Il Punto @ 57

Intro

Si rimane affascinati da un giocatore, dai colori, dalla bellezza del simbolo (nel caso un animale spirito guida), da una partita oppure perché si inizia a simpatizzarli per via di amici che li tifano.

A metà anni ’90 una massa di ragazzi indossava cappellini o altri oggetti degli Hornets ignorando più o meno cosa fossero, chi fossero e perché esistessero benché quella sfera arancio immaginariamente palleggiata da Hugo spoilerasse lo sport d’appartenenza.

I tempi sono cambiati, altre realtà ed altri giocatori che hanno fatto le fortune di diversi team sono emersi mentre la travagliata vita dei Calabroni andava sdoppiandosi e dipanandosi per altre città.

Imprevedibili vicende che hanno portato a oggi i reduci e il nuovo popolo teal & purple a riunirsi sotto un’unica bandiera.

L’inimmaginabile in negativo però pare essere un DNA che si srotola ogni qual volta le cose sembrino andar bene.

Andiamo a vedere cosa è successo nel recente passato ripercorrendo una sfortuna che nessun amuleto pare possa riuscire a tener distante.

Da game 39 a game 57

Il nostro flashback mnemonico parte con la serie di trasferte difficilissime a Ovest.

Da game 39 e 40 ricaviamo due nette e previste sconfitte, rispettivamente a Denver e a Los Angeles (con i Lakers), quindi si rimane a L.A. Per quella che in una stagione regolare standardizzata sarebbe stato il giro di boa.

Con i Clippers – Game 41 – non arriva solo una pesante sconfitta ma anche la frattura al polso destro di LaMelo Ball, una bad news terribile per le aspirazioni ai PO di Charlotte.

La squadra rispondeva vincendo le ultime due partite in trasferta nell’ostile Texas sorprendendo San Antonio con il solito “Scary” in crunch time e battendo i ridimensionati Rockets.

Non siamo ancora “quattro gatti” in Game 44 quando gli Hornets vanno in fuga contro gli Heat che rimontano nel finale ma la squadra di Borrego tiene e vince una partita importante contro una rivale divisionale.

Game 45 è sul filo, questa volta si rompe la magia del crunch time.

La partita con Phoenix va al supplementare – complice un madornale errore della terna che annulla a Bridges un possibile two and one per fallo di Paul – così la più attrezzata squadra dell’Arizona riesce a portarla a casa.

Charlotte esce nuovamente dalle mura amiche per affrontare una serie probante di sei trasferte rientrando in un ciclo continuo di vinte e perse: W su Washington nella capitale in Game 46, sconfitta a Brooklyn in Game 47 dove Monk, sull’80-100, tentando un’entrata, rimane giù per problemi alla caviglia e vittoria di Pirro a Indianapolis giacché l’altro nuovo elemento di qualità, Hayward, si infortunava alla caviglia proprio in Game 48 unendosi a Ball e Monk in infermeria.

L’ex Celtics saltava la trasferta contro i suoi ex compagni a Boston dove i Calabroni venivano travolti.

Sembrava girare per il verso giusto in game 50 e 51 quando Charlotte ottenendo una vittoria su una OKC in ricostruzione e una Milwaukee ancor più disastrata dagli infortuni, riprendeva la vetta della propria Division apprestandosi allo scontro domenicale al vertice con Atlanta.

Con gli Hornets avanti di una decina di punti a poco più di sette minuti dalla fine sembrava poter proceder tutto bene, anche perché Bridges reagiva alla rimonta avversaria con una dirompente schiacciata che faceva fare la figura del debuttante a Capela.

Gli Hornets però nel finale perdevano anche P.J. Washington e gli Hawks andavano a vincere la partita prendendo la testa della Southeast.

Charlotte cercava in Game 53 di rispondere indirettamente battendo i Lacustri privi di James e Davis ma al nucleo dei 4 giocatori indisponibili si aggiungeva anche Rozier per un problema al ginocchio.

In un finale incerto la maggior esperienza dei Lakers aveva la meglio mentre anche Darling si univa al “reparto infortunati” per via della caviglia.

In Game 54 la vittoria sui Cavs era d’obbligo ma la squadra dell’Ohio recuperava tutti eccetto Sexton ma con 5 giocatori out (Rozier riusciva a rientrare) l’esperienza della mediocre squadra avversaria aveva la meglio mentre un’altra caviglia andava direttamente verso Roma per la benedizione.

Questa volta era Wanamaker a infortunarsi…

A Brooklyn contro i Nets non c’erano speranze ma la squadra giocava bene e Borrego scopriva anche Vernon Carey Jr. lanciato titolare che chiudeva con 21 punti.

Vernon si ridimensionava notevolmente nelle due partite seguenti ma con Portland, l’assenza di Lillard, unita a due falli del centro ex Duke dopo 20 secondi portavano il fato a mandare in campo P.J. Washington, fresco di imprevisto rientro.

La sua prestazione unita a quella di Rozier e altri Hornet, scardinava la difesa avversaria così Charlotte abbrancava una vittoria importante.

Nello scontro diretto a New York la fisicità maggiore della squadra di Thibodeau aveva la meglio e Charlotte si ritrovava costretta a tentare di recuperare nelle ultime partite.

Mission impossible?

Vedremo.

Blocco delle future partite

Dal comando della propria divisione che garantiva, seppur si poco un quarto prestigioso posto che avrebbe fatto entrare il team nei PO con il vantaggio del fattore campo, si passava a un ottava posizione per via degli infortuni.

La piazza sull’orlo del disastro preoccupa i tifosi ma in linea teorica, se le prognosi dovessero essere rispettate i Calabroni dovrebbero entrare a pieno organico a inizio maggio per tentare un rush finale che li porti diritti ai PO senza passare dalla rischiosa esperienza dei play-in anche grazie a un calendario migliore di moltissime rivali.

Procediamo però con ordine.

A Charlotte mancano 15 partite delle quale 10 saranno da giocare davanti a un ristretto pubblico amico, un fattore che in altre annate avrebbe inciso in forma leggermente maggiore ma che quest’anno garantisce meno del solito viste anche le numerose vittorie ottenute dalle squadre in trasferta in generale nella NBA odierna.

A ogni modo, altro dato saliente, prima di affrontare partita per partita il calendario (in grafica alla fine del capitolo), c’è da dire che Charlotte avrà ben 8 partite contro squadre sotto quota .500 e di queste 5 saranno casalinghe.

Gli Hornets avranno un tour de force rispetto alle altre squadre giacché le partite saltate per via dell’indisponibilità delle avversarie (Nuggets e Clippers) sono state riprogrammate a fine stagione.

Inciderà molto oltre alla fortuna di trovare squadre magari non eccessivamente motivate senza nulla da dire (i Wizards come esempio, magari già out o in in una posizione intoccabile) all’ultima sfida oltre che lo status infortuni dei vari team, quest’anno colpiti dal Covid-19 e da infortuni imputabili all’assiepamento delle partite, troppo concentrate in breve tempo.

Si partirà contro i Bulls (ore 03:00 italiane) privi di LaVine a Chicago.

Partita da non perdere assolutamente per vendicare la sconfitta della prima uscita stagionale e soprattutto cercare di recuperare terreno alle tre squadre ancora a portata per l’accesso diretto ai PO.

Seguirà un trittico di partite casalinghe con i Cavs ospiti.

Di rigore batterli dopo il loro allontanamento dalla zona PO.

Boston e Milwaukee saranno due clienti scomode, quindi si andrà ancora a Boston per chiudere un terzetto di partite non semplici ma con l’inizio di maggio il calendario andrà in discesa.

Detroit in casa sarà la prima sfidante, poi toccherà a Miami far visita allo Spectrum Center in una sfida spareggio.

Trasferta a Detroit e serie di 5 gare casalinghe: Chicago, Orlando e New Orleans sono tutte alla portata con le due squadre del sud che ormai non hanno più nulla da chiedere in questa stagione.

Nuggets e Clippers saranno sfide più toste ma se fossero sufficientemente sicure del loro piazzamento potrebbero anche non giocare alla morte.

Le ultime due sfide hanno un orario ancora da programmare.

Si andrà a New York per stabilire chi vincerà la serie annuale e poi back to back a Washington sperando i Maghi non siano in lizza sino all’ultima giornata per una posizione benché la sfida rimanga comunque abbordabile se i nostri saranno al completo, presupposto fondamentale per raggiungere almeno 9/10 vittorie sperando bastino a strappare almeno la sesta piazza a una delle squadre che occupano attualmente le posizioni con accesso diretto ai PO.

Il calendario completo delle squadre in lotta con posizione, record attuale e grado delle partite da affrontare, casa o trasferta. Il pronostico non ha pretese. Vi sarebbe un interessante arrivo a pari merito tra New York, Miami e Charlotte al sesto posto secondo questa tabella, forse leggermente di parte pro Charlotte ma avendo fiducia nella squadra con il recupero di tutti… In questo caso sarebbe la classifica avulsa a decidere con Charlotte sul 2-0 con Miami e sull’1-1 con New York. A ogni modo sarà un finale avvincente con tante squadre in lotta sebbene Boston dal mio punto di vista (salvo infortuni) sia leggermente favorita.

Classifiche

La classifica a Est.
La classifica a Ovest.

Il gioco

Questa parte di stagione frammentaria è stata poco indicativa del vero potenziale della squadra, i continui infortuni tra le nostre fila e a volte anche in quelle avversarie hanno stravolto il volto di alcune partite.

Borrego ha sperimentato uomini, ha adattato i suoi in base alla sua percezione di necessità rispetto alla specificità della singola partita o del singolo momento ma rimanendo rimaneggiatissimi non sempre le soluzioni ideali sono state trovate.

In quest’ottica si spiegano risultati altalenanti.

Mi ero prefisso però per rimanere in corsa otto vittorie e quelle sono state.

Avremo bisogno d’intensità e di difesa piazzata nei punti strategici, con 15 partite in 24 giorni la freschezza di Ball, Monk e Hayward potrebbe fare la differenza.

Per quando riguarda la video-analisi volevo mostrare come sia importante sfruttare l’ampiezza del campo per aprire spazi per i tiratori.

Molte squadre usano questa strategia creando vantaggi da differenti situazioni, in genere Charlotte ne mostra una abbastanza comune: un possibile pick and roll di base.

Qui abbiamo analizzato insieme a coach Matteo Vezzelli (grazie come sempre per l’ottimo lavoro) una di queste situazioni.

Possiamo notare come Charlotte giochi larga con 4 uomini esterni e uno interno, nella fattispecie Biyombo.

Il congolese si alza per andare a fintare un blocco per Wanamaker in possesso di palla, in realtà virando va a portare un blocco orizzontale per Rozier (tra l’altro la terna perde la visione del fallo che Biz commette piuttosto nettamente allargando la gamba sul passaggio del difensore) che riceve e sfruttando il nuovo blocco del numero 8 attira l’attenzione su di sé rollando in area per occupare lo spazio ma Terry, raddoppiato, fa scorrere indietro la palla su Wanamaker che essendo marcato allarga immediatamente il gioco in angolo dove Bridges ha uno spazio sufficiente per prendere un catch n’shoot con i piedi per terra sebbene sia senza ritmo vista la posizione da flottante di Bogdanovic “stirato” tra Bismack e Miles.

Una buona soluzione per Bridges che può tirare da una zona con cerchio “frontale” laddove la distanza scende.

Una soluzione però molto praticata anche da altre squadre contro di noi quando la zona voluta da Borrego implica talvolta i medesimi meccanismi di copertura in rotazione.

Se la squadra avversaria, come in questo caso Charlotte, riesce a far girare velocemente la palla sull’ex lato debole, il flottante che al bivio tra il possibile raddoppio nel pitturato o l’angolo rimane indeciso o non ce la fa a recuperare (qui Charlotte giocando perimetralmente elude anche la possibilità che Bogdanovic possa tentare l’anticipo su un ribaltamento con passaggio in diagonale diretto verso l’angolo da parte di Rozier) va a soffrire del primo raddoppio portato dalla difesa – concentrata sul pick and roll – così, quel leggero vantaggio concesso all’attacco dovuto alla perdita di posizione sui due esterni (Wanamaker in posizione di guardia e Bridges in ala) diventa quel meccanismo fondamentale per muovere la difesa di quel tanto che basta per avere uno spazio per andare a un tiro non contrastato.

In questa seconda azione invece vediamo un pick and roll laterale portato alto per allontanare la difesa da canestro.

Possiamo notare i due giocatori in posizione di guardia e i due di ala negli angoli mentre Zeller blocca per Wanamaker che non ha difficoltà a superare Goodwin rimasto sul blocco, Capela insegue e Knight va a chiudere a canestro staccandosi da Caleb Martin in angolo il quale riceve intelligentemente da Wanamaker che chiudendo la drive and kick vede il compagno libero in angolo destro.

A questo punto Huerter deve andare a chiudere sul tiratore (facendo anche un buon lavoro tentando di chiudere il passaggio) ma l’extra pass di Caleb Martin per Rozier mostra come la difesa sia ormai collassata e l’uscita dal pitturato per il close-out, lenta.

Rozier a quel punto ha tutto lo spazio per una tripla aperta.

Sfruttando la strategia di portar fuori la difesa e usando ancora l’ampiezza dell’angolo, ecco un’altra triangolazione che ha portato ottimi frutti con l’uomo giusto al posto giusto.

Charlotte si basa molto sulla costruzione del tiro da fuori ma se vuole essere efficace deve sapere anche variare il gioco concludendo più volte da due punti per non essere troppo prevedibili.

Saper sfruttare i punti specifici di debolezza degli avversari sarà compito di coach Borrego che sta crescendo insieme alla squadra e pare quasi più un “ragazzo del gruppo” come spirito che uno di quei santoni zen intoccabili o furiosi elementi in panchina.

https://www.youtube.com/watch?v=VVkNCr7hntg

Nel video possiamo notare come appena dopo aver ceduto la parola a Hayward per le note di serata (vs Portland nel caso) venga inondato da goliardia, affetto e soprattutto acqua, mostrando così una particolare unione con la squadra.

Qualche opinabile scelta l’ha fatta (a New York rinunciando a Carey Jr. dopo 3 minuti e giocando con una squadra poco fisica) ma adesso deve cercare di cambiare le partite in corsa eventualmente.

Possiamo permetterci di sbagliare poco e le sue letture di partita saranno fondamentali quanto i giocatori sul parquet.

Statistiche di squadra e singoli

Qui sotto ecco il riepilogo attuale di ciò che funziona e non funziona a livello di squadra e nei singolo, espresso sotto la forma dei numeri nelle tabelle di Basketball Reference.

Qui possiamo notare un buon rapporto tra i falli commessi e le realizzazioni avversarie.
Rozier guida la classifica dei marcatori della squadra.

Parallelismi: confronto giocatori

Percentuali di tiro per zona

Classifica giocatori

17) Caleb Martin: 5,74

Quello che definiremmo dalle nostre parti un lottatore benché con tanti esterni Hornets in lista infortunati Borrego ha deciso di preferirlo al fratello – invertendo minutaggio e gerarchie – essenzialmente per le sue (quasi totalmente inespresse) potenzialità offensive.

Il fisico da Maciste non c’è, nella terra dei giganti non svetta per fisicità e suda cercando di fare di tutto per la squadra.

Prende rimbalzi, smista assist ma in difesa appena trova un avversario mediamente valido fatica mentre in attacco, laddove dovrebbe fornire l’apporto maggiore essendo considerato il principale attaccante tra i due fratelli, quello con più talento e spiccate doti offensive, non brilla affatto continuando a sbagliare molto in percentuale specialmente prendendosi molto spesso tiri da lontano, anche da oltre l’arco che paiono essere al di fuori dal suo range presi spesso con un meccanismo che tende da qualche parte impercettibilmente a incepparsi risultando meno fluido del previsto, insomma, un comprimario, un gregario che, se portato a giocar da titolare come accaduto un paio di volte quest’anno (per via delle assenze), si rivela poco incline a sostituire validamente il titolare ma anche solo a rimpiazzarlo dalla panca benché, a onor del vero, contro LAL, partito per la seconda volta in quintetto in stagione, non ha affatto demeritato.

Nonostante la sua media di performance non sia certo eccelsa, lo scorso anno si fermò a 18 partite giocate, quest’anno, invece, Borrego l’ha già impiegato più del doppio e in momenti importanti poiché la sua adattabilità e la sua professionalità (il che vuol dire non mettere in discussione le scelte fatte dal coach) lo rendono un soldatino utilizzabile nei momenti di bisogno anche se non ha estro o qualità offensive particolari se non atletismo e coraggio simili a quello del fratello che sicuramente regalano anche ai fan momenti di impreviste e sorprendenti emozioni come quelle che ha regalato contro Atlanta e Los Angeles.

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16) Grant Riller: 5,75

Comparso anche lui recentemente, è uno dei two-way degli Hornets, ruolo che ha sempre avuto bassa incidenza sugli esiti degli eventi nel team.

Probabilmente il voto è più basso di quello realmente meritato sul campo ma le frattaglie di partita dovute al refrattario Borrego raccontano forse frottole sul voto che necessariamente è basato sulla mancanza di adeguato spazio perché il giocatore possa esprimere il suo gioco su basi più lunghe.

Mi piacerebbe vederlo in campo in futuro, specialmente se gli Hornets in bevi frangenti dovessero aver bisogno di un tiratore ma se il coach senza Monk gli ha preferito i Martin, dubito che lo vedrò ancora molto sul parquet.

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15) Nick Richards: 5,75

Il centro giamaicano sembra essere fedelmente rimasto alla precedente descrizione de Il Punto, ovvero giocatore spigoloso, da contatto, anche preventivo con l’avversario che non si tira indietro in eventuali piccole schermaglie.

Ruvido e non ancora pronto, quasi al pari di Vernon Carey Jr. per molto tempo, a differenza del compagno, è rimasto un giocatore da garbage time.

Giocatore che rimangono ai margini della squadra poiché la concezione del gioco di Borrego spesso non prevede offensivamente un vero centro di ruolo e quando può va a schierare P.J. piuttosto che affidarsi a un giocatore di ruolo con scarso feeling con il canestro.

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14) Cody Zeller: 5,80

Una clessidra scorre accanto a Zeller e al suo contratto.

Quei soldi sono decisamente troppi per un giocatore che può fornire qualche buona prestazione alternata con altre meno brillanti e che non ha la tridimensionalità del tiro da fuori.

L’età avanza e il raffronto tra lui e i nuovi centri emergenti con fisici possenti si fa sempre più problematico per Charlotte che, infatti, quest’anno, dopo la titolarità durata un nonnulla per l’infortunio a Cleveland, l’ha visto alternarsi con Biyombo, Carey Jr. e P.J. Washington all’occorrenza.

Una storia d’amore quella con Charlotte che forse è destinata a concludersi in estate a meno che “Kup” non pensi di lasciare a piedi Biyombo (auspicabile) e tenere Zeller tra le riserve offendo cifre simili a quelle che percepisce quest’anno il congolese.

Avrebbe senso nel ruolo di chioccia ma non sul parquet dove le sue prestazioni affosserebbero un po’ una squadra che se vuole emergere, avrà bisogno di un giocatore che possa offrire un gioco più solido, moderno e con punti nelle mani, inoltre se Richards potrebbe passarsi un altro anno tranquillamente negli Swarm, Carey Jr. potrebbe reclamare un ruolo da centro di riserva.

A Charlotte non si vede un centro decente dopo aver avuto Al Jefferson e Dwight Howard.

A dire il vero complessivamente non è andato male in questo gruppo di partite mettendo lo zampino anche dalla panchina in alcun importanti vittorie con contributo in rimbalzi (anche offensivi come a Milwaukee quando su 12 rimbalzi ben 7 sono stati quelli offensivi) e aggiungendo qualche punto di rottura con l’ottima prestazione nel suo Indiana contro i Pacers (7/7 dal campo per 17 punti totali) nonostante il minutaggio sia leggermente calato rispetto a metà stagione.

In compenso sta trovando più continuità, raramente salta una partita e chissà se anche il lunatico giocatore potrà avere la soddisfazione di essere importante per il gruppo fino a trovare la personale gioia di tornare ai PO dopo 5 anni senza, una motivazione in più per Cody per darsi da fare visto un gruppo migliore rispetto gli ultimi anni.

https://www.youtube.com/watch?v=8jIn5Z_BnVo

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13) Brad Wanamaker: 5,81

L’acquisto last minute degli Hornets è stato impacchettato da Golden State e spedito a Charlotte.

I Warriors, ben felici di risparmiare qualcosa sul salario complessivo in una stagione che senza Thompson rimane a metà, non devono averci pensato troppo a sbarazzarsene.

Wanamaker avrebbe dovuto portare esperienza, difesa e assist in mancanza di Ball come sostituto affidabile di Graham.

Dopo il primo passo falso all’esordio (comprensibile, ci vuole calma per aspettare di vederlo apprendere alcuni meccanismi) aveva disputato qualche buona partita ma nel momento più atteso, quando altri giocatori si sono uniti ai già illustri infortunati, è mancato sotto quasi tutti gli aspetti.

