Game 14: Charlotte Hornets @ Cleveland Cavaliers 89-113

 
Intro
 
C’è un luogo misterioso in Ohio (nello stesso Stato di Cleveland) chiamato Serpent Mound.
Un tumulo risalente a epoche passate che raffigura un serpente a bocca aperta che attacca una figura ovale.
Oggi si pensa che l’abbiano costruito gli Adena o gli Hopewell, popolazioni indiane americane precristiane.
Il serpente in ogni cultura, probabilmente per le sue caratteristiche ha sempre suscitato attenzione, ammirazione o paura.
Asclepio (Dio greco della salute) ad esempio oggi è ricordato famigliarmente per il bastone che vi raffigura sopra un serpente attorcigliato, simbolo di conoscenza e tentatore per Adamo ed Eva.
Il serpente travalica ere e culture e ad esempio i Cherokee che non vissero distanti da territori prossimi al Serpent Mound, asserivano che il Sole che li affliggeva con malattie, avessero mandato un enorme serpente di nome Uktena a divorarlo.
Oggi il Sole a Cleveland è un pallido ricordo e metaforicamente potrebbe essere un enorme calabrone ad attaccarlo e a inghiottirlo.
Quel calabrone sembrato morente in estate tornato a ronzare vivacemente a Detroit sormontando il volume dei motorizzati giocatori della squadra di Casey.
La missione oggi alla Quicken Loans Arena non sembrava impossibile ma le insidie siderali passate hanno dimostrato in primis che niente dev’essere sottovalutato per la buona riuscita della missione, infatti, lo Shuttle degli Hornets andava incontro classicamente a un disastro annunciato quando ha un’occasione da sfruttare…
 
 
 
 
La partita in breve
 
Serata nerissima per Charlotte che numeri alla mano cade sul parquet della peggior squadra (attualmente) in NBA, ma siccome nella NBA non va sottovalutato nessuno…
Pesante battuta d’arresto contando che i Cavs partivano 1-11 nelle W/L e altre rivali per i PO difficilmente sbaglieranno qui, anche se i Cavs hanno mostrato di essere una squadra che vale ben di più del loro record, purtroppo in una serata sbagliata per noi…
La squadra di Borrego si è approcciata malamente al match in difesa dove a rimbalzo è stata schiacciata, inoltre, oltre alla serata on-fire di qualche giocatore di Cleveland al tiro, si è aggiunta una difesa non sempre attiva così ha finito per prevalere la voglia di vincere di Cleveland anche se in ottica stagionale la vittoria sarebbe servita molto di più ai Calabroni che ai Cavalieri ma la pancia forse era già piena dal dopo Detroit, inoltre l’assenza di MKG per infortunio ha privato gli Hornets di un difensore rinato.
Fattore determinante anche la pessima serata al tiro, in special modo al tiro da fuori (partenza da 1/22) corretta nel finale con un 8/41 e quella di Kemba che ha chiuso inusualmente con un 2/16 dal campo divenendo un punto di debolezza anziché di forza…
Già nel primo quarto i Cavaliers scappavano chiudendo il quarto con due punti di Nwaba per un 23-38 che faceva sembrar impotente la difesa degli uomini in tenuta bianca, forse perché prossimi alla resa.
Se il divario di 15 punti era già pesante, all’intervallo si arrivava addirittura sul +16 Cleveland che con una tripla di Clarkson era stata anche sul +21…
Walker chiudeva con un 1/9 dal campo, Charlotte con un 1/19 da tre, schiantata 18-32 a rimbalzo mentre Cleveland con l’8/13 da fuori per un 61,5% mostrava numeri da serata d’oro.
Solo Lamb che toccava 15 punti provando anche a difendere, teneva viva qualche flebile speranza.
La fede nel rientro però svaniva nel terzo quarto quando gli Hornets si riavvicinavano ma subendo alcune entrate di Clarkson e una tripla di J.R. Smith a 2:05 si riallontanavano chiudendo sul 69-88.
Nell’ultimo quarto Borrego sceglieva un quintetto difensivo basso ma valido per partire nell’operazione rimonta (Walker, Parker, Monk, Bacon e M. Williams).
La cosa sembrava funzionare e a 9:37 Walker infilando l’unica bomba della sua serata portava a -12 Charlotte (76-88).
Purtroppo gli Hornets ricadevano nella fretta e nell’errore dell’inaffidabilità del tiro da fuori insistendo due volte con Monk intervallato da Bacon per uno 0/3…
Clarkson con tre entrate spingeva i suoi sul 76-95 chiudendo di fatto la gara che diveniva garbage time negli ultimi minuti.
Meritata vittoria per Cleveland mentre a Charlotte c’è da riflettere per preparare la partita con Philadelphia.
Incappata in una pessima serata ora deve ricordare gli errori per non ripeterli, allo Spectrum sarà un’altra partita con un’altra storia da scrivere anche se l’occasione peduta potrebbe incidere pesantemente alla fine dei giochi.
Se negli assist Charlotte vinceva 23-22, a rimbalzo il 37-60 pro Cavs era eloquente, un 52,9% dal campo per i locali era superato dagli stessi paradossalmente con un 54,2% nella statistica dei tre punti…
Serata quindi super al tiro per i Cavs agevolati un po’ da una difesa non sempre adeguata.
A nulla è servita la stats dei turnover (9-19) contro la combo %FG e rimbalzi.
Clarkson con 24 punti e Nwaba con 8 sono stati i giocatori più incisivi per i locali mentre per Charlotte solo Lamb con 22 punti e Batum con 11 sono andati in doppia cifra…
 
Le formazioni:
 
La partita
 
 
1° quarto:
 
Cleveland passava in vantaggio dopo soli 16 secondi con un jumper di Hood frontale.
Gli Hornets pareggiavano dopo una tripla errata di Batum; sulla palla vagante metteva le mani Cody che raddoppiato scaricava su lungo-linea al francese in avvicinamento che solo appoggiava da sotto.
Sexton, lanciato in quintetto, mancava il tiro ma prendendo il suo rimbalzo si catapultava in entrata diagonale per riportar in vantaggio gli arancio-blu.
Lamb trovava il pari in jumper a 9:52 e Marvin Williams in transizione colpendo da sinistra da fuori portava in vantaggio Charlotte sul 7-4.
Il rookie Sexton con un velocissimo arresto e tiro su Walker e J.R. Smith dal corner sinistro, pescato sulla transizione, ribaltavano però il risultato sul 7-9 anche se uno step back di Batum si chiudeva con un jumper da due lungo che s’infilava trovando il nuovo pari.
Thompson splittando dalla lunetta a 8:13 riportava sopa la squadra di Drew che beneficiava ancora dei punti del proprio centro in tap-in per il 9-12 che diveniva 9-14 con il palleggio di J.R. Smith dietro la schiena per l’arresto e tiro vincente. Thompson sotto nel traffico batteva ancora la difesa così Borrego chiamava un time-out facendo uscire Zeller un po’ molle.
Entrava Willy che però stoppava Hood solamente in goaltending.
Cleveland saliva quindi su un impensato 9-18 prima che su una rimessa dal fondo della metà campo d’attacco arrivasse il canestro su azione da second chance; passaggio di Batum filtrante da media distanza, spin di Lamb e canestro da sotto a sinistra.
Batum mancava la tripla, Nance Jr. no a 4:53. Cleveland così iniziava ad avere un vantaggio importante in doppia cifra (11-21) che Batum limitava con un’entrata a ricciolo chiusa con l’appoggio sulla sinistra del plexiglass.
Cleveland però continuava a trovare la via del canestro: a 4:21 Sexton da tre, interrompeva Lamb con un mezzo gancio da sotto ma J.R. Smith dalla destra con un jumper e Nwaba in transizione mettevano due punti a testa per il 15-28.
Uno step back di Monk serviva a poco se il solitario Nwaba dalla destra sparava un’altra bordata da tre punti per Cleveland.
A 1:08 Bridges provava a rimediare con un 2/2 dalla lunetta ma rispondeva Clarkson.
Finivano per segnare anche Parker con un cambio mano nel traffico e Nwaba che fissava il momentaneo 23-38…

Jordan Clarkson e Marvin Williams in lotta per la palla nel primo tempo.
Foto: Tony Dejak/Associated Press

 
 
2° quarto:
 
Charlotte nel secondo quarto avrebbe dovuto andare alla riscossa ma mentre Williams mancava un open frontale da tre, lo scorer Clarkson non falliva due punti tirando dalla diagonale.
Parker in entrata puntando Harrison cambiava marcia appoggiando il 25-40 poi a 10:19 dopo esser stato toccato sul floater splittava dalla lunetta.
Williams in difesa rubava il secondo pallone in poco tempo favorendo la dunk (illusoria per il rientro) di Monk in transizione del 28-40.
Clarkson al vetro in entrata provava a lasciare ai suoi margine per non andare a far rientrare la squadra del North Carolina ma Walker recuperando palla in difesa lanciava un Parker già avanti a tutti che segnava in reverse layup mentre Thompson in rientro travolgendo contemporaneamente Kemba alle spalle decretava un FT supplementare con il quale i Calabroni vedevano almeno un -11 (31-42).
A poco serviva perché Thompson si rimetteva in moto mentre il brillante Parker iniziava a sbagliare al tiro, Clarkson a 7:33 non segnava dalla linea di fondo sinistra ma toccato da Williams convertiva i liberi del 31-48.
Rientrava Cody che in attacco era pescato da Monk che con una drive più assist volante favoriva i due punti del centro. Sexton ne metteva dentro due mentre Lamb faceva buona difesa su Clarkson ma Walker in jumper continuava a sbagliare così Sexton a 6:23 segnava da fuori l’irreale 33-53.
Kemba completamente fuori fase a 6:12 sbagliava anche due liberi, Lamb dietro compiva un’altra buona difesa ma Thompson prendendo un altro rimbalzo (finirà 18-32 nel primo tempo questa lotta) si faceva portar via palla da Zeller che in attacco s’inseriva per andare a realizzare un 2+1 a 5:48..
Walker a 5:22 trovava anche il primo tiro dal campo portando Charlotte sul -15 (38-53) ma improvvisa era la reazione di Cleveland che addirittura maturava il miglior vantaggio di serata fino a quel momento arrivando sul +21 grazie a una tripla di Clarkson dalla destra (42-63).
Iniziava a esser durissima ma Marvin con un fast turnaround nel pitturato e Lamb con due punti in entrata da destra and one alla lunetta a 1:25 spingevano ancora gli Hornets su un remoto 47-63.
Hood mostrava la serata on-fire di Cleveland con un turnaround su un Walker che compiva il massimo per difendere venendo mortificato dal canestro del rivale.
Lamb tornava nel minuto finale in lunetta 2 volte per un 4/4 che aiutava Charlotte e lo portava a 15 punti ma l’ultima parola l’aveva Clarkson in banker.
51-67, 16 punti da rimontare nella ripresa per Charlotte…

C’era anche un cambio di scarpe per Kemba rientrato in campo nel secondo quarto nel prima e dopo. Purtroppo però il risultato rimaneva il medesimo.

 
 
 
3° quarto:
 
Continuava a litigare Charlotte con il canestro avversario in avvio di ripresa, così dopo un errore da fuori di Walker e due open da oltre l’arco di Williams anch’essi a vuoto portavano le statistiche di Charlotte sul tiro da fuori a un incredibile 1/22…
Nance Jr. stoppava Kemba ma anche lui mancava la tripla sull’azione d’attacco seguente dei suoi, Walker continuava a rimaner glaciale al tiro mentre Thompson metteva dentro in tap-in evidenziando la solita mancanza di un reale rim protector.
Zeller da due, un anticipo volante di Walker che mancava il layup in transizione con palla tuttavia recuperata dai nostri per un salvataggio artistico sulla linea laterale sinistra del nostro numero 5 e palla poi restituita allo stesso Batum che portava alla tripla da sinistra del transalpino per il 56-69 a 8:45 dalla terza luce rossa.
Hood ne metteva dentro due ma Williams sullo scarico in corsa di Walker, dall’angolo destro questa volta non sbagliava portando a casa la terza tripla di serata per Charlotte.
Sexton in cambio mano in entrata dimostrava il suo atletismo rilasciando la sfera sopra uno Zeller poco efficace.
Lamb su una second chance da sinistra zigzagava per appoggiar di sinistro il 61-73.
J.R. Smith dietro lo schermo calando la tripla del 62-76 provava a chiuder il discorso a 6:31, Lamb a 4:53 con la stessa moneta provava a riaprirlo (67-78) ma Kemba sbagliando ancora non agevolava la squadra (1/14 dal campo sino a quel momento) che si trovava sotto di15 dopo il 2/2 ottenuto dai giri di Nwaba e Clarkson in lunetta anche se Borrego tentando di correre ai ripari aveva inserito Biyombo sul quale Clarkson a 2:50 aveva trovato il contatto per la lunetta.
J.R. Smith mandava un bacio ai tifosi dopo la bomba del 67-85 a 2:05 e anche se Monk trovava un canestro da due, la luna era storta per gli ospiti che vedevano rimbalzare tra ferro, vetro e ancora ferro una tripla di Nwaba da destra che finiva per insaccarsi decretando il 69-88 parziale.

Batum e Thompson a rimbalzo.
Foto: Tony Dejak/Associated Press

 
 
4° quarto:
 
Gli Hornets facevano l’ultimo sforzo per rientrare con un buon quintetto:
Parker, Walker, Monk, Bacon e Williams.
Proprio però il più inesperto, Monk, insisteva da fuori sbagliando il primo tiro, Parker si dimostrava più ragionevole infilando due punti dalla FT zone.
Bacon con un turnaround nel pitturato ne metteva dentro altri due mentre la difesa di Charlotte produceva ottimi risultati facendo perder un pallone agli arancio-blu.
Walker da tre a 9:37 metteva dentro anche la bomba tanto cercata così Drew doveva ricorrere alla pausa per calmare i bollenti spiriti di Charlotte in rimonta che a 9:37 si presentava sul 76-88.
Monk e Bacon però tiravano ancora da tre e se Monk risultava impreciso, quella di bacon era una mattonata che rischiava di distrugger la tabella, Monk sbagliava ancora da fuori presentando un conto salato di 5/34 a Charlotte.
Le squadre sbagliavano molto in questo frangente ma un paio di accelerazioni di Clarkson tagliavano fori Williams e i Cavs tornando sul +16 si vedevano assegnare anche un FT aggiuntivo per un tecnico a Lamb che non era d’accordo sulla regolarità di una palla strappatagli dalle mani.
0/1 al libero ma ancora floater di Clarkson, TO in attacco di Batum, Nwaba in transizione con fallo di Lamb per una giocata complessiva da tre punti non realizzata per l’errore dalla lunetta.
A 5:15 la partita era ormai chiusa sul 76-97.
A poco serviva l’appoggio al vetro di Batum quando Nance Jr. sopra le teste della difesa correggendo d’autorità in put-back dunk anticipava la corsa di Sexton in transizione per il 78-101.
Panchine in campo, un paio di triple per parte con Bridges e Bacon per gli Hornets e Frye dall’altra chiudevano la serata negativa degli Hornets e quella di festa dei locali che a occhio e croce non ne vedranno poi moltissime quest’anno.
 
 
 
Pagelle
 
Kemba Walker: 4,5
7 pt., 4 rimbalzi, 6 assist, 2 rubate, 1 stoppata. E’ chiaro che il 2/16 con l’1/7 da fuori per un -13 di plus/minus pesi molto sul giudizio. Si ostina a tirar da fuori e mette il sigillo proprio nel momento di massima speranza di rientro ma nonostante poi si evidenzi soprattutto negli assist togliendo le ragnatele dalle varie caselle zero, sforzandosi anche in difesa, viene a mancare in attacco e senza il proprio leader la squadra si perde in simbiotica crisi.
 
 
Jeremy Lamb: 7
22 pt., 6 rimbalzi, 2 assist, 3 rubate. Chiude con un 8/16 dal campo, attento in difesa ci prova e talvolta influenza in maniera determinante alcuni tiri ma è in attacco dove da spinta alla squadra riuscendo a trovar rapidi pull-up o mantenendo il focus sul canestro in entrata mostrando coordinazione, ritmo e abilità per segnare.. Non gli viene dato un fallo su un’entrata, poi lamenta un fallo su una palla rubatagli, finisce per prendersi un tecnico. Paradossalmente ha il peggior plus minus con -24 con i suoi 31 minuti in campo secondi solo a quelli di Kemba (35).
 
 
Nicolas Batum: 5,5
11 pt., 5 rimbalzi, 3 assist. 5/12 dal campo. -20 di plus/minus. Salva un pallone che poi restituitogli vale la seconda tripla di serata per la squadra. In attacco non è così abile come Lamb e in difesa non è sempre efficace.
 
Marvin Williams: 5,5
8 pt., 2 rimbalzi, 3 assist, 3 rubate, 1 stoppata. 3/8 al tiro. Gioca da centro nell’ultimo quarto e riesce a limitar diverse occasioni. Stoppa sulla linea di fondo un passaggio di Clarkson e ruba anche un paio di palloni di seguito nel primo tempo. Purtroppo quando tenta di tenere il numero 8 avversario finisce male per un discorso di velocità e di fisici. Sbaglia un paio di open 3 a inizio ripresa prima di metter dentro il terzo tentativo. L’impegno c’è ma l’efficacia non sempre.
 
Cody Zeller: 5
9 pt., 2 rimbalzi, 4 assist, 2 rubate. ¾ al tiro, 3/3 dalla lunetta. Numeri da comprimario che dal campo sembrerebbero fargli guadagnare una sufficienza ma per il centro titolare la dimensione offensiva non basta. 17 minuti e poco la differenza del +/- ma a rimbalzo è molle e viene sovrastato. Più muscolare di un tempo, quest’anno sta perdendo i duelli con le controparti nel ruolo. Gioca perché gli altri centri hanno maggiori difficoltà in difesa.
 
Malik Monk: 4,5
6 pt., 2 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. Chiude con un 3/13 al tiro figlio di pull-up e triple del tutto senza ritmo. E’ da qualche partita che ha una carogna sulla spalla chiamata frenesia. Sembra aver fatto purtroppo un passo indietro. Serve respirare e riconciliarsi con sé stesso ritrovando fiducia e ritmo. Purtroppo come Kemba ci penalizza molto in serata.
 
Miles Bridges: 5
5 pt., 2 rimbalzi. Ancora un po’ al di fuori dal gioco reale segna una tripla nel finale in 15 minuti totali. Non apporta molto alla causa e stasera non si vede nulla del suo repertorio atomico.
 
Willy Hernangomez: 5,5
2 pt., 2 rimbalzi, 1 rubata. ¼ al tiro e -8 in 6 minuti. Anche lui a rimbalzo fatica e Borrego lo lascia da parte per provare Biz.
 
Tony Parker: 6
9 pt., 4 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. 15 minuti con un 4/10 dal campo. Si fa ingolosire e trascinare dai compagni nella corsa all’oro fuori dall’arco ma finisce con uno 0/3… Chiude molte volte in palleggio pescando qualche compagno evitando di attaccare. Quando lo fa è un pericolo per Cleveland ma non riesce a essere un fattore determinante per ordinare il gioco nella squadra in serata.
 
Bismack Biyombo: 5,5
0 pt., 2 rimbalzi, 1 stoppata. Aggiungiamo anche un fallo con il quale manda in lunetta Clarkson ed ecco il Biz in 6 minuti sul parquet nella ripresa. Limitato, cerca di fare il proprio dovere a livello difensivo ma mentre è in campo la squadra subisce un -5 di plus/minus.
 
Dwayne Bacon: 5,5
5 pt., 3 rimbalzi. 2/4 dal campo. Gioca 16 minuti. Sfortunato in difesa in qualche occasione come nel primo tempo dove prende una tripla in faccia nonostante la buona difesa. Nel secondo tempo gli arbitri lo pescano a trattener un avversario lontano dalla palla. In difesa è attivo. In attacco fa vedere uno spin sorprendente con jumper dal pitturato, poi un paio di triple, una che va diretta sul vetro lontana dal ferro e una nel finale che s’infila. Un sostituto di MKG con meno spinta.
 
Devonte’ Graham: 5
0 pt., 1 rubata. 0/2 al tiro in 5 minuti, quelli finali. Il pendolare degli Hornets che fa su e giù da Greensboro non ingrana, né al tiro né con gli assist ma poco importa, la partita era terminata di fatto.
 
Frank Kaminsky: 6
5 pt., 3 rimbalzi, 1 assist. Gioca 4 minuti mettendo dentro una tripla e due liberi. Un canestro preso in faccia e una palla persa ma anche tre rimbalzi. Contava poco ma almeno si fa notare dicendo che c’è anche lui per tentare rotazioni da centro.
 
Coach James Borrego: 5,5
Guarda sconcertato la partita con occhi spiritati. Se la squadra sbaglia tanto e anche open non è colpa sua ma deve insistere meno su soluzioni da fuori quando è così. Una partita contro Cleveland, se giocata intelligentemente a partire almeno dalla ripresa affidandosi più a entrate e tiri più ravvicinate ce la saremmo almeno giocata nel finale. La difesa è molto discutibile. Non ha gli uomini sotto canestro per battersi con molti lunghi avversari. S’inventa l’ennesima small-ball a inizio ultimo quarto che fa bene finché regge.

Game 13: Charlotte Hornets @ Detroit Pistons 113-103

 
Intro
 
Detroit fu fondata da francesi e dai transalpini ne deriva anche il nome.
Rivière du détroit, ossia, fiume dello stretto (Detroit è anche il nome dell’omonimo fiume oggi) fu dato poiché questo tratto di acque univa due laghi.
Gli Hornets nei punteggi stretti negli ultimi due anni non si sono trovati molto a loro agio per dirla con un eufemismo visto che sono arrivate quasi esclusivamente sconfitte.
Per passare sul campo di una potenziale rivale per i playoffs quindi gli Hornets dovevano attraversare l’istmo psicologico calcato sulla faccia di Marvin Williams e alcuni compagni nel finale a Philadelphia anche in caso di punto a punto.
 
 
 
 
La partita in breve
 
Charlotte andava giocare a Detroit ben conoscendo i punti di forza della squadra allenata dal nuovo coach Dwane Casey.
Sotto le plance Charlotte avrebbe dovuto fare buona guardia non scordando il perimetro, andando a dar fastidio sulle triple. Il piano degli Hornets riusciva perfettamente anche se Bullock da fuori iniziava con un 5/5.
Partita da giocare fisicamente invitando i Pistons a tirare da fuori dove non sono complessivamente granché…
I primi due quarti vedevano le squadre superarsi più volte con un’alternanza della squadra al comando più veloce dell’intermittenza delle luci di Natale.
A regalare il vantaggio definitivo di primo quarto era la tripla di Bullock (3/3 sino a quel momento) con la quale portava i suoi sul 23-25.
24-27 era il finale dei primi 12 minuti.
Charlotte, caratteristica di tutti i quarti, partiva bene ancora, anzi, meglio del primo quarto e con l’entrata di Lamb in appoggio sinistro andava sul 32-29.
A 4:06 entrava in bonus Detroit che con due liberi di Drummond si riportava avanti sul 42-43.
Kemba a 1:29 andava per il +3 ma arrivava il pari a mezzo tripla di Jackson a 47 secondi dalla seconda sirena.
Era Parker con un pull-up frontale a issar sopra di due il vessillo del Calabrone al termine dei primi 24 minuti.
L’avvio di ripresa era tutto di marca Hornets e quando Walker in transizione a 10:42 appoggiava, la squadra di Borrego si trovava sopra 58-49 con un parziale di 7-0.
A 5:21 con un 3/3 di Kemba ai liberi Charlotte saliva oltre la singola cifra di vantaggio (71-59) e con una tripla di Hernangomez dalla destra su Drummond otteneva anche il 77-59.
Gli Hornets però avevano un blackout chiuso dallo stesso Willy che perdendo palla sulla rimessa regalava a Drummond due punti per un parziale di 0-8 che riportava a -7 i locali (77-70).
Monk dalla lunetta e Hernangomez su azione restituivano il +11 ma il quarto si chiudeva sull’83-75.
Charlotte usava la panchina per chiuder il match in avvio di ultimo quarto; Parker lanciava in pick and roll Zeller, poi segnava, sbagliava un tiro ma Bridges prendeva il rimbalzo sotto segnando, infine tornava a vestire i panni dell’uomo assist per regalar a Bridges una schiacciata lanciatissima per i fotografi.
A 8:50 Hornets tornavano sul +18 (95-77).
Un nervoso Griffin era espulso dopo esser avanzato in difesa con Monk in salto che ricadeva sulla spalla dopo il contatto con Blake.
Flagrant 2, espulsione, due FT per Monk che portava a 100 i Calabroni.
Senza Griffin e punti nell’orgoglio i Pistoni cercavano la rimonta ma Crono era contro di loro così si arrivava al minuto finale con Charlotte comunque un po’ in affanno sul 109-100. La tripla frontale di Ish Smith per il – 6 era respinta dai due ferri e dall’altra parte 15 secondi dopo Parker affossava Detroit silurando da tre dalla sua diagonale preferita. 112-100 ritoccato in 113-103.
Pistons che hanno chiuso con Drummond e Bullock (6/9 da fuori) con 23 punti a testa, ben 22 i rimbalzi per il centro però.
Griffin ha chiuso con 10 punti e uno 0/5 al tiro da oltre l’arco con un 12/45 per un 26,7% complessivo della squadra di casa che ha pregiudicato le possibilità di vittoria.
46-51 i rimbalzi con gli Hornets che son riusciti a limitare lo strapotere fisico degli avanti rossoblu.
24-21 invece gli assist a favore dei nostri.
12-10 i TO mentre decisiva è stata la difesa con il 50,6% dal campo ottenuto da Charlotte contro il 36,5% dei Pistons… Portati sul terreno voluto da Borrego, abile stratega in questo caso nel legger il match.
 
 
Le formazioni:
 
 
La partita
 
 
1° quarto:
 
Inizio con poca precisione per le due squadre, Detroit, infatti, passava in vantaggio su un errore di Drummond con tap-in di Bullock.
A 10:24 era Drummond a realizzare lo 0-4. Gli Hornets per segnare i primi due punti dovevano attendere sino a 9:31 quando un lungo jumper dalla destra di Batum su Griffin oltrepassava il cotone della retina dei Pistoni.
Detroit colta in transizione da Walker subiva l’infilata di Zeller che ricevendo dal capitano era affrontato irregolarmente da Griffin.
Due FT a 9:00 che costavano il pari ai locali.
Williams sulla linea di fondo dal basso con una manata portava via la palla a Griffin allungandogliela che forse subendo anche un colpo rimaneva giù, non se ne avvedeva nessuno perché sulla corsa in transizione Lamb sparava da tre portando in vantaggio Charlotte ma per poco perché G. Robinson III dal corner destro pareggiava quasi immediatamente.
Cody a 7:33 al volo deviava al vetro finendo dietro per l’appoggio morbido del nuovo vantaggio, poi, dopo un time-out toccava a Walker usare il vetro per mandare Charlotte sul +4.
Griffin riportava a -2 la squadra di Casey poi rischiava di perder palla ma trovava nell’angolo Jackson che infilando da tre sorpassava anche i Calabroni nel punteggio a 5:14 (11-12).
A 4:56 un gioco di passaggi raggiungeva Willy sotto canestro a sinistra da dove depositava facilmente ma solamente 9 secondi più tardi Bullock infilando la tripla consentiva il contro-sorpasso della squadra motorizzata.
A 4:32 era Kemba con una drive a passar corto sulla baseline destra dove navigava ancora Willy a chiudere l’azione con altri due punti per il 15 pari.
Era Parker con un pull-up dalla sinistra (libero grazie al lavoro di Kemba) a riportarci in vantaggio ma un missile di Bullock a 3:06 (da second chance) mostrava la fragilità del vantaggio.
Tony ci metteva cinque secondi per andare con lo scoop al vetro allungandosi oltre il difensore in rincorsa a contatto ma Griffin in mezzo gancio dal pitturato batteva MKG e guadagnava un FT (mancato).
19-20 a 2:39 dalla fine del primo quarto ma a ridarci il vantaggio era Bridges da Flint, 106 km da Detroit che chiuso sotto canestro da due difensori faceva rimbalzar palla indietro per l’accorrente MKG che metteva dentro.
A 2:07 Pachulia da sotto si divertiva a crear l’effetto montagne russe ma MKG a destra da sotto ribaltava nuovamente il risultato come una frittata (23-22).
Bridges buttava via una rimessa dal fondo sparando sul polpaccio di Kemba intento a correre verso la metà campo così Bullock infilava la sua terza tripla consecutiva per il 23-25.
Parker per MKG era un idea che Griffin stoppava ma la leggera spinta sul corpo di Galloway determinava due FT poi splittati dal nostro numero 14.
Galloway si faceva perdonare in entrata allo scadere dei 24 risolvendo la questione così con MKG che sulla sirena colpiva i ferri finivano i primi 12 minuti.
24-27.

