Il Punto @ 72

Intro

Siamo giunti al countdown per i Calabroni: 10 partite alla fine della Regular Season e un futuro ancora da scrivere.

La stagione degli Hornets potrebbe essere riscritta in copia su carta carbone dopo la perdita di Hayward per infortunio.

L’inchiostro che sbava ed ombreggia, macchiando casualmente la pagina della stagione 2021/22 però potrebbe anche essere cancellabile, specialmente in questo momento caldo dove gli Hornets hanno agguantato una striscia vincente di cinque inebrianti partite che li ha fatti risalire sopra quota .500 anche senza Gordon.

Al momento le classifiche di Conference sono queste:

Il tasso di tecnica, il livello d’esperienza e l’equilibrio che garantiva l’ala piccola ha portato la squadra a mostrarsi nuda, senza un pezzo fondamentale del proprio roster e anche per questo sono arrivate più numerose e secche alcune sconfitte contro team più forti ed organizzati, oppure semplicemente con una stella capace di fare la differenza in serata (cosa che gli Hornets spesso soffrono per la mancanza di difensori in grado di contenere le lucenti giocate delle star avversarie).

Per compensare a questo sono arrivati – durante il lungo periodo preso in questione – due giocatori che stanno dando una mano alla squadra a compensare a proprio modo alcune lacune.

Dal mercato è arrivato Harrell che non sarà il centro intimidatore (alla Turner) con cm in grado di completare il quintetto degli Hornets ma la carica agonistica del treccioluto giocatore del North Carolina si è rivelata fondamentale sotto le plance (specialmente offensivamente scrivendo) per compensare a centri che con palla in mano non sanno da soli spesso giungere a una conclusione vincente.

Thomas è spuntato dal nulla e sta cercando una seconda vita nella quale può dare a Charlotte la sua leadership, motiva i compagni dalla panchina, smista assist, segna anche da fuori trascinando la squadra e copre il buco lasciato dietro Ball a livello di playmaking.

Le statistiche dei singoli giocatori ordinate per punti prese da Basketball-Reference.com

Il gioco

È divertente, stressante, eccitante”, ha detto l’allenatore degli Hornets James Borrego dopo la W contro i Mavericks.

“Questa è la bellezza di questo gioco.

È un gioco bellissimo e ti fa crescere ed è qui che vuoi essere.

Vuoi essere nel cuore della lotta e sul ring, qui, solo per far accadere le cose.

Sarà doloroso a volte, carino a volte e questa è la bellezza di questo sport.

“Sono solo felice che siamo rimasti uniti tra alti e bassi.

Siamo rimasti uniti e questo è tutto ciò che possiamo controllare e penso che la condivisione della palla e la comunicazione difensiva riflettano questo spirito”.

Riguardo il gioco di squadra, durante le 5 vittorie, gli Hornets hanno registrato 30 o più assist a serata e durante questa serie di vittorie, il team di MJ ha una media di 34,2 assist a partita.

“È molto correlato”, ha detto P.J. Washington.

“Stiamo segnando con i migliori.”

Certamente Charlotte continua a proliferare nel gioco da tre punti, spessissimo, anche se contro i Mavs è stata un’esigenza per scavalcare una difesa ordinata, pressante e discreta sotto le plance mentre la bassa percentuale del primo contro i Pelicans è stata controproducente.

Sul fatto della difesa, Charlotte ha un po’ migliorato rispetto alla parte di inizio stagione, altamente tragica, non è ancora una difesa di alto livello per mancanza di interpreti ma il rientro di Martin e l’impegno degli esterni, uniti ai cm di P.J. Washington (ora in quintetto come ala grande) e a Harrell che se è in zona e può, prova a dar fastidio, fanno degli Hornets una difesa che in alcuni momenti di intensità che diventano parossismo, possano dare degli stop essenziali per staccarsi dagli avversari e prendere vantaggio.

Charlotte è però attualmente come la vita, totalmente imprevedibile, aldilà delle proprie caratteristiche e degli avversari.

L’unico copione che pare seguire un filone da teatro dell’assurdo senza una logica apparente, flebili tracce casuali ritmano partite e prestazioni di una squadra che vive nell’ossimoro di un effimero quanto letale tiro da tre punti e di momenti magnetici alternati a black-out inspiegabili.

Tutto sta probabilmente nella testa dei protagonisti anche se il basket è un gioco del genere, un mind game che inconcepibilmente va a fasi anche se chi sta subendo magari non sta giocando male e non necessariamente ha un atteggiamento rinunciatario.

Ne esce uno spettacolo accattivante per i tifosi neutrali che possono godere di momenti esaltanti tra rapide transizioni, gioco spettacolare con schiacciate, ecc., inoltre per fortuna di Charlotte, oggi, la presenza di Harrell ha finalmente dato una dimensione verticale e profonda sotto le plance a una squadra che pareva giocare in maniera evanescente talvolta balzando nei punteggi come Red Max del Wacky Races faceva sulle strade.

Una squadra che fornisce uno strato extra non indispensabile a un’emozione che mi piace molto, ovvero, quella di riuscire quasi a sovvertire le leggi della fisica facendo cose inusuali, Davide che batte Golia, insomma, sovvertire i pronostici riuscendo in imprese estremamente difficili e spaventose di quanto probabilmente dovrebbero essere perché sono essi stessi che le aggravano mettendosi in condizioni disperate.

Una squadra irregolare che ti lascia con il fiato sospeso a chiederti quale versione apparirà durante una partita, un quarto o per un breve scorcio di esso.

Pazzesco il -18 a OKC con l’ingresso di Thomas che con 12 punti (4/4 da 3) in 3:05 ha girato la partita e sono i veterani in questo rush finale il valore aggiunto per rimediare a quel talento ancora non continuo che Ball ed altri giovani interpreti (McDaniels, P.J. Washington, Martin, ecc.) non riescono ancora ad offrire ad ogni match benché LaMelo e Miles stiano tirando la carretta meritando voti alti ma con qualche passaggio a vuoto talvolta.

