Il Punto @ 38

Lo scetticismo degli analisti e l’incertezza sulla reale forza della squadra, legata anche alle recenti problematiche delle assenze per Covid-19 o infortunio di alcuni buoni elementi del roster avrebbero potuto far uscire Charlotte immediatamente dal nucleo delle papabili per la post season ma se la prima è una percezione, la seconda è stata una reale recente problematica.

Gli Hornets però si sono letteralmente aggrappati con le unghie a quelle partite punto a punto che si potevano vincere uscendo sempre vincitori (nove volte su nove per una squadra dal record di 20-18 è davvero rimarchevole).

Avevamo detto che con una decina di vittorie saremmo rimasti in corse e gli Hornets ne hanno ottenute ben 14 (da gara 20 a gara 38) sebbene le partite con Chicago e Denver siano state saltate per Covid-19.

Le cose sembrano quindi andare a gonfie vele ma nuove difficili prove si scorgono all’orizzonte quindi restiamo con i piedi per terra, godiamoci il momento e cerchiamo di aver fiducia in questa squadra anche se dovessero arrivare alcune battute d’arresto.

Prima di vedere nel dettaglio le prossime partite in calendario, ripercorriamo velocemente le tracce del recente passato.

Da game 20 a game 38

Il primo blocco di tre partite che andremo a prendere in esame fu da favola: Indiana e Milwaukee inaspettatamente battute in casa con rush finali tipici di questo periodo, la terza fu ancora più esaltante poiché la W venne ottenuta in trasferta e all’OT dopo una disperata rimonta contro la rivale divisionale Miami (129-121 OT).

A riportare sulla terra i Calabroni arrivavano le corazzate dominanti delle due rispettive conference.

Philadelphia e Utah ci davano un messaggio forte e chiaro: bravi e coraggiosi sì ma non sempre è domenica, manca ancora qualcosa alla vostra squadra per competere ad altissimi livelli, cosa lo hanno visto tutti, la difesa.

Il recupero con i Wizards (cancellando la gara programmata contro Portland) e la successiva sfida con i Rockets, giocate allo Spectrum Center, registravano due convincenti prestazioni ultimate con larghe vittorie prima di vederci molto altalenanti partita dopo partita.

Stop a Memphis, vittoria contro Minnesota in casa con un super Rozier nel finale, sconfitta in N.C. Con gli Spurs, partita storica contro i Warriors (altri miracoli in serie di Rozier nel finale) con buzzer beater di “Scary” e L scontatissima a Salt Lake City nella prima di sei trasferte consecutive.

I Calabroni tuttavia si impegnavano per vincere le “pari” di questo gruppo di trasferte: sesta vittoria al cardiopalma per i Calabroni su un campo difficile da espugnare come quello di Phoenix, rivincita dei Warriors a San Francisco e altra assurda vittoria a Sacramento con i Kings che si dovrebbero mangiare da soli le mani per quanto sprecato mentre gli Hornets arrivavano con il two and one di Monk all’incredibile sorpasso a 01.4 dalla fine (127-126).

Portland era un altro di quei “campacci” sui quali vinciamo ogni morte di Papa – quindi tranquillo Francesco – ma a Minneapolis la tradizione più morbida e la mitragliatrice Rozier nel terzo periodo ci consentivano di chiudere il giro a Ovest sul 3-3.

Per giungere a 38 prima della pausa sarebbero servite le tre partite saltate (Portland, Chicago e Denver, tutte casalinghe) ma diramata la seconda parte di calendario gli Hornets avevano altre tre fresh new game da giocare allo Spectrum Center nonostante il cambio delle avversarie.

Andava bene: Detroit, seppure a fatica era domata da Charlotte che batteva facilmente anche i resti dei Raptors vendicando la sconfitta non corretta della sfida precedente e “Alla fine arriva Sacramento” (non era Polly?) che facendo harakiri una seconda volta regalava a Charlotte la quarta vittoria consecutiva.

Blocco delle future partite

Andiamo a prendere in esame il blocco delle future 19 partite.

Balza subito all’occhio lo sbilanciamento che avremo in fatto di partite casalinghe e trasferte.

Solo sei le partite che disputeremo a Charlotte contro le tredici fuori dalle mura amiche.

A causa del Covid-19 avremo ancora due lunghi blocchi esterni con il primo davvero tremendo: tappa intermedia ad alta quota in Colorado per affrontare Denver, back to back a Los Angeles contro i Lakers e altra mission impossible sul campo di un’altra ipotetica contender, i Clippers per rimanere nella città degli angeli.

Il rientro verso la casa base sarà meno traumatico ma un po’ complicato con due trasferte nell’ostico Texas: San Antonio e una Houston un po’ in disarmo ma sempre da prender con le pinze saranno le nostre sfidanti.

Un paio di vittorie sarebbero importanti in questo blocco.

Non che l’inframezzo casalingo sia comodo: Miami e Phoenix saranno altri due test impegnativi contro squadre forti ma alla nostra portata per valutare il nostro livello sperando arrivi almeno una W.

Nel secondo blocco di trasferte – come già descritto – saranno ben sei le sfide: Washington, Brooklyn, Indiana, Boston, Oklahoma City e Milwaukee.

Anche qui si spera in almeno in un paio di colpi esterni per restare in corsa.

Atlanta, la L.A. gialloviola e Cleveland saranno, invece, le tre gare casalinghe che giocheremo di seguito con almeno due vittorie d’obbligo.

La trasferta a Brooklyn, la sfida casalinga a Portland e la partita al Madison S.G. Contro l’attuale sorpresa New York (calendario difficile simile al nostro ma con il nucleo di partite difficili spostate alla fine che potrebbe generare qualche vantaggio se la classifica delle big lo consentisse) chiuderanno il tremendo ciclo.

Ci vorranno almeno sette, otto vittorie su queste 19 partite per avere chance di rimanere in corsa e dare credibilità, continuità e speranze ai Calabroni.

Borrego aumenterà la rotazione degli uomini da 8 a 9/10 per far riposare di più i titolari, la filosofia è cambiata e sta lasciando anche più spazio ai ragazzi tagliando i video di preparazione partita o recentemente, nel tour a ovest, ha fatto saltare anche degli allenamenti in trasferta per non appesantire fisicamente e mentalmente la squadra in un periodo così denso di partite.

La squadra dovrà dare fondo alle sue potenzialità sperando di non avere ancora fastidiose numerose defezioni momentanee.

Classifica

Considerazioni

Già visti i singoli giocatori nella scorsa analisi, quella che raggruppava le partite d’inizio annata, inutile soffermarsi ancora su di loro poiché li vedremo in dettaglio singolarmente nella classifica di fine articolo quindi direi di passare a qualcosa d’insieme e di più tattico.

