Pelicans First

Ho smesso di credere in molte cose tempo fa,

ho smesso di credere nella politica di chi finge di fare del bene e di quella avvelenata dei sovranisti, per fortuna oggi le streghe per fortuna non vanno più al rogo come nel medieval periodo e i maghi (vedi i Wizards alla lottery) non esistono più in occidente soppiantati dalla scienza anche se qualcuno ha scritto che né lo scorso anno Kupchak, né quest’anno Borrego abbiano portato fortuna, come se avessero poteri magnetici…

La lottery è una di quelle cose a cui non credo più, è come trasformare una cellula della pelle in un neurone, si può fare, è come trasformare uno 6,00% in una prima posizione (vedi New Orleans nell’anno zero AD) o veder piombare i Lakers con il 2,8% (in totale sotto il 10,0%, esattamente al 9,4% per entrare nelle prime posizioni).

Un giramento di balls, insomma…

I Pels avevano avuto la fortuna di ottenere la prima posizione anche nel 2012 quando le Linci erano così malandate che non arrivarono per prime nemmeno al Draft, ottenendo la seconda posizione.

Charlotte, come avevo previsto, è rimasta al palo sempre in dodicesima posizione.

Avrà un ventaglio interessante di giocatori (Hachimura, Bol Bol, K. Johnson, Gravett, Claxton, Romeo o Giulietta? Scherzo sull’ultimo nome) tra cui scegliere ma sicuramente Zion Williamson e gli altri due o tre top player non saranno più disponibili anche in caso di scelte alternative da parte di qualche team.

E se Rasputin, considerato un ciarlatano dalla corte russa (eccetto i Romanov), toglieva (involontariamente?) l’aspirina al piccolo Alexsej, figlio dei Romanov (migliorandone la salute per l’effetto anticoagulante dell’aspirina) e ultimo erede degli zar, ammalato di emofilia B, ai tempi nei quali un’intuizione dettata dal rigetto di una medicina ancora arretrata e dal bisogno di farsi credere attraverso riti, oggi la Dea Bendata, se preferite guardarla da un punto di vista più lineare, ancora una volta si è distratta riguardo Charlotte.

Personalmente credo che MJ come proprietario sia un po’ defilato dal gruppo di proprietari che sono più addentro agli affari della NBA, detto che Charlotte paradossalmente forse farà prima a vincere un titolo che un Draft visto che risale al 1991 l’ultima prima scelta e nel 2012 e poi nel 2013 arrivarono rispettivamente una seconda e una quarta (all’epoca Bobcats) con le scelte rispettive di MKG e Zeller (due giocatori ancora in roster) pur con una classifica disastrata…

Nessun pianto o “piangeria” ma solamente dati oggettivi.

Hornets oggi dunque che erano e rimangono in dodicesima posizione (avranno anche altre due scelte più alte alla 36 e alla 52) dopo il Draft NBA 2019 a Chicago e dovranno concentrarsi su quelle anche se gli affari Kemba e Jeremy terranno banco in estate sino alla loro risoluzione.

Ora non resta che attendere la prima scelta assoluta nel Draft NBA 2019, che si terrà giovedì 20 giugno alle 19:00 ET (orario americano) al Barclays Center di Brooklyn.

Vediamo quindi con che ordine sceglieranno le squadre:

1. New Orleans
2. Memphis
3. New York
4. Los Angeles Lakers
5. Cleveland
6. Phoenix
7. Chicago
8. Atlanta
9. Washington
10. Atlanta (da Dallas)
11. Minnesota
12. Charlotte
13. Miami
14. Boston (da Sacramento via Philadelphia)

Di seguito è riportato l’ordine per il secondo turno di NBA Draft 2019 presentato da State Farm:

15. Detroit
16. Orlando
17. Brooklyn
18. Indiana
19. San Antonio
20. Boston (da LA Clippers via Memphis)
21. Oklahoma City
22. Boston
23. Utah
24. Philadelphia
25. Portland
26. Cleveland (da Houston)
27. Brooklyn (da Denver)
28. Golden State
29. San Antonio (da Toronto)
30. Milwaukee

2019 SECOND ROUND DRAFT CHOICE ORDER

31. Brooklyn (da New York via Philadelphia)
32. Phoenix
33. Philadelphia (da Cleveland via Orlando e New York)
34. Philadelphia (da Chicago via Los Angeles Lakers)
35. Atlanta
36. Charlotte (da Washington via Orlando, Denver e Atlanta)
37. Dallas
38. Chicago (da Memphis)
39. New Orleans
40. Sacramento (dal Minnesota via Portland e Cleveland)
41. Atlanta (da Los Angeles Lakers via Cleveland e Indiana)

42. Philadelphia (from Sacramento via Brooklyn and Milwaukee)
43. Minnesota (from Miami via Charlotte)
44. Atlanta (from Charlotte)
45. Detroit
46. Orlando (from Brooklyn via Memphis and Charlotte)
47. Sacramento (from Orlando via New York)
48. LA Clippers 
49. San Antonio
50. Indiana
51. Boston
52. Charlotte (from Oklahoma City)
53. Utah
54. Philadelphia
55. New York (from Houston)
56. LA Clippers (from Portland via Detroit and Orlando)
57. New Orleans (from Denver via Milwaukee)
58. Golden State
59. Toronto
60. Sacramento (from Milwaukee)

Video “mancanti”

A completare i video dell’annata da me dedicati ai nuovi player, ecco quelli promessi, partendo dal quasi immaginario Joe Chealey, uno dei two-way contract che ha giocato più preseason che regular per dare il suo apporto alla franchigia secondaria dei Greensboro Swarm (qui solo a Charlotte):

Passiamo a un più consistente giocatore…

Madame e Monsieur, Mr. Tony Parker:

Andiamo a chiudere con l’entusiasmante Miles Bridges:

Per quanto riguarda la top 30 nel pezzo precedente, per questione di diritti d’autore la major propretaria dell’ultima colonna sonora utilizzata (Final Countdown degli Europe) ha deciso di bloccare (decisione legittima ma anche abbastanza incomprensibile visti i termini di riproduzione) il pezzo in alcuni Paesi quali Canada, Stati Uniti e alcune nazioni africane, problema comunque bypassabile con un qualsiasi VPN.

Buona visione…

Charlotte Hornets Top 30, 2018/19

Mentre è in corso il first round dei playoffs 2019 A.D., per chi avesse una quindicina di minuti circa da dedicare e volesse dare un’occhiata alla mia personale interpretazione sul meglio della stagione degli Hornets (si apre con It’s My Life, cover di Gwen Stefani, splendida voce femminile per omaggiare l’appena scomparso leader dei Talk Talk, Mark Hollis), ecco una top 30 (numerazione non casuale visti i festeggiamenti a Charlotte per la nascita dellla franchigia avvenuta nel 1988) dalla recente stagione con qualcosa “and more”, in più come antipasto.

E allora se vorrete gustarvela, eccovela servita:

Il Punto @ 82

Nubi su Charlotte

Vorrei avere un congegno per muovermi nel tempo che mi porti avanti almeno di sei mesi per vedere come sarà composto il futuro roster degli Hornets.

Questo perché potrebbe (usiamo il condizionale), essere l’anno zero per la franchigia.

Partiamo in primis scrivendo sul futuro mercato estivo perché dopo i Playoffs sfumati di un soffio, Walker ha espresso la chiara intenzione di avere un team all’altezza.

Nella serata dell’eliminazione molti hanno interpretato la sua delusione e il suo atteggiamento come un saluto alla città ma lo stesso Kemba, dopo aver detto di non aver idea del suo futuro nel particolare contesto di scoramento a caldo dopo l’eliminazione, ha anche successivamente detto che lui vorrebbe rimanere a Charlotte.

Gli Hornets potrebbero fornirgli un super-max di 5 anni o un contratto comunque più alto delle possibili squadre “scippatrici” ma qui entra in gioco l’orgoglio di Kemba, al quale non interessano solo i soldi ma avere una squadra che possa emergere e vincere di più rispetto gli ultimi tre deludenti anni e questo potrebbe essere uno sprono per la società a cercare di migliorarsi.

Dopo un anno di adattamento alla/sulla poltrona di GM degli Hornets, Kupchak in estate dovrà necessariamente staccarsi da essa se non vuole rimanervi appiccicato.

Mitch Kupchak, che ha fatto sapere di voler fare qualsiasi cosa in suo potere per tenere la propria point guard a roster anche nei prossimi anni:

“Credo che questo sia il posto dove lui vuole restare, e noi faremo di tutto per provare a renderlo possibile. Ma la nostra volontà è solo metà dell’equazione.”

Il problema è che le parole in quest’era si sprecano e servono fatti, fatti anche come esempi, verba volant, firma manent…

Guardano la situazione contrattuale proviamo ad analizzarla:

Coperti per più di un anno:

Nicolas Batum $25,565,217

Cody Zeller $14,471,910

Miles Bridges $3,755,400

Devonte’ Graham $1,416,852

Coperti per il prossimo anno (in scadenza) con player option:

Marvin Williams $15,006,250

Bismack Biyombo $17,000,000

Kidd-Gilchrist $13,000,000

Contratti stipulati ma non garantiti per il prossimo anno:

Tony Parker $5,250,000

Willy Hernangomez $1,676,735

Dwayne Bacon $1,618,520

Contratti in dubbio:

Malik Monk $4,028,400 (team option)

Frank Kaminsky $4,915,726 (qualifying offer )

Contratti che andranno a scadere da rinnovare o meno (qui stiamo parlando di quelli del 2018/19 ovviamente):

Kemba Walker $12,000,000

Jeremy Lamb $7,488,372

Shelvin Mack $1,512,601

Da ciò che si è visto sul parquet quest’anno sarebbero da riconfermare sicuramente Walker e Lamb, i migliori giocatori per distacco, entrambi in scadenza.

Per Walker, che attualmente percepisce 12 milioni, si potrebbero prospettare anche più di 20 milioni (anche 25) di differenza a stagione rispetto agli attuali 12 milioni percepiti, per un contratto che supererà i 30, mentre per Lamb probabilmente si dovrà quasi raddoppiare l’attuale stipendio fermo a 7 milioni.

Dove reperire quindi le risorse per i migliori due giocatori con un salary cap così intasato?

Certo… se ne discuteva anche nel gruppo FB, riguardo a quei contratti ultimo anno (MKG, Biz e Williams) che potrebbero essere scambiati con pick o altro, magari a qualche team che abbia bisogno di veterani o specialisti in panchina ma onestamente dei tre, a mio giudizio, l’unico che abbia ancora un po’ di valore è MKG, benché tutti e tre abbiano quotazioni in ribasso.

In tre costano attualmente poco più di 45 milioni a Charlotte…

Contratti vantaggiosi per i tre giocatori che sanno di non poter aspirare a tali cifre cambiando squadra viste le loro prestazioni e muoverli potrebbe essere complicato (non ho idea di quale squadra potrebbe volerli o accettarli e per cosa) ma non impossibile, magari se Charlotte aggiungerà una scelta medio-alta (non dovessimo finire nelle prime 4 posizioni dopo la lottery) visto che percentualmente attualmente siamo solo all’1% per avere la numero 1.

Come funziona la lottery…
Le date salienti per le scelte e il mercato.

Sicuramente quel milione e mezzo di Mack non ci sarà più perché non verrà riconfermato e c’è da vedere anche se Parker (ha fatto sapere di non voler giocare con Charlotte se dovesse rifondare tutto come squadra da tanking) che non ha un contratto garantito, sarà riconfermato dalla società visto che le sue condizioni di salute non consentono un impiego regolare e questo è ciò di cui avrebbero bisogno gli Hornets, oltre alla qualità.

Oltre a Parker anche Hernangomez e Bacon hanno contratti non garantiti ma sono di lievissima entità… certamente si potrebbe anche pensare di rilasciare Willy se rifirmasse il Tank o viceversa se il centro spagnolo venisse confermato lasciando andare Frank, questo per limare alla sovrabbondanza nel ruolo che ha generato anche qualche problema di coesistenza nei minutaggi con i vari giocatori a trovar poco spazio in alcuni momenti della stagione anche nelle rotazioni pur mancando Zeller, infortunatosi un paio di volte.

Il vero problema per far crollare la chiave di volta degli Hornets è il contratto di Batum che purtroppo sembra inamovibile a causa delle scadenti prestazioni.

Ci si dovrà ingegnare pensando magari anche di arrischiarsi nello scambiare Monk (se non si crede più in lui questo sarebbe il momento più vantaggioso per scambiarlo prima che la rookie scale lo porti tra un paio d’anni a superare i 7 milioni) per un contratto più lieve per liberare 2/3 milioni ma l’incastro dovrà esser preciso, perché senza un tam da titolo MJ ha ribadito la sua filosofia, ovvero quella di non voler superare la luxury tax, forse perché scottato in passato quando era proprietario dei Wizards.

Qui sotto ecco un articolo che testimonia che certe dinamiche bene o male vanno ripetendosi:

Non è la prima volta che Jordan si trova con un trio invendibile…

Il giudizio sulla stagione

Gli Hornets sono fuori dai playoffs per il terzo anno consecutivo pur arrivando a giocarsela sino all’ultima “giornata” e vincendo tre partite in più rispetto ai due anni precedenti chiusi entrambi sul 36-46…

Le classifiche finali della Regular Season:

Classico bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto a seconda dell’osservatore ma finché la qualità della squadra sarà questa, pretendere di più sarà impossibile.

Si arriva al rush finale solamente perché l’impostazione dei quintetti di Borrego nell’ultima dozzina di partite è radicalmente cambiata.

Come se fossero due entità diverse grazie ad interpreti in buona parte diversi.

La voglia e il maggior dinamismo dei giovani ha cambiato qualcosa ma sicuramente urgono ancora rinforzi seri.

Sicuramente si può essere delusi per l’ennesima mancata partecipazione alla post season in un Est non proprio irresistibile, purtroppo, sono state gettate al vento a inizio e a metà stagione, troppe partite sul filo contro squadre da battere, anche se nella parte finale finalmente il vento è cambiato…

La stagione era nata male con sovrabbondanza tra i lunghi pur non avendone uno completo, Borrego aveva giurato di far lavorare meno Walker che per forza di cose si è dovuto sobbarcare il peso offensivo del team portando troppe volte palla sugli ultimi possessi e benché sia uno dei giocatori di tutta la NBA che danno più spinta nell’ultimo quarto al proprio team, è troppo facile individuarlo nei secondi finali.

E’ capitato, infatti, a Lamb, risolverne un paio avendo un po’ meno pressione addosso.
Il ritmo voluto da Borrego non è stato poi così alto, il corri e tira in 7 secondi non sempre funzionava e un gioco leggermente più ragionato ha consentito a Charlotte di ottenere più liberi e perdere pochi palloni (2^ nei TO)…

Analisi ultime partite

Sulla base delle indicazioni che la Regular Season aveva dato sino a quel momento avevo scritto che gli Hornets avrebbero strappato 8/9 vittorie, ma ottimisticamente…

Numericamente…

Borrego ha stravolto i piani di tutti dopo la sconfitta a Miami.

Senza più nulla da perdere era giusto provare giovani che non hanno avuto molto spazio durante la Regular Season e che il prossimo anno potrebbero rimanere in un roster al momento incatenato dal contratto del Prometeo Batum…

Borrego scopriva così l’ardore ma anche l’ardire della linea verde che forniva una difesa più mossa, ventosa e un attacco più incendiario dei più compassati senatori.

Al tramonto della stagione s’infiammava il cielo di Charlotte dopo una serie di quattro belle e insperate vittorie consecutive (Minnesota, Boston, Toronto e San Antonio).

Grande pathos nelle ultime tre ma una serie di 3 sconfitte esterne raffreddava la pista playoffs.

Cinque gare alla fine da vincer tutte per sperare… tornati a vincere in trasferta (sul campo dei Pelicans), gli Hornets battevano ancora una volta Toronto (questa volta in casa) a meno di 5 secondi dalla fine con un tiro “più normale” di quello da metà campo a Toronto, sempre firmato Lamb.

Scontro diretto a Toronto tra Raptors e Heat e mentre Miami cedeva all’OT venendo sorpassata per via del tie-break, gli Hornets battevano i Pistons a Detroit ma i Magic in una gara cruciale si qualificavano andando a vincer a Boston togliendo agli Hornets il destino dalle loro mani.

Già, perché in caso di vittoria dei Leprechaun e di vittoria Hornets (espletata la formalità Cleveland nel mezzo) proprio su Magic, Charlotte avrebbe artigliato anche la prima posizione della Southeast Division.

Purtroppo, pur non scomparendo del tutto la possibilità di qualificazione, le percentuali scendevano perché, con il vantaggio di una gara e due squadre non irresistibili da affrontare (Memphis in casa e New York in trasferta) i Pistons si sarebbero dovuti suicidare per lasciarci una poltrona per i PO.

Charlotte batteva Cleveland e Detroit rimontando 21 punti ai Grizzlies lasciavano tutto all’ultima partita.

I Pistoni passeggiavano sul parquet della peggior squadra della lega, New York, mentre Charlotte perdeva contro Orlando, ma anche vincendo non sarebbe cambiato nulla per la partecipazione ai playoffs…

Tabelle

Saltando la parte tecnica, ormai inutile, possiamo avviarci alle statistiche principali di squadra e alla classifica finale dei singoli basata sui miei personali voti che nella maniera più imparziale possibile, dipingono una soggettiva oggettività.

Principali statistiche di squadra e delle avversarie. Da notare il secondo posto per minor numero di palle perse.
Statistiche dei singoli con ultima colonna a scendere nella media punti a partita.
Altre statistiche contenenti la % stimata di posizione per giocatore.
Istogramma progressivo della Regular Season W/L. La barra verde indica le vittorie, la barra rossa le sconfitte. Più è bassa la barra più il differenziale del match tende a esser vicino allo zero.

Ma prima di scoprire le varie posizioni (dal voto più basso a quello più alto), scorriamo insieme qualche tabella per visionare qualche dato basilare partendo dal confronto dei giocatori per ruolo.

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Qui sotto ecco i confronto tra giocatori:

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Aggiungiamo anche le percentuali della squadra suddivise per zone di tiro:

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Classifica Giocatori

17°, Shelvin Mack: 4,62

Mi fermerei a “indecoroso”.

Terminato il mercato invernale Kupchak l’ha pescato tra i giocatori tagliati.

Quanto ha mostrato in campo nelle poche occasioni avute per mettersi in mostra è stato francamente imbarazzante fino a rimpianger MCW quasi…

Contratto scaduto ($1,512,601), non penso verrà cercato nuovamente dalla società.

Maggior numero di punti realizzati in una partita in stagione: 6, il 14/02/2019 @ Orlando.

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16°, Joe Chealey: 5,50

Uno spezzone nel tempo spazzatura durante una trasferta a Boston.

La preseason sembrava potesse fargli trovare più spazio in squadra ma Borrego, senza particolari problemi d’infortuni nel settore, ha preferito far ruotare gli uomini all’interno del roster ufficiale e i two-way contract hanno trovato spazio solo a Greensboro.

Estremamente marginale, sarà difficile trovi spazio il prossimo anno a meno che Kupchak non vada per una ricostruzione totale che smantelli il team.

Maggior numero di punti realizzati in una partita in stagione: 2, il 30/01/2019 @ Boston.

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15°, Devonte Graham: 5,82

Giocatore che probabilmente ha avuto il suo necessario primo anno di rodaggio da rookie.

Deve perfezionare il tiro.

34,3% dal campo che lo svalorizza oltre alcune buone prestazioni.

Spesso ci prova da fuori ma qui scendiamo al 28,1%.

A inizio stagione si sentiva parecchio la differenza di prestazione quando andava a sostituire il franco/belga nei back to back e nelle altre gare mancanti, nel finale di stagione ancora qualche prova a vuoto ma la maggior possibilità di giocare gli ha consentito di prendere confidenza con il gioco dando una bela mano a Detroit nel gestire i possessi e trovando anche una cucchiaiata in entrata off-balance per mostrare di saper anche andare in entrata se vuole.

Non è sembrato un fenomeno ma potrebbe crescere e dare un contributo maggiore e più consistente ma al momento è chiuso nel ruolo da Walker e Parker, due giocatori dal futuro da definire.

Maggior numero di punti realizzati in una partita in stagione: 13, il 03/04/2019 @ New Orleans.

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14°, Bismack Biyombo: 5,84

Centro prettamente difensivo dal contratto troppo oneroso.

Non porta molti punti all’attacco degli Hornets al quale offre meno spaziature.

Abbastanza statico, vive sulle incursioni dei giocatori rapidi che gli forniscono palloni sotto per le schiacciate, alcune delle quali sono fermate con le buone o con le cattive perché è un po’ troppo basilare nel salire e anche nel difender la palla.

Non un gran tiratore di liberi e troppo lento nel coordinare e reagire in difesa, dopo una fase centrale nella quale aveva trovato spazio per l’infortunio di Zeller, giocandosi le sue carte in maniera brillante (più difesa e qualche gara, vedi quella di Denver chiusa con un punteggio in doppia cifra, nel finale è tornato da starter per un’altra caduta di Cody ma questa volta giocando pochi minuti e fornendo prestazioni insicure anche a livello di protezione dell’anello dove ha lasciato spazi e le stoppate che prima dava non sono arrivate.

Più o meno la tecnica di Biz sta al basket come Martufello e Pippo Franco stanno alla comicità, un gusto tutto loro…

Gran lavoratore e anche ex stimabile fuori dal campo ma purtroppo costa in maniera sproporzionata per quel che riesce a offrire e dopo Batum sarebbe sicuramente il secondo obiettivo per una trade…

Maggior numero di punti realizzati in una partita in stagione: 16, il 05/01/2019 @ Denver.

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13°, Guillermo Hernangomez: 5,90

Willy soffre della sovrabbondanza nel ruolo e del fatto che, pur essendo un ottimo rimbalzista, non abbia i kg necessari per poter fermare le controparti più corpulente.

Un atteggiamento troppo accondiscendente in difesa in generale a parte qualche fiammata, bravo a posizionarsi anche in attacco su tiri sbagliati dai compagni e discreti fondamentali.

Il settore offensivo è sicuramente quello dove rende di più, anche nel tiro da fuori vanta un buon 38,5% anche se nella seconda parte di stagione ci ha provato molto meno da oltre l’arco chiudendo con un totale di 15/39.

7,3 punti e 5,4 rimbalzi in 14 minuti mostrano le sue caratteristiche ma anche lo 0,3 nelle stoppate dice molto.

Dalla sua ha un contratto poco costoso ma per certi versi sembra la replica un po’ meno consistente del Tank che potrebbe però andar via da Charlotte in estate.

Maggior numero di punti realizzati in una partita in stagione: 22, il 31/03/2019 @ Golden State.

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12°, Malik Monk: 5,92

Credevo molto in lui a inizio stagione ma a parte le buone gare disputate a inizio stagione contro Miami e Denver, quando è andato a prender un buon voto, spesso lo ha fatto perché le squadre avversarie non erano dei top team e trovando più spazio in entrata o per il tiro ha potuto sfruttare le sue doti in maniera migliore.

Gli attacchi scriteriati a tutta velocità e le palle perse pesanti si sono accumulate durante tutta la prima parte e la parte centrale della stagione per lui che ha giocato costantemente durante l’arco della regular season.

Certamente non sempre i minutaggi sono stati alti.

Nell’ultima parte di stagione ha mostrato più voglia anche i difesa e in alcune occasioni ha cercato quello sforzo in più per recuperar palloni ma il differenziale quando è in campo è negativo, il che non è dipeso solo dalle “cattive compagnie” difensive della bench, ma da una difesa a tratti distratta o da situazioni nelle quali fa fatica ad adattarsi a volte, vedi possibili pick and roll.

Per la prossima stagione Charlotte ha una team option sui $4,028,400.

Non sono molti ma sono soldi che si potrebbero risparmiare se la società decidesse che il suo contributo in questi due anni non è stato abbastanza o dovesse smettere di credere in un giocatore ancora instabile in attacco e battibile in difesa.

Maggior numero di punti realizzati in una partita in stagione: 26, il 25/11/2018 @ Atlanta.

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11°, Nicolas Batum: 5,94

Più che delle sue scarse performance sul parquet che, molti di voi, nell’era moderna con video a portata, avranno sicuramente ammirato, ciò che è da sottolineare sul francese è che il suo contratto costituisce la chiave di volta del monte salari degli Hornets che vorrebbero fare crollare quest’arco, non esattamente uguale a un arcobaleno.

E’ la pietra centrale, quella dello scandalo, quella che non permette alla struttura fatiscente di venir giù e provare a sondare il mercato più liberamente.

25 milioni che potrebbero essere in parte usati per rifirmare Kemba ma il valore (pur astratto) di mercato di Batum non si avvicina minimamente a ciò che negli ultimi tre anni ha fatto vedere sul parquet e sarà durissima riuscire a muoverlo, salvo colpi di genio di Kupchak che tuttavia nel suo primo anno non è sembrato certamente mobile e brillante.

Maggior numero di punti realizzati in una partita in stagione: 21, il 14/12/2018 Vs New York (giorno del suo compleanno).

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LAS VEGAS, NV – JULY 9: J.P. Macura #55 of the Charlotte Hornets passes the ball against the Boston Celtics during the 2018 Las Vegas Summer League on July 9, 2018 at the Cox Pavilion in Las Vegas, Nevada.
Copyright 2018 NBAE (Photo by Bart Young/NBAE via Getty Images)

10°, J.P. Macura: 6,00

Discorso simile a quello dell’altro two-way contract.