19 TO in 10 partite con la gara a OKC che ne registrava 3 per scendere a 2 costantemente nelle 5 partite successive con un minutaggio mai arrivato a 30 minuti.

Nelle stesse 10 partite prese in questione (fino a Brooklyn) ha sfornato 38 assist e in questo possiamo essere discretamente soddisfatti anche per la qualità del passaggio più europea che “retorica” come in NBA.

Quello che non va è decisamente il tiro.

Passa da iniziative per andare ad appoggiare vicino al ferro usando il suo peso per sfondare come un ariete (risultati davvero differenti) a triple dalla distanza.

L’1/5 contro Brooklyn e ancor prima l’1/11 contro i Lakers sono dati drammatici che nel caso dei gialloviola hanno pesantemente contribuito a far perder la partita.

Da fuori poi è passato da un 3/10 a un 3/18 non segnando più nelle 5 partite intercorse tra le trasferte di Milwaukee e Brooklyn, comprese.

In circostanze normali probabilmente limiterebbe qualche tiro e avrebbe dei minuti in meno ma in ben tre partite ha preso 11 conclusioni a serata e solo contro Atlanta è andato bene (6/11).

Va da sé che non sia il profilo ideale per una squadra che ha un disperato bisogno di punti in assenza di scorer.

Sapevamo che non fosse un fenomeno, di certo l’abbiamo visto combinare qualcosa di buono tra assist ed entrate ma complessivamente per ora il giudizio è negativo, anche perché la difesa si è adattata alle performance in attacco, ovvero, dopo un buon inizio nel portar pressione (vedi le tre steal a Indy e le 2 Milwaukee) è scemata.

Poco mi sono piaciuti suoi close-out a Brooklyn a ridosso dell’uomo ma senza disturbalo senza nemmeno la mano alzata.

Sono sicuro possa rendere più di così.

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12) Jalen McDaniels: 5,81

Il sophemore cugino di Juwan Howard aveva avuto un’occasione di partire in quintetto a Sacramento ma era rimasta isolata.

Con la perdita di Hayward e la pesante sconfitta a Boston Borrego ha pensato di mescolare le carte ancora una volta e McDaniels è riemerso dalla panchina per partite titolare a OKC, posto che ha mantenuto in quintetto dopo le prime due buone prestazioni che hanno dato spinta all’attacco di Charlotte.

Purtroppo queste performance sono scemate successivamente magari anche in partite dove il suo buon preludio in avvio del primo tempo non ha mantenuto le promesse nei secondi 24 minuti.

Dagli Swarm a titolare viste le molteplici assenze, un passo piuttosto lungo ma non certo avventato visto che Jalen già lo scorso anno aveva ottenuto un minutaggio importante nella prima squadra a fine stagione.

Di certo l’ultimo Jalen assomiglia più al giocatore talentuoso che si è messo in mostra lo scorso anno a Charlotte piuttosto a quello irriconoscibile di inizio stagione.

Qualche pala persa evitabile ancora ma meno passaggi avventati e un miglior controllo palla, fattori che si uniscono a un ritrovato buon tiro da tre dagli angoli.

Certo, giocare come titolare e anche con il peso sulle spalle che possa risolvere metà dei problemi della squadra è utopia, specialmente in un contesto dove anche professional scorer come Rozier faticano avendo minor qualità a disposizione intorno.

Le cifre però sono in aumento: 5 assist a Milwaukee, 4 rubate nella seconda a Brooklyn, 8 rimbalzi con i Lakers, numeri che in una singola partita non era mai riuscito a ottenere prima in stagione nella singola partita e d’altro canto avendo acquisito un minutaggio serio, oltre i 30 minuti spesso (da quando è titolare) è andato in doppia cifra 5 volte nelle ultime 19 partite su 7 totali in stagione.

https://www.youtube.com/watch?v=z6qWA5yfAXg

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11) Bismack Biyombo: 5,85

Uomo spogliatoio che porta qualcosa di differente nello spogliatoio attraverso la sua cultura base benché in parte sia stata assorbita dal mondo nordamericano.

Uno dei mentori di Ball e in alcune partite utile stopper difensivo ma molto altalenante e nonostante qualche block, ogni tanto sembra il nuovo Shawn Bradley con cartello “non sparate sul cestista” annesso.

Ha avuto i suoi momenti viste le assenze di pari ruolo e non solo, ma si è visto in assenza di scorer è difficile inserirlo in una formazione con pochi punti nelle mani soprattutto quando ai liberi fa 2/6 (vedi a Boston) nel primo tempo aiutando la partita a a scivolar via.

In una formazione al completo che comprenda gente come Ball, Rozier, Hayward e magari Monk in sostituzione, potrebbe funzionare discretamente in certe serate per equilibrare il quintetto donandogli quel tocco difensivo che mancherebbe con tanti scorer in campo più dediti volitivamente all’attacco che alla difesa.

Nella disastrata situazione attuale sembrava poter essere una buona idea difensivamente ma anche Borrego ha dovuto far marcia indietro nonostante sia partito titolare in stagione ben 30 volte (dopo Brooklyn), alternandolo a seconda delle esigenze di serata con altre soluzioni.

Era rimasto per vedere come sarebbe andato a finire il progetto, en passant guadagna 3,5 milioni, non una cifra altissima per gli standard NBA ma comunque inadeguata alla sua media voto.

Ha avuto buone serate ma in genere pare un giocatore bisognoso d’accompagnamento: palla in mano ruota su sé stesso o cerca un compagno, non ha un tocco dal mid range e vive in attacco sui passaggi smarcanti sotto canestro degli uomini assist di Charlotte.

A rimbalzo è scostante nonostante abbia trovato buone serate e non aiuta di certo il minutaggio sceso rispetto a inizio stagione, questo perché come descritto, Biz, nonostante la simpatia, è un giocatore incompleto senza punti nelle mani e con un tiro libero che definire rivedibile sarebbe poco (lo soffre troppo anche a livello psicologico non avendo fluidità nel meccanismo).

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10) Vernon Carey Jr.: 5,94

Questa non è l’annata per Vernon Carey Jr. di mettersi in mostra.

Nonostante qualche defezione nel reparto lunghi vi sia (P.J. in ultimo ma a inizio stagione la lunga assenza di Zeller), non è stato preso seriamente in considerazione dal coach fino alla partita n° 55 contro Brooklyn.

Con la squadra all’osso e con problemi nel segnare, sicuramente, la sua presa in considerazione al di Biyombo che fa ristagnare l’attacco e ha pochi punti nelle mani (punti spesso serviti da assist con consegne prettamente vicino a canestro) è dovuta al fatto che potenzialmente Carey Jr. potrebbe essere un attaccante migliore del congolese.

Contro Brooklyn ha sciorinato tutto il suo repertorio: eurostep, canestro ravvicinato, jumper da tre punti, fade-away in turnaround… anziché tentare tiri da fuori (0/4 da tre in stagione prima di Brooklyn) ha avuto il tempo di mettere in piedi un attacco senza la fretta di mostrarsi nel garbage time.

Il suo avvio potrebbe creare più equilibrio in una squadra latente di talento.

Le sue capacità difensive con i big sarebbero da verificare ma una sua partenza dalla panchina dietro P.J. Washington o Zeller sarebbe auspicabile per shakerare un po’ il mix di Charlotte che stava andando a male.

Contro Portland ha dimostrato tutta la sua inesperienza difensiva e 4 falli giocati a coppie di due in intervalli brevi gli hanno consentito di restare sul parquet solo qualche secondo in più oltre i 7 minuti.

Se il coach sarà ancora Borrego e per ora non paiono esserci motivi da parte della società che facciano pensare a un suo allontanamento visti i risultati sul campo, non so quanto spazio potrà trovare nemmeno se P.J. Washington, già offerto in un pacchetto ai Pacers, seguisse le eventuali uscite di Zeller e Biyombo entrambi in scadenza.

Il pacchetto lunghi è l’attuale problema di Charlotte che dovrà reperire qualcosa sul mercato per avere una forza sotto le plance e non solo, giocatori come Richards e Vernon Carey Jr. potrebbero trovare una loro collocazione nel momento in cui gli Hornets andassero su un giocatore unico dal buon e si liberassero numericamente posti occupati attualmente da giocatori che in PF e C non convincono ma al mercato sarà l’occasione a fare la differenza quindi il futuro è incerto perché Vernon si è giocato le sue possibilità in maniera altalenante.

Borrego ha sottolineato il fatto che se l’impatto dell’ex Duke fosse quello avuto a Brooklyn (21 pt.) sarebbe stupido da parte sua non farlo giocare però nell’ultima sfida con partenza falsa a New York Carey Jr. è stato fatto evaporare dal parquet dopo soli 3:02…

La squadra non è andata meglio senza di lui ma che sia stata una bocciatura prematura?

Vedremo che accadrà nel prossimo futuro con un giocatore che deve maturare più esperienza anche se tantissima dovrebbe acquisirla direttamente sul parquet.

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09) Nate Darling: 6,00

La “cara” visione mi appare contro i Lakers.

Dopo aver giocato pochissimi minuti e tutti in garbage time, il numero 30 di Charlotte viene spedito sul parquet da Borrego contro i gialloviola sperando in una pesca miracolosa giacché il two-way contract sembra essere specializzato in soluzione dalla grande distanza.

Le retine dei Calabroni sono scarsamente popolate di punti così il coach pensa di aggiungere un tiratore alla batteria, nella fattispecie la guardia di Delaware che dopo la partita conto i californiani farà segnare un complessivo d’annata di 2/7 dal campo, tutto da tre punti.

Nate però passa diverso tempo appostato in angolo, marcato senza troppa fatica dagli avversari che gli danno un’occhiata finché non va a prendersi un tiro da fuori da posizione molto più frontale.

Il problema è che la maledizione colpisce anche lui: l’atterraggio sul piede di Horton-Tucker in avanzamento piega e distorce la caviglia a contatto con il legno del floor.

Segnerà i tre liberi ma poi farà poco altro in partita sparendo nella gara successiva contro Cleveland, indisponibile, inghiottito anche lui dal buco nero degli infortuni.

Certamente non ha fornito una prestazione entusiasmante al suo reale debutto mentre in altri frangenti si è preso tiri troppo frettolosi alternandoli con un paio di buoni canestri da fuori.

Con il rientro di Monk potrebbe tornare a sparire tra i meandri oscuri della panchina anche perché dovrebbe mettere su un po’ d’esperienza e furbizia prima di togliere il posto a uno dei Martin (Caleb specialmente, più nel suo ruolo di SG) che in attacco non rendono ma apportano più intensità difensiva con una qualità superiore.

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08) Cody Martin: 6,03

Chiamato a riempire i vuoti d’organico per assenze, il buon Cody ha retto fisicamente provando a battagliare sera per sera contro le torreggianti minacce avversarie con risultati alterni.

La sua posizione è quella di un pedone che blocca il passaggio al pedone avversario negli scacchi ma potrebbe essere minacciato da altri pezzi più potenti, così, nonostante la tenuta atletica, la corsa, l’impegno del sophemore che l’hanno portato a deviar palloni per tap-out, catturar rimbalzi diretti e sfornare assist, resta indietro nel segnare punti che non ha molto tra i polpastrelli.

Il tiro è un po’ problematico (29/82 in queste 19 partite), quello libero anche di più ecco perché ha perso un po’ di minutaggio “regalato” al fratello Caleb.

Il suo ruolo è quello di una guardia che intende dar fastidio a chiunque passi dalle sue parti e in alcune serate il suo contributo diventa importante (Portland come esempio) anche se poi magari lo svantaggio in cm non permette ai suoi close-out di essere efficaci come abbiamo visto a volte (per rimanere alla sfida contro Portland ricordiamo Anthony che comunque ha segnato anche contro McDaniels e non solo).

Non è mai andato in doppia cifra in stagione anche s a Houston e contro Phoenix è arrivato a 8 punti con un rispettivo 3/12 e 3/6 dal campo che non gli ha consentito di arrivare almeno a 10 punti tuttavia utilizza armi similari al fratello Caleb: tiro da tre (poco funzionale), incursioni con violente affondate a una mano (queste sì che ogni tanto regalano qualche momento esaltante) sono il suo pane.

Con il rientro di tutti gli effettivi tornerà fuori dalla formazione titolare (senza Graham contro Brooklyn e Portland è stato gettato in quintetto come SG titolare spostando Rozier in PG) ma Borrego potrebbe sempre recuperarlo dalla panchina qualora avesse bisogno di uno specialista difensivo che copra i minuti di un Rozier a riposare in panchina e un Monk meno adatto alla fase, inoltre un’eventuale small ball, concetto spesso presente nella mente di Borrego lo sovrappone anche a questi giocatori eventualmente.

Da rilevare tre begli assist nella terza frazione contro Portland con il pregevole tocco istintivo e rapido sulla persa di McDaniels verso P.J. per la tripla…

Qui sotto vediamo la sua difesa e il suo atletismo.

https://www.youtube.com/watch?v=L3y7DZA-coI

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07) P.J. Washington: 6,29

Bluff, giocatore nella norma o proto-campione?

P.J. Washington e il suo anno da sophemore con prestazioni altalenanti che lo fanno sembrare nello stato di pupa rendono il profilo del giocatore altamente enigmatico, anche perché nel ruolo Charlotte non parrebbe avere giocatori così pronti e affidabili per cui le prestazioni dell’ex Kentucky spesso incidono su una vittoria o una sconfitta.

Sicuramente P.J. è tra quei giocatori che devono sostenere in pieno la bidimensionalità del gioco.

Prende il suo spazio in attacco ma cerca di reggere anche il reparto lunghi in difesa, spesso switchando tra la posizione originaria di ala grande e quella di centro sottodimensionato da small ball, il che non gli rende la vita facile.

Contenere centri con caratteristiche differenti non è sempre semplice, specialmente se peso e cm non giocano a suo favore ma a volte riesce a farsi valere sebbene il dispendio energetico a cui si sottopone probabilmente vada a incidere (oltre a una tecnica leggermente da migliorare) in attacco, specialmente quando utilizza l’arma del tiro da oltre l’arco.

La precisione richiesta ancora non c’è se non in qualche serata magica (a quella di Sacramento ha aggiunto quella contro Portland in casa) ma almeno è un lungo che abbia la capacità di poter colpire con una certa costanza anche se fortunatamente anche Bridges e McDaniels stiano aiutando una squadra che dovrebbe aver miglior percentuali da fuori vivendo su di esse.

La sua mancanza si è fatta comunque sentire recentemente dopo il suo infortunio contro Atlanta.

Dalla sua uscita a pochi minuti dalla fine la squadra si è disfata ed è incappata in una disfatta con Capela che ha pasteggiato sotto canestro.

Il suo rientro imprevisto (anche perché Carey Jr. ha fornito le chiavi della macchina a P.J: avendo commesso due falli in 2 secondi) con Portland ha portato più verve alla squadra su ambo i lati del parquet.

Dopo un inizio ectoplasmatico di stagione è più aggressivo in difesa e a rimbalzo finalmente e ciò contribuisce a dare qualche stop in attacco alle squadre avversarie.

La sua presenza in campo per questa squadra è importante poiché difficilmente Borrego riesce a trovare una serata top da due lunghi titolari.

Magari non sempre farà faville ma è diventato una presenza difensiva di maggior spessore considerando che attualmente è anche il miglior stoppatore della squadra con 1,3 block a partita.

In questa parte finale la sua fisicità e la sua grinta diventeranno determinanti per la buona o la cattiva sorte della squadra.

https://www.youtube.com/watch?v=m7SCL4xWYjw

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06) Devonte’ Graham: 6,35

Dopo aver perso il posto da titolare sotto l’incontenibile spinta di Ball, Graham è tornato prepotentemente alla ribalta come titolare dopo la frattura al polso del numero 2 degli Hornets.

Il destino gli ha dato un’altra occasione da titolare da subito.

Nella partita seguente a San Antonio Borrego lo ricacciava sul parquet per direttissima ma a ben vedere non si fidava eccessivamente di lui, sia perché rientrato da un infortunio (vi è ricascato recentemente), sia perché il suo modo di giocare non è completo sebbene Borrego fondi il suo credo su una delle caratteristiche “migliori” di Graham, ovvero il tiro da tre punti.

Raramente però è andato sopra i 30 minuti di impiego a partita.

Contro Phoenix, complice il supplementare e la sua verve che ha trascinato Charlotte a riprender la partita per poi buttarla via con due scelte eccessive e scriteriate, ha giocato più di 39 minuti, un tempo salito anche dalla partita con Atlanta sino a quella di Cleveland prima dell’infortunio che lo ha costretto a bordo campo contro Brooklyn.

Si è preso molti tiri e mentre nella partita a Milwaukee ha inciso pesantemente grazie alle sue triple, i troppi errori contro LAL e Cleveland hanno contribuito alle sconfitte di Charlotte.

Se prendiamo in esame da gara 39 a gara 54, nel range di queste 16 partite, Devonte’ ha tirato ben 143 volte segnandone 57 (39,8%) con un tiro da due punti a 19/44 (43,1%) su un totale di 187 tiri totali con 76 realizzazioni complessive (40,6%).

Percentuali no distantissime tra loro, uno scostamento che invoglia sicuramente il piccolo play a pendersi anche tiri deep da fermo o fuori ritmo piuttosto che tentare di penetrare per poi modificare la soluzione con pull-up, floater dalla media piuttosto che arrivare al ferro.

Soluzioni più rare che hanno regalato un paio di highlight ma che spesso non sono andate a buon fine per un tocco approssimativo o difficoltà a battere la chiusura dei lunghi vicino al ferro.

Un po’ calato negli assist ( a inizio stagione aveva due volte messo insieme 10 assist a partita dedicandosi con più spirito di ricerca), è tornato ultimamente a dividersi tra soluzioni personali e passaggi anche se i marcatori meno prolifici che attualmente Charlotte impiega lo privano di qualche numero in più.

In difesa non è ancora un mastino ma sembra leggermente migliorato rispetto a una difesa che spesso aveva offerto il fianco agli avversari.

Gioca circa cinque minuti meno dell’anno scorso ma conserva lo stesso numero di steal e soprattutto ha quasi tagliato del 50% i suoi turnover, aspetto non trascurabile.

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05) Malik Monk: 6,40

Ci eravamo lasciati con il suo Game Winner a Sacramento nell’ultima partita già presa in considerazione nel pezzo precedente.

In generale, osservando la classifica della NBA (il 15 aprile) nella percentuale di triple realizzate ho notato che il primo Hornet in classifica era Malik Monk, il quale con un rilevante 42,4% si trovava in 15ª piazza, appaiato a un mostro come Steph Curry avendo la medesima percentuale.

Purtroppo Monk l’abbiamo visto poco nell’ultima fase presa in considerazione.

Sei partite contrastanti giocate di fila, dalle due pessime a Los Angeles a quelle meravigliose contro Houston e Miami con gli Heat che devono evidentemente stimolarlo giacché sfodera spesso prestazioni buone se non decisive contro di loro.

Out contro Phoenix e Washington, il suo rientro a Brooklyn è stato il momentaneo canto del cigno, in attesa di risorgere come una fenice e aiutare con le sue ali infuocate la squadra a raggiungere i PO.

Sull’80-100 per i Nets la sua entrata frontale costava la caviglia per un giocatore che non vive solo di triple ma sa attaccare anche il pitturato, ecco perché tra lui e Graham, nonostante la simpatia per il secondo, al fine di poter vedere una squadra più completa in attacco, se la società fosse costretta in estate a fare una scelta su questi due giocatori (restricted free agent) pronti a batter cassa, terrei Monk perché Devonte’ non ha l’atletismo di Monk né il pull-up da due punti di Malik, il che porta Gamberone a prendere soluzioni troppo semplici e molto spesso errate.

Malik ultimamente era migliorato anche in difesa.

Più concentrato e attento era riuscito a intercettare qualche pallone per ripartire in transizione.

Potrebbe essere il classico uomo importante dalla panchina, un propellente punti che sta migliorandosi, sperando non sia solo il classico effetto del giocatore che vuole mettersi in mostra andando su standard elevati per poi accucciarsi nuovamente una volta strappato il contratto ma Malik non mi pare corrisponda a questa descrizione.

La sua ritrovata verve, unita alla costanza (qui deve migliorare) sarà fondamentale per Charlotte se vuole agguantare i PO.

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04) Miles Bridges: 6,45

Il ponte verso i playoff è stato il titolo di un recente articolo pubblicato in pagina.

Con quasi tutti i big out (anche Rozier si è eclissato per una partita) non rimaneva che Bridges a portare il fardello dell’anello verso il monte Fato dei playoff.

La fiducia in lui si è lentamente sedimentata grazie a prestazioni sempre più incandescenti.

