H-ilarious

Oggi mi è venuto l’estro di scrivervi una cosa più ironica, un po’ sulla base della pagina “La giornata tipo” (credo che la conosciate per chi sa e tratta di basket), se qualcuno volesse leggersela (è tutto chiaramente enfatizzato), ecco:

La mia nottata tipo seguendo gli Charlotte Hornets 2015/16

Lunedì notte:

Ore 00:48- Una sveglia e un telefonino, puntati per obbligare la mia persona a svegliarsi (nel caso in cui improvvisamente un apparecchio abbia cedimento strutturale), suonano provocando un terremoto di proporzioni bibliche in qualche sperduto luogo sul pianeta.

Ore 00:48- e un secondo. Mezzo secondo per chiedermi chi mi abbia fatto fare questo insano sforzo e addominale dirompente per convincere il resto del corpo che non ne ha proprio voglia, ad alzarsi dal letto.

Ore 00:49- Accensione del PC fisso che pare un caccia bombardiere, quella del piano sottostante chiama il Ministero della Difesa per sapere se sia vigente un coprifuoco temendo siano di passaggio dei B-29 sopra il palazzo.

Ore 00:52- Pater Noster e preghiere varie per l’accensione del PC, il quale con tutti i file degli Hornets che ho messo su, è un pelino lento. Al posto del caricamento compare una lumaca.

Ore 00:54- Il PC, essendo in Italia, si adegua a usi e costumi locali per accendersi. Mi chiede la tangente e sono costretto a pagare.

Ore 00:58- Collegamento con NBA League Pass sulla partita degli Hornets, commenta Guido Bagatta (che saluto anche se dovrebbe cambiare fede calcistica), ci dev’essere un’interferenza…

Ore 01:00- Collegamento finalmente ripristinato ma giochiamo in trasferta dove vengo accolto da un improbabile ex giocatore di colore, un anziano bianco con un fucile in mano e da una bordocampista dai discutibili gusti in fatto di abiti. Analisi priva di senso sul momento delle squadre e stucchevole inno nazionale americano fatto cantare al primo trovato per strada. Sfortunatamente è la serata militare, la sera prima era stata quella del Martin Luther King Day, ma Homer Simpson ha la memoria corta.

Ore 01:10- Presentazione più deprimente della Caduta di Wall Street nel 1929 della mia squadra (perché gioca in trasferta), dall’altra parte presentazione fantasmagorica della squadra casalinga che fa passare per dei fenomeni dei giocatori che al campetto potrebbero solo cementificare il palo del canestro.

Ore 01:15- Che ci sia Zeller o Jefferson alla palla a due poco importa, mi preparo a difendere, la media di palle a due vinte è del 5%.

Ore 01:18- Sono passati tre minuti e stiamo perdendo 5-31, Clifford chiama un time-out per capire se siamo in 5 sul parquet o qualcuno è rimasto negli spogliatoi.

Ore 01:19- Clifford cazzia P.J. Hairston sostenendo che non dorma da giorni, lui replica a ragione che quella faccia addormentata è la sua. Troy Daniels si chiede perché non giochi.

Ore 01:23- Dopo un altro parziale di 0-10 Clifford chiama un nuovo time-out e voltandosi verso Ewing per avere consigli sul da farsi, lo becca intento a tirar fuori una merendina di 12 km₂ dalle tasche. Allora chiede al vecchio Silas che mimetizzato da capo indiano, da qualche parte imboscato nel palazzetto c’è sempre, anche in trasferta.

Ore 01:24-Inizio a chiedermi perché mi sia svegliato questa notte. Mi accorgo anche che un famigliare che abitualmente non vive qui dorme in stanza, allora tiro una coperta nera modello ISIS che mi isola dal mondo, abbasso un po’ il volume.

Ore 01:39- Gli Hornets che erano sotto 5-41 iniziano a rimontare con la panchina. Daniels, Roberts, Lin e gli altri piccoli vestiti da 7 nani fanno un cesto così agli avversari. La mia paresi precedente inizia un po’ a smollarsi.

Ore 02:10- Dopo un’ora e dieci minuti siamo sotto 45-61, inizio a scrivere il pezzo per il blog, ma il computer s’impalla e per la riaccensione devo sborsare altri denari.

Ore 02:11-Sul cellulare mi arriva un messaggio dalla banca che il mio conto è andato in rosso.

Ore 02:12- Sul PC appare la scritta: “Hai vinto, sei il fesso n°1000”, pensando sia un trucco del PC chiudo il pop-up.