Pur con una limitazione importante nel contratto, anche lui non è mai stato preso troppo in considerazione anche se alla fine gli spezzoni di gara saranno due e i punti sei contro un ½…

Alla prossima stagione, se sarà ancora dalle parti del North Carolina.

Maggior numero di punti realizzati in una partita in stagione: 4, il 02/01/2019 Vs Dallas.

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09°, Cody Zeller: 6,02

22-27 quando Zeller scende sul parquet. Quest’anno non è riuscito come il solito a dare un contributo importante per quel che riguarda il rapporto W/L che in genere parla a suo favore ed era a suo favore (18-17) quando nell’ultima gara del 2018 un banale incidente controOrlando l’ha tolto di mezzo, risultando poi pesante.

Mano fratturata…

Uno dei giocatori sulla quale bontà si potrebbe discutere in eterno.

Sicuramente non è un top scorer né un rimbalzista da buoni numeri e non è nemmeno come Whiteside o Embiid una presenza intimidatoria nel cuore del pitturato soprattutto per mancanza di esplosività in quella circostanza, in risposta alle movenze avversarie.

Il tiro da tre è saltuario e non affidabile e non è molto reattivo sui passaggi bassi ravvicinati.

In attacco però non si muove male nei dintorni del canestro e soprattutto riesce a creare un ostacolo reale tra difensore e attaccante.

Classicamente Kemba lo supera o si scherma con lui per sparare tre punti o tentare la penetrazione, Batum può giocare i pick and rolla con lui, bravo a inserirsi anche da dietro a fari spenti per incursioni rapide che lo possono portare anche a potenti jam, insospettabili per atletismo guardandolo sul lato difensivo.

Sicuramente è un giocatore che da quello che ha in campo ma è recidivo agli infortuni.

Dopo gara 66 a Milwaukee torna in lista infortunati ancora a causa del ginocchio sinistro e Borrego si alterna con il materiale che ha.

Cody gioca essendo il centro più completo a disposizione, in particolare a causa di una difesa comunque accettabile e per le spaziature che crea in attacco facilitando i compagni.

Una volta su di lui Batum disse: “Lui sa chi è, e cosa fa, e lo fa ogni volta. È uno dei giocatori più preziosi del nostro team. Kemba è il miglior giocatore, ovviamente, ma Cody è prezioso.”

C’è da ripensare a tutto il reparto lunghi e nonostante mi piaccia, l’affidabilità comincia seriamente a divenir un problema e dal mio punto di vista potrebbe essere un elemento scambiabile a causa dei maggiori costi se gli Hornets punteranno a un centro di livello tentando di coprire in panchina con il Tank o Willy, dai costi inferiori.

Maggior numero di punti realizzati in una partita in stagione: 28, il 25/02/2019 Vs Golden State.

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08°, Marvin Williams: 6,08

Dolore al piede destro, ufficialmente termina così la stagione di Williams dopo esser stato sempre o quasi, presente.

Sicuramente Borrego lo ha messo in lista infortunati per dare spazio ai giovani e la differenza si è vista.

Mentre Williams deteneva qualche decimale di vantaggio sul rookie Bridges e su Kaminsky, dopo aver fornito qualche prestazione gravemente insufficiente nell’ultima parte di stagione, il rookie e il Tank l’hanno scavalcato in classifica mostrando i difetti del nostro numero 2.

Marvin sul parquet porta sicuramente esperienza e anche in difesa ha una visione che gli permette di andare qualche volta in aiuto se richiesto ma l’età avanza e per rimanere al top in una NBA così incredibilmente atletica, avere un buon fisico che si pianti sul parquet e si frapponga tra avversario e canestro non basta.

Le prestazioni a livello atletico sono in calo e in qualche serata viene surclassato mentre sul fronte offensivo gli si chiede di agire come stretch four, punendo sugli scarichi con tiri da tre punti.

Anche qui però l’affidabilità non è sempre al massimo.

Passa da ottime serate al tiro ad altre drammatiche, in un rollercoaster che si rivela spesso pesante da metabolizzare per la squadra in caso di serata negativa.

Come per Zeller, pur non disdegnandolo, si potrebbe parlare di mediocrità ne confronti di molti altri giocatori avversari pari ruolo.

L’11 aprile dichiara che sfrutterà la propria player option anche per il 2019/20.
Tutto nella norma perché il veterano da 14 stagioni NBA non avrebbe preso quei soldi in nessun altra squadra (opzione sui 15 milioni).

“Tornerò. Se mi faranno tornare indietro, comunque.” ha detto Williams nell’intervista aggiungendo che non vuole andare in pensione e che aspetta con impazienza la prossima stagione.
Durante la stagione, Williams ha segnato una media di 10,1 pt., preso 5,4 rimbalzi e smistato 1,2 assist a partita.

Maggior numero di punti realizzati in una partita in stagione: 30, il 08/03/2019 Vs Washington.

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07°, Dwayne Bacon: 6,12

Gioca 17 partite con i Greensboro Swarm in G-League.

Finirà con 22,2 punti, secondo miglior marcatore per la squadra legata agli Hornets.

Paga una brutta difesa ad Atlanta che consente agli Hawks di battersi sul filo.

17,7 minuti di media con gli Hornets, uno dei tiratori da fuori più consistenti con un 43,7%, dato molto migliore di quello in G-League e 7,3 punti di media in 43 partite, 13 come starter.

Buono il suo lavoro sugli scarichi, discreto in penetrazione, avvincente ma ancora non affidabilissimo in arresto e tiro dove mostra anche balzi importanti.

Strana stagione a dividersi a metà tra la polvere (esclusione dai 15 per andare a far da intermittente a Greensboro) e la gloria di un finale da titolare e protagonista, dopo esser stato ripescato e rilanciato da Borrego.

Uno degli artefici principali del rush finale verso i playoffs mancati di un soffio.

Non tanto per una difesa spesso non all’altezza contro avversari tosti (ci sono ottime eccezioni nella W casalinga contro Washington dove difende benissimo sull’ultimo possesso e a Cleveland la penultima) ma per aver dato spinta e verve all’attacco, proprio alternando tiri pesanti e incursioni.

Vicino canestro (0/3 piedi) ha un encomiabile 73,0%.

Maggior numero di punti realizzati in una partita in stagione: 24, il 26/03/2019 Vs San Antonio.

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06°, Miles Bridges: 6,14

Un giocatore che ci ha esaltato per le sue giocate spettacolari fatte di esplosività e potenza, in particolare le sue jam sono scintillanti e infuocate meteore che splendono oltrepassando l’atmosfera del ferro.

Questo è ciò che balza all’occhio mentre lui balza sul parquet grazie all’ottima fisicità, fattore sempre più importante nella NBA moderna.

A livello di gioco deve ancora crescere tatticamente e prendere più confidenza con certe dinamiche (qualche volta abbocca troppo facilmente alle finte del tiratore) nella parte difensiva ma nel complesso la sua stagione da rookie è valutabile discretamente.

In attacco ha mostrato dall’inizio buon piazzamento sulla linea di fondo e andava giocando molto perimetralmente, quando Borrego dopo l’All-Star Game (che ha disputato per quanto riguarda la gara delle schiacciate) ha deciso di farlo partire in quintetto per dare più solidità alla squadra (fastidioso per gli avversari quando si avvicinano al ferro), ha iniziato a partecipare più attivamente alla manovra non rimanendo solo marginalmente coinvolto.

Il tiro da tre è ancora in work in progress (precisione e velocità d’esecuzione) sebbene possa anche trovare serate dove grazie a quest’arma mentre sembra aver migliorato un po’ nelle entrate dove pare aver trovato più ritmo, altro aspetto che a inizio stagione non funzionava in lui perché il tocco finale era spesso troppo forte o fuori misura.

Giocatore che salvo sconvolgimenti tornerà a giocare per Charlotte il prossimo anno da sophemore e sono curioso di aspettarlo per vedere ancora altri progressi perché il livello si dovrebbe alzare una volta ottenuta più confidenza.

Maggior numero di punti realizzati in una partita in stagione: 20, il 23/03/2019 Vs Boston.

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05°, Michael Kidd-Gilchrist: 6,15

Gran partenza nell’impegnativo nuovo ruolo, si divide tra PF e C ma poi Borrego si rende conto che da centro, anche giocando con una small-ball, non c’è efficacia su centri più grossi e d’altra parte Kidd-Gilchrist lo scorso anno partiva come ala piccola… Si perde un po’ nella parte centrale e i minutaggi e le rotazioni per lui non diventano regolari.

L’instabilità forse lo limita un po’ ma anche lui entra nella fase delicata degli Hornets non riuscendo più a garantire gli standard d’inizio stagione e la sua media voto che era nell’Olimpo dei top player Hornets (Kemba, Jeremy e Tony) si abbassa molto, consentendogli di raggiungere per decimi un quinto posto complessivo ma da lui mi sarei aspettato qualcosa di meglio anche se durante l’anno ha fatto vedere la sua novità pronta all’occorrenza: un tiro da te punti al 34,0% (16/47) che mai aveva tentato in passato in maniera così consistente ma le pressanti richieste di Borrego l’hanno convinto a tentare e in alcuni casi le sue bombe sono risultate provvidenziali.

6,7 punti in 18,4 minuti (in calo sia nei punti che nel minutaggio rispetto alla stagione precedente), 12° posto tra i nostri marcatori.

Sappiamo che non è un attaccante mentre in difesa ha perso quella forza dirompente che mostrava un tempo tra balzi e grinta anche se ancora oggi non si risparmia gettandosi all’occorrenza anche a terra riuscendo talvolta a recuperare palloni o costringendo a jump ball gli avversari.

Maggior numero di punti realizzati in una partita in stagione: 16, il 25/01/2019 @ Milwaukee.

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4°, Frank Kaminsky: 6,16

Parte con qualche sporadica apparizione sul parquet ma da gara 17 a game 30 trova spazio iniziando a giocar più deciso in difesa.

Questo convince Borrego a schierarlo frequentemente ma va perdendosi nell’arco di breve tempo e torna a scaldar la panchina stabilmente tanto che verso gli ultimi periodi del mercato invernale cominciano a circolare voci di un possibile buyout che tuttavia gli Hornets smentiscono asserendo che il Tank non è nei piani della dirigenza per un taglio immediato.

Rientra a gara 62 giocando tutte le ultime 21 partite, spesso contribuendo in maniera importante livello di punti pur parendo dalla panchina, mostrando buone doti in avvicinamento giocando con solidità e trovando anche contatti, tornando a colpire con più precisione da oltre l’arco.

Per lui che aveva una media di 5,90 (secondo le mie pagelle), dopo gara 50, è una risalita continua e arrivando a comandare la pattuglia dei giocatori dotati di “normotalento” mostra segni di risveglio interessanti che mostra anche nello scontro diretto finale a Detroit dove in attacco buca i più quotati lunghi avversari.

Anche per lui a livello contrattuale si schiudono le porte a possibilità al di fuori della Queen City ma gli Hornets prima di pensare eventualmente a far firmare nuovamente il Tank, hanno da risolvere gli affari Lamb e Walker…

Maggior numero di punti realizzati in una partita in stagione: 24, il 07/04/2019 @ Detroit.

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03°, Tony Parker: 6,34

Tony Parker ha saltato per la prima volta l’appuntamento ai playoffs.

Uscito di scena dopo la sconfitta a Miami dove ha giocato una partita dal doppio volto (bene prima portando tanti punti pesanti e male poi, asfissiato dalla difesa Heat), si è accomodato in panchina a guardar i ragazzi giovani, in particolare Graham, terza PG, alla quale sicuramente ha insegnato qualcosa.

Un contributo importante durane l’anno per sostenere la panchina a livello di punti.

Si è visto spesso partire verso canestro ignorando i compagni per drive e layup mentre gli assist sono stati di classe spesso ma secondari.

Questo ha fatto sì che da collante si trasformasse in un one man show che indubbiamente ha risolto alcune delicate partite con punti pesanti ma di contro ha finito involontariamente per penalizzare l’amalgama dei giovani che non erano ancora riusciti a dotarsi di una valida e sicura struttura offensiva.

Un po’ ha sofferto in difesa a causa dell’altezza ma ha mostrato una discreta rapidità, sorprendente per la sua età, anche in attacco dove finte e spin l’hanno portato a chiudere con alcuni artistici canestri.

La personale sensazione è che gli Hornets potrebbero decidere di non rinnovarlo ma bisognerà attendere prima le decisioni di Walker.

La sensazione nasce anche dal fatto che spesso Charlotte si è liberata di contratti biennali di giocatori dopo il primo (vedi Belinelli e Howard) per cercare di ottenere spazio salariale.

Questo è stato fatto sia da Cho che da Kupchack, i due ultimi GM, una filosofia contigua alla ricerca di spazio.

Avendo 5 milioni di contratto non garantito il suo taglio potrebbe consentire, insieme alla perdita di altri giocatori minori, di rifirmare almeno Lamb, il quale vorrebbe rimanere.

$5,250,000 per la prossima stagione, certo li vale ma è un giocatore sul quale ovviamente non si può investire sul futuro per età anagrafica.

Maggior numero di punti realizzati in una partita in stagione: 24 (2 volte), il 30/10/2018 Vs Miami e il 11/11/2018 @ Detroit.

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02°, Jeremy Lamb: 6,44

L’ho visto e rivisto, stravisto quel tiro da centrocampo all’ultimo secondo contro i Raptors che ha dato una vittoria di prestigio e importante per rimanere in corsa playoffs agli Hornets.

L’ho guardato tante volte perché non potevo credere che una squadra dai finali come i nostri potesse aver vinto in quella gara ma lui che fa nella gara finale contro Toronto non molti giorni più tardi?

Mette dentro ancora un game winner.

Tre punti più “normali” a tre secondi e tre decimi dal termine.

Realizza anche il game winner in una partita contro Detroit che ritroveremo come contendente ultima per i PO.

Ha il 54,0% da tre punti dagli angoli nonostante la percentuale da fuori totale sia del 34,8%.

La miglior stagione della carriera di Lamb si chiude con numeri da secondo miglior marcatore anche se, partito titolare in quintetto a inizio stagione, torna in panchina per dare più spinta propulsiva alla panchina garantendo a Bridges un posto da titolare come SF, inizialmente con Batum in SG fino a quando non sarà lanciato Bacon al posto del francese a fine stagione.

Purtroppo anche lui, come Walker, ha un contratto in scadenza e la media percepita (7 milioni l’anno) andrebbe aggiornata all’attuale valore.

Ci sarà da vedere cosa farà Walker ma secondo Bobby Marks, analista NBA e di ESPN, le quotazioni per il nostro numero 3 dovrebbero aggirarsi tra i 10 e i 14 milioni.

Purtroppo se Marvin Williams, Michael Kidd-Gilchrist e Bismack Biyombo opteranno a favore della propria ricca player option, Charlotte potrebbe avere già $ 102 milioni già sul groppo e così, senza muover nulla, Lamb potrebbe partire perché Jordan ha ripetutamente affermato di non voler pagare soldi superando la luxury tax non avendo una squadra competitiva.

In una squadra che stentava nei finali ha risolto diverse situazioni intricate anche se contro Phila ha mancato il layup del pari a pochi secondi dal termine, ma dopo aver disputato una buona partita.

Le richieste sicuramente non gli mancheranno nel caso ma perdere il tuo reale secondo miglior giocatore non sarebbe un grande affare.

Maggior numero di punti realizzati in una partita in stagione: 31, il 26/12/2018 @ Brooklyn.

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01°, Kemba Walker: 6,87

Cosa vi devo raccontare di Walker?

Ormai sapete tutto, caratteristiche, vita, morte e miracoli sui suoi 28 anni e i 25,6 punti di media con i quali si è piazzato 12° nell’intera classifica marcatori NBA…

L’uomo che più di tutti sembra assomigliare ad Iverson per stile di gioco ha chiuso la stagione giocando 82 partite e nonostante le tante gare giocate bene e le poche steccate, la squadra si è dimostrata ancora troppo fragile.

Di lui abbiamo parlato ampiamente per quel che riguarda il mercato e allora vi lascio con i record stagionali battuti dal capitano.

Maggior numero di punti realizzati in una partita in stagione: 60, il 17/11/2018 Vs Philadelphia.

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Coach Borrego: 6,18

Coach giovane che ha avuto alti e bassi.

Cattive idee su certe small-ball prolungate e la continuità d’intenti nel schierare Batum, Williams e la vecchia guardia ormai scarica.

In alcune partite ha indovinato i time-out e si è assistito a un buon gioco di squadra.

Il coraggio di cambiare un paio di volti i quintetti, ma l’ondata dei giovani è stata lanciata troppo tardi.

Purtroppo il materiale che aveva in mano non era certo di altissima qualità, esclusi pochi giocatori.

Ha predicato cert situazioni (vedi gioco rapido) ma dati alla mano si è finiti per necessità a giocare in maniera un po’ differente.

Gli servirebbero realizzatori più consistenti da fuori, un giocatore portato alle steal per far correre i giovani in transizione e un paio di lunghi nuovi, uno con doti da rim protector…

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Voti singole partite e media finale

*Per un errore di battitura lo scorso punto segnalava Parker al secondo posto con un voto più altro, rivisto e aggiornato, ecco la classifica media voti corretta.

E mentre sono appena partiti i playoffs non mi rimane che salutarvi e promettervi (con calma) i video dei nuovi rimanenti (realizzati quelli di Mack, J.P. Macura e Graham che trovate nel pezzo) Chealey, Bridges e Parker, oltre alla top 30 stagionale.

Game 82: Charlotte Hornets Vs Orlando Magic 114-122

Game 82: Charlotte Hornets Vs Orlando Magic 114-122

Intro

Dolls è un film di Takeshi Kitano del 2002.

Sicuramente non è indicato per chi apprezza film hollywoodiani veloci, con effetti speciali e dai finali sorprendenti.

Qui la regia di Kitano ha ritmi lenti tipicamente nipponici e tristezza e nostalgia si fondono con qualche momento di gioia e immagini avvolgenti della natura circostante.

Mi è venuto in mente usarlo come trait d’union perché fondamentalmente questo film si snoda sovrapponendo ritagli di tre storie differenti di un uomo e una donna che vivono storie complicate.

Tre storie, sei attori principali come le tre partite di questa notte che, in contemporanea, decideranno gli esiti per l’ultimo posto playoffs.

Tutto sospeso per ora come i due protagonisti del film che ruzzolando in un precipizio sono illuminati dal sole, sospesi nel vuoto, precariamente agganciati a un ramo per effetto della corda rossa con la quale viaggiavano.

Due bambole Bunraku scomparendo nel buio come maschere vuote indicano la precarietà delle situazioni.

A Charlotte si spera in un finale più felice, un miracolo, che la precarietà della situazione volga a favore per arrampicarsi come burattini trascinati da invisibili corde nel vento, sull’ultima disponibile piattaforma playoffs ma non sembrerebbe il vento soffi in questa direzione.

Le formazioni:

Hornets con: Walker, Bacon, Batum, Bridges e Byombo.

Magic con: D.J. Augustin, Fournier, Iwundu, Gordon, Birch.

La partita in breve

Partita legata a doppio filo con quella da disputarsi in contemporanea a New York.

I Knicks tenevano fuori Dennis Smith Jr. privandosi di una delle poche possibilità offensive.

I Pistons con out Griffin si affidavano al tandem Jackson/Drummond che funzionava subito a meraviglia vista la pochezza di questi Knicks e mentre Charlotte produceva un buon avvio per esser superata dall’ingresso di Ross che a cavallo tra primo e secondo quarto con un 5/5 dal campo produceva 17 punti in 7 minuti, sull’altro versante non arrivavano notizie confortanti.

All’intervallo il 41-65 per i Pistons era eloquente e mentre Charlotte sotto una dozzina di punti recuperava sino al -4 (58-62 alla pausa lunga).

Hornets che calavano sino al -9 a fine terzo periodo ma Borrego tentando di vincer la partita faceva partire in avvio Kemba, il quale realizzava 11 punti in 3:35 portando Charlotte sul -2 (99-101).

Segnava Ross da fuori, il Tank con un two and one (fallo di Jefferson) opponeva l’ultima resistenza perché il grande protagonista di Orlando di serata decideva di metter dentro un banker e due triple per il 102-114 mentre Walker e soci andavano a vuoto.

Sconfitta indolore dopo 4 partite vittoriose perché sul campo di New York non c’è masi stata partite e i Pistons si affermavano facilmente 115-89 con 27 punti di Kennard e 21 di Jackson.

Per rimanere alla gara di Charlotte, per Orlando, pur priva di Vucevic e Isaac, un Ross da 35 punti batteva anche Gordon giunto a 27.

32-39 nei rimbalzi, 21-24 negli assist e dal campo il 52,6% non bastava per superare il 54,5% di Orlando che andava meglio anche nei TO con un 8-6…

Charlotte chiude la stagione con un 39-43, salutando i playoffs ma chiudendo con un +3 rispetto le due stagioni precedenti, con un po’ di delusione ma nessun rimpianto nell’ultima parte di stagione per aver comunque dato filo da torcera ai Pistons nella serata che vede anche l’eliminazione e il ritiro di Wade aggiuntosi a quelli di Frye e Nowitzki.

La partita

1° quarto:

La palla a due era vinta da Biz, Charlotte provava il primo tiro con Miles che fallendolo tornava in difesa su Gordon e all’ultimo rubando palla al doppio zero ripartiva in transizione venendo servito da Batum per l’alley-oop con il quale Charlotte apriva il match.

Dopo un tiro mancato di Gordon, ecco il lungo riprovarci e battere al terzo tentativo Miles, toccava quindi a Walker con arresto e tiro frontale far ripassare avanti Charlotte che incassava da sotto il pareggio di D.J. Augustin, bravo a fermarsi sotto canestro facendo saltar via Bacon.

Magic in vantaggio su una rimessa offensiva con Fournier a liberarsi in corsa verticale e ad appoggiare il 4-6.

Bacon con un’entrata nel traffico riusciva ad alzare un pallone che superava la barriera quasi impenetrabile degli uomini di Clifford mentre a 8:38 gli Hornets, variando il gioco, sorprendevano orlando con la bomba di Kemba per il 9-6.

Dopo un’azione complicata partita con il buon palleggio ma il passaggio impreciso di Kemba (dopo aver depistato il difensore in crossover) e il salvataggio di Batum, sul prolungamento dell’azione arrivava la schiacciata di Batum.

Orlando rispondeva con uno spin seguito da un fing and roll made in Fournier ma un’entrata off-balance da destra con un tocco da due tre passi al vetro serviva a Miles per mandare a +5 i nostri (13-8).

Biyombo ritoccava dalla lunetta splittando e su un’entrata di Walker a tutta velocità con passaggio breve era ancora il nostro centro ad alzare il minimo che bastava per trovare il 16-8.

Magic accorciavano sul -4 prima di subire due liberi di Lamb a 4:56, tuttavia una dozzina di secondi più tardi toccava a Gordon mandare a bersaglio un altro paio di FT dalla lunetta per il 18-14.

DJ Augustin prendendo un paio di iniziative portava sul 18-17 la gara che Orlando trascinava sul 18-19 prima del contro-sorpasso con l’entrata e sottomano di Kemba da destra su Jefferson.

Lamb da te punti a 2:27 dava l’ultima spinta agli Hornets prima che entrasse Ross a rovinare i piani di Charlotte: entrata con schiacciata e seconda entrata per pareggiare la partita, jumper lungo a 1:03 per il vantaggio ospite e tripla dalla diagonale sinistra per un 4/4 dal campo che girava la gara sul 23-28.

Frank, dopo aver patito in difesa e sbagliato un paio di tiri in attacco, con finta di passaggio e partenza da lontano otteneva e segnava due FT ma un fallo di Lamb su Ross a :01.6 dalla fine consentiva ai Magic di chiuder il primo quarto sul 25-30.

CHARLOTTE, NC – APRIL 10: Bismack Biyombo #8 of the Charlotte Hornets dunks the ball during the game against the Orlando Magic on April 10, 2019 at Spectrum Center in Charlotte, North Carolina.
Copyright 2019 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

2° quarto:

Lamb apriva con due liberi a segno il secondo quarto mentre Clifford mandando in campo l’ex MCW ci avvantaggiava.

Sua l’entrata con contatto vs Monk per due tiri liberi dei quali solamente uno a bersaglio.

Frank mancava un lungo due, Ross da tre punti era ancora letale a 10:48 e i Magic cominciavano ad allontanarsi sul 27-34.

Non arrivavano notizie confortanti da New York dove a 8:26 dall’intervallo i Knicks soccombendo 28-44 non davano speranze a Charlotte che si disuniva. Jefferson in entrata e dal primo errore al tiro di Ross ne usciva comunque un’occasione da tre punti per il tocco d’anca di Frank.

3/3 di Ross che in 7 minuti girava suoi 17 punti per il +12 Orlando (27-39).

Il solo ad opporsi inizialmente era il rientrante Kemba bravo da sotto a metter dentro con finta e appoggio ma gli Hornets non riuscendo a fermare gli attacchi ospiti cercavano solo di tenere il passo ed era sempre Kemba in entrata a realizzare il 34-45.

La partita rallentava nervosamente con Charlotte comunque bisognosa della vittoria.

Tiri liberi a profusione, un paio a favore degli Hornets a 4:17 erano realizzati da Kemba che, 32 secondi più tardi, depositando uno scoop dopo una drive su Gordon, rimandava la Queen City sul gap a una cifra, -9 per il 44-53.

Gordon rispondeva ma Lamb da sinistra realizzava una difficile tripla, Iwandu rispondeva bombardando il ponte “Bridges” ma Lamb mettendo dentro un pullup dal mid range aiutava Charlotte in attacco.