Tutti gli osservatori superficiali hanno potuto notare negli highlight la strabordante potenza atletica di Miles che ultimamente pare avere reinventato il concetto di schiacciata come triplista dunker: rincorsa, terzo tempo, stacco che non possiamo definire dietro la linea ma comunque da lontano, planata con galleggiamento durante il quale si notano microgocce di potenza sprigionate dalla sua chioma e si prepara la mazzata da rifilare alla povera vittima di turno che tenterà di difendere l’anello.

Il risultato sarà l’adrenalina in circolo per gli osservatori.

Capela e McCollum ancora devono riprendersi dall’onda d’urto che Miles sgancia con le sue schiacciate ma non solo perché Miles sta diventando un giocatore completo che difende, recupera rimbalzi, tenta le entrate riuscendo nell’intento meglio di una volta e nonostante qualche fantasioso tentativo da due punti (bello il turnaround fade-away contro Portland) che non sempre gli riesce, ha costruito anche un valido tiro da oltre l’arco.

Naturale che con tutti questi miglioramenti possa essere l’arma in più di Charlotte.

Lo scorso anno partì 64 volte su 65 come titolare mentre quest’anno (il suo terzo in NBA) ha goduto solamente 10 volte dell’inserimento nello starting five ma questo non lo ferma.

Che sia titolare o panchinaro, ala grande (circa il 52,0% in questo ruolo) o ala piccola (circa il 45,0% nel suo vecchio ruolo) per Miles non fa differenza battendosi sempre con le sue armi.

Avere un giocatore così atletico è importante.

Come note negative sceglierei (non per colpa sua) l’ignominoso canestro annullatogli contro Phoenix con fallo di Paul e la brutta scelta di non chiudere Caruso nel finale con i Lakers, flettendo la posizione su un flottaggio ibrido tra il tiratore bandanato e il possibile tiratore in angolo (tra l’altro non accortosi dello scadere dei 24 sul cronometro).

Un po’ di esperienza mancante lo fa incappare in qualche fallo però è altrettanto valido nell’uno contro uno quando flette sulle gambe e mostra rapidità di spostamento/slittamento laterale.

Terzo nelle stoppate (0,7) e a rimbalzo (6,0), nella media punti è salito a 11,5 (settimo e ultimo marcatore in doppi cifra Hornets) mentre l’ultima volta in cui pubblicai Il Punto era rimasto a 9,7.

La sua media punti è salita grazie a una maggior precisione con un tiro da fuori che sfiora il 40,0% (39,5%) mentre da due punti è estremamente concreto (ricordo anche un errore da sotto tutto solo ma fu un episodio) anche grazie ad alley-oop, schiacciate ed appoggi ravvicinati che l’hanno portato a una media impressionante nel 2pt% di 60,4% che per un giocatore non gigante è moltissimo.

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03) Gordon Hayward: 6,67

Altro elemento che non volutamente ha lasciato Charlotte in balia degli eventi.

La sua esperienza in questa banda di partite è durata una decina di giochi, poi a Indianapolis (game 48), il giocatore dal “ciuffo croccante” ha dovuto arrendersi per infortunio alla caviglia.

Purtroppo, nonostante in un primo momento si pensasse che potesse essere una cosa leggera, Gordon è stato dichiarato out per ben quattro fondamentali settimane, confermando in parte le preoccupazioni per la sua salute.

Capita… l’infortunio non è gravissimo e ci si augura che a inizio maggio l’ex green possa rientrare in buono stato di forma e riposato poiché nelle gare disputate in questo scorcio preso in esame ha offerto performance da montagne russe con le partite a Denver e a Los Angeles (con LAL) giocate malamente mentre al contrario ben ci comportava a San Antonio e Washington.

Un saliscendi dovuto forse a un po’ di stanchezza (è il giocatore che in media rimane più sul parquet con 34,0 minuti), un po’ al modo di giocare della squadra, cambiato dopo l’infortunio di Ball.

La SF ha lasciato spazio offensivo anche ai compagni prendendosi meno responsabilità ma in alcune serate non è stato ugualmente brillante come in avvio di stagione quando era stato senza dubbio il migliore prima dell’ascesa della sorpresa Ball prima e di Rozier, più meno in contemporanea, poi…

Ovviamente in tutto ciò la sua media punti ne ha risentito benché lui ne abbia beneficiato per rimanere più attivo in difesa.

Di fondo rimane una stagione positiva con il 47,3% al tiro dal campo, un 49,9% da due punti e il 41,5% da tre punti, secondo in squadra.

L’84,3% dalla lunetta gli consente di rimanere sul podio sul terzo gradino mentre offre il suo discreto contributo anche a rimbalzo con un 5,9 che lo porta nella medesima posizione precedente.

Terzo anche negli assist con 4,1, secondo miglior marcatore con 19,6 punti a serata.

In genere non è spettacolare nel realizzare i suoi punti usando tiri semplici ma a parte la bellezza di alcune finte e alcuni fade-away, in concreto mancano proprio le sue doti realizzative a una squadra che si è scoperta senza scorer alternativi come swingman oltre a Rozier quando anche Monk è finito out.

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02) LaMelo Ball: 6,71

Eppure qualcosa di importante ce lo racconta anche questo piccolo frangente perché se le sue sufficienti prestazioni sul campo contro tre big team rientrano nella norma per un teenager, è sotteso che aggiunga un altro elemento sorprendente al suo pacchetto qualitativo.

Dichiarato Rookie Of the Year in un mese nemmeno completato, avrà la possibilità di tornare sul parquet per andare oltre il 60% delle partite stagionali giocate (attualmente è al 57%) per ottenere legalmente la possibilità di essere nominato rookie dell’anno.

Rimasto in campo contro i Clippers finché c’è stato bisogno, nonostante la frattura, solo a San Antonio ha scoperto l’amara verità che ha affranto tutti noi ma al contempo mi ha anche personalmente affascinato perché non è sicuramente da tutti riuscire a giocare con una rottura ossea.

Se l’avevamo già visto stupire andando a conquistare rimbalzi oltre che sfornare assist e segnare (ha preso anche a penetrare con decisione nelle difese come una lama anche se di tanto in tanto qualche stoppata la subisce), impressiona ancora di più l’aspetto mentale di un giocatore che vuole vincere, in contrasto con il suo sgargiante look mostrato con una felpina rosa cocktail e una collana con appeso un ciondolo che i greci non definirebbero kata metron, dalle proporzioni enormi, il quale riproduceva un suo logo personale.

Questi però sono aspetti pittoreschi personali che riguardano la sua giovane età e una cultura bisognosa di mostrarsi, per noi tifosi il miglior modo che ha di splendere non è quello di far luccicare il suo ciondolo ma quello di trascinarci ai playoff di peso.

Attendiamo con ansia il suo ritorno poiché come l’ha definito Borrego, il motore della squadra capace di spingerla in veloci transizioni, è indispensabile per l’innalzamento del livello qualitativo di tutto il team.

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01) Terry Rozier: 6,82

“Scary” ha fatto davvero paura negli ultimi tempi tanto che il 29 marzo la NBA l’aveva nominato giocatore della settimana della Eastern Conference.

Ha brillato nella prima parte di questo gruppo di partite (ricordiamo lo step-back 3 che ha spareggiato e risolto la difficile trasferta di San Antonio) ma nonostante mantenga cifre di tutto rispetto si è andato progressivamente spegnendo un po’ nei momenti che contano.

Inutile nascondersi dietro un dito: il formato eroico di Rozier manca da un po’ (probabilmente era impossibile sostenerlo con questa costanza) e le ragioni appaiono piuttosto lineari.

La perdita di peso offensivo ha fatto sì che un giocatore come lui letale nel catch n’shoot fosse guardato a vista anche da più uomini a volte, pronti a fermare la minaccia principale degli Hornets rimasta, quasi l’unica ad agire con costante moto perpetuo se escludiamo Bridges.

Costretto a forzare per far rimanere in partita i suoi, non ha sempre potuto ovviamente mettere insieme alte percentuali, inoltre la stanchezza si fa sentire visto il maggior impiego in termini di minuti.

Aveva già varcato tre volte la soglia degli oltre 40 minuti in una singola partita in stagione (una occasione però era stata la partita contro Phoenix terminata al supplementare) ma contro Cleveland e Brooklyn ne ha aggiunte altre due con ben 43:14 contro Cleveland senza OT…

Paga anche dalla distanza dove le sue percentuali sono calate (dopo la partita con Brooklyn scendeva esattamente al 40,0%), la forzatura da tre nel finale contro Atlanta ne è l’emblema ma in compenso è riuscito a smazzare 11 assist contro Miami e altri 10 a Brooklyn quando è stato spostato in posizione di playmaker per le assenze di Ball e Graham.

Con il rientro progressivo degli sviluppatori di gioco Ball e Hayward, un tiratore come T-RO dovrebbe giovarne ricevendo palloni con più spazio per tornare a essere micidiale.

Gli Hornets hanno bisogno di qualcosa in più da lui in termini di punti (è comunque recentemente entrato nella classifica all-time per la franchigia di Charlotte con 343 triple a segno dopo Brooklyn andando a insidiare DJ Augustin al nono posto con 350 e Felton con 375 all’ottavo, in soli due anni non ancora completi e incompleti nel calendario) decimo nella benché in stagione si sia elevato al di sopra delle aspettative in maniera considerevole.

Terry gioca 34,1 minuti a partita, più di ogni altro Hornet.

Sfrutta questo tempo per realizzare 20,7 pt. di media, cifra che gli consente di esser il miglior marcatore della squadra visto che ha un buon 40,5% da tre punti (182/449) , inoltre è il secondo stealer (1,3) del team.

Contro Portland ha fatto vedere di poter essere ancora uno scorer importante per Charlotte, gioca tanto ma sarebbe importante ritrovare la costanza delle sue conclusioni, ossigeno per Charlotte.

https://www.youtube.com/watch?v=dZ6i6lJPHbA

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Voti partite

Classifica giocatori e coach partite

Game 57 – Charlotte Hornets @ New York Knicks 97-109

Intro

L’uomo che l’ha sognata l’ha anche fatta scomparire.

Questo più o meno il pensiero di Aristotele sul suo mentore Platone.

Il filosofo greco descriveva il mito di Atlantide, l’isola leggendaria che oggi studiosi, ricercatori, gente affascinata dal mito vanno cercando.

Atlantide, rigogliosa isola sulla quale governava il Dio dei Mari (Poseidone) era il classico paradiso prima del furto della mela con una fertile pianura, frutti di ogni genere e metalli preziosi a disposizione di questa civiltà.

Quando però la bramosia, la sete di potere e l’avidità senza freni della civiltà atlantidea corruppe i costumi della società attirò le ire di Zeus che la fece sprofondare in mare.

Ovviamente la metafora platonica si rivolgeva alla Repubblica avvertendo sui pericoli della corruzione che avrebbero portato alla sua distruzione e come non vederci un’attualità sconfinata con il mondo odierno?

La cecità di chi cerca fisicamente Atlantide prosegue.

Oltretutto il mito sembra una premonizione: con l’innalzamento delle temperature dovuto all’attività umana incapace di trovare altri sistemi per non distrugger sé stessa, l’innalzamento dei mari dovuto anche allo scioglimento delle calotte polari sembra assodato.

Terre come le Maldive o altre aree in pericolo rischiano davvero di far la fine di Atlantide, posta metaforicamente da Platone oltre le Colonne D’Ercole.

Qualcuno pensa che oltre lo Stretto di Gibilterra si trovino ancora, forse le Azzorre, forse in Nord America e perché no magari New York che ha soppiantato Londra come cuore finanziario mondiale nell’ultimo secolo.

I piccoli Hornets andranno proprio nella vecchia “Fort Amsterdam” (i colori oranje del retaggio olandese sono ancora vividi sulle divise dei Knicks) a caccia di una vittoria che per loro sarebbe anche più preziosa rispetto ai Knicks, i quali al momento hanno una posizione di vantaggio ma sono attesi da un calendario non proprio benevolo.

L’inaspettato scontro tra due “civiltà” che parevano essere decadenti sino lo scorso anno andrà in scena al MSG e nonostante le numerose assenze nelle fila degli Hornets (Ball è agli sgoccioli e tra meno di una settimana dovrebbe rientrare sul parquet) la squadra di Borrego è costretta a prometter battaglia a NY e nelle prossime partite che non può permettersi di perdere.

Per vincere i Calabroni dovranno giocar di squadra “facile” aiutandosi a vicenda senza incorrere nella corruzione dell’ego personale che li porterebbe a scelte errate al tiro.

Analisi

Charlotte affonda nella Grande Mela.

Dopo un avvio brillante dei Knicks, P.J. Washington era il worm nella mela che con 5 triple su altrettanti tentativi riusciva a portare a fine quarto i Calabroni.

Sul 60 pari prima dell’intervallo Rozier infilava due triple che mandavano la squadra a fare dolci sogni all’intervallo con un 13/19 irreale da tre punti.

Una camomilla di troppo presa nella pausa però dava il là ai Knicks che nel terzo quarto acceleravano mettendo un’ipoteca sulla vittoria (82-91 finale di terzo) grazie all’intensificazione della difesa e alle triple, specialmente dall’angolo.

Per battere il gioco fisico dei Knicks, Charlotte si affidava ancora al tiro da oltre l’arco ma con scarsi esiti tra pressione difensiva e stanchezza così la strategia che aveva così ben funzionato nel primo tempo si rivelava come un lancio di dadi premiando la maggior concretezza della squadra di Thibodeau.

A livello di singoli New York ha chiuso con 24 punti di RJ Barrett, 17 per la coppia dalla panchina D. Rose, I. Quickley più 16 a testa per Randle (10 rimbalzi anche) e Bullock.

Nonostante Charlotte abbia prevalso in molti degli indicatori, i quasi 3 pt. di percentuale di differenza al tiro si sono fatti sentire così come i tiri liberi: 3/8 per Charlotte che ha attaccato meno il pitturato pur ricavandone molti più punti degli avversari ma è stata privata di qualche tiro libero per un arbitraggio un po’ casalingo in alcune circostanze mentre New York ha chiuso con un ottimo 11/12 dalla lunetta.

Tutto sommato il gioco più fluido e concreto degli avversari ha prevalso ai punti e la vittoria degli arancioblu non è immeritata.

Charlotte deve trarre da questa sconfitta due pensieri: essere pronta per un gioco fisico in altre partite e cambiare strategia difensiva sul perimetro poiché sono riemerse antiche crepe.

Una sconfitta pesante per via dello scontro diretto ma non definitiva.

Charlotte a Est ha 15 partite ancora da giocare, una in più almeno di tutte le contendenti impegnate ai PO ma dopo la L a NY non si può più sbagliare, le vittorie su Chicago e Cleveland sono richieste come ossigeno per approdare ai PO, assenti o non assenti.

La partita

I quintetti:

1° quarto:

I Knicks partivano forte: dalla palla a due vita al tentativo di Noel di andar dentro con palla toccata da Charlotte ma recuperata arrivava la tripla di RJ Barrett che era seguita da quella di E. Payton a 10:36 grazie al rimbalzo offensivo di Noel.

Dopo aver mancato un paio di tiri Bridges servita da drive and kick l’assist per la tripla di Graham dalla diagonale sinistra ma Randle da quasi fermo trovava il 3-9 con il tiro da oltre l’arco prima che Bullock legasse per la seconda volta una tripla a quella di un compagno.

Charlotte rispondeva con la bomba di Bridges (6-12) prima che Randle dal palleggio trovasse dalla lunga baseline destra uno step-back su Carey Jr.

Randle finalmente mancava un tiro da fuori per NY e la stoppata di Noel arrivava in parabola discendente sull’alzata di McDaniels per il goaltending dell’8-14.

Nonostante Payton subisse una stoppata, sull’azione seguente Bullock guadagnava troppo spazio per la tripla dell’8-17 che a 7:45 mandava Borrego in time-out.

Dentro P.J., out Carey Jr., Rozier in transizione a 7:02 e P.J. Washington successivamente calando una tripla a testa riuscivano a riportare vicini i Calabroni (14-17) prima che New York tentasse di correre nuovamente verso la fuga partendo da un tecnico concesso a Bullock a 5:35.

Bridges mancava due liberi dopo esser stato toccato sul tentativo di schiacciata, Gibson da sotto ne metteva dentro due, Payton seguiva in fast break per il 14-22.

Il salvatore degli Hornets era P.J. che realizzava un’altra tripla frontale e, nonostante Payton in serpentina passasse la difesa degli Hornets a zona per realizzare il +7 New York, P.J. prendeva un altro tiro da fuori battendo Gibson (20-24) e segnava dal pitturato con un preciso jump hook per il -2.

Gli Hornets però lasciavano libertà a Gibson sulla linea del tiro libero ed erano colpiti dal lungo prima e poi anche da D. Rose (22-28).

La schiacciata di Zeller non preludeva anche a una buona azione difensiva di Zeller che facendosi rubare la sfera a rimbalzo da Gibson favoriva ancora Rose per il 24-30.

Un’altra tripla provvidenziale di P.J. Washington più un errore di RJ Barrett su Zeller che lanciato in transizione appoggiava facile il -1 facevano da trampolino di lancio per il sorpasso che avveniva a :10.2 per mano di uno scatenato P.J. Washington e la sua quinta tripla consecutiva (5/5).

Ritoccava il punteggio Caleb Martin che su una rimessa laterale anticipava Rose che nell’inseguimento ricorreva al fallo per impedire i due punti.

Solo un ½ per Caleb ma Hornets in vantaggio 33-30 a fine primo quarto.

Graham al rientro ha chiuso con 9 punti (3/10 al tiro) e 7 assist ma non è Ball. Foto tratta dal sito ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

Il secondo quarto muoveva i suoi primi passi quando con un canestro dal post basso destro Obi Toppin sfruttava i cm in più su Caleb Martin ma finalmente si accendeva anche Bridges che dalla destra catapultava una tripla a 10:36.

Connessioni difficili però per Miles che buttava via qualche pallone cercando giocate troppo rapide per i compagni comunque sia da un taglio perfetto a fari spendi di McDaniels giungeva il passaggio per l’ala piccola che non aveva difficoltà a realizzare il 38-34.

La partita rimaneva in bilico anche perché Rose sparava e segnava da fuori mentre Quickley in entrata infilava un acrobatico reverse sull’onesto contato di Zeller.

Two and one a 7:42 per il vantaggio della squadra di Thibodeau (38-40) recuperato da uno scoop altissimo di Rozier.

Fallo assegnato contro Caleb sulla pressione a Randle e due FT a segno per la star avversaria con gli Hornets a recuperare ancora grazie a un’iniziativa personale di Caleb Martin.

Nella Grande Mela si accendeva la luce di Quickley che colpiva da oltre l’arco, McDaniels era stoppato da Noel di striscio quindi Rozier riusciva a mettere dentro un fade-away fuori tempo dal pitturato.

Quickley infilava una tripla difficile su Rozier che si prendeva la rivincita colpendo anch’esso frontalmente da oltre l’arco (47-48).

Altro colpo pesantissimo per gli Hornets quello effettuato da Quickley dall’angolo destro (47-51) parzialmente recuperato da Caleb Martin che nascondendo la palla a un paio di difensori in palleggio appoggiava in entrata senza possibilità di replica.

Randle teneva troppo palla in mano contro Cody Martin in marcatura prima di disfarsene facendo scadere i 24 secondi offensivi.

Charlotte non si faceva sfuggire l’occasione di riequilibrare la partita con P.J. Washington in fing and roll, elastico che vedeva il sorpasso di McDaniels al secondo tiro da sotto (Randle andava giù inavvertitamente colpito dalla stessa ala sul primo tiro).

Time-out di NYK, pareggio a 2:41 di Quickley dalla lunetta e vantaggio Charlotte con P.J. e l’arcobaleno in euro-step.

Tripla di Quickley aperta per il vantaggio orange (55-56) ma Rozier usava il plexiglass per effettuare il sorpasso.

Open 3 di Bullock per il controsorpasso ma sul cambio lato di Rozier (triplicato) il close-out tardivo su Graham valeva il 60-59.

Due FT per Randle splittati a :50.1 per il pari a quota 60 ma Rozier indovinava due triple con la seconda aiutata dai ferri per chiudere sul +6 all’intervallo (66-60) con un 13/19 da tre punti per gli Hornets contro un 11/23 di New York, due triple a far la differenza.

3° quarto:

Charlotte partiva ancora slow in avvio, NY cercava di rimettere in sesto il match e vi riusciva in poco tempo segnando con Noel su rimbalzo offensivo, proseguendo con Randle che buttava giù McDaniels e appoggiava prima di pareggiare con un alley-oop di Noel.

Un jumper di McDaniels in area faceva rimettere la testa avanti a Charlotte che tuttavia colpita dalla distanza da RJ Barrett, finiva sotto (68-69) prima di pareggiare con McDaniels che dalla lunetta splittava a 9:36.

Dalla sinistra RJ Barrett continuava a esser preciso nonostante Graham in chiusura mentre Rozier dalla lunetta soffriva la rumorosa pressione segnando solo il secondo libero (70-72).

Sul 70-74, dopo un paio di falli subiti, P.J. spingeva vistosamente Noel buttandolo per terra.

