Game 56: Charlotte Hornets @ Toronto Raptors 85-90

 
SpecchiHornets
 
Air Canada Center ai tempi delle favole.
La regina malvagia alla sua graspecchiera parlante chiede chi è la più bella del reame…
E’ la fine del terzo quarto e lo specchio questa volta non mente neppure pronunciando il nome Charlotte, regina del terzo quarto.
“Charlotte” si agghinda per la festa truccandosi e diviene splendida in un terzo quarto nel quale i Calabroni danno 20 punti ai Raptors, poi la panchina entra in campo e va d’insieme, forse la troppa supponenza, sicuramente le troppe soluzioni prese senza cercare il gioco… i Predatori, nel caso il Lupo di Biancaneve (lo so, stiamo mischiando le favole, da Cenerentola a Biancaneve) , ne approfittavano facendo mangiare dal mammifero “malvagio” ancora una volta la protagonista, solo che questa volta non ci sarà nessuno a soccorrerla.
Gli Hornets finiscono così per prendere un differenziale di quasi due punti al minuto cedendo 85-90.
E’ la partita simbolo, lo specchio della stagione, sperando solo di questa parte della stagione (inizio gennaio, prima metà di febbraio), niente da aggiungere se non la già citata caratura mentale e la poca convinzione che anche nel finale, con i titolari in campo, ha spinto Charlotte a usare soluzioni ritenute più semplici come il tiro da tre punti (a volte affrettato) piuttosto che cercare un gioco più interno e vicino a canestro.
Per Toronto, che ha appena acquistato Ibaka dai Magic (non disponibile nella notte), sono arrivati 21 punti di Lowry, 17 di Powell, DeRozan fermo a 10 con Carroll a superarlo con 13. Il 42,1% contro il 38,1% dal campo (scarsa stanotte Toronto al tiro sotto i 40,0) non è bastato a Charlotte che ha incassato un 14/19 dalla lunetta contro l’8/9 a referto.
Si scende mezza partita sotto Miami, finalmente arriva il break dell’All-Star Game per rompere l’inerzia negativa.
 
Hornets con il solito quintetto in assenza di Zeller al quale si è aggiunto Plumlee già in vacanza…
Walker, Batum, MKG, M. Williams e Kaminsky per Clifford.
I locali di Casey invece presentavano; Lowry, Powell, DeRozan (depistato come ala piccola), Carroll, Valanciunas.

Il logo degli Huskies.

 
Partenza shock a favore di Toronto sul parquet “marchiato Huskies”; Lowry da tre senza esitazione e due dunk di Valanciunas (la seconda a 10:52) portavano sullo 0-7 Toronto.
Charlotte reagiva con una transizione veloce di MKG fermata irregolarmente un secondo prima che il cronometro scendesse sotto i 10:00.
Charlotte reagiva; dopo aver segnato i primi due punti dalla lunetta, Kaminsky appoggiava due volte al vetro per il 6-7 ma Valanciunas a 8:41 s’infiltrava senza problemi tra il nugolo di canotte bianche che presidiando l’area, si dimenticavano di fare il tagliafuori sul centro avversario che conquistava il rimbalzo e metteva dentro due punti in tranquillità.
A 8:18 Kaminsky pareggiava con una tripla di personalità ma la gioia durava 15 secondi poiché dall’angolo destro Carroll colpiva anche lui in maniera pesante riportando i Calabroni sul -3.
Un fade-away di Batum a 7:45 e una tripla di Kemba sfruttando il blocco alto di Kaminsky, a 7:03 portavano Charlotte sul +2 (14-12) costringendo coach Casey a un time-out dal quale i Raptors uscivano più performanti.
Dopo un 2/2 di Valanciunas a 6:27 arrivava 20 secondi più tardi la transizione del +2 Huskies/Raptors firmata Lowry, Marvin non andava in ritmo con l’universo, tre ancora corto, dall’altra parte plastico frontale di Lowry da tre e Hornets sul -5 in brevissimo tempo…
Il time-out Charlotte non sembrava sortire effetti al contrario di quello dei Raptors anche perché Valanciunas segnava la terza jam di serata con una bimane appesa a 5:26, poi dopo un errore da sotto di MKG, Powell splittava dalla lunetta sfruttando il primo fallo di Lamb, appena entrato.
Lo stesso Lamb dal mid range in sospensione accorciava ma a 3:59 Jeremy correva a chiudere dal centro all’esterno destro, leggero tocco sul tiro di Powell da tre, gioco da 4 punti completato dalla lunetta e canadesi sul +10 (16-26).
Belinelli su una drive and kick andava fuori misura sul passaggio per Lamb, MKG in transizione correva troppo velocemente fino a non controllare la palla sul contrasto del difensore mandando l’oggetto del contendere oltre la linea di fondo per il sesto turnover…
Kemba ci provava da tre ma non trovava la retina, ferro, Tobey dalla copertura per il tiro del compagno passava all’assalto deviando la sfera in anticipo su Nogueira per i 8 primi due punti del nostro n°10.
Un bump serviva a Wright per conquistar la lunetta nonostante l’1/2 Toronto si avvantaggiava.
Seguiva l’uscita di Lamb per falli (3 in 4 minuti).
Tobey prendeva gusto ma non il ritmo, stoppata di Nogueira su di lui questa volta e a 1:40 fallo dello stesso centro con il contratto da 10 giorni.
2/2 di Carroll per il 18-29 che diveniva 21-29 quando Roberts con una finta faceva saltare il difensore davanti a sé e incrociando portando avanti un piede trovava lo spazio per colpire agilmente. DeRozan vanificava una buona difesa di Graham che si faceva stoppare da Nogueira sull’ultima azione di primi 12 minuti.
Si chiudeva quindi sul 20-31 il primo periodo.

Frank Kaminsky contro il brasiliano Nogueira. Nonostante il career high del Tank, nulla da fare per Charlotte anche stavolta.
2017 NBAE (Photo by Ron Turenne/NBAE via Getty Images)

 
Il secondo quarto vedeva Belinelli mancare la tripla, Tobey commettere un fallo in attacco mentre in difesa Marvin proteggeva il ferro cancellando l’entrata di Lowry con la mano sinistra ma in attacco la destra non gli faceva sapere che stesse combinando tirando ancora corto da oltre l’arco.
Graham continuava a essere beffato; questa volta era Carroll a colpire da tre nonostante il nostro numero 12 rimanesse sul pezzo.
Marvin girato verso la linea laterale destra proponeva il palleggio in avvicinamento in uno contro uno, giro e tiro dalla media, solo retina questa volta…
Belinelli buttava via un altro pallone cercando Marvin, poi in entrata, ricevendo da Batum, si faceva stoppare dalle parti del ferro da Nogueira.
I locali viaggiavano sul +14 dopo due liberi ma un assist piuttosto originale e difficile di Kemba era manna per la tripla di Batum a 8:02.
A 7:07 Belinelli apriva sull’esterno destro, spazio per l’avanzata del carrarmato Frank, finta di dunk in uno contro uno e appoggio vincente con la mano destra.
Valanciunas ci provava da sotto a destra, Marvin in rotazione con meno cm ma più aggressività bastava a far sbagliare il barbuto centro mentre dall’altra parte del parquet MKG da distanza discreta coglieva la retina perfettamente (5:37) per il 7-0 run che portava Charlotte sul 29-36.
Gli Hornets però andavano in difficoltà in un momento duro del match.
A 5:23 il parziale era interrotto da Powell con l’appoggio in entrata nonostante il fallo di Batum, tuttavia la guardia di Toronto mancava il libero.
A 5:15 DeRozan scappava via a Batum, reaching del transalpino sulla partenza da destra, due punti della guardia adattata ala, ma anche per lui la lunetta non era terra di conquista (0/1).
Il top player dei Raptors segnava ancora in transizione assorbendo il contatto onesto di Frank.
Il piccolo spostamento consentiva agli arbitri di assegnare il fallo contro il tank ma DeRozan ancora una volta sbagliava a gioco fermo andando corto.
Dopo tre errori dalla lunetta Walker iniziava il suo show da tre contro tutti; a 4:03 da una seconda opportunità (tap-out di Marvin dopo errore da tre di Frank) ricavava tre punti per il -10, a 2:45 arrivava la bomba del -7, a 2:17 ecco arrivare la trinità con lo spirito Santo a inabissare la palla dentro la retina oltre le mani protese di due difensori comprese quelle dell’alto Valanciunas.
Il colpo del 38-43 non bastava a Kemba, il quale a 1:49 calava il poker di triple con un pazzesco step-back e rilascio fantastico per il jackpot che sbancava l’anello.
Hornets sul -1 41-42 prima dell’appoggio di Powell che chiudeva i giochi, almeno nel punteggio, dopo i primi 24 minuti.
Hornets sul -3 ma in partita…

Mike Tobey anticipa Nogueira e segna un lay up.
2017 NBAE (Photo by Ron Turenne/NBAE via Getty Images)

 
Il terzo quarto vedeva gli Hornets sugli scudi e i Predatori sazi; Kemba con un bound pass vedeva il taglio da lontano di Kaminsky, corsa del centro dalla destra verso il centro, dunk e avvicinamento.
DeRozan in attacco pressato passava a Batum, transizione due contro uno, il francese non era egoista e al momento giusto cedeva a Kemba che in appoggio portava avanti i Calabroni di uno. Imenotteri che andavano a toccare il +3 quando Frank a 10:30 infilava da destra con gran sicurezza un jumper.
Toronto continuava a tirare ma non segnando consentiva a Charlotte di allungare; Frank lavorava su Valanciunas vicino a canestro riuscendo a ritagliarsi lo spazio per un perfetto tiro.
A 8:37 i Predatori interrompevano il digiuno con due tiri liberi a segno ma a 8:24 Batum correva verso il canestro servito da Kaminsky, extra pass sulla destra per MKG bravo a seguire e a sua volta a catapultarsi per la schiacciata del 51-46.
Lowry con un reverse da circus da sotto canestro accorciava chiedendo anche un fallo (tocco di MKG) sulla drive dalla linea di fondo.
Marvin sulla sinistra riceveva e stavolta colpiva da tre punti avendo più o meno lo spazio tra la nostra galassia e quella di Andromeda…
Un triangolo dei canadesi portava Powell a rispondere da tre per far segnare allo scoreboard il 54-52.
Per un tocco sull’avambraccio di Batum impegnato al tiro da tre a 5:55 Charlotte guadagnava tre liberi, due gli utili ma Charlotte sul +5, spinta da Kaminsky a 5:22 sul +8 (triplona) e sul +11 da Kemba che chiudeva la pioggia di triple segnando a 4:49 dal corner sinistro raggiungendo i 20 punti personali.
DeRozan s’inventava un paio di canestri in una serata spenta per realizzare il 62-55.
Uno spin e un appoggio con l’aiuto dell’anello per Frank era utile per continuare la sua corsa verso il suo massimo in carriera, Lamb dava il suo apporto offensivo segnando il 66-55 di destra sulla destra del canestro in penetrazione.
Lamb in difesa si prendeva un ankle break ma si vendicava a 1:47 in attacco segnando un top shot dalla baseline sinistra tirando sul francobollo dalle sembianze di difensore.
I Raptors tornavano sul -3 ma la scelta di Kaminsky di attaccare il ferro si rivelava giusta; spinta, fallo, due su due e Hornets sul 70-58 a 1:09.
A :48.1 Frank si ripresentava dalle parti del ferro con un fing and roll per fotografi, poi un ficcante passaggio in diagonale tagliava tutta la metà campo difensiva dei Raptors, ad aspettare nell’angolo destro c’era Belinelli bravo a metter dentro la tripla del 75-58 che chiudeva i giochi nel terzo quarto.
Hornets sul 75-58 con un cuscino imbottito di 17 punti da difendere nell’ultimo quarto.
Quasi a qualsiasi squadra sarebbero bastati, anche perché Charlotte giocando bene in attacco e resistendo ai tentativi dei Raptors in difesa, sembrava poter controllare la partita, mai fidarsi però dei rettili (mi scuseranno lucertole, varano di Comodo e simili specie rimaste in vita)…
 
Si partiva subito male in avvio ultima frazione.
Un passaggio lungo dalla difesa dei Raptors pescava Carroll avanti a tutti in attacco, era facile segnare nonostante il rientro di Marvin.
Joseph da tre dall’angolo sinistro riduceva lo scarto alla dozzina di punti, Marco da tre non segnava, Wright guadagnava due liberi a 10:10 per effetto del quarto fallo di Lamb.
In un minuto e cinquanta secondi i Raptors mangiavano a Charlotte ben 7 punti ma dopo aver “preso anche il +8”, Clifford chiamava il time-out.
Niente da fare, Joseph dalla top of the key tirava fuori dal cilindro un’altra tripla, anche perché da quelle parti di difesa a ruotare non se ne vedeva.
Marco esagerava da tre mentre Lowry lo imitava con più fortuna. A 8:36 grazie i Raptors si portavano incredibilmente sul -2 con un parziale di 15-0…
Tornava in campo MKG per correre ai ripari in difesa ma anche lui sbagliava in attacco, in difesa conquistava un altro rimbalzo però. A 7:55 Charlotte si sbloccava dalla lunetta con due FT di Kemba ma una drive di Wright con nessuna resistenza al ferro, bruciava la difesa degli Hornets.
Anche Frank si faceva coinvolgere nel tentativo di tripla continua ma non segnando dava la possibilità a Lowry (7:11) di realizzare la bomba del sorpasso.
Nemmeno a scriverlo… detto, fatto.
Hornets sul -1, Clifford alla lavagna, ma poco cambiava al rientro sul parquet.
Batum ci provava ancora da tre e per ben due volte non ottenendo nulla.
Kaminsky commetteva un fallo in attacco portando un blocco (netto), poi non riusciva a fermare Lowry in entrata a 4:47. Raptors che rallentavano il ritmo ma trovavano sempre più punti di vantaggio con un parziale di 22-1 in 6:43…
Kemba da tre ormai segnalava alla polizia di una bisca clandestina con carte truccate da tre che valevano zero, per fortuna Toronto sbagliava due volte clamorosamente da sotto (secondo errore del lungo austriaco) ma da una penetrazione in area di Lowry con relativo passaggio breve orizzontale sotto canestro, l’uomo della terra delle montagne si rifaceva segnando il più rilassante dei canestri.
Batum a 3:27 entrava in modalità “persa criminale” nonostante provasse a recuperare finiva per bloccare la palla con un piede e gli arbitri ci davano contro ancora una volta.
Kemba in corsa al vetro era l’unica arma nonostante l’impatto sul difensore.
Due punti per il 79-82.
Charlotte potrebbe recuperare giacché Marvin era bravo in difesa a rimanere all’interno dell’attaccante e a recuperare allungando il braccio su un pass orizzontale, purtroppo da contraltare faceva l’ennesima tripla fallita dal nostro numero 2.
A 2:01 Joseph ricevendo da una rimessa dal fondo, con pochissimo tempo per tirare, colpiva il tabellone lateralmente, finiva per segnare Frank da tre dalla diagonale sinistra mente due Raptors sbattevano su di loro (il centro austriaco sostanzialmente prendeva un blocco da un compagno).
L’importantissimo tre punti valeva l’82 pari e il massimo in carriera per Frank.
A 1:41 purtroppo Lowry dalla sinistra si avvicinava verso il centro, contatto con MKG appoggio al vetro effettuato in ritmo e gioco da tre punti…
Charlotte cedeva a 1:26, quando Batum vedendo arrivare Kaminsky ingenuamente tentava di ceder un pallone toccato facilmente dal proprio difensore, una persa da ergastolo che portava all’appoggio Wright solo in contropiede.
Marvin da tre non segnava, Batum sì ma a 29.2.
L’85-87 e i secondi rimasti sul cronometro inducevano Charlotte a non commetter fallo per scelta.
Purtroppo Toronto costruiva una discreta azione finale; lato sinistro, blocco alto di Poeltl, Lowry sulla fascia sinistra in penetrazione lasciava toccar con la mano Kemba il parquet, a chiudere il piccolo andava Frank, rollata del lungo austriaco, sul lato debole al bordo dell’area Batum e Marvin, il francese decideva di aiutare al centro sull’austriaco lanciato contro Walker in ritardo, palla scaricata al volo sulla destra, tripla di Carroll in solitaria nonostante Marvin si staccasse dal suo uomo dalla baseline provando a saltargli avanti.
Niente da fare, -5 e giochi fatti, anche perché Batum con pochi secondi rimasti falliva la tripla e si andava negli spogliatoi con un mesto Frank a testa bassa che nemmeno fissava il tabellone finale sapendo di aver perso 85-90.
 
Pagelle
 
Walker: 7
24 pt. (8/15), 4 rimbalzi, 9 assist, 2 rubate. Pere tre palloni e nell’ultimo quarto non è decisivo realmente, però se c’è stata una partita sino alla fine, lo si deve a lui. Mette 4 triple sul finire del primo tempo, prosegue bene nel terzo quarto, mette un paio di canestri nell’ultimo quarto cercando di far rimanere a galla Charlotte. Sfiora la doppia doppia con gli assist. Gioca 42 minuti e adesso passerà dal freddo Canada al caldo di New Orleans. Speriamo non si stressi troppo. Gli sarebbe servita una vacanza per lo stacco.
 
Batum: 3,5
10 pt. (3/9), 4 rimbalzi, 5 assist, 2 rubate, 1 stoppata. Da radiazione. Perde 6 palloni, guadagna venti milioni e a parte le cifre sul campo più basse del solito, I due turnover nel quarto finale sono “roba” da dilettanti. Non lo condanno sull’azione finale, Carroll è il suo uomo ma la scelta con il senno di poi potrebbe essere condannata solo se vedessimo in un universo parallelo e l’austriaco, non segnando l’appoggio eventuale, avrebbe concesso più chance a Charlotte.
 
Kidd-Gilchrist: 6,5
6 pt. (2/7), 14 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, 2 stoppate. Finisce con un +10 di plus minus. Senza di lui in campo nell’ultimo quarto Charlotte prende l’imbarcata rapida. Clifford lo fa riposare meno ma il danno ormai è quasi compiuto. Torna lui sbattendosi sui tiri avversari e andando a catturare rimbalzi. Attacco più scadente e meno selezionato ma presenza sul parquet.
 
M. Williams: 5,5
5 pt. (2/9), 9 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate, 2 stoppate. Alcune o anche più di alcune buone difese testimoniate dai numeri a rimbalzi e dalle stoppate. Bene in difesa, male in attacco purtroppo. Lì gli costa il voto e a noi la partita. Forse quel millesimo di secondo di ritardo a sganciarsi dal suo uomo sull’ultima azione dei canadesi ma non è più giovanissimo e sarebbe come trovare il pelo nell’uovo.
 
F. Kaminsky: 7
27 pt. (11/18), 5 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Perde un paio di palloni ma è record in carriera di punti. Pronto per non sparare sulla Croce Rossa invece questa notte stupisce. Gran prestazione per tre quarti, poi si fa coinvolgere anche lui nel giro delle triple, anche se lui una la mette nel finale. Sulla difesa finale fa il suo. Bravo in attacco, un po’ sottotono a rimbalzo e negli assist ma stasera decide di creare per sé stesso. Mi piace quando gioca da vicino e trova soluzioni senza esagerare. Stanotte più che iena Plinsky, iena Kaminsky. Forza Frank nonostante la stagione fno a oggi non sia stata certamente positiva.
 
Lamb: 5,5
6 pt. (3/5), 2 rimbalzi. Un altro Marvin ma al contrario. Forse mettendoli contemporaneamente sul parquet… In 11 minuti chiude con 4 falli e una difesa più che rivedibile. Benino in attacco.
 
Tobey: 5
2 pt. (1/3), 3 rimbalzi in 11 minuti. Esordio dopo esser stato tagliato in preseason e rifirmato per il secondo contratto da 10 giorni. Inizia bene con due punti, poi mostra i suoi limiti di tempi. Mediocre, finisce con un -12 nonostante sia anche volentereso.
 
Graham: 5,5
4 pt. (0/2), 1 rimbalzo. Gioca 4 minuti, battuto diverse volte nonostante lui rimanga a giusta distanza, quasi un francobollo. Peccato, sfortunato.
 
Belinelli: 4
3 pt. (1/6), 1 rimbalzo, 1 assist. Gioca 22 minuti ma non c’è. Un paio di palloni scaraventati via, poi il nulla se non la tripla del +17 sul tramonto dei Calabroni. L’imbrunire della sera lo coglie a inizio ultimo quarto quando forza troppo tentando più la giocata eroica che utile. Non siamo in gran forma, è dura, gli avversari lo curano se non raddoppiano in certe fasi. Lui ha esperienza, deve avere la lucidità e la precisione di valutare meglio le situazioni. Non segna e crolliamo. Da quando ho letto su un articolo dove Marco asserisce che le squadre di questi tempi sono in vacanza mentalmente per l’arrivo dell’All-Star Game, ne abbiamo vinta solo una. Ci faccia sapere se negli spogliatoi qualcuno ha già messo giù la sabbia, l’ombrellone e gli occhiali da sole perché solo i Nets hanno fatto peggio di noi ultimamente.
 
Roberts: 6
2 pt. (1/2), 1 rimbalzo. -5 di plus/minus giocatore che da solo non cambia le partite, ma fa il suo umilmente. Pochi i 5 minuti perché ci si possa discostare dal 6 base. Senza lode né infamia.
 
Coach Clifford: 6
Abbiamo perso ancora. Vero. La squadra è crollata mentalmente, vero… L’unica cosa che gli imputo però è il non prendere i giocatori per le orecchie quando esagerano da tre. Abbiamo tentato di risolvere la partita dall’arco e abbiamo finito per buttarla via. I time-out mi sono sembrati più o meno effettuati al momento giusto, specialmente quello sul -1 nell’ultimo quarto. Il rientro di MKG anticipato altra buona scelta. Poi Graham finalmente. Un altro piccolo appunto è l’inutilizzo di Wood. Ha giocato Tobey e questo è ciò che passa il convento, se poi anche titolari come Batum giocano così…

Game 55: Charlotte Hornets Vs Philadelphia 76ers 99-105

 
Scusate il ritardo
 
Massimo Troisi nel 1983 fece uscite nelle sale cinematografiche il suo secondo film intitolato: “Scusate il ritardo”, il quale conteneva nel titolo molteplici significati.
A parte il riferimento al tempo trascorso dal primo film, è anche espressione delle paure del singolo, delle problematiche della vita soprattutto delle differenti aspettative della coppia, le quali spesso non sono in simbiosi e non aiutano a sincronizzare le singole entità, ma paradossalmente le possono porre in conflitto per divergenze di vario genere.
Se metaforicamente portassimo il dualismo sul piano tifoso/squadra, le aspettative di quest’anno a fronte dei risultati ottenuti dovrebbero uccidere l’amore, ma, nella giornata dedicata agli innamorati, l’affetto per il proprio team si fa più solido nonostante una crisi tecnico/atletica e mentale che genera anche quella di risultati i quali stanno affossando le speranze dei tifosi quasi tre anni dopo la reincarnazione del Calabrone in terra natia. La pur bella ma perdente Lince arancione è sparita, tuttavia è rimasto il GM Cho che ha compiuto ieri un’operazione abbastanza incomprensibile dal mio punto di vista; prendere Chris Andersen, giocatore con problemi al ginocchio alla fine della sua carriera (vestì anche la maglia dei New Orleans Hornets) per poi tagliarlo, prendendo in cambio del denaro da Cleveland e “cedendo” una scelta protetta dal secondo giro (dalle parole del commentatore Collins sino alla 55).
Se la scelta di Cho appare quasi senza senso o di secondo piano (tempo perso, quisquilie), potrebbe apparire anche il pezzo, ma nell’era del cinismo e della stupidità dove la maggior parte sposa la causa del più forte di turno in una sorta di familismo amorale, è importante contrastare questa tendenza distruttiva.
Gli Hornets comunque stanno vivendo la peggior crisi di sempre dalla nuova gestione jordaniana, nemmeno nel novembre nero 2014 (concorsero fattori tremendi come calendario, back to back, ecc.) il team mi è parso così disunito sul campo.
33-51 a rimbalzo, 19-24 negli assist, 5-9 nelle rubate, 43,6% contro il 47,7% dal campo (Charlotte è terzultima per percentuali di tiri dal campo) sono cifre che dicono parecchio.
Nemmeno l’11/17 di Phila contro i 20/26 degli Hornets bastano a Charlotte per vincere.
Charlotte saluta così nel peggior dei modi il pubblico amico per rivederlo a marzo, tra pausa All-Star Game e trasferte programmate da calendario.
Scusate il ritardo potrebbe anche essere il motto di Jordan e Cho in questi giorni di mercato se prendessero qualcosa d’interessante.
In caso contrario potremmo già assistere a un rompete le righe da fine febbraio (team impegnato in trasferta continua), delusione dalle proporzioni bibliche dopo la stagione soddisfacente dello scorso anno.
 