Detroit Pistons forward Blake Griffin and Charlotte Hornets center Cody Zeller (40) reach for the rebound during the first half of an NBA basketball game, Sunday, Nov. 11, 2018, in Detroit. (AP Photo/Carlos Osorio)

 
 
2° quarto:
 
Pronti via MKG in aiuto a Bridges andava a stoppare il numero 7 Johnson ma ricadendo male si slogava la caviglia destra ed era costretto ad abbandonare il campo dopo soli 20 secondi giocati.
Una steal di Lamb e un Bridges che con uno spin nel pitturato costringeva al fallo la difesa locale davano il -1 (2 FT ben realizzati), toccava Parker con un floater su Pachulia a restituire il vantaggio agli Hornets (30-29), un +1 dilatato rapidamente da Lamb che con il sinistro appoggiava al vetro in uno contro uno allarmando Casey pronto a chiamare il time-out.
Robinson in avvicinamento al rientro accorciava ma Parker usando uno screen roll batteva ancora la difesa rossoblu. Drummond sulla baseline sinistra spingendo di forza Zeller lo eliminava dalla scena poggiando la sfera all’anello che la faceva girare prima di farla entrare.
Johnson con un palleggio dietro la schiena s’infilava frontalmente depistando Lamb prima d’appoggiare il 34-35 ma Cody trovato sotto la plancia avversaria da una drive di Malik cambiava ancora il vantaggio nel punteggio (36-35) Lamb si faceva sempre più attivo intercettando una palla in difesa e in attacco andando sullo schermo di Cody a sinistra per il pull-up solo cotone.
Johnson replicava da due, poi toccava a Kemba passare a ricciolo sotto il canestro, movimento a U, tiro dalla diagonale sinistra liberissimo per due punti facili senza pressione… Lamb commetteva il suo terzo fallo toccando Jackson alle spalle a 5:09.
Due FT di furbizia per il -1.
Walker con un turnaround appena al di fuori del pitturato a sinistra lasciava i difensori di stucco ma un jumper di Jackson consentiva ai Pistons di non mollar la presa (42-41).
Batum sbagliava da fuori, Zeller non teneva il rimbalzo così i Pistoni spingevano verso il nuovo vantaggio conquistando due FT a 4:06 (fallo di Williams su Drummond lontano dalla palla).
Marvin dalla diagonale sinistra sparava una tripla con metri di spazio sul difensore trovando il canestro del 45-43.
A 3:29 Griffin scavalcava nuovamente i Calabroni ma Walker s’ispirava con un floater per coglier la metafora nel superare Detroit e Pachulia mano protesa alla difesa.
Kemba con un lungo due da sinistra a 1:29 allungava ma Jackson con la tripla a :47.1 in un sol colpo pareggiava alle soglie della cinquantina.
Parker on rapido pull-up ci portava sopra i 50 chiudendo de facto il primo tempo sul 51-49.

Batum sfida Drummond in entrata.
AP Photo Carlos Osorio.

 
 
 
3° quarto:
 
In avvio ripresa gli Hornets sorprendevano i Pistons ascendendo rapidamente nel gioco trovando riscontro nel punteggio; Cody in area con due punti iniziava le danze, Williams dalla diagonale destra saettava da tre punti accarezzando il cotone solamente, si vedeva anche una stoppata di Batum che faceva correre Lamb il quale cedeva a Walker per l’appoggio in transizione.
Micidiale 7-0 in un minuto e 18 secondi per un 58-49 che apriva una via verso la fuga.
Williams prima in difesa rubava un altro pallone a Griffin, poi difendeva bene su Robinson ma sulla seconda a azione Drummond finiva per segnar da sotto al secondo tentativo. Poco male perché gli Hornets in attacco girando velocemente palla trovavano un Lamb sofferente di solitudine sulla top of the key pronto a realizzare da tre per il +10 (61-51).
Bullock da tre su una second chance calava un’altra mannaia sulla testa di Charlotte ma protestava Griffin a suo dire toccato sull’entrata che portava alla tripla.
Risultato?
Tecnico all’ex Clippers e 62-54 Hornets.
Drummond mancava un appoggio facile ma a 8:30 si rifaceva dalla linea di fondo sinistra andando ad appoggiare oltre Zeller che commetteva fallo ma non subiva l’onta del libero realizzato perché il n° 0 entrava in simbiosi con il numero di maglia.
Walker a 8:21 usava lo schermo per realizzare la sua prima tripla di serata mentre Charlotte serrava i ranghi e in difesa se era il caso le capitava di gettarsi a terra riuscendo a recuperare una sfera per ultimo tocco di Robinson III.
Bullock dalla diagonale sinistra metteva dentro ancora una bordata per un surreale 5/5.
Cody stoppava stando fermo un Griffin brutto da vedersi tanto più che era lui a passar quasi la palla a Cody in arretramento, a 6:20 si registrava il primo errore di Bullock da tre che invece di tirar da fermo in ritmo provando a costruirsi il tiro non ce la faceva mentre lo realizzava Batum dalla sinistra, completamente solo perché Willy prendendo un rimbalzo d’attacco smistando a sinistra trovava il francese e una difesa Pistons sbilanciata già orientata verso l’attacco. Kemba era un mastino in difesa deviando sul corpo di Drummond la palla oltre la linea di fondo.
Lo stesso Walker in attacco andava a tirar rapidamente da tre punti ma sfiorato da Jackson alle spalle era lesto a tuffarsi inusualmente in avanti per mostrare il contatto accentuandolo.
Tre liberi a segno più l’assist successivo dietro la schiena per Williams che onorato non mancava la tripla del 74-59. Hornets in controllo del match, Pistons che rompevano la pioggia di punti subita con Galloway da tre punti da destra. Willy però sullo stesso lato con uno spostamento laterale usciva dall’ombrello protettivo di Drummond calando una tripla letale comunque restituita quasi immediatamente da un Bullock da 6/7 oltre l’arco.
Charlotte perdeva un po’ la testa concedendo tre FT a Bullock e palla sulla rimessa con Willy a regalare a Drummond due punti.
Detroit accorciava quindi con un parziale di 8-0 risalendo sul77-70.
Charlotte a 3:08 andava in time-out e Monk a 2:51 si lanciava a folle velocità sbagliando.
Per sua fortuna era toccato e dalla lunetta ci regalava due punti così come Willy poco più tardi senza bisogno della lunetta.
Drummond con un punto e Galloway con due riducevano lo scarto a una cifra (81-73) ma un Parker in forma San Antonio old time cadendo all’indietro batteva Drummond in uscita sul mid-range sinistro.
Smith con un rapido spin batteva due difensori e appoggiava poi sulla sirena vedeva il suo tiro esser respinto dai ferri. 83-75, partita ancora da chiudere grazie al rientro rapido di Detroit.
 
4° quarto:
 
Un pick and roll Parker/Zeller era chiuso da un floater da quest’ultimo, Parker con uno scoop al vetro spingeva ancora Charlotte, poi il francese tornava umano sbagliando un tiro ma il pallone era conteso tra un difensore e Bridges.
La spuntava Miles che da sotto saliva a realizzare l’89-75. Monk in corsa verticale leggermente a sinistra del canestro passava corto per Bridges che proveniente dalla linea di fondo sinistra andava a schiacciare…
91-75 a 10:10 dalla fine…
Griffin ne metteva due liberandosi di Batum ma Parker dalla diagonale sinistra aveva la mattonella dalla quale estrarre money.
Due punti per il 93-77.
A chiudere un’altra partenza di quarto sprint ci pensava Bridges che imbeccato da Parker con un passaggio dalla destra arrivava in corsa decollando dal pitturato per sorvolare la no fly zone dei Pistons.
A Detroit e zone limitrofe dovevano dare l’allerta per l’onda d’urto prodotta dalla schiacciata lanciatissima di destro del nostro rookie. 95-77 a 8:50.
Parker da tre non cambiava bisettrice e Monk in entrata era affrontato in volo dall’avanzata furba e maligna di Griffin che faceva cader il nostro numero uno sulla spalla.
Dopo aver rivisto al replay l’azione gli arbitri propendevano per un flagrant 2 sacrosanto.
l pubblico fischiava ma c’era il rischio che Monk i quella circostanza si facesse male veramente.
Espulso il nervoso Griffin e incassati due FT per il 100-79, Detroit tornava a giocar meglio provando a rientrare nel finale ma i 21 punti di divario accumulati erano troppi. Jackson a rimorchio segnava il -15 a 5:29 dalla fine ma il cronometro scorreva, a 4:33 una flash dunk di Drummond e un canestro annullato ingiustamente a Parker che subiva fallo prima di commetterlo.
Jackson con un’azione da 2+1 realizzava il 107-94 poi, dopo il canestro a 2:56 di Kemba che sorgendo frontalmente sul difensore irradiava la retina con due punti, gli Hornets subivano la tripla di Galloway, si salvavano con Batum che toccando all’ultimo una palla diretta a Drummond toglieva al centro avversario la possibilità di alley-oop ma Drummond, dopo l’espulsione di Zeller, marcato da Williams metteva dentro dopo aver visto l’errore di Jackson da fuori.
109-100.
Smith a circa un minuto dalla fine avrebbe la palla del -6 ma l’anello diceva di no al piccolo dei Pistons così dall’altra parte Parker a :45.8 cannoneggiando da tre chiudeva il match (112-100).
L’aggiustamento finale sul 113-103 cambiava di poco le cose. Gli Hornets ottenevano un’importante vittoria sul campo di una possibile rivale playoffs.
 
 
 
Pagelle
 
Kemba Walker: 7,5
24 pt., 3 rimbalzi, 8 assist. 9/17 dal campo. 4/4 ai liberi. Attivo in difesa costringe anche Drummond alla persa. Se si aziona a tratti è imprendibile come quando guadagna 3 FT passando sul blocco. In campo nel finale del terzo quarto più che altro va a mettersi in angolo a riposare. Rientra in campo nel quarto quando Borrego ne ha bisogno. Perde una palla ma a poco meno di tre minuti dalla fine segna un canestro importate. Regala qualche perla come l’assist dietro la schiena per Marvin da tre. Un tecnico preso nel finale su una fiondata a canestro sulla quale ci sarebbe fallo secondo lui.
 
 
Jeremy Lamb: 7
10 pt., 6 rimbalzi, 3 assist, 2 rubate. 4/6 al tiro, preciso. Molto attivo nelle fasi centrali del match, interdittore sopraffino, recupera due palloni e ne devia uno in rimessa laterale. Se Johnson lo batte un paio di volte si rifà comunque con 10 punti accompagnando la squadra.
 
 
Nicolas Batum: 6
5 pt., 8 rimbalzi, 3 assist, 2 rubate, 1 stoppata. 2/6 dal campo. Tre TO, uno veramente maldestro. Infila la sua unica tripla completamente libero da sinistra ma in un momento importante. Pasticcia un po’ a volte ma in generale è un po’ più reattivo, toglie due alley-oop dalle grinfie di Drummond e si permette anche il lusso di una stoppata innescando la transizione che porterà a due punti.
 
Marvin Williams: 7
10 pt., 4 rimbalzi, 2 rubate. Nessun TO, tanta buona difesa. Innervosisce subito Griffin togliendogli la palla e si ripeterà nel corso del match. Da l’esempio giocando fisicamente, pazienza se dal campo fa 3/9. Mette tre bombe quando servono.
 
Cody Zeller: 5,5
14 pt., 6 rimbalzi, 1 assist, 3 stoppate. 5/11 al tiro. 4/4 dalla linea, non semplice per lui. Alla fine espulso per la seconda volta consecutiva. Dopo Embiid, Drummond, altro pachiderma. Non è facile per lui destinato a esser massacrato come i poveri indiani al Sand Creek. Mi fa impazzire perdendo palloni e sui rimbalzi non sembra avere il mestiere a volte. Non sembra capire come bloccarla. Le mani un po’ di burro, la coordinazione che tarda a presentarsi… Si prende tre stoppate ma ne da anche. Da comunque fastidio e se Drummond lo sposta nel primo tempo sulla baseline, lui ci riprova subendo il contatto e lo sfondamento determina il terzo fallo di Drummond. Certo… a confronto dei 23+22 di Drummond , anche se gioca 5 minuti in meno… Utile come bloccante sui pick and roll per Kemba o Lamb.
 
Malik Monk: 5,5
4 pt., 5 rimbalzi, 2 assist. Monk si dedica alla difesa ma in attacco a parte il 4/4 ai liberi sparacchia alla grande. Attivo, troppo forse, serve un bal passaggio per Bridges sulla linea di fondo poi guadagna due FT su un’entrata incauta troppo veloce, poi viene messo a terra da Griffin ma si rialza.
 
Michael Kidd-Gilchrist: 7
5 pt., 2 stoppate. Rimane in campo 4 minuti. Gioca con molta foga e determinazione ed è proprio su una stoppata che si fa male ricadendo su un giocatore dei Pistons. Si procura una distorsione alla caviglia destra. Servirà nelle battaglie, sperando sia una cosa da pochi giorni…
 
Miles Bridges: 7
8 pt., 8 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppate. ¾ al tiro. 2/2 dalla lunetta. Nessun favore alla squadra del suo Stato, il Michigan, lui che è di Flint se non la palla lanciata dalla rimessa dal fondo su Walker con il quale non s’intende e la colpa lì è tutta del nostro Miles. Si muove bene sulla linea di fondo, a rimbalzo è presente e sa stoppare anche sembrando magari fuori tempo. Ci sta abituando allo spettacolo adrenalinico puro. Altra schiacciata incontrollata che provoca uno tsunami nella regione dei Grandi Laghi…
 
Willy Hernangomez: 6,5
9 pt., 3 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. 4/6 al tiro con la gemma della tripla in faccia a Drummond. Sembra anche resistere al centro meglio del previsto se abbinato. Peccato la rimessa con regalone ai Pistoni ma è giovane. Bello il rimbalzo offensivo con il quale innesca Batum per la bomba. 4 falli, un po’ troppi… -6 in +/-, in campo in uno dei momenti di difficoltà.
 
Tony Parker: 8
24 pt., 3 rimbalzi, 4 assist. 11/18 al tiro. Parker entra e inizia a tirare. Prende la leadership della squadra. Kemba gli lascia palla anche quando sono in campo contemporaneamente. Spara mnemonicamente dalla mattonella diagonale di centro sinistra anche con l’uomo davanti, poco importa se si chiama Drummond o va in penetrazione ad appoggiare lay-up e scoop alla sua maniera. Affonda un paio di triple con le quali chiude il match. Kemba di lui dice che ha leadership e si vede. Il passo dalle vecchie PG di riserva a Tony, pur con la sue età è notevole, un upgrade importante che fa ben sperare. Ricorda i tempi di Lin con l’approdo ai playoffs. Ci si augura Tony rimanga in salute e continui a offrire esperienza e punti, oltre a qualche assist alla squadra. Gli annullano anche un canestro ingiustamente.
 
 
Coach James Borrego: 8
Piano tattico perfettamente riuscito. Squadra scesa in campo tosta e fisica per contrastare i Pistons costretti ad accontentarsi della soluzione da fuori troppo spesso. Limitati i danni nel pitturato e reso irriconoscibile Griffin, gli Hornets sono stati bravi ad attaccare con diligenza senza abusare della soluzione da fuori. Kemba e Tony hanno dato una mano ma l’impegno di Marvin Williams e degli altri, a prescinder dalle pagelle personali, ha fatto sì che si tornasse a casa con una W.

Game 12: Charlotte Hornets @ Philadelphia 76ers 132-133 OT

 
Intro
 
In una società come monodimensionale come quella attuale che è etero-diretta verso l’anonimato mancano le figure degli eroi.
Qualche eroe semisconosciuto in alcuni campi non noti alla massa che emergono solo in occasioni particolari c’è e riesca a guarire un bambino affetto da epidermolisi bollosa.
Un team di Modena insieme al chirurgo tedesco Tobias Hirsch hanno collaborato a un trapianto di pelle esteso oltre l’80% su un “bimbo farfalla”, così si chiamano quei bambini colpiti da un’infezione che mangia loro la cute (ironia legata alla mutazione di un gene, chiamato LAMB3, che produce una proteina che assicura l’epidermide agli strati di pelle sottostanti).
Premiati anche in Lombardia e dotati di soldi per la ricerca per donare altre speranze.
Gli eroi classici però sono scomparsi, alienati dal monoteismo del mercato o da forme di potere religioso/dittatoriali dove l’eroe è uno stereotipo standardizzato funzionale a quel sistema.
Anche nella NBA nel corso di questi anni sono stati costruiti e presentati nuovi eroi sulla base di standard creati dalla Lega stessa.
In genere provo avversione per il prodotto preconfezionato da idolatrare, ma lo sport ci regala sempre almeno possibilità metaforiche di riscatto attraverso esempi più che culto della personalità.
Se Bogues era ammirato da bambini e da persone di bassa statura che vedevano in lui il potersi affermare nonostante le difficoltà e i numerosi neri presenti nella Lega stuzzicano le fantasie di milioni di persone di colore costrette nei ghetti desiderose e sognanti di uscire da una situazione difficile, Kemba Walker, la stella lontana della galassia Hornets che ha vinto per due volte lo Sportmanship Award dato a quel giocatore che “esemplifica gli ideali di sportività sul campo con comportamento etico, correttezza e integrità”, con il suo senso d’appartenenza e di gratitudine alla franchigia che lo ha lanciato in orbita, potrebbe incarnare in simile modo i valori di alcuni cavalieri nella storia.
Philadelphia fino a un paio d’anni fa si trovava in una condizione da perdente cronica anche se da squadra storica e non da piccolo mercato, oggi vive sicuramente un buon periodo grazie ai giocatori pescati al Draft che ne hanno modificato il corso, tanto che gli Hornets da sette partite uscivano sconfitti contro i 76ers.
Charlotte dunque quindi per interromper il potere di Philadelphia, 76ers per proseguire il loro momento.
 
 
 
La partita in breve
 
Charlotte ritentava di sbancare il fortino di Phila (6-0 in casa) partendo subito bene con un parziale di 8-0.
Le cose però si normalizzavano presto e la partita diveniva stabile nel primo quarto con una pioggia di triple che portava Charlotte in vantaggio nel finale 33-30 grazie a Willy che complessivamente portava gli Hornets a un 5/6 da fuori. Pareggiava però Bolden da fuori e sul 33 pari si andava l primo riposo.
“Nanna” che continuava per Charlotte nel secondo quarto quando Philadelphia accelerava finendo per colpire con Shamet da tre su una seconda possibilità e con Simmons in schiacciata per un parziale di 2-11 che lanciava i Sixers sul +17 (41-58) prima che Lamb a 3:20 con una tripla rim glass lo interrompesse consistentemente.
Hornets che con l’apporto di giocatori dalla panchina profonda, vogliosi, si ridestavano Bacon ne metteva dentro due in transizione e Brown prendeva un tecnico.
50-60 ma un parziale rapido in 30 secondi di 0-5 mandava le squadre negli spogliatoi distanziate di 15 punti.
Partiva male Charlotte anche nel terzo quarto finendo sul -20 dopo uno scambio in corsa Simmons/Embiid per la schiacciata orizzontale del centro (57-77).
Charlotte si reggeva sulle triple come quelle di Willy e Miles, poi un paio di catch’n shoot di Bacon da fuori a 4:08 mandavano Charlotte sul 75-87, ancora lontana perché la difesa più che fragile si dimostrava inesistente.
Hornets comunque che terminavano il quarto sul -11 (85-96).
Complice il riposo di Embiid Charlotte si riavvicinava.
Walker, che fino a quel momento aveva sparacchiato a 8:45 infilando tre punti (94-100) mandava un preoccupato Brown a mostrar la lavagnetta ai suoi che tuttavia non riuscivano a bloccare il rientro di Charlotte, anzi, Covington spingendo il blocco di Zeller per Walker faceva carambolare il centro sul tiratore. Tre liberi regalati per il 101-104. Bacon a 6:34 pescava anche il sorpasso con un tiro da due punti per il 105-104. Gli Hornets nel finale sembravano allungare quasi definitivamente quando Walker con un crossover inumano si teletrasportava elasticamente come un ninja sull top of the key da dove faceva partire uno shuriken avvelenato, quello del 117-112. Embiid però, super tutelato dagli arbitri guadagnava due FT e poi con una doppia finta su Walker in uscita mandava dentro una tripla a :33.6 dalla fine, peccato solamente che la terna non si accorgesse che Embiid commettesse passi non una, ma ben due volte sulla stessa azione…

La solerte terna però non si accorgeva del fallo sull’entrata di Kemba da parte di Embiid, canestro comunque ottenuto da Walker ma ripagato immediatamente da due liberi assegnati pro n°21 locale.
In parità a :25.9 dalla fine Walker mancava il floater, MKG segnava ma giustamente il canestro era annullato perché oltre i 24 non avendo toccato la palla il cerchio.
Si andava all’OT dove dopo la già avvenuta espulsione di Zeller nel finale, usciva anche Monk, reo più che altro di non esser una superstar.
Con Phila avanti di tre e palla in mano arrivava però l’insperato pareggio di Monk a 1:33 con due punti più FT per fallo di Saric in rimonta sul lancio di Walker in transizione. Phila con due FT di Embiid e un canestro di Simmons poi contrastato da un tap-in di Bridges andava sul +2 e poi +3 dopo i liberi dell’australiano Simmons toccato dal congolese Biyombo in aiuto.
Charlotte per pareggiare avrebbe una ventina di secondi ma Walker in angolo a sinistra era stoppato da Simmons, la palla rimaneva nella disponibilità dei nostri e il servizio fuori per Bridges portava solo a una mattonata al vetro sula pressione dello stesso Simmons.
L’1/2 di Embiid dalla lunetta e la tripla di Hernangomez per il 132-133 finale aumentavano il rammarico per non aver difeso bene nel terzo quarto ma anche per alcune vistose e scellerate, se non scientifiche chiamate (detto che da ambo le parti hanno sbagliato ma in maggior numero contro Charlotte) di una terna inadeguata che faceva conquistare a Phila l’ottava vittoria consecutiva a nostre spese.
 
Embiid ha finito con 42 punti e 18 rimbalzi con un 19/22 dalla lunetta…
Simmons con 22 punti e 13 assist, Saric 18 punti, J.J. Redick 17.
49-58, 25-33 il computo rispettivamente di rimbalzi e assist a favore di Phila che si aggiudica anche le stoppate 5-15 contro il 10-3 pro Charlotte nelle steal.
30/40 ai liberi per Charlotte, solo 4 i TO per Charlotte contro i 16 di Phila.
31/41 per Phila… quel libero e quel punto i più alla fine decisivo…
 
Le formazioni:
 
 
La partita
 
 
1° quarto:
 
Phila iniziava palla in mano ma commetteva errori multipli da sotto canestro, Batum sbagliava un tiro in maniera sfortunata, Embiid anche, Kemba in floater a 10:51 segnava il 2-0 e dopo un altro attacco di Phila che produceva il quarto errore per i grigi e una tripla mancata da Kemba, Charlotte passava ancora con un’apparizione di Williams che si frapponeva a un passaggio verticale nel pitturato per far ripartir la transizione servendo Zeller che a rimorchio metteva dentro subendo anche fallo.
5-0 a 10:02 che diveniva 8-0 quando Lamb in uno contro uno da tre batteva Fultz (9:32).
Embiid da fermo a destra batteva Zeller con un jump shot da fermo procurando i primi due punti per la squadra di Brett Brown che subiva l’infilata a destra di Walker senza conceder canestro intervenendo fallosamente.
Dopo il 2/2 del capitano anche i locali andavano in lunetta con Covington che realizzava le proprie occasioni, Zeller si faceva largo centralmente con una finta ma “spiattellava” la schiacciata sul ferro e sulla transizione iniziavano a incombere e fremere vivide saette, era il caso di quella scagliata da Covington per il 10-7 replicata da Batum immediatamente a 8:17 per il 13-7.
Simmons da sotto in girata fulminava Marvin, Covington lanciava un altro fulmine ma impreciso, così sulla contro-transizione Walker apriva per Lamb che lampeggiava dalla diagonale destra infilando da tre il 16-9.
Saric rispondeva ancora da fuori tuonando la rimonta con Covington ancora fermato dai ferri fuori ma la schiacciata rapida di Embiid a ribadire portava Phila sul -2.
Phila otteneva il sorpasso a 5:42 proprio con un’altra tripla che arrivava dal croato Saric da fronte a canestro (18-19). Lamb e J.J. Redick si rispondevano in jumper da due punti, MKG in coast to coast andava ad appoggiare a Willy ottenendo anche un FT.
A 3:51 Hornets avanti 23-21, penalizzati poi da un FT per Phila per 3 secondi in area battuto e segnato da J.J. Redick. Walker si separava in attacco da Wilson Chandler con uno step back 3 che infilava la retina ma ancora una volta la medesima replica si aveva da Phila con J.J. Redick a realizzare il 26-25.
Embiid si faceva largo per il nuovo vantaggio ma un coast to coast di MKG, con fallo di Bolden a 2:04 rimetteva in sesto la parità (½ ai liberi).
Chandler lasciato solo nell’angolo destro non si faceva pregare gettando la bomba del 27-30.
Willy accorciava splitttando dalla lunetta per un fallo di Chandler che ci mandava in bonus, poi toccava a Parker pareggiare con un arresto e finta nel pitturato che mandava Fultz a casa; banker del 30 pari prima di un open 3 di Hernangomez che ci issava i vantaggio ma purtroppo nel finale nonostante il 5/6 da fuori Phila segnava con Bolden da tre agganciandoci sul 33 pari, punteggio che rimaneva inalterato per mancanza di tempo.

Tony Parker nel primo tempo prova a metter dentro contro Embiid e Fultz.

 
2° quarto:
 
Entrava in campo Biz che perdeva palla su un passaggio corto di Monk sotto il canestro avversario, Embiid in area aveva mani migliori segnando e subendo fallo, ma contagiato dalla bizzite mancava il libero.
Fultz mancava un tiro, Bridges su di lui scattava ma il rimbalzo era di Phila che serviva lo stesso giocatore rollato sotto canestro, rientrava Bridges che si vedeva fischiar contro un fallo un po’ generoso.
2/2 a 10:27, -4 CHA a cui rimediava parzialmente Monk a 10:15 alzandosi per una tripla.
Embiid nel traffico andava oltre Biz in gancio poi Bismack recuperava dall’altra parte un fallo ma splittando ci lasciava attardati di due punti, Embiid stoppava Parker e Fultz con un jumper dalla FT line segnava il 37-41.
Un’altra tripla di Monk rimbalzava solamente sui ferri, Bolden era servito sotto da un passaggio dall’esterno: completamente dimenticato era facile per lui segnare e indicare la strada del time-out a Borrego.
Phila arrivava sul +9 e Parker per rompere il parziale forzava in uno contro uno appoggiando al vetro m Fultz dalla lunetta con un ½ e Simmons che recuperava altri due punti mandavano sotto i Calabroni sino alla doppia cifra (39-49). Simmons per Chandler in transizione e la dunk in corsa per Phila indicavano alla squadra di Brown che spargendosi come frecce per il campo non sarebbero state fermate dagli Hornets creando danni nel punteggio.
MKG da sotto bloccando palla davanti al difensore in post basso sinistro convertiva in due punti ma nemmeno la small ball di Charlotte fermava Phila che ripartiva con un open 3 di Shamet da second chance dopo un pessimo tagliafuori di Charlotte sotto canestro.
Simmons era la punta della freccia, lanciato schiacciava in solitaria in transizione per il 41-58.
-17…
Lamb con un rim glass da tre provava a dar senso alla gara a 3:20(3/3 da fuori), entrava anche Bacon che a 2:58 guadagnava e splittava due FT. Un teardrop di Cody a 2:12 valeva il 47-58, Kemba, piuttosto impreciso sbagliava, Covington no portando a 60 i punti dei grigi.
Altri due FT per Bacon, realizzati entrambi questa volta e un tecnico a Brown per il 50-60 erano punti affossati negli ultimi 30 secondi del primo quarto quando il 2/2 di Simmons dalla linea e la tripla di Saric da sinistra facevano calare il sipario sul primo tempo sul 50-65…
 
 
3° quarto:
 
Partivano male gli Hornets nel secondo tempo subendo una correzione volante di Embiid e un canestro di Simmons al plexiglass che ci trascinavano sul peggior svantaggio di serata. -19 (50-69) prima che con una tripla Williams indicasse il leitmotiv dell’attacco degli Hornets nel quarto. Lamb su Saric da due prima del pick and roll tra Zeller e Batum che mandava a canestro il centro con Embiid risucchiato.
C’era anche un libero però non realizzato così si rimaneva sul 57-69.
Saric rollava sotto e segnava ricevendo mostrando le numerose crepe di una difesa che non funzionava assolutamente nell’insieme.
A 9:01 J.J. Redick in jumper era difficile da fermare, poi su una transizione lo scambio Embiid/Simmons/Embiid in corsa portava il centro a schiacciare appendendosi orizzontalmente al ferro.
-20, ulteriormente peggiorato il gap e time-out necessario.
Al rientro era rilanciato Bacon che segnava due punti ma Embiid da sotto aveva vita facile fisicamente su Willy, mentre J.J. Redick era micidiale dalla diagonale sinistra ma gli rispondeva ancora per la seconda volta in serata un Willy Hernangomez a incarnare il centro moderno con una tripla frontale per il 62-80.
Hornets lontani che tuttavia si reggevano sulle triple come quella scagliata da Bridges da sinistra che portava a 10/20 il conto totale di Charlotte ma a 6:48 una dunk e un FT per Embiid distanziavano Charlotte.
Bacon con un catch n’shoot da tre punti replicava ma Simmons virava da sotto su Bridges per una jam, Hernangomez in attacco al terzo tentativo consecutivo di Charlotte ripuliva il vetro mettendo dentro il 70-85 e a 5:00 dalla fine del terzo il centro spagnolo bersagliava due volte da fermo il cesto per precedente fallo di Shamet.
Dopo una fajolada con stoppata di Willy su Fultz, lo stesso giovane dei Sixers recuperava una palla ancor vagante tra lo spagnolo e Monk agevolando la dunk di Simmons.
A 4:08 un catch’n shoot di Bacon da fuori valeva il -12 (75-87), Fultz da sotto mostrava che gli Hornets in difesa non c’erano ma Monk da 3 a 3:37 continuava a trovare oro per Charlotte grazie alle triple.
Tornava in difficoltà Charlotte quando Chandler colpiva frontalmente da tre e Embiid con perfetto tempismo chiudeva la porta all’alzata di Walker stoppandolo facilmente.
Walker era stoppato poi nuovamente da Embiid ma sul tentativo di ribadire a canestro MKG subiva fallo a :59.6 e poi ancora una volta a :34.2 realizzando tutte e 4 le occasioni, lui che a Phila è praticamente di casa essendo di Camden.
Malik in entrata era toccato all’inizio da Fultz. Recuperando un paio di FT per un ½ scatenava le ire del pubblico per la chiamata generosa a giudizio dei locali.
85-96 con 12 minuti mancanti.
 