Per molti analisti la qualificazione ai playoff passerà attraverso il miglioramento della difesa.

Charlotte ha concesso sull’arco il record di triple realizzate in una singola partita a troppe squadre NBA quest’anno e proprio questa gragnola di punti piovuta sulle teste dei ragazzi di Borrego ha fatto sì che non fossimo parte attiva e protagonisti di troppi finali di partita dove la squadra da il meglio di sé se sollecitata.

Apriamo quindi con la difesa analizzando un’azione in slow motion insieme a coach Erik Chialina per esemplificare sia l’azione sia una delle tipiche e iconiche situazioni nelle quali gli Hornets difendono.

Partiamo con CP3 che palla in mano, varcando la metà campo, schiaccia un passaggio per Booker sul quale Hayward si porta con prontezza.

Fermiamoci un attimo per segnalare una curiosità che poi in NBA forse non è tale: tutta la difesa degli Hornets osserva il pallone, il rispettivo uomo viene dimenticato.

Un Booker già nervoso si trova le vie di passaggio migliori bloccate e la strada sbarrata da un’ottima difesa di Hayward che cerca tuttalpiù di spingerlo verso l’imbuto centrale dove si trova Zeller.

A questo punto – con i Suns immobili – scatta dall’angolo destro in back-door E’Twaun Moore che, sorpreso un Monk (matita rossa) fuori posizione e ipnotizzato dalla sfera, raggiunge il canestro grazie al blocco di Saric.

La fortuna degli Hornets è che sulla linea di passaggio si trovi Zeller il quale riuscendo con buon riflesso a deviare il bound pass entra in lotta con il numero 55 stesso e nonostante spesso esca sconfitto in queste situazioni avendo poca flessibilità sulle gambe, riesce comunque a far allungare la spicchiata perfezionando il recupero di P.J. Washington.

Sul piano del posizionamento, molte volte gli Hornets si stringono verso il pitturato e come già detto ovviamente il difetto rimane perimetrale: basti controllare a un certo punto la stretta di Monk e P.J. Washington per comprendere che quegli spazi avrebbero potuto essere sfruttati meglio dai Soli tanto più che sulla sinistra, se Hayward non avesse avuto un’ottima angolazione difensiva, un eventuale scarico sarebbe stato difficile da recuperare per P.J. che anche l’avesse colmato, avrebbe sofferto comunque un vantaggio dell’attaccante.

La zona, ha dichiarato Borrego, non verrà modificata ma ovviamente il coach vuole sia migliorata, sul come è difficile dirsi, contro squadre più interne come Detroit la cosa potrebbe funzionare ma con Utah ad esempio, l’azzardo si è rivelato un massacro.

La difesa è stata la chiave per vincere le partite punto a punto, molte volte la fisarmonica tra il pitturato e la linea dei tre punti, l’intensificazione del ritmo, hanno consentito a Charlotte di spuntarla grazie a steal e fast break veloci che hanno dato punti fondamentali per la rimonta.

Sul piano del gioco offensivo contro la difesa schierata, a parte qualche pausa fisiologica, il lavoro dipanato da Borrego tra drive and kick, veli, allargamenti e ricollocamenti partendo magari da un semplice blocco alto portato dal lungo di turno, sta rendendo molto per trovare scarichi e vantaggi così come si creano classicamente situazioni interessanti sugli sviluppi variabili di possibili pick and roll iniziali grazie alla bravura degli interpreti offensivi in entrata o in appostamento dalla scarico sul perimetro.

A livello di gruppo sembrerebbe funzionare tutto bene.

Graham nonostante sia tornato a partire dalla panchina continua a essere un buon uomo assist e lanciatore seriale di triple che stanno tornando a cadere con più regolarità nella retina.

Forse la partenza in panchina lo avvantaggia anche e con Monk la second unit si garantisce molti punti, se poi Bridges è in vena offensiva, si può fare la differenza tra le panchine spesso, infine Cody Martin si sta unendo al gruppo come buon specialista difensivo nelle ultime partite.

Analisi di fondo

Terry Rozier è l’uomo in più del momento (speriamo continui a esserlo).

Scary sta continuando a lievitare in fase offensiva grazie al sui fastoso repertorio, Ball colleziona premi da rookie del mese, Hayward è quel giocatore che qualcuno sosteneva essere iper-pagato ma non lo è, Graham anche dalla panchina segna triple pesanti mentre Monk va a corrente alternata ma in alcune serate, nonostante la sovrabbondanza di guardie, mette il suo zampino, soprattutto a libello offensivo.

Il livello delle guardie è alto, per ciò che concerne le ali Hayward è la punta di diamante, P.J. in rialzo (dovrà dimostrare consistenza contro i team più forti), Cody Martin inizia a ritagliarsi spazi difensivi interessanti mentre Bridges ha un alto minutaggio e porta energia.

Caleb Martin che naviga da swingman tra la SG e la SF è in difficoltà così come McDaniels, non siamo copertissimi ma se i titolari tengono abbiamo un paio di buoni ricambi.

La posizione di centro, nonostante qualche buona individualità, è rimasta scoperta.

Né Zeller né Biz sono veri intimidatori e il secondo è limitatissimo.

Cody si è ripreso bene ma mostra in alcune serate che nell’uno contro uno il suo livello non è pari ai migliori lunghi in NBA pur riuscendo a dare abbastanza sotto altri aspetti alla causa di Charlotte.

Non siamo lo squadrone da battere ma se i ragazzi si aiuteranno potremmo essere una mina vagante indirizzata verso i playoff contro ogni pronostico e l’idea mi piace molto.

I dati della squadra nell’insieme confrontati con quelli delle avversarie che si sono battute con noi sino a oggi. Notare il secondo posto negli assist ma anche l’ultimo per passaggi vincenti concessi. Da Basketball-Reference.com.
La tabella riepilogativa dei singoli guidata dalla media punti. Da Basketball-Reference.com.

Parallelismi: confronto giocatori

Percentuali di tiro per zona

Classifica giocatori

Nate Darling: s.v.

Non facente parte della classifica per via di un unico piccolo spezzone finale giocato contro Toronto al quale difficilmente si sarebbe potuto dare un voto al suo debutto, ha all’attivo un tentativo di tripla andata male.

Il numero 30 di Charlotte porta sulla schiena il pesante numero di un tiratore come Dell Curry ma per ora non è sembrato ancora essere quel tiratore spettacolare.