Philadelphia orfana dei centri Okafor ed Embiid ma con Noel in campo.
I Sixers schieravano quindi; McConnell, Henderson, Covington, Ilyasova e Noel.
Coach Clifford non rinunciava a uno stanco Kemba spedendo sul parquet il seguente quintetto; Walker, Batum, Kidd-Gilchrist, M. Williams e Kaminsky.
 

Marvin Williams e Mkg cercano di contenere Covington che ha terminato con 17 punti contro i 4 di Marvin e i 6 di MKG…

Philadelphia iniziava bene la gara nonostante il primo errore di McConnell (14 pt. alla fine) in penetrazione era Noel approfittando della caduta di Kaminsky ad appoggiare a sinistra del ferro lo 0-2.
Frank si faceva stoppare da Noel e con spazio dall’altra parte a un minuto dall’inizio l’ex Henderson segnava la tripla dello 0-5 prima che gli Hornets, con una triangolazione di prima, innescassero MKG; passaggio dal lato di Batum, Covington rimaneva dietro alla nostra ala rimediando con il fallo sul tentativo del numero 14 che non andava in bianco dalla lunetta ma invece a 10:41 metteva dentro i primi due punti per coach Clifford.
Noel con un gancio cielo in vecchio stile aumentava il gap a 5, Ilyasova recuperava una persa di Walker e segnava in appoggio a 9:01 così il divario saliva a 7 punti prima che Batum segnasse una tripla aperta a 8:12 (5-9).
Marvin ne mancava un’altra tirando corto e Henderson finiva per scappar via sulla baseline destra a MKG che commetteva fallo toccando l’ex SG impegnata nel reverse layup vincente (passando sotto il ferro).
Un tiro libero supplementare che realizzato anticipava a 6:57 altri due punti di Covington, tutto faceva brodo per portare sul 5-14 la partita, compresa la tripla di Ilyasova che a 6:34 sotterrava sul -12 Charlotte…
Batum con l’air-ball e Williams con il floater corto non davano segni di risveglio, ci pensava Lamb con l’entrata e l’appoggio che valicava il ferro a 5:28 a rendersi utile per la causa.
Sul passaggio verso la passerella Jeremy subiva fallo e aggiungeva un libero supplementare, poi da uno scarico da sotto canestro di Stauskas, Batum allungava dando il via a una transizione di MKG chiusa con una jam in solitaria a 5:08 per il 10-17.
A 4:46 Covington era solamente guardato a vista ma non contrastato sulla tripla, così i 76ers salivano sul +10 (10-20), Batum su Stauskas realizzava un turnaround con schiena all’indietro da appena fuori il pitturato a destra, Lamb da 3 a 3:23 rincarava la dose portando sul 15-20 la gara, poi MKG stoppando Saric dava la possibilità a Marco di accorciare sul -3 dopo uno spin sulla destra che gli serviva per liberarsi del difensore, il Beli faceva seguire un preciso tiro in sospensione per il 17-20 a 2:19 dalla prima luce rossa.
Charlotte perdeva la tramontana ancora una volta e velocemente, dal 17-20 si passava con un parziale di 0-8 sul 17-28, dal canestro di Saric da sotto al due punti di Rodriguez incorniciato dall’1/1 di Noel per spinta di Marvin a rimbalzo sulla stessa azione, gli Hornets ci capivano poco…
Belinelli cercava di arrivare al ferro in corsa, ma vistosi chiuso scaricava al volo nell’angolo destro, dove Roberts riceveva e trasformava in tre punti l’assist.
A :22.5 Plumlee si faceva spazio nel pitturato tra due difensori e in girata appoggiava il 24-28 ma proprio sulla sirena il colpo gobbo da tre di Rodriguez costringeva Charlotte a finire sul -9 il primo quarto.
 
Il secondo periodo Iniziava con Roberts, abile ancora una volta a trasformare dal lato destro, questa volta passando dietro lo schermo di Plumlee.
A 10:49 Roberts restituiva il favore, assist ravvicinato saltato per Miles che chiudeva in bimane schiacciata per il 27-31.
Gli Hornets però continuavano a mostrare crepe sul perimetro; Stauskas da tre ne approfittava a 10:28 rimandando sul -7 la squadra di Jordan.
A 10:10 arrivava anche la dunk di Saric in transizione prima che Belinelli portasse un po’ di luce con un catch n’shoot da tre punti (30-36) a 9:19.
Un tap-in di Saric con la sinistra era rintuzzato da Kemba in entrata, i punti di svantaggio oscillavano tornando a 8 con una parabola alta e corta di McConnell a 7:01, tuttavia Covington spingeva Batum sulla diagonale destra mentre si elevava per la tripla sfruttando un blocco.
L’arbitro numero 7 Lauren Holtkamp zittiva il coach dei 76ers Brett Brown mentre il transalpino si recava in lunetta segnando il tris d’occasioni concesse.
Purtroppo era ancora Natale in attacco per i blu/stellati; Noel sopra il ferro con un soft touch metteva l’assist volante da alley-oop (35-42) e a 6:28 Charlotte si affidava a una pausa per rimettere insieme i cocci.
Kemba segnava due punti, Kaminsky stoppava Ilyasova piuttosto facilmente, inoltre a 4:51 MKG spingeva oltre Henderson il suo corpo arrivando all’appoggio al ferro con vigore per metter dentro il 39-42.
A 3:41 un back-door di Stauskas sorprendeva Belinelli, il giocatore dei Sixers arrivava al ferro, dove Kaminsky nel tentativo di stoppata commetteva fallo.
Dei due liberi solo uno portava punti e sul +4 Phila a 3:05 McConnell concedeva due FT a Kemba il quale non si faceva pregare trasformandoli e portando sul -2 Charlotte preparava i suoi al sorpasso.
McConnell non era d’accordo con l’idea e affidandosi al banker portava oltre il break gli ospiti, dopo 14 secondi il pullup di Kemba riportava a tiro i 76ers…
Kaminsky da tre falliva l’occasione del sorpasso ma a 1:55 un baseball pass di Batum per Belinelli dava la possibilità all’italiano di servire in orizzontale con un extra pass Marvin che da pochi passi a 1:55 agganciava finalmente la squadra della città dell’amore fraterno.
A 1:36 Kemba saltava Ilyasova sulla destra; fallo, bonus, due FT a segno, Hornets in vantaggio sul 47-45.
A :50.9 però l’ultimo colpobasso dei primi ventiquattro; Saric da tre chiudeva le marcature dei primi 24 con una tripla che dava il +1 agli ospiti.
Si chiudeva sul 47-48 a favore dei blu il primo tempo.

Il neo acquisto Miles Plumlee schiaccia, poi però sarà costretto ad abbandonare il campo per problemi al polpaccio destro.

 
Ritemprati dalla rimonta e rifocillatisi, i Calabroni iniziavano il terzo quarto con la tripla di Batum a 11:45 per il sorpasso (50-48).
Seguiva il pari di Henderson ma Kemba prima in penetrazione e poi con un tiro su McConnell dalla sinistra infilava 4 punti, poi i Sixers si riavvicinavano sul -2, Batum mancava un tiro comodo e nonostante Covington perdesse un pallone facendo tutto da solo senza pressioni, si faceva perdonare con la tripla del sorpasso a 8:28.
A 8:14 Kemba segnava ancora ma rispondeva Covington in Back-door, troppo facile…
Kaminsky in attacco resisteva in aria al contatto/spinta con Ilyasova facendo esultare anche un bambino nelle prime file che si doveva sorbire l’errore di Frank al libero supplementare.
A 7:50 comunque gli Hornets ripassavano avanti 58-57, Frank dava la possibilità a Henderson di andare in transizione facendosi toccar palla da dietro da Noel, l’ex SG non falliva il controsorpasso.
A 7:09 continuava il saliscendi nel punteggio; fallo di Ilyasova (terzo personale) su Williams e due liberi a bersaglio per il 60-59.
A 6:54 Frank subiva anche la spinta di Henderson, questa volta il gioco era da tre punti e gli Hornets tornavano sul +4 (63-59).
Charlotte andava in totale black-out e prendeva un parziale di 10-0 che serviva a Phila per issarsi sul 63-69 con Covington a mettere la tripla (4:39) che costringeva Clifford due secondi più tardi a chiedere un time-out necessario.
Kemba rubava un pallone in difesa, coast to coast atomico a 3:41 incorniciato dal libero supplementare (fallo di McConnell).
Un gioco da tre punti che consentiva di tornare a mirare gli ospiti ma per poco…
Il numero 20 T.L.C dalla diagonale destra realizzava da te punti, Frank da tre continuava a litigare con aria e ferro, così dopo uno sfortunato runner di Lamb (con palla a ballonzolare nervosamente ai lati dell’anello prima di uscire) Holmes da sotto mostrava la depressione degli Hornets realizzando i due punti del 66-74. Kaminsky in entrata segnava due punti prima di sedersi in panchina e pronunciare una parola un po’ colorita e tipicamente americana per la frustrazione…
McConnell in entrata pasteggiava, poi dopo uno 0/2 di Holmes dalla lunetta, si mettevano anche gli arbitri che permettevano un po’ di tutto a Philadelphia su un’azione che tra spinte e altro finiva ridicolmente con due liberi a favore dello stesso Holmes, il quale ripresentandosi in lunetta poco più tardi, migliorava con un ½ la sua media…
Lamb dal lato destro metteva la tripla chiudendo con un ½ dalla lunetta a :01.3 (penetrazione cercata) per un quarto che vedeva finir sotto di otto i teal & purple.
 
S’iniziava così a handicap l’ultimo che partiva in salita con T.L.C. (Luwawu-Cabarrot) a mandare il distacco in doppia cifra (72-82), Lamb con un jumper da sinistra riportava a una cifra lo svantaggio ma si oscillava su quelle distanze…
A 10:05 senza protezione al ferro Charlotte incassava il tap-in del 76-87 per opera di Noel.
Kemba infilava una tripla e poi passando dietro al blocco di Kaminsky guadagnava tre liberi grazie a Rodriguez cha appoggiava il braccio a L sulla schiena del nostro capitano. Anche Kemba però tradiva realizzando solo il libero centrale dei tre concessi.
Si andava sull’80-87 a 9:19 dalla luce rossa ultima.
Stauskas in entrata aveva più spinta per alzarsi sopra MKG e appoggiare, in generale Phila aveva più propulsione e paradossalmente fame, Saric (18 pt.) a 7:11 con una tripla aperta dalla diagonale destra sorprendeva in transizione gli Hornets che finivano tra i fischi sul -14 (82-96).
Con molta fatica Charlotte, tra errori e triple infilate, sui riportava sul -10 (bomba frontale da qualche passo dietro la linea di Batum a 4:56), poi Kaminsky in entrata recuperava due FT a 4:29 ma finiva per sprecarli entrambi.
Un turnover di Batum e un pullup di Kemba a 2:46 per il -8, Belinelli era imbeccato nell’angolo sinistro con una prateria davanti a lui ma la tripla del -5 non entrava così McConnell da centro area con uno spin e un jumper su Kemba a 1:14 ridava i 10 di vantaggio agli ospiti.
La reazione degli Hornets, evidentemente tardiva, si concretizzava con una finta per far saltare il difensore e conseguente tripla di Marco dal lato destro a :32.3 (99-104).
Sulla pressione nell’angolo sinistro di Marvin Williams e Batum Phila perdeva palla, il transalpino andava per il -2 ma il tiro era impreciso e colpendo l’anello faceva calare le ultime speranze degli Hornets che cercavano il pressing finale.
Covington rischiava di buttar via un pallone ma dopo aver visto il replay, gli arbitri propendevano per la rimessa 76ers.
L’1/2 di Stauskas chiudeva i conti perché sull’ultima azione Kemba tergiversava troppo chiuso dagli avversari, palla a Marco che al volo faceva sbattere la palla sulla tabella poi sul cerchio e infine fuori…
Gli Hornets chiudevano quindi il match sul -6, 99-105 a favore di Philadelphia.
 
Pagelle
 
Walker: 6
29 pt. (10/18), 7 rimbalzi, 3 assist, 2 rubate. Perde due palloni e sbaglia solo due liberi ma nel momento meno opportuno per farlo. Se è vero che mette quasi un trentello con buone medie, è anche vero che in difesa viene battuto facilmente, se non altro per statura ma anche atteggiamento; mano alzata ma piedi spesso a terra. McConnell nel finale con giro e tiro lo evidenzia. Tergiversa troppo sull’ultima azione ma anche avessimo segnato, sarebbe stata dura colmare il gap.
 
Batum: 5,5
16 pt. (5/12), 1 rimbalzo, 4 assist, 2 rubate. Perde solo un Pallone e fa il 50% da tre, però ci prova poco in entrata, dove evidenzia una buona protezione palla e decisione. Si limita a tirar da due per il resto e si vedono un paio di tiracci orrendi. Stasera viene a mancare il suo apporto a rimbalzo, negli assist è sottotono. Uno di quelli che per body language non mi piace e lui essendo un leader nel team dovrebbe caricar la squadra.
 
Kidd-Gilchrist: 5
6 pt. (2/2), 7 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, 1 stoppata in 31 minuti. Un 2/2 al tiro e due palloni persi. In difesa sembra ci provi ma non sempre ci riesca. Ha perso un pochino di smalto, forse atletismo e tempismo. Non pare quello di due anni fa. Dispiace dirlo perché per grinta è uno dei miei preferiti, ma se ci fosse un Ibaka o un W. Chandler all’orizzonte, lo scambio lo farei in questo momento. L’apporto offensivo (si fa rubare anche un pallone e prendiamo la controtransizione) è minimo come lo spreco, tuttavia è la fase difensiva a preoccuparmi.
 
M. Williams: 4
4 pt. (1/7), 2 assist, 1 rubata in 33 minuti. Osceno. Uno 0/5 da tre con diversi tentativi con spazio. Non trova mai il ritmo. Un FG e due FT per l’ala titolare grande senza rimbalzi… Sembra a Miami lo scorso anno nei playoffs.
 
Kaminsky: 4,5
12 pt. (5/16), 11 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 3 stoppate. Fa un 1/6 da tre e perde tre palloni, uno in maniera ingenua. E’ vero che da qualcosina in difesa con stoppate e rimbalzi ma è anche vero che la doppia doppia è aiutata da 37 minuti sul parquet e da Phila che tira 86 volte a canestro. Sono diversi i rimbalzi in più che si potevano catturare. Mette su discreti numeri ma compie scelte sbagliate e se gli va bene un gioco da tre punti ne fallisce un altro errando il libero, così come ne manca due in una fase fondamentale del match chiudendo con un ¼ dalla lunetta…
 
Belinelli: 4,5
8 pt. (3/10), 4 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Mezzo voto in più solo perché non mi dispiace la difesa di Marco, ma non posso far sconti a nessuno nonostante la simpatia. 2/5 da tre e un buon inizio, poi anche 4 palloni persi. Nel finale sbaglia una tripla importante e ancor prima un due punti. Finisce per segnar quando ormai è tardi. Il 3/10 non è granché per un tiratore che serve per cambiare gli esiti di un incontro. Nel gorgo psicodrammatico anche lui nonostante il suo +/- dica +10, unico positivo a Charlotte.
 
Lamb: 5,5
12 pt. (4/8), 1 rubata in 15 minuti. Commette 4 falli, non perde palloni. Dal palleggio al tiro. Passa dall’uno all’altro con disinvoltura e buone medie ma fa solo quello, se devi rimontare e costruire qualcosa di più sicuro, non è il giocatore adatto. Il jumper o il floater come arma se non l’entrata in un paio d’occasioni. Jeremy ci prova con il suo gioco, dietro direi scarso…
 
Roberts: 6
8 pt. (2/3), 2 assist in 10 minuti. Due perse, una in entrata con palla che gli sbatte sul petto e va oltre la linea di fondo. Crea il suo bottino con due triple da destra nel primo tempo. Era il terzo play, accompagna le pause di Walker cercando di trovar per se e la squadra la via del canestro.
 
Mil. Plumlee: 6
4 pt. (2/2) 3 rimbalzi, 1 rubata. Problemi al polpaccio destro per Plumlee arrivati durante la partita. Abbandona il campo e non rientra più. Anche se il momento nel quale è rimasto sul parquet non è stato positivo, ha fatto in 8 minuti, in proporzione meglio di Frank. Ora bisognerà vedere i tempi dell’infortunio per il n°18.
 
Coach Clifford: 4,5
Squadra senza senso che ha perso profondità dalla panchina. Non gira nulla o poco nulla. Sta a lui motivare i giocatori. Se con Plumlee gli rimproveravo il fatto di far giocar troppo Frank, ancora acerbo per un progetto maturo, adesso che potrebbe averlo perso, senza volergli andare contro a tutti i costi, ha in pancha Graham e Wood, che peggio di qualcuno non possono certo fare.La poi appare disunita e troppo fragile nei settori nevralgici (da tre e sotto il ferro).

Classifica a Est il 13/02/2017

Aggiornando la classifica a Est, rispetto a qualche tempo fa, ci si trova di fronte a qualche sconvolgimento.

Cleveland, anche senza Love, è ancora saldamente al comando, Toronto, nonostante abbia ritrovato DeRozan, ha perso qualche posizione, dalla seconda è passata alla quarta, Boston e Washington sono salite rispettivamente al secondo e al terzo posto sfruttando il loro ottimo momento, Atlanta ha ceduto la leadership della Southeast Division ed è anche momentaneamente out per avere il fattore campo a favore (essendo quinta) nei Playoffs.

Indiana mantiene la sesta posizione ma è un po’ in crisi, così come Chicago (subito dietro, alla caccia sul mercato per ottenere i P.O. mancati lo scorso anno) che fatica. Detroit si risolleva nella notte con una tripla di Caldwell-Pope dall’angolo destro (imbeccato da Ish Smith natio di Charlotte) che serviva per superare nei secondi finali i Raptors (101-102).

Charlotte è la prima delle escluse ma nelle ultime 10 ha vinto solo contro i derelitti e tankanti Nets, perdendo le restanti 9, così ora si ritrova a contatto Miami che sfrutta il percorso inverso (9-1), con un parziale di 13-0 fermato da Philadelphia nell’ultima gara disputata dai disciplinati ragazzi di coach Spolestra.

Segue Milwaukee che ha perso per tutta la stagione Jabari Parker, toccherà ad Antetokounmpo cercar di tener vive le speranze dei Cervi in ottica post season. New York ha ancora chance, la città del frutto proibito e della nuova fiamma dalle sembianze di Unicorno pare ormai pronta a terminare l’era Melo ma oggi è a sole 3,5 partite da Motown, mentre per le altre si fa più complicato. Phila ha aperto un trend positivo ma ha perso Embiid almeno sino al 24 febbraio e senza Okafor sino il 15. Per Charlotte… occasione propizia stanotte affrontare i 76ers in casa e senza i due centri principali avversari, anche se nelle nostre fila di contro, Zeller è ancora in dubbio.

Orlando ha messo sul mercato Ibaka e aveva Vucevic. Che cosa vogliano fare i Magic ora è difficile a dirsi, c’è ancora qualche giorno per effettuare scambi… Morente sul fondo invece è Brooklyn che non vince da dodici partite.

 

Game 54: Charlotte Hornets Vs Los Angeles Clippers 102-107

 
CopiHornets
 
Charlotte cade ancora e lo fa in una gara casalinga alla portata. La nottata “Buzz City” era sempre finita in festa fino a oggi (3-0).
A rovinare i piani per il poker di Clifford, ecco l’armata di Rivers che, impegnata a guadagnarsi una posizione migliore nella griglia delle partecipanti dei Playoffs a Ovest, ha giocato senza risparmiarsi.
Buzz City a parte, il solito copione da inizio stagione.
Charlotte perde quasi tutte le gare punto a punto, oltretutto sembra avere un Kemba stremato e l’All-Star Game in programma a New Orleans non sarà certo occasione per rilassarsi poiché si parla di una lunga serie d’eventi anche fuori dal campo e non semplicemente della partitella tra Est e Ovest o la gara del tiro da tre punti.
Si celebrava la sua serata per congratularsi con lui per la convocazione ottenuta ma lui in campo è stato irriconoscibile a parte un paio di lampi da cineteca; entrate del suo repertorio.
Gli Hornets hanno sofferto a rimbalzo con 40 palloni conquistati contro i 50 presi dagli avversari, 13 i turnover dei Clippers, solo 7 quelli di Charlotte, 13/20 dalla lunetta per gli ospiti, 15/20 per noi, non è bastato…
41,2% da tre per i Clippers contro il 35,1% di Charlotte con Kemba e Marco che da oltre l’arco non hanno tirato bene.
Tra le file avversarie sono 22 i punti di Crawford (5/8 da tre), 20 quelli di Griffin e 18 quelli di Rivers (4/6 da tre).
 

Un plastico Marvin Williams che nonostante l’impegno rimane marginale in attacco e sufficiente in difesa.
(Photo by Streeter Lecka/Getty Images)

Per coach Doc Rivers, vista l’assenza di Paul fino a marzo, spazio a suo figlio più il rientrante Griffin a comporre il seguente quintetto; A. Rivers, J.J. Redick, Mbah A Moute, Griffin e D. Jordan.
Walker, Batum, Kidd-Gilchrist, M. Williams e F. Kaminsky per Coach Clifford nuovamente costretto a rinunciare a Zeller per una ricaduta dello stesso infortunio al quadricipite che lo aveva tenuto lontano dal parquet fino allo scorso game.
 
DeAndre Jordan portava nella propria metà campo la palla in ascensione, i Clippers iniziavano in attacco ma sbagliavano il primo tiro, fallo di Kaminsky su DeAndre a rimbalzo, altra occasione, ancora errore, saltava Griffin fuori cilindro, un “animalata” saltando sopra MKG e schiacciandolo a terra, mancava solo il conteggio dei tre secondi da wrestling degli arbitri ma il fallo era pro Clippers, altra occasione con tripla tentata da J.J. ma nulla di fatto ancora, rimbalzo nelle mani di Williams, primo attacco a 11:06 con tripla di Kaminsky a segno seguita da un lungo due dalla diagonale destra di Williams per un 5-0 veloce. J.J. Redick riprovava da lontano a 9:37 ma ancora una volta il risultato era zero, anche grazie a un doppio disturbo sul tiro. Batum in entrata non trovava opposizioni sotto il ferro, plexiglass, retina e 7-0 assicurato.
Una dunk di Jordan a 9:08 sbloccava il punteggio ospite, Charlotte, però volava ancora sulle ali dell’entusiasmo iniziale e con MKG metteva dentro 4 punti dalla media distanza sulla linea di fondo destra (8:38 e 8:15, con il secondo notevole in turnaround contro J.J. Redick).
Mbah a Moute ne metteva altri due per i rossi ma a 7:33 da una dribble drive Kaminsky ricavava una parabola perfetta da metà area per il 13-4.
Dopo la replica di Mbah a Moute, Batum segnava da tre con il pullup a 6:54, 17 secondi più tardi Griffin aiutato dall’anello realizzava i suoi primi due punti di serata ma un catch and shoot di Batum dalla top of the key conquistava altri tre punti per Charlotte che scappava a 6:19 sul 19-8.
Mbah a Moute da sotto ne realizzava due mentre MKG montava guardia su J.J. Redick da inizio partita, Griffin in entrata mangiava altri due punti a Charlotte e a 3:29 Speights fintava sull’uscita di Kemba; spostamento laterale, top of the key da tre, perfetto tiro e -4 raggiunto dagli ospiti.
A 3:21 Clifford si tutelava con un time-out ma non era sufficiente, Speights e Felton finivano il parziale di 11-0 per agganciare a quota 19 la formazione di coach Clifford.
A far ripartire i Calabroni ci pensava Marco Belinelli con un efficace tiro da tre punti a 2:22, purtroppo però i Velieri, spinti dal vento di Griffin trovavano una giocata da tre punti a 1:54 che ristabiliva subito la parità per poi passare anche in vantaggio di due con lo stesso invisibile elemento.
Per fortuna Blake falliva il libero supplementare e gli Hornets con tre FT di Lamb si riportavano sopra di uno a :51.4.
A :42.8 il vento per i Californiani cambiava nome (Speights) ma il risultato erano tre punti micidiali che Lamb ancora una volta (2/2) recuperava dalla lunetta, tuttavia al giro di Boa il vento Griffin riprendeva vigore lasciando dopo il primo passaggio le Luna Rosse sopra di due (27-29).
 
