Calendario 2017/18

Sono usciti i calendari NBA di prestagione e di Regular Season per la nuova stagione 2017/18.

Per quel che riguarda la prestagione, le amichevoli saranno ridotte a cinque e un paio di volte Charlotte affronterà Boston.

Ecco il calendario completo:

 

 

Per quel che concerne invece la regular season, le canoniche 82 partite saranno spalmate su qualche giorno in più di calendario poiché si partirà a giocare prima, poco dopo la metà di ottobre…

Gli Hornets inizieranno fuori casa il 18 ottobre (date americane) contro il maestro di Clifford, coach Van Gundy.

Detroit l’anno scorso vinse un paio di partite sul filo, con quel canestro annullato (forse ricorderete) di Belinelli che sulla rimessa fece carambolare la sfera sulla schiena di un giocatore di Detroit prima d’infilare con qualche decimo di secondo di ritardo un canestro pazzesco quanto inutile.

Proprio Marco mancherà nel roster quest’anno, sacrificato insieme a Plumlee per giungere ad Howard, vecchio pallino della dirigenza già inseguito tempo addietro.

Il 20 ottobre ritroveremo marco, come avversario questa volta, allo Spectrum Center, prima partita casalinga per i nuovi Hornets 2017/18.

Il 23 ottobre Charlotte sarà di scena a Milwaukee, prima di tornare a casa contro l’altro team che ospitava un italiano, ovvero, i Denver Nuggets, rimasti orfani però di Gallinari, migrato più a Ovest nella Los Angeles dei Velieri, la quale dirigenza non ha digerito il pugno assestato al lungo olandese che è anche costato l’infortunio al Gallo.

 

Le prime quattro sfide dell’anno per gli Hornets.

 

Per completare il panorama d’ottobre, va segnalata l’affascinante sfida contro i Rockets il 27 settembre, la quale testerà le velleità dei nostri contro la strana coppia Harden/Paul, mentre la telenovela Melo/Rockets va avanti… pare si siano nuovamente intensificati i contatti tra le parti in questi giorni.

Sfida casalinga contro Orlando due giorni più tardi. L’anno scorso i Calabroni spazzarono via i Magic 4-0 e vinsero anche al Fedex Forum a Memphis, i quali tenteranno di rifarsi, forse senza Zach Randolph, il quale qualche giorno fa sembrerebbe abbia venduto della marijuana in California.

Il suo agente Raymond Brothers dice che l’accusa è totalmente falsa, ma se fosse provata, a causa del regolamento NBA, Z-Bo sarebbe espulso dalla Lega.

Tornando a Charlotte… in novembre ospiteremo i Cavaliers il 15, il 17 si andrà a Chicago per far ritorno il giorno dopo in North Carolina, si cercherà di battere i Clippers, squadra che negli ultimi anni (a memoria), credo esser quasi  l’unica che il nuovo corso di MJ targato Hornets non è riuscita a battere nemmeno una volta insieme ai Warriors.

Il primo dicembre Charlotte volerà in Florida, a Miami, squadra che dalle ceneri è rinata nella seconda parte dello scorso anno e ora incuriosisce…

Il 9 dicembre ospiteremo i Lakers, mentre il 22 si andrà a Milwaukee, i quali giocheranno poi il 23 a Charlotte nell’ultima sfida prenatalizia.

A fine anno i Calabroni saranno in tour a Ovest, Oakland il 29, L.A. (Clippers) il 31, per inaugurare il nuovo anno a Sacramento il 2 gennaio.

Il 14 febbraio Charlotte giocherà a Orlando, l’ultimo match prima dell’All-Star Game per riprendere il 22 in casa contro i Brooklyn Nets.

Si chiuderà il 10 aprile e gli Hornets in quella data avranno a che fare con i Pacers a Indianapolis, mentre due giorni prima, Charlotte chiuderà la Regular Season in casa proprio contro Indiana.

Vi lascio al link con il calendario completo, più avanti proporrò una piccola analisi su back to back (curiosamente tre volte su quattro affronteremo Chicago avendo un back to back il giorno seguente) e simili.

http://www.nba.com/hornets/schedule

Turn back time

Siamo quasi arrivati a metà agosto.

Buona parte d’Italia è in ferie (beati voi) e non arrivano molte novità sugli Hornets.

L’ultima riguarda una divisa alternativa, gli Hornets, come si pensava, saranno tra le otto squadre a riproporla la prossima stagione (grazie a Harrison per aver anticipato la mia lettura).

Le squadre in questione saranno:

• Atlanta Hawks (1972-76)
• Charlotte Hornets (1989-96)
• Golden State Warriors (1971-75)
• Indiana Pacers (Hickory Hoosiers)
• Los Angeles Lakers (1947-52)
• Miami Heat (1988-99)
• Milwaukee Bucks (1968-73)
• Phoenix Suns (1968-73)

E giacchè si scrive qualcosa che richiama il passato, pubblico un articolo tratto da American Superbasket (qui continuo a ringraziare il Sig. Alberto Figliolia che mi ha rifornito di materiale che acquistai ma che con il tempo era andato perso, ricordo bene il pezzo e la rivista che il giornalaio in paese faceva arrivare nel numero di due copie e finiva ovviamente presto se non ti recavi a comprarlo velocemente, internet era ancora agli albori in Italia…) datato febbraio 1998 (lo troverete anche fisso nella sottopagina ImmaginaziHornets), nel quale si parla dei vecchi Hornets di coach Dave Cowens.

La divisa qui è già la 2.0, quella con la doppia striscia per intenderci, tuttavia in tempi nei quali il basket giocato NBA è in vacanza, c’è spazio per un piacevole tuffo nel passato nella Charlotte 1997/98 di Curry (il papà di Steph), del buon e rompiscatole Anthony Mason, dell’apriscatole Glen Rice, degli amici Wesley e Phills, oltre che di Matt Geiger (l’uomo che ruppe una mano a Shaq) e il G.M. attuale di Sacramento Vlade Divac.

