Il Punto @ 83

Analisi della stagione

Parto con una veloce ma doverosa premessa e un ringraziamento a chi come Matteo Vezzelli, Filippo Barresi, Paolo Motta e Fabrizio Getuli ha contribuito a portare contenuti nei diversi format dedicati agli Hornets condividendo l’amore per questa squadra.

Detto ciò, la stagione degli Hornets si è chiusa esattamente nella stessa identica maniera dell’annata precedente ad un primo sguardo superficiale, ovvero con un’uscita dallo scarto larghissimo.

La superficialità permea ed attanaglia la nostra società in una morsa che occulta bisogni e verità basandosi su uno sviluppo di società e personalità fittizie.

L’eliminazione netta al primo turno dei play-in però, più che un vortice apotropaico di giustificazioni che allontanino la verità, deve essere lo spunto di una seria riflessione perché ciò non avvenga più in futuro con tale imbarazzante e disarmante facilità.

C’è una bellissima lettera/poesia di Frida Kahlo rivolta al marito dalla quale estrapolare una frase che potrebbe essere presa dai tifosi come monito per la società, il che vuol dire proprietà (MJ) in testa.

“Non ti chiederò di fare niente, nemmeno di stare al mio fianco per sempre, perché se devo chiedertelo, non lo voglio più.”

Il senso è che ogni forma d’amore non può essere unilaterale perché anche le forme più estreme finiscono per terminare.

Certamente molto dipende anche da quanto un fan segue questa squadra e dalle sue aspettative, il famoso bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto ma queste sono considerazioni e sensazioni personali ma continuare a chiedere l’anima ai fan per un team che non vince (a Charlotte) un turno playoff dal 2002 pare troppo anche se questa squadra a detta di molti pare essere in rampa di lancio.

D’altro canto i fan hanno fatto il loro quest’anno: tra i fattori positivi potremmo citare come Charlotte abbia beneficiato di una serie di partite trasmesse sulla TV nazionale americana come mai prima in questi anni, come i 700,755 spettatori al The Hive abbiano portato Charlotte al 14° posto nella lega per presenze e per la seconda volta in due anni gli Hornets (partendo dal basso) siano riusciti a migliorare di 10 vittorie il proprio record collezionando 43 vittorie rendendoli una delle sole tre squadre a compiere l’impresa.

Gli altri due team sono stati Golden State e Phoenix.

Quelle 43 vittorie (soddisfazione per una stagione dai numeri finalmente vincenti) sono il più numero totale di vittorie per una squadra giunta decima nella propria Conference dal 2000/01 quando i Seattle Supersonics registrarono un record di 44-38.

La classifica 2021/22 ad Est.
La classifica 2021/22 ad Ovest.
Uno dei principali motivi per cui Charlotte ha raggiunto le 43 vittorie è stato indubbiamente un Miles Bidges a tutto campo.

Offensivamente, gli Hornets sono tornati ad avere un buon attacco numericamente parlando salendo dal 23° (110,1 ppp) posto all’8° (113,6).

I 28,1 assist a partita (molto disinibiti) valgono il record della lega anche se gli assist delle squadre contro gli Hornets pongono il team di Borrego in ventinovesima posizione (26,5 subiti) mentre i 1.143 tiri realizzati oltre la linea dei 3 punti sono stati un’enormità sebbene l’abuso sia stato ampio ma Rozier è finito 12° nella lega con 222 3 pts a segno e LaMelo 13° con 220 infilati seguiti da Oubre Jr. al 20° posto con 191 realizzazioni.

Potrebbe sembrare pazzesco scriverlo ma al contempo quegli assist non bastano.

Basti vedere quest’azione che per quanto esteticamente bella non procura reale vantaggio.

Insieme al commento di coach Matteo Vezzelli andiamo ad analizzare lo sviluppo dell’azione partendo dalla destra con un pick and roll dinamico. Sul raddoppio portato a Balla la palla dentro per la rollata in post per Miles è smistata abilmente dalla nostra PF con un fast touch pass che garantirebbe a Rozier sulla sinistra il vantaggio per la tripla ma l’extra pass spettacolare di Scary verso P.J. Washington ed il secondo passaggio del nostro numero 25 verso Ball chiudono il cerchio. E’ poi la bravura di Ball a fare il resto perché il vantaggio ormai è risicato sul close-out di LaVine ma in una serata dalla spettacolare partenza con un 11/11 dal campo anche questa spettacolare azione pare più efficace di quel che in realtà lo è realmente poiché se notiamo la distanza di Ball dalla linea dei tre punti, si può capire come il tiro aumenti come coefficiente di difficoltà anche se LaMelo ci ha abituato anche a realizzare tiri da ben oltre lo stretto arco.

Come l’occidente ha sostituito la collettività, “la squadra” (in questo caso) con l’individuo per poi spersonalizzarlo, quando il singolo ha deciso di far da solo, si è trovato spesso fuori dal suo contesto a forzare situazioni che non appartenevano al suo DNA, un esempio – pur citando i due migliori giocatori di Charlotte – sono le triple uno contro uno di Miles in alcuni finali come le deep 3 di Ball in momenti delicati, azioni che avrebbero meritato scelte più sensate.

Andiamo a ciò che è oggettivo e criticabile per essere migliorato.

La franchigia in estate era tra quelle che avevano più spazio salariale per muoversi ma l’ha fatto troppo tardivamente e certamente – con il senno di poi – male, puntando su giocatori come Plumlee, Kelly Oubre Jr. e Ish Smith che non hanno spostato l’ago della bilancia realmente.

Qualcuno obietterà che le dieci vittorie in più sono state un sostanziale miglioramento dettato dai numeri ma il talento della squadra, a conti fatti, era superiore anche a quella decina di vittorie in più ottenute e gli exploit di Chicago e Cleveland ad esempio non fanno di Charlotte un caso primario.

Dal mio canto le colpe principali le ha la proprietà che non vuole fare quel passo in più, quello decisivo, nello spendere qualcosa in più (leggi entrare in luxury tax) perché la filosofia jordaniana, molto comoda, è che se non sei una contender allora è inutile gettare al vento soldi, una mentalità diametralmente opposta a quella dell’MJ giocatore che non si concedeva comodità per non avere un caso da ripetere in futuro.

Kupchak in sostanza ci ha provato con il borsellino più scarico di ciò che avrebbero richiesto gli articoli desiderati e trovo anche, oltre essere state fatte uscire ad arte prima del match ad Atlanta da un sito piuttosto attendibile, le voci su un possibile licenziamento del GM che a febbraio è riuscito a fare due buoni colpi inserendo due pezzi del puzzle mancanti che servivano a migliorar la squadra, abbastanza preoccupanti.

Thomas e Harrell hanno disputato un buon finale di stagione con i loro pregi e difetti ma hanno dato quella qualità e quella fisicità che spesso mancava a una panchina corta.

Qui entra in gioco il terzo protagonista, coach Borrego che, firmato quattro anni fa perché detto francamente, costava quanto un pacchetto di patatine, era il prospetto ideale per far crescere una giovane scanzonata banda, oltretutto il suo pedigree recitava “San Antonio” a contatto con un santone del gioco di squadra come Popovich.