Charlotte sta tornando a inizio stagione quando assist e attacco andavano di pari passo procurando punti, se prima dell’All-Star Game i giocatori sembravano essere troppo spesso un asindeto separato da virgole senza collegamenti, nelle ultime due settimane l’offesa dei Calabroni è stata letale fino a divenire nel periodo il miglior attacco NBA e oggi si è riportato al secondo posto nella lega, purtroppo ancor stentiamo a rimbalzo come si nota in grafica e la lacuna viene pagata a volte.

Questa volta ho scelto tre azioni semplici per mostrare come il nuovo asse play-centro, pur sottodimensionato riesca a dare consistenza al gioco di Charlotte senza eccessivi fronzoli. Affidandoci alla lettura di coach Matteo Vezzelli vediamo quindi qualche semplice azione nella quale Thomas e Harrell sono riusciti a fare la differenza per noi.

Da una palla data a Cody Martin (raddoppiato in area) nasce il lob arretrato per Ball – notiamo i tagli di P.J. Washington e di Rozier – con Scary che accenna a un possibile blocco dietro a Doncic per un pick and roll centrale, azione portata per liberare spazio eliminando l’uomo dalla zona di LaMelo che in velocità ha un vantaggio di base contro lo sloveno.

Anche da questa piccola distrazione Ball trae vantaggio partendo in crossover e una volta battuto piuttosto facilmente lo sloveno in prima linea, il bullett pass diagonale batte sul tempo anche Finney-Smith che va in aiuto staccandosi da P.J. Washington che, attorniato da tre difensori troppo lontani, schiaccia non dando il tempo nemmeno a Ntilikina di intervenire efficacemente.

Qui notiamo subito il lob orizzontale di Ball per Thomas che punta in taglio diagonale direttamente a canestro battendo sia Young (flottante tra i due) e Huerter.

Dopo aver passato agilmente con velocità la prima linea diventa facile per Thomas realizzare il floater sull’aiuto di Capela sotto canestro.

Qui abbiamo una rimessa in punta di IT con palla giunta a Harrell che scambia con Thomas ben controllato dal difensore, a questo punto sul pick and roll centrale l’aiuto del n° 17 Okongwu (difensore del bloccante) sulla nostra point guard diretta a canestro si rivela fatale, poiché la posizione intermedia tenuta lascia scoperto il ferro sulla rollata di Harrell che agguantando il rimbalzo batte agevolmente il rookie Onyeka in pigro rientro.

Un classico pick and roll che Charlotte alterna tra lo statico e il dinamico a seconda delle situazioni.

Calendario

Il countdown delle 10 partite finali degli Hornets e quello delle squadre a noi vicine rappresentano uno degli aspetti più interessanti dell’annata di Charlotte che ha bisogno di cercare di salire almeno in ottava piazza per avere una o almeno (dovesse andar male la prima partita), due possibilità per entrare ai veri playoff passando dai play-in, obiettivo che oggettivamente sembra essere la realtà di questi Hornets osservando la classifica in essere.

L’impresa è difficile ma, come abbiamo viso lo scorso anno in negativo con il crollo di Charlotte, le previsioni sono fatte per essere smentite, magari con lo zampino di qualche variabile che ci restituisca un po’ di fortuna al momento propizio.

Insieme agli altri quattro ragazzi che compongono il nostro team di lavoro sugli Hornets (Filippo Barresi, Fabrizio Getulli, Paolo Motta e Matteo Vezzelli) abbiamo cercato di pronosticare quante vittorie ognuna di queste squadre otterrà da qui alla fine facendo una media e da questa ne è uscito questo risultato finale che, per gioco, anticipa la fine della regular season ma soprattutto può dare un’idea sulle avversità, sulle asperità dei parquet meno levigabili che le varie squadre dovranno affrontare.

In verde le partite contro squadre dotto i .500, in giallo gli scontri diretti (ho incluso anche Washington) mentre in arancione le partite complicate contro team sopra i .500.

Non ci resta che arrivare alla parte sulle statistiche con le percentuali per zone dal campo, i parallelismi e poi la classifica giocatori:

Complessivamente gli Hornets tirano meglio (leggermente) dal lato destro del parquet.

Parallelismi

Ball

Classifica singoli

19) Arnoldas Kulboka: 5,50

Per l’uomo con il giubbotto di Charlotte da bambino il sogno si è avverato in parte.

Gioca a Greensboro e ha toccato con mano soltanto una volta la magia del parquet di Charlotte non fornendo una buona prestazione.

Il lituano, possessore di un contratto two-way, con Greensboro gioca 29 minuti di media a partita, segna 12,4 punti con il 38,4% al tiro da tre (sua arma principale e uno dei motivi per i quali gli Hornets hanno puntato su di lui).

Ha l’85,7% ai liberi e cattura 5,2 rimbalzi nonostante il fisico piuttosto esile ma è pur sempre un 206 cm.

Al margine estremo dei pensieri di Borrego, difficilmente troverà spazio anche in futuro, al momento serve tanto lavoro per fare la differenza in NBA.

18) Vernon Carey Jr.: 5,50

Giocatore che è stato scambiato insieme a Ish Smith per Montrezl Harrell nell’affare a due con i Washington Wizards.

Non che mi dispiaccia di quello che sta offrendo Trezz, anzi, ma abbastanza inconcepibile che non abbia trovato spazio in questo roster.

Sicuramente la capacità difensiva di Richards e il lavoro sono stati più apprezzati ma Carey Jr. pareva aver più talento ed essere più completo per una posizione di centro latitante a buoni livelli, invece, con Charlotte ha giocato solo pochi minuti in un’unica partita e poi è scomparso dai radar, anche della G-League.