MKG inaugurava il secondo quarto con il terzo jumper dalla linea di fondo destra, anche da più distante la precisione c’era e i Calabroni pareggiavano ma ben presto dovevano subire l’attacco dei californiani che con W. Johnson si portavano sopra di quattro (un tiro e un 2/3 dalla lunetta), punteggio che Crawford non aumentava pur avendo due liberi a disposizione.
Felton a 8:21 infilava da tre Roberts in una lotta fiscica simile a quella tra un lottatore di sumo e un maratoneta kenyano, così il +7 era assicurato.
Il n°9 dei Clippers Anderson metteva dentro due punti facili dopo uno sfondamento non chiamato precedentemente e a 7:38 Clifford chiamava il time-out per riordinare le idee e metter in campo i pezzi pregiati sul 32-41.
Kemba e Marco reagivano, primi due punti per il capitano e due per cercar di migliorare le statistiche al tiro per Marco, 36-41 seguito purtroppo da due punti di Crawford (su Batum) ottenuti dal semicerchio non colorato della lunetta.
A 4:23 Marco s’infilava frontalmente sull’assist di Batum all’indietro; due punti più fallo, giocata da tre punti per il Beli che avvicinava sul 39-43 gli ospiti.
A 4:10 Crawford con spazio realizzava la tripla ma Batum passando dietro a Kaminsky sparava una bomba che deflagrava dentro la retina, in più Redick in ritardo dietro al blocco si appoggiava sul fianco sinistro del transalpino impegnato nella sospensione.
Giocata da 4 punti per il 43-46.
Marvin con un’iniziativa personale alzava da pochi passi di distanza dal ferro riportando lo scarto al minimo ma commetteva fallo e Marco appena uscito rientrava in campo ma era colto di sorpresa dalla tripla di Redick a 3:15.
Batum a 2:25 con lo step back da destra costringeva Griffin ad allungarsi, fallo per gli arbitri e 2/2 della nostra SG dalla lunetta. A 2:14 saliva Belinelli circondato da 4 mani, tiro da 2 punti da media distanza e aggancio sul 49 pari.
Beli rubava anche un pallone ma Kaminsky sprecava in transizione troppo approssimativamente.
Mbah a Moute avvantaggiava gli ospiti ma Kemba metteva dentro due punti per raggiungere i 4 personali sfuggendo a Griffin che sino all’ultimo tentava di stopparlo, ma il capitano si buttava dentro tutta birra facendo soffrire di gambrinismo la PF avversaria chiudendo con un layup che non lasciava scampo.
A finire avanti erano però i ragazzi di Doc che con Austin al vetro chiudevano i primi 24 sul 51-53.

Marco Belinelli infila la difesa dei Clippers.
Ultimamente Marco tira meglio da due punti che da tre, trovand anche più spazio dopo aver effettuato spesso buoni movimenti.
Da tre punti è però calato dopo l’infortunio e per Charlotte è un problema.
2017 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

 
Dopo soli venti secondi a inizio ripresa MKG pareggiava la partita mostrando di saper tirare anche frontalmente, le squadre sbagliavano parecchio ma un taglio di J.J. Redick cui seguiva l’appoggio in corsa e dopo una tripla dello stesso tiratore, il gap degli Hornets saliva a 5 punti.
A 8:50 Frank conquistava la lunetta ma falliva uno dei liberi, una put back dunk di DeAndre Jordan era annullata dagli arbitri per interferenza, così a 8:24 un Batum caldo realizzava il 56-58. Rivers dall’angolo sinistro mostrava ancora una volta la lacuna degli angoli riportando sul +5 i suoi.
Batum come passatore era fantastico lob in diagonale a sorvolare la difesa, alley-oop leggero di Kaminsky e Hornets sul -3 (58-61). A 6:30 uno dei pochi lampi di Kemba il quale irrompeva prepotentemente nello spazio tempo calcolando al rallentatore i movimenti dei difensori avversari e allungandosi di destra batteva la difesa di Rivers.
Rivers da tre realizzava, riproponeva quindi nuovamente il leitmotiv il figlio di Doc; altra bomba per i Velieri che salivano sul 62-67. Marvin Williams scaricava una tripla da tre che si metteva in connessione con la retina per il 65-67, tuttavia in attacco gli Hornets non giocavano più al meglio e finivano per incassare un parziale di 3-10 che portava sul 68-77 i “cugini poveri” dei Lakers. Facendo un passo indietro da segnalare la tripla siderale del 68-75 di Crawford.
Batum sfruttava un leggerissimo tocco di Rivers su un blocco, tre liberi assegnati, due realizzati 70-77 il punteggio dopo aver visto il francese all’opera.
 
A proposito di opera, i due punti iniziali dei Clippers nell’ultimo quarto evocavano il fantasma, Hornets sul -9 che aspettavano Marco per recuperare qualcosa; tripla vincente fuori equilibrio passando dietro il blocco di Plumlee (74-82).
Lamb con la mano destra, la più lontana da canestro, da vicino lasciava il difensore fuori portata per stoppare la sfera, due punti e -6…
Felton con una finta e tiro over Kemba, dal mid-range teneva a distanza Charlotte, la quale ricavava però tre punti con la seconda tripla di serata di Kaminsky.
Anderson segnava due punti (fallo assegnato a Kaminsky sotto canestro sul tentativo del n°9 avversario di passarlo) dalla lunetta, poi Frank si faceva perdonare inchiodando l’entrata di Felton mentre Marco dall’altra parte in uno contro uno effettuava uno spin/fade-away che non lasciava scampo al difensore a 7:18. Grazie al canestro di Marco le distanze si riducevano a 5 e grazie a Williams e il suo reverse layup (buon gioco di passaggi da parte della squadra), i Clippers dovevan guardarsi le spalle con soli tre punti di vantaggio (83-86).
Felton si calava nel ruolo di tiratore e metteva dentro altri due punti fastidiosi recuperati da Marco con altrettanti poco dopo. Crawford purtroppo per noi pescava il secondo jolly di serata; dopo la precisa tripla da casa sua, arrivava la mattonata a tabella che rischiava d’infrangere il plexiglass ma era utile perché finiva in fondo al cesto.
Non mollava ancora Charlotte che a 5:20 segnava con Kaminsky da tre punti ma un arrembaggio di Rivers proveniente da tribordo con parabola alta al vetro rimandava i Calabroni sul -5.
Destino già segnato quando Griffin spalle a canestro forzava contro Marvin, finte veloci, giro e tiro dal pitturato, -7 Hornets.
A 3:57 Kaminsky era orrendo nel primo appoggio nonché superficiale, riprendendo e segnando però purificava il suo peccato.
Frank a 3:38 da tribordo contro-arrembava il Veliero; DeAndre rimaneva a babordo del ferro, nessuno in vista, jam bimane per Frank, quella del 92-95.
I teal & purple si scioglievano come il solito sul più bello; un passaggio volante di Rivers per DeAndre Jordan violava la no fly-zone e a 1:45 Rivers segnava da tre punti su Kemba.
92-100.
Sul-8 la partita sembrava finita, invece sulla rimessa di Belinelli, Batum ci metteva due secondi per realizzare il catch n’shoot del 95-100.
Kaminsky subiva l’abbraccio di J.J. Redick sotto canestro andando a realizzare due liberi.
97-100 a :57.8 dalla fine.
A 44 secondi dalla fine Rivers non segnava ma la difesa di Charlotte non conteneva Griffin che ribadiva a canestro in schiacciata sulla respinta dell’anello.
Batum in entrata si faceva stoppare da DeAndre Jordan, recuperava Charlotte che provava con Marco dalla destra ma ancora una volta nulla da fare, finiva per recarsi in lunetta Crawford per uno scippo di Walker ritenuto non regolare che faceva disperare Clifford, il quale non credeva alla chiamata. 97-104 seguito da una tripla di Kemba per il 100-104.
Le ultime speranze le metteva Batum a disposizione; il suo 2/2 dalla lunetta a :08.9 rimetteva leggermente in discussione la gara con il 102-105 segnalato dallo scoreboard, ma i Calabroni sulla pressione non riuscivano a rubar palla e costretti a commetter fallo subivano il 2/2 di J.J.Redick che portava la squadra tifata da F. Buffa oltre il break.
Finiva 102-107, ennesimo fall down degli Hornets, altra occasione persa.
La stagione si assottiglia, da qui a un paio di settimane Cho deve metter sotto contratto qualcos di consistente, anche se, visti stasera, servirebbe una rivoluzione…
 
Pagelle:
 
Walker: 5
10 pt. (4/18), 4 rimbalzi, 4 assist, 2 rubate, 1 stoppata. Normale nei vari tabellini ma a quello del tiro proprio non c’è… sembra scarico in campo, sia in avanti sia in difesa, dove ogni tanto recupera qualcosa, ma prende in faccia troppi canestri. Stremato per aver tirato avanti la carretta fino a oggi, tradisce in una partita dedicata a lui, dove sarebbe servito come il pane.
 
Batum: 7
25 pt. (7/13), 6 rimbalzi, 8 assist, 1 stoppata. Cala leggermente la media delle perse con due tonight, trova buone giocate sia da dentro che da fuori, anche in penetrazione, peccato per la stoppata presa nel finale da Jordan, ma la palla era rimasta ancora nelle nostre mani. Dopo un inizio a prender le misure all’attaccante, non fa male nemmeno difensivamente.
 
Kidd-Gilchrist: 6
8 pt. (4/8), 7 rimbalzi, 2 rubate. Coinvolto da rotazioni della panchina, è l’unico titolare che finisce in negativo e pesantemente con un -13. Dimostra di saper anche tirare precisamente quando si mette in ritmo. Brutta scelta nel secondo tempo quando si prende un tiro abbastanza scoordinato. Parte bene su J.J, poi gli tocca anche marcare Griffin e su quelli più grossi fa fatica…
 
M. Williams: 5,5
9 pt. (4/6), 5 rimbalzi, 1 assist. Una bella deflection ma anche tre turnover. Nei finali è timido e oggi va fuori tempo non riuscendo a fermare Griffin un paio di volte.
 
F. Kaminsky: 7
20 pt. (7/16), 8 rimbalzi, 5 assist, 1 rubata, 2 stoppate. Oscilla tra il 6,5 e il 7, per la difesa alterna un paio di ottime stoppate a rimbalzi non conquistati. Prende un colpo al naso e finisce con un tampone dentro la narice. Bene il lato offensivo anche se in alcune circostanze cerca di metter dentro appoggi sui quali è troppo approssimativo.
 
Belinelli: 6,5
17 pt. (7/14), 4 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Entra al posto di MKG in certi momenti del match unitamente al team titolare. Questo spiega anche il suo -1 (poco rispetto agli altri compagni della panca). Segna spesso da media distanza ma ci prende poco da tre e sbaglia una tripla in un momento importante. Alcune buone difese occasionali, su Griffin e su altri…
 
Lamb: 6
13 pt. (4/9), 1 rimbalzo, 3 assist. Come punti non fa male se si pensa che gioca solo 15 minuti ma dietro qualche pecca si vede. L’idea di dare una mano a Marco lascia scoperto il tiratore da tre, che nonostante il suo rientro rapido, segna. -14 di plus/minus.
 
Mil. Plumlee: 4,5
0 pt. (0/), 2 rimbalzi. La stella vespertina (Venere quando compare subito dopo il tramonto) che faceva innamorare era lui. Gioca 11 minuti. Posterizzato da Griffin, le statistiche minime si sciolgono con l’acido solforico presente sul secondo pianeta del sistema solare. Si diceva che Venere fosse il pianeta gemello della terra, stasera ci hanno mandato forse il gemello più scarso? Il -17 è eloquente…
 
Roberts: 5,5
0 pt. (0/1), 3 rimbalzi, 2 assist. -9 di plus/minus. Giocatore che fa fatica co il fisico se trova tipi alla Felton. Mette su qualche numero in 6 minuti ma viene travolto.
 
Coach Clifford: 5,5
La panchina non c’è. Giocare così è una tortura e lui dovrebbe tentare di dare spazio anche ad altri, peggio di così non può andare. Kemba è costretto a stare in campo 41 minuti ed è cotto, la squadra è in caduta libera e il GM per me ha sempre 3 come voto sino a oggi, se non 2,5 dopo l’operazione Plumlee per i costi… Deve un attimino riprendere i ragazzi sul prendi e tira in transizione che qualche volta scappa troppo entusiasticamente. Buona l’idea di MKG su Redick, pessima quella di girarlo su Griffin. Mi viene la labirintite a guardar le difese sui tre punti.

Game 53: Charlotte Hornets Vs Houston Rockets 95-107

 
TentativHornets
 
La corsa allo spazio, la guerra fredda sul finire degli anni ’50 che portò in orbita lo Sputnik1 dei sovietici dando inizio all’era spaziale.
La NASA era indietro dal punto di vista tecnico e progettuale, così, nell’ottica dell’inimicizia tra le due superpotenze corse ai ripari, ma il primo modello del razzo Vanguard lanciato verso il cielo, esplose in fase di ascensione.
Da lì al primo allunaggio per passare all’Apollo 13, l’allunaggio tentato e non riuscito con la famosa frase di Swigert: “Houston abbiamo avuto un problema qui” il passo è stato rapido…
Ok, uno dei serbatoi dell’ossigeno era esploso, l’equipaggio si salvò rientrando con un modulo lunare di salvataggio, ancora abbastanza grezzo…
Anche gli Hornets sono in questa fase pioneristica, ahimè a metà stagione, i playoffs potrebbero arrivare penso solo attraverso il mercato (in tema di progresso), anche perché Zeller, appena recuperato, ha giocato solo 21 minuti con qualche problemino fisico di troppo ancora.
Dopo un primo tempo chiuso in vantaggio e ben giocato, il collasso nel terzo periodo, nel finale Clifford ha messo un quintetto piuttosto basso per cercare di recuperare, con Marvin come centro.
Tentativo di diversificazione vano, il gap contro i top team dell’anno c’è e se si decide di tentare l’allunaggio post-stagionale va corretta la rotta della navicella.
In serata si vince a rimbalzo 47-41, negli assist 26-22, si perde nelle rubate 8-13 e soprattutto i turnover (con Charlotte sul podio) sono quelli che costano la partita.
21-17 con Houston lesta ad approfittarne.
30 pt. e 11 rimbalzi per Harden, 17 per Beverley, mentre per Charlotte Batum si è fermato a 15, Walker a 14…
 
Houston di coach D’Antoni, affamata di vittorie, cercava la numero 39 per insidiare gli Spurs e il loro secondo posto a Ovest. In North Carolina quindi il quintetto proposto dallo scafato coach vedeva scender subito sul parquet; Harden, Beverley, Ariza, R. Anderson e Capela con Gordon in panchina ma solo come spettatore a causa di problemi fisici.
Per Clifford i 5 da schierare immediatamente erano; Walker, Batum, Kidd-Gilchrist, M. Williams e Cody Zeller al rientro.

Cody Zeller al rientro ha finito con luci e ombre in 21 minuti sul parquet.
L’energia c’è, ma nel finale è rimasto fuori con qualche problema fisico forse non del tutto risolto.
2017 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

 
Zeller portava a casa subito la palla a due, Charlotte attaccava con Marvin Williams che chiuso a mezz’altezza nel pitturato rilasciava un floater leggiadro senza commetter sfondamento. Anderson da tre tirava corto, Zeller andava a vuoto da vicino dovendo ancora prendere il ritmo, Harden sbagliava il tiro contro MKG, poi a Zeller era fischiato un fallo offensivo.
Charlotte difendeva forte ma Beverley dalla baseline destra girava davanti a MKG staccandosi un pochino per il tiro del pareggio. MKG dall’area segnava il 4-2 seguito da Kemba bravo a metter dentro il layup grazie al passaggio di Batum che sorprendeva i Rockets nella zona centrale dell’area da dove arrivava il nostro playmaker per concludere.
A 9:22 Capela in area accorciava, gli Hornets ripartivano e dalla linea di fondo destra Batum serviva in corsa Cody, dunk unstoppable a due mani per l’8-4.
Houston reagiva con Anderson che da una drive andava a contatto con Cody, il quale finendo per terra lasciava il via libera ai due dell’ex Pelicans.
Gli Hornets guadagnavano altri due punti ma i Rockets trovavano comunque il pareggio a 7:36 con un fede-away di Anderson, passando anche in vantaggio con Capela, bravo a recuperar un rimbalzo offensivo dopo l’errore di Harden in entrata con l’eurostep.
Charlotte raggiungeva il 12-12 con un passaggio verticale di Batum corto; la difesa di Houston collassava incredibilmente sul francese lasciando solo MKG a pochi cm dal canestro, facile per il nostro numero 14 pareggiare.
A 6:25 la sfera viaggiava in orizzontale da Batum a Williams, tre punti e Hornets di nuovo in vantaggio (15-12), incrementato a 5:54 quando un passaggio dietro la schiena di Walker trovava Zeller in corsa per due punti in entrata e tiro libero aggiuntivo.
Calabroni sul 18-12 che non si arrestavano, infatti, da una transizione Lamb ricavava due punti dalla media distanza con la sospensione per il +8, a quel punto l’asse Harden/Capela realizzava l’alley-oop e a 3:21 gli arbitri regalavano due punti a Harden; goaltending ma non reale, Marvin arrivava sul pallone quando lo stesso raggiungeva il suo apogeo, stoppata solare ma solo dopo il replay.
Due punti incamerati per i texani che anticipavano i due regolari di Harrel per il 23-21, per fortuna Lamb in entrata alzava un pallone che ricadeva perfettamente nella retina prima che a 1:44 Anderson segnasse il 25-23.
Plumlee segnava due punti con uno spin in area su Dekker mentre Harden continuava a trovare difficoltà in attacco, Brewer commetteva il secondo fallo in pochi secondi sulla palla appena recuperata d Kaminsky in torsione, così Frank metteva dentro due FT per chiudere il primo quarto sul 29-23.
 
Batum ripartiva nella seconda frazione guadagnando anche qualcosa per sé.
Due liberi e altrettanti punti a 11:51, solo Houston realizzava da tre con Ariza dopo una rubata di Brewer ai danni di Roberts.
Ci pensava Marco a “vendicare” il piccolo play degli Hornets con un lungo due sparato in faccia al difensore dei texani.
Brewer provava a replicare ma sbagliava il tiro da lontano sulla difesa del Beli, Houston riusciva invece a segnare grazie a un fast break concluso da Dekker in violenta schiacciata a 10:35.
Venti secondi più tardi Kaminsky in entrata con allungo guadagnava due punti e un FT; gioco da tre punti per il 36-28. Dekker tentava ancora la violenza sull’anello ma sbagliava recuperando il rimbalzo, altro tiro e altro errore, ma sulla palla vagante arrivava prepotentemente Harrel per la schiacciata appesa a due mani.
Gli Hornets non badavano troppo a ciò e rispondevano con Belinelli e un jumper di fino a 9:38.
La squadra di D’antoni, staccata di otto lunghezze, riduceva il gap a tre con Dekker da due (ravvicinato vs Frank) e una tripla di Beverley a 8:25.
Un lob perfetto di Batum scavalcava Harden, Kaminsky riceveva e metteva dentro senza oppositori da pochi passi, lato destro del ferro.
Ariza scappava via a Marco sulla linea di fondo destra andando a schiacciare il 40-37, in più Harden in lunetta realizzava un 3/3 che ristabiliva la parità a quota 40.
Batum (autore del fallo precedente), si faceva perdonare in attacco, dal lato destro continuava a essere ispirato; passaggio perfetto sul taglio in corsa di Kaminsky bravo a depositare il 42-40.
Beverley dalla rubata pareggiava, poi recuperava un pallone, Kemba si prendeva un tecnico sull’azione ma Harden falliva il libero del +1 ospite.
A 4:52 su un retropassaggio di Batum, Walker segnava una bomba dalla top of the key, Capela a 4:38 potrebbe pareggiare segnando due punti recandosi in lunetta (altro tocco di Batum), ma il suo 0/1 faceva conservare il +1 alla squadra di Clifford.
Dalla lunetta però arrivava il pari; tre secondi chiamati a Charlotte…
Harden al tecnico e pareggio a quota 45.
A 3:41, dal palleggio Batum ricavava tre punti, Harden poi subiva uno sfondamento di Zeller sulla destra (annullato il canestro) mentre MKG sopravviveva allo stesso James, così a 2:21 Charlotte metteva dentro due punti dal post basso destro, sempre Zeller e sempre dal post basso destro, questa volta tutto regolare per il 50-47.
Marvin allungava con due FT (fallo sulla palla vagante offensiva per e di Brewer), Walker subiva due cariche da Capela e da Harden, Kemba a :28.7 realizzava un pullup aiutandosi con il primo ferro ma lo step-back di Harden da tre consegnava allo scoreboard il 54-50 per almeno 10 minuti.

Jeremy Lamb su Harrell.
8 punti per il #3 di Charlotte in 11 minuti sul campo stanotte.
2017 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

 
Rientrati in campo gli Hornets segnavano per primi con due liberi di Marvin Williams a 11:35 ma il +6 si assottigliava subito dimezzandosi a +3 con una tripla di Beverley dal corner destro su Kemba.
Reazione Hornets: drive di Kemba, passaggio corto a sinistra vicino al ferro per MKG, il quale vedeva più libero di lui Zeller a centro area, extra pass e dunk per il 58-53.
Un pullup di Kemba a 10:04 faceva allontanare dalla zona rossa Charlotte che sul +7 subiva un gancio di Capela, ma Batum ristabiliva il vantaggio dopo finta e tiro dalla baseline destra.
A 9:06 Ariza da tre punti dava il -4 ai Rockets che pareggiavano a 8:01 sempre di tripla portando il punteggio sul 63-63.
Charlotte andava d’insieme con troppi turnover concessi, e anche se ci si salvava su quello concesso all’azione successiva al pareggio, Williams era sfortunato da tre mentre Anderson spostandosi dopo la finta sul lato destro, realizzava tre punti per il 63-66.
A 7:14 Clifford chiavava il time-out ma Charlotte al rientro perdeva l’ennesimo pallone, Belinelli non segnava ma Kemba in step back su Capela a 6:21 sì, accorciando sul -1.
Houston però trovava il via per la fuga finale a 5:55 quando Harden giunto quasi ai 24 segnava da tre punti in maniera difficile contro MKG.
Trenta secondi più tardi Williams in rotazione salvava un canestro già fatto bloccando irregolarmente Capela che ai liberi non essendo una cima splittava portando pur sempre il punteggio sul 65-70.
Harden in ritmo dalla diagonale destra scavalcava un’altra volta MKG colpendo da tre punti, a 4:24 nel suo piccolo il nostro numero 14 restituiva due punti con la sospensione da destra e nonostante a 3:47 M. Williams in entrata recuperasse un contatto con Anderson, mettendo dentro solo il secondo dei due liberi assegnati, aggiungendo un punto, le distanze rimanevano ancora siderali.
Un -5 destinato ad accrescersi a 3:08 per effetto dell’entrata di Harden e di un fallo (da spendere) di Lamb su Anderson.
Sul -9 Lamb restituiva l’illusione di una possibile rimonta con una tripla a 2:35 ma solamente 13 secondi più tardi Anderson affossava le speranze dei Calabroni restituendo da oltre l’arco per il 71-80.
Charlotte passava dal -9 al -10 quando sul finire del periodo, sul contatto MKG/Harden, gli arbitri prima assegnavano canestro e libero (decidendo per la continuazione), poi arretravano concedendo solo i due FT che, realizzati dal play barbuto, consentivano a Houston di chiudere sul +10 (76-86) il terzo periodo.
 