Buona lettura…

 

 

AddiziHornets

Charlotte ha portato a termine l’operazione “completamento roster”.
In un periodo nel quale si scriveva, il mercato langue abbiamo sullo sfondo i rumors intriganti ma non convenientissimi per noi ai quali per ora non do molto credito per una possibile trade con Cleveland che porterebbe Irving più Shumpert oltre ad alcune scelte in cambio di Walker e Zeller (scrivo non convenienti perché se Uncle Drew al momento probabilmente ha qualcosa in più, Kemba è in netta crescita e viene da una stagione super anche se deve migliorare in alcuni momenti ma a lui in North carolina si chiedono miracoli… in più si spenderebbero complessivamente circa 29,5 contro i 24,5 che andrebbero a pesare sul monte ingaggi dei Cavalieri per questo tipo d’operazione).
Lo scambio è affascinante ma non risolverebbe i problemi primari che abbiamo  secondo me nel “reparto” ali. 
In più Kemba è una bandiera di Charlotte ormai, ammesso che in un mercato del genere ancora ne possano esistere.
Persino Iverson fu sul punto d’essere ceduto (per altri problemi) in anni nei quali questo business non era ancora così sviluppato, inoltre negli ultimi anni abbiamo assistito a gente come Wade che ha lasciato il suo storico team o a migrazioni inverse come il figliol prodigo LeBron James tornato in quel di Cleveland dopo la lunga parentesi di Miami con lo stsso Wade e Bosh.
Scrivevamo…i Calabroni erano fermi a un roster a 13 giocatori con 3,3 $ da spendere per non superare il tetto massimo salariale, almeno dopo le ultime partenze dei tre play che fecero le riserve a Walker la passata stagione (Roberts, Sessions, Weber).
 
Per non andar troppo distanti da casa, a Chapel Hill gli Hornets devono aver visto giocare Isaiah Hicks, nato il 24 luglio 1994 a Oxford in North Carolina.
Un’ala grande pescata in casa perché ha frequentato l’Università di North Carolina.
Giocatore atletico, buon rimbalzista che alla conclusione della sua stagione da junior, ha ricevuto il premio come “Sesto Uomo”.
Devo dire che vedendo qualche filmato mi hanno impressionato la coordinazione e la velocità con le quali passa da un tipo di movimento all’altro, ad esempio da uno spin alla schiacciata potrebbe mettere in difficoltà centri non molto agili…
Qualcuno dice che la fiducia e i nervi sono i suoi punti deboli ma lui anche dopo prestazioni scadenti (una partita nella quale finì 3/17 dal campo), disse:
“Non direi che sono molto frustrato perché mi sento come se stessi solo cercando… mi sento come quando si prova e non va bene, continuo a cercare”.
Sicuramente, aldilà delle dichiarazioni, questa è l’unica cosa giusta da fare.
Senza fiducia, la focalizzazione dell’obiettivo e ovviamente una buona tecnica, il canestro può apparire un obiettivo irraggiungibile, soprattutto la prima dote è fondamentale.
Un giocatore che potrebbe avere già le spalle grandi se la testa lo aiuterà.
Quando North Carolina perse con Villanova all’ultimo, il giocatore avversario (Jenkins) colpì da tre punti allo scadere e, anche se non era la marcatura diretta di Hicks, il neo Hornets era il giocatore più vicino che potesse tentare di stopparlo e non vi riuscì…
Gli diedero la colpa, tuttavia lo sport è fatto di continue rinascite, per di più a queste giovani età.
Chiusa una parentesi, c’è sempre la possibilità di lavorare e riscattarsi, per lui potrebbe aprirsi un’interessante finestra NBA, anche se per ora sono “mutevoli” sogni estivi.
Nel video si vedono le sue doti ancor prima di andare a giocare per North Carolina…

 
Per il quindicesimo uomo è arrivato T.J. Williams, nato in Texas, una point guard di 191 cm.
Non un grande difensore dicono ma presumibilmente se Charlotte dovesse decidere di provare anche Monk nel ruolo di PG e tenere Williams, sarebbe più un giocatore da propensione offensiva con un tiro che spazia sino a distanze da tre punti, in grado di crearlo attraverso il palleggio, ovviamente le difficoltà che incontrerà saranno quelle di tutti i novizi, esperienza, comprensione di un gioco leggermente differente e atletismo, giacché al contrario del sopracitato Hicks, T.J. da questo punto di vista non è eccezionale.
Discreto passatore, probabilmente dovrà rifinire il suo gioco se rimarrà nel roster.

 
Siamo arrivati ai 15.
Giochi fatti direte voi… no, almeno… anche se questi dovessero essere i 15 giocatori confermati, da quest’anno la NBA ha inventato una nuova formula che permette di aggregare altri due giocatori da inserire nella rosa.
Per farlo si usa il Two-Way Contract, un tipo di contratto che da la possibilità a due giocatori per squadra di firmare per essa e mentre la franchigia manterrà i diritti sulle prestazioni sportive di questi giocatori, loro (probabilmente, giacché è il primo anno che si usa questo sistema…) andranno a giocare nella lega di sviluppo per essere richiamati in prima squadra all’occorrenza.
L’unica clausola di rilievo è che tali giocatori non potranno essere impiegati per più di 45 giorni a stagione. Sostanzialmente il roster diventa in 15+2 con un paio di riserve…
 
Il primo ad essere selezionato per questo tipo di contratto è stato Mangok Mathiang, ventiquattrenne di colore nato in Sudan con cittadinanza australiana e trasferitosi in America.
Con Louisville quest’ ala grande di 208 cm, l’anno scorso ha messo a segno 7,8 punti di media, buona mano, Pitino (non proprio l’ultimo degli arrivati, New York e Boston nei suoi trascorsi NBA) ha speso buone parole per lui, convincendolo a giocare anche all’interno del pitturato, sebbene il giocatore abbia una buona mano in grado di colpire anche dalla media con precisione.
Ha giocato la Summer League a Orlando per gli Hornets con il numero 11.
Un workout di Mathiang:

 
Ultimo ad essere menzionato è Marcus Paige, altra PG di 185 cm, quasi ventiquattrenne che ha frequentato North Carolina.
Ovviamente non ci si aspetta da lui chissà che cosa, per far sfracelli ci vorrebbe ben altro, tutto sommato potrebbe essere l’ennesima soluzione per il tiro da fuori.
Da notare le icone del tracciamento sul tiro dal campo contro Indiana…
Mancino, “Picklehead” l’anno scorso girava a 12,6 punti di media e 3,7 assist, con il 35,6% da tre è un tiratore nella norma…