In difesa ci pensava Kemba chiudendo sotto a mandare D.J. Augustin in tilt sull’appoggio, dall’azione nasceva la transizione che portava Bridges a elevarsi in schiacciata per il 51-58.

Gordon con jumper frontale si portava a quota 10, quindi a incrementare il punteggio concorrevano ancora Kemba (classico layup), D.J. Augustin (goaltending di Biyombo), Walker (tripla a :33.9), infine Bridges che agganciando un proiettile in corsa si Walker, si esibiva nella seconda potente jam nello spazio di poco portando i Calabroni all’intervallo sul -4 (58-62).

Purtroppo a New York i Pistons erano in vantaggio 65-41 e questo non offriva molte speranze per eventuali playoffs…

CHARLOTTE, NC – APRIL 10: Miles Bridges #0 of the Charlotte Hornets dunks the ball during the game against the Orlando Magic on April 10, 2019 at Spectrum Center in Charlotte, North Carolina. Copyright 2019 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

3° quarto:

Bacon apriva il quarto mobilitandosi in attacco, un suo coast to coast chiuso con una flash dunk a 11.44 riapriva le danze.

Gordon a 11:22realizzava da tre punti mentre sull’altro versante Walker nel pitturato otteneva due punti caricando a una mano il vistoso floater.

Kemba in area tentava un anticipo da dietro sul passaggio dentro ma la palla rimbalzando su Gordon favoriva la dunk del lungo.

Bacon in arresto e tiro a 9:38 metteva dentro il 64-67 poi un turnaround di Birch produceva due FT: dentro il primo, out il secondo ma uno strano rimbalzo aiutava Gordon nel recuperare la palla e segnare con una dunk artistica.

Bacon in arresto e tiro su Fournier segnava il personale sesto punto del quarto e un arcobaleno di Walker a 8:23 tagliava il gap di Charlotte a 2 sole lunghezze.

Time-out immediato per Clifford che vedeva i suoi al rientro ripartire meglio.

Un’entrata di Gordon valeva il 68-73, Miles mostrava una dunk appesa arrampicandosi al ferro ma un avvitamento con appoggio al glass di Fournier valeva il 70-75.

A metà quarto esatta Walker mandando dentro un elbow jumper realizzava il 72-77 ma gli Hornets scendevano sul -8 per poi costruire una buona azione con cambio lato e passaggio finale di Monk per Miles che rollando dentro realizzava facilmente.

Per un fallo inizialmente non chiamato a Birch su una tripla di Frank a 4:29 arrivavano in ritardo (dopo lamentele del Tank) i liberi che portavano al 76-82 (2/3).

D.J. Augustin e Lamb calavano le triple, Bridges partendo sulla baseline destra saltava Martin e arrivava lanciato per una schiacciata in reverse che impressionava per doti atletiche.

Ross da 2 e Lamb da tre, nel finale Ross da tre e si arrivava sull’88-97 mentre i Pistons a New York passeggiavano…

4° quarto:

Mitch Kupchak osserva la gara non proprio entusiasticamente…

Charlotte provava comunque a regalare una W al proprio pubblico facendo partire Kemba a inizio quarto e dopo due punti dei Pistons il capitano spingeva realizzando subito una tripla e poi in entrata, ancora un pullup da tre punti a 9:02 faceva entrare Kemba in the zone.

Hornets sul -3 (96-99) prima che un tap-in nel mucchio di MCW interrompesse la rincorsa degli imenotteri.

Kemba era fermato preventivamente da una spinta sul tentativo da tre punti ma il fallo era dato sulla continuazione e il 3/3 del capitano portava la gara a 8:25 sul -2 (99-101).

Ross provava a spegnerla con l’ennesimo canestro pesante ma Frank con una finta in partenza e una diagonale da percorrere fino all’appoggio al vetro, era inseguito da Jefferson che aggiungeva il danno del fallo oltre al canestro subito.

La replica da tre punti valeva il 102-104 ma sull’altro fronte uno scatenato Ross spegneva la rimonta con un banker al quale aggiungeva una tripla a 7:07 arrivando a 32 punti con 5/8 da oltre l’arco.

Gordon segnava nel mismatch contro Lamb e Walker in palleggio perdeva palla sul raddoppio, così toccava a Ross da tre punti battere il suo record stagionale con la tripla del 102-104.

Walker con 4 punti di fila arrivava a 43 punti a 4:15 dal termine (106-116) ma ormai i Magic erano scappati e a Charlotte ormai non serviva più la W per ottenere i playoffs visto che a New York si era chiusa da poco una gara senza storia sull’89-115 Pistons.

Un fan cerca di convincer Kemba a rimanere in Charlotte.

Pagelle

Kemba Walker: 7,5

43 pt., 2 rimbalzi, 5 assist, 2 stoppate. 16/25 dal campo. 2 TO, uno nel finale e 7/7 ai liberi. Grande prestazione di Kemba che nella prima parte dell’ultimo quarto ci riporta sull -2 poi perde un paio di palloni e torna a metter dentro un paio di layup ma chieder di più a lui che si è giocato 82 partite con rare serate storte, sarebbe chiedere troppo. Chiude alla grande rimanendo uno dei giocatori che nell’ultimo periodo segna più punti nonostante a fine partita si legga sul volto la delusione per non esser giunto ai playoffs e forse c’è già anche qualche pensiero sulle decisioni da prender per il futuro.

Dwayne Bacon: 6

12 pt., 2 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 6/11 dal campo. Cheto nel primo tempo (2 pt.), si accende a inizio ripresa con tre canestri consecutivi portando la solita manna di punti dal cielo. Per il resto non è moltissimo il contributo.

Nicolas Batum: s.v.

0 pt., 2 rimbalzi, 3 assist. 12:34. Dare un s.v. A un giocatore che ha giocato in toto più di un quarto può sembrare paradossale ma estraniandosi spesso dalla manovra e prendendosi solo un tiro risulta corpo quasi estraneo. Passano per le sue mani alcuni palloni che entrano nella casella assist ma da un giocatore come lui ovviamente ci si aspetterebbe di più. Siamo in una fase particolare della stagione e la prestazione è surreale.

Miles Bridges: 7

18 pt., 5 rimbalzi, 3 assist, 2 rubate, 2 stoppate. 8/13 dal campo con un discreto inizio su Gordon. Apre in alley-oop e poi quando ha spazio per correre e battere l’avversario mostra un buon primo passo e soprattutto un campionario di uraganiche jam e gli riesce anche un mezzo circus shot. Gioca 41:15, stacanovista e patisce un po’ forse nel fiato e nella precisione da fuori dove lo 0/4 non è granché per usare un eufemismo…

Bismack Biyombo: 6

6 pt., 6 rimbalzi, 1 assist. Parte bene tenendo in difesa poi si perde un po’ e non segna nemmeno un punto nel secondo tempo. Nel complesso diamogli lo stesso voto di punti e rimbalzi…

Jeremy Lamb: 7

22 pt., 8 rimbalzi, 2 assist. 6/12 dal campo con un 4/7 pesante. Trova tante buone realizzazioni o sa come andare a recuperare liberi in entrata. Chiude il finale male quando non può tenere il mismatch su Gordon e lancia lungo un passaggio fuori misura che si perde oltre il fondo ma lì la gara era già finita. Fa da spalla durante la fase centrale della gara a Walker.

Devonte’ Graham: 5,5

2 pt., 4 rimbalzi, 2 assist. 0/3 e 2 TO. Serata a zero al tiro ma prende qualche rimbalzo giocando 15:40. Ancora scostante, se Charlotte crede in lui deve aspettarlo almeno un altro annetto…

Frank Kaminsky: 6

9 pt., 1 rimbalzi. 2/6 dal campo. Un po’ sottotono rispetto alle ultime uscite, mentre Ross segna, lui sbaglia e i Magic prendono il vantaggio. Bella l’entrata con finta in partenza su Jefferson per l’appoggio al vetro e il gioco da tre punti grazie al libero. Ultimo sussulto della gara per Charlotte. Saranno state le scarpe. Mi piacciono le cose originali ma queste forse lo sono un po’ troppo, anyway, il Tank sarà free agent in estate e bisognerà vedere che vorrà fare.

Michael Kidd-Gilchrist: s.v.

0 pt.. In 1:29 fa segnare un -4. Sembra entri per andare a prendere Ross ma poi slitta subito, ad ogni modo una comparsata che non lascia traccia.

Malik Monk: 6

2 pt., 2 rimbalzi, 3 assist. ¼ al tiro. Non in serata ma si fa notare per un paio di passaggi intelligenti che consegnano ai compagni punti quasi sicuri. In particolare ne beneficia Bridges. Durante la sua presenza (17:46) accumula un -9 e un TO ma va beh… una sufficienza stirata possiamo concederla.

Coach James Borrego: 6,5

Alcuni tratti di bel gioco, Ross gli rovina la festa ma comunque sia senza rimpianti vista la W dei Pistons che ora andranno ad affrontare i Bucks. Qualche mismatch e qualche situazione che ha cercato di risolvere in corsa con rotazioni usuali, out Biz presto nel secondo tempo inusuali come Kemba in campo a inizio ultimo quarto.

Game 81: Charlotte Hornets @ Cleveland Cavaliers 124-97


Intro

Risposte a necessità… lo stimolo per progredire in tutti gli aspetti della vita.

Risolvere problemi attraverso idee e sperimentazioni.

Siamo stati lontanissimi dai playoffs diverse volte negli ultimi tempi.

La squadra non funzionava e a quel punto Borrego ha preferito far sedere i senatori mentre anche il caso ci ha dato una mano tra infortuni e un virus che ha tenuto Batum out per qualche partita.

Le cose non funzionavano e occorreva cambiare rischiando poco in un momento nel quale coach Borrego se lo poteva permettere anche a discapito della “tutela” del patrimonio di Batum (farlo giocare per non svalutarlo stava comunque portando all’effetto contrario, come se non fosse ormai abbastanza chiaro a tutti che non ha mercato proprio per le pessime prestazioni), dell’etica professionale di Marvin Williams e anche di un Tony Parker calato negli ultimi tempi a causa di qualche “acciacco”…

Casi e necessità a volte guidano le decisioni più che messaggi esterni che a volte rimangono inascoltati o scelte dogmatiche che vengono portate avanti con ostinazione in un mondo dove tutto è mutevole e gli accadimenti possono essere sconfessati più o meno rapidamente, figuriamoci se parliamo di basket…

La linfa portata dai giovani ci ha clamorosamente riavvicinati ai playoffs ma nell’ultima partita dei Magic, giocata a Boston, l’ex Clifford ci ha fatto lo scherzetto vincendola, evitando così di arrivare a Charlotte per uno scontro mortale, dentro o fuori, noi o loro…

Magic primi matematicamente nella Southeast Division, Hornets che dopo la vittoria a Detroit si trovano con pochissime speranze di playoffs ma pronti ad aumentarle eventualmente proprio a spese dei Pistons.

Già, perché se non è bello come dice qualcuno, guardare in casa d’altri, è altresì necessario ricordare che tutto è legato all’ambiente e per entrare in atmosfera playoffs, occorre che il gas serra emesso dalla Motor City fuoriesca dall’ambiente.

Solo in caso di sconfitta dei Pistons contro i Grizzlies o i Knicks e di due vittorie degli Hornets, infatti, i nostri potrebbero accedere ai Playoffs andando a sfidare i Bucks.

E allora alla stessa ora, ecco le due sfide legate a doppio filo per cedere o giocarsela fino in fondo con piccole o grandi speranze a seconda del risultato “degli altri”…

Le formazioni:

La partita in breve

Facile vittoria di Charlotte (la quarta di fila) nella penultima partita stagionale impegnati sul campo dei Cavaliers che salutano Frye.

Senza Love e altri attori principali la resistenza vera di Cleveland si ferma al secondo quarto, quando Sexton a 6:13, in entrata ritrova la parità a quota 44.

E’ Bridges con due bombe a darci un +6 immediato che verrà allungato all’intervallo sul +8 (64-56).

Un intervallo cominciato prima a Detroit con Memphis impensabilmente avanti 57-38.

Charlotte gioca bene in attacco sfruttando le lacune difensive dei Cavalieri che incassando a 4:49 dalla terza luce rossa una bomba di Lamb (15/29 da fuori per Charlotte sino a quel punto) tornavano sul -11.

Il finale di tempo vedeva arridere ai Calabroni che si staccavano sul 90-75.

L’inizio di ultimo periodo era il regno di Lamb che segnava più di 10 punti mettendo dentro anche due triple solo cotone.

Quella a 9:27 per il 102-79 chiudeva la gara e si guardava a Detroit dove i Pistons correvano a recuperare.

Mentre finiva la partita di Cleveland sul 124-97, Memphis si portava avanti a 4:07 dalla fine (89-87) dopo esser stata raggiunta, ma un finale da 4-13 pro Pistons ci lasciava con meno speranze e un brivido finale per la serata di domani notte, quando bisognerà battere la squadra dell’ex Clifford e sperare che gli arancio-blu della Grande Mela (vincenti nella notte a Chicago) abbiano più fame di vittorie dei Pistons.

Teoricamente Detroit ha il vantaggio d’esser più forte.

Nella città Natale dell’ex Walker, la mela potrebbe esser frutto saporito da addentare ma anche avvelenato.

Per Cleveland ci sono da mettere in referto 18 punti di Sexton + 10 assist, 17 pt. di Osman, 16 di Clarkson e 10 di Frye. 10+12 rimbalzi per Nance Jr..

Rimbalzi pro Cleveland con 37-41 ma superiorità per Charlotte negli assist con 35-24.

45/78 per Charlotte dal campo (57,7%) e record di triple stagionali realizzate con un 22/44 che vale il 50,0% contro il 36,7% avversario.

Meglio Charlotte nei TO (10-14) mentre tira peggio i liberi (pochi in questa patita per ambo le squadre) con 12/17 contro il 6/8 avversario.

La partita

1° quarto:

Charlotte vinceva la palla a due ma un dribbling troppo pretenzioso di Bridges apriva all’azione offensiva di Cleveland brava a colpire con Zizic nel pitturato a 11:22 su raddoppio in uscita di Biz.

Bacon dalla sinistra pescava il 3-2 seguito a 10:18 dalla tripla frontale di Knight.

Per accorciare serviva un libero a Biyombo (10:05) che mancava il secondo, dopo aver mancato incredibilmente da sotto un canestro già fatto.

Per gli arbitri c’era un tocco di Zizic e il fischio posticipato creava le premesse, unitamente alla stoppata di Batum su Osman, per il pullup dalla media di Walker che a 9:35 creava il secondo vantaggio di serata.

C’era ancora spazio per i locali per l’appoggio di Zizic (oltre Miles) che sfruttava ancora i cm sull’uscita in raddoppio di Biz.

A 8:57 Bacon si ripeteva da oltre l’arco mentre l’ultima resistenza apprezzabile della squadra di Drew nella prima parte del periodo era offerta dall’entrata con alzata di Sexton per il pari.

Gli Hornets cominciavano a recapitare posta da 3 punti cominciando a 8:21 da air-mailes Bridges, Biz a 7:55 appoggiava da sotto su fornitura di Walker, Nance Jr. segnava due punti a rompere il parziale ma ecco ancora una tripla Hornets, questa volta targata Batum (7:23) prima di un runner di Osman (17-11).

A 7:00 Bacon da 3 again (terza bomba in serata) e a 6:32 l’arresto e tiro dall’arco di Kemba sembravano far svoltare per una vittoria facile gli Hornets che arrivando sul 23-11 (parziale di 9-0) però si vedevano recuperare dalle triple di Knight e Sexton e la dunk di Chriss in transizione nata da una nostra pessima rimessa dal fondo della metà campo offensiva.

Il contro-parziale di 0-8 faceva girare il mega-schermo sul 23-19 ma finalmente Bacon con una drive e un avvitamento in reverse layup, riusciva a interromper la cavalcata del Drew team.

Osman dal corner sinistro produceva cose turche con la bomba del 25-22 mentre dall’altra parte Bridges si produceva in un sottomano in reverse.

Era lo stesso Miles in stoppata su Chriss a ritardare di un’azione il -3 firmato da Nance Jr dopo aver preso un rimbalzo sceso dalla zona orologio.

Dopo il time-out chiesto da Borrego era Clarkson a pareggiare con la bomba (27-27) che chiudeva la rimonta della squadra dell’Ohio.

Ripartivano però gli Hornets che con uno dei suoi uomini più dinamici, Lamb, trovavano un catch n’shoot frontale prima d’esser infilati da Clarkson che fallendo dalla media il tiro trovava spazio per l’avanzamento, il rimbalzo e l’appoggio (pessima nostra difesa).

Lamb segnava 4 punti di fila ottenendo prima un tocco di Nwaba e poi un passaggio di Monk (recupero e assist di Malik) ma a chiudere il quarto era una put-back dunk di Chriss per il 33-31.

CLEVELAND, OH – APRIL 9: Dwayne Bacon #7 of the Charlotte Hornets handles the ball during the game against the Cleveland Cavaliers on April 9, 2019 at Rocket Mortgage FieldHouse in Cleveland, Ohio.
Copyright 2019 NBAE (Photo by David Liam Kyle/NBAE via Getty Images)

2° quarto:

Charlotte apriva la frazione pigiando decisamente sull acceleratore: tripla di Frank, coast to coast di Malik con appoggio in dribbling dopo aver disturbato Chriss sull’alley, oop e jumper di Lamb a 10:38 per il 7-0 di parziale a raggiungere il 40-31.

Stauskas con una bomba frontale faceva fischiare la palla che s’inabissava nella retina.

Senza rumore poiché morbidissimo era invece il pullup del rientrante Walker a 9:01, punti che erano recuperati da un layup rovesciato di Clarkson prima che Kemba tornasse a segnare un minuto dopo il suo precedente canestro.

A 7:47 Knight mandava dentro una bomba prima che Walker stesso interrompesse un possibile facile appoggio di Nance Jr. con una trattenuta sull’avambraccio destro dell’avversario pronto ormai all’appoggio.

Per gli arbitri l’azione valeva qualcosa di più di un semplice fallo e il flagrant one consentiva i due liberi a segno più Cleveland che con palla in mano arrivava a batterne altri due.

Osman li mancava entrambi ma il secondo era fatto ribattere zelantemente per una invasione del pitturato.

½ con Cleveland pronta al rientro.

Quarto fallo di squadra di bacon a 6:22, fuori Monk, dentro Lamb ma c’era comunque il pareggio di Sexton che per la seconda volta in serata faceva venire punti interrogativi sulla testa di Borrego.

Ad aiutare il coach ci pensava un Miles in formissima: tripla aperta a 5:55 da centro sinistra e tripla dall’angolo sinistro per il 50-44 prima dell’alzata di Nance jr. su Biz.

Lamb a 4:39 s’infilava tra le maglie avversarie realizzando il 52-46, punteggio con divario destinato a salire nel breve poiché Bacon a 3:19 bersagliava i Cavs con la quarta tripla di serata per il 57-48.

Nove punti che nei minuti finali si mantenevano tali, tra ritocchi ai liberi, prima della bomba di Kemba a :31.3 per il 64-52 ma che scemavano a 8 dopo due punti di Clarkson e un sottomano sul filo della luce rossa di Sexton (64-56).

All’intervallo i Grizzlies si trovavano in vantaggio 57-38 a Detroit e vincer per Charlotte sembrava più che mai utile.

CLEVELAND, OH – APRIL 9: Frank Kaminsky #44 of the Charlotte Hornets shoots the ball during the gameagainst the Cleveland Cavaliers on April 9, 2019 at Rocket Mortgage FieldHouse in Cleveland, Ohio.
Copyright 2019 NBAE (Photo by David Liam Kyle/NBAE via Getty Images)

3° quarto:

Osman con spin e appoggio di sinistro da sotto batteva un Biyombo statico, Walker rispondeva con una tripla a 10:32 e anche Miles imitava il capitano 38 secondi più tardi rimanendo perfetto da oltre l’arco (4/4) portando i teal sul 70-58.

Osman da tre, Bacon da due (16 pt.), Sexton (goaltending di Miles) e due di Zizic su un Biyombo inefficace producevano un parziale di 2-7 che consigliava a Borrego di interromper il gioco a 7:30.

Walker a 6:42 risolveva alla sua maniera di tripla Osman ne metteva due da sotto ma Lamb a 4:49 pescava la tripla che portava il totale di squadra da oltre l’arco a un 15/29…

Bacon a 4:20 aggiungeva un two hands in transizione su lancio di Walker per l’80-67.

A 3:56 un tap-in di Chriss non valeva la terza chance di Charlotte in attacco che vedeva l’appoggio rovesciato di Miles finir dentro nonostante un doppio fallo speso su di lui.

Libero aggiuntivo a segno per l’83-71 e Hornets che si allontanavano ancora di un’unità dopo lo scambio di canestri con tiro pesante del Tank.

Finta in entrata con fing and roll di Graham per l’88-73 e due punti per ambo le squadra mandavano il quarto in archivio su un preciso 90-75.

4° quarto:

L’ultimo giro di lancette girava rapidamente a Cleveland perché Lamb partiva forte dopo uno scambio Tank/Clarkson: prima due punti, poi a 10:06 precisa tripla, Monk con una rubata a tipica su Stauskas, lanciava il nostro numero 3 in jam appesa per il 99-79 e a 9:27 Jeremy tornava a imitar sé stesso mirando e trovando solo il cotone per un’altra micidiale tripla che chiudeva di fatto la gara ormai sul 102-79.

Rallentava un po’ il match con qualche fallo, arrivava la tripla di Graham per il 107-83 mentre a 5:12, durante un time-out lo sguardo inevitabilmente volgeva virtualmente sul parquet di Detroit dove i Pistons cercavano disperatamente la rimonta.

Memphis aveva ancora 4 punti di vantaggio (81-77) a 8:20 dalla fine…

Ne rimanevano tre, Monk lanciando Biz in uno splendido alley-oop confondeva le emozioni positive con quelle contrastanti news provenienti dal parquet di Detroit dove i locali a 6:43 dalla fine erano giunti sul -1.

Monk da tre, J.P. Macura (entrato anche lui) da due e Graham da tre facevano segnare il new record season nelle bombe segnate (20/41) mentre dall’altra parte per il ritiro di Frye si lasciava tirare e con buona mano il veterano spesso centrando il canestro era festeggiato dai compagni sino allo spettacolino finale con consegne di doni ai fan organizzato anche per salutarlo (usato come anchorman).

Finiva 124-97 mentre Wright segnava l’89-87 per Memphis, ultimo barlume di un finale indecoroso della squadra del Tennessee che prendendo un parziale di 13-4 lasciava la vittoria ai Pistons 100-93.

L’illusione durava quindi tre quarti e tutto si rimanda al back to back di domani quando Hornets e Pistons saranno ancora appaiate nell’orario e i primi ospiteranno la squadra dell’ex Clifford (dente avvelenato o morbidi per i PO, essendo i Magic già qualificati?) mentre i Pistoni correranno a New York dove la squadra della città Natale di Kemba potrebbe fargli uno dei più bei regali inaspettati…

Pagelle

Kemba Walker: 8

23 pt., 3 rimbalzi, 7 assist. 9/18 dal campo. 4/10 da fuori. Fresco player of the week della Eastern Conference, Kemba anche in serata non fa mancare il suo apporto. A volte la risolve prendendosi un tiro da oltre l’arco mettendolo in faccia al difensore oppure usa la sua velocità per sceglier tra pullup o drive. Il tutto gli riesce facile e armonico. Un pullup dal rilascio fatato e morbidissimo scintilla ancora negli occhi pur essendo un’azione che si vede spesso sui parquet, normalissima se non fosse per grazia e precisione. Sa anche trovare i compagni velocemente, specialmente sul perimetro. Si becca un flagrant 1 per una trattenuta da dietro sull’avambraccio destro di Nance Jr. in alzata ma lui è su un altro livello, non solo per Charlotte.

Dwayne Bacon: 8

18 pt., 1 assist, 1 rubata. Dwayne parte sparando bombe (le uniche che mi piacciono) a tutto spiano. Granate per evitare le granite anticipate alla squadra di Borrego. Non fa molto altro a livello statistico ma questa sera mi è sembrato molto più solido e consistente sotto l’aspetto difensivo, specialmente negli uno contro uno quando ce n’era bisogno.

Nicolas Batum: 6

3 pt., 6 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. Parte bene con una stoppata su Osman e un paio di minuti più tardi segna anche da tre. Gli unici punti della sua gara anche perché l’unica altra volta che ci prova non riesce ad aggiustarsi per un lungo due da sinistra e ne esce un tiro pessimo. In bilico tra situazioni nelle quali sembra un po’ vagare e qualche azione dov’è bravo sotto a influenzare il tiro, alla fine lascia giocare i compagni rimanendo sullo sfondo nonostante gli oltre 31 minuti prendendo una sufficienza.

Miles Bridges: 8,5

18 pt., 7 rimbalzi, 4 assist, 3 stoppate. 6/9 dal campo iniziando con un 4/4 da oltre l’arco (4/5 finale con tiro mancato di poco dall’angolo destro sparato con il difensore addosso). Grande gara di Miles che piazza tre rejected, con una stoppata vistosa ed elastica che avrebbe fatto invidia a Mutombo. In attacco con due bombe fa ripartire Charlotte dopo il momento di difficoltà con i Cavs che erano tornati in parità a quota 44 ma mostra anche un paio di reverse e movimenti acrobatici sotto canestro niente male. Ottima serata per lui, tra i più positivi.