In quattro anni il coach degli Hornets ha dalla sua il fatto di essere un allenatore abbastanza riflessivo negli atteggiamenti (gestione caso Bouknight), di essere un coach che riesce a gestire lo spogliatoio dando buone motivazioni ai ragazzi mentre sul carisma esterno non mi esprimo perché entrerebbero troppe variabili in gioco.

Di contro troppe cose: il sistema di gioco offensivo è rimasto sostanzialmente lo stesso, affidarsi ai maggiori uomini di talento senza ingabbiarli in schemi ha probabilmente prodotto un appeal migliore tra coach e squadra ma non ha migliorato la funzionalità di un gioco troppo rischioso basato su un’alta percentuale di tiri da tre punti presi spesso senza criterio o muovendo, manipolando la difesa avversaria.

La mezza ruota proposta da Borrego con 4 uomini fuori e a volte un lungo come bloccante alto pronto eventualmente a rollare, è una soluzione inflazionata che funziona solamente contro squadre che non hanno una gran difesa o per il particolare talento dei penetratori (Ball, Bridges e Rozier soprattutto).

Ancor peggio va la difesa che esternamente patisce ogni screen-roll senza validi sistemi di adattamento perché spesso si accetta il cambio o si rimane in posizioni che favoriscono l’azione avversaria, semplice o poco più complessa, magari con l’aggiunta di un extra-pass.

Sempre con Matteo Vezzelli andiamo a visionare questa imbarazzante difesa occorsa nel omento chiave della stagione. La finta di blocco di Bogdanovic con cambio direzione verso l’esterno basta a confondere il sistema di gioco difensivo degli Hornets con Martin e P.J. Washington che cozzano andando entrambi sullo stesso uomo. Per un giocatore di talento come Young con un’autostrada davanti diventa poi facile arrivare a chiudere in floater con ampissimo vantaggio su Bridges staccatosi dal suo uomo in angolo nel veloce ma inutile tentativo di coprire il pitturato.

E’ vero, Charlotte non ha molti uomini perimetrali in grado di difendere benissimo a parte (spesso) Cody Martin (assente nelle due sconfitte con i Bulls e presente all’ultima uscita vittoriosa, invece), i vari Ball, Rozier, Oubre Jr. e ancor peggio Bouknight soffrono, per svariati motivi le situazioni di uno contro uno.

Rozier, arrivato dalla panchina di Boston e conosciuto in primis come difensore, si è adattato soprattutto a un ruolo differente nella Queen City, passando come titolare nel ruolo di SG, laddove c’era bisogno di segnare punti.

Qui abbiamo una classica e basilare azione per Charlotte: Mason con palla in mano pronto per giocare un possibile pick and roll o un hand-off con Ballò ma Dosunmu rimane agganciato alla nostra star spezzando il blocco quindi, dato che i lunghi degli Hornets non hanno grandi capacità di attaccare in uno contro uno (eccetto qualche rara volta Harrell), riparte la mezza ruota con Rozier che prende vantaggio su un LaVine troppo scollegato e riuscendo ad attaccare il ferro grazie alla sua abilità, “scivola” oltre l’aiuto di Vucevic terminando con un appoggio vincente.

Va da se che il dispendio energetico sui due fronti lasci a Terry che già ha qualche problema naturale per via dei cm, meno energie mentre Bouknight è inesperto così come Ball al quale viene spesso mossa la critica di essere più interessato all’attacco che alla difesa, un po’ come pare Oubre Jr..

Altra azione presa ed analizzata insieme a coach Matteo Vezzelli.

Classica no defense americana con Gallinari a portare un blocco altissimo a metà campo, tanto per veder cosa fa la difesa. Proprio Rozier e la difesa escono allegri su questo blocco altissimo con Terry che rimanendo laterale concede la penetrazione a Young mentre i giocatori in area non chiudono né la penetrazione né l’ingresso laterale sul lato debole rimanendo in una zona ibrida così Young, giunto sulla linea del tiro libero alza la parabola per l’alley-oop di Capela (tenuto da Martin che cerca l’anticipo essendo in mismatch da small Ball). Ovviamente il tutto nasce da una penetrazione talmente semplice che mette in risalto la disorganizzazione e l’impreparazione della difesa di Charlotte.

Il game plan difensivo basico di Borrego, in genere, si basa però sullo stringere attorno al portatore di palla o al futuro portatore di palla cercando di intervenire sul pallone stringendo, raddoppiando o anticipando l’uomo in possesso o destinato ad entrare in possesso della spicchiata.

Si capisce che questa tattica, se saltata, sia rischiosa, specialmente quando mani sapienti riescono a smistare il gioco (Jokic e Young per citarne un paio sui quali ultimamente non è riuscita l’idea).

Inoltre poche volte Borrego è stato capace di cambiare una partita tramite alcuni accorgimenti, in corsa praticamente nullo mentre ha fatto bene contro Milwaukee andando a prendere alto Antetokounmpo per non farlo lanciare a canestro o è riuscito in occasione della vittoria su Philadelphia a limitare Embiid con i Sixers che non si aspettavano, stranamente, una particolare simile pressione.

De facto, il mio principale capo d’imputazione nei confronti di un coach rifirmato frettolosamente durante la stagione (dal mio punto di vista il colpevole massimo è Jordan) si potrebbe riassumere nella famosa frase di massima: “L’attacco vende i biglietti, la difesa vince le partite”…

Il coach non avrà avuto tutti gli elementi adatti per costruire una più solida difesa – a partire da Plumlee, deludente rim protector – ma si è evinto anche come abbia cambiato tardivamente opinione e solo per contingenze, il suo credo da small ball dopo l’infortunio di Hayward, l’inserimento in quintetto di Oubre Jr. che non ha dato i frutti sperati negli equilibri della squadra (da lui citati sul caso Ish Smith) fino a trovare finalmente in P.J. Washington un ruolo più adatto (PF) per farlo rendere meglio rispetto a quello da centro, rispolverato nei play-in a tratti dove, infatti, è stato bistrattato.

La cosa peggiore dal mio punto di vista è stata tuttavia che, Borrego, sentendosi in dovere di far risultato, abbia optato per tutta quella serie di giocatori di talento ed esperti che hanno creato quel suo nucleo di (9 in genere) giocatori da rotazione che garantissero alla fine la maggior possibilità di vittoria.

Quasi nulla da dire trattandosi di basket professionistico ma aver eliminato i giovani inesperti dal progetto li ha fatti crescere meno del previsto in fatto di confronto ed esperienza su un parquet NBA ed il risultato è stato ugualmente il non raggiungimento della post season anche se a parziale discolpa del coach c’è l’argomento Hayward, altro infortunio pesante che tratteremo in classifica singoli sotto il profilo del giocatore sebbene a febbraio il brutto periodo di Charlotte che ha accumulato 13 sconfitte in 17 partite sia coinciso con l’infortunio di Gordon.

L’introduzione di Montrezl Harrell ha dato una spinta alla squadra ma era chiaro sin da subito che quello scambio da solo non avrebbe potuto far volare gli Hornets.

Senza un protector rim, la difesa di Charlotte nei pressi del ferro è stata attaccata ripetutamente perché vulnerabile e gli Hornets non saranno una squadra certa di partecipare ai PO fino a quando non colmeranno questa lacuna.

Le partite perse al supplementare (7 su 7) sono altro materiale su cui recriminar come quelle vinte dalla terna per Cleveland e Miami, proprio allo Spectrum Center con ripetute decisioni che hanno danneggiato gli Hornets ma gli episodi non bastano a spiegare la stagione.