Vedremo che succederà…

GattopardHornets

Si aspettavano le nuove uniformi per la stagione 2017/18.
Dallo sponsor tecnico Adidas si è passati alla Nike, la NBA ne ha approfittato per lasciare più spazio decisionale alle squadre.
Fino a oggi vi sarete accorti che prevalentemente le squadre di casa indossavano maglie bianche o comunque chiare in casa (vedi i Lakers in gialloviola), anche se qualche volta negli ultimi anni sono state concesse delle eccezioni comunque a numero ridotto, è il caso della divisa nera, indossata dagli Hornets allo Spectrum Center nelle serate “Buzz City”.
Oggi le squadre di casa sono lasciate libere d’indossare la divisa che riterranno opportuno e la squadra in trasferta si adatterà scegliendo una divisa dal colore contrastante.
Tra le squadre che riveleranno le nuove uniformi, ancora ben otto, svelava la NBA, si rifaranno a un disegno classico.
Niente swoosh Nike ma personalizzazione con il brand Jordan, certo che se l’abito facesse il monaco, ora i “nostri” Calabroni avrebbero le ali anche ai piedi (solo per il marchio Jordan, per il resto si è fatto sfoggio dipochissima fantasia), tuttavia, parere personale, le uniformi targate Nike (anche se con Brand Jordan in questo caso), sono troppo lisce e pulite…
Sono “saltate fuori” sostanzialmente gattopardesche divise, copie nemmeno troppo velate di quelle dello scorso anno con ben poche varianti, tra le quali la comparsa della scritta Hornets sulla parte alta dell’uniforme anche su quella teal, al posto del nome della città.
Niente attese pinstripes quindi, almeno… in attesa di vedere quali saranno le altre due alternative che saranno rivelate più avanti.
La presentazione video sul sito ufficiale ha ha svelato, infatti, solamente le divise color acqua e bianca, suppongo che la prima sarà quella con cui prevalentemente Charlotte giocherà in trasferta, sostituendo quella viola.

Questo nel giorno nel quale riapre a Charlotte il negozio che si era temporaneamente spostato.
Una contemporanea non casuale…
 
Passando dal look al concreto… in questi giorni altre news hanno riguardato i movimenti sul mercato di Charlotte. Tagliato il terzo play Briante Weber (gli Hornets ora sono sotto di 3,3 rispetto alla luxury tax), partiti il quarto Brian Roberts (destinazione Grecia, Olympiacos) e Sessions, ormai fuori dal contratto, in direzione New York, Charlotte è rimasta con Walker, il quale sta recuperando da un’operazione al ginocchio e non giocherà per precauzione in Africa (Johannesburg) ma sarà pronto per il camp con Clifford e Carter-Williams.
Charlotte quindi sta cercando un terzo playmaker, un veterano da affiancare ai primi due.
Personalmente mi ha sorpreso la partenza di Weber, giocatore che si prodiga in difesa ma che alla Summer League di Orlando non dev’esser piaciuto troppo per i suoi continui dribbling fini a sé stessi, sebbene sappia anche passar la palla.
Non è escluso che possa farlo Monk all’occorrenza e Charlotte punti magari su una guardia tiratrice o un’ala piccola, visti gli sviluppi del caso Weber c’è da aspettarsi di tutto, anche se il margine d’azione è ristretto, il mercato sembra essersi arenato e le nostre due ali titolari (MKG e Marvin Williams) non mi convincono pienamente perché per rendere hanno bisogno di essere al top della forma fisica.
La nuova stagione dovrebbe partire intorno a metà ottobre, qualche giorno prima della classica apertura, ma c’è ancora molto tempo perché avvengano mutevoli avvenimenti…
Infine, se è qualche tempo che non passate, aggiornata la pagina ImmaginaziHornets con qualche articolo di rivista italiana sulla storia degli Hornets e aggiunte le nuove nove Honey Bees (Amber F., Amber S., Briana, Britt, Cassandra, Courtney, Kylee, Paige e Sabrina) nell’apposita sezione.

Rischio a Carter

embrerebbe ormai praticamente certa la voce diffusa da Jeff Goodman e Chris Haynes (ESPN).

Il rumors si era diffuso nella notte italiana e sta ritrovando riscontri su altre testate.

Michael Carter-Williams (PG, 10 ottobre 1991, 198 cm X 86 kg), rookie of the year con i 76ers nel 2013-14, sarebbe divenuto nella notte italiana un giocatore degli Hornets.

 

 

Il contratto firmato sarà molto vantaggioso per gli Hornets in termini economici visti i “soli” 2,7 milioni (a Chicago Carter-Williams percepiva $3,183,526) spesi in un mercato che si sta spingendo su cifre “folli” mai viste, forte dei contrati stipulati dalla NBA con le televisioni per quasi un decennio.

Il progetto è a breve termine tuttavia, effettivamente più che di progetto potremmo parlare d’esperimento perché il suddetto giocatore, dopo aver ben esordito a Philadelphia, è passato ai Bucks nel 2014/15 e ai Bulls nell’autunno 2016 finendo per abbassare le sue prestazioni (45 partite totali, 19 da titolari con problemi al ginocchio) tanto che i Tori, visti i suoi soli 6,6 punti e 2,5 assist di media, l’hanno lasciato sul mercato libero d’essere free agent senza estendere una Q.O..

 

Le statistiche in calo del giocatore.

La venticinquenne PG va a coprire il “buco” di playmaker affidabile lasciato dietro a Kemba, anche se trascina i dubbi che si porta dietro negli ultimi anni, come le catene di un fantasma (chissà poi perché un immateriale ectoplasma debba trascinarsi pesanti catene come fardello) le sue prestazioni sono andate calando. Trattasi quindi di un’ennesima scommessa, una specie di rischio per la dirigenza degli Hornets.

