ReaziHornets

La fine dell’estate segna inesorabilmente e ciclicamente la partenza di una nuova stagione NBA e delle mie “pazze” nottate insonni (per fortuna in compagnia di molti) per vedere le partite della squadra del cuore.

Mancano una dozzina di giorni alla partenza della preseason che vedrà, oltre a Philadelphia, proprio Charlotte (contro Boston) segnare il nuovo via.

Bene o male al momento il roster è il medesimo dello scorso anno, salvo l’innesto di Tony Parker, del rookie Bridges, scelto alla dodicesima posizione dai Clippers e immediatamente scambiato con Gilgeous-Alexander che Charlotte aveva scelto alla undici, dell’altro rookie Devonte’ Graham e di “Biz” Biyombo, il quale però è sostanzialmente un cavallo di ritorno.

Delle aspettative e del potenziale della squadra spero di riuscire a parlarne durante la preseason, dopo aver visto (sperando vi sia un’adeguata copertura mediatica della NBA che al momento parrebbe non esserci su tutte le partite prestagionali) almeno 2/3 partite, durante le quali Borrego sperimenterà nuove soluzioni.

Con almeno 2/3 di “materiale umano” (scriviamo così, ma in senso buono, anche se non mi piace poiché si avvicina a quel “risorse umane” utilizzato in ambito lavorativo) non nuovissimo, Borrego dovrà inventarsi soluzioni.

Il pezzo odierno però vira volutamente sull’ironia.

Ho pensato, visto che la maggior parte di giocatori li ho visti tantissime volte, come potrebbe essere la mia reazione, a seconda delle loro prestazioni, quando saranno nuovamente presentati o entreranno in campo.

Magari potreste identificarvi, nell’entusiasmo o nella “disperazione” che quel giocatore vi farà provare, specialmente se siete tifosi di Charlotte e avete seguito un po’ del percorso degli Hornets degli ultimi anni.

Un pezzo, spero abbastanza originale nell’idea (magari mi son perso qualcosa ma fatto così in serie non mi pare d’averne mai visti), trait d’union che vuol essere anche un omaggio alla comicità, specialmente quella nostrana, la quale, con la sua fantasia, inventiva e descrittività di alcuni comportamenti tipicamente italiani, è sempre stata brillante, regalando momenti divertenti.

Mancherebbero moltissimi comici, ma in realtà ho scelto, andando un po’ a memoria, gli spezzoni che più si adattavano a tale fine.

Partiamo con un possibile starting five per arrivare alle riserve, tenendo conto che Bridges e Graham ancora non li ho visti, quindi sono esclusi da questa lista:

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KEMBA WALKER

 

L’unico Hornets da urlo, da svenimento. Conosciuto, apprezzato anche da tifosi degli altri team, Kemba con i suoi crossover, i suoi cambi di ritmo e i suoi step back letali è il cuore e l’emozione per un tifoso attuale di Charlotte.

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JEREMY LAMB

 

Lamb è stato sempre un discreto attaccante ma dalla stagione scorsa ha lavorato duramente per  migliorarsi anche in difesa. Reduce dalla sua miglior stagione di sempre, potrebbe anche partire in quintetto. Esplosivo, specialmente agli inizi della stagione, va sempre un po’ calando. Un giocatore che comunque con le sue entrate e il miglioramento nel tiro da fuori, entusiasma.

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NICOLAS BATUM

 

Qui, nel finale del video troviamo una citazione dal libro Cuore di Tenebra di Joseph Conrad. Soventemente “l”orrore” è aver visto giocare Batum negli ultimi due anni.

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MARVIN WILLIAMS

 

Lo stretch four o bombarolo di Charlotte, spesso prova a sparare da tre a inizio primo e terzo quarto, quando è meno affaticato. Per un certo periodo lo scorso anno ha avuto splendide percentuali e alcune buone serate ma per lo più le sue triple scoppiano in mano alla squadra o sono realizzate a partita persa. Non mi esalta personalmente come giocatore, anche se ne riconosco il merito del lavoro.

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CODY ZELLER

 

Non so se Cody Zeller sia di Gallarate (nelle info non è scritto così) ma ha quell’aria da bianco, un po’ fuori dal contesto di super fenomeni. Tuttavia, anche se arrivasse dal basso varesotto, sarebbe comunque un giocatore che potrebbe fare il suo modesto lavoro tranquillamente. Quando entra in campo so che non sarà uno che cambierà la gara, ma farà del lavoro sporco per vincerla.

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TONY PARKER

 

Dopo aver perso Jeremy Lin e aver provato a rimpiazzarlo con i vari Sessions, MCW, Roberts, Stone e altri giocatori “minori” fallendo, anche quest’anno gli Hornets provano come backup di Kemba un giocatore esperto il cui unico limite è la salute. Tony non ha bisogno di presentazioni (pure lo slogan in rima), una garanzia insomma… La sensazione potrebbe essere questa. Vado sulla fiducia.

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MICHAEL KIDD-GILCHRIST

 

Uno dei classici giocatori con una storia drammatica alle spalle. Già per questo suo trascorso (anche se ovviamente mi auguro nessuno ne debba avere) mi piaceva molto essendo riuscito ad affrontare i suoi traumi e ad affermarsi nella NBA giocando duro. Sfortunatamente il doppio infortunio sembra averlo ridimensionato e anche tatticamente negli ultimi due anni non mi è sembrato perfetto. Quando gli avversari sono sulla linea dei tre punti e li marca lui, io…

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FRANK KAMINSKY

 

Se fossi l’allenatore degli Hornets direi la stessa cosa al Fantoz., ehm, al Frank del quale parliamo. A volte trova ottime serate, ma spesso va così. C’è di buono che ha variegato il suo gioco, mostrandosi più a suo agio serpeggiando vicino a canestro.

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MALIK MONK

 

 

Incatenato dall’inesperienza, si è messo a rombare nella parte finale della stagione dove si è auto sublimato con una schiacciata in quel di Chicago, veramente strepitosa anche se poi inutile ai fini del risultato. Chissà che da Renoldo non si trasformi in fiammante Ferrari… Ne avremmo bisogno. La sensazione è di un player con potenzialità inespresse ancora che tuttavia dovrà affrontare forze maggiori non avendo a disposizione un totale altissimo di qualità eccelsa in squadra.