Gli spazi per mettersi in mostra non saranno tanti anche perché dovrebbe migliorare la difesa ma spero di vederlo in qualche spezzone trovare i primi punti in carriera nella NBA.

14) Jalen McDaniels: 5,65

Era scomparso dai radar nell’impenetrabile bolla d’Orlando.

La franchigia aveva deciso d’alternarlo con Richards tra prima squadra e team affiliato e così è stato quando il 12 febbraio il GM Mitch Kupchak ha annunciato l’effettivo cambio con il giamaicano, balzato a Orlando una manciata di giorni più tardi.

Con Greensboro partiva bene l’11 febbraio rifilando 24 punti a Westchester (la squadra affiliata ai Knicks) giocando due sole partite con 20,0 pt. e 11,5 rimbalzi di media oltre a 2,0 stoppate in 38 minuti a partita.

A Charlotte le cose si sono fatte però subito in salita.

Il suo ruolo di PF è abbastanza scoperto numericamente e ciò ha contribuito, unitamente al fatto di essere un sophemore che l’anno scorso aveva già frequentato il parquet (con più successo) con Borrego alla guida, al suo minutaggio nettamente superiore a quei pochissimi inutili spezzoni concessi al centro giamaicano.

Discreto con i GSW in casa, buona partita dall’ingresso contro i Suns ma fatica in difesa dove nonostante l’atletismo non ha esperienza per contrastare i più esperti attaccanti e la filiformità senza troppi kg non aiuta mentre il suo tiro dal lato (specialmente da tre) si è fatto più a scatti e incerto.

Anche in possesso di palla sembra un pesce fuor d’acqua, le tre palle perse contro la panchina peggiore di Toronto la dicono lunga sul momento approssimativo della nostra PF che potrebbe far meglio di così ma al momento non pare risvegliarsi dal torpore.

12,1 minuti di media con il 43,3% al tiro, 4,3 pt. di media, 0,9 TO e 1,7 falli spesi.

Al momento è l’uomo in meno in una situazione paradisiaca quasi.

13) Caleb Martin: 5,82

Il gemello più offensivo dei due si è dovuto difendere dal Covid-19 che l’ha colpito.

Già da prima risultava mediamente migliorato dopo aver collezionato troppe insufficienze.

Come quasi tutta la squadra ha fato registrare progressi anche se a volte ha avuto qualche calo di tensione/crollo verticale in alcune serata (vs Toronto come esempio) ma ha anche mostrato una buona intraprendenza verso in canestro avversario senza esagerare, lasciando ai compagni i maggiori spazi.

Meno difensivo del fratello va più in difficoltà, anche lui, sebbene si impegni, deve puntare anche su questo aspetto per rendersi il più completo possibile e trovare spazi che solamente con il suo tiro ancora non sempre affidabile, non troverebbe.

Tiratori Charlotte ne ha molti e lui non sta riuscendo a competere in fatto di precisione quindi sta rimanendo ai margini.

14,9 minuti di media con il 41,5% dal campo non è male ma il 32,8% da tre punti è un dato basso che nemmeno Borrego probabilmente poteva più “tollerare”…

12) Bismack Biyombo: 5,88

Nonostante il fisico lo renda ipoteticamente difficilmente marcabile per compattezza (meno a livello di cm) e la simpatia, il congolese resta un terminale offensivo estremamente inaffidabile e labile per gli Hornets che anche in alcune serate nelle quali avrebbe potuto fare la differenza, ha latitato un po’ mostrando i suoi limiti.

Il suo tocco a canestro rimane un aspetto sul quale difficilmente vi si potrà lavorare sopra per migliorarlo poiché pare sempre il medesimo e non è più certamente un rookie o un sophemore.

Quando sale sugli scarichi nei dintorni del canestro spesso è affrontato e battuto da uomini che in chiusura su di lui fanno il minimo sforzo vedendo semplicemente salire il congolese in verticale: a quel punto non è difficile intercettare la sfera se si hanno prontezza e cm.

Ball ogni tanto riesce a servirlo sulle variabili dei pick and roll anche con qualche alley-oop quando i due sono insieme sul parquet ma la cosa è marginale.

“Biz” sembra comunque essere un uomo spogliatoio che in qualche maniera sta influenzando positivamente Ball e questo potrebbe rivelarsi più importante dell’aspetto prettamente materiale del gioco.

Bismack Biyombo è, come sapranno a menadito i fan di Charlotte, un giocatore prettamente difensivo che in questa fase ha alternato buone prestazioni ad altre poco valide con episodi contrastanti nella stessa serata in base all’avversario di turno.

Nei non sempre moltissimi minuti a disposizione l’abbiamo visto uscire anche sul perimetro dove ha fatto vedere buone marcature soprattutto quando l’avversario si è fatto irretire ma è stato colpito anche qualche volta da tre punti e si è fatto prendere in entrata per lentezza.

Nonostante una difesa base direi discreta, l’evoluzione del tipico giocatore NBA che sa fare di tutto un po’, l’ha messo in difficoltà rimanendo lui stesso, una versione non aggiornata e in qualche caso inadatta a trovare adeguate contromisure sebbene qualche volta dia entusiasmo con qualche stoppata o riesca a influenzare il tiratore ma gli Hornets avrebbero bisogno di un upgrade anche se stiamo parlando del centro di riserva di Borrego e può sembrare che io ne stia parlando come titolare.

Anche come riserva ci aspetteremmo qualcosa di più, specialmente ai liberi, quando la palla scotta, i due inguardabili liberi contro Sacramento altamente instabili e con il cambio di piede durante il tiro (0/2 ovviamente) sono stati imbarazzanti per un professionista.

Biz è il nono giocatore più impiegato in media con 21,9 min. A partita ed è anche il nono marcatore con 5,4 ponendosi in netta linea di demarcazione con gli scorer intorno alla decina a guidare la pattuglia degli occasionali.

Primo per percentuale al tiro (55,3%) e in stoppate (1,2), è 5° a rimbalzo con 5,6 ma sale al secondo posto sugli offensivi (2,29 mentre utilizza 2,4 falli a partita (4°).

Ultimo tra i tiratori ai liberi dove il suo 60/34 (46,9%) ha rischiato di far danni in alcune partite.

Diciamo che tira i liberi come disegna (fa disperare) anche se è simpatico.

11) Nick Richards: 5,90

Il centro di Kingston visto nei piccoli spezzoni in campo con gli Hornets non sembra perseguire la filosofia del connazionale Bob Marley.

Apparso piuttosto spigoloso, duro e ruvido nei movimenti difensivi e in attacco, sgomita per farsi rispettare.

Il suo lancio a Greensboro per prepararlo – come voleva la società – ha portato a buoni risultati personali.