Ore 02:20- Riprende il secondo tempo, ho qualche timida speranza ma il terzo quarto è spesso decisivo e i nostri sembrano essersi fatti di lassativi nell’intervallo.

Ore boh…- Purtroppo ho perso la cognizione del tempo e non so che ora siano dopo aver preso in faccia un parziale di quarto da 10-21. Sul 55-82 inizia l’ultimo quarto.

Ore 02:43- Distrutto psicologicamente e fisicamente mi giro e mi trovo accanto due pinguini in gita. Anche in casa saremo a -4. Clifford, mentre sorseggio un thè con i pinguini, a sorpresa schiera immediatamente la squadra da garbage time con i giocatori che escono non dalla panchina, ma direttamente dal cassonetto della rumenta. Faccio fatica a riconoscerli, il telecronista sostiene che il quintetto sia composto da: Bogues, Chapman, Burrell, Rambis e Mourning che sono più vecchi di me…

Ore 02:48- Charlotte incredibilmente si porta sul 75-87, inizio ad aver speranze, ma l’allenatore avversario chiama il time-out per bloccare l’inerzia della partita. Questa non è la cosa peggiore. Avrei voluto vedere le dance brakets, ma se non inizio a scrivere il pezzo ora non riuscirò a finirlo in tempo. Inizio a leggere gli appunti scritti in fretta durante le azioni e mi chiedo che cosa avessi scritto…

Ore 02:54: Time-out Hornets- Ewing chiede a Hansbrough di andare a reperire altro cibo per lui. Io ne approfitto per guardare che sta combinando la mia ex squadra, i New Orleans Pelicans (ex Hornets). Le immagini inquadrano Tom Benson, sguardo perso nel vuoto, abbracciato a un cartonato della sua compagna/badante che in realtà si trova negli spogliatoi con Asik per discutere dei neomelodici. La partita è in bilico ma quando vedo Tom Benson l’istinto è di girare immediatamente, cosa che faccio.

Ore 03:10- Dopo 157 time-out, consigli per gli acquisti, Lapo che salva un pallone per la squadra di casa a bordo campo siamo incredibilmente in vantaggio di tre punti ma la palla è nelle loro mani.

Ore 03:12- Scomunica ufficiale da parte del Papa dopo il canestro da tre punti subito dall’angolo; il pallone aveva colpito il ferro, si era impennato, colpito la testa di uno spettatore locale che di sopracciglio era riuscito a tapinare da tre punti dalla quinta fila. Per gli arbitri è tutto regolare. Si va all’OT.

Ore 03:17- Dopo vari bomboloni ricostituenti presi dalle due squadre ridotte ormai allo stremo perché in back to back, si riparte con mia grande gioia (non finirò mai il pezzo)…

Ore 03:24- Siamo sotto di uno, palla a Walker, sgambetto, sarebbe fallo ma gli arbitri vogliono andare a casa perché hanno dei sospetti sulle proprie mogli in stile film Lino Banfi anni ’80, non fischierebbero mai, fortunatamente uno dei tre vede un nichelino sul parquet ed abbassandosi per raccoglierlo involontariamente fischia, gli altri due cercano di ucciderlo rincorrendolo, poi sono costretti ad affidarsi al Replay Center in NJ. Da lì arriva la conferma, sono due tiri liberi. Un arbitro si fa sostituire da un bambino vestito uguale e corre a casa.

Ore 03:25- Walker in lunetta segna il primo.

Ore 03:26- Walker in lunetta sta ancora aspettando di battere il secondo, gli avversari passeggiano in area, gente con i carrelli chiede indicazioni per il centro commerciale, un suv ha parcheggiato nel pitturato e Peter Griffin sotto canestro sta combattendo contro il pollo gigante.

Ore 03:27- Walker deconcentrato e con la coperta sulle spalle poiché ormai infreddolito dal tempo trascorso, sbaglia. Sugli spalti si festeggia a Champagne e mortadella mentre da casa mia chiamo il mio medico, il quale per sua fortuna ha la segreteria telefonica.

Ore 03:45- Siamo sotto di due e stiamo rientrando sul parquet. Io spero non diano palla a tal giocatore… Un pinguino mi fa coraggio. Rimessa in campo difficoltosa, ci viene chiesto anche il pedaggio. Jeremy Lin ai 4 secondi abbassa la testa e con un colpo di cresta da super Saiyan acceca l’avversario davanti a lui, si esegue la rimessa a un decimo dallo scadere dei 5 secondi… Tripla da quasi centrocampo di Daniels che non esulta (io si), potrebbe colpire stando comodamente seduto sul divano di casa sua in North Carolina. Lui non è Rocky a Philadelphia, ma è Daniels a Sacramento.

