Game 41; Charlotte Hornets @ Boston Celtics 98-108

 
NegaziHornets
 
Nella serata dedicate a Martin Luther King, per una volta non introdurrò l’argomento parallelo, purtroppo il lavoro mi attende e non ho tempo di sviluppare l’argomento.
La metafora introduttiva è semplice… gli Hornets tornano da un tour di cinque partite in trasferta racimolando la “bellezza” di zero vittorie e finendo sotto i .500 per la prima volta in stagione con un record di 20-21 che grida vendetta…
Ottavo posto in coabitazione con i Chicago Bulls al giro di boa (82 le partite totali), squadra in crisi, nonostante durante la serata abbia giocato meglio rispetto all’ultima partita disputata a Philadelphia.
Boston, ottima squadra con un play di livello e un complesso di giocatori abili, ha finito per vincere la terza gara consecutiva contro di noi in regular season, tirando con il 50% dal campo (Thomas 35 pt. dei quali 17 nell’ultimo quarto ma non sorprendentemente e Horford 22) e questo, nonostante l’abilità degli avversari nell’imbastire le manovre, denota alcune amnesie e talvolta pessimi posizionamenti individuali in una difesa che ha lavorato molto sulle rotazioni stanotte finendo anche con accoppiamenti bizzarri talvolta.

MKG contro Crowder in un duello a terra.

 
Per i padroni di casa I cinque prescelti per iniziare il match erano; I. Thomas, Bradley, Crowder, A. Johnson e A. Horford agli ordini di B. Stevens.
Clifford recuperava tutti i titolari e giocava con la formazione tipo composta da; Walker, Batum, Kidd-Gilchrist, M. Williams e C. Zeller.
 
L’inizio era del tenore preoccupante che avvolge gli Hornets recentemente, anche se il primo canestro era a favore di Charlotte con Batum in difesa a chiudere in seconda battuta un filtrante verticale e a far ripartire l’azione lanciando Marvin Williams, il quale in contropiede chiudeva in schiacciata a 11:14. Il 2-0 era seguito da uno 0-10 inaugurato da Horford che andava morbido dal pitturato con una scarsa resistenza di Charlotte, alla tripla di Williams da fuori a battere la difesa di Charlotte, nella fattispecie di Marvin Williams che evidenziava sulle rotazioni non sempre la scelta migliore da opporre all’attaccante di turno dei Leprechaun.
Clifford era costretto a chiamare il time-out al quale seguiva il secondo canestro degli Hornets a 8:18 per opera di Walker con un lungo jumper da due dalla diagonale sinistra.
Bradley acuiva il distacco con una bomba dalla destra ma su un pick and roll per Zeller, Johnson commetteva un blocking foul arrivando con quel pizzico di ritardo necessario a far sbattere Zeller su di lui, segnare rilasciando prontamente palla e far guadagnare un FT supplementare a Charlotte col qual portarsi a quota 7.
A 6:28 su un retropassaggio da sotto il canestro, gli Hornets beneficiavano dell’entrata decisa di Marvin, il quale leggermente proveniente da sinistra mulinava una schiacciata a una mano devastante per il 9-13.
Dopo due punti di Boston MKG recuperava un rimbalzo offensivo nel traffico e andava ad appoggiare deciso tra due difensori facendo superare quota 10 ai nostri, Thomas in esitazione si staccava da Marvin Williams e replicava il tiro vittoria su Atlanta nell’ultima partita ma Walker a 5:15 rispondeva da tre punti portando lo scoreboard sul 14-17.
Kemba con un jumper dalla baseline destra a scavalcare la difesa di Olynyk riduceva il gap a un punto ed era sempre il nostro capitano che oltrepassando un blocco altro era sfiorato da Thomas andandosi a prendere furbescamente un tiro da tre punti sul quale evidenziava uno sbilanciamento più o meno reale.
Il 3/3 era quasi scontato viste le percentuali di Kemba dalla lunetta e Charlotte passava per la seconda volta in vantaggio in serata a 3:39.
La gioia non durava nemmeno 20 secondi poiché Crowder colpiva da tre in un emozionante, se non piacevole, botta e risposta da grande distanza.
Vedere Walker a 3:07 realizzare da tre era molto più piacevole nello splash per il nuovo vantaggio dei Calabroni.
Anche questo durava poco perché Horford salutava il proprio difensore sulla linea di fondo destra recuperando un canestro più fallo che portava avanti ancora i Celtics di un punto (24-25). Smart portava a tre le lunghezze di vantaggio degli eredi irlandesi ma Kaminsky annullava il divario andando di tripla per equilibrare la partita a quota 27.
Belinelli a 1:08 faceva due passi in centro, almeno, fino alla top of the key da tre ed esplodeva la tripla per il 30-27 alla quale i Celtics rispondevano con Horford da destra e cinque punti consecutivi di Brown che chiudevano il quarto a favore di Boston 30-34.

L’Head Coach Steve Clifford non è già contento durante il primo quarto.
Photo/Charles Krupa.

 
Gli Hornets, a parte distrazioni difensive momentanee pesanti non giocavamo malvagiamente in attacco e Williams mettendo una bomba (assist di Batum) faceva ripartire il punteggio per Charlotte a inizio secondo quarto.
Un gioco a due prolungato sulla destra vedeva Hawes cedere a Belinelli, il quale dalla linea di fondo scappava a Olynyk per dare in mezzo l’extra pass a Batum che era contratto fallosamente sull’alzata. Hornets precisi a gioco fermo e il 2/2 a 11:01 serviva per ritrovar il +1.
Dopo un canestro di Olynyk da sotto che aumentava il numero dei controvantaggi, Williams esplodeva la seconda bomba di quarto, un open dalla diagonale sinistra che deflagrava nella retina per il 38-36.
Nessuna squadra però prendeva ancora il sopravvento, anzi, Olynyk riusciva a segnare anche da tre a 9:52, seguito da Sessions, bravo a ridare con la sua alzata ai confini dell’area destra il +1 ai teal (40-39).
Olynyk segnava entrando in diagonale dalla destra protetto da un blocco sotto canestro e schiacciando a due mani ripristinava il vantaggio dei bianchi, aumentato poi con un eurostep di Olynyk centrale e due punti di Brown da sotto a 7:31, un trittico d’azioni che evidenziavano una difesa molle da parte di Charlotte che affondava sino al -5 con Clifford doverosamente costretto alla pausa forzata.
A 7:09 un elegante jumper dal mid-range sinistro di Batum ci riavvicinava ma Jerebko con una tripla aperta mandava a -6 i Calabroni bravi a reagire in maniera artistica; passaggio dietro la schiena di Batum per Marvin, il quale a 6:35 in entrata segnava con un floater ravvicinato.
Walker con la sospensione dalla media di centrodestra portava il punteggio sul 46-48, punteggio che si riequilibrava quando Batum dava in corsa lo schiacciato a Sessions che muoveva palla in triangolo per l’arrivo e la schiacciata prontissima di Hawes.
Hornets che passavano anche avanti sfruttando altri tiri liberi; ancora blocco alto per Batum il quale leggeva la difesa di Bradley e si faceva venire addosso, anche se Stevens protestava, forse per una non proprio corretta interpretazione del blocco di Zeller appena mobile.
Un 2/3 che issava Charlotte sul 50-48 ma nel finale i Celtics si avvantaggiavano partendo dalla tripla a 3:22 di Horford libero nell’angolo sinistro.
Un giro con finta del centro/ala dei Celtics valeva anche il turnaround banker su Kaminsky del più tre ma a 2:35 Kemba aveva l’ultimo lampo del primo tempo di Charlotte e con un catch’ n’ shoot metteva dentro il pareggio (53-53) ma Thomas sparava da tre in faccia a Kaminsky poi a 1:52 ne aggiungeva altri due (liberissimo) finendo per fortuna per essere stoppato all’ultimo su una transizione da Zeller.
Tuttavia il finale era favorevole a Boston e a riposo i ragazzi di Stevens andavano su +6 (53-59).
 
La ripresa non iniziava bene; Crowder ai 24 vanificava la difesa di Charlotte, la quale, finita sul -8 reagiva con un ¾ dalla lunetta trovandosi a 9:35 su un -5 prima di esser colpita da un pull-up di Thomas a 8:46.
Williams batteva Horford da te e MKG in transizione a 8:09 mandava Zeller con la power drive a schiacciare il 61-63.
Sul massimo punto di riavvicinamento nel quarto, Boston portava un parziale di 7-0 chiuso con un canestro di Olynyk da sotto ben trovato da un compagno in verticale.
Dopo il time-out Zeller ne metteva due ma Crowder su un cambio gioco metteva dentro la tripla e la partita iniziava a sfuggir di mano ai ragazzi di Clifford.
Walker sorprendeva la difesa dei Celtics infilandosi in ricezione sulla corsa ma Crowder pescato da Thomas con un back-door sottile ricacciava indietro Charlotte aiutata poi da Horford che da sotto con il turnaround metteva dentro il 67-77.
Belinelli non la metteva, Bradley dal mid-range destro da quasi dietro la tabella si (proprio su Marco), si finiva sul -12 prima che nel finale uno spin ai piedi dell’area sinistra di Kaminsky e un ½ di Olynyk definissero il punteggio sul 71-80 (-9, differenza ancora in aumento) in attesa degli ultimi 12 minuti.
 
Come nel terzo quarto Charlotte partiva incassando un canestro, questa volta anche pesante di Olynyk che dall’angolo sinistro godeva di spazio per colpire.
Un elegante e difficile step back fade-away di Kaminsky riportava Charlotte sul -10 poi Thomas e Spencer (ottimo movimento su assist di Batum che gli dava una mano a liberarsi portandosi il difensore via sul pick and roll) segnavano ma a 10:29 Thomas colpiva da tre complice una difesa, quella di Charlotte che con due pessimi movimenti si auto-spiazzava.
Clifford chiamava time-out ormai quasi rassegnato…Charlotte provava a reagire riuscendo a toccare il -7 con Walker che attaccava Johnson, più veloce nello scatto verso canestro del difensore avversario.
Non era gara fortunata per Charlotte si vedeva colpita in transizione da Thomas da tre con Jerebko a salvare un pallone dal fondo appena in tempo.
Dopo un duello Brown/Batum vinto in difesa dal primo (pressione e tiraccio nemmeno al ferro per Nick) e un successivo vinto dal nostro numero 5 con una stoppata memorabile, gli Hornets con Keba perdevano palla e si vedevano colpiti da Brown in appoggio…
Ci si portava verso il finale quando Batum segnava a 3:54 due punti pe il 91-98 ma un mezzo circus shot di Horford (bravo a dar la rotazione al pallone ma tiro decisamente originale e forzato) faceva capire che anche per la serata non era aria per gli imenotteri.
Un gioco da tre punti di Zeller a 2:43 costituiva l’ultimo sussulto con Charlotte tornata sul -4 (96-100), tuttavia Thomas segnava subito dall’angolo destro anche con l’uomo in faccia.
Se da tre i tiri di Marvin, Kemba e Batum (questi due sulla stessa azione grazie al rimbalzo offensivo di Cody) erano a salve, l’ennesimo due punti di Thomas a :33.2 dalla fine non lo era e sigillava la vittoria di Boston che nel finale con i liberi estendeva il vantaggio.
Hornets sconfitti quindi 98-108 con una pagina nera scritta in serata (le cinque sconfitte consecutive lontano dall’Alveare), pronti però, speriamo tutti, ad aprire una nuova pagina bianca in casa (avremo cinque sfide anche se non tutte semplici) sulla quale iniziare a scrivere ancora delle W.
 
Pagelle
 
Walker: 6,5
24 pt. (8/21), 4 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. Perde tre palloni, detta le condizioni, segna anche nel secondo tempo ma avrebbe potuto fare di meglio al tiro, sebbene non sia male. Alla fine Thomas vince il duello, anche se il pallino l’aveva dettato lui nel primo tempo. Il problema è che spesso gioca da solo avvantaggiandosi grazie alle sue qualità di ball handling e velocità. Ai liberi è una macchina, la difesa purtroppo non è eccelsa sul tiro, soffre…
 
Batum: 6
8 pt. (2/11) 10 rimbalzi, 10 assist, 1 rubata, 2 stoppate. Specie ancora da valutare nell’utilità complessiva. Uno 0/4 da tre e 4 palloni persi, uno nel finale importante. Va però in doppia doppia mostrando negli assist tempismo e precisione. Salva anche un pallone dal fondo trasformandolo in oro per Hawes. A rimbalzo cattura anche contro i lunghi, fallisce la tripla doppia per una scarsa vena realizzativa che penalizza Charlotte.
 
Kidd-Gilchrist: 5,5
6 pt. (3/11), 9 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. Dire che non lavori sarebbe scorretto. Probabilmente lo fa con meno efficacia, anche se lui in chiusura spesso va correndo come Superman in fase di decollo mettendo una mano avanti per dar fastidio staccandosi dall’appiattimento in area. A volte va bene a volte no… in attacco però va male. Vediamolo nelle prossime in casa o bisognerebbe iniziare a pensare a un giocatore differente da MKG che sappia giocare, costruire o segnare. Il problema sarebbe poi che nessuno difenderebbe seriamente.
 
M. Williams: 6,5
21 pt. (8/14), 4 rimbalzi. Commette il suo primo fallo quando mancano poco più di sette minuti nel terzo quarto, troppo morbido in difesa come mostra a inizio gara quando viene affondato diverse volte e non solo da Horford sul quale va in marcatura. Poi si riprende e va a segnare il suo massimo stagionale (sarebbe interessante vedere i massimi stagionali delle PF degli altri team perché comunque al giro di boa della quarantunesima partita non è molto), grazie anche a un 3/6 dalla lunga. Più preciso anche da vicino, mette dentro un bel floater ma soprattutto spara una dunk da antologia.
 
C. Zeller: 6,5
13 pt. (5/7), 8 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. Voli pindarici a tentar sempre sui rimbalzi, compreso l’offensivo se è da quelle parti. Anche se non sempre ci arriva, come in difesa, è un guerriero. Sa muoversi bene negli spazi en usa le sue occasioni al meglio. Con Johnson ha vita non impossibile.
 
Belinelli: 5,5
7 pt. (3/7), 2 rimbalzi, 3 assist. Fa un ¼ da tre, non benissimo secondo me in fase difensiva, dove mi sembra piuttosto scoordinato (come altri). Si gioca invece un uno contro uno alla morte con Thomas dal quale esce vincitore, ma in genere le spaziature difensive con lui in campo non sono ottimali. Clifford lo toglie a pochi minuti dall’inizio dell’ultimo quarto per lasicar la coppia Sessions/Walker, più piccola e utile.
 
Kaminsky: 6
7 pt. (3/6), 1 rimbalzo, 2 assist. Si prende dei tiri in faccia che sotto la voce sfortuna non entrerebbero per la bravura degli avversari, forse rientrerebbero sotto la voce beffa. A parte una prima brutta difesa iniziale e una difesa ad arretramento sbagliatissima che ci costa con l’effetto farfalla tre punti nel secondo tempo più un -10 di plus/minus non tira malvagiamente, raggiungendo l’empireo della soluzione personale con un fade-away al rallentatore da cinema d’essai.
 
Sessions: 6
6 pt. (3/4), 1 rimbalzo, 4 assist, 1 rubata. Zero turnover, difesa che ci costa almeno una tripla di Thomas gratuita tra il suo movimento e quello di Kaminsky in contemporanea ad arretrare. Io me la prenderei con Cho. Qualche volta ho fatto l’inevitabile paragone con Lin, è sbagliato farlo, son due giocatori diversi ma io lo faccio nell’ottica di squadra. Non può dare, anche se a metà prezzo l’apporto che dava il taiwanese lo scorso anno e… durante la serata in attacco non ha nemmeno fatto male.
 
Hawes: 6
6 pt. (3/5), 3 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Perde un pallone. Manca una tripla aperta ma poi si fa valere in attacco in 17 minuti sul parquet. In difesa commette un fallo di contatto ingenuo ma mette pepe sulla coda della partita quando mette un po’ di pressione e recupera in raddoppio un pallone a Thomas che poi lo batte in jumper, ma per il play avversario è normale battere il lungo di turno.
 
Coach Clifford: 6
Perde la quinta di seguito. Chiama i time-out nei momenti giusti. Scelte credo giuste. Dalle marcature (anche se all’inizio non è premiato), alla scelta di far giocar Sessions e Walker contemporaneamente per giocar a livello Celtics. Boston è brava a passare e a sfruttare i concetti di blocchi e di ball movement. Si faccia prendere qualcosa sul mercato che ritiene opportuno perché la situazione non è allegra.

Game 40: Charlotte Hornets @ Philadelphia 76ers 93-102

 
CrisHornets
 
Tranquilli…
Anzi, Tranquillo (Flavio).
Beh… parto originalmente da qui per raccontare la partita di rientro di Batum prima che a coach Clifford venisse in mente qualche episodio simile a quello raccontato dal buon Flavio nel suo libro “Basketball R-evolution” (vedo che anche qui i giochi di parole….).
Nel 1976 nell’andata dei quarti di Coppa dei Campioni il R. Skopje (ex Jugoslavia) giocava contro l’A. Tours, squadra francese.
Sotto 53-38 nell’intervallo, con il loro miglior uomo (il centro Radosavljevic) sull’orlo dell’espulsione, avendo già speso quattro falli, il coach Lecic s’inventò una “magata” degna di nota facendo tagliare i baffi del centro.
Perché?
Perché così poté invertire le canotte numero 4 e 14.
Al rientro in campo ci andò l’ex numero 4 Nikiforovic (vagamente somigliante al primo, sul quale per di più furono appiccati un paio di baffi posticci) con la 14, il quale, dopo aver segnato un buon canestro commise il suo primo fallo (gli arbitri credendolo Radosavljevic lo cacciarono per raggiunto limite di falli), al quale protestò essendo redarguito pesantemente dall’allenatore che non vedeva l’errore di far rientrare il suo asso (neo immacolato) sul parquet.
L’arbitro olandese e quello ceco (fosse stato cieco) non si accorsero dell’inganno e gli slavi contennero lo scarto della sconfitta, ribaltando a domicilio il risultato.
Beh… non so a Charlotte chi possa assomigliare a chi, di certo c’è che in tempi difficili, stratagemmi improbabili o no, anche una vittoria a Philadelphia (sebbene non avrebbero festeggiato a Charlotte con fumogeni) sarebbe stata importante, specialmente quando ti trovi sull’orlo dei Playoffs.
Di tranquillo a Charlotte c’è poco ultimamente.
Una difesa che ha concesso anche a Phila di segnare più di 100 punti, un attacco a tratti scadente ravvivato da qualche screen roll e qualche giocata estemporanea di un Kemba comunque in una delle sue peggiori serate targate Charlotte Hornets.
E’ un aggravante che gli Hornets abbiano segnato 31 punti grazie a 32 liberi, contro i 16/20 di Phila (terza vittoria consecutiva), la quale ha perso anche la lotta a rimbalzo 41-38 ma ha messo insieme 26 assist contro gli 11 di Charlotte (certo, alcuni degli Hornets trasformati in liberi) che ha tirato dal campo con il 32,9% contro il 47,4% di Phila e qui c’è una chiave per capire che l’attacco degli Hornets ha bisogno di giocatori diversi e che la panchina (21-43 nei punti) ha perso nettamente il duello con quella avversaria.
E’ crisi, certo… ma furbate slave o meno… ogni partita è a sé e a Boston (che sta stravincendo ad Atlanta) si può anche andare a giocare con calma, concentrazione ma con la bava alla bocca di una squadra ferita che deve e vuole assolutamente riprendersi da questo inizio anno terribile visto che stasera probabilmente ha vinto chi ci ha creduto di più.
 
Charlotte recuperava quasi tutti gli effettivi con Batum e Zeller al rientro ma perdeva Lamb per un problema al metatarso, schierandosi in divisa teal con: Walker, Baum, Kidd-Gilchrist, M. Williams e C. Zeller. Coach Brett Brown per i suoi provava con; McConnell, Stauskas, Covington, Ilyasova, Embiid.

MKG e Zeller impegnati su Embiid in raddoppio.

 
Dopo la oxfordiana presentazionne di Embiid in stile Triple H (comunque un personaggio plateale che sa trascinare e farsi amare dal suo pubblico), la prima offesa era portata da Philadelphia, gli Hornets difendevano bene sino al tiro d’Ilyasova ma consentivano il rimbalzo a McConnell che avrebbe portato alla tripla Covington.
L’inizio in salita degli Hornets era attenuato da numerosi tiri liberi che servivano a tenere in partita i teal.
MKG ne guadagnava due per un tocco su di lui in velocità nel cuore dell’area (per fortuna prima della stoppata presa) e accorciava a uno il distacco ma la partita si faceva confusionaria e gli Hornets mostravano un attacco inefficiente, così i 76ers salivano sul 2-7 a 9:08 con Embiid (24 pt. finali) a ricevere una rimessa dal fondo e a segnare da sotto.
A 8:47 Kemba in entrata serviva lateralmente in parallelo Zeller che resisteva al contatto e depositava in salto al ferro.
A 7:44 segnava il suo primo canestro il rientrante Batum, due punti dalla media che erano replicati a 7:19 quando il suo giro e tiro veniva a contatto con McConnell avanzato su di lui; canestro più tiro libero supplementare a segno e Hornets che riaccorciavano sul -2 (9-11).
A 6:56 gli Hornets raggiungevano il pareggio dalla lunetta per un tocco di Henderson su MKG al tiro.
Dopo cinquanta secondi tuttavia i 76ers riscappavano avanti con la tripla dello stesso Gerald dall’angolo sinistro alla quale replicava Batum ancora dalla lunetta per portare sul 14 pari la partita (tocco leggero sul francese), la quale vedeva ancora una volta salire sopra i padroni di casa con una tripla di Saric (15 pt.) da destra.
A 5:14 Kemba faceva vedere una delle poche cose buone del suo primo tempo andando con un dribbling discontinuo e dal cambio velocità repentino facendo intravedere la palla ai 76ers per poi depositarla nel cesto.
Entrava Belinelli che come il Roobin Hood di Fantozzi prima rubava e poi perdeva palla sulla stessa azione, finiva per segnare Henderson.
Walker subiva uno sfondamento da Henderson ma Kaminsky da sotto falliva il reverse in attacco, Stauskas da sotto non lo imitava a 2:57 e portava i bianchi al +5 (16-21).
Belinelli non riusciva a entrare in partita nemmeno dalla lunetta, forse perché chiamato Mario dal commentatore degli Hornets Collins e mancava il primo dei due liberi concessi.
Charlotte comunque rientrava sino al -2 con i canestri di Hibbert dalla lunetta (quick roll e bell’assist schiacciato sul movimento del Beli che mandava in lunetta il compagno) e di Graham, il quale dopo un giro palla di Charlotte attaccava il canestro a ricciolo partendo da fuori dall’arco a sinistra venendo spinto sul tentativo d’appoggio a destra.
Due liberi e 21-23 che purtroppo a :03.8 diveniva 21-26 a causa di una tripla di Rodriguez grazie al classico blocco alto fuori dall’arco.
Se il primo quarto si chiudeva sul -5, la situazione nel secondo peggiorava anche…
 
Nel secondo quarto Charlotte subiva subito due punti del numero 20 avversario in transizione, Sessions sparava un tiro orrendo “costringendo” Hibbert al fallo sul tentativo di rimbalzo offensivo, Embiid con uno screen roll usciva dalla zona sinistra e schiacciava in faccia a una mano a Hibbert e MKG (con il primo out a non abbozzare nemmeno la stoppata).
Un altro canestro frontale di Embiid in jumper convinceva Clifford a 9:37 a chiamare un time-out sul 21-32.
A 9:25 Charlotte interrompeva il parziale di Phila di 9-0 con una tripla dal ferro amico (autore M. Williams) e anche se Ilyasova (12 pt.) segnava da due e Sessions sbagliava un jumper andando corto, ci riprovava sulla stessa azione chiudendo in appoggio sulla sinistra per poi guadagnarsi due FT a 8:25 riavvicinando Charlotte sul -6 (28-34).
Gli Hornets però tornavano a incassare a 8:01, Noel da sotto sfruttando un altro rimbalzo aggiungeva due punti a quelli dell’amore fraterno, a 7:44 Marvin segnava la sua seconda tripla di serata ma Ilyasova rispondeva da tre e Rodriguez lo aiutava con due punti in contropiede.
Cody dava nuova linfa all’attacco degli Hornets mettendo dentro un tap-in e Kemba s’incuneava nella difesa serpeggiando pericolosamente e mordendo sotto il tabellone a sinistra nonostante Noel (4 stoppate) tentasse di strozzare il pallone tra il vetro e la sua mano.
A 5:32 gli Hornets quindi passavano sul -8 (35-43) prima di essere aiutati ulteriormente da Zeller che recuperava in difesa e andava dall’altra parte come un lampo trovando il passaggio nel corridoio centrale di Batum per una dunk possente.
A 4:37 Cody metteva dentro un piazzato dalla media al quale seguiva una tripla di Batum a 4:00 dall’intervallo.
Gli Hornets ritrovavano così il -1 (42-43). A 3:28 Phila si ricaricava quando Walker, dopo aver subito una stoppata, si prendeva un tecnico, Henderson trasformava e grazie a una tripla di Saric su Kaminsky accumulava cinque punti di vantaggio che a fine primo tempo divenivano sette ma solo perché Kaminsky accorciava dall’angolo sinistro.
Le squadre andavano negli spogliatoi con Philadelphia avanti 45-52.
 
