Game Open e Classifiche finali.

Dopo il Game Over 2017/18, MJ ha deciso di continuare il gioco inserendo il gettone Kupchak.

L’ex LAL avrà un compito titanico nella ricostruzione della squadra avendo diversi giocatori in squadra non appetibili (in relazione alle prestazioni offerte) per la maggior parte delle altre franchigie.

Il quintetto mandato in onda da Clifford per gran parte dell’anno. Il coach ha dimostrato zero apertura mentale sulle gerarchie insistendo su una formazione che non funzionava.
La mia opinione è che dovrebbero rimanere solamente Kemba e Howard riguardo lo starting five attuale.

Inoltre a fine marzo Kemba Walker, già nel mirino di altri team a febbraio, aveva dichiarato:
 
“A questo punto voglio vincere. Voglio essere nei playoffs”. “Sono stanco di non essere nei playoffs… Odio guardarli in TV”.
“Ho partecipato due volte in sette anni e non è affatto divertente, mi mancano”.
 
Walker però è legatissimo a Charlotte e questa frase, dovuta sicuramente alla frustrazione che tutti noi proviamo vedendo un team, infatti, non detti molto peso a questa frase perché poi disse anche:
“Spero d’esser qui per molto tempo”.
 
Walker però dovrebbe fare un minimo di mea culpa, non certo per le brillanti prestazioni in campo (22,1 pt. di media in questa stagione e 20° posto ottenuto in classifica NBA) ma per aver “consigliato” alla direzione i rinnovi di Batum e Marvin Williams, due giocatori che complessivamente hanno chiuso la stagione sulla sufficienza, ma da loro ci si aspettava molto di più, soprattutto dal transalpino che con il suo contratto blocca lo spazio di manovra per il prossimo mercato.
Certo che la gestione 2.0 di MJ non è stata positiva.
In quattro anni, tirando le somme, per tre volte abbiamo visto i playoffs degli altri e una sola volta abbiamo partecipato, stoppati da Miami in gara 7.
153 vittorie contro 175 sconfitte per un -22 di differenza.
Non benissimo nonostante Kemba…
E mentre Walker attende di parlare con il nuovo GM per decidere eventualmente il rinnovo contrattuale (scade a fine stagione), stanno per partire i playoffs 2018.
Lo scontro più drammatico per accedervi è andato in scena nella notte a Minneapolis dove i padroni di casa hanno aggiunto una camicia sudata alle classiche sette, prima di riuscire a eliminare i Nuggets in quel che era uno scontro diretto.
Gara finita all’OT, anche per merito di Gibson che a pochi secondi dal termine ha strappato un pallone in angolo con notevole abilità evitando ai Lupi di subire la possibile beffa.
All’OT dopo un breve saliscendi, nel finale Butler e soci si sono imposti.
Complimenti anche a New Orleans che battendo nettamente gli Spurs privi ancora di Leonard, ufficialmente per infortunio (anche Pop ha detto che il suo fuoriclasse tornerà a giocare quando lui e il suo clan si decideranno), non c’è da esser super ottimisti in casa San Antonio.
Pare che Leonard voglia emigrare in un mercato più ricco…
I Pels se la vedranno ora con Portland.
Contro Lillard e soci la stagione regolare è stata chiusa con un 2-2 ma ora si sale di livello in una sfida che promette comunque un certo possibile equilibrio per come è andata la stagione a Ovest, più che una classifica finale normale pare essersi inserita la fisica quantistica da quante combinazioni avrebbero potuto uscire alla vigilia dell’ultima “giornata”.
Ecco le classifiche finali di Est e Ovest:

EST

 

 

OVEST

 

Comunque sia, alla luce delle classifiche finali, gli abbinamenti per i playoffs saranno i seguenti:
 
EST
 
Toronto (1) Vs Washington (8)
Boston (2) Vs Milwaukee (7)
Philadelphia (3) Vs Miami (6)
Cleveland (4) Vs Indiana (5)
 
OVEST
 
Houston (1) Vs Minnesota (8)
Golden State (2) Vs San Antonio (7)
Portland (3) Vs New Orleans (6)
Oklahoma City (4) Vs Utah (5)
 
Diverse sfide interessanti sulle quali non faccio pronostici mentre per gli Hornets il presente è già futuro con Kupchak a lavorare sottotraccia per costruire un team vincente come ha promesso per tornare a far ronzare e rombare forte le uncinate ali degli Hornets sui parquet di tutta la NBA.
 
Il pezzo di chiusura di stagione classico con le classifiche dei singoli, video per i nuovi giocatori, ecc. probabilmente arriverà entro domenica 21.
Dopo la lunga maratona di quest’anno mi concedo un po’ di vacanza e del tempo per lavorare sul numeroso materiale, pur avendo già iniziato a preparare qualcosa.
Giusto per mostrare una statistica semplice, avvalorando la tesi sulla buona stagione di Howard, si noti il quarto posto in classifica del nostro centro a rimbalzo…

Game 82: Charlotte Hornets @ Indiana Pacers 119-93

 
 irca 24 anni fa,
insieme a Senna moriva la vera Formula 1.
Una F1 che per antonomasia, pur essendo sport tecnologico principe, ancora aveva al centro i piloti, mitici eroi che affermavano la supremazia del pilota sulla macchina permettendosi di fare la vera differenza.
Oggi le parti si sono invertite, lo spettacolo non è paragonabile a quello dell’epoca nel quale Senna ebbe duelli mitici con i vari Piquet, Mansell, Prost e quello con Schumacher, teutonico pilota (perfetta icona d’acciaio per la nuova era), appena accennato.
Avversari, non nemici, poiché diceva che la vita è troppo breve per avere nemici.
Grande pilota ma ancor di più grande uomo.
Elargiva donazioni anonime che faceva per aiutare i bisognosi nel suo paese ma aveva in mente di fare di più.

Alcuni pensieri di Senna presi dal sito: www.ayrtonthemagic.com .

La progettazione di una fondazione sarà realtà avvenuta solo post mortem
Viviane Senna, la sorella ha portato avanti il desiderio di Ayrton dando alla nuova fondazione il loro cognome.
Per questo e per tanti altri motivi il pilota brasiliano non sarà dimenticato come il giornalista de L’Unità (ricordo d’aver comprato in stile Fantozzi alle elezioni parecchi quotidiani che parlavano l’evento per capire cosa fosse successo visto che si parlava di piantone dello sterzo assottigliato e altro riguardo al tragico incidente di Imola) scrisse con amarezza e provocazione, centrando problemi legati ai nostri tempi che non hanno un confine tra sport e il mondo esterno ad esso.

Con Senna muore la F1 era il titolo completo.

E’ vero che la corsa necessariamente continua, “the show must go on” non fosse altro per legge universale del movimento cosmico, ma gli aforismi di Senna e soprattutto il suo essere concreto e non retorico, dal mio punto di vista, lo eleggono ancora oggi come uno di quei campioni che faticano a scomparire nell’oblio.
Persone non solo amate a prescindere dai colori difesi, ma che travalicano gli sport inserendosi nella società come esempio positivo.
Un esempio che anche gli Hornets avrebbero dovuto seguire quando Senna diceva di credere nel duro lavoro.
Un duro lavoro che alcuni componenti dei Calabroni non hanno mostrato sul parquet troppe volte durante l’anno.
Troppi canestri semplici concessi agli avversari, poca difesa aggressiva sul tiro (vedere le statistiche dei liberi concessi) per non parlare di strenua resistenza, inesistente.
Il trend negativo in difesa è iniziato a gennaio 2017, la squadra dal mio punto di vista avrebbe potuto anche approdare ai playoffs nonostante i limiti se avesse interpretato la difesa con più intensità e qualche accorgimento tattico a livello di spaziature e movimenti differenti, ma questo è stato…
Questo imputo alla squadra, per il resto, nonostante la delusione, sarò sempre con gli Hornets, a prescinder dal primato del risultato, anche se ci auguriamo che per il prossimo anno la squadra di MJ possa iniziare ad avere successi simili a quelli ottenuti dal pilota carioca.

Kemba Walker alla FieldHouse Arena.

 
La partita… i lunatici Hornets indossavano il colore più mistico esistente (il viola), sarà per questo che, dopo aver incassato una pesante L nell’ultima casalinga stagionale proprio dai Pacers, imprevedibilmente si riscattavano sul parquet avverso.
Certamente la L era ampiamente favorita dai riposi di Oladipo, Bogdanovic e Young, con i Pacers senza più nulla da chiedere in attesa inizino i playoffs.
Charlotte dal suo canto schierava la formazione titolare per raggiungere almeno la cifra di 36 vittorie, esattamente quelle dello scorso anno.
 
La voglia c’era, la mano calda anche (18/42 da tre per un 42,9%) così gli Hornets sbancavano la FieldHouse Arena con una buona prestazione di squadra lasciando almeno un buon ricordo finale in una stagione amara e avara di successi.
2-2 il parziale stagionale contro i Pacers.
Top scorer per Charlotte è stato Kaminsky con 24 punti, seguito da Monk con 17.
Per i Battistrada, terzetto a 13 punti come top scorer (Leaf, Robinson III e Collison).
Pari il duello a rimbalzo con 54, vittoria negli assist per gli Hornets con 27-22, agevolati da una squadra non eccessivamente fallosa.
Gli Hornets sono andati in lunetta 12 volte contro le 8 dei Pacers, a testimoniare una partita vera ma piuttosto giocata tecnicamente e “rilassata” anche se Charlotte ha messo come i Pacers intensità difensiva, senza eccedere.
 
Il tip-off era vinto da Howard ma Batum in attacco commetteva passi in partenza.
Indy partiva forte senza perder colpi con Collison che, seguito da Marvin (il quale si staccava dalla marcatura del proprio uomo sul pick and roll), metteva un lungo tiro da due nonostante la nostra PF gli si parasse davanti.
Ancora peggio andava poco dopo (10:59), quando Collison, in testa alla classifica dei 3 pt% centrava la bomba rischiando di essere il primo Pacers a vincere questo titolo.
Batum da tre punti rispondeva con semplicità dalla top of the key ma Stephenson mandava a bersaglio un tiro da due, Howard segnava un banker dalla media destra battendo Turner ma Lance, l’ex, pareva indicare una super serata per i Pacers nonostante il turno di riposo di parecchi titolari. Dwight mancava un appoggio ma la palla rimaneva a Charlotte, Batum rioffriva il pallone al centro che in schiacciata accorciava prima che con una tripla dalla diagonale sinistra uno scatenato Williams riequilibrasse la situazione (10-10).
Booker, dopo due tiri mancati infilava il cesto in floater ma un passaggio all’indietro di Batum che schermava il catch and shoot frontale di Williams da tre punti era utile per il vantaggio dei Calabroni.
In transizione Batum tagliava con un bound pass in diagonale la difesa dei Pacers, facile per l’isolato Kemba arrivare ad appoggiare alto il 15-12.
Dopo un paio d’aggiustamenti Turner arriva a a schiacciare a una mano ma Williams a 6:04 dimostrava d’essere in una di quelle serate ON con un’altra tripla dalla diagonale sinistra ricevendo sulla rimessa dal fondo di Batum.
Turner da tre con un in & out faceva perdere un turno ai suoi mentre a 4:47 Williams bombardava ancora da oltre l’arco portando il match sul 22-15.
La fuga targata Marvin era continuata da MKG che schiacciava violentemente a una mano dopo che un recupero di Stephenson su Howard aveva consentito momentaneamente ai Pacers di bloccare un divario destinato comunque ad aumentare.
Sabonis entrava in campo presentandosi con un jumper frontale ma a 3:10 Kemba scacciava i cattivi pensieri segnando da tre nonostante il contatto di Collison.
Hornets sul +10 (27-17) nonostante il mancato fischio mentre in un duello tra centri Turner mancava la tripla, Howard giocando alla vecchia maniera segnava da sotto il 29-17 prima che Kaminsky con un mezzo turnaround a molla, leggermente fuori equilibrio segnasse anche il 31-17.
A 1:29 Sabonis realizzava il secondo canestro della sua partita mentre Stephenson spezzava la difesa sotto canestro veleggiando in fing and roll per il 31-21 ma Joe Young commettendo fallo nella metà campo difensiva degli Hornets regalava due FT a Monk che si metteva in ritmo appena entrato con un 2/2.
Un runner al vetro del rookie Leaf riportava sul -10 i Pacers ma una trattenuta fallosa di Sabonis su Willy, cercato con un lob in area serviva al nostro centro per mandare a segno almeno un FT.
Indy segnava da due a pochi istanti dalla sirena ma Frank da metà campo, pur con due difensori davanti a mani alzate trovava il tiro che una frazione prima della luce rossa partiva per infilarsi incredibilmente.
Hornets 37, Pacers 25 a fine primo quarto.

Charlotte Hornets’ Frank Kaminsky (44) goes to the basket against Indiana Pacers’ Domantas Sabonis during the first half of an NBA basketball game Tuesday, April 10, 2018, in Indianapolis. (AP Photo/Darron Cummings)

 
Indy iniziava forte il secondo ottenendo 6 punti con Sabonis bravo a ricevere nel pitturato battendo Kaminsky per un 3/3 dal campo.
37-31…
Monk restituiva vigore all’attacco segnando nel traffico ma Leaf con una second chance realizzava il 39-33.
Frank in entrata sbatteva leggermente sul rookie andando ad appoggiare al vetro ottenendo anche il libero addizionale (trasformato).
Dopo un time-out voluto da McMillan, Young infilava la tripla per poi sbagliare da due, ma un attivo Leaf correggendo da sotto riavvicinava ulteriormente i padroni di casa.
Per restituire margine di vantaggio ai Calabroni c’era però Monk, il quale a 7:23 puniva la distratta difesa dei bianchi che lo lasciava troppo solo a sinistra, poi, a 6:52 lo stesso Malik in transizione, arrestandosi appena fuori dall’arco, sparava nella retina il 48-38.
Entrava Big Al Jefferson che aveva la meglio con il piazzato su Lamb che falliva un runner ma Willy in tap-in dava una mano al compagno per il 50-41.
L’ex Big Al in reverse accorciava sino al -7, Monk tentava ancora da tre ma questa volta in maniera imprecisa, poco male se Frank in versione Howard schiacciava una bimane con la putback dunk.
Il n° 22 dei Pacers (Leaf) dimostrava di saper fare di tutto un po’ mandano a segno la bomba da destra ma un passaggio telefonato offensivo dei Pacers diretto a Joseph intercettato da Hernangomez faceva ripartire Charlotte in contropiede con la chiusura del Tank da sotto.
A 3:34 Joseph commetteva l’errore di lasciare lo spazio a Walker in palleggio per mettersi in ritmo e sganciare l’ennesima bomba del primo tempo di Charlotte (57-45).
Il duello Howard/Jefferson favoriva il secondo che guadagnando due FT aggiungeva al proprio tabellino altri due punti.
A 2:21 Kemba in corsa apriva al volo sulla sinistra cambiando lato dove Batum solissimo faceva fuoco da tre punti realizzando il 60-48.
Stephenson segnava un libero (fallo Williams), Kemba in step back dall’area pitturata due a 1:37 ma Young con un paio di canestri nel finale aggiustava il punteggio tentando di dire ai suoi che la notte era ancora giovane.
I Pacers correvano sino al -8 finendo sul 63-55 il primo tempo.

Charlotte Hornets’ Dwight Howard (12) shoots between Indiana Pacers’ Myles Turner, left, and Trevor Booker during the first half of an NBA basketball game Tuesday, April 10, 2018, in Indianapolis. (AP Photo/Darron Cummings)

 
Dopo l’intervallo era un crossover di Howard con soft touch al plexiglass a 10:41 restituirci il vantaggio in doppia cifra.
Uno stop and pop di Batum si risolveva con due punti al vetro e contatto con Robinson per il libero aggiuntivo (realizzato) a 9:50 che spediva gli Hornets sul +13 (68-55).
A 9:34 Collison segnava un’altra tripla mentre a 9:06 da destra su una second chance Robinson III apriva ancora una volta la scatola con il tiro da fuori.
Un paio di bombe che riportavano Indy a 7 punti, c’era da non distrarsi…
Kemba in corsa s’incaricava dell’uno contro uno con appoggio alto su Turner per il 70-61, Batum con un perfetto pullup dalla diagonale ci regalava altri due punti prima che un gioco a due tra Batum e Williams con la rollata del secondo si trasformasse in un’azione pregevole con il preciso assist volante a una mano all’indietro per il piazzato di Howard (74-61).
Williams riusciva anche a salvare un pallone destinato oltre la linea di fondo dei Pacers dandolo a Batum che avendo preso posizione davanti ai difensori Pacers appoggiava subendo fallo.
77-63 seguito da un fing and roll di MKG per il +16 prima del reverse layup “comodo” di Leaf e del piazzato di Howard ancora dalla media distanza.
Collison passando dietro gli schermi si ritagliava un paio di sospensioni da due punti che non falliva ma a 3:56 la nostalgia di Marvin per la tripla gli consigliava un catch’n shoot con il quale trafiggeva la difesa d’Indiana.
Turner in corsa si arrestava con la finta scivolando però sino all’infrazione di passi, Kemba lasciava passare Collison sulla finta di tiro da tre punti e in caduta verso canestro trovava la bomba frontale che legittimava la probabile vittoria.
Howard stoppava Joseph, Frank mancava due triple, finiva per segnare Booker con la presa sul passaggio e il rilascio immediato nel pitturato a una mano.
Questo canestro chiudeva il terzo periodo sull’87-71.