Bismack Biyombo: 5

5 pt., 5 rimbalzi, 2 assist. 2 TO. Difende troppo staticamente ed è troppo “pulito”. Troppe volte gli avversari lo battono sotto. Zero stoppate e anche all’inizio. Uscendo un paio di volte su raddoppi non richiesti, i lunghi dei Cavs trovano spazi facili sotto per metter 4 punti.

Jeremy Lamb: 8

23 pt., 3 rimbalzi, 5 assist, 3 rubate, 1 stoppata. 9/13 dal campo. +21 in plus/minus. Martella per tutta la gara in attacco specialmente nel finale quando quasi da solo praticamente manda in fuga la squadra mentre fa bene anche in difesa dando fastidio. Una bella stoppata quando non sembrava più possibile e qualche buon rimbalzo o deviazione. Giocatore agile e dinamico che in una serata del genere, protesa più a segnare che a difendere, va benissimo.

Devonte’ Graham: 7

10 pt., 2 rimbalzi, 5 assist, 1 rubata. Buona partita per Graham che mostra quella personalità intravista in preseason. Bella la finta con fing and roll per mandare al bar i difensori spostatisi dal pitturato. Nel finale arrotonda in doppia cifra ma in generale anche prima non fa rimpianger l’assenza di Walker con 5 assist in 22:19.

Frank Kaminsky: 7

14 pt., 5 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata. Manca un paio di FT e non sembra eccessivamente in forma all’inizio ma poi sale di quota realizzando due delle tre triple tentate chiudendo con un 3/5 dal campo e un 6/8 in lunetta. Gioca 22 minuti, perde tre palloni, uno nel secondo tempo un po’ ridicolo inciampando e cadendo a terra ma nettamente indolore.

Willy Hernangomez: s.v.

0 pt., 2 rimbalzi, 1 assist. Un errore al tiro negli ultimi 3:02. Tra la festa per Frye e con gli Hornets con lo sguardo a Detroit prende un paio di rimbalzi difensivi che fanno statistica.

J.P. Macura: s.v.

pt., rimbalzi, assist, stoppata. Seconda apparizione per Denny la minaccia. Un canestro in entrata e un rimbalzo difensivo negli ultimi 3:02 giusto per la statistica.

Malik Monk: 7,5

8 pt., 3 rimbalzi, 4 assist, 2 rubate, 2 stoppate. 3/7 dal campo. Dalla difesa all’attacco sembra essere il suo motto. Tra deviazioni e rubate dirette, favorisce la squadra (vedi steal a Stauskas scalpitando come un cavallo per lanciare Lamb verso due punti facili). Ottimo in difesa e il suo impegno lo porta a eliminare gli zeri dalle caselle principali. Factotum, porta energia e questo Borrego lo nota. Un paio di triple a segno in 23:29.

Coach James Borrego: 7

Buona squadra in attacco. L’inizio difensivamente parlando è un po’ distratto e qualche scelta non è il massimo ma i suoi rispondono sempre non deconcentrandosi, pericolo reale e principale di questa partita viste le numerose assenze dei Cavs. Memphis non ci aiuta e lui domani notte si gioca la stagione contro l’ex Clifford in un inevitabile confronto a distanza.

Game 80: Charlotte Hornets @ Detroit Pistons 104-91


Intro

Quando Bacon va a battere la rimessa dal fondo a 15 secondi dalla fine della gara contro Toronto gli Hornets sono sotto di un punto e ormai a un passo dalla certa eliminazione matematica mentre le altre contender della notte stanno tutte vincendo.

Lamb riporta in vita le speranze di playoffs a tre secondi dalla fine con un meteorite da tre punti che entra nell’atmosfera dei Dinosauri e incendia la retina.

Quattro vittorie consecutive anticipavano tre sconfitte di seguito e ora con una striscia aperta di due vittorie consecutive e due partite spareggio, gli Hornets sperano di potare a 5 lo streak finale per avere discrete possibilità di accedere alla post season.

Risultati ambigui che portano il tifoso a vivere in bilico fra esaltazione e sconforto si alternano in un circolo vizioso ma viste le possibilità della squadra, ciò che interessa ora è che la squadra continui a lottare.

Il risultato è importante ma ancor di più la voglia di giocare e di ottenerlo e contro Detroit quest’anno non si può che guardar con soddisfazione sotto ambo gli aspetti.

Tre vittorie in partite ben giocate con un game winner del solito Lamb.

Ai Pistons rimangono tre partite, in linea teorica la più difficile contro di noi.

Le prossime gare contro Memphis in casa e contro i Knicks in trasferta potrebbero esser vinte facilmente dalla compagine di Griffin e Drummond e dovrebbero esser più che sufficienti per accedere ai Playoffs.

Sicuramente la Motor City non vorrà regalare questa partita concedendo lo sweep alla Buzz City.

Per rimanere in vita sino alla fine Charlotte necessita di una nuova vittoria e lo deve fare su un campo ostico.

Vincendo Charlotte salirebbe sul 7-3 nelle ultime 10 partite.

Bisognerà vedere se sarà più forte il suono del rumore dei Motori o dello sciame di Calabroni proveniente dalla Buzz City.

Le formazioni:

La partita in breve

Partita “semplice” nella sua analisi.

Gli Hornets non possono permettersi passi falsi e iniziano subito giocando forte e portando Detroit proprio dove Borrego voleva.

Detroit tira spesso da tre e indovina qualche tripla, tanto che quando va avanti 9-18 qualcuno comincia a preoccuparsi ma è evidente che Charlotte controlla il ritmo e Walker quando decide di andar dentro non trova efficaci oppositori.

E’ così che a fine primo quarto Charlotte va avanti 32-27 anche grazie a una giocata da 4 pt. di Lamb a 2.36 dalla prima sirena.

Nel secondo periodo gli Hornets prendono le misure ancor meglio ai Pistons intercettando passaggi, pressando e a fine quarto con un 2-6 a favore nelle palle perse, si portano sul 60-42 dopo esser stati anche sul +23, momento nel quale i fischi di disapprovazione del pubblico di casa piovono sulla squadra di Casey.

Nella ripresa Detroit però parte sgommando, gioca di fisico e sorprende Charlotte che resiste sino a un certo punto.

Il divario a fine quarto è di 8 punti (83-75) e nell’ultimo quarto con Detroit che sovrasta a rimbalzo Charlotte, scende sino al -1 con un 13-0 di parziale.

I Calabroni barcollano ma quando torna Kemba in campo la squadra si rasserena.

Intorno a lui Kaminsky e Lamb mettono punti importanti mentre sull’altro fronte i Pistons si rovinano con le proprie mani sposando la filosofia di Maker (snaturando la propria forza sotto le plance) iniziata nel quarto, ovvero, sparare da tre punti… mentre i colpi andavano a vuoto, il tank a 5:55 realizzava da fuori i +4, Kemba a 3:28 e ancora il Tank a 2:18 piazzavano altre bombe per arrivare sul 98-88.

Quando Bridges portava via una palla da sopra la testa di Griffin e s’involava in transizione offrendo a Bacon lo spettacolare alley-oop, arrivava la fotografia della gara con i teal & purple a involarsi sino al 1904-91 finale.

Un 4-0 contro i Pistons in stagione che lascia vive le speranze di playoffs, in bilico tra l’eliminazione e la surreale possibilità di vincer la Division, a patto che questa sera i Celtics battano i Magic…

20 i punti per Ish Smith, 16 di Griffin, 15 di Drummond che impressiona con 23 rimbalzi e 14 pt. di Ellington per Detroit.

43-31 per la panchina degli Hornets essenzialmente firmato Lamb/Kaminsky.

I Pistons vincono a rimbalzo 44-55 e nelle stoppate 3-7 ma perdono più palloni (5-9) e tirano peggio dal campo: CHA 43,2%, DET 37,0% mentre da oltre l’arco vanno rovinandosi: CHA 32,3%, DET 24,4%… Hornets al 78,3% ai liberi contro l’86,7% di Detroit ma Charlotte ne batte di più con un 18/23 contro il 13/15 degli avversari.

E come ha commentato un amico, fan di Charlotte a fine partita: “Siamo belli”… anche qui non scherziamo con Ashley dall’elegante vestito assimmetrico in collegamento prima della gara.

La partita

1° quarto:

Il primo canestro della gara lo segnava Charlotte grazie a Kemba bravo a rilasciare un bound pass per il liberissimo Biyombo lesto a far esploder la schiacciata.

Jackson realizzando due triple consecutive mandava i Pistons sul +4 ma anche Miles mostrava a 9:57 d’esser capace di tirare da oltre l’arco e così si arrivava sul 5-6 prima che un reverse di Griffin e una drive fisica di Kemba portassero la situazione sul 7-8.

Griffin metteva dentro tre punti, Bacon andava dentro in drive e poi ancora Griffin, recuperando un pallone da terra favoriva Ellington che da sinistra trovava spazio per scagliare un’altra bomba vincente in un inizio nel quale Detroit provava soprattutto triple.

Mentre Drummond segnava 4 punti in due azioni, Bridges mancava tre tiri su altrettante azioni così i Pistons andavano a doppiarci sul 9-18.

Per gli Hornets il fautore della riscossa non poteva esser altri che Walker bravo a buttarsi dentro piazzando un altro layup incontenibile.

Bacon a 5:22 galleggiando a centro area resisteva al contatto di Jackson (ancata) ottenendo un two and one per il 14-18.

Drummond trovava uno sprazzo in schiacciata per interromper la rimonta ce ricominciava implacabile quando Kemba metteva dentro un layup e poi a 4:04 realizzava una tripla sull’uscita di Ellington che finiva per abbatterlo.

Purtroppo il capitano mancava la giocata da 4 punti e gli Hornets rimanevano sul -1 anche perché Brown rubava sì palla a Kemba in raddoppio ma spalmava la violenta schiacciata (tutto solo) sul ferro.

Kaminsky, raggiunto da un passaggio in post basso destro, si avvantaggiava nel mismatch con Smith appoggiando un two and one per il 22-20.

Drummond mancava la seconda schiacciata di serata per Detroit in maniera clamorosa e dopo una tripla di Frank la palla, toccata maldestramente da un giocatore dei Pistons era toccata oltre la linea di fondo pur non essendoci pressione.

Sulla rimessa si sviluppava un’azione durante la quale la palla finiva a Lamb che a 2.36 finalizzava da oltre l’arco trovando anche il contatto con Kennard.

3 and 1 di Jeremy che lanciava sul 26-20 gli Hornets (17-2 il parziale).

Per i Pistons sull’altro versante si presentava anche Smith che segnava in area battendo Graham ma a 2:02 Kemba recuperava con due FT i punti persi per il 28-22.

Un fade-away di Smith vincente era contrastato da uno spin reverse layup di Frank che lasciava attonito Maker mentre sulle due azioni offensive seguenti i Pistoni recuperavano altri due punti da Smith e uno da Drummond (.38.5 splittando in lunetta).

L’ultima parola l’aveva però Graham che infilandosi in area trovava una traiettoria curva per superare la porta dei due ultimi difensori e alzare una cucchiaiata in volo che ricadendo nel cesto mandava sul +5 Charlotte.

Charlotte Hornets guard Kemba Walker (15) shoots against Detroit Pistons guard Bruce Brown (6) during the first half of an NBA basketball game Sunday, April 7, 2019, in Detroit. (AP Photo/Duane Burleson)

2° quarto:

Charlotte chiudeva bene gli spazi pressando molto bene, la riprova era la recuperata di Lamb e anche Monk che pur sbagliando tiro in attacco era buttato giù da Griffin sulla rincorsa della palla vagante.

Due recuperi prima che Lamb mandasse dentro un FT mentre sull’altro fronte l’Ish Smith da Charlotte non esauriva la vena realizzativa mettendo dentro in sottomano.

Finta con spin e allungo oltre Maker dal cuore dell’area per Frank che ottenendo dalla terna due liberi ci riportava sul +6 prima che Lamb in penetrazione da sinistra appoggiasse abilmente al vetro.

Griffin segnava da tre frontalmente ma lo stesso Griffin, spalle a canestro in avvicinamento a canestro in palleggio, buttava giù Biz commettendo fallo.

Anche Lamb falliva una clamorosa jam a una mano mentre Smith andando in dribbling per il classico sottomano giungeva a 10m punti.

Un arcobaleno di Lamb su Maker e fuori equilibrio per la pressione di Galloway s’infilava come il libero dei Pistons seguente (3 sec. violation)e nel cuore del tempo Charlotte provava a dare uno strappo al match con Kemba a far tutto da solo in uno contro uno: pullup da tre dal lato destro e bomba del +11 a 6:29 (46-35), altra drive di Kemba e due punti per arrivare a 16.

Drummond in correzione metteva dentro il 48-37 ma Miles, proveniente dalla destra, bloccato dal difensore in area, s’inventava un rapido passaggio schiacciato dietro la schiena per Biz che alzava facilmente nel cuore dell’area (50-37).

Kemba in jumper trascinava Charlotte sul +15, un divario che aumentava con la runner two hand dunk di bacon alla quale gli spettatori locali rispondevano con fischi di disapprovazione per la propria squadra in un momento pessimo del match.

Gli Hornets salivano sino a +23 (60-37) Bridges con un runner appoggiava sofficemente cambiando tiro all’ultimo ma poi gli ultimi punti del quarto erano tutti appannaggio di Detroit che chiudeva sul 60-42 per un 2/3 dalla linea di Griffin (fallo del Tank).

DETROIT, MI – APRIL 7 : Jeremy Lamb #3 of the Charlotte Hornets dunks the ball during the game against Thon Maker #7 of the Detroit Pistons on April 7, 2019 at Little Caesars Arena in Detroit, Michigan.
Copyright 2019 NBAE (Photo by Brian Sevald/NBAE via Getty Images)

3° quarto:

Subito partenza fisica dei Pistons che tendeva a sorprender Charlotte, persa di Batum e due punti di Ellington.

A 11:07 una tripla di Bacon dalla diagonale destra risolveva ai 24 pur essendo contrastato ma un layup di Brown oltre Batum e due liberi di Drummond (abbraccio di Batum in area per contenerlo) riportavano i Pistons sul -15.

Drummond accorciava ma Kemba, grazie a un rimbalzo offensivo, dopo aver fallito da fuori, aggiustava la mira da due punti per il jumper vincente del 65-50.

Jackson capitalizzava un’entrata frontale con un libero aggiuntivo mentre Miles sul fronte offensivo arriva lanciato in drive anche toccato prima del salto con appoggio appoggio in qualche maniera poiché sbilanciato.

La palla finiva dentro ma si capiva che i Pistons stavano cambiando il ritmo della gara fisicamente, Brown metteva dentro due liberi poi Boston mancava un layup e i due tap-in successivi con Drummond così Bridges trovava da destra a 7:24 altri tre punti pesantissimi.

70-55 ma replica di Ellington da fuori a stretto giro di posta mentre l’entrata di Walker e il crossover con il fing and roll di Griffin mandavano Borrego in time-out a 4:49 comunque con un divario stabilizzatosi sulla dozzina di punti.

Gli Hornets recuperavano qualche punto quando un gioco a due tra Lamb (raddoppiato in penetrazione) e il Tank (appostato in solitaria sul perimetro) trovava il suo sfogo con la cannonata da tre punti per il77-62.

Lamb con una second chance rimbalzava su Brown sul floater, 2 punti ma libero mancato che tuttavia “lasciava” Charlotte sul +15 (79-64).

Un buon movimento palla di Detroit liberava Smith che da sinistra restituiva quel -12, fardello da portare da Detroit…

I Pistoni però si scaldavano con Griffin a correggere oltre il tank su un suo stesso errore e con un’entrata a ricciolo di Ish Smith chiudevano il quarto sul -8 (83-75).

DETROIT, MI – APRIL 7 : Frank Kaminsky #44 of the Charlotte Hornets jocks for a position during the game against Thon Maker #7 of the Detroit Pistons on April 7, 2019 at Little Caesars Arena in Detroit, Michigan.
Copyright 2019 NBAE (Photo by Brian Sevald/NBAE via Getty Images)

4° quarto:

Il divario nell’ultimo quarto si assottigliava come i ghiacci del Polo Sud quando Kemba aveva necessità di trovare un po’ d’ossigeno in panchina.

Kennard a 10:40 esplodeva una fucilata frontale per il -5, e dopo una tripla di Smith mancata, un rimbalzo a portata lasciato ai Pistons consentiva allo stesso Kennard di segnare altri due punti.

Frank mancava due punti e Galloway sorprendendo rapidamente in corsa la difesa degli Hornets mandava la squadra di Casey sul -1 grazie a un parziale di 13-0…

barcollavano gli Hornets che ritrovavano la via del canestro con intelligenza.

Frank nel pitturato dopo un twist and turn su Kennard lo batteva con un buon tocco sfruttando i cm in più.

Maker decideva di rovinare la gara ai suoi tentando un altro improbabile macchinoso tre punti che non entrava ma il dominio a rimbalzo dei Pistons in questa fase consentiva allo stesso giocatore dal doppio passaporto di andare in area a prendersi i due punti.

Maker tentava ancora da fuori per la 4^ tripla errata, Walker mancava un layup già fatto ma Kennard, anche se con un miglior tiro del compagno, aderiva alla filosofia con rischio di Detroit, tripla a vuoto, rimbalzo Pistons e passaggio scellerato verticale di Maker troppo ravvicinato per il compagno che si spegneva oltre il fondo…

Diventava la sagra degli errori con l’open 3 mancato da Bacon e l’appoggio impreciso di Drummond ma a 5.55 l’open 3 di Frank scavava un solco di 4 punti parzialmente colmato da Kennard con un rim/glass jumper.

Lamb con il jumper frontale non aveva bisogno di aiuti mentre un altro errore dei Pistons al tiro valeva a Drummond il rimbalzo offensivo proprio sotto canestro, Kemba era lesto a portargli via palla (palla e mano?) mentre sull’altro fronte Lamb, tentando proprio di battere Drummond in entrata si vedeva spazzar via tutto sull’appoggio, mano compresa.

Due liberi precisi per il 92-86 a 3:57 prima di un goaltending contro il Tank (altro tocco di Drummond da sotto).

Un gran giro palla offensivo degli Hornets stordiva in velocità la squadra del Michigan che incassava l’open 3 in ritmo del capitano a 3:28.

La soluzione da tre era ancora gettonatissima dai Pistons che però mancavano con Griffin il canestro così quando a 2.18 il tank si trasformava in bombardiere meglio di Hurricane Polymar la partita tramontava per la Motor City.

98-88… c’era anche il tempo per un raddoppio e un tocco da pallavolo sulla testa di Griffin, il quale passaggio era portato via da Bridges che innescava il contropiede chiuso dall’alley-oop di bacon.

Smith da 3 pt. a 1:18 realizzava il 102-91 ma un Griffin in totale confusione commetteva fallo su un Lamb che con un centesimo per andare al tiro non avrebbe mai fatto in tempo.

Finiva 104-91 con una buona vittoria per Charlotte, brava a non perder la testa nel momento più delicato della gara.

Pagelle

Kemba Walker: 8

31 pt., 8 rimbalzi, 7 assist, 1 rubata. 11/29 dal campo. Si prende qualche licenza di tiro di troppo nel secondo tempo quando è stanco calando la percentuale ma la sua bomba nell’ultimo quarto è un macigno e in generale sull entrate nel primo tempo non trova valide opposizioni. Può colpire anche da solo in step back come fa diverse volte in serata e non dimentichiamo la palla strappata a rimbalzo a Drummond con una grinta paurosa. Trascinatore.

Dwayne Bacon: 6,5

14 pt., 1 rimbalzo, 1 assist. Fase difensiva sempre un po’ dubbia mentre in attacco chiude con un 6/12. Gioca come secondo finalizzatore degli Hornets fa un discreto lavoro anche se sbaglia un open 3 dall’angolo sinistro in un momento delicato. Direi meglio nel primo tempo anche se nel terzo quarto quasi allo scadere dei 24, in uno contro uno, tira fuori un big bucket con una tripla incredibile dalla diagonale destra in mezzo fade-away e poi in alley-oop sigilla la W di Charlotte.

Nicolas Batum: 5

0 pt., 5 rimbalzi, 3 assist. Gioca 26:08. Trova l’intruso… In una squadra di giovani che presa tiene posizioni e distanze guardandosi in torno e se l’avversario è in corsa lo lascia passare per il layup offrendo scarsa resistenza. Un fallo su Drummond preventivo fatto mal vedere sul quale Borrego discute con gli arbitri ma a parte qualche rimbalzo è una partita anonima per uno starter. Un pallone lanciato (da fondo campo) malissimo sul finale di secondo quarto che rischia d costarci tre punti dopo l’intercetto di Detroit. MKG non c’è per motivi personali e Borrego preferisce far partire Lamb e Frank dalla panchina.

Miles Bridges: 7

10 pt., 5 rimbalzi, 5 assist, 1 rubata, 2 stoppate. Ottima entrata subendo fallo (non chiamato) con canestro appoggio fuori equilibrio da sinistra. Nel terzo quarto firma 5 punti i9mportanti per frenare la pressione dei Pistons. Nessun TO, 4/9 dal campo e nel finale la bella palla portata via a Griffin da sopra la testa dell’avversario più assist in alley-oop per Bacon. Un paio di opposizioni in stoppata e movimento anche se non sempre riesce a mettere un freno agli avversari.

Bismack Biyombo: 6

6 pt., 9 rimbalzi, 2 assist. Un 2/6 dal campo perché si prende diverse stoppate da sotto non riuscendo a coprir la palla adeguatamente. Un po’ lento ma lotta e recupera qualche rimbalzo. Un 6 direi che lo merita.

Jeremy Lamb: 7,5

17 pt., 6 rimbalzi, 3 assist, 2 rubate. 5/8 dal campo. Punti importanti dalla panchina, rapidità nell’intercettar eventualmente palloni ed è il re del two and one, anzi, questa notte gli riesce anche un three and one… Supporta l’attacco nei momenti difficili sbagliando poco.

Devonte’ Graham: 5

2 pt., 2 rimbalzi. ¼ dal campo. Lascia scappare un paio di volte Smith che lo batte e in generale non riesce a dare ritmo all’offesa della squadra. Quando batte il proprio difensore con una splendida esitazione e ripartenza va a mancare il layup.

Frank Kaminsky: 8

24 pt., 5 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. 9/17 dal campo. Gioca in maniera intelligente con appostamenti, ottima presenza con spalle a canestro, sfrutta i mismatch e qualche pick and roll, inoltre diventa una minaccia totale quando si riposiziona sulla linea dei tre punti mentre la difesa guarda altrove. Ha diverse possibilità per gli open da fuori e nell’ultimo quarto piazzandone due decisivi trascina la squadra alla vittoria segnando ben 24 punti… Anche in difesa fa meglio, peccato per i goaltending su Drummond, stoppato con un attimo di ritardo.

Malik Monk: 6

0 pt., 3 rimbalzi, 1 rubata. Gioca 15:22 tentando solo un tiro da fuori che manca. Non perde però palloni, anche quando prova a vedere di trovare spazio in crossover e nota che non ce la fa, scarica bene sul compagno. Guadagna un +8 e mi piace la grinta con la quale si tuffa sulla palla dopo aver sbagliato la tripla. Il risultato è che Griffin commette fallo e si recupera palla.

Coach James Borrego: 7,5

La squadra gioca benissimo il primo tempo quando tutto gira secondo i piani del coach a meraviglia. Un po’ stanchi si soffre sino al rientro sul -1 dei Pistons. Sorpresi dalla veemenza del Casey team si è bravi nel resistere e giocare in maniera intelligente mentre dalla parte opposta Detroit ci da una mano andando nella direzione opposta delle scelte di tiro. Prolunghiamo una corsa verso i playoffs che per primo ritenevo impossibile dopo le sconfitte contro Miami e quella a Salt Lake City ma questi Calabroni avranno una fenice come parente evidentemente…

Game 79: Charlotte Hornets Vs Toronto Raptors 113-111


Intro

Mentre stravaganti teorie alternative (vedi la prossima riunione dei terrapiattisti a Palermo, quindi: “Se vai a Palermo non dire che la Terra è tonda, si incazzano!”) cercano di contrastare le conoscenze scientifiche raggiunte (valutate quindi con metodo scientifico e riscontri), come limite massimo alla nostra conoscenza sulla formazione del nostro universo in ambito scientifico (escludendo dal discorso eventuali religioni) tutto si ferma al big bang…

Se torniamo indietro nel tempo però anche questa teoria ha dei punti che non riusciamo ancora a spiegarci ma trova parecchi riscontri su come l’universo si stia muovendo oggi.

In due righe è impossibile approfondire un tema così complesso e lungo ma “il grande scoppio” partendo da un punto caldo e denso potrebbe esser paragonabile al tiro di Lamb che ci diede la vittoria contro Toronto.

Una singolarità per noi vincere su un parquet esterno e per di più contro una squadra ai vertici della NBA.

Inconcepibile, come è inconcepibile per la mente umana trovare un punto di partenza per una spiegazione logica e completa.

Nella notte, i freddi gas dei Raptors scendono insieme alla squadra per farci visita promettendo di infuocare lo Spectrum Center perché, con gli Hornets ai bordi della galassia playoffs (solamente 4 partite restanti e uno svantaggio da colmare sulle quadre soprastanti), una sconfitta potrebbe essere letale per la squadra di Borrego che si affiderà alla propria stella Walker, sperando di trovare qualche stella binaria come Lamb per cuocere nuovamente i Raptors nella classica impresa impossibile.

Per rimanere in vita Charlotte si affidava al fattore campo sperando di vincere e andare a giocarsi domenica uno scontro diretto a Detroit…

Le formazioni:

La partita in breve

.