Nell’ultimo quarto Belinelli apriva la mano con due ma Brewer usava due FT mettendo il due di denari da carte francesi, a 10:50 Roberts calava il 3 di cuori infilando la sua prima tripla stagionale ma da un altro fast break Harrell usava le napoletane mettendo sul tavolo l’asse di bastoni con la schiacciata dell’81-90.
La partita volgeva al termine quando Kaminsky da tre sfiorava la retina esterna mentre Ariza colpiva da tre con Charlotte tutta schiacciata nella propria area.
-12 (81-93), a poco serviva la tripla di Roberts a 8:55 (84-93), oppure il taglio di Marco su passaggio di Batum per il layup dell’86-95.
Houston cercava e trovava i punti deboli di Charlotte come l’angolo destro da dove Beverley aveva ancora modo di battere Kemba (pur presente) da tre punti, la difesa dei Rockets forzava tiri che Charlotte non segnava, si finiva così con un alley-oop esagerato di Harrel, quando ormai a partita finita, le squadre per rispetto, sovente non giocano più.
95-107 il punteggio finale con Charlotte che per ripartire aspetterà i Clippers alle 23.00 italiane nella prossima sfida casalinga.
 
Pagelle
 
Walker: 5
14 pt. (6/14), 5 rimbalzi, 5 assist, 1 rubata, 1 stoppata. -15 di plus/minus, nel secondo quarto su di lui arrivano raddoppi, alla fine Kemba perderà 6 palloni recuperandone due in difesa a causa di sfondamenti e un altro da steal. Troppi errori, lento su certi layup finisce per farsi stoppare 3 volte. Qualche buon tiro ma la percentuale finale non è lusinghiera e se si ferma lui son dolori… In più subisce qualche tripla di troppo da Beverley, anche se lui c’è nell’angolo.
 
Batum: 6
15 pt. (5/10), 8 rimbalzi, 10 assist, 1 rubata. Equilibrato. Perde tre palloni ma al tiro non fa male. Recede un po’ nei tentativi d’entrata ma arriva in doppia doppia con un primo tempo ispiratissimo che lo portava già a 8 assist. Si ferma nel secondo come uomo assist e la squadra ne risente.
 
Kidd-Gilchrist: 5,5
8 pt. (4/9), 9 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata, 2 stoppate. Gran primo tempo su Harden che nel terzo quarto gli segna due triple in faccia. E’ lui che mette dentro due punti per il tentativo di recupero ma poi il Barba mette su numeri, anche se non sempre sono sue “le colpe”. Però… come Kemba… se non funziona lui come stopper difensivo, è dura…
 
M. Williams: 5,5
12 pt. (3/8), 7 rimbalzi, 2 rubate. Latita nella tripla (1/4), peccato per la stoppata buona non considerata valida. Nel finale si adatta a un ruolo non suo e lascia sparare i più piccoli.
 
C. Zeller: 6
9 pt. (4/8), 4 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate. Attivo in difesa conquista due palloni, un po’ lento di riflessi ne perde tre. Anche per lui nella fase più importante della partita, scelta improbabile, un lungo due a colpire la base del ferro. Pazienza, il suo apporto in 21 minuti lo da, anche se Capela in area con i suoi semiganci e simili lo batte diverse volte o conquista rimbalzi.
 
F. Kaminsky: 5
9 pt. (3/9), 3 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Salvate il soldato Frank. Scelte di tiro peggiori di quella citata di Zeller. Nel finale spara una tripla da ben oltre la linea da tre aggiustandosi dalla diagonale destra; tiro a sfiorare la retina, ma anche altre occasioni da oltre l’arco sprecate (0/3). Non voglio certo vessarlo ma giocar con lui è a handicap. 20 minuti son troppi, Clifford lo risparmia nel finale ma il danno è fatto o il dado è tratto, come preferite.
 
M. Belinelli: 5,5
10 pt. (5/13), 4 rimbalzi, 1 assist. Due le perse e 0/3 da fuori. Purtroppo Marco sbaglia alcuni tiri per cercare di riaprire la partita, dopo un buon inizio non riesce a esser uomo utile a Charlotte per cercare di riaprirla seriamente.
 
B. Roberts: 6
6 pt. (2/4), 2 assist. Prime due triple dell’anno e una persa. Giocatore elementare ma funzionale. +2 per lui nei suoi 12 minuti in campo. Due su tre da oltre l’arco.
 
Mil. Plumlee: 6
4 pt. (2/2), 4 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. Abbonato ai 4 punti a partita stavolta non sbaglia nemmeno un tiro. Roba facile comunque… Zeller gli toglie minuti e lui ne gioca solo 13. Non incide ma non sfigura.
 
Lamb: 5,5
8 pt. (3/8), 3 rimbalzi, 1 assist. Gioca 11 minuti e a livello di punti va bene, come FG è sufficiente, come palle perde gravemente insufficiente con 3…
 
Coach Clifford: 6
Un po’ fa bene, un po’ pasticcia. Troppa la differenza tra i due team quest’anno. Il piccolo chimico ormai con una squadra dai tasselli del puzzle spostati. Prova a incollarli con il Bostik ma in serata trova il tassello Kemba con un lembo rovinato, Lamb e Belinelli non si agganciano perfettamente e il tassello di Kaminsky non lo si trova più…Se Frank deve giocare meglio nella prima parte, nella seconda scopare, meglio usare Plumlee e incastrarlo in un quintetto equilibrato.

Game 52: Charlotte Hornets Vs Brooklyn Nets 111-107

 
MarcatorHornets
 
Febbraio, nella NBA, è il mese dedicato alla storia nera, quindi vorrei iniziare con una frase iconica di Martin Luther King:
“Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla.” Ovviamente, a parte darvi uno spunto di riflessione generale su ciò che ci circonda, ben sintetizza il momento di Charlotte che dopo le paure iniziali ha fatto la sua partita finendo per portarla a casa, anche se con molta fatica, come il solito, in un finale reso avvincente da due triple di Bogdanovic in serie che avevano riportato il risultato nella più totale incertezza.
Belinelli tuttavia, lasciato sul parquet da Clifford, ha finito per realizzare i 4 punti decisivi in due tranche dalla lunetta.
Marco quindi diveniva il marcatore decisivo in un finale che si sarebbe altrimenti complicato…
Percentuali basse dal campo ma 51 rimbalzi contro 45 compensano i dati dal campo, importanti anche i turnover; 15 per gli ospiti e solo 7 per noi.
Vincere significava riagganciare Detroit all’ottavo posto, anche in quest’ottica la vittoria era importante.
 
I Nets non vincevano da nove partite, coach Atkinson provava a mettere in campo il meglio a disposizione (con Lin sempre infortunato in panchina); Dinwiddie, Foye, Hollis-Jefferson, Bogdanovic e Brook Lopez erano quindi i prescelti.
Gli eletti di Clifford invece si chiamavano; Walker, Batum, Kidd-Gilchrist, M. Williams e Frank Kaminsky, con quest’ultimo riproposto titolare per la seconda volta dopo il saluto di Hibbert e l’infortunio di Zeller.

Cody Zeller è ancora out.
Kaminsky è partito titolare anche stanotte.

 
Brooklyn vinceva la palla a due ma la riperdeva subito con Bogdanovic che marcato da Batum sgomitava troppo sul francese incollato a lui cosicché gli arbitri propendesero per il fallo offensivo.
Saltando qualcosa… Lopez stoppava Walker e Batum su un’apertura orizzontale si faceva intercettare già il primo pallone. Finiva pe segnare Dinwiddie in transizione prima che gli Hornets pareggiassero a 10:26 con MKG bravo a liberarsi di due difensori nel pitturato realizzando il 2-2.
Bogdanovic rollava in area e inchiodava a canestro in anticipo su Batum, gli Hornets pareggiavano con un tiro in area di Marvin Williams (un uno contro uno leggermente forzato e fuori equilibrio che pescava solo il cotone) e trovavano anche il vantaggio con MKG a 9:16 abile a colpir da media distanza dalla sinistra.
Gli Hornets continuavano a segnare nonostante che da ambo le parti vi fossero diversi errori al tiro Kemba da tre frontalmente e Kaminsky (in incrocio con MKG sul passaggio di quest’ultimo proveniente dalla linea di fondo destra), mettevano altri 5 punti pro Charlotte sullo scoreboard, portando sull’11-4 il punteggio.
Un parziale destinato ad ampliarsi (12-0) dopo la tripla di Batum a 5:31 che portava il punteggio sul 14-4.
Harris con una tripla dal lato destro interrompeva momentaneamente il fluido seguito da una dribble drive di Whitehead che a 4:08 mandava sul 14-9 il risultato.
Batum credeva all’entrata e aveva ragione, appoggio al vetro a buon fine Hornets a quota 16, cifra che aumentava grazie a un pallone raccolto da Plumlee dalle parti del canestro dopo un errore di Lamb al tiro.
Due facili e Hornets sul +9 (18-9) a 3:25. Harris da tre dal corner sinistro evidenziava i problemi (appena descritti sul punto della situazione) dall’angolo di Charlotte, Hamilton con il gancio e l’anello amico ad assorbire il tiro, spostavano sul 18-14 il risultato.
Batum a 2:10 usava lo schermo di Plumlee per una penetrazione sulla sinistra arrestata in prossimità del post basso sinistro e chiusa con un banker dopo aver galleggiato in aria eludendo la stoppata del difensore messo fuori tempo.
Lamb costringeva Booker a cambiare il tiro da sotto facendolo sbagliare, ma sull’azione ci si preoccupava per Kemba colpito al volto da una gomitata di Harris in entrata.
Walker rimaneva fermo e sul rimbalzo conquistato, dopo pochi secondi Charlotte chiamava time-out.
Kemba usciva ma non sembrava esser nulla di preoccupante. Lamb portava 4 punti alla causa con un floater prima, con un runner dall’alzata calcolata, distanza e ritmo, arcobaleno sopra il difensore a trovar il pentolone magico del Leprechaun in fondo alla retina.
Hornets sul +10, Booker sul ferro, altro errore per l’atletica ala grande dei Nets che spalmava una potente dunk sul ferro, tuttavia gli uomini di Atkinson guadagnavano e realizzavano due FT a 08.5 dopo un rimbalzo di Hamilton, stesso uomo della lunetta. Hornets in vantaggio 24-16 a fine primo quarto.

Nicolas Batum sta variando un po’ il suo gioco cercando anche qualche entrata.
Buona partita anche per Nicolas.
2017 NBAE (Photo by Brock Williams-Smith/NBAE via Getty Images)

 
Marco iniziava bene per Charlotte il secondo, spinto da Harris, fuori equilibrio, sbilanciato, andando lateralmente verso destra trovava il tiro da due punti che faceva rumoreggiare lo Spectrum Center.
26-16, occasione dalla linea supplementare ma stavolta Marco sbagliava il tiro, poco importava, anche se Hamilton ne metteva due da sotto e Plumlee (servito da Roberts) perdeva sulla sinistra palla oltre il fondo.
Lamb era ancora una volta facile grimaldello per scardinare la difesa delle Retine che subivano l’entrata, il canestro e commettevano anche un fallo inutile in ritardo sui temi della giocata di Jeremy.
Tre punti totali e Calabroni sul 29-18.
Plumlee si faceva scippar un pallone in attacco e Hamilton tirava fuori dal cilindro una tripla a 9:03 per il 29-21.
Plumlee dopo un paio di passaggi a vuoto dimostrava IQ cestistico e fantasia, dando dentro a Marvin una sfera che la nostra ala grande spingeva dentro la retina da pochi passi. Plumlee prendeva anche una buona posizione in difesa e si guadagnava lo sfondamento su una furiosa entrata di Bogdanovic. A 6:37 Belinelli trovava un varco frontale e colpiva da tre punti (34-21), mentre Lopez dando buon giro al pallone servendosi del primo ferro per far carambolare lo sferico oggetto dentro la retina. Al centro di Brooklyn rispondeva Williams che dalla linea di fondo sinistra si metteva in ritmo con un giro e tiro rapido oltre il difensore, ferro toccato ma pallone dentro.
Charlotte dialogava a due, uscita dai blocchi a sinistra di Marco, pallone preso da Batum e restituito dall’italiano al francese in rapida avanzata, extrapass sulla chiusura, MKG sotto il ferro a destra resisteva al contatto mettendo dentro due punti “quasi” facili.
Bogdanovic metteva dentro due punti ma poi MKG riprendeva piede difendendo due volte sotto il ferro in maniera egregia, vittime Hollis-Jefferson e Bogdanovic, il quale tuttavia tornava a segnare portando le cifre sul 38-29.
Charlotte cercava di distanziare gli avversari e lo faceva con Kemba a 3:47 da due punti, con Marco (3:10) che recuperava due FT da sotto servito da Batum e con schiacciata dello stesso transalpino, il quale in transizione (servito da MKG) spostava il risultato sul 44-29.
Bogdanovic rimaneva caldo colpendo da tre oltre un incolpevole Belinelli e Hollis-Jefferson ne aggiungeva due per gli ospiti, ma a 1:28 Frank metteva dentro la sua prima tripla di serata al quarto tentativo.
A :55.3 MKG metteva dentro in schiacciata dopo aver subito una stoppata da dietro di Rondae Hollis Jefferson e riavvolgendo il nastro come in Carlitos Way, aver conquistato il rimbalzo offensivo.
Dinwiddie e Kemba si rispondevano dalla lunetta (anche se per Kemba era un 2/3), poi a :13.4 dalla sirena dell’intervallo Batum decideva d’aver l’ultima parola con un rapido step-back e tiro imprendibile da tre punti che mandava negli spogliatoi gli Hornets sul confortante vantaggio di 54-37.
 
Il secondo tempo iniziava con gli air-ball di Kaminsky e Walker,Hollis Jefferson puniva a 11:12 e Lopez in schiacciata passando Kaminsky accorciava sul -13 a 10:49.
Lopez montava buona guardia su Kemba stoppandolo ma a Hollis-Jefferson sfuggiva il pallone e lo mandava oltre il fondo.
Da lì Kemba ricavava un gioco da tre punti (pick and roll con Frank in entrata sparata con fallo di Foye) ribattuto dallo stesso Foye qualche secondo più tardi (10:18 fallo di Marvin).
A 9:36 da una transizione arrivava una chiusura di MKG con mano destra sul lato sinistro in vecchio stile.
Brooklyn tentava comunque la rimonta accorciando con Foye da tre 11 secondi più tardi. A 8:45 altra tripla dall’angolo subita; Dinwiddie per il 59-50…
A 8:17 calava ancora il divario; con Foye che passava dietro un blocco e andava a cercare il contatto in area con il rientrante MKG.
Un parziale di 2-11 che consigliava a Clifford un time-out per parlarci sopra.
Charlotte trovava la via del canestro con un passaggio schiacciato di Kaminsky in verticale per Marvin Williams, il quale dal back-door dalla linea di fondo riceveva e in un duello al sole saltava insieme e contro Foye bruciandolo in schiacciata.
Batum a 7:12 proponeva un’altra entrata riuscendo a segnare e a issare gli Hornets sul 63-54 prima che Lopez avesse vita facile su Frank appoggiando al plexiglass.
MKG andava a cercar fortuna in area e con uno spin sull’esterno chiudeva con la destra l’azione vincente ma dall’altra parte Lopez colpiva da tre a 6:23 accorciando sul 65-59.
Charlotte tornava in attacco con Kemba minaccioso d’entrata verso il centro dell’area, Brooklyn si chiudeva, classico scarico dietro, Frank con spazio ringraziava non fallendo la tripla frontale. I tre punti per il 68-59 non gasavano Frank che in entrata dalla sinistra finiva per farsi stoppare da Hollis-Jefferson, ci pensava Lopez ad abbracciare da dietro Kemba sul tentativo di penetrazione.
Due su due e 70-59 in cascina.
Batum ne aggiungeva altrettanti con un fade-away dal post basso destro su Harris, poi era Batum fermo a sinistra ad aspettare e a riconoscere il taglio in diagonale di Lamb che portava il nostro swingman a chiudere abilmente vicino al ferro per il 74-59.
I “neri” non mollavano e Harris segnava da tre, Kaminsky in attacco si lasciava sfuggir palla mentre dall’altra parte Kilpatrick portava il parziale di Brooklyn sull’8-0 per far scemare il gap a 7 punti.
A 2:42 la cosa più impensabile; drive dalla sinistra di MKG e chiusura dello stesso passando sotto il ferro per far ripartire Charlotte…
Lamb con un 2/2 dalla lunetta e Booker con una gomitata in attacco su MKG sembravano buoni segnali ma arrivava una dunk da highlight di Booker dalla potenza smisurata a 1:51.
Per Charlotte Lamb ci provava dalla diagonale destra, ben oltre il bordo da tre punti, Jeremy smentiva le sue statistiche e segnava con estrema precisione l’81-69 a 1:24.
A :34.3 Whitehead chiudeva il punteggio di quarto con un top shot da tr grazie al quale Brooklyn accorciava al -9 pur essendo partita dal -17 a metà partita.

Marco Belinelli, 17 punti e finale da pompiere per mettere in sicurezza il risultato. Un Lin con gli occhiali, alle sue spalle osserva la situazione.
2017 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

 
Booker metteva dentro su Plumlee nella prima azione dell’ultimo quarto, poi finalmente si vedeva qualcosa di nuovo in casa Charlotte; Roberts per il nuovo arrivato, numero 18 (Plumlee) e accattivante alley-oop.
Marvin dava gas accelerando e segnando in entrata a 10:37 (85-74), a 9:22 Lamb imitava il compagno per l’87-76, in più Marco metteva dentro un jumper applaudito da due punti a 8:52 per andare sull’89-78.
Sembrava tutto facile, anche se Belinelli sbagliava due triple consecutive nonostante un tuffo parallelo alla linea laterale destra di Marvin Williams a tener vivo il pallone in uscita.
Booker e Whitehead rispondevano accorciando a 7 il divario che non scendeva sino a 6:41 quando Bogdanovic attaccando Kaminsky guadagnava un gioco da tre punti che riportava a due possessi lunghi le Retine (91-85).
Marco forzava un tiro in entrata con l’uomo davanti, la palla finiva dall’altra parte del ferro tra le mani di Frank, due punti facili da segnare ma ennesimo clamoroso errore del nostro centro, forse nemmeno l’intercessione di Paolo Brosio alla Madonna nell’ex Jugoslavia potrebbe risanargli le mani…
A 6:12 una punta del piede di Harris (al tiro sulla linea da tre) toglieva l’iniziale tre assegnato all’esterno dei Nets ma a 5:11 un gancio di Lopez su Frank portava al -4 nuovamente gli ospiti.
A 4:36 una top finish di Marco a destra del canestro era manna, una correzione di Kaminsky dopo un errore di Kemba più due FT di Belinelli a 2:52 (finta dalla destra su Harris che abboccava saltando e drive con tocco irregolare alle spalle di Marco impegnato in schiacciata da parte dello stesso numero 12 avversario) erano quasi polizze d’assicurazione per il finale.
98-89 dopo il due su due del connazionale seguito però da una reverse jam di Lopez a due mani… in qualche maniera i Nets accorciavano sul -5 (fallo di Belinelli) grazie a un gioco di Lopez da tre punti a :26.7 dalla chiusura.
Batum andava in lunetta dall’altra parte ma splittando consentiva di mangiar altri due punti a Brooklyn che dopo la bomba di Bogdanovic andava sul -3.
A 18.4 Marco quasi andava a perder la palla ma Harris spingendo trascinava Marco per terra.
Un attimo di terrore per una possibile persa, poi la consapevolezza di due liberi che freddamente il giocatore di San Giovanni in Persiceto realizzava.
Finita?
No… nemmeno per sogno, troppo facile…
Bogdanovic di corsa andava sulla linea dei tre punti, finta, Marvin saltava, Bogdanovic prendeva la mira e nonostante il tentativo di controstoppata con la mano più vicina della nostra ala grande, arrivava un’altra tripla subita.
A 10 secondi dalla fine 109-107…
I MJ boys rimettevano immediatamente lunga la sfera per un Belinelli quasi abbandonato che non si faceva ingolosire dalla possibilità della tripla (avrei già sentito le urla sino a qui di coach Clifford) ma con esperienza girava fino a esser toccato.
A :06.7 Marco era ancora freddo e chiudeva i giochi realizzando i due punti dalla lunetta per il 111-107 finale che ci portavano oltre il break.
 
Pagelle
 
Walker: 5
17 pt. (4/20), 3 rimbalzi, 5 assist. Serataccia al tiro di Kemba che compensa con un 8/9 dalla lunetta. Sbaglia troppe cose facili per lui, un po’ lento si prende 5 stoppate, un paio da Lopez con entrate telefonate. Mi piace di più come rifinitore oggi. Pazienza, gli Hornets hanno vinto, alla prossima giocando decisamente meglio speriamo, quando servirà di più…
 
Batum: 7
17 pt. (7/18), 8 rimbalzi, 4 assist, 4 rubate, 2 stoppate. Parte subito forte (non al tiro) e guadagna una palla conquistata per Charlotte. Mette su discreti numeri nonostante un paio di tiracci. I turnover scendono a due, così come smista un paio d’assist in meno rispetto alla media. Evidentemente il rapporto qualità assist/prezzo perse è proporzionale. Segna canestri senza esagerare, continuando a mettere dentro anche con qualche entrata.
 
Kidd-Gilchrist: 7
14 pt. (7/12), 7 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. Buona priva difensiva di MKG, anche al tiro non va male. Sicuramente non è Wilson Chandler, uomo che, leggendo un articolo di Swarmsting, era proposto come possibile pedina di scambio per MKG. Certamente sarebbe un fallimento per Charlotte cedere il progetto MKG, sebbene a me piacciano tutti e due ed è sempre difficile dire quale sia l’innesto migliore. Non è vero secondo me che MKG sia uno scarso tiratore, il problema è che deve aver un po’ di spazio e non sempre riesce a costruirsi da solo le azioni come fa la controparte indicata di Denver.
 
M. Williams: 7
14 pt. (6/11), 9 rimbalzi, 2 stoppate. Energia e difesa ma anche attacco. Su entrambi i lati del campo Marvin dice la sua. Nel finale una bella stoppata su Bogdanovic che aveva già preso il tempo e infilato Batum, scompare meno in attacco e una dunk a ricordare quella dello scorso anno contro Phila sempre in casa.
 
Kaminsky: 5,5
12 pt. (4/17), 11 rimbalzi,5 assist, 1 rubata. Lo so… vi starete chiedendo… come si fa a dare 5,5 per un giocatore che in 33 minuti raggiunge la doppia doppia? Il motivo è semplice. I numeri non sempre spiegano tutto anche se danno indicazioni. Purtroppo a volte parziali e/o fuorvianti. Intanto il 4/17 al tiro è uno scempio alla mano educata che dovrebbe avere, sbaglia canestri ravvicinati, tenta spin e tiro seguente rimanendo in piedi in qualche modo… In difesa è troppo facile passarlo. Rimangono i dati nel tabellino.
 
Belinelli: 7
17 pt. (4/9), 3 rimbalzi, 1 stoppata. Fa 1/3 da oltre l’arco ma chiude la partita con i liberi (8/9 il totale). Si salva in una delle due azioni finali che lo portano in lunetta. Già mi vedevo smentito quando scrivevo solo ieri che l’avrei visto bene in alcuni finali, anche per il fallo su Lopez. Però, eccolo… l’esperienza a San Antonio e gli anni in NBA con New Orleans, Golden State e Chicago (vado random), sono serviti.
 
Roberts: 6
0 pt. (0/1), 1 rimbalzo, 2 assist. In 12 minuti cerca più gli assist che i tiri. Solo una tripla tentata ed errata, poi un bell’alley-oop per Plumlee. Non fa disastri in difesa come nelle ultime due giocate.
 