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DWAYNE BACON

 

Bacon diceva d’amare la pancetta e le uova. Chissà che alito la prima mattina. Potrebbe sfruttarlo per difendere sui top player avversari. Il classico “fiato sul collo”. L’anno scorso fece vedere cose buone in difesa. In attacco ancora non esalta.

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“WILLY” HERNANGOMEZ

 

Willy quando gioca usa la testa, ha buoni movimenti, a volte anche lunghi e complessi sul piede perno, come diversi europei d’altronde. L’importante è che non si faccia trascinare da un gioco tutto fisico. Aiuta, ma in attacco deve restare lucido e non cedere alla tentazione di competere con gente più pesante provando a forzare sullo stesso piano. In difesa deve usare più vigore. La sensazione in realtà è buona, è un discreto giocatore, a patto che non si perda, magari già nelle troppo ampie rotazioni tra lunghi di Charlotte.

 

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BISMACK BIYOMBO

 

Inadeguato o no? Come tradotto da Paolo in maniera scorretta, Biz è bravo a stoppare, più adeguato in difesa che in attacco, laddove è migliorato un po’ ai liberi, ma per segnare deve trovarsi molto vicino a canestro, altrimenti con i suoi tiri il ferro farebbe la stessa fine del naso della statua sbreccata dal poliziotto durante la partita notturna di basket in piazza contro Aldo, Giovanni e Giacomo (altra scena che si sarebbe potuta mettere).

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Bob-Bass

E’ trascorso un mese esatto dall’ultimo pezzo scritto, lentamente, con cadenze assolate agostane e primo settembrine attendevo che si sbloccasse qualcosa nel mercato degli Hornets che, hanno sì diversi giovani interessanti (Monk, Bridges, Hernangomez e Bacon), ma hanno mantenuto l’ossatura dal contratto garantito composta da MKG, Marvin Williams e il pluriaggravato Nic Batum.

Lemme lemme il tempo è scivolato via, fluido, come liquida ed evanescente scia e nemmeno Kupchak, assoldato da Jordan che sfidava la forza di gravità con fluttuazioni eterne in aria, è riuscito a modificare la staticità di una situazione non esattamente idilliaca.

Più che aggiungere pezzi gli Hornets ne hanno pesi, se consideriamo minimale l’uscita del buon Mathiang, centro che faceva da spola tra Greensboro e Charlotte con un two way contract, passato nella città delle tre T; “turòon, turàs, tetàss” (Torrone, Torrazzo e Maggiorate), ovvero Cremona. Alla Vanoli quindi potranno ammirare un giocatore che qualche minuto nella NBA l’ha giocato.

C di Cremona, C di Charlotte… sull’altra sponda si parla di ruoli a questo punto.

Borrego sa che dovrà fare i conti con il materiale che avrà a disposizione (immagino che durante il colloquio con Kupchak questo non sia stato un dettaglio) e se Walker è l’unica certezza, punto fisso intoccabile, già si parla di slittamenti in alcuni ruoli.

Sicuramente gli esterni, le ali o gli swingman, spesso sono intercambiabili nel basket moderno, è così che sta prendendo corpo l’ipotesi di vedere partire come starter Jeremy Lamb (dopo la sua buona stagione) o magari Malik Monk, uno che nelle ultime partite ha fatto capire di comprendere meglio la NBA, riuscendo a gestire meglio palloni che prima perdeva banalmente.

Lamb, in scadenza, dovesse confermarsi, attrarrà sicuramente tante attenzioni da parte di altri team e potrebbe anche partire a fine stagione se Charlotte non riuscirà a trattenerlo, ma questo è argomento prematuro.

E Nic Batum?

Ci si può permetter di tenere fuori un giocatore dal contratto così pesante?

Vedremo… per adesso pare si possa spostare in posizione di ala piccola, dove potrebbe, dal mio punto di vista, rendere meglio, limitando magari qualche soluzione offensiva forzata da guardia tiratrice.

Lì la concorrenza giovanile non manca, gravitano intorno anche Bacon, Bridges, il secondo ha mezzi atletici ma per ora sembra essere una versione Monk 1.0, con scelte di gioco da maturare, inoltre c’è un MKG da rivedere se Borrego dovesse optare come dichiarato per un gioco veloce e di transizione ma per lui si parla di possibile slittamento.

MKG rischia di finire a giocare in PF, pare essere un’idea di Borrego, anche se peso e cm non paiono essere dalla sua.

In avanti Kaminsky potrebbe passare al ruolo di centro (altro slittamento ventilato dal coach da provare in preseason), anche se nel reparto (mal assortito numericamente) però ci sono già i vari Zeller, Hernangomez e Biyombo, non tre fenomeni di primo piano ma tre discreti giocatori con caratteristiche diverse ad affollare il reparto.

Al momento a mio giudizio, il tutto sembra ancora un brodo primordiale, con reparti galassia troppo caldi e vicini e altri vuoti, più sguarniti, come quello di PF, dove Marvin Williams rischia di partire ancora titolare (vista l’incapacità di MKG di tirare da fuori) per fornire triple e punti di rottura.

Walker, Lamb, Batum, Williams e Zeller potrebbero essere un’idea iniziale con Parker, Monk, Bacon (o Bridges), MKG e Kaminsky pronti a subentrare. Un peccato che Hernangomez e Biz rischino d’aver poco spazio, a meno che Willy non slitti anche lui in PF.

Altre news recenti sono:

  1. La scelta nei 12 del roster per il team USA che affronterà l’Uruguay in casa il 14 settembre e Panama da “Visitor” il 17.
  2. Joe Wolf, giocatore che giocò tra le riserve degli Hornets 64 partite nel 1994/95 per poi chiudere ancora a Charlotte nel 1999 dove toccò il campo in tre occasioni e compagno di MJ a NC, sarà il nuovo allenatore della franchigia affiliata di Greensboro Swarm. Nel mezzo delle sue parentesi charlottiane, giocò per Orlando, Milwaukee e Denver. Wolf oggi ha 53 anni e sarà il secondo allenatore di Greensboro. Kupchak pensa che Wolf sia la persona adatta per sviluppare i giovani avendo esperienza nel settore.