Ore 03:45 e qualche secondo- Mentre il telecronista ufficiale degli Hornets esulta come un pazzo e viene invitato a raggiungere l’aereoporto, ecco il time-out degli avversari. Sulla nostra panchina Clifford sta cercando di perder la partita scegliendo il quintetto peggiore che potessimo schierare.

Ore 03:47-Sulle note di Final Countdown rimessa facile degli avversari, tiro che colpisce il ferro, inizia a girare sull’anello, gli spettatori puntano sul rosso e il nero, pari o dispari, ma una volta tanto esce lo 0 e il pallone schizza fuori.

Ore 03:48- Ancora non ci credo. Mi schiaffeggio e faccio ripartire l’azione per vedere se è tutto vero o è un Truman Show… Pare che sia tutto vero, anche se durante le interviste dello Sprite Player of the Game ricompare la voce di Guido Bagatta, i pinguini per tal motivo scivolano fuori dalla porta prima che saggiamente venga tagliata dalla regia provocando la fine del collegamento anticipata.

Ore 03:49- Dopo aver scritto poco o nulla dell’articolo rimetto insieme le idee e inizio a descrivere la gara. Sfortunatamente non ho il dono della sintesi e il mio manoscritto viene rivenduto seduta stante dal Ministero dei Beni Culturali come antica pergamena egizia a un turista americano, Mr. “Robert Downey Jr”.

Ore 03:50- Senza più appunti sottomano la descrizione della partita diviene psichedelica. Inizio a narrare di fatti storici o leggende. Dovete scusarmi ma sono un po’ sui generis.

Ore 05:15- Dopo aver cercato statistiche, foto e video alla velocità della luce, oltre aver corretto il pezzo che mi dava ora la corretta frase: “Dopo la partenza a razzo”… ci si va a preparare velocemente per il lavoro. Thé con pettinata incorporata alla Fantozzi.

Ore 05:50- Si esce di casa ma il tuffo nel reale è più irreale della partita. Raggiunti gli spogliatoi del luogo di lavoro, un supermercato, metto le scarpe in ghisa e il camice color lasciamo perdere (avevo chiesto le polo ma non le abbiamo potute avere perché lo stilista del supermercato è lo stesso della bordocampista precedentemente descritta), non vorrei rovinarvi il pasto. Per fortuna oggi abbiamo vinto o la voglia di lavorare e l’entusiasmo sarebbero stati quelli di Lurch Addams.

Ore 06:00- Paradossalmente, raggiante e assonnato inizio il lavoro. Ancora è presto, ma si sta per scatenare l’inferno.

Ore 07:00-Inizia ad arrivare un nucleo consistente di persone. Le donne lavorano mentre gli uomini parlano di calcio. Le squadre son sempre quelle: Milan, Inter e Juventus. Il tono della discussione è pacato, ma ben presto il “C’era il rigore” scatena discussioni e polemiche che nemmeno alla Domenica Sportiva di Biscardi. Al: “Ma siete dei ladri!” qualcuno s’infervora e scatta una rissa che viene sedata solo poiché una delle numerose colleghe con marito carabiniere chiama appunto l’arma anche se inizialmente i carabinieri sono restii a uscire perché stanno finendo un torneo a Fifa 2015.

Ore 07:39-Vengono trasportati in ospedale alcuni feriti.

Ore 07:58-Scorgo dalle vetrate i primi clienti lì già da trenta minuti che al passaggio sulla barella dei colleghi vengono salutati dagli stessi con il terzo tempo.

Ore 07:59-Non è più tempo di scherzare. Fuori si fa sul serio. Gente che modifica le ruote al carrello, persone che ne modificano l’assetto per renderlo più aereodinamico.

Ore 07:59 e 35 secondi. Più veloci del cambio gomme ai box Ferrari eccoli tutti in pole position. Ci sono i solito clienti da prima fila e qualche outsider. Quelli sono i più pericolosi perché non sai mai quello che ti trovi.

Ore 08:00- Apertura al pubblico del punto vendita. Partenza sprint di un’anziana che in derapata si aggrappa al carrello e gira la prima curva su due ruote, partenza che fa impallidire anche Valentino Rossi sul piazzale perché si era sparsa la voce di una gara tra Ciao tarocchi.

Ore 08:00- la prima cliente è già in cassa, ma le cassiere iniziando alle 08:00 stanno contando ancora le monete una per una. La cliente ha fretta e la scusa ufficiale è che ha una figlia sulla luna e deve raggiungerla prima che l’ATM aumenti il biglietto e si lamenta anche dicendo che si rivolgerà al’alta corte dell’Aia (quella dei wurstel).