Indiana Pacers’ T.J. Leaf goes to the basket against Charlotte Hornets’ Malik Monk during the first half of an NBA basketball game Tuesday, April 10, 2018, in Indianapolis. (AP Photo/Darron Cummings)

 
L’ultimo quarto iniziava con reminiscenze da tripla di Robinson III che dal corner dimostrava d’avere buona mano, Booker in atletico appoggio difendeva palla con la schiena ma Lamb con il primo canestro personale di serata a 10:13 realizzava il 93-76.
Troppo lontani i Pacers per tentare la rimonta, anche se Sabonis sparava il suo ultimo fuoco d’artificio battendo facilmente Stone sotto canestro.
Frank in fede-away e Lamb con l’appoggio sulla destra del tabellone davano un margine consistente agli Hornets.
Il vantaggio di 19 punti, se poi Booker da sotto, tentando di fare l’artista si mangiava un rigore, la sorte per i locali era segnata.
Robinson da tre comunque affondava una bomba questa colta dal centro destra, a Jefferson veniva la voglia d’imitare il compagno da oltre l’arco ma il suo tiro lento e mal costruito da fuori trovava la base del ferro rimbalzando via veloce… Joseph e Frank si rispondevano, poi a 5:03 Jefferson sciorinava la sua classe battendo con un tocco perfetto l’ottima difesa di Willy che ci riprovava poco più tardi sulla baseline sinistra ma Big Al era clamoroso ancora nei movimenti nonostante età e salute ripetendosi con un tiro solo cotone.
Nel mezzo Stone era riuscito a infilare una tripla, cosa che accadeva ancora da destra poco più tardi.
Sul 105-89 gli Hornets si permettevano il lusso di trovare un altro missile da fuori (assist Stone, tripla Kaminsky) a 3:13. Hernangomez stoppava alla grande Robinson e Kaminsky sviolinando un’altra tripla non dava retta a Paganini ripetendosi a 2:42 (111-89).
Frank in palleggio arrivava sulla destra da dove con un rapido e sicuro tocco confermava la sua buona serata.
Gli Hornets dilagavano con Sumner a commetter fallo sotto contro Willy che recuperava due punti e un libero.
Sulle parole di Steve Martin di commiato, Monk allietava il momento con la tripla del 119-91.
Sumner si riscattava con due punti chiudendo il match sul 119-93.
Chiudiamo dinque la stagione con una buona W, aspettando di vedere cosa faranno MJ e Kupchack (sembrato convinto ieri in conferenza stampa di poter costruire una buona squadra) in estate.
 
Pagelle
 
Walker: 6,5
15 pt., 2 rimbalzi, 5 assist. Gioca. Ha voglia di tornare a vincere dopo la breve vacanza presa. 6/11 dal campo con 11 punti costruiti a mezzo tripla (3/6) e da un’entrata con tocco alto su Turner, non semplice. Un paio d’entrate fallite non semplici, per il resto, in 24 minuti fa il suo contribuendo anche in zona assist ad esempio smarcando letteralmente con un ribaltamento Batum che manderà a a segno una comoda tripla.
 
Batum: 7
14 pt., 4 rimbalzi, 6 assist. A parte le due perse, è più preciso. 5/9 dal campo, buoni assist e un 2/4 da oltre l’arco oltre a un bel jumper in uno contro uno. Buona gara in soli 20 minuti.
 
Kidd-Gilchrist: 6
4 punti, 3 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. La difesa c’è, ad esempio ruba con caparbietà a Robinson sulla destra un pallone. Si nota poco in attacco in 22 minuti ma mete due dei tre tiri tentati.
 
M. Williams: 8
15 pt., 4 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, 2 stoppate. Merito suo se gli Hornets passano a condurre con buon margine comandando per tutta la partita. Nel primo quarto affonda varie triple ripetendosi ancora una volta nel secondo tempo. 5/9 da oltre l’arco e difesa attenta con eventuali cambi inclusi. Piazza anche un paio di stoppate e sulla rollata con Batum ha l’idea geniale di servire al volo con una mano all’indietro Howard che realizzerà il piazzato.
 
Howard: 6,5
14 pt., 17 rimbalzi, 1 stoppata. Solo 6/14 dal campo. Mani un po’ lisce sotto le plance offensive ma mette diversi piazzati mentre in difesa è una tenaglia. Afferra 17 rimbalzi e va in doppia doppia per l’ennesima volta. In qualche caso potrebbe chiudere meglio sul penetratore in appoggio ma sa anche andare a dar fastidio quando vuole.
 
Lamb: 6
4 pt., 3 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata. 2/6 dal campo. Lamb segna solo 4 punti in 24 minuti ma a parte tre ottimi rimbalzi, serve anche 4 assist e in difesa è attento.
 
Kaminsky: 8,5
24 pt., 7 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. Serata magica per Frank che finisce con 10/17 dal campo incluso il buzzer beater sulla prima sirena da metà campo… Top scorer, trova varie maniere per andare a segno, dalla tripla siderale all’appoggio sotto, turnaround fuori equilibrio e incursioni personali interessanti.
 
Monk: 6,5
17 pt., 2 assist. Chiude con 6/16 dal campo, non un percentuale altissima ma infila due bombe (3 in totale su 10 tentativi) consecutive in un momento delicato. In crescita, aspettiamo percentuali migliori.
 
Stone: 7
6 pt., 4 rimbalzi, 6 assist, 1 rubata. Stone chiude l’annata senza aver segnato un tiro da due punti. Non ci prova mai. Questa sera nel finale riscatta una prestazione un po’ opaca a livello difensivo mandando a bersaglio ben due triple oltre che a servire un assist per Frank. Da play fa un lavoro di smistamento per i compagni discreto. Dopo molti giudizi negativi questa sera è da premiare per la voglia e la prestazione che offre.
 
Hernangomez: 7
6 pt., 10 rimbalzi, 1rubata, 2 stoppate. 2/7 dal campo. Si arresta a 6 punti non andando in doppia doppia, perché 10 rimbalzi li cattura. Vive un momento di difficoltà con Jefferson pur facendo il massimo. Bravo a prender rimbalzi e nel finale si concede la stoppata su Robinson III più un’azione complessivamente da tre punti.
 
Paige: s.v.
0 pt. (0/1). Tre minuti, un tentativo da fuori sul ferro.
 
Coach Clifford: 6,5
Chiudiamo la regular season mostrando di saper giocare un po’ di più a basket rispetto a quanto mostrato in stagione regolare. Le percentuali dal campo aiutano.

Kup – chack, si gira?

Dopo la sconfitta con i Pacers arriva l’ufficialità…

La breaking news era nell’aria, Kupchack ha battuto la concorrenza di Rosas e altri GM per il ruolo di nuovo direttore generale delle operazioni di pallacanestro per gli Charlotte Hornets.

 

 

Jordan ha puntato su di lui e come l’uomo Del Monte l’ex LAL ha detto sì.

 

Riporto qui sotto, tradotto e leggermente accorciato, l’articolo dedicato dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets:

 

“Il presidente dei Charlotte Hornets, Michael Jordan, ha annunciato oggi che il team ha nominato Mitch Kupchak, ex LAL, presidente delle operazioni e direttore generale. Kupchak porta a Charlotte oltre 30 anni di esperienza nel front office NBA, sarà responsabile della ricostruzione del team.

“In ogni ruolo e in ogni tappa durante la sua permanenza in NBA, Mitch Kupchak ha portato ai suoi team i massimi livelli di successo. È un vincitore provato”, ha detto Jordan. ” Avendo vinto campionati sia come giocatore sia come dirigente, abbiamo fiducia che Mitch sia la persona giusta per guidare le nostre operazioni di pallacanestro, creare una cultura vincente e portare un successo duraturo alla nostra organizzazione, ai nostri tifosi e alla città di Charlotte.”

“Sono entusiasta di far parte dell’organizzazione degli Hornets e voglio ringraziare Michael per questa opportunità”, ha dichiarato Kupchak. “Sono pienamente consapevole della passione per il basket a Charlotte e in tutto lo stato del North Carolina, così sono fiducioso che potremo costruire gli Hornets come una squadra di successo della quale i nostri grandi fan potranno essere orgogliosi”.

Kupchak si unisce agli Hornets dopo una carriera molto distinta e di successo come dirigente di front office e giocatore dei Los Angeles Lakers. Ha iniziato a lavorare nel front office del team nel 1986 sotto due NBA Hall-of-Famers: il leggendario dirigente NBA Jerry West e Bill Sharman, la prima persona a vincere un campionato come giocatore, allenatore ed esecutivo. Kupchak è stato nominato direttore generale nel 2000, prestando servizio in quella veste per 17 stagioni. Durante il mandato di Kupchak come direttore generale, i Lakers hanno vinto quattro campionati NBA e sei titoli nella Western Conference con un record complessivo da stagione regolare di 747-607 (.552) e vincendo il 63% (111-66) delle loro partite postseason.

Pur essendo il direttore generale dei Lakers, Kupchak era responsabile della gestione quotidiana della squadra, comprese le decisioni relative al personale, le trattative contrattuali, la strategia sulle retribuzioni salariali e i giocatori di college internazionali in cerca di scouting.

13^ scelta assoluta nel primo turno del Draft NBA del 1976, Kupchak ha giocato nove stagioni NBA a Washington e Los Angeles prima che un infortunio al ginocchio lo costringesse al ritiro. Ha segnato 10.2 punti e 5.4 rimbalzi a partita in 510 gare di regular season.

Si è guadagnato l’onore degli NBA All-Rookie Team durante la stagione 1976-77 e ha raggiunto in media 15.9 punti e 6.9 rimbalzi a partita durante la stagione di campionato a Washington nel 1977-78. Fu ceduto a Los Angeles nel 1981, dove giocò un ruolo chiave dalla panchina nel campionato NBA 1985 per i Lakers.

Kupchak ritorna nello stato in cui è stato un fuoriclasse americano insieme alla University of North Carolina. Divenne la prima matricola a giocare all’università dopo che le regole di eleggibilità per le matricole furono cambiate prima della stagione 1972-73. Kupchak è stato nominato giocatore dell’anno ACC per il 1975-76 come senior ed è uno dei 49 membri dell’UNC che hanno fatto sì che la sua maglia (n. 21) fosse onorata e appesa sotto al soffitto del Dean Smith Centre a Chapel Hill (novembre 1994).”

 

Chissà se la nuova stagione di Charlotte, proclami a parte, finalmente voltando pagina, girerà nel verso migliore…

Kup-chack, si gira!

Game 81: Charlotte Hornets Vs Indiana Pacers 117-123

 
 
Ultima partita casalinga della stagione in quel che una volta a Charlotte chiamavano Fantastic Fanale.
Stagione poco “fantastic” chiusa per il terzo anno su quattro nel limbo della mediocrità, né fanalini di coda, né squadra da playoffs.
Ospiti gli Indiana Pacers, i quali a scapito della maggior parte delle previsioni pessimistiche nei loro confronti (dopo il saluto della stella George), hanno saputo creare una stagione capace di regalare soddisfazioni ai loro fan.
Seduta comodamente al quinto posto, con un record di 47-33 (prima della partita), i Battistrada hanno tenuto per tutta la stagione invernale.
Indy tra l’altro sarà ancora la nostra futura e ultima avversaria nell’ultima gara da disputare in trasferta.
Finiva come il solito.
Hornets battuti da una delle squadre di medio/alto livello senza troppe storie, salvo un finale nel quale la panchina ha provato a rimettere in discussione una gara che era sul -20 poco dolo l’inizio dell’ultimo quarto.
Sul -4 però Charlotte si è fermata consegnando la W ai Pacers.
L’addio di Steve Martin, storica voce degli Hornets, dalla notte dei tempi, dagli albori del 1988, avrebbe meritato altro saluto.
Oladipo (giocatore rapido a tirare uscendo dai blocchi o bravo in penetrazione) per i Pacers chiudeva con 27 punti in 27 minuti, Domantas Sabonis faceva meglio con 30 (credo career high) e l’ex lance Stephenson con 10 rimbalzi, e 10 assist andava in doopia doppia fermandosi a 8 pt., tutti nel secodo periodo.
Charlotte ha tirato con il 50% ma ha concesso il 53,8% agli avversari…
 
La partita iniziava con Turner a mandare il primo pallone nella propria metà campo.
Doveva passare un minuto esatto prima che qualcuno segnasse; gli Hornets passavano in vantaggio 3-0 con una tripla di Williams dal corner sinistro, immediatamente pareggiata da Oladipo, uno che ha i numeri per sostituire George…
Turner era costretto a due falli in poco tempo e dopo un minuto e mezzo abbandonava il parquet, Charlotte si avvantaggiava momentaneamente con Howard che in area si arrangiava sul neo entrato Sabonis per depositare il 5-3.
A 9:37 da una palla a due MKG scappava in transizione ricevendo da Walker.
Fallo di Oladipo e due FT a segno per il 7-3.
Sabonis però rispondeva a livello offensivo segnando in jumper prima e in fing and roll poi chiudendo un fast break. Toccava a Williams riportarci in vantaggio con la seconda tripla personale di serata prima che Sabonis da sotto correggesse un errore di un compagno.
Oladipo dalla diagonale sinistra mandava a segno un tiro pesante, così i Battistrada passavano a condurre 10-12, anche se un buon Marvin Williams rimediava due FT a 7:36 impattando il match a quota 12.
I Pacers allungavano con i canestri di Bogdanovic e del centro tiratore Sabonis, inoltre Young intercettando un brutto passaggio di Batum si trovava la strada spianata per chiudere con la bimane veleggiando solitario in transizione.
Howard catturando un rimbalzo offensivo segnava due punti nonostante il difensore a ridosso e a 4:15 Marvin Williams dava una mano per la rimonta infilando una tripla (3/3) per il 17-18.
Oladipo però si schermava per una tripla vincente, Howard commetteva il terzo fallo (in attacco) e Sabonis a una mano andava a metter dentro l’ennesimo tiro.
Kaminsky entrava segnando un jumper dalla diagonale destra ma Oladipo faceva fuori in velocità un paio d’uomini in difesa per appoggiare lo scoop a canestro sguarnito.
Kaminsky infilava il tiro da sinistra oltre il bordo area sinistro su Oladipo (21-25) ma Joseph segnava il +6.
Il divario rimaneva uguale sino alla fine del quarto nonostante Monk entrasse in campo mostrando una buona elevazione per un perfetto jumper.
Anche Hernangomez dava il suo contributo in uno contro uno in area appoggiando al vetro ma dopo un gioco di passaggi Sabonis dalla mattonella Buzz City a sinistra si dimostrava implacabile affondando un altro piazzato che lo portava a 14 punti e chiudeva il quarto sul 25-31.

Willy prova a zittire l’ex Stephenson.

 
Il secondo quarto l’apriva Monk da tre a 11:27, gli rispondeva G. Robinson III da due, canestro controreplicato da Lamb che ricevendo fintava sul difensore facendolo saltare per poi chiudere comodamente.
Glen Robinson III teneva fede al numero dopo il cognome bombardando dal corner destro per ben due volte portando sul 34-41 il match.
Monk, che tra una tripla e l’altra aveva messo un circus shoot dal pitturato dopo essersi quasi sfracellato al suolo (ritrovando il passo), segnava anche da tre punti per il 37-44.
La difesa di Charlotte era abbastanza penosa dalle parti del ferro e Booker deviando un tiro (per una volta) sbagliato da Sabonis non faceva perdere un colpo ai gialli.
I Pacers correvano allontanandosi con i canestri di Joseph, Booker e Bogdanovic prima che i titolari di Charlotte rientrassero e conquistassero con Walker (4:55) un gioco da tre punti.
Fallo di Lance sul terzo tempo, appoggio comodo in continuazione del capitano che dalla lunetta non tradiva fissando il 42-54.
Oladipo segnava in reverse layup su Howard, ma per Charlotte rispondevano MKG in jumper e Kemba con un paio d’entrate che ci riportavano sul -10 (48-58).
Il divario però non si assottigliava, anzi… nonostante una momentanea dunk di Howard a una mano, Bogdanovic segnava due canestri consecutivi, Oladipo infilava il 50-64 prima che due FT di Howard (lotta per la posizione con Turner a 1:36) cadessero nel cesto.
Collison nel finale segnava il suo primo canestro della partita, basket che subito replicava “grazie” a una palla persa da Batum che tentava di farsi perdonare elargendo una tripla dalla diagonale sinistra a :50.4 (55-68).
I Calabroni finivano tirando un paio di volte dalla lunetta con Howard e Walker che aiutavano il team con un 13/13 complessivo dalla lunetta mentre lo 0/0 dei Pacers ai FT testimoniava la difesa allentata di Charlotte che concedeva ancora un canestro a Oladipo in entrata selvaggia su un MKG che nemmeno in piovra style riusciva ad arrestare il veloce avversario.