Charlotte ha perso, nonostante una squadra giovane che avrebbe dovuto avere più energia nei finali e negli OT perché spesso in attacco si sono prese decisioni avventate, errate dal punto di vista della selezione dei tiri, anche da parte degli uomini di maggior talento.

Problema rilevato anche da Bridges, il quale che dovrebbe prendersi meno triple rischiose in momenti delicati, che ha detto: “Dobbiamo migliorare la difesa e il nostro processo decisionale, specialmente in tempi di crisi”.

Urge quindi cambiare mentalità da parte dei giocatori ma soprattutto da parte della proprietà perché replicare una lampante uscita al primo turno non è un miglioramento per una città che non vince un turno di playoff dal 2002…

Serve che Kupchak rimanga al suo posto, sia investito di credibilità e denaro (non soldini di cioccolato), non serve che provi a fare miracoli addossandogli poteri taumaturgici e che la guida tecnica cambi perché nonostante la simpatia per il coach, un’altra annata spettacolare, magari anche vincente nel record ma deludente quando conta, da mettere i programma oggi, alla luce dei fatti, sarebbe un suicidio improponibile.

Il mercato

Gli Hornets hanno i contratti di Miles Bridges, Montrezl Harrell, Cody Martin e Isaiah Thomas in scadenza oltre ad avere necessità di trovare davvero un centro che sposti dopo anni di mediocrità.

Ovviamente l’offseason diventa cruciale per costruire una struttura solida che punti a migliorare sensibilmente la squadra per arrivare ai PO.

Ball sarà sicuramente il punto cruciale, mettergli intorno una squadra che non lo porti a frustrarsi come Walker dopo anni di stenti dovrebbe essere la priorità per una squadra che rischierebbe tra un paio d’anni di veder volar via un suo uomo franchigia.

Per fare questo bisognerà cercare di rinnovare Bridges che con il suo agente è intenzionato a chiedere il massimo, limando possibilmente qualcosa nell’ottica di avere un roster più competitivo poiché lui dice di voler rimanere.

Le scadenze contrattuali di Briges e Martin insieme a quelle possibili di Harrell e Thomas sono aspetti in primo piano, in azzurro la team option a favore di Charlotte che vedrà se rifirmare Jalen McDaniels o vedere se lasciarlo andare avendo altre offerte mentre i contratti non garantiti di Oubre Jr., Richards e Plumlee potrebbero anche essere usati come merce di scambio.

Gli altri tre giocatori citati potrebbero essere buoni punti di partenza ma non è detto che vengano rinnovati (soprattutto Harrell e Thomas, Borrego ha detto che lui e società devono ancora decidere sul da farsi e anche sull’ex Wizards non ci sono certezze al momento) ma comunque sia, le aspettative sulla squadra, dopo l’eliminazione preventiva ai PO, saranno sicuramente più alte, anche se la sciagura Borrego (rinnovato lo scorso agosto) dovesse mantenersi in sella come head coach.

Charlotte avrà la tredicesima e la quindicesima scelta, ottenuta grazie a New Orleans che battendo i Clippers ed inserendosi ai playoff (contro Phoenix) è uscita dalle 14 squadre fuori protezione nella sign-and-trade che ha portato Devonte’ Graham a NOLA.

Cosa fare di queste scelte sarà competenza di Kupchak, se siederà ancora sulla sua comoda “cadrega” da GM, traballante (secondo alcune voci).

Di certo, qualsiasi sia il GM, Charlotte avrà le priorità sopraelencate ma c’è una situazione che potrebbe stravolgere un po’ il nucleo del team.

Gordon Hayward guadagnerà oltre 30 milioni per la prossima stagione che per un giocatore così volubile dal punto di vista fisico sono un’enormità.

Charlotte per due anni su due ha sperimentato la sua assenza nei momenti decisivi, un problema reiterato che non può essere più ignorato.

La caviglia di Gordon è così fragile che potrebbe renderlo molto difficilmente scambiabile, per questo le voci di un possibile scambio con Russell Westbrook, già cercato da Charlotte lo scorso anno (altro pallino di Jordan), inviso ormai ai tifosi gialloviola, potrebbe essere una soluzione che accontenterebbe tutte e due le squadre se gli Hornets (anche per compensare all’enorme costo della guardia Lakers) aggiungessero Rozier (voci) o qualcuno dal contratto in scadenza 2023, vedi Oubre Jr. o Plumlee che sarebbero probabilmente ceduti senza eccessivi rimpianti.

Di certo Charlotte non può più nascondersi nell’eterno Giorno della Marmotta e deve uscire dal suo atarassico torpore per volare, altrimenti probabilmente tutto sarà sprecato a Charlotte, “essere belli” non basta.

Statistiche stagionali

Singoli. Statistiche da Basketball-Reference.com
Squadra. Statistiche da Basketball-Reference.com.

Parallelismi

Classifica voti singoli

15) Vernon Carey Jr.: 5,50

Ormai uscito dal roster a febbraio in direzione Washington, l’abbiamo visto proprio contro i nostri Hornets nell’ultima sfida di Regular Season dove ha fatto il suo (sbagliando qualche FT di troppo) ma l’impressione è stata che non abbia voluto forzare e rompere le uova nel paniere ai suoi ex compagni alla ricerca di una vittoria poi inutile.

Sembrava essere un giocatore molto più promettente dopo la gara fatta intravedere l’annata precedente a Brooklyn ma per ora sembra essersi ridimensionato molto e non ci sono particolari recriminazioni o nostalgie sull’operato di Kupchak anche in funzione dell’arrivo di Harrell.

Gli si augura di tornare ad essere un discreto giocatore trovando più spazio di quello che avrebbe probabilmente meritato a Charlotte in un contesto nel quale non avrebbe potuto – anche volendo – far peggio di alcune prestazioni di pari ruolo.

18) Arnoldas Kulboka: 5,75

Nella penultima partita casalinga era stato l’unico uomo tenuto in panchina da Borrego.

Nell’ultima uscita il coach gli ha dato qualche minuto nel garbage time ma, perlopiù ignorato dai compagni, su passaggio di Bouknight non è riuscito a segnare pur avendo provato una tripla dall’angolo.

Per lo più ignorato dai compagni, il giocatore degli Swarm ha bisogno di metter su qualche muscolo in più e di almeno un’altra stagione a Greensboro per migliorare anche le sue statistiche da fuori che dicono 44,2% con l’88,4% ai liberi sono già ottime sebbene non siano state prese in considerazione da Borrego che evidentemente non crede nella sua difesa un po’ deficitaria.

17) Kai Jones: 5,92

La cosa più esaltante della sua stagione chiusa con un 9/14 (½ da tre punti) dal campo per 22 punti totali, a parte qualche jam, è stata la sua chioma bicolore nelle ultime partite.

Un teal e un blu, forse tendente al viola, creato dalla madre che ha preso un abbaglio nel colore come noi su Kai credendo potesse esser più partecipe ma, ancora inesperto, ha terminato la stagione con 21 presenze, molte da garbage time.

Per lui l’appuntamento è rimandato al prossimo anno, le potenzialità atletiche, l’esplosività e la rapidità sono state le caratteristiche sulle quali ha scommesso Kupchak e sembrano più intatte che mai.

16) James Bouknight: 5,95

Mi aspettavo di meglio da James al primo anno.

