Pacers il 29 (data americana).

Avversari ostici così come i Bucks che ospiteremo in back to back sempre a Charlotte.

La trasferta a Miami, le partite casalinghe contro Philadelphia , Utah (10 W consecutive) non saranno semplici visto il valore dell’avversario di turno quindi domenica 7 febbraio ci batteremo contro Washington nel recupero della partita precedentemente persa (la gara programmata in origine con Portland sarà riprogrammata) e chiuderemo il poker di partite casalinghe contro l’”amorfa” Houston, squadra che dopo aver cambiato molto sta cercando di trovare repentinamente una propria identità.

Non ci sarà da fidarsi ma sulla carta le ultime due saranno le più abbordabili del periodo.

Parentesi a Memphis per cercar di riscattare la brutta sconfitta casalinga patita contro i Grizzlies e tombola di partite allo Spectrum Center da sfruttare il più possibile.

In ordine: Timberwolves, Spurs, Bulls, Nuggets e Warriors saranno le nostre rivali di turno.

La missione è ricavare più W possibili facendo rispettare un fattore campo che al momento pare una chimera, prima di avventurarsi in una lunga serie di trasferte che chiuderanno il calendario a oggi conosciuto.

Sei trasferte che toccheranno il Midwest e la costa pacifica: Salt Lake City, Phoenix, San Francisco, Sacramento, Portland e Minneapolis saranno le città che ospiteranno il volo dei Calabroni.

Arriveremo così agli albori di marzo, una lunga marcia che ci porterà appena oltre la metà stagione (38 partite su 72 se sarà recuperata nel periodo il match contro i Trail-Blazers) con un blocco di 19 partite suddivise in 11 gare casalinghe contro 8 trasferte.

Sarà interessante capire il valore della nostra squadra in questo variegato contesto.

Se si riuscissero a vincere una decina di partite potremmo rimanere legittimamente agganciati al treno playoffs, da 7 in giù continuerebbe il recente problematico trend che probabilmente non ci porterebbe da nessuna parte se non nel solito limbo di mediocrità, ma in un’annata come questa il futuro è ancora più incerto grazie a variabili “impazzite”, staremo a vedere…

Per oggi la classifica attuale ci dice che gli Hornets sono 7-11 in dodicesima piazza ma distanti solo mezza partita da New York che detiene l’ottavo seed a Est.

Dopo la standing ci addentreremo in alcuni aspetti più tecnici e generali sulla squadra.

Classifica

Considerazioni

Partiamo come “natura cestistica” vuole dai piccoli: i Buzz Brother (la coppia Devonte’ GrahamTerry Rozier) sono un duo interessante in attacco ma in difesa faticano per questioni di cm sui tiratori dal perimetro (oltre che per scelte tattiche) e mettendo un po’ di pepe a uno degli argomenti principali di questi tempi si potrebbe dire che forse (alla prova dei fatti) LaMelo Ball giocando in quintetto al posto di Devonte’ potrebbe assortire ed equilibrare meglio il backcourt nonché mettere più in ritmo il rookie, mentre in attacco – pur giocando due ruoli differenti ma sovrapponibili – Graham e Rozier probabilmente finiscono per pestarsi un po’ i piedi e finire fuori ritmo a turno quando uno dei due player prende il sopravvento al tiro continuando a cavalcare l’onda positiva in una buona serata.

I due dovrebbero cercare maggiormente le penetrazioni (soprattutto Graham visto che Rozier qualche serata aggressiva l’ha) per portare un po’ d’imprevedibilità al gioco di coach James Borrego, il quale sfrutta molto il tiro da tre punti ma pecca in questo sia d’originalità e di dinamicità poiché aspettare su uno scarico è strategia funzionante (spesso) a patto di muover la palla e spostare la difesa, inoltre ovviamente bisognerebbe avere nel roster arcieri affidabili.

Gli Hornets non ne hanno moltissimi di ottimo livello per la verità ma Rozier è un tiratore dalla buona mano anche se nelle ultime uscite (contro Chicago e nella prima a Orlando) ha fatto tanta fatica, forse scosso da quella tripla a Toronto con fallo subito e non fischiato che grida ancora vendetta ma si è rivisto in un paio di finali in versione on-fire.

Il suo contributo diventa quindi prezioso.

La sua mattonella diagonale sinistra sugli scarichi è quasi una garanzia, metterlo nelle condizioni dovrebbe essere il già citato LaMelo Ballche coach Borrego giudica dichiaratamente non pronto per partir come titolare ma in realtà avrebbe le caratteristiche per portare assalti diretti al ferro o drive and kick che lo potrebbero connettere bene (per questioni di cm e maggior aggressività rispetto a Graham) con “Scary”.

Graham potrebbe – nelle rotazioni – assortirsi meglio invece con Miles Bridges abile a portare energia e difesa sul campo, caratteristica quest’ultima nella quale Devonte’ difetta un po’ faticando sui blocchi o recuperando lentamente dalla zona voluta da Borrego ma il tiro del numero 4 e la pericolosità dello 0 nei pressi del ferro dovrebbe essere una variante da sfruttare.

Le corte rotazioni del coach dal numero rigido (9 giocatori) sono leggermente cambiate da inizio stagione, innanzitutto perché l’infortunio di Cody Zeller aveva sconvolto sin da subito le intenzioni dell’allenatore che aveva gettato nella mischia l’altro Cody (Cody Martin) e Jalen McDaniels facendogli fare una specie di surrogato del mancane centro titolare anche se con proprie caratteristiche in una small ball fortemente voluta dal coach stesso.

Zeller è rientrato in squadra recentemente (contro Chicago) partendo dalla panchina per poi riprendere il suo posto nello starting five contro Indiana mentre Cody Martin e Jalen McDaniels si sono rapidamente eclissati a causa delle scarse prestazioni con il primo immaturo a livello tattico e il secondo stranamente regredito a livello tecnico anche nelle cose più semplici tanto da sembrare un altro giocatore rispetto a quello dello scorso anno.

Al posto di un Martin perso tuttavia ne avevamo trovato altro: il fratello Caleb Martin divenuto il nono uomo in campo, pallino di coach Borrego (evidentemente lo preferiva a Malik Monk) per quei pochi minuti dalla panchina a far rifiatare il backcourt ma contro Indiana Borrego ha avuto bisogno di Monk a livello offensivo e l’ha gettato nella mischia.

Caleb porta aggressività e poco altro.

Spesso il suo modo di difendere rischioso fa saltare il banco mentre in attacco ha alternato buone serate ad altre veramente squallide che hanno buttato giù Charlotte anche a causa delle sue percentuali pessime.

Meglio quando si getta a canestro piuttosto che vederlo accontentarsi di un jumper preso di fretta o caricato troppo lentamente che non risulta ancora affidabile.

La difesa di Borrego (anche se stiamo concedendo poco nei secondi tempi in termini di percentuali concesse e punti risultando tra le migliori della NBA ma non basta), resta il Tallone di Achille della squadra, per questo andiamo a vedere alcune situazioni tratte dal pezzo che io e l’amico coach Matteo Vezzelli avevamo scritto qualche tempo fa per Around The Game integrando con qualche ulteriore recente nota la situazione.

“C’era una vota un mondo antico, lento e particolareggiato.

Quel mondo si è dissolto progressivamente negli ultimi trecento anni: la modernità ha portato enormi benefici e ancor di più irrisolvibili problemi per una società lanciata ormai follemente oltre la velocità della luce.

L’illimitatezza rischia di far scomparire anche questo fragile panorama.