TO Charlotte che non subiva il canestro sull’azione ma a 7:29 su una rimessa dal fondo Hornets per NYK RJ Barrett conquistava due FT per fallo di Graham.

70-76 prima del pull-up 3 di Graham: 73-76.

La difesa di New York che metteva molta intensità e l’incapacità degli Hornets di chiudere gli angoli, unite al miglior quarto della vita di RJ Barrett producevano un divario che andava aumentando: troppo spazio per la bomba di Barrett e a poco serviva il tap-in gancio di Cody Martin se Bullock infilava la tripla dall’angolo sinistro del 75-82.

Borrego chiedeva i passi netti di Randle ma l’azione proseguiva e lo stesso giocatore postava a casa due liberi che trasformava.

Fade-away di Cody martin sulla super pressione di Bullock dalla media baseline destra e sfondamento di Payton su Cody Martin ma la stoppata ai 24 di Gibson su Rozier e due punti frontali di RJ Barrett valevano il +11 per NYK (77-88).

Nel finale Bridges rispondeva da tre punti, ma Caleb si faceva stoppare e RJ Barrett dalla destra metteva dentro tre punti per l’80-91.

Bridges con un buzzer beater lunghissimo dall’angolo destro sopra Randle chiudeva il quarto sull’82-91.

4° quarto:

Charlotte sperava di colmare il divario ma la tripla storta di Cody Martin non era buon viatico.
Charlotte non riusciva più realmente ad avvicinarsi ai Knicks pur trovndo magarri un paio di vcanestri in sequenza che erano interrotti da giocate non perfette offensive e dalla difesa avversaria.

A 9:10 la finta e passaggio di Graham per P.J. che si arrangiava in entrata valeva il -7 (88-95) ma quando a 6:39 Bullock infilava la tripla dal corner destro il gap saliva a 12 punti (90-102).

Charlotte aveva un ultimo sussulto con Miles a volare alto sopra il ferro ad agganciare e schiacciare una palla rimbalzante scagliata da Rozier e con P.J. che tornava agli antichi fasti del primo quarto rispolverando la tripla del 95-102.

Randle colpiva con una gomitata in faccia McDaniels ma per la terna era solo un semplice fallo di gioco nonostante il labbro leggermente sanguinante dell’ala piccola di Charlotte.

Charlotte tentava di aggirare il gioco fisico di New York con triple ma nemmeno P.J. funzionava più e così era l’ennesima tripla dall’angolo di RJ Barrett non faceva che confermare la vittoria di New York.

Il finale era 97-109 con gli Hornets quasi pronti al rientro di quei giocatori fondamentali per far la differenza ma dalla prossima è vietato sbagliare.

Devonte’ Graham: 5,5

9 pt. (3/10), 2 rimbalzi, 7 assist, -15 in +/-. 1 TO in 29:05. Devonte’ rientra scompigliando un po’ l’assetto degli Hornets che affrontando una partita fisica come quella contro New York pagavano un po’ la scelta nonostante ci fossero alcuni starter a garantire la difesa. Una buona partita negli assist. Pregevole quello schiacciato con finta antecedente (avvenuto nel secondo tempo) per P.J. in entrata. Buona la tripla con la quale abbatte New York quasi tutta su Rozier ma poi è l’emblema di Charlotte che si affida troppo al tiro da tre. Lui fa 3/7 ma ha un complessivo e non lusinghiero 3/10 dal campo così non arriva nemmeno a 10 punti e dal suo attacco ci si aspetta di più ma paga la pressione avversaria. Per gli amanti delle statistiche inutili: supera Wesley negli all-time leader 3FG made di Charlotte. Quello davanti abissalmente a lui è Batum…

Terry Rozier: 6,5

21 pt. (8/17), 7 rimbalzi, 8 assist, -7 in +/-. 1 TO. Alcuni buoni momenti come le due triple in back to back al termine del primo quarto e alcune entrate degne di nota che vendono chiuse in maniere differenti ma che si rivelano efficaci nonostante la pressione su di lui. Buon primo tempo, cala vistosamente in attacco nel secondo sebbene abbia un altra high night in versione assist-man. In media punti stagione ma qualche palla in più nel finale deve andare a prendersela.

Jalen McDaniels: 5

11 pt. (5/12), 4 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, 1 stoppata, -21 in +/-. 2 TO. Alcune buone realizzazioni ma nel complesso soffre difensivamente con un fisico poco muscoloso rispetto alle masse messe in gioco da alcuni avversari, se poi va su Randle a volte paga sia i kg che l’esperienza, se poi gli arbitri sfavoriscono sempre lui in decisioni dubbie (un possibile sfondamento e una gomitata di Randle sul labbro senza che arrivi un flagrant) finisce per essere un minus. Non è nemmeno in serata al tiro da fuori. Finirà con 0/3. Contro squadre fisiche sarebbe meglio partisse dalla panchina dando ai lunghi più spazio.

Miles Bridges: 6

15 pt. (6/16), 14 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, 1 stoppata, -19 in +/-. 4 TO. Tanti rimbalzi ma anche palle perse con passaggi in movimento che non assecondano perfettamente esigenze e posizioni dei compagni. Impreciso al tiro da fuori (3/9) da qualcosa sul finire del terzo quarto con due precise conclusioni dai da te ma è meno brillane del solito (un motorino che fa le “penne” e tanto fumo davanti alla municipale) anche se l’highlight in schiacciata arriva puntuale su un errore di Rozier che lui converte attivando i tatuaggi sul suo braccio con la forza di un leone e il volo di un aquila. Serve solo l’aggiunta di una coccinella come portafortuna forse.

Vernon Carey Jr.: s.v.

0 pt. (0/0), -8 in +/- in 3:02. Mi sbaglierò ma a memoria è la prima volta che arriva un senza voto a un titolare per di più per scelta tecnica del coach. O.K. La partenza degli Hornets è brutta e forse le spaziature non sono ideali anche per qualche movimento inappropriato di Carey Jr. che viene battuto da Randle dalla destra nonostante la buona chiusura. Sono tutte triple quelle di NYK. Esce dopo 3 minuti e 2 secondi per non rivedere più il parquet senza pagare specifiche colpe. I problemi degli Hornets sul perimetro durante il suo soggiorno successivo in panchina però permangono tutta la serata. Esagerato chiuderlo nel sarcofago per tutta la restante partita.

P.J. Washington: 7

26 pt. (10/18), 3 rimbalzi, 1 rubata, +1 in +/-. 2 TO in 35:18. Entrata con il botto: 5/5 da tre punti usando una posizione frontale o quasi tirando con precisione e senza paura. Gli va peggio dalle diagonali finendo con un 6/10 da fuori ma attacca anche il pitturato con il 50,0% in serata. Buoni movimenti e tiro da fuori. Serata dedicata all’attacco finita come top scorer della partita. Il suo è un buon rientro ma in serata non basta.

Cody Martin: 6,5

4 pt. (2/4), 6 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, +10 in +/-. 1 TO in 24:17. Buona partita guardando il plus-minus, il canestro in fade-away dalla baseline destra e alcune difese come quella nella quale sacrifica il corpo per prendere uno sfondamento. Anche a lui capita di prendere la tripla in faccia dall’angolo flottando ma la sua spinta è un buon contributo.

Caleb Martin: 5,5

5 pt. (2/5), 1 rimbalzo, 1 assist, 2 rubate, 0 in +/- in 23:08. Una schiacciata sul ferro senza vedersi assegnato un fallo che chiede, due entrate irriverenti e la palla intercettata con lestezza sul lato nell’ultimo quarto a R.J. Barrett ma anche una difesa che non funziona spesso. Quando funziona fa cose pregevoli ma il suo flottare e i suoi movimenti non sono atti a fermare il tiratore largo ed è abbastanza imbarazzante nel secondo tempo nell’uno contro uno nel quale cerca di arrivare al tiro oltre il lungo ma viene facilmente stoppato.

Cody Zeller: 5,5

6 pt. (3/4), 2 rimbalzi, 1 assist, -1 in +/-. 1 TO. Canestri e un buon assist per Bridges ma anche un pallone perso malamente cercando Bridges di fronte a lui. Non tiene Rose in entrata, si fa rubare palla a rimbalzo da Gibson e commette un onesto ma troppo poco cattivo fallo su Quickley che segna un two and one.

Coach James Borrego: 5

Piano partita che funziona a metà. Lui insiste non cambiando in corsa e non chiama nemmeno il time-out quando NYK pareggia dopo poco in avvio di terzo quarto. Non riesce a porre rimedio all’emorragia sul perimetro, inoltre tira fuori qualche interprete inadeguato per la serata a mio avviso lasciando in panca, rinunciando a gente che avrebbe fatto più comodo in serate come questa (vedi Wanamaker in un contesto fisico). Forse voleva evitare un altro gavettone come quello subito negli spogliatoi dopo la partita contro Portland. Nella ventosa Chicago porti un impermeabile.

https://www.youtube.com/watch?v=yhlvKjmrQgs

Matchup key Vs Knicks

Matchup Key Game 57 (A cura di Filippo Barresi)

Miles Bridges Vs Julius Randle

Questa notte si scontreranno due dei giocatori più caldi della NBA.

Suppa sponda Hornets, Miles Bridges ha infilato una serie straordinaria di partite mantenendo i Calabroni in volo planato nonostante gli infortuni.

Di fronte a lui ci sarà il fresco giocatore della settimana a Est, player che nel corso di questa stagione sta letteralmente trascinando i Knicks gara dopo gara a un piazzamento senza precedenti negli anni recenti.

Possibili svantaggi:

New York sotto la guida di coach Thibodeau si è confermata una delle migliori difese dell’intera lega, così le fatiche nel creare trame offensive di Charlotte saranno amplificate.

Circolazione di palla e precisione al tiro saranno le chiavi della gara.

Possibili vantaggi:

Oltre al già nominato Randle, gli altri interpreti sembrano essere più alla portata dei difensori degli Hornets.

Cercare di bloccare le situazioni gestite dalla stella dei Knicks, anche con dei raddoppi, potrà aiutare nell’organizzazione dello schema difensivo da parte di James Borrego.

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“Enemy” vintage

Torniamo indietro di 40 anni nella stagione 1980/81 con una pagina tratta da Superbasket, il quale ci presenta i “genitori” degli attuali Knicks.

Totopaolo 18ª settimana

Il pronostico della 18ª settimana (A cura di Paolo Motta).

Hornets che interrompono una striscia di quattro sconfitte di fila battendo a sorpresa Portland 109-101 grazie a una buona prestazione corale.

In arrivo una settimana decisiva per la corsa al sesto posto con avversarie sulla carta più o meno alla portata.

Nel dettaglio:

Mercoledì 21 aprile ore 01:30 AM italiane @ New York Knicks (30-27)

Seconda sfida stagionale delle tre previste contro i Knicks (la prima finì 109-88 per Charlotte). La franchigia della “Grande Mela”, rinata sotto la guida di coach Thibodeau, è una squadra giovane con del talento che è riuscita a rimanere in ottima forma per tutta la regular season.

Sul parquet bisognerà prestare attenzione al duo J. Randle (23.6 ppp) e R.J. Barret (17.3 ppp). Partita equilibrata ma alla portata.

Inutile spiegare l’importanza della posta in palio.

Cuore?

Vittoria Hornets.

Venerdì 23 aprile ore 03:00 AM italiane @ Chicago Bulls (23-33)

Seconda sfida stagionale anche contro i Tori (la prima andò male con una sconfitta allo Spectrum Center per 110-123 con un LaVine da 25 punti).

La squadra dell’Illinois, in difficoltà nelle ultime partite (1-6), è alle prese con una difesa un po’ ballerina e con l’amalgama non ancora ottimale dei nuovi innesti Vucevic e Theis (bene in attacco).

Sulla carta partita equilibrata, vedremo come si evolverà la situazione infortuni per gli Hornets. Per i Tori peserà proprio l’assenza di LaVine sottoposto a protocollo di sicurezza Covid-19.

Vittoria Hornets.

Sabato 24 aprile ore 02:00 AM italiane Vs Cleveland Cavaliers (20-36)

Partita da vincere assolutamente, sia per proseguire la marcia verso i playoff sia per vendicare le due brutte sconfitte rimediate contro la squadra dell’Ohio.

I Cavs hanno dei buoni giovani capaci di ribaltare la partita in qualsiasi momento (vedi Sexton contro i Nets) e quindi bisognerà partire subito forte rimanendo concentrati se non si vorrà incappare nell’ennesimo scivolone.

A questo giro la vittoria è maggiormente d’obbligo (come in teoria avrebbe dovuto esserlo esserlo per le altre due partite).

Domenica 25 aprile ore 19:00 PM italiane Vs Boston Celtics (31-26)

Seconda sfida della stagione contro i Celtics (la prima finì 116-86 i Leprechaun).

Continua il “complesso di inferiorità degli Hornets nei confronti dei Celtics” che negli ultimi anni ha portato a delle sconfitte anche di larghe proporzioni.

In verità quest’anno, le premesse per delle sfide più equilibrate ci sarebbero anche state ma gli infortuni dell’ultimo periodo hanno mandato all’aria tutti i piani della franchigia del North Carolina, non solo contro i ragazzi di Stevens.

Bianco-verdi in ottimo periodo di forma (sei vittorie di fila and counting).

Gap al momento ancora ampio, vittoria Boston con la speranza di rivedere in campo LaMelo Ball, agli sgoccioli al bordo del parquet.

Il pronostico della settimana: 3-1

Game 56 – Charlotte Hornets Vs Portland Trail Blazers 109-101

Intro

Se utilizzassimo le categorie dantesche per descrivere la situazione di Charlotte degli ultimi anni potremmo dire che se la squadra di MJ dall’inferno del mercato in cui decaddero i pezzi migliori si trovava all’inferno, dopo un anno passato a espiare le colpe di una gestione erronea, sino a qualche partita fa la squadra si trovava in purgatorio, pronta a sbarcare in paradiso tra le soffici nuvole dei playoff.

La “sfortuna” e la fragilità della fatidicità degli eventi ha rispedito i Calabroni all’inferno ma nel primo cerchio limbico.

Qui una strana luce è concessa ai precristiani e agli uomini giusti.

Tra di essi vi sono anche filosofi non cristiani che con il loro acume hanno provato a far luce sulle cose del mondo.

Sarà un insoddisfacente limbo (privilegiato rispetto al vero inferno) eterno riservato a coloro che come Virgilio o Averroè non hanno riposto la necessaria fede (per impossibilità di conoscerla o per filosofie proprie) nel culto della personalità che nasce, si mischia, sovrappone e frange costantemente nell’animo umano portandolo a mutare pensiero e sentimenti?

Qui, oggi, sono parcheggiati anche gli Hornets, sarà stato un destino troppo noioso o sarà stato un Dio vendicativo e invidioso che per non far approdare i Calabroni – dotati di ali – in paradiso ha cercato di confonderli tirando un’enorme sipario blu notte in velluto punteggiato di stelle solamente da osservare a falciare momentaneamente i sogni dei Calabroni (uno dei quali sarebbe vincere un banner divisionale)?

Poco importa, l’inconoscibile va lasciato da parte, per Charlotte è tempo d’agire in fretta e rompere il muro di quattro sconfitte consecutive.

Se gli Hornets riuscissero già oggi a trovare grazie ai loro tre fari/ocelli (Bridges, Rozier e Carey Jr.) quella luce filtrante oltre la tenda per battere i Trail Blazers la cui stella Lillard è momentaneamente caduta (squadra pur sempre forte e organizzata), il viatico per la risalita sarebbe tracciato sotto la spinta dei futuri rientri, se ciò non avvenisse ai Calabroni rimarrebbe comunque la possibilità di giocarsi altre 16 finali credendo in un gruppo completo.

Analisi

Charlotte in emergenza vedeva le dirette concorrenti (Atlanta, New York e Miami) vincere le loro partite (la seconda al supplementare con i Pels e la terza sfruttando l’infortunio in partita di Durant) così, per non perdere troppo terreno, cercava una vittoria che la rilanciasse.

Con un inizio strepitoso in un quarto da 44 punti (pareggiato il record dell’anno di pt. in un quarto) lasciava indietro Portland – priva di Lillard – di 24 punti.

All’intervallo i punti erano solo 14 (grazie Miles per l’ennesima schiacciata devastante prima della luce rossa) così Charlotte cercava nel terzo quarto di mantenere il vantaggio.

Dal +11 si passava sul +29 quando le triple sganciate in serie da Rozier e P.J. Washington incenerivano il canestro avversario peggio di una partita di NBA JAM con il “fire” in mano…

La partenza sprint dei Trail Blazers nell’ultimo quarto però dava problemi e quando Anthony, infilando due triple, mandava la partita sul -9, ci si preoccupava un po’ tuttavia dai successivi errori di Melo gli Hornets traevano beneficio per chiudere gli ultimi minuti senza particolari patemi garantendosi una vittoria che da a Charlotte più convinzione per inseguire la scia delle pretendenti PO.

Portland ha chiuso con un Anthony da 24 punti, un McCollum da 22 mentre Powell ne ha aggiunti 17 e per chiudere gli uomini in doppia cifra ecco la coppia di centri Kanter/Nurkic con 12 a testa.

Diverse le chiavi della vittoria a parte Rozier che ha avuto la meglio su “McGollum”.

Innanzitutto Charlotte è riuscita a contenere Portland sul perimetro (27,8%) e anche se ha sofferto alla fine una decina di punti in più nel pitturato (38-48) ha piazzato 8 stoppate contro le tre avversarie anche grazie a raddoppi che si sono rivelati spesso efficaci capaci di disinnescare le potenzialità dei lunghi e di McCollum a volte.

Un 47,0% al tiro contro il 39,6% complessivo ha fatto la differenza anche alla grande prestazione del duo Rozier/P.J. Washington (il secondo era dato out ma ha recuperato) al tiro da tre che ha contribuito a un 41,9% finale.

In ultimo, nell’avvio sorprendente di Charlotte, le due squadre hanno giocato spendendo energie che Portland ha mal sfruttato dalla lunetta sbagliando diversi FT finendo con un inusuale 19/28 contro il 13/17 degli Hornets…

La partita

I quintetti:

1° quarto:

Dalla palla a due vinta dai Trail Blazers al secondo fallo di Carey Jr. passavano 20 secondi e la sua prematura uscita lasciava a Nurkic anche due liberi che, splittati, portavano sullo 0-1 la situazione.

Entrava P.J. che non avrebbe dovuto essere della partita ma la sua presenza fisica si faceva sentire con un contatto che lo lasciava libero di segnare il 2-1 con un little floater.

Hollis-Jefferson superava con un passaggio di Nurkic che lo pescava sotto ma a 10:18 McDaniels in entrata a ricciolo alzava la sfera che finiva dentro nonostante la spinta netta di Covington.

Two and one per il 5-3 recuperato dal mismatch tra Nurkic e Martin che vedeva il primo allungarsi sulla baseline per toccare dentro il pari.

Rozier in entrata ritmata e rallentata batteva tre difensori stretti con un terzo tempo e appoggio laterale inusuale appena sotto il canestro a sinistra ma McCollum mandava sul +1 la squadra di Stotts.

Charlotte non si preoccupava e lanciando nel pitturato Bridges lo vedeva agganciare al volo mentre il difensore si smaterializzava tentando l’anticipo, atterraggio e bump di Miles per il vantaggio facile successivo.

Altro fallo di Charlotte, questa volta su Hollis-Jefferson ma anche il giocatore platinato mancava un libero equilibrando la partita a quota 9.

A spareggiarla ci pensava un off balance di Rozier che appoggiava al vetro mentre veniva anche toccato.

Nessun fallo per la terna che non poteva esimersi da sanzionare quello di McCollum che visto McDaniels ricevere in post spalle a canestro tentava la stoppata sul banker a 7:57 regalando il two and one del 14-9.

Cody Martin rubava un pallone nella metà campo difensiva dei Blazers a McCollum e andando a schiacciare di potenza a una mano sul numero 3 incrementava il vantaggio.

McCollum si faceva perdonare subito con un reverse ma Charlotte segnava con un fade-away dalla sinistra di Rozier (18-11).

Nurkic mancava un tiro ma il fallo sul centro a 6:56 mandava il centro in lunetta (Hornets al quinto fallo) per il 18-13 tuttavia ecco rispuntare P.J. Washington che con un catch n’shoot portava i Calabroni sopra quota 20.

Dopo un errore di Covington da oltre l’arco arrivava la bomba di Rozier sempre in catch n’shoot e mentre i Trail Blazers perdevano il ritmo anche con il neo entrato Anthony, Charlotte trovava tutti i suoi effettivi come quando Rozier in entrata saltava per un no look bound pass che innescava due punti facili e dinamici di Zeller.

Bridges segnava da tre punti e conteneva Anthony con la giusta pressione quindi a 4:08 Rozier infilava un’altra tripla grazie a gentile concessione di Miles (32-14).

Un fallo in blocking chiamato contro Caleb Martin non era convertito da Little in punti (2 errori in lunetta) così Miles in odore di santità sparava oltre Nurkic l’ennesima tripla per il 35-14.