A livello caratteriale sembra essere il nuovo Monk e questo non fa ben sperare.

Deve cercare di fare buon viso a cattivo gioco nel senso che, se non sai difendere, non puoi pretendere di giocare molti minuti.

9,8 minuti di media, 4,6 punti a partita con un basso 34,8% al tiro che curiosamente non si discosta molto dal 34,7% da tre punti (accettabilissimo per un rookie).

Sopra i 15 punti è salito solamente due volte: a Toronto, pur nella sconfitta ha realizzato 18 pt. (6/11) mentre in casa contro Sacramento è stato decisivo accendendo la lampada magica dell’attacco Hornets terminando con 24 punti (9/14) ed aiutando la squadra ad ottenere una sofferta vittoria.

Il battibecco con Borrego, nonostante le parole di comprensione del coach, ha fatto sì che James rimanesse ancor più in disparte per il cannoniere di Greensboro che in 7 uscite ha tenuto una media di 21,4 punti, 5,9 rimbalzi e 5,0 assist ma al rientro con Charlotte tra infortuni (presunti o veri) e la parziale compromissione del rapporto con il coach ha accumulato solamente 8:44 minuti in tre uscite ad aprile dopo aver saltato interamente marzo.

Punto interrogativo sulla situazione della young SG se dovesse rimanere Borrego: sarà rilanciato o finirà nel dimenticatoio?

Probabilmente in casa Hornets ci saranno alcune cose da sistemare e l’estate potrebbe anche essere rovente, foriera di cambiamenti imprevisti, chissà che i suoi 4,3 milioni da sophemore possano essere indigesti a MJ (il quale aveva già cercato di far rimettere i piedi per terra al ragazzo in prestagione) in una simile condizione.

15) Scottie Lewis: 6,00

Impossibile farsi un’idea su di lui, sul suo possibile apporto alla causa degli Hornets in due uscite per 7 minuti totali dove ha splittato due liberi, servito un assist e rubato un pallone.

La SG del Bronx è parsa molto atletica anche se non muscolosa, piuttosto longilinea ma scattante, avrebbe potuto essere un’arma più utilizzata da Borrego nel suo gioco difensivo fatto di pressing, raddoppi e giocatori flottanti.

L’impressione è che si sarebbe potuto aggiungere a Martin come partner ideale dalla panchina in qualche partita anche se il suo contratto a due vie lo avrebbe limitato numericamente nelle uscite ma insieme a Kulboka è stato pressoché ignorato.

14) Mason Plumlee: 6,01

Il nuovo centro degli Hornets si è rivelato esattamente ciò che mi aspettavo fosse.

Un giocatore che non avrebbe spostato gli equilibri della squadra che necessitava di un rim protector atletico mentre è arrivato un centro piuttosto compassato nei pressi del pitturato che

in 24,6 minuti di media (fiducia concessa a metà anche se in parte per farlo render di più e tutelarlo maggiormente da possibili infortuni a 32 anni) ha messo su 7,7 (5,3 i difensivi) rimbalzi a partita e uno 0,7 nelle stoppate…

In attacco lo sapevamo, non è uno scorer e le iniziative personali sono limitate ma la media a 6,5 punti è bassa anche per via di un drammatico 67/171 (.392) dalla lunetta che ha trascinato anche i fan nello sconforto ogni qual volta Mason si presentasse dalla linea.

L’assistente allenatore (ex Raptors) Triano ha lavorato con lui per fargli cambiar mano di tiro, una soluzione inusuale che ha funzionato meglio del previsto.

Con la mancina Mason è risultato esser più preciso e se prendessimo in esame da game 74 (partita casalinga contro Utah) in poi, almeno avrebbe un 50,0% (8/16) a gioco fermo.

Poi, va bene, tanto pick and (soluzioni come roll per l’alley-oop o drag) a beneficio dei compagni, buoni passaggi schiacciati e filtranti per i back-door degli esterni ma il suo 3,1 negli assist non compensa la mancata presenza difensiva contro centri più validi.

A volte sembra un automa, un soldatino che fa il suo compito, attratto solamente dal suo senza guardare la situazione di pericolo maggiore nei pressi del ferro.

Capela nello scontro play-in l’ha sovrastato e Borrego è dovuto ricorrere anche a una soluzione peggiore svoltando nuovamente con P.J. Come centro lasciando a Mason il parquet per pochi minuti.

Con un contratto biennale a 8,5 milioni per il prossimo anno, Charlotte potrebbe anche tentare di scambiarlo sebbene i suitor non credo siano tantissimi ed esaltati dalla possibilità d’accaparrarselo.

13) Nick Richards: 6,05

Il giamaicano era entrato nelle grazie del coach a inizio annata superando la concorrenza di Vernon Carey Jr. messo in disparte.

Quando c’è stato bisogno di lui, Borrego l’ha sperimentato per qualche minuto ma avendo ancora un’idea da small ball in testa, Nick non è riuscito a giocare quei minuti che gli sarebbero spettati per ruolo.

Quando sembrava potesse giocar di più è arrivato Harrell a togliergli definitivamente quel poco spazio di cui godeva, sintomo che il coach non gli da poi tutta quella fiducia che sembrava riporre in lui a inizio stagione.

Questo anche perché l’isolano ha pochi colpi offensivi nelle mani rimanendo pragmaticamente un centro difensivo, rognoso e spigoloso quel che basta per cercare di farsi rispettare tanto che Boston e Phoenix hanno incassato da lui tre stoppate nonostante la nostra sconfitta mentre Memphis e Washington ne hanno subite due a testa con gli Hornets vincenti in questi casi.

12) JT Thor: 6,10

33 apparizioni, 7,9 minuti di media, spesso ritagliati quando la partita non conta.

Ha avuto il suo momento clou in una partita casalinga con Philadelphia (persa di 3 nonostante gli 8 punti con 3/5 al tiro di JT in 20:24) dove si è esaltato in schiacciata ma poi è tornato nei ranghi con qualche problema psicomotorio nel senso che la sua lunghezza non gli sta ancora permettendo una coordinazione rapida per arrivare sui rimbalzi a portata (nonostante l’altezza) e non lo avvantaggia nel prendersi un tiro, specialmente quello da fuori dove sembra che caricando dalle gambe e passando alla colonna vertebrale ci sia un effetto domino, sia per la lentezza con la quale carica il tiro, sia per la postura che la meccanica.

Va meglio quando può prendersi un open, da marcato il tiro da oltre l’arco è altamente sconsigliabile, infatti, ha terminato con un 7/27 (25,9%) contro, invece, un ottimo 17/28 (60,7%) da due punti.

Giocatore da sviluppare che deve fare esperienza (26 falli commessi, 15 sul tiro), senza fretta, a patto che riesca a superare i suoi limiti in lentezza, la taglia gioca dalla sua ma deve riuscire a farla rendere equilibrando le proprie caratteristiche.

11) Ish Smith: 6,11

L’originale charlottean ormai è già storia.

Durato soltanto mezza stagione nella sua città natia, paga il rollercoaster delle prestazioni pessime fornite al tiro in qualche serata.