    Nel video, eccolo un po’ più giovane, alle prese con Shaq…

  3. Purtroppo c’è da segnalare anche che venerdì 17 agosto a San Antonio è scomparso all’eta’ di 89 anni Bob Bass, GM degli Hornets dal 1995 per ben nove anni.

    Bass nel 1996 risponde ad alcune questioni poste dai giornalisti su Charlotte.
    Foto:
    Peter A. Harris, AP

    Fu premiato sia nel 1990 e nel 1997 (nel secondo caso con gli Hornets) come miglior dirigente dell’anno. Bass fu allenatore nell’ABA, poi passò ai San Antonio Spurs, dove fece sia il direttore generale che il vicepresidente. “Bob ha avuto un impatto enorme su ABA e NBA”, ha detto il capo allenatore degli Speroni Gregg Popovich, che aveva lavorato con Bass nei primi tempi. Di Bass ricordiamo anche la trade che portò Bryant ai Lakers, una trattativa però con poco margine che portò Divac a Charlotte per un paio di stagioni. Sotto la sua egida gli Charlotte Hornets non finirono mai sotto i .500… Condoglianze alla famiglia, ricorderò sempre con simpatia Bass.

Calendario 2018/19

E’ uscito il nuovo calendario NBA 2018/19,

qui sotto troverete il collegamento per andare a vedere quando saranno disputate tutte le partite degli Hornets:

https://www.nba.com/hornets/schedule

Le date e gli orari, essendo state prese dal sito ufficiale degli Charlotte Hornets sono ovviamente quelle americane.

Quest’anno le quattro squadre dell’Est contro le quali giocheremo tre partite anziché quattro (un effetto matematico dovuto al classico calendario di 82 partite diviso per trenta squadre) saranno; Chicago, Indiana, New York e Toronto.

Per il resto in aggiornamento le diverse categorie di pagine come quella di “ImmaginaziHornets”, un po’ la storia degli Hornets fissata in alcuni momenti rivisitata attraverso giornali e riviste non solo italiane ma qualche volta internazionali, come nel caso di questa foto presa dalla rivista francofona Basket in Action, la quale “parla” di Divac, del suo scambio con gli Hornets per Bryant e della sua volontà di ritiro (di giocare agli Hornets inizialmente pare non volesse saperne).

 

 

Divac non prese bene lo scambio per un rookie, anche se ancora non sapeva che quel rookie si sarebbe trasformato in uno dei giocatori più forti della NBA.
Alla fine comunque optò per Charlotte e si trovò insiema Mason a disegnare pallacanestro, fornendo sotto le plance tecnica e visione di gioco, la forza la metteva Mason, il tiro lo fornivano Rice e Curry…

 

 

Dopo aver vinto l’argento ad Atlanta con la squadra jugoslava, la quale mancava dal 1988 alle Olimpidi per la guerra che ne portò alla disgregazione, Vlade vide che Charlotte non era poi così male e vi giocò per un paio d’anni su buoni livelli.

Tornò poi sulla costa pacifica dopo il lockout, avendo una villetta a Marina del Rey e con la moglie che aveva velleità artistiche, La città degli angeli e la California meglio si adattavano in quel campo.

Andò ai Kings di Sacramento dove oggi fa il GM.

La grande bellezza.

Esagoni che compaiono e scompaiono…

A Milano, da San Babila fino a Piazza della Borsa (in centro), sul selciato vi sono anche talvolta alcune forme esagonali che creano un dislivello che capita di calpestare e personalmente, credo come la maggior parte degli abitanti della città, osservando altro, camminando un po’ freneticamente non mi è mai capitato d’accorgermi della loro presenza.

E’ il giornalista e scrittore Paolo Sciortino a darmi la fonte su un suo libro su Milano di pochi anni fa.

Cosa siano queste forme esagonali perfette che squarciarono il suolo è presto detto:

Si trattava di barre incendiarie che gli aerei americani (i cosiddetti “Pippo”) sganciavano (oltre le bombe) durante i bombardamenti avvenuti nella seconda guerra mondiale.

Queste barre a volte cadevano in piedi provocando scintille incendiarie.

La Scala stessa fu colpita con diversi danni.

Prima d’addentrarmi nel pezzo, come trait d’union, visto che paradossalmente siamo nell’intervallo tra le date delle due bombe atomiche che furono sganciate su Hiroshima e Nagasaki vorrei ricordare le vittime innocenti che perirono nei due attacchi nucleari dal mio punto di vista piuttosto gratuiti vista la situazione del Giappone in termini di mezzi, ormai ridottissimi con diverse fabbriche inservibili.

Fu un avvertimento all’Unione Sovietica che aveva aspettato la scadenza del trattato di Matsuoka per attaccare le guarnigioni giapponesi in Cina, dilagando piuttosto facilmente vista la superiorità di carri armati e altri mezzi pesanti.

Arrivare prima dei sovietici era l’obiettivo.

Chiuso il capitolo (sarebbero vastissime le tematiche da discutere), tornando a parlare di America in termini sportivi (decisamente meglio), l’obiettivo di oggi della società dei Calabroni è probabilmente quello di prendere attraverso il senso della vista, del bello, i propri tifosi…

L’operazione “La Grande Bellezza” (oserei dire) è stata condotta presentando un nuovo parquet, molto simile a quello inaugurato dagli Hornets nella stagione 1995/96, con esagoni all’interno dell’area mentre esternamente il bicolore foglia di tè e viola regna sino alla linea bianca del tiro da tre punti. A centrocampo torna Hugo, il secondo logo usato dai Calabroni dopo aver velocemente abbandonato il primo.

Una striscia, una scia come se fosse una s meno curva da un lato bordo campo arriva sino all’addome del Calabrone.