In 20,4 minuti di media (tre uscite) con i Greensboro Swarm (squadra pessima sul 6-19 mentre scrivo) ha segnato 15 punti di media (52,4%) al tiro, ha catturato 8,3 rimbalzi, smistato 2,3 assist e stoppato 0,7 volte a partita.

Ormai stabilitosi nella capitale è già acqua passata, solo un po’ di dispiacere e curiosità per non averlo visto misurarsi sul campo con le star NBA.

Non mi aspettavo sfracelli ma dopo l’entusiasmante prestazione dello scorso anno contro i Nets la curiosità e la voglia di vederlo replicare offensivamente quella prestazione con il suo buon arsenale era tanta.

Pazienza… gli Hornets smaltiscono un lungo lasciando più spazio a Harrell e magari a Jones per il futuro tagliando il suo salario da $1,517,981 che sarebbe stato leggermente in crescita (appena sotto l’1,8) per l’anno successivo.

17) Kai Jones: 5,81

Prima vittima che incontriamo in classifica dei rookie da parte di James Borrego che tuttavia non ha tutti i torti a non impiegarlo.

Charlotte ha speso uno scambio con New York per poterlo ottenere in estate perché crede molto nelle doti di questo atletico giocatore ma come diceva un noto sponsor: “la potenza è nulla senza controllo” e nel basket ciò è vero perché la dinamicità e l’esplosività del bahamense non sono supportate dall’esperienza e dalla tecnica.

La difesa latita e nei quintetti provati con lui spesso i plus/minus non sono stati proprio buoni.

In sostanza 211 cm di acerbo talento.

Non è la sua annata, in 58 minuti (19 uscite) ha realizzato 20 punti con 10 rimbalzi, 4 assist e 6 TO con un tiro libero assolutamente da sistemare.

Sta crescendo a Greensboro in un ambiente che gli lascia più spazio per i suoi sprazzi tecnici e di talento.

16) James Bouknight: 5,92

L’altro Hornets che avrebbe dovuto dare una spinta alla squadra è stato visto poco da James Borrego che lo ha impiegato di più durante le assenze di Hayward, McDaniels e soprattutto Martin.

Qualche sprazzo di talento ma ancora tiro da sistemare, decision making da rivedere e difesa assolutamente da migliorare.

Per questo ha fatto da spola con Greensboro.

Come Jones, in prospettiva futura potrebbe divenire anche interessante ma per il momento ha fatto parlare più di se per la grana scoppiata con Borrego (qualche parola e poi il suo rientro negli spogliatoi nella partita casalinga con Miami perché si aspettava di rientrare sul parquet dopo i 14 secondi d’impiego tra un quarto e l’altro) e per essere stato allontanato da un arbitro dopo essere andato a vedere una partita di UCONN (lui in realtà si è andato a mettere in tribuna dietro un canestro con altri tifosi).

Testa calda?

Vedremo, di sicuro avrà bisogno di una mente più fredda per migliorare il suo 35,3% dal campo (il 34,7% da tre quasi lo raggiunge) in 10,6 minuti a partita (28 uscite).

Irrisori gli altri aspetti mentre è buono l’87,1% (27/31) dalla lunetta.

Il problema è capire ora quanto spazio troverà con Borrego che si era ripromesso di farlo giocare di più sostenendo comunque il fatto che dovesse integrarsi con le esigenze della squadra, il che vuol dire, dal mio punto di vista, tolta l’ipotesi esclusione per il battibecco, che James difficilmente vedrà il parquet in un team che ha bisogno di difesa e che ha trovato in Thomas e Harrell due finalizzatori in grado di sostituire ciò che avrebbe dovuto portare lui come caratteristica primaria.

Forse non è già più insostituibile ma per brevi tratti come sharpshooter potrebbe sempre essere interessante mentre come penetratore ancora deve trovare costanza pur avendo qualche lampo.

James con gli Swarm.

15) Scottie Lewis: 6,00

Nulla da segnalare per Scottie in possesso di un contratto two-way ma che non abbiamo più rivisto sul parquet di Charlotte nel periodo preso in questione mentre con Greensboro gioca molto e al 20 marzo può vantare queste statistiche in stagione nella G-League:

Un entrata di Scottie (con gli Swarm) dalla baseline battendo l’avversario e Tacko Fall in aiuto sotto canestro.

14) Nick Richards: 6,04

Il giamaicano è saltato via dalle rotazioni che contano anche per pochi minuti quando Harrell ha firmato il contratto con i Calabroni.

Il giamaicano è un po’ atipico; non rolla cannonate da fuori ma pare più avvolgere il suo contenuto in una specie di Sfogliagrezza di Giovanni Rana (Sig. Rana, non scordi il bonifico, scherzo, nessuna pubblicità occulta) perché permane un giocatore ruvido e spigoloso con alcune buone doti difensive ancora da implementare mentre in attacco i pochi sprazzi che ha avuto causa timing, non sono stati costanti anche se rispetto all’annata quasi fantasma dello scorso anno le statistiche sono tutte in leggere miglioramento comprese le percentuali al tiro (solo ravvicinato).

I 9 punti contro Chicago con un 3/3 dal campo rimangono la miglior prestazione da scorer nel periodo preso in considerazione (12 contro Phila il suo record stagionale) ma dopo quella partita nelle 16 rimanenti ha giocato soltanto 14:44 in 6 uscite.

Quale futuro potrà avere nella Queen City se non quello di rincalzo nei momenti di bisogno?

Una sufficienza la prende ma nulla di più e il suo futuro adesso è bloccato.

13) Jalen McDaniels: 6,04

Rientrato nella partita casalinga contro Brooklyn, dopo un lunghissimo infortunio che l’ha tenuto fuori per ben 19 partite, Jalen è rientrato senza una gran mano offensiva: 5/24 sbagliando tutti i tentativi da oltre l’arco (poco meno della metà dei tiri presi).