Charlotte necessitava di una W per scongiurare l’eliminazione diretta in serata allo Spectrum Center.

Non facile la gara con i Raptors che facevano capire in avvio di non aver digerito la sconfitta patita in casa contro Charlotte nell’ultimo confronto.

Una partenza da 5-19 dopo la tripla di Green rischiava di far deragliare subito la gara ma Charlotte rientrava trovando nel finale di primo quarto anche il vantaggio (31-30) con la bomba di MKG prima di esser superata nel finale(33-34) da un long two di Powell.

Secondo quarto piuttosto equilibrato sino a quando un parziale di 0-9 pro Raptors portava i canadesi sul 50-58.

Gli Hornets piazzavano un mini-break finale di 5-0 grazie a una tripla di Kemba ai 24 portandosi sul -8 all’intervallo (57-65).

Al rientro in campo Borrego lasciava un Biz in evidente difficoltà in panchina preferendogli il Tank che portava subito 6 punti nelle casse dei Calabroni.

La gara tornava in parità dopo una tripla di Kemba e un two and one dello stesso capitano che a 8:33, nonostante la trattenuta di Siakam realizzava sommando anche il libero del 69 pari…

Una gara che rimaneva punto a punto oscillando dal +5 Raptors al +4 Hornets a fine quarto con il floater di MKG per il 90-86.

Nell’ultimo quarto una bomba di Lamb portava gli Hornets sul 95-86.

Un cuscinetto che non bastava poiché Ibaka era on-fire e trovando diverse realizzazioni arrivava a rollare con una potente jam sino ai 20 punti personali trascinando i Raptors sul 101-100.

Un assist di MKG per il rimorchio di Frank (gioco da tre punti) e una rollata su assist perfetto di Bacon (bound pass) per il sempre attivo Frank, consentivano a Charlotte di prender respiro sul 106-100.

Gli Hornets però tornavano +4 dopo due pullup rapidissimi di Leonard e sul +2 a 2:14 dalla fine con due punti di Siakam da sotto.

Era sempre l’ala dei Raptors a trovare una tripla aperta a :38.2 dalla fine…

Il sorpasso mandava sull’orlo dell’eliminazione Charlotte a cui non sorridevano i risultati delle altre: Orlando stava battendo nettamente Atlanta, Miami era avanti a Minneapolis di 8 mentre anche Detroit a OKC era sopra di uno (66-65).

Palla nelle mani di Kemba e appoggio al vetro arrivando da destra.

Palla nelle mani di Leonard e appoggio al vetro su Bacon.

Con 15 secondi da giocare la palla ritornava nelle mani dell’astro di Charlotte che in entrata a tutta velocità vedeva chiudersi la difesa intorno a lui, lo scarico all’indietro per l’isolato Lamb era preciso, il tiro ancor di più e la spicchiata accarezzando la retina emetteva la sentenza del giustiziere Lamb.

:03.3 sul cronometro: sula rimessa, dopo i time-out, Toronto pescava Leonard che provava a tirare dall’angolo destro sopra Batum.

Il suo tiro era un lungo due che s’incastrava tra ferro e tabella consentendo agli Hornets d’andare a una palla a due a metà campo con un secondo da giocare tra i sorrisi della panchina.

Palla a due sparata da Bridges out e vittoria che serve a Charlotte per rimanere matematicamente in vita.

2-1 nella serie stagionale contro Toronto ai quali costano carissimi i 14 TO.

Di contro, una squadra di giovani come Charlotte ne commette appena 6 rimanendo perfetta durante tutto il secondo tempo e questo è notevole…

Toronto va meglio a rimbalzo (40-439 e nelle percentuali al tiro con un dal campo per CHA: 46,8, TOR: 53,8%, da 3 pt: CHA: 33,3%, TOR: 34,6%, e non basta no nemmeno i liberi ai canadesi; CHA 12/14, TOR 16/20…

Negli assist la Queen City va sopra di uno con un 28-27 mentre nelle steal il 6-2 favorisce Charlotte che da solo due stoppate contro le 5 dei canadesi per i quali, scrivendo di singoli, trovano in Leonard il loro top scorer con 29 punti seguito da Ibaka con 20 punti e 12 rimbalzi mentre anche Lowry va in doppia doppia con 16 punti e 11 assist…

Le altre:

A Orlando i Magic battono gli Atlanta Hawks 149-113, a Minnesota i Timberwolves vincono sui Miami Heat 111-109 mentre i Thunder sconfiggono i Pistons 123-110.

Due buoni risultati su tre che ora avvicinano gli Hornets al gruppo e ci portano domenica sera a giocarsi una possibile partita spareggio contro i Pistons a Detroit…

Laken, poco prima dell’inizio partita.

La partita

1° quarto:

Pessima partenza degli Hornets che dopo aver assistito al gioco di passaggi avversario e aver subito la tripla di Green dall’angolo destro pur con Biyombo addosso, tentavano di pareggiare, ma, dopo il FT concesso dalla terna per tre secondi difensivi a 11:23 (realizzazione di Kemba), MKG non tratteneva un forte passaggio e sull’azione seguente commetteva passi in partenza così Leonard in entrata da sx batteva Bridges depositando di destra nella retina per l’1-5.

Biz era disastroso nell’uscire su Gasol: 3 FT per lo spagnolo per l’1-8 prima di vedere a 9:37 l’entrata di Bacon con appoggio sopra/oltre le mani di Lowry protese come rami d’edera sull’avambraccio del nostro numero 7.

Non era finito però il pessimo momento perché anche Siakam aggiungeva una tripla prima di vedere anche la bomba di Gasol per il 3-14 e sentire Borrego chiamare il necessario time-out.

Bridges in reverse layup e poi Leonard segnavano due punti a testa, Green con tre punti allungava sul 5-19 ma finalmente Charlotte cominciava a rimontare partendo da un two and one di Bridges a 7:38 (partenza con balzo e contatto nel mezzo con Gasol e un altro difensore lateralmente che non fermavano l’appoggio ritardato dell’ala).

FT supplementare a segno e difesa che cominciava a fare il suo lavoro lasciando all’entrata frontale di Kemba (7:11) il compito di recuperar punti per la rimonta.

Una piccola falla di Lamb con l’anticipo di Green a rimbalzo consentiva a Toronto di girare sul 10-21 ma era un episodio perché la Buzz City segnava ancora con il proprio capitano a 6:12 abile a rompere il raddoppio, poi era Miles a fornire la second chance per il raddrizzamento della mira di Kemba: 3 punti per il 15-23 che erano seguiti da altrettanti per mano di Big Frank preciso a 5:25 a segnare il -5.

A :455 un bound pass pescava sotto canestro a sinistra il Tank che la buttava dentro oltre il corpo di Gasol ma Siakam con due FT riallontanava momentaneamente gli Hornets il cui rientro era rallentato anche da un ½ di VanVleet a 4:17.

Il Tank si procurava (2° fallo di Green) due FT realizzandoli e dopo un tiro di Leonard oltre Batum dalla baseline sinistra Lamb correggeva in floater il primo floater mancato per la chiusura dei difensori meno pressanti sul rimbalzo.

Era sempre Jeremy a chiuder la transizione a 3:02 (ottimo assist schiacciato di Bacon all’ultimo) ma Ibaka a 2:45 affondava due punti anche se dall’altra parte Lamb in crossover lasciava sul posto proprio il numero 9 prima di percorrer la baseline, saltare il secondo difensore e saltare oltre il ferro per chiudere in reverse layup.

A 1:23 il bonus 3 di MKG valeva anche il sorpasso (31-30) ritoccato dall’intercetto orizzontale di Lamb che in transizione andava per il 33-30.

Ibaka da second chance e Powell (long two su Batum) però chiudevano il quarto riportando sopra (33-34) i canadesi.

CHARLOTTE, NC – APRIL 5: Malik Monk #1 of the Charlotte Hornets handles the ball against the Toronto Raptors on April 5, 2019 at Spectrum Center in Charlotte, North Carolina.
Copyright 2019 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

2° quarto:

Ibaka piazzava dalla baseline destra il jumper su Frank mentre MKG era pescato per la seconda volta in partita sui passi in partenza, tuttavia Powell in palleggio lasciava la palla a Bridges che lanciava Graham, rapido ad appoggiare in contropiede il 35-36.

VanVleet subendo un fallo da Willy otteneva il classico two and one a 9:22 ma Monk recuperava i tre punti persi in un colpo solo: tocco magico dalla diagonale destra a 9:04 sullo scarico e nuovo -1.

Ibaka stoppava Willy al vetro e sull’altro fronte Leonard non segnava solo per il fallo di Batum.

2/2 comunque prima di un lob di Willy verso Miles intercettato e tripla di Lowry per il +5 dei canadesi.

Time-out Charlotte a 7:50 e 23 secondi più tardi l’appoggio atletico da transizione consentiva anche agli Hornets di raggiungere la quarantina.

Sfondamento del Tank su Anunoby e tecnico al nostro lungo pochi secondi dopo per proteste sull’azione precedente (Leonard miss).

Era comunque Toronto a realizzare con Anunoby in schiacciata prima del catch n’shoot 3 di Monk a 5:55 per il 43-45.

Kemba, scambiando proprio con Malik, arrivava ad arrestarsi velocemente sulla linea dei tre punti calando la tripla del nuovo risicato vantaggio (46-45)ma 13 secondi più tardi Leonard dalla linea della carità riportava sopra Toronto.

Kemba con un mid-range pullup serviva il contro-sorpasso ma Leonard in entrata facendo tutto da solo si assicurava i due punti.

I primi ad arrivare a quota 50 però erano gli Hornets che con un rim/glass floater del Tank siglavano il 50-49 prima d’esser nuovamente superati da un floater di VanVleet che toccato da Monk realizzava anche il 50-52.

La tripla di Lowry a 2:43 e il deep 3 di VanVleet davano un parziale di 9-0 a favore della squadra di Nurse che si staccava sul 50-58 correndo anche grazie al movimento palla.

Kemba in elegante sottomano centrale rompeva il parziale ma Leonard consumava di tripla il buon gioco dei compagni per liberarlo nell’angolo sinistro.

Sul -11 Charlotte trovava la forza per accorciare con un’entrata di bacon e una bomba di Walker a :11.9 (allo scadere dei 24 secondi) fissando il 57-65 a fine primo tempo.

CHARLOTTE, NC – APRIL 5: Kemba Walker #15 of the Charlotte Hornets passes the ball against the Toronto Raptors on April 5, 2019 at Spectrum Center in Charlotte, North Carolina.
Copyright 2019 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

3° quarto:

Dentro Frank per un Biz lasciato in panchina e la scelta di Borrego pagava immediatamente con la tripla del Tank dopo 20 secondi.

Sempre il Tank a 10:45, allungandosi oltre Gasol subiva fallo.

2+1 e Hornets a ridosso sul 63-65…

Leonard con un tiro dalla poca parabola piuttosto secco era aiutato dal primo ferro e dopo due mezzi giri di Siakam sulla baseline destra e l’appoggio su MKG Toronto allungando sul 63-69 si convinceva di poter andare in fuga ma a 8:58 non faceva i conti con Walker che con una finta e tiro al limite massimo dei 24 colpiva da tre punti trovando poi anche l’entrata con il fallo di Siakam a tentar di trattenere l’inarrestabile capitano.

FT addizionale a segno e pari a quota 69 mentre sull’altro fronte Lowry cercando una porta da destra pescava il soldato Kemba: sfondamento, il 26° in stagione per Walker (4° nella NBA) che riguadagnava palla.

Bacon in una mischia paurosa in area era stoppato ma recuperando metteva dentro il vantaggio prima del pari di Siakam dal mid-range.
A 7:32 un tecnico a Siakam dopo un dribbling di Kemba costava lo svantaggio ai rossi che comunque ripassavano avanti con Lowry, tuttavia l’accoppiamento Frank/Marc dava buoni frutti in attacco per gli Hornets che depositavano con uno stretto allungo del nostro centro il 74-73.

Un deep 3 di Lowry riportava sopra Toronto che picchettava ritoccava dalla lunetta con Leonard il risultato (1/1 Leonard per tre secondi in area) ma MKG dopo il bonus del primo tempo pescava anche il jolly con la tripla dall’angolo destro a 5:11 ottenendo il pareggio (77-77).

Runner vincente di Lowry e un ½ di Leonard (fallo di MKG in aiuto) reinstallava gli ospiti al comando e dopo un buon giro palla ma open 3 mancato da Bacon, arrivava il taglio di Leonard che depositava abbastanza comodamente il +5 per gli avversari.

Lamb creava in entrata il floater che baciando il vetro entrava ma c’era anche il libero per accorciare sull’80-82 a 3:19 mentre dall’altra parte cominciava a imperversare Ibaka che segnava due punti ma dall’altra parte un altro pallone appoggiato al vetro da Lamb anticipando l’aiuto teneva in scia Charlotte che servivano a Charlotte come trampolino per pareggiare.

Dopo un canestro annullato per interferenza a Ibaka era proprio Lamb a recuperare da un suo errore e a segnare da pochi passi sulla sinistra del canestro l’84 pari.

VanVleet con il tiro frontale con Graham in allontanamento riportava avanti gli avversari che tuttavia incassavano, su assist di Lamb, il primo tentativo di Batum della partita: una tripla dall’angolo destro che mandava avanti gli Hornets che grazie a un tecnico contro Lin (lamentava un contatto ipotetico contro un fin troppo pulito Graham), prima raggiungevano il +2, poi mettevano le basi per l’allungo con il floater di MKG che a :28.3 chiudeva le marcature del quarto.

CHARLOTTE, NC – APRIL 5: Frank Kaminsky #44 of the Charlotte Hornets shoots the ball against the Toronto Raptors on April 5, 2019 at Spectrum Center in Charlotte, North Carolina.
Copyright 2019 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

4° quarto:

Ultimo quarto con un piccolo margine da gestire e così gli Hornets con triangolazione rapida verticale mandavano in lunetta MKG a 11:09 per il +6.

MKG rubava anche un pallone a Ibaka finalizzando il passaggio da terra, poi era Lamb con un top shot da tre tentare di mettere un cuscinetto di sicurezza tra le due squadre (95-86).

Anunoby attaccando il ferro trovava il contatto con MKG e due liberi (realizzati) a 9:53.

Monk si alternava con Ibaka sbagliando triple mentre il lungo avversario portava 4 punti nelle casse canadesi che a 8:51 andavano in time-out (chiesto da Borrego) sul -3.

Kemba in teardrop a 8:27 si ripresentava dopo lo stop ai box ma Ibaka sgommava andando in prepotente schiacciata.

Monk, sulla pressione estrema del difensore riusciva in palleggio a portarsi sotto canestro e fintando a battere la difesa ma un Ibaka lanciatissimo batteva dal mid range il Tank.

Miles con un long two da sinistra a 7:08 mandava a bersaglio il 101-96 tuttavia Ibaka in due azioni si prendeva 4 punti arrivando a 12 nel quarto e lanciando con il secondo canestro in devastante schiacciata un messaggio chiaro di non resa.

101-100, qualche errore e poi da un passaggio sulla linea di fondo di MKG, ecco sbucare il Tank che a rimorchio “cigolava” sulla difesa avversaria realizzando un two and one.

A 4:52, sulla rollata del Tank, ecco la geometria perfetta di bacon con bound pass per il 106-100…

56-38 nel confronto tra panchine ma proprio il Tank a 4:17 mancava due possibili tiri cruciali dalla lunetta.

La palla per Toronto andava nelle mani dei titolari e Leonard con il classico arresto e tiro rapido faceva secco Frank.

Bacon da sinistra partiva bene sullo scarico trovando spazio per incunearsi in entrata e appoggio del 108-102.

La specialità di casa Leonard si esaltava a 3:17 con il pullup rilasciato su bacon in un battito di ciglia per il solo cotone…

Borrego cambiava terzo marcatore per Leonard appiccicandogli Lamb che costringeva la star avversaria a mancare un tiro da tre punti e mentre un indeciso Frank tentando un off-balance faceva danno, Siakam dalla parte opposta faceva danni più seri realizzando il 108-106 da sotto a 2:14 dalla fine.

Siakam spingeva via Lamb dopo aver scaricato e Charlotte riotteneva un possesso che non andava buon fine perché non si arrivava ai 24 nel tempo utile a far toccare almeno il ferro alla sfera…

Andava da sé che sarebbe arrivata la punizione: scarico di Leonard laterale e open 3 di Siakam a :38.2.

Toronto avanti di un punto.

Palla nelle mani delle rispettive stelle nei possessi finali e l’entrata da baseline destra con appoggio al vetro di Kemba e quella più frontale con appoggio di destro di Leonard su Bacon andavano a buon fine.

Una quindicina di secondi rimasti con la squadra del lamentoso Nurse avanti 110-111.

Palla a Kemba che con una drive attirava tutte le attenzioni su di sé, improvviso scarico all’indietro dove Lamb, piazzatosi con molto spazio, rischiava ormai il tutto per tutto…

Follia, genialità o geniale follia?

Di fatto il tiro usciva perfettamente pulito e il dolce suono della palla a strofinar la retina mandava in visibilio lo Spectrum Center che con :03.3 sul cronometro vedeva la vittoria a portata di mano per opera della bestia nera di Toronto.

Sulla rimessa Leonard tentava un lungo due dall’angolo destro oltre Batum ma questa volta il suo tiro s’incastrava incredibilmente tra vetro e ferro e con un secondo sul cronometro si ripartiva come da regolamento con una palla a due da centrocampo che garantiva al 99,9% la vittoria agli Hornets.

Così era perché Bridges mandava la palla in rimessa laterale e la partita finiva lì dopo i controlli degli arbitri così Graham poteva entrare in campo a lavare Lamb con il classico gavettone (liberatorio)…

CHARLOTTE, NC – APRIL 5: Jeremy Lamb #3 of the Charlotte Hornets drenched in water by teammates after making game winning basket against the Toronto Raptors on April 5, 2019 at Spectrum Center in Charlotte, North Carolina.
Copyright 2019 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

Pagelle

Kemba Walker: 8

29 pt., 6 rimbalzi, 8 assist. 11/18 dal campo e nessun TO. Torna a palleggiare a livello parquet rompendo diversi raddoppi e va in entrata diverse volte in maniera convinta risultando il giocatore che diverse volte tiene in scia Charlotte come quando con 6 punti consecutivi porta in parità il match. Si va a prendere anche l’ennesimo sfondamento (Lowry) e nei minuti finali mette dentro due punti importanti poi piazza un assist per Lamb che risulta il colpo partita: non facile lo scarico preciso all’indietro con la torsione del busto a quella velocità attorniato da un nugolo di avversari… Decisivo, sbagliando meno del solito, sbagliando poco…

Dwayne Bacon: 6

8 pt., 5 rimbalzi, 4 assist. Sbaglia almeno tre paio di open 3 pesanti e tenta di battere in uno contro uno Gasol nel pitturato tirando storto. Finisce con 4/13 al tiro e 0/6 da fuori. Anche lui non perde palloni e fa meglio quando attacca il canestro. Un paio di ottimi passaggi con tempi perfetti come quello schiacciato in diagonale tra le linee che manda Frank in rollata a canestro nel secondo tempo. Non ce la fa a tenere Leonard un paio di volte nel finale anche se sul primo pullup difficilmente qualcuno avrebbe fatto meglio.

Miles Bridges: 5,5

7 pt., 4 rimbalzi, 5 assist, 1 rubata. 3/7 dal campo. Non funziona nel gioco dio squadra. Con lui in campo si va sul -16. Le chiusure, le spaziature lasciano un po’ a desiderare e fa bene se tira da due punti. Da fuori i tiri sono pessimi (0/3) tanto che sul long two da sinistra che mette, in partenza si sente il classico “ohhhh…” dei tifosi che non gradivano la soluzione a bassa percentuale. Meglio negli assist.

Michael Kidd-Gilchrist: 6,5

10 pt., 2 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, 1 stoppata. ¾ dal campo ma un paio di TO. Una bella palla sottratta a Ibaka nel momento di furore massimo dell’avversario e un paio di colpi jolly da tre punti importantissimi, specialmente il secondo. La solita lotta in difesa nella quale alterna buone cose a momenti nei quali non riesce a stoppar l’avversario mentre in attacco anche l’iniziativa in floater per il colpo del 90-86 gli riesce. Non sbaglia i due FT a lui assegnati anche se sul contatto forse avrebbe potuto trovare il two and one.

Bismack Biyombo: 4,5

0 pt.. 0/1 dal campo in 3:03. Parte lui ma sembra non sia mai stato in campo. In evidente difficoltà a Borrego non rimane che toglierlo dopo poco con gli Hornets sotto di 11 punti… Macchinoso e lento, poco coordinato, inefficace…

Jeremy Lamb: 9

22 pt., 5 rimbalzi, 4 assist, 3 rubate. 9/16 dal campo con ciliegina sulla torta e colpo ammazza partita… Ancora lui, “proprio lui!” griderebbe il Piccinini di turno prestato al basket. Dopo aver spesso giocato bene contro Toronto, e averla affondata a casa propria, sfrutta l’assist di Kemba per mandare K.O. Ancora una volta i canadesi e scongiurare l’eliminazione anticipata degli Hornets. Ma Lamb non è solo questo in serata, tanti punti, benissimo sul finire del terzo quarto ma anche difesa. Bravo a mettersi tra le linee e a intercettare passaggi o a deviarli, gli riesce nel finale di frenare anche Leonard costretto a mancare ampiamente una tripla non riuscendo ad andare dove voleva lui. Se non è un nome di grido, è sicuramente l’aiuto più consistente per Kemba.

Devonte’ Graham: 5

2 pt., 1 rimbalzo, 1 assist. 11.57 in campo, un TO un po’ anomalo e un 1/5 dal campo. Poco per Graham in serata che nonostante tutto gioca in un buon momento per Charlotte.

Willy Hernangomez: 5,5

0 pt.,0/2 al tiro, un TO e una stoppata presa con palla inchiodata sulla tabella. Gioca solo 3:15 ma si vede subito che la prestazione, pur minima non è sufficiente.

Frank Kaminsky: 6,5

22 pt., 13 rimbalzi, 2 assist. 8/19 al tiro ma con un 2/8 da fuori e troppe triple mancate nell’ultimo periodo. Manca anche due FT nell’ultimo quarto e prende canestri in faccia da Ibaka però se guardiamo tutta la gara ha diverse buone giocate, anche nel secondo tempo. Porta a casa punti preziosi giocando con fiducia anche in avvicinamento a canestro dove crea la sua fortuna. +10 in plus/minus e punti importanti.

Malik Monk: 6,5

10 pt., 4 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. Peccato per il -10 in +/- ma lui in attacco ottimizza le possibilità chiudendo con un 4/8 dal campo mettendo due triple molto precise, una dalla diagonale destra con un po’ di spazio e l’altra da sinistra con l’uomo a ridosso. In 16:52 trova anche il tempo per una stoppata e 4 rimbalzi.

Nicolas Batum: 6

Il vituperato transalpino gioca 15:56 come quasi un corpo estraneo alla squadra offensivamente. Si prende un solo tiro su assist di Lamb. E’ un corner 3 dalla destra che va dentro nel secondo tempo. Canestro importante. Per il resto gioca in difesa tenendo i piedi a terra e alzando il braccio in close-out non compiendo mai lo sforzo di staccare l dita da terra. A volte va bene, a volte incassa ma sulla sua chiusura finale Leonard manca il tiro e tutto sommato direi che è stato un buon close-out, pulito e intelligente essendo un po’ fuori target Leonard.

Coach James Borrego: 6,5

Gli Hornets hanno problemi su Ibaka e Leonard. Per un possesso va Lamb e fa bene, poi bacon nel finale non riesce a opporsi all’avversario pur avendo teoricamente maggiori capacità difensive da stopper. I time-out cruciali sono nei momenti giusti ma su Ibaka fa fare un po’ una magra figura a Frank nel finale, lo stesso Frank che con arguzia lancia in partita nel secondo tempo (togliendo il disastroso congolese) a sverniciare Gasol, uno che a questo punto, può rimaner lì dov’è…

Game 78: Charlotte Hornets @ New Orleans Pelicans 115-109


Intro

Derby dei poveri nella nuova NBA.

Con la ricompera della parte dei risultati storici acquisiti dal 1988 al 2002 da parte di MJ per conto di Charlotte, la franchigia della Louisiana “diventa”in qualche modo la più giovane della NBA.

Charlotte, nata due anni dopo proprio a causa del trasferimento in Louisiana dei Calabroni 1.0 così torna a essere una delle più giovani ma non la matricola.

Delle squadre sorte tra il 1988 a oggi solo gli Heat hanno avuto successo.

Oggi Toronto lotta da grande team ma nei playoffs non ha mai combinato un granché…

i Magic al contrario sono arrivati due volte in finale grazie ai loro big man (prima Shaquille O’ Neal e poi Dwight Howard) ma le hanno perse malamente.

Memphis, Charlotte, New Orleans e Minnesota latitano da anni con i primi capaci di un piccolo doppio exploit nei P:O. E i terzi lo scorso anno a battere Portland prima di affondare nella Baia contro gli impossibili Guerrieri.

Probabilmente andrebbero considerati tanti aspetti: soldi, eventuali amicizie, appeal della città, blasone della franchigia, forza attuale del team (a nessuno piace perdere costantemente), progetto della presidenza, il clima e le tasse: ricordo che Eddie Jones quando militava a Charlotte e cercava di andare altrove diceva qualcosa di simile riferendosi alla Florida: “25 gradi all’ombra e zero tasse” (si pensava andasse a Orlando poi virò su Miami)…

Sicuramente la maggior parte delle franchigie giovani non ha l’appeal di Miami e tra le paludi di New Orleans e il cemento di Charlotte in questi anni abbiamo visto cose differenti ma con i medesimi risultati.