 

 

 

 

E se il mio personale giudizio storico sulle due bombe atomiche oscilla tra l’inutilità e il crimine, in questo caso è palese che sia oggi il campo più bello della NBA, tornato in auge per celebrare i 30 (circa viste le peripezie) anni di Charlotte nella lega.

Difficile dire se sarà sin die o l’anno prossimo verrà smantellato per far posto a del legno con una nuova livrea ma per quest’anno sarà bello giocare su un parquet spettacolare.

 

 

 

 

Un tuffo nel passato quando a metà anni 90 diversi campi avevano colori accesi (i primi che mi vengono in mente sono quelli dei Raptors, dei Pacers, dei Suns e dei Rockets) che insieme ai vari protagonisti dell’epoca (da Jodan a Barkley, passando per Bryant e Iverson oltre a molti altri), contribuivano al successo scenografico della Lega “baskettara” più famosa al mondo.

 

 

Il campo dei Rockets a metà anni ’90 riprodotto in videogame.

 

 

E dopo la polemica Donald Trump/LeBron James sulla quale non solo la moglie di Trump, Melania si è schierata con il neo cestista giallo-viola (ha aperto una scuola in Ohio per ragazzi in difficoltà finanziata da lui stesso), anche Michael Jordan (tirato in ballo dal presidente americano dicendo che a lui piace Mike) ha appoggiato il collega, pur essendo restio a parlare su questioni politiche e affini.

 

 

L’entrata della LeBron James’ I Promise School in Akron, Ohio.
Gli studenti avranno da impegnarsi…
Foto: Jeff Zillgitt, USA TODAY Sports

 

 

MJ però ha trovato modo di rendere il suo tempo più produttivo mandando una lettera e un regalo a un signore australiano che sta lottando contro il cancro.

 

 

 

 

E se come giocatore MJ non si poteva discutere, come presidente l’ho criticato per i mediocri risultati, dal punto di vista umano, con questo gesto disinteressato guadagna molti punti.

Adesso i tifosi degli Hornets, dopo il regalo dello splendido parquet, aspettano che “Mike” colmi l’ultima lacuna (come proprietario) per diventare trinità, anche se c’è già chi lo idolatra “solamente” per la sua carriera cestistica, ma come dimostrato da James e dallo stesso Mike, c’è di più fuori…

Amichevoli Prestagionali

E’ uscito il calendario delle amichevoli prestagionali che saranno disputate dagli Hornets prima di partire per la nuova avventura 2018/19.

Traggo la grafica dalla pagina degli Hornets ufficiale per mostrare il calendario:

Giocheremo due volte contro Boston, poi contro gli Heat e i Bulls in casa, l’ultima sarà fuori, a Dallas.
Le avversarie sono team ricorrenti negli ultimi calendari prestagionali dei Calabroni.

Nessuna operazione?

Avevamo lasciato Devonte’ Graham in lista infortunati alle pese con un ginocchio “incerto”.

Ieri pare che il suo consulto con degli specialisti abbia portato alla decisione di non essere operato chirurgicamente per l’infortunio alla cartilagine al ginocchio destro.

Out da inizio mese, si era infortunato in Summer League.

 

 

Devonte Graham impegnato con Charlotte in Summer League.

 

 

Ora pare che Graham possa riprendere ad allenarsi con precauzioni e possa tornare in tempo per il training camp anziché saltare tutta la prossima stagione.

Una buona notizia se la diagnosi fatta sarà confermata nei fatti.

Graham sarà il terzo play dietro a Tony Parker (ricordiamo la firma per due stagioni con la seconda non garantita) mentre Joe Chealey, giocatore firmato dagli Hornets per il roster camp (oltre ai vari Jaylen Barford, Zach Smith and Isaiah Wilkins) dovrebbe così uscire dai 15 titolari per la prossima stagione.

La guardia del College di Charleston ha davanti a sé altre tre PG e nonostante le discrete prove in Summer League più le cifre da senior all’università (18,0 PPG, 4,6 Rimbalzi e 3,6 Assist a partita) è improbabile che Chealey possa trovare spazio in squadra.

 

 

Joe Chealey firma il contratto.
Foto ripresa dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

 

 

Forse potrebbe avere spazio in G-League nei Greensboro Swarm.

Dopo aver scritto su Ryan Anderson ieri, si è scoperto che gli Hornets lo scorso anno avrebbero tentato, insieme ad altri team (Miami e Portland) di arrivare a Kevin Love tramite uno scambio ricevendo però sempre fermamente un “No, grazie”.

Non si sa che cosa abbiano offerto gli Hornets per Love, ma nonostante la rivoluzione invernale dei Cavs, la società chiarì che Kevin non era sul mercato, oltretutto è storia recente la sua firma pluriennale con la squadra dell’Ohio per 120 milioni per quattro anni.

Anche se il prototipo di giocatore cercato pare essere quello alla Ryan Anderson o alla Love, con un contratto del genere penso possa essere difficile un eventuale scambio oggi, almeno per il secondo.

Arnoldas Kulboka invece, dopo un anno in prestito all’Orlandina, la scelta di Charlotte al Draft e la Summer League, come promesso da Kupchak è tornato momentaneamente in Germania al Brose Bamberg, dove probabilmente inizierà una nuova avventura trovando molto più spazio per giocare.

Fantasie…

Tutto tace o quasi dal punto di vista del parquet in casa Hornets.

Mentre l’unica fievole possibilità di rumors, creata artificiosamente, alla quale peraltro non credo molto renderebbe Kupchak GM of the year (in sintesi sarebbe uno scambio, forse con qualche aggiunta) tra Nicolas Batum (il quale a Charlotte ha intasato il cap con il suo rendimento non eccelso) e Ryan Anderson degli Houston Rockets.

Fantascienza?

Fantasie?

Probabile, (l‘idea è stata inizialmente suggerita dal collaboratore di Bourbon Street Shots, Mason Ginsberg), ripresa e menzionata da Brian Windhorst di ESPN, i Rockets sarebbero pronti ad accollarsi un contratto a lungo termine cedendo l’ex New Orleans Hornets polifunzionale giocatore.