Charlotte Hornets’ Malik Monk (1) shoots over Indiana Pacers’ Cory Joseph (6) during the first half of an NBA basketball game in Charlotte, N.C., Sunday, April 8, 2018. (AP Photo/Chuck Burton)

 
Oladipo non perdeva il vizio di segnare dopo l’intervallo, firmando con l’entrata in caduta il primo canestro della ripresa.
A proposito di riprendere, c’era da andare a recuperare una partita…
Ci provava Kemba che a 10:03, nonostante la trattenuta in area, chiudeva da sotto per due punti e FT aggiuntivo.
Alla giocata in due tempi di Walker da tre punti si aggiungevano quelle da altrettanti punti in un’unica soluzione da parte di Batum e Williams, nel secondo caso dopo che Howard avesse gettato un po’ di scompiglio partendo in coast to coast prima d’esser raddoppiato.
Questi canestri permettevano a Charlotte di riaffacciarsi sul -6 (66-72) finché due penetrazioni di MKG con esito diverso avvantaggiassero ulteriormente Charlotte; sulla prima il canestro, sulla seconda l’errore serviva ad Howard per rimbalzo e correzione che ci portava incredibilmente sul -2 (70-72).
Gli Hornets però erano sfortunati; su una palla vagante Marvin prendeva una spallata involontaria da Sabonis che controllava la palla lanciando il 5 vs 4 per i suoi, sul tentativo di tiro di Bogdanovic un fischio ritardato di un arbitro dava ai Battistrada i primi tre FT della partita che il lungo avversario affondava dopo aver cambiato una lente a contatto.
MKG riportava sotto i nostri quando a 6:49 Oladipo commetteva un blocking foul al limite del semicerchio antisfondamento.
Libero ok per il 73-75 ma Charlotte si perdeva; Oladipo con un pullup frontale, Sabonis con il piazzato tirando con due metri di spazio su un Howard troppo rintanato erano l’antipasto della fuga Pacers nonostante il breve runner dalla sinistra di Williams che mandava a segno il 75-79.
Collison da tre (uno che è in testa alla classifica dal tiro da oltre l’arco) di addome correggeva la tripla mandandola a bersaglio dalla top of the key, MKG potrebbe ridurre il gap ma in transizione era fermato in maniera decisa da Oladipo.
Due FT mancati che unitamente a quelli di Howard a 3:17 lasciavano gli Hornets alla stessa distanza.
Joseph da tre, Sabonis in schiacciata più una rimessa per Charlotte invertita per errore dagli arbitri allontanavano i Pacers che finivano per incassare un tiro lesto di Monk prima della sirena, il quale tuttavia faceva solamente varcare la soglia degli 80 punti alla squadra di MJ.
81-95 il finale di quarto…
 
Un paio di canestri di Lamb a inizio ultimo quarto non davano esiti positivi perché l’ex Stephenson in entrata segnava un circus shot sulla trattenuta di Stone con palla saturniana a ballare sul l’anello prima di finire nella retina.
Libero aggiuntivo per l’85-100 e altra giocata in appoggio di Stephenson che anticipava la tripla di Joseph che sembrava ammazzare la partita sull’85-105.
Nonostante una tripla di Monk e una boom dunk di frustrazione firmata Lamb a una mano che fintando su Stephenson si apriva il varco, la partita sembrava poter scorrere sonnacchiosamente sino all’ultima luce rossa, invece il neo entrato Paige al primo tiro scaricava dalla laterale sinistra una bomba per il 105-116.
Monk in reverse e in entrata mostrava la sue verve dando altri 4 punti a Charlotte che con Stone recuperava una palla a Oladipo (rispedito in campo da McMillan per evitare brutte sorprese nel finale), reo d’aver toccato sul pressing di Julyan la linea di centrocampo commettendo infrazione.
Willy segnava due liberi mentre quelli a favore di Oladipo erano incredibilmente mancati dal numero 4 che a 1:03 doveva assistere al 3/3 di Monk dalla lunetta (toccato da Joseph sul gomito durante il tiro).
Charlotte tornava a poco più di un minuto dalla fine a 4 punti (114-118) riaprendo il match.
Una drive di Oladipo serviva Robinson, arrivava Stone a due man che prendendo tutto regalava due FT a Robinson III. Nessun errore e +6. Purtroppo Charlotte sbagliava le triple finali con Monk e Paige.
Dalla lunetta allungava Indy sino alla bomba di Frank a 4 decimi dalla sirena che suggellava il 117-123 finale.
 
Pagelle
 
Walker: 6
12 pt., 1 rimbalzo, 5 assist. 4/9 al tiro, troppi (4) turnover. Vampate di Kemba che non ci sta a perdere. Gioca solo 25 minuti dando spazio alla panchina.
 
Batum: 5
8 pt., 2 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, 1 stoppata. 3/6 dal campo con 2/3 da fuori in 22 minuti. Veramente tanti i turnover che ci costano qualche punto. Ci prova con le triple e con un tentativo di stoppata al quale però gli viene chiamato goaltending. Prestazione controversa inficiata dai palloni persi e passaggi fuori misura come un lob nettamente fuori portata anche per Howard.
 
Kidd-Gilchrist: 5
11 pt., 2 rimbalzi, 1 assist. 3/7 al tiro, 2 palloni persi. Difesa difficoltosa su Oladipo (27 pt. In 27 minuti) e due FT mancati in un momento delicato. Attacca il canestro trovando anche una giocata da tre punti ma non basta la verve.
 
M. Williams: 6,5
16 pt., 5 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata., 2 stoppate. Finisce con un 5/8 al tiro. Inizia con un 3/3 da fuori, poi si rende utile in vari modi, anche in difesa. Buona prestazione per Williams, uno dei pochi a salvarsi in serata.
 
Howard: 5
10 pt., 12 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 4/5 dal campo, 2/4 dalla linea, 3 TO. Lascia troppo spazio a Sabonis che prende ben presto le misure e confidenza. Gli arbitri lo vessano fischiandogli o non fischiandogli a seconda dei casi falli contro o a favore non ottenuti. Ennesima doppia doppia ma stasera la protezione del ferro non mi è piaciuta.
 
Lamb: 5,5
12 pt., 1 assist. 5/9 al tiro. Non bene quando entra, sbaglia un paio di tiri poi lascia troppo spazio in difesa. Meglio durante la seconda rotazione dove da il suo contributo al rientro. Serata old style (quasi solo punti).
 
Kaminsky: 5
9 pt., 4 rimbalzi, 6 assist. 3 falli, 3/11 al tiro. Partecipa al festival dell’allegra difesa. La sua è una delle più frustranti. Non riesce quasi mai a fermare l’avversario lanciato. Sbaglia un paio di canestri semplici in stile MCW, mette la tripla finale che non serve a molto…
 
Monk: 6,5
22 pt., 5 assist, 2 rubate. 8/17 per colpa di un 3/11 da oltre l’arco da dove deve migliorare un pochetto, anche se quando sembra in ritmo, difficilmente sbaglia. Solita spinta in 24 minuti, compreso ultimo quarto, ma non basta ancora purtroppo.
 
G. Hernangomez: 5,5
14 pt., 8 rimbalzi, 2 asssit. Come cifre c’è. Qualche giocata, anche all’europea ce l’ha ma anche lui fatica sotto le plance tra rimbalzi mancati e difesa su Sabonis. Piccolo passo indietro.
 
Stone: 5,5
0 pt., 1 assist, 1 rubata. Male all’inizio, surclassatissimo in difesa, aumento di mezzo voto per un finale nel quale mette pressione e recuperando un paio di palloni ci prova. Il fallo speso su Robinson era necessario, deciso ma non cattivo. Corretta la decisione della terna di non assegnare il flagrant perché Julyan cerca la palla.
 
Paige: 6
3pt., 1 rimbalzo. Entra e segna tre punti, cattura anche un rimbalzo. Manca la seconda tripla che avrebbe potuto riavvicinarci per un finale da brividi…
 
Coach S. Clifford: 5
Una squadra piuttosto scarsa da smontare in estate, pena la ripetizione dell’odierna stagione ad andar bene… Nessuna difesa nel primo tempo, la partita prende la via d’Indianapolis. Howard sotto non sarà un passatore ma nemmeno gli altri sviluppano un granché nonostante Charlotte riesca ad andare in lunetta spessissimo avendo un differenziale tra FT tentati e subiti favorevolmente impressionane, così come negativamente rilevante è il dato della percentuale realizzativa.

Un dato rilasciato a partita in corso riguardante l’enorme differenziale a favore tra FT pro e contro…

 

Game 80: Charlotte Hornets @ Orlando Magic 137-100

Collins e Curry prima della partita.

 
Terzultima partita della stagione per Charlotte impegnata sul parquet d’Orlando.
Personalmente e contrariamente il solito la partita era guardata con poco entusiasmo vista la stagione e le ultime prestazioni di molti giocatori, scadenti o già in vacanza.
Negli ultimi tempi solamente Howard, Bacon, Monk e Hernangomez (partito male), hanno alzato il loro rendimento e Dwayne non era nemmeno presente per infortunio, mentre Dwight e Willy si dividevano i minuti come centro.
Charlotte vince ininterrottamente con Orlando da 11 partite (compresa quella nella notte) e le premesse per i Magic non erano buone senza i vari Vucevic, Fournier e Gordon.

Le statistiche delle ultime 10 parite (prima della gara della notte).

Per Charlotte era tutto facile sin dall’inizio, anche la panchina questa sera spingeva giocando bene, facilitata dalla pochezza dei Magic, inabili chiudere gli spazi per il tiro, così Charlotte faceva una buona figura nonostante la stagione ormai non abbia più nulla da dire.
Magic per il tanking e Hornets a raggiungere la vittoria numero 35 in stagione.
Per i Magic bene D.J. Augustin con 19 punti in 18 minuti e benino Speights con 14 in 24.
Cifre complessive a favore degli Hornets con 50-36 a rimbalzo, 32-27 negli assist, 55,8% al tiro contro il 44,7% dei Magic.
Charlotte da tre poi ha tirato con il 54,8%…
24/26 per gli Hornets ai liberi contro il 7/13 avversario.
I Magic hanno perso una palla in meno degli Hornets (9-8) come unica nota positiva della serata…
 
Tip-off risolto da Howard e inizio facile per gli Hornets che grazie a un’entrata con tiro acrobatico di Walker recuperavano due FT (fallo Hezonja).
Il capitano ripartiva dopo aver interrotto la serie a Chicago con due liberi a segno prima che su un giro palla D.J. Augustin punisse una difesa in rotazione lenta.
No problem però poiché gli Hornets ripassavano avanti con un gancetto di Howard e un lob di Batum pescando Williams dietro al proprio difensore lo facilitava molto per l’appoggio al vetro.
Kemba aumentava le distanza fintando all’esterno più volte sul suo difensore fino a chiudere in scoop andando però all’interno.
Howard splittando portava la partita sul 9-3 a 8:48 mentre 26 secondi più tardi mandava gli Hornets in doppia cifra con un alley-oop appeso che consigliava a coach Vogel il primo time-out per Orlando.
Segnava Hezonja alla ripresa delle ostilità ma Walker centrava la tripla, Howard respingeva il tentativo a una mano di Biz dal pitturato mentre lo stesso Biyombo respingendo MKG lo mandava in lunetta per un 2/2.
Dopo due FT di Hezonja (fallo di Marvin) Batum lanciava ancora Howard che questa volta chiudendo in reverse layup anticipava un dai e vai veloce chiuso da D.J. Augustin che s’inventava anche un’entrata nel traffico poco più tardi per chiudere con un gioco da tre punti che portava i Magic sul -6 (18-12 a 6:10).
Un tap-in di Batum e un tocco al vetro su assist di D.J. Augustin da parte di Hezonja aumentavano il punteggio, Kemba aggiungeva un punto dalla lunetta e Batum in uno contro uno, tirando dall’altezza dei liberi altri due, Marvin dal corner sinistro infilava indisturbato una tripla in transizione e gli Hornets toccando il +13 (27-14) tornavano a sedersi in panchina con la seconda chiamata di Vogel per l’interruzione della gara (4:25).
Riprendeva ancora Marvin da sotto canestro a sinistra per due punti, mentre nel finale uscendo Biyombo per un paio di falli spesi, gli Hornets iniziavano a trovare molta facilità d’azione oltre spazi per tirare…
14-8 i punti fino a questo momento pro Charlotte in area che rimanevano tali dopo un jumper da oltre la linea dei liberi di Purvis che pescava altri due punti vedendosi fischiare a favore un goaltending dubbio (Howard) dopo una drive su Lamb.
I due incriminati si rifacevano in attacco; Howard con due FT a 2:52, Lamb con una tripla a 2:14.
Gli Hornets volavano con l’alley-oop in corsa ravvicinato di Monk per Howard e anche se Mack centrando la tripla siglava il 36-23, il finale era pro Hornets.
Scoop di Lamb facile in entrata, transizione di Howard con passaggio allungato a Frank sulla diagonale destra per la tripla in ritmo del numero 44 che assisteva anch’esso nel finale a un tap-in di Iwundu e un’entrata di Monk con palla appoggiata al vetro, azioni che chiudevano il primo periodo sul 43-25…

Charlotte Hornets’ Malik Monk (1) shoots next to Orlando Magic’s Wesley Iwundu (25) during the first half of an NBA basketball game Friday, April 6, 2018, in Orlando, Fla. (AP Photo/John Raoux)

 
Il secondo quarto vedeva Charlotte far girare palla sul perimetro fino al passaggio per Kaminsky che a 11:23 pescava la seconda bomba di serata, Speights rispondeva da due poi Lamb fallendo un tiro recuperava il rimbalzo fornendo la sfera in area a Willy che si arrangiava da solo per depositare il 48-27.
Frank centrava la terza tripla su altrettanti tentativi, Stone invece la mancava così a 9:22 Speights correggendo un suo errore da sotto anticipava un canestro di Biz per il -20 Orlando (51-31).
Un jumper di Lamb era seguito da un air-ball di Frank con tipica parolaccia in inglese pronunciata…
Forse Biz non si esprimeva altrimenti dopo lo 0/2 in lunetta ma a 7:14 qualche pensiero per la mente gli sarà passato guardando Lamb colpire da tre dalla top of the key.
Uno dei pochi giocatori consistenti d’Orlando rispondeva da tre (Speights) ma dalla top of the key anche Monk trovava spazio per colpire pesantemente prima della chiusura tardiva…
Hezonja da destra continuava la guerra di triple a 5:51 aiutato ancora una volta da Speights (4:56) per il 59-40.
Un hook di Hernangomez interrompeva il buon momento offensivo dei Magic che incassavano un 2/2 dalla linea di Monk oltre al pullup lungo a 3:55 sempre firmato dal rookie per il 65-40.
D.J. Augustin interrompeva il digiuno offensivo dei Magic con due punti ma Batum con una finta e tiro mandava al bar il difensore infilando il cesto in maniera precisa per il 67-42.
Nel finale uno swooping hook di MKG portava Charlotte a quota 70 contro i 46 dei Magic che dalla top of the key aumentavano di tre unità i propri punti grazie a D.J. Augustin ma chiudeva il quarto Charlotte con una drive di Kemba che trovando Howard sotto mostrava tutta la fragilità di un team senza Gordon, Fournier e Vucevic con la schiacciata a una mano del nostro numero 12 a chiudere il primo tempo sul 72-49.

Le statistiche a fine primo tempo.

 
La ripresa iniziava sullo stesso tenore; due FT a segno per Williams, stoppata di Howard su Biz e due punti per il nostro centro dopo il bump in area a evitare un difensore con arresto e tiro ravvicinato.
Hezonja da tre e DJ Augustin (goaltending di Howard) provavano a invertire il trend ma dopo una stoppata di Biz su Howard la flipperata dall’angolo sinistro di Williams valeva tre punti.
D.J. Augustin infilava ancora in jumper con affidabilità a 8:13 ma a 7:55 Batum infilava uno splash da tre punti per l’84-57.
A 7:05 s’infiammava la partita con Williams che servito in corsa si elevava per speronare la difesa dei Magic con la dunk a una mano e posterizzazione sull’ex Biyombo…
A 6:43 Biz rispondeva con una boom dunk per prendersi più tardi anche due FT dei quali ne realizzava solamente uno.
Un pullup preciso di Kemba dalla baseline destra vanificava il buon lavoro difensivo avversario.
Toccava a Birch segnare nella saga della net night, dopo altri canestri Speights incastrava la sua tripla dalla diagonale destra tra ferro e vetro; palla a due a metà campo vinta da Charlotte che risolveva a 2:05 con un tiro fortunoso da tre punti di Lamb che si serviva del plexiglass in maniera migliore dell’avversario.
Monk a 1:34 con semplicità calibrava la sua tripla (98-68) ma Purvis rispondeva da tre punti per alleviare il pesante passivo.
Si arrivava al finale di quarto sul 103-75 (+28 Charlotte)…

Stone su Afflalo. Julyan non ha segnato nemmeno un due punti in stagione.
Anche questa sera per lui i punti sono arivati da una tripla realizzata.

 
Logico che l’ultimo quarto fosse garbage time ma le squadre continuavano a giocare infondendo piacevolezza alla partita; soprattutto Charlotte che con un fast pick and roll mandava a canestro Willy in schiacciata (assist di Monk).
Monk segnava un rapido pullup da due punti e la difesa di Charlotte con la stoppata di Lamb su Artis si trasformava in transizione con il lancio di Stone per Frank toccato da Purvis senza che il fallo riuscisse a bloccare il Tank in movimento.
Gioco da tre punti che era buono per il 110-75.
Birch con l’alley-oop segnava ma tre punti diretti arrivavano da Hernangomez che faceva carambolare la palla dentro il ferro dalla top of the key.
Monk rimaneva giù dopo un’entrata di Birch (colpo sotto al mento), un po’ d’apprensione ma il rookie dimostrava d’essersi ripreso con il pullup in palleggio sul posto a 8:36 che shakerava Afflalo costringendolo alla resa sulla veloce tripla dalla diagonale destra.
Monk forniva l’assist in corsa al Tank che questa volta prendeva la carezza d’Iwandu sulla nuca.
Ancora due punti e tiro libero nonostante un po’ di mal di testa…
Hornets sul velluto con la tripla di Lamb per il 124-79, quindi entrava anche Paige che sbagliava un paio di triple e un’entrata nel traffico prima di vedere l’assist d Monk per la passeggiata con alzata perfetta di Frank che faceva ricader la palla nella retina senza quasi toccarla.
Paige capiva la giocata e allargava su Stone che dal corner sinistro mandava a bersaglio la tripla del 133-95 (1:55). Charlotte aggiungeva 2 punti, i Magic 5, così si chiudeva comodamente su un +37 (137-100)…
 
 
Pagelle
 
Walker: 6,5
13 pt., 1 rimbalzo, 4 assist, 1 rubata. 3/9 al tiro e 6/6 ai liberi. Torna a giocare Walker (dopo la vacanza mentale) che riapre la serie dei liberi dopo aver interrotto a quota 53 la precedente a Chicago. Qualche buon canestro e propensione anche all’assist, sottolineata generosamente da Monk prima dell’inizio gara riferita all’ultima partita prima di questa.
 
Batum: 7
9 pt., 6 rimbalzi, 6 assist. 4/7 al tiro e 2 TO. Un paio d’alzate per Howard in alley-oop, anche al tiro è preciso, più del solito realizzando due buoni canestri in uno contro uno e una tripla nel secondo tempo messa con facilità. Tutto in soli 20 minuti.
 
Kidd-Gilchrist: 6
4 pt., 3 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. A parte la persa direi discreta tenuta difensiva e nei 22 minuti guadagna la sufficienza con alcuni rimbalzi ma soprattutto un paio d’azioni offensive nelle quali tenta d’andare sul sicuro.
 
M. Williams: 7
18 pt., 2 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 7/9 al tiro prendendo una stoppata. Notte accesa come realizzatore da parte di Marvin che da una buona mano a più riprese. Imbianca i Magic con 2/3 da fuori e gettate di pitturato. Buona prestazione.
 