Lamb: 7
16 pt. (6/11) , 7 rimbalzi, 1 rubata, 1 stoppata. Bene. Entra prima di Marco ed entra anche nelle difese avversarie incuneandosi e segnando con runner e floater. Mette anche una tripla lunare. Rimbalzi a livello, questo è il Lamb che serve.
 
Plumlee: 6,5
4 pt. (2/3), 2 rimbalzi, 1 assist. Gioca 14 minuti. Si limita al tiro ma piano piano accumula buone statistiche. Non è lui la bocca da fuoco principale. Sbaglia solo un’entrata in corsa forzandola. Ha un momento nel quale non gli riesce nulla, poi si riprende e gioca bene i suoi scampoli di partita nonostante Booker lo trafigga come San Sebastiano dal pitturato in avvio ultimo quarto con un tiro/freccia a parabola dal pitturato.
 
Coach Clifford: 6,5
Arrestata la crisi di risultati, il gioco ha latitato nella qualità nel primo quarto. La rimonta dei Nets per fortuna non è andata a buon fine. Senza Lin sono squadra spenta nonostante il fuoco sotto le ceneri covi individualmente. Servirà decisamente di più per battere Houston, ma per stasera va bene così. Time-out giusti e Marco in campo a risolver la gara. L’unico appunto è Frank nei finali. Troppo facile batterlo.

Il Punto @ 51

 

Il punto della situazione dopo gara 51.

 
Dalla trentacinquesima alla cinquantunesima gara, passando per il giro di boa della quarantunesima.
Come il solito cerchiamo di capir che stia succedendo ogni “tot” partite, riepilogando il momento ma non solo.
Nemmeno a farlo apposta queste diciassette partite partono e coprono tutto gennaio affacciandosi alle prime due di febbraio.
Gennaio è stato un mese terribile per gli Hornets che si sono ibernati.
Sono arrivate 11 sconfitte a fronte di sole 4 vittorie, tutte ottenute in casa, dove gli Hornets hanno statistiche migliori rispetto alle trasferte, affrontate bene solo a inizio stagione e poi divenute un problema perché non si vince fuori casa dal 28 dicembre 2016 a Orlando.

In casa e fuori.
La differenza c’è.

 
Una follia, una lucida follia come quella che diede il via alla prima guerra mondiale.
Caso, sfortuna e follia combinate insieme fecero morire Francesco Ferdinando, erede al trono di “Cecco Beppe” (Francesco Giuseppe), imperatore d’Austria, regnante assolutista d’altri tempi che comunque aveva dovuto concedere ai magiari il nome (Austria-Ungheria), le libertà erano in aumento, anche sotto la spinta della ricercata indipendenza italiana “ottenuta” con il Veneto unificato nel 1866…
Francesco Ferdinando cadde a Sarajevo, insieme alla moglie Sofia, sotto i colpi di Gavrilo Princip, uomo della Mano nera (gruppo nazionalistico serbo).
Un caso che la macchina passasse di lì, dopo il cambio di percorso non programmato causato da un altro attentato (erano diversi gli attentatori piazzati in vari punti della capitale bosniaca).
Un caso non fortuito però, da qui ad arrivare alla guerra per le mire sui Balcani delle superpotenze Austria-Ungheria (ma con Vienna a prender le decisioni militari), Russia (alleata con i Serbi per panslavismo e possibili sbocchi sui Balcani), Francia, Germania (duplice alleanza con gli Asburgo) e anche Italia (che con i patti di Londra rompeva la triplice alleanza per passare dalle parti franco/russe…), il passo fu breve.
Le difese sul campo furono trincee fatte di sacrificio, morte e sangue, se andate a Kobarid (in Slovenia), troverete il museo di Caporetto (il nome in Italiano), per farvi un’idea libera e indipendente su ciò che fu.
 
Tornando agli Hornets, dal mio punto di vista a essere incriminata è proprio la difesa in primis, il gioco moderno in NBA è divenuto una specie di blitzkrieg (guerra lampo), fatto di fisicità estrema, triple e pick and roll, su alcuni di questi elementi Charlotte è troppo latitante per i miei gusti, ma anche l’attacco e l’approccio ai finali punto a punto non sono dei migliori, palloni persi, scelte di tiro non delle migliori e forzature di Kemba monotematiche più protagonisti non all’altezza (vedi recente air-ball di Kaminsky nel finale contro Sacramento per il sorpasso e probabile vittoria).
Periodo nero che potrebbe diradarsi vincendo qualche partita, non è importante come, è essenziale riprendere quota e ridare entusiasmo ai Charlotteans se il progetto di MJ (parole sue) è riportare a medio/breve termine i teal & purple tra le quattro migliori a Est. MJ però ha anche detto che il suo fascino è limitato, facendo capire che “pecunia non olet”, ciò che il denaro non è maleodorante e che i giocatori sono attratti dai soldi e non dall’appeal di ex mostri sacri del parquet.
Per questo Lin ha cercato un contratto migliore per se in estate finendo a Brooklyn ma più spesso nella lista infortunati dei Nets, la squadra di Clifford in estate ha subito quindi mutazioni profonde che hanno mutilato certi tipi di giocate, anche se si sono cercate soluzioni in parte aderenti, Walker era preoccupato che Marvin e Nic scappassero, la società li ha blindati facendoli firmare dei contrattoni (è anche una strategia rifirmare ora per non spendere l’anno prossimo o tra due anni, quando l’inflazione programmata sarà certamente altissima giacché è stata decisa a tavolino in base ai ricavi complessivi della NBA in aumento grazie ai soldi delle TV) ma la resa non è stata quella prevista, gioco di squadra ok, ma meno qualità e profondità nella panchina e nelle soluzioni dal campo.
 
In trasferta gli Hornets hanno perso troppe (otto) partite di fila, continuando con la nona il primo febbraio a Oakland (il campo meno indicato per interrompere la striscia) e con la decima a Salt Lake City, in una sequenza incubo iniziata (per quanto riguarda queste diciassette partite prese in considerazione) a Chicago e terminata con sette sconfitte consecutive, l’ultima delle quali è ferita fresca e brucia salatamente in quel del Lago dei mormoni.
L’occasione per ripartire sarà prossima; la prossima sfida con i Brooklyn Nets, una gara casalinga da giocare al “The Hive” (come lo chiamavano i vecchi tifosi Hornets) da non sbagliare giacché la posizione in classifica vacilla.
 
Nono posto, a mezza partita da Detroit e con i simpatici (almeno, per me…) Bucks dietro di mezza…

La classifica a Est (prime dieci posizioni) con Charlotte nona, fuori dagli otto posti disponibili.

 
I playoffs sono ancora alla portata ma, per non prendere un probabile 4-0 o 4-1 da Cleveland bisognerebbe cercar di raggiungere la settima o sesta posizione.
L’impresa non sarà semplice perché osservando il calendario, dopo “le Retine”, avremo a che fare con Houston e Clippers in casa, due scomode clienti, anche perché la parte meno titolata di Los Angeles ha recuperato Griffin, poi la gara casalinga contro Philadelphia e una trasferta a Toronto che chiuderà le partite in programma prima della pausa per l’All-Star Game.
A determinare il successo o l’insuccesso della stagione saranno comunque le altre sei trasferte dopo la Gara delle Stelle.
Detroit, Sacramento, Los Angeles (prima Clippers e poi Lakers), Phoenix e Denver le avversarie.
Fossimo quelli dello scorso anno, avrei detto 2 perse e 4 vinte, ma quest’anno è anche possibile che si chiuda con uno 0-6 fuori casa ma c’è l’incognita Cho.
Nel frattempo avremo la scadenza del mercato e il “nostro” GM potrebbe riuscire a portare a Charlotte un giocatore utile che determini un’inversione di rotta nei risultati.
 
Per quel che riguarda le statistiche, che gli americani amano molto, io un po’ meno, perché possono spiegare alcune cose, ma non risolvono problemi o danno sempre indicazioni esaustive, specialmente sulle dinamiche di gioco.
 
Comunque… gli Hornets segnano 105,1 punti di media risultando al 17° posto, mentre ne subiscono 104,3 riuscendo a entrare nelle 10 migliori con un nono posto.
Il saldo positivo della differenza canestri si è assottigliato a solo 0,8 e il 23-21 si è trasformato in 23-28 dopo le già citate sconfitte consecutive.
Gli Hornets hanno appena mandato a Milwaukee Hibbert e Hawes per ottenere Miles Plumlee (soldi) e per guadagnare sul campo più atletismo.
Il problema degli Hornets però non è a rimbalzo secondo le statistiche, almeno quello generale, dove Charlotte è sesta.
 
Il rimbalzo offensivo invece è optional, per problemi atletici, fisici, ma anche per la tattica di Clifford che fa ritrarre la squadra per non subir transizioni, anche se la cosa non sempre riesce.
Certamente schierarsi in difesa velocemente è buona norma, ma talvolta esser troppo rinunciatari in attacco in attacco è deleterio e ci porta in questa statistica nelle zone di bassa classifica.
Le steal sono in calo e questo rappresenta una mancanza…

Ultima con 6,5 rubate a partita.

 
Siamo invece sul podio, per quanto riguarda i turnover nonostante Batum perda troppi palloni a partita.
Questi palloni risaltano ancor di più se si pensa che gli Hornets sono secondi, come l’anno scorso i Calabroni riescono a perdere pochi palloni.

Solo 12,0 turnover a partita e secondo posto in classifica nella statistica.

 
Charlotte si è un po’ persa invece al tiro da tre punti, il quale garantiva propellente per rimonte e vittorie.
Ormai aspetto fondamentale del basket odierno nel quale anche PF e C devono saper tirare possibilmente da oltre l’arco, Marvin Williams e Kaminsky da fuori non hanno fatto granché bene, Hawes è crollato nelle percentuali e anche i piccoli faticano…
Sessions non è un super da fuori, Belinelli dopo l’infortunio è sceso molto in questa statistica, anche se contro Utah è tornato a far bene da dietro l’arco, così come da tre è in ripresa Batum, mentre l’uomo in controtendenza è Kemba, il quale sta tirando con oltre il 40% ed è stato chiamato all’All-Star Game anche per questa specialità.

Charlotte tira con il 35,4% da tre, leggermente dietro New Orleans.

Quello che era già chiaro a tutti a inizio stagione si è avverato ed è un problema, poiché rimbalzi, stoppate, pochi turnover, non compensano qualche punto in percentuale perso al tiro.

Charlotte tira dal campo con il 44%.

L’addio di Big Al con le sue possibilità, il gioco dentro fuori, il suo post basso (per movimenti secondo me attualmente il migliore della lega), ha finito per render più prevedibile Charlotte che con i lunghi spesso si è affidata alle conclusioni da fuori di Marvin Williams o ai pick and roll di Zeller firmati Batum, il quale a volte triangola da fermo dal lato per gli inserimenti di Marvin.
Se i punti di Lee li compensa in qualche maniera Marco (anche se non ha la stessa difesa), la perdita di un piccolo folletto imprendibile come Lin si è sentita.
Sessions non mi convinceva e, infatti, l’ho trovato spesso inadeguato come regista e ha apportato molto meno sprint alla panchina di Charlotte che messa insieme in campo, sta rendendo poco.
Il gioco ordinato di Charlotte produce buone giocate durante la partita, gli assist fioccando e siamo tra i primi 10 nella classifica assist, per di più secondi negli assist per tiri da due punti e talvolta arrivano assist non conteggiati per andare ai liberi.

Non male negli assist con 23,5 a partita…

 
Siamo sesti con l’80,4% dalla lunetta.
Riguardo a Clifford poco da imputargli per quel che riguarda il gioco offensivo se la qualità non è quella desiderata.
Difensivamente se ne può discutere all’infinito…
A livello di motivazioni qualcuno sembra scarico.
Batum a volte, sarà l’atteggiamento o l’espressione, sembra giochi più per contratto (dicono i detrattori e a volte anche a me sembra un po’ sovrapensiero), le motivazioni in generale non sempre mi sembra ci siano.
Se contro i Warriors in casa gli Hornets disputarono una partita aggressiva, già dalla seguente la squadra andava adattandosi ai ritmi di quella avversaria.
Bisogna cercare di coprire meglio la linea da tre punti, specialmente negli angoli, gli avversari stanno riuscendo a prender troppi tiri senza esser contrastati.

Classifica giocatori

16° A. Harrison: 5,25

Ormai non fa più parte del roster da poco più di un mese essendo stato tagliato il 3 gennaio. Marginale con 0,6 assist e 0,2 punti di media in scampoli di partita. Nelle sue poche apparizioni aveva mostrato di non essere attualmente da NBA. Al suo posto attualmente, nel reparto guardie è arrivato Ray McCallum con un contratto da 10 giorni.  In classifica solo perché tengo conto di tutti quelli che hanno giocato durante l’anno.

15° B. Roberts: 5,75

Cosa scrivere su Brian Roberts? Io farei scriver direttamente la società. Che cosa aveva in mente con questo cavallo di ritorno? Forse risparmiare visto il suo contratto da 1,050,961 non sia oneroso rispetto ad altri. Gerarchie molto, forse troppo definite in quel di Charlotte e l’imprevedibilità di Roberts è stata limitata a 99 minuti in quindici partite sul parquet. Caratteristiche simili a quelle di Sessions per quel che riguarda le doti incursionistiche, lo trovavo tuttavia migliore, più veloce e anche più abile nel tiro da fuori. Di contro, a Oakland, recentemente, gli hanno messo contro Curry e lui, stampatosi sui blocchi, ha finito per non andarci nemmeno vicino, contro Utah ha giocato male iniziando a minare il mio buon ricordo dello scorso anno, quando giocava 11,1 a partita da “noi”, prima di passare a Portland per la parte finale di stagione.

 

14° R. Hibbert: 5,78

Roy è appena passato a Milwaukee. Per uno scherzo del destino, la squadra contro la quale esordì quest’anno in maglia Hornets e che rappresentò anche il picco di prestazione, il culmine della sua esperienza con coach Clifford. Poi un ginocchio dolorante lo tolse di mezzo già dalla seconda partita e al rientro l’ex Lakers fornì spesso prestazioni sufficienti, scarse o insufficienti. Hibbert ha provato a tornare sui suoi livelli ma è stato immediatamente frenato da un ginocchio che si è gonfiato sul volo Milwaukee/Miami… Un percorso sino a oggi quindi costellato da difficoltà. Roy da scommessa di Cho (il quale cercava un uomo, possibilmente a basso costo da opporre a Whiteside e agli altri centri dominanti in ottica di protezione del ferro), entrando nell’atmosfera terrestre, è parso lasciar la scia di una cometa che per attrito si consuma, così come evidenziato dal suo basso minutaggio. Forse siamo all’epilogo della sua carriera NBA, anche se Milwaukee l’ha preso, non si sa bene perché (se non per ragioni di salario meno oneroso in prospettiva), se voglia cedere magari un Monroe non a proprio agio o attratta dal contratto a basso costo e in scadenza di Hibbert, abbia deciso di puntare su di lui accettando la proposta fatta da Cho, il quale “tecnicamente”, su probabile consiglio di Clifford, si è accorto che sotto canestro la staticità e la verticalità di Hibbert non sono retrò o vintage, ma vera ruota di pietra fantozziana che in Superfantozzi passa attraverso le epoche rendendola obsoleta. In 16 minuti di media sul parquet, 5,2 i punti segnati (54,2% dal campo), 1 stoppata a partita e solo 3,6 di media a rimbalzo…

 

 13° C. Wood: 5,83

Visto pochissimo in un paio di garbage time, mai messo dentro quando la partita conta. L’arrivo di Plumlee pare essere una bocciatura per lui su giudizio di Clifford, anche se l’1X2 da supermercato di Cho libererebbe qualche minuto forse (anche se nelle rotazioni di Clifford, in genere tre centri non giocano, se non nel garbage time) che tuttavia utilizzerà un Plumlee in rodaggio.  Visto da fuori… meriterebbe qualche possibilità in più, è atletico anche se troppo irruento a volte. Stiamo parlando di 16 minuti di garbage time con 4 punti, 6 rimbalzi e 2 stoppate. Non si sta giocando le sue chance come pensava a inizio stagione, ma è ai margini del team e già gli va bene (per come si son messe le cose) che sia rientrato di Greensboro Swarm, nuova squadra gemella della lega di sviluppo.

12° F. Kaminsky: 5,83

Moose (l’altro soprannome di Frank), è il nostro “mistero” della stagione. Lo si aspettava più maturo e pronto al salto di qualità, in realtà in questo blocco di 17 partite ha mostrato gli stessi problemi d’inizio stagione rimanendo più o meno in media al voto precedente. Oklahoma City e Toronto le sue prestazioni migliori, un po’ realmente utile, un po’ cornice. La top però è quella contro i Warriors fuori casa. L’unico giocatore degli Hornets sembrato davvero in forma e che ha provato a tener in piedi una partita mai nata. I 24 punti per lui nella recente (gara 50) serata di Oakland ne hanno certificato il massimo in carriera. Aveva iniziato benissimo anche a Salt Lake City ma poi è sprofondato in un secondo tempo da “ciapa no” (non prendendo il canestro mai) e i numeri di stagione lo testimoniano. 39,4% al tiro e 30,7% da tre punti, stoppate trascurabili, un turnover a partita e 4,3 rimbalzi a match, ma in 24,2 di media a gara… Salito di più di tre minuti rispetto allo scorso anno, segna 10,3 punti contro i 7,5 dello scorso anno, ma commettendo troppi errori. Me lo ricordavo più abile nei movimenti e al tiro, a volte sembra poco fluido su entrate e spin, anche se i suoi 213 cm non aiutano.

11° R. Sessions: 5,95

Da cavallo di ritorno a cavallo zoppo. Netto contropeggioramento di recente e discesa sotto la sufficienza per Ramon, che dopo qualche discreta partita si sta dimostrando sempre più una scommessa persa per Cho. Per certi versi mi ricorda Neal, lui sparava a raffica jumper, Sessions invece ha una passione ossessivo/compulsiva per la finalizzazione in penetrazione. Da questa ricava anche diversi tiri liberi. Per fortuna almeno in questo fondamentale, recentemente è riuscito a correggere un po’ l’ex nota dolente, una percentuale che non era in linea per un piccolo playamker con sensibilità su questo fondamentale.  Al tiro però, rispetto allo scorso anno a Washington, è peggiorato quasi del 10%, da tre punti è circa un 1/3 ma in 16 (minuti) e poco più, ha una media assist di 2,6, la quale non si discosta molto dai 2,9 di Washington giacché aveva più spazio nella città della Casa Bianca. Troppo bassa perché sia il protagonista di quella linea di continuità che avrebbe dovuto rappresentare per il dopo Lin, anche perché al tiro dal 47,3% dello scorso anno, è passato al 38%. 6,2 il suo apporto in punti a partita. Prima di gara 51 è anche arrivata la notizia che Sessions ha subito uno strappo al menisco laterale del ginocchio sinistro. Il play, che era già stato a Charlotte come “Cats”, si è quindi posizionato in lista infortunati e al momento non si conoscono i tempi di recupero. Un’eventuale operazione comporterebbe tempi da poche settimane ad alcuni mesi.

10° J. Lamb: 6,03

Rientrato da un infortunio (era out dal 10 gennaio per un’infiammazione al metatarso), contro i Knicks (nella persa 107-110) si pensava potesse giocare per aiutare la squadra in un momento poco felice, invece Clifford l’ha tenuto in panchina. Contro Sacramento all’Alveare non ha visto il parquet, tornando in campo a Portland in gara 49, giocando maluccio e ancor peggio a Oakland gara 50 con i Warriors. Clifford lo sta facendo rientrare gradualmente, ma nelle rotazioni è dietro a Batum, MKG e Belinelli, non l’ideale per uno che dovrebbe portar punti freschi a provvista. Nel minor minutaggio che ha a disposizione, spesso prende e tira facendolo in svariate maniere ma rischia di bruciarsi definitivamente. Come Sessions, anzi, più di Sessions, mi ricorda Neal nelle serate no. Charlotte paga anche la sua imprecisione in alcune partite ma è il rischio del mestiere di sharpshooters… Dopo una buona partenza, come lo scorso anno, Jeremy si andava spegnendo e, se dovesse rimanere nel roster oltre la deadline, continuando a fornire scarse prestazioni, non è escluso che Clifford gli faccia veder le partite dalla panchina, come sul finir dello scorso anno e nei playoffs. Ovviamente questo sarebbe un problema perché con la perdita di punti in estate, l’apporto di Lamb era ritenuto fondamentale. Non è mai stato un gran tiratore da tre punti in percentuale, ma quest’anno la sua media è notevolmente peggiorata (22,2%), marginale in quasi tutte le stats se non relativamente a rimbalzo e ai punti segnati, che in rapporto ai minuti giocati, sono saliti leggerissimamente rispetto lo scorso anno se si pensa che l’8,8 dello scorso anno è diventato un 9,0 (parliamo di punti a partita) con circa un minuto in meno sul terreno di gioco. Sono saliti i rimbalzi a 4,7 (+0,9) e spero anche la fiducia grazie all’ultima discreta gara contro Utah, nella quale ha evidenziato velocità, coordinazione e fluidità nel tiro dalla media distanza.

9° S. Hawes: 6,05

Da tre punti quest’anno era credibile come un’eventuale minaccia d’invasione del governo ugandese nei confronti degli States. Parabola dritta al ferro, tecnica più che discutibile, il risultato era spesso un tiro storto. L’anno scorso con le stesse modalità colpiva spesso, quest’anno ha chiuso con un inglorioso 29,1% contro il 37,3% dello scorso anno. Da due punti invece è salito al 54% contro il 42,2% dello scorso anno. Se per Charlotte continuava a costituire un ottimo terminale per le finalizzazioni dei compagni (passaggi in stile McRoberts), era però anche un pozzo senza fondo in difesa, quando la sponsorizzazione non era Telepass, spesso franava o colpiva avversari consentendogli giocate da tre punti troppo facili. Se poi la coppia sul parquet di lunghi per Charlotte era costituita da Kaminsky e Hawes, in difesa spesso erano dolori… Nelle ultime 17 gare conteggiate è sceso in campo 11 volte e solo in un paio d’occasioni ha raggiunto un voto di serata soddisfacente (due 6,5 a Houston e contro Toronto). Teoricamente il terzo centro, ha finito per giocare in 35 partite partendo anche una volta in quintetto, grazie alle problematiche di salute di Hibbert e Zeller. Finito nell’operazione Plumee a Milwaukee insieme a Hibbert nello strano scambio.

 8° M. Williams: 6,11

Per me è il più enigmatico e rappresentativo dei giocatori degli Hornets. Mi spiego meglio… In una squadra operaia Marvin è il prototipo perfetto dell’etica professionale, dell’impegno, della costanza, tutte qualità che io apprezzo, ma è anche un simbolo di un team ancor poco attraente sul mercato forse. Giocare con Marvin Williams come ala titolare, nonostante i suoi 30 anni di esperienza, non ti fa fare quel salto di qualità. In quel ruolo servirebbe ben altro. Marvin è desaparecido negli scorsi playoffs contro Miami e quest’anno vivacchia sulla sufficienza, anche se, come Lamb, sta dando piccoli segnali di ripresa come la doppia doppia recente a Salt Lake City. Rimbalzi, difesa e tre punti, le cose principali che si chiedono a Marvin. 40,7% e 36,7% rispettivamente dal campo e da tre punti quest’anno, contro i 45,2% e i 40,2% dello scorso anno. Per lui che non può costruirsi il tiro da tre alla Steph Curry, è importante ricevere scarichi e avere un minimo di spazio, tuttavia, sebbene non sia sempre facile metterlo in ritmo, quest’anno ha sbagliato troppi open. E’ in calo in tutte le statistiche, anche se forse, speriamo, i piccoli segnali di ripresa potrebbero rimetterlo in linea con le statistiche dello scorso anno.