Kanter era aiutato dal ferro a superare Zeller ma Rozier dal corner destro sul giro palla (assist di Zeller) era la machine gun che portava la squadra di MJ sul 38-16…

Little mancava la tripla, Rozier il tiro ma in difesa tornando su Little lo faceva sbagliare per poi andare a prendersi due punti in floater.

Little si rifaceva segnando dalla parte opposta del ferro sull’errore di Kanter tuttavia Miles abbatteva la tripla del 43-18 dalle profondità del parquet prima che il +25 si accorciasse nel finale con le triple di Powell e Anthony per il 44-24.

2° quarto:

Partiva ancora bene Bridges che si faceva spazio in area per appoggiare il 46-24 mente da un recupero di Wanamaker con la punta delle dita in uscita su Simmons nasceva l’assist per la bordata jam do P.J. Washington in solitaria.

Si iniziava a percepire tuttavia un po’ di mancanza di ritmo negli Hornets che tenevano comunque inizialmente il divario intorno alla ventina di punti grazie alla tripla di Caleb Martin che dall’angolo sinistro – sotto pressione – calava comunque la bomba del 51-30.

Sul fing and roll di Powell (52-34) a 7:29 Borrego andava in time-out.

Il rientro di Carey Jr. sul parquet durava poco perché dopo un suo buon intercetto istintivo andando in penetrazione sbatteva con i gomiti alti su Nurkic.

Fallo offensivo e investigazione della terna per un possibile flagrant che non arrivava ma nonostante ciò, al quarto fallo era costretto a lasciar spazio ancora a Zeller.

Rozier mancava una tripla ma Cody martin salvando in angolo forniva la second chance a McDaniels che infilava la tripla imitato però al tiro da Nurkic che con la granata da oltre l’arco realizzava il 55-36.

Cody Martin dalla sinistra colpiva il primo ferro ma la palla impennandosi finiva perfettamente al centro della retina per il 58-36.

McCollum rispondeva da tre mentre Bridges su perfetto bound pass tentava un reverse in back door dalla linea di fondo terminato con fallo e due liberi.

60-42 ma McCollum in entrata beneficiava dell’and one per portare sul -15 i suoi (60-45).

McDaniels in uno contro uno arrivava a contatto con Hollis-Jefferson nel pitturato per darsi la spinta in fade-away e realizzare con ottimo tocco.

Charlotte resisteva nel finale ma i punti si assottigliavano a 12 quando Powell infilando un too easy 2 realizzava il 63-51.

In soccorso di Charlotte arrivava Bridges che sull’ultimo possesso metteva in ghiaccio la palla prima di correre verso canestro e auto-imitarsi nella schiacciata vista contro Capela: corsa al ferro, elevazione e potenza impressionanti, jam oltre McCollum ma Nurkic non interveniva scegliendo di fotografare solamente l’evento per non rischiare il poster…

Ossigeno per Charlotte che andava sul 65-51.

3° quarto:

Cercare di mantenere il vantaggio era l’obiettivo degli Hornets ma Nurkic al vetro assottigliava l cuscinetto a una dozzina di punti.

Rozier dall’angolo alto sinistro del pitturato batteva il close-out del lungo e Bridges con un difficile turnaround fade-away dava propulsione all’attacco di Charlotte (69-53).

Charlotte incassava un tecnico da parte di Powell (proteste per un fallo affibbiato a McDaniels) e un lungo due punti fuori equilibrio di McCollum ai 24 rischiando di subire anche due punti da sotto di Hollis-Jefferson ma Bridges in aiuto spediva la palla oltre il fondo con 7 decimi da giocare.

Arrivavano altri due palloni prima che si spegnesse l’azione sulla correzione volante non indirizzata dello stesso Hollis-Jefferson quindi Bridges stoppava due volte nuovamente l’attaccante ma sulla seconda era chiamato un fallo e dalla lunetta la squadra di Stotts si portava al -11…La paura era scacciata da Scary che da tre punti regalava ossigeno ai Calabroni che prendevano fiducia: anticipo in post basso di McDaniels su Nurkic, tripla di P.J. un po’ casuale con precisa e rapida deviazione rimbalzante di Cody Martin su rischio persa di McDaniels e altra bomba di Rozier con terzo assist fornito da Cody Martin in brevissimo tempo per ripristinare il +20 (78-58).

La stoppata di P.J. su McCollum iniziava la transizione sulla quale Caleb Martin a 5:44 trovava il canestro in continuazione per l’81-58.

Kanter realizzava l’81-60 ma gli Hornets rimanevano caldi con Rozier che a 5:12 rilasciava endorfine e altri tre punti per l’84-60.

Kanter non riusciva a segnare raddoppiato da McDaniels (oltre P.J. in marcatura), mentre “Anfernee” Washington (numero 25) lanciava due triple che baciavano la retina per portare il divario sul +29 (90-61).

Nel finale i Trail Blazers tentavano di rientrare, c’era ancora gloria per P.J. che stoppava Kanter su una second chance ma nulla poteva sull’arcobaleno di McCollum (90-67).

La tripla di Anthony per il settantesimo punto Portland era contrastata da P.J. che prendendo un rimbalzo offensivo si portava fuori per ricevere da Miles l’assist per l’ennesima bomba mentre Graham e Biyombo in panchina increduli se la ridevano.

Peccato per la put-back dunk di Bridges arrivata fuori tempo massimo che lasciava inalterato sul 93-72 il punteggio.

P.J. Washington controllato dall’ala piccola Rondae Hollis-Jefferson. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

4° quarto:

Avrebbe potuto essere un quarto tranquillo ma Anthony pur non essendo un toro, quando vede i Calabroni si infuria e così una sua tripla accorciava le distanze, uno sfondamento piuttosto generoso di McDaniels contro Anthony (differenza di peso nei nomi) e un assist del doppio zero per l’inchiodata di Nurkic chiamavano Charlotte al time-out a 10:39 con 16 punti da gestire.

Un errore di Nurkic al quale era annullato il tiro con il quale ribadiva a canestro dava a Charlotte una boccata d’aria fresca, quella che vedeva passare la difesa di Portland sull’infilata assistita di Caleb Martin che sfrecciando nel pitturato tagliava la difesa rosso fluo per appoggiare a tabella velocemente.

Un notevole catch n’ shoot da tre punti del rientrante Rozier (7:19) dava linfa a Charlotte che tuttavia veniva colpita da due bordate di Anthony su Martin.

A Charlotte restavano 12 punti di vantaggio (102-90), margine sufficiente se Rozier in entrata come commentato da Collins, realizzava un George Gerwin fing and roll su Anthony che toccava anche l’avambraccio di Rozier senza che la terna battesse ciglio.

Anthony infilava ancora 5 punti consecutivi con un divario arrivato a 9 punti (104-95) ma due suoi successivi errori al tiro facevano scorrere il tempo mentre Cody martin diretto a canestro era contenuto da Covington con il fallo.

Stotts a 3:33 decideva di giocarsi il challenge e così gli arbitri con poco metro davano ragione al coach ospite: palla a due vinta da Anthony e occasione per McCollum che si trovava di fronte però ancora P.J. in versione muro pronto a stopparlo.

Dopo alcuni errori dei big, una deviazione volante a rimbalzo di Cody Martin consentiva a Rozier di prender palla un soffio prima di Powell al quale era contestato un fallo, uno dei meno vistosi.

½ in lunetta a 2:30 dalla fine, Anthony sbagliava ancora e un baseball pass dava la gioia a P.J. già sull’altro fronte di apportare modifiche al punteggio con un’altra indisturbata schiacciata.

Tripla stortissima di Simons e Portland ormai sconfitta anche se Anthony rubando un pallone a P.J. metteva dentro un fing and roll.

Un quick 2 di McCollum non faceva paura perché sul fallo commesso su McDaniels Charlotte ripristinava il +10 (109-99) quindi anche Portland segnando due punti con Simons andava oltre quota 100 ma non c’era più tempo, Charlotte rompeva le 4 sconfitte consecutive rispondendo alle avversarie di serata con una convincente vittoria per 109-101.

Terry Rozier: 8,5

34 pt. (13/24), 8 rimbalzi, 10 assist, 2 rubate, 1 stoppata, +16 in +/-. 2 TO. 7/13 da 3 pt. Torna a far paura Scary, nel primo e nel secondo tempo. Piovono bombe per sganciare Charlotte dalla zona pareggio e risolver la partita ma non solo: arriva in doppia doppia con 10 assist restituendo ai compagni i passaggi per alcuni suoi catch n’shoot. Non gioca solo dall’arco ma di tanto in tanto mostra pull-up in avvicinamento o va in entrata come nel finale quando imita George Gerwin. Il giocatore che si innalza a livello superiore del quale Charlotte aveva bisogno per tornare a vincere.

Cody Martin: 7

5 pt. (2/5), 7 rimbalzi, 7 assist, 1 rubata, +11 in +/-. 1 TO. La trottola degli Hornets mette corsa e grinta, i cm non li può mettere se Anthony gli tira sopra. E’ il prezzo da pagare con Madre Natura che non gli dona lunghezza sufficiente ma a ogni modo è una parte importante della difesa e dell’attacco anche se realizza solo 5 punti, tre con una tripla dal lato rimbalzante sul primo ferro e poi impennatasi fino a raggiungere il centro della retina. Buoni gli assist: Rozier, P.J. con tocco rimbalzante istintivo e volante (McDaniels stava per perder palla) e ancora Rozier serviti nell’arco di un brevissimo tempo ne sono la prova. Nel finale a rimbalzo nonostante i cm riesce ad anticipare il difensore e a smazzare verso Rozier un pallone che rimbalzando lì sotto il canestro avversario dava la possibilità al nostro numero 3 di andare in lunetta.

Jalen McDaniels: 6

13 pt. (4/7), 6 rimbalzi, 1 rubata, +8 in +/-. 4 TO, 5 PF. Paga il fatto d’essere il signor nessuno. Entra nel polifemico occhio della terna accecata dal nome Nessuno. Falli contro di lui senza giusto metro a fronte di nomi più altisonanti. Non sempre perfetto in difesa ma a 5 falli ci arriva così. Un po’ sfiduciato in talune situazioni come quando gli viene dato fallo offensivo contro Anthony, inizia ancora bene nel primo tempo con un paio di two and one poi si perde nel secondo. Bello il fade-away su Hollis-Jefferson. Nel finale manca una tripla dall’angolo che avrebbe chiuso prima la partita.

Miles Bridges: 7

19 pt. (7/14), 5 rimbalzi, 3 assist, 2 stoppate, +5 in +/-. 1 TO. Gran primo tempo nel quale fa vedere un turnaround fade-away, una mano educata alla tripla, soffice e implacabile per passare al contrasto della jam con la quale chiude i primi 24 minuti, una replica di quella sganciata su Capela con rincorsa, ingresso trionfale in area, planata su McCollum e schiacciata su Nurkic che si unisce ai fotografi per non rischiare di essere posterizzato. Secondo tempo meno brillante con diversi errori al tiro ma anche un paio di stoppate su Hollis-Jefferson. Peccato che sulla seconda gli sia chiamato un fallo che non mi pareva esserci, comunque altra prestazione a tutto tondo con difesa incorporata.

Vernon Carey Jr.: 5

0 pt. (0/3), 1 rimbalzo, 1 rubata, -4 in +/-. 1 TO, 4 PF in 7:11. Inizia da titolare, commette due falli in 20 secondi, viene rimesso in campo nel secondo quarto ma non ci mette moltissimo nemmeno questa volta a commettere altri due falli (sfondamento il secondo per il quale rischia un flagrant che non arriva giustamente) dopo aver intercettato istintivamente un passaggio. Tre errori al tiro compresa una tripla. Si gioca male la sua seconda chance dimostrando inesperienza e friabilità contro due centri esperti.

Brad Wanamaker: 6

0 pt. (0/2), 3 rimbalzi, 4 assist, 1 stoppata, -6 in +/-. 2 TO. Bene a livello assist, il palleggio è incredibilmente dicotomico all’opposto. Approssimativo, fuori cilindro a volte, alto e non sempre controllato. Due TO in 10:51 e un paio di conclusioni a vuoto. Nonostante gli assist pregevoli con lui sul parquet tendiamo a perdere punti.

Caleb Martin: 6,5

8 pt. (3/6), 5 rimbalzi, 1 assist, 0 in +/-. 3 PF. Peccato per l’1/4 da fuori, tra l’altro segna proprio quello off balance sotto pressione dal corner sinistro mentre quando ha spazio e tempo ci pensa troppo con un meccanismo non automatizzato dalla mente ancora. Garantisce rimbalzi e corsa, Un paio di sue infilate nel pitturato fruttano 5 punti facili a Charlotte.

Cody Zeller: 6

7 pt. (2/5), 3 rimbalzi, 1 assist, +2 in +/-. 1 TO in 21:29. Mestierante che nell’enfasi generale del primo tempo fa meglio. Un bell’appoggio su no look di Rozier arrivando dalla baseline, nel secondo tempo pensa di prendersi un open 3, il coraggio c’è, la magra figura anche ma l’importante era contenere a sufficienza gli avversari e in questo mette impegno.

P.J. Washington: 8

23 pt. (8/17), 8 rimbalzi, 1 rubata, 4 stoppate, +8 in +/-. 1 TO. E’ un mezzo sacrilegio ma anche se Mourning aveva un fisico molto più definito ed eleganza nella stoppata, stasera P.J. lo ricorda per imperiosità nel cancellare il malcapitato di turno andando per 4 stoppate. Non avrebbe dovuto giocare e parte assonnato dietro la mascherina in panchina ma passano 20 secondi e complici i due falli di Carey Jr. viene lanciato subito in partita e questo probabilmente con una partita vergine gli dona ritmo e fiducia. 34:02 in campo, difetta un po’ ai liberi ma cattura 8 rimbalzi, garantisce difesa e attacco segnando 5/11 da tre punti con un terzo quarto fantastico al tiro nel quale riallontana – insieme a Rozier – gli avversari. Bentornato P.J..

Coach James Borrego: 7,5

Buon piano partita questa volta al contrario di altre recenti partite. Raddoppiati i problematici avversari e controllato l’arco ai Trail Blazers non è rimasto che affidarsi alle estemporaneità qualitative di singoli troppo in solitaria. Anthony ha funzionato per un po’ nel finale ma anche lui ha finito per fallire non reggendo il ritmo al tiro in attacco. Qualche punto in più nel pitturato si poteva ottenere ma qualche volta Portland lascia quel minimo che i tiratori di Charlotte sfruttano da oltre l’arco.

https://www.youtube.com/watch?v=h2eQyqETyQQ

Matchup key Vs Trail Blazers

Matchup key game 56 (A cura di Igor F.)

Terry Rozier Vs CJ McCollum

I Charlotte Hornets stanno cercando di trovare il mix impossibile per vincere una partita e non scendere oltre il poker di sconfitte consecutive (mai successo) in stagione.

La disponibilità dei giocatori è stato un tema fondamentale della stagione.

Gli Hornets non recupereranno nessuno per la partita con i Trail Blazers se non forse Graham che è in dubbio.

Se Devonte’ dovesse farcela, vista la sicura assenza di Lillard – alle prese con un tendine del ginocchio – il principale match-up key sul parquet si sposterebbe sulla sfida vis-à-vis

tra i due fucilieri in SG: “Scary” Rozier Vs McCollum.

Gli Hornets cercano di non farsi risucchiare in nona piazza dai Pacers mentre Portland a equidistante di due partite dal quinto e dal settimo posto cerca di mantenere almeno la sesta piazza.

Possibili svantaggi:

A parte le numerose assenze di Charlotte, sul parquet, CJ McCollum diventerà la principale minaccia da contenere.

“Rimani aggressivo, continua a difendere, esci in transizione e rendi il gioco facile e divertente”, ha detto McCollum riguardo l’approccio delle ultime partite e riguardo a quelle future.

CJ ha punti nelle mani e potenzialmente come Covington potrebbe unirsi nel tiro da tre laddove Charlotte concedesse spazi che i Tracciatori di Sentieri potrebbero sfruttare essendo una delle migliori squadre da oltre l’arco.

Kanter e Nurkic sono una coppia esperta di centri ai quali la mancanza di esperienza di Vernon Carey Jr. potrebbe dar fastidio ma il centro ha fisico e intelligenza per poter limitare al meglio il giocatore che avrà di fronte mentre dalla bench Biyombo o Zeller dovranno cercare di fare meglio delle ultime uscite per contenere i due.

Anthony è un giocatore da tenere d’occhio mettendosi tra lui e il canestro con una difesa aggressiva il giusto, senza esagerazioni mentre per il resto Powell potrebbe essere un incomodo comunque non impossibile da fermare.

Pochi TO per Portland sono il lato positivo.

Possibili vantaggi:

Il lato negativo di Portland è che se i TO sono pochi, anche gli assist di media lo sono.

La palla portata dai singoli come l’assente Lillard, costringerà gli uomini di Stotts a prendere iniziative in uno contro uno o a dover intensificare la rete di passaggi.

Charlotte potrà sfruttare Carey Jr. per una maggior copertura al ferro cercando di andare a contrastare i tiri sul perimetro.

Altro fattore che gli Hornets potrebbero sfruttare sarebbe il fattore attacco a canestro poiché i biancorossoneri concedono numerosi FT.

Rozier, un po’ in calo ultimamente, potrebbe riprendersi la scena al The Hive variando il suo attacco tra triple e entrate taglienti, sperando Graham possa dargli una mano a spostar l’attenzione l’attenzione su di lui.

Bridges continua a rimanere un fattore importante per i Calabroni con prestazioni a tutto tondo e Carey Jr. potrebbe essere la spinta per equilibrare una partita tosta.

“Sulla base di quello che ho visto (a Brooklyn), devo guardare molto attentamente Vernon”, ha detto coach James Borrego.

Ora può costruire su sé stesso, può crescere?”

Borrego ha generalmente sottolineato la mancanza di esperienza del centro e la sfida di sviluppare nuovi arrivati ​​nell’ambito dei protocolli in atto a causa della pandemia.

“Se ha questo tipo di impatto, sarei sciocco a non dargli più minuti”, ha chiosato Borrego.

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“Enemy” vintage

Anno III, Superbasket 9 ottobre 1980 illustra il “piccolo” Twardzick dei Portland Trail Blazers.

Game 55 – Charlotte Hornets @ Brooklyn Nets 115-130

Intro

La cultura di massa spesso è uno strumento mediato da politica, geografia e momento storico in essere, una verità dentro una selva camuffata in “camo” da interessi contrapposti.

Scorgere la realtà non è semplice, specialmente se ci si si affanna a essere di parte, ma anche semplicemente andando alla ricerca di essa senza pregiudizi, l’immersione nell’attualità può portare a rendere invisibile il soggetto in questione per via di depistaggi o per variabili inconoscibili che portano a mancanza di conoscenze integrali sul problema specifico.

Se visti da fuori, osservando solamente i risultati, fan generici della NBA probabilmente non si spiegherebbero l’attuale crollo dei Calabroni, oppure, scavando brevemente nella memoria recente, basandosi sull’esperienza, direbbero che Charlotte sta rientrando nella normalità dopo esser stata troppo al di sopa delle aspettative.

In realtà sono bastate tre sconfitte consecutive per spingere la squadra da un posto ai playoff con vantaggio fattore campo al bordo delle squadre regolarmente classificate che ci dovranno giocare i play-in ma i fan rischiano di credere che questa qualificazione possa sfumare.

In realtà gli Hornets hanno mezza squadra out (Ball, Monk, Hayward, P.J. Washington, Darling, Wanamaker e Graham) e nessuno per Covid-19…

Fort Amsterdam sarà un crocevia: nella attuale New York affronteremo i Nets e i Knicks (passando nel mezzo di una gara casalinga con Portland), tre partite difficili che rischino di far scendere ulteriormente Charlotte in classifica.

Eppure, “studiando le carte” (le esporrò dopo la partita contro New York nel solito pezzo denominato Il Punto) si scopre che gli Hornets avranno uno dei migliori calendari in maggio e se dovessimo finalmente, come dovrebbe avvenire, ritrovare progressivamente pezzi importanti proprio dalla partita contro i Knickerbookers, il rush finale che partirà il primo maggio contro Detroit, potrebbe riportare di peso i Calabroni dentro le prime sei squadre a Est salvo nuove e imprevedibili estemporaneità legate a infortuni, sebbene si sia già dato molto…

A Brooklyn si va per onor di firma mentre tra Portland e New York sarebbe oro pescare una vittoria mentre le due successive partite con Chicago e Cleveland, confidando nel rientro di qualche giocatore importante, non si possono fallire, insomma, la sconfitta di stasera è prevedibile molto facilmente ma ancora niente depressione e scoramento, l’obiettivo finale è più raggiungibile di ciò che si creda.

Mi sbilancio forse troppo anche “contro il fato” ma razionalmente l’obiettivo è a portata.