La fase iniziale del terzo arrideva agli Hornets che, al rientro sul parquet tenevano per quasi tre minuti e mezzo i Sixers senza segnare realizzando un parziale di 7-0 che pareggiava la partita (Batum in step back dalla media, tre di Kemba in transizione a 10:15 e un 2/2 di Marvin dalla lunetta a 9:57 per fallo di Ilyasova al quale Williams aveva rubato palla) a quota 52, poi qualcosa si spegneva nell’attacco di Charlotte e Philadelphia riprendeva inaspettatamente il pallino del match con un parziale di 12-0 chiuso da Covington con una tripla frontale che spediva i Sixers sul 52-64.
Charlotte ci metteva più di quattro minuti e mezzo prima di tornare a segnare facendolo a 5:15 con MKG dalla lunetta (quarto fallo di Embiid che usciva a riposarsi).
Ilyasova colpiva sul Beli a 5:01 per ripetersi ma da fuori a 4:13 allo scadere dei 24 (nonostante sull’azione MKG avesse appena stoppato Covington) portando sull’abisso Charlotte ora sul -13… Cody ammorbidiva il punteggio con finta di passaggio, i difensori abboccavano e lui appena fuori dal tetto dell’area si avvedeva della pista libera andando a decollare e atterrare dopo la schiacciata del 58-69 a 3:53.
Gli Hornets facevano quindi l’ultimo vero disperato tentativo di riprendere in mano una partita che stava sfuggendo di mano; 2/2 di Hibbert (4° fallo anche per Covington) a 3:10 e capolavoro di Kemba a 2:38, un tre punti in sospensione eterna passando davanti al blocco di Hibbert ma sbilanciato dal tocco del numero 20 Luwawu-Cabarrott un 1995 ancora inesperto.
Il gioco valeva quattro punti e Charlotte tornava sul -5 (64-69).
A 2:11 Charlotte toccava anche il -4 perché nonostante Belinelli tirasse male da fuori, arrivava ancora il tocco dell’impronunciabile difensore di Phila.
Tre liberi che spostavano il punteggio sul 67-71, score che tuttavia era fissato da Noel a sei decimi dalla sirena del terzo quarto con un jumper frontale per il 71-76.

Belinelli passato da Henderson.

 
Charlotte però perdeva subito il match in avvio di ultimo quarto; tripla di Stauskas a 11:47 e transizione di Embiid dopo un tentativo di Belinelli troppo frettoloso.
A 11:26 Phila andava sul 71-81, Charlotte non risaliva mai sotto i sei punti di distacco (2/2 nei FT di Zeller a 1:18 dalla fine) e la partita e si eclissava commettendo falli per fermare il gioco nel finale.
La gara terminava sul 93-102 a favore dei 76ers.
 
Pagelle
 
Walker: 5,5
17 pt. (7/23), 4 rimbalzi, 3 assist, 2 rubate. Noel ed Embiid non sono Telepass sotto canestro e per cinque volte le sue incursioni sono respinte. Commette anche quattro turnover e si sveglia troppo tardi dopo un primo tempo anonimo. Da lui che è il capitano, mi aspetto più leadership e più visione nel fare le scelte giuste. Pochini i tre assist. Non finisce sotto il 5 per tre sfondamenti presi (nei primi posti nella NBA) e due lampi di classe pura che varrebbero quasi il costo del biglietto, ma qui vince chi è più costante.
 
Batum: 6
19 pt. (7/14), 5 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate. Al rientro in 32 minuti commette solo un turnover, al tiro non se la cava male anche se su un suo in & out Charlotte salute le residue speranze di rimonta. Riesce poco a servire i compagni in serata, per il resto merita la sufficienza.
 
Kdd-Gilchrist: 6,5
12 pt. (2/6), 12 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Se la sua difesa mi convince meno di un tempo, quando entra Belinelli me la fa rimpiangere immediatamente. Non è solo lui ad avere problemi, è tutto il sistema difensivo. La voglia e la grinta ci sono, anche se nel finale gli portano via un pallone prezioso, ma solo dopo aver lottato. Doppia doppia nonostante un tiro non irresistibile ma dalla lunetta fa 8/8 e non è poco per chi si ricorda le sue statistiche a gioco fermo due anni fa.
 
M. Williams: 5
8 pt. (2/6), 2 rimbalzi, 1 rubata. Nota positive il 2/4 da tre, nota negative ben 4 turnover, con uno nel finale gratuito andando a toccare un Pallone già conquistato. Clifford nel finale gli grida di non raddoppiare dando una mano a Kaminsky, dovendo stare attento agli open del micidiale avversario. Certo a noi in questo ruolo serve di più…
 
C. Zeller: 6
16 pt. (6/14), 10 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate, 1 stoppata. Perde tre palloni e si becca altrettante stoppate, una da highlights da Embiid, però mette anche due schiacciate notevoli, in più ha il colpo di genio nel segnare con una finta che manda un segnale fasullo al GPS dei difensori. Doppia doppia nonostante le difficoltà difensive (5 falli), guadagna la sufficienza.
 
Belinelli: 5
6 pt. (1/6), 4 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate in 22 minuti. Il peggior plus/minus degli Hornets (-12) dice tutto. Sfortunatamente se la difesa non è il pezzo forte, da quando è rientrato dall’infortunio rimediato nella W contro Chicago, anche l’attacco non sembra esserlo. Troppo frenetico e poco in ritmo, anche per la povertà che lo attornia, si prende tiri improbabili, ma non è solo questo. Nel finale Clifford lo mette dentro e lo toglie subito dopo un lungo passaggio dalla rimessa di Frank che Marco, poco reattivo, non controlla al meglio (anche se non dei più semplici).
 
Sessions: 5
4 pt. (1/5), 1 rimbalzo, 1 rubata. Quattro punti in serie in otto minuti. Clifford fa partire Kemba anche nell’ultimo quarto cercando di recuperare e non lo fa rientrare per la classica seconda rotazione. Un paio di tiracci e una prestazione comunque non all’altezza.
 
Graham: 6,5
2 pt. (0/0), 1 rubata. Niente… a me piace, anche se gioca sempre I pochi minuti che rimangono alla fine del secondo quarto all’intervallo. E’ uno che in campo non fa solo presenza, è aggressivo e stasera si ava a prendere anche un paio di punti attaccando il ferro. Un fallo speso non per colpa sua e anche una rubata a testimonianza di attenzione e aggressività. Meglio lui di altri in questo periodo.
 
Hibbert: 5,5
4 pt. (0/1), 1 rimbalzo. Bene in attacco, o meglio… dalla lunetta da dove non sbaglia i suoi liberi, come rim protector non ci siamo. Quattro falli non sempre spesi bene e troppo rinunciatario su Saric se Embiid prima di lui risultava unstoppable.
 
Kaminsky: 5
5 pt. (2/10), 2 rimbalzi. 21 minuti, un turnover che ci può stare benissimo ma soprattutto tanti tiri falliti, l’1/4 da tre è accompagnato da un 1/6 da due. Con i suoi fondamentali inutilizzati non si prende mai la lunetta.
 
Coach Clifford: 5
Mi era piaciuto nell’ultima a Houston. Perdere là, in Texas, vista la forza dei Rockets poteva starci e lui aveva messo giù buone marcature. Stasera non ci sono attenuanti. Squadra al completo tranne Lamb per un problema al metatarso, difesa ancora senza copertura da fuori e partita persa contro un team che è nettamente in risalita e superiore a quello che dice la classifica, per di più spinto da un pubblico caldo, ma pur sempre più debole del nostro che è anche impegnato nel giocarsi i playoffs. Rivedere la partita e correggere gli errori servirà per Boston, dove serviranno lucidità e ritmo per segnare e tanta grinta in difesa.

Classifica a Est all’11/01/2017.

Gli Charlotte Hornets hanno aperto nel peggiore dei modi il nuovo anno.

Il 2017 è iniziato male e ha portato in “dono” una sola vittoria a fronte di ben quattro sconfitte, sconfinando nell’orario italiano cinque con quella rimediata a Cleveland nel fine anno americano.

Inevitabile scendere in un’Eastern Conference più incerta del mercato del lavoro odierno. Dopo le prime tre forze abbastanza definite, Cleveland, Toronto e Boston, anche Atlanta si sta unendo al terzetto per elevarsi sopra il gruppo e cercare magari di piazzare uno sprint finale strappando una o due posizioni se possibile.

La marcia degli Hawks è ripresa imprevedibilmente dopo un periodo grigio. La cessione di Korver a Cleveland non sembra avere inciso sul morale della squadra e nella notte è arrivata la settima vittoria consecutiva sul campo di Brooklyn.

Tra i team che al momento non avrebbero il vantaggio del fattore campo in eventuali playoffs, ecco spuntare Indiana, anch’essa in serie positiva da cinque partite e con un fattore campo determinante a concorrere al record.

Al sesto posto troviamo Washington, rivale divisionale che ha superato gli Hornets, essendo in serie positiva da tre partite.

A pari record troviamo Milwaukee, la quale, dopo aver perso in casa qualche tempo addietro con San Antonio, nella notte ha sbancato il campo degli Spurs di due con Ginobili a colpire il lato della tabella a sinistra sul tentativo di sorpasso all’ultimo secondo.

Ecco quindi gli Hornets, scesi dal quarto all’ottavo posto, ultimo per partecipare ai playoffs. Tre sconfitte consecutive e un record di 20-19 piuttosto anonimo.

L’head to head contro gli ultimi team per Charlotte quest’anno potrebbe rappresentare una cartina tornasole di buona affidabilità, visto che al momento i top team sembrano essere irraggiungibili per le possibilità della squadra mostrate sul campo.

Unica positiva eccezione, la doppia vittoria su Atlanta. A distanza di una sola partita troviamo Chicago, per alcuni forse la delusione a Est rispetto al livello del roster ma tant’è al momento…

Decimi sono i Pistons, che, impegnati nel tour sul Pacifico, dopo aver sbancato in maniera corsara (nel finale) Portland, nella notte hanno fatto la fine inversa cadendo a Sacramento.

Dietro i Pistons la New York dell’unicorno Porzingis, di Melo, dell’ex Lee e di Rose sta cercando di portare a casa vittorie importanti ma nelle ultime 4 al Madison è stata “tragedia sportiva”, culminata con la sconfitta contro i Pelicans di un mostruoso Anthony Davis. Orlando, propaggine avanzata del fondo, secondo me ha già esaurito le sue chance ma… se in preseason la pensavo più vicina, a meno di trade prima della scadenza del mercato, direi che non ce la farà.

Sul fondo Phila ha superato momentaneamente Miami, mentre Brooklyn è in crisi… chissà tra infortuni e risultati se l’ex Lin (andato lì per soldi) si sta divertendo…

 

Devo dire che sul nostro gruppo FB degli Hornets, il mio pronostico d’inizio stagione (data non sospetta quindi) più o meno si sta confermando abbastanza preciso nonostante una Minnesota data come outsider, evidentemente ancora acerba e con qualche lacuna, che sta deludendo.

Sfortunatamente sulle partite punto a punto sappiamo tuuti come incredibilmente sta andando a finire…

Detroit è out e Washington (alla quale non credo ancora oggi molto se non troverà continuità esterna) sono leggermente invertite, ma le forze sembrano quelle… Vero è che le squadre sono tutte vicinissime e la lunga serie di vittorie di Atlanta ha addirittura portato i Falchi, dall’esterno del sistema playoffs, oltre la fascia meteoritica dei posti interni per giocarsi la prima dei PO in casa…

Le prossime tre gare vedranno gli Hornets andare a giocare a Philadelphia e Boston (completando il ciclo di cinque trasferte consecutive) per poi tornare all’Alveare ad affrontare i Portland Trail Blazers.

Game 39: Charlotte Hornets @ Houston Rockets 114-121

 
 
Dr. Frank e Mr. Hive.
 
Cari amici Calabroni… avrei voluto scrivere di una vittoria, invece ancora una volta sono qui a rimugginare su una sconfitta arrivata sul filo dopo una partita sembrata largamente  persa, specialmente a inizio ultimo quarto, affacciati sul -20…
Gli Charlotte Hornets sono una squadra entrata ufficialmente in crisi di risultati (classifica ora sul 20-19 e c’è da guardarsi le spalle), specialmente in trasferta.
Chissà che lo scrittore scorrese Robert Louis Stevenson (quello di Dr. Jeckyll e Mr. Hyde non abbia lasciato del DNA dalle parti del North Carolina…
Dopo l’avvio brillante, gli Hornets in trasferta si sono dimostrati incapaci di vincere partite, anche con squadre di bassa o media classifica.
Nella notte Charlotte, nel bel mezzo del road tour, ci riprovava nuovamente e contro uno dei top team nella NBA, tra i primi per realizzazioni da tre e punti vicino al ferro.
Per gli Hornets difendere diventava mission impossible, ma un buon lavoro tattico di Clifford (mal ripagato da lacune personali dei giocatori), nell’ultima parte serviva per ritrascinare in partita una squadra, gli Hornets, finita anche sul -23 e che a 2:28 dalla fine si era ripresentata avanti di un punto grazie a Kaminsky abile nel segnare una tripla…
Purtroppo i Calabroni in trasferta sono una squadra incongruente e incapace di vincere, specialmente senza l’effetto Alveare… così i cinque punti successivi dei Rockets e l’errore di Kaminsky da tre, riproponevano lo strano e poco piacevole caso tagliando fuori dal discorso vittoria Charlotte, la quale, nonostante un cuor di leone, deve fare ammenda per un secondo quarto davvero brutto e una partenza di match fantasmatica che vanificavano precedentemente lo sforzo dell’ennesimo comeback.
I Rockets, in una partita dalle percentuali alt,e si sono avvantaggiati dalla lunetta con un 24/33 contro il 7/9 di Charlotte e ovviamente da un Harden da alta tripla doppia con 40 pt., 15 rimbalzi e 10 assist… 16 per Ariza, 15 quelli di Brewer a complemento.
 
Clifford in Texas doveva rinunciare, oltre a Batum, anche a Zeller per un malessere.
Finivano così in campo questi cinque elementi al Toyota Center; Walker, Lamb, Kidd-Gilchrist, M. Williams e Hibbert.
Houston rinunciava a Gordon con problemi a un dito, così D’Antoni proponeva il seguente starting five; Harden, Beverley, Ariza, Anderson e Harrell.

Kemba Walker contro Brewer.
NBAE (Photo by Bill Baptist/NBAE via Getty Images)

Partenza a Razzo dei Rockets e dormita colossale degli Hornets dopo la palla a due vinta da Charlotte; a 11:36 Ariza segnava da tre dopo il runner corto di Williams, Harden 30 secondi dopo sparava su MKG da fuori l’arco e raddoppiava, poi alzava un pallone per Harrell sul quale gli arbitri chiamavano un fallo di Lamb che replicava immediatamente dopo sulla rimessa con il secondo personale.
Harden aveva in testa quella giocata e ci riusciva; portando in giro uno spaesato MKG alzava la palla e Harrell segnava al volo recuperando il fallo di Hibbert.
Sullo 0-8 il centro si portava in lunetta ma graziava gli Hornets che tuttavia non smettevano di accusare colpi…
Ancora il giocatore dalle trecce colorate segnava due punti e Clifford doveva chiamare time-out sul peggior inizio partita dell’anno. Gli Hornets andavano ancora a vuoto, per fortuna Harden da tre era impreciso, Lamb dall’altra parte anche ma a 9:28 Hibbert raccoglieva e metteva nel paniere i primi due punti per il Jordan team. Lamb si faceva perdonare segnando quattro punti consecutivi (i secondi due dalla lunetta), prima che a 7:41 Marvin Williams trovasse anche il 9-14 dall’angolo destro del parquet.
Ariza andava via sulla linea di fondo a sinistra, sorpassava Hibbert sotto canestro e chiudeva con un reverse layup in lungo linea, Lamb reagiva con una tripla dalla diagonale destra che vanificava la difesa di Harden e portava Charlotte sul 12-16 prima che sette secondi più tardi il realizzatore primario di Houston guadagnasse uno dei suoi soliti contatti e mettesse dentro due delle tre conclusioni tentate a gioco fermo.
Kemba a 6:03 metteva a referto due puti nella casella FT, MKG difendeva bene su Harden e successivamente Williams, esplodendo una tripla frontale, accorciava sino al -1 (17-18), solo che la difesa si faceva sorprendere rapidamente e Dekker usava il canestro degli Hornets a piacimento.
Kemba in entrata con leggero cambio direzione disorientava Nene riguadagnando i due punti subiti dal numero 7 in divisa bianca, ma Ariza in attacco, cercando d’infilarsi in allungo, entrata subiva un contatto laterale con Hibbert.
Due FT splittati e +2 per i texani che, aumentavano il gap con Nene, abile a inserirsi su una rimessa laterale di Belinelli diretta a Hawes, dunk solitaria e +4 Rockets.
A 3:10, dopo vari tentativi da oltre l’arco, Walker, liberato da Kaminsky, finalmente faceva centro vedendo il gap tornare al solo punto di svantaggio (22-23), Belinelli invece, a 2:37 costruiva con un tiro frontale, l’unico vantaggio del primo tempo di Charlotte che passava avanti per 15 secondi, sino alla tripla di Harden che riportava sul +2 la squadra spaziale.
Dekker si confermava il più scarso tra i suoi e lo dimostrava andando a spalmare una dunk sul ferro, Belinelli non puniva da tre in transizione e gli arbitri fischiavano un fallo (???) a MKG su Harden, più per simpatia che per motivi cestistici.
Il Barba splittava dalla lunetta, dall’altra parte Belinelli continuava la sua prova fatta più di ombre che di luci tentando un passaggio pretenzioso nel pitturato, Houston recuperava e Harden dalla transizione portata a metà faceva nascere l’assist schiacciato per l’entrata vincente di Brewer.
Sessions da sotto si procurava i punti del 26-29 ma il primo quarto terminava sul +6 Rockets, grazie a Harden che insisteva nell’uno contro uno su Graham, il quale faceva tutto ciò in suo possesso per evitare penetrazione o tripla; sulla bomba dalla diagonale destra la nostra SF di riserva contrastava il tiro ma James era abile e veloce a mettere il 26-32 che chiudeva il primo quarto.
 