7° M. Belinelli: 6,22

Marco scende al settimo posto e cala anche nella media voto. A lui Jordan chiede di segnare e nonostante continui a farlo, le medie di tiro sono scese. Consideriamo la statistica da tre punti, specialità nella quale è sempre stato considerato maestro… Prima dell’infortunio il Beli tirava con il 45,2% (53/117), dopo l’infortunio è sceso al 27,6 (18/65)%. E’ vero che il trattamento su di lui è particolarmente spietato. Giocare con la panchina non l’aiuta, giacché, se i titolari hanno pochi punti nelle mani, la panchina è anche peggio. Kaminsky si è afflosciato, Sessions sta vivendo una stagione pessima, Hibbert era marginale in attacco e Hawes ha offerto poco se non conclusioni private e qualche assist. Giocando un po’ con la panchina e un po’ con i titolari, riesce a ricevere qualche assist di Batum, spettacolari e acrobatiche alcune sue finalizzazioni in back-door. Il minutaggio di 24,7 è da sesto uomo, lui porta a casa di media 10,8 punti. Sono convinto possa fare di più se gli Hornets sapranno creargli situazioni migliori che passare dietro un blocco in corsa per un tiro da tre punti. Buone invece le uscite dai blocchi per i catch’n shoot da due punti, così come l’88,3% ai liberi, tolto Wood e il suo 2/2, Marco è in testa alla classifica degli Hornets a gioco fermo. Porta esperienza per Charlotte, io lo vedrei bene in alcuni finali.

6° T. Graham: 6,25

Treveon è uno swingman di 198 cm finite in campo ben poche volte. Non arriva nemmeno a 100 minuti giocati (98), quindi la sesta posizione in classifica sembrerebbe fuori luogo per lui. E’ un po’ come nella NBA; per entrare nei ranking al tiro ad esempio ci vogliono un minimo di tentativi, tuttavia, il giocatore nato a Washington, ha un 5/7 da tre punti che, anche se ottenuto in garbage time, testimonia la qualità al tiro. Vero anche è che nel complesso scende a un più modesto 7/16 complessivamente e che l’impatto in Regular Season è pressoché inesistente avendo giocato piccoli spezzoni in 16 partite e fallito l’unica possibilità (con Toronto nella prima casalinga si avvicinò ai 25 minuti) concessagli da titolare. Favorito da avversari non propriamente eccezionali e da un gioco tanto per finir le partite, in brevi spezzoni di gara (non da garbage), ha dimostrato anche di saper fare una buona difesa. Strano non giochi qualche minuto di più in un team che nelle ultime partite ha difeso abbastanza bene solo contro i Warriors allo Spectrum Center.

5° C. Zeller: 6,34

Cody è fuori dalla partita contro i Warriors in casa. Una manciata di partite con gli Hornets senza energia sotto canestro che hanno evidenziato la penosità difensiva di Hawes e la staticità di Hibbert. Cody non sarà un fenomeno ma, delle 7 partite che ha giocato in questo periodo, ne ha vinte 3 e considerando che in totale Charlotte ne ha vinte 4, direi che risulta essenziale per il gioco di Clifford. Gioca principalmente con pick and roll o con inserimenti, siano essi su passaggi illuminanti o entrate potenti, di sovente chiuse con schiacciate da highlights. Non è il centro alla Horford capace di tirar da tre punti, ma nemmeno quello alla Brook Lopez che prova a tirar da tre punti, per Cody c’è ancora da lavorare sul piazzato da due e da tre non ha mai avuto l’esigenza di provarci quest’anno. “The Big Handsome” usa i suoi 213 cm per tirare con il 59,0% dal campo. Supera la barriera della doppia cifra nei punti segnati (10,9 di media) e ha di media 1,1 nelle stoppate a partita. Peccato dalla lunetta sia un po’ sceso, complice il suo gioco generoso, gli serve una boccata d’ossigeno. Anche a rimbalzo potrebbe far di più, mentre in difesa è sicuramente il miglior lungo che abbiamo nel roster, bravo anche a chiudere gli spazi quando i compagni incanalano l’attaccante e discretamente utile anche quando ingaggia duelli mitici persi, ad esempio con Embiid (stoppò Cody lanciatissimo regalandosi un highlight) o vinti come quello con Valanciunas o tornando ancor più indietro, quello con Howard degli Hawks.

4° M. Kidd-Gilchrist: 6,41

MKG è uno dei pochi che risale in classifica, nonostante alcune serate “difensive” non a livello dei fasti passati. Nelle quattro vittorie ottenute a gennaio, tre volte è stato fondamentale con l’impegno e l’energia a rimbalzo e/o la marcatura sul giocatore avversario. Lui è sceso nei turnover oltre che nei punti segnati, è salito nelle stoppate, sta tirando dal campo e ai liberi meglio dell’anno scorso (45,3 dal campo, stessa statistica di Walker, con lui il migliore tra gli esterni, anche se Kemba tira molto più spesso da tre di MKG limitatosi a un 1/8) e ruba il doppio di palloni dello scorso anno (anche se le cifre qui son modeste). Paradossalmente, per questioni d’equilibrio credo sia anche il nostro punto debole. Mi spiego meglio… Batum, anche se potremmo considerarlo tranquillamente uno swingman e qualcuno di voi obbietterà che i ruoli di SG e SF sono simili, è finito a giocar da SG (complice il rientro di MKG quest’anno, dopo l’infortunio he lo tolse di mezzo per quasi tutta la stagione) ma non è una guardia tiratrice pura. Se poi paragoniamo il tutto alla seconda parte dello scorso anno, con Lee a far da SG e Batum da SF, ecco allora che tutto torna. Lee era un giocatore in grado di colpire anche da tre punti (ricordate gara 5 a Miami?), MKG no. Aprire il campo per Batum così è più difficile avendo MKG un tiro dal range limitato, anche se talvolta, nonostante un tiro non esteticamente dei più belli da vedere e un gomito piegato all’interno, è estremamente e insospettabilmente preciso anche quando tenta due punti da distanze ragguardevoli. Proprio l’interscambiabilità dei ruoli per tirare dall’arco sta sfavorendo Charlotte, che, più di blocchi stagger, pick and pop o giro palla, hand-off e quant’altro, si serve di semplici blocchi per andare al tiro da tre punti. La media è buona, ma lui è troppo discontinuo, non so se l’infortunio alla spalla lo stia limitando.  Detto che, per carattere (tenace e grintoso) è un giocatore che mi piace, ci sono da calcolarne i vantaggi e gli svantaggi nell’averlo sul parquet con questa formazione. Credo Clifford se ne sia accorto se, negli ultimi quarti, ha variato a seconda delle esigenze, quintetti con lui out e magari Batum e Belinelli in campo contemporaneamente. Le rubate sono passate da 0,4 a 0,8 a partita ma quelle incursioni in transizione e i coast to coast dello scorso anno, sono più rari. Erano “punti facili”, benzina per far ripartire Charlotte in momenti di difficoltà. Paradossalmente meno fastbreak e meno punti, da 12,7 a 9,1. Aggressivo anche n attacco in alcune ispirate serate, è troppo “discontinuo” a livello difensivo, dovrebbe essere più aggressivo quando è vicino al tiratore da tre punti e non limitarsi ad alzar la mano, facile a dirsi più difficile a farsi, ma gli Hornets si affidano a MKG come stopper.

 3° Mil. Plumlee: 6,50

Una sola partita giocata per il numero 18. Appena arrivato, catapultato a Salt Lake City, ha giocato discretamente contro Utah ma l’esordio non è stato vincente. Contro i Nets potrebbe rifarsi con una W. Vedremo se Clifford continuerà a preferire Kaminsky come centro titolare o Plumlee acquisterà il ruolo di titolare (anche se per poco), se non più minuti, aspettando il rientro di Zeller che è destinato pare alle calende greche… Fisicità, rimbalzi e stoppate. Se non garantisce una protezione perfetta del ferro, è l’antivirus free che blocca le principali minacce. Il peso attualmente è il suo contrattone che supera quello di Kemba. 12,5 per 4 anni fanno 50 milioni. Ammesso e non concesso che i soldi si possano trasformare nel valore sul campo, avrà il suo bel da fare per giustificare quelle cifre.

2° N. Batum: 6,51

Croce e delizia. Ormai tramutatosi da SF in SG, Nicolas è il leader negli assist per Charlotte con 6,0 a partita staccando Walker di 0,5. Purtroppo è anche colui che perde più palloni (128 in 1656 minuti giocati), a volte per leggerezza o passaggi non esattamente consigliatissimi. Qualche drive rimasta tale senza il kick, per aperture in mano agli avversari abili a intercettare e a colpire in transizione o qualche sufficienza nel controllare il pallone dando poco peso all’avversario mentre si da uno sguardo intorno e si decide il da farsi. La media punti è equivalente a quella dello scorso anno, ma è ottenuta specialmente grazie a liberi (buonissimo tiratore da 84,7%) e alle triple da oltre l’arco (per fortuna le percentuali sono in risalita dopo un avvio di stagione parecchio impreciso da questo punto di vista), le quali coprono più di un terzo dei suoi tiri dal campo. Quando ci prova da due punti a volte si affida a fade-away in turnaround, dimostrando una scarsa propensione per l’entrata. In quest’aspetto il gioco è regredito, talvolta preferisce fornire un filtrante sulla linea di fondo, diverse volte il destinatario è stato Marco, spesso bravo a concludere veloci giocate emozionanti. Mi smentisce finalmente nell’ultima partita, gli va bene tre volte su quattro entrate tentate, una stoppata di Gobert ci può stare… E’ il secondo tiratore di Charlotte avendo tentato la conclusione 586 volte (237 le realizzazioni) ed ha un 40,4% dal campo. Discreto a rimbalzo, è meno performante tuttavia dello scorso anno in difesa, nonostante la furbizia di qualche canotta tirata, a volte subisce troppo dal diretto avversario. Come scritto in precedenza nell’area dedicata a MKG, credo gioverebbe a Batum esser collante, partendo da ala piccola. Fa molto per Charlotte ma nei momenti decisivi spesso quest’anno fallisce l’obiettivo.

 1° K. Walker: 6,81

Convocato per il primo All-Star Game della sua carriera, Kemba è rimasto su livelli da partita delle stelle fino alla gara contro Toronto (n° 43), poi una serie di discrete prestazioni e un paio di battute a vuoto. A volte sembra, nonostante Clifford voglia coinvolgere tutta la squadra offensivamente, che Kemba sia Charlotte e Charlotte sia Kemba, questo perché i titolari hanno pochi punti nelle mani. I punti di rottura di Batum, le sporadiche triple di Williams, le iniziative di MKG e i pick and roll di Zeller non bastano a colmare il vuoto lasciato da giocatori partiti verso altri lidi in estate. Kemba in difesa non è un fenomeno nonostante le rubate siano poco più di una a partita e sia sul podio per sfondamenti ricevuti (molto bravo a piazzarsi davanti al semicerchio), ma sul tiro di rapidi e micidiali avversari, nonostante non lesini energie, i cm non lo aiutano. In regia condivide le chiavi con Batum, rispetto al quale perde meno palloni, ma non è un regista puro alla Paul, è un playmaker più portato alla finalizzazione. Non ha mai tirato così bene dal campo con un 45,3% e al momento è sopra di 1,9 punti a partita rispetto alla media punti dello scorso anno (20,9 contro i 22,8 attuali). Scende un pochino con la media voto, normale, complice anche il gennaio tremendo di Charlotte, tuttavia è stato anche recentemente convocato per la gara da tre punti (sempre all’All-Star Game), essendosi costruito un tiro dal 40,2%. Certo… non è quello rapido e da ogni longitudine del parquet che ha Steph Curry, sovente deve mettersi in ritmo e meccanizzarlo dopo esser passato dietro un blocco, ma sta diventando davvero preciso. Ecco… al tiro vorrei vedere meno pullup tirati su dal palleggio e qualche entrata in più, anche se giocare con la scritta Hornets sulla maglia non aiuta (qualche fallo non fischiato) e qualche specialista d’area a volte lo stoppa, tuttavia meglio magari una rimessa da oltre il fondo o due punti più facili, che un “ponticello” dalle basse percentuali. Qui però è lui a dover fare un distinguo, la fiducia ce l’ha, il ball handling anche, la convocazione per il Week End delle Stelle è arrivata, gli manca solo un compagno che segni regolarmente e gli tolga pressione, rendendolo bersaglio più mobile e meno individuabile.

 

La classifica dei singoli riepilogata.

 

 

I voti nelle 17 ultime e singole partite.

 

Le principali statistiche individuali dei giocatori, complete.

 

Kemba contro Toronto in una delle ultime vittorie di rilievo degli Hornets.

Stanotte si gioca contro Brooklyn, come sempre presente, proviamo a spezzare la nefasta striscia.

“Let’s go Hornets!”

Game 51: Charlotte Hornets @ Utah Jazz 98-105

 
CristallHornets
 
Nella notte dei cristalli baskettara di Charlotte, gli Hornets si fanno bruciare il vantaggio ottenuto a fine terzo quarto dimostrandosi belli ma fragili nei finali.
Il sapere di Charlotte sembra essersi perso lo scorso anno, quando vincemmo cinque overtime su cinque.
Purtroppo ancora una volta non posso scrivere di un finale felice, già detto mille volte che serve qualcosa di più, inutile dilungarsi, a Cho e Clifford, magari con l’aiuto di MJ, il compito di portare in North Carolina qualcosa di valore e utile alla causa.
L’esordio di Plumlee è stato positivo, anche se la nota negativa è un contratto che al momento supera quello di Kemba, ma che nei prossimi due anni diverrà meno pesante per l’effetto dell’innalzamento di salary cap e luxury tax…
Nota a margine, buon arbitraggio per entrambe le squadre, un canestro annullato a posteriori ai Jazz (dopo aver rivisto probabilmente il tutto in New Jersey a inizio intervallo) e un fallo assegnato a Utah anziché tre tiri liberi come stabilito dal primo fischio sono scelte coraggiose ma giuste.

Frank Kaminsky. Ottima partenza da centro titolare, ma finale offensivamente controproducente per Charlotte
2017 NBAE (Photo by Melissa Majchrzak/NBAE via Getty Images)

 
Clifford nello Utah doveva far a meno di Zeller ancora una volta, Kemba aveva la febbre ma partecipava allo shootaround e finiva per giocare, mentre Plumlee, già aggregato con i compagni partiva dietro a Kaminsky lanciato come C titolare.
Ecco lo starting five viola; Walker, Batum, Kidd-Gilchrist, M. Williams e Kaminsky.
Utah rispondeva con; Hill (25 pt.), Ingles, Hayward (33 pt.), Diaw e Gobert.
 
Fantastica partenza degli Hornets; Marvin Williams deviava un pallone a Diaw (palla poi persa oltre il fondo da Kemba in attacco) e anticipava l’alley-oop per Gobert, Kaminsky si attivava subito e in area con un giro e tiro frontale, nonostante la marcatura metteva dentro il 2-0.
A 10:41 si ripeteva ma da tre punti, poi in difesa chiudeva Ingles oltre il fondo ma dopo un giro a vuoto di Marvin da tre, Hill realizzava da tre ma Batum finalmente si buttava dentro in attacco e con il fing and roll triplicava il vantaggio.
Kaminsky da tre punti lo quadruplicava (12-3) prima che i Jazz chiamassero time-out e risalissero sul 12-6 prima e sul 16-10 (canestri dal lato destro da lunga distanza per MKG e Marvin con un mismatch su Hill prima che arrivasse Gobert in raddoppio) con un jumper di Hill frontale che consigliava una pausa a Clifford.
A 5:35 entrava Lamb in campo, il quale rollando sulla linea di fondo destra riceveva il pass di Kaminsky e chiudeva con due punti subendo il contatto di Gobert.
Peccato per il FT mancato che non gli faceva chiudere una possibile giocata da tre punti, comunque a 4:10, dopo un ½ dalla lunetta di Burke, entrava Plumlee, nuovo acquisto degli Hornets con il numero 18, il quale approfittava del secondo libero sbagliato dei Jazz per deviare una palla a Gobert e favorire il nostro recupero lasciando spazio a Lamb in attacco che guadagnava 4 punti per Charlotte (due dalla lunetta a 4:00 dalla fine del quarto e due poco più tardi in banker), poi a Roberts che con la finta dal pitturato mandava a spasso il difensore e realizzava un up & under portando sul 24-13 il punteggio. Hayward in entrata segnava due punti, Lyles dalla linea a 2:19 metteva il primo libero consentendo a Plumlee il rimbalzo sul secondo.
Il nostro nuovo acquisto a 1:48 fintava rapidamente spalle a canestro, girata e hook sopra la testa di Gobert, palla aiutata dal ferro e primi due punti per il fratello maggiore di Mason.
Una combinata Lamb/Plumlee dava altri punti alla squadra di MJ prima che nel finale Utah rientrasse con cinque punti di Exum in entrata (28-20) e con una tripla a :01.7 dalla sirena facendo 28-23.
 
In avvio di secondo quarto, sue aperture orizzontali di Marco davano la possibilità a Utah di rendersi pericolosa, se sulla prima si rimediava, sulla seconda Exum scappava in contropiede chiudendo in schiacciata, inoltre, a 10:23 il vecchio Joe Johnson di tripla portava il match in equilibrio.
Roberts da tre non segnava e Gobert (fallo di Plumlee) metteva dentro uno dei due liberi concessi portando sopra i Jazz che si avvantaggiavano con un appoggiato di Exum (left hand) dopo un’entrata sfruttando un blocco.
A 8:24 Frank continuava a impressionare tirando fuori equilibrio e ai 24, altro canestro realizzato…
Exum continuava a cercare punti vicino al ferro ma questa volta dopo esser scappato sulla linea di fondo sinistra era fermato da una super stoppata di Marvin Williams che dava il via a un fast break concluso da Marco con la tripla del controsorpasso dall’angolo destro (33-31).
A 8:04 Hayward trovava una flash dunk centrale, il punteggio rimaneva stretto e Marvin di destra metteva dentro due punti con l’appoggio al vetro eludendo Gobert piazzato a centro area.
Joe Johnson metteva dentro tre punti dalla diagonale sinistra mentre a 6:36 sulla sinistra Batum finalmente mostrava continuità nel gioco fatto a entrate.
Kemba a 6:05 con le sue finte e la ripartenza dalla linea di fondo sinistra faceva collassare la difesa; assist sotto canestro sulla destra per Marvin fermato irregolarmente.
Due FT ma un solo punto, comunque utile per portar a casa il 38-36.
Hill dalla diagonale sinistra usava uno screen di Favors per realizzare prima che Marco, cercando fortuna, guadagnasse due FT e li realizzasse a 5:39.
I Jazz prendevano il sopravvento con due tiri di Hill dalla lunetta (incrocio sull’entrata con Marvin e stoppatone di quest’ultimo ma fallo dato contro) a 4:31, poi Kemba metteva dentro il suo primo canestro ma a 3:14 Ingles sul giro palla di Utah realizzava la tripla aperta del 42-46 (3:14).
A 2:08 a Exum era concesso un canestro arrivato dopo la luce gialla e quindi fuori tempo dall’angolo destro, i tre punti venivano assegnati per esser scalati nell’intervallo.
Comunque sia Utah raggiungeva gli spogliatoi sul vantaggio reale di 44-52 con Charlotte abbastanza bloccata se non in occasione di un canestro di Belinelli con il baricentro in avanti a :12.6, per due punti utili a tenere vive le speranze di rimonta.

Charlotte comes undone in Utah nonostante una doppia doppia di Marvin Williams alla Energy Solutions Arena.
2017 NBAE (Photo by Melissa Majchrzak/NBAE via Getty Images)

 
Nella ripresa Frank iniziava con un tiro a una mano che colpiva la base del ferro mentre dall’altra parte Hayward iniziava esaltandosi con due punti.
A 11:18 Kemba riconosceva un raddoppio e vedendo infilarsi in back-door MKG sparava un pallone in diagonale che la nostra ala piccola metteva dento in schiacciata.
A 10:46 Gobert sbagliava da sotto ma erano troppi i cm perché gli Hornets riuscissero a portargli via il rimbalzo offensivo nonostante la lotta…
Rudy finiva così per segnar due punti da sotto riportando il vantaggio dei padroni di casa in doppia cifra (46-56).
Batum suonava il campanello dall’angolo sinistro, Hayward sull’altro lato del campo risultava impossibile da fermare e allora gli Hornets si dedicavano alle triple di replica per resistere; era il turno di Marvin Williams a 9:38 che sempre dal lato sinistro portava gli Hornets sul -6.
Gli Hornets finivano sul -11 con Hayward che non sbagliava nemmeno da tre a 8:56, ma poi risalivano poggiando il primo mattone con Kemba da tre a 8:40.
Marvin a 8:05 muoveva un piede avanti da fermo per indurre Gobert ad arretrare, la finta gli bastava per guadagnare il tempo per esplodere una tripla effettuata da qualche passo dietro l’arco. Gli Hornets tornavano così a -5, poi un raddoppio di Kaminsky a dar una mano a MKG serviva per far sbagliare Hayward in sospensione, inoltre Charlotte ricavava dal passaggio dentro/fuori di Batum per Frank altri tre punti a 7:08, riportando la differenza a soli due punti.
Marvin pareggiava con due liberi (Exum in recupero si poteva davanti alla nostra ala grande ma in scivolamento non riusciva a rimaner immobile), rintuzzati da due punti di Favors dalle parti del ferro opposto, Nic a 5:44 si avventurava in area andando a trovar due punti difficili ma coraggioso era premiato; finta e trovando rami sfoltiti dal vento realizzava il pareggio a quota 65.
Marvin in transizione lanciava MKG fermato ancora irregolarmente, liberi splittati e +1 Charlotte che dopo aver subito due punti di Johnson, guadagnava due FT per effetto del bonus. 4:19 Batum in lunetta.
Una garanzia per il 2/2 e il sorpasso.
Burks non metteva il tiro in entrata (probabilmente leggermente spinto da dietro) stoppato da Plumlee, Lamb dall’altra parte si avvedeva del rientro furioso dell’esterno dei Jazz e accelerando dal palleggio trovava la spinta alle spalle per andare in lunetta per il 70-67.
A 2:27 nel semicerchio sotto canestro Gobert si liberava rozzamente di Marco perdendo palla per il fischio arbitrale, mentre 14 secondi più tardi Exum era troppo aggressivo finendo addosso a Walker impegnato nel tiro da tre punti.
I liberi finivano dentro così come la tripla di Marco che a 1:40 mandava i Calabroni sul 76-69.
Exum con l’eurostep segnava da due ma Kemba nel finale segnava sei punti.
A :15.9 infilava la tripla del 79-71, nel mezzo Gobert ne metteva due recuperando un rimbalzo, ma con poco più di quattro secondi sul cronometro Walker in qualche maniera segnava un buzzer beater da tre punti nonostante la chiusura di Johnson ed Exum. Sembrava un segnale positivo per chiudere finalmente con una vittoria ma i mormoni partivano bene nell’ultimo quarto nonostante lo svantaggio di 9 (82-73).
 
Approfittando della panchina di Charlotte J. Johnson segnava da tre, Lamb era l’unico in grado di replicare e segnando passava tra i giocatori in doble figures.
Jeremy si ripeteva poco dopo su Lamb dimostrando facilità al tiro dalla media.
A 9:53 tuttavia Hayward guadagnava due FT, Lamb ci provava da tre punti ma non funzionava, Hill dietro un blocco purtroppo sì e il gap per Utah si riduceva a quattro punti (86-82).
Belinelli passando dietro al blocco a 9:07 usava uno style casual per infilare un’altra tripla, quella dell’89-82 che ridava fiato a Charlotte.
A Hill era consesso troppo spazio e da tre annullava la bomba di MA 6:47 per una spinta di Batum (offensiva) su Gobert, il lungo avversario entrava in lunetta da dove falliva ambo le conclusioni, Kemba cambiava la rotazione e la traiettoria in entrata e non segnava, Hill ci provava da tre ma il ferro gli diceva no.
Era Hayward a recuperar un air-ball di Gobert e a metter dentro in una difesa troppo statica sotto (vista pochissime volte in serata) canestro per poi realizzar da destra dal mid range accedendo al -1.
La soluzione in attacco per Charlotte la trovava MKG che mettendosi in ritmo realizzava un solo cotone su Joe Johnson.
MKG deviava un pallone destinato a un canestro di Gobert da pochi passi mentre dall’altra parte il nastro scorreva, Kemba anche arrestandosi in uno contro uno sotto canestro, schiena all’indietro e de punti sull’arresto.
A 4:39 Charlotte si portava sul 96-91 ma da qui alla fine segnerà solamente due punti…
Hayward da due e Hill da tre (a 2:51) agganciavano gli uomini di Clifford a quota 96.
Johnson a 2:22 sorpassava anche in entrata battendo un MKG che per non commetter fallo difendeva in maniera troppo pulita. Charlotte attaccava pessimamente, Kemba a livello del terreno rischiava di perder palla, poi andava sulla destra, troppi secondi trascorsi, palla a Frank al quale non rimaneva che tirare ai 24 da marcato; nemmeno il ferro mentre dall’altra parte Hayward segnava la sospensione frontale del 96-100.
Kaminsky in entrata lasciava indietro Gobert ma l’appoggio impreciso diceva che gli Hornets non avrebbero vinto nemmeno in serata, arrivava la conferma a 59 secondi dalla fine, quando dall’angolo destro Johnson chiudeva i discorsi con una tripla. Kemba segnava gli unici due punti del finale di Charlotte a ormai la partita era scappata.
Utah chiudeva sul 98-105 continuando la sua marcia verso i playoffs.
 