Hornets al risparmio (nel senso che non vogliono andare sopra la luxury per sbloccare una situazione contrattuale pessima) mentre a New Orleans l’ex GM Demps aveva anche provato a costruire qualcosa di buono da mettere intorno a Davis ma Cousins è scappato e Mirotic ha fatto altrettanto dopo che il Monociglio ha espresso l’intenzione di allontanarsi dalla Louisiana la prossima estate.

Sostanzialmente un derby di bassa classifica che tuttavia NOLA porta spesso a casa mentre Charlotte che ha vinto solamente 2 volte su 9, non ha ancora mai vinto nella terra dei Pellicani.

L’obiettivo per gli Hornets era ovviamente togliersi una soddisfazione e non chiudere 0-4 il ciclo di trasferte visto che di P.O. Non se ne parla per entrambe e la prossima estate giura di essere quella dell’anno 0 per entrambe le formazioni…

Le formazioni:

La partita in breve

Sembrava quasi una partita di preseason per le assenze: Zeller, Parker, Batum e Williams su un fronte, Anthony Davis (in giacca e spilla con un Calabrone) sull’altro bastava a compensare le 4 degli Hornets…

Con New Orleans eliminata da tempo vista la maggior competitività sul fronte Ovest, l’unica squadra a poter dire ancora qualcosa era Charlotte che per mantenere in vita le flebili matematiche speranze da PO avrebbe dovuto vincere sperando in una L di Miami.

Miami cedeva a Boston mentre nel contempo Charlotte andava a giocarsi una partita punto a punto con diversi cambi di leadership.

Sul finire del primo quarto gli Hornets andavano sul +3 con un layup di Monk in transizione (24-21).

Nel secondo quarto S. Johnson segnava i primi 5 punti per NOLA portando sul +2 i loro ma l’esplosione di Graham con tre bombe (più altro) serviva a Charlotte per rimanere avanti.

Nel finale una tripla di Monk su scarico di Kemba segnava il 59-55 all’intervallo.

Nel terzo quarto gli Hornets dal +5 (Bacon con la flipperata da 3 a 10:29) si ritrovavano sul -5 dopo un fade-away di un Randle che grazie a kg e tecnica dettava legge nel pitturato (69-74).

Frank metteva una tripla, poi gli Hornets mancavano l’aggancio diverse volte finché sempre il Tank con un two and one (fallo dell’ex Wood) pescando il jolly, portava sull’80-78 la partita a 44 secondi dalla terza luce rossa.

Kaminsky realizzava nel finale ancora da tre per far tornare Charlotte sul +5 (83-78).

I vantaggio si estendeva a 7 punti con l’assist di Graham per Bridges ma NOLA rimontava rapidamente riportandosi sul -1 con l’entrata di Clark (85-84).

Quei 4/5 punti oscillavano come un pendolo e a guadagnarli era NOLA che concentrando il gioco tra triple e tiri da sotto segnava con Bertans l’88-91 e con Randle il 91-95 (lo stesso lungo mancava a 5:48 sulla stessa azione il libero addizionale).

Nel crunch time partiva l’one man show di Kemba ma sull’altro lato Borrego ci metteva un po’ troppo a capire che MKG da solo non era in grado di fermare Randle.

Il Tank, sempre lui, pareggiava a quota 99, poi un raddoppio su Randle portava Clark a sbagliare una tripla da scarico, Kemba invece faceva tutto da sé e bene con paleggio in mezzo alle gambe, step back e tripla del +3. Dopo 2 pt. di Walker per il 104-101, un intercetto di Lamb su un passaggio verso Randle serviva a Kemba per infilare una second chance (106-101).

Con Randle messo fuori gioco i Pelicans si affidavano alle triple ma Hill, Johnson e Clark le mancavano così gli Hornets dalla lunetta ghiacciavano la gara finendo per vincerla 115-109 nonostante le ultime due triple (queste a segno) di Randle.

Prima vittoria su cinque tentativi degli Hornets 2.0 nella Big Easy.

La partita

1° quarto:

Charlotte passava in vantaggio con uno spin e allungo in layup di MKG oltre il proprio difensore ma dopo una stoppata di Okafor su MKG, il passaggio per Randle nel mezzo portava il lungo in divisa rossa ad andare a schiacciare a rimorchio nel corridoio centrale dell’area.

Bacon da destra infilava il 5-2 ma Randle con un fade-away su Biz e Okafor in avvicinamento da sotto trovavano il primo vantaggio per i locali.

Kemba in layup a 9:21 trovava i primi due punti della sua gara ma la seconda stoppata subita da MKG (Okafor) apriva al nuovo vantaggio NOLA targato Williams dal corner destro ai 24.

Bacon volava in stoppata da dietro a fermare Clark in transizione favorendo finalmente due punti di MKG che in solitaria non poteva più essere fermato.

Okafor percorrendo la baseline destra scavalcava Biz per superare il canestro e alzarsi in girata per una dunk a una mano che consegnava al primo time-out il 9-11.

Bridges e Randle allungavano il punteggio con due liberi a segno a testa poi Kemba riprovando da tre punti favoriva il pareggio di Miles in tap-in gentile.

Una tripla frontale di Randle spareggiava la gara a 5:25 e il floater di Kemba centrale dopo aver rotto un raddoppio serviva per il riavvicinamento sul -1.

Su un’uscita di Kemba sull’arco Clark commetteva fallo sul tiro del capotano.

3/3 e Hornets avanti 18-16 a 3:43 ma l’ex Wood da sotto si arrangiava in qualche maniera per trovare immediatamente il pari.

Lamb mancava un tiro dopo aver mandato a terra Johnson con il crossover ma dalla destra spuntava Monk che volando correggeva con una potente bimane per il 20-18.

Hill colpiva da tre punti ma a 1:50Walker in lunetta riportava sopra Charlotte che rimaneva avanti sino a fine quarto allungando con un layup di Monk lanciato in transizione.

24-21 dopo i primi 12 minuti.

Bridges contro K. Williams. Foto: The Times-Picayune.

2° quarto:

Stanley Johnson cambiava momentaneamente la gara infilando i primi 5 punti del secondo quarto mentre Lamb in floater sopperiva da due punti alle carenze della squadra da fuori (1/10 da tre), inoltre Frank in entrata era trattenuto e girato da Hill senza che quest’ultimo riuscisse a impedire il canestro.

2+1 e >Hornets avanti sul 29-26.

Johnson con un pullup su Graham e Hill da tre (buon lavoro di passaggi di NOLA) sul Tank in uscita rispondevano portando il match sul 29-31 tuttavia cominciava a lievitare Graham che dalla diagonale sinistra metteva dentro la prima personale tripla della gara.

A 9:05 S. Johnson pescava un two and one prima che sull’altro fronte con la drive e l’appoggio di mancina sulla sinistra Lamb depositasse nonostante il fallo di Wood trovando un’altra giocata two and one per il 35-34 (8:51).

Johnson replicava con una saetta rapidissima, tre punti in un colpo sopra il sorpreso Miles che osservava stupito anche l’alzata di Graham per Monk che non incontrando nessuno per sbaglio dietro le linee nemiche si alzava per uno spettacolare alley-oop rovesciato.

Dopo aver trovato il pari, un fulmine di Graham a 7:19 (un passo dietro l’arco) serviva alla causa per il 40-37, punteggio ritoccato da Lamb che in transizione era costretto a rallentare da due giocatori ma in area dopo la finta arrivava comunque il floater vincente.

Williams da fuori per il 40-42 anticipava la risposta di Graham che con la terza bombarda personale a 5:28 realizzava il 45-40.

Nonostante NOLA traesse la propria principale forza sotto le plance, una tripla veloce dallo strano caricamento di Clark serviva per riavvicinare la Crescent City che subiva due punti in area di Graham ma tornava a segnare con Randle dalla lunetta (lavoro in avvicinamento su MKG con errore millimetrico).

Hornets che a 4:23 tornavano il lunetta sfruttando l’ottimo momento del rookie Graham.

Ancora una volta nessun errore a gioco fermo e sull’azione successiva, sul lato destro Randle in girata sul piede perno, abbassando la testa, risaliva nel cilindro di Okafor mandandolo K.O..

Il congolese si rialzava guadagnando la palla per Charlotte ma proprio lui ma poco più tardi subiva uno step-back del rivale diretto arrivato a 13 punti.

Diallo scivolava tra l’incrocio delle linee della baseline sinistra e dell’area, Miles tentava lo scippo ma il centro, mani sulla palla a livello del legno, era lesto a girarsi sulla linea di fondo per metter dentro.

Una violenta dunk di Biyombo più un FT portava sopra Charlotte 52-49, un teardrop di Clark ricordava di non sbagliare in una punto a punto così Kemba in entrata si procurava due FT trasformandoli a 1:46 (spinta di Diallo).

Un tap-in di Biz su Wood faceva girare la gara sul 56-51 poi un ½ a :43.6 di Wood (fallo di Lamb opinabile) e un 2*1 di un Randle in corsa bravo a trovar Biz sbilanciato a commetter fallo, servivano ai locali per tornare sul -1.

Sull’ultima azione però Kemba andando in penetrazione, con la drive and kick trovava fuori Monk che non fallendo il colpo pesante mandava le squadre negli spogliatoi sul 59-55.

Charlotte Hornets guard Kemba Walker (15) drives to the basket in the second half of an NBA basketball game against the New Orleans Pelicans in New Orleans, Wednesday, April 3, 2019. The Hornets won 115-109. (AP Photo/Gerald Herbert)

3° quarto:

Una dunk di Payton in tre contro uno apriva il quarto, dall’altra parte una flipperata da tre punti di Bacon issava Charlote sul +5 a 10:29 ma Clark da dietro un blocco utilizzava ancora l’arma pesante per realizzare il 62-60.

Bacon prendendo palla e il centro si avvantaggiava su Clark andando a schiacciare oltre un timido Okafor per il 64-60.

Okafor e Randle però usavano la loro supremazia nel pitturato per trovare i punti del pari.

MKG trovato da Walker sulla sinistra metteva la bomba in tempo utile ma New Orleans volgeva la partita momentaneamente a proprio favore sfruttando le triple di Clark (corner destro) e Williams dall’angolo opposto.

67-70 che si aggravava con l’entrata di Randle.

NOLA sfruttava ora il tiro pesante e il solito lavoro in area evitando le soluzioni dal mid-range ma sull’altro fronte anche Charlotte provava a sfruttare i lunghi:dopo un gancio orizzontale di Biz a colpire il primo ferro, il congolese pescato da un lob dietro le linee metteva dentro al volo con una specie d’alzata da pallavolista.

Con un fade-away Randle raggiungeva i 22 punti per il +5 NOLA (69-74).

Per fortuna Frank pescando la bomba del -2 cominciava un elastico tra il -4 e il -2 con gli Hornets a mancare diverse volte la possibilità d’aggancio sino al canestro di Kaminsky che con una finta sotto, facendo saltare Wood, il quale si appoggiava con una mano su di lui, metteva dentro sbilanciandosi all’indietro due punti.

Il libero aggiuntivo valeva l’80-78 e nel finale l’errore da fuori di Bertans e la tripla del Tank, favorita da un passaggio laterale di un Graham altruista e intelligente a ceder palla sul raddoppio, valevano 12 punti a Frank e il +5 Hornets (83-78).

New Orleans Pelicans guard Kenrich Williams (34) competes during first half action against the Charlotte Hornets at the Smoothie King Center in New Orleans on Wednesday, April 3, 2019. (Photo by Brett Duke, NOLA.com | The Times-Picayune)

4° quarto:

Drive sulla linea di fondo per Graham che riprendendo da dove aveva lasciato, serviva l’assist anche a Bridges in layup sinistro.

Hornets sul +7 che si mangiavo rapidamente il vantaggio concedendo un ½ a Wood (10:59) dalla lunetta e una tripla aperta 30 secondi più tardi a Bertans.

Johnson in layup trovava anche il -1 mentre il Tank andando a contatto con Johnson su una finta recuperava un punto ma arrivava ugualmente il pari (88-88) a 8:33 targato Okafor agevolato da Wood con passaggio sotto.

A 7:30 la seconda realizzazione da oltre l’arco del Bertans meno conosciuto sembrava potesse aprire un corridoio per la vittoria degli uomini in rosso perché Bridges continuando a litigare con il ferro (altra tripla aperta mancata) agevolava la schiacciata sul fronte opposto di Wood trovato sotto con un passaggio teso verticale.

-5, entrava allora in azione l’esercito della salvezza per l’armata Brancaleone.

Un sol uomo, non al comando ma in tutto… sempre lui, Kemba Walker che in modalità solitaria a 6:17 realizzava una tripla in avanzamento con arresto e tiro così rapido che per vederla bene servirebbe il rallentatore…

A 6:17 sul 91-93 arrivava quindi anche il record di triple realizzate in una singola stagione per Kemba non contento però di osservare Randle sbagliare il tiro su MKG, poi recuperare con una lotta nella quale valeva tutto e segnare spingendo via il nostro n° 14 usando i kg in più.

Gli arbitri davano anche il fallo contro ma il FT era sbagliato dopo una lunga serie di realizzazioni per NOLA.

91-95, Kemba in attacco a prender le distanze dal difensore pensava alla tripla ma poi preferiva l’entrata per il 93-95…

Miles sbagliava ancora da fuori ma in questo caso si faceva perdonare con una deflection per il contropiede di Kemba fermato irregolarmente all’ultimo.

Splittati i liberi gli Hornets rimanevano sul -1 (94-95) che diventava un -3 quando l’onnipotenza fisica di Randle su MKG si faceva sentire ancora.

Giro e appoggio con Borrego latitante in panchina a capire un po’ tardivamente questa situazione.

Kemba in entrata valeva il -1 e a 4:10 Gentry fermava il tempo chiedendo un time-out.

Ne approfittava Borrego per dare a Frank la consegna dell’ingombrante avversario che tuttavia proprio dal Tank recuperava due FT poi realizzati.

Per fortuna era il Tank in attacco, dopo essersi mosso bene intorno a Kemba, a prendersi lo spazio per l’open 3 dalla diagonale breve sinistra.

99 pari e Hornets al raddoppio su Randle in area: scarico, tripla di Clark ben chiuso, rimbalzo Hornets e tiro spartiacque del match: Kemba con palleggio in mezzo alle gambe e step-back 3 a 3:15segnava clamorosamente il 102-99.

Johnson da sotto alzava su Lamb per il -1ma ormai Kemba era lanciato e non solo metaforicamente: la sua entrata valeva il 104-101.

Lamb intercettava un passaggio diretto verso Randle e anche se in attacco, pur sbagliando la conclusione, non arrecava danno perché dopo il rimbalzo di Monk era Walker con un lungo due su Randle a realizzare il +5.

Piovevano triple innocue per i Pelicans; quella di Hill non faceva danno, poi fantastica finta di Kemba a :1.25 e invasione di Randle che lamentando del contatto era rassicurato dagli arbitri sul fallo esistente.

2/2, 108-101…

S. Johnson e Clark da te andavano a vuoto dalla grande distanza, il Tank a :36.2 chiudeva la gara con un 2/2 ai liberi (110-101) arrivando al season high di 21 punti ma i Pels non si arrendevano segnando con Clark e provando a fermare il gioco con i falli volontari.

Nel fiale s’intervallavano un ¾ dalla linea di Lamb e un 2/2 di Walker con due bombe piazzate dal quasi inarrestabile Randle ma era troppo tardi per NOLA, l’one man show di Kemba decideva la partita tenendo viva la matematica vista la sconfitta di Miami contro i Celtics nella notte.

Kemba saluta cordialmente Gentry sotto lo sguardo del Monociglio che ha un’evidente spilletta a forma di imenottero. Calabrone, ape o bombo? Non credo sia un messaggio pro Hornets purtroppo…

Per New Orleans sugli scudi va Randle con 34 punti e 11 rimbalzi, Clark e S. Johnson seguono sul podio con 17 punti a testa.

Male Payton con un 1/8 dal campo e 2 pt. compensati in parte da 7 assist.

L’ex Wood ha chiuso con 8 punti e 9 rimbalzi.

Tra gli aspetti decisivi del match le 13 palle rubate da Charlotte che poi porteranno anche a 19 TO di New Orleans contro gli 11 di Charlotte.

Tiri liberi: nel primo tempo Charlotte chiude con un 14/14 contro il 9/10 di NOLA finendo, grazie anche ai liberi nella parte finale, con un 27/32 (84,4%) contro il 14/17 avversario (82,4%).

Rimbalzi pari a quota 48, al tiro meglio New Orleans: 42,2% CHA: 47,1% , NOP, da 3: 35,5% CHA, 36,6% NOP.

Pagelle

Kemba Walker: 8,5

32 pt., 3 rimbalzi, 7 assist, 2 rubate. 9/17 dal campo e 2/5 da fuori. Non arriverà a 40 punti ma se la va a vincere quasi da solo. Sicuramente spinge alla grande in un finale dove gli Hornets rischiano di esser battuti da NOLA priva di AD. L’assenza della stella della Crescent City fa la differenza. Brilla quella di Kemba che diventa così inarrestabile nelle realizzazioni mentre prima si era dedicato molto bene a trovare compagni fornendo ottimi assist. Diventa recordman della franchigia per maggior numero di triple realizzate in stagione.

Dwayne Bacon: 6

8 pt., 2 rimbalzi, 1 assist. -10. Importante in attacco quando affonda due triple (2/4) aggiungendo una bella e decisa schiacciata in entrata per il 3/6 finale ma dietro crea dei buchi e deve migliorare sotto questo aspetto. Il plus/minus non è casuale.

Miles Bridges: 5,5

8 pt., 6 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, 2 stoppate. 1 TO, 3/8 dal campo, 0/3 da fuori. Nonostante gli 8 punti e una palla importante intercettata nel finale mi piace poco in serata. Mette dentro un layup su assist di Graham, un tap-in facile… non fa granché, anzi, anche lui non mi convince molto. Un po’ meglio di Bacon in difesa ma in attacco sbaglia sistematicamente i tiri quando contano. Uno 0/3 con errori nel secondo tempo sembrando non credere nemmeno lui nel suo macchinoso tiro.

Michael Kidd-Gilchrist: 5

5 pt., 5 rimbalzi, 1 assist. -8 in plus/minus. 4 falli, uno in aiuto su Randle. Non lo tiene da solo perché non ha i kg ma dorme anche un po’. Ma anche in avvio parte male subendo due stoppate e segnando il primo tiro in schiacciata solitaria.

Bismack Biyombo: 5

7 pt., 9 rimbalzi, 2 rubate. 3/7 dal campo. -6. In difficoltà nel mezzo, in attacco le famose mani da fabbro-ferraio sarebbero un complimento per lui. Lotta (finisce a terra per una testata accidentale di Randle, una randellata che ci restituisce il possesso) e prende rimbalzi ma a confronto dei dirimpettai è a un livello più basso.

Jeremy Lamb: 6,5

12 pt., 2 rimbalzi, 2 assist, 3 rubate. 4/13 dal campo. Brutta serata al tiro per Lamb che parte con uno 0/3 poi riesce anche a mettere il suo classico two and one resistendo al tocco di Wood sul layup. In difesa nel finale però è decisivo su un paio di episodi chiave chiudendo bene Clark su una tripla e rubando un pallone a Randle, inoltre mette un ¾ dalla linea per evitare strane rimonte. +17 in plus/minus.

Devonte’ Graham: 7

13 pt., 2 rimbalzi, 5 assist, 1 rubata. 4/8 al tiro con un 3/6 da fuori. Fiammata realizzativa nel secondo quarto poi alcune belle dish come quella per l’alley-oop di Monk, quella sul finire del terzo per Frank con lui raddoppiato o il passaggio dalla linea di fondo per Miles in entrata. Tra bombe consecutive e personalità in serata riesce anche a prendere una legnata in sfondamento da parte di Wood piazzandosi in tempo davanti al semicerchio antisfondamento…

Willy Hernangomez: 6

0 pt., 7 rimbalzi, 2 rubate. 0/3 dal campo e 1 TO, tutto sommato chiude con un +4 in +/- e prende i suoi rimbalzi. Prova una lunga giocata a due con Frank che non gli riesce e recupera un paio di palloni.

Frank Kaminsky: 7,5

21 pt., 6 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 1 stoppata. 6/13 dal campo con 3/8 da fuori. Punti pesanti quando servono. Da una bella mano a Kemba nel momento più difficile della gara. Non era partito bene ed era stato anche il primo a sbagliare un tiro per Charlotte ma arriva al massimo stagionale in punti anche grazie alla bravura sulle finte, ai contatti presi e agli eventuali two and one grazie alla capacità realizzativa in queste situazioni. Sbaglia un layup già fatto in entrata ma stiamo a questo punto guardando il pelo nell’uovo. Serata felice.

Malik Monk: 6,5

9 pt., 6 rimbalzi, 1 stoppata. 4/ 8 al tiro con un ¼ da fuori. Passa dietro le linee nemiche un paio di volte sganciando devastanti schiacciate volanti. Fa più danni dei “Pippo” della seconda guerra mondiale… Ottima ricezione e layup in corsa in un tempo sul finire del primo quarto. Gli si chiede di segnare non sbagliando eccessivamente. Ci riesce firmando punti importanti in 17:55.

Coach James Borrego: 6

Corregge il tiro nel finale ingabbiando Randle ma prima non si erano trovate contromosse per bloccarlo. La squadra continua a giocare con sempre più giovani (out anche Marvin in serata) e nonostante le 3 sconfitte consecutive, siamo ancora matematicamente dentro la corsa playoffs, chimera e utopia ma a volte lasciare un po’ d’indeterminazione è anche bello.

Voti Pelicans: E. Payton: 5, Clark: 6, K. Williams: 6, Randle: 8, Okafor, 6,5, Diallo: 5, S. Johnson: 6,5, Wood: 6, S. Hill: 5, D. Bertans: 5,5. Coach Gentry: 6

Game 77: Charlotte Hornets @ Utah Jazz 102-111

Intro

A volte esistono idee che generano “realtà” incerte o che non esistono.

I miti, quelli greci, ma anche quelli scandinavi, indiani e tutti gli altri, definiti metastorie, sono esempi che possono dare un indirizzo sulla scelta da compiere a chi conosce tali racconti.

Nella terra dei mormoni il libro di Joseph Smith, considerato il profeta traduttore di tavole d’oro donategli da un angelo di nome Moroni assomiglia molto a una metastoria.

Se a Salt Lake City hanno i loro “santi”, a Charlotte, dopo il miracolo del profeta Lamb a Toronto, l’unico giocatore consistente in grado di provare a ribaltare una sorte segnata, si chiama Kemba Walker e anche se il testo parla di tutt’altro, come recita la strofa dello scomparso Mango (grande artista dalla splendida voce e sonorità particolari):

“Se i giochi del vento, sul lago salato, non sono finiti per noi parla tu”…

o

La partita in breve

Premesso che Kemba Walker ci prova a mantenere in piedi la stagione regolare ci sono alcune considerazioni generali da fare.

Manca un centro difensivo vero, affidabile e completo.

Mancano tiratori da oltre l’arco affidabili.

La squadra continua a essere modello Dottor Jekyll e Mr. Hyde lontano da Charlotte.

Scompare sistematicamente e se alcuni senatori sono più bolliti del carrello dei bolliti, anche parecchi giovani hanno le batterie scariche.

Polo negativo in trasferta, polo positivo allo Spectrum Center.

Nulla di diverso sarebbe potuto accadere questa sera, la squadra è troppo debole e il tentativo di tenerla in vita è passato soprattutto dalle solite mani, ovvero quelle di Walker e Lamb.

Prima della partita della notte si evidenziano i problemi difensivi avuti nelle ultime due partite sottoforma di cifre…

Detto ciò, dopo un primo tempo nel quale gli Hornets hanno contenuto discretamente gli attacchi avversari, specialmente grazie all’ingesso in campo della panchina durante le rotazioni, si è assistito a un pessimo attacco.

39-52 alla fine dei primi 24 minuti con tiri in area influenzati da Gobert e soci ma anche con triple sistematicamente sbagliate.

Nell’intervallo dagli altri parquet ipoteticamente arrivavano solo buone notizie: Indiana-Detroit 111-102, Boston-Miami 110-105, Brooklyn-Milwaukee 121-131 e Toronto-Orlando 121-109…

Serviva rimontare e vincere per avere una speranza ancora…

Non era un caso che gli Hornets, dopo esser tornati sul -8 in avvio di terzo quarto mai mai potessero rientrare se a 9:21 dalla fine della partita MKG (sottolineo MKG) segnasse la seconda tripla per gli Hornets “raggiungendo” un imbarazzante momentaneo totale di 2/22 da oltre l’arco…

I Jazz dormivano sonni tranquilli anche se nel finale Kemba, rifiutando la resa, provava in extremis ad accorciare.

Purtroppo la difesa non era molto valida e anche se le sue entrate funzionavano (Gobert con 5 falli a carico) e cominciavano a piovere anche le sue triple (in serata pareggia il numero di triple realizzate per un giocatore di Charlotte in un’unica stagione, record attualmente in coabitazione con Jason Richardson a quota 243) non c’era nulla da fare.

Kemba raggiungeva i 47 punti ma inutilmente mentre la squadra collezionando la quarantaduesima sconfitta stagionale andava in sicuro bilancio negativo per la terza stagione consecutiva.