La scheggia impazzita degli Hornets ci ha regalato parti importanti di punti (principalmente con le sue rapidissime incursioni e jumper in arresto e tiro) in vittorie prestigiose (Brooklyn alla prima uscita esterna, Denver e L.A. Lakers) ma la sa maniera di giocare un po’ scollegata dal resto della squadra anche andando a prendersi dei tiri senza rimbalzisti attorno, ha fatto sì che gli Hornets lo rispedissero al mittente non appena avuta la possibilità di accaparrarsi Harrell.

2,6 assist in 13,8 minuti (a Washington ne ha giocati 22 di media con 5,2 assist) non sono una statistica scarsissima ma il 39,5% al tiro ed il 63,2% (non è mai stato un gran tiratore dalla lunetta) nei FT non sono dati esaltanti.

10) Jalen McDaniels: 6,11

Giunto alla fine del terzo anno in un ruolo ormai definito di subentrante dalla panchina, ci si chiede quale giocatore sia realmente McDaniels.

Se durante la sua prima annata, quando Borrego ha potuto permettersi di schierare tutta la linea verde poiché non aveva nulla da perdere ormai, Jalen era sembrato un giocatore inaspettatamente quasi da favola, lo scorso anno un deciso passo indietro ha caratterizzato lo sviluppo di questo giocatore.

La sua prima parte di annata ha girato tra alti e bassi ma è stata tranciata da un infortunio alla caviglia che gli ha fatto saltare la bellezza di ben 19 partite consecutive.

Al rientro ci ha messo un po’ per riprendersi fino al finale di stagione dove ha fornito qualche prova decisamente convincente ma il suo leggero abbassamento di voto è dovuto anche a qualche partita in non perfette condizioni fisiche.

Il suo minutaggio ed i suoi punti sono leggermente calati (16,3 e 6,2 rispettivamente) a confronto dello scorso anno (19,2 e 7,4) ma sono aumentate le percentuali al tiro con un buon 48,4% dal campo e un 38,0% (41/108) da tre punti.

Jalen rimane sempre un giocatore longilineo e filiforme che ha scarso peso a rimbalzo (il 3,1 d media è il suo peggior dato in tre anni) ma l’utilizzo che ne ha fatto Borrego difensivamente (spesso) ha fatto sì che grazie alla sua mobilità e alla sua pressione, si riuscisse in determinate partite a confondere e forzare TO da parte di squadre sorprese da un lungo, se non atipico, abbastanza particolare.

In attacco se la cava meglio (116 di ORtg contro il 114 di DRtg) anche perché ha maturato più esperienza ed è in grado di tentare fade-away su una gamba in uno contro uno, questo gli ha fatto evitare almeno di prendere stoppate (lo scorso anno aveva ottenuto 9 and1 contro 23 stoppate subite) che quest’anno sono state 5 a fronte di 6 and1…

Un giocatore che potrebbe essere utile se inserito in un buon contesto per essere per gli avversari quel fastidio proveniente dalla panchina, oltretutto sugli scarichi mi piace come sta trovando mano con ottima precisione.

Con un contratto da un milionenovecentotrentamila dollari per il prossimo anno, difficile Charlotte se ne privi poiché il costo è risibile.

E’ uno dei tanti contratti che andranno in scadenza nel 2023 e Charlotte forse vorrà vederlo ancora all’opera per una rifirma o pensare di lasciarlo libero alla naturale scadenza.

09) Kelly Oubre Jr.: 6,14

Un po’ la delusione personale della stagione.

Che fosse discontinuo si sapeva, che Borrego riuscisse a portare al parossismo le sue caratteristiche era difficile da pensare.

Un giocatore quasi interamente dedicato al perimetro come un omino del calcio balilla ancorato alla stecca, Kelly trova spazio negli angoli e sulle diagonali per farsi servire per il tiro.

553 tiri da tre punti sui 932 totali, un 59,3% di fiondate da oltre l’arco che hanno prodotto 191 canestri (battendo il record Hornets per canestri dalla bench appartenuto a Dell Curry con 164/406 e il 40,4% in un’epoca dove si tirava molto meno da oltre l’arco) con il 34,5%, spesso in serate da striscia dove l’esagerazione (vedi ad Indianapolis) è stata inutile regola a fare da contraltare a serate nerissime durante le quali l’apporto da scored di Oubre Jr. sarebbe servito davvero.

Più raramente si è andato ad avventurare nel pitturato anche se quando l’ha fatto è riuscito a volte a far valere la sue esplosività con schiacciate esplosive sebbene 43 volte abbia subito l’onta di una stoppata ma abbia prodotto anche 28 and one soltanto che la piaga del tiro libero ha colpito anche lui quest’anno.

66,7% dalla lunetta, escluso il suo anno da rookie (63,3%) è il peggior dato statistico di Kelly nei suoi 7 anni di carriera NBA.

Il suo contratto biennale, esattamente come quello di Plumlee si presta perfettamente per uno scambio.

Un contratto formulato per una rifirma nel caso in cui fosse andato bene ma nella valutazione complessiva di un Kelly da una sufficienza risicata anche in funzione dell’apporto previsto, valutarlo come moneta di scambio non sarebbe impensabile giacché la sua difesa ha lasciato parecchio a desiderare con una palla rubata a partita per compensare le lacune di posizionamento, scivolamento e close-out.

Alla fine ha disputato per ORtg (statistica che si basa sui punti segnati o subiti ogni 100 possessi) una stagione da 111 punti realizzati (la migliore in carriera) ma ben 115 subiti (la sua peggiore in NBA) in DRtg…

08) P.J. Washington: 6,25

P.J. Washington ha iniziato la stagione con voci che l’hanno infastidito parecchio e che riguardavano sua moglie Brittany Renner e un possibile divorzio con mantenimento tanto da farlo uscire allo scoperto dicendo: “Stop the cap”, ovvero, “Basta bugie”…

Se mentalmente la cosa può averlo scosso un po’, i problemi peggiori sono arrivati dal campo dove ha passato tutta la prima parte abbondante di stagione in un ruolo non suo, quello di centro ritagliato da Borrego in funzione di un’ideologia da small ball ispirata più da qualche sciamano drogato che dalle reali possibilità di P.J. di adattarsi a quel ruolo.

Anche e vi sono state serate nelle quali P.J. ha lottato contro i migliori centri della lega riuscendo a limitarli, spesso non è accaduto e ha sofferto peso e cm delle controparti, inoltre per diverse caratteristiche è poco adattabile al ruolo anche se la sua aggressività, prima pressoché nulla, è aumentata.

La svolta con l’infortunio di Hayward e la necessità del coach di ripristinare una difesa almeno decente che stava imbarcando acqua da tutte le parti.

Tornato titolare in quintetto come ala grande, le sue prestazioni sono migliorate e ha variato anche il suo gioco recentemente andandosi a prendere tiri dal pitturato (alcuni importanti e un po’ wild nel finale di stagione) o fiondandosi a canestro per schiacciate o appoggi, indipendentemente dal fatto di esser servito o in palleggio perché pare avere acquisito più convinzione e una bidimensionalità offensiva dopo averlo visto quasi soltanto dedicarsi al gioco della tripla.

Alla fine della stagione è riuscito a salire sul carro degli uomini oltre i 10 punti (7° scorer del team con 10,3 punti) grazie a un 47,0% al tiro, dato più interessante è lo 0,9 nelle stoppate che gli basta per essere in testa al team nonostante la cifra non sia stratosferica.