A Cho, Jordan, Clifford e ai suoi assistenti il compito di motivarlo per riportarlo a buoni livelli, sebbene principalmente gli si chiederà di sopperire in termini di punti all’assenza sul parquet di Walker nei momenti di riposo.

Non ha un gran tiro da fuori e non è un tiratore eccezionale di liberi, anche se potrebbe dare una mano, grazie alla sua mobilità, a rubare qualche pallone in più, statistica deficitaria per Charlotte.

Cho aveva dichiarato che la PG dietro a Walker sarebbe stata la priorità per Charlotte e visto il basso costo, si potrebbero anche intravedere margini per altri scambi che potrebbero rivoluzionare il volto degli Hornets vista la “presa” su Williams immediata.

Nella mattinata americana di ieri intanto Charlotte ha debuttato sconfiggendo gli Heat per 74-67 alla Pro Summer League di Orlando. Tra i giocatori nel roster ufficiale degli Hornets da segnalare Weber con 17 punti, Graham con 16, O’Bryant con 12 e Bacon con 9.

 

Dwayne Bacon #4 of the Charlotte Hornets handles the ball against the Miami Heat during the 2017 Summer League on July 1, 2017 at Amway Center in Orlando, Florida.
Copyright 2017 NBAE (Photo by Fernando Medina/NBAE via Getty Images)

 

Tornando indietro di qualche giorno, Kemba ha ricevuto il premio NBA Sportsmanship Award, per l’atleta che più rappresenta l’etica lavorativa, la sportività e la lealtà.

Non è il primo Hornets a detenerlo, poiché P.J. Brown lo ricevette nel 2003/04, ma i Calabroni avevano già lasciato la casa madre di Charlotte per accasarsi a New Orleans, di fatto quindi è il primo giocatore a riceverlo in North Carolina.

 

Summer League Monk-a

E’ uscita la lista dei partecipanti per la Summer League che gli Hornets spediranno a Orlando.

Trattasi di una rappresentativa con qualche nome che ha visto la prima squadra lo scorso anno, ma naturalmente non ha giocato molto.

La competizione serve più che altro per visionare rookie, osservare uomini in odore di taglio e magari scoprire qualche talento, provinato o no, l’importante è aver indicazioni dal campo.

Diffusa dal sito ufficiale la lista sottostante:

La lista delle partite:

 

Mentre uno dei partecipanti (Dwayne Bacon), a causa del suo nome è stato confuso con il più famoso Wade dal GM Rich Cho, il quale nella presentazione si è poi quasi subito corretto, resta da vedere l’espressione tra l’imbarazzato e il divertito del novello “Wade”…

 

 

 

Monk e Bacon con le loro nuove maglie. Non dovrebbero esserci problemi per Monk, una steal al Draft scelta alla posizione numero 11, Bacon dovrà mostrare invece le sue doti alla Summer League per convincer lo staff tecnico a inserirlo nei 15 per la futura stagione.

 

C’è da sottolineare che Monk (.39,7% da 3 pt. l’anno scorso con 104/262) già entrato in lista infortunati, non ne avrà per molto, pare dalle due alle quattro settimane per una caviglia (la sinistra) infortunatasi durante il workout.

Poco male… rientrerà per il training camp con Clifford, il quale ora dovrà pensare a sostituire Ramon Sessions, in scadenza di contratto.

Domani sarà il giorno nel quale il contratto scadrà. Teoricamente gli Hornets potrebbero includerlo in un pacchetto per uno scambio vi fosse qualche team interessato, oppure lasciar scadere il contratto e liberare poco più di 6 milioni di spazio salariale per cercar qualche PG di riserva interessante, anche se, senza spostare altre pedine, facendo delle trade, sarà difficile arrivare a giocatori discreti. Lo scorso anno fu deludente per lui.

I suoi numeri in totale caduta fino all’infortunio che interessò il menisco sinistro e lo tolsero di mezzo sino al termine della stagione e gli Hornets, “persa la fiducia” nel giocatore, dichiararono che non sarebbe stato rinnovato.

In cerca di play di riserva affidabili sul mercato si potrebbe guardare a Mudiay (Nuggets), il quale avrebbe potuto approdare ai Phoenix Suns, ma non si è fatto più nulla di questo scambio dettato da un rumors.
Se gli Hornets cercheranno di andare su agenti liberi potranno usare la mid-level exception e pagare uno stipendio di 8,4 milioni al secondo di Kemba (salvo altri scambi futuri).
Altri comprimari svincolati e interessanti nel ruolo di playmaker che da luglio saranno disponibili potrebbero essere: Darren Collison, Shaun Livingston, Patty Mills, Raymond Felton e Brandon Jennings, quest’ultimo controversamente si accasò a New York durante il mercato invernale lo scorso anno dopo esser sembrato sul punto di firmare per Charlotte.

Al contrario ci si prepara per l’All-Star Game riottenuto da Charlotte (2019) cercando di costruire un team migliore di quello dello scorso anno.

L’arrivo di Dwight Howard (maglia numero 12), nonostante qualcuno lo marchi come giocatore ormai passato, se non tinge di celestiale eccellenza, avvampa l’estate degli Hornets.

 

 

Se nelle statistiche di stoppate e rimbalzi gli Hornets non se la passavano benissimo nelle classifiche generali, Dwight porterà con sé i 12,7 rimbalzi e l’1,2 in stoppate di media dello scorso anno ma soprattutto tante motivazioni dovute al retroscena: “Avevo appena fatto un allenamento da due ore e mezzo. Dopo aver parlato con lui, avrei voluto tornare in palestra “, ha detto Howard. “Chiamarmi al telefono e dire: “Io credo in te”. ” Ecco come mi ha motivato. Sto parlando del più grande giocatore di basket. “

Forse poi non è del tutto vero ciò che diceva MJ a proposito di sé stesso, rimanendo una volta tanto con i piedi per terra (riassumendo che i giocatori badano ormai ai soldi o a vincere il titolo), forse ci sono ancora speranze che piccoli mercati possano crescere e coltivare un sogno… Howard è un primo mattone ma il magnetismo di MJ potrebbe in futuro regalarci di più…

Monk & Bacon

E’ andata in scena nella notte a Brooklyn la classica nottata (in Italia) NBA dedicata al Draft.