 
4° quarto:
 
Le squadre aumentavano di due punti i propri carnet poi Walker sbagliando da tre consentiva a MKG di recuperare un rimbalzo con il quale servire il taglio frontale per la schiacciata spaziale di Lamb.
Saric segnava due punti ma Lamb glieli restituiva proprio sfruttando un fallo del croato che lo spediva in lunetta per il 91-100. Kemba a 8:45 realizzava una tripla che ci portava sul -6.
Brown si preoccupava chiamando un time-out per riorganizzar le idee ma al rientro su un fast break Zeller appoggiava al vetro il trasparente -4.
Lamb non riusciva a tagliar fuori Saric in attacco.
Il croato più fisico alle sue spalle lo abbatteva e Lamb da terra commettendo fallo mandava l’europeo in lunetta a conquistar due punti.
Fuori Lamb con un problema all’inguine e dentro Monk.
Kemba liberissimo metteva dentro un pull-up poi Johnson ricevendo da sinistra un passaggio in origine non destinato a lui accarezzava il cotone da sotto.
A 7:13 Covington spingendo Zeller in blocco faceva carambolare il centro su Walker impegnato al tiro da tre punti.
Altri tre FT sotto la pioggia di fischi del Wells Fargo Center ma era 3/3 per il 101-104.
Walker passando Zeller sulla destra passava ancora la retina colmando quasi tutto il gap: 103-104.
Dopo una deviazione volante difensiva di Zeller che impediva un canestro da sotto, in attacco Bacon si prendeva una licenza da due punti in jumper.
Era il canestro del sorpasso a 6:34 (105-104).
Rientrava Embiid che si procurava subito due FT infilandone uno.
Kemba con un fast reverse layup a sinistra del canestro ci dava il vantaggio ma un fallo contro Zeller ristabiliva la parità a mezzo FT a quota 107.
Monk mancava un tiro ma una spinta di Simmons su Zeller costava un ½ ai liberi a Phila con Cody costretto a udire ancora il gannire dei tifosi.
Zeller si presentava poi ancora in lunetta con gli anticorpi nonostante le bordate di fischi.
110-108 dopo il 2/2 con la partita in bilico. Embiid in fade-away, Walker da tre, Covington e Monk con un open 3 a testa facevan tremare le difese ma ottenendo zero in punti.
Il sedicesimo turnover di Phila era firmato Embiid con i passi in attacco così su una rimessa offensiva Cody in velocità tagliava davanti a Embiid per andare in schiacciata battendolo in velocità.
A 2:46 arrivavano altri due FT per l’immarcabile ma anche intoccabile centro.
Quasi infallibile ecco il 2/2…
Walker in attacco quasi allo scadere dei 24 trovava MKG bravo a far da spola sulla baseline, abilissimo a farsi trovare sulla linea di passaggio e a metter dentro.
Il 4° fallo di Zeller a 1:41 decretava altri due FT per Embiid (114-112).
A 1:17 dalla fine Walker produceva dopo rapide finte con il capo un crossover ninja a terra; teletrasporto per tornare elasticamente sulla top of the key mentre Covington brancolando al buio non si accorgeva quasi della tripla lestissima infilata da Walker per il 117-112.
Hornets sul + 5 che avrebbero potuto sbancare Phila. Purtroppo Embiid tuffandosi nel cuore dell’area recuperava altri due pt. in lunetta per un rientro di Cody frettoloso mentre Charlotte giocava male l’attacco con Monk che aspettava troppo scaricando a Zeller sotto canestro, il quale in mischia aveva difficoltà a mantenere e a recuperare una palla ormai strisciante sul parquet.
24 scaduti, attacco di Phila che produceva lo sliding door del match; sulla pressione di Kemba il palleggio di Embiid con palla quasi persa lo forzava a tirare frontalmente.
Ne usciva la prima tripla di serata per il centro che impattava a quota 117 a :33.6 dalla fine.
Per ben due volte il centro commetteva infrazione di passi, non una… ma gli arbitri non se ne avvedevano.
Walker in entrata da sotto metteva dentro da destra ma gli arbitri non ravvisavano il sicuro fallo di Embiid, importante perché al n°21 dei grigi erano concessi invece due immediati FT che pareggiavano il conto.
Sull’azione finale Walker mancava il floater, MKG metteva dentro ma dopi i 24 poiché la palla non aveva nemmeno sfiorato il ferro.
Redick tirava corto da metà campo con Phila senza time-out. Si andava all’OT…
 
OT:
 
Dopo soli tre secondi la solfa era la stessa; fallo chiamato contro Willy, tanto per rimanere in tema.
J.J. Redick dalla rimessa al volo metteva dentro ma pareggiava Monk con l’elbow creandosi il tiro.
Embiid segnava aggirando Willy che ormai per non commetter fallo si arrendeva nel pitturato alzando le braccia. Walker con uno scoop su Simmons ci restituiva l’equilibrio a quota 123 poi Simmons in entrata spareggiava ancora il punteggio sul 123-125.
Bacon finiva fuori a 3:08 perché non si chiamava Embiid e i falli commessi (forse qualcuno anche non commesso) pesavano il doppio.
A 2:44 un leggero contatto, probabilmente uno dei meno fallosi di tutti, di Embiid su Walker era premiato dagli arbitri, questa volta a nostro vantaggio ma l’1/2 di Walker era letale per il finale.
Redick infatti segnava da sinistra un jumper da due lungo con Willy novello superman nell’inutile tentativo volante di stopparlo.
Monk a 1:33 trovava insperatamente il pari: lanciato da Kemba in transizione era toccato da Saric.
Canestro e FT vincente per il 127 pari.
Tanto per cambiare però arrivava un fallo a favore di Embiid che trascinava avanti Phila, Simmons ne aggiungeva altri due e ormai pareva finita sul +4 per Brown e squadra ma un tap-in di Bridges e un fallo di Biz con conseguente ½ di Simmons lasciavano l’ultima chance ai teal.
129-132 a 20 secondi dalla fine. Charlotte costruiva l’azione per Walker che dall’angolo era però stoppato da Simmons, la palla rimaneva a Charlotte che la dava fuori a un libero Bridges, il quale sulla pressione di un generoso Simmons scagliava una mattonata atta a frantumare il vetro, un paio di secondi di troppo per commetter fallo su Embiid e anche questa frittata era fatta anche perché Joel dalla lunetta sbagliava sì il primo ma portava a distanza di sicurezza i suoi con il secondo.
129-133 senza time-out per Charlotte che correva dall’altra parte con Walker che scivolando batteva anche il ginocchio senza però prima offrire a Willy la palla per la tripla del 132-133 a 4 decimi dalla fine che rendeva ancor più amara la partita.
Next game:
A Detroit domenica sera ale 21:30 con i Pistons che questa notta hanno sbancato Atlanta 124-109.
 
Pagelle
 
Kemba Walker: 6
30 pt., 7 rimbalzi, 9 assist, 1 rubata. Tira malissimo all’inizio e ha qualche problema fisico. Anche nel finale scivola battendo il ginocchio ma penso si rimetterà. Fastidioso vedere uno come Kemba avere una brutta serata, poi dopo la tripla a 8:45 dalla fine si esalta segnando diversi canestri importanti compresa la tripla del 117-112 ottenuta tutta da solo in modalità supereroe unendo la velocità di flash e la coordinazione e precisione di Green Arrow. Manca nuovamente un attacco importante, quello con il floater a fine tempo e si fa stoppare da Simmons nell’OT. La media tra cose strepitose e un 9/29 al tiro. Ecco qui sotto i tiri dal campo di Kemba, con le X i mancati e i cerchi quelli realizzati…
 
 
Jeremy Lamb: 6,5
17 pt., 3 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate, 1 stoppata. Tiene botta a Saric, forse un po’ meno a rimbalzo ma cerca di fare un po’ di tutto. Parte bene con un 3/3 da oltre l’arco. Chiude con un 6/12 dal campo uscendo anzitempo per uno strappo muscolare, speriamo di lieve entità…
 
 
Nicolas Batum: 5,5
5 pt., 2 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate. 2/4 al tiro, -9 preso nel plus/minus. Gioca solo 16 minuti nei quali non brilla particolarmente. Le statistiche sono in linea con quelle espandibili al suo classico minutaggio. Forse un po’ più di fisicità lo aiuterebbe a giocar meglio.
 
Marvin Williams: 5
3 pt., 1 rimbalzo, 1 assist, 1 rubata. In 14 minuti fa peggio del collega francese chiudendo su un -15. nel finale viene fatto rientrare da Borrego ma ha una faccia terrorizzata, più che uno che si stia divertendo sembra uno che abbia visto tutti i fantasmi e gli spettri dei quali ha paura. Segna una tripla a inizio terzo quarto ma poi è quasi nullo. Da un senatore mi aspetto motivi i giovani e non entri con quel body language dell’”eccoci, siamo qua, pronti a perdere un’altra punto a punto” , perché poi succede… Passa Rice arrivando a quota 509 triple realizzate anche se con ovviamente molte più partite giocate rispetto a Glen.
 
Cody Zeller: 5
14 pt., 4 rimbalzi, 2 rubate. Dal campo fa 5/8. Ai liberi un 4/6… Molto male sino quasi al finale. Si riprende segnando qualche punto mentre in difesa tra falli veri e presunti gli arbitri riescono a sbatterlo fuori prima della fine. Generoso ma non basta, servono anche più rimbalzi se non stoppate…
 
Malik Monk: 5
12 pt., 3 rimbalzi, 4 assist. 4/19 subendo 5 stoppate. Passo indietro per Monk ripreso anche da un assistente. Tira male a anche in entrata va a perder due palloni oltre la linea di fondo facendoseli toccare e rimbalzar sul corpo. A tratti anche in difesa non mi piace anche quando tra lui e Willy vaga una palla che Fultz recupera e che trasforma in due pt. per Simmons. Esagera con le triple (2/10). Bravo a pareggiare nell’OT lanciandosi in transizione senza palla.
 
Michael Kidd-Gilchrist: 7
12 pt., 12 rimbalzi, 2 assist. Doppia doppia per MKG quasi a casa a Phila essendo di Camden, ma anche questa volta gli dice male nonostante l’impegno, le corse in transizione con chiusure personali, assist e poi tanti rimbalzi. 6/7 dalla linea, solo un 3/8 dal campo, qualche volta impreciso non trovando il varco giusto da sotto.
 
Miles Bridges: 5,5
5 pt., 9 rimbalzi, 1 assist, 2 stoppate. Buona energia ma poca concretezza e tanta inesperienza, soprattutto in difesa. Esce dall’inquadratura dopo un errore di Fultz scattando chissà dove, rientra sullo stesso Fultz sotto canestro commettendo fallo o si fa tagliar fuori facile da Simmons sul post basso. 2/6 dal campo.
 
Willy Hernangomez: 7
14 pt., 4 rimbalzi, 1 assist, 2 stoppate. 4/9 al tiro con un 3/3 da fuori notevole. Peccato per il 3/6 dalla lunetta che pesa. Gioca 20 minuti e se Embiid non può tenerlo, arrivando al limite dei falli spesi con 5, riesce a dare carica in attacco.
 
Tony Parker: 6
4 pt., 2 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 2/5 al tiro, con lui in campo Charlotte prova a riordinarsi ma poi Monk e altri vanno per l’iniziativa personale lasciando fuori equilibrio la squadra sulle transizioni avversarie. In questo contesto l’ex Spurs non brilla particolarmente pur mettendo a segno ancora un bel canestro contro Fultz reo d’aver abboccato al suo pump fake.
 
Bismack Biyombo: 5
1 pt., 1 rimbalzo, 1 assist. Gioca 4 minuti ma inizia perdendo un pallone, finisce in aiuto su Simmons commettendo fallo. Sbaglia un libero su due e commette 4 falli.
 
Dwayne Bacon: 7,5
15 pt., 1 rimbalzo, 1assist, 1 rubata. Ecco cosa intendo per squadra operaia. L’esempio è lui. Si cala umilmente nella parte del panchinaro che scalda la panchina praticamente sempre. Questa sera ha l’occasione per la prima volta di giocare per tanti minuti (22) in una partita che lui stesso contribuisce a far divenire interessante. Infilate un paio di triple segna il canestro del sorpasso ma nell’OT, siccome la legge non è uguale per tutti, viene cacciato per il sesto fallo. Concreto, spero di rivederlo più spesso in campo in serate durante le quali Monk e altri simil ruolo si trovano fuori fase.
 
Coach James Borrego: 6
Che dire… non è ancora riuscito a guarire Charlotte dalle punto a punto, a questo punto servirebbe uno psicologo più che un allenatore. Ha il merito di continuare a far giocare i suoi proponendo ragazzi motivati a mettersi in mostra, soprattutto Bacon perché Biz ci prova ma è sul disastroso… E niente… se gli arbitri avessero visto il doppio passi di Embiid magari saremmo a parlare di un’altra gara ma è una sconfitta a Phila di un punto all’OT molto discutibile, non si può dare l’insufficienza ma adesso dobbiamo veramente smetterla con questi mesti finali. Miami cede in casa con i Pacers 102-110 ma è magra consolazione.

Game 11: Charlotte Hornets Vs Atlanta Hawks 113-102

 
Intro
 
“Vicini per chilometri vicini per stagioni,
traversando frontiere che preparano le guerre di domani
vicini per chilometri vicini per stagioni,
c’è modo e luogo di scoprire che il confine è d’aria e luce“
 
è il ritornello della canzone Vicini dei C.S.I.
Già, perché Atlanta è la città con la franchigia più prossima a Charlotte.
Oltre al confine tra i due Stati, viaggiando sulla I-85 le miglia che separano le due città sono 244 o meglio, per noi europei “solamente” 392 km.
Senza fermarsi il tempo stimato in auto è di tre ore e cinquanta minuti circa.
Va da se che nella storia i confini politici siano stati spesso visti con un certo interesse dalle potenze dell’epoca in cerca d’espansione.
Eventi tragici per le popolazioni che hanno determinato dei cambiamenti geopolitici che tuttavia non hanno finito per trasformare in benessere la situazione per le masse popolari, indotte al conflitto orizzontale.
Anche quando nella NBA i bagliori viola e foglia di tè si mescolavano a quelli amaranto (maglia sfumata degli Hawks rossa e nera), confini meno violenti e più sfumati erano pronti a saturare l’aria di spirito battagliero, fortunatamente senza bisogno di spargimenti di sangue.
Così oggi anche se il conflitto a quasi effetto “derby” scoppiato tra Calabroni e Falchi, nemici naturali talvolta in natura, non è tra i più esaltanti essendo due squadre operaie, ma sulla parità negli scontri diretti in regular season tra nickname Hawks e Hornets la gara della nottata assumeva un pizzico di significato in più, sebbene Charlotte cercasse la vittoria oggi, preparandosi alle battaglie di domani, principalmente per accedere alla post season.
Quarta partita contro una rivale della Southeast dopo le due vittorie su Miami e quella su Orlando la squadra di Borrego cercava il poker per tornare a volare rafforzando la posizione in testa alla Division,
anche perché se gli Hawks stanno andando meglio delle previsioni catastrofiche a inizio stagione sospinti dal rookie Trae Young, fuori casa il loro ruolino di marcia era solamente di 1-4.
 
 
La partita in breve

Hugo e le dance brackets immersi nella penombra poco prima della presentazione dei giocatori di casa.

Charlotte forse sottovalutando gli ospiti con tre rookie nello starting five starter partiva male, complice Len, l’inaspettato centro (non tra i rookie) che a inizio gara producendo punti in serie trascinava sul 3-9 la gara.
Charlotte rimediava presto restando incollata alla gara anche se gli Hawks chiudevano avanti (23-25) il primo quarto con un banker dell’ex Lin.
Una difesa non esattamente ferrea consentiva alla squadra ospite di portarsi anche sul +7 (41-48) quando Young nel mismatch con Zeller si permetteva il lusso si sverniciare il nostro centro, già pallido.
Kemba, piuttosto impreciso da oltre l’arco, infilava due bombe di seguito dando via a un bel duello con il rookie avversario ma lo stesso Young superando Batum chiudeva sul 51-54 i primi 24 minuti.
Charlotte reagiva immediatamente nella ripresa con un parziale di 9-0 che portava sul +6 grazie alla tripla di Lamb dall’angolo destro.
Gli Hawks però si attaccavano alla partita sebbene Charlotte chiudesse il quarto sopra 81-77.
In 1:22 secondi dell’ultimo quarto i Calabroni si trovavano nuovamente senza vantaggio.
Pari di Bembry che evidenziava una difficoltà in area. 34-52 a favore della squadra proveniente dalla Georgia nei punti nel pitturato.
Charlotte si staccava sull’87-86 quando le triple di Williams e Batum arrivavano in fila, inoltre Monk, ricevendo da Parker (lo stesso che aveva smistato l’assist precedente per Batum portando anche il blocco), dopo il time-out dei Falchi volava sopra il loro nido schiacciando con l’alley-oop da onda gravitazionale appesa nell’infinita bellezza cosmica… Rimanevano abbagliati dal lampo anche quelli di Atlanta che nel finale incassavano due canestri di Batum, complici due assist di Monk in fotocopia e una tripla di Williams per il 105-92 che lo portava a 20 pt..
Buona partita per lui, anche difensivamente parlando.
Un parziale di 0-5 per gli ospiti li riportava sul -10 ma un paio di canestri di Kemba in entrata, alternato nel mezzo con uno di Monk ottenuto con le medesime modalità, eliminavano il pericolo di un finale punto a punto.
113-102 pro Hornets con la terza vittoria su 4 gare in questo ciclo unico di partite casalinghe.
9-13 per Atlanta le rubate ma 43-37 a rimbalzo per Charlotte sopra anche negli assist 27-22, Atlanta tira dal campo con il 48,2% ma essendo in gran parte squadra giovane e confusionaria si auto penalizza moltissimo con un 6/30 fuori dall’arco complice Trae Young che con uno 0/7 e alcuni tiri tentati da casa sua, ha finito per inficiare sul risultato sebbene abbia chiuso con 18 punti (buone e veloci incursioni) e 10 assist.  L’ex Jeremy Lin è stato il top scorer dei suoi con 19 punti mentre Bazemore (buon terzo quarto) ha chiuso con 16. Hornets che hanno tirrato dal campo con il 48,9% ma da tre hanno avuto un 41,9%, ben superiore a quello dei Falchi. Male in lunetta con un 10/18 complice un affaticamento da partita confusionaria con 21 TO per Charlotte e 22 per gli ospiti di coach Lloyd Pierce.
 
 
Le formazioni:
 
 
La partita
 
 
1° quarto:
 
Prima palla a disposizione di Atlanta che di mancina metteva dentro con Len dal pitturato. Charlotte andava a vuoto un paio di volte ma un deep 3 troppo pretenzioso di Young restituiva la sfera ai nostro che andavano a perderla in attacco con Batum, il quale rientrando allargava l’alettone sinistro colpendo Bazemore in ripartenza sulla transizione solo dopo un minuto e sette secondi passati.
Gli arbitri andavano a vedere l’azione al monitor e decidevano per un flagrant 1.
Sanzione leggera per Batum quindi, due FT per Bazemore (splittati) e possesso Falchi che segnavano con Len nuovamente a 10:35.
Len a 9:49 commetteva passi in attacco mentre Charlotte sbloccava la propria quota zero a 9:49 quando Kemba servendo Williams sulla diagonale sinistra sprigionava la tripla del compagno per il 3-5.
Len però era protagonista di quest’inizio e prima in schiacciata poi con un jumper da sinistra folgorava un impotente Zeller.
Sul 3-9 a 8:00 dalla fine del primo quarto Williams trovava il contatto con Bazemore.
Due FT e dopo l’1/2 si andava sul -5, gli Hawks a rimbalzo dominavano in attacco finché il carrarmato Spellman non riusciva a recuperare un rimbalzo versando il contenuto dei bicchieri della prima fila a destra per terra schiantandosi su di essa.
Interveniva Hugo per pulire i tifosi e anche in campo si vedeva pasticciare Kemba che perdeva palla in attacco ma come un ninja recuperava posizione e palla in difesa per lanciarsi in un coast to coast chiuso in layup.
A pareggiare ci pensava Lamb che a 6:41 si creava un tiro in uno contro uno dall’angolo destro trovando la tripla del 9-9 ma Young in entrata segnava i primi due pt. mandando avanti gli ospiti.
Lamb tuttavia depistando con la partenza in crossover Huerter trovava spazio fino al mid range per un elegante tiro che finiva ancora dentro, poi un extra pass verso l’angolo destro per Batum era usato dal francese per issarci sul +3 anche se Bembry dalla destra pescava un tiro da tre riportando in equilibrio il match a quota 14.
Kemba in entrata a destra sulla pressione era costretto a un canestro a due mani modello dilettante poi Vince Carter liberandosi sulla sinistra di Lamb lo posterizzava nonostante il tentativo di rientro.
Bridges segnava da due a 3:47, poi Lin appoggiando al vetro pareggiava a quota 18 e anche se Charlotte per un’interferenza a canestro ripassava avanti l’ex Lin riprogrammava il pareggio ottenendolo con un FT jumper.
Lin era avvelenato e in transizione mandando dentro anche una tripla continuava a spinger la squadra in divisa nera che tuttavia subiva dal corner sinistro un tentativo di Bridges da tre che cercava di render la pariglia ma l’anello dicendo no dava vita all’imprevedibile:
Rimbalzo recuperato da Willy, riapertura sulla linea di fondo per lo stesso Bridges che ignorato dava vita all’esplosione sensazionale con una jam a una mano con lancio di raggio gamma a incenerire Dedmond.
Charlotte pareggiava dalla lunetta splittando con Monk ma un banker di Lin a tre secondi dalla prima luce rossa lasciavano attardati i Calabroni di due punti (23-25) dopo i primi 12 minuti.

Miles Bridges imita Vince Carter dopo l’esultanza sulla sua tremenda schiacciata in risposta a quella di Carter precedente.

 
 
2° quarto:
 
Il quarto si apriva con il pareggio degli Hornets; baseball pass verticale di Monk per Williams che da sotto metteva dentro facile ma Len contro MKG sotto canestro era troppo vantaggioso in cm per il centro avversario perché non segnasse, Len ci riprovava ma questa volta trovando Marvin più tosto sulla sua strada che riusciva a farlo sbagliare, Parker lanciato in transizione non era impacchettato dall’abbraccio di Lin, così il francese sulla corsa trovava la continuità del canestro anche se falliva il FT aggiuntivo lasciando il match sul 27 pari.
Huerter in fing and roll Lin dalla lunetta con un 2/2 iniziavano a evidenziare un deperimento rapido della difesa di Charlotte che stentava anche dalla lunetta nonostante il contatto subito da Parker che sfrecciando in attacco andava a sbattere contro un muro illegale.
0/2 però per Tony a cui rimediava Monk con un open 3 dalla diagonale sinistra.
Williams continuava a esser uno dei pochi a difender degnamente ma un paio di passaggi di Young per i compagni sotto tagliavano la difesa di Charlotte che subiva 4 punti intervallandoli con un canestro di Williams bravo a farsi valere sotto la plancia avversaria tra due difensori.
Sul 32-35 arrivava il time-out chiamato da Borrego che giustamente aveva notato situazioni replica da correggere difensivamente.
A 6:47 anche Lamb partecipava alla bassa percentuale ai liberi con un ½ poi Bazemore, mosso a compassione, 8 secondi più tardi, sempre dalla linea della carità con lo 0/2 peggiorava Lamb…
Kemba a 6:11 faceva da sé trovando solo la retina con il jumper dalla media sinistra e mentre la partita tornava in parità MKG usciva dal campo essendosi fatto male forse a un dito.
Young con 4 punti spingeva la squadra di coach Pierce ma Kemba con un pull-up con tiro rapido tirando su dal palleggio e con un great crossover che lasciava sul posto Lin prima di superare con l’allungo di sinistra anche Carter sotto canestro ci restituiva il pari a quota 41.
Tre secondi difensivi e Young in entrata contro uno spento Zeller per il +3 Hawks, Dedmond in transizione per il +5 e ancora Young in entrata contro Zeller per il 41-48…
Bridges in entrata da salto in lungo depositava come Kemba contro Carter trovando anche il fallo per una giocata da tre punti provvidenziale.
Kemba finalmente si metteva in ritmo anche da fuori pescando la prima tripla della serata per il -1, poi Dedmond batteva un sempre più abbacchiato Cody in fade-away ma Walker facendo tutto da solo cambiando diagonale era torrenziale nella pioggia da tripla rilasciando anche la seconda consecutiva per il riaggancio a quota 50.
Young era troppo per un Walker stanco delle auto-produzioni offensive che cercava di resistere lanciando una terza tripla senza fortuna anche se a :09.7 Kemba splittava dalla lunetta chiudendo in 17 minuti sui 17 punti il primo tempo. Young però oltrepassava Batum per il 51-54, finale di primo tempo.

Una versione più campagnola alla Daisy Duke per le dance brackets di Charlotte.

 
 
3° quarto:
 
Charlotte ribaltava subito il risultato con i floater di Williams, di Lamb e un lungo due ancora di Marvin, oltre a una tripla di Lamb ci portavano sul 60-54 (9-0 il parziale) ma un alley-oop di Spellman in transizione costava il 60-56 prima che Bazemore a 8:17 mettesse a referto tre punti iniziando il suo ottimo quarto. Kemba da destra in lay-up batteva il lungo ma un gancio di Len con buon movimento di passi nel pitturato su un Cody onestissimo lasciava la partita ancorata all’incertezza.
A provar a soffiarla via c’era Kemba che infilando la terza tripla di serata senza paura mandava il tabellone sul 65-61. Un floater di Young riavvicinava Atlanta, poi Williams in attacco in salto dava una manata in volontaria a Carter che crollato a terra beneficiava di due FT per trovare il pari.
Il flagrant 1 e l’extra possesso però non portavano ad altro per gli ospiti e Kemba calando il poker da oltre l’arco dimostrava di saper giocare a Carter…
Partita sempre in bilico con Lamb a forzare su Lin e a ottenere in jumper due punti per il 70-67.
Dopo un canestro di Bazemore Willy el toro da sotto non falliva ma Kemba e MKG mancavano due appoggi facili così Atlanta sferrava un parziale da 4 punti con il quale passare sopra (72-73).
A riportare sopra gli Hornets ci pensava Willy dalla lunetta a 3:44 per fallo di Bazemore.
A 2:35 su un tiro allo scadere dei 24 un po’ dubbio Willy recuperava rimbalzo e fallo tornando in lunetta per rimaner perfetto (76-73).
Un passaggio di Lin per nessuno finiva fuori dal rettangolo di gioco mentre dall’altra parte Willy godendo di libertà fuori dall’arco puniva la difesa ospite.
Nemmeno il tempo per metabolizzare l’euforia che Bazemore rispondeva da fuori ma da una drive di Parker nasceva la bellezza: arresto nel pitturato con pump fake, spin sul recupero di Poythress e seconda finta, caffè al bar per due con canestrello dolcissimo da due punti.
Poythress dalla linea ritoccava il punteggio di un solo punticino e si chiudeva sull’81-77 il quarto.