Non sembra rientrato in grandissima forma ma Borrego ha fiducia in lui e lo impiega difensivamente per aggiungere i cm mancanti in rotazione e creare pressione sull’attaccante.

In circa una quindicina di minuti di media a partita nelle ultime uscite non ha numeri particolarmente brillanti in rubate, rimbalzi e stoppate anche se in questa ultima specialità non è masi stato eccelso non arrivando ancora a mezza a partita.

Recentemente più un minus (5 volte su 6 uscite), sperando si riprenda in fretta poiché la forma fisica non è perfetta e Borrego lo impiega meno.

12) Mason Plumlee: 6,06

Che non sia il centro dei sogni ormai è acclarato e lampante anche per il fatto che giochi solamente 25 minuti a partita di media ma il buon Mason negli ultimi tempi sembra darci dentro e con i cm in più di P.J. Washington a dargli una mano sembrerebbe aver trovato una sponda, un po’ più di copertura e 13 volte su 21 è riuscito ad andare in doppia cifra a rimbalzo riuscendo a catturarne anche in fase offensiva.

Le stoppate non sono molte ma le 4 rifilate ai Thunder recentemente valgono il massimo stagionale personale e poi seguono le tre contro Boston qualche giorno addietro.

In sostanza un miglioramento visibile su tutti i fronti, anche in attacco dove i suoi passaggi (belli i bound per i back-door di Rozier) sono più numerosi e vincenti e i suoi FT, ancora da aggiustare stanno entrando in una nuova fase con l’utilizzo della mano sinistra che gli conferisce più precisione quando non sbaglia la forza impiegata andando corto.

Non che ci voglia molto perché le percentuali pessime di Mason, con una tecnica horror, difficilmente potrebbero scendere ancora ma contro i Pelicans in casa tre buoni canestri dalla lunetta di mancina dicono che siamo su una miglior strada per migliorare un 38,2% bassissimo…

Borrego ha detto che non c’è molto da fare per lavorare sulla meccanica di tiro a questo punto della stagione dicendo che deve solo andare in lunetta e crederci: “Sai, ci fidiamo di lui. Crediamo in lui. E questo è tutto ciò che abbiamo in questo momento”.

I punti sono di rottura e non sembra nemmeno poi più molto rollare per alley-oop o reverse dunk ma si prende spesso i suoi tre o quattro tiri a partita in zona ravvicinata per schiacciate o qualche hook.

In marzo ha conquistato un +/- di +74 e i suoi minuti di tenuta difensiva sul parquet sono importanti poiché oggi ha in Harrell un rincalzo sottodimensionato e con altre caratteristiche rispetto a lui (soprattutto la differenza in termini di cm, esplosività ed aggressività) ma che sa farsi valere quando chiamato in causa.

I rimbalzi sono 8 a partita, finalmente, come dovrebbe essere, si staglia in vetta al gruppo sperando ne catturi di più, magari affidandogli un paio di minuti in più sul parquet.

Nelle stoppate è terzo con 0,7 a partita.

Se lui e il giocatore di Tarboro riusciranno a contenere ancora un pochino meglio continuando sulla strada dell’improvement, gli Hornets potrebbero essere una squadra interessante in vista dei play-in.

11) JT Thor: 6,11

Difficile individuare un tipping point per Joxhow Panom Thor.

Il giocatore del Nebraska era rientrato in rotazione per pochi minuti dalla vittoria di Detroit conquistandosi per sei partite un minutaggio superiore ai 10 minuti scemato al rientro di McDaniels che gli ha tolto spazio.

In queste partite ha segnato 13 delle 20 conclusioni tentate con un 2/6 da 3.

Ha segnato 6 punti contro Toronto (8 è il massimo in stagione) catturando anche 4 rimbalzi.

Un tiro particolare non velocissimo che se preso con spazio si vede partire dal basso per fluire sulla colonna vertebrale e partire acconciandosi al meglio per la connessione alla retina.

Spesso recentemente è tornato a giocare il garbage time ma quando è stato impiegato ha fatto a deterrente con la sua apertura alare a incursioni e tiri sul perimetro laddove JT si è impegnato con attenzione anche se non sempre il suo slittamento rapidissimo e la mancanza di una presa a tenaglia a rimbalzo gli hanno consentito una solidità difensiva da roccia.

Un giocatore da rotazione che non ha grandi cifre in nulla ma che non sfigura riuscendo con la voglia ed il fisico a far sembrare se stesso un giocatore maggiormente navigato.

10) Ish Smith: 6,11

Esperimento sconfessato dalla società che ha rispedito al mittente (Washington) il giocatore della North Carolina dopo mezza stagione.

Una regular season un po’ “tormentata” fatta di luci (poche partite nelle quali ha fatto la differenza partendo dalla panchina risultando indemoniatamente inarrestabile come a Brooklyn, a Denver e contro i Lakers in casa) e ombre (diverse partite saltate per scelta tecnica e molte giocate male con un tiro che stentava ad entrare in serate no).

Dopo aver tentato un esperimento di playmaking con un giocatore indipendente portato ad affidarsi a sé stesso ma che non ha disdegnato spesso di coinvolgere i compagni, gli Hornets sono rimasti senza un sostituto nel ruolo fino all’arrivo di Thomas.

Dispiace per il girAmerica Ishmael ma purtroppo il suo valzer nella città natia è già terminato con qualcosina più di una sufficienza complessiva senza aver potuto o essere riuscito a fare la differenza più spesso.

09) Kelly Oubre Jr.: 6,17

Personalmente lo trovo un po’ la delusione dell’annata di Charlotte.