Nella NBA gli Charlotte Hornets hanno deciso di affidarsi al moderno: gioco veloce, small ball, una cornucopia di molti altri attuali o appena passati (vedi Houston) progetti NBA ma ogni team ha le proprie caratteristiche e peculiarità.

Lo scorso anno i Calabroni hanno resettato la propria recente storia ripartendo da zero con un nuovo giovane allenatore che per il primo anno ha fatto bene facendo crescere e sviluppare i giovani.

Quest’anno tuttavia il coach ha deciso che per svilupparli seguirà i suoi credo e pare essersi infilato in un personale stanco e difettoso progetto che il suo ego non consente di modificare.

C’è una differenza fondamentale però tra sviluppo e progresso – l’identificava bene Pasolini – poiché lo sviluppo è fine a sé stesso e non è detto che sia positivo mentre il progresso porta benessere diffuso.

Qualche parziale similitudine latente con un altro team c’è: andremo vederla facendo un passo indietro.

C’era una volta, in una nebulosa primordiale, una massa informe gassosa pronta a esplodere per rivelare nuove brillanti e scintillanti giovani stelle.

Un young team che aveva grandi aspettative per il proprio futuro ed era sostenuto da un pubblico folle che ogni sera gremiva il “The Hive”.

Al vecchio Charlotte Coliseum gli Hornets 1.0 (li chiameremo così per differenziarli da quelli nuovi viste le note e travagliate vicende) pagarono nei primi anni (a cavallo tra i fine ’80 e gli albori dei ’90) il dazio d’essere una franchigia d’espansione.

Stare sul fondo della classifica però portò in dote anno dopo anno il pezzo mancante.

Kendall Gill, Larry Johnson e Alonzo Mourning, tre nomi conosciuti anche al di fuori dalle lande del North Carolina che fecero sognare i fan dell’epoca.

A gestire i palloni sul parquet il piccolo Tyrone “Muggsy Bogues” (il piccolo per eccellenza, 158 cm misurato senza scarpe), in panchina un ex giocatore e GM: Allan Bristow, un allenatore con uno stile di gioco ante-litteram, mezzo precursore di quello attuale.

Già per natura il nickname Hornets dava l’idea di qualcosa di preciso e veloce, idea che ricalcava sul parquet Bristow.

Lo spiritato coach praticava questo stile di gioco rapido adatto per i suoi piccoli playamaker di turno (Tony Bennett, Anthony Goldwire e Kenny Anderson tra gli altri) atto a favorire anche i letali tiratori da tre (Dell Curry su tutti ma anche Glen Rice, Hersey Hawkins, ecc.).

Un gioco moderno e meno gassoso della Charlotte attuale poiché l’arrivo di Alonzo Mourning e poi del veterano centro di riserva Robert Parish garantiva stabilità e solidità nei pressi del ferro oltre un gioco variabile impostato sui lunghi nel pitturato.

Potremmo dire che quegli Hornets, in continua trasformazione, poiché anche il progetto del proprietario originale George Shinn era più votato a guadagnare che a vincere (vedi Larry Johnson spedito a NYK per Anthony Mason e Brad Loahaus non appena i suo contratto multiyear si impennò), rimase comunque più competitivo e solido in una NBA che valorizzava diversamente in base ai credo e alle regole del gioco dell’epoca (vedi la zona vietata e sanzionata) i suoi talenti lunghi.

Passiamo però all’attualità andando a mostrare le differenze tra quel tipo di gioco e quello che Charlotte pratica oggigiorno:

Sistema di gioco

Coach James Borrego – prima dell’inizio della stagione – aveva chiaramente fatto intendere che quest’anno anche gli Hornets si sarebbero uniti a quel novero di squadre intenzionate a giocare ciò che viene definito “il basket del futuro”, ovvero, la cosiddetta small ball.

Questo sistema di gioco per funzionare ha bisogno di un’alta intensità difensiva e di buone capacità in versatilità e adattabilità dei suoi interpreti, questi sono i suoi precetti, i suoi mantra, i suoi punti cardinali.

I quattro giocatori esterni devono essere abili nel correre e ad aprire il campo, mentre l’unico interno, in questo caso un lungo “adattato” o di ruolo, deve saper giocare sia nel pitturato che sul perimetro.

Ora, proviamo a verificare quanto di ciò scritto sopra possa adattarsi all’attuale roster degli Hornets in modalità small ball.

Il primo problema degli Hornets in generale è nella posizione del lungo, dell’interno.

Charlotte negli anni ha perso il big man, il rim protector, scegliendo volutamente o per esigenze di privarsi di un big man (A. Jefferson e D. Howard gli ultimi due funzionali) andando a potenziare sempre di più il reparto “esterni”.

Una scelta da ritenersi coerente se l’intenzione è quella di passare circa mezza partita con un sistema di gioco che prevede la “rinuncia” al lungo di vecchio stampo a favore di un giocatore più atletico e versatile.

Tra i titolari né Cody ZellerBismack Biyombo possiedono queste caratteristiche nonostante Borrego avrebbe bisogno di “imporgli” quel ruolo per avere un five-out che possa aprire il campo.

Il sistema non funziona nemmeno con P.J. Washington schierato come centro viste le sue basse percentuali da oltre l’arco…

Attacco

Il playbook di coach Borrego è generalmente piuttosto semplice.

Solitamente, dalla disposizione iniziale di 4-1 si entra in azione con un pick & roll centrale o in posizione di guardia con il lungo che rolla a canestro.

Il portatore di palla ha poche multi-opzioni:

A) Penetrazione diretta/scarico al rollante (secondo la convenienza o la visione di gioco del “play”).

B) Hand-off (consegnato) con una mezza ruota che prevede la possibilità per un esterno di penetrare e/o scaricare ribaltando l’azione per un tiro da fuori.

Questo modo di attaccare, se sviluppato con il giusto timing e le giuste spaziature, porterebbe ad avere enormi vantaggi sia con palla o senza ma nella Charlotte attuale la cosa non accade quasi mai.

La situazione non cambia quando nel ruolo di lungo andiamo a collocare Miles Bridges o P.J. Washington, i quali, per decisione di Borrego, sono slittati un ruolo avanti durante le rotazioni (Miles da SF a PF e P.J. da PF a C).

Offensivamente parlando, la loro principale mancanza è tecnica poiché “palla in mano” non sono ancora estremamente affidabili, specialmente il primo.

Bridges è molto atletico ma da solo rimane un mediocre incursore, P.J. mostra a tratti buone doti nei movimenti ma è scostante, attacca il ferro non sempre in maniera appropriata prediligendo a volte un gioco orizzontale volto a colpire dal perimetro avendo tuttavia qualche problema ad aggiustare il tiro come abbiamo visto nella penultima uscita a Toronto quando ha mancato il buzzer beater per il pareggio.

In sostanza non sempre riescono a essere un fattore o pericolosi.

Questo fatto incrementa una già spasmodica ricerca nel tiro da fuori, il che diventa abuso di sovente quando ciò avviene con con mancanza di ritmo o in situazioni non consigliabili.

Gli esterni però sono il fulcro della squadra: grazie alla visione di gioco del rookie LaMelo Ball, Charlotte è riuscita a indirizzare un maggior numero di palloni buoni ai suoi esterni innalzando anche le statistiche negli assist mentre per incrementare il bisogno di punti, rispetto alla scorsa annata, Gordon Hayward sembra l’uomo giusto sebbene spesso agisca in solitaria.

Se Hayward riesce a essere pericoloso anche a ritmi sincopati che mandano all’aria i difensori tra finte, esitazioni, cambi passo, direzione e mano, Ball è un giocatore che poggia sulla rapidità e l’imprevedibilità le proprie fondamenta.

La tecnica è particolare ma non funziona peggio rispetto ad altri interpreti mentre dovrebbe migliorare in affidabilità.