 

 

Ryan Anderson raffigurato in card ai tempi dei New Orleans Hornets.
Lo sfortunato giocatore perse la fidanzata Gia Allemand, pare per suicidio nel 2013, quando lei aveva solamente 29 anni.

 

 

Anderson, contratto che andrà in scadenza, avrà 30 anni il prossimo anno e percepirà 20,4 milioni (qualche milione in meno dei 24 che percepirebbe il transalpino) utile su ambo i lati del campo, sia come difensore che come specialista da grandissime distanze da tre, gli Hornets acquisirebbero un vero talento che permetterebbe di allargare il campo anche in caso di attacchi rapidi come vorrebbe giocare il nuovo coach Borrego.

Batum, potrebbe incastrarsi perfettamente come gregario in una squadra già ricca di talento con la coppia di guardie Harden/Paul a fagocitare un buon numero di palloni.

Fosse per me, lo scambio, oltre a sponsorizzarlo, lo farei subito, per Charlotte si tratterebbe di un chiaro guadagno, per i Rockets forse non molto, a meno che l’uomo di Lisieux nor arrivi in Texas motivato come il primo anno agli Hornets e riesca a calare la sua mente in una dimensione da gregario…

In Africa invece il 4 agosto si svolgerà ancora un NBA Game il 4 agosto.

Il terzo evento sarà giocato a Pretoria, in Sud Africa e vedrà per gli Hornets protagonisti Marvin Williams (nel team internazionale) e il rientrante Biyombo, co-captain del team africano.

Andando sul concreto, Charlotte festeggia i 30 anni dalla propria nascita nel 1988, anche se vissuti in maniera travagliata, tra vicissitudini, spostamenti, rinascite e personalmente aggiungerei “Record Storici” non condivisi.

Settimana scorsa Charlotte ha presentato la Classic Uniform, un’edizione leggermente rivisitata della canottiera originale con le righine usata da Charlotte dal 1988 al 1997.

Lo scorso anno fu prodotta la versione color “foglia di tè”, quest’anno, come ha ricordato il presidente Fred Whitfield, la società “ha cercato di replicare l’esperienza e l’eccitazione dei primi giorni degli Hornets, indossare l’uniforme bianca che il team originale indossava ogni sera al Charlotte Coliseum porta un altro livello di autenticità per i nostri fan.”

La maglia dovrebbe essere indossata nelle classic night, presumibilmente saranno circa almeno sei gli eventi del genere.

 

La nuova divisa.

 

 

 

Lascio anche il link della pagina contenente un video ben realizzato sui momenti trascorsi dall’alba della Charlotte del basket a oggi:

https://www.nba.com/hornets/press-releases/hornets-unveil-new-white-classic-uniform-2018-19-season

Sulla pagina ufficiale c’è poi anche la possibilità di votare per i propri 10 giocatori preferiti di sempre scegliendo tra quelli proposti in foto nelle tre pagine dedicate ai giocatori o la possibilità alla fine del percorso di segnalarne uno non presente e magari vincere un pacchetto di premi offerti dalla società per il trentesimo anniversario.

Io ho provato, ma dato che la mia fortuna si ferma a livelli commisti tra Paperino, Fantozzi e Kenny McCormich di South Park (l’omino intabarrato in arancio che ogni puntata muore ma poi fortunatamente rivive puntualmente nella puntata seguente), se volete almeno tentare, previa veloce iscrizione o collegamento da social, buona fortuna…

https://www.hornets30vote.com/

Assenze ed eliminaziHornets…

Charlotte ferma la rincorsa finale alla vittoria della Summer League e lo fa alla sua maniera, dipingendo l’estate come in un quadro di Van Gogh (Campo di grano con volo di corvi).

Già… perché se non fossero bastati gli infortuni di Monk (più leggero del previsto) e di Devonte’ Graham, due titolari per la Summer League, l’assenza di Willy Hernangomez ha decretato la sconfitta al supplementare contro i Raptors per 84-87.

Il centro spagnolo, a cui vanno le sincere condoglianze, purtroppo è stato colpito da un lutto in famiglia ed era più che naturale non fosse quindi della partita.

Una sfida che a roster completo gli Hornets probabilmente avrebbero vinto agilmente e che hanno tentato comunque d’improntare sulla via del successo sin dalle prime battute scattando sul 9-2.

 

 

LAS VEGAS:
Luke Petrasek #51 of the Charlotte Hornets shoots the ball against the Toronto Raptors during the 2018 Las Vegas Summer League on July 14, 2018 at the Cox Pavilion in Las Vegas, Nevada.
Vecchia conoscenza (nel giro della prima squadra anche lo scorso anno), Petrasek ha finito con due punti e due rimbalzi fallendo anche due liberi.
2018 NBAE (Photo by David Dow/NBAE via Getty Images)

 

 

I canadesi però sono rientrati quasi immediatamente e nonostante una schiacciata da brividi di Miles Bridges per il 13-7, hanno dato vita a una partita equilibrata.

Il numero 0 si è ripetuto pareggiando la gara con altre due dirompenti giocate spettacolari per il 35 e il 51 pari, cambiando tipologia di canestro per un agile, rapido e coordinato capolavoro infilando il sessantacinquesimo punto.

Sotto di qualche punto gli Hornets a 3:25 dalla fine dei regolamentari, grazie a un canestro di Bacon si sono trovati sul +5 ma non hanno saputo difendere il prezioso vantaggio finendo all’OT dove Alkins (25 pt.) con una tripla, ha sancito de facto l’eliminazione degli Hornets, anche se a tre secondi dalla fine in corsa Bacon ha servito nell’angolo destro la palla del pari a Henderson che ha sparato lungo strisciando il secondo ferro nel tentativo di pareggiare e portare la gara al secondo OT.

Una sconfitta che lascia un po’ d’amarezza ma preventivabile visto lo stato dello starting five della squadra del North Carolina.

Bacon ha segnato 28 punti, Bridges 18 (pregevoli canestri ma solo 5/20 al tiro) e la PG divenuta titolare Joe Chealey si è arrestata a 14. Nessun altro Hornets è arrivato in doppia cifra, anzi, la panchina ha subito molto nei +/-, identificando il problema di Charlotte nella partita.