Kelly ha avuto esplosioni clamorose ma più spesso serate stortissime al tiro specialmente prima della fase All-Star Game quando avrebbe dovuto salire di tono in virtù di sostituto prediletto di Hayward, invece, la sua difesa evanescente unita a un tiro sbilenco dall’arco preso in maniera sistematica aldilà delle condizioni ha finito per riportarlo in panchina convincendo, grazie anche ad altri brevi esperimenti, Borrego a schierare più cm sul parquet e questo è stato un bene.

Recentemente è tornato a tirare un po’ meglio ma sembra spesso più libero di testa quando il punteggio conta meno e gli Hornets veleggiano su buoni vantaggi anche se non è mancato qualche sporadico colpo pesante a segno ma a raffronto dei tanti errori non è un plus…

La sua media si stacca dai migliori stagliandosi in quel limbo appena oltre la sufficienza, un soffice cirrocumulo fatto di mediocrità che non sposta a lungo termine.

Tornando sulla sua difesa mi aspettavo più intensità e una miglior tenuta, invece, i suoi interventi spesso sono orientati, finalizzati a rubar palloni mentre in attacco è tornato qualche volta finalmente a prendersi qualche entrata con alterne fortune ma il suo distopico gioco (voluto in generale anche da Borrego) è ciò che gli fa più male in attacco dove ha preso 509 tiri da fuori sugli 860 totali e a oggi detiene un 34,4% da tre punti in linea con il discorso di essere appena oltre la sufficienza generale.

La speranza è di rivederlo più intraprendente e performante in ogni aspetto e non vederlo perdersi nel tedio e la routine di tante partite per consentire a Charlotte di avere quella spinta in più nel finale.

Di buono c’è che la sua media punti è a 15,7 (la sua forza nell’aiutare Charlotte attraverso l’attacco) con il 43,5% dal campo mentre in lunetta il 66,9% rimane un dato abbastanza basso per un esterno professionista.

08) P.J. Washington: 6,22

Il vero cambio di rotta P.J. Washington l’ha ottenuto recentemente entrando in quintetto come ala grande vista l’assenza di Hayward e i sistematici problemi difensivi di una small ball portata all’eccesso per lunghi tratti.

P.J. è andato in doppia cifra in 8 delle 12 partite giocate dopo la pausa dell’All-Star Game e anche se i rimbalzi ottenuti sono minori (l’effetto del suo scostamento dal ruolo di centro di riserva ad ala grande), riesce insieme a Plumlee e i piccoli più rapidi davanti a lui a garantire una miglior tenuta spesso rispetto al passato, salvo mismatch problematici (vedi Valanciunas in casa) dovuti ai cambi da rotazione sui blocchi.

Una swarm defense che lo porta a volte ad accettare anche cambi più favorevoli, lui che recentemente ha avuto a che fare con diverse star avversarie in duelli finiti con esiti differenti.

Il 23/67 da fuori in queste partite prese in esame non è esaltante ma ultimamente ha messo canestri importanti da oltre l’arco godendo di qualche libertà in più vista la posizione ricoperta sul parquet e per lo stesso motivo riesce a fornire anche buoni assist ai compagni da posizioni diverse. Dalle drive arrivano passaggi per catch n’shoot open ma non ha paura nemmeno di prendersi un tiro contestato come nel finale contro i Pelicans in un duello selvaggio contro Hayes per un rolling hook da paura.

In risalita rispetto a diverse scempiose performance pre All-Star Game.

07) Gordon Hayward: 6,44

Da gara 49 a gara 72 (il periodo preso in considerazione) Hayward gioca (maluccio) solamente tre partite (53, 54, 55 contro rispettivamente: Cleveland, Miami, Toronto) rientrando da un infortunio per poi arrendersi ancora all’infortunio alla caviglia.

Hayward ha recentemente detto che sta “iniziando a intensificare le cose” e ha in programma di iniziare il lavoro di questa settimana, riporta Rod Boone del The Charlotte Observer.
Hayward continua a vedere un leggero miglioramento durante la sua riabilitazione ma non c’è ancora comunque un calendario per il suo rientro e non è escluso che non lo si veda da qui alla fine della stagione come capitatoci la scorsa stagione.

Dovesse farcela, probabilmente sarebbe limitato nel numero di minuti sul parquet per non forzare, sollecitare eccessivamente la caviglia.

Senza la sua esperienza gli Hornets hanno perso un po’ di stabilità, un equilibrio che recentemente stanno ritrovando con l’esperienza di Thomas, l’energia di Harrell e il rientro di Martin che insieme a Rozier e Ball portano pressione sulla palla mentre l’inserimento di P.J. Washington in quintetto come ala grande con Bridges slittato a SF (un ritorno) garantisce più cm.

Sarebbe bello rivederlo per dare un impulso in più alla squadra ma solo se stesse bene.

Al momento Gordon è fermo al 46,0% dal campo, al 39,0% da tre punti, tira con l’84,6% i liberi, in più ha 4,6 a rimbalzo, 3,6 negli assist e una rubata a partita per ben 16,1 punti di media.

Anche se è sembrato meno performante o brillante dello scorso anno, avendo dovuto condividere gli spazi di gioco con player in crescita o nuovi inserimenti (vedi Oubre Jr.), la stagione di Gordon è stata discreta sebbene il problema degli infortuni reiterati a lungo termine mini gravemente le chance di Charlotte per giocarsi le posizioni più vicine all’alta classifica, cosa difficile ma non impossibile con l’ex bostoniano presente.

Gli high in punti sono stati nella W a San Antonio (41) e per due volte con Philadelphia (31, in casa ma sconfitti) e 30 nella città dell’amore con una vittoria sorprendente guidata anche dalla nostra ala piccola titolare.

L’infortunio contro Toronto.