Con 26,3 minuti sul parquet è stato il quarto giocatore più impiegato del roster in media anche se le 9 partite d’impiego lo fanno scendere all’ottavo posto ma nelle restanti l’abbiamo visto in panchina con la prima squadra.

Con 17,0 punti di media è risultato il terzo miglior marcatore di Greensboro nonché il miglior stoppatore della squadra con tre impressionanti block di media a serata.

Deve migliorare un po’ sulla gestione dei falli (2,6, secondo negli spesi) ma a volte il ruolo lo impone ma i 10,3 rimbalzi di media lo collocano al secondo posto nel team dietro a McDaniels che tuttavia ha un campione minimo di due sole partite all’attivo con gli Swarm.

Tra i cinque giocatori ai margini (oltre a lui Carey Jr., Riller, Darling e McDaniels) sembra quello, anche per una questione di età e di numeri, ad avere le maggiori possibilità di rubare qualche minuto sul parquet dopo McDaniels e se sul campo dimentica il già citato Bob, come cantavano i Laid Back, il messaggio è il seguente:

“Gimme gimme, gimme just a little smile

We got a message for you

Sunshine, sunshine reggae

Don’t worry, don’t hurry, take it easy

Sunshine, sunshine reggae

Let the good vibes get a lot stronger”

Le buone vibrazioni dal torneo minore potrebbero portare il centro a mettersi in mostra e a rendersi utile in spazi importanti nelle future partite?

Non penso ma forse visto che Borrego darà più spazio a elementi sin qui poco impiegati tuttavia l’importante è che non abbia fretta, faccia il suo senza lasciarsi condizionare dal basso minutaggio e si faccia trovare pronto con buone “vibrazioni” quando sarà chiamato in causa poiché a noi un centro affidabile dalla panchina servirebbe.

Un 1/3 contro Toronto dalla lunetta e una prestazione dubbia nei pochi minuti nel garbage time non l’hanno messo in buona luce ma alla prossima…

10) Vernon Carey Jr.: 6,00

Scordatevi che vi parli di Vernon l’Hornet.

Carey Jr. in questo blocco di partite non ha quasi mai giocato con i Calabroni ma finito il torneo (per gli Swarm, eliminati nella prima fase con un 5-10 di record) eccolo richiamato alla casa base insieme a Richards.

Per lui era stata pensata la bolla di Orlando per crescere e maturare essendo dei tre rookie quello apparso più arretrato in vista del salto NBA.

Probabilmente le potenzialità sono superiori a quelle di Richards che si è ritagliato qualche inutile spezzone in prima squadra al contrario dell’ex lungo di Duke ma per ora Vernon Carey sul suolo marziano della NBA è un organismo ancora tutto da scoprire e da verificare nelle sue future interazioni con il pianeta NBA.

Con gli Swarm ha chiuso come quarto miglior marcatore della squadra con 16 punti aggiungendo 9,4 rimbalzi, 1,1 stoppate e altrettanti assist di media in 26,5 minuti a partita.

Sufficiente al tiro (49,2%), insufficiente dalla lunetta con un 63,3% che la dice lunga su quanto Carey Jr. in un contesto più arduo debba migliorare e rifinire il suo tocco.

Al momento Richards sembra essere davanti a lui, prima ancora ci sono Zeller, Biyombo e un P.J. adattato al ruolo di centro.

Quanto potremo vederlo sul parquet è difficile dirlo (l’abbiamo visto nel garbage time contro Toronto catturare due rimbalzi con sicurezza e rifilare un colpo di nuca involontario a Boucher), poco se tutti i lunghi stessero bene (a meno che il mercato non stravolga il panorama del frontcourt) ma a dargli qualche possibilità potrebbe intervenire Borrego che ha dichiarato che da 8 uomini di media passerà a impiegarne 9 o 10 in alcune serate visto il calendario fitto e impegnativo.

Potenzialità difensive e fisico ci sono, l’abbiamo visto recuperare solidamente due rimbalzi contro Toronto seguendo con lo spirito simbioticamente il suo granitico volto ma il centro giamaicano agli Swarm ha messo su numeri migliori nello stesso tempo d’impiego.

Vedremo che accadrà con lui…

09) Cody Martin: 6,00

E’ tornato a giocare con più frequenza ultimamente dopo esser stato fuori per il protocollo, sfruttando il rientro precoce rispetto al gemello che ha avuto lo stesso problema.

Un rientro positivo (non ai test) che pur senza punte d’eccellenza ha badato al sodo con il solito lavoro visibile in pressione in difesa sul portatore di palla, in raddoppio, sui cambi (dove a volte può patire i cm del lungo) che sta funzionando meglio rispetto a inizio di stagione.

Ovviamente il suo movimento, tempi e intensità a parte è collegato ai movimenti difensivi dei compagni di squadra.

Borrego ha chiesto di darsi una mano e di migliorare la difesa e lui lo sta facendo aggiungendo anche qualche punticino.

Entra come specialista difensivo anche per brevi tratti, magari pochi secondi per arrivare allo scadere del quarto ma i compagni, se libero, non disdegnano nel passargli palla per una tripla o per far proseguire l’azione con una penetrazione o uno scarico per un vantaggio maggiore, insomma, sebbene il suo apporto e il suo minutaggio non siano di quelli pesanti, è piuttosto coinvolto nel miglioramento complessivo della squadra, basti pensare a due difese chiave contro Fox e Hield vs SAC a Charlotte.

Cody è partito due volte in quintetto ma dei 15 uomini impiegati da Borrego, sui 12 realmente in rotazione, è quello con il più basso minutaggio all’11,8.

Dodicesimo anche nei punti realizzati con 3,7, interessante che al tiro sia 2° con un 54,1% di media con il picco del 68,0% da due punti e l’oscenità di un 25,0% da tre punti a comporre la media.

81,4% ai liberi (4°) e 0,5 steal (9°) completano la panoramica in cifre del lottatore Cody Martin.

08) Cody Zeller: 6,23

Un’altra martoriata stagione per Cody che era partito con la frattura della mano e si è eclissato nuovamente per qualche partita dopo la botta all’anca a contatto con il parquet di Phoenix.

Il suo inizio è stato stentato ma ha sorpreso anche me tornando in qualche partita su livelli discreti mostrati in passato.

Quando però non è in forma o semplicemente il lungo avversario è molto più forte la squadra soffre e diventa un punto critico, ecco perché nonostante i progressi evidenti mostrati in questa fase, la società pare moderatamente orientata prioritariamente (ve ne fossero ragionevoli possibilità commerciali per un upgrade) verso un lungo benché continui a dare fiducia a Zeller.