 

 

Dwayne Bacon si libera del proprio marcatore.
2018 NBAE (Photo by David Dow/NBAE via Getty Images)

 

 

Qui sotto troverete il tabellino di Charlotte e gli highlights della partita.

 

 

 

 

Poco male comunque… Charlotte ha chiuso con un bilancio di 3-2 grazie alle vittorie su OKC, Miami e Golden State contro le sconfitte incassate per mano di Boston e Toronto ma i giocatori degli Hornets che saranno inseriti nel roster sono stati abbastanza convincenti.

Bacon sembra più caparbio andando ad attaccare il ferro mostrando buone capacità, Hernangomez è sembrato pronto per la regular season, sperando che questo grave lutto non intacchi il suo morale, Miles Bridges ha numeri ma deve diventare più concreto mentre per Graham si aspettano responsi dall’infermeria ma ha fatto vedere buone cose oltre che sicurezza e solidità.

Il gruppetto di ragazzi giovani c’è, ora tocca a Kupchak sondare il mercato per vedere di destrutturare il reparto titolare swingman/ali possibilmente, laddove ci dimostriamo carenti da un anno e mezzo per far sì che si possano ottenere finalmente risultati soddisfacenti quando i giochi si faranno seri.

Agrodolce Hornets

In alcuni ritagli di tempo per rilassarmi e apprendere nuove cose mi capita di leggere un po’ di tutto.

Uno scritto nel quale un adulto ricordava che da bambino gli pareva il tempo fosse immobile pensando ingenuamente che i signori anziani con i capelli bianchi fossero sempre stati così può far da sfondo a un’estate nella quale le giornate si allungano e il tempo sembra scorrere più lentamente ora che il lavoro ha lasciato posto alle vacanze.

Se non ci fosse movimento probabilmente non recepiremmo il futuro come sale per insaporire il piatto delle incognite e delle sorprese, anche se per certi versi vorremmo che alcune cose restassero immutabili.

Tra queste, anche se meno importante per molti versi, aggiungerei l’immutabilità negli equilibri in termini di campioni a disposizione per ogni team che aveva “l’antica NBA”, una lega che sta lentamente mutando i connotati democratico-economico cestistici anche oggi che pare in letargo da gioco.

A riportare il tutto al movimento/decadimento stanno pensando gli Hornets, i quali nella Summer League hanno battuto i Golden State Warriors pur senza due giocatori principali.

A rendere però la giornata dal sapore agrodolce ci ha pensato Devonte’ Graham, il playmaker che gli Hawks hanno ceduto a Charlotte, confermando che la “fortuna guarda da un’altra parte, essendo già finito in lista infortunati.

 

 

Devonte’ Graham.

 

 

La PG di Kansas ha subito una lesione condilare al ginocchio destro, sicuramente salterà il resto della Summer League 2018.

Non si capisce ancora bene di quale condilo si stia parlando, femorale, laterale, tibiale, anche se oggi Graham si è sottoposto a una risonanza magnetica e a Charlotte sarà ulteriormente valutato dallo staff medico degli Hornets i quali poi potranno stimare i tempi di recupero, attualmente incerti.

 

 

La composizione del ginocchio e i suoi condili.

 

 

Nelle tre partite disputate viaggiava a una media di 10,0 punti, 6,0 assist e 2,7 rimbalzi con 26 minuti di media a partita.

Per quanto riguarda la partita invece Charlotte, battendo i Warriors in maniera convincente per 87-69, è partita bene in questi playoffs.

Dwayne Bacon ha messo a segno ben 19 punti affermando dopo la partita che sta cercando di giocare attaccando l’anello e che si sente abbastanza forte per poterlo fare.

 

 

Hernangomez al tiro.

 

 

J.P. Macura, detto Dennis la Minaccia va in palleggio.

 

Una schiacciata di B.J. Johnson giocatore di La Salle nato il 21/12/1995.

 

 

Willy Hernangomez è andato in doppia doppia con 18 punti e 13 rimbalzi mentre Miles Bridges si è attestato sui 17 punti e otto rimbalzi chiudendo il conto dei tre Hornet a 54 punti sugli 89 totali…

 

 

 

 

La vincente della partita 52 in tabellone (Toronto Vs Denver) avrebbe sfidato la vincente della partita n° 53 (Charlotte Vs Golden State), così, un po’ a sorpresa saranno gli Hornets ad andare contro i Raptors sabato alle 18:00 americane al Cox Pavilion.

Se gli Hornets dovessero vincere si aprirebbero le porte dei quarti di finale contro la vincente di Houston-Cleveland.

Una strada ancora lunga verso la vittoria finale ma ciò che conta è che i futuri Calabroni trovino amalgama e fiducia.

 

 

Il mistero metafisico/amletico di Monk…

Frattura o non frattura? Questo è il problema…

Potremmo scrivere così, storpiando i versi di William Shakespeare fatti pronunciare al Principe di Danimarca Amleto che, avvolto dal dubbio esistenziale rimane imprigionato in una trappola mentale che non gli permette d’agire verso ciò che molti fotografano come un discorso verso l’estremo gesto.

«Essere, o non essere, questo è il problema:
se sia più nobile nella mente soffrire
colpi di fionda e dardi d’atroce fortuna
o prender armi contro un mare d’affanni
e, opponendosi, por loro fine? Morire, dormire…
nient’altro, e con un sonno dire che poniamo fine
al dolore del cuore e ai mille tumulti naturali
di cui è erede la carne: è una conclusione
da desiderarsi devotamente. Morire, dormire.
Dormire, forse sognare. Sì, qui è l’ostacolo,
perché in quel sonno di morte quali sogni possano venire
dopo che ci siamo cavati di dosso questo groviglio mortale
deve farci riflettere. È questo lo scrupolo
che dà alla sventura una vita così lunga.
Perché chi sopporterebbe le frustate e gli scherni del tempo,
il torto dell’oppressore, l’ingiuria dell’uomo superbo,
gli spasimi dell’amore disprezzato, il ritardo della legge,
l’insolenza delle cariche ufficiali, e il disprezzo
che il merito paziente riceve dagli indegni,
quando egli stesso potrebbe darsi quietanza
con un semplice stiletto? Chi porterebbe fardelli,
grugnendo e sudando sotto il peso di una vita faticosa,
se non fosse che il terrore di qualcosa dopo la morte,
il paese inesplorato dalla cui frontiera
nessun viaggiatore fa ritorno, sconcerta la volontà
e ci fa sopportare i mali che abbiamo
piuttosto che accorrere verso altri che ci sono ignoti?
Così la coscienza ci rende tutti codardi,
e così il colore naturale della risolutezza
è reso malsano dalla pallida cera del pensiero,
e imprese di grande altezza e momento
per questa ragione deviano dal loro corso
e perdono il nome di azione.»