Il secondo periodo iniziava con un goaltending chiamato contro Hawes, il quale tuttavia recuperava un pallonetto da destra (assist del Beli) e segnava da sotto a 11:22. Dopo due FT Houston e una palla persa da Kaminsky sulla linea di fondo, a 10:33 Hawes entrava sino a metà area, scaricava a destra dove Sessions con un bel catch n’ shoot realizzava a 10:30 il 31-36 prima che gli Hornets sparissero velocemente dalla partita.
Ariza trovava la tripla con un mezzo blocco laterale ma Belinelli non faceva molto per contrastare il suo ex compagno ai tempi di New Orleans, Kaminsky faceva qualcosa di buono segnando due liberi per poi andare a realizzare anche su azione avvantaggiandosi di un passaggio ricevuto sulla baseline sinistra, infine prendeva anche uno sfondamento.
Charlotte però, sul -8, era trafitta da una tripla di Beverley a 8:01…
I punti del 35-46 non mandavano all’aria Kemba, bravo a trasformare da tre a 7.21 una seconda opportunità offensiva per gli uomini di Clifford.
La differenza di punteggio oscillava intorno alla decina; Brewer in entrata portava il -10, Lamb con il banker a sinistra rimetteva lo scarto al di sotto della doppia cifra, Ariza con due FT a 5:59 ristabiliva i dieci, poi da una palla che avrebbe dovuto essere facile preda degli Hornets a rimbalzo difensivo, ne usciva un rimbalzo regalato ai Rockets, convertito da Harden dall’angolo destro con la tripla del -13 a 4:52…
A 4:10 la tripla di Hawes da posizione centrale provava a scuotere Charlotte che tuttavia mostrava una difesa disattenta con i cinque in campo più a osservare l’entrata di Harden per il 43-55.
Sugli Hornets iniziava a grandinare, anche letteralmente; l’alley-oop di Nene nato da un turnover e una tripla di Harden spostavano il divario sul -17, a 2:27 anche Anderson collaborava per mettere assieme il tornado che chiudeva il match; ventata da tre punti e swish del 43-63.
Charlotte finiva anche sotto di 22 con Beverley e 2Ft a 1:53, e di 23 con l’appoggio facile di Nene in mezzo a tre difensori Hornets a :42.2.
Belinelli a :28.1 dalla diagonale destra leniva il dolore con una tripla ma Charlotte chiudeva comunque sul -20 il primo tempo…

Roy Hibbert in mezzo a due Rockets.
NBAE (Photo by Bill Baptist/NBAE via Getty Images)

 
Il secondo tempo iniziava con il tentativo di rientro di Charlotte; Marvin con la mano destra arrivava sino al ferro zigzagando nelle maglie larghe di Houston portando così i primi due punti nella ripresa.
Gli Hornets riducevano progressivamente lo scarto; Kemba a 10:10 segnava un open frontale da tre punti (52-69), Walker ci riprovava ma non segnava, tap-out di MKG, tripla di Marvin (57-72), Hibbert in turnaround con la mano destra faceva secco il difensore (62-75) costringendo D’Antoni al time-out a 6:08 sul +13 Rockets.
Gli Hornets in transizione sbagliavano con MKG e l’appoggio da sinistra, la palla, però finiva a destra, dove Marvin a rimorchio correggeva per il 64-75.
Dopo una tripla di Ariza, toccato impercettibilmente da Lamb (errore dalla lunetta dell’ala piccola avversaria), Belinelli si nascondeva dietro un blocco sulla diagonale destra, guadagnando il minimo spazio per replicare all’avversario a 4:58. Dopo tre punti Rockets dalla lunetta, marco in versione passatore cercava e trovava Hawes nel cuore dell’area, bravo a chiudere con una mano (la sinistra) in schiacciata. Harden tuttavia con facilità irrisoria e aiutato il minimo dai bordi interni del canestro esplodeva un tiro frontale verso canestro, MKG guardava la tripla infilarsi pur avendo opposto resistenza. Nel finale Houston aumentava il divario, anche se un turnaround di Hawes in gancio serviva il 79-91, era ancora il Cuoco barbuto a colpire da tre, seguito da Brewer in transizione a pochi secondi dalla fine per il -17 (79-96).
 
Partita praticamente finita, anche per me che non vedevo chance di recupero nonostante Clifford tatticamente per me, avesse fatto il massimo con il materiale a disposizione, invece no… Nonostante anche Dekker riuscisse a segnare completamente smarcato l’83-103, mentre io me ne sarei andato a casa avendo assistito a un simile scempio, coach Clifford chiamava time-out. Spencer, Marco e Frank accorciavano di cinque con tre giocate; doppio passaggio ritornato in movimento tra Belinelli e Hawes che esplodeva la tripla, alla quale il nostro centro targato doppio zero, faceva seguire un piazzato da destra su Brewer, infine Marco serviva sotto con un bel no look pass Frank, lesto ad appoggiare il 90-105.
Brewer interrompeva il fluido con la tripla dalla sinistra nonostante la chiusura di Lamb con la mano alzata.
Gli Hornets rientravano comunque a suon di triple; Frank per il 95-108, Kemba per il 98-110, ancora Frank per il 101-110, anche Marco, mentre la difesa reggeva, a 3:24 saliva in cielo frontalmente staccando nello spazio e osservando da lì il “minuscolo” Harden (per una volta) per la bomba del 104-110…
Il parziale pro Hornets aumentava sull’11-0 quando Walker pescava Marvin sotto canestro per la correzione volante.
Kemba approfittava dell’entrata mancata da Brewer per andare dall’altra parte e trovare il contatto con Harrell, canestro più fallo, possibile gioco da tre punti rimasto solo sulla carta perché Kemba mancava il libero del -1.
Gli Hornets comunque riuscivano assurdamente a passare in vantaggio con Kaminsky bravo a 2:28 a correggere al volo la sua posizione di tiro rivolgendosi a canestro; tripla e Hornets sul +1. Parzialone di 16-0 che portava i viola sul 116-115.
Purtroppo Charlotte si dimostrava fragile (come quasi sempre quest’anno) sul più bello.
Harden faceva ripartire il punteggio per i suoi con un drive and kick che trovava Anderson nell’angolo a destra; tripla e +2 Houston, la quale decollava con l’entrata di Harden in transizione dopo una stoppata su Kemba data per buona.
Marco andava corto da tre ma Harden in penetrazione questa volta trovava Marvin in posizione davanti al semicerchio e abbattendolo faceva perder palla ai suoi.
Kemba si faceva stoppare da Harrell in maniera pulita ma lottava sulla palla vagante, difficile dire se lui o Beverley toccasse palla per primo, gli arbitri per la dinamica fischiavano il fallo contro Houston, così il “capitano coraggioso” esplodeva una tripla a :44.1 che dava qualche flebile chance a Charlotte, ora sul 114-115.
Harden con l’euro-step passava i difensori Hornets e depositava in entrata andando dritto per dritto.
A Charlotte, sul -3, con :28.6 sul cronometro ancora da giocare non rimaneva che l’opzione tripla.
Frank andava a prendersi un tiro da tre punti, ma indeciso, cercando il fallo di Harrell (forse un leggero tocco sul gomito ci sarebbe, anche se il centro provava a spostarsi sul salto in uscita) che gli arbitri non fischiavano.
Tiro completamente storto e fuori equilibrio.
Charlotte era costretta a commettere il fallo per mandare in lunetta proprio l’ipertricotico centro che con il 60% in stagione metteva dentro i due liberi raggiungendo il 4/6 in serata a gioco fermo.
Belinelli non metteva la tripla ma commetteva fallo su Harden che ringraziava e toccava quota 40 per una tripla doppia vertiginosa.
Finiva 114-121 in una partita dal doppio volto che come il solito lasciava l’amaro in bocca e il fegato spappolato per l’ennesima prova che si dissolveva nell’etere senza portare a casa nulla.
 
Pagelle
 
Walker: 7
25 pt. (9/20), 6 assist, 10 rimbalzi, 1 rubata, 1 stoppata. Kemba finisce in doppia doppia ma perde 5 palloni e come in altre gare è quasi tagliato fuori dal match per tre quarti. Lui non cede e ne approfitta quando l’attenzione cala leggermente su di lui mettendosi in partita. In ritmo fa sfaceli sino alla doppia stoppata subita, alla quale comunque seguiva la tripla che costituiva l’ultima speranza per Charlotte.
 
Lamb: 5,5
11 pt. (4/12), 5 rimbalzi, 4 assist, 1 stoppata. Inizia a portare lui qualche punto per Charlotte, poi si fa un po’ rivedibile. Ecco… lui è l’emblema di una difesa non proprio fantastica. Anche quando non è battuto dovrebbe provarci un attimo di più a dar fastidio. Sfortunatamente in una delle poche occasioni in cui ci prova Ariza, segna e subisce anche il fallo (libero poi non realizzato). -19…
 
Kidd-Gilchrist: 5,5
0 pt. (0/6), 6 rimbalzi, 4 assist, 1 stoppata. Tabellino quasi alla Pete Newell, 0 punti, 0 rubate. Come il famoso coach si concentra in difesa. Lui purtroppo contempla però l’ipotesi di un tiro che non gli riesce mai in serata. Difficile dire che gli riesca fermare Harden che segna 40 pt. (non tutti su di lui tra l’altro) ma su uno che potrebbe essere l’MVP della stagione, in buona serata, era dura far di più.
 
M. Williams: 6,5
16 pt. (6/10), 8 rimbalzi, 1 rubata. Spende tre falli e si prende uno sfondamento in un momento importante. Anche lui come altri, trova una buona mano in attacco.
 
Hibbert: 6
4 pt. (2/2), 5 rimbalzi, 2 stoppate. Gioca 18 minuti e mette dentro con un paio di soluzioni delle sue le occasioni che gli capitano. Due buone stoppate. Non molto da rimproverargli se non un inizio lento nel quale cade ridicolmente a centrocampo, poi recupera ma non riesce a chiudere il tiro da sotto di Harrell per lo 0-10.
 
Belinelli: 6,5
15 pt. (6/13), 3 rimbalzi, 6 assist. Marco perde tre palloni e questi ci costano punti in fast break. Si riprende meglio nel secondo tempo quando come uomo assist inizia a far risalire Charlotte con l’aiuto dei compagni. Peccato che un paio di tiri importanti non gli entrino, ma almeno uno è un forzato con l’arresto in corsa per cercar di far girare nuovamente la partita a nostro favore.
 
Hawes: 6,5
16 pt. (7/10), 5 rimbalzi, 4 assist. Non è il preferito degli arbitri. Lui poi commette falli ingenui, in attacco e in difesa. In difesa regala due FT commettendo nella fase delicata del match un contatto che sarebbe dovuto esser chiuso con una manata sull’avambraccio dell’attaccante se devi far fallo. In attacco si avvinghia a un braccio del centro avversario e gli arbitri giustamente ci fischiano fallo contro con noi per di più in bonus. Niente da dire sull’attacco. E’ un protagonista della rimonta e ha buone percentuali. Anche da tre punti si sta ritrovando.
 
Kaminsky: 6,5
22 pt. (8/14), 3 rimbalzi, 1 assist. Pesano un secondo quarto secondo me non eccelso, per così dire e l’errore da tre (più per l’incertezza e l’impostazione che per il tiro mancato) ma Frank ci aveva portato in vantaggio e contribuito alla rimonta in attacco e difesa. Buon ultimo quarto, da ripetere con più sicurezza e per tutta la gara.
 
Sessions: 5,5
5 pt. (2/5), 1 rimbalzo, 1 assist. Con lui in campo si va sotto di 15 (è il plus/minus di Ramon), non sarà certo tutta colpa sua ma la differenza non la fa. Una second unit che avrebbe bisogno di qualcosa di diverso.
 
Graham: s.v.
0 pt. (0/0), 1 rimbalzo. Incassa una tripla di Harden, senza colpe in tre minuti.
 
Coach Clifford: 6,5
Gira tutto storto, compresi i risultati delle “avversarie”. I Bucks sbancano Alamo, gli Hawks vanno a vincere a Brooklyn e i rivali divisionali dei Wizards battono Chicago di due punti. Non riesce a fermare Harden, ma per me l’idea MKG sul Barba era giusta a prescindere dalla velocità del play avversario. Anche la marcatura di MKG su Beverley è corretta, così come quella di Marvin con Anderson. Lamb è un mismatch per chiunque. Forse Marco in quintetto potrebbe far leggermente meglio… Riesce a organizzare una reazione usando la stessa arma tattica di Houston, la tripla. I ragazzi finalmente rispondono bene, agevolati da un Kemba meno impegnato a contenere Harden e quindi più fresco. Se la società riuscisse a fornirgli qualcosa di meglio (considerate le assenze di Batum e Zeller che non devono essere considerate un attenuante per il gruppo), quest’anno avremmo un record nettamente migliore.

Game 38: Charlotte Hornets @ San Antonio Spurs 85-102

 
 
CattivHornets
 
San Antonio è una città che prende il nome dal “nostro” (in realtà era portoghese) San Antonio di Padova.
Successe in occasione del primo insediamento nella città, in un 13 giugno dedicato al Santo che diede il nome alla città texana. In molte città, paesi e paesini, non solo italiani, è oggi venerato, è il caso di Beaumont, in Texas.
Charlotte, che vive in uno spazio tempo Eastern Conference molto “levigata”, per passare in casa dei “neri” (penso che in questo periodo sia anche il colore dell’umore di molti tifosi Hornets), non aveva tempo di recarsi fisicamente nella basilica patavina per chiedere l’intercessione del Santo in favore di una miracolosa vittoria che potesse confortare il team in attesa del rientro di Batum, out per problemi al ginocchio.
Le premesse non erano buone… se il S. Antonio originale fu soprannominato “Martello degli eretici”, il callido Gregg Popovich, penta campione NBA e tre volte Coach of the Year (secondo miglior record stagionale), alla guida di questi Spurs, aveva armi ben più complesse che semplici mazzettoni per colpire degli Charlotte Hornets di un Kemba Walker stellare ma con una difesa troppo acquosa nelle ultime uscite.
Nella notte la difesa di Charlotte è stata superlativa sino al secondo giro di rotazioni, quando Kaminsky e soci si sono fatti sorprendere da un parziale di 11-0 che ha dato il via all’allungo finale di San Antonio.
Non poteva che finire così, in un’era che di miracoli ne vede ben pochi, l’era della tecnica, della conoscenza e dell’analisi. Charlotte ha provato a opporsi ma con la panchina in campo è stato come una boccia colpita e schizzata via, fuori dalla partita. Altro eroe di giornata avversario, dopo Marjanovic, il rookie Davis Bertans che ha finito con il suo massimo in carriera; 21 pt. (4/5 da tre punti)…
Gli unici eroi quest’anno sono quelli avversari, Charlotte ha finito quindi per soccombere facendo ancora la parte dei cattivi di turno.
Leonard si è fermato a 19 (7/18) poiché su di lui MKG e Graham hanno fatto un buon lavoro, tuttavia i 15 di Dedmond e i 13 di Mills la dicono lunga sulla differenza tra panchine…
Charlotte, con il rientro di Zeller, è tornata a vincere a rimbalzo 48-43 ma negli assist è finita notevolmente sotto (18-29), così come nei turnover (7-15), anche se su un paio di questi ci sarebbe parecchio da dire (all’interno del pezzo).
 
All’AT&T Center la squadra di Clifford per necessità si modificava per l’assenza di Batum nel seguente quintetto; Walker, Lamb, Kidd-Gilchrist, M. Williams e C. Zeller.
Popovich senza infortunati mandava sul parquet; Parker, green, Leonard, Aldridge e Gasol.
 

MKG, altra buona prestazione per lui, ma gli Hornets finiscono ancora K.O..

Charlotte partiva male incassando due punti da Aldridge lasciato solo dalla media distanza (difensore che si staccava sul possesso di palla della PF) per coprire alto e incassando due punti in contropiede da Leonard.
Da una drive di Lamb nasceva il passaggio del nostro numero tre per Cody, il quale si dava il benvenuto segnando da sotto il 2-4. Leonard da tre realizzava su MKG ma gli Hornets reagivano segnando tre canestri consecutivi (Marvin da sotto dopo una tabellata dalla diagonale destra da piazzato di Zeller, e doppio jumper di MKG dalla sinistra), passando in vantaggio a 8:20 prima di trovare addirittura il +3 con Walker in frenata da cartoon sul difensore, al quale seguiva il tiro vincente dalla media distanza sinistra.
Gli uomini di Popovich facevano girar palla da par loro per trovare smarcato Green che dall’angolo sinistro pareggiava in minima doppia cifra il punteggio.
A 6:52 gli Speroni passavano in vantaggio con Aldridge, il quale non sfruttava ambo i liberi, ma portava comunque sul +1 i locali. Le squadre iniziavano a sorpassarsi mostrando buona continuità offensiva; Lamb in pull-up portava il tabellone sul 12-11, Mills con una drive e l’appoggio sorpassava, Cody da fermo, sul movimento portato intorno a lui, provava ad andar dentro ma era fermato con il fallo sul tiro finendo per fare 2/2 dalla lunetta…
Il 14-13 non stava bene a Mills che ne segnava altri due per il 14-15, a sua volta Kemba non piaceva che l’avversario gli segnasse in faccia e attaccando a 4:46 segnava due punti dalla media, ai quali rispondeva ancora il numero otto avversario su Kemba, il quale puntando all’All-Star Game non voleva arrendersi nel duello personale e sfruttando un blocco alto lo passava e mirando frontalmente il canestro calava la tripla del 19-17 a 4:19. Mills ci provava altre due volte ma prima andava lungo e poi tirava corto, segnava allora a 3:26 Lamb con il pullup in transizione.
Gli Hornets raggiungevano il +5 sfruttando il brillantissimo passaggio schiacciato di Kemba per Lamb, il quale per convertire doveva passare dalla lunetta, schiacciato in sandwich da due avversari sotto canestro.
L’1/2 di Jeremy dava il 22-17 a 3:06 dalla prima sirena, tuttavia con una schiacciatona di Bertans e due punti di Mills il distacco scemava rapidamente a un punto prima che Sessions realizzasse in entrata da sinistra il 24-21.
Ginobili pareggiava da tre punti su Lamb mentre Belinelli cercava di portarsi in partita con un primo tiro dalla top of the key che non entrava…
Il primo quarto si chiudeva quindi sul 24 pari.
 
Il secondo iniziava, per quel che riguarda le marcature, con Hibbert bravo a trovar spazio e a usare l’hook per realizzare il 26-24 Hornets.
Roy in difesa deviava anche un pallone su Gasol a rimbalzo consentendo a Charlotte di recuperare la sfera e a MKG di segnare in attacco con un jumper fronte all’anello.
Parker comunque segnava andandosi a prendere uno dei suoi tiri dalla baseline appena fuori l’area, così anche se Belinelli andava ancora a vuoto, uno spin di Hibbert procurava due FT che il nostro numero 55 mandava a bersaglio portando il tabellone sul 30-26.
Leonard comunque continuava a sfruttare la sua buona mano da oltre l’arco battendo cassa ancora una volta.
Sessions tentava una delle sue entrate con appoggio destro ma trovando il fallo si presentava in lunetta per splittare.
Sul 31-29, S. Antonio compiva il sorpasso sfruttando la libertà di Green (tre) dal corner sinistro.
A 8:33 gli Speroni si riportavano avanti di un punticino, ma Marco con una finta di tiro nel pitturato confondeva i difensori, passaggio schiacciato per Hibbert che davanti a lui s’infilava e schiacciava per il nuovo vantaggio viola.
Belinelli continuava ad andare a vuoto mentre Leonard no, altra tripla e Spurs sul 33-35, raggiunti da MKG, forse l’uomo meno curato ma devastante con l’alta percentuale dei suoi jumper… Charlotte a 6:08 realizzava con Zeller, il quale da sinistra in corsa agganciava il passaggio da quasi metà campo di Kemba e finiva con una jam al ferro sfruttando anche l’attenzione che gli uomini di Pop ponevano al movimento di Marco verso il portatore di palla.
Dedmond segnava cinque punti per gli Spurs intervallati da due di Marco, il punteggio però sorrideva al momento ai locali che pressavano alto nella loro metà campo, situazione difficile dalla quale Belinelli ne usciva a 4:09 con una tripla del parcheggio di casa sua per il 42-40…
Dopo il pari di Leonard, Graham, che aveva appena sostituito MKG e incassato il jumper, iniziava a darsi da fare sull’asso avversario, prima commettendo un fallo e poi contrastandolo validamente su una tripla che non aveva effetto.
Aveva effetto invece quella di Marvin a 2:08 (liberato da Kemba) per il +3 teal & purple.
San Antonio provava a rientrare ma Williams stoppava Leonard in entrata, tuttavia Mills affondando una tripla ristabiliva l’equilibrio massimo.
Charlotte non si arrendeva, anzi rilanciava…
Lamb infilandosi a sinistra costringeva Aldridge al fallo. Due FT di Jeremy permettevano a Charlotte di galleggiare sul +2. Leonard con un runner appoggiato al vetro riusciva a liberarsi finalmente di un ottimo Graham ma a :24.3 Walker usando il solito blocco alto di Zeller sparava da tre realizzando un possibile gioco da quattro punti per fallo di Mills.
Il nostro capitano tuttavia errava la conclusione a gioco fermo e sull’ultimo tentativo Leonard era costretto a scaricar palla, Mills si faceva stoppare da Zeller, il quale così sigillava il 50-47, finale di primo tempo.

Il granchio Walker osservato da Green alle spalle.

 
Nel terzo quarto MKG partiva bene con una buona difesa su Leonard e un’entrata a 11:05 che procurava il +5 per il Jordan Team.
Dopo due FT di Aldridge e la risposta di Lamb in FT jumper, Gasol era lasciato troppo solo sulla top of the key dell’arco e colpendo da tre riavvicinava i texani (54-52) Walker in questo periodo subiva due falli in entrata (Gasol e Green) ma nessuno dei due era fischiato, si finiva quindi con due palle perse (8 turnover CHA e 3 SAS al momento) anziché quattro FT, vantaggio non da poco per una squadra che non ha le stesse armi tecniche degli Spurs.
San Antonio quindi pareggiava e passava avanti con un assist di Parker (penetrato sino alla linea di fondo sinistra e chiuso ai bordi dell’area) per il piazzato frontale di Gasol.
Gli Hornets, con i titolari ancora in campo non gettavano la spugna, Lamb guadagnava due liberi per fallo di Green, il pareggio era seguito da due tiri che Kemba effettuava da destra riuscendo a ritagliarsi spazio sulla corsa con annesse finte e aggiustamento piedi.
Il secondo, scoccato a 4:15 (dopo una finta di penetrazione senza palla) portava sul 60-58 Charlotte, la quale tuttavia, con i cambi, incassava uno 0-11 che decideva il match.
Kaminsky era disastroso; prima commetteva fallo su Dedmond che realizzava un ½ dalla linea della carità, poi concedeva a Bertans tre punti finendogli addosso.
Il libero supplementare andava a segno e gli Spurs iniziavano a distanziarsi, ma il parziale saliva con un passaggio improbabile di Hibbert che apriva la transizione all’eroe (per gli avversari) di serata di turno, al secolo Davis Bertans, il quale a 2:20 segnava una tripla in transizione, chiudendo il parziale più tardi con finta di tiro e penetrazione da sinistra arrestata da Hibbert all’ultimo, appendendosi al colletto della canotta del lettone.
L’1/2 bastava e avanzava per sdraiare gli Hornets incapaci di reagire, evidenziando una panchina meno profonda per caratteristiche dello scorso anno.
Il tap-in a :02.4 di Hibbert fissava il 64-73 lasciando inalterati i 9 punti di svantaggio, quasi tutti conquistati dal lettone.
 
Il lungo avversario apriva bene anche l’ultimo quarto con due FT e una tripla aperta a 11:10 portava sul 66-88 la sfida.
A nulla serviva il rientro preventivo sul parquet di Kemba, la gara, sul +14 Spurs dopo un alley-oop Simmons/Dedmond (66-80), era ormai compromessa.
Da segnalare 6 punti consecutivi di Marvin che portavano il match sul 74-86, ma proprio il nostro numero due in uscita andava a contatto con Bertans (bravo a procurarsi il contatto e il favore degli arbitri che non aspettavano altro).
Gioco da 4 punti e partita per gli Hornets alle longitudini dell’uomo partita Spurs…
Finiva 85-102 con gli Spurs sul velluto negli ultimi minuti ad allungare prima di qualche punto finale di Charlotte.
 
Pagelle
 
Walker: 6
18 pt. (6/13), 2 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata. Lui può sempre mettere dentro in qualsiasi momento, ma stasera forza alcune situazioni e commette 4 turnover. Non sono suoi quelli che ci costano la partita, però non è il solito trascinatore nella seconda frazione nonostante il 2/4 da tre e sia indicato dal sito ufficiale degli Hornets come migliore dei nostri, palma che in serata assegnerei a MKG.
 