Howard: 7
16 pt., 17 rimbalzi, 2 assist, 4 stoppate. Chiude con un 5/10 dal campo, basso per i suoi soliti standard ma regala schiacciate e alley-oop. D’altra parte prende un paio di stoppate ma rimedia recuperando palla. Comunque sia domina su Biz e se non arriva a un 20/20 è perché gli mancano alcuni minuti. Si ferma a 28 passando il finale di serata a scherzare con due bambini dietro la panchina.
 
Lamb: 7
16 pt., 3 rimbalzi, 2 assist in 19 minuti. Chiude con un 6/9 dal campo incluso un 4/5 da tre punti che lo porta a +27 di plus/minus. Scampato alla tradizione pasquale, l’Agnello viene a redimere i peccati della stagione dei compagni scatenando la sua buona mano. In difesa fatica su finte e palleggi modello crossover, tuttavia la sua prestazione è buona.
 
Kaminsky: 7
21 pt., 4 rimbalzi, 1 assist. 8/15 al tiro. Inizia bene da tre colpendo per tre volte consecutive finendo con un 3/6 ma nel finale tra lanci e passaggi in transizione chiude bene con altre due giocate da tre punti e un arcobaleno perfetto da due che trova il pentolone d’oro del Leprechaun. Da abbattere a Chicago, da lodare questa sera.
 
Monk: 8
26 pt., 1 rimbalzo, 8 assist. 8/14 al tiro, 6/6 ai liberi, +23 di plus/minus, 1 solo turnover. Altra prestazione di spessore del Monaco che, uscito dall’eremo, incanta anche stasera. Trovato il ritmo, la sua crescita pare essere come il risveglio improvviso di primavera. Peccato che solo nell’ultimo periodo si sia potuto usufruire di buone prestazioni di un Monk, che agevolato sicuramente da difese non eccelse è riuscito a ritagliarsi spazio per i suoi tiri ma a osservarlo bene, ha preso molta più velocità nel meccanismo di shooting motion e questo ne fa un pericolo serio per le difese avversarie. Smista poi anche 8 assist in una serata “Magic”…
 
G. Hernangomez: 7
11 pt., 12 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Concede qualcosa a Birch nel finale ma tira con 5/6 dal campo (tripla compresa) realizzando una doppia doppia in soli 19 minuti sul parquet. Qualche fallo di troppo (4) che non influisce sul giudizio complessivo.
 
Stone: 6
3 pt., 1 rimbalzo, 4 assist. Sfiora appena la sufficienza mandando Frank a canestro e segnando nel finale tre punti. In 25 minuti, assist a parte, rimane sempre troppo marginale.
 
Paige: 5,5
0 pt., 1 assist. 0/3 dal campo e 1 assist per la tripla di Monk in 6 minuti. -8 di +/- nel garbage time.
 
 
Coach S. Clifford:7
Tutto facile per la squadra che mostra anche di sapere giocare a basket quando la pressione avversaria è per larghi tratti inconsistente. Si può rilassare in serata. Va a stringere la mano a un affranto Vogel cercando di consolarlo. Tanking a parte la NBA deve riflettere un po’ sulla situazione di alcune franchigie per cercare di riequilibrare lo scenario da troppi anni monopolizzato, non dico dagli stessi team ma da lunghe dinastie che tra buon lavoro organizzativo di GM (nulla da eccepire) e discorsi su small e big market, vincere titoli, alla fine creano divari che rendono meno interessante lo spettacolo.

Game 79: Charlotte Hornets @ Chicago Bulls 114-120

 
Nuvole attuali rapide cariche di foschi e loschi presagi, storie che s’intrecciano in nebbie passate profonde, labirinti del tempo, dolci e amari ricordi che si fondono accompagnando la nostra storia personale con sensazioni ed emozioni “d’epoca”, di quel basket dorato, provate a suo tempo.
Nell’occasione risorgono a bassa quota, rivalità un tempo più accese, quando Michael Jordan (attuale proprietario di Charlotte) dominava la NBA mettendo a servizio il suo talento a favore dei Bulls.
Tori a parte, devo confessare che non mi è simpaticissima la Wind City, in primis per un motivo che nulla a che vedere con il basket.
Forse qualcuno avrà sentito parlare di “scuola di Chicago”… un vento nuovo che negli anni ’70 cominciò a spirare malignamente su questo pianeta fino a produrre danni antropologici e concreti, per il pianeta, per gli Stati ma soprattutto concretamente per le persone.
Sostanzialmente sto parlando di neoliberismo, sorto proprio all’Università di Chicago, la dottrina “rifondata” dall’austriaco Von Heyek e portata avanti da Milton Friedman in maniera molto astuta e di cui oggi si sta dimostrando empiricamente l’infondatezza di tesi numeriche atte a portare benessere nella società autoregolata dal mercato come esposto dai sostenitori di questa truffa ai danni del pianeta.
Il cambio di rotta avvenuto dagli anni ’80 in poi consisteva in tre punti fondamentali:
(1) Privatizzazione di tutto (compreso parchi nazionali, ecc.), (2) Deregolamentazione (togliere dazi doganali e qualsiasi norma che impedisca il profitto illimitato),
(3) Riduzione delle spese sociali (tagliare i fondi per le pensioni, per i disoccupati, assistenza sanitaria, ecc,) indicando una bassa tassazione uguale per tutti indipendentemente dal reddito.
Ovviamente tutte queste misure non fanno altro che creare sempre maggiori diseguaglianze che intaccano il livello della sicurezza della società e incidono sulla qualità della vita delle persone.
Individuato come falso nemico il comunismo (in realtà all’epoca era impensabile d’andare a mutare un sistema economico oltrecortina), l’attacco di Von Heyek e Friedman fu rivolto relmente contro Keynes e il suo sistema che utilizzava con più successo un sistema ibrido in cui lo Stato facesse la sua parte, cosa tra l’altro che fece anche Roosvelt con il suo New Deal dopo la crisi del 1929 dovuta al laissez faire d’impostazione liberista.
Insomma… la perdita di diritti fondamentali spacciata e bollata dai neoliberisti come richieste “stataliste”.
Sarà per questo che anche nella NBA, tra regole ed eccezioni, differenziazioni tra small e big market, introduzione sponsor, la lotta delle piccole squadre contro le più grandi sta diventando impari.
Ci sono squadre che negli ultimi anni stanno vivendo momenti di lunga depressione, anche peggio di quelli ottenuti dalle parti del North Carolina, basti pensare a Sacramento e Orlando a esempio.
La partita è stata quasi lo specchio dell’annata.
Una punto a punto persa con un team sulla carta più debole, anche perché nella notte “rinunciava” a giocatori come Lopez, LaVine, ecc…
Pochi a salvarsi per Charlotte, squadra simpatia dell’anno in versione Babbo natale anche fuori periodo più volte…
Tra tutti i giocatori oggi citerei Howard che ha battuto il record storico di doppie doppie appartenuto fino a oggi a Larry Johnson.

Howard e i suoi record prima della partita.

Ben 50 per Dwight.
Non è bastato Monk con la sua verve da tripla nell’ultimo quarto.
Ci si è svegliati troppo tardi e soprattutto si sono palesati i soliti limiti difensivi.
44,1% da tre pt. per i Bulls contro il nostro 38,2% oltre a ben 20 turnover di Charlotte contro i soli 7 commessi dai tori sonos tate statistiche pesanti non compensate dalla lotta a rimbalzo vinta 49-44.
Di questa squadra mi auguro proprio di non vedere più diverse facce l’anno prossimo che, per usare un vecchio slogan di Charlotte in era Cowens, non sono esattamente da Hard Ball…
Per i Bulls da citare Markkanen con 24 pt. in 24 minuti frutto principalmente di un 5/6 da oltre l’arco…
Justin Holiday ha chiuso con 19 dando una mano ai Tori a vincer la serie stagionale per 3-1…
 
Palla a due vinta da Felicio ma non concretizzata dai Bulls con il tiro di Payne da tre che si spegneva sul ferro, dall’altra parte Batum correva schiacciando un passaggio verticale a terra, contemporaneo taglio sulla linea di fondo da parte di MKG che chiudendo in reverse layup ci portava sul 2-0. Markkanen a 11:11 colpiva da tre, tuttavia a 10:19 era ancora MKG con un’entrata a ricciolo e un tocco sopra i difensori a un metro dal canestro a riportarci in vantaggio.
Payne con un driving floater cambiava ancora leader team ma Howard splittando dalla lunetta a 9:11 pareggiava (5-5).
MKG recuperava fortunosamente un passaggio deviato a Kemba chiudendo con due punti più fallo subito da Holiday. FT mancato, rimbalzo di Howard che non riusciva a segnare tuttavia, quindi pareggiava il finlandese Markkanen dalla linea di fondo sinistra con un pullup dal mid range.
Williams sulla diagonale destra appena fuori dall’area dei tre punti era raggiunto dalla sfera in transizione, catch n’shoot 3 per il 10-7 buono…
Chicago si riavvicinava con Felicio (goaltending di Howard) ma a 6:42 Williams, dopo aver fatto fuori un difensore con la rapida finta da tre punti chiudeva con un runner pullup per il nuovo +3.
A 5:37 Holiday in jumper lasciava nuovamente un solo punto tra le squadre con il jumper tuttavia un’altra tripla di Williams ci mandava su un buon +4 prima che Howard stoppasse Felicio. Sfortunatamente la palla rimaneva ai Bulls e Payne chiudeva agilmente con un fing and roll in entrata.
A 4:32 i Bulls si riaffacciavano sul vantaggio con la tripla di Markkanen (16-15) che si ampliava dopo due FT del finlandese per fallo di Williams nel pitturato.
Walker con un fade-away in area e un tiro ritardato a 3:05 da sotto riportava avanti i Calabroni che a 2:09 beneficiavano di un rimbalzo offensivo di Howard convertito in un gioco da tre punti dallo stesso con FT aggiuntivo per un fallo di Portis.
Sul 22-18 la situazione cambiava poco.
A 1:07 un “buon” fallo di Stone sotto canestro serviva ai Bulls per ritoccare il punteggio e portarsi a fine primo quarto sotto di tre punti (22-19).
 
Come di consueto il secondo quarto vedeva presentarsi in campo tutta la nostra panchina che subiva il canestro di Portis (marcatura di Kaminsky).
Frank, inguardabile, almeno passava dentro per Willy che chiudeva in appoggio per due punti.
A 11:02 uno 0/2 di Vonleh in lunetta serviva ad Arcidiacono per recuperare il rimbalzo offensivo e far convertire la second chance a Grant che con tre punti impattava la partita a quota 24.
A 10:45 un fallo su “Willy” consentiva alla squadra di Clifford di tornare sul +2, vantaggio dimezzato dall’1/2 dalla linea di Arcidiacono (fallo del Tank).
Hernangomez ancora da sotto ci provava due volte ottenendo due contatti, zero fischi, primo tiro corto e secondo centrato. Monk da sinistra potrebbe segnare da tre ma Killpatrick lo stoppava nettamente mandando la sfera oltre il fondo. Dall’altra parte (sulla destra) ci provava anche Stone che mandava un tiraccio a baciare il plexiglass prima di finire dentro.
Anche lo stesso Julyan rimaneva sorpreso ma il vantaggio si ampliava comunque sul +6 (31-25).
Frank da tre mancava il tiro, Grant segnava in pullup subendo fallo del Tank. -3…
Monk si faceva portare via palla da Arcidiacono e Killpatrick chiudendo la transizione realizzava il -1 per i Tori.
A 8:22 Portis con il jumper dalla media faceva piombare gli Hornets in negativo d’un punto, Stone cacciava dalla laterale un air-ball da tre e una palla deviata a Lamb portava Portis a chiudere in transizione.
Clifford chiedeva il time-out a 7:35 e dopo soli 6 secondi dal rientro sul parquet Monk appoggiava facile, senza incontrare resistenza in entrata.
Hernangomez di sinistro depositava in entrata oltre il difensore e Lamb allungava sul 37-34 con la sospensione lunga da due dalla diagonale destra.
Willy aveva la mano lesta sul dribbling di Arcidiacono ma dalla parte opposta si faceva stoppare dal rientro di Portis che gli appoggiava una mano dietro la schiena…
A 5:52 la terza tripla su altrettanti tentativi del finlandese equilibrava il match a quota 37 prima che Lamb pescato sotto chiudesse facilmente per il nuovo vantaggio.
La partita rimaneva aperta e una transizione chiusa dal riccioluto finlandese con fallo di Monk cambiava ancora il team sopra nel punteggio.
Howard realizzava di sinistra su Felicio restituendoci il vantaggio e Batum a 3:58 subiva il tocco di Killpatrick.
Due FT realizzati per il +3.
Gli Hornets però rimanevano ancorati a quota 43 mentre Markkanen da due, Holiday da tre più una transizione (persa Walker) di Nwaba spingevano i Bulls (parziale di 7-0) sul 43-47…
A 1:12 per un fallo preventivo di Felicio (lontano dalla palla) su Howard tornava a far muovere il punteggio anche a Charlotte che con il 2/2 di Howard si riportava in scia.
Kemba sbagliava una tripla ma la dunk appesa di Howard in correzione impattava ancora una volata la gara.
Purtroppo nel finale piovevano le triple di Holiday e di Portis a poco più di un secondo dalla fine del primo tempo.
I Bulls quindi si portavano sul +6 chiudendo in vantaggio sul 47-53.

Charlotte Hornets’ Kemba Walker (15) makes a reverse layup past Chicago Bulls’ Sean Kilpatrick (0) during the second half of an NBA basketball game Tuesday, April 3, 2018, in Chicago. The Bulls won 120-114. (AP Photo/Charles Rex Arbogast)

 
Batum apriva dopo sei secondi con due FT a segno ma rispondeva Felicio dal campo.
Howard in girata rapidissima congelava sotto canestro i due difensori ai lati appendendosi per una schiacciata dirompente andando a rifilare anche in difesa una stoppata al malcapitato di turno consentendo a MKG di realizzare in area il -2 (53-55). Purtroppo gli Hornets come il solito si distraevano in difesa consentendo a Holiday e Payne due facili canestri in entrata. Batum da tre mancava la conclusione ma sull’azione seguente l’allungo e il tocco portato a destra del canestro finiva per essere una giocata da tre punti per il -3 (56-59).
Nwaba da due e un pessimo passaggio che apriva la strada a Portis in transizione per altri due punti erano terreno perso parzialmente colmato dalla tripla dello stesso Batum che tuttavia assisteva alla tripla di Markkanen (schermato) sulla diagonale destra senza che Williams riuscisse a intervenire. Il canestro del 59-66 non prometteva nulla di buono, anche perché Howard, in lunetta a 6:58, splittando, portava solamente sul divario iniziale di quarto il risultato.
Markkanen poi con la tripla frontale su Walker spingeva i rossi sul +9, gli Hornets a 4:03 rientravano sul -5 con la tripla di Williams dopo un buon giro palla di squadra.
Howard continuava a giocare forte (unico dei nostri) andando a battere dopo rapide finte sul posto Portis, passato dalle parti della linea di fondo, spettatore della potente reverse dunk a una mano del nostro centro.
Con il rientro in campo del Tank Nwaba trovava facili canestri in entrata, Portis centrava la tripla a 1:40 e i Calabroni ripiombavano nel baratro sino al -12 (74-86) riuscendo a chiudere il quarto sul 79-86 grazie a una bomba di Monk che anticipa quanto accadrà negli ultimi 12 minuti.

Charlotte Hornets’ Malik Monk, second from right, flies past Chicago Bulls’ David Nwaba for a dunk during the second half of an NBA basketball game Tuesday, April 3, 2018, in Chicago. The Bulls won 120-114. (AP Photo/Charles Rex Arbogast)

 
I primi a segnare nell’ultimo quarto erano i Tori con Grant in pullup, Kaminsky faceva una delle poche cose buone della sua partita recuperando due FT e infilandoli a 10:51.
Gli Hornets però ripiombavano sul -10 per colpa di Killpatrick ma si accendeva improvvisamente Monk al tiro.
A 10:21, e a 9:47 infilando due bombe faceva rimontare Charlotte ma ripetendosi dopo aver conquistato un rimbalzo difensivo ci portava incredibilmente sul -1 (90-91).
Killpatrick schiacciava in transizione dopo un tentativo di passaggio di Monk stoppato.
Il nostro numero 1 però si faceva perdonare a 8:46 chiudendo un palleggio su Arcidiacono per il pullup da tre che portava al pareggio a quota 93.
Purtroppo Charlotte si avvantaggiava finendo sul +5 con un gioco in transizione di Killpatrick che trovava il corpo di MKG sulla transizione per un blocking.
93-98 ma tripla di Willy dal corner sinistro che precedeva due punti di Grant per il 96-100.
Lamb al vetro da destra segnava il nuovo -2, purtroppo però in difesa avevamo Kaminsky che perdendo il duello a rimbalzo con Felicio lasciava una second chance ai Bulls sfruttata magistralmente da Holiday da tre punti.
98-105…
Charlotte tornava ad affidarsi a Monk che con il runner ci riportava sul -5 mentre a 5:09 un numero di Kemba che passando dietro lo schermo di Willy lasciava indietro Arcidiacono per saltare in lungo (da dx verso sx) oltre Killpatrick, era costretto al colpo di reni da taekwondo per chiudere con un numero in reverse subendo anche fallo. Il libero però era fallito, così Kemba fermava la sua lunga striscia di FT consecutivi.
Killpatrick in lunetta per l’1/2 (102-106) costringeva all’inseguimento disperato Charlotte che tuttavia riceveva l’aiuto razzo di Monk, il quale partendo dalla baseline sinistra evitava un difensore con un up & under in salto per chiudere una bimane dalla potenza sorprendente (104-106).
Nwaba dall’area era aiutato dal primo ferro sul suo tiro corto, dall’altra parte Kemba da tre punti sembrava poter riportare nella completa incertezza il match con la tripla (107-108) prima che Killpatrick segnasse e Williams pescasse Howard al centro del pitturato al limite dei tre secondi.
Esplosiva dunk a una mano e Hornets ancora a -1 (109-110). Una tripla di Killpatrick rischiava d’ammazzare la partita anche perché il tempo scorreva ma a 3:04 Williams segnava un’altra bomba, quindi lo stesso ex Nets, ora Bulls, mancava un runner su Kemba ma anche Batum dal corner destro mancava il canestro.
Nwaba segnava nuovamente mentre gli Hornets ansavano poco più tardi in lunetta con Howard.
A 2:00 esatti dalla fine il 2/2 del centro era valevole per il 114-115.
Grant sbagliava un tiro, Kemba falliva la tripla, finiva così per segnare Chicago.
Williams andava a sinistra sul blocco portato a Killpatrick infilandosi esattamente dietro, nessuno copriva adeguatamente e da posizione quasi frontale il numero zero apportava tre punti decisivi per i suoi.
Monk non riusciva nel miracolo dell’ennesima tripla e nei secondi finali i Bulls ritoccavano dalla lunetta sino al 114-120 finale.
 