06) Cody Martin: 6,47

Senza Cody Martin sul parquet gli Hornets hanno realizzato un 34-26 (se considerassimo solo le partite dove ha giocato almeno 20 minuti la percentuale W migliorerebbe), questo fa capire quanto l’unico giocatore difensivo che ha la possibilità di portare pressione costantemente, velocemente ed efficacemente sugli avversari sia importante per gli equilibri del team di Borrego che senza di lui, out per infortunio nel periodo pre All-Star Game abbiano ottenuto un record di 1-5 vincendo solamente a Detroit.

Al momento ha un defensive win share di 1,4.

I suoi massimi sono in decrescita come i minuti sul parquet rispetto a inizio stagione ma pian piano sta tornando a riacquisire gradatamente i suoi spazi e ha ottenuto 8 rimbalzi contro i Mavs eguagliando il proprio record più volte raggiunto in questa annata.

L’11 marzo, invece, ha raggiunto 15 punti contro i Pelicans a New Orleans, quarta sua miglior prestazione da scorer (buonissimo il 6/6 contro Detroit in casa e il 6/7 contro New Orleans dal campo) della stagione ma è la sua presenza difensiva che maschera le lacune di tenuta nell’uno contro uno sugli esterni ed evita di far collassare talvolta su semplici partenze da pick and roll tutta la nostra fragile organizzazione difensiva.

Non è sempre stato costante, ad esempio contro i Nets ha disputato una pessima prova abboccando a finte e non riuscendo a intervenire adeguatamente sui close-out su Durant (lì si massimizzava il suo problema di cm) e soci ma quando gira, tra steal, difese a portare l’uomo dove vuole lui o dando fastidio sul tiro, gli Hornets sono una squadra che riesce a dare degli stop difensivi per cercare di creare quella differenza di punteggio in partita che si basa molto sull’altro fronte sui buoni numeri e l’esplosività dell’attacco di Charlotte.

05) Montrezl Harrell: 6,53

“Trezz” è un recente azzeccatissimo acquisto, forse anche perché l’afflato con Terry Rozier, ex compagno a Louisville l’ha subito fatto sentire a casa aldilà dell’essere originario proprio della North Carolina.

Nonostante si pensasse che l’ala/centro potesse ricoprire il ruolo di titolare in una delle due posizioni, Borrego lo impiega come forza dalla panchina.

Talvolta, quando anche gli avversari entrano in rotazione, la sua potenza aumenta ma lui non ci fa caso perché si getta su ogni pallone a rimbalzo.

Una specie di avvoltoio volteggiante intorno alle plance avversarie con un buon senso della posizione che riesce a farsi spazio con il suo fisico e in salto nonostante sia sottodimensionato.

Spesso ha pulito i tabelloni convertendo direttamente in punti il rebound, allegando qualche and one o restituendo fuori palla per il tiratore libero.

Mi fa impazzire quando si batte i pugni in testa (mi ricorda i Fratelli Slag del Wacky Races sulla loro Macignomobile colpita dalle proprie clavate) come reaction iconica gioiosa a qualche suo canestro ottenuto con disinvoltura e forza, un autentico e dirompente divisore delle torbide acque nel pitturato avversario.

Il tricotico giocatore di Tarboro ha tarpato le ali a Richards grazie alla sua intensità, una costante dinamo che consente agli Hornets di aggiungere una dimensione di profondità sotto le plance avversarie grazie alla sua ferocia ed abilità nel buttarsi dentro creando contatti.

In difesa non sempre ha un veloce primo passo e può anche essere battuto in entrata o in appoggio dove non sempre si spende come quei centri che vanno a contestare tutto compresi i tiri da tre punti dove a volte tiene qualche cm di troppo di distanza per non essere battuto (Doncic ne ha approfittato un paio di volte) ma lo si è visto anche andare in mischia difensiva con i compagni su chiusure sotto canestro disturbare e portare a casa il risultato del rimbalzo o errore avversario.

Il limite non è il cielo ma un carattere esuberante portato alla contestazione come accaduto nel secondo tempo contro Dallas dove l’atteggiamento e qualche parola di troppo, nonostante gli fossero stati fischiati due FT a favore, hanno portato la terna a fischiargli un tecnico contro e non è stata la prima volta nonostante la recente acquisizione.

D’altra parte difficile raffreddare un giocatore che fa del carattere fiammeggiante il suo credo e la sua forza mentale per andare a cercare di vincere ogni partita.

Poche volte l’abbiamo visto timido o un po’ fuori, un po’ avulso dal gioco e gli Hornets hanno sofferto la mancanza di un giocatore così impattante offensivamente sotto canestro.

In 12 delle 16 uscite è salito in doppia cifra (ha ottenuto una doppia doppia contro Toronto con 20 punti e 10 assist) aggiungendosi alla pattuglia degli Hornets con media punti in doppia cifra (13,1) mentre personalmente apprezzo molto la caratteristica di non forzare eccessivamente indicata anche da un 29-15 rispettivamente negli assist e i TO.

Spreca anche poco con un 62,2% al tiro dal campo mentre il Tallone d’Achille è costituito dalla lunetta dove il 69,3% non è di molto superiore al tiro dal campo e può essere migliorato con un po’ di concentrazione.

04) Terry Rozier: 6,69

Il cannoniere degli Hornets, rispetto lo scorso anno, dove era riuscito ad essere clamorosamente più clutch, è calato un po’ in alcune partite risultando nei tabellini come passaggio a vuoto sull’intero game ma si è ripreso recentemente nonostante gli avversari oggi gli diano un’occhiata in più per rispetto vista la dimensione offensiva di primo piano guadagnata a Charlotte mentre a Boston predominava nel contesto l’altra.

Fresco del suo ventottesimo compleanno, il giocatore di Louisville non si sta discostando di molto dalle medie principali dello scorso anno, ricalcando le abilità che la scorsa annata l’avevano portato ad essere uno dei punti più importanti della squadra e nonostante la concorrenza lo è anche in quest’annata dove ricopre al meglio il suo ruolo di guardia tiratrice offrendo una gamma di soluzioni variegata, un campionario con qualche fantasiosa chicca personale talvolta per raggiungere il ferro battendo l’avversario in entrata o al pull-up dal mid range.