Siamo molto lontani dalle atmosfere natalizie, Babbo Natale e il giocato NBA sono in ferie, ma per molti team che aspettavano con ansia alte scelte, era un po’ come farsi svegliare da bambini e scartare il regalo di Natale con quell’entusiasmo di poter iniziare a giocare con qualcosa di nuovo che diverta e dia buone prospettive per il futuro, quest’ultima considerazione ovviamente nel caso NBA.

I “regali”, almeno quelli considerati migliori sono stati scartati all’inizio senza troppe sorprese, dunque Markelle Fultz è finito a Philadelphia in un team pieno di giovani promesse, i Lakers sono andati su Lonzo Ball e Boston (la quale aveva scambiato la scelta con i 76ers) ha pescato Jayson Tatum.

Scendendo, dopo Phoenix, Sacramento e Orlando, troviamo alla posizione numero 7 Laurl Markkanen, PF da Arizona che in primavera era stato uno dei primissimi nomi associati agli Hornets.

In realtà il ragazzo è stato preso dai Timberwolves e girato ai Bulls nell’affare che ha portato la stella di Chicago Butler a Minneapolis.

Altri rumors recenti vedevano a Charlotte (che avrebbe scelto alla 11) Luke Kennard o Donovan Mitchell, entrambi rimasti liberi, ma, Rich Cho ha preferito Malik Monk, guardia tiratrice, 191 cm per 91 kg proveniente da Kentucky.

 

Monk mostra anche doti atletiche…

Monk, Fultz e Butler, la notte del Draft riassunta sinteticamente.

 

Il ragazzo nato a Houston il 4 febbraio del 1998 avrebbe potuto essere scelto anche diverse posizioni prima, quindi sostanzialmente a mio parere si tratta di un buon colpo per gli Hornets che scelgono un giocatore interessante in un ruolo che si è andato scoprendo (vedi anche la perdita di Marco) per poi veder successivamente pescare da Detroit (alla 12) e Denver (alla 13), rispettivamente Kennard e Mitchell.

Tornando a Monk, da segnalare che il 17 dicembre dello scorso anno segnò con Kentucky 47 punti in una vittoria contro l’Università del North Carolina.

Un paio di settimane più tardi ne realizzò 34 con un 5/7 da tre punti in una vittoria 99–76 contro Ole Miss.

Il 31 gennaio 2017, ancora, ne fece 37 contro i Georgia Bulldogs. Un buon tiratore quindi con doti atletiche che pare impressionare se si mette in ritmo riuscendo a ritagliarsi spazi per il tiro impensabili.

 

 

 

 

Se Kennard avrebbe potuto arrivare da Duke, anche l’altro prescelto da Charlotte al secondo giro perveniva dalla stessa Università, trattasi di Frank (Willis) Jackson (PG di 191 cm), giocatore che tuttavia gli Hornets hanno scambiato con i New Orleans Pelicans ricevendo in cambio dalla squadra di Tom Benson l’ala piccola/guardia tiratrice (201 cm per 100 kg circa) Dwayne Bacon. Operazione strana se si considera che nello scambio per Howard gli Hornets hanno guadagnato dieci posizioni nella scelta, così facendo, giacché i Pels avrebbero scelto alla 40, sembrerebbero andate in fumo nove posizioni, ma, probabilmente, pensando di non avere crack a quelle latitudini Cho ha optato per uno scambio che porterà nelle casse degli Hornets anche del denaro, inserito dalla squadra della Louisiana nello scambio. Bacon ha quasi ventidue anni essendo nato il 30 agosto del 1995 a Lakeland in Florida. Due anni a Florida State nominato nell’All-ACC second team, ora passerà l’estate con gli Hornets cercando d’entrare nel roster definitivo per la nuova regular season.

 

Dwayne Bacon.

 

 

Riassumendo un po’ le posizioni che c’interessavano, graficamente…

 

 

Personalmente credo Cho ora debba sondare il “mercato” per portare altri pezzi utili a comporre il futuro gioco di Clifford.

Ho notato che non tutti i fan Hornets hanno apprezzato l’arrivo di Howard per differenti motivi; dal giocatore che vuol esser al centro dell’attenzione piuttosto che considerarlo ormai agli sgoccioli, stella cadente dalla notte di San Lorenzo o ancora giustamente criticarlo a livello tecnico dove non è un fenomeno, nemmeno nel tiro libero… Tuttavia a mio parere, anche se Clifford ha dichiarato che non sa chi fra Zeller e Howard partirà titolare il prossimo anno (Zeller considerato parte integrante degli Hornets da Clifford), Dwight è un’acquisizione importante a livello tattico.

In primis perché ha un gran fisico e sotto canestro ora abbiamo un intimidatore e un protettore dell’anello, due fattori pesantemente assenti lo scorso anno. In secundis in fase offensiva giochi dentro/fuori per lui o con lui potrebbero aprire spazi dando tempi agli esterni meno pressati dello scorso anno…

E’ vero che Kemba potrebbe non essere il play alla Paul adattissimo per servire palloni che hanno solo bisogno d’esser spinti dentro ma trovo comunque questa combinazione play/centro molto interessante. Zeller è ottimo negli inserimenti a fari spenti ma per giocare titolare in PF dovrebbe avere un po’ di “tiro” in più… inoltre nella trade ci si è liberati di Plumlee che aveva un contratto eccessivo, l’unico rammarico è aver perso Marco, il quale aveva disputato una buona prima parte della stagione ma dopo l’infortunio del 23 dicembre 2016 occorrso contro i Bulls era calato vistosamene insieme alla squadra tutta ad eccezione di Kemba.