Lamb: 6
13 pt. (4/12), 8 rimbalzi, 3 assist, 1 stoppata. Qualche errore al tiro (uno non lo calcolo con un tiro ai 24 per un pallone datogli da Belinelli che avrebbe dovuto tirare), tuttavia si procura liberi importanti. Meglio del solito in difesa, anche a rimbalzo dove cattura con sicurezza tutti difensivi.
 
Kidd-Gilchrist: 7
12 pt. (6/9), 9 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate. Inizia a sbagliare quando non conta più. A parte due perse e qualche cm di troppo lasciato a Leonard nel primo tempo sulle triple, MKG fa un lavoro strepitoso in difesa e in attacco, essendo l’insospettabile tiratore, usa al meglio questo vantaggio. Muro.
 
M. Williams: 5,5
11 pt. (3/10), 5 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. A volte mi chiedo se le sue statistiche siano giuste. Non rimembro tutti questi tiri di Marvin. Mi ricordo bene una sua tripla mancata e un errore in entrata con relativo tap-in in mischia sbagliato da lui o non so da chi nella selva sotto canestro… di certo c’è che segna 6 dei suoi 11 punti con la frittata già cotta. Etica del lavoro e tutto quello che volete, però se non mette più tiri… Difesa discreta, ma nel complesso prestazione scarsa.
 
C. Zeller: 6,5
9 pt. (3/5), 9 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 2 stoppate. Rientra Cody e forse è lui con la sua energia a contagiare la squadra per la mission impossible. A parte due turnover, l’unico neo è costituito da una tripla lasciata e chiusa con ritardo su Gasol. Gioca un buon primo tempo, meno il secondo.
 
Hibbert: 6
10 pt. (4/6), 5 rimbalzi. Dalla panchina in difesa non fa male all’inizio, poi nelle seconde rotazioni, anche lui non riesce a stoppare gli assalti avversari. Sfiora un gancetto di Dedmon, si salva regalando solo un punto a Bertans, ma in attacco si gioca in quattro se il pallone non gli è dato sul bersaglio e solo se non c’è nessuno che possa anticiparlo. Bravo con qualche gancio a portar a casa punti.
 
Sessions: 5
3 pt. (1/6), 1 rimbalzo, 2 assist. Tre perse… A prescindere dalla brutta prestazione, non voglio sparare sulla Croce Rossa. Sessions non è il Lin che ci fece vincere contro gli Spurs l’anno scorso. Se questa non era la partita da vincere (ammesso che ne esistano), con la scelta di Cho si è rivelata impossibile… -26 di +/-…
 
Kaminsky: 4,5
2 pt. (0/3), 4 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. -14 di +/-, con Bertans meno reclamizzato ma molto più proficuo. Altra notte nightmare. Incapace di tenere Aldridge, peggio ancora su Bertans e virgola al tiro.
 
Belinelli: 5
5 pt. (2/10), 4 rimbalzi, 2 assist. Perde un Pallone e va sul -16 di plus/minus. Sta rientrando in ritmo partita dopo l’infortunio ma la gara, eccetto un canestrone da lontanissimo, è di quelle insufficienti. Troppi gli errori al tiro per Charlotte e da un suo passaggio fiducioso per Hibbert nascono punti per gli Spurs nel momento più delicato del match.
 
Graham: 7
0 pt. (0/0), 2 assist. Treveon entra per otto minuti. Gioca molto bene su Leonard, va bene, non sarà l’uomo che segna, ma fa vedere di esser capace anche di smistare assist. Bravo. Da rivedere più spesso.
 
Roberts: s.v.
2 pt. (1/1), 1 rimbalzo. 4 minuti di garbage per lui.
 
Coach Clifford: 5,5
Gran primo tempo, artefice una difesa determinate e dinamica, con rotazioni veloci ed efficaci. Due falli su Kemba non fischiati e l’entrata di Kaminsky in parallelo a Bertans cambiano la gara. La squadra si scioglie e non riesce più a risalire. La fiducia e la grinta dovrebbero essere aumentate, ma i risultati ultimamente sono pessimi e gli Hawks vincendo a Dallas allungano il vantaggio nella Southeastern. Va bene che deve trovare l’equilibrio tra attacco e difesa della second unit e Frank in avanti potrebbe dare di più come il già dimenticato Hawes, ma piuttosto che mettere uno dei lunghi che gli combinano disastri difensivi, almeno all’inizio rotazione, pensi a Graham, anche se ha qualche cm in meno…

Game 37: Charlotte Hornets @ Detroit Pistons 114-115

 
Allarme rosso
 
Sarà la febbre che mi attanaglia in questi giorni a farmi rivivere qualche flashback dal passato, tempi migliori, una Charlotte più genuina e in espansione che ora prova a rivivere una nuova giovinezza nei risultati, anche se “gli antichi tempi” di Bogues, Curry, Johnson, Mourning fino ad arrivare a Baron Davis e Phills a chiudere il secolo questa sera sono più lontani.
Ricordi nel cassetto migliori anche per Detroit, quelle di Bob Lanier (che non poso ricordare anagraficamente), quella dei Bad Boys dei vari Isaiah Thomas, Joe Dumars, Dennis Rodman (visti qualche volta da bambino in TV), dei Grant Hill, Ben Wallace o Chauncey Billups…
Finisce bene per Detroit nonostante il momento difficile, mentre Charlotte nonostante Walker, dice che per rivedere i tempi dei sopracitati, ci vorrà ancora del tempo nonostante le attenuanti dell’assenza di Zeller, della trasferta ad Auburn Hills e il back to back…
Atlanta vince a New Orleans e passa in testa alla Division inevitabilmente con un record di 20-16, mentre gli Hornets passano a un record di 20-17 e saranno attesi da due improbe trasferte texane (Spurs e Rockets), forse anche senza Nicolas Batum, perso in serata…
Detroit ha vinto la sfida a rimbalzo con un 49-57, complici i 19 di Marjanovic e i 9 di Drummond…
Le squadre hanno perso pochi palloni (5 Charlotte, 7 i Pistons, con due allenatori per certi versi speculari), alla fine, a parte i soliti dettagli, hanno deciso i punti accumulati da Detroit grazie ai rimbalzi e a un fallo di Kemba alla fine della gara…
Gli Hornets riscrivono un copione visto troppe volte quest’anno durante i finali punto a punto, mentre Morris sulla luce rossa del terzo quarto vedeva infilarsi la tripla, il “bizzarro” tentativo di Belinelli finito in fondo alla retina, sempre sull’onda dello stesso colore, non era concesso dagli arbitri perché appena fuori tempo massimo…

MKG prova il primo tiro della partita degli Hornets che finirà lungo sul secondo ferro.

 
Nessuna discussione sulla palla a due portata da Drummond nella propria metà campo, così come sul primo rimbalzo offensivo vinto dallo stesso Drummond a 11:46, fallo di Hibbert e ½ dalla lunetta per il numero 0 che portava in vantaggio i bianchi di casa.
A 11:10 era ancora il centro di Van Gundy a regalare lo 0-3 a Detroit, per fortuna Batum metteva dentro un pallone per Hibbert, bravo a spingerlo dentro al ferro.
Caldwell-Pope da tre era beffato dai due ferri ma Batum dall’altra parte del campo perdeva palla e Leuer schiacciava in transizione.
A 10:06 un’entrata di Walker portava il punteggio sul 4-5 ma i Pistons allungavano trovando una tripla di Morris, la quale era seguita da una bomba di Leuer dal corner sinistro per il 4-11… Dopo due FT a testa di Batum e Morris, una penetrazione di Marvin Williams costringeva al secondo fallo e all’uscita Leuer, partito bene.
In attacco però i Calabroni non riuscivano a fermare i Pistons e Drummond toccato dalla chiusura ritardata di Hibbert portava a casa un gioco da tre punti per l’8-16 a 8:04…
I Pistons continuavano a essere aggressivi anche in difesa ma Marvin in corsa metteva dentro un runner toccato da Harris e a sua volta portava a casa un gioco da tre punti a 7:46.
Gli Hornets a 6:13 si riportavano sul -1 quando un assist di Batum era sporcato da Morris, ma il pallone cadeva nel pitturato e recuperato da Marvin era utile per realizzare il 17-18.
Stan Van Gundy chiamava il time-out e Detroit si ritrovava subito portando un parziale di 5-0 chiuso da due punti di Jackson frontali con un semplice schermo.
A 4:44 Charlotte entrava in bonus e Walker dalla lunetta sbagliava il primo libero fermandosi a 43 tiri liberi consecutivi realizzati come Dell Curry…
Il secondo era buono e a 3:50 seguiva una transizione di MKG per il -2 ma Marjanovic iniziava a dettar legge sotto i tabelloni subendo fallo da Hibbert a 3:37.
Il 2/2 per il serbo inaugurava una serie personale di FT e rimbalzi che ben presto spostava la partita a favore dei locali; il suo sesto rimbalzo accompagnato da due FT portava sul 22-29 il tabellone. Nonostante un tiro fuori equilibrio dalla destra di Lamb finito nella retina e da due punti di Kaminsky su un rischio persa di Sessions (bravo a lottare e a recuperare), Marjanovic nel finale aggiungeva tre punti con un ½ dalla lunetta e due punti a :04.3 dalla prima luce rossa, portando sul 26-37 la partita.
 
Il secondo quarto iniziava in maniera promettente per Kaminsky, bravo a infilare la retina.
Marjanovic 16 secondi più tardi da sotto portava ancora due punti al team di Van Gundy ma a 11:12 Kaminsky infilava una tripla con scioltezza, poi era Sessions a servire l’assist laterale sulla corsa di Batum, il quale vedeva il corridoio e depositava in layup contornato da tre omini in divisa bianca.
A penalizzare Charlotte erano ancora i rimbalzi offensivi; giro e tiro di Smith non a bersaglio, ma nella no man’s land di Charlotte Drummond correggeva per il 33-41.
Nel pittuato era ancora Drummond a una mano a metter dentro su Hawes per il +10.
Spencer tentava di rifarci schiacciando in attacco ma la sua azione era interrotta da Smith che commetteva fallo spostando il suo avambraccio destro.
Il nostro doppio zero infilava dalla retina ambo le conclusioni a 8:49, poi, dopo un mid-range jumper di Harris dal centro destra, Batum e Belinelli recuperavano due contatti con, rispettivamente, Johnson e Hilliard, proseguendo la striscia positiva dei liberi messi a segno.
Quattro punti che spingevano Charlotte sul 39-45 a 7:40. Spencer ci provava in attacco ma da solo era stoppato da Drummond, serviva un assist schiacciato di Walker per esaltarlo in reverse layup a 6:24.
Sul 41-45 Van Gundy chiamava un altro time-out provvidenziale per i suoi, i quali come dei robottini, ricominciavano a giocare bene dopo la pausa.
Drummond segnava due punti, Belinelli in reverse tirava molto distante dal canestro lamentando un contatto, si andava dall’altra parte e Caldwell-Pope incurante colpiva da te per l’allungo sul 41-50.
25-34 i rimbalzi, 12 gli offensivi di Detroit…
A 3:26 Jackson mandava sul -12 gli Hornets che toccavano anche il -13 con una tripla quasi frontale di Harris. Per fortuna a due decimi dalla fine, Walker in corsa si arrestava e faceva partire un tiro dopo una finta alla quale aveva già abboccato Smith, contatto e tre FT procurati.
Tre su tre e finale primo tempo sul 48-58.
 
Il terzo quarto di Clifford prevedeva una partenza sprint e a 11:36 un rimbalzo offensivo di Hibbert procurava un’opportunità per la tripla di Walker che infilava il catch n’shoot a 11:27.
Pope in jumper interrompeva momentaneamente il fluido per il rientro degli Hornets che ripristinavano la liquidità con un tap-in di Hibbert (errore di Walker in entrata comunque utile a tenere sull’esterno Drummond).
Lo stesso Drummond per due falli spesi in poco tempo raggiungeva i 4 falli, il che consigliava a Van Gundy l’uscita dal campo.
A 10:19 Batum mandava fuori un pallone per Marvin Williams bravo a sparare immediatamente da tre e a colpire il bersaglio portando i ragazzi della Buzz City sul risultato di 56-60.
Un baseline jumper di Harris cercava di rompere il ritmo agli uomini in viola ma a 9:40 una tripla di Kemba dava il -3 agli Hornets che vedevano interrotta la loro corsa da un time-out di Van Gundy, il quale doveva rinunciare momentaneamente a Caldwell-Pope per uno scontro con Marvin (blocco dell’attaccante) che dava problemi alla spalla sinistra al difensore.
La pausa non serviva questa volta poiché Hibbert shakerava Marjanovic rimanendo spalle a canestro, mezzo giro, gancio sul serbo e -1…
Jackson in entrata e Marvin con il runner partendo da destra alzavano lo score, poi era Batum a pareggiare a quota 64 grazie a un tecnico fischiato a Jackson a 6:54.
Quando le cose sembravano farsi interessanti, gli Hornets incassavano un parziale di 6-21 complice l’uscita di Batum che su un rimbalzo difensivo accidentalmente si scontrava con Hibbert.
Morris sulla sirena metteva il tiro che valeva una partita da tre quarti campo spostato sulla destra.
Canestro buono e Pistons saldamente al comando 70-85.

Walker relizza dopo aver battuto Drummond nell’ultimo quarto.

 
La frustrazione di Charlotte era evidente e i Pistons si avvantaggiavano a inizio ultimo quarto raggiungendo il +19, impensabile quello che sarebbe successo di lì a poco…
A 9:30 Walker con due punti ottenuti appena fuori dall’area a sinistra iniziava il suo personale show nel finale.
Con Batum out Kemba continuava a sciorinare basket di qualità e precisione, Sessions in campo con lui lo aiutava con una smart ball a togliere l’attenzione su di lui.
Sempre lui, Kemba, in entrata artistica depositava di sinistra oltre la difesa dei Pistons per l’83-94, colpendo ancora poco più tardi con una tripla su Drummond che faceva inferocire Van Gundy, il quale si tranquillizzava un secondo grazie alla bomba di un Harris capace di raggiungere 25 punti.
Una bomba dall’angolo destro di Hawes (con ampio spazio a disposizione) a 5:30 dall’ultima sirena restringeva lo svantaggio a 8 punti, in più dopo un gancio di Drummond, Kemba guadagnava in entrata un gioco da tre punti (Harris sul corpo di Kemba in appoggio).
Il 92-99 a 4:58 era contrastato da un alley-oop leggero di Drummond che sfiorava l’interferenza (ma direi buono), Marvin segnava da sinistra appoggiando al vetro tra le proteste dei Pistons e del loro coach Van Gundy lamentando uno sfondamento ma Drummond era salito verso sinistra e non era fermissimo…
A 3:51 Jackson sembrava far calare il sipario sulla gara con un gioco da tre punti che rispediva gli Hornets sul -10 (94-104).
Una finta di Hawes su Drummond seguita da uno spin interno e dall’appoggio con il centro avversario saltato via, consentiva a Charlotte di portar lo svantaggio a una cifra ma a 3:18 ancora Jackson dalla lunetta insisteva per le due.
Impensabile che dopo i due punti di Ramon e la risposta a 2:46 di Morris (sempre dalla lunetta), gli Hornets potessero rientrare, nonostante un buon attacco, la difesa continuava a incassare punti e il 98-108 a meno di tre minuti dalla fine non dava indicazioni positive, invece, su una transizione il movimento palla portava Walker a colpire da tre ottenendo il -7 a 2:13 dall’ultima luce rossa.
Hawes a 1:44 su assist di Kemba bombardava frontalmente e i Calabroni tornavano a 4 punti di distanza.
Un circus shot di Jackson distanziava i viola di 6, ma Kemba ghiacciava Drummond con il crossover e chiudeva in floater, in più Walker tirava su dalla diagonale sinistra dal palleggio e realizzava il -2 con :42.7 sul cronometro.
Jackson a :26.6 nonostante i cm di Hawes riusciva a realizzare con una sospensione dall’altezza dei liberi per il +4 Pistoni.
Charlotte segnava con Kemba andando in penetrazione frontale ma era costretta al fallo a poco più di 13 secondi dalla fine sperando Jackson in lunetta sbagliasse.
Così era… il play avversario mandava a segno solamente la seconda conclusione lasciando un’ultima possibilità a Charlotte.
Belinelli prendeva palla andava dentro per poi scaricare fuori per Hawes, il quale freddamente a 8 secondi dalla fine colpiva da tre agganciando l’impossibile pareggio.

La carica di Spencer dopo aver messo la bomba del pareggio a otto secondi dalla fine.

Purtroppo nel finale Kemba contrastava troppo veementemente Jackson che toccato si recava in lunetta per affondare i due liberi decisivi.
Gli Hornets chiamavano time-out e sul gioco di blocchi Morris incartava Belinelli, la palla non era ancora in gioco e gli arbitri assegnavano un solo libero che Marco realizzava.
Sulla rimessa successiva Charlotte aveva bisogno di segnare essendo sotto 114-115 ma sulla rimessa di Kaminsky, gli Hornets non riuscivano a smarcarsi salvo Sessions nel corner destro curato a distanza da Jackson abile a deviar la palla e a far scorrere il tempo mandandola in rimessa laterale destra.
Sulla rimessa Marco approfittava delle terga di Morris, la palla rimbalzava sul suo fondo schiena, Marco riprendeva e segnava da tre usando il vetro.
Sarebbe stato un canestro incredibile ma purtroppo tempo non ce n’era più, la palla era rilasciata da Marco almeno un paio di decimi dopo l’accensione della sirena.
Charlotte, nemmeno a dirlo, era beffata per l’ennesima volta, 114-115…
 
Pagelle
 
Walker: 6,5
32 pt. (12/24), 7 rimbalzi, 5 assist. Prima nottata nella quale sono seriamente in imbarazzo ad assegnare dei voti vista l’assurda partita nella partita dei giocatori Hornets contro loro stessi. A guardare il tabellino di Kemba prima dell’ultimo quarto sembrerebbe guardare quello di un play sull’orlo del licenziamento, poi senza Batum in campo si carica la squadra sulle spalle, segna in entrata e di tripla, da 5 passa a 7,5 ma l’ultimo ingenuo (per troppa foga) fallo ci costa caro. Fa 4/9 da tre punti e commette tre turnover in 35 minuti.
 
Batum: 5,5
9 pt. (1/8), 4 rimbalzi, 5 assist. Perde due palloni ed è serata no. Non solamente al tiro. Quando Caldwell-Pope si fa male, sembra possa prendersi un vantaggio, invece si scontra con Hibbert a rimbalzo e si fa male. Esce raggiungendo gli spogliatoi. Se le stats non sono convincenti, senza di lui Charlotte piomba sotto velocemente. Per lui si parla d’iperestensione del ginocchio destro… A prescindere dalla serata negativa, perderlo per Charlotte comporterà turbolenze a gennaio, salvo che Kemba non decida di presentarsi all’All-Star Game sopperendo alla sua carenza, ma saremmo comunque limitati in alcuni settori.
 
Kidd-Gilchrist: 6,5
8 pt. (2/5), 13 rimbalzi. Non perde un pallone e spinge bene le transizioni che ha a disposizione. Il miglior rimbalzista degli Hornets, il che è tutto dire… Una serata difensivamente discreta.
 
M. Williams: 6,5
19 pt. (6/11), 7 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. Fa 2/3 da fuori, gioca con e nel momento migliore di Charlotte ottenendo un +15. Lui è l’ala grande ma anche lui fa fatica contro avversari più alti. Peccato che la sua buona serata offensiva non sia servita.
 
Hibbert: 6
8 pt. (3/3), 6 rimbalzi, 1 assist, 3 stoppate. Commette 4 falli ma offensivamente non sbaglia nulla compresi due FT. Come Kemba si sveglia tardi in difesa dove contribuisce a tenere. L’inizio era stato abbastanza inquietante con Drummond a fare ciò che voleva. Per problemi di falli e rotazioni appare e scompare. Gioca 18 minuti ma fa meglio dell’ultima.
 
Lamb: 4,5
2 pt. (1/7), 1 rimbalzo, 1 rubata. Finisce con un -26 disastroso. Nella second unit si prende sette conclusioni ma ne mette solo una, completamente fuori ritmo e dall’altro lato del campo non entusiasma. Gioca 13 minuti poi Clifford gli preferisce Belinelli.
 
Kaminsky: 5,5
7 pt. (3/6), 4 rimbalzi. Coinvolto nel dramma della second unit finisce con un -15 frutto non di sue colpe se non a rimbalzo come Hawes e Hibbert. A parte una volta nella quale si fa tagliar fuori da Harris concedendo i liberi, viene battuto incolpevolmente ancora dall’avversario con un rapido tiro, tuttavia da il suo apporto in 19 minuti. Per me raggiunge almeno la sufficienza.
 
Sessions: 6
6 pt. (3/8), 1 rimbalzo, 3 assist, 1 rubata. Fa 0/2 da tre mancando un open tirato corto. Sembra non ce la faccia proprio fisicamente ad arrivare a canestro dalla distanza, non è la prima volta che mi capita quest’anno di notarlo. Sicuramente ci arriva, ma la sensazione è che tiri male caricandosi in maniera strana. Da rivedere da fuori. Inutile tentare così a basse percentuali. Migliora un po’ nel finale quando vicino a Kemba giocano una smart ball che mette un po’ in crisi i Pistons in difesa.
 
Hawes: 5,5
18 pt. (6/13), 4 rimbalzi, 3 assist, 1 stoppata. Termina limitandosi a tre falli, prima Drummond, poi Marjanovic o segnano o gli portano via rimbalzi. Una prestazione oscena per tre quarti da 4, poi nell’ultimo da un pallone delizioso a Walker in back-door, infila tre triple compresa quella del pareggio momentaneo nel finale e difende un po’ meglio. Tuttavia concede troppo. E anche se a me Spencer piace, non può raggiungere la sufficienza.
 
Belinelli: 5
5 pt. (0/6), 2 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate. Marco non perde nemmeno un pallone in 21 minuti ma non mette nemmeno un tiro dal campo. Terribilmente freddo e si vede. Segna 5 dei 6 concessi dalla linea dei liberi. Genialata o stupidata finale? Direi tentativo… Non considera il “culone” flaccido di Morris (scusate il tecnicismo per una volta) e la palla rimbalza lenta prima che torni in suo possesso. Il tiro sarebbe stato un capolavoro, la genialata artistica, una furbata (per fortuna questa volta non a discapito di nessuno), un escamotage tipicamente italiano… Purtroppo non vale.
 