I nomi del possibile sostituto sono stati tanti, escludendo Griffin (Nets?) un po’ tutti gli altri scontenti e sul mercato: da Drummond (gli Hornets agganceranno dopo Hayward anche lui, inseguito da tempo?) passando per Collins per arrivare agli ultimi rumor targati Nikola Vucevic o Aldridge.

Sicuramente lo stipendio di Zeller ammortizzerebbe qualche stipendio di questi giocatori ma non basterebbe come contropartita tecnica.

I big money di un Drummond o di un Vucevic richiederebbero ulteriori sacrifici tra un giocatore ulteriore e una scelta probabilmente.

Tornando a Cody, il suo impiego, nonostante parta come titolare, è a mezzo servizio.

Il suo minutaggio rimane intorno alla ventina di minuti dove dimostra sempre di non risparmiarsi anche se le cose migliori gli riescono in attacco con fulminei blitz estemporanei per qualche dunk che ci ha dato una mano.

Range corto da centro antico, al contrario di Biyombo, almeno prova a tirare anche da fuori sebbene sia evidente non sia l’uomo giusto per noi da trovare sul perimetro.

Qualche volta ha fatto centro ma le percentuali sono irrisorie ma nel complesso, osservando le percentuali al tiro possiamo dire siano discrete così come la media punti per uno dei violini meno utilizzati dall’orchestra.

Ormai il suono classico del suo strumento lo conosciamo da tempo: blocchi, pick and roll e tocchi da sotto in attacco, il lottatore Cody è l’unico Zeller rimasto ad alti livelli e in NBA: i fratelli Tyler e Luke, avuti dalla Madre Lorri e dal padre Steve orbitano fuori range mentre lui non vuole saperne di mollare questo dorato mondo.

Un plauso per averlo rivisto in forma in qualche partita, in altre non è stato all’altezza (fresca negli occhi la W contro Sacramento dove Bagley, Holmes e non solo, lo hanno surclassato), il contratto è in scadenza.

Gli Hornets azzarderanno una mossa prima della deadline, lo lasceranno scadere in estate o lo rifirmeranno (se Cody accetterà) a cifre molto più modeste se i Calabroni tra qui e il prossimo mercato estivo non riuscissero ad assicurarsi un buon centro che abbia in dotazione possibilmente copertura e un discreto tiro da fuori?

Già, perché Zeller con 23,3 minuti di media (7° dovendo dividere i tempi con Biz e P.J.) ha un 3/19 pari al 15,8% da oltre l’arco ed è 4° nelle stoppate ma esattamente con mezza ogni partita…

3° nei falli (2,4 PF) compensa con 9,6 punti di media (8°), 7,6 rimbalzi (1°), 2,5 assist (6°) e un 50,6 FG%.

07) P.J. Washington: 6,27

Qualche problema fisico e il Covid-19 l’hanno costretto a giocare a intermittenza saltando quattro partite (game 23-24-27-28).

Anche il suo rendimento è stato incerto ma nelle ultime partite è sicuramente migliorato sotto vari aspetti e questa tabella realizzata da Fox dopo gara 36 lo dimostra:

Prima di gara 37 ecco mostrata la salita delle cifre di P.J..

E’ passato dalla sua prestazione di 42 punti (massimo in carriera) a Sacramento con una sbalorditiva ed indispensabile tripla frontale con finta, spostamento e tiro in scioltezza dalla top of the key, all’orrida prestazione in back to back (stanco?) a Portland dove ha chiuso con un 1/8 al tiro.

Non sembra essere un problema di squadra da affrontare la sua prestazione offensiva.

Probabilmente prende coraggio o si scorggia a seconda di come inizia la partita, troppe volte ha chiuso con basse percentuali sulle quali hanno pesato tiri da tre non estremamente convinti e leggermente difettosi, eppure ultimamente pare stia tirando meglio.

Il suo minutaggio come centro nella small ball si è ridotto quando Zeller e Biyombo sono tornati entrambi disponibili ma quando Cody si è fatto male nuovamente eccolo rispuntare saltuariamente il tale veste per dar il cambio a Biyombo.

Di lui ultimamente mi sono piaciute le sue incursioni a canestro, particolarmente efficaci contro squadre che non hanno una gran difesa (Sacramento e Minnesota come esempi) ma anche qualche rilascio e movimento nei pressi del ferro dove però, a volte non risulta affidabile sbagliando nettamente appoggi o tiri non impossibili.

Il suo rendimento sta salendo, in difesa è leggermente più aggressivo sebbene a volte preferisca lasciar perdere su eventuali stoppate quando si trova nel semicerchio sotto canestro.

Nel complesso pare Charlotte abbia ritrovato un buon elemento su cui contare dopo le difficoltà iniziali anche se non sarà un top player l’importante è che aiuti la squadra in difesa (più aggressivo anche qui) e aiuti il team ad abbattere i 3pt. sullo scarico che a volte avviene con un blocco e uno scarico dall’interno sul proseguo dell’azione trovandolo libero: i cm li ha, se trova precisione e continuità può essere un valido fattore alternativo ai tre top scorer.

Sta mettendo su anche una buona visione di gioco per servire i compagni, è 5° negli assist ma perde troppi palloni (2,1) risultando secondo nei TO.

Secondo anche nelle stoppate (1,1) e a rimbalzo (6,3), scende al quarto posto in rubate (1,1) e nella percentuale da tre punti (39,7%) migliorata tanto da unirsi quasi al club dell’oltre 40,0%…

Con 29,2 MP e 12,6 pt. di media è quarto tra i più utilizzati e i realizzatori nonostante un nono posto (45,5%) al FG%, 7° dalla lunetta con il 79,8%.

06) Devonte’ Graham: 6,32

Graham aveva iniziato a giocare meglio rispetto a uno stentato inizio di stagione risultando decisivo in qualche finale punto a punto grazie alla sua sfrontataggine.

Potrebbe ricordare Renzo Bariviera, colui che ai mondiali del 1970 a Lubiana diede la prima vittoria all’Italia contro gli Stati Uniti e ai mondiali.

Quando gli chiesero perché tirò quel semigancio in corsa disse: “Perché ero giovane ed inscosciente, rispetto ai miei compagni non avevo nessuna remora, non mi pesavano sulle spalle tutte quelle sconfitte subite negli anni passati e per me era una cosa normale. Non mi rendevo conto perché tutti i miei compagni festeggiassero in mezzo al campo come se avessimo vinto i campionati.”

Sicuramente Graham ha la stessa sicurezza e incoscienza del suo nostrano predecessore che si è innescata in maniera maggioritaria non solo a causa delle sue caratteristiche ma per la pressione esercitata su di lui dal fenomeno Ball.