MKG prova la stoppata.
Foto: Jeremy Brevard-USA TODAY Sports

 
 
 
4° quarto:
 
Atlanta provava a rimaner in partita e a 10:38 riusciva anche ad agganciare la squadra di Borrego grazie a un Bembry che segnava l’81 pari in area consegnando alle statistiche parziali un 34-52 nei punti nel pitturato a favore dei georgiani d’America.
Monk in salto superava la barriera degli ultimi difensori sotto canestro cedendo corto per Zeller che schiacciava ma Poythress dal corner destro faceva metter il capo sopra ad Atlanta con la bomba dell’83-84.
Cody si riprendeva dal torpore atarassico con il quale aveva iniziato la partita prendendo l’iniziativa di un’entrata chiusa con un buon sottomano, Len commetteva passi a pochi cm dal canestro invece di metter dentro facile mentre Monk, dopo un hand-off con Zeller continuava a circolare per il campo puntando a canestro, trafitto con un lay-up acrobatico.
Huerter a 8:49 prendeva due liberi (fallo di Marvin) e riportava la squadra di Pierce sul -1.
Charlotte però cambiava il match fluendo inarrestabile da oltre l’arco con le triple in serie di Williams e di Batum che beneficiava dell’assist con schermo di Parker.
Huerter non reggeva all’urto e i Calabroni a 8:11 si affacciavano su una terrazza con bella vista (+7, 93-86). Pierce provava a chiamare un time-out per riportare i suoi con la mente in partita ma ancora distratti lasciavano a Parker l’invenzione che Monk chiudeva passando dietro a Young esaltando il pubblico con l’alley-oop vigoroso appeso. Monk trovava Batum sotto, inoltre su un’altra azione offensiva fatta di una ragnatela di passaggi Williams aveva gioco facile nel liberarsi del difensore che in rotazione tentava d’approcciarsi contro per andare a depositare in entrata contro una difesa sbilanciata.
100-88, partita in ghiaccio che riprovava ad aprire Lin infilando un paio di jumper che lo portavano a 7/8 al tiro in serata (102-92) ma a risolvere definitivamente la pratica ci pensava ancora Marvin da tre che da sinistra centrava il bersaglio come un arciere portandosi a 20 punti.
105-92, piccolo contro parziale di 5-0 Hawks ma Kemba, Monk e Kemba garantivano con le loro entrate (l’ultima rallentata in slow motion) i punti necessari per non farsi risucchiare nel gorgo di un finale punto a punto.
Si chiudeva sul 113-102 con Charlotte sul 3-1 in questa serie di 4 partite casalinghe.
 
Pagelle
 
Kemba Walker: 7,5
29 pt., 3 rimbalzi, 7 assist, 3 rubate, 1 stoppate. 12/22 dal campo, 4/10 da fuori, un po’ troppi i 5 TO su uno dei quali però rimedia. Leggermente superiori gli assist rispetto alla media. Oltre che colonna portante della squadra, spina nel fianco degli Hawks che subiscono il suo dinamismo tra entrate, pull-up o triple, risulta difficilmente marcabile.
 
Jeremy Lamb: 6,5
13 pt., 3 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. 5/11 al tiro. In difesa si oppone ai tiri andando a saltare, 3 i TO, fa la sua partita anche se è l’unico titolare con un leggero+/- negativo ma un po’ di spinta la da anche se è qualche punto sotto le cifre che ci saremmo aspettati da lui in media.
 
Nicolas Batum: 6,5
10 pt., 5 rimbalzi, 4 assist. Tre palle perse anche per lui ma nel finale oltre alla tripla del +7 la mette dentro un paio di volte presentandosi all’appuntamento sotto canestro sugli assist di Monk.
 
Marvin Williams: 8
20 pt., 8 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Si perde un po’ dopo l’avvio del terzo quarto, quando, dopo aver messo due tiri, ne sbaglia un paio e prende anche un flagrant 1 per manata su faccia di Carter involontaria. La partita però è bella. S’impegna in difesa dove spesso riesce a limitare nel corpo a corpo l’avversario e in attacco con un 8/14 al tiro aiuta la squadra, anche nei momenti finali dove ci da la tripla della certezza, giocando con il cronometro.
 
Cody Zeller: 5
4 pt., 6 rimbalzi, 1 assist. Inizia malissimo, non riesce a tenere né i lunghi né Young che ne abusa. Si rifà leggermente nel finale tra punti e utilità varie. Gli fischiano contro anche un fallo offensivo durante una battaglia dove più che alto lo spostano ma lui usa gli avambracci in maniera eccessiva sulla contro-spinta.
 
Malik Monk: 7
13 pt., 6 assist, 1 rubata. Buona prestazione che sorprende per la qualità degli assist. Usa qualità atletiche volando in alley-oop agganciando la sfera lanciata da Parker e anche se non sempre tutto gli gira bene, ha subito il carattere per non deprimersi.
 
Michael Kidd-Gilchrist: 6
0 pt., 6 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. Se dal campo fa 0/5, almeno si rende utile in difesa, si fa anche male a un dito ma rientra con più energia di prima e gli serve per guadagnare una sufficienza perché io a uno che fa 0/5 dal campo, salvo altre qualità mostrate in partita la sufficienza non la darei.
 
Miles Bridges: 7
9 pt., 3 rimbalzi, 1 assist. 4/9 dal campo. Ancora non riesce a creare il suo tiro quando tenta delle entrate improbabili che raramente si chiudono bene e ti ricordano quel tuo amico scarso al campetto che sai già al 99% come finirà quando inizia l’entrata, ovvero con una debacle clamorosa e palla lanciata su Marte… Lui però si fa valere a rimbalzo, sa tagliare ma soprattutto sa schiacciare. L’interferometro Liro ne rivela le onde gravitazionali sulla schiacciata con la quale sprigiona un cataclisma nel cesto di Atlanta. Mezzo voto in più per quello perché rappresenta la bellezza di uno sport.
 
Willy Hernangomez: 7,5
9 pt., 9 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate, 1 stoppate. Molto più attivo di Zeller è un cambio passo notevole e importante in serata. Prende rimbalzi con decisione, da fastidio in difesa e in un pitturato dove avvenivano troppe scorribande mentre in attacco guadagna liberi e se serve mostra anche un tiro lento ma dalla mano educata con precisione da fuori l’arco. Il tutto in 15 minuti…
 
Tony Parker: 7
6 pt., 3 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Inizio lento, in difficoltà, sul finale del primo tempo offre a Kemba una tripla, poi nel secondo con una drive, arresto, pump fake, spin sul rientro di un secondo difensore anche questo con finta, fa volare i giocatori di Atlanta rimanendo in perfetta solitudine per l’appoggio. Assist e schermo per Batum da tre sulla tripla che spinge in là Charlotte. Aiuta a rimettere ordine in una partita confusionaria con molti TO, partita che Charlotte con il suo run and gun aveva accettato ma che non  si era rivelata mossa strategicamente esatta.
 
 
Coach James Borrego: 7
Una squadra che parte con il piglio sbagliato e si fa trascinare in un finale pericoloso ma al momento giusto ingrana l’overdrive e saluta la meno forte squadra ospite. Time-out in momenti giusti.

Game 10: Charlotte Hornets Vs Cleveland Cavaliers 126-94

 
Intro
 
Uluru, conosciuto anche come Ayers Rock è un imponente massiccio d’arenaria rossastro osannato dagli indigeni locali in Australia.
Gli aborigeni lo considerano sacro fin dai tempi nei quali i loro antenati vivevano sulle piste del “Tempo del sogno”, così chiamavano quei tempi secondo i quali i loro progenitori avrebbero formato questo monolite attraverso il loro movimento, le loro impronte.
I Cavaliers che a oggi mantengono questo come uno dei loro colori sociali hanno terminato il loro tempo del sogno.
Il loro massiccio, la loro montagna sacra, ovvero il figliol prodigo LeBron James, dopo aver tradito una prima volta la franchigia per Miami tornò per trascinare eroicamente i Cavaliers a un titolo impossibile, strappato per inerzia ai Warriors.
Oggi questi Cavs che hanno anche Love in lista infortunati potremmo guardarli come gli uomini bianchi osservano oggi questo sito, ovvero senza l’aura sacra, colpiti da carte geografiche e sapienza scientifica sappiamo che il massiccio è alto 348 metri e con una circonferenza di 8 km.
Moltissimi turisti amano ancora osservarlo al tramonto quando l’onfalo di pietra si colora di rosso cupo, un po’ come il presente di questi Cavaliers.
Ovvio che per Charlotte, dopo aver perso rocambolescamente, forse per un senso di pietas, forse per essersi semplicemente cullata troppo nel mondo di Morfeo nella parte finale del terzo quarto contro OKC, l’occasione per tornare a .500 e restituire un po’ delle sconfitte patite per mano di Cleveland negli ultimi anni era ghiotta.

Le statistiche dei due team a confronto prima d’inizio gara.

 
 
La partita in breve
 
Gli Hornets non volevano farsi sfuggire una buona occasione per vincere una partita alla portata e rischiarare una classifica sotto la metà delle W.
Nonostante qualche sorpasso dei Cavaliers, sul finire primo quarto, i Calabroni allungavano anche grazie a un paio di magiche giocate di Tony Parker che avrà cambiato divisa ma non si è dimenticato come si gioca.
Sul 30-22 alla fine dei primi 12 minuti gli Hornets andavano a giocare un secondo quarto che li vedeva allungare anche sul +13 nella seconda metà sulla combinazione Williams/Batum e ritorno per la tripla della nostra PF che ci mandava sul 46-33. Il rientro di Cleveland però c’era grazie anche a tre triple di Korver che mettendo l’ultimo canestro consentiva ai Cavs di mangiar un punto a Charlotte (59-52).
Gli Hornets a inizio ripresa si trovavano anche solamente con tre lunghezze di vantaggio ma l’energia di Lamb, il quale prima rubava un pallone convertendolo in due punti per poi andare più tardi ad attaccare il ferro in diagonale per l’appoggio del 67-58, ci consentivano d’avere un cuscinetto con il quale iniziare a rollare.
Un finale travolgente, dove anche un giocatore con spazio intermittente come Hernangomez si rendeva estremamente utile in ogni modo, portava i Calabroni sul +20 con i tifosi in estasi per un alley-oop di Monk e un altro canestro del nostro Malik che batteva Clarkson e sirena per il buzzer beater del 93-73.
Ultimo quarto molto tranquillo dove anche Bridges si faceva notare con le terze linee in campo nel finale che allungavano ulteriormente senza cedere alla pietà per Cleveland rimanendo con un mindset difensivo utile a non avere blackout di sorta.
126-94 era il finale contro una Cleveland che ha anche qualche buon giocatore ma poca difesa.
Hornets che finivano, infatti, con il 56,5% dal campo anche se i liberi a favore erano solo 13, ma 12 quelli realizzati.
50-27 a rimbalzo per gli Hornets è la seconda statistica da prender in considerazione per spiegar la differenza nel punteggio.
29-22 negli assist e 7-2 le stoppate.
Cleveland si è dimostrata abile invece nelle steal dove sono state ben 9 per loro contro le sole tre degli Hornets che a causa di ciò hanno perso una palla in più 14-13.
Cavs che hanno tirato meglio da fuori ma il loro complessivo dal campo è stato solamente del 43,2%, grazie anche a una buona difesa degli Hornets sotto canestro.
J.R. Smith con 14 punti e Jordan Clarkson con 13 sono stati i migliori realizzatori dei Cavs, entrambi partiti dalla panchina…

Walker nel shootaround pre-game.

 
 
Le formazioni:
 
 
La partita
 
 
1° quarto:
 
Charlotte partiva vincendo la palla a due con Zeller consentendo a Williams di spinger spalle a canestro Dekker sempre più all’interno dell’area fino a lasciarlo attardato sul movimento in turnaround a una mano che valeva il 2-0.
Cody in aiuto a Williams stroppava lo stesso Dekker in fuga sulla baseline sinistra ma lo stesso Cavaliers a 10:57 approfittando dello spazio lasciato da Williams sulla destra colpiva da tre portando sopra gli ospiti.
Hornets che passavano nuovamente avanti con un altro turnaround di Williams, questa volta al vetro e allungavano con il nostro numero 2 che questa volta forniva l’assist in transizione a Lamb per il fing and roll del 6-3.
Zeller nel pitturato realizzava l’8-3 mentre Cleveland a 7:36 si giocava il primo time-out vista l’incapacità di andare a bersaglio.
La pausa funzionava perché gli ospiti segnavano a 7:17 con Hood da tre punti e trovavano il pari con Dekker che in taglio parallelo alla linea di fondo metteva dentro da sotto su assist verticale di Osman.
Un veloce fast break aperto e chiuso da Lamb con tocchi rapidi di Walker e Batum (assist) serviva a Charlotte per riconquistare due punti di vantaggio ma un tecnico battuto da Hill e una transizione da 2+1 di Osman riportavano avanti i Cavaliers per la seconda volta in serata (10-12).
Batum pareggiava fluttuando in pull-up e Monk con un rapido catch n’shoot saettando da tre ci regalava il 15-12.
Clarkson metteva il suo primo tiro da neo entrato ma Kemba a 3:38 riceveva gioco falloso da parte del rookie Sexton andando a metter dentro due FT.
Lo stesso Walker su un coast to coast possibile s’arrestava sulla linea dei tre punti per fulminare i Cavaliers portando gli Hornets sul 20-14 anche se a stretto giro di posta replicava lo stesso Clarkson da oltre l’arco.
Willy con una finta nel pitturato trovava spazio per il tiro corto creatosi che vedeva il fondo del secchiello, poi uno spin in uno contro uno di MKG a cui seguiva l’hook da pochi passi era buono a 2:09 per il 24-17.
J.R. Smith entrava in campo nel finale e si procurava due FT segnandoli, Parker anche ma ne mancava uno così dopo un’entrata di MKG a sfidare la difesa dei Cavs in appoggio di destro con ottimi risultati J.R. Smith dal corner sinistro infilava il suo primo tre punti dell’annata, tuttavia a :15.8 utilizzando bene il passo zero, Parker si avventurava in area per allungare un pallone che finiva nella retina trovando anche il fallo e il 30-22 che chiudeva i primi 12 minuti.

Charlotte Hornets guard Kemba Walker (15) looks to pass while surrounded by the Cleveland Cavaliers’ Tristan Thompson (13), George Hill (3) and Cedi Osman (16) during the first half of Saturday night’s NBA game at the Spectrum Center.
Bob Leverone AP
Read more here: https://www.charlotteobserver.com/sports/nba/charlotte-hornets/article221083330.html#storylink=cpy

 
 
2° quarto:
 
Parker iniziava bene segnando in jumper anche da marcato sull’angolo dell’area a destra mentre Osman pareggiava in transizione il parziale di quarto ma un lento lob di Willy per Bridges sotto il canestro a destra e u tranquillo pallone alzato oltre il difensore facevano riscattare gli Hornets sul +10 (34-24).
Clarkson con un fing and roll da pochi passi riduceva lo scarto a una cifra ma Parker s’inventava un 360° circus shot in entrata dopo lo spin saltato svitando il braccio destro con un Jordan ancora annoiato sullo sfondo che avrei avuto piacere a vedere dopo la giocata.
Partita con qualche errore di troppo non rapidissima ancora che i Cavs provavano a tener lì con due punti di Osman in jumper e tre di J.R. Smith ancora dal corner sinistro per tre punti benedetti dalle collisioni della sfera rim/glass.
Sul 36-31 rientrava (8:05) Walker ma era Lamb a librasi in volo nel pitturato viola per un turnaround vincente.
Walker perdeva invece un pallone lasciando a Clarkson la transizione da due punti.
Batum li riagguantava andandosi a prendere un banker quasi dalla baseline sinistra da second chance (bravo Williams nel recupero).
Lamb in entrata frontale puntava Clarkson che sul cambio direzione commetteva fallo lasciando al nostro numero 3 il tempo di controllare il corpo e piazzare floater così come il successivo FT.
Hornets che uscivano ancora in transizione, giocata sulla sinistra con scambio Williams/Batum e ritorno per l’ala grande che dal corner sinistro bombardava da tre per il 46-33.
La risposta di Cleveland arrivava con 5 pt. di fila (Dekker da due e Korver da tre) per il 46-38, poi i ritmi aumentavano e si verificavano due botta e risposta; Cody trovava due canestri ai quali nel mezzo replicava Thompson in tap-in su mancata tripla di Korver che tuttavia dalla diagonale nonostante l’uscita di Cody metteva a segno altri tre punti in un colpo unico per il 50-43.
Una dunk avvitata di Dekker infastidiva Charlotte che a 2:08 trovava la tripla scaccia-crisi di Batum dalla top of the key.
Lamb a rimbalzo sulla baseline avversaria da sotto il vetro tirava incurante dei difensori pescando il 55-47 ma Hood scappava sul lato destro andando a chiudere prepotentemente in schiacciata.
Uno scambio con Batum portava Lamb in area a metter dentro la sfera per un solo cotone che lo innalzava a 13 punti e Kemba aiutava con uno step-back jumper dal mid range su Osman che deliziava delicatamente oltrepassando la retina.
Chiudeva il primo tempo ancora Korver da tre nonostante Lamb in salto gli fosse attaccato.
59-52 con un punto mangiato dai Cavs rispetto ai primi 12 minuti.

Alcune HoneyBees in serata.

 
 
3° quarto:
 
Hill e Walker si rispondevano da due punti poi i Cavaliers trovavano 4 punti di seguito con Thompson da sotto e con Osman che su pressione di Batum tornava nella propria metà campo (palla toccata dal francese) prima di accelerare per battere il cronometro andando a sfondar di gomito in appoggio su Zeller che tuttavia essendo dentro il cerchio antisfondamento subiva il fischio degli arbitri a sfavore.
2/2 dalla linea e fallo in attacco sullo screen dello stesso Zeller che raggiungeva i 4 personali con un margine di soli tre punti di vantaggio (61-58).
Lamb però tornava a spinger nel momento propizio con una steal a Hood per due pt. in transizione mentre Batum tagliava sulla baseline sinistra oscurato da un doppio schermo per ricever e segnar da sotto comodamente. 40-24 era l’eloquente statistica dei punti ottenuti in area a nostro favore…
Lamb attaccando in diagonale appoggiava al vetro altri due punti ma Hood ne metteva dentro due e Dekker ancora dietro la nostra difesa metteva dentro l’alley-oop a una mano del 67-62.
Time-out Hornets a 8:24 e venti secondi più tardi su una palla vagante Walker andava a riprendersela e a colpire da destra per restituir margine di sicurezza.
Ci provava anche Parker ma in quest’occasione gli diceva male anche se poi arrivava un Willy importantissimo a rimbalzo che tapinando girava lo score sul 72-62.
Hood in attacco dava una spallata volontaria molto evidente sul rientro di Kemba commettendo TO, ne approfittava Lamb che dopo un paio di errori al tiro con rimbalzo in mezzo preso, sul secondo trovava almeno il fallo.
Presentandosi in lunetta a gioco fermo (6:58) dopo il 2/2 mutava il punteggio sul 74-62 raggiungendo i 19 punti.
Hornets che rimanevano sulla decina di punti di vantaggio anche perché il nostro centro spagnolo si permetteva il lusso di stoppare Osman entrato a testa bassa, Walker da tre punti in transizione su assist di Lamb ci dava un +13 che tornava dopo due pt. ospiti a 3:30 con Willy ancora in correzione su un tiro mancato da Walker.
Cleveland in attacco faceva scadere i 24 secondi anche perché Sexton non si accorgeva del cronometro e il rientro di Parker in campo consentiva a Charlotte d’aumentare il gap di 4 punti grazie a due sue entrate.
Nance Jr. colpiva con un gioco due pt and one a 2:09 (85-71) ma Bridges trovava il secondo canestro della serata in maniera del tutto simile al primo con passaggio alto lento di Willy per il canestro da sotto con il numero zero bravo a farsi spazio.
A 1:27 dalla terza sirena in corsa MKG passava Korver schiacciando di destra in maniera esuberante oltre l’aiuto ma ancor più bello era il filo invisibile che univa il passaggio di Parker per l’alley-oop potente e magnetico di Monk che mandava in tilt tutti i sensori dei Cavaliers dirottati sul punteggio di 91-73 in poco tempo dopo esser stati a tre punti.
Monk poi esaltava il pubblico andando ad appoggiare alla tabella oltre a un Clarkson simile a un canguro, intento nel massimo sforzo sul tentativo di stoppata ma niente da fare per lui e nemmeno per la luce rossa che si accendeva una frazione d’attimo dopo convalidando il +20 (93-73) Hornets.

Charlotte Hornets’ Tony Parker (9) shoots as he is fouled by Cleveland Cavaliers’ Collin Sexton (2) during the first half of an NBA basketball game in Charlotte, N.C., Saturday, Nov. 3, 2018. (AP Photo/Bob Leverone)

 
 
4° quarto:
 
Ultimo quarto questa volta rilassante.
Anche se Nance Jr. segnava subito Monk con l’entrata e il passaggio dinamico dava la possibilità a MKG di schiacciar facilmente liberatosi del marcatore.
Nance Jr. poi imbeccato in alley-op mancava l’occasione schiacciando violentemente e plasticamente sul ferro così su una rollata e tiro di Willy dopo il blocco per Kemba, con la palla cedutagli dal capitano sul raddoppio, gli Hornets trovavano un 2+1 per fallo di Sexton (stesso fallo di Cody con i piedi nel semicerchio).
Bridges da 3 punti a 9:28 era seguito da una puntata di MKG che in fade-away involontario dopo lo scontro con il difensore riusciva a mandar dentro da posizione frontale un tiro divenuto non facile.
103-77, Hornets in controllo che di lì a poco avrebbero ceduto anche alle terze linee il posto sul parquet dando modo anche a loro di togliersi qualche sfizio nel finale. Hornets che allungavano ancora con le triple di Monk e Bridges che dalla diagonale destra fintava il passaggio verso l’angolo sinistro per Frank muovendo solo il tronco per poi tirar da fermo e segnare il 118-89 a 3:38 dalla fine.
126-94 era il finale di una partita diventata calma sul finire del terzo periodo.
Pagelle
 
Kemba Walker: 6,5
18 pt., 5 rimbalzi, 4 assist. 6/12 dal campo con 4/9 da tre. Limita molto le entrate, i canestri provengono da jumper presi anche con noncuranza. Si prende un fallo in difesa con Hood che lo scaraventa via e gioca la sua partita tranquillamente lasciando spazio anche ai compagni sebbene perda tre palloni, uno dei quali consente transizione facile ai Cavalieri.
 
 
Jeremy Lamb: 7,5
19 pt., 8 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 8/15 dal campo con il limite di un tiro da fuori ancora non affidabile che ondeggia storto. Quando attacca il canestro però propaga insensibili onde gravitazionali che oltrepassano i corpi dei difensori. Leggero e leggiadro trova il modo di recuperare FT o 2+1 ma anche canestri diretti. Capisce che può andare sino in fondo e insiste dopo un inizio non brillante. Da la spinta in un momento pericoloso a inizio ripresa.
 
 
Nicolas Batum: 6,5
9 pt., 8 rimbalzi, 8 assist, 1 rubata. 4/9 al tiro, dimezzate le palle perse (2) rispetto all’ultima gara si muove molto e va a pressare anche alto toccando palla a Osman che poi s’inventa la corsa in entrata trovando il “fallo” di Zeller. Sfiora la doppia cifra in tre caselle, non tira nemmeno malvagiamente.
 
Marvin Williams: 6
7 pt., 3 rimbalzi. 3/6 al tiro ma ¼ da fuori. Mette la tripla del +13 ma poi i Cavs rientreranno. Inizia bene attaccando Dekker poi smette di attaccare seriamente e si dedica un po’ alla difesa. Discreta anche se all’inizio lascia spazio allo stesso Dekker.
 
Cody Zeller: 5,5
6 pt., 4 rimbalzi, 2 assist, 2 stoppate. 3/5 dal campo con un paio di tiri infilati nel pitturato di seguito. Commette rapidamente troppi falli compreso il quarto che è un semplice schermo d’attacco portato in movimento. Un po’ in difficoltà dietro a inizio ripresa. Borrego lo toglie per numero di falli ma Willy gioca meglio e sul +20 rimane in panca restando così in serata con soli 17 minuti sul parquet.
 
Malik Monk: 7
16 pt., 1 rimbalzo, 5 assist. +23 di +/-, non male… Giocatore che può creare il suo tiro, affonda un paio di bombe ma negli occhi ci sono l’alley-oop su assist di Parker e il 93-73 battendo Clarkson e sirena. In avvio ultimo quarto offre su un piatto d’argento l’assist a MKG. Un giocatore progredito in attacco. Lo scorso anno era crisalide.
 
Michael Kidd-Gilchrist: 7
10 pt., 4 rimbalzi, 2 stoppate. 5/7 al tiro e +28. Fa vedere movimenti rapidi, impensabili spin, gancetti e altro attaccando il canestro. In difesa si rende utile con un paio di stoppate, senso di posizione ed energia. Torna al suo livello mostrato da inizio regular season dopo una partentesi brutta contro OKC.
 
Miles Bridges: 7
12 pt., 3 rimbalzi, 1 rubata. Un paio di tagli sotto per due appoggi su assist di Willy, uno spin rapido in area seguito da un gancetto in uno contro uno, un paio di bombe, una con finta di scarico nell’angolo a sinistra per Frank (prima di tornare fronte a canestro) come uno di quei giocattoli/action figure che muovono il tronco lateralmente. In difesa un po’ è sfortunato, un po’ acerbo, tuttavia anche in un finale senza centri se la cava benino. Non s’intende con Parker in un’occasione convergendo dall’angolo verso il centro mentre Parker spara una cannonata diretta all’angolo che lo sorvola.
 
Willy Hernangomez: 7,5
11 pt., 7 rimbalzi, 3 assist, 2 stoppate. 4/4 al tiro, 3/3 ai liberi. Utile a rimbalzo tapina anche in attacco riuscendo anche a smistare assist mentre in difesa fa presenza stoppando anche un paio di volte gli avversari. Un jolly importante che gira il match subentrando a Zeller.
 
Tony Parker: 7,5
12 pt., 4 rimbalzi, 4 assist. 5/10 al tiro e tre perse, un paio per sfortuna. Una rimbalzando su una gamba avversaria, l’altra bloccata dal difensore interpostosi sul suo scarico volante ravvicinato sotto canestro per un compagno, oltre a un malinteso con Bridges su uno scarico nell’angolo mentre il nostro numero zero convergeva al centro. Comunque la solita prestazione fatta d’entrate condita da un paio di circus shot soprattutto quello con il bump e il 360° e appoggio oltre il difensore estendendo la destra ma anche il 2+1 ottenuto con un terzo tempo dal passo zero che manda in tilt la difesa di Cleveland.
 
Dwayne Bacon: 6
2 pt., 1 rimbalzo, 1 assist. Segna due pt. dalla lunetta poi non c’è molto altro da segnalare in 7 minuti.
 
Bismack Biyombo: 6,5
4 pt., 1 rimbalzo, 1 stoppata. Due canestri su tre tentativi, un alley-oop mancato a confermare mani un po’ di pasta frolla e una bella stoppata in recupero. Tutto sommato in 7 minuti fa il suo divertendosi ma rimediando anche una botta sulla fronte impegnato su un’azione difensiva.
 
Frank Kaminsky: s.v.
0 pt., 1 rimbalzo. Un rimbalzo, un fallo e un turnover in 4 minuti giocati un po’ alla leggera.
 
Coach James Borrego: 7
Lascia spazio alle seconde linee nel finale. In serata trova un attacco più equilibrato e anche se Charlotte dalle parti dell’anello a volte non ha la contraerea pronta è stato ritoccato e migliorato il mindset difensivo che resiste sino alla fine, sebbene questi Cavs non siano avversario abbastanza malleabile. Esalta Lamb dicendo che è stato fantastico in serata esaltandone l’aggressività a canestro.

Brevi aggiornamenti e classifica Southeast Division

Nonostante la sconfitta patita per mano dei Thunder che giocheranno in back to back questa notte a Washington contro dei disastrati Wizards che forse hanno patito anche oltremodo l’assenza del nostro ex Dwight Howard (rientrante nella notte ma con minuti limitati non essendo ancora guarito), i Calabroni sopravvivono al comando della peggior Division della Lega e lo saranno anche domattina vista l’assenza degli Heat dal calendario notturno con i soli Wizards e Magic impegnati contro OKC e LAL rispettivamente.

 

 

 

 

Per il momento nessun team almeno a quota .500 anche se gli Hornets avranno due buone occasioni per superare tale cifra e allungare sulle avversarie giocando contro Cleveland, la quale ha perso Love circa sino al 12 dicembre e Atlanta nelle due future giornate.

Non sarà comunque facile per Charlotte arrivare indenne alla fine della stagione sotto gli attacchi degli Heat e nel caso Washington dovesse riprendersi poiché si porta dietro qualche reminiscenza passata da combattere con dei giovani promettenti ma difensivamente ancora piuttosto acerbi.

Gli Hornets comunque hanno una possibilità concreta di battagliare per la prima posizione dovessero trovare più costanza con il proceder della stagione, senza mollare la presa a causa delle sconfitte maturate sotto i tre punti (2-17 negli ultimi due anni)…

Intanto se vi steste chiedendo che fine avesse fatto D. Graham tra un injured list e l’altra, c’è da registrare che un paio di giorni fa sia stato mandato (immagino non definitivamente) dalla società a Greensboro, società affiliata agli Hornets nella lega di sviluppo.
Essendo la terza PG ha avuto poco spazio anche se non è dispiaciuto nei brevi momenti sul parquet, dimostrando qualche pecca nella gestione ma tanta personalità, utile sin da subito.

 

 

Graham istruito da coach Borrego.