Nonostante LaMelo brilli come uomo assist riuscendo spesso a scovare i compagni con il personale radar che altri play non hanno a volte eccede in giocate complicate che portano a possibili danni.

Qui sotto vediamo tre TO di Ball evitabili.

Come possiamo vedere, in alcuni casi, Ball – come un moderno Narciso – si specchia troppo nella bellezza estetica del suo gioco, tre passaggi in situazioni leggermente differenti ma con l’unico denominatore comune di essere rischiosi.

Nel primo caso vediamo un possibile pick and roll dinamico non preso, chi viene preso in mezzo, invece, è P.J. Washington il quale accenna l’arretramento per aprire spazio, stessa cosa che fa Bridges da rollante in un’area intasata ma Ball anziché propendere per un passaggio semplice sull’esterno per liberare il tiratore, cerca la giocata più difficile impossibile per tempo e spazio, finendo così per commettere un TO.

Nel secondo caso è semplicemente una scelta erronea con un passaggio non ben dosato (sperando forse che White, l’uomo a guardia di Rozier si abbassasse su di lui o verso canestro) finendo preda del play dei Bulls mentre a Orlando il raddoppio su di lui lo consiglia nel passar la palla ma l’angolazione presa dal raddoppio è ottimale per sporcar palla, quella che comunque sarebbe andata in punta a Biyombo che in un’azione del genere qualcuno dovrebbe spiegarmi cosa facesse lì dato che il congolese ha un tiro da tre dalle possibilità azzerate che prende quasi più unicamente che raramente…

LaMelo è anche bravo nei no look pass e le invenzioni sono la sua prerogativa alla quale non si può chiedere di rinunciare, l’importante è che riesca a ottimizzare queste giocate riuscendo a prendere quella frazione di secondo in più per essere sicuro che lo scarico avvenga preciso e puntuale.

Va detto che la stagione di LaMelo fino a oggi è comunque positiva e si stia ponendo l’accento su alcuni aspetti migliorabili dal rookie.

Difesa

Nel parlare dell’aspetto difensivo ci soffermeremo soprattutto sugli aspetti che non funzionano.

Nel sistema difensivo voluto da Borrego, Charlotte sui P&R avversari di solito cambia, soprattutto quando questi avvengono tra esterni.

Differente discorso quando si tratta di un lungo che partendo in penetrazione da bloccante o in azione personale, il più delle volte viene raddoppiato da un esterno:

Qui basta la minaccia di un Vucevic spalle a canestro per attirare il raddoppio di Rozier e lo spostamento della difesa: sul ribaltamento si aprono spazi che Orlando sfrutta.

Il raddoppio comporterebbe rotazioni difensive, che in alcune serate sono state lente o totalmente assenti con il risultato di concedere tiri aperti all’attacco soprattutto da oltre la linea dei tre punti.

Qui notiamo come Caleb Martin a zona in una posizione ibrida vada a flottare in raddoppio verso Siakam nella prima immagine per poi gettarsi con un balzo su VanVleet sullo scarico del lungo di Toronto.

La finta del n° 23 avversario manda a vuoto Caleb e Rozier è costretto al raddoppio ma a quel punto il tiratore ha già molti metri disponibili tra sé e il difensore.

Altra tendenza degli Hornets è quella di implodere nel pitturato quando gli avversari accennano una penetrazione: non avendo intimidatori sotto canestro si crea densità in area riuscendo a volte a uscire vincitori in quelle situazioni ma se arriva uno scarico fuori sono dolori e l’abbiamo visto bene contro i Raptors nella prima partita tra i due team ma anche questa situazione da small ball contro Memphis è lampante:

Questa pioggia di fuoco da tre punti costante alla quale Charlotte è sottoposta scava solchi importanti durante le partite e sta erodendo il record.

Se Borrego non risolverà per primo questo aspetto la squadra farà fatica, basti pensare che anche Indiana nell’ultima partita ha tirato con il 40,0% da oltre l’arco tentando 40 volte e infilando 16 triple realizzando ben 48 punti dalla distanza…

I due gemelli Martin vanno a chiudere entrambi su Dieng, a quel punto basta poco a Konchar, finta, passaggio orizzontale per ribaltare il gioco: la zona di Charlotte salta sul peggior passaggio possibile (di base) venendo colpita da tre punti.

Va ancora peggio in questa azione quando la partenza di Gordon in spin provoca uno smottamento difensivo: l’ala quadruplicata scarica fuori per un tre contro zero…

Alcune squadre avversarie giocano tantissimo su questa carenza portando sul perimetro i lunghi di ruolo (Orlando e Memphis come esempi) attaccando i nostri centri titolari, lenti e poco pronti.

Qui Dieng porta fuori “Biz” sfruttando la sua lentezza e lo batte colpendolo da tre punti.

Oppure notando il mismatch quando sul parquet utilizziamo P.J. Washington e Bridges vanno ad attaccare direttamente con facilità nel pitturato:

Marjanovic in girata usa esperienza, kg e cm per passare facilmente P.J. Washington che tentando un anticipo in ritardo lasciava strada troppo facilmente al centro dei Mavs.

Nonostante la densità in area i cm mancanti in fase small ball si fanno sentire, qui Toronto cattura ben quattro rimbalzi offensivi con P.J. Washington – a fasi alterne con molti bassi in un ruolo non suo – schierato come centro:

Analisi di fondo

Queste carenze offensive e difensive portano il “pro-fan” a porsi molteplici domande.

Perché costruire un intero schema di gioco avendo giocatori inadatti a questo sistema?

Tra l’altro Miles e P.J. sono stati rifirmati in dicembre dagli Hornets che sperano di vederli sviluppare considerandoli buoni giocatori in proporzione al loro ancora basso salario.

Perché andare a saturare un reparto che a oggi conta molti giocatori (alcuni inadeguati) che hanno poco minutaggio (Borrego, consciamente, sta diminuendo gli uomini in rotazione scendendo a nove giocatori per partita) trascurando un reparto fondamentale come quello degli interni nelle due metà campo?

Il mistero si infittisce considerando le ultime due seconde scelte al Draft: Nick Richards e Vernon Carey Jr. sono sicuramente lunghi acerbi ma avrebbero più kg e cm per creare uno scudo migliore nel pitturato, tuttavia fanno la pubblicità alla Bostik in panchina.

Di loro parleremo nella classifica dedicata ai singoli.

La bravura di un front office dovrebbe essere quelle di fornire all’allenatore gli interpreti più adatti (se non si ha la possibilità di reperire i migliori) alle esigenze del coach, a sua volta l’allenatore deve essere capace di plasmare un sistema di gioco funzionale al team che gestisce essendo disposto in caso di difficoltà a mettere in gioco le sue convinzioni intervenendo con piccole modifiche che migliorino la solidità di un team apparso troppo spesso gassoso e in balia delle individualità solitarie, talvolta scostanti, dei suoi uomini migliori.

Terry Rozier sta continuando a lievitare in fase offensiva mostrando atletismo e abilità nel finire le azioni al ferro o con tiri da tre punti (42,1% da fuori al momento) anche se a volte esagera mentre Devonte’ Graham, il quale ha un ruolo meno predominante da playmaker rispetto lo scorso anno, sta trovando qualche difficoltà, soprattutto nel tiro da fuori (34,2%) che prende troppe volte in pullup da marcato o non in ritmo abbassando le sue percentuali che si elevano notevolmente quando ha spazio o è servito.