Ore 09:00-Accordi per la pausa con i colleghi e qualche scambio di battute con qualcuno che sa della mia passione per i Calabroni. Qualcuno pensa sia un maniaco ad alzarmi più di 70 volte l’anno per vedere il basket, considerato figlio di un Dio minore.

Ore 09:15- Time-out anche per me. Dopo aver passato in stato comatoso le prime ore nonostante la fatica del lavoro eccomi raggiungere la sala break con colleghi,amici e i due pinguini di prima ai quali offro un thé. La macchinetta delle merendine anche se ancorata viene scossa e parte un vitone che buca il compensato tra lo spogliatoio e la sala break. Dall’altra parte l’uomo delle pulizie si salva solo perché è raccolto chino in preghiera essendo musulmano. Forse un Dio c’è. L’argomento è a piacere questa volta, anche se il rischio di Royal Rumble per tema calcistico rimane elevato. Se ne sentono veramente una fracca e una sporta… “Enrico Preziosi è il miglior presidente del dopoguerra”, “Silvio Berlusconi lo faceva per il bene di quelle povere ragazze”, “Matteo Renzi sta risanando l’Italia”, io esco di scena quando qualcuno parlando dell’IMU sostiene sia un animale.

Ore 10:28- Un cliente mi chiede se abbiamo la candeggina ONU (non ONE), un altro l’olio Viagra (Sagra) e un altro ancora cerca per suo nipote il “catch” (ketchup), io mi giro cercando la telecamera per vedere se sia finito in una candid. Sfortunatamente non c’è e le richieste sono anche vere.

Ore 11:30- Mio fratello, che avevo svegliato nella notte, passa a trovarmi mentre una signora mi chiede se abbiamo qualcosa contro le formiche. Mio fratello le suggerisce un formichiere.

Ore 13:00- Per oggi ho terminato la mia giornata di lavoro, gli Hornets hanno vinto. Vi voglio bene.

 

La mia nottata tipo seguendo gli Charlotte Hornets 2016/17

L’avevo scritta anche lo scorso anno (qui sopra) a rappresentazione di una stagione vincente, la scrivo anche quest’anno ma terminando il pezzo con una L anziché una W poichè intendo dare una rappresentazione di una stagione fino a oggi quasi fallimentare (si doveva giungere almeno al primo turno playoffs ancora una volta, ora sono poche le speranze di raggiungere la post season ma non demordiamo), quindi sulla scia de “La giornata tipo” (e/o simili), una descrizione un po’ romanzata della nottata seguendo i Calabroni di Charlotte.
Un po’ d’ironia senza voler offender nessuno, compreso il simpatico Ewing.
 
Venerdì notte:
 
Ore 02:55 – La doppia sveglia fa tremare mezza provincia, i sismologi aggiornano immediatamente il rischio sisma per la mia zona (da 4 a 2).
 
Ore 02:58 – Rientra l’allarme sisma ma “nella city” subentra quello “mariuoli”.
A una coppietta sotto casa che si sta scambiando effusioni in macchina, sono asportate rapidamente tutte e quattro le gomme che… cambi ai box di Formula 1 levatevi.
La coppia tentando di ripartire si accorge che la macchina non si muove.
Scendendo oltre ai classici mattoni si ritrovano anche dei consigli su come migliorare il rapporto.
 
Ore 03:00 – Parte il collegamento, tensione massima perché vorrei la coppia Ready/Curry (oltre al commentatore Collins).
Curry non era stato bene recentemente ma c’è per fortuna.
Senza di lui sarebbe come mangiare un risotto allo zafferano senza quest’ultimo ingrediente però.
 
Ore 03:05 – Purtroppo, come l’anno scorso, siamo in trasferta ancora una volta.
Mentre qualcuno passa in strada sparando a tutto volume dalle casse un remake di “Volare” di dubbio gusto, parte l’inno nazionale a stelle e strisce.
Questa volta lo canta uno dei naufraghi dell’Isola dei famosi ma s’interrompe a metà per mangiar delle merendine.
Donald Trump non gradisce e lo fa espellere dal “suolo americano”.
 
Ore 03:07 – Presentazione degli Hornets in stile funereo.
Un corvo gracchia sulla spalla di Zeller pronto al rientro, la famiglia Addams al completo è dietro la nostra panchina mentre “Mano” batte sulla spalla di Clifford facendogli coraggio.
Ewing si concede il primo spuntino della serata.
 