Analisi

La premonizione negativa chiamata Durant era nell’aria, le comete portatrici di sventura Shamet e Harris anche.

25 punti per l’ex GSW, 20 per il secondo e 26 per il terzo che in avvio di ultima frazione decide quasi da solo la partita spezzando la strenua resistenza sin lì offerta dagli Hornets che hanno giocato una buona partita in attacco anche perché, finalmente, Borrego ha sciolto Carey Jr. lanciandolo nel ruolo da titolare in una partita nella quale non si aveva nulla da perdere.

L’ex Duke ha risposto con un avvio folgorante e una prestazione sorprendente aiutando un Bridges da 33 punti (massimo in carriera) e il solito Rozier a non naufragare a Brooklyn.

Le ghiacciate comete sembrano sciogliersi… se Borrego terrà ancora in considerazione Carey Jr. e la squadra sarà motivata come stasera, con i rientri degli infortunati potremmo tornare a inserirci a fari spenti tra le migliori 6 a Est anche perché, se NYK è in vantaggio a metà partita a Dallas (52-56), Indiana e Miami hanno perso rispettivamente a Salt Lake City e Minneapolis mostrando di stentare un po’…

Piuttosto bene al tiro Charlotte ma la connessione assist e tiro da fuori per i Nets è stata determinante.

Impossibile fermare Durant a quelle quote, possibile invece limare TO e cercare di non uscire con troppa ansia e fretta da certe situazioni: su palloni vaganti abbiamo pagato eccessivamente in fast break venendo colpiti da incursioni e triple tuttavia a Brooklyn si poteva anche perdere senza drammi.

La partita

I quintetti:

1° quarto:

Dopo una palla a due tirata da Jordan nella propria metà campo, Cody martin portava via subito la sfera dalle mani avversarie ma Bridges in palleggio incocciava su Irving così una squadra sbilanciata subiva il primo fast break di Green.

Gli Hornets pareggiavano con una rollata e jam di Carey Jr. lanciato come titolare.

Harris dall’angolo sinistro scavalcava Charlotte che resisteva con un tiro dalla linea di fondo sinistra del Duke lanciato titolare.

Jordan schiacciava cercando di allontanare Charlotte ma un’incursione orizzontale da destra di McDaniels, il quale chiudendo in reverse su un Jordan rilassato, teneva il passo in attacco per gli Hornets che passavano in vantaggio con una tripla di Bridges dalla diagonale destra incrementando il vantaggio quando Rozier intercettando un pallone lo passava in transizione a McDaniels che a rimorchio metteva dentro l’11-7.

Carey Jr. continuava a stupire prendendosi un tiro lungo dalla diagonale sinistra che accarezzava solo il cotone e dopo un alley-oop e una stoppata di Jordan su McDaniels con palla in rimessa dal fondo, ecco Carey Jr. servire Miles per una schiacciata inarcata a due mani.

A 7:11 Carey Jr. faceva esplodere tripla e propria panchina che, estasiata dall’avvio del rookie, festeggiava scompostamente la prima bomba in carriera del giocatore che portava al raddoppio gli Hornets (18-9).

Impensabile tenere il doppio dei punti dei Nets, infatti, Irving segnava subito ma Cody martin mettendo due punti con perfetto tiro dal mid range portava il tabellone sul 20-11.

Altri due punti di Irving (fing and roll su Miles) e risposta di Miles in circus shot di sinistra alzavano il punteggio che saliva ulteriormente su sponda Hornets quando Rozier, scappando a Harris, appoggiava il 24-13 e Bridges dall’angolo metteva la tripla del 27-13.

La risposta dei Nets arrivava a 4:45 con un two and one firmato Green e una tripla di Shamet dall’angolo per il 27-19 tuttavia a 2:57 un turnaround frontale di Bridges valeva il trentesimo punto Hornets.

Un gancio di Griffin su Miles e una trattenuta netta di Biz (graziato dl flagrant) sull’ex Pistons valevano 4 punti per i Nets che a 2:09 tornavano sul -7 ma un arcobaleno di Wanamaker riprendeva nove punti di vantaggio che sembravano poter resistere sino a fine quarto ma una tripla a pochi secondi dalla fine di Harris su Wanamaker valeva il -6 (35-29).

Carey Jr. offre palla a Bridges che trasforma alla sua maniera in punti. Foto tratta dal sito ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

La seconda frazione si apriva con la tripla di Shamet che “cometizzava” in negativo l’avvio di Charlotte, incapace di segnar punti imbottita di riserve.

Pur lentamente i Nets si avvicinavano e a 9:06 con due tiri liberi splittati da Griffin raggiungevano il pari a quota 35.

Lo 0/7 dal campo non aiutava ma Carey Jr. in euro step trovava comunque l’alzata frontale per battere il suo marcatore rimastogli di fronte.

A 7:46 la bomba di Harris faceva tornare in vantaggio le Retine che tuttavia incassavano due punti di Rozier (rispedito d’urgenza sul parquet) in entrata a 7:32 (39-38).

La schiacciata di Miles che in entrata passava tra Harris e Griffin era recuperata e superata quando Irving da tre infilava il 41-43.

Una dunk di Jordan a 4:59 era recuperata da Cody Martin che con l’arcobaleno batteva un Jordan che rientrando precipitosamente rifilava una manata in faccia al numero 11 consentendogli un and one mancato.

Green infilava la tripla, Rozier rispondeva a 3:57 andando da solo per un pullup frontale da due punti ma 10 secondi più tardi Durant si accendeva infilando una tripla.

Il banker alto di Terry su Irving portava il mega-schermo sul 47-51 ma un generoso fallo fischiato su Durant (McDaniels in onesto close-out) riallontanava i Nets, pronti a prendere il largo.

Bridges con lo step-back vinceva il duello tra numeri zero sorprendendo da tre Green e anche dopo il tocco volante vincente di Jordan (50-56) i Calabroni non mollavano la presa rispondendo con una velocissima entrata di Miles che appoggiava in corsa al vetro e con un’altra accelerazione: questa volta era Terry che staccava frontalmente dal cuore dell’ara per sorprendere Irving e Harris davanti al ferro con una schiacciata a una mano esaltante.

Irving batteva con uno strettissimo reverse oltre il ferro la buona difesa di Cody martin ma il fratello, ai primi due punti della partita, lo “vendicava” con spin e allungo in area su Harris che costava alla guardia avversaria anche il fallo.

Two and one a segno e -1 a :49.1.

Altra tripla imprendibile di Durant per il +4 Nets ma Carey Jr. a 29 secondi dalla fine segnava dalla lunetta così come Caleb Martin che non convinceva Durant, il quale ridendo con Borrego vedeva pareggiare il numero 10 dalla lunetta.

61-61, una resistenza offerta, quella della squadra di Borrego, aldilà delle aspettative.

3° quarto:

La ripresa vedeva i locali passare in vantaggio con Harris dapprima ma a 10:56 su un rimbalzo offensivo McDaniels pareggiava passando dalla lunetta.

Un altro rimbalzo offensivo consentiva a Rozier di infilar il vantaggio (65-63) prima che Durant passasse Carey Jr. con facilità per schiacciare ad alte quote.

Bridges recuperando un pallone toccato a Rozier approfittava dello spazio concesso dall’arco per prendere e segnare il tiro pesante.

Un assist di Rozier per McDaniels in angolo faceva registrare il 71-65 prima che la squadra di Nash rinvenisse con due punti di Harris e un two and one di Durant che portava Carey Jr. al quarto fallo.

Ancora Rozier, offendo palla in angolo a Miles, avvantaggiava i Calabroni che con la bomba a segno del numero 0 si portavano sul 74-70.

Botta e risposta tra Durant e Carey Jr. così come da tre punti avveniva per Harris (nonostante il close-out di Miles sul relocate) e Caleb Martin che, dopo il buon lavoro difensivo di Carey Jr. su Brown, veniva vedersi assegnato un lungo due punti prima che Durant colpisse da tre nuovamente trovando il pari a quota 78.

Uno scoop in transizione di Brown, una cutting dunk di Miles su bound pass verticale nella feritoia di Wanamaker e poi due liberi di Durant per l0-82, si arrivava a 4:14 dalla terza sirena con gli Hornets ancora in partita.

A 3:57 un quasi 3 di Rozier pareggiava la gara prima che una palla persa a metà campo da McDaniels costasse tre punti by Shamet.

Fallo offensivo di McDaniels su Irving (palleggio e spinta laterale giudicata eccessiva) e due punti di Brown che su un rimbalzo offensivo metteva dentro dal pitturato nonostante la sfortunata zampata di Miles che a 2:26 vedeva mandare gli avversari con l’and one sull’84-88.

Floater di Terry very high su Claxton ma da una palla a terra in mischia gli Hornets ricavavano ancora zero (troppe volte per mancanza di precisione si perdevano palloni vaganti al cinquanta per cento) essendo costretti alla palla a due vinta da Shamet su Wanamaker con il primo a segno da tre.

Rozier segnando una tripla fluida teneva botta ma un close-out rinunciatario di Wanamaker faceva ingolosire ulteriormente Luwawu-Cabarrot che da oltre l’arco silurava Charlotte mandandola a riposo sull’89-94.

4° quarto:

Dopo 19 secondi Miles segnando in schiacciata da destra su altro assist di Wanamaker trovava il -3 e il massimo in carriera ma Charlotte subiva un paio di colpi tremendi: Harris da tre segnava sulla chiusura di Carey Jr. (5° fallo e fuori per il finale) che regalava anche con fallo “onesto” il gioco da 4 punti all’avversario.

Gli Hornets perdevano colpi negli scambi perché Rozier in lunetta splittava, Harris pescava una tripla rim/glass/rim (92-101) e anche Bridges dalla lunetta non andando oltre l’1/2 indeboliva la posizione traballante di Charlotte che precipitava poco dopo quando da sx il tiro di Harris era fermato da un tocco sul gomito da Bridges in allungo.

3/3 a 10:11, 93-104, un travolgente avvio che gli Hornets fermavano solo con il time-out dopo un alley-oop di Griffin.

Lo stesso giocatore metteva la partita in ghiaccio con la tripla dalla destra (93-109) così per la parte centrale si vedeva un Rozier infilare 7 punti di fila per i nostri e per quella finale notare ulteriormente un Carey Jr. che mostrava lampi di classe come il turnaround in fade-away dalla media linea di fondo sinistra oltre Griffin e Irving nelle vicinanze per evitare la penetrazione.

A 1:5e i primi punti di Riller in NBA con una tripla da lato sinistro su scarico dal fondo di Martin valeva il 110-124.

C’era da sorridere quando Caleb martin, tentando di servire un alley-oop per Richards alzava un tiro che diventava una tripla diretta a :22.7.

Finiva 115-130 ma i Calabroni sono parsi vivi nonostante le assenze.

Terry Rozier: 7

27 pt. (12/21), 6 rimbalzi, 10 assist, 1 rubata, -5 in +/-. 4 TO in 40:15. Parte da PG e non se la cava certo male. Finisce con 10 assist, favorito dall’attenzione su di lui come tiratore, sa anche essere generoso innescando dagli angoli McDaniels e Bridges come esempi.Una schiacciata staccando da centro area paurosa su Joe Harris oltre che tentare di tenere in partita la squadra con qualche fiammata dopo un avvio lento. Gli ultimi sette punti li segna a partita andata ma la prestazione complessiva è positiva.

Cody Martin: 6,5

6 pt. (2/6), 5 rimbalzi, 5 assist, 2 rubate, 1 stoppata, -2 in +/-. 3 TO. Parte come SG accanto a Rozier ma il suo tiro, salvo eccezioni come il buon canestro in pullup dalla diagonale destra nel primo tempo, non è fenomenale. Ruolo a parte, in 35:02 mette su qualche numero ordinario in rimbalzi e assist compiendo qualche buona difesa.

Jalen McDaniels: 5,5

12 pt. (3/8), 2 rimbalzi, 1 assist, 4 rubate, -19 in +/-. 4 TO. Un inizio promettente a cui non segue un resto altrettanto interessante, anzi, dal fallo in close-out su Durant va dissipandosi giungendo nel terzo quarto a perdere una palla a metà campo in uscita da una transizione per poi andare a sfondare su Irving dal palleggio, inoltre è impreciso su palloni vaganti come quando non controlla una tripla avversaria dall’angolo e regala una rimessa. Ottime le 4 steal ma perde altrettanti palloni.

Miles Bridges: 7,5

33 pt. (13/18), 9 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, 1 stoppata, -7 in +/-. 4 TO. Massimo in carriera per Miles che pare esser di casa a Brooklyn. Confidente indovina 6 delle 10 triple tentate con convinzione. Anche in entrata e sotto canestro lavora bene prendendo iniziative che spesso vanno a buon fine. Ottima prestazione. Peccato per quella palla da lui deviata a fine terzo quarto e recuperata dai compagni ma persa da McDaniels e per il libero mancato a inizio ultimo quarto ma come spesso accade è elemento trascinante ed entusiasmante quando sale per la schiacciata.

Vernon Carey Jr.: 7,5

21 pt. (9/14), 6 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata, +14 in +/-. 5 PF. “Se non ora quando” era l’appello/critica costruttiva lanciata a Borrego nell’ultima partita ed eccolo magicamente sul parquet da titolare. Parte fortissimo sorprendendo gli avversari con un bagaglio completo fatto di movimenti che vanno dalla rollata, al tiro da due (compreso l’euro-step) o da tre punti preso con fiducia. La poca esperienza lo costringe a qualche fallo evitabile e sfortunato come quello che regala 4 punti a Harris nella fase di distacco tra le due squadre ma a guardare il plus/minus si evince che la sua presenza in campo è preziosa. Si toglie anche la soddisfazione di stoppare Griffin in uno contro uno rimanendogli davanti. Difesa importante (quando esce soffriamo), attacco ancor di più dove aggancia passaggi sotto canestro che trasforma in punti anche se qualche volta viene fermato. In un periodo nel quale i Calabroni hanno bisogno di “offense” e lo si rivede anche nel finale con un turnaround fade-away dalla linea di fondo sinistra oltre Griffin e Irving in raddoppio nelle vicinanze. 21 punti all’esordio, avesse un po’ di esperienza in più sarebbe devastante.

Caleb Martin: 6

10 pt. (3/10), 5 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, -19 in +/- in 30:20. A parte il canestro con spin e allungo oltre Harris per il two and one in attacco lo si vede realizzare un paio di liberi e infilare nel finale un’ilare tripla che voleva essere nelle intenzioni un assist per Richards. Il cupping sulla spalla sinistra lo fa sembrare una pizza con salame piccante ma di pepato non c’è sicuramente il tiro, tuttavia la sua discreta prestazione difensiva la offre e per rimbalzi e impegno a fronte a colossi merita una sufficienza benché l’1/5 da fuori dica che debba per il futuro preferibilmente tentare da un range inferiore.

Bismack Biyombo: 5

1 pt. (0/0), 3 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, -18 in +/-. 2 TO, 2 PF in 8:08. Qualche numero lo mette su, porta via anche una palla a Jordan ma poi come playmaker in uscita restituisce palla agli avversari. Il problema è che la sua lentezza paga per gli avversari. Ferma Griffin con una vistosa trattenuta e gli va bene che non gli sia comminato un flagrant…Con lui e la bench sul parquet l’attacco non ha sbocchi. ½ dalla lunetta per l’unico punto in una serata dove non prende tiri dal campo.

Brad Wanamaker: 5

2 pt. (1/5), 1 rimbalzo, 3 assist, 1 rubata, -23 in +/-. 2 TO in 15:48. Dopo una prima prova scialba aveva fornito delle buone prestazioni. Il livello d’esperienza lo si vede quando offendo due cioccolatini a Miles contribuisce al suo career-high ma al tiro è piuttosto scandaloso anche quando fallisce un’entrata tirando appena sotto il ferro dal lato. Due TO e un -23 eloquente perché se non vai a fare un close-out almeno alzando il braccio poi si vedono gli effetti: Harris lo fulmina sul fiale del primo tempo ma anche nel finale Shamet lo incenerisce. Non doveva giocare, non sarà in perfette condizioni fisiche ma la prestazione ricalca le ultime purtroppo.

Grant Riller: 6

3 pt. (1/1), 1 assist, +2 in +/- in 2:20. Infila la tripla dalla sinistra su scarico di Martin. L’unico tiro che prende in serata in poco più di due minuti nei quali aggiunge un assist. In attesa di Monk & Company, chissà se dargli qualche chance in più togliendo minuti ai Martin potrebbe dare a sorpresa più spinta all’attacco.

Nick Richards: s.v.

0 pt. (0/0), +2 in +/- in 2:20. Non si vede se non quando nel pitturato subisce un arcobaleno e quando da dietro il canestro avversario salta ma non interviene intelligentemente sulla tripla causale del compagno Caleb. Sarà dura rivederlo in momenti importanti se Carey Jr. si riproponesse su questi livelli…

Coach James Borrego: 6,5

Indovina il quintetto iniziale liberando Carey Jr. Inevitabile che alla lunga si esca perdenti anche per errori dei singoli. Qualche scelta al tiro da rivedere ma in genere la squadra sembra essere messa meglio sul parquet grazie a Carey Jr. che garantisce un po’ più di tenuta o almeno intimidazione. Non bisogna mollare la presa anche se ci sono infortunati e anche se dovessero arrivare ancora un paio di sconfitte ma si spera di rompere il break negativo prima possibile. Forse sarebbe stato meglio Zeller di Biyombo come ricambio ma è un dettaglio.

https://www.youtube.com/watch?v=veMPZxnIF6o

Game 54 – Charlotte Hornets Vs Cleveland Cavaliers 90-103

Intro

Charlotte a inizio stagione era partita con la curiosità legata ai nuovi due giocatori (Ball e Hayward) che avrebbero dovuto migliorare la squadra ma non tanto secondo gli analisti visto che tutti l’avevano relegata nelle ultime posizioni a Est.

Immaginavo si sbagliassero ma non pensavo che il team, seppur con poco vantaggio, potesse raggiungere la quarta posizione della Conference.

Teoricamente avrebbe dovuto aver avanti 5/6 squadre e oggi, dopo le due cadute con Atlanta e Lakers, la squadra è in linea con le mie aspettative ma in realtà solamente perché gli Hornets sono stati falcidiati da una serie di infortuni che progressivamente hanno indebolito esponenzialmente la squadra in questo periodo difficile.

Davanti c’è un terzetto in vetta alla Conference, potremmo parafrasare l’uscita del nuovo pezzo dei 99 Posse con “Comanda la Gang”…

Il pezzo descrive come “le contrapposizioni fra destra e sinistra, davanti a un modello di sviluppo appoggiato da tutti e mai messo in discussione, decadono”.

“Il ‘mai con quello, il mai con quell’altro’ sono magicamente caduti davanti a un interesse di sistema”.

La copertina è di Davide Toffolo, cantante dei Tre Allegri Ragazzi Morti.

Nella NBA l’interesse è comune ma mantenere il prestigio di alcune squadre e alcuni giocatori che si riciclano talvolta sempre in squadre vincenti fa sì che un vero cambiamento nasca dal basso.

Charlotte ci sta provando dal Draft e faticosamente dal mercato essendosi dissanguata per garantire un contratto a Hayward considerando gli oltre 9 milioni all’anno per ben tre stagioni dovute a Batum.

Hayward è out e per Charlotte oggi resistere è d’obbligo, se la sopra comanda la gang (tra l’altro nella notte va in scena la partita sfida spareggio tra Phila e Brooklyn, appaiate in vetta), i Calabroni provano a guadagnarsi un posto al sole ma se vogliono continuare a sognare in attesa che a inizio maggio siano (speriamo) disponibili tutti per tentare l’assalto finale alla quinta o alla sesta posizione che eviterebbe i play-in, la vittoria da strappare con le “unghie e con le mandibole” contro i Cavs stanotte è d’obbligo.

Analisi

Gli Hornets avrebbero dovuto vincere la partita ma hanno finito per perderla abbastanza nettamente mostrando tutti i propri limiti nonostante il rientro di Rozier ma anche quello di Garland per i Cavs.

Out Sexton, Cleveland ha comunque il potenziale a sufficienza per controllare la partita con degli Hornets fuori ritmo farciti di riserve, che, guardando solo la panchina, offrono 34 punti contro i 42 di quella opposta.

La nuova e rovinosa caduta è consequenziale al fatto che i Calabroni siano una squadra attualmente con pochi punti nelle mani, senza ritmo che si affida a conclusioni da fuori con estrema facilità abbandonandosi al proprio destino, artefice della consegna della vittoria nelle mani degli avversari.

Poco da dire, fast break a parte, i Cavs sono stati numericamente e concretamente superiori in tutte le statistiche, rimbalzi, tiro, tiro da tre punti e punti nel pitturato, assist…

Solo i TO sono stati inferiori (12-15) ma lo 0/5 di Caleb Martin dal campo e il 6/12 ai liberi raccontano di una squadra con difficoltà al tiro che si permette anche il lusso di non attaccare il pitturato con buone manovre.