Dal mio punto di vista ora tutto ruota per quanto riguarda i titolari intorno a due posizioni nevralgiche, la SG e la PF… dovesse rimanere Batum dal mio punto di vista andrebbe spostato in PF dove tuttavia c’è già MKG e uno è essenzialmente di troppo come titolare… sul mercato guarderei a una SG con punti nelle mani e a una PF che possa essere più agile di Howard e si complementi con il suo gioco. In panchina servirebbe il sostituto di Kemba… Dovesse veramente partire Rubio da Minneapolis vi farei un pensierino… Direi che l’estate per i tifosi Hornets è iniziata in maniera promettente, letterina a Babbo Natale o stella cadente della notte di San Lorenzo, vista la buona partenza si può ancora fantasticare esprimendo nel desiderio l’arrivo di qualcosa mancante…

La famiglia Howard

Da un po’ di tempo latitavo su questo “blog”, anche se a me piacerebbe chiamarla “pagina dedicata ai tifosi Hornets”…

Scelta un po’ per staccare la spina dopo la lunga maratona di 82 partite stagionali (più preseason), un po’ perché realmente a poco meno di due giorni dal Draft (ricordo che gli Hornets sceglieranno per undicesimi salvo accordi dell’ultimo momento che paiono andare di moda, specialmente nelle alte sfere, vedi accordo Phila/Boston) non era successo molto in North Carolina per quel che riguarda il basket professionistico.

Notizia fresca fresca, la scelta delle nuove Honey Bees (sul sito ufficiale troverete le prescelte) che daranno quel tocco di freschezza e femminilità durante le partite e poi andando a ritroso vi sono i provinati in attesa del Draft che in questi giorni stanno passando per Charlotte, una piccola operazione per Kemba Walker in artroscopia al ginocchio andata bene e poi per trovare una qualche notizia di rilievo sugli Hornets di questi tempi si potrebbe girare con Diogene il cinico (fosse ancora vivo) con il lanternino in pieno giorno, cercando la notizia anziché l’uomo…

Ebbene… nonostante il GM Cho lo scorso anno fu uno degli artefici (a mio parere) della costruzione di una squadra sicuramente inferiore a livello tecnico ma anche caratteriale, devo dire che la breaking news arrivata nella notte italiana lo riscatta poiché se un guru come Wojnarowski aveva dato la notizia di Superman D12 a Charlotte come ufficiosa, ora è arrivata anche l’ufficialità che Dwight Howard sarà un nuovo giocatore degli Hornets.

In cambio, in questa trade con gli Hawks, Belinelli (questo mi dispiace e auguro a Marco buona fortuna) e il “catafalco” Miles Plumlee (stipendio altissimo in rapporto alla qualità prezzo) si accomoderanno ad Atlanta.

 

La news riportata anche sul gruppo FB Bring Back the Buzz.

 

E’ vero che Howard ha 32 anni  e percepità più di 23 milioni a stagione per due anni (il risparmio degli Hawks di 5 milioni a stagione è quasi l’unico vantaggio di Coca-Cola City oltre ad aver acquisito Marco, tiratore che li avrà impressionati lo scorso anno a “Coke Town”) ma permetterà di risolvere molti problemi difensivi provvedendo da sé a difendere l’anello e consentendo agli altri quattro uomini di andare a difendere meglio sul perimetro (l’anno scorso fu tragica per noi in fatto di triple subite), inoltre un classico asse play-pivot, come lo chiamavano gli “antichi”, si formerebbe in maniera devastante grazie alle improvvisate di Walker e alla potenza di Howard, avremmo anche più soluzioni offensive, oltre che difensive, vero motivo per il quale Clifford, memore di Dwight a Orlando, avrà sicuramente spinto per riportarlo “in famiglia”.

 

 

Chissà se ora Zeller sarà spostato in PF, in panca o sarà ceduto. La mia opinione è che sarebbe meglio cedere Marvin Williams, sostituendolo con un giocatore più economico che sia in grado di colpire da fuori.

Gli Hornets cederanno poi la scelta numero 41 acquisendo la 31, quindi ipoteticamente, altro vantaggio… sarebbe stata troppa grazia riuscire a prendere D’Angelo Russell visto che i Lakers l’hanno messo sul mercato in cambio di una delle prime 12 scelte. Poteva sicuramente fare gola a un team che sceglierà prima di noi, infatti è finito ai Nets con Mozgov, mentre Brook Lopez si è accasato nella L.A. gialloviola. Lakers che avranno in cambio anche la scelta numero 27.

Intanto dalle parti di Charlotte si è posato un mattone per la costruzione di una buona annata, un benvenuto a Dwight, sperando Rich Cho non si limiti a Dwight, ma convenga che anche per la panchina serve qualcosa.

 

 

 

Hornets Top 20 2016/17

Arrivati alle soglie della finale NBA con Golden State avanti 3-0 su San Antonio e Cleveland 2-1 su Boston, per fare un riassunto video sulla stagione regolare degli Hornets, ecco la mia personale classifica dell’anno.

Una top 20 che ha come protagonisti i giocatori di Clifford, Kemba Walker, Marvin Williams, Nick Batum, ma anche Marco Belinelli e Jeremy Lamb tra gli autori dei più bei canestri teal & purple.

Buon divertimento!

Ottentato

 
Sinceramente, non sono un cospirazionista, ma il Draft NBA (o meglio… la lottery per il Draft) è una delle poche cose che non mi convince nella massima lega professionista di basket americana e mondiale e non ne ho fiducia semplicemente perché parlano i fatti…
Il trend degli ultimi anni con scelte a ripetizione vinte dai Cavaliers più altri Draft un po’ sospetti (vedi anche la scelta di Davis degli ex New Orleans Hornets che scelsero per primi davanti ai Charlotte Bobcats, i quali detenevano più possibilità in percentuale, ma non avevano appena comprato una franchigia come Tom Benson), mi lasciano perplesso.