 

 

Tuttavia l’ascesa di Parker in termini di prestazioni ha decretato lo slittamento del buon Devonte’ agli Swarm.

Le gerarchie del roster si aggiornano così nella seguente maniera, anche se c’è da notare che MKG spesso funge da centro mentre Willy se contemporaneamente in campo va in marcatura più agile sulla PF e Kaminsky dovrebbe esser annoverato tra i centri ma non ha comunque avuto mai spazio in questa stagione così come Bacon e in parte Biyombo:

 

Hornets dunque pronti a provar a tornare a quota .500 allo scoccar della mezzanotte di domenica 4 novembre, occasione per ripartre contro i Cavaliers orfani di LBJ.

Game 9: Charlotte Hornets Vs Oklahoma City Thunder 107-111

 
Intro
 
Riprendo il filo dell’intro precedente mentre Charlotte tentava di riprender quello con le vittorie casalinghe dopo quelle sui Bulls e gli Heat.
L’occasione è l’arrivo dei Thunder, ovvero del Tuono.
Il tuono è l’effetto rumoroso che produce il fulmine, letale scarica elettrica se la casuale traiettoria dovesse colpire il bersaglio.
Un evento da annoverare come sublime dinamico in filosofia facendo parte di quelle manifestazioni potenti, tumultuose, dinamiche e imprevedibili che affascinano l’uomo lasciandolo basito al cospetto di tale forza, tanto che in araldica e come notiamo anche nello sport, il riferimento a esso come simbolo di forza esiste poiché espressione della potenza annientatrice della natura.
La forza distruttiva dell’attacco dai nomi rumoreggianti dei Thunder doveva esser disinnescato dagli Hornets per vincere.
Aver ben chiaro il concetto di difesa per isolarsi dai fulmini lanciati da OKC costrurndoe una grande gabbia di Faraday (Michael Faraday nell’800 osservò che in un conduttore cavo, elettricamente carico, le cariche si concentravano sulla superficie esterna spandendosi in superficie risultando incapaci di penetrare al suo interno) sino all’arco per defletter la potenza dei Thunder era prioritario per avere possibilità di vittoria ma non abbastanza poiché le steal dei Thunder riaccendevano un match già chiuso che nel finale…
 
 
 
La partita in breve
 
I Thunder alla ricerca di riscatto dopo il brutto inizio per tirarsi fuori da torbide acque non lasciavano tranquilli.
Pronti come fulmini a colpire, dopo un primo quarto combattuto, con una tripla di Abrines passavano avanti 22-24.
La partita rimaneva combattuta anche nel secondo quarto, quando nel finale Parker aspettando il contatto di un ingenuo Abrines otteneva un layup da 2+1 per il 48-44 finale con un Walker fermo a tre punti e le squadra inabili al tiro da fuori. Hornets fermi al 16,7% con i Thunder a far ancora peggio all’11,8%… L’inizio brillante degli Hornets era imprevedibile; a cavallo dei due quarti i Calabroni conquistavano un parzialone di 17-0 che mandava i Thunder sul baratro.
Kemba con due triple segnava il 62-44 a 9:25 dalla terza sirena e poi in reverse layup ci portava anche sul +19, dopo una tripla di Abrines che, sugli scudi, continuava a dare il suo contributo accorciando piuttosto velocemente il gap.
Gli Hornets si facevano rubare troppi palloni (un paio di perde di Batum e una di Monk), così si arrivava a fine quarto con soli 4 punti di vantaggio (77-73) e parziale azzerato.
Nell’ultimo quarto gli Hornets resistevano sino a 5:32 quando Schroeder con un appoggio al vetro segnava il sorpasso (93-94).
Nel finale ci si metteva anche un Westbrook fino a quel momento poco guardabile; almeno tre canestri importanti per lui ma Charlotte resisteva ancora con Kemba bravo a metter dentro uno step-back su Abrines per il 102-103.
Schroeder pescato fuori dall’arco con spazio a 1:13 infilava un pesante +4 mentre Walker mancava la tripla per rimanere agganciati.
Westbrook un entrata con leggero cambio direzione segnava andando oltre Zeller, poi sull’ultimo time-out Charlotte disegnava uno schema con penetrazione di Kemba e scarico in angolo (sx) per Monk che questa volta falliva accarezzando il ferro lungo.
Fallo di Charlotte 0/2 di Schroeder, layup di Walker, dunk di Westbrook lanciato dai compagni mentre gli Hornets non riuscendo a commetter fallo incassavano il 104-110.
Monk inaspettatamente segnava da tre il 107-110 a :07.4. Fallo su George a :05.2 per un ½ che rendeva irraggiungibili i Thunder (squadra che salirà ancora in classifica nonostante qualche problema) che sopravvivevano alla sfuriata degli Hornets a inizio terzo quarto andando a vincer la loro terza partita stagionale soprattutto grazie a un terzetto composto da Westbrook a 29 punti, Abrines a 25 e Schroeder a 21. George ha segnato 10 punti prendendo 11 rimbalzi ma ha chiuso con 4/20 al tiro tra i quali uno 0/10 da tre punti.
Per Charlotte Walker e Monk si divideranno il posto di top scorer a quota 21 con un Parker a quota 17.
7-12 i palloni rubati per un 10-17 nei turnover, statistica chiave per comprender la sconfitta.
Hornets che hanno avuto la meglio a rimbalzo (51-49) e negli assist (26-20) mentre ai liberi hanno realizzato 20 dei 22 liberi concessi contro il 21/29 Thunder.
 
 
Le formazioni iniziali:
 
La partita
 
1° quarto:
 
OKC condizionava i primi due minuti e mezzo di gara andando in vantaggio a 11:41 con due FT di Adams per fallo di Zeller forzato sotto canestro, continuando con Grant su una persa di Walker e chiudendo il parziale con George per uno 0-6 eloquente.
Charlotte che nel periodo accumulava uno 0/4 al tiro prima che Zeller riuscisse ad appoggiare di sinistro vicino al vetro a 9:30.
Un fade-away breve dalla baseline sinistra di Lamb che metteva dentro anche dalla media diagonale sinistra ci restituivano la parità a quota 6 ma a 8:16 per un fallo dello stesso Lamb Westbrook si presentava in lunetta per due tiri che finivano dentro.
Su una second chance George allungava di altre due unità per gli ospiti mentre Walker e Williams mancavano due triple sulla stessa azione, Batum sulla successiva tagliava da sinistra verso il centro con leggero fade-away su George per un canestro plastico.
Lamb pareggiava nuovamente fintando la tripla sulla quale abboccava Adams in uscita, facile per Jeremy poi attaccare il canestro indifeso in schiacciata ottenendo il 12 pari.
Una transizione a 4:59 portava Walker in lunetta per un 2/2 che ci consegnava il primo vantaggio della partita.
Adams in tap-in toccava la sfera sull’anello segnando ma ottenendo un’interferenza per poi sbagliare a rimorchio sull’azione seguente un canestro facilissimo che innescava una contro-transizione chiusa da MKG in schiacciata per il 16-12.
A 3:59 MKG andando in lunetta per due FT allungava sul +6, un canestro restituito da Westbrook che tuttavia per aver gridato: “and one” pretendendo il fallo, si prendeva un tecnico realizzato inusualmente da MKG.
Westbrook rimaneva però carico spezzando un raddoppio centrale in palleggio trovando una schiacciata bimane appesa e ondeggiante dalla potenza inaudita.
Monk gettava via un pallone in attacco e si faceva passare sa Schroeder in appoggio così i Thunder passavano avanti a 2:20 dopo una giocata 2+1 di Schroeder che usava il vetro magnificamente per trovare la continuità sull’azione.
Sul 19-21 arrivava una transizione per Charlotte con l’assist diagonale di Monk per il terrificante alley-oop di Bridges.
A :52.1 Parker in bonus in lunetta due volte splittava ma ci portava avanti, Monk era sfortunato con un in & out da tre a a poco più di un secondo dalla fine lo specialista Abrines mandava dentro la tripla che fissava il vantaggio dei Thunder dopo il primo quarto sul 22-24.

Batum appoggia su George.
Ap Photo/Nell Redmond

 
2° quarto:
 
Hornets che partivano bene con l’assist di Bridges in corsa per la jam di Zeller ma un fallo dello stesso Bridges mandava Abrines in lunetta che non mancava i due liberi.
Per ottenere il pareggio Monk pescava un jumper a medio raggio dalla destra che affondava nel cotone oltre le mani protese di due accaniti difensori, e su una transizione con alzata di Schroeder per l’alley-oop s’infilava l’atletico Bridges che salvava gli Hornets da due punti certi, innescando la transizione che portava alla tripla di Monk toccato da dietro da un ingenuo Abrines, il quale finiva per regalare dalla lunetta il quarto punto al nostro numero 1.
30-26 con ancora Bridges sugli scudi a bloccare Schroeder in difesa e a presentarsi in corsa diagonale in taglio verso il centro ricevendo da un Parker che nel frattempo aveva depistato Noel con un arresto e passaggio perfetto nel cuore del pitturato per lasciare al nostro numero zero due punti facili.
Parker in appoggio di destro in entrata trovava anche il 34-28 e Donovan era costretto al time-out.
Al rientro i Thunder segnavano con Diallo, poi a 8:34 dalla lunetta Schroeder splittando avvicinava a un possesso lungo i bianchi mentre Westbrook mancava un paio di jumper contro MKG e Williams e le squadre continuavano a sparare male da lontano con un 1/12 a testa dopo l’errore di Monk dall’angolo.
Westbrook e Adams splittando entrambi i loro FT lasciavano arretrati i propri colori sul 34-33 anche se i Thunder con l’oceanico centro andavano in bonus già a 6:18.
Lamb chiudeva una triangolazione dinamica con Zeller che faceva da vertice per il fing and roll del nostro numero tre, lo stesso Cody, agevolato da un Adams rimasto a terra sotto la nostra plancia, in transizione subiva fallo andando a mettere due FT per il 37-33.
Westbrook ci metteva 5 secondi per farsi il campo e trovar il fallo di Walker ma ancora una volta era ½ dalla lunetta.
Westbrook si rifaceva dal mid range per il tiro in sospensione del 37-36 che a 3:49 agevolava il pareggio di Grant dalla lunetta con il solito ½.
A Willy non era chiamato un goaltending con palla stoppata da Grant ma appena dopo l’inizio discesa.
Poco male perché la palla respinta in out destro era preda di Willy sulla rimessa, bravo a sparare da 3 dietro il blocco ampio di Kemba.
Grant a 3:06 in lunetta stavolta non sbagliava ma Batum pescato da Parker nel corner destro isolatissimo infilava la bomba del 43-39.
George ne metteva dentro due ma anche Parker a 1:36 infilando due FT ci restituiva ossigeno che Abrines da tre punti fronte a canestro diminuiva sensibilmente mandando i Thunder a un punto (45-44).
Parker in transizione riceveva da Bridges aspettando il contatto di un estremamente ingenuo Abrines che favoriva il 2+1 del francese per il 48-44 che resisteva sino al termine anche perché la stessa guardia dei Thunder si vedeva respinger la conclusione da fuori dal ferro.

Bridges schiaccia su Schroeder nel primo tempo.
AP Photo/Nell Redmond

 
3° quarto:
Hornets che partivano fortissimo con la tripla di Batum dall’angolo destro, poi Marvin Williams in area con l’alzata a una mano trovava la complicità del ferro per aumentare di due punti il suo score ma non era finita perché su un giro palla che da sotto pescava Batum bravo a girar palla rapidamente dal corner sinistro verso l’accorrente Lamb sulla diagonale sinistra arrivava un’altra tripla, quella del 56-44.
George da tre mancava un altro tiro da fuori l’arco per i Thunder mentre un Kemba fermo a tre punti inanellava due triple ravvicinate in serie che portavano il parziale degli Hornets sul 17-0 a 9:25 per un vantaggio di +18 (62-44).
Abrines con un open dal corner destro interrompeva la magia ribaltando la retina da fuori. Kemba a 7:49 entrava da sinistra sulla baseline sinistra per appoggiare due punti e a 7:20 il capitano ci lanciava sul +19 in reverse layup ma i Thunder con un fing and roll del kiwi Adams e una schiacciata di Westbrook dopo una steal a 6:26 si avvicinavano sul 66-51.
Ancora lontani ma in rimonta la squadra di Donovan si avvicinava a suon di transizione; tre punti erano per Schroeder lanciato sulla diagonale destra poi Abrines in entrata segnava trovando ispirazione per un’altra entrata e una tripla che a 4:23 muoveva il tabellone sul 66-59.
Hornets che riuscivano a muover il punteggio di due pt. prima di subire un altro layup del n° 8 avversario che si scatenava in layup su una persa di Parker.
Westbrook rubando palla a Monk si scatenava in un altra corsa danza con dunk finale completamente indisturbata. Malik si faceva perdonare lavorando su Abrines per batterlo con un pull-up dalla media per il 70-65.
OKC rimaneva agganciata con una triangolazione volante breve che portava Noel alla schiacciata ma Parker a 1:35 dopo aver perso qualche colpo in regia, infilava la tripla del 73-67 e un tap-in di MKG ci restituiva almeno un +8.
Abrines segnando ancora da tre spingeva la squadra ospite ma Willy prendendo due rimbalzi offensivi dava una successiva possibilità a Monk che si prendeva due FT (Abrines foul) a :17.8 segnandoli.
Schroeder in entrata più fallo d’Abrines azzeravano il vantaggio di quarto che rischiava di andare anche in negativo sulla palla persa con tripla mancata da George sulla sirena.
77-73, pronti per il rush finale.

Lamb prova a contenere Westbrook.
Ap Photo/Nell Redmond

 
 
4° quarto:
 
OKC accorciava di due punti ma a 11:30 Monk dalla diagonale di sinistra saettava da tre punti per l’80-75.
Con un paio di canestri, aiutati da un energico Diallo i Thunder tornavano al -1 prima che Parker da sinistra partisse in diagonale verso il centro e il classico floater.
Grant in alley-oop e la prodezza di Monk che nel traffico segnava in salto con schiena all’indietro lasciavano la partita aperta, anche perché Schroeder da destra continuava a usare il vetro come suo miglior amico trovando angolazioni quasi irriproducibili.
Marvin segnava dal post basso destro dopo uno spin energico che faceva volare un difensore e Parker in coast to coast con crossover finale su Schroeder illudeva gli Hornets a 8:36 portandoli sull’88-83.
Dalla destra pioveva una tripla di Grant mentre da una banale palla persa di Batum scappava anche il pareggio di Diallo.
Parker mancava un FT jumper ma ne guadagnava due a gioco fermo prendendosi il rimbalzo a 7:09; 90-88 prima che si scatenasse il diluvio Westbrook con un iniziale jumper frontale su MKG che rispondeva con una frazione di ritardo al veloce tiro.
Monk a 6:30 replicava con una bombarda da tre ma Westbrook dalla media destra s’inventava un altro pull-up con MKG più lesto a provarci ma nulla da fare ancora… Schroeder frustrava MKG andandogli via per appoggiare al plexiglass il sorpasso a 5:32 dalla fine (93-94).
Un fortunoso canestro di Westbrook (questa volta era Lamb a difendere) aiutato dal ferro non dava tregua a Charlotte che tuttavia a 4:21 in transizione con l’hook di MKG più fallo riagganciava a quota 96 la squadra di Donovan.
A 3:49 Westbrook era un fulmine in entrata, MKG si spiaccicava sul blocco a centro area e nessun altro riusciva a fermare il n°0 avversario che in caduta beneficiava anche del FT aggiuntivo, poi realizzato.
Hornets che attardati di tre punti a poco dai 24 di possesso inventavano due FT con Lamb che realizzandoli (2:49) riportava in bilico il match.
MKG commetteva un fallo su George alzando le braccia in salto sull’entrata dell’ex Pacers.
2/2, 98-101…
Zeller con una bruta palla persa rischiava di far saltare per aria il banco ma con una clamorosa stoppata in rientro cancellava l’appoggio si Schroeder mentre Kemba a 1:57 dalla lunetta affondava due liberi.
Un catch n’shoot lungo dalla destra per Abrines a 1:43 faceva male ma rimediava Walker con uno step-back dalla diagonale desta che anneriva anche Abrines.
A 1:13 era pesantissimo invece il canestro di Schroeder dalla diagonale destra pescato da una kick and drive; Lamb in uscita faceva il possibile ma l parabola lanciata dall’ex Falco s’insaccava per il 102-106.
Kemba sul -4 e u cronometro impietoso provava a tenere il passo saltando il difensore con un passetto laterale a destra sulla top of the key da dove lanciava un missile troppo lungo; tre punti sfumati e canestro pesante di Westbrook che saltando con abile finta in crossover Zeller appoggiava per il +6 ospite riuscendo anche a “pagliacciarsi” un po’ per aver lasciato fermo un lungo.
Hornets all’ultimo time-out con penetrazione di Kemba, scarico sull’angolo destro per il tiro troppo lungo da tre di Monk, fallo immediato ma 0/2 di Schroeder dalla linea.
Layup di Walker ma dunk di Westbrook con gli Hornets alla caccia dell’uomo incapaci di fermare il gioco di passaggi dei Thunder.
Hornets che non sembravano più crederci ma a :07.4 dalla fine Monk segnando da tre punti faceva girare lo schermo sul 107-110.
Fallo dopo un paio di secondi ma George mettendo un libero mandava fuori dalla portata della partita i Calabroni.
107-111 era così un finale dei nostri, classici nelle punto a punto…
Pagelle
 
Kemba Walker: 6,5
21 pt., 5 rimbalzi, 6 assist, 1 rubata. 7/16 al tiro prendendosi un paio di stoppate ma guadagnando anche 5 liberi. 2/8 da fuori con le due triple ottenute quando la squadra e lui avevano un ritmo. Manca quella del possibile -1 ma comunque gioca un secondo tempo da 18 punti dopo il primo tempo da tre sempre asfissiato dai Thunder.
 
 
Jeremy Lamb: 6,5
13 pt., 9 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 5/12 al tiro andandosi a prender nel finale due FT importanti. Purtroppo è anche sfortunato; sull’uscita su Schroeder prende tre punti, contro Westbrook è l’anello ad aiutare l’attaccante nonostante una buona difesa ma in altre occasioni riesce a far sbagliare l’avversario, ad esempio Abrines da fuori saltando in avanti a braccio proteso. Difetta anche lui da fuori con un 1/7…
 
 
Nicolas Batum: 6
10 pt., 7 rimbalzi, 6 assist, 2 rubate. 4/8 al tiro. 2/4 da fuori ma anche 4 turnover, uno che grida vendetta nel terzo quarto. Artefice della galoppata a inizio ripresa, è il simbolo di una squadra che si addormenta concedendo il recupero agli avversari.
 
 
Marvin Williams: 5,5
4 pt., 2 rimbalzi. Gioca 17 minuti. Marginale anche se in un’occasione è bravo a mandar fuori giri Westbrook e dall’altra parte riesce a metter dentro un paio di tiri ma su 6 tentati…
 
 
Cody Zeller: 6
5 pt., 8 rimbalzi, 4 assist, 1 stoppata. Dall’altra parte Adams prende 4 in rebound in più ma Cody smista assist, cosa che il collega di ruolo non fa essendo puro terminale. Battaglia e nel finale rimedia con una super stoppata a un suo errore. Corre anche in transizione come il solito ma non riesce in seconda battuta a proteggere su Westbrook nel finale. Giocatore generoso ma con limiti.
 
Malik Monk: 6,5
21 pt., 2 assist, 1 rubata. 7/15 al tiro, anche lui si fa rubar un pallone (3 perse totali) nella fase di rientro dei Thunder dove va un po’ a sprazzi. Manca il tiro decisivo per il rientro ma non si può pretendere, comunque mette dentro 21 punti. In difesa invece vorrei vederlo più attento e forte sulle gambe.
 
 
Michael Kidd-Gilchrist: 5,5
9 pt., 9 rimbalzi, 1 rubata. Niente da fare per MKG questa volta. Nel finale trova in transizione una giocata da tre punti ma è spesso travolto dagli avversari che contro di lui trovano giocate anche al limite del fattibile. Incassa un -25 eloquente pur sfiorando la doppia doppia…
 
 
Willy Hernangomez: 6
3 pt., 5 rimbalzi, 1 stoppata in 12 minuti. Poco spazio per l’iberico che lotta a rimbalzo e commette tre falli. ¼ al tiro con una stoppata a referto che in realtà sarebbero 2 punti ma sull’azione successiva ne trova tre, unico canestro della serata su 4 tentativi. Bravo in caduta a chiamare un time-out prima che gli arbitri fischino la contesa.
 
 
Tony Parker: 6,5
17 pt., 1 rimbalzo, 4 assist. Gioca 23 minuti, nel complesso di buon basket con un 5/12 al tiro e un 6/7 dalla lunetta. Perde un solo pallone ma la sua regia sul break dei Thunder è a tratti farraginosa. Nel finale entra ed esce come un pendolare a seconda delle azioni offensive/difensive finché non si siede in panca. Mezzo punto in più per la spinta e la voglia dimostrata nel finale quando su un errore va a prendersi rimbalzo e fallo facendo di sé stesso tiratore dalla lunetta lasciando Charlotte agganciata alla partita.
 
Miles Bridges: 6
4 pt., 5 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Serata da factotum per Miles che tuttavia da fuori non ha mira in serata. 0/3 in 19 minuti per un 2/6 complessivo. Salva da una transizione e mette dentro un bell’alley-oop offerto da Monk. Utile a rimbalzo, probabilmente qualche minuto in più nelle prossime due gare non gli farebbe male per prender il ritmo anche al tiro.
 
 
Coach Borrego: 6
Non riesce a schermare ad ampio raggio Abrines ma costruisce una discreta gabbia a Westbrook finché i nostri tengono fisicamente. Un po’ sfortunato su alcuni canestri subiti, non può fare molto se i suoi ragazzi lo tradiscono con banali palle perse. Prova a richiamarli con un time-out ma i Calabroni prima di riprendersi subivano il rientro avversario dilapidando quasi tutti i 19 punti conquistati. Dentro/fuori per Parker nel finale con MKG a difender al suo posto. Buona idea se anche MKG oggi non fosse travolto da sfortuna e un pizzico d’atletismo in meno rispetto alle precedenti gare. Finisce un po’ presto i time-out. Ora, persa ancora di poco una partita contro un’avversaria più forte sulla carta c’è da girar pagina e affrontare Cavs e Hawks in casa travolte a loro domicilio nella notte rispettivamente da Denver (110-91) e Sacramento (146-115).

Game 8: Charlotte Hornets Vs Miami Heat 125-113

 
Intro
 
Tesi come un arco verso l’obiettivo di guadagnarsi dopo due anni una post season, gli Charlotte Hornets iniziavano una serie di quattro partite casalinghe contro i Miami Heat.
Se Spinoza segue Democrito in una spiegazione meccanica dell’universo che genera sostanza e poi tutto procede di conseguenza mentre Aristotele ha una visione più finalistica, Kant illumina dicendoci che noi non sappiamo realmente se l’universo sia meccanico o deterministico, ovvero proteso verso un fine, però l’uomo è un essere che cerca il fine.
Per dare un senso alla vita si cerca di raggiungere un obiettivo.
Potrebbe essere il più disparato dal mio punto di vista, tanto è soggettivo.
Questo per raggiungere la felicità che sarà lo scopo, il fine dell’essere senziente mentre Kant indica la legge morale come bene supremo.
Mentre personalmente ho abbattuto molti muri e molte porte che conducevano a telos (scopi/obiettivi) fuori asse con le mie inclinazioni, sebbene possa anche sembrare stupida a chi non comprende il pathos sportivo, ancora non sono riuscito (volutamente e per una serie di circostanze) a spegnere l’anima fiammeggiante che si risveglia all’improvviso anche per semplice riflesso e accomuna nel sentimento tutti i fan della squadra e il team stesso.
Il trait d’union fisico è il luogo; all’Alveare o Spectrum Center le due componenti proveranno a dare fondo a ulteriori energie da profondere nello sforzo massimo, protesi verso i playoffs…
 
 
 
 
La partita in breve
 
Charlotte e Miami si ritrovavano all’Alveare dopo pochi giorni la vittoria di misura ottenuta dalla squadra di MJ sul campo avverso.
Gli Hornets partivano bene andando sul 15-7 ma una reazione degli Heat li portava a un parziale di 11-0 chiuso dalle triple di McGruder e Wade per il 15-18.
Batum pareggiava a mezzo tripla e gli Hornets si riportavano avanti ma lo spauracchio Wade nel finale otteneva la parità a quota 29 colpendo da fuori.
Monk con un terzo tempo forzato batteva un paio di difensori sulla sirena chiudendo 31-29 il quarto.
Nel secondo quarto Tony Parker spingeva la panchina che accumulava qualche punto di vantaggio, poi ci pensava Walker a 4:46 a mandare la squadra di Borrego sul +13 (50-37) con 2 FT.
Whiteside nel finale diveniva il terminale degli Heat che recuperavano qualche punto ma Charlotte chiudendo con il 59% al tiro rimaneva in vantaggio 65-55.
Nel terzo quarto Parker dispensava anche assist in serie; Batum e Monk infilavano delle triple, MKG e Willy dei jumper dalla baseline.
L’intensificarsi di una difesa bem riuscita ci dava possibilità a 1:03 dalla fine con due FT per MKG di volare sul +20 (92-72).
Nell’ultimo quarto Miami provava a tornare sotto ma sino al -10, Charlotte, infatti, trovava ancora punto pesanti da Parker, Monk e Kemba rilanciato nel finale dopo un po’ di riposo.
Gli Heat trovavano a loro volta diverse giocate 2+1 e anche una 3+1 con tripla di T. Johnson e fallo di Zeller su Whiteside a rimbalzo.
Non c’era il reale pericolo di rientro e dopo la cacciata di Zeller per il raggiunto limite di falli, Tony Parker sublimava la sua prestazione infilando la tripla che gli mancava in serata (122-109 a 1:10 dalla fine).
Monk da te faceva in tempo a regalare al francese anche l’undicesimo assist prima che si sedesse in panchina nel minuto finale a gustarsi la vittoria per 125-113.
Hornets con il 54,5% dal campo contenente un 46,4% da fuori, vittoriosi 39-34 a rimbalzo e negli assist 27-25 mentre Miami ha vinto 7-9 nelle rubate anche se la difesa di Chrlotte si è dimostrata più eficace e i TO sono stati 14-15, uno in meno per i ragazzi di Borrego.
Charlotte ha prodotto ben 66 punti dalla panchina contro i 46 degli Heat…
Wade ha finito con 19 punti mentre Whiteside ne ha collezionati 16 più 12 rimbalzi.
 
Le formazioni:
 
La partita

Dolcetto o scherzetto per i tifosi degli Hornets (ci si chiede prima della partita) ?

 
1° quarto:
 
Heat, palla in mano per la prima azione provavano un jumper con Richardson che non portava punti, dall’altra parte Batum smarcava un mobile Lamb che da oltre l’arco a destra portava i primi tre punti a casa Charlotte.
McGruder in floater dal pitturato muoveva lo zero anche per Miami, poi era Zeller da destra ad appoggiare al vetro su assist no look dinamico di Walker che continuava il movimento di palla proveniente da sinistra (Batum pass). Batum con un pull-up frontale marcava il 7-2 ma Dragic da destra batteva Lamb da oltre l’arco.
Jeremy si faceva trovare sotto canestro dove era dimenticato dagli Heat e pescato da un assist tagliente di Walker per il 9-5.
Kemba metteva anche una tripla per il 12-7 sul suo marcatore Richardson per poi mandare a destinazione ancora un forte passaggio sotto canestro, questa volta per Batum che ampliava il margine di vantaggio a 7 punti e lo ritoccava a 7:29 con un ½ dalla lunetta per il 15-7.
Charlotte però entrava in difficoltà non riuscendo più a segnare mentre Miami lentamente recuperava fino a pareggiare a quota 15 con McGruder e a superare i nostri con Wade a 4:39 con un’altra tripla per l’11-0 di parziale che ci costava il 15-18.
Dopo uno 0/6 al tiro Charlotte beneficiava di una tripla di Batum a 4:20 che anticipava un intercetto orizzontale di Lamb che viaggiando in transizione con la compagnia di Batum dava il via ai due FT per fallo di Dragic sul francese sul tentativo di layup.
A 4:01 i Calabroni acquisivano due pt. di vantaggio e a 3:37 MKG metteva dentro in entrata di destro su Wade per poi tagliare in back-door sull’azione offensiva seguente e mancare da pochi passi l’appoggio senza troppi problemi perché correggeva Willy per il 24-18.
Walker dalla lunetta splittava a 2:51 mentre Miami si riavvicinava a 2:38 con una tripla di Richardson.
A 2:10 il raddoppio portato da Willy su Wade era punito con l’assist volante e il reverse layup di Whiteside.
Hornets che però andavano in lunetta a 1:52 con Bridges spinto da Winslow durante l’entrata.
0/2 ma facile rimbalzo di Willy e successivo canestro di Monk che spaccava il raddoppio difensivo tirando su palla andando a chiudere in appoggio.
Per un fallo dello stesso Monk su Wade, il nemico numero 1 di Charlotte si recava in lunetta per infilare tre liberi (27-26) prima che un little floater dello stesso Monk ci restituisse tre punti di vantaggio.
Si sentivano distintamente i tifosi di Wade quando il loro beniamino a mezzo tripla pareggiava la partita ma c’era ancora tempo per Monk d’inventare un circus shot in terzo tempo in mezzo alla foresta di Miami; un banker di riflesso al vetro che finiva dentro dando il punteggio parziale di primo quarto:
31-29.