Pagelle
 
Walker: 6,5
18 pt. (6/17), 2 rimbalzi, 6 assist. Gioca con la febbre e nel primo tempo sembrerebbe che questo lo limiti parecchio. Si accende nel terzo quarto quando gli Hornets fanno il botto passando dallo svantaggio a un consistente vantaggio. Per come è costretto a giocare e peri il terzo quarto è un 7,5, per come gioca il finale e parte del primo è un 5. Un 6,5 pare giusto.
 
Batum: 6
11 pt. (4/9), 3 rimbalzi, 6 assist. Finalmente si vedono delle entrate. Sbaglia la quarta stoppato da Gobert dopo averne messe comunque tre. Deve continuare a giocar così con questo tipo di passo allungato che costringe gli avversari a rimaner indietro (sempre non si chiami Gobert). Al tiro non va male ma anche lui nel finale potrebbe far di meglio. Quattro turnover con una palla persa in palleggio, complice e concausa l’immobilità dell’attacco di Charlotte.
 
Kidd-Gilchrist: 6
7 pt. (3/6), 6 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate. Alcune giocate davvero degne di nota. Ottimo al tiro con punti di rottura se on va fuori ritmo. In difesa le giocate estemporanee non bastano. Finisce con tre falli e avendone spesi “pochi” forse avrebbe potuto osare di più su Johnson nel finale.
 
M. Williams: 7
16 pt (5/10), 12 rimbalzi, 1 assist, 3 rubate, 1 stoppata. Non è lui la causa della sconfitta. La nota negativa è che in genere purtroppo è un giocatore che ha bisogno dell’aiuto dei compagni per andare a segnare. A volte tenta delle power drive, nel finale gliene va male una e tende appunto, non a nascondersi ma a non esser utile se non si trova spazio per farlo colpire. Comunque una presenza in difesa, due stoppatone (su una gli fischiano un fallo sul quale non sono d’accordo) impegno e marcature buone, doppia doppia per lui.
 
F. Kaminsky: 5,5
15 pt. (6/15), 2 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate. Nel finale finisce fuori per falli. Peccato perché era partito alla grandissima segnando tutto il possibile e anche di più. Poi finisce fuori ritmo e con lui Charlotte è trascinata nel gorgo del buco nero di finali punto a punto dove lui sbaglia un paio di realizzazioni in maniera pesante.
Belinelli: 6,5
13 pt. (4/9), 2 rimbalzi. Solo un plauso a Marco e non solo per il 3/6 da tre punti che migliora le medie da dopo l’infortunio… Uscendo dal campo, inquadrato di schiena a mezza figura probabilmente tira un calcione a qualcosa dopo aver scosso la testa. Si vede che ci tiene, e a parte qualche difesa non al top e un passaggio reiterato scriteriato fa una buona gara portando punti dalla panchina. Clifford nel finale avrebbe dovuto inserirlo nuovamente sul nostro attacco conclusosi con l’air-ball di Frank. Coinvolto da Roberts non sempre all’altezza (insieme al finale di Frank) e da un finale ormai andato prende un -11, ma la prossima in casa con Brooklyn sarà l’occasione per vincere oltre che continuare così e ancor meglio a livello personale.
 
Lamb: 6,5
12 pt. (4/8), 1 assist. Jeremy sta aumentando un po’ i giri dopo il rientro. Deve evitare le triple se possibile, dal mid-range mostra scioltezza, fiducia e confidenza, nonché una certa grazia e velocità d’esecuzione. Finisce giocando 15 minuti segnando 12 punti, non male anche come fantamedia in un lasso di tempo limitato. +4 di +/-…
 
Mil. Plumlee: 6,5
4 pt. (2/3), 8 rimbalzi, 2 stoppate. Spende tre falli in modo intelligente, porta a casa soprattutto rimbalzi ma anche due stoppate buone. Buona la prima, anche se i punti sono 4, cambia un po’ la musica sotto le tabelle con il numero 18 in campo. Non sarà una saracinesca ma sicuramente è meglio di Hawes o Hibbert. Il problema è il contratto…
 
Roberts: 5
2 pt. (1/5), 1 rimbalzo, 4 assist Una voragine in difesa. Gioca 13 minuti nei quali solo gli assist sono decenti ma comunque non bastano per definirlo playmaker vero, al tiro è deleterio. Esagera portando palla sul finire del primo quarto. In quell’azione più che congelare il gioco, lo rende fermo, infatti, finisce con un fiasco.
 
Graham: s.v.
0 pt. (0/0) Due minuti per lui.
 
Coach Clifford: 6
La squadra gioca bene nel terzo quarto ma non solo. Resiste con i mezzi che ha, un Plumlee in corsa e un Kemba febbricitante. Che succede nei finali però deve dircelo lui. Male sulla difesa negli angoli dove gli avversari spesso ci bucano o graziano comunque tirando senza esser contrastati e male sugli attacchi finali. Belinelli l’avrei fatto rientrare prima, nei finali in questo momento potrebbe esser più utile di Batum paradossalmente.

OperaziHornets

 
 
Aggiustramenti e piccole operazioni nel “mercato” di Charlotte.
Ray McCallum è un nuovo giocatore degli Hornets.
 
Ray è un playmaker di 191 cm per 86 kg nato a Detroit il 12 giugno 1991.
Nella sua carriera NBA ha girato tra Sacramento, San Antonio e Memphis.
 
Attualmente giocava per i Grand Rapids Drive, franchigia della NBA Development League situata a Walker, nel Michigan, “gemellata” con i Detroit Pistons.
Tagliato a sorpresa proprio dai Pistoni a metà di questa prestagione, per il Finals MVP NBA Summer League Las Vegas (2014) si dischiudono nuovamente le porte della NBA grazie a un contratto da 10 giorni.

Un buzzer beater a un decimo dalla fine in prestagione di McCallum.

Forse ci sarà la possibilità d’esordire (Roberts e Clifford permettendo) con la quarta squadra NBA giacché dall’operazione McCallum, si passa alla meno simpatcia possibilità d’operazione per Ramon Sessions (stesso ruolo) che si è infortunato.
Non si capisce ancora bene l’entità del danno, ma pare che il menisco laterale del ginocchio sinistro si sia strappato e non sono previsti tempi di rientro certi.
 
A poche ore dalla partita di Salt Lake City contro i Jazz, Kemba pare aver la febbre e la sua presenza è incerta, spazio quindi a Roberts se dovesse mancare anche il play titolare con Kaminsky nel ruolo di centro da starter dopo le perdite di Hawes e Hibbert.
 
Non una grande prospettiva per stasera ma ogni gara ha storia a se.
Off-Topics
Dedicato ai fenomeni (o magari sempre lo stesso che cambia e-mail) che mi stanno scrivendo commenti ignoranti…
Amici di quello che mi aveva scritto qualche giorno fa il primo…
Ma per caso…

 

 

 

 

 

Milestone?

L’accordo è ufficiale, da poco.
Più che una pietra miliare (milestone), non volendo scrivere di una pietra tombale, diciamo che è una pietra rotolante, di quelle che rotolano giù a valle.
Un pesante macigno forse sulle ambizioni degli Hornets per questa stagione.
Se Melo come secondo scorer, per toglier pressione a Kemba è sogno irraggiungibile, con le già citate e più quotate Cleveland, Los Angeles (sponda Velieri) e Boston alla finestra, in questi giorni si era scritto di un Ibaka lasciato libero a Orlando.
Per Clifford sarebbe il giocatore perfetto, per la sua idea di difesa con una squadra che al momento latita in questo fondamentale aspetto…
Invece è arrivato Miles Plumlee acquistato dal GM Rich Cho.
 
Chi è costui?
 
Miles (Christian) Plumlee, nato a Fort Wayne (Indiana), è il fratello maggiore (due anni in più) del Mason di Portland, ed è un nuovo giocatore degli Charlotte Hornets.
In cambio, Milwaukee (che taglierà Steve Novak), detentrice del “cartellino”, riceverà Roy Hibbert e Spencer Hawes più “cash considerations”.
Miles è un centro di 211 cm e ha 28 anni (nato il primo settembre 1988).
Quest’anno ha giocato 32 partite partendo 12 volte come titolare. Miles ha iniziato nella NBA con gli Indiana Pacers, poi ha giocato per i Phoenix Suns e attualmente era ai Bucks.
La sua migliore stagione è stata quella del 2013-14 con i Suns, quando ha tenuto una media di 8,1 punti e 7,8 rimbalzi.
Premesso che trovo l’affare piuttosto marginale dal punto di vista tecnico, lo trovo abbastanza sconveniente dal punto di vista economico e assurdo da quello dell’utilità.
Mi spiego meglio… partiamo dall’utilità.
Per utilità intendo dire che, giacché Charlotte sarebbe stata costruita per partecipare ai Playoffs, quindi possibilmente avere un record vincente, oggi, nella condizione particolare nella quale siamo finiti, sei sconfitte consecutive e ormai ai bordi dei Playoffs (che comunque ci vedrebbero eventualmente uscire ben presto contro Cleveland), la prima operazione di Cho sul “mercato di riparazione” è stata pessima.
Pessima, non solo perché Miles Plumlee è giocatore che ha poco minutaggio (in una sola occasione quest’anno ha superato i 20 minuti ed era il 3 novembre), ma perché a noi serve qualcosa che faccia la differenza, pronto e possibilmente subito.
Recentemente si è ritagliato qualche minuto ma le sue statistiche non sono fantastiche.
In 9,7 minuti giocati di media ha a referto 2,6 punti, 1,7 rimbalzi, 0,6 assist, 0,3 stoppate e il 62,9% ai liberi.

Le statistiche di Miles Plumlee in NBA.

Marginale appunto si diceva nonostante Cho si dica eccitato per la sua fisicità, l’abilità a rimbalzo e l’etica professionale.
E’ vero che Hibbert ha deluso, gioca poco (anche per problemi a un ginocchio e non so se rimarrà ancora molto in NBA a causa di questi dolori) e raramente bene.
Non è riuscito a essere il rim protector desiderato dopo la buona partenza a Milwaukee (chissà che in Wisconsin abbiano visto solo quella di partita del buon Roy?), è altresì vero che se Hawes porta punti, in difesa è sponsorizzato Telepass ultimamente, inoltre le percentuali da tre sono crollate sotto l’effetto di una tecnica di tiro da fuori, completamente da rivedere.
A chi giova questa trade?
Dal punto di vista tecnico non credo che Plumlee, cifre alla mano (spero di sbagliarmi), non possa portare grandi miglioramenti alla causa degli Hornets, con il rientro di Zeller giocherà dietro di lui.
Charlotte sicuramente voleva qualcosa di più atletico rispetto al zampettante Cervo Hawes e al pachidermico Hibbert.
Da quest’angolazione, per ipotesi euristica, Charlotte avrebbe fatto un affare, poiché, se Plumlee giocasse con voglia e intensità, non sarebbe certo compagno degli zombie vaganti sotto il canestro (Hibbert e Hawes) visti recentemente.
H&H da Hero Quest quindi out, dentro M.P., peccato non via sia una V in mezzo…

Dal punto di vista economico Milwaukee fa un affare liberandosi del contratto quadriennale del fratello meno nobile dei Plumlee. Già, perché i 12,5 milioni a stagione per quattro anni sono ben cinquanta milioni per un giocatore che non sembrerebbe valerli, salvo miracolose riabilitazioni dalle parti di Charlotte.
Hibbert costava cinque milioni (contratto in scadenza), mentre Hawes avrebbe avuto due anni di contratto; quest’anno 6,3 mil., la stagione prossima 6,0 mil., in diminuzione.
Paradossalmente gli Hornets superano il salary cap e prendendosi questo contratto potrebbero avere di più da spendere come MLE (mid level-exception) durante la prossima stagione non attiva.

Grazie a Paolo Motta per avermi indirizzato su questo dettaglio.

A Charlotte comunque mancano un giocatore in post basso che possa attrarre l’attenzione e fare gioco dentro fuori (vedi il Jefferson dello scorso anno), un incursore e playmaker dalla panchina e un 4 o un 5 (eventualmente da invertir con Zeller) che sappia difendere.
Gli arrivi estivi sono sembrati in maggior parte “cinesate” copie, più scarse (salviamo Belinelli che ha a altre caratterisiche rispetto ai ceduti) dei giocatori dello scorso anno dalle qualità migliori.
Qualcos’altro dovrebbe arrivare, in genere gli Hornets sono soliti muoversi per un paio di trade negli ultimi anni, il problema è il livello.
 
In ultimo da registrare un contratto da dieci giorni fatto firmare a Mike Tobey (vista la perdita di due centri), pivot bianco già visto in preseason, tagliato prima della stagione regolare.

Game 50: Charlotte Hornets @ Golden State Warriors 111-126

Terra Promessa
 
“Siamo I ragazzi di oggi, pensiamo sempre all’America, guardiamo lontano, troppo lontano… omissis.
Finché qualcosa cambierà, finché nessuno ci daràààà… una Terra Promessa, un mondo diverso, dove crescere i nostri pensieri, noi non ci fermeremo, non ci stancheremo di cercare, il nostro cammino!
Siamo i ragazzi di oggi, zingari di professione, con i giorni davanti e in mente un’illusione.
Noi siamo fatti così, guardiamo sempre al futuro e così immaginiamo un mondo meno duro”.
Cantava così un giovane Eros Ramazzotti quando il più famoso festival canoro d’Italia era “roba” da brividi e non la kermesse carnevalesca odierna…
Tutto è mutato, le parole son restate e riadattate per i malconci Calabroni suonano come un monito e uno stimolo a non cedere di fronte alle avversità al contempo.
Charlotte sta cercando una vittoria esterna che non arriva da otto trasferte consecutive (nove con la L di stanotte). L’ultima vittoria esterna il 28 dicembre a Orlando in un gennaio esterno da encefalogramma piatto.
Andare a Oakland e vincere non era certo semplice, se non impossibile (come si è rivelato) per la disparità di forze messe in campo, ma i Warriors, quando iniziai a seguire la NBA, nonostante un buon Mullin non erano certo squadra scintillante da titolo…
Occorre quindi che Charlotte ci creda e conquisti la sua terra promessa prima possibile. Forse sarà per attinenza al testo, se vogliamo mistificare e metterla sulla religione, la terra dei mormoni?
Speriamo, perché quasi tutti gli altri risultati pervenuti nella serata non ci sono certo favorevoli.
La partita non c’è mai stata…
In serata da registrare 39 punti di Curry e 29 di Thompson, 68 punti per gli Spash Brothers, le due guardie titolari che sotto l’effetto di una buona stella hanno segnato 17 delle 25 triple tentate facendo chiudere la squadra di Oakland sul 43,8% dalla distanza contro il 30% di Charlotte…
45-47 i rimbalzi pro Warriors, così come sopra di due sono sempre i Guerrieri negli assist (33-35) nonostante Charlotte abbia ben giocato di squadra.
Dieci i turnover per entrambe le squadre ma GSW che ha sfruttato meglio i fast break o se li è creati da attacchi errati di Charlotte, oppure ancora ha colpito con un paio di triple di Curry da ben oltre l’arco.
 
Clifford a Oakland schierava; Walker, Batum, Kidd-Gilchrist, M. Williams e Spencer Hawes, mentre Kerr aveva a disposizione tutti i giocatori principali tranne Pachulia, così componeva un quintetto con; Curry, Thompson, Durant, Dr. Green e J. McGee.

Frank Kaminsky III ha segnato 24 punti partendo dalla panchina. Nonostante abbia giocato bene, sprecando poco, Charlotte è incappata nella sesta L consecutiva.
2017 NBAE (Photo by Noah Graham/NBAE via Getty Images)

 
Inizio difficile per gli Hornets che incassavano a 11:38 la prima tripla di Curry, MKG perdeva palla in attacco sotto la pressione della difesa Warriors e se Thompson contrastato da MKG sbagliava, mentre poco più tardi (10:32) Batum pareggiava grazie a una tripla in scioltezza, servivano solo altri 9 secondi a Curry per riportare avanti di tre i suoi con un altro tiro da oltre l’arco. Kemba a 10:08 accorciava con la sospensione tirando qualche passo dentro la linea da tre punti portava le distanze a un solo punto (5-6).
Purtroppo però la partita degenerava rapidamente; le triple di Durant, Curry (da ben oltre l’arco e in transizione) e Thompson su Batum a 8:57, portavano sul 5-15 il punteggio con Clifford obbligato a chiedere un time-out.
A 8:35 MKG da destra partiva in uno contro uno per andare in area e alzare un buon tiro oltre il difensore, coraggio premiato e la palla s’infilava dolcemente nella retina.
Un assist ravvicinato sotto canestro (da sinistra a destra) per MKG lasciava solo Hawes che in “ritardo” non interveniva sulla schiacciata del centro di serata dei GSW che ripristinavano il +10, ma questo non era ancora nulla…
Marvin sbagliava la tripla dall’angolo, Thompson no, MKG era l’unico a portar punti e si ripeteva da distanze non proprio sue; piuttosto lontano dal canestro infilava comunque due punti con un altro preciso tiro.
McGee conquistava un rimbalzo offensivo e sull’apertura Curry a 6:48 colpiva ancora da tre punti con la contraerea di Charlotte azzerata.
Clifford chiamava un secondo time-out sul 9-23 ma Thompson, toccato da MKG in ritardo, portava a casa un gioco da tre punti con il jumper dal mid range che era completato dalla lunetta. McGee da sotto conquistava due punti e un libero addizionale (fallo Belinelli) andando a gioco fermo a prendersi il terzo punto sulla stessa giocata.
Iguodala in mezzo a una difesa sbandata a 5:00 esatti dalla sirena segnava il 9-31 prima che Charlotte tornasse a veder la retina a 4:38 grazie a una collaborazione italo/francese, canestro di Marco in corsa sulla linea di fondo raggiunto dal passaggio di Batum.
Thompson al vero, Kemba dalla linea a 3:39 aumentavano di due i punteggi delle due squadre, poi a 3:14 Sessions dava dentro a Hawes che si spingeva a pochi cm dal ferro per appoggiare dal lato destro il 15-33.
Dopo un canestro di Looney contrastato da due punti di Kaminsky a 2:07, Curry a 1:27 metteva a referto un’altra tripla dalla diagonale sinistra.
Nel finale Kaminsky riceveva nel pitturato, un quarto di giro verso destra, short hook e 19-38.
A :01.7 tuttavia Curry si portava a casa altri tre punti tirando sopra Batum e i Warriors chiudevano sul 19-41 il primo quarto…
 
Il secondo periodo si apriva con un turnaround di Kaminsky piazzato poco più in là del post basso sinistro, Sessions dava una mano conquistando due FT ma dalla lunetta realizzava solo il secondo.
Sessions si rifaceva dando il pallone a Williams che da sotto appoggiava al vetro, prima che la panchina dei Warriors, un po’ in difficoltà, fosse aiutata da Thompson in fing and roll.
Anche Dr. Green aiutava i compagni meno abili; la sua tripla aperta riportava il divario a 20 pt, prima che Thompson con tre punti dalla top of the key conquistasse il massimo gap.
Un Kaminsky ispirato nel suo piccolo provava ad andar dentro ma la difesa dei Warriors sporcava un pallone che viaggiando in direzione di Belinelli era sfruttato dallo stesso al meglio con un tiro dalla linea di fondo sinistra aiutato dai ferri.
Per Thompson da tre non c’era difesa, Charlotte reagiva con il gioco di squadra invece…
MKG dalla linea di fondo serviva indietro un Belinelli lanciatissimo, aggancio e due punti con tocco di McAdoo.
Gioco da tre punti a 8:41 per il 31-52 prima che Frank a 8:06 continuasse a “stupire” realizzando altri due punti. A 7:51 Thompson dalla media realizzava su Belinelli ma Frank a 7:37 in area, da solo contro due difensori, si girava e appoggiava lestamente al vetro ottenendo altri due punti.
Thompson in transizione approfittava della chiusura lenta di Marco e faceva decollare GSW a suon di triple…
Charlotte cercava qualche azione di squadra ma segnava con Batum per una violazione dei tre secondi e con Lamb, bravo a metter dentro un teardrop dalla parabola altissima.
Batum al vetro a 5:06 riportava Charlotte sul -17 e, nonostante Kemba fosse stoppato, con la palla riconquistata dal fondo, Marvin dalla rimessa segnava tre punti dal passaggio portando sul 43-61 la partita a 4:22.
Curry segnava da tre dalla diagonale destra mentre Marvin inciampava e lasciava via libera al figlio d’arte al quale in entrata non serviva nessuna “defezione” momentanea della difesa di Charlotte per segnare con abilità e meriti tutti propri.
A 2:54 Curry, su di giri, andava a commettere un fallo inutile su Kemba impegnato nel tiro da tre punti, niente canestro ma un 3/3 dalla lunetta per il capitano in divisa viola a 2:54 dall’intervallo.
I Warriors andavano sul 48-70, poi Batum pescava un’altra tripla muovendosi sul fronte di tutto l’arco, passaggio, controricezione andando verso destra e 51-70.
A poco serviva se i Warriors sparavan da tre con facilità estrema; Curry a 1:19 continuava con la pioggia di triple (bomba più vicina al cerchio di centrocampo che all’arco dei tre punti), Batum si ricordava che: “non può piovere per sempre” e dalla diagonale sinistra infilava un’altra tripla, quella del 56-75.
Chiudeva Golden State con due punti in back-door e Charlotte andava a riposo sul -21 (56-77).
 

Marco Belinelli va a segnare partendo dall’esterno sinistro. Dopo aver fatto fuori Thompson, passa Varejao andando ad appoggiare con un bel movimento.
2017 NBAE (Photo by Noah Graham/NBAE via Getty Images)

Le ultime residue speranze si spegnevano subito; a inizio terzo quarto una tripla di Green e due correzioni volanti di McGee mandavano i Warriors sul 57-84 ottenendo un +27 veritiero. Hawes stoppava due tentativi dei Warriors e a 8:27, dal corner sinistro, nonostante la folata d’aria del difensore, Marvin scoccava la freccia del 62-84.
I Warriors ripartivano da una persa di Batum (passaggio arretrato intercettato) per segnar con Durant nonostante Marvin provasse la difesa modello koala per rimediare alla giocata del compagno. Due di Durant servivano ai Warriors per portarsi sul +32 (66-98), prima che Charlotte mostrasse qualcosa di buono.
Nella fattispecie un tiro da tre di Kaminsky senza esitazioni di sorta a 5:11, una finta di Belinelli che mandava Thompson per terra e sul movimento in dribbling lasciava lì anche Varejao che vedeva Marco passarlo per l’appoggio elegante sulla sinitra del ferro.
Marco poi dava a Kaminsky sul centro-sinistra, Green provava a stopparlo ma Frank era carico e realizzando la tripla fissava per un istante lo scoreboard sul 74-98 (-24).
Durant guadagnava due liberi e interrompeva l’inerzia viola portando i suoi a toccar quota 100.
A 2:15 Kaminsky era spinto sul rilascio del pallone, un 2/2 che era seguito da un altro buon attacco di Charlotte; giro palla per trovare varchi, un giro palla difficoltoso e prolungato che vedeva però nella parte finale Marco ricevere e sparare una bombarda vincente dalla destra.
Curry metteva 5 punti di fila mentre Marvin si accontentava ad altra longitudine di schiacciare su un tappeto giallo, trovando apparecchiato grazie all’assist proveniente da destra.
Sul finale Frank realizzava altri due liberi ma l’ultima parola era ancora dei Warriors anche in questo quarto, Curry, un passettino verso sinistra oltre l’arco, Roberts rimaneva indietro e tripla veloce per l’83-108 che chiudeva il quarto e incrementava di altri 4 punti il vantaggio rispetto all’intervallo.
 