Le prime scelte al Draft dall’era Hornets a oggi.
Gli ultimi anni non convincono…

Ricorda un po’ il gioco dei pacchi sulla RAI, dove le possibilità matematiche sono puntualmente smontate dai “fatti”… un attentato dinamitardo di alcune squadre che contano di più rispetto ad altre.
Comunque sia, lotteria truccata (anche le dichiarazioni di Walton dei Lakers ad affermare che Magic gli avesse detto prima che avrebbero mantenuto la loro scelta, fiducia o altro?) o no, quest’anno la lottery pre-Draft ha premiato le squadre storiche che negli anni ’80 dettavano legge.
Come non ricordare un pezzo di storia a prescindere dal tifo, come Celtics-Lakers, Bird, Parish e McHale contro Magic Johnson, Worthy e Rambis?
La più fortunata, prima su tutte è la franchigia dei Boston Celtics, i quali, grazie alla scelta girata dai Nets (ai tempi della mega trade in cui furono coinvolti anche Pierce e Garnett che furono girati da Boston alle Retine), avranno a disposizione la possibilità di accaparrarsi colui che giudicheranno il miglior giocatore o quello più adatto per il loro gioco.
Forse i Leprechaun hanno sfoderato più che un trifoglio, un quadrifoglio portafortuna.
A seguire i Lakers che, con il nuovo GM Magic Johnson presente, festeggiano ugualmente poiché nelle dinamiche di scambio tra le squadre, i gialloviola avrebbero dovuto cedere ai 76ers la loro scelta se l’urna li avesse estromessi dal podio.
Sorride a metà anche Philadelphia che, grazie allo scambio con i Kings, riuscirà comunque a prendere uno dei top 3 al prossimo Draft.
Phoenix, altra squadra che ha giocato tutti gli ’80, è finita quarta, leggermente “bistrattata dalla fortuna”, appena avanti ai Kings del nostro ex Vlade Divac, il quale sceglierà al quinto e al decimo posto.
Subito dopo i Re californiani, ecco i Calabroni della North Carolina, i quali non si sono smossi dall’ipotetico undicesimo posto.
D’altra parte le probabilità superavano il 90%, mente erano risibili quelle di pescare sul podio, nulle quelle per altre posizioni, per il particolare meccanismo adottato dalla NBA a protezione di team dai record pessimi.
Se a Rich Cho, presente al sorteggio è andata male, anche l’altro grande ex Alonzo Mourning, con il suo quattordicesimo posto da previsione, non sorride.

Rich Cho (sullo sfonso a sinistra) “premiato” come miglior attore non protagonista proprio mentre ai Celtics va la scelta numero 1.

Tornando a noi.. difficile che all’undicesimo posto si possa pescare “il fenomeno”, gli analisti ne contano come cinque o sei i potenziali giocatori che un domani saranno in grado di fare la differenza nella lega, cominciando da quel Markelle Fultz, classe ’88, 193 cm, guardia versatile che potrebbe ricoprire sia il ruolo da play che quello di guardia tiratrice anche se il secondo è il ruolo che più si adatta, ma gente come Reggie Miller, Robert Horry e Klay Thompson sono stati selezionati proprio con quel numero.
L’altra posizione a noi riservata sarà la quarantunesima da secondo giro. Il 22 giugno si terrà il Draft al Barclays Center a Brooklyn, il che potrebbe sembrare una beffa per gli ex New Jersey, costretti a veder probabilmente la loro ex possibile scelta ai verdi di celtica origine.
Lorenzo Ball, J. Tatum e Jo. Jackson, D. Fox, L. Markkanen (potrebbe essere lui l’obiettivo di Charlotte, sempre che le prime dieci squadre siano d’accordo a lasciarcelo)

sono altri prospetti interessanti e saranno tra le prime chiamate, vediamo invece chi ha vinto gli spareggi tra squadre che son finite pari in regular season:
 
Spareggi
 
Minnesota (31-51) won a tiebreaker with New York.
Portland (41-41) won a tiebreaker with Chicago.
Milwaukee (42-40) won a tiebreaker with Indiana.
Atlanta (43-39) won a tiebreaker with Memphis.
LA Clippers (51-31) won a tiebreaker with Cleveland, Toronto and Utah.
Second, third and fourth place in the tiebreaker drawings went to Utah, Toronto and Cleveland, respectively.
 
Il sorteggio completo
Primo giro
01. Boston Celtics (via Brooklyn Nets)
02. L.A. Lakers
03. Philadelphia 76ers (via Sacramento)
04. Phoenix Suns
05. Sacramento Kings (via Philadelphia)
06. Orlando Magic
07. Minnesota Timberwolves
08. New York Knicks
09. Dallas Mavericks
10. Sacramento (via New Orleans)
11. Charlotte Hornets
12. Detroit Pistons
13. Denver Nuggets
14. Miami Heat
15. Portland Trail Blazers
16. Chicago Bulls
17. Milwaukee Bucks
18. Indiana Pacers
19. Atlanta Hawks
20. Portland (via Memphis Grizzlies)
21. Oklahoma City Thunder
22. Brooklyn Nets (via Washington)
24. Utah Jazz
25. Orlando (via L.A. Clippers)
26. Portland (via Cleveland Cavaliers)
27. Brooklyn (via Boston)
28. L.A. Lakers (via Houston Rockets)
29. San Antonio Spurs
30. Utah (via Golden State Warriors)
 
Secondo giro
 
31. Atlanta (via Brooklyn)
32. Phoenix
33. Orlando (via L.A. Lakers)
34. Sacramento (via Philadelphia)
35. Orlando
36. Philadelphia (via New York)
37. Boston (via Minnesota)
38. Chicago (via Sacramento)
39. Philadelphia (via Dallas)
40. New Orleans
41. Charlotte
42. Utah (via Detroit)
43. Houston (via Denver)
44. New York (via Chicago)
45. Houston (via Portland)
46. Philadelphia (via Miami)
47. Indiana
48. Milwaukee
49. Denver (via Memphis)
50. Philadelphia (via Atlanta)
51. Denver (via Oklahoma City)
52. Washington
53. Boston (via Cleveland)
54. Phoenix (via Toronto)
55. Utah
56. Boston (via L.A. Clippers)
57. Brooklyn (via Boston)
58. New York (via Houston)
59. San Antonio
60. Atlanta (via Golden State)
 
In ultimo da segnalare che, la scorsa settimana, per rimpiazzare Pat Ewing, ormai fuori dallo staff degli Hornets, è stato “sostituito dal lungo Mike Batiste (21/11/1977), ex giocatore di 204 cm per 111 kg che in Italia Giocò con Biella e sfiorò la Reggiana.

Batiste con i greci.