Parker e Borrego a colloquio.
Foto: USA Today.

2° quarto:
 
Miami pareggiava immediatamente a inizio secondo quarto ma Parker che aveva conti in sospeso dal primo quarto, segnava in area il 33-31, poi gli Heat si riportavano in parità ma ancora Tony da sotto usava la magia per alzare la parabola ed evitare un arto proteso come ramo nella difesa degli Heat.
Era ancora Parker a costringere in entrata Wade in un duello d’esperienza al fallo Wade.
A 9:46 il parziale di quarto recitava:
Tony 6, Heat 4.
A 9:20 altri due FT ma per MKG questa volta.
Miami in difficoltà anche perché il nostro numero 14 non sbagliava allungando sul 39-33 prima che la nemesi Wade segnasse due punti.
MKG con uno swooping hook in entrata uno contro uno restituiva il +6 mentre Kemba era spazzato via violentemente in stoppata da Richardson oltre il bordo destro.
Sulla rimessa comunque gli Hornets guadagnavano altri due FT per una ginocchiata di Adebayo che abboccando a una finta di Parker a 8:07 faceva salire il nostro secondo play di altri due punti nel tabellino.
Dopo un canestro di Jones Jr. Parker si apriva la via con un hesitation su Adebayo che gli arbitri chiamavano come fallosa prendendo un clamoroso abbaglio.
Hornets comunque sul pezzo con il tuffo a terra di Williams a strappar la palla a McGruder e a lanciar Batum che guadagnava due pt. per il goaltending.
Un floater tagliato dall’incrocio sinistro tra baseline e pitturato di Marvin faceva volare i Calabroni sul +10 (47-37) ma Whiteside dopo aver mancato due FT facili iniziava a carburare, anche se non prima d’aver visto Charlotte andare sul 50-37 con due FT di Walker a 4:46 bloccato fallosamente nel traffico.
Hassan segnava il 50-39, il 52-41, poi in raddoppio su Kemba incassava il passaggio volante del nostro capitano per la perfetta rollata con schiacciata di uno Zeller chiuso dagli esterni tardivamente.
A 3:32 però il centro di Miami metteva dentro due liberi e poco più tardi anche due punti dal post basso sinistro.
Zeller mancava una tripla e tuffandosi sul suo rimbalzo si stendeva nell’angolo sinistro tra il pubblico.
Meno spettacolare ma più efficace era il tiro di Parker che bucando la retina gli consentiva di salire a 11 punti personali. Dragic in reverse layup da destra mandava dentro il 56-49 evitando anche il difensore sotto canestro ma Kemba dal corner destro infilava il catch n’shoot ben assistito dal francese in maglia n° 9. Cody realizzando due FT per un fallo offensivo di Whiteside su palla vagante portava la squadra di Borrego sul 61-49.
A un minuto esatto dalla fine Olynyk sistemava due FT, Parker continuava lo show con l’appoggio di destro sul lato destro del canestro nonostante il difensore seguisse assiduamente il francese, poi Olynyk da sotto usava le manine del primo ferro per l’appoggio con un MKG un po’ disattento.
65-55 finale dei primi 24 minuti con gli Hornets al 59% dal campo…

Willy Hernangomez dice no a McGruder alla sua maniera…

 
 
3° quarto:
Perdeva palla in attacco Charlotte che era slavata da un prodigioso recupero di Zeller a stoppare alto Richardson, contro transizione e Lamb a 11:40 andando oltre Olynyk appoggiava il 67-55.
McGruder allo scadere dei 24 tirava da lontano colpendo fortunosamente il vetro che faceva ricader la palla nella retina mentre gli Hornets mancavano tre tiri fuori dall’arco con Walker, Batum e Williams agevolando il rientro di Miami che con Whiteside segnava in alley-oop.
Cody stoppava Dragic al vetro su un’azione molto al limite poi era lo stesso Cody dopo una girata in area a trovare fortuna per merito del plexiglass.
Zeller era anche abile a trovare il taglio back-door di Batum che appoggiava il 71-63.
Un giro palla perimetrale di Miami portava la squadra di Spolestra a lanciare la sfera sotto a Whiteside che metteva dentro facilmente due punti e FT addizionale per tocco di Lamb sul corpo.
A 6:11 dopo un inguardabile uscita di Zeller in controllo palla segnava tirando semplicemente da tre dalla top of the key per il 74-68.
MKG aggiungeva due pt. portandosi a 10 ma Miami con due FT di Dragic per fallo di Parker (tentativo d’anticipo) accorciava sul 76-70.
Parker smistava verso il lungo-linea sinistro per Willy che splasshava la sfera nella retina poi regalava anche una sfera a Batum per la tripla dalla diagonale destra per l’81-70 a 3:35 dalla fine del terzo quarto.
Charlotte stoppava T. Johnson in entrata sul luno-linea destro; in tre gli si paravano incontro ma era Batum a due mani a bloccare la palla mentre dall’altra parte Monk calava una tripla per il +14 (84-70).
MKG dalla diagonale destra ricevendo ancora da Parker infilava il jumper ma sul time-out chiamato di lì a poco da Miami sia Tony che Borrego si arrabbiavano incredibilmente con il nostro numero 14 al quale evidentemente era stato richiesto un taglio.
Parker da sinistra in dribbling affondava un lungo pull-up da due punti per l’88-72.
Gli Hornets giravano bene; Willy influenzava un appoggio di Winslow che sbagliava, poi il nostro centro era fermato fallosamente sul tentativo di alley-oop.
Due FT messi a segno e altri due in arrivo per MKG a 1:03 che, realizzati, segnavano il +20 Charlotte (92-72).
Olynyk splittava due FT e Charlotte chiudeva sul +19 a 12 dalla fine.

Charlotte Hornets’ Tony Parker (9) shoots over Miami Heat’s Dwayne Wade (3) in the second half of an NBA basketball game in Charlotte, N.C., Tuesday, Oct. 30, 2018. (AP Photo/Chuck Burton)

 
4° quarto:
 
Miami sparava le ultime cartucce, 4 pt. di seguito erano arrestati da una finta di Willy sotto canestro con schiacciata bimane a 10:43, poi un meraviglioso depistaggio di Parker con spin e sottomano in uno contro uno per il 96-77 erano battagliati dalla tripla di Wade per il 96-80.
Hornets che scomparivano dal campo ingiustificatamente per un breve periodo concedendo a McGruder una tripla e un reverse layup nel nulla a 8:29 per il 96-85.
Monk a 8:12 spezzava la rimonta ospite ma la squadra di Spolestra agguantava uno dei numerosi giochi 2+1 del finale con un’atleticamente impressionante entrata di T. Johnson che subendo fallo da Willy convertiva in tre punti totali. Lo stesso T. Johnson però sfondando su Kemba gettava al vento una transizione regalando a Batum che dal corner destro infilava un open 3, il possibile ruolo di ammazza partita visto il 102-87.
In realtà, anche se Charlotte controllava agevolmente a distanza anche grazie al 21-15 nei TO points, doveva rimanere attenta.
Wade da tre in faccia a Batum e Adebayo in schiacciata per il -10 indicavano che la gara non era ancora sicura. Monk passava al momento giusto oltre T. Johnson su una transizione, Zeller riceveva e subendo fallo chiudeva una giocata da tre punti, proprio come quelli ottenuti tutti d’un fiato da Monk a 5:09 che con un open da second chance mandava la squadra di MJ sul +16 (108-92).
Miami si affidava a Winslow con il suo 2+1 (fallo di Monk) mentre un Tony rilanciato nel finale portava ad altri due punti con l’appoggio concreto di destro sul carambolare di MKG e due difensori nell’area antisfondamento.
Walker dalla diagonale destra per il 113-97 dava un cuscinetto di sicurezza a Charlotte che incassava una giocata da 4 punti di Miami con la tripla di T. Johnson e la spinta contemporanea di Zeller sotto canestro punita con un FT da Whiteside.
A 3:06 Kemba con uno step-back si trovava lo spazio per il tiro da due messo con precisione chirurgica. Seguivano un arcobaleno di McGruder e due FT per Parker (a segno) per il 117-103 prima che Richardson (fallo di Parker, anche se c’era stata in precedenza una spinta sul difensore in principio dell’attaccante) ottenesse un 2+1.
Malik in lunetta continuava il giro dei 2/2, T. Johnson mandava fuori per raggiunto limite di falli Zeller segnando l’ennesimo 2+1 per la squadra della Florida ma Parker, al quale mancavano solo i tre punti in serata provvedeva anche a questa carenza realizzando il 122-109.
Monk da tre segnava sull’undicesimo assist di Parker e Miami mancava l’ultimo FT per l’ennesimo possibile 2+1.
125-113 per gli Hornets dunque che iniziavano benissimo i loro turni casalinghi.
Pagelle
 
Kemba Walker: 7
19 pt., 4 rimbalzi, 8 assist in 35 minuti. 6/14 dal campo con un 50% dalla distanza (4/8) atto a risolvere alcuni momenti di blocco dell’attacco di Charlotte. Lui c’è ma per una sera può guardare anche un po’ di show del compagno Parker anche se all’inizio Richardson non lo vede e nel finale mette un paio di canestri alla sua maniera. Magari sembreranno pochi i suoi punti ma notate anche il numero assist. Conquista un paio di sfondamenti salendo a 6 e diventando primo nella NBA in questa statistica.
 
Jeremy Lamb: 6
7 pt., 1 rimbalzo, 2 rubate. Gioca solo 19 minuti anche se parte da starter. Segna il 3-0, poi al tiro va complessivamente 6 volte mancando le altre due triple. Tre falli finali. In campo comunque male non sta.
 
Nicolas Batum: 7,5
20 pt., 7 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 1 stoppata. 7/10 dal campo, 3/5 da oltre l’arco. Unico difetto i TO, ben 4 ma difende molto più energeticamente e trova anche buona mano. Alcuni canestri, anche se da libero valgono oro.
 
Marvin Williams: 6,5
2 pt., 1 rimbalzo, 2 assist, 1 rubata, 1 stoppata in 18 minuti. Dal campo azzecca solo un floater ravvicinato dalla baseline sinistra oltre il difensore, però nei pochi minuti in campo si rende utile. Ha una fiammata quando prima del canestro in tuffo si lancia sulla sfera facendo partire la transizione chiusa da Batum. In difesa è utile.
 
Cody Zeller: 6,5
11 pt., 4 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 3 stoppate. Il 4/6 al tiro è buono anche se per alcune conclusioni servirebbe smisurata preghiera. Finisce fuori per falli dimostrando a tratti di far fatica nel contenere Whiteside. Si arrangia facendo di tutto un po’. Esce sudato come me dopo averlo visto diverse volte goffamente andare in palleggio rischiando passi indispettendomi su un’azione per accanimento e mancando un pick and roll con Walker facendosi passare la palla in mezzo alle gambe con goffaggine. I due tiri che manca sono da oltre l’arco, sul secondo si tuffa sul pubblico tentando il recupero dimostrando voglia.
 
Malik Monk: 7,5
20 pt., 2 rimbalzi, 1 assist. 7/10 al tiro in una serata che decolla poi nel secondo tempo dove Malik bombarda da oltre l’arco con triple importanti e ottiene anche FT. In difesa ha ancora da lavorare ma aggiunge tanti punti importanti in soli 23 minuti.
 
Michael Kidd-Gilchrist: 7,5
14 pt., 8 rimbalzi, 1 assist. 5/9 dal campo e 4/4 ai liberi in 25 minuti. Una delle poche azioni su cui non mi piace è quella finale del primo tempo dove abbocca alle finte di Olynyk e gli concede spazio per entrare, poi battaglia ovunque rendendosi fastidioso per Miami. Cerca di crear spazi e va a rimbalzo. Energia pura. Sembra un altro rispetto lo scorso anno. Si arrabbiano con lui per non aver tagliato sia Parker che Borrego ma lui finisce l’azione segnando comunque il jumper. Nel finale salva da due punti possibili di Winslow intercettando il passaggio in transizione mostrando atletismo sulla corsa andando a saltare anche una sedia di file.
 
Willy Hernangomez: 7
8 pt., 8 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Bella la finta con la quale manda al bar il difensore in avvio di ultimo quarto. Influenza Winslow all’errore e poi segna due FT dopo esser stato fermato irregolarmente in alley-oop. 18 minuti, 3/5 dal campo e +14 di plus/minus. Discreta prova per Willy che va anche “cattivo” a rimbalzo.
 
Tony Parker: 8,5
24 pt., 1 rimbalzo, 11 assist. 8/15 dal campo. Sul parquet contemporaneamente a Walker in vari momenti, inizia da solo nel secondo quarto a trascinare la squadra mettendo dentro punti con facilità irrisoria tra penetrazioni e FT. A un certo punto varia anche il gioco servendo assist ai suoi compagni. Tra punti e assist, oltre a una sapiente regia, chiude la gara nei minuti finali portando palla con esperienza. Dopo aver visto una pletora di improbabili sostituti di Walker, ecco Mr. Concretezza. +19 come MKG nel +/-.
 
Miles Bridges: 5,5
0 pt., 3 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata in 16 minuti. Si rende utile in difesa anche se commette un paio di falli però è fuori giri e sbaglia un paio di conclusioni mentre a rimbalzo spicca il volo. Night-off come qualche volta gli capita, pazienza. Ha mezzi per risollevarsi nella prossima sfida dove servirà anche il suo contributo.
 
 
Coach Borrego: 7,5
Finalmente Tony Parker anche nel finale. Funziona anche il quintetto con i due francesi e Walker in campo contemporaneamente. La squadra parte bene senza farsi condizionare dal passato con gli Heat. Resiste ai rientri e si sgancia garantendosi un sereno finale anche grazie alla varietà di soluzioni disponibili. Da Kemba si passa alle penetrazioni di Parker o alle triple di Monk. In difesa tutti c mettono le mani e al momento Charlotte è il secondo team per le stoppate rifilate agli avversari pur senza Howard. Impressionante…

Game 7: Charlotte Hornets @ Philadelphia 76ers 103-105

Intro
 
Chissà perché oggi mi è venuta un’idea d’insieme mettendo insieme varie tematiche che teoricamente non sarebbero collegabili.
Partiamo dal presupposto che spesso sui social, ma anche nella vita reale tendiamo a stigmatizzare e/o a condannare i comportamenti di quel collega, quel politico o prendiamo di punta quel giocatore magari.
A volte i comportamenti differiscono per colpa della nostra attitudine differente in situazioni simili.
Prendiamo ad esempio proprio Charlotte che ha concesso la vittoria ai Bulls allo United Center per poi massacrarli in casa allo Spectrum Center dopo soli due giorni praticamente con gli stessi roster a disposizione.
Cosa cambia in queste due situazioni?
Io direi la coerenza e l’attitudine psicologica.
A volte l’ambiente o il nemico davanti a noi è solamente l’immagine riflessa nello specchio delle paure o dei comportamenti che “abbiamo” ma che non riconosciamo quando siamo noi stessi a commetterli ma riconosciamo sugli altri.
Ovviamente è un discorso generico ma che fila bene in taluni casi.
Coach Borrego ad esempio aveva evidenziato la poca voglia/predisposizione alla difesa di Charlotte, fattore determinante nella sconfitta e determinante nella vittoria poiché ritrovato.
Borrego si è “dimenticato” anche di avere diverse colpe nel finale a Chicago…
Dato che lo spirito di sacrificio, l’allenamento sono imprescindibili per ottenere risultati, ero curioso di vedere la partita questa notte che aveva come comune denominatore la trasferta.
Su certi parquet gli Hornets da qualche anno giocano un basket inferiore alle loro personalità, condizionati dal fattore away e se nei primi anni contro i derelitti Sixers si aveva spesso buon gioco, l’anno scorso fu una serie senza troppe storie a favore di Phila.
Sfida quindi psicologicamente dal terreno impervio da affrontare con personalità per eliminare le paure e sconfiggere la fatica del back to back a prescinder dal risultato finale perché tutti guardiamo il risultato ma ancor prima è da applaudire lo sforzo massimo fatto comunque vada.
 
La partita in breve
 
Charlotte inizia con un po’ di timore giocando troppo delicatamente sul parquet, meno fisica, forse perché i Sixers hanno vinto le ultime 6 partite della serie.
A rimbalzo concede qualcosa ma sembra esserci, tanto che chiuderà i primi 24 minuti sul 21-22 per i Sixers in questa statistica.
Dopo diversi sorpassi i 76ers si portano sul +7 ma gli Hornets accorceranno sino al -4 (28-32) di fine prima frazione.
Anche nel secondo quarto la partita rimane equilibrata.
Charlotte beneficia di quattro punti finali di Bridges che accorcerà il divario dei viola sino al -1 (62-63) al riposo, anche se Phila dalla lunetta era perfetta con un 14/14 sbalorditivo.
Gli Hornets provavano a scappare per evitare la punto a punto; a 3:15 l’assist di Batum in transizione per Bridges chiudeva il cerchio con il poderoso alley-oop per l’83-77 ma dopo una stoppata rifilatagli d Biyombo, Embiid tagliava il gap con una tripla.
Charlotte chiudeva comunque in vantaggio il quarto 85-83.
In poco tempo con uno 0-4 di parziale la squadra di Brown si portava avanti di due con una schiacciata dirompente di Fultz.
I Sixers andavano a guadagnar 4 punti in un colpo solo quando a 9:42 JJ Redick andando a tirar scoordinatamente creava il contatto su un’uscita pulita di MKG.
Fattore campo per il fischio e Borrego che perdeva forse la testa?
Forse…
Sta di fatto che si aggiungeva anche un fallo tecnico.
Giocata da 4 punti importante ma successivamente due FT di Walker portavano avanti Charlotte (94-93) che, finita nuovamente sotto, pareggiava (99-99) con un tiro da fuori di Kemba (male da fuori con 3/15) da tre punti.
Nel finale gli errori al tiro di Kemba, Williams, Bridges e la stoppata su Zeller (in ordine sparso) costringevano Charlotte alla resa.
Onorevole, terribile dopo aver perso un’altra gara punto a punto ma anche punto di partenza per continuare a giocare con la forza dei secondi 24 minuti, sebbene alcuni senatori come il solito sian spariti dal campo…
37 pt. di Walker e 14 di Bridges per Charlotte, 27 di Embiid e 18 di Covington per i Sixers che portavano tre giocatori in doppia doppia compreso un Simmons da 14 punti e 12 rimbalzi.
56 rimbalzi e un 25/30 a liberi per i Sixers come fattori determinanti.
Saranno 48 quelli di Charlotte che chiuderà con un 20/24 a gioco fermo.
 
 
 
Le formazioni:
 
 
La partita
 
 
 
1° quarto:
 
Partenza lenta per le due squadre che sprecavano almeno un paio d’azioni a testa prima di trovare il canestro.
Era Phila con Embiid a prender posizione nel pitturato e gancetto su Zeller in leggera girata da spalle a canestro a muovere per prima il punteggio.
Lamb in infilata su iniziativa personale trovava il floater da due punti più il fallo di Fultz portando avanti Charlotte a 10:30.
Simmons imitava Lamb andando a depositare il 3-4 in verticale ma Kemba a 9:51 sparava da tre un catch n’shoot per il 6-4 e a 9:23 riusciva a battere il lungo con uno step-back da media distanza.
Batum sprecava un open dopo una serie di finte ubriacanti di Walker che dava nelle mani del francese il potenziale assist ma dopo l’errore una tripla in transizione di Covington pioveva nel canestro di Charlotte.
A 8:16 sul lato sinistro Lamb mandava a bersaglio una tripla contrastata ma Fultz in coast to coast accorciava sul -2. Batum dalla media metteva dentro ma Saric a rimbalzo sotto canestro strappava un pallone e mettendo dentro il 13-11 invitava Borrego al time-out (7:00) dove aveva qualcosa da dire a Lamb e alla squadra un po’ molle difensivamente.
Lo stesso Saric da tre portava avanti i locali ma dopo una rimessa intercettata a Bridges per il 13-16 in transizione, Kemba allungando l’arto destro trovava un circus shot con la palla che si divertiva a girare lentamente sull’anello più volte prima di decidersi a entrare.
Lo stesso Kemba con un pull-up dalla diagonale sinistra restituiva il vantaggio ai viola (17-16) a 5:25.
Saric dal post basso destro e l’ho ok su Lamb segnavano il +1 Phila poi JJ Redick entrato dalla panchina infilava il tre punti mentre Bridges in entrata sulla linea di fondo destra si fiondava con atletismo per l’appoggio del 19-21.
JJ Redick con un dai e vai sui bordi del parquet a destra contro-riceveva e segnava in corsa da tre mentre Kemba attaccando Embiid depositava da sotto il 21-24.
MKG di destro segnava il -1 ma Embiid andava a segnare 4 punti consecutivi allontanando Phila sul +5, poi Fultz con 2 FT ci lasciava a 7 punti di distanza (23-30) prima che il neo entrato Graham segnasse il suo primo tiro NBA addirittura da oltre ‘arco.
Monk a :21.9 si procurava due FT accorciando sul 28-32.

Batum e Simmons a rimbalzo.
Foto: ELIZABETH ROBERTSON

 
 
2° quarto:
 
Graham iniziava bene anche il secondo quarto con il layup di sinistro in corsa su assist di MKG, Embiid ne metteva dentro due ma Bridges, ricevendo una drive and kick orizzontale dalla baseline, “cacciava” dentro una tripla per far tornare la squadra di Borrego sul -1 (33-34).
Embiid iniziava a prendere piede su un Biyombo subentrato nel primo quarto che male non aveva fatto all’inizio appoggiando due punti, poi Monk smistava un assist verticale per l’entrata lungo la linea destra di Biz che depositava il 35-36 ed entrava in lunetta ma mancava il punto del pari. Occasione sprecata punita da Shamet che facendo piover dentro il nostro canestro una cometa da tre punti era toccato da Graham in uscita da un blocco.
Si aggiungeva un punto supplementare dalla linea con il quale Phila a 9:57 si portava sul 35-40.
Malik in jumper su Muscala ci riportava a un possesso lungo ma era successivamente stoppato da Embiid, così Fultz in transizione girava velocemente nel pitturato disorientando Bridges per andare ad appoggiare elegantemente.
Marvin con uno spin sul post basso sinistro e un pump fake riconoscendo il mismatch in cm con Shamet infilava un banker ma dopo una tripla in transizione mancata da Graham per gli arbitri c’era fallo di Charlotte sulla spinta da sinistra di Embiid su Cody.
2/2 ai liberi per il centro avversario a 7:46 e 39-44.
Un long two di Graham per il -3 era restituito dallo stesso play che perdeva un pallone (pass orizzontale intercettato) diretto a Batum e Covington puniva in transizione con la schiacciata solitaria.
Charlotte andava sul -7 mostrando qualche lacuna dietro lasciando a Simmons una second chance da sotto per il 43-50.
Il riavvicinamento passava per due tiri liberi di Williams seguiti da un floater di Zeller su assist di Walker dopo un double screen ma a 3:27 Saric in lunetta con un 2/2 portava il parziale dei Sixers ai FT sul 13/13 e il risultato sul 49-56. Cody in arcobaleno su altro assist di Kemba anticipava due FT a segno di Kemba (spinta di anca di Saric in chiusura sulla baseline) ma Simmons correggeva sé stesso a rimbalzo dopo l’entrata imprecisa.
Una tripla di personalità a 2:23 di Bridges faceva entrare il nostro rookie quasi in the zone poiché, dopo una stoppata di Batum su un tentativo esagerato di reverse di Simmons, nel finale lanciando un lungo due ci riavvicinava sino al -3, così Embiid tentando la sicura schiacciata stampava una violenta dunk sul ferro facendo correre gli Hornets in transizione, gli arbitri erano costretti a chiamare il fallo sullo stesso rookie servito dal sophemore Monk. ½ per il 61-63 a 7 decimi dalla sirena che suonava inesorabilmente sul secondo libero mancato.
Aggiornato sul 62-63 il punteggio nell’intervallo si era pronti a ripartire.
 
 
3° quarto:
 
Batum iniziava bene il quarto con un assist verticale per la corsa di Lamb in back-door che ci rimandava avanti dopo lungo tempo.
Simmons era stoppato dal francese ma riprendeva palla segnando caparbiamente da sotto.
Cody andava ad appoggiare al plexiglass con eccessiva forza ma un fallo a rimbalzo di JJ Redick su Lamb ci restituiva un pallone sprecato da un tiro di Batum.
Ad ogni modo a 10:27 Kemba zigzagando andava sulla destra con step-back deciso per distanziarsi da Embiid e colpire riportandoci sopra (66-65).
Tre punti di Williams ci davano il massimo vantaggio (+4), poi Cody estendendo a 6 punti il vantaggio grazie a un tocco sopra Embiid e al ferro amico dava l’idea della fuga che Phila stoppava immediatamente con una tripla di Covington a 9:28. Mentre la palla entrando nel canestro era seguita dai tifosi, gli arbitri vedevano la spinta di Zeller su Embiid.
Tiro libero supplementare per il -2 Phila che usava il FT come trampolino per pareggiare con lo stesso Embiid su un’azione nella quale andava a segno sul secondo tentativo da sotto. Lamb con un floater in entrata ritmata su JJ Redick restituiva due punti di vantaggio ai viola (73-71) che accumulavano altri due FT su una transizione che vedeva Zeller lanciato in corsa centralmente verso canestro ricever il passaggio schiacciato di Batum sul quale Saric spendeva l’ennesimo fallo.
Covington però dalla diagonale destra metteva dentro un altro siluro e un jumper auto-prodotto da Fultz costava il sorpasso ai nostri danni (75-76) prima che Kemba in attacco facesse impazzire Covington con rapidi movimenti ed esitazioni servendo brevemente e verticalmente Cody sotto canestro, tardivamente chiuso dalla difesa strettasi troppo tardi per fermare l’alzata di Cody nel varco presente.
Una palla rubata da Cody lanciava il nostro centro verso la jam del 79-76.
Finalmente Phila, sbagliando un libero con Simmons (16/17), rimaneva attardata di due punti che divenivano 4 dopo l’appoggio di MKG e 6 quando a 3:15 in transizione Bridges scambiando con Batum si vedeva restituir palla per l’assist volante chiuso in alley-oop con la consueta potenza.
Biz stoppava Embiid che si rifaceva colpendo da fuori per l’83-80 e per un fallo dello stesso numero 8 degli Hornets Embiid aumentava i punti nel tabellino ai liberi con un 2/2 valido per il -1.
Kemba a :27.1 recuperava tre FT grazie al fallo di McConnell in uscita dal blocco di MKG per un 2/3 peggiorato dall’altra parte a gioco fermo da Covington con il suo 1/3 che fissava il punteggio dopo 36 minuti sull’85-83 Hornets.

PHILADELPHIA, PA – OCTOBER 27: Joel Embiid #21 of the Philadelphia 76ers handles the ball against the Charlotte Hornets (Monk and Williams) on October 27, 2018 in Philadelphia, Pennsylvania
2018 NBAE (Photo by Jesse D. Garrabrant/NBAE via Getty Images)

 
 
4° quarto:
 
Embiid pareggiava subito i conti e una schiacciata di Fultz pirotecnica dopo il coast to coast ci costava lo svantaggio a 11:23 (85-87) .
JJ Redick dalla linea di fondo destra segnava un tiro quasi senza parabola poiché toccato da Bridges mentre Lamb faceva rimaner attaccati i Calabroni con un fade-away nel pitturato sotto il massiccio lungo.
A 9:42 l’azione decisiva della partita probabilmente.
Azione dubbia…
JJ Redick tentava un tiro mentre MKG in uscita dal blocco gli si parava incontro per tempo bloccandosi ma JJ creando un contatto di ginocchio con un tiro scoordinato si prendeva il fischio a favore.
Tre FT più il libero addizionale per tecnico a Borrego. Un 4/4 che costava caro, anche se gli Hornets recuperavano il gap portandosi addirittura avanti a 7:56 dopo due FT di Walker (94-93).
Simmons segnava da sotto il +2 Phila, poi Embiid su un azione di Phila offensiva rimaneva giù, Williams in transizione mancava la tripla in 5 vs 4 e a 4:52 il fallo era contro Lamb. Muscala in lunetta splittando aumentava a tre lunghezze il vantaggio dei bianchi.
Un 2/2 di Walker dalla lunetta avrebbe potuto esser rampa per il nuovo vantaggio ma le frettolose triple di Walker e Bridges erano destinate a fallire, una correzione in prepotente schiacciata di Embiid valeva il +3 per la squadra di coach Brown.
Kemba a 3:04 faceva sibilare la sfera dentro la retina con una tripla finalmente perfetta pareggiando a quota 99.
Da sinistra però a 1:44 dalla fine JJ Redick, dopo una serata passata a litigare con il canestro al tiro ci rispediva sul -3.
Ancora Bridges mancando una tripla (anche se vi erano stati due pt. di Walker) dava la possibilità a Phila di chiudere quasi il match.
Come un serpente letale Covington segnava dalla diagonale destra con Zeller costretto a uscire nel vuoto assoluto.
Spazio siderale e traiettoria orbitante dentro la retina per il 101-105.
Simmons andava a segnare saltando in avanti e perdendo il controllo del corpo.
Netto sfondamento su MKG che un pubblico accecato essendo di parte non vedeva.
Chance per Charlotte con un bell’assist di Walker per Zeller che a sinistra del canestro si faceva toccar palla da Covington.
La stoppata costava cara perché sebbene a :17.3 gli Hornets avessero palla per accorciare, non riuscendo a concretizzare con Williams si trovavano con palla in mano a pochi secondi dalla fine.
Fallo di Simmons su Walker dall’arco. 2/3 ma a :02.6 dalla fine.
Charlotte senza più time-out sotto di due punti con l’acqua alla gola dopo il time-out chiamato da coach Brown.
Sulla rimessa gli uomini di Borrego non riuscivano nemmeno a commetter fallo.
Finiva così una partita che comunque gli Hornets, dopo un inizio titubante in difesa, perdevano nuovamente sul filo, complici scelte offensive a alcuni inutili senatori.