Passato lo scritto originale del drammaturgo britannico, spostandoci sull’altra sponda dell’Atlantico più prosaicamente il dubbio aleggiava sullo staff medico di Charlotte e più umilmente sul “Monaco”, alias Malik Monk, il quale dopo aver saputo ufficialmente di avere il pollice destro fratturato, ieri ha scoperto in realtà di non averlo.

Un paradosso…

Già, perché in questa grottesca vicenda ci sono i crismi dell’ufficialità.

Prima l’ipotesi peggiore, oggi la marcia indietro sul sito ufficiale.

 

 

Dalla pagina ufficiale di Charlotte…

 

 

Vedremo ora quindi i tempi di recupero che sicuramente si accorceranno notevolmente se la prognosi finale dovesse essere confermata.

Intanto nella Summer League gli Hornetss, dopo la vittoria iniziale di un punto sui Thunder per 88-87 nella gara d’esordio, i giovani Calabroni sono riusciti a battere anche gli Heat 94-90 emergendo nel finale di un’altra partita tirata grazie anche a 22 punti a testa della coppia Bacon/Hernangomez,

 

 

 

 

cadendo nel back to back con Boston per 80-110.

 

 

 

 

Miles Bridges, principale rookie Hornets 2018 ha chiuso con 20 punti (8/17) e 7 rimbalzi.

L’ex collegiale ha detto:

“Ero a mio agio là fuori adattandomi al gioco. Mi sento ancora come se potessi fare giocate migliori più utili per la squadra”, continuando: “Questa partita è stata di gran lunga la nostra peggiore (della Summer League). Abbiamo girato troppo la palla non comunicando in attacco, ma mi sento come se dovessimo riprenderci”.

Sconfitta abbastanza indolore perché ora si aspettano sconosciuti avversari (saranno determinati nella notte italiana di mercoledì) per affrontarli nel prossimo round di playoffs e testare valori e ambizioni di quel gruppetto di giovani che sarà parte integrante della prima squadra.

Biz zarrie…

E’ arrivata in Italia nel cuore della notte un’altra Woj Bomb per quel che riguarda Charlotte.

La notizia secondo la quale Orlando Magic, Chicago Bulls e Charlotte Hornets avrebbero finalizzato una trade che vedrebbe il team della Florida acquisire il neo acquisto degli Hornets Mozgov e Jerian Grant dai Bulls.

La principale squadra sul campo di MJ invece acquisisce l’ex Venezia e Charlotte Julyan Stone (contratto garantito solo se non verrà tagliato entro il primo agosto), mentre ai Calabroni, dopo tre anni passati tra Raptors e Magic, torna Bismack Biyombo, detto Biz e due second round (2019/2020).

 

 

Biyombo in schiacciata durante la stagione 2014/15 con la divisa di Charlotte.

 

 

Biyombo fu scelto da Charlotte nell’era Bobcats nel Draft 2011, 206 cm per 115 kg non è mai stato un centro in grado di spostare offensivamente una partita ma è un discreto rimbalzista e un buon stoppatore.

Sicuramente questa news non cambierà gli equilibri della NBA ma personalmente mi solleva perché Charlotte nello scambio qualitativo con Mozgov (detto Mozzy) guadagna parecchio, non solo perché l’ex Hornets, nato il 28 agosto 1992 è di ben 6 anni più giovane, ma è anche un player con più grinta e fisicità, anche se al momento le gerarchie nel ruolo di centro appaiono più sfumate.

Dal mio punto di vista Cody Zeller attualmente sarebbe il favorito con Willy Hernangomez pronto a incalzare Cody, seguito da un Biyombo che comunque per fare il terzo centro avrebbe un contratto decisamente importante che parla di 17 milioni a stagione per i prossimi due anni con player option per l’ultimo.

Charlotte in due anni, dovesse mantenere Biyombo (sempre non vi sia un’altra sign and trade con l’ex) spenderà circa 1,3 milioni in più giacché il contratto del russo prevedeva 16 milioni per quest’anno e poco più di 16,7.

Charlotte quindi ha in casa tre centri, due dei quali un po’ vecchio stampo come Zeller e Biyombo, non due grandissimi attaccanti (Biz di media 5,7 punti in 18,2 minuti lo scorso anno e 6,0 in 22,1 minuti l’anno precedente) anche se Zeller l’anno scorso ha fatto vedere d’aver migliorato un po’ la mano sui piazzati e può inserirsi agilmente con i suoi pick and roll mentre Hernangomez è un centro giovane, ancora incompleto ma che in attacco eventualmente non disdegna soluzioni da lontano oltre a portare un po’ di fini movenze europee sotto canestro.

Difensivamente avremmo tre centri almeno in grado di ruotare per cercare di limitare con le loro caratteristiche le stelle avversarie nel ruolo opposto confidando nell’intelligenza tattica di Borrego.

 

 

 

 

A Charlotte arrivano anche due scelte da secondo giro, una per il 2019 e una per il 2020. livello di playmaker invece Charlotte pare essersi sistemata bene con Walker titolare, Tony Parker a fare da secondo e Devonte Graham, il rookie, pronto a subentrare dovessero esserci problemi.

Adesso Charlotte è sotto la soglia della Luxury Tax di 3,4 milioni mentre ci sarebbe da pensare di cambiare ancora almeno 3/5 di starting five poiché negli ultimi due anni Batum, MKG e M. Williams non hanno funzionato, o hanno funzionato solamente in parte.