Per Utah, ottima prestazione di Mitchell con 25 punti, Rubio seguiva con 20 punti e 13 assist mentre Gobert con 18 punti e 18 rimbalzi si piazzava terzo tra i marcatori di Snyder.

Hornets che tengono a rimbalzo con un 44-47 ma perdono nettamente nel gioco delle triple finendo con un 7/30 migliorato solo da Kemba nel finale dopo un 2/22 terrificante… I Jazz finiranno con un 15/35… Con un 36/90 dal campo Charlotte ottiene un 40% dal campo ma anche se tiene gli avversari sotto il 50% questa volta, il divario è notevole: 48,1% per Utah che perde 17 palloni contro gli 11 di Charlotte ma che sbaglia meno… Charlotte mostra tutti i suoi limit offensivi perdendo nettissimamente negli assist con 15/30 e questa volta la squada di Borrego non batte molti più tiri liberi degli avversari (23/29 contro un 20/26)…

Le formazioni:


La partita

1° quarto:

Inizio pessimo di Charlotte che andava sotto di 0-5 con due bei punti off-balance di Rubio dalla baseline sinistra (media distanza) un two and one di Gobert toccato da un Bacon che uscirà dal campo quasi subito (poco più di 5 minuti), forse perché falciato precedentemente da Mitchell?

Gli Hornets comunque con un 10-5 di parziale rimontavano ottenendo il pari con rimbalzo offensivo di Biz e dunk dopo l’errore di Williams da fuori.

Un altro parziale di 0-5 chiuso da Gobert in schiacciata a 6:32 mandava Charlotte al time-out.

Lamb da pochi passi, favorito dal lavoro offensivo di Willy sotto le plance, metteva dentro da vicino ma i Jazz allungavano sino al 12-21 con qualche tiro libero (Rubio a 5:05 con un 2/2).

A 3:55 due FT anche per Lamb muovevano anche il punteggio dei visitors che cercavano di riguadagnare la parità.

Con una buona drive verso il centro dell’area Monk impegnava due difensori in chiusura, passaggio lob in corsa sopra le teste degli avversari, aggancio di Willy (screen roll precedente) che muovendosi bene era toccato mentre depositava il reverse.

Peccato per il libero mancato a 2:45 ma la panchina degli Hornets cercando la rimonta, nonostante subisse una penetrazione da destra i Niang con canestro raffazzonato, continuava a produrre grazie a una put-back dunk di Willy su errore di Lamb mentre in transizione Graham lanciava in orbita Monk che arrivando da sinistra staccava per una plastica ed esplosiva schiacciata a una mano nonostante a terra un avambraccio di Crowder cercasse inutilmente di “spostarlo”…

Ingles da tre dava una battuta d’arresto alla rimonta della bench che tuttavia chiudeva il quarto con due liberi di Lamb (Udoh e un colpetto in faccia a Lamb sulla penetrazione prima della stoppata).

2/2 e si andava a termine primo quarto sul 23-26.

Utah Jazz center Rudy Gobert (27) reaches for the ball as Charlotte Hornets forward Marvin Williams (2) looks on during the first half of an NBA basketball game Monday, April 1, 2019, in Salt Lake City. (AP Photo/Rick Bowmer)

2° quarto:

Sotto di tre punti, dopo qualche pessima tripla da ambo le parti, Charlotte accorciava di uno su un TO dei Jazz poiché Monk era abbattuto dal ripiegamento di O’Neale.

½ dalla lunetta a10:51 al quale seguivano due punti di Udoh da sotto grazie al rimbalzo offensivo.

Lamb s’inerpicava nell’inconsistente aria per andare a battere O’Neale sulla baseline destra da distanza media e poi sparando una tripla dalla diagonale destra a 9:47 portava in vantaggio gli Hornets (29-28).

Il vantaggio resisteva per …. nonostante Snyder rimandasse in campo Gobert arrivava un altro TO per i Jazz (saliti a 7) quando Crowder, cercando Gobert, mandava la palla oltre la linea di fondo.

Anche al tiro le squadre fallivano tutto il possibile arrivando a un 1/12 per Charlotte contro un 3/11 per Utah per quanto riguarda il tiro da tre punti.

Un time-out a 7:54 era chiamato dai Jazz per rimetter ordine.

Evidentemente funzionava perché Gobert dopo pochi secondi andava a segno in schiacciata, Sefolosha trovava l’open 3 dall’angolo sinistro portando sul 29-33 la gara.

Kemba rientrava ma la sua tripla finiva corta così Sefolosha andando a metter dentro con la più classica delle entrate con appoggio in layup anticipava una steal di Mitchell che su una rimessa laterale battuta da Willy, anticipava l’incolpevole Graham andando a depositare due punti a 6:03 per il 29-37.

Lo 0-9 di parziale consigliava a Borrego il time-out ma a parte un canestro di Lamb appoggiato al vetro con parabola altissima (dopo aver preso una stoppata laterale da Gobert e aver recuperato sotto canestro velocemente la spicchiata), la gara non tornava in parità, anzi, il divario si faceva più consistente anche se ancora si combatteva inizialmente con questa sequenza: layup di O’Neale, 2 FT a segno per Willy (2° fallo di Gobert), reverse alley-oop di Gobert (4:25) su alzata di Rubio, O’Neale appoggio facile su passaggio verticale dietro le linee degli Hornets che perdevano completamente l’attaccante…

33-45 e tutti a rapporto da Borrego vedendo la partita sfuggir di mano.

A 2:30 in corsa Walker superava Mitchell per andare ad appoggiare sul lato destro della tabella ma un fade-away di Rubio in area valeva il nuovo -12, finché almeno a 1:09 Walker andando in lunetta riusciva a realizzare il 37-47.

Mitchell con una strong drive si alzava in volo per una devastante schiacciata a una mano mentre dall’altra parte con una finta sul posto Lamb riusciva a incrociare su Ingles per liberarsi e batter il lungo con l’arcobaleno.

Il colpo finale però era sparato da Mitchell che a :27.4 realizzava la bomba del 39-52.

Si andava negli spogliatoi dopo aver evidenziato un pessimo attacco influenzato dai lunghi nel mezzo ma anche da fuori gli Hornets con un pessimo 1/16 mostravano incapacità di finalizzare.

Lamb chiudeva con 15 punti, Walker con 9…

SALT LAKE CITY, UT – APRIL 1: Rudy Gobert #27 of the Utah Jazz goes up for a dunk during the game against the Charlotte Hornets on April 1, 2019 at Vivint Smart Home Arena in Salt Lake City, Utah.
Copyright 2019 NBAE (Photo by Melissa Majchrzak/NBAE via Getty Images)

3° quarto:

Nel terzo quarto partiva Lamb al posto di bacon per dare più consistenza all’attacco ma all’improvviso il problema diventava la difesa…

Kemba accorciava infilandosi nella difesa avversaria per un two and one mentre Lamb infilandosi tra le divise viola e percorrendo il bordo destra dell’area riusciva da poca distanza ad appoggiare altri due punti che accorciavano il divario sul -8 (44-52).

Ingles con una finta si liberava di un Lamb fuori equilibrio (che andava ben oltre in salto) per sparare una tripla a 9:56, Kemba rispondeva con un lunghissimo due punti mentre per un dribbling incrociato di Rubio su Bridges si arrivava al contatto in area e ai due FT a segno per il play spagnolo.

Kemba guadagnava due FT dimostrandosi uno dei due giocatori capaci di provare a supportare l’attacco di Borrego ma dall’altra parte un passaggio verticale per Gobert in corsa dimostrava che la dunk dell’altissimo centro non era un caso.

Il nulla difensivo era pagato caro anche sull’entrata di Rubio che scappava a Kemba e batteva l’aiuto di Marvin in layup.

Lamb con un floater e Kemba con il secondo long two a 7:27 realizzavano il 52-61 ma poi cominciava a diluviare su Charlotte che si bloccava in attacco dopo il pull-up di Lamb per il 54-64.

Una dunk di Gobert con una difesa imbarazzante apriva un parziale di 0-8 con gli Hornets a dover ricorrere a qualche fallo anche per bloccare i possibili fast break avversari.

Su uno di questi Mitchell splittando dalla lunetta (4:40) realizzava il +18 (54-72).

A 3:02 finalmente Walker interrompeva il digiuno offensivo della squadra del North Carolina che otteneva 4 liberi ma lo 0/2 di Willy e l’1/2 di Kemba a 1:42 non favoriva la rimonta che tuttavia in parte arrivava ugualmente anche grazie a qualche libero.

Il two and one di Willy a :42.2 (fallo di Crowder) portava u contro-parziale di 8-0 con il quale Charlotte tornava sul -12 (62-74).

Nel finale di quarto però

4° quarto:

Era Utah ad allontanarsi ancora una volta nell’ultima frazione: Ingles con finta su Lamb clava la nuova tripla, un tiro che mettevano dentro anche MKG (9:21 per il 2/22 Hornets da oltre l’arco), Sefolosha (75-90) e Monk a 8:23.

Willy lo sbagliava, O’Neale no.

78-95 a 7:09 dalla fine… time-out.

Kemba da -17 con tre liberi e una tripla (4:16) si portava a 31 punti accorciando sul -11 inoltre a 3:14 un’entrata oltre Gobert gli serviva per un two and one.

Kemba, con la testa nel pallone, segna dalla lunetta un libero per il riavvicinamento.

Kemba attaccando ancora un Gobert con 5 falli si spaziava con il corpo prima di depositare il 93-102.

C’era però a 1:14 dall’ultima luce rossa il lampo da tre punti di Mitchell a fermare il rientro di uno scatenato Walker bravo a metter dentro tre triple in un minuto circa.

Quella a 13 secondi dalla fine valeva il -7 (102-109) m servivano falli per bloccare il cronometro e quando Walker scivolava sull’ultima azione, il capitombolo del capitano si trasformava in metafora della stagione degli Hornets.

Pagelle

Kemba Walker: 8

47 pt., 5 rimbalzi, 3 assist. 15/28 al tiro. Beh… dopo un primo quarto da 5 pt. e un secondo da 4, si sveglia nel terzo, poi nell’ultima parte da il bianco entrate consistenti e con triple rapide. Purtroppo è tardi. Raggiunge Jason Richardson, detentore per Charlotte del record di triple realizzate in una singola stagione con 243. Un punto in meno nel voto perché qualche volta la difesa sulle drive di Rubio non è irreprensibile.

Dwayne Bacon: s.v.

2 pt., 1 rimbalzo. Gioca solo 5:28, poi, a parte un bel tiro dei suoi da medio/lunga distanza esce e non si rivede più. Parte Lamb nel secondo tempo. Non so se sia dovuto a scelta tecnica o a qualche problema di salute (Mitchell lo falcia a inizio gara). Fa in tempo a toccare inutilmente Gobert concedendogli il libero dello 0-5 anche se l’uomo sarebbe stato di Biyombo, in libera uscita…

Miles Bridges: 4,5

0 pt., 5 rimbalzi, 1 rubata. 2 TO, 3 falli, -14 in +/-. Le ali degli Hornets ci provano quasi solo da fuori, su scarichi o cercando di metter dentro il colpo pesante. Miles chiude con uno 0/5 dal campo con uno 0/3 da fuori. Apporto offensivo nullo, difensivo scarso. Pessima serata.

Marvin Williams: 4,5

0 pt., 5 rimbalzi, 2 rubate, 1 stoppata. 1 TO, -21 in +/-. Stesso discorso di Miles anche se lui va per uno 0/4 tutto sparato da oltre l’arco e con lui in campo questa volta la squadra imbarca tanta acqua. Senza una via di mezzo, le pessime serate di Marvin si trasformano in gap pesanti per Charlotte.

Bismack Biyombo: 5

4 pt., 2 rimbalzi, 2 assist. Le sua uscite a vuoto spesso costano caro come quella citata a inizio gara su Ingles che va a trovare Gobert e Bacon spende il fallo (two and one comunque). Non riesce a trovare la posizione ideale. Rubio anche da breve distanza lo scavalca con un lob ravvicinato per l’alley-oop di Gobert. 2/3 al tiro, -4 complessivo giocando 10:59. Ha il vantaggio che essendo un centro può, grazie alla sua altezza, influenzare qualche tiro ma non ha altri grandi meriti oltre a prender un buon rimbalzo in attacco e convertirlo in due punti.

Jeremy Lamb: 7

23 pt., 4 rimbalzi, 1 rubata. 9/16 dal campo. A parte un paio di salti a vuoto e relative triple concesse a Ingles, un tiratore molto preciso se ha spazio, ma bradipo, sostiene l’attacco firmando la prima tripla della serata che resiste per due quarti e mancia… Si procura punti attaccando l’area e i bordi dell’area non fermandosi anche se Gobert lo stoppa (si riprenderà il pallone sulla stessa azione segnando). 4/4 ai liberi e nessuna palla persa, molto attivo in difesa indipendentemente dai risultati. Lo si vede molto tonico a tratti e pronto a passare davanti a eventuali blocchi o a cercare di strappar palloni.

Michael Kidd-Gilchrist: 5,5

5 pt., 3 rimbalzi, 1 assist, 3 rubate. 2/5 dal campo piazzando. La seconda tripla di serata. Si batte e commette anche qualche fallo

Devonte’ Graham: 5

0 pt., 2 rimbalzi, 6 assist, 1 rubata. +4 in plus/minus ma in realtà è una prestazione scadente composta da qualche buon assist (alley-oop per Monk), numericamente interessante visti i 26:33 in campo ma dal campo lo 0/7 è inaccettabile. Si sa già come andrà a finire prima che tiri…

Willy Hernangomez: 6,5

15 pt., 8 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, 1 stoppata. A parte i 3 TO (uno toccando una palla imprendibile) e il 5/8 in lunetta, lotta per tutta la sera infischiandosene di Gobert e soci. Lui prova a fare il suo in attacco. Gli fischiano un netto passi ma lo si vede depositare anche un bel two and one ed è la terza minaccia di serata per gli avversari. I suoi rimbalzi li prende sempre ed è molto bravo ad anticipare un passaggio in direzione Gobert per lanciarsi in un coast to coast chiuso con la jam a una mano.

Frank Kaminsky: 4

0 pt., 3 rimbalzi. 10:52 in campo, 0/3 con uno 0/2 da fuori che ancora fischia nelle orecchie. Due terribili air-ball… Un TO e un fallo più un rimbalzo difensivo preso perché Willy glielo allunga. Bruttissima serata.

Malik Monk: 5,5

6 pt., 6 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate. 2/7 dal campo e il solito TO esagerando con lo show time o la sua versione a favorire gli avversari… Riesce a mettere una tripla su 5 ma la miglior cosa la fa quando decolla per l’alley-oop plastico servito da Graham… +13 in plus/minus.

Coach James Borrego: 5

L’attacco non funziona, la difesa anche. La qualità degli interpreti la conosciamo ma non si riescono a sistemare errori che si ripetono, specialmente in difesa dove ci sono responsabilità individuali dei singoli ma mi sembra anche problemi nel muoversi efficacemente insieme.

Game 76: Charlotte Hornets @ Golden State Warriors 90-137


Intro

Una partita che per il pronostico ostico non gasava di certo i fan di Charlotte.

La classica partita senza speranza che lo scorso anno girò incredibilmente a favore degli Hornets in quel di Oakland.

Non ci sono grandi premesse per ripetersi poiché la squadra è praticamente out dai playoffs e fuori casa stenta, per utilizzare un eufemismo.

Cosa potrebbero fare i Calabroni per sopperire al divario tra le due squadre?

Sicuramente sbagliare poco, difendere molto e intelligentemente e augurarsi che dall’altra parte non ci siano giocatori in the zone.

Riguardo ciò che la squadra di Borrego potrebbe fare copio il testo virgolettato da www.stateofmind.it, un giornale on-line sulle scienze psicologiche.

Ditemi se tra i vari ambiti la descrizione seguente non si adatta benissimo al gioco del basket:

“Prendere delle decisioni di solito richiede la valutazione di almeno due opzioni che differiscono rispetto a diverse caratteristiche ed elementi. La selezione di un’opzione a scapito di un’altra richiede che la persona metta in atto una valutazione complessiva delle diverse alternative, utilizzando specifiche modalità di ricerca ed elaborazione delle informazioni e strategie decisionali.

Nella maggior parte dei casi prendere decisioni significa ragionare in condizioni di incertezza: non riusciamo a prevedere con certezza l’esito futuro delle possibili alternative a disposizione, ma nella migliore delle ipotesi riusciamo soltanto a stimare la probabilità di tali esiti.

I ricercatori nei campi della psicologia e dell’economia sono generalmente d’accordo sull’importanza di due fondamentali motivazioni umane, come il desiderio di ridurre l’incertezza e il desiderio di ottenere vantaggio (Bentham, 1948); queste motivazioni sono fondamentali nella presa di decisioni. Contrariamente alle prime teorie, che vedevano il decision making legato alla scelta razionale, oggi è risaputo che le decisioni umane sono basate tanto su motivazioni edoniche ed emotive quanto su motivazioni razionali (Cabanac, 1992)”.

Ebbene, specialmente sul lato offensivo i ragazzi di Borrego dovranno essere abili a trasformare il maggior numero di possessi che avranno.

Sicuramente saranno importanti aspetti come difesa e transizione e la sua gestione ma anche a difesa schierata Charlotte avrà nelle mani dei propri singoli le possibilità di gestire palloni tra gloria personale e gioco di squadra.

A volte decisioni azzardate funzionano ma la valutazione della miglior opzione/scelta è l’unica soluzione per poter contrastare una gara estremamente ardua.

E allora si andava in scena nella notte a Oakland con nulla da perdere e meno tensione vista la serata scorsa dove le altre contender per i playoffs si sono allontanate vincendo tutte, lasciando nella classifica dell’Est, al centro dello scaduto blocco granitico della Southeast Division (tutte e cinque le squadre in fila) gli Hornets al terzo posto, preceduti dai due team della Florida.

I

Le formazioni:

La partita in breve

Charlotte resiste poco più di un quarto poi si coniugano la pessima difesa in generale degli Hornets, specialmente sul tiro da fuori (cosa già vista nella gara con i Lakers) con la bravura degli avversari nel realizzare questo tipo di situazioni, a volte semplicemente uscendo da un blocco per un catch n’shoot rapido (era il caso di ottime due triple by Thompson).

A inizio ripresa era proprio lui a metterne un paio consecutive mandando in ghiaccio una partita già chiusa a metà secondo quarto nonostante la già avvenuta espulsione di Cousins per gomitata su Willy a rimbalzo (flagrant 2 per la terna).

Gli Hornets con la testa al back to back di Salt Lake City, ultima spiaggia per chi crede ancora nel miraggio playoffs, cominciavano a calcare il parquet per firma lasciando ancora più spazi.

I Warriors mollavano un po’ nel finale del terzo quarto quando sul +45 subivano un parziale di 9-0.

Gli Hornets rientravano di altri punti nell’ultimo quarto ma poi lasciavano tutto il finale alla panchina dei Guerrieri che chiudeva sul +47, un divario probabilmente più ampio rispetto alle forze in campo ma che certamente racconta di una gara mai in discussione.

Ai 25 di Curry e ai 24 di Thompson dalla panchina si aggiungeva un Cook da 21 punti ad anticipare un Durant da 11 punti e 9 assist mentre Green con lo stesso numero di assist si fermava a 10 pt..

nelle statistiche di squadra gli Hornets vanno meglio solo ai liberi con un 88,0% (22/25) contro l’83,3% avversario, nelle steal (8-7) e nei minor TO (11-15) mentre nelle altre statistiche è diluvio Warriors con un 24-41 negli assist, 28-50 a rimbalzo, 4-10 nelle stoppate ma l’aspetto fondamentale del match è il tiro.

Hornets al 35,3% dal campo scendendo al 25,0% da tre punti contro il 60,2% avversario dal campo migliorato “incredibilmente” da oltre l’arco con un 63,6% (21/33)…

Per Charlotte una partita da ricordare per gli errori difensivi che dovrà esser utile per migliorarsi domani a Salt Lake City.

La partita

1° quarto:

Gli Hornets partono bene mentalmente per competere anche se un rapido catch n’shoot sull’uscita di Thompson dava lo 0-3 agli avversari a 15 secondi dall’inizio.

Walker rispondeva con un pullup frontale imitato dallo stesso Thompson aiutato dal primo ferro.

Bacon si creava un tiro dal bordo dell’area sinistra sollevandosi oltre due difensori per realizzare il 4-5 mentre Miles, i partenza dal binario sinistro rischiava passi contro Green che abboccando alla finta lasciava libero il corridoio per la schiacciata sorpasso del rookie.

Gli Hornets aggiungevano tre punti con lo stesso giocatore e dalla stessa posizione di partenza della precedente azione (9-5), ma Charlotte cominciava a sbagliare diversi tiri, in particolare da oltre l’arco e Thompson a /:40 pareggiava con un tiro da due sopo aver messo dentro precedentemente in entrata.

Walker riportava avanti Charlotte in transizione su passaggio di… Curry, ma lo stesso Curry allungandosi in appoggio pareggiava a quota 11.

Tutti in time-out ma non prima di due FT assegnati a Bacon che al rientro siglava il 13-11.

Kemba dal mid-range sollevava un po’ Charlotte prima di due punti di Curry e l’entrata sul parquet di un buon Hernangomez dal punto di vista offensivo.

Suoi i due FT per portare la gara sul 17-13 (fallo di Looney) a 6:03.

Lo stesso Looney era spazzato in rimessa dal fondo da Lamb ma sull’azione ripresa dalla linea di fondo Thompson segnava da tre poi Looney servito sotto comodamente cambiava la gara portando avanti i californiani che aggiungevano altri 3 punti con Curry bravo a sfruttare rapidamente un blocco su Bridges con bacon troppo staccato.

Parziale di 0-8 che si allungava dopo il time-out a 4:50.

Durant andava a prendersi un tiro sul rientrante Batum e i Warriors volavano sul 17-23 prima che Willy a 3:56 pescasse un two and one riposizionandosi su un gioco a due con Lamb.

Un passaggio orizzontale di Walker favoriva l’appoggio in transizione di Curry mentre da dietro Batum sul possesso avversario successivo stoppava Looney ma sul proseguimento Iguodala metteva dentro toccato da Lamb e anche mancando il libero la squadra di Kerr otteneva il +7 (20-27).

Willy appoggiava al vetro in uno contro uno dal post basso sinistro poi Curry realizzava da tre dall’angolo destro mentre a 1:54 era ancora Willy con una runner jam su bound pass laterale di Batum a sostenere l’attacco della squadra.

La finalizzazione valeva il 24-30 ma i Warriors si staccavano grazie al marchio di fabbrica: tripla di McKinnie per il 24-33…

Graham da tre fendeva solo l’aria ma Willy recuperando la pala, sotto saliva venendo interrotto da un intervento irregolare.

Splittati i liberi arrivava anche un canestro di Green in reverse oltre il Tank per il 25-35 mentre sul fronte opposto era il solito Hernangomez a impegnare sulla linea di fondo McKinnie subendo un altro fallo.

2/2 dalla linea per il 27-35 finale di primo quarto…

OAKLAND, CA – MARCH 31: Dwayne Bacon #7 of the Charlotte Hornets shoots the ball against the Golden State Warriors on March 31, 2019 at ORACLE Arena in Oakland, California.
Copyright 2019 NBAE (Photo by Noah Graham/NBAE via Getty Images)

2° quarto:

Speranzoso avvio di Charlotte che segnava grazie a una schiacciata di Lamb su assist del Tank ma si notava subito che gli Hornets non erano in grado di difendere efficacemente quando Cousins metteva entro semplicemente.

In attacco Lamb scambiava il favore al Tank servendogli l’assist per un tre punti che riavvicinava Charlotte sul -5 (32-37) ma altri due punti di Cousins nel pitturato e una tripla di Cook mandavano sul -10 Charlotte a 9:42.

Dopo due tiri liberi a bersaglio per l’ex Pelicans arrivava una seconda tripla del tank (8:11) per riportare il gap a una cifra (35-44) ma un’altra tripla di Cook riportava il divario sul +12 Warriors.

Interessante notare come il 3/12 Hornets e il 7/12 (nella statistica dei tre punti) Warriors scavavano esattamente quel solco di 12 punti in più in possesso dei Warriors…

Kemba migliorava la statistica con una bomba per il riavvicinamento ma due punti di Cousins e tre di Cook (stessa sequenza precedente) portavano la gara sul 38-52.

Questa volta però mentre il tiro dall’angolo di Cook andava infilandosi nella retina arrivava una gomitata alta al volto di Cousins su Willy.

Gli arbitri propendevano severamente per un flagrant foul 2 vista l’estensione volontaria del braccio ma gli Hornets ne guadagnavano solo momentaneamente a 5:57 con altri due FT per Willy, una fortuna dalla lunetta.

Un -10 che era base di partenza per i Warriors perché il loro gioco si scioglieva senza il centro ingombrante.

Dentro Bogut che realizzava il 42-56 poi da segnalare un bello spin sul post basso di Miles in uno contro uno: veloce a scappar via e impossibile da fermare in dunk.

Cartolina sporadica perché Cook in taglio verticale raggiungeva il passaggio e depositava in una difesa Hornets incapace di contrastare l’attacco avversario (46-60).

A 2:55 una tripla di bacon era goccia in mezzo al mare, era Bogut con un tap-in a segnare il +15 Guerrieri (49-66) divario che si ampliava nel finale anche perché Walker subendo un leggero tocco mancava un tiro e poi andando frustrato in entrata mancava l’appoggio mentre a :01.4 Thompson non si faceva problemi nell’infilare la tripla del 49-71 che conduceva negli spogliatoi.