Pagelle
 
Walker: 5
9 pt., 1 rimbalzo, 4 assist. Da dove iniziare? Kemba è in vacanza. Gli mancano le ciabatte. Ogni tanto si alza dalla sdraio e si ricorda per passione di voler fare un canestro al campetto in spiaggia. Stupendo il numero con il reverse layup su Killpatrick poi quasi il nulla. Tiro libero sulla stessa azione mancato (l’unico di serata, vuol dire che attacca poco in penetrazione), una tripla su sei tentativi con una bomba pesante mancata nel finale. Una palla persa che ci costa due punti.
Nel primo quarto e ancora una volta sotto i 10 pt. In 30 minuti…
 
Batum: 5,5
11 pt., 4 rimbalzi, 5 assist. Croce e delizia. Buoni gli assist ma il 2/9 al tiro grida vendetta con due triple tentate nel finale a vuoto, soprattutto la prima con spazio e piedi a terra tirata senza fluidità. La seconda in girata era già più disperata. Segna un paio di canestri che ci rimettono un po’ in pista nel terzo quarto ma si prende in faccia nell’ultimo una bomba veloce di Holiday da destra con la mano alzata più come resa che per stoppare il tiro…
 
Kidd-Gilchrist: 5,5
10 pt., 3 rimbalzi, 2 assist. 5/9 al tiro e tre turnover. Fa un fallo ingenuo in rientro tentando di prender lo sfondamento, non parte male, ma poi si perde un po’. I tentativi sono quasi tutti intelligenti tranne un jumper forzato altissimo in uno contro uno finito sulla base del ferro inevitabilmente.
 
M. Williams: 6,5
18 pt., 8 rimbalzi, 4 assist, 1 stoppata. 6/8 al tiro. Big night come shooter con 4/6 da fuori, un bel passaggio per Howard in verticale, peccato che la difesa non sia sempre all’altezza e commetta un’ingenuità clamorosa andando da solo a infilarsi dietro il blocco portato per Killpatrick sulla tripla decisiva della gara. Alla fine del blocco non lo trova, non viene aiutato ed ecco il danno finale… Non fantastico anche prima in alcune circostanze ma porta a casa diversi rimbalzi, non tutti difficili.
 
Howard: 7,5
23 pt., 17 rimbalzi, 3 assist, 2 stoppate. Termina con 7/11 dal campo e 9/13 ai liberi. Ci prova in tutte le salse in attacco, rimane attivo in difesa dove tenta anche diverse stoppate, alcune finite in goaltending. Batte il record di doppie doppie storico che era di Larry Johnson arrivando a 50 in stagione. Lotta e lo ringrazio per questo. Ad averne altri così…
 
Lamb: 5,5
6 pt., 2 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Tre turnover, un paio evitabili e un fallo mal speso sui due totali. +10 di plus/minus, il migliore, nonostante la serata con pochi punti (3/6 al tiro) in 20 minuti. Non arriva alla sufficienza con tutta la simpatia e stima che ho da quest’anno per lui per la serietà dimostrata.
 
Kaminsky: 2
2 pt., 1 rimbalzo, 1 assist. 0/3 dal campo e 2/2 ai liberi in 19 minuti parsi anche troppi. Questi sono i numeri di “Big Frank” nella notte nella sua Chicago. Praticamente un infiltrato che fa danni collaterali come falli inutili che procurano FT addizionali o difese lascive come su Nwaba… Uno dei volti che non vorrei più rivedere anche in considerazione del solito rimbalzo a portata che si fa strappare da Felicio non tentando il tagliafuori ma andando a rimbalzo normalmente. Da lì arriva una second chance di Chicago con tripla…
 
Monk: 8
21 pt., 2 rimbalzi, 2 assist. Credo sia il season high di Monk… se non lo è mi scuso ma poco ci manca. Big night. Esplode a fine terzo periodo con una bomba, poi ne mette altre 4 riportandoci in partita. Perde un pallone e non gli riesce il miracolo di riportarci in gara negli ultimi secondi dell’ultimo quarto lo si vede in difesa andare in stoppata e dall’altra parte del campo percorrere la linea di fondo sinistra, abbassarsi sotto il corpo del difensore con entrambe le silhouette in salto per rielevarsi e schiacciare una slam dunk bimane dalla potenza devastante. Entusiasmante. Peccato per la L. Lui avrebbe meritato di vincerla.

 
J. Stone: 5
3 pt., 3 rimbalzi, 1 assist. 15 minuti, 2 palle perse e tre assist. Ci prova due volte da fuori pretenziosamente. Sul primo tiro incontra l’amica tabella che gli manda a segno il colpo, sul secondo dal lato sinistro devo far notare che la tabella laterale non l’hanno ancora messa… air-ball clamoroso. Giocatorino buono per l’Europa.
 
G. Hernangomez: 6,5
11 pt., 8 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. 4/7 dal campo cerca di giocare sotto canestro ma se c’è bisogno non ha paura, infatti dal corner sinistro usa la sua mattonella da tripla per un tiro pesante nell’ultimo quarto che da una mano a Charlotte. Soffre un po’ il duello con Felicio nella parte finale della sua partita ma fa una discreta prestazione.
 
Coach S. Clifford: 4
Va beh… se uno nasce quadrato non può morire rotondo. La stagione è finita, lui ha defezioni, ma un paio di volti nuovi nel quintetto li potrebbe anche schierare, ad esempio Monk al posto di Batum. Il problema è che lui gli fa fare il playmaker e anche un non vedente si è accorto che non è una PG… Glielo dimostra in serata nella versione PG e SG… Solita sconfitta punto a punto. Con la stima per la persona, credo che nei momenti decisivi non ci sia uno straccio d’idea per liberare un giocatore e mandarlo a canestro semplicemente. La palla a Howard o le triple non sempre funzionano…

Game 78: Charlotte Hornets Vs Philadelphia 76ers 102-119

 
Il riferimento del blog alla resurrezione, per chi abbia un minimo di conoscenza della storia degli Hornets venne facile. Un chiaro riferimento al ritorno nella città madre (dopo la cancellazione per mano di Benson con il suo rebrand a New Orleans), portando con sé nickname, colori e storia.
In una sola parola, identità.
“Non le pop star, le campane suonano per secoli”… canterebbe Caparezza in “Migliora la tua memoria con un click”.
Chissà quanto potrà durare una squadra di basket come Charlotte.
Se continuerà il suo cammino seguendo le orme del tempo di Celtics e Lakers o sarà nuovamente polverizzata nel dimenticatoio con risultati che potrebbero minare la passione locale.
Per ora, il piccolo miracolo sportivo in carte bollate è stato compiuto e la squadra per la quale io e altre persone della mia generazione (ma non solo) tifavamo a metà anni ’90 è rinata, almeno sulla carta.
Manca ancora un progetto vincente nonostante una leadership forte come quella di Jordan, non esente da colpe nella costruzione di un nucleo che in quattro anni ha racimolato solamente una partecipazione ai playoffs, bloccata al primo turno a gara 7, cosa che comunque ai Bobcats non era minimamente riuscita, anzi, non erano mai riusciti a vincere una singola partita nella post season.
Comunque nel giorno di Pasqua il riscatto e la resurrezione per gli Hornets erano una suggestiva possibilità che si volatilizzava nuovamente (come nella serata precedente) a Washington.

Le cifre dei due team prima del match.

Kemba Walker riceve il pallone con impressa la cifra dei punti realizzati in maglia Charlotte dal “vecchio” primatista Dell Curry.

Dopo un clamoroso rientro sino al -1, nel terzo quarto un parziale di 0-14 ci estrometteva dalla gara e nell’ultimo quarto addirittura, ancora tre triple (analogie con la serata precedente anche se con un quarto di ritardo) ci facevano uscire definitivamente dalla gara.
17-36 gli assist a favore dei 76ers la dicono lunga sulla serata. Phila è stata abile e veloce a mandare a segno i suoi uomini tra fast break e passaggi fulminei che hanno coinvolto anche i tiratori da tre punti.
Charlotte, troppo lenta e compassata per quasi tutta la gara ha battuto nettamente più FT (27/34 contro i 9/10 della squadra di Brown) ma non è bastato.
Phila porta così a casa la gara senza Embiid e Saric anche se negli Hornets si registravano altrettante defezioni:
 
 
Top scorer ospite Belinelli, autore di un altra buona prestazione complessiva, in special modo a livello punti (22) con 9/10 dal campo e assist (3), Simmons ha chiuso con 20 pt. e 15 assist mentre JJ Redick l’ha pareggiato nel punteggio.
Covington vinceva la medaglia di legno con 17 punti e 11 rimbalzi.

Pochi sorrisi in serata se non quelli delle Honey Bees.

 
Prima palla disposizione dei 76ers persa da Simmons oltre fondo campo.
Hornets che realizzavano un 5-0 di parziale con MKG in jumper lungo dalla destra e una tripla dal centro sinistra di Williams.
Replicava in maniera analoga Phila che segnava in reverse layup con Simmons e JJ Redick in transizione da tre ma il parziale non si arrestava perché due turni in lunetta favorivano gli ospiti con i 2/2 di Johnson e Covington.
Sul 5-9, dopo diversi errori e una stoppata da dietro di Howard su A. Johnson, il nostro centro appoggiava al vetro riavvicinandoci.
Phila da una rimessa dal fondo apriva l’uovo; Simmons per rimetter in gioco la sfera la tirava addosso a MKG (sulla schiena) segnando poi facilmente da sotto.
Batum si creava lo spazio per un banker da sinistra ma i 76 continuavano la fuga segnando il tredicesimo punto a opera di McConnell in transizione a 6:48.
Marvin passando a MKG nel pitturato vedeva il compagno librarsi nell’aria per appoggiare a canestro evitando il braccio proteso di un difensore.
Coach Brown a 6:22 chiamava il time-out dopo il quale arrivava il layup di Belinelli seguito dal FT jumper di MKG (con spazio).
Era sempre MKG a procurarsi a 4:49 due FT per il pareggio a quota 15 ma due dunk consecutive di Holmes ci riportavano velocemente sul -4.
Howard tra FT e gancio portava alle casse dei Calabroni tre punti riducendo lo scarto sul -1 ma ancora una volta Phila si trovava sul +4 dopo la bomba di JJ Redick dal corner sinistro. Entrava Lamb in tutti i sensi; la penetrazione a dx si chiudeva con il floater sulla baseline sopra il difensore per il -2.
Ilyasova toccato da Howard segnava due FT e da una persa di Monk però partiva Fultz a tutta birra verso il canestro per l’appoggio oltre Willy.
Lamb a 1:28 infilando la bomba ci riportava a -3.
Jeremy, vestendo poi i panni dell’uomo assist serviva prima Kaminsky e Monk decidendo di rischiare sulla transizione; in entrambi i casi andava bene, così gli Hornets passavano avanti a poco dalla fine del quarto che si chiudeva sul 29-28.

Howard in gancio.
AP Photo/Nell Redmond

 
Il secondo iniziava con un FT jumper di Lamb e una sua steal che portava alla tripla fallita di Kaminsky e al rimbalzo offensivo di Hernangomez.
2/2 a 11:13, vantaggio di 5 punti (33-28) colmato in parte dalla tripla di Ilyasova.
Monk fermava Fultz ma nonostante lo sforzo per recuperare la sfera, il suo piede destro in torsione calpestava la linea laterale destra annullando così la buona azione compiuta, ma era dura mantenerla in campo…
Redick a 9:22 si esibiva in un circus shot, proveniente da destra, dopo aver passato Lamb e Stone, chiudendo in reverse oltre Willy con parabola altissima, faceva baciare la retina all’oggetto del desiderio.
Willy a 9:01 aveva la forza per trovare altri due FT e anche splittando ci portava avanti, purtroppo da una lunga azione convulsa con occasioni su entrambi i fronti, il turco dei 76ers pescava la tripla seguita a 7:24 da quella del Beli che segnava anche su passaggio di Simmons in transizione.
Decisamente troppi i fast break concessi dai nostri…
Gli Hornets rischiavano ancora ma MKG coprendo il pitturato intercettava l’ultimo passaggio di Belinelli, ne usciva una buona occasione per la transizione e due FT guadagnati a 5:34, che, insaccati, portavano il megaschermo sul 40-43. Troppo facile però per Simmons andare ad appoggiare in mezzo alla immobile difesa Hornets, il bel pullup di MKG dalla diagonale sinistra in uno contro uno non serviva a molto se se anche Ilyasova riusciva ad appoggiare un fing and roll arrivando decisamente sotto canestro.
Kemba a 2:34 poteva beneficiare di tre FT che messi a segno lo portavano a ben 53 FT consecutivi realizzati, record migliorato per un giocatore di Charlotte.
JJ Redick da sinistra mostrava le sue doti di shooter infilando il jumper e Beli andando oltre MKG metteva in difficoltà gli ex compagni.
Walker con un jumper lungo da posizione frontale infilava il primo FG personale in serata m Belinelli si ripeteva andando a realizzare un catch n’shoot oltre Batum.
Kemba si faceva portar via una palla e la killer dunk di Simmons (una flash reverse) congelava il primo tempo sul 51-60.

Williams e MKG stringono nela morsa il fantasista Simmons. Pessima gara per Williams, buona per MKG, molto buona per il rookie avversario.

 
Un floating jumper di Marvin Williams era utile per far ripartire Charlotte nella ripresa, ma Covington replicava in maniera simile.
MKG e Simmons, due giocatori che stavano facendo bene per le rispettive squadre si rispondevano da due punti ma Redick da tre faceva cadere la palla nel cesto e in depressione lo Spectrum Center che incassando il 55-68 a 10:21 dalla fine aspettava di vedere gli sviluppi del resto del match dopo il time-out voluto da Clifford.
Sembrava portare beneficio il time-out voluto da Clifford perché gli Hornets riuscivano in qualche maniera a impostare un ritmo alla gara; Batum dalla linea con un 2/2 iniziava segnando due liberi a 9:44 (fallo di Covington sull’alzata per il pullup) e continuava con uno step back.
A 8:48 Kemba dal palleggio tirava su sparando in faccia a Ilyasova una tripla e anche se Simmons segnava in salto di destro risolvendo il duello a contatto con MKG, il ritmo rimaneva a vantaggio di Charlotte con un crossover di MKG su Simmons e dunk aggressiva a 8:15 per il 64-70.
Gli Hornets incassavano un goaltending chiamato contro Howard ma uno scoop di Batum a contatto con il difensore rimbalzava dentro.
Purtroppo Williams mancava un paio di tiri ma gli Hornets a 6:25 pescavano il jolly con Howard che batteva Holmes e il raddoppio alle spalle di Covington toccando palla sul ferro aiutata dalle classiche manine.
Simmons mancava un tiro, MKG a rimbalzo difensivo percorreva il parquet in coast to coast ma Belinelli mostrava il classico passaggio a livello con botta sull’avambraccio a 6:00. In lunetta la nostra ala piccola non sbagliava le due occasioni portandoci sul -1 (71-72).
Gli Hornets però finivano probabilmente la benzina mancando anche un po’ di concentrazione.
Un mega parziale di 0-14 lanciava i Sixers sino alla vittoria finale.
A 2:25 l’ultima azione dei Sixers del parziale era iconica; lancio per Simmons in reverse alley-oop per il 71-86…
Monk in transizione segnava dal corner destro servito da un extra pass che lo liberava ma il 74-86 non durava molto a causa della tripla di Belinelli.
Holmes assaltava alle spalle Hernangomez a :41.2 e lo spagnolo in bonus entrava in lunetta per segnare due dei suoi numerosi FT.
Monk in entrata chiudeva il quarto sul 78-91.
Partita fotocopia di quella contro Washington, l’ultimo quarto era garbage time anche perché due triple d’Ilyasova e una di Belinelli l’inauguravano mentre di contro arrivavano solo due FT di Willy.
Punteggio sull’80-100 e partita in ghiaccio.
Tornavano a -13 i Calabroni a 8:27 grazie a una tripla di Monk ma anche se lo stesso play/guardia a 6:42 replicando ci faceva tornare alla stessa distanza (91-104), la cifra del gap scendeva al massimo di uno con un FT dello spagnolo. Covington da tre, Simmons con una schiacciata e Lamb da sinistra firmavano il 97-111.
102-119 era il finale di una partita che gli Hornets chiudevano senza gloria.
 
 
Pagelle
 
Walker: 5
10 pt., 1 rimbalzo, 4 assist, 1 stoppata. 2/7 dal campo e ben 4 turnover in 25 minuti. Segna 5 liberi su 5 portandosi a 53 consecutivi. Record di franchigia ma ancora una volta fatica nel palleggio e si fa portare via un paio di palloni che gli ospiti capitalizzano in fast break. Raggiunge a malapena la doppia cifra. Si sta riposando facendo giocare di più i compagni, ma qualche iniziativa in più potrebbe prenderla.

Walker in lunetta prima dei tre liberi che lo porteranno a quota 53 consecutivi.

 
Batum: 5,5
8 pt., 4 rimbalzi, 3 assist., 1 stoppata. Dal campo fa peggio di Kemba. Fa partire e alimenta l’ultima fiammata dei Calabroni. Purtroppo si spegne anche lui. In difesa non mi piace.
 