Certamente il sistema di gioco potrebbe essere importante e Batum in SF dal mio punto di vista potrebbe essere più efficace se Charlotte prendesse una SG in grado veramente di colpire con buone percentuali.

Batum però è un peso contrattualmente e un rischio dopo due anni in calo.

MKG sembra non più in grado fisicamente di garantire rimbalzi e difesa serrata mentre si spende meglio in attacco con punti di rottura ma questo finisce probabilmente per influenzare le sue prestazioni nella metà campo difensiva.

Marvin Williams è quasi essenzialmente uno stretch four che va a sprazzi e anche se lo scorso anno per un po’ di tempo frequentò l’Olimpo nel tiro da fuori non garantisce più quell’esplosività difensiva che servirebbe per chiudere le numerose crepe che l’anno scorso si sono palesate nuovamente anche sull’arco.

Nel giro d’un paio di giorni quindi arrivano Parker e Biyombo, vedremo se Kupchak riuscirà ora a modificare il nucleo dello starting five che necessiterebbe di cambi.

Per chiudere c’è da registrare una brutta notizia.

Malik Monk si è fratturato il pollice destro contro i Thunder (23 punti per lui) nella partita a Las Vegas di Summer League vinta da Charlotte sui Thunder per 88-87 ((un libero su due di Hernangomez nel finale e una buona difesa a salvare il risultato) e il suo recupero è previsto in 6/8 settimane.

 

 

Ovviamente salterà le restanti partite della Summer League, un peccato ma l’aspetto peggiore sarebbe il fatto di dover forse saltare parte del camp prestagionale, anche se sono fiducioso (se non dovesse essere un tipo di frattura che richieda interventi particolari) che potrebbe accorciare i tempi rispetto le otto settimane stimate.

Tony Parkour

In un mondo sempre più liquido Charlotte sta cercando di progettare un futuro alla giornata.

Già, perché se è vero che la recente pista calda battuta portava il nome di Tony Parker per rimpiazzare Michael-Carter Williams che a sua volta aveva rimpiazzato Ramon Sessions e prima ancora Jeremy Lin preceduto da Gary Neal (che al mercato MJ comprò), tutti durati lo spazio di un anno, l’acquisizione del penta-campione è arrivata solamente dopo l’approdo di Tyreke Evans a Indianapolis.

 

 

Il solito Woj fa uscire la news…

 

 

Frutto dell’occasione quindi, bruciando per una volta un altro team (Denver) che avrebbe apprezzato i servigi sportivi di Tony.

Interpretare questa mossa quindi potrebbe essere di facile lettura dal punto di vista commerciale, considerando che ormai il numero di free agent era ristretto, che i 5 milioni all’anno per un contratto biennale sono relativamente pochi, così Charlotte ha disegnato il suo tracciato parkour (disciplina inventata e rinominata proprio in Francia sul finire del secolo scorso) spostandosi oltre gli ostacoli frapposti tra essa e il mecato.

Certo… Tony dal punto di vista del nome è un gran colpo ma nel gioco oggi porta più dubbi che certezze.

 

 

Qui Parker in azione contro una nuova conoscenza di Charlotte…
Chissà in allenamento quante volte ricapiterà…

 

 

In primis per la non sua più giovane età, in secundis perché arriva da un infortunio con rottura del tendine del quadricipite sinistro, un infortunio che non sembra però aver tolto la voglia di giocare al francese che lo scorso anno commentando il tipo d’infortunio di Leonard (simile), si era lasciato andare dicendo che la gravità del suo era stata 100 volte peggio, rinfacciando al compagno d’esser andato a cercare medici esterni rispetto a quelli validi di San Antonio, accusandolo d’esser guarito preferendo la panchina al parquet.

Uno che non le manda certo a dire dall’alto della sua esperienza con la dinastia vincente degli Spurs che ormai con l’uscita di scena di Parker ha calato il sipario dopo Duncan e Ginobili out il trentaseienne è volato in North Carolina lasciando coach “Pop” alle prese con la grana Leonard e Murray in rampa di lancio.

Parker ha comunque avvisato Popovich che avrebbe accettato l’offerta degli Hornets.

Il transalpino è alto 188 cm e pesa 84 kg, è stato sposato con Eva Longoria ed è nato in Belgio a Bruges.

Un colpo di genio degli Spurs sceglierlo con la n° 28 al Draft del 2001.

9,2 punti a partita nella sua prima stagione, arrivò all’apice come realizzatore nel 2008/09 con 22 punti.

Paradossalmente l’anno dopo le voci che gli Spurs avrebbero voluto scambiarlo (in una trade doppia) per Chris Paul.

Lo scorso anno in 19,5 minuti segnò la media di 7,7 punti a gara.

Tony porterà la capacità di giocare una pallacanestro corale, l’esperienza di 17 anni con gli Spurs e leadership anche dalla panchina dove Devonte Graham retrocederà a terzo play mentre Batum ha già dato il suo benvenuto al secondo galletto del team.

La lettura più probabile in questo momento è che Tony faccia il secondo a Kemba per giocare magari 15/20 minuti a partita intercambiandosi con lui e all’occorrenza giocando magari con il doppio play come accadeva con Jeremy Lin.

Certamente gli imprevedibili sviluppi di mercato non lasciano tranquilli.

Kemba è tirato in ballo in qualche rumors nonostante la smentita di Kupchak in un estate dove quella foglia attaccata all’albero potrebbe non muoversi mai e marcire o essere trasportati dal vento in una nuova dimensione dopo anni passati a rimirare un nucleo di giocatori indelebili dal punto di vista della presenza.

Stanotte intanto partirà anche la Summer League a Las Vegas per gli Hornets impegnati nella partita contro i Thunder per mettere in mostra a rodare il nucleo di giovani che dovrà dare una mano a Charlotte in Regular Season.

Charlotte potrebbe giocare con: Graham, Monk, Bacon, Bridges e Hernangomez.

Miami e Boston le avversarie future.