 
 
 
Pagelle
 
Kemba Walker: 6,5
37 pt., 6 rimbalzi, 6 assist, 1 rubata, 2 stoppate. 11/31 al tiro con 3/15 da tre e 12/14 dalla linea… Forse un 6,5 sarà considerato voto basso per un giocatore che ha messo dentro altri 37 punti e viaggia a medie improponibili ma i 31 tiri sono tanti, specialmente quelli presi e non realizzati da fuori. Brutta serata da oltre l’arco, tiri presi troppo rapidamente nel finale dove i compagni non lo assecondano o spariscono come sparisce spesso il gioco di squadra e Kemba è costretto a forzare. Per il resto gioca a tutto campo e si spreme in difesa . Va anche a commettere un fallo abbracciando Muscala nel pitturato…
 
Jeremy Lamb: 6
12 pt., 3 rimbalzi, 1 assist, rubata. Zero di +/-, giocatore che chiuderà con un 5/12 dal campo alternando tiri dal buon ritmo in floater a scelte forzate in penetrazione o continuando a giocar da solo con pochi secondi sul cronometro. Statistiche che andrebbero benissimo dalla panchina ma da lui come SG titolare ci si aspetta qualcosa di più.
 
Nicolas Batum: 5
2 pt., 10 rimbalzi, 4 assist, 2 stoppate. Per fortuna tira poco. Chiude con 2 pt. andando in doppia cifra con i rimbalzi. Alcuni buoni assist e un paio di stoppate dal perfetto tempismo su Simmons. Se su Lamb c’è aspettativa, su Batum non c’è speranza perché nei finali scompare risultando inutile. Marca bene anche un jumper di Simmons poi sull’azione seguente, anche se c’è il leggero tocco di Embiid sulla sua schiena, da sotto appoggia ben distante da canestro rovinando l’azione.
 
Marvin Williams: 5,5
7 pt., 5 rimbalzi, 3 assist, 2 stoppate. 2/6 al tiro. Gravano sul team i due errori da fuori nell’ultimo periodo con una tripla aperta in 5 vs 4 mancata. Più utile in difesa, altro mistero del perché si riveda in campo nel finale. Alcuni giocatori di Charlotte più che mansueti e desueti sono dannosi.
 
Cody Zeller: 6
12 pt., 6 rimbalzi, 1 rubata. Bella la palla rubata con caparbietà che lo porta a segnare in schiacciata. Se la deve vedere con Embiid e dopo un inizio titubante inizia anche a prendersi qualche rivincita. Più confidente, trova spazi sotto per segnare canestri importanti. Peccato si faccia stoppare da Covington in un momento decisivo.
 
Malik Monk: 5
4 pt., 2 rimbalzi, 2 assist. Gioca solamente 11 minuti ma non è in palla. Sparacchia male con un 1/8 dal campo (0/3 da fuori) e concede a inizio ultimo quarto la transizione a Fultz con un’alzata sotto il canestro avversario che diventa subito un bad pass. Un paio di falli in difesa con un 6 di plus/minus.
 
Michael Kidd-Gilchrist: 6
6 pt., 6 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. Lotta. Presente in numerose azioni esce con esiti alterni dalle varie sfide, comunque c’è sempre, anche nel finale sullo sfondamento preso restituisce un po’ di speranza a Charlotte. Un paio di forzare al tiro finendo con un 3/8 dal campo.
 
 
Miles Bridges: 6
14 pt., 2 rimbalzi, 1 stoppata. Borrego gli da fiducia tenendolo sul parquet per 30 minuti perché vuole una squadra fisica. Lui finirà con un 3/6 da fuori, peggiorato a causa dei minuti finali nei quali manca due triple. Splendido alley-oop in transizione e buona mano sui tiri da tre, ma non sui lati dove sbaglia spesso. Il limite è la difesa sul parquet. Facile girargli intorno.
 
Bismack Biyombo: 5,5
2 pt., 6 rimbalzi, 1 stoppata. Inizia su Embiid un po’ incerto, poi qualche volta riesce a usare il fisico per fermarlo come nel secondo tempo quando una difesa attenta costringe il n°21 avversario ai passi. Sempre un po’ “ballerino” in alcune circostanze commette tre falli ed è nullo in attacco, ma l’idea di utilizzarlo su un giocatore fisico non era malvagia. Manca un libero dopo l’unico canestro messo a segno. Sull’altro tentativo, va distante anni luce dal canestro.
 
Devonte’ Graham: 6
7 pt., 2 rimbalzi, 2 assist. Inizia la sua avventura al tiro nella NBA infilando una tripla. Gioca un discreto primo tempo anche se si fa intercettare un passaggio orizzontale da ultimo uomo. Borrego lo prova al posto di Parker. A parte un po’ d’inesperienza che lo portano all’errore, sembra un buon giocatore sul quale poter far affidamento in caso di bisogno.
 
 
Coach Borrego: 5,5
La gestione degli ultimi time-out non è delle migliori e continuare a far giocare senatori come Batum e Williams che non solo mancano tiri ma scompaiono dal campo, è deleteria. Buona l’idea di far giocare Biz per limitare Embiid e quella di inserire gente fisica come Monk, oltre che a lascia spazio a Graham come PG di riserva nel back to back. Adesso si ritorna a Charlotte per 4 partite, dovrà limare qualche errore ma è un coach che ha anche buone idee. Deve parlar su un po’ con la squadra anche per l’attacco nei minuti finali. Bisogna trovare giocate migliori che non costringano Kemba a superarsi come faceva lo scorso anno. L’intenzione dichiarata era quella ma come il solito tra teoria e realtà ci sono distanze e problemi.

Hornets @ 30 (Voti)

In estate era stato fatto uscire dalla società un sondaggio rivolto ai tifosi sulle proprie preferenze riguardo ai giocatori che hanno vestito la divisa di Charlotte dal 1988 a oggi.

Questo in occasione dei 30 anni dalla nascita della franchigia, anche se poici sarebbero da considerare per Charlotte due anni di vuoto o uno in meno per gli Hornets nel passaggio da New Orleans a Charlotte nella riacquisizione del nome.

 

 

Ovviamente non troverete qui giocatoro come Paul o West che hanno giocato per New Orleans ma sono stati inclusi anche dei giocatori dell’era Bobcats.

Personalmene è una visione sulla quale dissento, ma è da considerarsi normale nell’ottica geografica trattandosi di un sondaggio principalmente rivolto ai tifosi dell’area di Charlotte anche se nulla vietava di partecipare e votare on-line, così come feci io, anche se onestamente non ricordo ora tutte le preferenze (se ne potevano scegliere 10) indicate.

In questi giorni il sito ufficiale ha dunque rivelato i player ai quali i fan sono rimasti più affezionati e nel farlo sono stati prodotti anche dei piccoli video che elencano qualche caratteristica di queste icone.

Dunque vediamo per i fan chi sono i 10 giocatori che sono riusciti a far parte della top 10:

 

10^

 

Iniziamo dunque dalla posizione numero 10 dove si piazza un giocatore che ha vestito entrambe le maglie (Cats e Hornets), riuscendo in tre anni a portare i Calabroni per ben due volte ai playoffs (una con i Bobcats e una con gli Hornets, in entrambi i casi prevalse Miami).

Big Al, grandi movimenti sul piede perno, forse il miglior giocatore per movimenti in post basso negli ultimi anni, peccato che le sue ginocchia non abbiano più retto, comunque sia per i fan, Al è tra i big…

__________________________________________________________________________

 

9^

 

Kendall Gill, uno dei primi giocatori di qualità pescato al Draft da Charlotte.

Versatile, per certi versi, anche se in ruoli differenti, mi ricorda Bridges per esplosività, capacità a rimbalzo e anche buon tiro.

Kendall finì poi a deprimersi a Seattle (un po’ grunge l’ambiente, no? Grunge da grungy, termine slang che indicava la parola sudicio, sporco) in una parentesi per tornare in maglia Hornets per un breve periodo a metà anni ’90.

__________________________________________________________________________

 

8^

 

Gerald Wallace, completamente addentro l’era Bobcats, di lui ricordiamo l’atletismo e la gran difesa.

Bravo a rubare palloni, un raggio fotonico arancio nel buio del medioevo Bobcats.

__________________________________________________________________________

 

7^

 

Il Barone (Baron Davis) era un giocatore eccitante ed eclatante.

Tirato su da Bobby Phills (fino alla tragica scomparsa del nostro ex n° 13) da rookie, il Barone ci regalò il passaggio del turno contro i Magic nel first round series dei playoffs 2002 con una palla rubata a Tracy McGrady sull’ultimo possesso dei Magic che consentì a Charlotte di vincer gara 1.

Da ricordare anche un canestro clamoroso da tre punti che sarebbe valso la vittoria per i teal in quel d’Orlando che gli arbitri riuscirono incredibilmente ad annullare facendo saltare per aria il povero coach Paul Silas.

Aancora oggi mi chiedo se sia stata malafede o incompetenza, anche se propendo più per la prima…

Fu ancora lui nel supplementare a trascinare comunque Charlotte alla vittoria.

In ultimo direi che da segnalare ci sono schiacciate d’epica potenza e numeri da circo su alcune realizzazioni che entratono nelle varie top ten settimanali di NBA Action.

__________________________________________________________________________

 

6^

 

Glen Rice arrivò da Miami nell’affare Mourning.

Due giocatori diversissimi partendo dal ruolo ma il n° 41 continuò ad affermarsi come uno dei migliori top scorer della NBA giocando a Charlotte ottime annate prima del suo passaggio ai Lakers.

Dave Cowens lo convinse che poteva anche andare dentro a schiacciare oltre che tirare da tre punti (sua specialità) rendendolo ancor più pericoloso e micidiale da fermare.

__________________________________________________________________________

 

5^

 

Tyrone “Muggsy” Bogues.

158 cm d’irreale sfida al mondo del basket.

La volontà contro la fisica.

Un moderno Gigi la trottola fatto di velocità, visione di gioco, grinta, specialmente in difesa dove i palleggiatori avversari potevano vedersi spuntare questo sgusciante giocatore da dovunque tanta era la sua voglia di dimostrare di poterci stare nella NBA.

Beniamino dei fan e non solo quelli degli Hornets che vedevano in lui un modello per provarci, magari non strettamente in sfide rivolte al basket.

__________________________________________________________________________

 

4^

 

Grand Mama (personaggio per la sponsorizzazione Converse), la vecchietta che in un vecchio telefilm americano con un brutto cappello ornato da un fiore in testa e vestito lungo abbinato faceva impallidire i gradassi al playground era in realtà Larry Johnson.

LJ era un’ala grande, un ex pugile dal fisico possente, veloce e abile nelle giocate vicino a canestro, sapeva però anche colpire da fuori.

Con l’amico Bogues formavano un tandem iconico.

__________________________________________________________________________

 

3^

 

Evidentemente i fan hanno già nel cuore Kemba, sebbene non si sia storicizzato ancora, tuttavia è il leader di Charlotte per punti segnati, triple e trascinatore del team da quando i Bobcats lo scelsero al Draft.

Presente e forse futuro della franchigia?

Legame indissolubile?

Speriamo, visto che Kemba è un giocatore fantastico in penetrazione, da oltre l’arco, i suoi step-back sono un marchio di fabbrica e in difesa è uno dei più abili giocatori a tener la posizione per ottener lo sfondamento.

__________________________________________________________________________

 

2^

 

Dal mio punto di vista è uno scempio che Dell, papà di Steph Curry (attuale giocatore dei Warriors), sia alla numero 2.

Nel mio cuore rimarrà per sempre il mio giocatore preferito.

Uno specialista da te punti con un tiro meraviglioso da vedere ed efficace, in genere entrava come sesto uomo, anche se qualche volta soleva partire in quintetto, che nel 1993/94 vinse appunto il premio come sesto uomo dell’anno.

Fu il primo giocatore scelto dagli Hornets e se consideriamo i punti targati solo Hornets (non Bobcats) a oggi sarebbe ancora leader della franchigia.

__________________________________________________________________________

 

1^

 

A dimostrare che una grande emozione regalata vale più di tanto tempo trascorso nella mediocrità (riferendosi a giocatori che sono rimasti fedeli per anni ma che hanno chiuso scialbamente la loro esperienza).

Zo segnò il canestro a fil di sirena con il quale Charlotte stupì il mondo eliminando 3-1 al primo turno playoffs i Boston Celtics di McHale e Parish in una serie tirata nel 1993 e probabilmente è questo il motivo per il quale l’ex centro ora nell’entourage degli Heat è rimasto nel cuore dei fan.

Certamente aveva grandi doti da rimbalzista e stoppatore e le sue espressioni facciali contribuovano a fara aumentare la simpatia tra i tifosi di Charlotte, un po’ meno tra gli avversari essendo un temutissimo trash talker.

Andò via a inizio stagione 1995/96 poiché il suo agente David Falk (lo stesso di MJ) iniziò a trattare con Shinn l’ingaggio.

Fu così che Shinn decise di privarsi di Mourning cambiando il corso della storia della franchigia.

__________________________________________________________________________

In conclusione, mancano giocatori come Mashburn, il tritatutto o Monster Mash, i compianti Bobby Phills ed Anthony Mason, Eddie Jones, David Wesley, Kelly Tripucka o Rex Chapman, ma sicuramente il campione video elencato è ben rappresentativo della storia della franchigia, sperando si possa rinnovare con nuovi giocatori ai livelli di quelli amati dai tifosi.

Le speranze Monk e Bridges in questo momento sono a Philadelphia, chissà se questa notte mostreranno lampi di classe (inizio alla 1:30 AM)…

Game 6: Charlotte Hornets Vs Chicago Bulls 135-106

 
Intro
 
La rovinosa caduta di Charlotte sul parquet dei Bulls, risultava una delle reiterate vergognose esibizioni d’inconsistenza sul parquet di una squadra ammalorata da infortuni e senza vittorie fino all’arrivo della Croce Rossa Hornets.
L’occasione per pareggiare almeno la serie la offriva il calendario a due giorni di distanza a parquet invertiti.
Dato che la Cassazione ha stabilito che dare del pirla a qualcuno è lesivo dell’onore del destinatario non lo darò in gruppo a una squadra che a pirlare (girare senza scopo) in giro è bravissima.
In realtà la parola pirla è il sinonimo di trottola nel dialetto lombardo e alcune zone limitrofe.
Giacché sono rimasto accigliato più del logo dei Bulls per un paio di giorni, per sdrammatizzare emozioni che non si possono spiegare, ho pensato di utilizzare qualcosa di più leggero come il manga e l’anime di Dash Kappei, più comunemente conosciuto in Italia con il nome di Gigi la Trottola.
Risalente a qualche decennio fa, tratta di un ragazzo circa quindicenne che si cimenta in tutti gli sport con ottimi risultati, ma il suo primo amore (indotto da un’allenatrice) sarà il basket (non raggiunge il metro d’altezza) in virtù di una serie di circostanze.
Un anime leggero e divertente con scenette ilari come i siparietti con il cane parlante Salomone, suo rivale in amore che solo lui comprende e le alzate un po’ maniacali delle gonnelle delle studentesse per estasiarsi alla visione di mutandine bianche (rigorosamente per lui le uniche belle) mettono buonumore.
Non mancano riferimenti ad altri sport (wrestling con Tiger Mask) o a favole con edizioni create ad personam (La Piccola Fiammiferaia) per impietosire e intenerire il suo amore.
Le pagelle verteranno un po’ sui vari personaggi, ma è ora di passare a raccontare la sfida della notte.
 
 
La partita in breve
 
Charlotte gioca un primo quarto alla pari con i Bulls che tuttavia nel finale di primo quarto riusciranno ad andare sopra di due punti, estendendo il vantaggio a inizio secondo quarto sul +6 quando gli Hornets si troveranno nel momento di maggior difficoltà della loro partita.
La panchina reagirà bene grazie all’energia di MKG e ai canestri di un ispirato e grintoso Tony Parker abile a firmare il sorpasso sul 30-29.
Hornets che con Walker aumentavano il divario nel finale del primo tempo.
Una bomba del capitano chiudeva i primi 24 minuti sul 68-54. Gli Hornets nel terzo quarto risultavano travolgenti per i Bulls e con un parziale di 34-21 estendevano il vantaggio sul 102-75 a 12 minuti dal termine.
Rimaneva del garbage time ma anche dalla spazzatura a volte si possono ricavare cose utili e belle.
Monk e Bridges facevano vedere qualche buona giocata mentre Biz si divertiva a stoppare gente, un po’ come alle feste ci si diverte a conoscerla.
Qui si notava quanto fosse mancato a Charlotte un rim protector a Chicago, considerando anche l’ottima prova di Zeller, più pulita (nel senso che accompagna a braccia alzate l’attaccante in penetrazione costringendolo a sbagliare). LaVine sarà limitato sotto canestro e finirà con 20 punti, 12 dei quali li ricaverà però con le triple.
Borrego voleva maggior attenzione e fisicità in difesa, questo implicava anche la lotta a rimbalzo e la squadra lo ha finalmente accontentato.
Miglior marcatore dei suoi seguito da Jabari Parker con 19 pt. e da Payne con 15.
Walker e Parker sugli scudi per gli Hornets con i rispettivi 30 e 18 punti.
Per Charlotte ci saranno 50 rimbalzi, 30 assist, 10 rubate e 10 stoppate contro i 34 rimbalzi dei Bulls (surclassati), 21 assist, 5 rubate e 7 stoppate.
10 i turnover degli Hornets contro i 13 dei Tori.
Con un 53/93 dal campo i Calabroni finiranno per tirare con un irreale 57% dal campo e considerando lo 0/11 iniziale da fuori divenuto poi 8/22 parziale e 14/32 finale (43,8%), si capisce il perché gli Hornets abbiano vinto una partita in discussione per circa un quarto e mezzo sfruttando il fattore campo, circostanza che lascia un po’ d’amarezza per la minor personalità dimostrata in trasferta contro gli stessi avversari.

Hugo e le dance brackets poco prima d’inizio gara.

 
Le formazioni:
 
La partita
 
1° quarto:
 
LaVine iniziava da dove aveva lasciato, ovvero segnando punti difficili; la prima giocata dei Bulls era chiusa dalla star avversaria con un tiro da tre punti dall’angolo destro che oltrepassava la buona difesa di Batum.
Charlotte reagiva tentando con Walker la penetrazione ma i Bulls chiudendosi spendevano subito un fallo che costava loro 2 FT e altrettanti punti.
LaVine non riusciva a battere Zeller da sotto canestro mentre il nostro centro usava la sua altezza per depositare da sotto il vantaggio ma W. Carter Jr. con una tripla riportava avanti i Bulls.
I Tori erano raggiunti da Kemba che con una drive da destra andava rapidamente ad appoggiare.
Walker salvava Charlotte da una transizione dei Bulls e prendeva sulla rimessa d’attacco successiva anche lo sfondamento commesso da LaVine.
Lamb da sotto e Batum con un arresto e tiro da media distanza a destra facevano volare Charlotte in doppia cifra ma un’entrata verticale di Payne con fallo di Lamb restituiva ai Bulls almeno il minimo scarto (10-9).
Chicago sprecava a 6:33 due liberi per il vantaggio e gli Hornets con un’entrata in cambio mano di Bridges a superare Felicio ne approfittavano per allungare, ma lo stesso Felicio dal pitturato alzava su Zeller la sfera del 12-11 mentre Payne da tre riportava sopra ancora una volta Chicago.
Bridges recuperava un rimbalzo nell’area dei Bulls dopo un errore di Kemba per pareggiare e a 4:34 per un fallo di LaVine su Walker il capitano restituiva il vantaggio ai nostri (16-14) prima dell’1/2 di MKG dalla lunetta.
Felicio con un banker da sinistra dimostrava la poca aggressività di Willy in marcatura mentre il diagonale lungo di Tony Parker per il +3 era replicato in termini di punti validi dall’entrata di Payne.
Minima distanza tra le due squadre con MKG a ricreare un cuscinetto grazie a una decisa puntata verticale a canestro chiusa con appoggio al plexiglass su Holiday.
Payne da destra puniva gli Hornets che concedevano spazio dall’arco per il pari a quota 21 mentre un floater di Blakeney tra gli errori da fuori di Monk e Bridges consentiva il vantaggio ospite.
Con un appoggio al vetro dal post basso sinistro di Jabari Parker su Bridges e un’entrata di Kemba che passava in mezzo a due giocatori prima di depositare di destro su Holiday appena prima della luce rossa si concludeva il primo quarto.
Bulls in vantaggio di due: 23-25.

Charlotte Hornets coach James Borrego, left, makes a point to guard Malik Monk during the first half of Friday’s NBA game against the Chicago Bulls at the Spectrum Center. Bob Leverone AP
Read more here: https://www.charlotteobserver.com/sports/nba/charlotte-hornets/article220633070.html#storylink=cpy

 
 
 
2° quarto:
 
Allarme rosso per gli Hornets quando le prime due azioni dei Bulls costavano 4 punti; prima Felicio a 11:24 perdendo una scarpa su fallo di MKG andava a realizzare due liberi e poi Jabari Parker con uno spin sulla baseline destra andava a posterizzare Williams in aiuto.
Un 23-29 (-6) che Tony Parker riusciva a dimezzare in una sola azione con entrata più FT a 10:43 spezzando il raddoppio di Felicio dalle parti del pitturato.
MKG attaccando la diagonale ci riportava con il tocco in entrata al -1 mentre un grintoso Tony Parker a 9:26 usava bene il corpo per segnare da sotto a sinistra con un’entrata dal tiro rustico (30-29).
Tony continuava a produrre anche quando si trovava l’entrata sbarrata; drive, bound pass per MKG che da sotto si faceva valere trovando lo spazio per infilare altri due punti.
Un goaltending di Batum su Felicio lasciava in bilico il match mentre dall’altra parte Monk apprendeva e imitava Parker per l’assist in corsa verso MKG che in lunetta a 8:29 estendeva i punti personali a 9 oltre 5 rimbalzi.
LaVine rientrava in campo procurandosi due FT a 8:16 ma inusualmente li mancava entrambi così dall’altra parte il nostro play francese son uno scoop di destro continuava a lasciar di stucco la difesa di Hoiberg che non trovava contromosse alla rapidità e abilità della nostra PG di riserva. Un fortunoso tiro di Jabari Parker riduceva lo scarto mentre gli Hornets con una tonica entrata di Williams chiusa da uno scoop sinistro molto spettacolare in salto ci consentivano d’andare sul 38-33.
Parker a 6:32 colpiva liberissimo da oltre l’arco magnificando la sua prestazione (41-33) ma non si arrestava mostrando dal repertorio anche il floater a 6:08 per un +10 Hornets influenzato indubbiamente dal transalpino.
Bulls che provavano a riportarsi in partita con una tripla di LaVine dal corner sinistro.
In attacco MKG mancava un appoggio da sotto ma recuperando il rimbalzo riusciva a girare sulla pressione di un difensore che andava a vuoto spianandosi la strada per l’appoggio facile.
Chicago colpendo nuovamente da fuori con J. Parker si ritrovava sul -6 (45-39) ma un jumper obbligato dal pitturato di Zeller (idea di passaggio in pick and roll su Walker impossibile per l buona chiusura di Chicago sul capitano) con pochi secondi sul cronometro anticipava la tripla di Lamb in transizione dalla diagonale destra.
Hornets che volando sul 50-39 lasciavano a Payne una correzione a una mano plastica su un errore dello stesso giocatore ma a 3:57 un arcobaleno lunghissimo di Walker dalla diagonale sinistra aiutava gli Hornets verso la fuga, ridotta da due transizioni e 4 FT per Chicago.
Zeller non se ne curava e in entrata alzava la sfera altissima al vetro per un canestro sul quale mostrava buona coordinazione del corpo costretto all’improvvisazione.
LaVine da tre prima e con una dunk cattiva poi spingeva i Bulls a tornare sul -7 (57-50) ma a 1:55 la seconda bomba di serata di Kemba restituiva il vantaggio in doppia cifra (60-50).
Payne ne metteva altri due, gli Hornets rispondevano con un giro palla ficcante chiuso da sotto da Zeller con un’alzata tagliata a magnificare l’assist con extra pass da parte di Kemba che nel finale decollava subendo anche un tocco in entrata sotto canestro; sbilanciato con il corpo all’indietro appoggiava al plexiglass realizzava tiro e libero.
65-52.
Holiday al vetro faceva compiere alla sfera un’inusuale parabola lunga ma il canestro era buonissimo, tuttavia chiudeva ancora il nostro scatenato n°15 con uno step-back e tripla dalla diagonale destra che lasciava il pubblico estasiato.
68-54 alla fine dei primi 24 minuti grazie all’ultima bomba di Kemba.

CHARLOTTE, NC – OCTOBER 26: Tony Parker #9 of the Charlotte Hornets shoots the ball against the Chicago Bulls on October 26, 2018 at Spectrum Center in Charlotte, North Carolina
NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

 
3° quarto:
 
Dopo un primo canestro di Batum i Bulls accumulavano 5 punti con i quali riducevano lo scarto a 11 pt. (70-59) ma un’altra alzata di Zeller dalla baseline e un dai e vai nato sul bordo sinistro tra Williams e Batum con la restituzione di palla da parte di quest’ultimo per la rollata con canestro del nostro numero 2 ci restituivano ossigeno.
Una dunk di LaVine era restituita da un’entrata di Walker che passando in mezzo a un paio di difensori fissava un terzo tempo di destro sul quale Hoiberg chiamava un time-out (8:46) poiché non propriamente contento della sua difesa.
A 8:12 Walker aumentava i giri e il numero di triple per il 79-61 mentre a 7:48 era Zeller da sotto a beneficiare di una drive and dive del capitano che al volo passava corto altruisticamente propiziando il canestro del +20 (81-61). Partita in ghiaccio con i Bulls demoralizzati tanto che Lamb trovava spazio immenso per colpire da fuori a 6:47, anche se Arcidiacono restituiva il tiro pesante.
Holiday dall’angolo segnava quello che sarà un refrain per i Bulls nel tentativo di recupero; un paio di triple pesanti per accorciare prima che i Calabroni rispondessero.
Batum da dietro stoppava LaVine impegnato i entrata contro Zeller mentre nessuno stoppava il lestissimo Kemba in entrata con capriola e ribaltamento fuori dal parquet utile dopo il canestro.
Anche Batum partecipava alla festa a 3:45 con un catch n’shoot dalla sinistra da tre punti (91-69) mentre MKG vinceva un doppio duello in difesa e in attacco contro J. Parker.
Entrava anche Biz che faceva le prove di stoppata sul polso di Felicio che in lunetta splittava.
Partita in ghiaccio anche quando gli arbitri interpretavano la presa di posizione di MKG come illegale sull’entrata di Parker dei Bulls che con un 2/2 segnava il 98-71.
Biz mandava quasi K.O. Arcidiacono in attacco facendosi spazio con il gomito ma Bridges con una Thunder dunk sulla baseline destra (ricevendo palla da un Parker in direzione diametralmente opposta e convergente) portava i Calabroni già a quota 100.
Jabari Parker metteva dentro un canestro e un libero sulla stessa azione poi arrivavano due tiri liberi di Tony Parker per altri due punti di vantaggio accumulati che Biz conservava gelosamente stoppando Blakeney.
Sul 102-75 si andava al terzo riposo.
 