Kidd-Gilchrist: 7
16 pt., 5 rimbalzi, 2 rubate. 6/13 dal campo. Non do retta al -21 di plus/minus. Simmons, rookie che gioca come un esperto (per me rookie of the year) lo mette in difficoltà ma lui lo contiene diverse volte molto bene dopo la dormita sulla quale Simmons gli fa sbatter la palla sulla schiena da rimessa di fondo campo. Non sempre può arrivarci ma vive una serata, senza i comprimari Bacon e Graham infortunati, old style con transizioni rapide, FT e al tiro anche se non è perfetto si dimostra migliorato.
 
M. Williams: 4,5
5 pt., 3 rimbalzi, 1 assist. 2/9 dal campo. Sbaglia tre tiri nel momento migliore degli Hornets che avrebbero potuto far sviluppare la gara in maniera differente. 22 minuti d’inabilità cestistica.
 
Howard: 6
10 pt., 10 rimbalzi, 1 rubata. Giusto per pareggiare il record di Larry Johnson in fatto di doppia doppia. I numeri minimi ci sono. Qualche buona giocata ma senza Embiid ci si aspettava più dominio. Manca un paio di liberi sul parzialone Sixers. 25 minuti, 4/7 dal campo.
 
Lamb: 5,5
12 pt., 2 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, 1 stoppata. Non brillantissimo al rientro con 5/13, soffre anche sulle triple avversarie ma non è evidentemente al 100%. In attacco aiuta la squadra offrendo nel primo quarto due assist per due bombe dei compagni.
 
Kaminsky: 5,5
10 pt., 2 rimbalzi, 2 assist. 3/8 al tiro. Partita nella norma. Niente d’eccezionale ma nemmeno da disprezzare. Qualcosa in più in copertura di poteva fare così come sul tiro da fuori. L’1/5 non è buono ovviamente…
 
Monk: 6
16 pt., 2 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, 2 stoppate. 6/13 dal campo con alcuni arresto e tiro da tre buonissimi. 5 turnover. Lui con Stone in campo sono una nuova “mossa” di Clifford ma a portare palla è lui che non avendo maturato ancora molta esperienza commette ingenuità grosse sui passaggi che causano qualche danno. Non è un playmaker naturale e i 3 assist contro le 5 perse lo testimoniano, ma in attacco si fa sentire.
 
Stone: 5,5
0 pt., 2 assist, 1 stoppata in 15 minuti. Commette un fallo e smazza due assist. Gioca un po’ di più ma viene sostanzialmente ignorato dai compagni. Sui 5 in campo è la sesta opzione. Ignorato da tutti, alla fine comunque ottiene, anche grazie a un po’ di pressione difensiva personale, un plus/minus di +4. Nulla d’eccezionale.
 
G. Hernangomez: 6,5
15 pt., 11 assist, 2 rubate. Per lo spagnolo 11/14 ai liberi e attivissimo sui due fronti, sotto le plance avversarie cattura ben 6 rimbalzi. Buon movimento nel finale mostrando giro e uso del piede perno magistrale in allungo. Doppia doppia, in uscita su Korkmaz (credo) nel finale o un altro tiratore, si dispiace d’aver incassato la tripla. Gioca con un po’ d’orgoglio.
 
Coach S. Clifford: 4,5
Possibile non si riesca a risolvere il problema sulla linea dei tre punti? Ancora una volta periamo, in attesa di resurrezione prendendo contro ben 42 punti ottenuti dagli avversari (14/32) a mezzo tripla, oltre che inusualmente molti fast break. Direi che la squadra non aiuta ma la situazione è esasperantemente reiterata sino ad arrivare a momenti d’insipienza cestistica dove la squadra molla gli ormeggi mostrando cali di tensione gravi. Time-out ok ed espressioni alla Van Gundy a parte occorre ripensare anche all’allenatore.

Out of border

Charlotte, con la sconfitta a Washington, è finita matematicamente fuori dai playoffs.

La classifica a Est a fine marzo.

A nulla è valsa la vittoria dei Nets all’OT su Miami se la sera prima i Bucks, riuscendo a passare all’OT a Los Angeles contro i Lakers (ringrazio Francesco M., amico presente allo Staples Center per la sfida per i brevi video realizzati da bordo campo) Miami, hanno ipotecato il posto per la post season con ormai solo Detroit a sperare a Est.
Ogni anno la capitale “porta brutte notizie” ma di certo nel caso non era inaspettata.
La speranza era ormai ridotta al lumicino e non si può nemmeno certo recriminare su una serie vinta con i Wizards 3-1…
Gli Hornets nella Southeast hanno battuto 4 volte su altrettante partite Atlanta, tre Orlando (ne manca ancora una), rifilato un 3-1 a Washington, prendendosi però uno swept da Miami che ha cambiato anche la squadra leader all-time tra Hornets e Heat.
Un 10-5 che avrebbe potuto essere utile se non fossero poi state fallite praticamente tutte le partite contro le big a Est (Toronto, Boston, Cleveland), quindi nella notte i Calabroni avranno la possibilità d’ottenere (volendo) una vittoria di prestigio contro i 76ers per cercare di spezzare la serie (0-3) ormai a favore dei nostri futuri ospiti (ore 19:00 allo Spectrum Center) senza Embiid messo fuori gioco casualmente dal rientrante Fultz.
Fuori dal confine quindi… fuori dal raggio dei tre punti imprendibili.
Anche ieri sera a Washington la difesa degli Hornets è collassata semplicemente su un unico passaggio all’esterno per esser colpita da triple aperte e semplici.
In due minuti Beal ha chiuso il match in questa maniera…
I 76ers sono in lotta per la terza posizione contro i Cavaliers e sicuramente vorranno vincere a Charlotte complice una squadra in ascesa, un Simmons in forma e l’aggiunta del pericolo Belinelli da fuori.
Come è giusto che sia però anche Charlotte dovrà fare la sua gara senza regalare nulla nonostante l’obiettivo primario sia ormai tramontato in attesa della Charlotte 2.0/2 (ci si augura) da aggiornare questa estate.

Game 77: Charlotte Hornets @ Washington Wizards 93-107

 
Se trasformassimo le squadre NBA in pianeti, suddividendole in base alla classifica, Charlotte, Detroit e L.A. (Lakers) sarebbero degli esopianeti.
Lontani da tutte le altre squadre, questi team vagano nel freddo limbo dello spazio interstellare, lontane da Soli che riscaldino la loro superficie o dalla compagnia magari un po’ gelida di pianeti gassosi che orbitano non poi distantissimi dal loro astro ma sul fondo del loro sistema solare.
Con i Bucks vittoriosi a LAL in OT e gli Heat ormai tranquilli per ciò che riguarda la posizione playoffs, rimanendo a Est, ai Pistons e agli Hornets non rimaneva che passare il loro solitario tempo rimanente da qui alla fine della stagione, cercando qualche passatempo.
Vincere avrebbe rallegrato una stagione la cui partenza era stata condivisa dai due team in una sfida a Detroit con i padroni di casa a imporsi alla presenza di Eminem.
A poco sono valsi gli altri due successi dei Calabroni e la vittoria stagionale negli scontri diretti, entrambe le formazioni (teoricamente avrebbero dovuto essere simili per mentalità difensiva) sono state “espulse” dalle loro orbite.
Charlotte in poco meno di due minuti finiva fuori anche dalla gara a Washington dopo aver incassato tre triple da Beal.
A inizio terzo quarto dal +1 passando sul -10 per merito di tre bombe di Beal rovinava un discreto primo tempo non trovando più la forza di rientrare in orbita punto a punto.
Il 4-0 su Washington forse sarebbe stato troppo, così, traditi dal backcourt titolare, gli Hornets si sono arresi prematuramente (forse in ottica Phila in back to back domani alle 19:00) ai 26 pt. Di Otto Porter Jr. e ai 22 di Beal coadiuvati dai 15 a testa della coppia Scott/Wall (al rientro il secondo).
Walker ha chiuso a soli 7 punti nonostanti i record complessivi o stagionali raggiunti quest’anno:
Lamb è rimasto fuori dalla partita a causa del piede sinistro dolorante, aggiungendosi a MCW e Zeller in lista infotunati, alla quale potrebbe aggiungersi anche Bacon, cadutio male sulla caviglia desra in serata.
Per le stats di squadra, -11 le rubate per i Wizards che conducono anche negli assist con 22-30 mentre a rimbalzo il leggero predominio Hornets 46-44 era confermato dal 17/27 ai liberi contro il 9/12 per i locali.
Troppi i 17 turnover contro i 12 della squadra della capitale.
 
Buona la partenza della squadra di Brooks che partiva segnando con un jumper di Porter Jr. oltre Batum portandosi sullo 0-5 quando Wall, anche in assenza di partite giocate da 27 turni, infilava il suo primo tiro (pesante).
A 9:23 finalmente anche Charlotte abbandonava lo zero sul tabellone segnando con il francese dal mid range destro nonostante i tentacoli ravvicinati di Gortat.
Il polacco però ricevendo da Wall s’infilava in verticale per una running dunk a una mano.
Con un’azione simile Howard a 8:44 si presentava sotto canestro su Marvin Williams mostrando il poster più che il bigliettino a Gortat.
MKG con un gancio nel pitturato faceva fuori il difensore dopo la finta con giretto sul piede perno e sempre dalla nostra ala piccola in ripartenza nasceva il primo vantaggio di serata con due liberi guadagnati per l’8-7.
Washington però era strigliata da Brooks e dalle diagonali oltre l’arco partivano due bombe; Beal dalla sinistra e Morris dalla destra anticipavano una giocata di Beal a 6:34 che si chiudeva con un gioco da tre punti per la spinta di Howard sul blocco di Gortat.
Libero a segno, 9-0 di parziale… poteva bastare così…
MKG dalla FT line saltava per il jumper del 10-16, Howard in uno vs metteva dentro appoggiando al vetro, poi su una ripartenza Batum passava dietro alla schiena per Marvin Williams che sull’avanzata trovava la difesa dei Maghi molle, quindi provava il tiro raggiunto l’arco.
Tre punti che ci riportavano sul -1 (15-16) prima che dal corner sinistro replicasse Beal.
Batum a 4:40 infilando due FT ci faceva tornare sul -2.
Più o meno il divario rimaneva lo stesso, un tap-in di Howard sul suo stesso errore ci consentiva di tornare al -1, conservato dallo stesso centro che si abbatteva in stoppata sul n°56 avversario.
Satoransky e Scott però portavano dalla panchina punti per i Wizards (21-26) ma nel finale, proveniente dalla linea di fondo sinistra batteva avversari e luce rossa per un floater che segnava il finale del primo quarto sul 27-30.
 
Il secondo periodo partiva bene per Monk che con confidenza infilava una tripla a 11:19 (30-30), gli arbitri sull’azione successiva di Charlotte rischiavano di regalare la seconda rimessa ai Wizards anziché assegnarla correttamente a Charlotte ma uno degli arbitri se ne avvedeva.
Monk comunque non sfruttava l’occasione mancando un altro tentativo da fuori, tuttavia Charlotte passava comunque avanti con un floater tagliato di Kaminsky bravo nel pitturato sulla corsa ad anticipare i difensori a 9:59.
Dopo il pari ottenuto un paio di volte dai locali la squadra di Scott tornava avanti con la tripla di Porter su bacon ma Monk, servito in area, in salto ritardava la conclusione per evitare la stoppata di Mahinmi; il tiro in ricaduta dimostrava atletismo e coordinazione ritrovata.
Wall da destra dopo il crossover infilava la difesa di Charlotte sula baseline, Hernangomez rispondeva per farci rimanere attaccati alla gara con le unghie ma tre punti di Porter ci portavano fuori dal raggio d’azione del singolo possesso (38-42).
Poco male se Bacon con un breve passaggio orizzontale trovava il varco per penetrare due difensori che staticamente non seguivano l’infilata verticale del nostro abile centro spagnolo che chiudendo in schiacciata lasciava il posto a Howard che pareggiava con un gancetto sempre dall’area rossa (42-42).
Porter mancava il primo tiro dal campo per la buona pressione del Tank che usciva dal campo mentre a prender spazio su Gortat sotto il ferro era Howard che chiudeva a sinistra una penetrazione di fisico presa da destra.
Porter però si scatenava con la terza tripla di serata riportando i capitolini sopra di un punticino ma su una breve apertura di Kemba Williams rimaneva caldo anche al rientro dalla seduta in panca; tre punti per il -45 pareggiato da Gortat facile facile nel pitturato a difesa teal collassata.
MKG in infilata appoggiava di sinistra oltre il centro polacco che si prendeva uno sfondamento da Gortat su una delle azioni successive ma Charlotte si salvava grazie alla stoppata di Williams su Oubre Jr. e sul proseguo la pressione del nostro numero 2 costringeva Wall a perder palla oltre la linea laterale sinistra sul palleggio.
Howard a :44.8 raggiungeva il bonus per entrare in lunetta per la prima volta in serata segnando i suoi liberi ma sul finale Wall era lasciato colpevolmente libero per una frazione di secondo, tanto bastava per mandarlo a segno.
Si chiudevano così i primi 24 minuti sul 51-50 a favore degli Hornets.

Howard va a canestro superando il “muro” di Wall.
AP Photo/Nick Wass

 
Tragico il rientro sul parquet quando gli Hornets ci provavano solo da tre punti ma un Kemba ancora a zero punti vi rimaneva fallendo il primo tentativo, Marvin ne mancava due e Batum uno, dall’altra parte dopo un goaltending ingenuo di Howard su un tiro corto Beal colpiva per ben tre volte da oltre l’arco scavando un solco da 10 punti (51-61).
Charlotte ripartiva con un gioco a due tra Batum e Williams; il primo dal corner destro mandava a canestro il secondo in rollata, poi Howard con una serie di movimenti batteva Gortat recuperando l’ennesimo 2+1 a 8:30 per il 56-61 ma MKG perdeva un paio di palloni in attacco consentendo ai locali di segnare con Wall in transizione.
Howard falliva anche qualche FT nella sfida contro tutti ma in entrata dalla linea di fondo sorprendeva Gortat pur spinto fuori dalla linea di fondo sinistra allungando un fing and roll al momento giusto.
Gli Hornets però in difesa lasciavano spazio; un rimbalzo offensivo a destra di Porter era chiuso dallo stesso Otto dopo essersi comodamente riposizionato fuori dalla linea dei tre punti prima che Batum in uscita salutasse la tripla.
Kemba a 4:22 del terzo interrompeva il digiuno con una tripla, poi mostrava un crossover con hesitation che lasciava i difensori in ritardo, sulla drive arrivava l’aiuto; scarico per Batum che mancava l’open 3 ma il rimbalzo era di Walker che segnando si portava a 5 pt. in serata.
A 3:48 sul -8 arrivava il time-out di Brooks e al rientro Gortat appariva veleggiando solcando l’area rossa per la dunk a una mano senza oppositori.
Tornati sul -10 era dura per gli Hornets rientrare nonostante qualche lampo come quello di Monk che in entrata sul salto, attorniato da un paio di difensori, trovava il varco impossibile con il cambio mano appoggiando di destra alla tabella una sfera che roteando vorticosamente e correttamente era spinta dal plexiglass nella retina.
C’era poco da fare però purtroppo se Scott colpendo da tre evidenziava limiti difensivi ormai noti a tutti gli altri team NBA. Bacon con un pullup frontale segnava il 70-80 ma l’ennesima tripla (ancora Scott) chiudeva il quarto facendo piombare gli Hornets sul -13 (74-87).

Malik Monk (1) dunks during the second half of Saturday’s game against the Washington Wizards. The Wizards won 107-93 at home.
Nick Wass AP Photo

 
Praticamente diveniva garbage time l’ultimo quarto perché con un Kemba assente e una panchina non in grado di recuperare punti le distanze rimanevano in anni luce.
Bacon poi atterrava male su un’entrata mancata finendo per guardare la gara da fuori campo.
Azioni convulse di transizioni e contro-transizioni nella parte centrale del quarto davano risultati contrastanti fino alla stoppata su Kemba e alla tripla di Porter a 6:58 che sanciva la reale fine delle ostilit5à sull’83-95.
A 6:12, nonostante la silhouette della sconfitta si profilasse minacciosa, Kemba tracciava un meraviglioso disegno in diagonale, Monk saliva al cielo per schiacciare un prorompente alley-oop con giro a una mano sul ferro.
Toccava a Monk poi offrire un soft alley-oop a Howard che riusciva a sganciarsi per appoggiare in qualche maniera ma dall’altra parte paradossalmente era Wall a sbattere su Monk segnando un gioco da tre punti con l’entrata decisa.
Howard continuava a litigare con il ferro ai liberi e il tap-in di Batum a 3:22 serviva solo per l’89-100.
Porter infilava la sesta tripla di serata (su 10 tentate) e ai Wizards riusciva un po’ tutto finendo per allungare sul 93-107 finale.
 
Pagelle
 
Walker: 4,5
7 pt., 4 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 4 turnover testimoniati anche dal ball handling precario di serata salvo un mezzo numero in crossover. Non tira bene con 3/9 dal campo (1/6 da fuori). Non guadagna mai la lunetta anche se chiede veementemente un fallo che non gli viene assegnato su una delle due penetrazioni serie che porta. I numeri (non arriva nemmeno in doppia cifra) sembrano quelli di un Batum in una serata non brillante. Peccato per la serata di riposo presa. Con il suo contributo avremmo potuto dare filo da torcere sino alla fine.
 
Batum: 5
6 pt., 6 rimbalzi, 7 assist, 1 rubata. 2/7 dal campo. 2 perse e ben -17 di plus minus. Qualche chiusura in ritardo. Il solito Batum, tutto assist e poco tiro. Forse un po’ sfortunato su un paio di conclusioni ma in 31 minuti fa poco. Lui e Kemba combinano 13 punti contro i 15 del solo Wall.
 