Gli assist sono sempre pochi (2,3, media perfetta tra le annate precedenti chiuse a 2,1 e 2,5), ma soprattutto in 27,2 minuti di media sul parquet i suoi 5,2 rimbalzi (solamente 3,9 i difensivi) fanno sì che Charlotte soffra sotto le plance.

L’avrei bocciato nettamente fino a qualche tempo fa anche perché mantiene alcuni difetti… avrebbe bisogno di più rapidità e reattività sia nell’andare a rimbalzo che nel contenere il primo passo ma almeno è tornato ad essere un giocatore più che sufficiente sebbene un upgrade si potrebbe trovare ma nella situazione salariale in cui versa Charlotte, la versione migliore di P.J. Washington potrebbe andar anche bene se il contorno fosse ricco.

07) Isaiah Thomas: 6,38

La point guard Isaiah Thomas è arrivato a sorpresa in febbraio quando l’occhio lungo di Kupchak ha scorto l’occasione per accaparrarsi l’ex campione NBA che in tre partite stava viaggiando all’astronomica cifra (chieder anche a Greensboro) di 41,3 punti di media.

D’accordo, gli oltre 37 minuti e una titolarità che a Charlotte non avrebbe avuto ma chi meglio di lui per puntare come scommessa dopo aver visto la sessione di riparazione scadere?

C’era da rimpiazzare il ruolo di PG di riserva rimasto orfano dopo la partenza di Ish Smith ed Isaiah Thomas, ancorché fossi scettico, ha saputo ritrovare una breve seconda giovinezza dando verve all’attacco di Charlotte dimostrando di aver ancora molti punti nelle mani.

Nonostante qualche serata a vuoto con basse percentuali è stata una buona acquisizione perché diverse volte ha fatto scattare la scintilla dalla panchina trovando punti preziosi fuoriusciti dai suoi polpastrelli e nonostante un’altezza di soli 175 cm ha avuto due o tre serate durante le quali si è speso molto e ha difeso bene dando vantaggi a Charlotte in una fase, quella difensiva, critica.

17 partite, 12,9 minuti, 8,3 punti e 1,4 assist di media per “Pizza Guy” che ha chiuso anche con un 39,7% da oltre l’arco e un 14/15 (una garanzia) dalla lunetta.

Il plus/minus totale di +14, giocando spesso con elementi dalla panchina dice che non ha fatto affatto male, anzi, è stato uno degli artefici del miglioramento di Charlotte nel finale di stagione.

Il suo attuale contratto da 276,039 dollari è ridicolo per la NBA e se le parti si accorderanno per un aumento non eccessivo (se non ci saranno squadre concorrenti che offriranno di meglio a Isaiah), perché non tenerlo anche l’anno prossimo come ricambio di Ball?

Charlotte, da quel che si dice, non ha probabilmente in programma Thomas (che ha ringraziato la città e ha detto che questa squadra ha qualcosa di speciale) per il prossimo anno ma il trentatreenne IT potrebbe far da chioccia a LaMelo e fornire un buon contributo dalla panchina quando chiamato in causa.

06) Gordon Hayward: 6,44

Il giorno dopo che gli Hornets persero al play-in contro Atlanta, Gordon Hayward è entrato nella sala stampa dello Spectrum Center con il piede sollevato e ingessato.

Mentre cercava di salire su un palco dove c’era il microfono ha messo il ginocchio sinistro sul palco, si è spinto su un piede e ha zoppicato fino al microfono.

La partita contro Atlanta l’ha vista da casa sua, impossibilitato a viaggiare a causa di una frattura ossea al piede sinistro.

Oltre ad aver preso il Covid-19 due volte questa stagione, come sappiamo, l’ennesimo K.O. subito contro i Raptors gli ha fatto perdere due mesi di stagione.

La caviglia pareva esser guarita e il 2 aprile è rientrato sul parquet partendo dalla panchina ma già dalla partita successiva Gordon era nuovamente ed inaspettatamente out avendo scoperto in seguito di avere una frattura ossea causata dalla distorsione.

“Fa schifo che tu debba guardare la partita e non essere in grado di essere là fuori e contribuire”, ha detto Hayward.

“Giochi a basket e metti tanto lavoro per esserci in quei momenti”.

Hayward, giunto a metà del suo quadriennale da 120 milioni di dollari, ha saltato 28 partite la scorsa stagione e 34 partite quest’anno.

Quando è sano e gioca, Charlotte è indubbiamente più equilibrata ed efficiente.

È indubbiamente uno dei migliori giocatori degli Hornets che da equilibrio alla squadra anche facendo cose secondarie non disdegnando l’attacco.

Ha una media di 15,9 punti, 4,6 rimbalzi e 3,6 assist in 49 partite in questa stagione.

L’allenatore degli Hornets James Borrego ha detto che contro gli Hawks è mancata l’esperienza da veterano di Hayward.

Ha definito Hayward una “forza stabilizzatrice”.

“È probabilmente il nostro giocatore più affermato”, ha detto Borrego.

Ovviamente, sebbene Gordon dica che vede un futuro brillante per questa giovane squadra e che cercherà d tornare a posto fisicamente (ammettendo che sarà difficile dopo questa travagliata stagione), Charlotte, nonostante un contratto penalizzante da 30 milioni per il prossimo anno e con un’aggiunta da trade kicker del 15% che Charlotte dovrebbe pagare in caso di cessione (a meno che il giocatore non vi rinunci), gli Hornets potrebbero fare un pensierino per cederlo.

Per conto di recenti voci, il sostituto potrebbe essere Russell Westbrook, già cercato la scorsa estate dagli Hornets, altro pallino di Jordan dal contratto esoso, ormai inviso ai tifosi losangelini sponda gialloviola che potrebbe anche accasarsi in North Carolina in una trade tra più giocatori per bilanciare i contratti (considerando la possibilità di una rifirma di Bridges al massimo stipendio possibile) ma anche per offrire a Los Angeles qualcosa di più di un giocatore che potrebbe aumentare l’affluenza di un’infermeria già parecchio intasata a casa dei Lacustri.

05) Montrezl Harrell: 6,46

Il suo contratto scade questa estate e ha una player option a favore.

Con il mercato degli Hornets in possibile fermento con decisioni importanti da prendere per il futuro della squadra, “Trezz” nonostante la buona parte di stagione giocata con gli Hornets (uno dei pochi a salvarsi al play-in) potrebbe non essere una priorità per la franchigia.

Oltretutto il giocatore della North Carolina non ha risolto del tutto i problemi sotto le plance di Charlotte essendo sottodimensionato.

Intendiamoci, Harrell ha svolto un gran lavoro per quello che ha potuto fare con il suo fisico, ha pareggiato il record di Anthony Mason per tiri consecutivi realizzati dal campo dimostrandosi molto concreto grazie anche a un fisico compatto in grado di spostar diversi avversari di peso sotto canestro, eppure… con la concorrenza meno costosa di Jalen McDaniels in PF e un JT Thor alla finestra non ci sarebbe da stupirsi se gli Hornets (anche in chiave Bridges) rinunciassero a fargli un offerta per tenerlo vicino casa (lui è di Tarboro N.C.).

Lui ha dato un’iniezione di fiducia alla squadra, ha messo grinta e coinvolto i compagni assumendosi una parte di leadership (anche se non è esattamente il mio modello ideale ricordandomi – detto ironicamente – più qualcuno che aiuta ad attraversare la strada alle vecchiette ma poi va a fare le rapine) nello spogliatoio gestito da Borrego.