Coach Clifford: 5,5
I Pistons partono con la bava alla bocca. Troppe sconfitte per loro e vogliono vincere. Hornets in back to back e con il viaggio sulle spalle che inseguono sempre senza mai riuscire a passare avanti in serata. Solo due gli agganci… Perde Batum… Sfortunatamente un quarto da 44-30 (l’ultimo) non basta e Charlotte viene beffata ancora in un finale punto a punto. La trama inizia a essere desueta e scontata, oltre che procurare crisi di nervi ai tifosi teal & purple. Si dovrebbe controllare meno il gioco a volte e sparare meno da tre in transizione, drive and kick e triple aperte o passando dietro ai blocchi sono efficaci ma occorrerebbe riveder un po’ il ritmo offensivo e soprattutto una guardatina a una difesa che ha subito 115 punti e che invece dovrebbe far la differenza.

Game 36: Charlotte Hornets Vs Oklahoma City Thunder 123-112

 
Tamburo Batum
 
Non nascondo che il vento emozionale di fine anno non è quello che avrei sperato.
Due sconfitte contro due avversarie da battere possibilmente, per sancire la legittimità del primo posto nella Southeast… nulla da fare ancora una volta, complici le assenze di Marco e Cody sono arrivate due sconfitte che hanno lasciato una brutta sensazione. Cleveland è il top team a Est ma giocava senza le due guardie titolari, Chicago aveva fuori Wade, inoltre nella prima avevamo anche il vantaggio del fattore campo, tuttavia una difesa quasi inesistente c’è costata almeno la seconda partita che si sarebbe potuta gestire meglio nel finale.
Dopo gli 84 punti incassati in due partite dai top player avversari, ecco i 33 di Westbrook incassati nella notte.
Fortunatamente indolore…
Russell ha cercato di portare la scia dei tornado che s’incunea a OKC anche a Charlotte (stranamente qui da me nella zona hinterland milanese si è alzato un forte vento in simbiosi), ma ha collezionato un povero 10/31 dal campo ben marcato da MKG e si è aiutato con un 11/13 dalla lunetta per salir sopra i 30.
Per OKC più performanti sono stati Kanter con 22 pt. e Adams con 18, i quali hanno approfittato dell’assenza di Zeller per chiudere rispettivamente con 8/13 e 8/10 dal campo.
Anche Oladipo ha chiuso con 18 ma con 7/20…
I Thunder hanno preso 51 rimbalzi contro i 43 degli Hornets ma hanno subito 11 stoppate contro le tre inferte a Charlotte.
Per gli Hornets buone prestazioni di molti, Batum con 28 pt. ha guidato l’attacco tabureggiante degli uomini di Clifford, ma anche Kaminsky con 17 ha dato il suo contributo, mentre Kemba si è “fermato” a 20.
Una W che serviva per resistere alla vittoria degli Hawks sul campo dei Magic, per ridare fiducia e battere un team che non eravamo ancora riusciti a battere dal cambio nome.
 
I Thunder allenati da Billy Donovan schieravano; Westbrook, Oladipo, Roberts, Sabonis, Adams.
Clifford cercava la vittoria recuperando Marco ma con Cody ancora out.
Lo staring five dei Calabroni (in maglia Buzz City) era il seguente; Walker, Batum, Kidd-Gilchrist, M. Williams e Hibbert.

Walker durante la presentazione.

 
La palla a due era a portata degli ospiti che passavano in vantaggio con una mattonata di Adams premiata dai materiali che compongono la struttura del canestro.
Charlotte raggiungeva la parità a 11:06 con MKG, il quale con molta energia si portava nel pitturato e sganciava perfettamente trovando il due pari ma Oklahoma City metteva dentro due canestri e si portava sul 2-6 prima che Walker trovasse il 5-6 grazie a un blocco alto e una tripla dalla diagonale destra.
I Thunder però realizzavano altri due canestri, il secondo a 8:11 con Oladipo, abile a infilare dalla sinistra sfruttando il vetro e dare il 5-10 ai suoi.
S’iniziavano a vedere anche i protagonisti e il tabellino di Walker, Westbrook e Batum saliva di due ma a 6:10 arrivava un time-out con Westbrook leggermente anchilosato.
Charlotte partiva male a rimbalzo difensivo; se Adams ne aveva già rubati un paio precedentemente, questa volta a recuperare da un errore da tre di Westbrook era Sabonis che insisteva nel pitturato sino a trovare spazio per il gancio vincente.
Batum dall’altra parte riceveva in corsa tagliando nell’area in diagonale da sinistra verso destra, riuscendo a sfruttare il movimento e il braccio destro per rilasciare il pallone in maniera efficiente, nonostante il tentativo di stoppata di un focoso Adams la palla finiva armoniosamente nel cesto.
Dopo due FT di Westbrook a 4:56 gli Hornets iniziavano a chiudere meglio le sue incursioni lasciandolo a mani vuote in un paio d’occasioni mentre dall’altra parte prima MKG affondava una schiacciata a due mani, poi era la volta di Lamb fuggire in contropiede e imitare il compagno a 3:16.
Grazie alla dunk del nostro numero tre Charlotte raggiungeva la parità ma c’era anche il colpo di scena; sul time-out chiamato da OKC, Westbrook lanciava un pallone sopra un nugolo di giocatori finendo per colpire in faccia l’arbitro numero 73. Intenzionalità o no arrivava il tecnico che Lamb convertiva per il +1 Hornets.
Charlotte iniziava anche a difendere meglio, le mani di tutti contrastavano i lunghi di OKC nel pitturato finendo per allungare palloni e favorire il recupero dell’Hornet di turno posizionato appena fuori dalla mischia, in più in attacco si rivedeva un buon Kaminsky che realizzava due FT, poi portava a 4 il suo bottino personale intercettando un passaggio di Kanter andando a mettere due punti in transizione.
Da Charlotte, ma non per Charlotte accorciava Morrow seguito da due punti dell’unto del Signore, al secolo Christon…
Sul 21-20 era ancora Frank a mettere fieno in cascina; tripla e +4. Kanter invece ci provava in attacco ma il suo primo tentativo era stoppato da Hawes che nulla poteva quando il numero 11 riprendendo metteva dentro con la mano destra da sotto.
Marco toccava il campo ma era sempre Spencer a produrre cose buone; tripla aperta a 28 secondi dalla sirena grazie alla quale Charlotte chiudeva il primo quarto avanti 27-22.
 

Jeremy Lamb ha segnato 9 punti in 11 minuti toccando il parquet prima di Marco.
2017 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

Il secondo quarto era varato da Sessions in entrata; dopo quindici secondi il suo appoggio era contrastato lateralmente e fallosamente da Kanter che concedeva il gioco da tre punti a Ramon. Kanter da sotto eseguiva lo stesso movimento precedente andando a prendersi lo spazio per l’appoggio in mano destra mentre in difesa i bianchi cercavano di metter pressione sul portatore di palla; Sessions non guardava nessuno, spin e tiro corto ma fallo di Christon, così Ramon venti secondi dopo il suo precedente passaggio dalla lunetta lasciava ancora un’impronta splittando i liberi…
Oklahoma City si risvegliava sotto di 7 ma Oladipo con 5 punti consecutivi e una fotocopia di Kanter lanciavano la squadra di Donovan sino a raggiungere il pareggio a quota 31.
A 9:36 Sessions si faceva perdonare del piccolo errore mettendo con confidenza un tiro da oltre l’arco.
Kanter cambiava un po’ il tipo di tiro ma un gancio staccandosi da Hawes aveva lo stesso effetto, in altre parole, due punti per gli ospiti.
Christon portava avanti la squadra di Donovan ma Sessions rivedeva e serviva Kaminsky lanciato nel pitturato; assist perfetto, Kaminsky non tallonato da nessuno appoggiava senza problemi per il nuovo vantaggio dei ragazzi di Jordan.
Rientrava Westbrook ma non se ne accorgeva nessuno; in attacco sulla sinistra un extra pass di Frank per Batum era letto male da Oladipo che in salto commetteva un fallo inutile su Batum che da dietro l’altezza della tabella tentava un reverse che finiva sulla parte retrostante.
Un 2/2 di Batum inaugurava la FT zone degli Hornets che intercettavano un pallone di Westbrook, fuga in contropiede e spinta dello stesso numero 0 su Walker che a 7:23 si presentava in lunetta grazie al bonus non fallendo le due occasioni per il 40-35.
Uno scambio Batum/Hawes/Batum dalle parti dell’arco da tre punti portava Roberts a mettere il gomito sinistro sul corpo di Batum in elevazione per il tentativo di tripla.
Charlotte guadagnava altri tre FT e li realizzava portando così il suo parziale dalla lunetta sul 7-0.
Westbrook era contrastato al tiro dall’altra parte e inusualmente sbagliava il settimo di fila, Kaminsky invece con un tap-in a sinistra del vetro su un tiro di Walker estendeva il parziale a 11-0 e il tabellone a 6:34 scorreva sul 45-35.
Oladipo dall’angolo destro da tre e Adams riducevano lo scarto, Hawes era contrastato sull’alzata, la palla s’impennava ma Kemba era bravo a recuperarla e a segnare in teardrop a 5:25. Hawes invece in difesa era incriminato per una manata sul tentativo di penetrazione e appoggio di Oladipo che dalla lunetta splittava.
Poco più tardi Adams aveva la meglio dopo una lotta accanita con MKG nel nostro pitturato, riuscendo a segnare.
Il centro avversario metteva anche due liberi a 3:06 e i Thunder risalivano sino al -3.
Batum tuttavia era ancora premiato dagli arbitri su un suo tentativo da tre, fallo chiamato a Oladipo con Nick theTrick pronto ad aumentare il suo bottino.
Il 2/3 mandava il tabellone sul 50-45.
Dopo due punti di Kanter a gioco fermo si assisteva al walzer di cambi di centri in casa Hornets; Hawes e Hibbert si davano il cambio ma poi doveva subentrare Kaminsky visti i 3 falli dii Hibbert e i due spesi da Hawes.
Tutto sommato non era un male perché segnava da tre proprio Frank a 2:17 dalla sirena dell’intervallo.
Una dunk di Adams era seguita da un jumper dall’interno della metà del semicerchio esterno della lunetta a 1:38, poi un fallo fischiato a MKG contro il numero 0 fermo a 6 pt. a 1:26 dall’intervallo, dava la possibilità alla stella ospite di salire a 7 splittando.
A 1:12 Kaminsky aumentava il suo score di due poi Westbrook falliva da tre contro Graham ma correva subito in direzione della palla accorgendosi dell’errore, Kemba gli sbatteva addosso sul tiro concedendo canestro più FT.
Gioco da tre punti con il quale Russell saliva in doppia cifra. Marvin a :04.7 colpiva da tre sparando su Adams ma un coast to coast di Westbrook chiuso sulla sirena mandava sulla dozzina esatta di punti Westbrook e chiudeva i primi due quarti sul 60-55.

Michael Kidd-Gilchrist, eccellente in difesa, ottimo con 14 pt. (7/9) in attacco nella notte.
2017 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

Si riprendeva nel secondo tempo e Marvin Williams portava altri tre punti nelle casse di Charlotte; partenza da destra, fallo di Sabonis e appoggio evitando le stoppate possibili dello stesso e di Adams.
Due punti più il libero, stesso risultato dell’ultimo tentativo nel primo tempo…
Westbrook a 11:30 metteva dentro il suo primo tre punti su 6 tentativi.
MKG si curava poco della cosa e non sfiduciato in ritmo metteva dentro il suo secondo jumper (frontale) su Oladipo.
A 10:57 da destra arrivava l’assist di Westbrook per Adams che faceva passare il traffico nel pitturato per schiacciare al tempo giusto.
Alla potenza del centro titolare di OKC rispondeva ancora MKG pungendo inaspettatamente ancora in sospensione da sinistra, punti che fruttavano il 67-60.
A 9:47 un tecnico a Hibbert per uno screzio (e gomita leggera sul corpo) ad Adams che si apprestava a rientrare da sotto canestro verso la propria metà campo, evidenziava il momento no di Westbrook che falliva anche la conclusione a gioco fermo. Batum era perno per Marvin, bravo a triangolare con lui; ricezione nel pitturato per il nostro numero due e floater che innalzava a 70 i punti di Charlotte, toccando così il +8 rispetto alla squadra dell’Oklahoma.
Batum provava la conclusione ma colpiva solo il ferro, nessun problema perché in imperioso stacco MKG correggeva con la putback jam in mano destra anticipando Sabonis.
Hornets sul +10 con MKG poco più tardi in lunetta, lo 0/2 manteneva inalterato il vantaggio, poi sulla pressione dei Thunder MKG e Williams perdevano palla, MKG si appoggiava leggermente sulla schiena di Westbrook che falliva clamorosamente la schiacciata violenta facendo rimbalzare la sfera lontana.
Tra i fischi del pubblico gli arbitri chiamavano il fallo (giusto, anche se veniale), grazie al quale il Superman di OKC infilava due volte il cesto.
Un arresto e tiro dalla FT line di Adams a 6:28 accorciava il game sul -4, per fortuna Batum appena fuori dall’area a destra insisteva con il palleggio spalle a canestro su Oladipo, giro e tiro con step-back e due punti ottenuti (74-68) sfruttando anche la differenza d’altezza.
Adams portava a casa un gioco da tre punti spingendo sotto canestro Hibbert e salvandosi dalla stoppata di MKG, a 5:20 Kemba si vendicava del centrone partendo in velocità e depositando approfittando della maggior lentezza del lungo ospite.
I Thunder arrivavano sino al -2 in transizione dopo un errore di Abrines, Westbrook correggeva.
L’asse MKG/Lamb funzionava, gli Hornets salivano sul +4 ma a mettere in discussione tutto ci pensava Abrines che in 31 secondi infilava due triple e portava a vanti la squadra ospite di due.
Hawes pareggiava dalla lunetta ma lo stesso Spencer per gli arbitri era colpevole di un fallo (discutibile) su un Russell che prendeva l’ascensore per depositare due punti in entrata.
Il libero addizionale andava a bersaglio portando i Tuoni sul +3. Rientrava Marco che recuperava un rimbalzo difensivo e segnava dalla lunetta (tiro frontale che non entrava spinto da dietro da Abrines tagliato fuori) due liberi.
Finale con saliscendi emozionale nel punteggio; Lamb trovava una tabellata da tre non programmata, Kanter segnava con il terzo tempo ma commetteva nettamente passi, gli arbitri non solo non se ne accorgevano, ma davano anche fallo contro agli Hornets, per fortuna il lungo avversario falliva lasciando sull’85 pari la partita.
Lamb a :13.3 in penetrazione colpiva, ma Kanter segnava sulla sirena il suo (credo) primo tre punti della stagione.
Il losco presagio portava avanti i Tuoni 85-86…

Marco e il reverse layup per il 99-97.

 
Si riprendeva e negli ultimi 12 minuti Kanter dopo il tuono, tentava di fulminare i Calabroni con due tiri liberi a segno.
Batum tuttavia mostrava che i Calabroni orientali sono in grado di assorbire le scosse, incanalando energia solare e convertendola in energia elettrica… arresto e tiro con canestro solare emanante radiazioni letali sul piccolo Oladipo.
Gioco da tre punti e aggancio sul 90-90.
Belinelli buttava via un possibile canestro su palla data dentro da Batum e Kanter a 10:02 faceva secco Hawes con un gioco da tre punti.
Batum in entrata a 9:53 si faceva carico d’inseguire la vittoria in entrata, niente canestro ma due FT a bersaglio.
Hawes stoppava finalmente Kanter, ma dopo il palo di Batum dalla sinistra, Enes, ancora lui, metteva dentro una palla rimbalzata in area dopo essere sfuggita al palleggiatiore di Okc.
Ramon dava il suo apporto con l’entrata frontale e caduta sul parquet rimbalzando sul difensore ma non prima di aver rilasciato il 94-95.
Per i Thunder Grant segnava un gran canestro completamente già sbilanciato, con il corpo cadendo all’indietro pescava il jolly del 94-97.
Resistere un minuto in più degli avversari era la parola d’ordine, Spencer a 7:14 eseguiva l’ordine con una bomba dalla diagonale sinistra capace d’impattare la partita a quota 97.
Gli Hornets passavano avanti quando un altro assist verticale di Batum incontrava Belinelli impegato nel back-door sulla linea di fondo, da destra a sinistra, reverse layup e gioco da due per il sorpasso.
Westbrook rientrava mettendo un jumper dalla destra con sicurezza.
Batum faceva e disfaceva; prima segnava, poi cercava un compagno in area ma Westbrook s’infilava sul passaggio troppo telefonato e colpiva in transizione per il 101 pari.
A 5:23 Hibbert entrava in lunetta, ma dopo averci fatto sobbalzare per il primo FT che s’impennava e ricadeva nella retina dopo aver colpito il secondo ferro, falliva la seconda occasione.
Per fortuna, nonostante un tiro di Batum ai 24 MKG recuperava il rimbalzo lungo e generava una seconda possibilità; fallo di Robertson su Kemba, per gli arbitri c’era la continuazione (anche se io onestamente non l’avrei data, ma meglio per noi), così Kemba si recava in lunetta a far benzina, racimolando tre punti bonus per un regalo fatto alla Regina Charlotte, ora al comando 105-101.
La gara era però ben distante dall’essere finita perché Oladipo infilava la tripla a 4:00 dalla sirena finale.
Batum decideva di andare a prendersi palla alta in hand-off da Hibbert e girandogli attorno andava dritto a piazzare l’appoggio (3:33) in allungo dal centro (tabella sinistra) nonostante Adams. A 3:01 Walker segnava, o meglio, c’era l’interferenza chiamata dagli arbitri sul tocco del nostro play ben servito da Nicolas… il canestro del 109-104 era seguito da un triplone di Batum che a 2:20 affossava le speranze di rientro della squadra di Donovan. Se poi Batum si permetteva anche il lusso di stoppare Adams, il quale frustrato si appendeva alla maglia di Hibbert mandandolo in lunetta a 1:19… i giochi erano fatti sul 114-104.
OKC però non voleva arrendersi e iniziava una lunga serie di falli immediati, una tripla di Westbrook a 1:09 dava il -7 alla formazione ospite.
Un canestro di Morrow e i Thunder toccavano il -5 (117-112) ma Belinelli era mandato in lunetta; due FT, il primo era interminabile, la palla girava imprecisate e innumerevoli volte sull’anello prima di decidersi a entrare, pubblico e giocatori “se la ridevano”, anche perché mettendo il secondo, Charlotte si portava sul 121-112.
I Thunder si arrendevano a poco più di tredici secondi dalla fine, quando una tripla in and out di Oladipo sanciva la parola fine all’incontro terminato sul 123-112.

Happy Honeybees a fine partita.

 

 
Pagelle
 
Walker: 7
20 pt. (5/13), 9 assist, 4 rimbalzi, 2 rubate. Kemba si ferma leggermente sotto la media avendo giocato 32 minuti. Qualche appoggio sbagliato che di solito non fallisce, ma mette dentro buoni canestri, furbo si procura tre FT nella fase decisiva del match e poi smista 9 assist, quasi il doppio della media stagionale…
 
Batum: 8
28 pt. (7/18), 3 rimbalzi, 4 assist, 1 stoppata.
Stavolta si carica la squadra sulle spalle e la conduce alla vittoria, anche se esagera con un tiro nel finale, ma quando sei convinto… va bene così… Tre assist verticali (uno mancato da Marco in realtà) abbaglianti anche per i Thunder e pallate di fuoco che si spengono nella retina avversaria. Vince il duello alla distanza con Oladipo.
 
Kidd-Gilchrist: 8
14 pt. (7/9), 11 rimbalzi, 1 stoppata.
Fa un lavoro straordinario su Westbrook. Non ci voleva un fine stratega per capire che per battere OKC bisognava disinnescare l’arma primaria. Dirlo è un conto, farlo è un altro. A parte qualche volta nella quale viene saltato con l’ausilio di un blocco per il palleggiatore, MKG torna ai suoi livelli di specialista difensivo. Non può che finire in gloria se inizia a mettere anche i tiri in sospensione.
 
M. Williams: 6,5
8 pt. (3/9), 8 rimbalzi, 1 assist, 3 stoppate. Aggressività e tempismo sulla stoppata rifilata al n°0 nel finale. Agglomera 6 punti a cavallo tra secondo e terzo quarto, poi si dedica ala difesa cercando di rimanere pulito. A volte i Thunder se ne approfittano, comunque in 26 minuti porta a casa un discreto bottino di rebound.
 
Hibbert: 5
3 pt. (0/1), 2 rimbalzi, 1 rubata, 2 stoppate. Finisce con 5 falli (su uno non son proprio d’accordo), comunque sia in 21 minuti è surclassato fisicamente in difesa. Sembra più un panciuto signore passato di lì per caso e si prende anche un tecnico… Solo due rimbalzi, si salva dalla grave insufficienza con un rimbalzo nel finale e con un paio di stoppate. Dai Roy… puoi far di meglio.
 
Lamb: 7
9 pt. (3/4), 1 rimbalzo, 3 assist, 1 rubata, 1 stoppata. La sensazione è che con lui dietro qualcosa non quadri, tuttavia usa le sue doti realizzative per sfiorare la doppia cifra in 11 minuti con alcune buone giocate. Sbaglia solo un tiro da due che ha voluto provare non in ritmo.
 
Kaminsky: 7
17 pt. (6/11), 6 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, 1 stoppata. A parte due turnover e una stoppata netta che si prende nel core dell’area avversaria, Frank fa una signora partita nel primo tempo… Chiude con 2/5 da fuori e prende più rimbalzi degli altri centri. Presente in attacco anche a rimbalzo, è una bella news di serata. +18 con Frank in campo…
 
Hawes: 6
8 pt. (2/6), 4 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, 2 stoppate. Termina con 4 falli, anche qui su un paio mah… non sono molto d’accordo, comunque ingenuo, non proprio una faina o una volpe nello spender gli altri due… A rimbalzo fa fatica. Due stoppate però con concessione di canestro sulla seconda opportunità. In attacco ha il merito di segnare una tripla importante e due liberi altrettanto cruciali in un momento delicato del match.
 
Sessions: 6,5
9 pt. (3/5), 2 rimbalzi, 3 assist. Buona partita come play di ricambio. In 15 minuti mostra interessanti iniziative personali andate a buon fine e smista anche tre assist.
 
Belinelli: 6,5
7 pt. (1/4), 2 rimbalzi, 1 assist. Gioca 14 minuti. Dal campo è un po’ freddo dopo 6 partite out. Unico canestro il reverse del sorpasso 99-97. Dalla lunetta però chiude i conti con un 5/6 che nell’ultimo quarto contribuisce a stendere i Thunder. Sul pezzo… bravo a procurarsi due liberi a inizio ultimo periodo.
 
Graham: s.v.
0 pt. (0/0). Gioca un minutino, si fa sorprendere dal rimbalzo di Westbrook nel finale di primo tempo.
 
Coach Clifford: 6,5
Diverse avversità in questa partita. Lotta a rimbalzo, difesa sul perimetro e lo spauracchio Westbrook. I time-out sono appropriati, mischia un po’ le carte, per esigenza e per condizioni di gioco. Alla fine il mix è vincente.