4° quarto:
 
Con la partita in ghiaccio i Calabroni incassavano un paio di triple a opera di Blakeney e Jabari Parker ma rispondevano con quella di Bridges da posizione quasi frontale a canestro. Un elegante reverse layup di Arcidiacono in infilata mostrava la bellezza delle tempistiche del basket sul passaggio di Felicio ma anche dall’altra parte Parker vedeva bene il taglio sulla linea di fondo sinistra per Monk che decollava in un plastico volo librandosi nell’aria per schiacciare di potenza a favore dello spettacolo puro essendosi liberato della difesa. Bridges faceva piombare a 9:29 un lungo due per un 5/6 dal campo.
Monk, vi fossero rimasti dubbi, chiudeva dall’angolo destro la gara con la tripla del +23 (112-89), poi entrava in scena Biyombo che stoppava due volte Harrison agevolando un running layup di Monk sull’altro versante.
Torreggiava ancora Biz che diceva no per la terza volta a Chicago su un tentativo di schiacciata, stavolta la vittima era più prestigiosa, ovvero Jabari Parker.
Quando poi Monk connetteva il cavo invisibile tra lui e Biyombo per l’alley-oop poderoso del nostro centro, il pubblico di Charlotte rumoreggiava felice.
Poco il brusio per la tripla del “nemico” Harrison (116-92) mentre nel finale si vedevano anche Bacon e Frank che andavano in direzione diametralmente opposta.
Se al primo riuscivano una tripla con tabella quasi in frantumi e un’entrata, al secondo non riusciva nessuna delle due, beffato anche sull’appoggio a canestro dallo stesso ferro. C’era il tempo per una violenta schiacciata di Bridges che lasciava Hutchison quasi piantato sul parquet, poi dopo la tripla di Arcidiacono dal corner destro le squadre chiudevano sul 135-106 tra i soliti saluti anticipati prima della fine della partita visto che Monk, superata la metà campo decideva di non esagerare sull’ultima azione.
 
Pagelle
 
Kemba Walker: 8,5
30 pt., 6 rimbalzi, 7 assist. Gigi la Trottola, chi altri avrebbe potuto essere? Ha talento da vendere e sarebbe probabilmente come il protagonista della serie un n°1 anche in altri sport se vi si fosse applicato? Non lo so, di certo sono felice che abbia scelto il basket e giochi per gli Hornets. Raggio di luce nel buio, ha bisogno di W come la visione di mutandine bianche aiutava Gigi a ricaricasi. In serata segna 30 punti in 26 minuti. Imprendibile in entrata finisce con un 11/18 dal campo che contiene un 5/10 da fuori. 3/3 ai liberi e 7 assist, alcuni dei quali solo da spinger dentro. Fantasiosamente irrefrenabile, se avesse giocato anche l’ultimo quarto avrebbe finito probabilmente sopra i 40 pt.
 
Jeremy Lamb: 6
10 pt., 4 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. Gloria, l’allenatrice. Gloria è l’allenatrice del Seirin. Espressioni facciali che mutano facilmente, specialmente quando l’anarchico Gigi ne combina qualcuna. Prova a rimanere calma ma non ci riesce. A Lamb, sarà anche per il cognome riesce molto meglio in realtà ma a pari ruolo con Batum, sembra molto più assennato. Tira con troppa parsimonia finendo con un 3/7 dal campo. Da una guardia tiratrice ci si aspetterebbe di più ma fa tutto in campo anche se l’inizio è indubbiamente lento. Accumula qualche punto in più nel secondo tempo.
 
Nicolas Batum: 6,5
10 pt., 8 rimbalzi, 5 assist, 2 rubate, 1 stoppata. Dick. In realtà sarebbe un membro della squadra di ping pong ma a causa del suo fisico esile i compagni di club lo mettono in disparte e lui si allena con la racchetta a fender l’aria. Purtroppo noi dobbiamo sorbire un giocatore che guadagna più di 24 milioni a stagione e ha le stesse evanescenti prestazioni di Dick in allenamento, che al contrario del francese, almeno non fa danni. In serata comunque tirando poco e con spazio, riesce a metter dentro un 4/5 dal campo con un 2/3 da fuori. Stoppa LaVine dopo esser stato passato poiché Zeller gli da tempo. Alcuni rimbalzi li prende strappandoli ai compagni, indisturbato da avversari ma per una volta la gara è discreta anche se mi fa imbestialire su un rimbalzo offensivo quando potrebbe prender palla invece tergiversa e se la fa nettamente rubare.
 
Marvin Williams: 6
4 pt., 5 rimbalzi, 2 stoppate. Piccolo John. Dai grotteschi labbroni, è quello che ha il merito iniziale di stimolare l’orgoglio di Gigi con una battuta sarcastica. Non proprio bellissimo, comunque utile comprimario si adatta perfettamente al profilo dell’anime. Chiude con un 2/6 dal campo, utile a chiudere in qualche occasione, anche se fallisce le due triple tentate si vede su una bella giocata con Batum sulla sinistra quando rolla dentro per chiuder con sicurezza e precisione.
 
Cody Zeller: 7
14 pt., 6 rimbalzi, 1 assist. Adamo. Perché è bianco, non certamente perché è bello e amato dalle donne come il biondo dai capelli lunghi della serie. Anzi, Cody i capelli li sta perdendo troppo presto, l’importante è che non faccia perder le partite alla squadra. In serata è un freno per le entrate di LaVine che limita alzando le braccia riuscendolo spesso a farlo sbagliare. Mette dentro un paio di palloni (offerti da Walker) dalla baseline da pochi passi e trova anche canestri impensabili per lui come un’entrata con palla alzata altissima sul vero e un jumper che si deve prendere perché Kemba è tagliato fuori dal pick and roll.
 
Malik Monk: 6
10 pt., 2 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate. Salomone. E’ il cane con i boxer rigati rivale di Gigi. Anche lui ama Anna nella serie e non si pone il problema della differenza di specie. Crea siparietti spiegando le regole del basket. Sa parlare ma lo capisce solo Gigi. Se lui e Walker nei momenti insieme riuscissero a dialogare, parlerebbero il linguaggio universale del basket. Agilità e talento ci sono. Questa sera fa vedere un bell’alley-oop su imbeccata di Parker ma anche lui ci mette un po’ a carburare (4/10 dal campo), tuttavia alla fine va in doppia cifra. Bello l’assist per Biyombo.
 
Michael Kidd-Gilchrist: 7,5
15 pt., 8 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Thomas. E’ il capitano della squadra nella serie. Assennato, ogni tanto mostra qualche punto debole caratterialmente quando si parla di donne. Il nostro MKG è finito in panchina ma è un giocatore di lungo corso per Charlotte che si sta rendendo utile in un ruolo fuori dal suo, utilizzando le proprie caratteristiche anche se non è un fenomeno. Chiude con 6/9 dal campo sfidando la difesa dei Bulls in entrata e a rimbalzo. In difesa tiene anche J. Parker. Si spreme. Dinamico, ha energia da offrire alla squadra in contributo.
 
Willy Hernangomez: s.v.
0 pt., 1 rimbalzo. Gioca solo 4 minuti in serata mancando un tiro. Commette un fallo ma è poco per giudicarlo anche se dietro non fa un figurone nelle occasioni nelle quali è chiamato in causa. Probabilmente Borrego preferisce qualcuno di più fisico difensivamente.
 
Miles Bridges: 7
15 pt., 5 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate. 7/10 al tiro. Impera in schiacciata dove regala “ohhhh!” di stupore e ammirazione al pubblico ma sa anche mettere tiri da lontano. Oltre a una tripla mette un paio di lunghissimi due ai quali mancano solo pochissimi cm per esser considerati da tre. In caduta dal rimbalzo difensivo conteso nel primo tempo riesce a smistare anche un passaggio. Un po’ acerbo a volte in difesa ma in una serata così lo premio con un 7.
 
Tony Parker: 8
18 pt., 8 assist, 1 rubata. Tomato. E’ l’alter ego di Gigi ma ama le mutandine rosa. Intreccia una battaglia con Gigi sul tema: “Più belle le rosa o le bianche?” Scuole di pensiero differenti, modi di giocare un po’ diversi, a tratti simili, Parker cerca di non far sentire la mancanza di Kemba quando è in panca a riposare. Mettiamola così… sembrava Kemba o semplicemente il Tony Parker degli Spurs. In difficoltà la squadra parla in panchina con i compagni cercando di spronarli, poi da l’esempio con iniziative che spesso si chiudono nel migliore dei modi. Spina nel fianco per i Bulls che lo soffrono. Mostra tutta la sua grinta dopo il canestro del sorpasso del 30-29. Non fa mancare nemmeno gli assist guidando poi la squadra nell’ultima frazione. Timone navigato.
 
Dwayne Bacon: 6,5
7 pt., 2 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. A partita finita entra cercando comunque di ritagliarsi spazi per il futuro. Chiude con un 2/3 dal campo e un 2/2 dalla lunetta per un clear path. Tabellata da tre fortunosa e altra tripla lunga. Da fuori non sembra il suo pane. Meglio quando va di corsa.
 
Bismack Biyombo: 7,5
2 pt., 3 rimbalzi, 5 stoppate. Alan. Armadio a 4 ante. Ecco la similitudine. Credo che Biz sia nettamente più buono dell’ex fidanzato di Anna, da lei lasciato perché violento. E’ vero che commette 4 falli riuscendo ad abbattere anche Felicio. Rifila una gomitata involontaria ad Arcidiacono mentre prova a muoversi per liberarsi usando il piede perno ma rifila tre stoppate di seguito ai Bulls e in soli 12 minuti sale a 5. Un rim protector che in alcune circostanze della partita a Chicago Borrego non ha considerato e ci è costato caro. Alley-oop servito d Monk come ciliegina sulla torta.
 
Frank Kaminsky: 5,5
0 pt., 1 assist. Zero punti, 0/2 al tiro, uno da fuori e un appoggio sul quale il ring lo beffa facendogli saltellar via la palla. Chissà quando lo rivedremo in campo così…
 
Coach Borrego: 7
Rinsavisce convincendosi che un rim protector serva. Zeller e Biz fanno buona guardia. Capisce in pochi minuti che Willy non si adatta. Allenatore giovane che avrà difetti ma nell’occasione è veloce nel capire certe dinamiche. Deve lavorare sulla chiusura degli angoli. Non solo i Bulls ma altre squadre sfruttano la nostra lacuna nei close out. La squadra va in difficoltà sul finire del primo quarto e a inizio secondo ma con Parker in campo in forma può star tranquillo. Ci pensa Kemba a finire il lavoro facendogli passare un secondo tempo rilassante dove deve solo decidere i cambi.

Game 5: Charlotte Hornets @ Chicago Bulls 110-112

 
Intro
 
Quando entrano in scena i Bulls potremmo parlare di naturale tauromachia sportiva senza spargimenti di sangue.
Richard Klein, il primo proprietario della franchigia scelse il nome Bulls/Tori, perché la zona era la capitale della carne e lui venne folgorato pare dai tori appunto.
Dai suoi giocatori sperava di riveder la stessa forza e resistenza incarnata nello spirito di questo animale.
A Charlotte ci sono ragioni storiche ma, anche se “più lontani” dalla comunicazione con l’uomo, i Calabroni incarnano combattività, velocità e la possibilità di volare.
Un combattimento che potrebbe ricalcare le doti delle squadre di oggi.
Charlotte era ripartita bene nelle sfide contro Chicago dal 2014 ma a inizio 2017, proprio con una sconfitta a Chicago apriva un ciclo negativo contro i Bulls che coincideva con la picchiata della squadra di Clifford durata almeno sino a scorsa fine stagione.
Oggi Charlotte a Chicago andava per uscire da quel tunnel e risollevarsi mentre gli orgogliosi Bulls non erano certo disposti a cedere nulla…
Hornets Vs Bulls, dal mio punto di vista, una delle sfide più affascinanti dell’intera NBA, anche se oggi le squadre non stazionano nel paradiso dei team NBA ma nel limbo oscuro della Lega.
 
 
La partita in breve
 
Bulls senza Lauri Markkanen, Dunn e Valentine per infortunio a cercare la prima W ma Charlotte partiva bene con lo starting five ma il cambio tra questi e la second unit nel finale del primo quarto dava la possibilità ai Bulls di rientrare nonostante Parker con un paio di jumper a inizio secondo quarto provasse a spinger la panchina.
I Bulls però azzeccavano un parzialone di 11-0 con il quale rimanevano in vantaggio per tutto il primo tempo. Charlotte, che sino a quel Hornets con 18-25 i rimbalzi pro Bulls a fine del primo tempo spiegavano il vantaggio dei locali.
Nel terzo quarto si ergeva protagonista Payne che bombardando da tre punti spingeva sul +11 Chicago, un vantaggio che alla fine dei 12 minuti scemava a 6 punti. Charlotte tentava di recuperare nell’ultimo quarto e iniziando bene con una giocata di Bridges tagliava lo svantaggio. Hornets che sul +5 (un paio di canestri da tre, uno di Walker e uno di Williams) giocavano male almeno ¾ attacchi, così Lavine spingeva i suoi con un paio di giocate top.
Charlotte finiva per aver la palla in mano a poco più di sei secondi dalla fine dopo un errore di Lavine ma sulla rimessa Kemba sulla pressione mandava fuori la palla.
Lavine in penetrazione era fermato al casello da Monk ma a pagar dazio con due FT erano gli Hornets che a mezzo secondo dalla fine incassavano due FT della star avversaria. Sconfitta surreale, senza toglier nulla all’impegno dei Bulls. Difesa a tratti inadeguata e la lotta a rimbalzo è stata vinta da Chicago 36-45 mentre gli assist sono stati 23-21 per i Calabroni.
Interessante è stata la statistica al tiro. 48,1% dal campo per i Bulls che da tre son saliti da un 21,4% nel primo tempo a un 34,5% finale grazie all’esplosione di Payne che con un 7/11 complessivo e 21 pt. ha trascinato la squadra di Hoiberg insieme a un Lavine da 32 punti alla vittoria.
Per Charlotte Walker è stato come il solito il top scorer fermandosi a 23 punti mentre dalla panchina da segnalare Parker in doppia cifra con 10 punti.
Hornets dunque sconfitti dalla sete di vittoria dei Bulls senza attenuanti con coach Borrego complice nel finale avendo schierato un quintetto squilibrato.
Partita che dice molto; gli Hornets non sono ancora usciti dal tunnel, anzi, l’harakiri nel finale è stato completo, ci proveranno all’Alveare tra due giorni contro la stessa avversaria per tentare il riscatto immediato.
 
Le formazioni:
 
La partita
 
1° quarto:
Prima palla a due dell’anno vinta da Cody Zeller sfruttata a dovere da Charlotte che con Batum dalla diagonale destra colpivano da tre punti a 11:37.
Holiday con un arresto e tiro dalla media andava oltre il braccio proteso di Lamb per il 3-2, toccava poi a LaVine portare in vantaggio i locali che subivano tuttavia a 10:20 una tripla di Lamb dopo un ottimo giro palla sul perimetro da parte degli Hornets.
Open da una parte ma anche open dall’altra con la tripla di Holiday per il 6-7.
A riportare i Calabroni avanti era un folle coast to coast di Walker che centralmente a insana velocità passava in mezzo a due difensori per chiudere in reverse subendo fallo da Holiday.
Giocata da tre punti per il 9-7.
Felicio da sotto pareggiava, poi Zeller in un’azione più utile che bella, si procurava il nuovo vantaggio andando a concluder da sotto dopo aver rischiato di perder palla.
Marvin con un’alzata dal post sinistro segnava il 13-9 per poi beneficiare del vantaggio sul proprio difensore grazie al gioco di passaggi per uno swooping scoop sul numero 34 (15-9).
Time-out per i Bulls a 6:16…
Lavine accorciava ma a 4:52 Lamb da destra infilava ancora tre punti ma su una transizione Payne servendo Portis trovava compagno e due punti facili, tanto che a sua volta Borrego ricorreva al primo time-out.
A 3:51 Walker entrava in ritmo dal palleggio colpendo da tre punti per il 21-13 poi Batum recuperava fallo sulla rimessa dal fondo dei Bulls con un’originale sfondamento subito da Lavine.
C’era anche una possibilità per un FT di Kemba per tre secondi in area dei Bulls ma dopo lo 0/1 lasciando spazio a Parker e alla panchina, gli Hornets si facevano mangiare qualche punto.
Una palla persa di Batum era buona per una two hands flash dunk di Holiday anche se un passaggio verticale di Monk per Willy rimediava ai due punti regalati ai rossi.
Lentamente Charlotte rinculava nel punteggio, Felicio giganteggiava a rimbalzo e mettendo anche qualche punto come quello del 25-21 (da sotto ricevendo palla), aiutava i suoi nel comeback.
Parker in entrata provava a rimetter un cuscinetto come margine di sicurezza ma Arcidiacono da tre a :33.6 chiudeva il primo quarto sul 27-24 facendo tornare i suoi a un possesso di distanza.

La palla a due vinta da Zeller a inizio gara.
La prima per lui.

2° quarto:
Felicio continuava a recuperar rimbalzi mentre in breve tempo a MKG erano conteggiati tre falli (in 5 minuti), il tecnico che si prendeva a 10:44 aiutava i Bulls a passare avanti con l’1/2 di Blakeney (27-28), vantaggio che durava poco dopo l’insistito gioco di passaggi tra Monk e Zeller che portava quest’ultimo a segnare in schiacciata.
Il nostro Parker aggiungeva un paio di jumper ma l’altro Parker (Jabari) a 8:55 pareggiava segnando dal cuore dell’area grazie anche a un FT addizionale (fallo di Williams). Hutchison segnava altri due punti mentre Charlotte mancava in attacco.
Blakeney a 7:27 continuava a estendere un parziale che si bloccava solamente sullo 0-11 dopo un floater dello stesso Hutchison per il 33-41.
Charlotte piombava nell’incubo ma Cody metteva dentro due punti su assist di Kemba e Monk sfruttando una fitta trama di rapidi passaggi mandava dentro il jumper frontale da fuori l’arco per il 38-41.
Quando sembrava che gli Hornets si fossero ripresi, gli arbitri chiamavano un fallo di Walker su un abbozzo di tiro di Arcidiacono, che segnava dalla lunetta un 3/3 con Hoiberg a chiamare anche il terzo FT dopo che tutti si erano già allontanati dalla lunetta dopo il secondo.
Marvin con due punti accorciava sul -4 (40-44) ma Parker Jr. con un assist facile dietro la schiena dovuto alla transizione pescava LaVine che realizzava.
Gli Hornets protestavano per una mancata chiamata sulla loro azione offensiva e si prendevano un doppio tecnico. Quello a Walker e quello a Borrego che rispedivano la squadra sul -7 (½ ai FT).
Charlotte sino a quel momento rimaneva a ½ dalla lunetta e a 9/11 invece si trovava Chicago…
Finalmente Kemba forzando l’entrata costringeva Payne al fallo mettendo dentro un 2/2 a 4:00 dalla sirena dell’intervallo.
Chicago sbagliava da sotto con LaVine, in mischia poi succedeva di tutto, tanto che si vedeva anche Carter Jr. esser stoppato da Batum.
Jabari Parker da due metteva dentro più tardi mentre Kemba si creava dal palleggio lo spazio per andare a colpire da fuori dalla diagonale sinistra accorciando sul 47-51.
Lamb stoppava Lavine e gli Hornets grazie ad alcuni liberi si riportavano sotto.
Zeller e Walker ne infilavano due a testa, Batum intercettava palla sull’ultimo attacco dei Bulls conservando almeno il -1 per un 53-54 che dava ancora un senso alla gara.
 
 
3° quarto:
Lamb conquistava un rimbalzo difensivo e infilando un floater ci portava sopra di uno (55-54) ma su un’azione offensiva dei Bulls, LaVine in salto con una gomitata mandava uno Zeller sanguinante (colpito involontariamente al volto) negli spogliatoi consegnando a Payne la palla per il sorpasso.
Tre punti per l’esterno per il 55-57 a 10:36.
A Batum era lasciato un corridoio sul centro-destra e il francese vi s’infilava per schiacciare senza opposizioni di sorta trovando il pari a quota 57.
La partita rimaneva in bilico, Batum segnava con un fade-away ai bordi del pitturato sinistro, canestro che tuttavia valeva solamente il 62-63 mentre a 7:23 un assist orizzontale di MKG per un catch n’shoot del transalpino valeva due pt. più un FT non concretizzato che lasciava gli Hornets a distanza di un punto (64-65).
Portis posterizzava MKG con la schiacciata a una mano. Charlotte arrancava ma Willy a 6:22 in area si procurava due FT senza fatica per un fallo preventivo.
2/2 e -1 ma un passaggio in diagonale verso l’angolo per Payne era mancato dal tentativo d’intercetto di Kemba che lasciava al quasi infallibile triplista l’onore del 66-70.
Un inaspettato tre punti di MKG dall’angolo destro teneva in corsa Charlotte che tuttavia subiva dalla diagonale destra lo step-back da tre da parte di uno scatenato Payne.
Hornets in bonus a 4:58 con Hernangomez che trasformava i liberi in punti per il 71-73.
Lavine depistava Hernangomez per andare a schiacciare con una dunk frontale ma MKG servito dalla drive di Walker aveva tutto lo spazio per colpire da tre nuovamente dall’angolo destro.
Sul 74-75 gli Hornets subivano due FT di Lavine e la terza tripla dal corner sinistro nel quarto da parte di Payne che sembrava inabissare Charlotte colpendo ancora più tardi dall’altro lato per un 74-85 devastante.
Zeller rientrava in campo e si rendeva utile con due punti da sotto e un rimbalzo difensivo.
Difficile rimontare, specialmente perché Batum da destra a contatto con un difensore alzava la palla in jumper ma alla fine aveva ragione lui, Monk aggiungendo due liberi anticipava nel finale una banale palla persa da Hutchison a :03.7 dalla luce rossa.
Sulla rimessa Parker trovava un Monk che la difesa dei Bulls perdeva sotto canestro.
Due punti che fissavano l’82-88 che ridava speranze.

Chicago Bulls guard Cameron Payne, left, is defended by Charlotte Hornets guard Kemba Walker during the first half of Wednesday’s NBA game in Chicago. David Banks AP
Read more here: https://www.charlotteobserver.com/sports/nba/charlotte-hornets/article220591985.html#storylink=cpy

 
4° quarto:
Charlotte tentava di giocare cum grano salis (con un pizzico di buon senso) per rientrare in partita e a 11:41 uno scoop di sinistro di Bridges era premiato da due punti più un FT (a bersaglio) per fallo di Felicio.
Arcidiacono sfondava su MKG mentre Tony Parker con un pull-up frontale ci ridava almeno il minimo scarto.
Una palla persa dai Bulls dava la possibilità al nostro numero 9 francese di sorpassare ma anche se il tiro non entrava arrivava MKG a rimbalzo a restituirgli una seconda possibilità che il play non falliva con l’arresto e tiro dal bordo del pitturato destro per l’89-88 a 10:35.
L’italo-americano Arcidiacono a 10:05 tramite la lunetta firmava in contro sorpasso ma un lob verticale di Batum pescava Bridges oltre la difesa dei Bulls che non riusciva a bloccarne il reverse layup.
Un bound pass di Parker per Batum che chiudeva la transizione in schiacciata consigliava Hoiberg per un time-out sul 95-94 a favore degli Hornets.
A 7:40 si ripresentava Payne con una delle sue triple di serata, Walker pareggiava a quota 97 dalla lunetta, Bridges stoppava LaVine e ancora Kemba, da tre punti dava a Charlotte una spinta, nel caso per salire sul +3 (100-97). Marvin da destra colpendo con il suo primo tre punti di serata ci portava sul +5 (103-98) ma LaVine metteva punti in serie, compresa la dunk scappando a sinistra a Batum che non riusciva a contenerlo.
Un crossover di Kemba a 3:55 per il +3 non faceva demordere i Tori che a 3:34 pareggiavano con l’incredibile serata di Payne da oltre l’arco.
7/11 e parità a quota 105. In un finale concitato il rookie Carter Jr. mancava per i Bulls qualche FT di troppo, se ne avvantaggiava Charlotte che con Kemba andava a battere tre FT per un contatto procuratosi dal capitano in maniera furbesca sul quale LaVine abboccava.
110-108, poi 110-110 con un turnaround di LaVine veramente da alta NBA.
Bridges dal corner destro sprecava l’assist di Kemba per ridarci il vantaggio ma su un errore al tiro di LaVine gli Hornets rimanevano con :06.2 sul cronometro e palla in mano dopo il rimbalzo di Monk.
Sulla rimessa laterale destra la pressione portata su Kemba spingeva il nostro capitano ad allungarsi in uscita per recuperar la sfera ma il contatto era difettoso, così i Bulls si procuravano l’ultima occasione con 5 secondi da giocare. Entrata di LaVine, spin su Bridges, da dietro la manata di Monk nel tentativo di rubar palla costava la sconfitta a Charlotte.
Due FT a mezzo secondo dalla fine.
2/2 e sulla rimessa degli Hornets la luce rossa si accendeva ancor prima che la palla si staccasse dai polpastrelli di Monk.
110-112, prossima partita in casa contro i Bulls per tentare una rivincita dopo una sconfitta imperdonabile per una squadra che voglia realmente risollevarsi e riportarsi a quota .500.
 
 
Pagelle
 
Kemba Walker: 6
23 pt., 3 rimbalzi, 6 assist, 1 rubata, 1 stoppata. 5/14 al tiro. Meno preciso rispetto a inizio stagione. Anche in difesa lascia troppi cm a Payne che ci punisce. Nel finale tenta un paio di triple colpendo una volta e sbagliando l’altra. Porta palla e quando la smista nell’angolo destro per Bridges che lo tradisce e quando non riesce ad agganciare pala sull’ultima nostra rimessa utile la disfatta è servita.

 
Jeremy Lamb: 6
12 pt., 3 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, stoppata. 5/9. Offensivamente fa il suo procacciandosi anche i punti in penetrazione. Non molto da rimproverare, compresi un paio di falli per bloccare Lavine.
 
Nicolas Batum: 5
13 pt., 3 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Guardi il tabellino e lo trovi pieno, guardi il plus/minus e ti accorgi che è a +14 ma tra buone giocate scopriamo anche un 6/15 dal campo con un 1/6 da fuori. Trova un paio di canestri in schiacciata(uno offerto da Parker e uno in proprio), poi troppe forzature dall’arco specialmente nel secondo tempo. Con un paio d’assist in più e un paio di tiri da fuori in meno un voto in più l’avrebbe guadagnato. Ci avrebbe consentito anche di vincere probabilmente, invece ecco l’incompiuta Batum. Incomprensibile per un giocatore della sua esperienza. Vero è che senza Kemba sul parquet si prende qualche responsabilità in più ma manca IQ cestistico a questo punto.
 
Marvin Williams: 6
11 pt., 8 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate, 1 stoppata. In difesa spesso contiene bene anche se qualche volta deve lasciare il passo come a Lavine nel finale ma non può essere de facto il centro. Una sua tripla nel finale avrebbe potuto dare spinta ma niente, non siamo ancora usciti dal tunnel.
 
Cody Zeller: 6
14 pt., 6 rimbalzi, 2 assist. Colpito in faccia da Lavine nel terzo quarto esce dal campo e i Bulls in qualche maniera si avvantaggiano. Rientra in campo segnando due punti, poi Borrego nel finale lo toglie lasciando Bridges, Williams e MKG in campo, anche se non ha ancora commesso un fallo. 5/8 al tiro e 4/4 ai liberi.
 
Malik Monk: 4,5
9 pt., 2 rimbalzi, 3 assist. A parte il 4/4 ai liberi serataccia. 2/8 dal campo pareggiando Batum da fuori, difesa lenta che MKG salava in un’occasione andando a prendersi sfondamento in raddoppio. Il fallo finale su LaVine è la ciliegina sulla torta purtroppo.
 
Michael Kidd-Gilchrist: 6,5
6 pt., 2 rimbalzi, 2 assist. Martoriato dagli arbitri che nei suoi primi 5 minuti gli fischiano contro tre falli e un tecnico finisce anzitempo la gara e questo ci costa la sconfitta. Senza il sacrificio difensivo di MKG e senza rimpiazzi la squadra non ha difesa sotto canestro. Segna le prime due triple di stagione con un 2/2 dall’angolo destro e per uno che non sa tirare da fuori e non ci prova mai non è niente male. 6 punti in un momento importante per Charlotte.
 
Willy Hernangomez: 5
7 pt., 5 rimbalzi. In 13 minuti accumula un -15. Mai in partita durante l’uscita sulla prima rotazione, trova qualche punto durante la seconda, quando si procura diversi FT ma Zeller in serata fa meglio.
 
Miles Bridges: 6
5 pt., 2 rimbalzi, 1 stoppata. Prova a usare il suo atletismo al servizio della squadra. Attergato a Felicio lo fa sbagliare, poi va a stoppare un paio di volte anche se in un caso arriva un fischi per fallo precedente di un compagno. Mette energia e intensità. Sbaglia dall’angolo la tripla che avrebbe potuto regalarci la W.
 
Tony Parker: 6,5
10 pt., 2 rimbalzi, 2 assist. Più per sé che per i compagni, comunque il 5/10 dl campo a fronte dei due assist, anche se è una proporzione sbilanciata per un playmaker, funziona. Nel secondo tempo meglio che nel primo. Direi che se proprio Borrego volesse giocare con un quintetto basso, nei finali a portar palla o a rifinire lui ci starebbe insieme a Walker. Ha l’esperienza e la calma per vincer le partite.
 
 
Coach Borrego: 5
Prima bocciatura per il coach. Con MKG fuori per falli inserisce Monk lasciando in panca Zeller, Willy, Biz e Frank. Giochiamo un finale senza centri intimidatori e con il solo Marvin Williams disperato a tener sotto, oltre a un Bridges sì attivo ma senza i cm necessari per il ruolo. Si fatica a tenere Zach  LaVine ma qualcosa di meglio si sarebbe potuto escogitare. Sconfitta che ha responsabilità dei giocatori ma tatticamente la scelta è stata scellerata.