Già, perché Terry si gioca in attacco i suoi 185 cm basandosi su ritmo e armonia cercando di prendere il tempo agli avversari, riuscendo talvolta a sparare tiri fuori equilibrio in corsa, agganciando catch n’shoot volanti o spostandosi con finte e passi laterali non sempre da fermo con l’uomo in ritardo dopo essere stato raggiunto da un passaggio quasi smarcante.

“Scary” dopo l’All-Star Game è andato pari o sopra al 50% dal campo in 8 delle 12 uscite tirando male percentualmente solo contro Boston ma 4 volte è andato almeno a 30 o più punti nell’ultima dozzina di match.

Secondo in squadra per assist (4,4), con 19,6 punti di media divide in coabitazione con Ball sempre la seconda piazza tra gli scorer della squadra e con 1,3 rubate a partita il secondo gradino del podio insieme a Martin.

E’ uno dei fattori per il quale l’attacco di Charlotte è nelle primissime posizioni dopo l’All-Star Game e se continuasse a rendere in codesta maniera, pur lasciando spazio anche ai compagni che spesso trova con assist (altra visione del gioco positiva ed altruista e ha diminuito i palloni persi di un quarto quasi) la sua efficienza potrebbe dare una spinta in più nel rush finale a Charlotte.

Ci sarà da vedere in alcune trasferte contro team forti quanto riuscirà a rendere.

In difesa non sempre i suoi slittamenti sono validi anche perché sul blocco viene portato via a volte o sul pull-up avversario in uno contro uno in situazioni nelle quali rimane sull’uomo o in aiuta e recupera anche i suoi cm (come per Martin) non fanno di lui uno stoppatore, in compenso la sua rapidità sul parquet, avendo un baricentro più basso può favorirlo nei palloni rubati (5 contro Boston nella più recente partita) mentre a rimbalzo è uno che ogni tanto spunta clamorosamente in mezzo a giocatori più alti riuscendo a conquistare la spicchiata in maniera inaspettata.

03) LaMelo Ball: 6,77

Gli Hornets erano 28-22 dopo 50 partite e contendenti per un vero posto nei playoff nella Eastern Conference poi sono caduti su un record di 32-35 (4-13 in 17 partite) prima di inanellare una serie di cinque vittorie.

Ball certamente rimane uno tra i migliori giocatori di Charlotte oltre che a essere un magnete social.

Il divario tra il ventenne Ball e una superstar veterana che può davvero prendere il controllo di una partita NBA è però stato evidente in alcune partite durante questo tratto.

Mostra sempre qualche lampo e sprazzo ma in partite negative tende a spegnersi come un neon ormai quasi esausto.

Personalmente interpreto la cosa, non solo come un problema di maturazione ma anche di difesa.

Criticato per i suoi (mancati) close-out o per essere un po’ troppo accomodante, in realtà molte volte LaMelo interpreta, come quasi tutti gli esterni degli Hornets, la difesa in maniera aggressiva per cercare di rubare palloni ma troppo al limite, prediligendo il rischio di un fallo piuttosto che il posizionamento e l’oscuramento di un eventuale passaggio dell’attaccante.

La pressione spasmodica che Ball e compagni portano ha trovato in LaMelo un bersaglio facile per le terne.

Non è un caso che LaMelo abbia avuto in alcune partite diverse occasioni problemi di falli e si sia dovuto andare a sedere in panchina per non essere sbattuto fuori anzitempo finendo per perdere un po’ il ritmo e per lui che giocando da playmaker ne fa un tratto distintivo della sua essenza, diventa un problema.

E’ capitato spesso che abbia anche cercato di trovare da solo la soluzione apparentemente più semplice per recuperare partite che si stavano mettendo male ma i suoi tiri alla Steph Curry, Dame Lillard o alla Trae Young sono andati a vuoto e gli Hornets sono scivolati giù…

Scelte incoerenti, azzardate condite in alcune occasioni da palle perse cercando d giocare sul ritmo, la sorpresa ma che si sono rivelate forzature.

Per evitare ciò, LaMelo ha bisogno di esser sicuro di trovare intorno a sé i compagni nei punti giusti, in un meccanismo che porti i compagni a organizzare un attacco meno inventato dal pick and roll o dalle incursioni modificabili del nostro numero 2 con un attacco meno all’americana anche se il suo talento e la sua rapacità sono sempre in agguato e sono uscite ad esempio nel finale contro New Orleans con un assist per Plumlee fatale e un floater contro Hayes con cambio mano che ha praticamente risolto la gara.

LaMelo Ball è un punto fondamentale dell’attacco degli Hornets per assist e punti, recentemente è tornato a brillare nell’orgiastico gioco di squadra che ha prodotto assist e gioco spettacolare per vincere una serie di partite che ha riportato i Calabroni sopra quota .500 dopo diverso tempo.

Avevo scritto il pezzo previsionale omaggiandolo di una caricatura perché ritenevo che sarebbe stato una delle maggiori chiavi di successo di Charlotte e in questo finale dovrà riuscire a dimostrare di avere quella visione e quella leadership che, anche consigliato dai veterani, potrebbe fare la differenza.

02) Miles Bridges: 6,79

Sembra incredibile ma Miles Bridges con i suoi “soli” 4 anni a Charlotte è il giocatore più longevo del roster degli Charlotte Hornets, per questo ha una visione più profonda delle cose che gli sono accadute intorno.

Dalla stagione da rookie 2018-19, quando gli Hornets sono inciampati in un finale di stagione che ha smantellato le possibilità di approdare alla post-season alla scorsa stagione con l’eliminazione netta ai play-in per mano de Pacers, non sono mancate le delusioni per lui e per noi.