Ore 03:08 – Scintillante presentazione della squadra locale conclusasi con bomba atomica sganciata nel New Mexico.
 
Ore 03:10 – Come stampato sulle confezioni dei biscotti della “Mulino Bianco” (pubblicità non occulta)…
“Questa storia inizia con…” Kaminsky, non abituato a partir da starter non salta nemmeno sulla palla a due chiedendosi perché l’arbitro l’avesse lanciata in aria.
 
Ore 03:11 – Kaminsky, ricordandosi delle indicazioni di Clifford, le quali recitavano:
“Quando gli avversari hanno la palla in mano, tu alza il braccio e saluta il pubblico”, faceva sbagliare involontariamente l’avversario.
 
Ore 03:18 – Dopo esser passati in vantaggio giocando bene, Batum illude tutti segnando una tripla bullandosi con la panchina. Siamo sul 20-11.
Time-out del coach avversario che impassibile appende una corda allo scoreboard in caso di sconfitta finale contro “questi” nostri Hornets.
 
Ore 03:29 – Guadagnamo punti di vantaggio, la squadra gira bene ma sta per compiersi la tragedia.
Dalla panchina si alzano nell’ordine; Matusalemme, Lazzaro, Garfield, Belinelli e puffo pigrone.
Con questa compagine gli avversari rimontano.
 
Ore 04:10 – Dopo aver “visto all’opera” la panchina ed esser finiti sotto, rientra Walker che inizia a giocar da solo resosi conto che la maggior parte dei compagni sono in realtà dei cartonati prestati dalla vecchia dirigenza della Triestina per riempir il parquet.
Kemba tiene in piedi la baracca ma sbaglia l’ultimo tiro. Si va a riposo sotto di tre 58-61 con l’ottimo lavoro della difesa cartonata di Charlotte assunta quasi in blocco da una nota marca di formaggi con i buchi.
 
Ore 04:14 – Negli spogliatoi i giocatori invece di ritemprarsi scommettono su chi segnerà più punti, prenderà più rimbalzi ma anche su chi ruberà più palloni.
In genere con uno hanno già buone chance di vittoria.
L’unico che sprona realmente i ragazzi e Pat Ewing, solo perché al raggiungimento del novantacinquesimo punto degli Hornets potrà usare i suoi buoni “promo-code” per sbafarsi enormi tranci di pizza alla faccia dei salutisti.
 
Ore 04:21 – Si riprende con un minuto di ritardo.
Clifford ha già visto la Madonna.
Paolo Brosio prende la notizia alla lettera e si teletrasporta nell’Arena di Phoenix, alle spalle di Clifford per aspettare la visione.
 
Ore 04:24 – Batum o l’orsetto del circo che sta giocando di questi tempi al suo posto, inizia a sciorinare tutta la sua classe; tiri da tre sbagliati, difese svogliate (l’unica volta che si tuffa trascina fuori la palla dal campo e se stesso a pelle d’orso), palloni persi, riuscendo anche a scontrarsi con i compagni regalando rimesse.
 
Ore 04:25 – Un po’ perplesso inizio a chiedermi perché, benché in panchina non ci sia un granché, Clifford faccia questo proprio a me.
Veder giocare Batum è uno spettacolo paragonabile solo a un’esplosione di una supernova visto relativamente da vicino.
In entrambi i casi impossibile sopravvivere.
Nella mia mente si fa strada l’ipotesi che sia un reality come “Campioni” e in stile Ciccio Graziani/Gullo, Clifford sia costretto a farlo giocare a causa delle votazioni che arrivano da casa.
 
Ore 04:30 – Si chiude il terzo quarto ed entra in scena il Gorilla (la mascotte di Phoenix) con un mitra sparamagliette.
Una di queste colpisce Maude Flanders, la quale cade dalla balaustra precipitando nel vuoto mentre Homer si china per raccogliere una monetina.
La consorte di Ned si salva perché atterra morbidamente su Ewing sdraiato sopra sei poltrone nel tentativo di disincastrare un pezzo di pizza rimasto lì abbandonato da un bambino.
Ore 04: 33 – Cho tiene una conferenza da un balcone declamando le virtù della squadra costruita da lui. Nello sproloquio dice di aver costruito un team fortissimo che arriverà in finale…
 
Ore 04:45 – In qualche modo gli Hornets rimangono attaccati alla partita, anche se gli avversari cercano di scappare oscillando al +2 a +6 ma i Calabroni, che ormai tirano solo da tre punti, comprano una catapulta e ogni tanto infilano qualche macigno nella retina per rimanere in scia mentre Belinelli che aveva iniziato bene la stagione, ma ora non mette più nulla dalla distanza nemmeno barando (usa un amo attaccato a una canna da pesca). Sfortunatamente i palloni si bucano e noi prendiamo contro tecnici, anche se lui lasciando lestamente la lenza va via fischiettando. L’Instant Replay lo inchioda alle sue responsabilità.
 