Charlotte a oggi ha tirato 1580 volte dal campo con 935 tiri effettuati da due punti e 645 da tre, il che porta a una percentuale stabile di partita in partita del 59,2% da 2 pt. (51,0% realizzato) e mostra come il tiro da tre al 40,8% (35,5% realizzato) sia una soluzione gettonatissima ma in proporzione, sottratte le dovute difficoltà legate alla distanza, meno redditizia.

Borrego, scelto a inizio scorsa stagione, dal mio punto di vista ha fatto bene lo scorso anno facendo crescere i giovani ma quest’anno sta rimanendo fedele alla propria mono opzionale linea che non garantisce certezze.

Se l’imprevedibilità in attacco aumenta, diminuisce la solidità difensiva in caso di small ball.

Gli Hornets attuali sono un miscuglio di cose – un “mappazzone” come direbbero in Emilia-Romagna – con evidenti problemi tattici e tecnici, con i secondi paradossalmente più risolvibili dei primi.

Emblematici in questo senso i due piccoli gemelli Caleb Martin e Cody Martin che pur con ruoli secondari dai bassi minutaggi (Caleb, più offensivo ha preso più piede del fratello invertendo le gerarchie con questo sistema di gioco) influenzano con le loro buone o scarse prestazioni talvolta il risultato nella small ball di Borrego.

I due sono rapidi giocatori che nell’idea di Borrego dovrebbero portare pressione sulla palla o intercettare con veloci mani passaggi o palle vaganti in difesa per ripartire con veloci fast break ma spesso ci troviamo in situazioni nelle quali queste idee vengono disattese così gli avversari a oggi ci relegano al ventottesimo posto nella percentuale di tiri da tre punti tentati dagli avversari con 40,2 mentre facciamo segnare a favore dei rivali di turno un 36,2% complessivo con una percentuale canestri subiti da fuori aumentata dello 0,10%.”

A riprova del del fatto che gli Hornets utilizzino una strategia difensiva non efficiente possiamo dire che prima della doppia trasferta a Orlando, i Magic risultavano tra le peggiori squadre al di tiro da 3 punti dell’intera NBA.

Prima della seconda partita la squadra della Florida vantava solamente il 33,6% da 3 punti, 25ª su 30 squadre, tuttavia i Magic in gara 18 hanno realizzato un 19/37 (51%) dalla lunga distanza…

Qui possiamo notare (nella tabella di Basketball Reference che mostra le nostre cifre nelal parte superiore contro quelle avversarie in quella inferiore) come le altre squadre provino e sfruttino il tiro da fuori e le carenze a rimbalzo e da second chance mentre siamo divenuti dei discreti stealer e degli ottimi passatori, in testa alla lega ma concediamo molto sull’altro fronte…
Le cifre dei singoli ordinate per punti realizzati con Hayward in testa, Rozier a seguire e Graham sul podio.
Come Borrego muove le sue pedine stimando le posizioni in campo dei giocatori e altre statistiche avanzate sempre da Basketball Reference.

Quando gli Hornets hanno rimontato ai Magic 12 punti nella prima partita, Bridges ha preferito mettersi a uomo risultando più guanto per isolare tagli e smarcamenti vari dei Magic.

La zona è un’arma a doppio taglio che andrebbe utilizzata in pochi e adatti momenti dagli Hornets, in circostanze nelle quali il rischio e il cambiamento possano essere considerati necessari.

Eloquente come non si possa andare avanti così ma con il rientro di Zeller potremmo forse vederne un po’ meno in futuro ma ci saranno da correggere anche i raddoppi.

Anche le seconde possibilità stanno costando caro, potremmo citare la transizione dei Bulls con doppio layup errato e palla recuperata per la tripla di White dall’angolo sinistro o quel rimbalzo lasciato nella seconda partita a Orlando a circa otto minuti dalla fine: tiro errato, rimbalzo centrale per i Magic e canestro di Vucevic…

Troppe le occasioni che si concedono agli avversari sia per difetti da small ball, per scarsa aggressività e mezzi fisici (questioni di cm, kg e atletiche) non sempre importanti nel tagliar fuori nel migliore dei modi l’attaccante.

In attacco è interessante l’accoppiata momentanea tra SF potenziali (Bridges può slittare come PF) Gordon Hayward e Miles Bridges che in giocate high-low mettono le difese in difficoltà perché lasciare Hayward tirare non è mai una buona scelta ma anche lasciare un Bridges vicino al ferro pronto a esplodere è un rischio.

A inizio anno la panchina sembrava poter essere un punto forte di Charlotte anche se personalmente, come molti, avevo calcolato Ball in quintetto e Graham a partire dalla bench.

Non che cambi molto, i giocatori che Borrego tiene in considerazione sono soltanto nove con Ball, Bridges e al momento Biyombo realmente considerati dalla panchina con un minutaggio decente.

Caleb Martin è al bordo, forse out dopo l’ingresso di Monk nell’ultima partita, il fratello di Caleb (Cody) è uscito dalle rotazioni come McDaniels che andrà in G-League insieme agli altri due lunghi e ai two-way contract.

Alla fine la rotazione è volutamente corta e in un’annata condensata come questa potrebbe pesare sui titolari benché giovani ma Hayward sta mostrando già qualche piccolo segno di stanchezza.

I due Martin sono calati in qualità, stesso discorso per McDaniels mentre Monk, l’unico che potrebbe dare un apporto offensivo importante a Charlotte, è stato lasciato a lungo per scelta – erronea perché c’è bisogno di allungare le rotazioni e portare un po’ più di attacco sul parquet per reggere ai break degli avversari rimanendogli in scia nei momenti difficili – in panchina.

Vediamo nella tabella che riporta nella parte superiore le statistiche di squadra di Charlotte e in quella inferiore le stat contro Charlotte degli altri team dove eccelle e dove difettano i Calabroni con i numeri cerchiai in rosso a mostrare le difficoltà e quelli in verde i pregi (come possiamo vedere nelle rubate e negli assist dove siamo primi ma lasciando giocare molto notando come anche dalla parte opposta si produca tanto, troppo…).

Parallelismi: confronto giocatori

Percentuali di tiro per zona

Classifica giocatori

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14) Malik Monk

Malik Monk è stato l’ultimo Hornet con un contratto regolare (esclusi i two-way) a scendere sul parquet tanto che per lungo tempo è stato un caso, un oggetto misterioso.

Non si comprendeva e non si comprende del tutto il perché Borrego non voglia impiegarlo con maggiore frequenza.

Sicuramente l’allenatore ha in mente rotazioni più rigide per trovare l’amalgama del gruppo.

In questo contesto Monk, colpito da Covid-19 e poi rientrato nel gruppo non ha trovato spazio in un reparto che ha i suoi punti fermi ma che vede in rotazione anche i Martin sopra di lui, almeno sino all’ultima uscita quando Monk è spuntato dal cubo del cambio a sorpresa entrando al posto di Caleb Martin seduto in panchina.

Che sia l’inizio di un cambiamento?

Malik ha giocato 5 partite realizzando più tiri da tre dal campo (4/9 da tre punti con un 6/14 totale dal campo).

Malik sembra più lo specialista indotto che un giocatore inserito correttamente nel roster, eppure ha smistato anche 8 assist.

4/6 ai liberi, 4 rimbalzi, 3 TO, 3 falli e 20 punti totali in 52 minuti d’apparizione sul parquet.

Chissà se Malik avrà ancora l’occasione di esprimersi anche se in realtà non è sempre andato benissimo e sembrava esser fuori dal progetto (vorrà più soldi probabilmente alla scadenza del contratto ma non giocando gli Hornets rischiano che il giocatore perda di valore per eventuali scambi anticipati rispetto alla sessione di mercato estivo) nonostante il gioco di Borrego si basi molto sul tiro da tre punti e Malik sembrava essersi presentato bene in quel contesto.