Da circa un paio di settimane ne sta parlando con i compagni:

“Sì, l’ho iniziato a dire da quando siamo scesi a circa 20 partite rimanenti” ha detto Bridges sabato sera.

“Stavo solo dicendo: ‘Sono stato qui prima e tutti e tre gli anni in cui avremmo potuto fare i playoff non li abbiamo finiti come avremmo voluto.’ Quindi voglio solo che quest’anno sia diverso. Tutti ci si stanno complimentando e stiamo giocando bene”.

“Non sono mai stato ai playoff.

I.T., Gordon (Hayward), Trezz, Terry (Rozier), tutti quei ragazzi – Mason (Plumlee) – che sono stati ai playoff, ci stanno dicendo cosa fare in quei momenti.

Io, Melo (Ball) e gli altri ragazzi che non sono stati ai playoff li abbiamo ascoltati.

Thomas e Harrell hanno fatto un ottimo lavoro entrando e calmandoci.

Sai quando siamo scesi di uno nell’intervallo? Avremmo perso quella partita se non avessimo avuto quei veterinari.”

La sua energia sui due fronti lo porta a buonissimi numeri: con 20,0 punti a partita è il top scorer di Charlotte così come le sue 0,9 stoppate a partita lo tengono al primo posto insieme a P.J. Washington ed è primo anche nei rimbalzi difensivi con 5,9 (secondo nei totali con 7,0), mentre il 48,6% dal campo è dato molto buono considerando che da tre punti il suo 32,4% lo lascia nei bassifondi della nostra classifica e qui deve ancora lavorare prendendosi per ora tiri aperti o con un po’ di spazio, evitando di forzare troppo spesso tiri in movimento o contestati.

01) Isaiah Thomas: 6,92

Il rapporto con gli Hornets è in fase embrionale, due ten day contract per far ripartire e trovare una propria vera dimensione nella NBA l’ex Celtics che dalla panchina sembra poter aggiungere leadership, esperienza tradotta in assist e giocate che creano punti, inoltre, partita dopo partita sembra aver trovato confidenza con i suoi pull-up dal mid range che cadono spesso sorprendentemente dentro anche se il difensore più alto davanti a lui va a contestare il tiro.

A Oklahoma City ben 4 bombe in 3:05 hanno ritrascinato gli Hornets in una partita che avrebbe potuto finire molto male con Charlotte sotto di 18 punti.

Gli assist non guastano e la sua storia da riserva di qualità e di chioccia dietro LaMelo non è finita alla seconda scadenza del 2nd ten day contract poiché è stato appena rifirmato sino al termine della stagione.

Normale sia così vista la qualità aggiunta al roster, un po’ a sorpresa dal mio punto di vista osservando gli infortuni e la tragica tegola psicologica della sorella prematuramente scomparsa ma questa sua rivincita in un ambiente accogliente la merita tutta.

In vetta alla classifica dopo 7 partite con 9,9 punti di media, 2,0 assist, 1,3 rimbalzi a partita.

Ha il 46,2% dal campo e il 48,0% da tre punti…

Coach James Borrego: 5,86

CHARLOTTE, NC – MARCH 8: Head Coach James Borrego of the Charlotte Hornets looks on during the game against the Brooklyn Nets on March 8, 2022 at Spectrum Center in Charlotte, North Carolina. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and or using this photograph, User is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License Agreement. Mandatory Copyright Notice: Copyright 2022 NBAE (Photo by Brock Williams-Smith/NBAE via Getty Images)

Dal punto di vista umano e dello spogliatoio, sulla persona, c’è poco da dire, è riuscito a gestire all’interno dello spogliatoio i casi Monk (lo scorso anno) e Bouknight in questo senza eccedere all’esterno in dichiarazioni controproducenti.

Sicuramente non ha una squadra completa e ancora competitiva per essere tra le primissime ma la classifica è un pochino deludente (l’alibi Hayward gioca a suo favore) ma ciò che gli è imputabile maggiormente sono stati il gioco, la sua idea troppo basata sul rischio e anche le letture delle partite.

I game plan realmente vincenti di quest’anno, raddoppiando, gestendo difese a zona, marcando nel point of attack o scegliendo strategie offensive che aderissero come uno stampo alle difese avversarie, sono stati pochi.

Anche il fatto di essersi reso conto tardivamente dell’esigenza di dover mutare la sua irrinunciabile small ball inserendo (per esigenze con Oubre Jr. al posto di Hayward, infortunato, in quintetto che non stava funzionando) P.J. Washington in quintetto per giocare finalmente in maniera più equilibrata e con più cm senza continuar a sbatter la testa sul muro nella convinzione che stava portando solo risultati scadenti, è stata una perdita di tempo anche se meglio tardi che mai.

Vedremo se saprà dare un tono a questa squadra nel rush finale, ha bisogno di motivare una squadra che gioca su ritmo ed intensità per ovviare a pecche difensive e lasciarsi andare in transizioni dai punti facili e/o pesanti.

Una rotazione migliore e più consistente adesso c’è, ci sarà da mantenere la chimica giusta e superarsi in qualche trasferta perché l’obiettivo sono i play-off e agganciare l’ottava piazza darebbe più possibilità.

Una menzione d’onore a Mitch Kupchak che, dopo non essere riuscito a compiere grandi miracoli in estate attraendo giocatori dal rendimento alto (Oubre Jr. e Plumlee sono nel limbo, Smith è stato ceduto e i rookie sono bene o male fuori dalle rotazioni per scelta), alla disperata ricerca sul mercato di riparazione tra scambi e G-League ha pescato due pezzi adatti per integrarsi con la squadra.

E’ presto per dire se continueranno così ma per adesso spingono verso i playoff in propulsiHornets…

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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