Al contrario di Bridges, Graham ha avuto la possibilità di partire in quintetto e di difendere il suo posto da titolare.

Lo scorso anno fu lui la sorpresa, quest’anno la preoccupazione l’ha frenato ma dal mio punto di vista penso che poi abbia iniziato semplicemente a tornare a giocare – anche con l’aiuto dei compagni e del coach che l’hanno convinto a riprendersi i “tiri mancanti” – come sa fare lui senza preoccuparsi troppo di ciò che sarebbe accaduto.

Anche i suoi tiri sono scacciapensieri, si va dai fuori range modello Curry, Lillard e Young non sempre vanno a segno così come quelli più ravvicinati e sulla percentuale c’è da recriminar qualcosa da parte di noi tifosi ma quando l’aria nei finali si è fatta spessa si è dimostrato un giocatore su cui poter contare quando la sua personalità è uscita facendo centro da oltre l’arco dandoci punti incredibilmente pesanti.

Dopo due partite saltate e il suo rientro faticoso (non al 100% con Minnesota in N.C.) si è dovuto fermare sul più bello per un dolore al ginocchio, una rotula si è infiammata, il suo corpo gli ha mandato un segnale…

Nonostante durante la sua assenza il minutaggio delle altre interscambiabili guardie (Ball, Rozier e Monk) sia “esploso” e nonostante si sia prossimi alla chiusura di finestra di mercato (25 marzo) con voci che lo vedrebbero come pedina di scambio per arrivare a un centro che vada a chiudere il cerchio per avere un quintetto valido su ogni fronte, personalmente ci penserei due volte prima di lasciarlo andare nonostante la sovrabbondanza nel reparto esterni.

Graham, l’avranno notato in molti, è quel tipo di giocatore che spesso (può essere anche un limite) preferisce sparare da oltre l’arco da distanze chilometriche piuttosto che tentare di andare in penetrazione dove mostra ancora qualche problema se non riesce ad avere spazio in floater.

Il gioco moderno della NBA però l’ha premiato diverse volte facendolo risultare importante quando è riuscito a essere realmente concentrato sull’obiettivo con la posta in palio.

Meglio con piedi a terra sullo scarico, spesso in palleggio, andando da solo o ricevendo ha sbagliato per poca concentrazione o cattivo equilibrio nel tiro in movimento ma anche se si tramutasse in un semi-specialista (Devonte’ sa comunque passare discretamente la palla) che adesso sta iniziando dalla panchina (chi lo dice adesso a Ball e Rozier di partir da fuori?) potrebbe risultare un elemento utile per i tratti nei quali la nostra panchina affronterà l’avversaria o pezzi di essa arricchendo il valore della nostra bench anche se come lato negativo potrebbe esserci il discorso Monk che avrebbe probabilmente un minutaggio più ristretto.

In difesa non è un mastino di primo livello, fatica un po’ sui blocchi ed è aggirabile anche se di tanto in tanto riesce a compiere qualche piccolo sabotaggio o a fermare l’avversario.

I suoi scarsi cm sul perimetro e una visione non sempre larga lo rendono valicabile sulla prima linea difensiva.

28 partite, 25 presenze da titolare a 25 anni, Graham ha ancora il terzo minutaggio della squadra (31,4°) che scenderà inevitabilmente. 4° miglior marcatore con 13,5 pt., 5° nelle rubate (0.9), 2° negli assist con 5,6 e 7° da oltre l’arco (35,9%).

Deve migliorare in precisione (13° con il 35,8 FG%) ma ciò è frutto anche delle innumerevoli soluzioni che prende da tre punti e dalla lunetta (8°) con il 78,1%.

1,4 TO (7°) con l’attuale minutaggio è un buon dato.

Risolto il mistero sulla titolarità, Borrego dovrà intersecarlo bene amalgamandolo con pezzi difensivi in quintetto poiché è ipotizzabile che una prima linea dalla bench che si intersechi vedendo a tratti Graham e Monk non sia sostenibile dal punto difensivo nemmeno in small ball.

05) Miles Bridges: 6,39

Ci sono storie che sembrano destinate a finire nel vuoto.

Una di queste pareva essere quella di Miles Bridges che non stava convincendo lo scorso anno e dopo l’arrivo di Hayward è stato relegato in panchina unilateralmente, senza discussione alcuna.

Nonostante sia solo al terzo anno e nella scorsa stagione si sia dato il tempo di crescere a tutto il roster non avendo ambizioni di PO, le sue prestazioni sembravano delineare un giocatore mediocre o ancora bisognoso di sviluppo.

Il minutaggio che avrebbe ottenuto non lo avrebbe aiutato quest’anno, sarebbe sorto dall’età e dal ruolo centrale e stancante di Hayward sul parquet, invece, complice la carenza di ali grandi, il suo maggior impiego in quel ruolo dietro P.J. Washington (nonostante un inizio con alti e bassi) ci dice che in alcune serate è anche meglio del titolare.

Nelle ultime uscite ha trovato più costanza, innanzitutto la difesa si è fatta meno labile e lo abbiamo visto in modalità mastino in uno contro uno render talvolta la vita difficile anche ai migliori attaccanti.

La sua voglia di contribuire alla vittoria la notiamo sotto forma di energia e sotto le plance, dove,

nonostante l’altezza non raggiunga vette estreme, riesce a calamitare molti rimbalzi, d’altro canto l’elevazione non è mai stata un problema per Miles che sovente viene lanciato da Ball o da qualche altro compagno in alley-oop dove l’aria (ben oltre la linea del ferro) si fa rarefatta.

Per una squadra che fatica a difendere i suoi “servigi” sono molto importanti ma a dargli una dimensione completa è l’attacco.

I suoi punti uscendo dalla panchina si sono dimostrati spesso decisivi in confronti serrati.

Quando punta a canestro non è ancora un fattore, ma rispetto all’inizio quando la palla viaggiava a velocità non consone schiantandosi sul plexiglass, oggi può anche sorprendere in qualche occasione con buoni tocchi in corsa o semiganci rallentando.

Charlotte ne giova anche da oltre il perimetro.

La mano (merito sicuramente di lavoro visto che le percentuali anno dopo anno sono in costante aumento) sembra esser fatata in alcune serate: se poi lo scarico lo trova per un open, nonostante il tiro sovente parta con immediatezza, si nota la concentrazione, la precisione del movimento e l’accuratezza del rilascio con il quale ha trovato buonissime percentuali in questo tipo di catch n’ shoot.