In tutto questo sfacelo Carey Jr. rimane in panchina (se non ora, quando?) e non si vede come questa squadra possa pensare seriamente di impensierire nella prossima trasferta i Nets… A Brooklyn probabilmente gli Hornets torneranno a un record perdente, ancora certamente in corsa per i playoff – passando per la porta di servizio – ma invischiati, appunto, per i play-in nel caso in cui i veri titolari rientrassero per andare a tentare di riprendere il filo della stagione.

La partita

I quintetti:

1° quarto:

Cleveland ritrovava Jarrett Allen che impiegato per la palla a due la vinceva e poi andava, servito, a schiacciare lo 0-2.

Sul giro alla d’attacco era ancora Cleveland a partire verso l’anello con Okoro per un 2+1 (McDaniels foul provando ad opporsi) quindi erro un errore di Okoro ma sulla palla rimbalzante al vetro arrivava Allen a ribadire a canestro lo 0-7.

Finalmente Charlotte riusciva a sbloccarsi a 10:18 quando un catch n’shoot 3 di Bridges dall’angolo sinistro finiva dentro.

Wade era stoppato da Bridges in rientro e a 9:42 McDaniels con un’altra bomba (ne aveva appena fallita una personale) portava Charlotte sul -1.

Love da sotto allungava ma Biyombo con un pick and roll sul quale andava per l’arresto e l’appoggio segnava l’8-9 quindi Love recuperava una palla toccata da Rozier per appoggiare il +3 Cavs recuperato da Graham con un tiro da oltre l’arco dalla parabola ipnotica che valeva l’11-11.

I Cavs tornavano avanti con un dribbling di Garland e il relativo layup prima che la stessa guardia esplodesse anche la tripla dell’11-16 a 7:25.

Hornets un po’ in difficoltà offensivamente con McDaniels stoppato ma Rozier recuperando la palla vagante alzava al volo prima dello scadere dei 24 per recuperar due punti.

Altra bomba di Garland, quindi toccava a Biyombo recuperare un rimbalzo e segnar su invito di McDaniels (15-19).

Sembrava inarrestabile Garland che francobollato da Zeller in ottimo close-out, riusciva dall’angolo sinistro a elevarsi oltre il centro per un’altra conclusione dalla lunga distanza vincente.

Wanamaker con un floater arrivando frontalmente riduceva lo scarto così come Zeller che da sotto afferrava una palla vagante per trasformarla nel 19-22 ma gli errori successivi di Rozier, Martin (Caleb) e Wanamaker portavano inevitabilmente a chiudere il quarto sotto anche perché Cleveland tornava ad allungare sul 21-27 prima che Zeller sulla sirena riuscisse a correggere in tap-in due errori di Bridges portando il risultato sul 23-27.

Più che Wanamaker è l’urlo disperato di Munch. Con gli Hornets in caduta libera, il play sta fornendo contrarianti prove. Foto tratta dal sito ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

Un canestro annullato di Hartenstein (invasione del cilindro dell’anello?) sul tocco errato in transizione di Prince contribuiva a riportare Charlotte a contatto grazie alla bomba di Graham a 11:13 (26-27) ma anche per il secondo quarto i Calabroni erano destinati a rimanere sempre in svantaggio anche perché su un lancio lungo in uscita prince schiacciava sul rientrante di McDaniels.

I Cavs poi trovavano anche due triple consecutive scagliate dalle diagonali opposte da parte di Love così gli imenotteri scendendo su un gelido -9 (26-35) si trovavano già con le spalle al muro mentre il team di Bickerstaff festeggiava.

A 8:25 Rozier infilava la tripla ma a 7:34 il 2+1 di Prince (secondo fallo di McDaniels nel cilindro tentando di ostacolare il lungo) valeva il nuovo -9.

Se poi Caleb Martin, oltre a mancare triple, falliva a 6:50 anche due liberi andando corto, era notte fonda…

Rozier replicava con uno stop & pops ma la finta con tripla dall’angolo sinistro di Prince scavava un divario da doppia cifra: 31-41.

Miles in appoggio dalla linea di fondo destra segnava ma su un semplice pick and roll nessuno andava a contrastare il dominio dell’aria di Allen, lesto a schiacciare di prepotenza un alley-oop.

Rozier recuperava tre punti passando lo schermo di Zeller per colpire al volo leggermente a sinistra (36-43).

Garland aveva le qualità per infiltrarsi nella difesa degli Hornets appoggiando un fing and roll quindi Zeller posterizzava in corsa Allen (38-45).

Charlotte, dopo una palla a due vinta da Biyombo su Nance Jr., era aiutata da Rozier con un tiro YMCA (chiedere a Dell Curry cosa intenda) che riportava a -5 il team di MJ (40-45).

Gli Hornets si difendevano strenuamente: Rozier stoppava Okoro, Miles usciva in transizione brillantemente e nonostante gli fosse toccata palla riusciva con un buon tocco volante a indirizzare la continuazione verso Biz che, fermato con il fallo, a 1:34 splittava due liberi.

Dal -4 però si passava al -8 poiché due liberi di Allen nell’ultimo minuto e la serpentina rapida di Garland sulla sirena consentivano a Cleveland di chiudere comodamente al comando il primo tempo sul 41-49.

3° quarto:

McDaniels partiva con una tripla dall’angolo sinistro per infondere fiducia ma Allen con un passaggio dietro la schiena lungo la linea di fondo invitava dal versante sinistro Okoro, liberissimo, alla schiacciata in corsa.

A 10:05 per un fallo sul centro avversario, i Cavs allungavano di un punto ma lo step back 3 di Bridges da destra su Love funzionava perfettamente per il 47-52.

Allen prendeva il tempo a Biz schiacciando a una mano sul lato destro mentre le entrate di Rozier e Graham non avevano successo.

Garland sotto pressione pestava la linea laterale e la pala tornava a Charlotte tra le mani di Rozier che cambiava direzione dietro lo schermo del lungo per elevarsi in jumper vincente sopra Allen.

Una mattonata da tre di Okoro favoriva i Calabroni che con un catch n’shoot di Bridges dall’angolo sinistro mangiavano altri tre punti ai Cavs (assist cortesia di Graham).

A 6:31 pareggiava Rozier in entrata ma poco dopo un fallo chiamato a McDaniels su una finta di Love valeva il nuovo +2 per la squadra dell’Ohio.

Bridges pareggiava in solitaria appoggiando l’uno contro uno quindi Biyombo stoppava Okoro e Love aveva qualche problema al tiro sull’azione.

Cleveland continuava a rimanere sopra ma sul 56-58 ancora Bridges dalla sinistra colpiva da tre punti a 4:55 facendo passare in vantaggio per la prima volta la squadra di Borrego.

Garland con un lungo jumper faceva pender nuovamente la bilancia a favore dei colorati che tuttavia riprendevano quota con due FT di Nance Jr. (61-66) prima di vedere l’appoggio ai quasi 24 di Wanamaker ben servito da Zeller.

Il problema era che il play arrivato da Golden State trovava sì due buone entrate costringendo al fallo Osman ma nonostante fosse un buonissimo tiratore di liberi dalla lunetta mandava dentro solo un libero su 4 prima di passar successivamente una pala al vuoto…

Due triple di prince nel mentre allungavano per gli ospiti il divario (64-76) prima che lo stesso Wanamaker in entrata battesse la luce rossa per il 66-75, finale di terzo quarto.

4° quarto:

Charlotte apriva il quarto con Rozier abile nel no look pass a Bridges che metteva dentro facile grazie al raddoppio sul numero 3.

Charlotte però non aveva abbastanza forza per contrastare gli avversari: Allen usava il gomito in area per avvantaggiarsi con lo spin su McDaniels infilando il 68-79 e anche se McDaniels rispondeva da tre aiutato da Graham che infilala la spicchiata in retina di assist di Rozier (74-79) non si facevano volo pindarici.

Quei 5 punti resistevano a elastico con Cleveland ad allungare ma Charlotte a riprenderseli con due FT di Wanamaker prima e una tripla di Graham dal corner destro per il 79-84.

Si potrebbe entrare in crunch time ma Love a 5:08 in area era leggermente spinto con il corpo da Cody Martin (usciva immediatamente dopo) senza che questi impedisse l’alzata e l’and one.

Altro uso dell’arto di Love che distanziando Rozier con la minima spinta per farsi spazio, appoggiava di peso in post il pallone del +10 Cleveland (79-89).

Saltata tutta la difesa e saltata anche la caviglia di Wanamaker, gli Hornets tentavano la rimonta disperata con due FT di Bridges a 4:15 (81-92) ma ecco spuntare il solito gregario che trovando la serata magica contro gli Hornets contribuiva a spegnere la rimonta: T. Prince.

Prince rispondeva da tre, Rozier scambiava la tripla, altra bomba di prince e nuova “trade” con Graham (second chance) che da fuori realizzava l’87-95 ma questa volta era Wade dall’angolo sinistro ad abbatter una tripla aperta.

Rozier a 1:18 ne mandava dentro un’altra (90-98) ma ancora Prince con una veloce saetta da destra infilava il 90-101.

McDaniels falliva la conclusione da fuori e la gara scivolava via sul 90-103…

Devonte’ Graham: 5,5

15 pt. (5/16), 1 rimbalzo, 7 assist, -6 in +/- in 33:57. Gioca più minuti del solito poiché Borrego ovviamente incrementa il minutaggio dei giocatori più consistenti. 5/13 da tre punti, “troppo poco” per un giocatore che tira quasi esclusivamente da fuori. Potrebbe anche andar bene se non prendesse tiri deep e fuori ritmo. Ogni tanto mette qualche bomba che da speranza ma poi sono altri suoi errori, compresi quelli da due punti, a destare meno speranze. Bene nello smistamento assist. Bidimensionale ma Charlotte avrebbe bisogno di più.

Terry Rozier: 6,5

22 pt. (9/20), 7 rimbalzi, 8 assist, 4 rubate, 1 stoppata, -9 in +/-. 3 TO in 43:14. Tantissimo sul parquet. Lo stacanovista alla Anthony Mason però va a vuoto spesso sulle conclusioni personali perdendo anche un paio di palloni, uno in entrata e uno in palleggio, evitabili. Ci prova con energia: 7 rimbalzi e 8 assist oltre 22 punti. Buoni numeri anche nelle steal ma ci sono, appunto, 3 TO. Da un po’ di spinta alla squadra ma è insufficiente. Meglio nei panni del tiratore che del trascinatore disperato.

Jalen McDaniels: 5

9 pt. (3/13), 3 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, 1 stoppata, -3 in +/-. 2 TO in 31:29. 4 PF. Apprezzo i tentativi difensivi di bloccare l’avversario ma sono sin troppo puliti e ingenui perché a lui che non è una superstar ma è un incerottato giocatore catapultato dalla lega minore al ruolo di titolare, non è concesso quel tipo di contatto che le terne concedono ad altri giocatori. Il problema del voto negativo è che in vena realizzativa non c’è nonostante segni a inizio gara il 6-7 con una tripla. Non arriva ai 10 punti con 10 conclusioni…

Miles Bridges: 6,5

20 pt. (7/15), 7 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 1stoppata, -1 in +/-. 2 TO in 37:16. Anche lui viene impiegato tanto. Segna da tre i primi punti degli Hornets, poi ha la sua fase migliore nel terzo periodo quando segna subito da tre e poi si ripete altre due volte portando sopra Charlotte per la prima volta in partita. Energia in difesa, non sempre irreprensibile, porta i suoi punti in attacco anche sfidando la difesa con entrate che, a prescindere dal risultato, variano la tattica costringendo i Cavs a pensare di allungarsi nelle seguenti azioni.

Bismack Biyombo: 5,5

5 pt. (2/4), 5 rimbalzi, 1 rubata, 2 stoppate, -2 in +/-. 1 TO. Allen gli schiaccia in faccia, poi lui sbaglia un appoggio di molto, pur contrastato, recupera, schiaccia una palla all’indietro innescando una transizione sulla quale rimedia stoppando Garland all’ultimo. Ferma anche Okoro ma rimane un giocatore che per segnare ha bisogno di spazio e servizi. Ipertrofico nel suo ruolo da titolare…

Cody Zeller: 6,5

10pt. (5/6), 7 rimbalzi, 2 assist, -14 in +/-. 1 TO in 19:29. Da una spinta all’attacco prendendo 4 rimbalzi offensivi e segnando quasi sempre i sui punti di rottura arrivando in doppia cifra nonostante parta dalla panchina e giochi meno di 20 minuti. Sarebbe il caso di farlo partire titolare anche perché se Borrego vuole un compromesso tra attacco e difesa, Zeller è già in sé l’ente unico preposto a esserlo per aiutare di più l’attacco. O lui o Carey Jr., Biyombo in un contesto senza scorer finisce per bloccare l’attacco. Non è certamente aporia ma per Borrego pare esserlo.

Caleb Martin: 4

0 pt. (0/5), 5 rimbalzi, 1 assist, -13 in +/-. 1 TO. Messo dentro come tiratore, ripreso un posto in panchina dopo il rientro di Rozier, gioca comunque 23:17 dove mostra come si fa a perdere una partita. 0/4 da tre. Torna a perdere confidenza con il tiro da fuori, il tiro da due punti e anche ai liberi dove lo 0/2 fotocopia, ricalcato con due tiri corti, non aiuta di certo… Avere lui o avere Monk fa un bel po’ di differenza. Sarebbe da tre ma almeno cattura qualche buon rimbalzo.

Brad Wanamaker: 4,5

9 pt. (3/5), 2 rimbalzi, 2 assist, -8 in +/-. 2 TO in 20:59. 3/6 dalla lunetta con un apogeo negativo di ¼ in breve tempo per un super tiratore di liberi come lui. Atteggiamento in campo aggressivo in attacco, cerca di usare il fisico e prova a tenere in difesa ma il linguaggio del corpo è quello rassegnato all’ineluttabilità del destino. Dopo aver sbagliato tre liberi nel terzo quarto passa anche la palla al vuoto in rimessa laterale. Prince infila due bombe e così I Cavs, dopo essere stati ripresi scappano. A poco poi servono il suo appoggio sul finire del terzo quarto e i due liberi successivi. A completare la nefasta opera, nel finale salta anche la sua caviglia a una squadra che ha le caviglie più fragili di quelle degli omini del Subbuteo…

Cody Martin: 5,5

0 pt. (0/0), 1 rimbalzo, -9 in +/- in 7:33. Poco o nulla. Non funziona come stopper difensivo, anzi, le rotazioni costanti sui cambi a volte portano a mismatch clamorosi. Love in area su di lui lo batte facilmente, lui tiene con il corpo ma gli viene anche contestato un fallo. Two and one pesante a poco più di 5 minuti dalla fine e lì esce…

Coach James Borrego: 5

Raramente si vede un attacco ben congegnato che riesca con stratagemmi a diversificare entrate in solitaria e triple. Squadra in assenza di ritmo con rotazioni da sbandate epiche. Non ha il problema dell’horror vacui non riempiendo lo spazio vuoto sul perimetro (vedi Love nel primo tempo) ma anche diversi tiratori nel secondo tempo come Prince in un finale nel quale ci si gioca il tutto per tutto a viso aperto. L’horror viene ai tifosi che capiscono sì la situazione di super emergenza con potenzialità al limite della decenza da parte di molti componenti del team ma personalmente vorrei tentare di vedere il miglior asseto possibile e un gioco, cosa che a mio modesto avviso, pur rispettando il suo ruolo e le sue conoscenze, non sta avvenendo nella forma migliore.

Matchup Key Vs Cavaliers

Matchup Key Game 54

A cura di Filippo Barresi.

Devonte’ Graham Vs Collin Sexton

La sfida di questa notte passa tra le mani dei due playmaker titolari.

Devonte’ viene da un ottimo momento di forma coinciso con l’infortunio di LaMelo Ball e una maggiore responsabilità ritrovata con la titolarità continua, il suo impatto sta crescendo anche in difesa dove, seppur molto limitato dal suo fisico, sta mostrando ottimi miglioramenti.

Davanti a lui ci dovrebbe essere (al momento la sua presenza è in dubbio) il giocatore più talentuoso dei Cavaliers che dopo un periodo di difficoltà sta ritrovando il ritmo di inizio stagione, Collin Sexton.

Possibili svantaggi:

Molto probabilmente nella partita di questa notte i Cavs recupereranno molti dei loro infortunati dell’ultimo periodo: Larry Nance e Jarrett Allen su tutti.

Con queste aggiunte Cleveland sarà nel pieno delle sue energie e questo potrà fare la differenza viste le recenti fatiche degli Hornets.

I Cavs attualmente si trovano a tre partite dalla decima posizione (play-in) detenuta dai Bulls.

Possibili vantaggi:

Offensivamente i Cavs sono una squadra ancora poco consistente che fa un pesante affidamento sulla vena realizzativa delle due guardie titolari.

Contrastare puntualmente Garland (altro uomo in dubbio per stanotte) e Sexton potrebbe bloccare le avanzate offensive avversarie garantendo un buon margine di sicurezza per arrivare alla vittoria.

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Head to Head

Il bilancio storico tra entità.

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“Enemy” Vintage

Superbasket, Luglio 1989, Ron Harper paragonato prematuramente a colui con il quale giocherà poi insieme a Chicago a metà anni novanta.

Game 53 – Charlotte Hornets Vs Los Angeles Lakers 93-101

Intro

Ai fan che chiedevano a De André quando sarebbe tornato a comporre Fabrizio rispondeva in sostanza che si era preso del tempo per scegliere del materiale interessante, non banale da riproporre e condividere con il pubblico.

Insomma, un lavoro di ricerca e qualità.

Tra i veri artisti odierni (ben pochi) che fanno musica torna a giganteggiare – dopo circa 4 anni – Caparezza, il quale da circa due settimane ha lanciato il singolo Exuvia.

L’esuvia è semplicemente lo strato superiore (in genere l’esoscheletro di alcuni insetti) che alcuni insetti abbandonano.

Come dice Caparezza: “Un calco perfetto, talmente preciso nei dettagli da sembrare una scultura, una specie di custodia trasparente che un tempo ospitava la vita e che ora se ne sta lì, immobile, simulacro di una fase ormai superata”.

Ciò per rappresentare sé stesso e la sua “precedente” vita in confronto a quella odierna frutto di una profonda ricerca interiore che l’ha portato a scrivere l’ennesimo capolavoro.

Le condizioni personali, la pandemia che sta flagellando quella barriera difensiva chiamata routine (ciò che cerca di non far pensare) hanno lasciato sole le persone di fronte a sé stesse, chiamate a fare un’analisi introspettiva su ciò che le circonda.

“Michele” riesce a cogliere l’esigenza di un cambiamento sul quale entrare in contatto simbiotico, soprattutto se l’età o ciò che vi circonda si sta rivelando stretto.

“Gioco alla pari con l’età,

passati appassiti,

passati appassiti, come quadranti di Dalì,

passati parassiti, parassiti,

fame di me,

cannibali.”

Sicuramente Caparezza ha il merito di far pensare.

La mia personale interpretazione è che qui Caparezza sembri voler dar ragione a Mohammed Alì, il quale sosteneva che se un uomo a 50 anni vedesse lo stesso mondo che vedeva a 20, avrebbe sprecato 30 anni della sua vita.

Nella faticosa trasformazione sembra spendere energie per trovare il suo spazio tagliando quei sofferenti rami secchi che lo bloccavano.

Quei quadranti del pittore Dalì sono quell’irreale tempo sciolto in insoddisfacenti e opprimenti esperienze passate e quel “fame di me” sembra indicare la voglia di gettarsi in un futuro migliore.

Charlotte sembrava essere quasi uscita dalla propria esuvia quest’anno ma purtroppo gli infortuni hanno falcidiato un roster che sembrava potesse essere diretto ai playoff.

Gli imprevisti (un giocatore perso ogni poco più di due partite di media) hanno rimesso in discussione tutto.

Il dispendio energetico che sta sostenendo la squadra per uscire dalla propria esuvia è notevole in mancanza di molti pezzi pregiati e continua a mietere vittime.

P.J. che sembrava poterci essere sarà out e anche Rozier, trascinatore in molte partite, ha problemi al ginocchio.

Per Charlotte il percorso di ricerca di una nuova identità vincente è al suo apice, guadagnarsi la post season dopo aver acquisito Ball e Hayward potrebbe voler dire riuscire attratte un ottimo free agent in posizione di centro questa estate che completi la trasformazione rendendo più forte e stabile la squadra ma perché tutto ciò avvenga i Calabroni stanotte dovranno cercare di fare un altro impossibile sforzo per tornare a vincere (approfittando magari delle assenze di James e Davis) lasciando sul parquet un altro pezzo del mediocre recente passato ma la prova è più che ardua.

Analisi

Gli Hornets tentano di tener testa ai Lakers che senza il loro potente duo si presentava in North Carolina recuperando comunque gran parte dei recenti pezzi persi per strada.