In realtà la firma era già avvenuta ma una clausola gli permise d’uscire dal contratto e d’accasarsi per una stagione (2002/03) con Memphis prima di passare alla stagione successiva al Panathinaikos dove passerà la maggior parte della sua carriera da giocatore terminata nel 2014, sempre in maglia verde.
Come vice lavorò l’anno scorso ai Brooklyn Nets e prima ancora ai Canton “Charge”, che a dispetto del nome, non si trova né in Svizzera, né in Cina, ma in Ohio.
La stagione in corso deve ancora finire, ma già molte squadre, come gli Hornets in vacanza, stanno lavorando per cercar di trovare accordi, sia commerciali, sia per costruire nuovi team, possibilmente migliori di quelli visti in codesta stagione.

Look at this

 
Il prossimo anno, come probabilmente molti di voi già sapranno, la NBA cambierà volto, almeno nel look proposto dalle trenta squadre in lizza.
 
Lo sponsor tecnico, attuale fornitore della NBA, non sarà più la tedesca Adidas (il nome deriva dal fondatore Adolf Dassler e dal troncamento di alcune lettere nel nickname “Adi” unito alle iniziali del cognome), ma l’americana Nike.
 
L’azienda indigena produce anche il marchio Jordan, così MJ, essendo l’icona del brand, ha pensato di differenziare il team ponendo sulle divise, anziché il “baffo” della Nike, la sua famosa silhouette volante immortalata mentre va a schiacciare una palla a spicchi.

Per i pochissimi che non lo sapessero o lo confondessero, questo è il marchio di Michael Jordan che verrà anche posto sulle divise degli Charlotte Hornets 2017/18.

 
Una vera mania per gli appassionati ma anche per i giovani che ne hanno fatto un feticcio.
Negli Stati Uniti si sono registrati casi in passato di rapine finite tragicamente.
E’ il caso di uno studente di 15 anni (Eugene Thomas) soffocato assurdamente da un coetaneo per un paio di Le scarpe Air Jordan nel 1989.

Una pubblicità cartacea della Nike d’inizio anni ’90, quando l’omino volante jordaniano non era ancora presente sulle pagine delle riviste.

 
A prescindere nei casi alienanti in cui vi è un rovesciamento delle parti, la reificazione dell’essere umano ridotto a cosa a mero oggetto, in favore di un altro giudicato più bello e da ottenere con qualsiasi mezzo nella logica disumana introdotta in forma pubblicitaria nelle menti indifese di “bambini” un po’ troppo cresciuti, il marchio Jordan per molti fan è sinonimo della pallacanestro stessa se è vero che anche Larry Bird una volta, dopo aver giocato contro Jordan, disse d’aver visto Dio giocare.
 
Esistono poi anche casi nella cinematografia nei quali oggetti di Michel Jordan produrrebbero superpoteri, è il caso di “Like Mike”, uscito in Italia con il titolo di “Il Sogno di Calvin”.
Il protagonista del simpatico film è un orfano tredicenne di colore che trova e indossa un paio di scarpe appartenute a Michael Jordan e con esse, compie prodezze mirabolanti tanto da esser messo sotto contratto dai Los Angeles Knights (franchigia inventata ovviamente).
 
La Nike però, tornando al discorso di produzione, finì in generale anche al centro d’aspre polemiche per le condizioni degli operai nelle fabbriche dei paesi del terzo mondo, nelle quali sono realizzati palloni, scarpe (comprese le Air Jordan).
L’azienda si difese dicendo che non possedeva queste fabbriche ma semplicemente commissionava il lavoro, dettando tuttavia regole ben precise al contraente che spesso sacrificava la sicurezza per non parlare dei costi.
Nel secolo scorso (1997), 1.300 lavoratori vietnamiti fecero sciopero chiedendo un aumento di un centesimo l’ora, mentre nel 1998 in Cina altri 3.000 lavoratori fecero sciopero contro la propria ditta protestando contro le pericolose condizioni lavorative oltre che i bassi salari, oltretutto poi vendute in occidente a prezzi altissimi in rapporto al costo.
 
Questa è la parte anti etica della globalizzazione capitalista, ma tornando al basket, come scrivevo a inizio pezzo, riportato anche da giornalisti americani, gli Charlotte Hornets saranno l’unico team a mostrare il logo di Jordan anziché quello della Nike.
 
Un logo che ha fruttato nel 2015 a Jordan circa 100 milioni di dollari mentre in 15 anni di carriera MJ ne ha accumulati intorno ai 94…
 
Un comunicato stampa certifica questo fatto così come gli Hornets, all’interno dello Spectrum Center sono intenzionati a cambiare le posizioni del box office e del negozio per i fan.
 
Personalmente la maggior parte delle divise Nike sportive le ho sempre trovate piuttosto semplici, con poca fantasia, ho sempre preferito quelle proposte da Adidas a livello estetico, ma questi son gusti personali, di sicuro il brand Jordan, sportivamente scrivendo, prestigioso per storia personale, almeno inizialmente darà un effetto che potrebbe portare i Calabroni in un’altra dimensione futura, lanciati in una nuova stagione vincente se oltre al look, Cho, Clifford, lo stesso Jordan e la dirigenza tutta sapranno curare anche il “mercato dei giocatori” e gli equilibri di squadra.
Chiudo inserendo il video dell’annata di Ramon Sessions.
Play deludente sulla strada del mercato estivo.
Charlotte non ha intenzione infatti di rinnovarlo, tuttavia un paio di schiacciate da highlights quest’anno le ha regalate.

Miles Plumlee, tutto ok dopo l’operazione.

Martedì, Miles Plumlee ha subito un intervento in artroscopia che ha portato a uno sbrigliamento (alla rimozione di un tessuto infetto, devitalizzato o in necrosi) che lo terrà fuori dalle 6 alle 8 settimane, quindi per lui, nessun problema né per la prossima Regular Season né per la prossima preparazione.

Miles Plumlee iconizzato con la grafica ufficiale del sito degli Hornets.

Intanto prosegue la mia personale opera di video dedicati ai giocatori che durante l’appena passata stagione regolare hanno  vestito la canotta di Charlotte.

Oggi tocca al giovane Christian Wood, ala grande che ha trovato poco spazio sul parquet nonostante una passata esperienza ai 76ers.

Gli Hornets, leggendo i rumors e le dichiarazioni in società, non dovrebbero riconfermare per la prossima stagione.