Wanna maker? No, Wanamaker.

Il proprietario Jordan illustra gli effettivi rinforzi della squadra a coach Borrego dopo la fine del mercato. Grazie al creatore dell’immagine satirica Fabrizio Getulli.

Chiuso il mercato (utilizzo questa pagina Sky per fornire le trade dell’ultima giornata di mercato disponibile salvo eventuali buyout: https://sport.sky.it/nba/2021/03/25/mercato-nba-2021-diretta#) gli Charlotte Hornets sembravano destinati a non smuovere il mercato ma all’ultimo istante si è diffusa la notizia che il play/guardia tiratrice Brad Wanamaker si sarebbe accasato agli Charlotte Hornets.

Wanamaker ai tempi del Fenerbaçe.

Nessuno, credo, stia facendo salti mortali o backflip vari a Charlotte perché ovviamente Wanamaker non sposterà nessun equilibrio a Est dove, mentre Miami si è accaparrata Oladipo e Chicago Vucevic, la situazione rimane apertissima e incerta.

Mentre Toronto, Miami e Chicago si sono rinforzate (bisognerà però vedere il responso del campo per quanto riguarda chimica e tattica), il mercato degli Hornets è rimasto bloccato dall’infortunio di Ball.

Senza di lui, Graham e Monk, due buone guardie in scadenza contratto che potrebbero battere cassa in estate sono tornate ad acquisire maggiore importanza così la loro eventuale cessione (diverse sirene per Graham) non si è tramutata in realtà per non coinvolgere i due appetibili giocatori in pacchetti per eventuali scambi.

Agli Hornets era stato chiesto probabilmente troppo sia per Harrell dei Lakers dalle voci di corridoio) e per Vucevic visto l’esborso che Chicago ha dovuto compiere dando anche due prime scelte insieme a Otto Porter e Carter per avere il montenegrino seguito da Aminu.

Kupchak, salvo miracoli da buyout (per Drummond paiono interessati i Lakers e Aldridge è seguito da Miami) non porterà a casa nulla in questa finestra di mercato a livello di lunghi così Zeller, Biyombo e un P.J. Washington adattato saranno ancora i tre centri primari in attesa della crescita dei due rookie.

“Kup”, come la miglior Wanna Marchi, ci piazza quindi una conoscenza italiana: Bradley Daniel Wanamaker jr., PG di 190 cm per 95 kg nato il 25 luglio 1989, scartato ai provini con Varese da giovane ma con diverse presenze in squadre italiane.

Teramo, Forlì e Pistoia con la città toscana che probabilmente ha i migliori ricordi su questo giocatore che nel 2013/14 disputò una buona annata.

Lasciata la penisola incominciò a girare l’Europa e l’Asia minore e nel 2018, lasciando il Fenerbaçe approdò in NBA con i Celtics.

Attualmente Wanamaker usciva dalla panchina dei Warriors portando poco in termini di punti e percentuali.

4,7 punti in 16 minuti con 2,5 assist, 0,7 steal, un 35,3% al tiro in nettissimo ribasso da oltre l’arco con il 21,3% sebbene sa un ottimo tiratore di liberi.

Perché prenderlo come creatore allora se il giocatore non è così talentuoso e quando la chimica di squadra pare oliata?

Beh, il motivo è semplice… un giocatore a basso costo il cui contratto potrà esser lasciato decadere probabilmente a fine anno visto che Brad aveva firmato da FA per un anno con i GSW.

I motivi sul campo sono chiari: dopo l’infortunio di Ball, il team – nell’idea del GM – necessitava di un giocatore di maggiore esperienza che portasse qualcosa alla squadra in momenti di blackout nei quali i titolari in panchina non fossero costretti a rientrare a causa di un attacco bloccato.

Sicuramente il talento non è immenso ma potrebbe strappar qualche minuto a Cody Martin (il quale al tiro ha qualche problema) uscendo dalla panchina dopo Graham portando anch’esso difesa sul parquet.

Se Ball dovesse stare fuori circa un mese e poi, fatte le dovute valutazioni rientrare (le ultime news fanno apparire meno grave la situazione dopo l’operazione subita alacremente), potrebbe essere quel tappabuchi che in alcune serate storte potrebbe dare qualcosa di più alla squadra allungando anche la panchina visto il denso calendario.

Il talento non è infinito ma a Charlotte anche se i fan forse non se ne sono resi conto, la squadra punta più sull’aspetto psicologico che su quello tecnico- tattico, altri due aspetti importantissimi che sono però diventati l’effetto derivante dalla causa psicologica ma di questo ne parleremo in un altro articolo un po’ meno leggero rispetto a questo.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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