28 anni, 6 anni di esperienza, 11,4 punti di media con Charlotte (64,5% al tiro, terzo nella NBA tra WAS e Charlotte) in 21,0 minuti di media.

Il problema è che in fondo, Charlotte cerca un centro con cm, capacità difensive a rimbalzo (lui ha chiuso con 4,9 totali) e da intimidatore con una stoppata (solo 0,5 a partita) facile, non è un difensore molto reattivo.

Se poi sapesse anche tirare da tre come Turner sarebbe perfetto ma gli Hornets negli ultimi anni si sono accontentati di centri più classici (purtroppo mediocri per lo più) che non hanno mai avuto la capacità di allargare il campo o essere un fattore determinante offensivo in grado di sviluppare da soli molti punti.

Harrell non ha un tiro da fuori ma riesce a farsi rispettare sotto i tabelloni.

Il difetto è un carattere fumantino dalla parlantina facile che gli costa di tanto in tanto qualche espulsione, il lato oscuro che gli serve per darsi la carica.

Viene da chiedersi se non dovesse essere rifirmato che esultanza mostrerà Ball giacché spesso nelle ultime partite l’avevamo visto imitare “Trezz” nel battersi i pugni sulla testa, un po’ come i fratelli Slag del Wacky Races e le loro clavate che ogni tanto distruggevano la Macigno-mobile.

04) Cody Martin: 6,47

Cody Martin è un altro di quei giocatori al quale andrà in scadenza il contratto.

Come Miles ha fatto sapere di amare la città che gli ha dato un’opportunità (anche se si è disgiunto dal gemello Caleb a Miami) ma al contrario del numero zero (al momento) non pare aver chiesto cifre particolari, anche se in opportuna sede sarà sicuramente d’uopo un adeguamento contrattuale che lo gratifichi per gli sforzi fatti giacché il giocatore uscito da Nevada che aveva firmato un contratto di tre anni con gli Hornets al suo ultimo anno (quello appena scorso) ha guadagnato “appena” $1,782,621, cifra bassissima (in aumento per il prossimo anno come da tabella mercato e forse più) per il suo apporto anche paragonata a contratti di gente che la NBA la vive da più tempo ma non ha la sua voglia e la sua resa.

120 in ORtg contro un 114 in DRtg, l’ala piccola Cody Martin, al momento, risulta essere uno dei migliori difensori di Charlotte anche se mantiene i suoi limiti.

Giocatore poliedrico capace anche di servire assist, incunearsi tra le maglie difensive e colpire da tre all’occorrenza, è il classico giocatore non ingombrante che si sacrifica per la squadra sputando polmoni e anima anche se non tutte le serate lo vedono al top.

Praticamente fa quello che fa Caruso per i Bulls, porta pressione, segna punti di rottura lasciando spazio ai compagni e non si tira indietro.

Una determinazione che giunge da lontano, “grazie” a un background nei suo anni da infante, non esattamente da famiglia ricca ed in un contesto eccessivamente sicuro.

48,2% dal campo con il 38,4% da tre punti, per un giocatore di 196 cm non è male.

Evidentemente ha lavorato sul tiro anche in lunetta (lo scorso anno era a 58,1%, quest’anno ha toccato il 70,1%) mentre i parametri delle principali statistiche sono tutti in aumento ma perché Borrego, volendo giocare una small ball aggressiva e mascherare i problemi sotto canestro, gli ha concesso ben 10 minuti in più di media rispetto l’annata precedente passando da 16,3 a 26,3 minuti sul parquet.

Nonostante ciò, le statistiche negative come TO e falli commessi sono rimaste pressoché invariate e i punti sono passati da 4,0 a 7,7.

Il suo high di punti in carriera è arrivato in questa stagione, il 15 dicembre a San Antonio, 21 pt. partendo da starter con 8/13 al tiro.

Giocatore che si è messo in risalto per la mancanza di alternative con le sue caratteristiche da non perdere assolutamente se possibile (con contratto da adeguare a cifre moderate) mettendogli intorno altri giocatori che creino sul perimetro una barriera solida riuscendo a difendere bene in uno contro uno con martin che potrebbe, grazie alle sue doti di rapidità, raddoppiare ed essere ancora più performante.

03) Terry Rozier: 6,64

“Scary” ha chiuso il suo terzo anno a Charlotte giocando meno partite ed avendo un minutaggio leggermente inferiore a quello dello scorso anno (34,5 contro il 33,7 della 2021/22), eppure, nonostante una stagione più appannata e meno clutch della precedente mi è parso che in alcuni settori sia migliorato.

Il risultato della squadra, no.

Terry Rozier non ricordava le parole esatte quando gli furono ricordate: “L’ho detto?” ha chiesto ironicamente Terry?

“Oh amico.”

A settembre, mentre Charlotte si preparava alla nuova stagione, Rozier ha menzionato come la stagione non sarebbe stata davvero un successo a meno che gli Hornets non avessero staccato un biglietto per la post season, pensiero condivisibile espresso dalla maggior parte dei tifosi.

Le speranze come sappiamo sono scomparse quasi subito ad Atlanta nel torneo play-in.

“Beh, abbiamo fatto il play-in, quindi credo di non essere super deluso”, ha detto Rozier.

“Volevo essere però nei playoff, solo per avere ragazzi come Miles Bridges e Melo, solo per averli in una serie per la prima volta. Volevo davvero che i miei fratelli più piccoli e un sacco di ragazzi in quello spogliatoio sperimentassero i PO per la prima volta solo per poter avere quella fame e solo per avere quel piede nella porta per tutta l’estate e lo sperimenteremo, che si tratti di noi insieme o qualunque cosa sia. Lo sperimenteranno. Ma lo volevo solo per loro più di ogni altra cosa”.

Tornando a parlare dei miglioramenti di Rozier a livello personale, sono andato quindi a vedere in cifre se l’assioma corrispondesse realmente anche in cifre e debbo dire che effettivamente è così sulle palle rubate, aver mantenuto un 1,3 è buon riscontro (l’attenzione molto vigile sui passaggi e raddoppi flottanti chiesti da Borrego hanno dato frutti in questa direzione), mentre nella gestione della palla ha dimostrato di aver saputo migliorarsi.

Ha più visione di gioco ed è altruista: passato da 4,2 assist a 4,5 passaggi decisivi a partita, perde anche meno palloni, da 1,9 è sceso a un impressionante 1,3 anche se il coach gli ha chiesto in alcuni momenti di portar palla, specialmente durante l’assenza del secondo play tanto che la stima di Basketball-reference.com lo da al 31,0% in PG contro il 69,0% della sua classica posizione da SG.

Rimane ancora uno dei principali scorer Hornets essendo terzo come lo è per numero di tiri presi.

E’ più efficiente al tiro di Ball ed Oubre Jr. ma meno di Hayward e Bridges.

Ciò che non va è spesso la perdita di aggressività difensiva accompagnata da problemi sugli screen roll portati da altre squadre che, uniti ai cm non himalayani lo costringe spesso ad essere in difficoltà difensivamente parlando anche perché, fattore chiave, il bisogno di Charlotte ed il suo sbilanciamento in funzione della fase offensiva, gli lascia meno energie per la fase opposta.