Nel piano B non era convocato:

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13) Jalen McDaniels: 5,64

Raramente l’abbiamo visto in buono stato come lo scorso anno.

Disadattato per gli schemi o fuori forma non saprei dire, di certo ha commesso anche diversi errori personali e banali: palle perse o lanciate male, passaggi semplici non trattenuti, attacchi sconclusionati senza ritmo come runner imprecisi con tocco troppo lungo sul secondo ferro.

Jalen ha dato poco a Charlotte e la small ball non ne ha esaltato le caratteristiche di lungo andato oltre il proprio ruolo.

Il suo fisico esile non gli consente per mancanza di kg lo slittamento in una posizione più avanzata.

L’esperimento è quindi stato abolito e il buon Jalen ha finito per pagarne le conseguenze oltre i propri demeriti (molti) finendo fuori dalle rotazioni e a Greensboro per giocar con gli Swarm che andranno presto a cominciare la nuova e ridotta stagione in G-League.

Il roster degli Swarm con lui e Richards indiziati per dividersi tra le due città del North Carolina.

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12) Caleb Martin: 5,78

Caleb ha passato nelle gerarchie della squadra il fratello.

I twin sono benvoluti dall’allenatore per le loro capacità d’adattamento alle richieste dall’alto:

“Il nostro ruolo è quello di adattarci alla situazione, indipendentemente dal fatto che uno di noi stia giocando molto e uno di noi no oppure stessimo giocando entrambi”, ha detto Caleb.

“Penso che sia per questo che gli piacciamo, perché ci adattiamo alla situazione. Non ho intenzione di lamentarmi. Lavorerò sempre e dimostrerò a chiunque stia allenando che appartengo al campo. Ma se non sarò sul parquet farò il tifo più che posso per i compagni di squadra” ha continuato.

La sua posizione è in continuo mutamento: dall’università nel Nevada al salto in NBA a farsi le ossa nella lega affiliata a Greensboro per poi ottenere la scorsa stagione diversi minuti con la green line, le prove per il futuro ma in questa regular season gli innesti di due talentuosi giocatori come Hayward e Ball hanno chiuso di più gli spazi ai gemelli Martin che devono competere con molti esterni per vedere il campo.

La missione di Caleb, come ha sotteso è sopravvivere giocando al meglio in quei pochi minuti concessi convincendo il coach d’essere la miglior scelta di ripiego per dar spazio ai titolari.

Gambe, velocità ed esplosività non gli mancano, purtroppo nel sistema voluto da Borrego, a parte qualche errore personale, spesso è preso in mezzo, flottando in aiuto sul lungo o comprendo il perimetro al contempo si stanca e non riesce a essere davvero efficace ma questo è un discorso che coinvolge l’intera difesa sul parquet e che forse Caleb sta pagando in parte visto che è stato accantonato nell’ultima uscita ma se avesse messo su un tiro migliore probabilmente starebbe giocando ancora al posto di Monk.

Il 44,4% dal campo non è male ma il 24,2% da tre punti è un dato drammatico che nemmeno Borrego probabilmente poteva più “tollerare”…

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11) Cody Zeller: 5,80

L’abbiamo visto poco e senza offesa (dispiace per la frattura alla mano occorsagli immediatamente alla prima uscita a Cleveland) è stato meglio così.

Giocatore divenuto l’ombra di sé stesso.

Giocatore che difensivamente oppone solo un po’ di verticalità alle penetrazioni e ai kg e cm dei mastodontici avversari ma non fa paura.

Troppo facile batterlo vista la sua mancanza di esplosività e di atletismo su questo versante.

Imbolsito, sembra attratto da sacchi di zavorra sotto la canotta che lo portano a non staccarsi da terra.

Coach Borrego l’ha voluto titolare a inizio stagione giudicandolo più completo dei pari ruolo ma un Biyombo più equilibrato sembrava essere migliore dell’attuale Zeller che spesso non tiene in mano un pallone passatogli o è lento nell’abbassarsi e recuperare palloni a livello parquet.

In attacco non ha un reale tiro da tre punti anche se saltuariamente l’anno scorso era sembrato in grado di colpire pur con basse percentuali mentre quest’anno sta tirando da fuori molto macchinosamente.

Sebbene sui blocchi e i pick and roll possa offrire qualcosa di meglio degli altri giocatori in roster gli Hornets dovrebbero svoltare e lasciar decadere il pesante contratto in scadenza nonostante dispiaccia per via della sua lunga militanza nelle file di Charlotte.

Nelle ultime due uscite è parso rivitalizzato e coach Borrego l’ha voluto reinserire in quintetto contro Indiana confermando la propria coerenza dopo aver detto in preseason che il centro titolare sarebbe stato Zeller per via delle sue buone doti.

C’è da chiedersi a questo punto se sarà la sua ultima stagione a Charlotte o magari le parti troveranno un accordo “alla Biyombo” al ribasso per il prossimo anno che lo veda partire dalla panchina ma Charlotte nel ruolo di centro titolare deve ambire a qualcosa di meglio anche se in 5 partite giocate ha la media di 7 rimbalzi ma anche di “soli” 7,2 punti in 18,4 minuti di media.

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10) Bismack Biyombo: 5,83

Bismack Biyombo avrebbe dovuto giocare la nuova stagione per un altro team probabilmente ma il destino, ciò che è, ha messo lo zampino sul desiderio del congolese di rimanere a Charlotte per vedere come andrà a finire questo progetto giovani, come ha detto lui.

Gordon Hayward è stata l’operazione che ha favorito il centro.

Gli Hornets cercavano un centro ma passeggiando in centro per fare shopping tra i negozi si dono fatti attrarre dall’”offerta” di Hayward.

Era l’ultimo pezzo, ciò che andava bene per loro e nell’ammaliarsi per il capo inseguito a lungo sono rimasti con pochi spicci nel borsellino.

Il drastico taglio dello stipendio che si è dato Biz ha fatto il resto.

Kup avrà pensato: “Ok, rimaniamo per ora con Zeller e usiamo Biyombo dalla panchina” ma come spesso accade il fato è stato beffardo.

La rottura della mano di Zeller avvenuta durante la prima partita ha permesso a Biz di partire (per ora) almeno 16 volte come titolare.

Per il futuro il suo rientro in panchina è già avvenuto.

Le sue caratteristiche sono sempre le medesime, quelle che elenco a ogni “Il Punto”.

Il giocatore è formato, nel bene e nel male.

La sua miglior arma è la difesa anche se pecca in coordinazione e velocità, inoltre rispetto a qualche anno fa, quando era più giovane, l’esplosività è venuta un po’ meno tuttavia in certe situazioni (potrebbe catturare più rimbalzi) rimane abbastanza affidabile o almeno, dei 3 centri che ruota Borrego, dal punto di vista difensivo è quello più specializzato.

In attacco ha poca mano, dunk di rottura e qualche tocco ravvicinato, non sempre a buon fine.

Le mani quadrate non solo non gli consentono di essere più letale nelle vicinanze del ferro ma anche poca presa su palloni passati da vicino dove mostra anche riflessi lenti e una coordinazione macchinosa per non parlare di come sia sempre rimasto un pessimo tiratore di liberi e quest’anno la percentuale è inferiore al 50,0%…

La sua presenza sul parquet toglie dalla dimensione 5 out Charlotte ma garantisce spesso più copertura, sta a Borrego trovare gli equilibri quando rientrando in rotazioni non più da starting five iniziale può essere un peso per la squadra in attacco che trova meno sbocchi e spaziature poiché gli avversari considerano Biz un pericolo marginale.