Ore 04:46 – Kaminsky si fa male contendendo un pallone all’avversario pensando fosse tiro alla fune.
Un ologramma di Germano Mosconi appare nel palazzetto lasciando Brosio esterrefatto.
Clifford intuendo la nuova e rovinosa caduta esclama:
“O cacchio!”, al che anche Peter Griffin si ritrova stranamente all’interno del palazzetto.
 
Ore 04:48 – Telefonata nel cuore della notte.
Pensando sia successo qualcosa d’importante mi reco al telefono ma parte una spudorata videochiamata di un operatore della Tim che ballando come nella pubblicità odierna m’irrita ancor di più. L’eterno duello tra gli operatori della telefonia (non me ne vogliano) e il possibile cliente.
Attacco al volo perché se è vero che nell’altra stanza ci sono due liberi di Batum (almeno quelli li segna), cerco di sfruttare il momento per annotarmi qualcosa sulla partita; sedano, carote, patate, zucchine, pomodori da tirargli addosso a fine match.
 
Ore 04:50 – Ordino tutto su Amazon, ma incredibilmente mi dicono di non poter far fronte all’ordine con Amazon Prime adducendo motivazioni insensate.
Dopo aver indagato per mio conto, scopro che inconcepibilmente si sono registrati suicidi in massa.
Inconcepibile visto “l’ottimo trattamento” evidenziato da alcuni servizi televisivi.
 
Ore 04:52 – Gli avversari fanno il break e scappano sul +10. Clifford, dopo esser stato consigliato da Peter Griffin, si rivolge all’unica persona seria che lo possa aiutare.
Paolo Brosio con il suo talismano/santino.
 
Ore 04:53 – Gli agenti della security salvano Paolo Brosio dalla furia omicida di Clifford, adiratosi dopo un parziale di 8-0 degli avversari.
 
Ore 04:59 – Ormai a partita persa, la sfida diventa simile a quella tra scapoli e ammogliati di Fantozzi.
 
Ore 05:15 – Finisce 103-120, iniziano ad arrivare i primi insulti all’indirizzo di Batum e della squadra via Whats App da parte di un paio di componenti del gruppo.
 
Ore 05:30 – Dopo aver scritto metà pezzo devo abbandonare l’impresa, prepararmi e uscire per andare a lavorare.
Allegria da Carnevale di Rio, coriandoli e botti da tappi di Champagne che saltano fanno da sfondo al tragitto.
 
Ore 05:45 – Arrivo in loco rimuginando su cosa non abbia funzionato.
 
Ore 05:46 – Risposta trovata. Tutto.
 
Ore 13:45 – Rientro alla base.
Mattinata pesante con richieste ai limiti della realtà.
Disquisizione sulla bontà del cibo per animali con un signore che mi zittisce asserendo di esserne un fiero consumatore. Probabilmente piace mangiare saporito.
Dopo essermi sistemato e rifocillato apertura canali dei gruppi, “riga di simpatici improperi” contro mister 20 milioni di dollari, il buonumore dal 2% sale al 25% circa e si va a cercar un’idea per l’intro del pezzo successivo.
“Dopotutto, domani è un altro giorno!”, citando l’O’Hara in Via col Vento (perché non usare sarà al futuro rimane un mistero)…
La paura è, parafrasando Rhett, del “Francamente me ne infischio” (riferito al giocare) di Batum…
Buona NBA a tutti!
Stagione 2017/18

Oggi (11/11/2017) è giornata nerissima dal punto di vista del morale sportivo.