Troppo per gli Hornets privi di 4 titolari e di Monk…

Nonostante la buona partenza e il gioco corale che andava a incidere nel pitturato, la mancanza di scorer si notava tra le fila degli Hornets che chiudevano il primo tempo con McDaniels e Biyombo i doppia cifra ma pagavano la minor concretezza andando sotto di due punti pur avendo espresso un gioco migliore.

Lo strappo dei Lakers nel terzo quarto con un 3 and one di Matthews era ricucito nel finale quando una bomba di Bridges e un appoggio di Graham mandavano la partita sull’88-89 ma la pala del possibile sorpasso viaggiando da Graham a Zeller era sporcata così LAL organizzava un attacco non troppo interessante ma il passaggio per Caruso pronto a tirare dalla leggera diagonale sinistra decideva la partita anche per il mancato close-out di Bridges ai 24.

Charlotte nel complesso gioca meglio ma i Lakers sono meglio da fuori e diverse incomprensioni difensive tra i nostri giocatori (lasciati spesso tiratori liberi fuori per coprire il pitturato portandosi a zona qualche volta) e la farraginosità nel costruire una manovra con contatti sicuri alla fine hanno condannato i Calabroni che hanno commesso 16 TO contro gli 11 avversari.

A poco sono serviti i 10 rimbalzi in più (56-46) quando la squadra ha tirato malamente da tre punti (25,7% contro il 36,4% avversario).

Occasione persa per una squadra in evidenti ambasce che ha messo sì voglia e grinta ma a cui mancano punti e un po’ di qualità.

In piena emergenza adesso la speranza è battere Cleveland in back to back per afferrare una vittoria che ci consentirebbe di non essere risucchiati nella pericolosa posizione di settima, squadra quest’anno che dovrà giocarsi una volta in più la qualificazione ai play-in.

La partita

I quintetti:

1° quarto:

Dopo la palla a due portata a casa dai Lakers il platinato Kuzma scagliava un air-ball da tre punti possibili, Bridges mancava l’appoggio e così il numero zero dei Lakers si rifaceva schiacciando su servizio corto dal pitturato di Drummond.

Charlotte pareggiava istantaneamente con un reverse in corsa di McDaniels e passava avanti quando Caleb Martin intercettava in anticipo un lob diretto a Drummond, tirava colpendo il ferro ma la sfera catturata da Biz era usata per il 4-2 da sotto.

Bridges sulla baseline sinistra appoggiava al ferro, Drummond si estendeva per la stoppata bloccando un tocco che sarebbe uscito: golatending più FT e 7-2 Hornets che incassavano sì il 7-4 ma continuavano ad ampliare il divario per via delle difficoltà al tiro dei gialloviola.

McDaniels in jumper dal pitturato su Drummond e un passaggio caricato schiacciato diagonale di Graham dalla trequarti per innescare la jam di Biz chiamavano al time-out i Lakers a 7:07 sotto 11-4.

Schroeder recuperava due punti in entrata ma Graham creava ancora dalla drive il passaggio per un’altra dunk di Biyombo.

I Lakers guadagnavano due FT di forza con Kuzma dopo un errore di Drummond a 5:21 recuperando due punti, altri due punti erano recuperati dallo stesso giocatore ma gli estremi per uno sfondamento c’erano, a ogni modo anche la chiara stoppata di Drummond su Cody Martin era punita per un contatto tra i corpi con la prepotente invasione del centro nel cilindro dell’attaccante.

Cody mancava i liberi ma spuntava Bridges a rimbalzo e Caleb Martin rimediava agli errori del fratello andando a schiacciare una bimane su McLemore con balzo impressionante a mostrare come Charlotte cercasse con continuità prevalentemente il pitturato.

Un’altra dunk firmata da Martin (questa volta da Cody) su assist di Wanamaker in drive, valeva il 17-12 ma dopo uno 0/8 da tre punti i Lakers pescavano due triple con Caldwell-Pope e Caruso dagli angoli opposti portandosi rapidamente in vantaggio (17-18) allungando con due FT di Harrell a 2:40 e la terza tripla firmata McLemore che allungava il parziale sullo 0-11.

Rientrati da poco Graham e McDaniels sul parquet, in realtà Cody Martin, palla in mano, non trovando nessuno di sicuro a cui passare la palla confondeva il difensore con un giro sul piede perno completo e un tiro vincente dal mid range a destra.

Harrell in entrata appoggiava ma Wanamaker da destra trovava l’appoggio più la manata in faccia di McLemore, two and one a :46.3 e 22-25 che resisteva sino alla fine del quarto.

Caleb Martin al tiro oltre il “Grande Pinguino” Drummond. Foto tratta dal sito ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

Caleb tentava dalla sinistra un tiro lunghissimo, solito errore da fuori ma riuscendo a recuperare il rimbalzo percorreva la linea di fondo per rilasciare un soft e perfetto floater a contatto con la chiusura del difensore.

Fallo offensivo di McLemore su McDaniels e prima tripla di Charlotte firmata proprio dal nostro Mc che dall’angolo destro sorpassava (27-25).

McKinnie replicava da fuori ma Cody martin aveva ancora la meglio su un McLemore disastrato difensivamente e si andava sul 29-28.

Partita incerta come il tiro di Schroeder che girava imprevedibilmente fuori dopo esser sembrato direttamente ineluttabilmente in fondo alla retina quindi sul lungo lancio per Biz ecco il fallo di McLemore in ripiegamento.

L’ex Rocket non aveva nemmeno soddisfazione perché il congolese infilava imprevedibilmente ambo i liberi mentre Charlotte prendeva il ritmo, McDaniels prendeva il tempo ai difensori per un ritmato terzo tempo vincente.

Mani veloci in difesa a rimbalzi, sulla transizione Graham trovava il ferro ma la palla toccata da Cody Martin che anticipava Kuzma diveniva un perfetto tocco volante per l’appoggio di McDaniels.

Miles con un fing and roll mandava sul 37-28 la partita ma i Lakers sfruttavano un po’ di confusione segnando con Horton-Tucker da tre punti il 37-31 prima e il 37-32 dalla lunetta a 6:51 con lo stesso giocatore.

Gli arbitri, su pressione LAL andavano a rivedere un fallo di Caleb Martin, ne saltava fuori un clear path (½ ai liberi) e un secondo possesso sfruttato a rimbalzo da McKinnie sull’errore da fuori di Kuzma.

Charlotte recuperava i tre punti con il pick and roll di Zeller che spinto da Drummond, in caduta, lanciava la palla sopra Kuzma pescando il jolly del two and one a 6:27 (40-34).

Drummond in attacco abbatteva Zeller a 6:08, terzo fallo, flagrant e out.

1/1 di Wanamaker che non era accompagnato da altro se non dal TO di Caleb Martin.

Horton-Tucker spingeva anche letteralmente quando in entrata con tocco laterale portava via Zeller in corsa riuscendo a segnare.

McKinnie da tre riduceva lo scarto, Zeller era perso dalla difesa per quel tanto che gli bastava a prendersi un vantaggio per appoggiare di destra.

Miles imitava Cody segnando il 45-39 ma su un altro fast break concesso Kuzma si esaltava con la schiacciata a una mao.

Il penultimo colpo Hornets era targato McDaniels che con una freccia dall’angolo colpiva il bersaglio (6/6 dal campo) ma proprio principalmente da oltre l’arco gli ospiti trovavano la spinta con Schroeder da tre ad arrivare sul 48-47 poi Bridges serviva il secondo filtrante rapido a Biz che schiacciava raggiungendo la doppia cifra ma Kuzma pareggiava da tre, Wanamaker mancava il tiro e Kuzma in fast break andava ancora per la jam mentre McDaniels mancava sul finire il primo tiro della sua partita.

50-52 in attesa della seconda metà.

3° quarto:

La prima occasione Hornets non andava bene: floater air-ball di Graham per scavalcare Drummond, rimbalzo difficoltoso di Biz e 24 scaduti sul giro palla.

Drummond, ancora a zero punti metteva dentro due gancetti e Schroeder non marcato infilava dalla media il suo tiro per il 52-58.

La partita rischiava di deragliare ma Graham, dopo aver sbagliato tutto al tiro da fuori, infilava un deep 3 dalla diagonale sinistra sul quale lo sfioramento di Schroeder in close-out valeva la giocata da 4 punti per il 56-58…

Kuzma continuava a mostrare l’ottima meccanica nel tiro da fuori dopo essersi ripreso dal pessimo inizio ma a sorpresa Caleb martin centrava due triple consecutive per il 62-61 quindi ancora Kuzma da tre prima che gli Hornets impattassero a quota 64.

Il vantaggio deciso i californiani lo prendevano nella parte finale del quarto: Caldwell-Pope dalla media, reverse volante di Harrell ma soprattutto a 1:24 un gioco da 4 punti di Matthews che fintando vedeva arrivarsi addosso e essere toccato lateralmente di lato da Cody Martin.

Per la terna erano tre liberi, per Borrego no, proteste, tecnico e un 4/4 che allontanava decisamente i Calabroni che non potevano far altro che giungere a fine quarto sul -10 (66-76).

4° quarto:

Charlotte tentava di rientrare affidandosi alle triple: Graham mancava il tiro ma Biz conquistava il rimbalzo e Caleb Martin metteva dentro seguito poco più tardi dallo stesso Devonte’ che ai 24 batteva il cronometro per il74-78.

A raffreddare la rimonta ci pensava Matthews da tre, Graham in lunetta a 9:33 per fallo di Matthews (terzo) splittava così i Lakers si riallontanavano con l’ennesima tripla sul 75-84 prima e con il floater di Schroeder poi per il -11 Hornets a 7:06.

Su un close-out Darling metteva la caviglia su Horton-Tucker, per la terna erano tre liberi e possesso.

Bene ai liberi il numero 30 ma sulla ricezione del seguente possesso si faceva cogliere fuori dal campo con un piede.

Wanamaker tentava di forza due volte ma sbagliava come sulla scorribanda successiva dove veniva chiaramente stoppato tuttavia Caleb Martin in coast to coast trovava un varco centrale per affondare la jam a una mano (80-86).

Gli Hornets soffrivano al tripla aperta di Caruso, Graham tentava di far qualcosa fintando e battendo sul primo passo Kuzma per arrivare dalla sinistra ad appoggiare l’82-89.

Miles splittava in lunetta e i Lakers dopo un errore al tiro, nonostante Drummond conquistasse il rimbalzo, passavano palla con il oro centro a McDaniels fermato in uscita dal time-out di Borrego.

La tripla di Bridges a 2.59 riportava a -3 i Calabroni e trenta secondi più tardi Graham in entrata appoggiando velocemente la spicchiata al plexiglass riduceva lo scarto al minimo: 88-89.

Schroeder realizzava da tre, Graham rimetteva in sesto il match con una tripla rim/glass e dopo l’errore da fuori di Kuzma si potrebbe passare avanti ma il passaggio di Graham verso Zeller in rollata era sporcato, sul TO la difesa di Charlotte si dimostrava ancora incerta sul perimetro: la palla passata a Caruso con pochissimo tempo per tirare finiva dentro poiché Miles, rimasto con due uomini sul lato sceglieva di andare a pendere quello più lontano non accorgendosi del tempo passato e ignorando la minaccia con la palla in mano.

91-95 a :43.3.

Graham senza ritmo tirava da fuori oltre Caruso ma ne usciva una conclusione orrenda e il fallo necessario commesso sullo stesso bandanato giocatore di italiche origini valeva il 91-97.

Graham in entrata segnava, Kuzma ai liberi faceva 93-99 e la gara si chiudeva su una tripla di Graham che già dentro decideva beffardamente di uscire.

Ad allungare il brodo due FT finali di LAL per il 93-101.

Devonte’ Graham: 6

19 pt. (7/19), 1 rimbalzo, 6 assist, 1 rubata, +10 in +/-. 4 TO. Come il solito, da quando i compagni più rinomati sono assenti, fa e disfa alternando cose buone ad altre molto meno. Purtroppo il 3/13 da fuori in larga parte condanna Charlotte. Segna per ironia un 3 and one… Nel finale è importante prendendo iniziative ma sul suo passaggio per Zeller si va fuori partita e poi è sfortunato.

Caleb Martin: 7

17 pt. (7/14), 10 rimbalzi, 5 assist, 1 rubata, +8 in +/-. 1 TO in 35:07. Buona partita mettendo pressione agli avversari, ogni tanto va in confusione anche lui. Inizia malissimo al tiro da tre come il solito poi sorprende con tre preziose gemme da oltre l’arco di buona fattura e non solo come quando recupera un rimbalzo a inizio secondo quarto, percorre la baseline e infila un floater a contatto con il difensore. Si butta a canestro dove mette una bimane su McLemore e una jam a una mano in coast to coast. Non fa rimpiangere l’ultimo Rozier a livello di punti. Sperando abbia preso ritmo e fiducia, sarà importante si ripeta contro Cleveland domani notte…

Jalen McDaniels: 6

16 pt. (7/12), 8 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate, +4 in +/-. 2 TO, 5 PF. Bel primo tempo nel quale è il top scorer di Charlotte ma poi si eclissa: due sfondamenti offensivi e soltanto due punti nel secondo tempo. Gli avversari lo controllano un po’ di più e lui non riesce più a trovare il suo spazio. Aggressivo in attacco e in difesa stenta a tenere i piccoli in entrata con passo veloce.

Miles Bridges: 5

13 pt. (5/12), 7 rimbalzi, 3 assist, -14 in +/-. 2 TO. Mi piace poco in difesa. I close-out su Kuzma ci sono ma spesso è canestro e nel finale vanifica la sua tripla non chiudendo Caruso cercando di prendere Matthews in angolo. Era rimasto solo sul lato ma si va a chiudere il tiratore, se poi non ha secondi sul cronometro per un passaggio, l’errore raddoppia. 1/5 da tre, spesso poco convinto contro il platinato avversario.

Bismack Biyombo: 6,5

10 pt. (4/6), 12 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata, +10 in +/-. 1 TO. Il terminale offensivo del primo tempo cercato da Graham e Bridges che si muove bene sulle linee scompare nel secondo tempo tornando il cioccolataio che usa il surrogato. Peccato. Parte male subendo due canestri di Drummond nel secondo tempo poi lo fa sbagliare, anche ai liberi ne infila subito de poi, preoccupato, ne manca un paio. Complessivamente discreta difesa condita da una stoppata netta su un’entrata di Schroeder ma anche un alzata nel pitturato concessa con troppa libertà a Caruso. In ogni caso una doppia doppia per la quasi miglior versione possibile del recente Biz.

Brad Wanamaker: 4,5

4 pt. (1/11), 1 rimbalzo, 5 assist, 1 rubata, 1 stoppata, -26 in +/-. 2 TO. Inizia bene con gli assist ma poi diventa terribile prendendosi tiri legnosi o tentando di risolvere di forza nella seconda parte la partita: manca due tiri da sotto e si fa stoppare facilmente in transizione uno contro uno. Aggiungiamoci due TO e un ball handling da creare infarti multipli nei fan… Scompare alla distanza facendo venir meno la sua esperienza.

Cody Martin: 6

6 pt. (3/6), 3 rimbalzi, 1 assist, -16 in +/-. 2 TO in 20:40. Sbaglia due liberi (fattore fondamentale nella sconfitta di Charlotte) e poi porta pressione. Più confusionario del fratello trova buoni spunti come il canestro dopo il giro completo ma in toto è una sufficienza.

Cody Zeller: 5,5

5 pt. (2/3), 3 rimbalzi, 1 assist, -18 in +/-. 2 TO in 20:14. La voglia c’è, la lotta con Drummond anche (il centro LAL al terzo fallo esce per una spinta su di lui nel primo tempo) ma gli mancano presa e misura. Va vicino a recuperare palloni generosamente come quello nel finale gettandosi a terra che poi spedisce sulla gamba di Bridges oppure non riesce ad agguantare sulla rollata il passaggio di Graham con il quale saremmo andati sopra. Parte dalla panchina ma conquista pochi rimbalzi. In serata è degno di nota il suo two and one in caduta spinto da Drummond.

Nate Darling: 6

3 pt. (0/0), 1 stoppata, +2 in +/-. 1 TO in 6:12. La mossa della disperazione di Borrego alla ricerca di tiratori non si accende mai. Un pittoresco arbitraggio lo premia con tre liberi mentre ricade su un close-out con il difensore in avanzamento. Certo, è pericolosa questa situazione ma se ne vedono spesso. Il tiro era stato mancato ma arrivano tre liberi che segna più il flagrant, peccato che sul possesso seguente riceva con un piede fuori dal campo avendo anche una caviglia leggermente distorta. Per il resto fatica su Schroeder in difesa mentre in attacco si rintana in un angolino aspettando un pallone che i compagni non gli passeranno mai visto che è piuttosto marcato e senza movimento difficile anche solo fargli arrivare quella palla.

Coach James Borrego: 6

Politico. Con questa squadra è dura anche per qualsiasi mago voi scegliate…

https://www.youtube.com/watch?v=Fuvh6V3Hl3c

Matchup key Vs Lakers

Matchup key Game 53

P.J. Washington Vs Andre Drummond

La buona notizia di giornata è che P.J. Washington molto probabilmente sarà della partita nonostante la brutta storta procuratasi nel terzo quarto della gara contro gli Hawks.

Gli infortuni hanno contribuito a rallentare P.J. nel corso di tutta la stagione.

Nell’uscita di domani il suo apporto sarà la chiave per vincere la partita.

Davanti a lui ci sarà Andre Drummond, il quale negli ultimi anni è stato più volte accostato agli Hornets ma che ora è a Los Angeles per ridare linfa alla sua carriera.

Nelle ultime partite sta entrando negli schemi dei Lakers con più convinzione e sarà molto motivato per questo incontro.

Possibili svantaggi:

Nonostante le assenze di James e Davis, i Lakers sono una squadra molto profonda e ben organizzata.

In questo momento difficile della loro stagione, molti giocatori partiti in sordina stanno prendendo fiducia, soprattutto i loro esterni.

Il reparto martoriato degli Hornets si troverà di fronte una buona batteria di giocatori esperti e con voglia di incidere.

Possibili vantaggi:

I Lakers saranno in back to back dopo l’incontro con i Knicks, la stanchezza sommata alla loro situazione di infortuni potrebbe comunque anche giocare a favore degli Hornets.

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“Enemy” Vintage

Tra la North Carolina e Los Angeles…

Superbasket presenta James Worthy, lo spettacolo silente della North Carolina per la LAL anni ’80 quando ancora i Calabroni non erano programmati.

Totopaolo 17ª settimana

Il pronostico della 17ª settimana (A cura di Paolo Motta).

Gli Hornets che chiudono il road trip tra est e ovest con un sorprendente bilancio di 4-2 ma perdono un’importante sfida casalinga contro Atlanta per il comando della divisione.

La testa però deve già necessariamente andare alle difficili partite della settimana qui sotto nel dettaglio:

Mercoledi 14 aprile ore: 02:00 AM italiane Vs Los Angeles Lakers (33-20)

Rivincita del match d’andata finito 116-105 per i losangelini.

Assente per infortunio il duo delle meraviglie James – Davis, il roster dei Lacustri è comunque completo e temibile, soprattutto dopo gli innesti di Drummond e McLemore.

In arrivo una partita combattuta dove, a spuntarla probabilmente sarà la maggiore esperienza dei gialloviola.

Sconfitta papabile.

Giovedi 15 aprile ore 01:00 AM italiane VS Cleveland Cavaliers (19-34)

Partita da vincere assolutamente, sia per proseguire la marcia verso i playoff sia per vendicare la brutta sconfitta di inizio stagione 121-114.

I Cavs hanno dei buoni giovani capaci di ribaltare la partita in qualsiasi momento (vedi Sexton contro i Nets) quindi bisognerà partire subito forti e concentrati se non si vorrà incappare in un altro scivolone.

La sfida non è così scontata considerando anche la nostra infermeria.

1 di misura.

Sabato 17 aprile ore 01:30 AM italiane @ Brooklyn Nets (36-17)

Per i Nets che ci hanno battuto una settimana fa 111-89 senza mezza squadra (Durant, Harden e Griffin indisponibili) e senza faticare troppo (+ 21 già dopo il primo quarto), la partita contro di noi sarà solo una formalità.

A meno di miracoli sportivi e con due dei bianconerargentei assenti sette giorni fa recuperati (Harden ancora out), il risultato è più scontato del prezzo della colomba dopo Pasqua. Sconfitta (ampiamente preventivata) in arrivo.

Lunedi 19 aprile 01:00 AM italiane VS Portland Trail Blazers (31-22)

I Blazers, che ci hanno già battuti in Oregon 123-111, sono una minaccia per chiunque, figuriamoci per gli Hornets.

Trascinati dal solito Lillard (29 pt. di media) e dal redivivo Anthony (13.4 pt. di media) i rossoneri sono una squadra concreta che raramente si fa sorprendere da avversarie meno quotate sulla carta.

Per il match di ritorno Portland avrà un McCollum in più, assente all’andata.

Sfida praticamente fuori portata.

2 fisso.

Il pronostico della settimana: 1-3