Ancor meglio sta facendo dalla linea del tiro libero dove dopo la gara di Minnesota, prima dell’All-Star Game è arrivato a un 91,5% (43/47) figlio di un gesto tecnico eseguito con naturalezza e spensieratezza.

Terzo nelle stoppate (0,7), 4° a rimbalzo (5,7), 7° nella media punti sfiorando la decina (9,7).

Al tiro è sesto (49,6%) mentre da tre passa addirittura in quinta posizione (37,4%).

Borrego gli sta dando fiducia dandogli un minutaggio che supera di pochi minuti metà del tempo conteggiato in partita (26,4, 6°), insomma, le incertezze su Miles per ora si stanno dissipando, tocca a lui continuare così ed essere uno dei punti fondamentali della panchina di Charlotte.

04) Malik Monk: 6,45

Malik Monk risultava ultimo nella nostra classifica di rendimento l’ultima volta che ci fermammo ad analizzare la situazione (dopo game 19).

Da quella partita ha però cominciato a giocare con costanza dopo averlo visto a lungo sostare in panchina senza entrare sul parquet.

Non chiedetegli chissà che dal lato difensivo ma su quello offensivo ha mostrato di essere quel gran tiratore che pareva essere al college e che fino a oggi in NBA non era riuscito a dimostrare.

Non è solo il fatto di giocare con Ball che lo migliora ma una precisione ritrovata da oltre la linea dei tre punti.

Lui asserisce che le difese variano su di lui e che prende vantaggio in una situazione nella quale magari il difensore scelga di passare dietro al blocco portatogli per colpire da oltre l’arco.

Ultimamente è tornato a farsi rivedere più spasso anche in penetrazione mostrando dei reverse layup rapidissimi percorrendo la baseline o andando a metter dentro appoggi anche se spinto (a Sacramento non lo sapevano e gli è costata la partita con un two and one).

Giocatore da striscia, rapidissima, si accende a fiammate o può covare innocuamente come fuoco sotto la cenere in alcune serate no, è la vita dei tiratori…

Sicuramente sta trovando buona mano nonostante qualche prestazione dica ilo contrario ma i numeri per ora gli danno ragione.

Probabilmente il lavoro ha pagato e stimolato dal contratto in scadenza vorrà far bene per costringere gli Hornets a offrirgli un contratto più ricco o per cercare altri lidi che lo portino magari a essere uno starter o semplicemente tolgano quell’alone d’incertezza che ha avuto a inizio stagione quando non giocava.

Oltre alla gara con Sacramento ha avuto altre fiammate in serate dove ci ha trascinato di peso in partita o in finali dove è stato decisivo, vedi a Miami dove i suoi canestri sono risultati più pesanti di una magnetar.

Con queste prestazioni, anche se non parte da titolare, almeno ha messo fuori discussione su chi debba avere più minutaggio tra lui e i Martin giacché i gemelli a inizio stagione gli erano preferiti ma se c’è bisogno di recuperare…

Sicuramente la franchigia fa bene a farlo giocare perché si sta avvantaggiando sul campo con delle medie che non aveva mai ottenuto in precedenza da oltre l’arco 42,5% (2° in squadra) e la sua valutazione per eventuali scambi sta sicuramente salendo.

A 22 anni Monk quest’anno non è mai riuscito a partire in quintetto ma dopo esser stato messo da parte ha fatto salire la sua media minuti fino a 22,0 (8°) risultando con 13,1 pt. il quinto miglior marcatore del team. E’ sesto nella percentuale ai liberi (80,0%)e 8° al FG5 con 45,6%.

Sembrava persosi nelle brume dei panorami bucolici del North Carolina, invece Malik Monk sta dimostrandosi un elemento prezioso dalla panchina di Charlotte e pare divertirsi anche.

03) LaMelo Ball: 6,77

Se ve lo scrivessi io farebbe meno effetto ma dato che l’ha detto un tizio di nome Michael Jordan probabilmente l’impatto sarà differente.

“LaMelo è andato oltre le aspettative”, così dice l’attuale proprietario degli Charlotte Hornets e così penso anch’io come immagino che chiunque abbia visto un minimo del ragazzo non possa che esser d’accordo sul giudizio uniformandosi a esso.

I giudizi sulla squadra nel loro complesso erano stati dati a inizio stagione (da parte degli altri analisti) sulla base che l’ultimo dei Ball potesse anche fare una buona stagione ma non così tanta differenza e, invece, complice qualche infortunio (vedi Graham) o partita saltata, il rookie ha trovato quel minutaggio per prendere confidenza con il suo nuovo contesto, capirne i segreti e smaliziarsi più in fretta.

Il ragazzo sembrerebbe apprendere velocemente poiché l’abbiamo visto in qualche partita prender in mano la squadra a livello di leadership per portare minacce pesanti all’anello avversario (chi si ricorda dei suoi due attacchi in serie fantastici a Phoenix nel finale di partita?)

Ball continua a giocare a tutto campo non limitandosi a farsi piacere in attacco o smistando assist, il suo pane ma in difesa va a rimbalzo e prova anche a rubare palloni con lestezza e destrezza facendo ripartire rapide transizioni che sapienti partendo dalle sue mani differiscono di volta in volta a seconda dell’occasione.

Certamente manca ancora nell’uno contro uno o in quel guazzabuglio di difesa a zona che sul lato debole per noi lo fa sembrare tragico tuttavia non si è risparmiato in tentativi di close-out anche se avrebbero potuto essere considerati ormai inutili visto lo spazio intercorso tra lui e il tiratore.

Nel complesso non possiamo dirci che estremamente soddisfatti.

Il suo talento e la sua costanza saranno fondamentali per gli Hornets nel prossimo blocco di partite.

Se Ball dovesse continuare a garantire punti, assist smarcanti, imprevedibilità, velocità e una fastidiosa difesa in certe circostanze, i Calabroni potrebbero continuare a planare verso i playoff in

direzione ostinata e contraria rispetto a ciò che la massa pensa.

Potrebbe essere quell’ago della “libra” per equilibrare un attacco bilanciato nonché il passpartout della post season.

Primo nelle sue specialità: assist (6,3) e rubate (1,6), terzo nei punti realizzati in media (15,8), 5° alla media FT (80,4%), 6° in 3PT% (38,1%) e 5° nella media minuti (28,8) in aumento dopo la partenza in panchina.

Rimangono fisiologici i 2,8 TO a partita ma Ball sta ottimizzando i palloni rispetto un inizio dove pavoneggiandosi troppo metteva assist a raffica ma perdeva anche tanti palloni ed è soltanto decimo per percentuale realizzativa ma è anche uno dei pochi che attacca in verticale in solitaria a difesa schierata.