Brian and Harrison

Mentre la coppia di ballerini statunitensi Brian and Garrison è praticamente scomparsa per il grande pubblico, anche Brian Roberts vive la sua stagione ai margini vedendo le partite dalla panchina, poiché, Clifford non pare intenzionato a ripetere l’esperimento small ball in alcuni frangenti della partita con Walker e Sessions in campo contemporaneamente (laddove l’anno scorso a far compagnia a Kemba c’era Lin), quindi Roberts finisce dietro ai due da terzo playamker puro, la danza dei giocatori in entrata e uscita potrebbe avere inizio, poiché Aaron Harrison (fratello dell’Andrew che gioca a Memphis) è stato tagliato dai Calabroni.

In realtà alcune fonti dicono che non c’è un piano immediato per sostituire la SG (il roster di Charlotte quindi scende a 14 giocatori) che quest’anno ha toccato solamente cinque volte il campo sotto l’egida di Clifford. Il fatto è che il contratto dell’ex Kentucky sarebbe stato garantito venerdì e gli Hornets evidentemente non sono rimasti soddisfatti di quel poco visto nei garbage time e in allenamento, anche se il buon Harrison era stato spedito in D-League con i Greensboro Swarm, società affiliata/satellite degli Hornets.

Non era la prima volta che Charlotte spediva ad un’affilliata Harrison; a inizio febbraio 2016 Aaron era finito agli Oklahoma City Blue.

 


La coreografia degli Hornets per ora dovrebbe essere sempre la medesima giacché lo stipendio di Harrison non sarebbe stato comunque oneroso per Charlotte, alla quale consiglio di guardarsi in giro un attimino; diverse squadre hanno giocatori quasi epurati o casi; vedi Frazier, Ajinça, Monroe, ecc., se non loro, qualcosa di utile si potrebbe rimediare visto le lacune in qualche settore, specialmente nei lunghi, dove Wood pare abbandonato da qualche parte sulla Tivola Road…

Intanto nella notte gli Hornets scenderanno sul parquet amico cercando la vittoria numero 20, ma dovranno fare molta attenzione a Westbrook, dopo i 32 concessi a James e i 52 a Butler (229 punti subiti in due partite), ci vorrà più attenzione sul play avversario e su eventuali scarichi per tiri da tre punti.

Zeller purtroppo è dato ancora out e per noi non è una buona notizia, Belinelli è in game time decision, mentre OKC ha fuori solo C. Payne (assenza marginale).

 

Confido comunque in Walker e nel fattore “Alveare”…

Game 35: Charlotte Hornets @ Chicago Bulls 111-118

 
 
SabbiHornets
 
Gli Charlotte Hornets volavano verso la Wind City per cercare di vincere una gara mantenere così il fragile comando della Division.
Purtroppo ancora una volta Charlotte è finita sconfitta in un finale punto a punto, il vento di Butler nel finale ha prima modellato e poi disgregato la roccia Hornets rendendola simile a una distesa di sabbia.
I 118 punti incassati sono figli della trasferta e di una super prestazione di Butler che tra tiri liberi e conclusioni da media distanza ha messo assieme 52 punti in 38 minuti con un 15/24 al tiro e un 21/22 dalla lunetta.
Chicago ha finito dalla linea della carità con un 27/29, mentre gli Hornets si sono fermati a un 20/22.
Diversi Bulls, si sono fermati, chi più, chi meno, intorno alla decina di punti.
Non mi piace parlare di arbitraggio, ma dopo un primo tempo nel quale probabilmente sono stati favoriti i Calabroni, almeno quattro fischi nel finale, compresi un paio di tecnici, hanno finito per penalizzare eccessivamente gli uomini di Clifford che comunque si dimostrano ancora inconcludenti e incapaci quando c’è da portare a casa una partita punto a punto.
A Clifford, nonostante tre quarti e mezzo di buon basket è scivolato in mano un pugno di sabbia.
A dare una mano a Chicago poi, oltre a Belinelli già out da qualche partita, ci ha pensato l’infortunio di Cody Zeller, una contusione che lo tiene fuori per accertamenti come da protocollo NBA.
Per Chicago è rimasto fuori Wade, oltre a Rondo che si è riscaldato, ma è rimasto in panca per tutto il tempo.
A nulla sono valsi i 34 punti di Walker, ricamati da diverse giocate spettacolari, gli Hornets rientrano alla base con una L d’inizio anno e si preparano a sfidare tra due giorni Oklahoma City, sperando preparino qualcosa su Westbrook vista la serata dell’uomo franchigia di turno, nel caso Butler…
 
Charlotte si presentava allo United Center con il seguente quintetto; Walker, Batum, Kidd-Gilchrist, M. Williams e Hibbert.
I Bulls rispondevano con; M. Carter-Williams, Butler, McDermott, Gibson e R. Lopez.

Nicolas Batum attacca Valentine.
Altra buona prova di Nicolas, anche se nel finale avrebbe potuto dare di più.
NBAE (Photo by Randy Belice/NBAE via Getty Images)

 
La conquista del primo pallone lanciato in aria era favorevole ai Bulls che lo portavano nella propria metà campo con Robin Lopez, MKG andava subito a marcare Butler ma il primo tiro lo prendeva Carter-Williams, la conclusione non entrava, tuttavia Lopez già caldo al salto conquistava il secondo rimbalzo utile e Carter-Williams finiva per attaccare Kemba e guadagnare due punti con l’aiuto del vetro.
Lopez stoppava anche MKG, ma dopo un giro a vuoto di Chicago (reverse layup di McDermott annullato per aver calpestato la linea di fondo), Batum faceva tutto da solo e pareggiava a 10:15 andando sulla baseline destra a mettere l’uno contro uno da media distanza.
A 10:00 esatti dalla prima sirena, McDermott infilava un lungo due, le squadre avevano difficoltà a trovare la strada del canestro per via della fisicità in campo, gli Hornets soffrivano della staticità di Hibbert, il quale comunque dal post basso sinistro, dopo un paio di finte da fermo alzava il pallone sopra la testa di Lopez per un tiro che bruciava la retina.
Butler in separation su MKG e Gibson a una mano in entrata su Marvin allungavano per i padroni di casa che tuttavia venivano colpiti a 7:34 dall’angolo sinistro proprio da Williams.
A 6:54 Lopez in lunetta splittava sbagliando il primo libero così i Bulls erano raggiunti sul nove pari a 6:16 da MKG che in transizione correggeva il suo primo errore rimediando con il tap-in.
Un rimbalzo offensivo consentiva a 5:56 a Gibson di far mantenere il comando ai Tori che tuttavia erano superati per la prima volta durante la serata da una tripla di Walker a 5:42.
I Bulls controsorpassavano con due canestri di Butler mentre a 4:41 Marvin Williams dalla lunetta non falliva le due occasioni concesse dagli arbitri per riportare i Calabroni in scia (14-15).
Era ancora Butler a essere produttivo per coach Hoiberg, virata su un raddoppio a sinistra e arrivo al ferro in reverse layup acrobatico.
Kemba a 3:37 dopo aver provato diverse entrate disorientava Lopez per arrestarsi e colpire da media distanza.
McDermott e Lopez mandavano sul +5 i Bulls, gli Hornets recuperavano con Sessions bravo ad attaccare McDermott e costringerlo allo scontro con i piedi non fermi sulla linea di fondo. Il gioco si rivelava proficuo perché da tre punti (canestro in allontanamento più fallo) e gli Hornets, tornati a -2, riagganciavano la squadra allenata da Hoiberg quando una girandola sul posto di Kaminsky si concludeva con il botto nella retina.
Butler conquistava la lunetta avendo come dote un 87% in stagione ma splittava errando il primo, tuttavia Valentine da tre punti iniziava a dar fastidio portando il margine dei Bulls a 4 punti (21-25).
Per gli Hornets Hawes in avvicinamento nel pitturato usava la mano destra per alzare il pallone e tagliare fuori con il corpo il difensore rimasto sul lato interno.
Con questo canestro il primo quarto si chiudeva sul 23-25 a favore dei padroni di casa.
 
IL secondo quarto iniziava con un errore da tre di Kaminsky, i Bulls provavano ad allungare ma Sessions come una marionetta ninja copiava i movimenti a Grant e intercettava il passaggio del medesimo aprendo un contropiede per Batum che appoggiava in layup il 25 pari.
Mirotic tentava la tripla ma il ferro diceva no, la palla anzi rimaneva come un piccione a girare sulla parte alta del tabellone per molto più tempo del normale, così si entrava nel Lamb time…
Jeremy guadagnava due liberi (realizzandoli) a 10:43, bissando con un gioco da tre punti (hesitation in transition) per un fallo di Valentine ventisei secondi più tardi.
Mirotic sparava ancora da tre ma stavolta ne veniva fuori un’inusuale tabellata, dall’altra parte per un contatto sospetto Grant/Sessions, con quest’ultimo ad attaccare il ferro sulla sinistra, Charlotte beneficiava di altri due FT.
Mancato il primo, Ramon metteva il secondo, portando il parziale della panchina degli Hornets sul 10-0 e il punteggio sul 31-25. Caarter-Williams segnava un tiro frontale approfittando del “non gigantismo” di Sessions, tuttavia a 9:15 Batum saliva in aria per colpire in eterna sospensione da media distanza scavalcando l’avversario.
A 8:23 Mirotic dalla destra approfittava di un po’ di spazio concesso per accorciare di tripla ma a 8:09 Batum metteva dentro un assurdo lungo due punti ritardando il tiro; Carter-Williams usciva su di lui toccandolo, Nick non aspettava altro ma doveva mettere un piede dentro l’area per trovare un equilibrio comunque molto difficile e usare la continuazione sul fallo, gioco da tre punti che portava i viola sul +6…
Grant batteva Kemba in entrata mentre su un’entrata Butler perdeva il pallone con Spencer che si girava dalla parte opposta durante il tiro, niente fischio, Charlotte in mezza transizione era fermata dagli arbitri che affibbiavano un tecnico a Hoiberg, il quale protestava per un fallo ipotetico.
Batum dalla lunetta non si faceva pregare e a 7:25 l’assist di Kemba per Hawes piazzato nel pitturato, procurava altri due semplici punti per i ragazzi di Clifford, ora al comando 39-32.
A 6:58 però si entrava nella fase tiri liberi; Butler ne affondava quattro intervallato da Kaminsky con il suo 2/2, Grant invece si procurava altri due punti con l’appoggio destro in transizione e i Bulls risalivano sul 41-38.
Batum tentava di mantenere un margine di sicurezza segnando due punti ma Butler dal mid-range segnava due punti, inoltre Valentine si schermava due volte riuscendo a mettere due bombe dalla zona centrale con MKG rimasto distante.
Felicio riusciva a prendere un pallone sotto per mancato anticipo della difesa di Charlotte e dopo un giretto veloce realizzava il 43-48 mettendo un eguale parziale di 10-0.
Gli Hornets reagivano con Batum che da destra trovava Hibbert libero dalle parti della FT line; jumper e Hornets sul -3.
Marvin a 2:52 con uno stop and pops accorciava sul -1 ma Butler recuperando da un suo errore riallontanava al singolo possesso lungo gli imenotteri.
A 2:23 Walker con una tripla consegnava una nuova partita con le squadre in stallo sul 50-50.
L’equilibrio si spezzava nuovamente con una tripla di Grant dalla diagonale sinistra, Kemba con un’incursione a tutta velocità finita in mezzo a tre canotte bianche accorciava per il -1 in un finale che vedeva ancora diversi colpi di scena; Butler portava a casa su un blocco alto un gioco da quattro punti (fallo di MKG), per fortuna Kemba si faceva tre quarti campo passando Grant in stile Bolt (sei secondi circa) con arresto e tripla del -1.
Gibson spingeva in area su Lamb e conquistava due punti ma sulla sirena arrivava il fallo sul tentativo di Kemba, bravo a metter dentro due punti tra i fischi per il 52-53 che conduceva all’intervallo.

Ramon Sessions mette dentro un gioco da tre punti contro McDermott. Non male a raffronto con la panchina dei Bulls l’ex Wizards ma lontano dall’apporto prestato da Lin lo scorso anno.
NBAE (Photo by Randy Belice/NBAE via Getty Images)

Nella ripresa Hibbert era colpo a metter radici nel pitturato, regalo di Natale posticipato per uno come Butler che infilava agilmente il tecnico.
Gli Hornets però con un catch n’shoot dalla sinistra di Walker (fintando il movimento interno sul blocco di Hibbert per riuscire e ricevere) recuperavano il “back on top” (60-59).
Kemba rubava (ottavo turnover Bulls) anche un pallone in difesa e MKG chiudeva la transizione a 10:30.
Charlotte guadagnava ancora punti quando Batum, attaccando il ferro, portava via tre giocatori; scarico per Kemba, abile ancora una volta a piazzare la tripla del 65-59.
Butler rispondeva con un lungo due in step-back vanificando un’ottima difesa della nostra ala piccola titolare.
Da una persa di Hibbert Chicago ripartiva in transizione ma sbagliava, si accendeva una mischia, diversi erano gli errori di Chicago, compreso quelli di Gibson, alla fine la difesa di Charlotte usciva vittoriosa ma l’attacco di Charlotte si fermava, Lopez metteva due punti, Butler commetteva passi ma segnava due liberi poco più tardi (7:22 fallo di Hibbert in rientro dopo un suo brutto passaggio) per pareggiare a quota 65.
Batum a 7:08 dava tre punti di vantaggio tirando dalla sua mattonella sulla diagonale sinistra, Butler guadagnava altri quattro punti portando sul 68-69 la gara, Kemba allora provava a cambiar ritmo con una finta su Lopez a metà attacco, facile poi accelerare e metter dentro il layup del 70-69.
Batum riusciva a segnare nonostante una prima stoppata subita da Lopez, riprendendo subiva fallo da Gibson e dalla lunetta mandava sul +3 Charlotte che toccava anche i +5 a 5:35 con due liberi di Hibbert (74-69) e si staccava sul +8 con una tripla da sinistra di Lamb in faccia a Valentine.
Mirotic da media distanza colpiva nonostante le due mani alzate di Kaminsky ben posizionato, Walker a 4:24 staccava mezzo biglietto per l’All-Star game mandando a vuoto con spin e successiva finta, due difensori, arrivando a superare il terzo in teardrop.
A 3:14 lo step-back della fenice di Batum sembrava far volgere al meglio le sorti della partita per i ragazzi provenienti dal North carolina ma prima Kaminsky in virata perdeva palla palleggiandosi sul ginocchio, poi Charlotte era lenta ad arrivare su un rimbalzo offensivo, i bianchi ringraziavano e colpivano da oltre l’arco con Mirotic.
Gli Hornets nel finale si portavano sul +7 con Lamb, bravo a sbattere sul difensore in entrata e a segnare alzando il tiro a una mano, tuttavia un terzo tempo centrale di Butler rompeva la difesa di Charlotte e un tap-in di Felicio riducevano lo scarto a tre punti.
L’85-82 era dunque il punteggio che portava agli ultimi 12 tirati minuti.
 
Lamb a 11:14 realizzava il primo canestro di quarto ma a 9:56 i Bulls si affacciavano nuovamente avanti con la sterzata sull’esterno di Carter-Williams, baseline sinistra presa dopo lo spin su Lamb e appoggio al vetro per l’87-88.
Charlotte reagiva con due FT di Lamb e un passaggio dello stesso numero tre per Kaminsky, il quale da sotto si vedeva negare il canestro da Felicio ma illegalmente, goaltending e game sul 91-88.
Ancora un gioco di passaggi veloci portava a Kaminsky a dare un bel diagonale a Hawes che tutto solo nel pitturato depositava senza difficoltà.
Lamb faticava in difesa; prima concedeva due liberi, poi si vedeva affondare senza colpe da McDermott che dalla media destra metteva un turnaround fade-away per il 94-93.
Charlotte resisteva con Hawes, il quale da sotto evitava un paio di possibili stoppate sul filo e di mano sinistra realizzava grazie all’aiuto del ferro.
A 7:14 Walker estendeva il vantaggio a 5 pt. con l’entrata conclusa al plexiglass (Felicio lo sta ancora cercando), in più Spencer a 6:40, ricevendo il passaggio corto di Kaminsky, dalle pendici dell’area metteva dentro il teardrop del 100-95.
Charlotte tuttavia si fermava in attacco con alcune brutte scelte, Mirotic subiva fallo da Lamb e metteva due liberi, Hawes veniva depistato da Butler che cambiava direzione in transizione, il fallo speso da Spencer non era cattivo e Jimmy portava a casa il gioco da tre punti che valeva l’aggancio a quota 100 a 4:00 minuti esatti dalla sirena finale.
Charlotte tornava finalmente a segnare; Marvin sulla sinistra sotto canestro non era egoista e facendo saltare Gibson e McDermott passava sotto i corpi dei due il pallone che agganciava MKG dall’altra parte del ferro per la dunk del 102-100.
Un tecnico a MKG e i Bulls si riprendevano il -1 per poi prendersi il vantaggio; errore di Butler da sotto, difesa di Charlotte che non faceva un bel tagliafuori e Jimmy ribadiva a canestro per il 102-103.
Marvin a 2:51 con un teardrop riusciva ancora a dare speranze ai ragazzi in purple ma a 2:34 Carter-Williams si elevava nel pitturato e rimandava sul -1 Charlotte.
MKG sbagliava l’entrata da destra, Butler invece non falliva il tiro e i Bulls viaggiavano sul +3 costringendo Clifford al time-out. Kemba dalla linea di fondo portava due punti freschi per Charlotte, la quale era colpita ancora a 1:39 dall’ immarcescibile Butler in sospensione.
Hawes era stoppato sul suo tentativo di reverse ma riusciva a stoppare McDermott, Carter-Williams come una furia strappava un pallone tra le mani dei ragazzi di Clifford, si accendeva una mischia ma lo stesso numero 7 usciva dal campo con un piede prima di agganciare la sfera riconsegnandola ai vespidi.
I Calabroni però non pungevano, un passaggio di Batum per Hawes era sporcato e Butler metteva dentro il colpo partita a :32.2 tirando dalla diagonale destra oltre Batum; tiro preciso e canestro del 106-11.
A :23.3 Charlotte commetteva fallo dopo un tentativo fallito di Batum (leggero fallo di Gibson che usciva dal cilindro e con il torace andava a colpire Nick non ravvisato dalla terna), nemmeno a dirlo l’uomo franchigia dei Bulls segnava i due liberi, così Charlotte tentava alla disperata la tripla con Walker, bravo a infilarla per il 109-113.
A :15.1 però serviva fermare il cronometro e Carter-Williams continuava a essere preciso per i Bulls, 2/2 condito nel mezzo da un tecnico a Clifford, il quale protestava per il fallo non assegnato a Batum.
Nel finale c’era solo spazio per un’entrata di Kemba e un 2/2 di Butler ai liberi che alzava il suo score.
Gli Hornets quindi uscivano a mani vuote dallo United Center perdendo 111-118.
 
Pagelle
 
Walker: 7
34 pt. (13/19), 11 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Un solo turnover, nonostante tutto un -9 di plus/minus. Lui ci prova a vincerla ma, a parte una difesa sempre da migliorare, ma comunque di presenza con 11 rimbalzi tutti difensivi, tira bene e regala alcune perle in attacco.
 
Batum: 6,5
19 pt. (7/17), 6 rimbalzi, 5 assist, 1 rubata. Due I turnover e le stoppate prese, per il resto una discreta partita con un paio di tiri di quelli belli da vedere per ritmo, bravura, astuzia, armonia o atletismo. Nel finale forse in attacco avrebbe potuto dare di più, ma Chicago ha bloccato le fonti del gioco. Nulla da dire sul canestro incassato da Butler nel finale, magari su quello precedente, la velocità nel recuperare non è proprio esistita.
 
Kidd-Gilchrist: 5
6 pt. (3/10), 3 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata. Da MKG mi aspettavo più rimbalzi e più grinta in una partita che Clifford aveva dipinto come importante sui rimbalzi offensivi e i fast break. Finisce fuori nel finale con 6 falli, frustrato, si prende un tecnico, sbaglia un appoggio decisivo nel finale quando tenta di sfondare sulla linea di fondo destra ma trova due Bulls dalle parti del ferro. Troppi errori, di solito è un fattore nelle W contro Chicago.
 
M. Williams: 5,5
9 pt. (3/9), 2 rimbalzi, 1 assist. Gioca 27 minuti, sbaglia qualche tiro open quando conta meno e mette dentro un paio di tiri nel finale. Ha esperienza e sembra sapere come metter dentro la palla se ne ha la possibilità, ma sarà quella minima concentrazione mancante quando la partita è ancora aperta che gli fa sbagliare tiri… Batte Gibson nei punti ma è surclassato a rimbalzo.
 
Hibbert: 5
6 pt. (2/4). 21 minuti e da centro 0 nella casella rimbalzi… due falli e un turnover. Avessimo avuto Zeller… Tuttavia nel finale avrebbe potuto far comodo per arginare Butler. La prestazione comunque è scarsa visto anche il fatto che delle volte il pallone sul passaggio che deve effettuare è oggetto misterioso.
 
Sessions: 6
6 pt. (2/3), 1 rimbalzo, 3 assist, 1 rubata. Modesto, ma il suo contributo lo porta in 16 minuti, è un +6 il +/-, anche se i turnover sono due.
 
Lamb: 6
15 pt. (4/7), 6 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata. Se qualcuno avesse visto solo gli highlights offensivi di Lamb direbbe che sono pazzo a dargli questo voto. Prende ribalzi, attacca piuttosto bene, ma dietro non tiene e a volte prende anche canestri sui quali è difficile far di più. La media tra una difesa insufficiente e un buon attacco. Riuscisse a difender meglio, con l’MKG delle ultime partite sarebbe titolare. E’ come l’uovo o la gallina, toglierlo o lasciarlo…
 
Kaminsky: 6
6 pt. (2/5), 3 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata. Bravo nello smistare palloni giocando di squadra. Fa il suo in 20 minuti ma perde due palloni, un palleggiandosi sul ginocchio in virata, ball-handling da dilettanti. Non forza e questo va bene.
 