Kidd-Gilchrist: 3
10 pr., 3 rimbalzi, 1 rubata. 4/6 dal campo. I numeri indicherebbero almeno un 6, invece gli assegno 3 nonostante umanamente sia uno dei miei giocatori preferiti. Tre come le bombe che prende in faccia da Beal. Stringe o segue l’uomo disinteressandosi della marcatura. 9 punti presi in meno di due minuti sono pesanti per un giocatore che è stato un Signor difensore ma adesso sembra lontano parente. Non si può continuamente fare lo sesso errore. Due palle perse di seguito nel terzo quarto (una per spinta di Gortat e piede perno slittato) in un momento delicato chiudono in bellezza il quadro.
 
M. Williams: 5,5
10 pt., 4 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 1 stoppata. 3/7 dal campo. Buon primo tempo fatto di triple ben realizzate sugli scarichi. Nel secondo apre male con uno 0/2 e porta un po’ meno pressione come quella che mette nel finale di primo tempo su Wall dopo una buona stoppata. Va a vuoto un paio di volte e usciamo dal match.
 
Howard: 6,5
22 pt., 13 rimbalzi, 1 stoppata, 1 rubata. Sarebbe da 7 ma i liberi falliti nel secondo tempo ci lasciano indietro. A un certo punto parte l’Howard contro tutti… palla a lui che usa il suo strapotere fisico per mettere in difficoltà chiunque e su quello riesce benissimo a ottenere il risultato sperato. 9/15 dal campo ma 4/11 ai liberi. Gran primo tempo. Ennesima doppia doppia a una sola dal record stagionale detenuto da Larry Johnson, tenterà di pareggiarlo domani con Phila senza Embiid. Voglioso di vittoria in serata è più attivo del solito in difesa.
 
Kaminsky: 5,5
6 pt., 6 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. 2/5 al tiro con un paio di stoppate che gli rifilano. Non fa male anche se qualche tripla se la prende in faccia. Fa sbagliare il primo tiro a Porter e cattura diversi rimbalzi in soli 23 minuti ma la prestazione complessiva oscilla quasi sulla sufficienza.
 
Bacon: 5
4 pt., 2 assist. 2/6 al tiro in 17 minuti. Alcuni brutti passaggi, perde un pallone tentando con un lob moscio di servire Howard invece Gortat lo anticipa facilmente. Non brillante in entrata finisce per farsi male ricadendo sulla caviglia destra.
 
Monk: 7
17 pt., 1 rimbalzo, 3 assist. Chiude con un 7/17 al tiro. Era 3/5 da oltre l’arco, sbaglia una tripla, poi ne fallisce altre quando ormai contano poco o nulla. Si fa notare immediatamente con un’entrata nella quale trova la giusta velocità e coordinazione, poi ci regala oltre alle triple, una perla in cambio mano e anche un alley-oop da highlights offerto da Walker. Buona gara nonostante mantenga limiti difensivi derivanti anche dal fisico. In espansione, inizia a fondere idrogeno. Potrebbe apparire una stella luminosa…
 
Graham: 5,5
0 pt., 3 assist. Commette un paio di falli. Non ci prova mai se non su un’entrata dalla quale racimola due FT mancati tra gli ululati del pubblico. Buoni i tre assist ma poco altro se non una palla recuperata per una volta di gomito di Oubre Jr. che si liberava così di Treveon impegnato nel non rimanere indietro sul blocco. Per fortuna hanno inventato i paradenti…
 
G. Hernangomez: 7
11 pt., 9 rimbalzi, 2 assist.3/5 dal campo, 5/6 ai liberi. Con buoni movimenti batte la difesa avversaria. Fa valere il suo fisico sfiorando la doppia doppia in soli 16 minuti. Peccato che un giocatore così interessante sia la riserva di un altro buon giocatore mentre in PF…
 
Stone: s.v.
0 pt. Un minuto. Giusto perché Clifford mi deve far allungare i tempo dell’articolo…
 
Coach S. Clifford: 5
Il piano B era palla a Howard ma non funziona sempre. La difesa, marchio di fabbrica latita. Se i suoi non capiscono che non devono sempre eccessivamente stringere troppo verso il pitturato non va bene, anche perché non è problema recente e costa partite.

Game 76: Charlotte Hornets Vs Cleveland Cavaliers 105-118

 
Quando era piccolo Kemba Walker amava la danza, l’hip-hop, la break dance tanto da esibirsi anche all’Apollo Theater di New York.
Sarà quel ritmo nel sangue che lo ha portato ad acquisire quel je ne sais quoi che fa la differenza tra un giocatore normale e uno come il n° 15 dei Calabroni.
Tempo, ritmo, cambio di passo e direzione, step back, finte, esitazioni, accelerazioni…
Kemba ha trasformato una delle sue passioni sul parquet fino a divenire tutt’uno con il basket stesso.
Uno Shadow Dancer (un’ombra danzante per ricordare un vecchio titolo di un videogame datato 1989) che nella notte si apprestava a superare il record di punti all-time per la franchigia (Bobcats/Hornets) detenuto da Dell Curry da ormai 20 anni…
Nel farlo cercava anche rivincita su James che quest’anno si era portato a casa i match precedenti.
Kemba, per rimanere affini al titolo sopracitato, entrava in modalità Revenge of Shinobi, uno splendido videogioco nel quale per il ninja protagonista (Joe Musashi) le difficoltà erano notevoli.
Facendo un breve inciso sul videogame c’è da dire che la storia narrava di alcuni sicari della Neo Zeed (organizzazione criminale) abili ad assassinare il maestro di Musashi e rapire la Donna del suo cuore, Naoko.
Joe apprende sull’ultimo respiro del suo sensei la storia e parte per salvare Naoko e sconfiggere definitivamente (l’aveva già battuta in passato) l’organizzazione terroristica e i suoi folli piani di dominio.
Ricordo i continui difficili doppi salti sui tronchi in caduta verticale da una cascata, la difesa indifesa nei pochi lampi al buio in una discoteca, il labirinto finale che portava all’oni (demone) finale.
Battuto senza mai riuscire però a salvare Naoko (mi era stato prestato e non ho avuto tempo di provarci molte volte).
Un gioco difficilissimo, insomma, che metaforicamente Kemba si apprestava a rivivere nelle difficoltà alla sfida al Demone Re James, il quale in serata non ha fatto sconti con in ballo la terza posizione (Cavs tallonati da 76ers vincenti nella notte su New York e Pacers) per i suoi ai playoffs.
James (pareggia il record di partite consecutive con almeno 10 punti detenuto da MJ) con le sue subitanee impennate d’azione ha chiuso una big night con 41 pt., 10 rimbalzi e 8 assist mentre una bella mano gli è arrivata da un caldo JR Smith (19 punti con un 8/9 al tiro) e da Green con 18.
Kemba vestito con la divisa nera Buzz City (eravamo ancora imbattuti con questa tenuta nero ninja) in serata rimaneva un ombra ma nel finale, a maglie più larghe, trovava lo spazio per il nuovo record all-time punti per la franchigia e l’intervista post game ma ci fermavamo a 4 W consecutive.

Il recordman Curry intervista prima della partita il nuovo uomo record Walker.

Per le stats di squadra… 2-9 le steal con un paio tramutare dagli arbitri in FT (senza lamentarsi sul punteggio finale), una di Monk buonissima, 22/24 ai liberi contro il 17/20 dei Cavs sono indicatori comunque di una certa metodologia d’arbitraggio che sin da subito ha reso il gioco più frammentario con fischi anche un po’ forzati da ambo le parti, dimenticanosene o sbagliando in altre circostanze.
Andiamo alla partita però…
 
Charlotte partiva con un tentativo d’entrata di Howard che era stoppato dagli arbitri per un fallo di Thompson (blocking).
A 11:39 Howard sbloccava lo 0-0 infilando due FT, dall’altra parte Green fuggiva a Williams ma sul suo floater in canotta nera trovava un altro ninja, Dwight Howard che si serviva dell’Ikazuki che gli serviva per arrivare altissimo a fare da scudo stoppando il tentativo.
Kemba a 10:54 ci riportava avanti segnando tre punti in ritmo ma Green riprendendo da un suo errore infilava un tap-in e James a 9:58 lanciato in ripartenza finiva giù sulla leggera pressione di MKG.
Due FT per il primo sorpasso ospite di serata non bloccavano il contro sorpasso di Batum ottenuto sempre dalla linea dei FT ma in sospensione su un’azione a gioco attivo.
Howard a 8:58 giocava agli autoscontri sulla baseline sinistra e otteneva altri due FT che trasformava ancora aiutando insieme a MKG (bound pass verticale bassissimo di Batum non raggiunto da James) a portare gli Hornets sull’11-6.
I Cavs tornavano alla carica avvicinandosi con un open di Nance Jr., pareggiando con una dunk di Hood e passando avanti grazie a un libero di Green per tre secondi difensivi di Howard.
Nance Jr. segnava ancora lasciato troppo solo e i Cavs ottenendo un parziale di 8-0 viaggiavano sul +3 prima che una ripartenza degli Hornets con alzata da giocoliere di Kemba per sottrarre la possibile palla vagante a un avversario segnasse il -1.
A 5:25 un fallo su MKG da parte di Hood ristabiliva l’equilibrio poiché la nostra ala piccola splittava; si susseguivano canestri dei Cavs subito replicati dagli Hornets…
LeBron, Batum, ancora James, Marvin, erano i nomi che trascinavano il match sul 18 pari prima che Nance Jr. fallisse un alley-oop e Bacon portasse sopra i Calabroni con un arresto e tiro frontale.
Kemba sbagliava da destra una tripla in transizione ma il rimbalzo era preda di Howard che scaricava la schiacciata del 22-18.
Calderon da sinistra colpiva con perizia in jumper, i Cavs potrebbero allungare quando James buttandosi dentro incappava sulle mani rapide di Williams che gli sottraevano palla, Howard dall’altra parte chiamava in area la sfera ma Williams andava in uno contro uno per il floater cortissimo, Dwight si ritrovava la sfera e schiacciando ancora ci dava il +4.
Clarkson con un movimento in post basso destro superava Howard che si rifaceva poco più tardi con altri due punti portando il punteggio finale dei primi 12 minuti sul 26-22.

Walker nel pitturato avversario.
Sam Sharpe-USA TODAY Sports

 
Il secondo quarto vedeva inizialmente rientrare i Cavs che colpivano con Calderon (ottimo movimento per crearsi spazio su Lamb) in jumper e pareggiavano con un contropiede due contro uno chiuso da una dunk di Smith per colpa di una persa di Monk.
A 10:37 uno spin di Frank con la forzatura in uno contro uno in area era buona per ripartire, Graham poi dal post basso destro al secondo tentativo faceva centro realizzando il 30-26.
Rientrava per i Cavaliers Osman il quale non segnava la bomba, Bacon così in entrata producendo il suo floater grazie alla separation di spalla firmava il +6.
Dimezzava lo svantaggio Clarkson da sinistra a mezzo tripla, Frank in post basso sinistro toccato in caduta appoggiava al plexiglass il 34-31 mentre la girata dal post basso sinistro di Green verso la tabella era seguita da tre punti del Tank che cannoneggiava dalla diagonale destra per il 37-31.
L’esperto Jr Smith rientrando produceva in poco tempo due entrate micidiali che si rivelavano essere giochi da tre punti con due liberi addizionali a segno, Lamb replicava dalla diagonale destra quando sul cambio marcatura JR Smith/Osman intuiva che il turco non avrebbe avuto i riflessi per stoppare il tiro.
42-37 con JR Smith però lanciato in area che mostrava anche il cambio mano per il fing and roll del -3 che diveniva -1 quando un altro bad pass di Monk apriva la transizione chiusa da James appena rientrato.
Time-out di Clifford con Monk che si riscattava parzialmente saettando una tripla a 6:11 però JR Smith si trasformava in assist man lasciando campo a James che si produceva in un plastico alley-oop a due mani inarcando la schiena.
James pareggiava con uno spin su Bacon lasciato troppo solo ma Monk con un pullup su Green firmava il nuovo vantaggio sino al pareggio dalla lunetta dello stesso avversario (fallo di Monk).
James in entrata era “allargato” dalla minima spinta di Howard… sulla circumnavigazione del pitturato gli arbitri fischiavano il terzo fallo dei Dwight che abbandonava il parquet.
2/2 recuperato da MKG che faceva tutto da solo per l’aggressione su Kemba sin dalla rimessa.
James dava la spinta ai suoi realizzando dal corner destro da tre pt. offrendo anche un pass per Hill in transizione.
A 3:03 una chiamata pro James, francamente ridicola, portava ancora l’asso avversario in lunetta ma lo 0/2 lasciava sul 49-54 la partita.
Ritoccava il megaschermo Frank dalla lunetta con un 1/2, ma un James ormai lanciato si liberava del Tank a rimbalzo per depositare il +6 ospite.
Gli Hornets erano ancora penalizzati quando un assist di James inginocchiato apriva la linea di fondo destra a Green che pattinava superando il limite di passi consentiti.
Frank tentava la stoppata ma arrivava la chiamata contro il Tank.
2/2 per il +8 prima che Williams segnasse due FT.
James schermandosi sfuggiva al controllo di Williams, pioveva quindi la tripla del 52-61 che Hood replicava a :35.9 dal termine.
Williams era affossato da Hill nel pitturato sulla tripla mancata di Lamb.
Altri due FT per il 54-64, finale di primo tempo.

Faccia a faccia tra James e Walker.

 
Non era l’avvio desiderato quello della ripresa quando James continuava a colpire; questa volta dalla baseline sinistra in jumper, anche se un piazzato di Howard lungo da destra replicava alla stessa maniera al Sire.
Un passaggio all’interno vedeva l’entrata circolare di Green che posterizzava Marvin, il quale non opponeva però molta resistenza.
A 10:17 Kemba in entrata faceva segnare il quinto punto personale di serata ma Green batteva Williams in jumper, inoltre a 9:21 James servito sulla corsa decollava per la schiacciata senza resistenza visto il raddoppio portato dai Calabroni sulla linea di fondo destra.
Hill a 8:57 schiacciando in transizione costringeva al time-out Charlotte che al rientro con una giocata ragionata portava Batum a segnare in jumper. Howard da sotto accorciava sul 60-72, Batum con il passaggio verticale serviva il classico taglio di MKG che dalla linea di fondo destra oltrepassava il canestro chiudendo in reverse layup.
A 6:36 lo screen roll di Kemba su Howard con conclusione dal pitturato finiva nel cesto così come il libero addizionale per fallo di Thompson.
67-78… -11 che tuttavia peggiorava solamente nonostante JR Smith provasse un passaggio dietro la schiena consegnato agli spettatori.
Green segnava due punti poi James era furbo a mimare un tiro da tre punti quando MKG portava la mano a contatto con l’arto dell’attaccante.
Un 3/3 che tagliava le gambe nuovamente a Charlotte che cadeva anche sul laconico -19 quando una tripla aperta frontale di James mandava il mega schermo a segnalare un impietoso 69-88 a 3:41 rimanenti nel terzo quarto.
Dopo il time-out un semi-gancio di Howard dal post basso di sinistro su Nance Jr. un doppio palleggio di James e un jumper di Lamb su JR Smith (non troppo aggressivo nell’occasione) facevano rientrare sul -15 la squadra di Clifford ma dall’altra parte JR Smith segnava un pullup lungo dalla destra nonostante Lamb fosse decisamente più aggressivo dell’avversario.
73-90 che Kemba a 2:07 riduceva ancora in entrata.
Il finale vedeva giocate di qualità; tripla di James, JR Smith (ormai in the zone) in jumper su Howard e l’alzata di Kemba per Dwight che chiudeva appoggiando toccato dal rientro di James.
Libero che chiudeva il quarto sul 78-95.
 
Charlotte tentava di giocarsi le ultime carte di rientro con la panchina; apriva la frazione Lamb con due FT, Graham fermava Green e salvava un rimbalzo offensivo difficile dopo l’errore di Frank.
Monk in jumper dalla linea di fondo sinistra per il -13 consigliava il time-out ai Cavs.
I Cavalieri però raffreddavano più volte con le triple i principi d’incendio degli Hornets; Green toccava la sfera per tre punti (82-98), Lamb (a risolvere i 24), Bacon (rimbalzo difensivo e spin veloce nel pitturato avversario in uno vs uno) erano ghiacciati da una tripla di JR Smith a 7:58 per l’86-101… Frank metteva dentro 4 punti in due azioni avvicinandosi al canestro, Marvin stoppava Hill e dopo qualche giocata, ancora Kaminsky, prima recuperando un rimbalzo offensivo (mancato tagliafuori su un tiraccio di Bacon) e poi battendo Hood trascinava Charlotte sul -9 (94-103) ma Hill chiudeva il match con una tripla laterale.
Si rivedeva James con qualche giocata spettacolare (360° layup su MKG mancato in volo e correzione volante in schiacciata) e Kemba, fino a quel momento piuttosto in ombra spediva dentro nel finale i punti necessari per superare Dell Curry sino al 105-118 finale.

Un Kemba dagli occhi lucidi per il record intervistato da Stephany Ready. “Non dovrei essere qui, molte persone da dove vengo non ce la fanno… questo è un risultato enorme” ha dichiarato un modesto ma lucido (mentalmente) e oggettivo Kemba riferendosi ai sobborghi poveri per i colored di NY.

La mamma di Walker (al centro) esulta a pochi secondi dal termine.
Suo figlio ha appena passato di due punti il mitico Dell.

 
Pagelle
 
Walker: 5,5
21 pt., 2 rimbalzi, 4 assist. Ingrato compito quello d’assegnargli un voto negativo in una serata per lui storica. Chiude con 7/18 al tiro migliorando nel finale la sua prestazione. 5/5 ai liberi. Anche qui batte il record di FT consecutivi per la franchigia rompendo il precedente di 43… Intervista commossa a fine partita, pallone portato a casa. George Hill gli ha chiesto la canotta storica ma lui sa di non aver disputato un buon match. Poco fluido, primo tempo in sordina, fatica a segnare, probabilmente l’emozione si è fatta sentire. Ora liberatosi del peso, a traguardo raggiunto, speriamo torni a farci vincere a Washington. Un gentleman, se qualcuno avesse proprio dovuto battere il record di Curry, sono contento sia stato lui.
 