Pala in mano lontano dal ferro non ha iniziativa, cerca semplicemente i compagni.

Nonostante si sia parlato di scarsa coordinazione e lentezza, gli arbitri lo stanno vessando più del dovuto, non è una super stella, è un onesto muratore che ultimamente è calato drasticamente nelle prestazioni…

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09) Cody Martin: 5,90

Forse si arrabbierà di meno per il fatto di non giocare avendo visto sul parquet il gemello Caleb (al quale è legatissimo) prendere il suo posto tra coloro che risultano sostituibili.

La tenue posizione di questi giocatori li rende probabilmente meno performanti ma i Martin sanno che quello è il loro status e si adattano più di altri a questa condizione e a fare ciò che gli richiede il coach, forse per questo sono stati preferiti per lungo tempo a Monk, più selvaggio.

È facile identificare dove Cody deve migliorare: il tiro dall’arco viaggia su percentuali bassissime ed è un problema per una squadra che ha bisogno di metter su un tiro rispettabile tiro da tre punti che crei spaziature, essenziale per eseguire un attacco NBA moderno ed efficiente.

Gli allenatori gli ricordano di avere fiducia in se stesso.

“Per me è essere più aggressivo” in modo offensivo, ha detto Cody.

Ha smesso di calcare il parquet ma resta pronto: “Questa è solo una parte dell’essere un professionista; assicurandomi di essere pronto e di restare sveglio, indipendentemente dal fatto che io stia giocando o no. Il mio lavoro è fare tutto il possibile per aiutarci a vincere.”

53,6% dal campo ma il 20,0% da tre, stessi difetti estremizzati del fratello Caleb…

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08) Vernon Carey Jr.: 6,00

Pensavamo di vederlo sul parquet molto di più ma il suo ruolo di lungo è meno utilizzato da Borrego che durante le partite sceglie di togliere il centro reale per inserire P.J. o altri lunghi adattati.

Va da sé che l’ex Duke non stia ottenendo minuti.

Non tanto probabilmente perché sia acerbo (difficile giudicarlo avendolo visto sul parquet per 6 minuti in 3 partite) ma perché le rotazioni corte a 9 uomini del coach pongono un secondo ostacolo, una sbarra insormontabile per un rookie che, infatti, ha giocato solo garbage time accumulando 3 punti (1/3 FG e ½ FT), 3 rimbalzi (due buoni offensivi), 1 stoppata e un assist.

“Non è colpa loro” (riferendosi ai rookie che non stanno giocando), ha detto Kupchak.

La pandemia ha privato questa classe da principianti di un normale processo di ingresso nella NBA. Invece della Summer League, tre mesi di coaching individuale e partite di pick-up con i veterani, hanno avuto due settimane tra il Draft e il training camp per trasferirsi, fare le visite mediche e firmare i contratti.

Kupchak manderà lui e Richards a Orlando, in Florida, per far parte della bolla della G-League nel campus della Disney a partire dall’inizio del prossimo mese.

“Devono giocare”, ha detto Kupchak lunedì in un’intervista personale con il Charlotte Observer. “Giocheranno 15 partite” in Florida.

Gli Hornets sono una delle 17 squadre NBA che stanno partecipando alla stagione di G-League.

Un 18 ° team, composto da prospettive evolutive d’élite, l’Ignite, completerà il panorama.

Jay Hernandez, assistente allenatore degli Hornets, si è offerto volontario per allenare gli Swarm in questo scenario.

Lui, insieme ai due lunghi più Grant Riller e Nate Darling, saranno tutti insieme con Greensboro per andare a giocare in G-League.

Kupchak ha detto che organizzare la G-League in tempi di Covid 19 è stato impegnativo ma che pensa che tutti riconoscono quanto sia importante soprattutto per i team giovani e in costruzione come gli Hornets.

I soliti “richiami”, l’avanti e indietro dalla squadra B a quella A e viceversa, non saranno semplici poiché la NBA sta ancora elaborando i protocolli di sicurezza.

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07) Nick Richards: 6,00

Il centro giamaicano sembrava destinato in stagione alla panchina perenne.

L’infortunio di Zeller avrebbe dovuto aprirgli le porte per giocare come secondo centro dopo Biyombo (Borrego pare avere una leggera preferenza per lui piuttosto che per Carey Jr.) ma la small ball voluta dallo stesso coach e la mancanza di preparazione dei rookie a causa Covid-19 hanno tagliato le gambe al caraibico.

Sceso sul parquet 4 volte ha giocato solo 12 minuti realizzando 5 punti con un 2/2 dal campo e un ½ ai liberi.

Quattro rimbalzi e due falli commessi completano le risibili statistiche per un giocatore osservabile in panca con una mascherina bianca, fantasma tra gli uomini di Borrego che giocherà come il compagno di reparto con gli Swarm nella bubble di Orlando per sviluppare il suo gioco e vedere se più avanti potrà trovare un minimo spazio nel roster.

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06) P.J. Washington: 6,00

Il sophemore che parte regolarmente in quintetto come ala grande titolare si tramuta in partita in centro nella quale veste passa la maggior parte del tempo (circa il 51,0%).

Borrego gli sta chiedendo probabilmente più di ciò che realmente possa offrire a buoni livelli.

Ci si può lavorare sopra ma al momento siamo di fronte a un work in progress raramente soddisfacente.

P.J. ha avuto spesso alti e bassi dovuti allo spostamento di ruolo: partito male si era ben ripreso per affievolirsi nuovamente recentemente.

La sua duplice versione pone anche qualche problema di assestamento del quintetto sul campo, ad esempio, nonostante segni gli stessi punti dello scorso anno, il tiro è peggiorato specialmente dai 16 piedi e oltre.

Dai 16 piedi alla linea da tre non ha ancora realizzato un tiro mentre da fuori sta collezionando errori su errori compresa la tripla mancata nel finale a Toronto in gara 1 per pareggiare la partita.

Spesso sbaglia avendo spazio e cm a disposizione risultando un problema nel momento in cui sotto canestro per andare a catturare il rimbalzo si mettano in campo piccole unità contro forze ipoteticamente soverchianti (questo è un problema di gestione tattica di Borrego).

Personalmente ciò che gli imputo è una scarsa aggressività, quella che si manifesta qualche volta con i tempi sbagliati sebbene il nuovo ruolo l’abbia portato a incrementare le stoppate e i rimbalzi, dal mio punto di vista la difesa è ancora migliorabile.

Prende ancora i suoi tiri anche se l’arrivo di compagni come Hayward e Ball l’ha posto sicuramente in un ruolo più marginale per quanto riguarda l’attacco degli Hornets.

Non ha forse tutte le caratteristiche che si addicono a un’ala grande ma anche se lenti, ha dei buoni movimenti nel pitturato con semiganci e appoggi.

Il problema è che li usa poco anche quando l’avversario è difensivamente battibile orientandosi su una dimensione più orizzontale e periferica cercando il tiro da tre punti che non sta dando soddisfazioni e questo per Charlotte è un problema poiché le sue percentuali al 29,2% portano ad avere lunghi incapaci di colpire da fuori (lui, Zeller, Biyombo e McDaniels) per aprire il campo.

42,6% dal campo con un tiro da due punti (piuttosto ravvicinato) al 49,6%, 1,3 stoppate (1° nel team) e 6,7 rimbalzi (terzo in squadra) a partita completano i principali dati.

Negative invece le prestazioni in possesso di palla, 2,2 le perse (secondo in squadra) e con 2,8 falli a partita è l’uomo che ne spende di più (non sempre bene) nel roster.

Una sufficienza stiracchiata ma speravamo tutti d’aver di più da un possibile giocatore emergente, speriamo non sia un flop ma solo un momentaneo enigma.