Hawes: 5,5
10 pt. (5/9), 3 rimbalzi, 2 assist, 2 stoppate in 26 minuti. Mi taccerete d’eresia ma io vedo Spencer molto meglio come ala grande che come centro se aiutato da un centro a presidiare l’area. Una combinazione Hibbert/Hawes con il roster a posto penso potrebbe assortire bene la coppia di lunghi della second unit. In attacco è uno che fa movimento e mette tiri, dietro è uno combattivo ma nel finale è un buco nonostante la stoppata su McDermott. A riprova c’è il -13 di plus/minus e la facilità con la quale lascia andare Butler all’appoggio per poi commettere un fallo sullo stesso giocatore in una situazione ormai compromessa. Come Lamb… attacco ok, difesa nei finali da paura…
 
Coach Clifford: 6
Nel finale è salito il ritmo, dopo alcune buone giocate di Spencer avrebbe dovuto sostituirlo per Hibbert. Lo so che ho appena scritto ne “Il Punto” che Spencer dovrebbe aver più spazio al posto di Roy, ma ci sono dei distinguo in base alle situazioni. Secondo me una lettura sbagliata della situazione (anche se lui l’avrà fatta in base al quintetto dei Bulls sul parquet) in una difesa che faceva fatica a tenere poiché Spencer in un finale tirato, come centro difficile possa rendere. Probabilmente avendo tolto Lamb, voleva qualcosa di più veloce di Roy. Stasera non ci affossano le triple, anche perché Chicago dalla distanza è se non erro, la più scarsa, ma Butler. In genere la squadra è poco cattiva, stasera lo è poco di più e spende alcuni falli male, oltre a regalucci arbitrali nel finale… Sufficienza perché deve rinunciare a due buoni giocatori e perché si vede un buon basket, ma quella difesa è da sistemare, anche se per caratteristiche sarebbe un rompicapo anche per Popovich.

Il Punto @ 34

E’ stata dura seguire questo ciclo di 17 partite degli Hornets (anche perché il mese dicembrino è ricco di altri impegni) partito il 29 novembre con la sconfitta casalinga contro Detroit e terminato con un’altra sconfitta interna contro Cleveland (squadra comunque che a sua volta è 5-0 contro le prime 5 e 9-1 contro le prime 10).
Nel mezzo all’Alveare un unico altro passo falso; quello con Minnesota dopo un supplementare e una partita che sembrava già vinta, con i Timberwolves a realizzare tre bombe nell’ultimo minuto per portare all’OT la partita.
Questo sarà uno dei temi fondamentali del pezzo, ossia la difesa sul perimetro…
A fronte delle tre citate sconfitte, Charlotte ha vinto le restanti sei partite casalinghe (Dallas, Detroit, Orlando, Los Angeles sponda Lakers, Chicago e Miami) facendosi rispettare, ma in trasferta ha subito un 3-5 (complici le 4 L consecutive a Cleveland, Indiana, Washington e Boston) che, contando solo le partite prese in esame, ha fatto chiudere questo periodo agli Hornets su un 9-8 che unito al 10-7 precedente li ha portati al record attuale di 19-15.
In 33 giorni i Calabroni hanno giocato 17 partite, il che significa più di una ogni due giorni, a gennaio l’intervallo scemerà impercettibilmente con 15 partite su 31 giorni, così come a inizio febbraio (sette in quindici), prima dell’All-Star Game spostato a New Orleans.
I colpi più rilevanti Charlotte, a parte lo sweep su Dallas, li ha portati a casa contro due squadre dell’Est, soprattutto nella vittoria contro Atlanta, al momento diretta concorrente per la vittoria in una Southeast Division non esattamente irresistibile.
L’altra vittoria contro Chicago, casalinga, è stata seguita, però da una sconfitta esterna sul campo dei Brooklyn Nets (squadra che in casa, nonostante la bassissima classifica è 7-8) all’ultimo secondo per “colpa” di Foye; il suo buzzer beater da tre punti ha sorpassato gli Hornets di due.
Il resto è storia recente; le vittorie su Orlando e Miami hanno reso la classifica più florida, mentre l’ultima recente L con i Cavs ha riportato gli Hornets a terra.

Le statistiche dei singoli arrivati alla trentaquattresima “giornata” per Charlotte. Da basketball-reference.com.

 
Osservando un po’ di statistiche complessive di squadra si nota che Charlotte è dodicesima nella statistica stoppate con 5,2 a partita ma solo ventisettesima per palle rubate (6,6), è sesta per assist con 23,5 a partita, ottima se si pensa che diverse volte i Calabroni da assist non conteggiati abbiano rimediato punti dalla lunetta, nei turnover concessi è prima insieme a Toronto, regalando solo 11,9 a partita agli avversari.
Gli Hornets concedono solo nove rimbalzi offensivi agli avversari addensandosi intorno all’anello, così facendo però scoprono il fianco per le triple degli avversari che tirano con il 35,5% facendo di Charlotte la quattordicesima difesa sul perimetro.
Una statistica interessante che ritroveremo tra le righe leggendo ad esempio le “voci” Batum e Zeller, è che gli Hornets sono la squadra meno cattiva della lega giacchè vanno commettendo solamente 16,6 falli a partita.
Questo gli vale il primo posto nei tiri concessi alle avversarie, ma non sempre è un fatto positivo se si può spendere un buon fallo piuttosto che lasciare un canestro facile.
Infine Charlotte è ottava a rimbalzo e decima per punti segnati (104,9), mentre difensivamente è 15^ con 102,6 concessi.
 
Questa volta per poseguire l’analisi… anziché andare per reparto, parlerò dei giocatori uno per uno partendo dalla loro posizione nella classifica interna basata sui miei voti.
 
Coach Clifford: 6,27 – Esula dalla classifica, ha proposto il solito gioco ibrido tra moderno e passato fatto di tanti tiri da tre punti (blocchi stagger o alti per Walker che portano a tiri veloci e buoni risultati) ma anche movimento palla, con Batum e Walker nel ruolo di passatori e realizzatori.
Gli si è infortunato Belinelli, che con i suoi 11 punti a partita è terzo tra i ragazzi in teal & purple, ha purtroppo lunghi incompleti, da lì spicca la promessa Zeller, Marvin risale un po’, ma Hibbert e Kaminsky scendono.
Le loro prestazioni sono state abbastanza scadenti ultimamente e anche se Hawes ha giocato male con Boston, sarebbe da riproporre con più continuità visto il materiale che ha in mano. Non osservo la squadra tutti i giorni e Clifford è senz’altro più competente di me, ma Spencer in certe gare dovrebbe avere più chance, così come le darei a Wood che in taluni casi potrebbe risolvere alcuni problemi difensivi e offensivi con il suo atletismo.
La forma fisica di alcuni non è sembrata ottimale, il gioco di movimento è dispendioso e abbiamo finito per pagare dazio già in tre OT quest’anno e qualche altra gara punto a punto, ci vuole più compattezza…
Deve anche trovare la quadra sul perimetro contro squadre come Cleveland che tirano bene dall’arco, rischiamo troppo spesso di collassare schiacciandoci nel pitturato e un passaggio, un cambio gioco, un semplice blocco alto (per non conceder magari il pick and roll sul cambio) o un rimbalzo offensivo, innescano possibilità pericolose.
E’ il gioco ma bisogna riuscire a dar più fastidio e lui deve realizzare la tensiostuttura difensiva.
Per il resto nulla da eccepire con il materiale che ha in mano, anzi, la squadra perde pochi palloni in attacco, è ordinata e discretamente mobile, usa buone spaziature (qui potremmo parlare d’interpreti magari) e sfrutta bene i fast break.
 
Classifica Giocatori
 
 15^ A. Harrison: 5,25 – Spedito ai Greensboro Swarm non sta facendo male in D-League, richiamato da Cho per l’ultima partita dell’anno ha toccato il campo nel garbage time, ma l’ultimo voto l’ha preso alla diciottesima contro Detroit.
Al momento e probabilmente non solo, totalmente marginale.

Harrison in una buona prestazione agli Swarm.

 
 
14^ C. Wood: 5,5 – L’altro giocatore spedito a Greensboro. Storia parallela a quella di Harrison.
Buone prestazioni nella squadra affiliata, richiamato anch’esso a Charlotte per l’ultima sfida a Cleveland non ha visto il parquet per essere in inactive list.
Su di lui avrei scommesso di più, anche perché i nostri lunghi ultimamente sono tutti in difficoltà.
 
13^ B. Roberts: 5,75 – Visto altre quattro volte in questo break, ha mantenuto il suo livello, purtroppo scarso.
Contro Boston non ha approfittato dell’assenza di Walker per entrare dalla panchina e dar vita a una partita che lo riabilitasse agli occhi di Clifford.
Anche lui ai margini come i due precedenti descritti, comunque sempre presente.
 
12^ F. Kaminsky: 5,85 – Mai avrei pensato di trovarlo così basso, ma i dati parlano chiaro; il suo minutaggio è aumentato di 3,8 a partita ma al tiro dal campo è calato del 3,1% (37,9 attuale), in più ha un 5,9% in meno al tiro da tre, sceso dal 33,7% al 27,8% (con anche diversi open falliti) e quest’ultimo dato si sta rivelando un problema per Charlotte che dopo Belinelli ha nel Tank un’unità base tra le riserve.
Il tiro libero è sceso leggermente, mentre i rimbalzi sono saliti dello 0,6% (4,7 a partita).
I punti sono saliti a 10,3 contro i 7,5 a partita dello scorso anno. A prescindere dalle statistiche la difesa è ancora scarna.
 
11^ R. Hibbert: 5,98 – Sceso sotto la sufficienza, purtroppo non è certo il Roy d’Indiana, ultimamente si sforza di rientrare più velocemente sulle transizioni avversarie, ma in genere la velocità e la mobilità non sono le sue armi principali.
Non è nemmeno un ninja nel controllo della palla, ha uno 0,8 di turnover a gara contro lo 0,9 dello scorso anno ai Lakers quando tuttavia giocava molti più minuti.
Con 15,6 a partita l’ex gialloviola sta segnando 5 punti esatti a partita, totalizza inoltre 3,7 rimbalzi e 1,1 stoppata a partita.
Tira con il 49% dal campo ma è quasi corpo estraneo all’attacco soventemente, quando può giocare più lentamente e in vecchio stile non fa male, dietro però la sua verticalità non basta, non è il protector rim che Clifford sperava d’avere.
L’atletismo imperante di alcuni avversari lo rende inefficace in diverse occasioni perché poco aggressivo e “troppo pulito” a volte, anche perché quando commette fallo si nota…
 
10^ R. Sessions: 6,01 – Ramon invece passa dall’insufficienza alla sufficienza ma per Charlotte, nonostante alcune discrete partite (in ripresa dopo l’avvio di stagione drammatico) contro Dallas e Orlando in casa soprattutto, è comunque come se fosse una Cinquecento a confronto di una Ferrari se paragonato con Lin. Come lui è uno stakanovista e per ora è l’unico Calabrone ad aver disputato tutte le partite programmate.
Gli Hornets hanno risparmiato dall’addio del mercenario Lin, ma l’uomo di Myrtle Beach sta segnando 6,4 punti a partita, smistando 2,9 assist, tirando con il 38,5% dal campo (che include un pessimo 29,5% da tre), il che lo dava come uno dei giocatori “più peggiorati” (passatemi l’americanata) dell’intera NBA rispetto allo scorso anno, quando a Washington giocava qualche minuto in più ma sfiorava con 9,9 pt. i 10 di media. Ramon gioca tentando d’incunearsi spesso nelle difese avversarie, alla Lin, ma l’efficacia e la velocità non sono le stesse, guadagna anche qualche FT e dalla lunetta per fortuna le percentuali sono in aumento.
Vedremo come proseguirà la stagione, ma che il cambio non fosse favorevole era già evidente sin dall’estate.
 
 9^ T. Graham: 6,12 – Difficile dire qualcosa su di lui perché come i primi due della classifica gioca poco ma lo fa con più qualità mostrando un buon tiro da tre (4/6).
2,4 i punti di media in 7,4 minuti sul parquet, si potrebbe rivedere qualche volta in più…

Intervista (in inglese) a Graham.

 
8^ M. Williams: 6:12 – Altro giocatore in lieve risalita dopo un inizio abbastanza scostante.
Rientrato in gara 22 contro Detroit, ha preso l’ultima insufficienza contro Washington in gara 26, poi si è sempre guadagnato la pagnotta sebbene il suo 38,9% dal campo non sia eccezionale per aprire spazi per i compagni.
Da tre punti tira con il 35,5% che paradossalmente è meglio se paragonato a tiro da due con le relative difficoltà.
Dall’11,7 è sceso al 10,3 nella statistica punti rispetto lo scorso anno, inoltre l’anno scorso dava una stoppata a partita, quest’anno è fermo allo 0,4 e i rimbalzi sono scesi dal 6,3 al 5,4 attuale mostrando probabilmente una preparazione fisica meno esplosiva dello scorso anno.
 
7^ J. Lamb: 6,13 – Lamb rimane davanti a Williams e Graham ma scende terribilmente nei voti.
La partenza prologo sprint di Jeremy (5 gare a 6,70 di media) coincide con il super avvio dello scorso anno, purtroppo il seguito dell’opera se non è da tragedia greca è stato di scarso livello. Quest’anno sta tirando con il 45,4% al posto del 45,1 dell’anno precedente, le altre statistiche sono in saliscendi, su ai tiri libero (82,6% al posto del 72,7% dell’anno precedente), giù al tiro da tre punti (23,5%), su negli assist e giù lievemente nelle stoppate, giù ma in senso positivo, leggerissimamente anche nei turnover. A lui si chiede di segnare e mette 9,0 punti a partita, certo… poi sta a Clifford trovare un equilibrio difensivo, anche perché le sue rubate si sono dimezzate dallo 0,6 a gara allo 0,3…
 
6^ S. Hawes: 6,19 – Ha giocato poco nelle ultime gare.
Da presenza fisa si è trasformato a sporadica apparizione.
Si è visto con continuità sino a gara 21, poi Zeller e Hibbert in buona salute hanno dato la forma delle sue terga alla panchina. Sceso dello 0,11 nei voti anche a causa dell’incostanza sul parquet, ha mostrato un buon gancetto dal pitturato e un’aumentata fluidità nonché confidenza in questo tipo di situazioni.
Se non è in serata però meglio correre ai ripari e toglierlo quasi immediatamente, vedi Boston e la sua insistenza al tiro…
Il 216 cm di Seattle sta segnando 6,3 punti a match in 15,7 minuti a partita.
47,4% dal campo e 80,0% ai liberi, 3,8 rimbalzi, 1,6 assist e 0,6 blocchi a partita.
In alcune gare per me dovrebbe passare davanti a Hibbert nelle rotazioni, quando ci vuole più energia o in attacco si ha bisogno di dare più profondità alla manovra può sempre trovare una soluzione nel passaggio o alla conclusione, cosa che Roy ha meno nelle sue corde.
Nota negativa, come per altri, anche lui è sceso tanto nella conclusione da fuori l’arco, attualmente spara con un 24,2 dal 37,3 dello scorso anno, il che potrebbe voler dire (non credendo sia diventato improvvisamente inabile) che l’anno scorso tirava più comodamente sugli scarichi e che il gioco di Charlotte avrebbe bisogno di altri piccoli grimaldelli oltre a Walker…
 
 5^ C. Zeller: 6,33 – Scende leggermente dello 0,06 nei miei voti, roba da poco ma conferma le difficoltà dei nostri lunghi.
Anche se ha messo su più massa e si fa rispettare di più su qualche contatto, specialmente quelli offensivi dove ora può segnare tiri che prima non avrebbe messo, in difesa è leggerino, nel senso di battibile, questo rende anche lui un lungo incompleto sebbene sia il migliore di Charlotte nel reparto al momento.
Nella notte di ieri Thompson l’ha battuto più volte.
Le nostre due vittorie “più belle” del periodo sono coincise con sue due ottime prestazioni, così come le vittorie migliori dalla uno alla diciassette, spesso portavano pagelle alte a Cody, il quale comunque anche nei voti rimane nella top five. 131 i tiri finiti nel secchio su 220 tentativi, un 59,5% dal campo che lo aiuta a prender buoni voti, pick and roll, dunk in copertura o senza, infilate…
Cody avanti gira bene attorno Batum o Walker e ormai schiaccia con una certa frequenza d’autorità, collezionando diversi poster da appendere poi nella sua cameretta.
Il 65,1% dalla lunetta è rivedibile perché sta tirando con il 13% in meno dello scorso anno, tuttavia gioca dispendiosamente.
6,2 rimbalzi, 1,1 stoppate, spende 3,2 falli a partita in 26,1 sul parquet che gli valgono 10,7 punti dal campo (+2 punti a partita rispetto al finale dello scorso anno)…
 
 4° M. Belinelli: 6,34 – Marco sorpassa Cody di un’unghia aumentando di 0,08 il suo voto complessivo.
Le sue serate migliori sono arrivate nella sfida a Dallas, nella seconda contro Detroit e soprattutto ad Atlanta, quando con tre bombe non certo semplici da far esplodere nella retina degli Hawks, nella parte finale della gara, è stato superlativo e ha aiutato Charlotte a vincere una gara senza di lui persa senza dubbio.
Anche a lui come Lamb si chiede di segnare, complessivamente però, nonostante qualche disattenzione nei back-door difensivi e una difesa troppo pulita a volte, lo valuto meglio rispetto a Jeremy sia complessivamente sia difensivamente. Il 45,7% dal campo è un numero che sta a indicare (al momento) la sua miglior stagione al tiro, inferiore solo a quella del primo anno a San Antonio, il 45,3% da tre invece batte anche quella stagione con gli Spurs e ripaga la fiducia di Jordan che lo voleva come tiratore.
Evidentemente MJ gli ha dato degli stimoli in più e lui da sesto uomo si sente calato perfettamente nell’importante parte.
Deve aiutare a realizzare, solo così Charlotte ha speranze di portare a casa vittorie avendo perso gente come Lin e Jefferson in grado di portare punti in altra maniera.
Tira con l’86,3% dalla lunetta (molto alto) e questo lo sta aiutando a realizzare 11,0 punti di media.
Per sfortuna un infortunio alla caviglia, dopo essere entrato per pochi minuti sul parquet contro i Bulls, lo sta tenendo lontano dal campo nelle ultime gare.

 
 3^ M. Kidd-Gilchrist: 6,39 – Michael perde solo lo 0,01 del voto complessivo rispetto al precedente.
In queste ultime 17 partite nel voto è andato sotto solo due volte, entrambe con Cleveland, dove la sua fisicità al cospetto di James è paragonabile a un Mercurio contro il Sole.
LBJ finisce sempre per inghiottirlo.
Avessimo altre armi valide potrebbe stare Marvin Williams su James provando a dirottare MKG, comunque sempre miglior difensore degli Hornets, uno strallo difensivo a protezione dei lunghi alberi maestri sotto canestro.
Spesso ho premiato la sua dedizione difensiva, anche se i risultati sono altalenanti, non sempre l’efficacia è stata quella di due anni fa e quella intravista lo scorso.
Michael, al contrario di Belinelli e Lamb, è uno specialista difensivo (MKG Security vi dice nulla?); recupera 6,9 rimbalzi a partita, dei quali 1,9 vengono dalle tabelle offensive, ruba 0,8 palloni a partita (statistica migliorata rispetto al passato), da una stoppata di media a partita (anche questa statistica è nettamente migliorata) e ha diminuito i turnover a 0,8 a match.
E’ sceso un po’ al tiro, durante le prime giornate aveva preso diverse stoppate, ma ora sembra attaccare meglio il ferro e proteggere di più il pallone, tutto sommato il 44,8% con cui tira dal campo è buono.
Gioca 29,2 minuti a partita e sta segnando di media 9,1 punti contro il 12,7 dello scorso anno ma a prescindere dall’attacco c’è bisogno di ancor più difesa da parte sua per abbassare i punteggi delle avversarie e arginare le numerose ali in grado di colpire da tre punti sul perimetro, lì deve essere bravo ad accorciare e a dar fastidio ancora di più.
 
2^ N. Batum: 6,57 – Il francese fa registrare un’impennata di 0,29 nella media complessiva voti figlia di tante buone prestazioni. Con un 7 ha svoltato il primo dicembre e poi non è mai sceso sotto la sufficienza inanellando una serie di buone performance, scemate solo un po’ durante le 4 trasferte consecutive perse. Sta riempendo tabellini non fini a se stessi, ma è giocatore in grado di smistare assist veri e lumeggiare la tela di Clifford fatta da brevi o larghe spaziature, pick and roll, passaggi in transizioni, cambi gioco e passaggi schiacciati con angolazione ottimale l’hanno portato a salire a 5,9 assist (diciannovesimo nella NBA) a partita (l’anno scorso si fermò a 5,8) giocando 34,7 minuti (ventiduesimo nella lega) a partita contro i 35 dello scorso anno.
7,6 rimbalzi, 1,2 steal, 82,0% dalla lunetta e 40,5% dal campo a partita.
Troppo spesso a inizio stagione commetteva numerosi turnover, ma ora, grazie a una scelta più oculata e a una forma ritrovata, è sceso anche rispetto allo scorso anno, quando concedeva 2,9 TOV a partita, ora si assesta su un 2,4…
I 14,7 a partita che sta segnando sono quasi in linea con il 14,9 dello scorso anno.
Piccolo difetto, personalmente mi sembra un po’ calato in pressione, nonostante le steal siano buone, nelle stoppate è sceso da 0,6 a 0,4, tiene una distanza media dall’avversario per non farsi passare, talvolta l’attaccante riesce a batterlo con il tiro nonostante alzi magari il braccio per interrompere il contatto visivo del canestro all’offendente.

Una carrellata di assist di Batum tra la 17 e la 34^.

 
 1^ K. Walker: 6,95 – Media pazzesca.
Scende dello 0,05 ma è un risultato assurdo.
Se c’è un fenomeno a Charlotte è lui a prescindere dai 37 punti realizzati contro Cleveland nella notte.
Ha steccato solo la partita con Indiana e avrebbe dovuto far di più a Brooklyn ma porta nelle casse degli Hornets 22,7 punti e da quando è in NBA non aveva mai raggiunto queste vette.
Si sta dedicando meno alla parte difensiva; rimbalzi, rubate ed eventuali stoppate, i turnover con 2,2 sono in linea con la sua carriera.
Non è uomo assist di prima grandezza; smista 5,4 palloni a sera, però sta tirando con il 40,7% da tre punti e dal campo il suo 46,2 è un ottimo dato per un play.
Il ball handling e la velocità, uniti a un sempre più perfetto controllo del corpo con il quale può decidere di cambiare ritmo e direzione impercettibilmente anche per tentare le sue sortite con layup verso canestro, ne fanno la sedicesima minaccia dell’intera NBA (tra i marcatori).
Punto debole la difesa.
E’ migliorato dagli albori in divisa Bobcats ma se si deve sobbarcare il peso dell’attacco, tra crossover, cambi di velocità, direzione, comprese schermature alte per tentativi da tre punti, risulta meno efficace, nonostante qualche volta sia abilissimo a piazzarsi fuori dal semicerchio e a subire sfondamenti utili a portare a casa fischi a favore di Charlotte.
La speranza è che continui così ma magari vedendo un gioco più equilibrato.
L’unico proveniente dalla Queen City, con possibilità di andare all’All-Star game nella Big Easy come Walker Charlotte Ranger.
 