4/12 dal campo per Kemba, ¼ per Lamb, 2/5 per Bacon, 0/2 per Williams e 0/1 per Biz tra i titolari mentre Kaminsky ne realizzava 6 e Willy 18…

OAKLAND, CA – MARCH 31: Willy Hernangomez #41 of the Charlotte Hornets dunks the ball against the Golden State Warriors on March 31, 2019 at ORACLE Arena in Oakland, California.
Copyright 2019 NBAE (Photo by Noah Graham/NBAE via Getty Images)

3° quarto:

Gara gelata immediatamente da Thompson con due bombe, la seconda a 10:20 dalla top of the key scavava un -30 (49-79), divario che non accennava a fermarsi dopo due punti da Bacon e risposta di Green da 3 dall’angolo destro e pullup del lungo Durant su un Miles che faceva una buona guardia ma non serviva per fermare il colpo del 51-84.

Charlotte mollava il colpo in un mix di frustrazione e pensiero già al back ti back di Salt Lake City così mentre a 7:11 dalla fine sul terreno di Denver i Maghi si portavano sull’83-82, i Warriors, in lotta con i Nuggets per la prima posizione a Ovest continuavano a viaggiare sul velluto con le triple di Green a 8:10 e la dunk di Durant a una mano.

Canestri intervallati da un ottima ampia finta di passaggio a una mano di Williams che da sotto canestro compiva un mezzo giro per alzarsi ad appoggiare semplicemente dopo aver visto Green saltar via sulla finta (57-89).

I Warriors si divertivano provando tiri da fuori così Curry, Durant, Thompson e ancora due volte Curry di seguito realizzavano 15 punti mandando la squadra californiana sul 59-104 con un parziale di 2-15…

-45 a 3:16 con una difesa di Charlotte incomprensibile e svogliata.

I Warriors si fermavano lì lasciando spazio a un minimo rientro di Charlotte che ottenendo un parziale di 9-0 tornava su un -36.

Divario abissale e parziale interrotto da McKinnie con un ½ dalla linea a 1:04 (fallo di MKG in chiusura da dietro).

MKG segnava in dunk su assist con finta di Graham mentre un reverse layup di Frank in transizione e una tripla sprigionata da Lamb più una sua stoppata su Cook conducevano agli ultimi 12 minuti sul 72-105.

4° quarto:

Già ampiamente in garbage time da una dozzina di minuti gli Hornets buttavano dentro anche Shelvin Mack, tanto per dire…

Non succedeva nulla a livello di marcature sino a 9:09 quando Bell suonava il campanello correggendo sé stesso.

Monk, altro giocatore lanciato nella mischia che non aveva toccato ancora il parquet in serata, si presentava con la tripla del 75-109 a 8:27 e a 7:59 percorrendo la linea di fondo destra Bridges in salto si elevava passando sotto il canestro per voltarsi in salto e metter dentro una thunder in reverse.

Due buone azioni ma poi il finale era quasi tutto targato Warriors come quando una tripla di Jerebko (5:46) si divertiva a ballare sui lati dell’anello prima di affondare nella retina.

Nel finale il punto esclamativo sul +47 lo metteva McKinnie con una potente put-back dunk prima di osservare Mack in entrata appoggiare corto sciaguratamente lasciando così il 90-137 finale.

Pagelle

Kemba Walker: 5

9 pt., 1 rimbalzi, 3 assist, 2 rubate. Inizia bene (4/12 alla fine del primo tempo e 4/14 finale) poi la squadra va sotto e quando chiede un paio di falli su due entrate non assegnati dagli arbitri va in frustrazione. Sbaglia un’altra entrata piuttosto semplice e non riesce più a esser incisivo. Borrego gli risparmia gran parte della restante gara visto che nella terra dei mormoni sarà più utile rispetto al momento della partita che si stava vivendo. Un TO da bad pass orizzontale che manda Curry a segno.

Dwayne Bacon: 5

9 pt., 2 rimbalzo, 2 assist. 3/9 dal campo. Anche lui nel marasma difensivo in certe situazioni nicchia. In altre può far poco mentre in attacco un paio d’arresti e tiro fluttuando i aria vanno a segno e sono esteticamente belli da vedere ma tira male da fuori e prende un -40 in +/-…

Miles Bridges: 5,5

9 pt., 5 rimbalzi. 4/10 dal campo. E’ buono l’inizio e anche la sua schiacciata nel secondo tempo in reverse è uno dei pochi highlights della partita per Charlotte. Prende però un -43. La sa difesa a tratti è buona, in altre circostanze si uniforma alla terra di nessuno. Durant lo batte con un pullup nonostante la mano alzata a ridosso.

Marvin Williams: 5

2 pt., 4 rimbalzi, 3 assist. 20:34 sul parquet. Qualche buon passaggio e discreto a rimbalzo ma l’1/5 dal campo sbagliando floater, uno anche in entrata fuori equilibrio svantaggia la squadra. Poco da in termini di apporto offensivo in una serata nella quale chiuso bene sulla linea da tre, tenta solo una conclusione da fuori sbagliandola.

Bismack Biyombo: 5

0 pt., 2 rimbalzi, 1 assist. -9 in 8:25. Gioca poco ed è sovrastato da Cousins sin dalla palla a 2 in avvio.

Jeremy Lamb: 6

11 pt., 3 rimbalzi, 5 assist, 2 rubate, 2 stoppate ma anche 2 TO. 3/7 dal campo. Ancora a mezzo servizio gli riesce qualcosa anche nelle stoppate o nelle rubate oltre ad avere una buona serata negli assist ma la partenza non è buona con un ¼ nel primo tempo. Meglio rispetto a LAL, speriamo si ritrovi in quel di Salt Lake City.

Devonte’ Graham: 5

2 punti, 2 assist, 1 rubata. 14:45 in campo, 0/3 iniziale al tiro, chiude con un non convincente 1/5. Bello l’assist con finta sull’infilata centrale di MKG ma per il resto gioca maluccio nonostante il +1 (lui e MKG gli unici in positivo su questa stats).

Willy Hernangomez: 6,5

22 pt., 5 rimbalzi, 1 assist. Frena a rimbalzo e nei punti nel secondo tempo. Ne segna 18 nel primo e ottiene i record personale per numero di liberi tentati. Stile di gioco europeo con finte e buoni movimenti in area e sul post, riesce anche a far espeller Cousins. In difesa però se è lui il centro contro queste squadre, allora diventa complicato anche se non s’incassano triple, tuttavia è l’unico che mostra resistenza offensiva finché c’è partita nel primo tempo.

Frank Kaminsky: 6

10 pt., 2 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 4/10 dal campo esattamente diviso tra tiri da due e da tre punti. Anche lui in difesa non è un fulmine e l’inizio promettente non viene poi replicato nella seconda parte.

Malik Monk: 6

9 pt., 1 assist. 3/6 dal campo presentandosi subito con un’ottima tripla nel garabage time, poi ne scaglia una come air-ball ma nel finale esce dall’area costruendosene una rapida che a bersaglio dalla diagonale destra.

Nicolas Batum: 5,5

2 pt., 4 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, 1 stoppata in quasi 23 minuti e mezzo. Ottima la stoppata da dietro nel primo tempo e bello il suo tiro in uno contro uno dal mid-range. Non prende tiri nel primo tempo per finire con un 1/3 dal campo e due bombe mancate.

Michael Kidd-Gilchrist: 6

2 pt., 2 assist. 1/3 dal campo. Manca un layup da sotto con l’avversario davanti. Gioca uno sprazzo ottenendo un +1 in plus/minus e forse non è un caso ormai anche se minimo, è il secondo dato dopo quello con LAL. In controtendenza rispetto al gruppo, ovviamente ora Borrego vuol far crescere i giovani e lui non trova più spazio.

Shelvin Mack: 4,5

3 pt.. C’est tout. Tre punti figli di un ½ ai liberi e un ¼ dal campo. Il canestro l’ottiene su uno scarico e una partenza da destra in diagonale che gli permettere di battere sul primo passo l’attardato difensore dei Warriors che gli concede l’entrata per non commettere un blocking foul. Un paio d’appoggi comici a vuoto, 2 palle perse e -14 nel plus/minus. Passaggi accademici che potrebbe fare anche un giocatore di quel campionato armeno di seconda divisione sul quale ultimamente arrivano flash divertentemente preoccupanti.

Coach James Borrego: 5,5

Può far poco ma la difesa sembra un quadro di Picasso. Sui cambi i giocatori spesso si guardano lasciando quegli spazi che rendono i tiratori avversari letali. Chiusura sul perimetro così così e anche gli spazi interno non sono ben presidiati ma MJ dovrebbe mettergli a disposizione qualcosa di meglio.

Game 75: Charlotte Hornets @ Los Angeles Lakers 115-129

Intro

C’è un treno che passa una sola volta dicono, qualche volta forse non passa mai, altre passa più volte ma si rischia comunque di perderlo.

Questione di opportunità.

Charlotte ha viaggiato per lungo tempo sul treno dei playoffs ma al cambio dell’All-Star Game la squadra si è bloccata a Charlotte perdendo la coincidenza e ora rischia di non arrivare più in tempo all’appuntamento con i playoffs.

Praticamente fuori dopo gli spareggi persi con Miami, la squadra ha iniziato a rincorrere disperatamente quel secondo treno e ora inizia a vederlo da vicino, ma ogni rallentamento potrebbe essere fatale e il percorso è accidentato.

La squadra della North Carolina non ha vinto molte partite in trasferta in stagione ma i Lakers ormai sono fuori dai playoffs matematicamente e potrebbero non essere disposti giocare alla morte per vincere una partita che potrebbe essere controproducente per la lottery…

Bisognerà vedere se tra i numerosoi giocatori in dubbio ci sarà LeBron James, bestia nera degli Hornets che da bambino paradossalmente giocava in una squadretta che s’ispirava proprio agli Hornets, i Summit Lake Hornets, qui siamo nel 1992…

Per gli Hornets invece il biglietto per i playoffs sarebbe comunque un traguardo importante da raggiungere anche se ottenendo l’ottavo si giocherebbe contro i Bucks una serie che molti pensano si chiuderà in fretta…

E a proposito di biglietti… sarà dura procurarseli per il 24 gennaio 2010.

Già, perché gli Hornets giocheranno una partita in Europa ed esattamente a Parigi.

L’attuale duo francese Parker/Batum sicuramente è un trait d’union con la Gallia ma anche MJ ha interessi in Francia ed Europa.

Il suo brand fa da sponsor tecnico al Paris Saint Germain, squadra di calcio della capitale francese che porta attualmente il logo di MJ e potrebbe fare da apripista per altri importanti club di football.

L’avversario sarà proprio Giannis insieme ai suoi Bucks, un top match quindi per gli Hornets che dopo aver giocato un paio di partite di preseason in Cina contro i Clippers nel 2015, torneranno in Europa.

Correva l’anno 1994 e i Calabroni giocarono proprio a Parigi una partita ma in quel caso fu sempre preseason e con numerose defezioni contro i Warriors che vinsero sul campo.

La squadra che giocò in Europa nel 1994 con le defezioni di Alonzo Mourning e Dell Curry. Errata corrige:, il secondo in alto partendo da sinistra è Tom Tolbert e non Rowsom…

Gli Hornets poi toccarono anche l’Italia giocando un’amichevole contro l’allora Buckler Bologna vincendo 114-107.

Per saperne di più vi posto direttamente il link preso da La Gazzetta dello Sport:

https://www.gazzetta.it/Nba/28-03-2019/nba-greek-freak-sotto-torre-eiffel-hornets-bucks-24-gennaio-20-parigi-330276608801.shtml

La partita in breve

Charlotte cade a Los Angeles mostrando ataviche lacune: palleggio dell’attaccante, scarico su un esterno, anche occasionale e tre punti incassati.

I Lakers chiudono con 18/38 da oltre l’arco (47,4%) e vincono la gara in questa maniera.

Tanti i parziali delle due squadre in una gara che è andata un po’ a strappi ma è nel secondo quarto che i Lakers hanno preso il vantaggio senza più lasciarlo.

Il distacco, anzi, si è amplificato e gli Hornets hanno perso nettamente non giocando una buona difesa.

Da segnalare i 17 assist di Rondo, alcuni semplici per aprire le transizioni, altri più interessanti.

Il backcourt titolare ha spinto per la squadra di casa con Caldwell-Pope da subito caldo, capace di realizzare 25 punti alla fine.

James, calmo a inizio gara, ha chiuso con 27 punti e 9 assist mentre Kuzma ne ha realizzati 20.

14 punti e 13 rimbalzi per l’ex Stephenson.

Rimbalzi: 37-44 e assist: 26-34 sempre pro Lakers…

Gli Hornets hanno chiuso con il 47,7% dal campo ma i Lakers tra triple, transizioni e schiacciate hanno finito con un’alta percentuale in FG, ovvero, il 56,0%…

Troppo per poter chiedere di vincere nonostante il 16/17 dalla linea di Charlotte e un TO in meno (12-13) così Charlotte interrompe la serie di 4 vittorie consecutive.

Le formazioni:

La partita

1° quarto:

Partenza con qualche timore reverenziale degli Hornets che perdendo palla a 11:36 incassavano la prima dunk in transizione di Kuzma per poi subire anche quella di James andato a tagliare in back-door.

Sullo 0-4 si risvegliavano gli Hornets che segnavano a 10:03 con Bacon i primi due punti grazie a un banker frontale.

Charlotte arrivava sul 10-4 segnando ancora con una tripla di Williams (9:40) da transizione (bella apertura in corsa di Miles), poi a 8:40 con una second chance targata Miles (tripla da sinistra), ancora con Bacon a tutto gas dopo un intercetto di Bridges sulla nostra linea di fondo e infine con un pullup di Bacon a 7:52 che costringeva Walton al time-out qualche secondo dopo visto il 10-4.

Riprendeva bene LeBron con un two and one ma Miles era bravo in area a metter dentro un hook in turnaround tuttavia la gara risultava più equilibrata e Caldwell-Pope riuscendo a infilare una tripla per il 14-10.

Bacon andava a crearsi un altro tiro arrestandosi al volo in area poi sull’azione difensiva favoriva la transizione grazie a un passaggio deviato (anticipo) che servirà a Williams per scatenarsi nella seconda tripla personale di serata dalla diagonale sinistra.

Gli Hornets sul 19-10 tenevano bene James grazie a Biz ma Caldwell-Pope iniziava a metter dentro punti riavvicinando sul 21-18 i losangelini.

Miles rispondeva in schiacciata su lob di Willy così si tornava in time-out a 4:08 sul 23-17.

Il layup di Walker sembrava poter già riaprire una piccola voragine tra gli Hornets e gli spettacolari ma demotivati Lakers ma Caldwell-Pope indovinava una difficile tripla dal corner sinistro mentre la panchina degli Hornets in difesa si mostrava piuttosto morbida concedendo due dunk senza resistenza ai Lakers.

Sulla seconda, quella di Kuzma, a 2:33, Borrego andava in time-out sul 27-24.

A 2:22 Willy mettendo due punti facili da sotto portava il parziale nel pitturato sul 20-10 mentre Graham nel finale provava a far volare i Calabroni iniziando con una tripla da sinistra e spingendo una transizione più Charlotte sul 35-30 dopo un two and one (fallo del Williams giallo-viola).

A :01.3 però purtroppo una bomba dell’ex Stephenson valeva il 35-33.

LOS ANGELES, CA – MARCH 29: Frank Kaminsky #44 of the Charlotte Hornets drives to the basket during the game against the Los Angeles Lakers on March 29, 2019 at STAPLES Center in Los Angeles, California.
Copyright 2019 NBAE (Photo by Andrew D. Bernstein/NBAE via Getty Images)

2° quarto:

Il riavvicinamento dei giallo-viola portava alla concretizzazione del pari immediatamente per mano di Caruso in layup e con Kemba in panchina, il Tank riusciva a tener botta solamente per un paio di turno: finta in partenza, entrata e tomahawk jam a 11:14 per il 37-35 e poi tripla in step-back dalla top of the key a 10:21 per il 40-39.

A 10:07 una dunk di James apriva al vantaggio dei locali che a 7:51 erano raggiunti da una delle poche cose buone fatte da Lamb (due FT procurati per il 44-44) mentre il rientro di Kemba valeva il 46-47 perché sul possesso precedente Kuzma da tre sulla sinistra pescava l’open 3.

Charlotte oscillava dal -1 a punteggi più negativi, a 5:08 si tornava al minimo distacco grazie a una giocata di squadra che ai 24 portava Bridges a schiacciare il 50-51.

Era però la difesa a non funzionare degli Hornets, non riuscivano specialmente i close-out e mentre il divario si ampliava per effetto di uno spezzone di partita ai quali ai Lakers riusciva tutto (Caldwell-Pope con sue bombe arrivava a 17 punti portando la gara sul 57-64) fino alla tripla festeggiata alla sua maniera dall’ex Lance che a :35.1 inguaiava i Calabroni realizzando il 57-67…

Graham segnava due liberi a :19.0 ma dello show-time dei Lakers ne beneficiava anche McGee che a :06.8 si esibiva nell’alley-oop che portava nel tunnel degli spogliatoi le squadre con un divario di 10 punti (59-69).

LOS ANGELES, CA – MARCH 29: Dwayne Bacon #7 of the Charlotte Hornets shoots the ball during the game against the Los Angeles Lakers on March 29, 2019 at STAPLES Center in Los Angeles, California.
Copyright 2019 NBAE (Photo by Andrew D. Bernstein/NBAE via Getty Images)

3° quarto:

Sembrava poter essere un buon terzo quarto per Charlotte quando la difesa aggressiva di Bacon costringeva Caldwell-Pope all’errore e a 11:33 Kemba in entrata metteva dentro due punti in entrata aiutato dallo stesso Bacon che sull’azione seguente puntando il canestro costringeva l’ex Pistons al fallo.

Un 2/2 che accorciava sino al 63-69 ma gli Hornets subendo un parziale di 0-12 chiuso da Caldwell-Pope da tre punti a 7:58 incassavano il 63-81, un -18 con Borrego a chiamare tutti a rapporto immediatamente.

McGee aggravava il parziale con la dunk nella terra di nessuno (Biz non convinceva Borrego e dentro il Tank), mentre Bridges dava i primi segni di risveglio realizzando una tripla a 7:20 ma il momento buio di Charlotte si estendeva comunque sino alla tripla di Rondo che sul cambio piccolo/lungo trovava spazio per infilare il 68-88.

Charlotte ormai alle corde segnava con Kemba e poi con il tank che da sotto si vedeva assegnare anche un tiro libero per un ipotetico fallo di James.

Cinque punti che venivano sommati ai tre del Tank a 4:10 per il 78-93 e ai 3 di Lamb a 2:48 (catch n’shoot) per il -14 (84-98).

Gli Hornets con due liberi di Kemba e due del tank (contestati per un possibile sfondamento) si riportavano a -10 (88-98).

Fuori Caldwell-Pope per quinto allo e dentro Kuzma e all’ultimo giro di lancette la tripla di Bacon (:48.7) valeva il -7 grazie al 10-0 di parziale a i Lakers pescavano il jolly Caruso oltre l’arco a sinistra.

Una bomba che chiudeva il terzo quarto con i Lakers ad avvantaggiarsi nel tempo perché il divario rimaneva immutato ma rimaneva solo un quarto a Charlotte per provare la rimonta.

4° quarto:

L’ultimo periodo vedeva i primi due minuti favorire i Lakers, fondamentalmente perché tra palle perse e tiri (specialmente da oltre l’arco) a vuoto, andavano via minuti preziosi fino ai due punti di Walker per il 93-101 a 9:56.

Una strana partita a strappi che vedeva ancora una volta un altro break decisivo targato Lakers partito con un acrobatico layup di Williams e chiuso da James con un entrata e balzo fluttuante più appoggio in cambio mano.

93-110… Bacon da tre ma risposta wagneriana da fuori a 7:10 su una difesa degli Hornets molto rivedibile, tripla del nostro Williams ma risposta ancora dalla grande distanza di James…

99-116 con Charlotte che tentava l’ultima fiammata con il mini parziale di 5-0 (2 di Marvin e tre di Kemba a 5:26) per il 104-116.

Time-out Lakers comunque sul comodo +12…

A 5:03 Williams e Bacon latitavano sul blocco sulla diagonale sinistra, Stephenson non si portava sulla linea ma tirava da un paio di passi indietro centrando il bersaglio.

Il leader nelle schiacciate Bridges metteva dentro un’altra jam e Graham dal corner destro mostrava buon equilibrio per colpire con la tripla.

109-121… sempre quella sporca dozzina di punti a separare le squadre e ormai Charlotte che subiva una put-back dunk di McGee giocando con il quintetto basso ma anche due triple consecutive di James alle quali rispondevano in chiusura Bridges e Bacon che da fuori finalizzava il buon gioco di passaggi della squadra per chiudere le marcature del match sul 115-129.

Pagelle

Kemba Walker: 6,5

24 pt., 2 rimbalzi, 6 assist, 1 rubata. 9/18 dal campo. 5/5 ai liberi, 1/7 da tre punti, 4 TO e -14 di plus/minus. Inizia con una palla persa e termina con 4. Non bene in difesa rispetto il solito ma è l’unico che spinge seriamente l’attacco con drive che spoesso vanno a buon fine. Si affida sempre troppo all’arma perimetrale che sovente non funziona. Va a strisce, serata no da fuori.

Dwayne Bacon: 6

21 pt., 3 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 8/14 dal campo. Buona prestazione offensiva, non direi buona invece quella difensiva. Piccolopasso indietro in difesa per un giocatore che si sta rivelando un marcatore consistente. Particolarmente efficaci in serata gli arresto e tiro dalla media mentre da fuori chiude con un discreto 3/8. 3 i turnover…

Miles Bridges: 6,5

17 pt., 3 rimbalzi, 5 assist, 1 rubata. 7/11 dal campo. In attacco si muove bene tra le linee o sulla linea di fondo. Sta trovando anche facilità e mano da fuori (3/4). Più incluso negli schemi comincia a diventare un giocatore consistentemente sugoso…

Marvin Williams: 5,5

13 pt., 5 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate, 1 stoppata. 5/11 dal campo. -17… Un po’ perché viene schierato da centro quando c’è il quintetto piccolo sul campo, un po’ perché nella babilonica difesa di Charlotte nella notte a volte tiene posizioni deleterie e veniamo colpiti ad esempio da Stephenson nel finale quando l’uomo più avanzato su quel lato è lui ma rimane a guardare. 3/6 da fuori, non male…

Bismack Biyombo: 5,5

5 pt., 9 rimbalzi. 2/3 dal campo ma 3 TO. Bene a rimbalzo così come fa altrettanto bene su James all’inizio, preso anche alto. Purtroppo poi si perde con la difesa e durante un time-out Borrego lo striglia un po’. Se fosse una minaccia più consistente giocherebbe di più ma anche ai liberi fa fatica…

Jeremy Lamb: 5

7 pt., 5 rimbalzi. Sicuramente ancora alle prese con qualche fastidio alla caviglia che non lo fa essere il vero Jeremy. Rinuncia spesso a puntare difensori modesti e se lo fa in genere tira maluccio. Si guadagna un paio di liberi e per il resto prova tiri dal mid range e triple che non entrano finendo con 1/11. Pesante ma non voglio infierire eccessivamente viste le probabili condizioni non al 100%…

Devonte’ Graham: 6

11 punti, 1 rimbalzo, 4 assist. 4/6 dal campo con due triple. Con lui in campo il differenziale è a favore degli avversari ma gioca un discreto basket con passaggi semplici e umili come quello per la tripla di Walker nell’ultimo quarto. Ordinato, mostra coordinazione e un tiro migliorato. La difesa è migliorabile e a tratti dovrebbe essere un po’ più aggressiva.

Willy Hernangomez: 5,5

4 pt., 2 rimbalzi, 2 assist, stoppate. 2/4 dal campo in 9:11. Anche lui non gioca molto, mi ricordo una tripla mancata da posizione frontale più un altro tentativo a vuoto. Inconsistente nel mezzo per frenare gli attacchi avversari.

Frank Kaminsky: 6,5

13 pt., 4 rimbalzi, 3 assist, 2 rubate, 1 stoppata. 2/2 da fuori, 3/3 ai liberi. Se non fosse per una difesa che è poco migliore di quella del centro spagnolo (rimbalzi a parte ma nella notte fa meglio il Tank) avrebbe preso un voto migliore. Centra il bersaglio e da un buon apporto in punti dalla panchina. Nessun TO e +5 in plus/minus, secondo miglior Hornet in serata.

Malik Monk: 5,5

0 pt., 1 rimbalzo, 1 assist. Due tiri a vuoto equamente divisi, uno da due e uno da tre, solita palla persa negli 8:05 e poco altro… abbastanza marginale in partita.

Michael Kidd-Gilchrist: 6

0 pt., 2 rimbalzi, 2 assist. 0/2 dal campo. Mandato in campo da Borrego nel tentativo di dare un freno all’attacco avversario, finisce anche lui nel tourbillon degli attacchi giallo-viola ma negli 8:04 che rimane in campo probabilmente da più equilibrio ottenendo un +9 in plus/minus anche se manca due tiri.

Coach James Borrego: 5

Diverse attiche difensive, posizioni ibride che a volte prendono i giocatori in base alle situazioni ma sugli scarichi patiamo troppo. Un mezzo passo indietro nel gioco, uno nella personalità e uno e mezzo in difesa. Una partite che avrebbe potuto riportarci nel gruppo ma tra la trasferta e l’occasione, gli Hornets dimostrano di non esser ancora pronti e lo si vede nei primi secondi del match.

Pagelle