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05) Devonte’ Graham: 6,05

Il play titolare ha iniziato la stagione con un’enorme pressione addosso.

Dopo essersi ritagliato un posto da titolare nella NBA dal nulla (con pieno merito), rischia di vederselo scippare da LaMelo Ball, rookie emergente.

Il coach però per il momento non la pensa ancora così, preferisce che sia Graham a iniziare le partite.

Dargli stabilità e fiducia pare sia stata l’intenzione di Borrego ma la sua fiducia era andata in frantumi tanto che i suoi compagni di squadra hanno dovuto convincerlo a prendere tiri che a inizio stagione temeva di rilasciare.

“L’avete visto tutti. Stavo solo rinunciando al tiro azione dopo azione… Quando uscivo (dalla partita), i compagni mi dicevano: ‘Perché non spari la palla? Perché stai lasciando stare? Abbiamo bisogno che tu spari la palla! Non importa importa se sbagli!'”.

C’è da dire che la prima versione di Graham era più scadente dal punto di vista offensivo ma molto performante a livello di assist tuttavia ritrovare fiducia ritmo e armonia al tiro è stata la missione di Graham che dopo aver sbagliato molto ha realizzato cinque triple nella sconfitta per 118-101 degli Hornets contro i 76ers.

Graham ha iniziato a prendersi i tiri che lo scorso anno cercava di metter dentro per tornare tra i top scorer (l’anno scorso fu il capocannoniere della squadra) e tornare “il Devonte che conosciamo”, come ha detto coach James Borrego.

“Andrà solo meglio nel tempo” secondo il coach.

In effetti non avrebbe potuto fare molto peggio ma in realtà Graham non sta andando ancora al massimo, manca di capacità realizzative costanti in penetrazione per dare più profondità al gioco della squadra ma Borrego (ha le sue colpe) ha dichiarato che spettava a lui trovare il modo per sostenere Graham con migliori opportunità di tiro.

In effetti giocare senza un vero centro porta più pressione su Graham che ormai non è più un oggetto sconosciuto e deve faticare il doppio per trovare e prendersi i suoi spazi al tiro cercando di non essere solo un giocatore monodimensionale intento a caricare colpi da oltre l’arco.

Graham non da la colpa all’allenatore, agli schemi ma all’amalgama del team ma si prende le sue responsabilità per quanto riguarda le sue prestazioni realizzative.

Purtroppo sul lato difensivo i Buzz Brother (lui e Rozier) sono una coppia di talento ma con pochi cm, inoltre tra i due Graham è il difensore più passabile, colui che porta meno energia, difende peggio sui blocchi e sulla zona lascia qualche spazio in più (Rozier fa spesso un lavoro diverso in raddoppio).

Per ora Devonte’ resiste nelle rotazioni con qualche discreta recente prestazione che ha aiutato Charlotte nei secondi tempi (vedi prima partita a Orlando nel finale) anche se gli Hornets penseranno inevitabilmente al futuro e chissà se abbia inciso anche quest’aspetto sulla testa di un Graham partito in difficoltà (come diceva anche Rozier per altre questioni).

Gli Hornets potrebbero offrire un estensione a Graham ma se non lo facessero in estate diverrebbe un free agent limitato.

Il suo stipendio di $ 1,66 milioni fa sorridere a confronto dei 9 all’anno del contratto stretchato di Batum.

Tocca a lui dare più stabilità alla squadra anche se i compiti di play sono molto più suddivisi rispetto lo scorso anno.

Portare in dote prestazioni con meno errori al tiro e lavorare meglio in difesa potrebbero convincere Charlotte a tenerlo offrendogli un contratto più adeguato anche se per il futuro Graham potrebbe fare la fine di Bridges partendo dalla panchina ma per ora noi speriamo di ritrovare la versione migliore di Graham, quella andata in scena lo scorso anno.

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04) Miles Bridges: 6,22

Giocatore retrocesso a panchinaro dopo l’arrivo di Hayward.

Il futuro per Miles si è improvvisamente oscurato.

Charlotte cercava un centro ma ha colto l’occasione per portare a casa una buona SF di qualità superiore che ha parzialmente eclissato il nostro numero 0, eppure Miles sta avendo i suoi spazi.

durane le rotazioni sta andando a corrente alternata fornendo prestazioni estreme: infuocate o ghiacciate.

Gli Hornets relegandolo in panca si aspettavano probabilmente un maggior contributo da parte di Bridges in termini di punti anche perché il minutaggio reale non è sceso molto rispetto lo scorso anno.

Segna meno ma tira meglio con le statistiche principali al tiro, al tiro da tre punti e soprattutto ai liberi migliorate sorprendentemente fino a far registrare un 95,2% che lo porta in testa al team.

E’ importante nei duetti con Hayward o nel tiro da tre punti quando trova la serata.

Sta dimostrando di essere un tiratore da striscia alternando serate ottime ad altre nefaste ma è l’unico lungo (adattato) che stia giocando a poter colpire da tre punti e in quest’ottica è molto importante per allungare le difese avversarie che contro gli altri nostri ¾ interpreti non si stretchano…

Con il 39,1% da tre punti (4° in squadra e primo tra i lunghi) è un importante variabile offensiva sugli scarichi ma non solo: recentemente l’abbiamo visto tirare su pull-up, prendersi lo spazio e battere l’avversario in uno contro uno da oltre l’arco mostrando una personale meccanica di tiro efficace quando riesce a riprodurla per mettersi in ritmo.

Non sa attaccare ancora il ferro sebbene ogni tanto carichi i fan con delle slam dunk notevoli.

Tuttavia è migliorato (il 51,4% da due punti va letto in diverse maniere).

Le sue due vistose pecche sono: un eccessivo ricorso al fallo (questo perché Borrego lo impiega anche come PF sottodimensionata per la propria small ball) e i maggiori TO che derivano da passi in partenza o perse banalmente su un palleggio che dimostra come il non saper attaccare il ferro parta da un limitato ball handling.

L’avesse potrebbe esplodere al ferro con il suo atletismo pazzesco, purtroppo rimane un giocatore incompleto, porta molta energia in campo in un sistema confusionario ma come cantavano i Talk Talk in My Foolish Friend: “So much heart is not enough” e Bridges anche se non spesso “sposta”, piace per l’impegno.

Il mio Miles in fase di lavorazione. Se l’originale riuscisse a migliorare ancora un pochino sarebbe un upgrade molto interessante.

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03) LaMelo Ball: 6,44

Arrivato con molti dubbi come peso sulle spalle per via del suo strano percorso (la scelta di giocare nel campionato australiano lo scorso anno) e un padre promoter molto fumo e poco arrosto, il rookie ha stupito positivamente dimostrando d’esser quello tra i tre fratelli con maggior potenziale.

LaMelo non sta camminando con i tacchi sulle uova in campo: la sua presenza difensiva come pressatore e stealer è tangibile, sicuramente nell’uno contro uno deve migliorare ancora molto (lo sta facendo piano piano) ma la dimensione assist e quella scorer lo portano in 3D.

Ottiene la quarta dimensione a rimbalzo in veste di lottatore.

La sua completezza su tutti i fronti è dimostrata dal fatto di esser stato il più giovane giocatore nella NBA ad aver messo insieme una tripla doppia.

Negli assist deve ancora rivedere qualche eccesso, bisognerà vedere se il suo ritmo tribale lo porterà sempre a eccedere o con un po’ d’esperienza in più i TO diminuiranno grazie a scelte meno istintive e più oculate anche se prese in fretta.