In qualche partita, specialmente ad inizio anno (penso contro Golden State), l’abbiamo visto annichilirsi come particella antimaterica a Curry e agli attaccanti avversari riuscendo a compiere un’ottima difesa ma questo tipo di situazione, adattata all’occorrenza su richiesta di Borrego, è stata una rarità.

115 di DRtg, dato alto, ovviamente le colpe non sono solamente sue, i difensori perimetrali di Charlotte che riescono a portare pressione con costanza e spesso con buoni risultati, praticamente non esistono se non si considerasse Martin e gli aiuti in suo soccorso non sono poi così validi tuttavia nello scambio, il suo 117 di ORtg racconta di come il suo stare sul parquet non sia poi così svantaggioso per gli Hornets…

In stagione ci ha regalato qualche numero da playground offensivamente parlando e mantiene, nonostante le critiche e la visibile scomparsa momentanea di fiducia in alcune partite – quando il tiro non gli entra – dove comincia a litigare con il ferro creando un reale problema per l’annacquato attacco di Charlotte, un buon valore ma deve tornare ad avere meno alti e bassi e più costanza per questo valuto la sua stagione come “rimandabile” anche se da voto alto perché avrebbe potuto rendere di più in alcune partite totalmente OFF.

02) Miles Bridges: 6,78

Bridges, il partner alley-oop di Ball, ha avuto un anno di carriera che lo ha portato a essere nominato per un posto tra i “giocatori più migliorati” per poi esser “scartato”.

Ha segnato 7,5 punti in più a partita ed è emerso come il miglior marcatore degli Hornets con 20,2 punti a partita, classificandosi al 23° posto nella lega.

Ha anche totalizzato il sesto maggior numero di punti segnati da un giocatore degli Hornets nelle ultime 20 stagioni e lo ha fatto con la free agency incombente che cercherà di massimizzare.

I numeri sono in parte dalla sua.

Il problema è che, nonostante la consistenza, la costanza e le folli cifre sempre in salita riguardanti i salari NBA, quei soldi Miles non li vale ancora e – anche se in un futuro non lontano, se i contratti dovessero impennarsi ancora potrebbe essere un buon affare firmarlo oggi con un multiyear – potrebbero limitare le esigenze degli Hornets nel completare il roster se Jordan tenesse fede al suo proverbiale braccino corto come proprietario, indisposto a spendere per la luxury tax.

La sua apparizione ai play-in ha poi dimostrato come lui e tutta la squadra non siano ancora in grado di competere ed essere maturi per giustificare contratti così onerosi anche perché nell’ultima uscita, dopo un’interferenza chiamata dalla terna su un tentativo di De’Andre Hunter la terna chiama un goaltending, dopo una serie di piccole decisioni – a torto o ragione – parse a favore di Atlanta, Miles si lamenta e prende due tecnici in pochi istanti e viene espulso mentre dice cose non simpatiche agli arbitri e li va a cercare, trattenuto dai compagni, con il pubblico di casa che festeggia vedendo ormai vicinissimo il traguardo.

Un idiota (come altro definirlo?) con una t-shirt gialla lo sbeffeggia, non capendo il momento e la frustrazione, lo ha preso in giro gesticolando e Bridges, diretto verso il tunnel degli spogliatoi, ha perso la testa cercando di scaraventargli addosso il paradenti che purtroppo ha colpito una sedicenne che non aveva nulla a che fare con la situazione.

“Quello che ho fatto è inaccettabile e me ne assumo pienamente la responsabilità” ha detto Miles che nel frattempo è già stato multato dalla lega per cinquantamila dollari.

“E’ stato un gesto che non appartiene al mio modo d’essere, non mi comporto così. Travolto dalle emozioni non ho avuto controllo: spero di poter essere messo in contatto con la ragazza per chiedere scusa di cuore e fare qualcosa di carino per farmi perdonare.”

Miles ha dimostrato di essere umano e fallibile al contempo e la sua completa stagione è stata messa un po’ in ombra dall’episodio ma non può cancellare le tantissime partite (scrivendo sul gioco) nelle quali è stato importante per la squadra.

01) LaMelo Ball: 6,85

LaMelo è l’emblema di una squadra che si è dissolta nel momento della verità ad Atlanta.

La sua stagione è stata senza dubbio di crescita esponenziale sotto diversi aspetti ma la cosa che mi preoccupa, dopo essermi sembrato abbastanza centrato, è un’immaturità in alcuni aspetti, simbiotica con la squadra.

Tatuaggio “Rare” ed esultanze discutibili a parte (vedi il ricaricare l’avambraccio come un’arma dopo una tripla), LaMelo non è mai stato troppo “ingabbiato” nei pochi schemi scelti da Borrego perché il numero 2 (cifra che non vorrebbe più mantenere sulla canotta, altro segno preoccupante da delirio di onnipotenza giacché dal prossimo anno punta alla 1) è arrivato con il marchio di giocatore talentuoso, fantasioso, in grado di accendere la squadra con i suoi passaggi.

In parte questo è vero ma la “disorganizzazione” lasciata volutamente da Borrego non sempre ha portato buoni frutti.

La lettura in corsa di Ball al gioco difensivo avversario è discreta ma non ottima, viene mitigata se non occultata dalla sua capacità di segnare runner e floater dalla media distanza che altri giocatori non hanno mentre sa dar anche palla al volo per gli alley-oop sugli sviluppi dei pick and roll (pur non avendo giocatori particolarmente forti fisicamente e adatti a chiudere spesso in codesta maniera) che lo portano spesso a chiudere queste azioni come già descritto.

Mettergli di fianco una serie di giocatori che si muovano senza palla sarebbe l’ideale ma a volte l’idea di 4 giocatori fuori, con la drive di Ball, diviene statica e prevedibile dalle difese avversarie.

Ball salì alle stelle nella sua seconda stagione e fiorì a livello Di All-Star, collezionando 20,1 punti, 7,6 assist e 6,7 rimbalzi a partita.

È solo il quarto giocatore nella storia della NBA ad avere una media di almeno 20 punti, cinque rimbalzi e cinque assist prima di compiere 21 anni, insieme a LeBron James, Luka Doncic e Tyreke Evans. I 1.508 punti, 571 assist e 501 rimbalzi che ha già accumulato lo mettono in compagnia del solo James. Nessun altro ha accumulato quei numeri in quelle tre categorie prima del loro 21 ° compleanno.

Il resto l’avete visto sul campo e la sua media altissima dice che Ball ha raramente steccato partite malamente (una purtroppo è stata quella dei play-in) dimostrando di dare dinamismo offensivo ad una squadra che secondo le impostazioni del coach ne aveva bisogno.

Ha bisogno di massimizzare il suo talento con giocatori intorno ottimali per dare al suo gioco più efficacia, limitando qualche soluzione da fuori range e puntando su gente che sappia farsi innescare per doti atletiche o tecniche sebbene una guida l’abbia ancora bisogno.

Nonostante ne abbia descritto i difetti, la sua stagione rimane – sotto gli occhi di tutti – positiva.

Charlotte potrebbe riuscire a “trattenerlo” ancora per tre anni ma per farlo rimanere e sentire a casa serve un progetto che oltre a dare una stagione vincente portino lui e la squadra ad essere una contender prima che le sibilline voci che già oggi mormorano lontane lo vogliano “ad Ovest”…

Tabella riassuntiva voti finali stagione

Voti ultime 10 partite.
Voti finali di stagione con personale giudizio.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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