Matchup key 47: Charlotte Hornets Vs Atlanta Hawks

Gordon Hayward Vs De’Andre Hunter

A cura di Igor F.

Le due squadre guidate dal battito animale (no, non è RAF ma mi riferisco a Calabroni e Falchi) sono entrambe reduci da tre vittorie consecutive.

Entrambe mirano al poker e mentre sul fronte ospiti la minaccia principale sembra essere sempre Young coadiuvato da Collins e il supporting cast.

In casa Hornets non sono solo i punti di Rozier a dare un tono di credibilità alla squadra ma diversi giocatori che intersecando le loro abilità stanno dando vita a un gioco corale offensivo che negli ultimi tempi ha prodotto 7 vittorie in 8 partite.

“Non stavamo cercando di farlo da soli”, ha detto l’allenatore degli Hornets James Borrego. “La palla si muoveva. Stava scoppiettando e ovviamente stavamo tirando. Questa è la nostra identità”.

Hayward potrebbe l’uomo che fornirà equilibrio a una squadra multifunzionale mentre dall’altra parte Hunter nell’ultima partita è stato un ottimo complemento per il team della Georgia.

Possibili svantaggi:

Innanzitutto bisognerà rendere difficile la vita all’attacco degli Hawks perché se gli Hawks non sono primissimi in molte statistiche offensive il rapporto AST/TO di 1,9 li pone al quinto posto (Charlotte è seconda con 2,1).

Vero è che il range di tiro smisurato e a volte esagerato e a bassa percentuale di Young (principale minaccia ma avvolgibile se dovesse giocare singolarmente) stravolge un po’ questa statistica, tuttavia bisognerà stare attenti anche all’impatto dei giocatori dei Falchi sotto il nostro canestro con particolare attenzione a Collins.

Atlanta è ottava per rimbalzi difensivi per cui bisognerà scegliere le giuste soluzioni per non sprecare troppo l’offesa.

Possibili vantaggi:

Giocare in casa, intensificare la swarm defense potrebbe essere un buon punto di partenza per i fast break mentre a difesa avversaria schierata Charlotte dovrà affidarsi – oltre alle entrate di Bridges di forza e fioretto che sono ormai tra l’incredibile, il circius e l’H.O.R.S.E. – al gioco di passaggi di squadra (Ball, Hayward, Rozier e Bridges sono tutti oltre i 3,5 a partita con LaMelo a 7,7) cercando di colpire alternativamente da tre punti (potrebbe essere una buona strategia se in serata) e di creare spazio per buoni tiri non contrastati o creare spazi dove il talento individuale dei noti singoli possa emergere.

Secondi nel “pace” gli Hornets potrebbero avere le armi per impostare sul ritmo voluto la sfida e mettere in difficoltà il coach natio di Raleigh (proprio in North Carolina), Nate McMillan.

Peccato per la perdita di McDaniels ma sull’altro fronte ecco Bogdanovic ancora out, Gallinari in day to day.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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