Passatore volante, no look, dal ribaltamento in corsa: Ball ha messo in azione molte volte i nostri tiratori nella maniera migliore per dargli spazio e tempo per colpire alternando passaggi che hanno prodotto qualche fast break irritante, l’affidabilità è ciò che potrebbe fare la differenza tra un passatore di talento e uno laser letale.

Come scorer ha le proprie caratteristiche: strani floater e tiri da tre punti anche deep che viaggiano con una strana glaciale rotazione, quasi comete, stelle cadenti che ricadendo in retina realizzano i desideri dei fan degli Hornets.

Ultimamente si è generata una piccola polemica tra LaVar Ball e il coach: il padre di LaMelo ha ricordato che il figlio dovrebbe giocare mente Borrego aveva detto precedentemente che il rookie non fosse ancora pronto “criticandolo” dopo le 5 palle perse contro Chicago.

Nel complesso effettivamente è ancora scostante, può alternare grandi serate a black-out pazzeschi per questo ci si chiede quale sarà il LaMelo reale.

Per ora possiamo dire sicuramente che è uno tra i giocatori più svegli e positivi della squadra, molto più born ready del previsto essendo riuscito a dare in alcune serate un aiuto serio alla squadra cambiando ritmo alla partita.

Ultimamente lo sta facendo in tono minore e probabilmente gli gioverebbe avere qualche minuto in più per fare la differenza anche se il coach per ora non lo vede titolare.

Per ora LaMelo parte dalla panchina: Borrego non ha voluto sconvolgere le rotazioni affidandosi alla coppia Graham-Rozier che sta funzionando in parte, forse i suoi cm potrebbero aiutare maggiormente in difesa se fosse più disciplinato ma ciò che servirebbe a questi Hornets sono imprevedibilità e velocità oltre ad avere un uomo capace di distribuire assit, in poche parole un tuttofare che cambi il ritmo alla partita innescando la scintilla…

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02) Terry Rozier: 6,58

Un giocatore che pareva aver le valigie in mano questa estate (era uscita su un noto social esattamente una foto che lo ritraeva con una valigia pronto per la partenza) ma poi non si sa bene che cosa sia successo.

Il mercato ha detto che avrebbe dovuto rimanere ancora a Charlotte e personalmente ne sono felice, in primis perché è un giocatore che spesso, nel bene e nel male, si danna l’anima non giocando solo per firma, in secundis perché rimane un arciere pericoloso al servizio dei Calabroni capace di realizzare in svariate maniere soprattutto da oltre l’arco dove ha un ottimo 42,1%.

Ottimo tiratore sugli scarichi ma bravo anche quando in uscita da un blocco deve andare a prendere e tirare con pochi secondi ai 24.

Gli si potrebbe imputare di attaccare poco il ferro in molte serate rispetto ad altre soluzioni che sceglie anche se quando l’ha fatto gli è capitato di regalarci highlight a ripetizione (la schiacciata contro Durant e i Nets, quella contro Atlanta e Chicago sono state esplosive).

E’ il secondo miglior marcatore della squadra, uno dei principali stealer grazie a una difesa a tratti accanita che lo vede andare a volte in raddoppio come gli chiede Borrego.

La cosa non sempre va a buon fine ma la profusione di energia in fase difensiva non gli impedisce di avere una delle migliori percentuali al tiro di tutta la squadra.

Sul suo condividere il parquet con Graham abbiamo già detto, sotto l’aspetto tattico bisognerebbe impiegarlo in maniera differente in difesa per ottimizzare lo scudo (a volte risulta un evidente buco nella difesa a zona) e lasciargli più energie in attacco che ci sono ma lo portano probabilmente a una maggior imprecisione ai liberi rispetto lo scorso anno.

Complessivamente però la sua stagione al momento non può che esser considerata che positiva.

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01) Gordon Hayward: 6,82

Forse qualcuno mi dirà che avevo arrischiato la previsione oppure che stia vantandomi d’averlo fatto.

In realtà nulla di tutto ciò.

Era semplicemente lampante dal mio punto di vista che un giocatore dalle caratteristiche di Hayward si sposasse benissimo nel roster di Charlotte.

Innanzitutto perché sul valore del giocatore non ho mai avuto dubbi, inoltre le sue caratteristiche tecniche unite alla sua condizione di veterano con esperienza pur essendo nella media fase della sua carriera lo poneva tra i principali giocatori per guidare l’attacco di Borrego prendendosi la responsabilità di aumentarne l’efficienza giocando liberamente.

La presenza di pochi marcatori affidabili di livello nel roster per lui è un vantaggio poiché al contrario dell’esperienza con i Celtics può esprimere il suo potenziale senza dover condividere tiri e ritmo con troppi altri giocatori bisognosi della spicchiata.

L’anno scorso finì per segnare 17,5 punti di media a Boston, quest’anno con gli Hornets ne sta mettendo a referto 23,6 per serata.

Dopo Monk (il quale ha comunque un numero di tiri effettuato sotto la decina) è il miglior tiratore da oltre l’arco per gli Hornets con il 42,7%.

Il suo minimo naturale rallentamento fisiologico in termini di scatto ed esplosività pare esser dimenticato dallo stesso Gordon in fasi importanti della partita (vedi il crossover nel finale contro i Magic).

Hayward ha firmato sì un contrattone ma lo sta onorando al meglio con cifre importanti sostenendo spesso l’attacco di Charlotte illuminandolo come un faro nella notte con iniziative personali quando esso va in blackout.

La sua resistenza in partite perse o vinte si traduce in una resa molto alta e nel fatto che sia nettamente il miglior marcatore della squadra.

Ovviamente la preoccupazione di fondo per noi ansiosi rimane la sua condizione fisica: un soffio di vento può toglierlo di mezzo oppure è tornato a essere un giocatore resistente?

Questo è impossibile a dirsi, per ora non si risparmia giocando come sa fare, forse in certe penetrazioni non mette tutta la velocità a disposizione ma il passo cadenzato spesso trova il ritmo giusto per battere i difensori in entrata, in arresto e tiro con la variante finta che manda all’aria l’avversario oppure ancora riesce a guadagnare liberi poiché chi gli sta di fronte non trova soluzione che ricorrere al fallo e non è mai una buona soluzione mandare in lunetta un tiratore di liberi micidiale come Hayward.

Gordon da il meglio di sé in attacco anche se rimane un discreto rimbalzista e passatore secondario.

I suoi minuti rispetto all’anno con Boston sono aumentati ma non risente di stanchezza, infatti, sono anche le percentuali al tiro in generale, in quello da tre punti, ai liberi e nelle rubate.

Ha ottenuto il suo massimo in carriera con 44 pt. ad Atlanta quest’anno ma ha replicato altre volte con prestazioni dall’alto punteggio (altre tre volte sopra i 30 punti con un minimo @ Dallas di 11) che lo pongono oggi a una media di pt. a partita grazie alla sua versatilità che lo vede talvolta anche riuscire a colpire colpendo in back-door da tagli, uscendo dietro a un blocco per un tiro da tre o semplicemente ricevere e usare il suo potenziale fisico molto importante specialmente nella parte superiore del corpo.

Sui close-out non è ultra-aggressivo a la mano davanti spesso la mette arrivando al limite per non indurre la terna a fischiare un fallo a sfavore il che lascia a volte via libera a tiratori confidenti con qualche cm di vantaggio.

Nelle ultime due partite è apparso un po’ stanco, Hayward comunque rimane a oggi la piacevole scoperta (per qualcuno) dell’inizio stagione degli Hornets, colui che in altra maniera si è sostituito qualitativamente a Walker per aumentare la cifra tecnica del team.

Lui sul parquet la direzione la cambia, che sia il primo tassello per farla cambiare anche alla squadra?

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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