Nell’ultimo quarto Charlotte segnava due punti con Marco, poi due ottimi canestri di Kaminsky servivano al carrarmato pe far registrare il suo ventiquattresimo punto (suo nuovo massimo in carriera nella NBA), Thompson tanto per non scherzare a 7:44 interrompeva il fluido viola segnando la tripla del 91-113 e anche se Roberts segnava quasi allo scadere dei 24 secondi e una transizione Lamb/Belinelli/Lamb (assist a triangolo in corsa di Marco restituendo palla a Jeremy) serviva come il cioccolato a una donna per combatter la depressione, si rimaneva distanti, anche perché perfino McCaw segnava da tre punti a 5:56 dal termine relegando Charlotte al -22 (96-118).
Belinelli segnava due liberi e faceva toccar quota 100 a Charlotte (100-120) mentre Clifford innestava la panchina profonda. Panchina che approfittava per ridurre lo scarto finale a 15 punti.
I Warriors vincevano comunque 111-126 una partita mai iniziata.
 
Pagelle
 
Walker: 5
7 pt. (1/5), 2 rimbalzi, 5 assist. Ultimamente il team si affidava troppo a Kemba, nonostante i punti di rottura di Batum e qualche altra giocata, compresi tiri da tre non sempre ben consigliati, l’esistenzialismo cliffordiano che ultimamente aveva preso piede, trovava in Walker il massimo esponente della solitudine individualista, intento a cercar punti come quelli che stasera non va a cercare. Finisce ben presto in panchina. Inutile spremerlo inutilmente. Gioca 25 minuti perdendo tre palloni ma trovando 5 assist. Con uno 0/3 interrompe una lunga serie di partite con almeno una tripla realizzata in una partita segnata. Male anche al tiro e su Curry non può far molto.
 
Batum: 6
13 pt. (4/7), 5 rimbalzi, 7 assist. Limita a due i turnover in 24 minuti, anche se il secondo è “grave”, per il modo, non per il punteggio. Mette un ¾ da oltre l’arco e un 2/2 dalla linea ma da dentro l’arco dovrebbe tentare qualche entrata…
 
Kidd-Gilchrist: 6
8 pt. (4/11), 9 rimbalzi, 1 assist. Si fa stoppar tre volte però a parte quel tipo di situazioni, all’inizio cerca di tener a galla Charlotte. Bene nei rimbalzi, in difesa va a fortuna alternata contro clienti scomodissimi. Dei titolari è quello che ha il passivo del +/- meno pesante.
 
M. Williams: 5,5
14 pt. (6/13), 5 rimbalzi, 1 assist. Ci vuole più concentrazione sulle triple aperte. Non tira male da fuori se consideriamo che il suo 2/5 equivale al 40% ma se dall’altra parte mettono quasi tutto e lui ha spazio, almeno una in più deve metterla, è il gioco che gli chiede Clifford. Un titolare che non ha tantissimi punti nelle mani.
 
Hawes: 5,5
4 pt. (2/6), 4 rimbalzi, 4 assist, 3 assist, 2 stoppate. Di tutto un po’ ma a rimbalzi serve qualcosa di meglio. Lanciato titolare per le assenze di Zeller e Hibbert fa quel che può, cioè pochino nonostante viva veloci buoni momenti come le due stoppate rifilate nell’arco di un breve periodo.
 
Belinelli: 6,5
16 pt. (6/11), 2 rimbalzi, 7 assist, 1 rubata. Non sempre eccezionale in difesa, dopo aver perso un pallone va a intercettare e a recuperare in difesa. Male da tre punti dove continua il trend negativo con l’1/5 in serata, bene da due punti e dalla lunetta. Ottimo in fase assist. Torna lui dopo esser stato Daniel Stern (uno dei due attori che interpretavano il ruolo dei cattivi in Mamma ho perso l’aereo).
 
Kaminsky: 7,5
24 pt. (9/14), 7 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate. Non perde nemmeno un Pallone, fa alcune buone difese e in attacco raggiunge il suo massimo in carriera facendo vedere che sa giocare a basket e che i fondamentali li ha. Anche lui torna il carrarmato in contrapposizione a Salvini (giocavam con lui prima?) e alla sua ruspa, il quale, in una foto trovata su internet, assomiglia da giovane proprio a un altro altrettanto giovane Frank. Speriamo che Frank continui così, ne abbiamo un estremo bisogno.
 
Sessions: 5,5
1 pt. (0/3), 3 assist. Gioca solo 7 minuti, difficile spostare l’ago della bilancia della sufficienza. Buoni i tre assist, ma di contro ci sono due tiri sbagliati, una stoppata presa e un errore dalla lunetta e di certo non spacca le pertite come faceva Lin. Onesto gregario.
 
Lamb: 5
7 pt. (3/11), 7 rimbalzi, 1 assist. A parte un bel teardrop, molto arriva nel finale. In generale tira male e non mi piace molto. Troppo prendi e tira senza coinvolgere i compagni.
 
Roberts: 5,5
8 pt. (2/3), 2 rimbalzi, 3 assist. In difesa finché c’è Curry davanti ha gli incubi. Nel finale del terzo rimane dietro a un blocco e nonostante l’aiuto di Frank prende la tripla in faccia, dinamica simile ma non identica a quella che a pochi secondi dalla sirena dello stesso periodo lo vede ancora trafitto da lunga distanza. Bene al tiro. Dei 15 minuti sfrutta quelli contro la panchina avversa.
 
Wood: 6
4 pt. (1/1), 1 rimbalzo. Ancora 6 minuti per Wood ma di garbage. Lui fa il suo e porta un +8 a casa…
 
Graham: 6
5 pt. (1/3), 1 rimbalzo, 1 rubata. Se può tirare da tre lo fa bene. Un po’ meno da due, dalla lunetta ne mette un paio e porta un plus/minus di +9 a casa, anche lui nel tempo spazzatura.
 
Coach Clifford: 6
Si, siamo stati travolti. Non importa. Si rivede qualcosa nel gioco di squadra. Ora bisogna inserire nuovamente Kemba nel contesto alla prossima. Segue le sue rotazioni e non quelle di Kerr, coraggioso, rischia e se subisce il Curry/Roberts, recupera quando la panchina avversaria è in campo ma la disparità di forze era troppo marcata.

Game 49: Charlotte Hornets @ Portland Trail Blazers 98-115

 
 
GrigiHornets
 
Siamo formati dai nostri pensieri; noi diventiamo quello che pensiamo. Così qualche secolo fa si pronunciava Buddha Siddhārtha Gautama.
In parte è vero, poi servono anche le azioni per tramutare il pensiero in realtà.
Così io continuo a credere che più che un problema fisico o tecnico a Charlotte manchino le motivazioni, almeno, per un buon 50% delle colpe di queste sconfitte.
A cosa pensino gli Hornets a questo punto non lo so.
Quinta sconfitta di fila. Partita durata realmente 24 minuti, difesa che dopo il primo quarto nel finale del secondo è sembrata quasi inesistente, causa interpreti ma anche per “colpa” di un certo casino disorganizzato, aldilà dei cinque falli fischiati contro MKG, aldilà di una serata storta per qualcuno, non mi è piaciuta l’interpretazione del match.
Le due squadre hanno finito incredibilmente per tirare e segnare lo stesso numero di canestri da tre punti (11/31) ma Charlotte esagera certamente con quest’ opzione, accontentandosi a volte di prender tiri che per come partono si capiscono subito difficilmente avranno fortuna.
Gli Hornets poi hanno catturato 42 rimbalzi contro i 51 di Portland…
Nell’ex Rose Garden la viola di Charlotte si tinge di grigiore, la materia grigia degli Hornets sembra influenzare giocate e voglia… Lillard ha finito con 27 punti, Crabbe con 21 e McCollum con 18entra sul podio degli avversari.
Da noi 22 di Walker, 18 di Batum e 10 a testa per Kaminsky e M. Williams.

Nicolas Batum all’ex Rose Garden he è stata casa sua, finisce con 18 punti ma Charlotte perde la quinta di seguito in un orrendo gennaio da 4 vittorie e 11 sconfitte…
2017 NBAE (Photo by Cameron Browne/NBAE via Getty Images)

 
Clifford in Oregon si presentava senza l’energia di Zeller, con i compagni, ma in abiti civili.
La formazione era sempre quella: Walker, Batum. Kidd-Gilchrist, M. Williams e Hibbert.
Portland schierava ; Lillard, McCollum, Turner, Vonleh e M. Plumlee.
 
Hibbert portava la palla nella nostra metà campo, Walker nell’altra ma sulla pressione degli uomini di Stotts la palla usciva immediatamente in rimessa laterale a favore di Charlotte.
Dopo un errore a testa, MKG lanciato in entrata metteva dentro cadendo fuori dal campo, Walker con un pullup dall’altezza della linea del tiro libero a 10:50 faceva 4-0.
Le squadre rimanevano a secco per un minuto e cinquanta secondi, a interrompere il digiuno ci pensava Lillard con una tripla frontale che unita a quella di McCollum a 8:15 ribaltavano il risultato sul 4-6.
Hibbert, che dopo il 4:00 aveva già stoppato Vonleh, ci riprovava sullo stesso ma questa volta la palla impennandosi premiava l’ex Charlotte portando Portland a doppiare gli Hornets.
Charlotte costruiva una buona azione passandosi palla velocemente; l’assist finale era un lungolinea di Batum per Hibbert che dalla media sulla sinistra trovava il cotone interno della retina a 7:25.
Dieci secondi più tardi purtroppo McCollum colpiva ancora da dietro l’arco e issava Portland sul 6-11, Charlotte reagiva e ripagava con la stessa moneta a 6:57 quando Marvin esplodeva la tripla del riavvicinamento.
Batum dalla diagonale sinistra scoccava un’altra freccia da tre punti e Charlotte si riportava sopra di uno (12-11).
Lillard tentava di riportare sopra i suoi ma nel tentativo di reverse layup si vedeva stoppare da un attento Hibbert.
Il numero 0 avversario segnava comunque successivamente in fade-away prima che un Hibbert dall’ottimo inizio stoppasse ancora Vonleh consentendo a un jumper dalla sinistra di Batum di elevarsi sulla testa di Lillard e finir dentro la retina per il controsorpasso (14-13).
A 4:18 Plumlee dalla lunetta svirgolava due liberi mancando l’ennesimo controsorpasso che avveniva tuttavia sempre a gioco fermo grazie alla firma di Crabbe a 3:49.
Kaminsky da tre continuava a non prendere e Lillard con un runner metteva dentro il 14-17…
A 2:40 Kemba a tutta velocità si buttava dentro per andare a depositare sulla sinistra del ferro eludendo la possibile stoppata di Leonard e Belinelli andava a prendersi un tiro in corsa dalla media diagonale destra; silhouette jordaniana a gambe aperte e 18-17, uno dei pochi lampi di Marco oggi.
A 1:47 Lillard metteva dentro toccato dal fianco destro di Hawes completamente fuori dal suo cilindro nel tentativo di stoppata. Gioco da tre punti e +2 per i “Tracciatori di Sentieri” che a cavallo tra il primo quarto e l’inizio del secondo cercavano di costruirsi una via per la fuga nonostante che sul tramonto del primo quarto Batum colpisse da tre punti.
L’ultima parola del primo quarto l’aveva Harkless che correggeva da sotto e rimandava a +5 i bianchi di casa (23-28).
 
L’inizio del secondo era più drammatico del finale del primo periodo; la panchina in campo degli Hornets sembrava l’allegra brigata Brancaleone alla conquista di non si sa che…
Crabbe era toccato da Belinelli 15 secondi dopo il via e mettendo dentro tiro e libero aggiuntivo mandava gli Hornets sul -8. Calabroni che scivolavano in fretta sul -11 con una tripla di Crabbe dall’angolo sinistro e sul -13 dopo un’altra tripla, questa volta per opera di Crabbe.
Sul 24-37 Clifford chiedeva un time-out.
Ci volevano due FT di Sessions per sbloccar l’attacco degli Hornets, i quali a 9:37 si rimettevano in moto ma solamente 13 secondi più tardi, MKG uscendo da un blocco dalla destra toccava Crabbe (cambio marcatura ma identico risultato) sul fianco mentre l’avversario in elevazione si apprestava a scoccare il tiro.
Tre tiri liberi a segno e Hornets sul -14.
A 9:49 la mano sinistra del Beli proponeva l’assist saltato per la dunk di Hawes a 9:49, Spencer però faticava parecchio e si rivedeva al tiro da tre… storto e corto la palla non entrava, McCollum invece al vetro la metteva dentro facendo tornar i padroni di casa al massimo vantaggio.
Dai bordi dell’area destra però a 7:39 si elevava Williams che con il suo tiro a una mano faceva carambolar la biglia come in un flipper all’interno dei bordi del ferro mentre Leonard lo toccava. Giocata da tre punti e Hornets sul 31-42.
Un jumper di McCollum su Hawes era pane per i denti di Stotts, altri due errori ravvicinati di Hawes facevan disperar Clifford, il quale vedeva finir giù e restarci MKG su un’entrata di Aminu, proteste da ambo le parti, Portland non segnava mentre Charlotte in transizione in 4 contro 5 la metteva dentro con Hawes.
A 6:22 Portland subiva anche un tecnico che Walker realizzava, così Charlotte recuperava qualche punticino tornando a -10 (34-44).
A 5:41 Williams batteva Plumlee distante dal canestro chiudendo con una tomahawk jam imperiale per il 36-44.
Turner dal centro del pitturato tirava sopra Kaminsky ottenendo due punti prima che Batum, capendo le intenzioni di Lillard di contrastarlo su un eventuale tiro da tre e utilizzando un blocco di Marvin dall’angolo giusto tirava assorbendo il contatto.
Batum chiudeva dalla linea con un 2/3 portandosi a 10 punti e mandando Charlotte sul 38-46.
A 4:07 il francese in uno contro uno estraeva dal cilindro anche il fade-away vellutato raggiungendo la dozzina di punti.
Purtroppo a 3:37 Aminu dalla sinistra infilava una tripla pesante che rimandava a -9 gli imenotteri vanificando in parte gli sforzi della squadra di Clifford.
Con due passaggi orizzontali però la palla attraversava la metà campo offensiva dei Blazers, da destra a sinistra da dove fuori l’arco Walker aspettava la sfera per guadagnar tre punti.
Crabbe e il suo 2/2 interrompevano solamente il momento positivo di Kemba, il quale a 2:50 dalla diagonale destra segnava altri tre punti.
Frank da sotto ne aggiungeva due e gli Hornets accorciavano sul -3 (48-51).
Portland in attacco faceva girar palla, sul perimetro la difesa latitava, Crabbe aveva metri e metri di spazio per sparar la tripla con Belinelli assente ingiustificato… 48-54 che diveniva 50-56 prima della seconda luce rossa per effetto di un rim/glass su tiro di Walker e due di Lillard.
Charlotte recuperava quindi 8 punti dal massimo vantaggio Trail Blazers e andava negli spogliatoi tenendo in piedi ancora la partita.

Marvin Williams, nel paese dei ciechi chi ha un occhio solo è re. Uno di quelli che ci ha provato, nonostante tutto…
2017 NBAE (Photo by Sam Forencich/NBAE via Getty Images)

 
La partita però sembrava non esserci nel terzo quarto; Portland iniziava con un gancio di Plumlee a 11:39, proseguiva con un giro e tiro di Turner dalla linea di fondo sinistra…
Charlotte incassava quattro punti e tornando sul -10 (50-60) forse perdeva anche quella residua fiducia rimasta.
Kemba passando dietro un blocco di Hibbert andava a metter in sospensione due punti a 9:39 ma una tripla sbagliata di Marvin certificava anche il modo d’attaccar sbagliato di Charlotte che con l’1/7 d’avvio quarto certo non mostrava un buon viatico per recuperare.
A 8:13 un alley-oop per Plumelee era rovinato da Hibbert che con la sua spinta induceva il lungo bianco a schiacciar sul ferro. Buona scelta perché Mason splittando non portava a casa due punti certi.
Plumlee si vendicava con una reverse jam a due mani passando oltre il ferro a 7:42, McCollum con un FT jumper approfittava dei pessimi attacchi di Charlotte per portare a 15 (52-65) il vantaggio dei locali.
Plumlee metteva a referto altri due punti dalla linea della carità mentre Batum sparava l’ultimo fuoco d’artificio infilando una tripla che gli consentiva di mantener la perfezione da fuori l’arco con un 3/3 utile a ridurre lo scarto alla dozzina di punti a 6:11.
Quando Batum mancava un tecnico per proteste (di Turner) a 4:55, la partita poteva anche considerarsi chiusa, a poco serviva il canestro di Belinelli abile a rollare dentro e a chiudere con due punti su una rimessa laterale destra se quattordici secondi dopo anche Vonleh, palesemente in imbarazzo per tutta la serata, metteva dentro una flash dunk per i fotografi approfittando della totale assenza della difesa di Charlotte.
A 1:19 Batum lasciato libero oltre l’arco metteva il suo quarto tentativo su cinque cercando d’arginare la schiuma bianca che si riversava sulla spiaggia di Charlotte rendendo fine la roccia per abrasione.
Sempre Buddha diceva che tra la roccia e il fiume vince quest’ultimo, non per forza ma per perseveranza.
Kemba da tre nel finale realizzava il 68-84 ma Aminu chiudeva in entrata evitando la stoppata di Batum e l’aiuto alle spalle. Punteggio sul 68-86 dopo 36 minuti, gara chiusa…
 
Inutile ammorbarvi con l’ultimo quarto dove spuntava un buon Frank e a metà tempo entrava la panchina remota di Charlotte, Clifford cercava di far partire per Oakland più freschi i suoi titolari, mentre la deframmentazione del gioco era affidata a Lamb e Roberts, i quali infilavano due triple, intervallate da una specie di scoop in salto, un reverse scendendo con il quale Connaughton incantava il Moda Center.
Lo stesso numero 5 metteva dentro da tre ma Roberts dalla sinistra gli rispondeva negli ultimi scampoli del match.
Finiva 98-115 con Charlotte già quasi pronta per imbarcarsi per Oakland.
 
Pagelle
Walker: 6,5
22 pt. (8/18), 3 rimbalzi, 5 assist, 2 rubate. Perde due palloni, uno infilandosi sotto canestro in palleggio con la palla che gli rimane dietro, poi va a recuperare un pallone rientrando in difesa e allungando una mano provvidenzialmente che forse salva un canestro. Le percentuali sono buone ma manca qualche facile canestro da sotto, appoggi che solitamente non fallisce. Essendo il fulcro del team in attacco gli si chiede sempre qualcosa in più.
 
Batum: 6
18 pt. (6/12), 8 rimbalzi, 6 assist. Diciamo che sto cercando di capire questo -13 di plus/minus. Se qualche volta si attacca alle canotte avversarie non vuol dire che la difesa sia a livello dello scorso anno. Mi sembra mancare qualcosa lì, come mi sembra non tenti più le entrate a canestro accontentandosi del tiro. Il 4/6 da tre copre molto del suo score, poi un 2/4 dalla linea e 4 palle perse. Nic è questo, prendere o lasciare, anche se… nei panni di Clifford farei come Cowens fece con Rice, lo convincerei che può anche entrare…
 
Kidd-Gilchrist: 5
5 pt. (1/5), 5 rimbalzi, 2 assist. Finisce la partita con 5 falli, poi non serve più il suo rientro… Il 5 è numero ricorrente in serata e nonostante I suoi sforzi è frustrato dai suoi stessi interventi e dalle sue giocate, compresa un’entrata andando a destra da cui ne ricava un impietoso air-ball da non molto distante da canestro. Le cose non gli riescono…
 
M. Williams: 6
10 pt. (3/9), 5 rimbalzi, 3 stoppate. 3/3 dalla linea, nota stonatissima l’1/7 da oltre l’arco ma Marvin è uno dei pochi a provarci a difendere. Rimbalzi e stoppate, nel terzo quarto vola a strappare un rimbalzo mentre Vonleh da dietro spingendolo lo fa atterrare parallelamente al parquet. Una bella schiacciata. Sufficienza di stima per l’impegno profuso.
 
Hibbert: 6
2 pt. (1/3), 7 rimbalzi, 2 stoppate. Parte alla grande. Due stoppate, difesa, poi rischia di perder una palla ma un compagno lo salva. Gioca solo 12 minuti, bene nel primo periodo, male nel terzo quando prova anche un tiro insensato. Minutaggio troppo limitato comunque in assenza di Zeller.
 
Sessions: 5
6 pt. (0/2), 1 rimbalzo, 2 assist. Gioca 13 minuti e segna 6 liberi. Difficile fermarlo se inizia con il suo palleggio sismico fatto di piccole esitazioni a mettersi in ritmo. Gli avversari se l’avvistano troppo tardi commettono fallo. Se invece ha palla tra le mani o inizia il paleggio è probabile che sotto pressione possa anche incorrere in qualche rubata subita di troppo. E’ il caso del secondo tempo quando perde due palle in serie, una dietro l’altra, che portano a Portland 4 punti in comode transizioni finite con due schiacciate. Difesa che non gli riesce troppo bene.
 
Belinelli: 4,5
6 pt. (3/6), 1 rimbalzo, 1 assist. Mi sembra una delle sue peggior partite difensive. Crabbe segna 21 punti e lui a volte è ingiustificato assente. Compensa con 6 punti, non ci prova mai (chiuso) da tre punti, finisce con un -16 di plus/minus che conferma la mia diagnosi sul vuoto da lui lasciato in difesa.
 
Kaminsky: 5
10 pt. (4/10), 1 rimbalzo, 1 rubata. Segna quando non serve più. L’inizio ultimo quarto è il suo regno. Prima auguri… In 24 minuti cattura solo un rimbalzo e poche volte fa una buona difesa.
 
Hawes: 5
8 pt. (4/9), 4 rimbalzi, 2 assist. Devo sempre distinguere tra attacco e difesa. Hawes come il solito gli capita di recente, in difesa è un dramma. In attacco segna due canestri facili facili. In 16 minuti porta un discreto bottino nelle casse di Charlotte, ma il gruzzoletto non basta in toto a fargli guadagnar la sufficienza.
 
Roberts: 6,5
8 pt. (2/3), 1 rimbalzo, 1 assist. Gioca gli ultimi 6 minuti di “rumenta time”… Li sfrutta al meglio segnando due triple. Chissà che in questo momento di difficoltà lui possa tornare più utile al gioco di Clifford, il tiro da fuori l’ha, l’entrata anche… Speriamo prenda qualche minuto in più rispetto a Sessions.
 
Wood: 6
0 pt. (0/1), 3 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. Nel finale entra e ci prova subito dall’angolo sinistro da tre. Niente da fare. A parte questo tiro malconsigliato prende i suoi rimbalzi e mette giù anche una bella stoppata sul piatto da mostrar a Clifford per aver più spazio.
 
Graham: s.v.
0 pt. (0/1), 1 rimbalzo. Entra, cattura un rimbalzo, poi si eclissa dal vero gioco.
 
Lamb: 5,5
3 pt. (1/4), 2 rimbalzi. 50% da tre. Anche per lui i 6 minuti finali. E’ al rientro e prova il prendi e tira ma gli va bene solo una volta.
 
Coach Clifford: 5
La squadra che fa girar bene la palla sembra presa da frenesia di tirar da tre punti o andar con soluzioni comode ma poco redditizie. Portland è squadra sui nostri livelli con alcune similitudini per ruolo. Perder di 17 è troppo. Il modo con il quale la squadra ha mollato gli ormeggi è preoccupante. Mi riprometto di rivederla in parte, prendendo appunti non sempre si colgono alcuni dettagli, ma anche la difesa su blocchi e coperture è sembrata sbandare troppo in fretta.