Dopo 4 L e le ultime due arrivate in maniera assurda, ho deciso di scrivere un pezzo un po’ “autoironico”, cercando di mitigare così l’amarezza per questo periodo nero.
In passato già scrissi un paio di “nottate tipo” seguendo gli Hornets.
Ora… rivitalizzato ma limitato dalla pagina della Giornata Tipo, la quale ha avuto la brillante e vincente idea di presentare una vita tipo del cestista ( http://lagiornatatipo.it/vita-tipo-cestista/ – il link qui per chi non l’avesse vista ), presento la mia giornata tipo dopo una partita degli Hornets.
Nella fattispecie nel break che intercorre tra la sconfitta di Boston e l’attesa per la partita contro Cleveland.
In 14 tappe, non a caso, come la Via Crucis di Gesù, un parallelismo voluto (non c’è un’idea né pro, né contro la Chiesa in questo simbolismo) solo per dipingere la passione e dare moltissima, personale importanza (sebbene sia considerata meno sacrale) alla squadra, che va aldilà dell’attaccamento ai colori.
Ultimamente vorrei vedere non dei professionisti in campo, ma dei giocatori di basket in teal & purple, laddove per giocatore di basket s’intende colui che trascende e incarna lo spirito ardente del gioco.
L’idea non è vincere, ma non perdere e anche se accadesse, dopo aver dato tutto…
Spero vi piaccia, anche non fosse, beh… ci ho provato anch’io…

La mia giornata tipo senza Hornets dopo una partita di Charlotte 2017/18

Ore 5:30. Dopo aver visto gettare via un’occasione unica (tra le fila avversarie mancavano due giocatori e vincevi di dodici a 12 dal termine) dalla tua squadra, tanto che inizi a pensare lo facciano apposta per stimolarti nel produrre energia, infatti, il meccanismo collegato ai giu- ielli (ma più iella) di famiglia, inizia a funzionare giacché le pale (poco eoliche) girano vorticosamente.
L’unica cosa positiva è che con il nuovo calendario NBA tornerai ad avvere un aspetto umano e non da orco da Signore degli Anelli, dormendo cinque notti di fila, cosa mai vista.

Ore 5:45. Vestizione per il lavoro.
Maglia della salute, maglia termica, pile, che sarà sormontato da un giubbotto pesante.
La partenza non è per la Groenlandia ma per il reparto salumeria, dove ti hanno appena spostato senza avere competenze specifiche, oltretutto sapendo che odi il formaggio… il tutto cercando di motivarti come se a una persona che è stata appena sfrattata, gli regalassero un soprammobile…

Ore 6:00. Footing mattutino imprevisto.
Dopo aver imprecato dieci minuti contro quella squadra di professionisti che difende i tuoi colori, inizi a inveire contro te stesso perché non ti ricordi dove hai piazzato la macchina.
Potesti andare a piedi, ma hai quelli del lavaggio strade e tu sei sicuramente sul lato sbagliato della carreggiata.

Ore 6:10. Partenza dopo aver ritrovato la macchina, arrivo sul posto di lavoro.
Parcheggio.
La macchina mi consola dicendomi:
“Dai, non fare così”…
Io però non ho Kitt di Supercar come macchina e trovo sotto il paraurti, un tizio che aspettava gli operai per vendergli l’aspirapolvere “Folletto”.
Alla parola folletto, collegandola con Boston, lo lascio sotto la macchina…

Ore 6:30. S’inizia a lavorare.
Ormai le tattiche si sprecano.
Dal 5-5-5 di Caniana memoria alle tattiche di Clifford che vuole avere giocatori dai ruoli multipli.

Marvin crede d’esser Larry Johnson in G. Mama e si traveste…

 

I risultati si vedono su entrambi i lati del lavoro fornendo sintesi sconfortanti grazie alle plusvalenze relative.
Negli altri reparti, altra gente spostata vaga senza meta e identità sessuale.
C’è chi chiama il telefono azzurro, chi le chat erotiche, chi partecipa a una processione o guarda già sul cellulare quante ore mancano per finir l’entusiasmante giornata lavoativa.
Io inizio a lavorare non curante di ciò, anche perché mi devo riprendere dalla nottata insonne.

Ore 7:00. Dopo 200 cambi di mansione in trenta minuti il mio cervello inizia a fumare.
Mi addebitano una pausa non contemplata.
Non avevo schiacciato F3 (pausa veloce).
C’è chi ansima e la guardia va a vedere se qualcuno stia limonando ma in realtà è solo un dipendente nostalgico che sta guardando sul cellulare vecchie puntate di Roberto da Crema.

Ore 8:00. Apertura al pubblico.
E’ sabato.
C’è un po’ di gente ma non si vede più la gara per entrare.
Il governo italiano ha fatto un ottimo lavoro nel togliere potere d’acquisto ai cittadini.
A parte ciò, grazie al Decreto Sfascia Italia, essendo aperti anche la domenica, vi saranno altri che approfitteranno dell’occasione per venire a farti domande alle quali non c’è risposta, come:
“Avete il crack senza sale?”
Non volendo far entrar nel tunnel della droga l’anziano avventore, preferisco non proferir verbo.