Non vedevo di buon occhio il suo arrivo ma il ragazzo pare serio, tranquillo, gioviale e motivato, il padre sta facendo la cosa giusta non entrando in polemiche con la società dopo l’accenno sul fatto che il figlio dovesse giocare e allora per chi ha la mia età la seguente virgolettata non potrà che richiamare alla mente una famosa canzone di un anime giapponese che dia più vigore alla frase: “Noi restiamo tutti con te perché tu… tu sei Ball!”

Già dato come rookie of the year, probabilmente lo sarà. Si sta avvicinando a grandi passi al titolo.

02) Gordon Hayward: 6,80

Gordon Hayward è stato importantissimo nell’avvio di stagione per Charlotte.

Ora che sono saltate fuori altre possibilità offensive il suo score si è leggermente abbassato ma ciò non deve far pensare che Gordon sia peggiorato nettamente.

Dai 9 punti contro Toronto è passato ai 25 in casa contro Sacramento ottenuti anche con schiacciate e incursioni con tocchi volanti spettacolari oltre che tiri da fuori e il suo classico repertorio.

Ovviamente la palla è sempre una e se Rozier, Graham, Ball e il panchinaro di turno in serata sono “in the zone” il suo apporto si rivolge su altri fronti.

Sempre interessante come passatore secondario, il suo repertorio offensivo ormai è delimitato ma uso un termine improprio poiché le varianti delle sue finte, doppie finte, arresti con giri sul piede perno sono infinite mentre il caratteristico tiro dalla media con la quale ottiene molti punti rimane il marchio di fabbrica.

Ultimamente ha peccato un po’ di imprecisione giocando delle partite in forma non ottimale.

Una contusione alla mano che l’ha costretto a star fuori per alcune partite (Portland ad esempio)prima di rientrare a Minneapolis.

Nonostante da tre punti possa fare 3/3 o 0/7, più altalenante e imprevedibile di uno show con Benigni, mattoncino su mattoncino costruisce i suoi punti partita arrivando a una media punti di 21,1 (primo in squadra) grazie anche ai numerosi liberi (127/146, 87,0%) che ottiene con il suo tipo di gioco.

Purtroppo in talune circostanze la sua abilità è stata snobbata e gli arbitri, non uniformando il loro metro di giudizio in serata, hanno sorvolato su contatti sacrosanti nel basket ritenendo alcune delle sue giocate come furbate.

A Phoenix, addirittura, il suo trattamento sul gioco da 4 punti nel finale da parte di Booker (un fallo contro Gordon in chiusura inesistente) è parso quello riservato a un rookie e non a un giocatore esperto e di buon livello ma si è rifatto con il close-out nel finale.

Primo nella media minuti (34,7), secondo nella media linea (è colui che ne ottiene di più) e nelle rubate (1,4) pari merito con Rozier, terzo negli assist (3,9) e nella media tre punti (41,0%).

E’ sesto alla media tiro (48,4%), buon risultato considerando che quattro giocatori davanti a lui sono lunghi che tirano meno e da un range ben più breve in genere.

Il matrimonio con Charlotte (nella vita è sposato con Robyn dal 2014 e ha due figlie: Charlotte Margaret Hayward e Bernadette Marie Hayward) funziona bene, con una figlia di nome Charlotte poi…

01) Terry Rozier: 6,91

Terry Rozier da quando è arrivato a Charlotte è sempre stato un pezzo fondamentale nella scacchiera di Borrego e su vari fronti.

Lo scorso anno, pur arrivando dalla panchina di Boston e avendo pochi anni al suo attivo in NBA fu l’elemento cardine prescelto per far crescere i giovani compagni.

La squadra aveva bisogno di un leader, così la maggior esperienza, il talento (ancor parzialmente inespresso) e il carattere finirono per indicare “T-RO” come leader naturale del gruppo.

Un contratto garantitogli per tre anni sembrato spropositato alle reali possibilità del giocatore si sta dimostrando, invece, più che adeguato tanto che altre franchigie l’hanno messo nel mirino ora che Terry ha cominciato a far paura davvero nonostante di lui si parli poco (meglio così).

E’ lui il maggior ispiratore delle vittorie al fotofinish degli Hornets.

Tanti punti, specialmente in crunch time passando da miglior marcatore o quasi (a seconda delle oscillazioni delle giornate) nei catch n’ shoot da tre punti, al primo suo buzzer beater vincente con i Calabroni contro Golden State in casa.

E’ allo Spectrum che sovente da il meglio ma è riuscito, dopo una brutta partita, a Sacramento ad essere fondamentale con una tripla e tre glaciali liberi che hanno contribuito alla vittoria finale per arrivare a Minneapolis dove il suo terzo quarto e le sue cinque triple hanno allontanato definitivamente i Lupi e per tornare ancora in cattedra con Detroit e i Kings a Charlotte.

Da giocatore in dubbio nel quintetto a inizio stagione è diventato titolare fisso e inamovibile nonostante paresse aver le valigie in mano questa estate (era uscita su un noto social esattamente una foto che lo ritraeva con una valigia pronto per la partenza) ma poi non si sa bene che cosa sia successo.

Il mercato ha detto che avrebbe dovuto rimanere ancora a Charlotte e personalmente ne sono felice, in primis perché è un giocatore che spesso, nel bene e nel male, si danna l’anima non giocando solo per firma, in secundis perché rimane un arciere pericoloso al servizio dei Calabroni capace di realizzare in svariate maniere soprattutto da oltre l’arco dove ha un ottimo 43,0%, primo in squadra.

Ottimo tiratore sugli scarichi ma bravo anche quando in uscita da un blocco deve andare a prendere e tirare con pochi secondi ai 24.

Con il 48,2% al tiro è settimo ma vale lo stesso discorso per Hayward ed essendo una guardia (nemmeno con un altezza vertiginosa) la sua percentuale è ottima.

Secondo nei minuti giocati in media (33,1) e nelle steal (1,4), terzo ai liberi (83,8%), 4° negli assist (3,2).

Gli si potrebbe imputare di attaccare poco il ferro in molte serate rispetto ad altre soluzioni che sceglie (anche intermedie) anche se quando l’ha fatto gli è capitato di regalarci highlight a ripetizione (la schiacciata contro Durant e i Nets, quella contro Atlanta e Chicago sono state esplosive), inoltre, ha un ottimo 53,8% da 2 PT…

Il suo repertorio comunque funziona e se dovesse rimanere a questi livelli, Charlotte avrà buone possibilità di post season.

Voti dei singoli, partite dalla 20 alla 38

Classifica squadra media voti

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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