Ora… guardando il cielo notturno buio non vedo le fasmate (le immagini che compongono le nuvole per l’effetto delle luce) che potrebbero dare forma a “romantici” vaghi e vacui pensieri sulla prossima Charlotte, al momento la realtà dice che dobbiamo ancora lottare per emergere, quindi la parola d’ordine per fare la differenza sarà tenacia, la quale potrebbe sopperire a carenze e aiutarci a vincere più partite punto a punto o negli OT.

Game 34: Charlotte Hornets Vs Cleveland Cavaliers 109-121

 
 
FrustraziHornets
 
Niente fuochi d’artificio a Charlotte nella notte, niente “BottHornets” perché ancora una volta gli Hornets 2016/17 hanno dimostrato di non reggere il passo contro i top team.
Sempre usciti sconfitti contro squadre che ci precedono in classifica attualmente a Est, incassano la terza sconfitta consecutiva contro James e soci, nonostante coach Lue dovesse rinunciare alle guardie titolari Irving/J.R.Smith (comunque ben sostituite).
Walker ha finito con 37 punti e il 59,1% dal campo ma non è bastato, così come non sono bastati i 24 assist di Charlotte contro i 17 avversari.
James ha finito con 32 punti, Love con 28 e se anche gente come McRae e Felder hanno finito per realizzare rispettivamente 20 e 13 punti, il finale non poteva esser certo favorevole nemmeno in caso di astri o fato favorevole.
Il 14/31 da tre di Cleveland, ovvero il 45,2%, ha deciso de facto la sfida.
Charlotte da fuori ha finito con un 9/24 (37,5%) e anche se ha vinto 39-35 a rimbalzo, ha dimostrato di aver problemi a difendere sul perimetro.
Kaminsky ha concesso troppo a Love, James si è preso tiri che altri giocatori non avrebbero realizzato.
Charlotte ha provato un paio di volte a rientrare in partita (-4 nel secondo quarto e -8 nell’ultimo), ma è sempre stata ricacciata indietro, così, nonostante l’anno 2016 sia stato comunque positivo per la franchigia di MJ, va in archivio con la consapevolezza di dover far qualcosa in più sul mercato se si vuole competere contro i big team.
Nel frattempo che il Dio Giano (il Dio degli inizi) dia uno sguardo benevolo girando una delle sue due teste, sugli Hornets impegnati a Chicago nella prossima sfida.
 
Per l’ultima partita dell’anno i Cleveland Cavaliers, dovendo rinunciare a J.R. Smith proponevano il seguente starting five; Liggins, McRae, James, Love e Thompson, mentre Coach Clifford (sempre privo di Belinelli in day to day) andava sul sicuro con il solito quintetto collaudato: Walker, Batum, Kidd-Gilchrist, M. Williams e C. Zeller.

Frank Kaminsky III contro Jefferson. The Tank ha finito con 15 punti ma in difesa deve muovere i suoi cingolati meglio e più velocemente.
(Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

 
Sull’ascensione per la palla a due Thompson era più celestiale di Zeller nonostante il colore della divisa, palla ai Cavs che ci provavano con Love da due, un tiro lungo che colpiva solo il ferro e rimbalzava via, Charlotte invece faceva girare un pallone per MKG che con spazio, leggermente più arretrato della linea del tiro libero, metteva dentro i primi due punti della serata a 11:25. L’inizio era vivace e Cleveland si ritrovava subito mettendo a referto un parziale di 7-0 con James a portare in vantaggio (dopo i primi due punti di Love) i suoi con una transizione e ad allungare di tripla a 10:24.
Kemba riceveva la telefonata dal commissario Gordon, pericolo a Gotham City e abbassata la cornetta del telefono rosso correva in appoggio sino al vetro battendo Thompson.
Correre era ancora la filosofia quando MKG forzava il tiro di LBJ, dalla transizione arrivava l’appoggio per il 6-7 e a 9:20 da un altro contropiede Walker cedeva indietro a MKG, il quale arrivava fluido all’aggancio in corsa e metteva a dentro l’8-7 in atletico fing and roll.
I Cavaliers cercavano il nuovo vantaggio, Thompson era stoppato sotto il ferro a destra da Marvin Williams, la palla, però rimaneva ai Cavs che con un paio di passaggi pescavano McRae libero fronte a canestro per la tripla dell’8-10.
Batum a 7:41 pareggiava in avvicinamento, James lo imitava con più prepotenza, così Batum per trovare il nuovo pari, non avendo il fisico della SF avversaria dava dentro sul movimento in pick and roll di Zeller, il quale metteva dentro in schiacciata.
La gara non trovava una squadra leader, anche se Liggins al vetro riportava al comando i bordeaux ospiti, MKG da sotto trovava un contatto con Thompson, canestro e libero addizionale realizzato per il 15-14 a 5:54.
Un tre punti di Love immediato su un cambio gioco di James raddoppiato e un runner di Lamb dalla sinistra ristabilizzavano il match sull’equilibrio nel punteggio (17-17) ma Cleveland inaspettatamente iniziava ad allungare partendo da un floater di McRae che guadagnava anche un libero portando nel paniere di Cleveland tre punti seguiti da altri due messi a referto da Love dalla lunetta; dopo una super difesa di Marvin gli arbitri chiamavano il fallo alla nostra PF sul tentativo d’allungo sulla palla.
Lamb e Walker sbagliavano due triple sulla stessa azione (MKG another offensive rebound docet) mentre James iniziava a far intravedere il leitmotiv dei primi 24 minuti infilando la tripla del 17-25 a 3:32.
A nulla serviva il time-out se James su una finta si girava vedendosi franare addosso Zeller, due tiri liberi entrambi a segno e Hornets sul -10…
Da un travel in attacco di MKG nasceva il nuovo attacco di Cleveland, a 2:51 arrivava una tripla siderale di LBJ, difficile ma monotona, così gli Hornets raggiungevano un glaciale -13.
A 2:32 Sessions provava a mettere l’antigelo realizzando due FT ma LBJ con un pullup nel pitturato riportava sul -13 (19-32) gli imenotteri.
Kaminsky da tre non segnava, tuttavia MKG prendeva un altro rimbalzo d’attacco e convertiva in due punti facendo oltrepassare a Charlotte la soglia dei 20 punti.
Da un altro rimbalzo di MKG uscivano due tiri buoni per Frank, il quale dopo aver preso il possibile assist del nostro numero 14 subiva fallo da Jefferson a 1:25.
Almeno dalla lunetta la nostra ala/centro realizzava e gli Hornets risalivano sul -9.
Frye sbagliava una schiacciata appesa e dall’altra parte il gap scendeva a 7 punti con Lamb che verticalmente passava sulla destra a Sessions, il quale in back-door aggirava la difesa di Cleveland e arrivava sino all’appoggio bimane al ferro.
Purtroppo quando il momento sembrava propizio per un rientro di Charlotte, Jefferson s’inventava una specie di windmill reverse layup che fruttava anche un libero addizionale e conseguente gioco da tre punti che riportava lo svantaggio dei teal in doppia cifra.
A far chiudere bene il primo quarto ci pensava però Kaminsky, bravo a spostarsi lateralmente sulla sinistra e a guadagnare quei cm necessari per battere l’attenta difesa di Jefferson.
Il primo periodo quindi terminava sul 28-35 a favore degli ospiti.

Le Honeybees a passo di carica stanno per entrare sul parquet, ma Charlotte non la spunterà comunque.

 
Il secondo periodo era aperto da Nick che dopo 12 secondi realizzava due liberi ma dopo un’altra dozzina di secondi Cleveland mostrava le sue intenzioni di fuga; Hibbert o meno nel pitturato, Love realizzava con la mano destra il 30-37.
Shumpert e il rookie Felder portavano agli ospiti punti; 2 per il primo, 5 di seguito per il secondo, un parziale di 9-0 che portava la formazione di Lue sul 30-44…
A interrompere il parziale era Kaminsky a 9:08 a gioco fermo.
Il suo 2/2 dalla lunetta però era un fuoco di paglia, Cleveland raggiungeva rapidamente il massimo vantaggio; Frye da tre, Liggins da due e Love dalla lunetta spingevano Charlotte sul -19 (32-51) nonostante una tripla di Marvin Williams segnasse il 35-51, la frustrazione iniziava a essere tangibile.
Un rimbalzo offensivo di Sessions consentiva a Charlotte di segnare da una seconda possibilità; Batum vedeva il taglio diagonale in back-door sulla destra di Walker e lo serviva precisamente, Kemba faceva il suo dimostrando il solito buon controllo.
A 6:31 Kemba chiedeva un fallo per un contatto con Liggins sul tiro, per gli arbitri non c’era nulla ma il canestro era comunque portato a casa, in più gli arbitri vedevano la manata di Shumpert sulla spalla del nostro play nell’azione successiva, così Charlotte racimolava altri due punti e si riportava sul -10 (41-51). Liggins falliva una tripla (in and out) ma Love raddoppiato in post basso tentava al volo la correzione improbabile a una mano, sul sandwich gli arbitri chiamavano il fallo e l’ala grande di Cleveland ringraziava portando a casa due punti a 5:33 dall’intervallo.
Zeller nel pitturato cambiava anca e mano realizzando di sinistra il 43-53 ma Love tirava in faccia a Kaminsky dalla sua mattonella sul centrosinistra.
Gli Hornets con Kemba provavano a tenere in piedi la baracca con un reverse layup rallentato, una transizione portava Kaminsky alla jam grazie a un bell’assist diagonale teso di Zeller in corsa, inoltre Batum a 3:31 saettava una tripla che inceneriva la retina portando sul 50-56 la gara.
A 2:47 Walker Charlotte Ranger portava il gap a soli 4 punti; sulla sinistra in entrata andava dentro per appoggiare cambiando leggermente direzione e ritmo lasciando il difensore in svantaggio, tuttavia James partendo come un treno guadagnava due FT.
Dalla lunetta il fenomeno della Lega splittava ma Cleveland guadagnava comunque punti grazie a Love che dall’angolo sparava un botto approfittando del rientro tardivo di Kaminsky. Love si portava clamorosamente a 22 punti personali colpendo per l’ennesima volta dall’arco dalla sua mattonella posizionata sulla diagonale sinistra e la situazione riprecipitava sul -11 (52-63).
Charlotte non riusciva a fermare Cleveland sul perimetro, lo faceva notare anche James che dal centro/sinistra portava il punteggio sul 54-68, gli Hornets cercavano di tamponare la ferita con i tiri liberi (3/3 di Kemba per fallo di Shumpert a :30.1 dalla seconda sirena) ma il copione si ripeteva negli ultimi secondi; questa volta su uno scarico era McRae a colpire da oltre l’arco e Kemba a rispondergli dalla lunetta fissando il punteggio dei primi ventiquattro sul 59-71.

Ramon Sessions #7 prova un tiro, ma il suo 1/5 non è stato certo ai livelli di Lin lo scorso anno…
NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

 
Il terzo quarto iniziava con Liggins a cercar fortuna da oltre l’arco, per fortuna il pallone non entrava e Batum servendo Cody in maniera appropriata per una dunk in transizione, aiutava Charlotte a scalare sul -10.
Il problema per Charlotte era la tenuta difensiva; se diverse volte nella prima parte della gara i Cavaliers erano riusciti a colpire da tre, ora era Thompson a battere un paio di volte Zeller nel pitturato consegnando un 61-75 al tabellone.
Batum a 9:49 passava il proprio difensore, arrivato ai bordi dell’area cercava il tiro ma sull’aiuto doveva rimanere in arie di più e scendendo utilizzava il vetro per mettere dentro il tiro.
A 8:27 Kemba collabrorava per il programma rientro; doppio drag screen e tripla che restituiva un -11 a Charlotte, tuttavia a 7:31 si rivedeva Thompson che spalle a canestro lavorava su Cody e infilava altri due punti.
Era sempre Zeller a dover concedere (fallo sul rientro dalla transizione di Cleveland) due liberi al n°13 avversario, che portava così a 4 i suoi punti di fila.
La partita stagnava intorno alla dozzina di punti, anzi… peggiorava quando McRae, sembrava voler scartare un regalo di Natale posticipato per Cleveland…
Tre punti per il 71-86…
A 3:05 dalla fine del terzo quarto Kemba diveniva libero professionista e andando sulla top of the key da tre sparava la frustata perfetta per la tripla del 78-89 che “riavvicinava” un po’ i ragazzi di Clifford.
Un pullup di Kemba dalla FT line consigliava a Lue il time-out sull’80-91 e al rientro il rookie Felder colpiva pesante da tre. Charlotte tergiversava troppo in attacco, Hibbert quasi allo scadere si ritrovava palla in mano e tirava tutto a destra del canestro, rimbalzo inutile di MKG che doveva lasciar palla agli arbitri vedendo il neon giallo illuminarsi.
Nel finale di quarto segnava ancora Kemba, ormai un one man show ma i Cavs chiudevano avanti 82-99…
 
L’ultimo quarto dava solo l’illusione del rientro in partita a Charlotte; Batum in sospensione a 11:18 iniziava bene bruciando la retina ma Marvin Williams, unico sulla linea di fondo, era preso in mezzo da James sull’esterno e Frye sotto canestro, sul centro andava a commetter fallo…
Love segnava di tabella e Charlotte sembrava iniziar a salutare definitivamente la partita…
Marvin Williams però a 7:53 dall’angolo destro metteva dentro la bombarda, Love in attacco era stoppato da Batum sulla rotazione difensiva, tuttavia Sessions conquistava il rimbalzo offensivo su un attacco di Charlotte non proficuo, ma vedeva Walker perder palla.
Ne approfittava così Felder che segnava il suo undicesimo punto in serata.
Ancora Felder andava a tentare un mezzo crossover su Kemba colpito e affondato poi dal suo tiro…
Marvin replicava a 5:59 con un lungo due portandosi in minima doppia cifra e a 5:34 Walker prendeva una rivincita su Felder, ingenuo a far fallo sul terzo tempo rallentato di Walker che procurava un gioco da tre punti agli Hornets.
I Calabroni così raggiungevano il -8 (101-109) ma si eclissavano dalla partita quando i Cavs prendevano un paio di rimbalzi offensivi, sul secondo Love convertiva nella mischia composta da Batum, MKG e Kaminsky.
Due punti e libero che riportavano Charlotte al -11…
A 4:53 Kemba toccava i 37 punti scoccando una freccia da tre punti dal suo arco ma James metteva dentro 5 punti (complice una non proprio felice decisione arbitrale, rimessa data a Cleveland probabilmente giusta ma ottenuta con indebito vantaggio) e chiudeva una gara nella quale Kaminsky e Graham aumentavano e inauguravano rispettivamente i propri tabellini.
Il finale diceva Charlotte 109, Cleveland 121.
 
Pagelle
 
Walker: 7
37 pt. (13/22), 5 assist, 5 rimbalzi. Lenticchia, porta money… Kemba in attacco sostiene molto del peso del team segnando più di un terzo dei punti del team. In difesa è rivedibile in diverse occasioni, anche a causa della stanchezza procurata dai rapidi movimenti offensivi probabilmente. 4 palle perse, una nel finale, però che vogliamo dirgli?
 
Batum: 6,5
13 pt. (5/11), 6 rimbalzi, 8 assist, 2 stoppate. Melograno. Snocciola assist che portano punti di riflesso. Bello nel primo tempo quello schiacciato per il pick and roll di Zeller. Meno punti rispetto alle precedenti due gare, qualcosa da rivedere insieme ai compagni sui posizionamenti difensivi, la difesa tuttavia non è malvagia e quando esce nel primo quarto si vede subito perché Cleveland allunga. Perde due palloni e da un suo tocco sfortunato a rimbalzo nasce il canestro di Love da sotto nel finale. Bravo invece nel finale a stoppare Love sulle rotazioni. Assist e rimbalzi più o meno al solito livello.
 
Kidd-Gilchrist: 5,5
12 pt. (5/8), 8 rimbalzi, 1 stoppata. Zampone. Non per il tiro che è migliorato, se poi tira da vicino… Forza un fade-away centrale ma ci può stare… Zampone perché dovrebbe riuscire a fermare James ma dovrebbe avere un altro fisico… più possente. Cinque i rimbalzi offensivi, le sue difese su James sono efficaci quando lo sfida al tiro da due, in attacco usa rimbalzi e transizioni.
 
M. Williams: 6
10 pt. (4/12), 4 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 2 stoppate. Astrologo. Ci vuole lui per capire che serata farà marvin Williams, un po’ scostante anche per il ruolo di ripiego offensivo. Nel finale mette punti importanti dopo aver sbagliato qualcosa di troppo, anche lui come Batum è sicuramente migliore difensivamente dei ricambi. Nel finale devia e recupera un pallone a Love, poi riparte e va ad agganciare un passaggio grazie al quale chiude in appoggio dentro il rettangolino dipinto sul plexiglass.
 
C. Zeller: 5
6 pt. (3/3), 1 rimbalzo, 3 assist, 1 stoppata. Vischio. Bello da vedere, in attacco segna su tutti i suoi tentativi. Dietro però ha problemi di falli e raggiunge il quarto con Clifford pronto a lasciarlo in panchina, anche perché concede nel terzo periodo a Thompson 8 punti senza riuscire a fermarlo. Anche sugli aiuti è un po’ in ritardo, radici troppo piantate stanotte.
 
Sessions: 5,5
4 pt. (1/5), 5 rimbalzi, 1 assist. Gong. Paradossale sia lui a prender rimbalzi in attacco. Fortuna e bravura, ne cattura tre, però in 17 minuti smista un solo assist e al tiro non va bene (gong perché in Giappone si usa dare 108 colpi di gong in certi templi per una questione sui peccati, lui ne darebbe 4, come il suono del ferro che prende quando sbaglia i tiri), in più si fa bruciare un paio di volte dal diretto avversario.
 
Lamb: 5,5
7 pt. (3/5), 2 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Girandola… Ancora stiamo aspettando esploda, almeno in attacco, per ora fa scintilline ma né qui, né a OKC ha trovato costanza. Difesa che non mi piace moltissimo, anche se in alcune occasioni compie buoni interventi. In attacco realizza qualche punto. Più o meno l’oggetto rosso che serve a portar fortuna, anche se non funziona…
 
Kaminsky: 5,5
15 pt. (5/9), 5 rimbalzi. In Perù c’è l’usanza di dar fuoco a un manichino di cartapesta. Ecco… praticamente lui in serata difensiva. Se l’attacco, a parte l’1/4 da fuori, va anche bene, dalla lunetta è preciso, dietro balla. Cleveland usa James per scaricare con le sue run and kick, lui deve stare attento però principalmente al suo diretto avversario. Un bel canestro da fuori sulla sirena del primo quarto da segnalare.
 
Hibbert: 5
0 pt. (0/2), 2 rimbalzi, 1 rubata. Cotechino. Un po’ bollito… Dovrebbe entrare al posto di Zeller a proteggere il ferro, gioca 13 minuti ma a parte i due rimbalzi non mi è piaciuta la sua difesa. Troppo rigido, sembra abbia il cemento alle caviglie quando l’avversario gli arriva in velocità. Cerca di rimanere nel suo cilindro ma è difesa quasi inutile. In attacco sbaglia un paio di tiri, uno clamorosamente, anche se ai 24.
 
Hawes: 6
2 pt. (0/0). Lavatrice. Clifford lo ricicla 3 minuti e gli va già bene non lo butti dalla finestra come quegli oggetti vecchi che si soleva gettare a Capodanno. In tre minuti fa in tempo a realizzare due liberi e a commettere un fallo offensive in attacco, un blocco in movimento… Entra nel finale di primo tempo con i capelli al vento ma Clifford lo rimette in panchina dopo l’intervallo e l’aria sparisce.
 
Roberts: s.v.
0 pt. (0/0). Entra per un minuto circa alla fine. Prova a portare l’ultimo attacco ma perde palla sul fondo. Comunque ingiudicabile.
 
Graham: s.v.
3 pt. (1/1), 1 assist. Uno 0/2 dalla lunetta nel garbage time. Una bella tripla dal lato destro con spazio più un assist in un minuto, attivo… Poco però per valutarlo.
 
Harrison: s.v.
0 pt. (0/0), 1 rimbalzo, 1 assist. Richiamato dalla D-League entra a partita strafinita. Chissà quando rivedrà il campo.
 
Coach Clifford: 5,5
Non ha Belinelli, James è immarcabile per noi senza giocatori adatti, Hibbert stanotte è stato scadente, Zeller ha avuto problemi di falli… Serata storta, quasi mai in partita… Lui si arrabbia con i suoi quando fanno scadere il cronometro nell’ultimo quarto, probabilmente oltre a Kemba occorrerebbe un altro realizzatore costante. L’anno scorso aveva Lin come altro grimaldello. Io su LBJ avrei provato più Marvin Williams, anche se poi avrebbe avuto problemi su Love, visti gli altri difensori e le loro altezze.

Classifica al 31/12/2016 e Walker Charlotte Ranger

E’ fine anno, tempo di bilanci, anche se parziali per i team NBA, che non sono nemmeno ancora a metà dell’opera in regular Season…

Charlotte comunque si è stabilizzata su un’onorevole quarta posizione a Est in una conference comunque molto livellata.

Ecco qui la tabella riepilativa a Est quando Charlotte è arrivata a gara 33…

 

 

Nella notte affronterà i Cavaliers, per la prima volta in casa dopo due trasferte finite male all Quicken Loans Arena.

Gli Hornets cercheranno di difendere l’Alveare dalle grinfie di James e Irving per finire il 2016 in maniera soddisfacente e raggiungere le venti vittorie. Per noi sarà già 2017, quale miglior modo per iniziare in maniera positiva l’anno se non (Cavs permettendo) vincendo contro il top team a Est?

Nel frattempo, per spingere Kemba Walker all’All-Star Game che si sarebbe dovuto disputare a Charlotte, ma che in realtà si terrà a New Orleans per la nota vicenda extra cestistica, a Chalotte hanno pensato di rifare il verso a Walker Texas Ranger, montando delle mini puntate (ironiche) di Walker Charlotte Ranger, dove Kemba risolve problemi e batte i cattivi, gli heel di turno, grazie alle sue abilità con la palla a spicchi in mano, il tutto con un aiuto sceriffo d’eccezione: Frank Kaminsky.

La sigla originale utilizza anche la voce di Spencer Hawes e nelle prossime puntate promette di spuntare anche Martin, storica voice ai microfoni di Charlotte.

 

Qui trovate il sito dove potrete vedere la sigla e i primi due episodi usciti fino a oggi:

http://www.walkercharlotteranger.com/

In data odierna, infine, il GM di Charlotte Rich Cho ha richiamato Wood e Harrison da Greensboro, saranno quindi aggregati alla squadra.

Harrison ha giocato con gli Swarm 13 partite segnando 20,6 punti di media, mentre Wood in 11 gare disputate ha tenuto una media di 17,2 punti realizzati e 9,3 rimbalzi catturati.

Per finire, auguro un felice anno nuovo a tutti, in particolare ai fan degli Hornets, nello specifico augurandomi ci diano ancor più soddisfazioni in questo entrante 2017…