Ore 9:15. Break.
Niente da fare… c’è chi è appassionato di curling, chi d’uncinetto, chi sta facendosi delle bombe da tre punti ma d’appassionati di basket nemmeno l’ombra.
Si va allora sulla macchinetta erogatrice di prodotti alimentari e bevande, la quale è stata sostituita dalla Bocca della Verità, dietro alla quale si nasconde un buco nero che risucchia tutte le tue monetine.
Niente da fare.
Torni in servizio e non sei riuscito a prender nulla.
In compenso Pascoli e Pirandello si complimentano con te perché il luogo della sala break è un misto tra decadentismo e il simbolismo.

Ore 10:20. Ti mandano al banco uova.
E’ proprio pieno di Easter Egg questo reparto.
A sorpresa trovi uova rotte e inizi a bombardare da tre punti come se non ci fosse un domani un cesto vicino.
Passa un cliente e ti stoppa, ma è chiaramente goaltending.

Ore 11:01. La lobotomizzazione di massa delle pubblicità passate spessissimo in “radio” come tormentoni, non mi coinvolge.
Sono ancora assorto nei miei pensieri e sto riflettendo su quanto sono fortunato a non ascoltare le interviste di Kaminsky, Williams, Clifford e gli altri nel dopo partita.
In compenso entra un truzzo che dal palleggio si produce in inutili giochetti, chiedendomi se nel reparto intimo vi fossero delle mutande con scritto sopra “UOMO” (quelle con la banda alta 50 cm da campione del mondo di boxe), più che altro per ricordarsi alla mattina sul sesso d’appartenenza.

Ore 11:18. Germano Mosconi si rimaterializza all’interno del supermercato dopo esser stato urtato da un carrello guidato da una “sciura” (Signora nel dialetto milanese) che avrà 85 anni, con problemi di cataratta, occhiali con lenti a girolo (come la nonna in Robottino) e scighera (la nebbia) annessa dietro le lenti.
Il motto dantesco “Non ti curar di lor, ma guarda e passa” è pienamente rispettato dalla signora…

Ore 11:30. Ti mandano ai surgelati dove nel reparto gelati salvi sull’ultimo scaffale, in una bara di cristallo (Cenerentola spostati) formata da cristalli di ghiaccio, salvi Reinhold Messner e due sherpa che si erano persi cercando dello speck.
Messner ti ringrazia ma ti chiede se puoi salvare anche Gustav Thöni che stava sciando nel banco frigo retrostante. La situazione si fa più ardua perché stalattiti e stalagmiti di ghiaccio sono solo faucesche (scusate il neologismo da fauci) anticipazioni del retro del banco laddove regna Crystal Il Cigno.
Gustav si trova con le gambe congelate proprio in prossimità di una busta di surgelati lì dal 1985.
Si narra che chi fosse riuscito a estrarre quella busta, sarebbe diventato Re.
Nemmeno Capitan Findus però era riuscito nell’impresa, ma tu, ormai senza mezze misure e memore di una puntata di Aldo, Giovanni e Giacomo né “Gli Svizzeri”, ti ricordi che:
“Un corpo freddo, è del tutto simile a una cotoletta, se lo vuoi riscaldare, basta metterlo in forno”, così prendi un lanciafiamme e dai fuoco al banco, fatto che ti procurerà il licenziamento, ma poco importa (niente di serio), tanto avevi già deciso di cercarti altro.

Ore 12:00. Oggi hai tempo libero essendo appena stato rilasciato dall’azienda.
Pensi a un tipo di lavoro nuovo.
Come attore rischi d’esser molestato da un regista qualsiasi, meno pericoloso andare in miniera.
La denuncia poi dovrebbe partire tra 20 anni, ma dovendo lavorare fino a 70, potrei averne ancora bisogno…
Da “Free Agent” come pseudo giocatore di basket cerchi di contrattare telefonando all’unico GM che potrebbe prenderti. Cho di Charlotte.
Se ha preso Williams, Kaminsky e altri, non potrà rifiutarsi. Kaminsky viene licenziato e inizia la su nuova attività come accompagnatore di mascotte.

 

Kaminsky nella sua veste d’accompagnatore di Mascotte.

 

Ore 13:45. Dopo aver mangiato esci di casa per andare in aereoporto ma un autista senegalese ti trancia sulle strisce. Vai in coma e vedi Charlotte vincere l’anello che si confonde come aura dietro la testa del beatificato Kemba che reca più due ali da imenotteri anziché tradizional piumaggio ma va bene ugualmente.
Ti addormenti felice, cullandoti nella realizzazione del tuo sogno.

P.S. Kaminsky viene reintegrato nel roster.