Batum: 5,5
6 pt., 2 rimbalzi, 5 assist. 2/5 al tiro in 25 minuti. Molto più in ombra di Kemba, trova alcuni buoni assist ma non da consistenza ai numeri. Manca di magnetico carisma.
 
Kidd-Gilchrist: 5,5
11 pt., 2 rimbalzi, 1 assist. Dal campo è spesso preciso, peccato per un jumper corto nell’ultimo periodo, in difesa non riesce, salvo alcune occasioni a tenere James e la sua mobilità, ancor prima del fisico. I gentili tre FT concessi alla star avversaria per i reiterati tocchetti sugli arti superiori concedono agli arbitri una ghiotta occasione per portare il fischietto alla bocca.
 
M. Williams: 5,5
6 pt., 5 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, 1 stoppata. -17 di plus/minus, quando va su James ci prova con risultati alterni, una steal clamorosa e una tripla incassata grazie allo schermo offensivo. Fa di tutto un po’ meno segnare dal campo (0/4) compensando con un 6/6 ai liberi.
 
Howard: 7
19 pt., 10 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. 7/12 dal campo, un po’ penalizzato dagli arbitri. Si arriva al paradosso quando due arbitri fischiano sulla stessa azione un fallo pro e uno contro al nostro centro che almeno in questo caso vede avere la decisione finale a favore. Altra doppia doppia con buone giocate, vicino al canestro (compresa una smart bomb ninja kariu) dove continua ad avere occasioni per giochi da tre punti. 5/5 ai liberi, un buon jumper lungo da destra. Forse la fase difensiva avrebbe potuto esser migliorabile ma su qualche chiusura e rotazione finisce fuori causa.
 
Lamb: 6,5
11 pt., 3 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 4/6 dal campo. Da un po’ di spinta alla panchina di Charlotte senza eccedere. Sfortunato in difesa, in attacco da il suo contributo. +1 di plus/minus.
 
Kaminsky: 7
16 pt., 5 rimbalzi. 7/9 dal campo. Come Lamb da spinta alla squadra specialmente ottenendo punti nell’ultimo quarto sull’ultimo tentativo valido di recupero. Buona prova, solida mostrando buone doti realizzative con movimenti d’avvicinamento a canestro. Da quando evita di sparare sempre da tre (1/1 nella notte) è migliorato.
 
Monk: 5,5
7 pt. 2 rimbalzi. 3/6 al tiro ma due turnover pessimi. Fatica ad aprire il gioco nella maniera corretta e chiude con 0 assist. Peccato perché al tiro non è andato male a parte una scheggiatura al ferro esterno provando da fuori nell’ultimo quarto.
 
Bacon: 6,5
6 pt., 7 rimbalzi, 2 assist. ½ al tiro. Gioca 23 minuti. Se va su James cerca di non conceder la penetrazione Non facile ma alla fine fa un discreto lavoro… Buon senso della posizione, cattura diversi rimbalzi ma poco fushin (arte di fluttuare). Qualche giocata mal consigliata come lo spin uno contro uno in area dopo il coast to coast, ma su quello finisce per aver ragione.
 
Graham: 6
2 pt., 2 rimbalzi, 2 assist. Male nella prima parte di gara, meglio nella seconda. Gioca solo 9 minuti, una sufficienza pare equa.
 
Hernangomez: s.v.
0 pt., 1 minuto. Si segnala per un turnover e un fallo. Non fa in tempo a fare altri danni.
 
Coach S. Clifford: 6
Squadra che ci prova ma il finale di primo tempo è decisivo. Qualche breve e rapido passaggio a vuoto e un paio di triple pesanti incassate ci tagliano fuori dalla possibilità di rientrare seriamente nonostante i tentativi di time-out siano apprezzabili. Si chiude a 4 la seconda striscia positiva dell’annata. La squadra c’è anche se non ha le qualità per poter battere certi avversari. Da risolvere ancora i problemi sul perimetro. Non solo triple frontali o diagonali in serata ma anche negli angoli. Gli arbitri non l’agevolano, ad esempio nel finale perseverano sul 98-113 quando un tiro di James in uscita dal ferro è toccato sopra di esso da Thompson in netta interferenza. Canestro assegnato a James, Walker se ne avvede, i tre a strisce bianconere no…

Game 75: Charlotte Hornets Vs New York Knicks 137-128 (OT)

 
La NBA offriva a Charlotte la possibilità di addentare la Grande Mela.
Da Adamo ed Eva a Biancaneve, probabilmente alla domanda:
“Chi è la più bella del reame?” i tifosi teal & purple risponderebbero naturalmente Charlotte, pur non essendo la più forte.
Nella serata della lotta contro il tumore al seno, parlare di tentazione e vittoria è quasi scontato…
La tentazione di vincere per la squadra di Clifford era comunque grande, poiché, se i playoffs sono ragionevolmente sfumati da qualche settimana almeno, continuare a giocare cercando la vittoria, onorando così la stagione, permane un obbligo morale, tanto più che tatticamente in classifica ce la si gioca solo con i Pistons e i Lakers (le due franchigie si scontravano nella notte) i quali hanno, partita più, partita meno, record simili e non è detto che alla lottery questo sia un fattore determinante, specialmente se dovessimo scegliere ancora una volta nelle posizioni da “squadre limbo”…
Si cercano altri record e in serata Kemba a fine primo tempo è andato a pareggiare il record di FT consecutivi di franchigia.
Knicks comunque recentemente che hanno ripreso quota, vincenti nella passata notte a Washington, in back to back tonight a Charlotte.
Partita emozionante con l’allungo di Charlotte che si è vista recuperata da Burke e Beasley i quali nel secondo tempo hanno fatto scintille.
Il primo ha chiuso con 42 punti (career-high), il secondo con 27… Hardaway Jr. (17 pt.) poi nel minuto finale ci mandava sotto di tre ma Kemba (31 pt.) decideva di realizzare la sua prima tripla di serata sul più bello trascinando il game all’OT dove lo risolveva facendo faville con altre tre frecce scagliate a bersaglio nonostante l’accanita resistenza della squadra di Hornacek.
43-41 i rimbalzi, 25 pari gli assist, 5-6 le rubate, non erano statistiche a fare una gran differenza…
Gli attacchi a tratti sono stati difficilmente controllabili ed entrambi hanno finito sopra il 50% con il 54,8% di Charlotte contro il 51,4% ospite.
I Knicks dalla lunetta hanno realizzato 11/11 FT mentre Charlotte con il suo 24/28 ha preso vantaggio finendo per vincere una gara all’OT.

MKG durante la presentazione…

 
Hardaway Jr. con uno step back frontale si staccava dalla seconda marcatura di Howard e infilava lo 0-2 aiutato dall’anello.
Il pareggio arrivava su un attacco di MKG che si trovava in salto a sbattere su un muro composto da due giocatori sotto canestro; passaggio per Howard e alzata appena sufficiente per far varcare alla sfera la retina.
Batum stoppava Kanter ma dall’altra parte Walker andava da tre con l’air-ball e da destar arrivava un tiraccio di MKG, toccava quindi ai Knicks allungare sul 2-6 con due FT di Hardaway Jr. (fallo sul tiro di MKG) a 9:29.
Batum a 9:09 potrebbe recuperare un gioco da tre punti avendo battuto Thomas (fallo sulla shooting motion) sul tiro in sospensione ma il libero andava a vuoto.
Uno scoop di Kemba a 8:33 dopo esser passato con lo screen roll dietro a Howard lo avvantaggiava su Kanter che non riusciva nell’intento di stopparlo per un soffio.
Sei pari prima I Knicks colpissero due volte da tre con il B & B (Beasley e Burke) intervallati da un turnaround di Marvin e seguiti a 6:58 da un attacco di Walker fin sotto il canestro a sinistra.
Kanter andava a contatto, Kemba all’indietro appoggiava guadagnando anche il libero che trasformato dava il -1 (11-12).
Le due PG si scambiavano cortesie da due punti, poi arrivavano due punti di Kanter da sotto che aveva la meglio su Howard fino al pareggio di Williams che lavorando di fisico in mismatch su Hardaway Jr. rilasciava un tiro morbido dalla linea di fondo sinistra. Palla nel cesto così come il libero addizionale per il 16 pari.
Beasley falliva il jumper contro Howard, Kanter non ne approfittava da sotto fallendo l’appoggio e MKG conquistando il rimbalzo non impediva sull’azione successiva a Ntilikina di battere Batum.
Williams sotto canestro vedeva arrivare la spicchiata persa da Howard sul tentativo d’ingresso a canestro troppo forzato e ringraziava segnando il più facile dei canestri.
Williams però tirava malissimo da tre e vedeva sfilare un passaggio volante di Walker da drive and kick quando avrebbe dovuto trovarsi in angolo per scaricare il tiro.
Poco male se Kemba infilando due liberi a 3:26 ci portava in vantaggio facendo svoltare la gara.
MKG su un fast break colpiva in jumper dal mid range mentre Hardaway Jr. e Frank ai liberi ritoccavano il punteggio.
Nonostante il terzo fischio contro Howard (ennesimi passi e devo dire anche netti), gli Hornets aprivano di colpo il gas con una tripla di Monk a 1:11 anche se l’ex Lee chiudeva il quarto con un arcobaleno in runner per il 27-22 che Hernangomez conservava stoppando Ntilikina.

Marvin Williams prova a contenere Tim Hardaway Jr.
Foto: USA Today.

 
Il secondo quarto si apriva con Kaminsky raggiunto in post basso a destra per l’appoggio semplice in allungo poiché dimenticato dalla difesa.
Monk da tre dalla sinistra sorprendeva Ntilikina con uno step back da tre punti portandoci sul 32-24 mentre Hernangomez sotto canestro dei Knicks recuperava rimbalzo e due punti battendo Kornet e altri tirapiedi.
Lo spagnolo però si faceva stoppare dall’ex compagno mentre dall’altra parte il francese dei Knicks volava a tutta velocità per l’appoggio.
Un floater di Lamb restituiva la doppia cifra di scarto ma Kornet si sentiva ispirato segnando tre punti ai quali però rispondeva immediatamente Kaminsky (39-29).
Kornet a 8:26 continuava a vivere il suo momento positivo recuperando un fallo dallo spagnolo, infilando un 2/2 ai FT.
A 8:12 Frank rispondeva ancora in entrata, sull’alzata Hicks stoppava la nostra PF era assegnato il goaltending che probabilmente non c’era più il FT (il fallo sì) addizionale. Giocata da tre punti a 8:12 che anticipava due punti dell’uomo che avrebbero voluto spedire a Charlotte i Knicks in cambio di Kemba e poi tanto male non è se dopo una tripla in transizione di Lamb (sulla quale la difesa dei Knicks compiva scelte pessime chiudendolo per un attimo per tornare a concedergli spazio in possesso di palla) tornava a segnare per arrivare in doppia cifra (10 pt.).
Bacon dal mid range infilava il cesto ma Ntilikina minacciando un gioco a due con Kornet si ritagliava lo spazio per un’altra sospensione vincente.
Hernangomez deviava fortunosamente sotto canestro un pallone rimbalzato sul ferro per un tiro impreciso di Walker e i Knicks in attacco osservavano un turno di stop per la gomitata involontaria di Ntilikina in entrata su Walker.
Howard con un gancio in corsa al vetro faceva secco il difensore portando la patrtita sul 51-37 prima che Kanter accorciasse di due.
Era sempre il nostro centro che in qualche ortodossa maniera segnava spingendo Kanter sotto canestro, Bacon in entrata resisteva al fallo di Ntilikina che chiedeva un fallo a favore (inesistente) ma gli arbitri assegnavano canestro più FT.
Gioco da tre a 3:23 per il 56-39 prima che il francese tornasse a sedersi in panchina per il terzo fallo.
Nonostante ciò i newyorkesi accorciavano sino al 56-47 grazie a un paio d’entrate di Beasley prima che una lotta sotto le plance arancioblù tra i difensori di New York, Williams e Howard fosse risolta da quest’ultimo. Marvin stoppava Kanter, Kemba volava in transizione ma era arrestato da un fallo.
Non così i due liberi.
Il quarto finiva 62-49 poiché la tripla di Thomas arrivava fuori tempo massimo.

Durante l’intervallo le Honwey Bees hanno riprodotto alcune mise di guppi femminili sulle note delle loro canzoni. Qui No Scrubs delle TLC.

 

Spice Up Your Life delle Spice Girls.

 
Il terzo quarto era il regno dei B & B.
Apriva Burke con un frontale per il 62-51, Marvin al vetro in post basso colpiva ma ancora Burke in jumper cercava la rimonte.
Charlotte inizialmente teneva anche grazie a Howard che correggendo un errore da sinistra di Williams ripristinava le distanze.
MKG in fing and roll portava altri due punti ma gli arbitri glieli toglievano quando gli era fischiato un più che dubbio fallo/stoppata di Hardaway Jr. che in lunetta ringraziava.
MKG però si riproponeva in attacco attaccando il ferro. Nessuno dei giocatori ospiti gli si parava incontro ed era facile arrivare per la bimane appesa.
Si accendeva però anche Beasley che con una schiacciata da canguro a una mano realizzava il 70-57.
Uno step back modello fenicottero dalla media sinistra premiava Batum ma Burke incrementava il punteggio segnando il tredicesimo punto personale.
Howard a 7:44 segnava dalla lunetta il 74-61 ma Beasley con 5 punti consecutivi riduceva il gap ospite a 10 punti.
Il time-out di Charlotte sul 76-66 dava qualche esito con MKG in lunetta.
0/2 ma rimbalzo di Howard e conversione per due punti (79-67).
New York tornava però a segnare con Beasley (21 punti al momento) arrivando al ferro per segnarne altri due poco più tardi riducendo a 8 lo scarto.
Kemba in attacco non aveva spazio nonostante la schermatura di Kaminsky, a quel punto gli girava la palla ma anch’esso era chiuso, apertura sulla diagonale sinistra per Batum che tirava rapidamente da tre a 3.23 realizzando punti per alleviare la pressione ospite che si palesava senza remissione con una dunk di Beasley.
Gli Hornets facevano girare palla fino a MKG sulla linea di fondo destra, passaggio orizzontale per eliminare l’ostacolo del lungo che gli si parava incontro, facile per Hernangomez depositare anche se c’era l’interferenza di Beasley sul ferro. A 2:18 Burke si svitava a sinistra in entrata.
Tocco con il corpo di Kemba, abbastanza per gli arbitri per decretare anche la sanzione con chiusura a tre punti per il playmaker avversario.
Gli Hornets si spingevano sull’87-76 quando il nostro centro spagnolo “Willy” recuperava rimbalzo offensivo e rimbalzo di Beasley per replicare alla giocata da tre punti in due tempi dei newyorkesi.
La serata magica di Burke però prendeva forma nella versione jumper; segnando su Monk anticipava due punti di Kanter (sull’ex compagno Willy), tornava quindi Burke alla ribalta con il jumper che chiudeva il tempo sull’87-82.

Charlotte Hornets’ Kemba Walker (15) is fouled by New York Knicks’ Enes Kanter (00) during the first half of an NBA basketball game in Charlotte, N.C., Monday, March 26, 2018. (AP Photo/Chuck Burton)

 
Gli Hornets entravano nell’ultimo quarto con 5 punti di vantaggio, margine molto risicato per l’inerzia della partita, infatti gli ospiti accorciavano un paio di volte sul -3 ma a 10:11 Ntilikina era espulso per un fallo a palla lontana e i Calabroni con una giocata da tre punti di Hernangomez riuscivano a tornare sul + 6.
Monk andava in aiuto a Willy sul palleggio di schiena di Kanter, tanto bastava per aprire fuori verso l”inarrestabile Burke che non falliva da tre.
Lamb in entrata a 9:44 recuperava due FT realizzati con concentrazione ma Burke quando non era preciso era anche fortunato; la sua tripla dalla diagonale destra era aiutata dal bordo dell’anello che la trascinava dentro.
Toccava a Burke fuggire in transizione per agguantare il pari a quota 94.
Per gli Hornets tutto da rifare ma Monk non si perdeva d’animo andando nel trafico a infilare un floater. I guai arrivavano sotto canestro con Kanter che riuscendo a batter lo spagnolo racimolava anche un FT per il vantaggio della squadra di Hornacek.
Monk a 8:15 esplodeva un catch n’shoot ma nel saliscendi emozionale incassavamo una tripla dalla top of the key di Kornet (99-100) prima che Lamb andasse a vuoto dalla distanza e Burke con una sospensione dai tempi di costruzione rapidissimi allungasse sul +3 per i suoi.
Burke non sbagliava ancora il tiro e i Calabroni cominciavano vedere i sorci verdi sul -5 ma Kemba in floater era aiutato dai ferri per il 101-104.
Kanter in fing and roll e Bacon grazie al ferro/vetro segnavano, così come lo stesso Kanter dalla sinistra in jumper oltre Howard e Walker conservavano il -3 Hornets. Burke in entrata rischiava di far precipitare la situazione ma Clifford sul 105-110 chiamava un time-out a 4:26 dalla sirena ultima dei tempi regolamentari.
A 4:12 un rolling hook di Howard anticipava l’alley-oop (offerto da Walker) dello stesso centro (3:43) per il 109-110. Kemba a 3:13 sorpassava arrestandosi sotto canestro prima di battere Kanter messo fuori tempo.
Kornet dall’angolo destro falliva la tripla grazie alla pressione di Howard, Lamb proteggeva il ferro andando a rimbalzo e facendo esploder lo Spectrum Center con una bordata da fuori, issava i Calabroni sul 114-110 a 2:40 dal termine. Burke segnava anche in floater (trentaseiesimo punto) e Hardaway Jr. s’inseriva sul lob orizzontale moscio tra Walker e Williams finendo per pareggiare a quota 114.
Kemba mancava un paio di triple mentre a :39.8 Hardaway Jr. schermandosi leggermente prometteva di realizzare il colpo partita.
Tripla micidiale e Hornets alla disperata avanti sotto di tre punti. Walker per realizzare la prima bomba di serata decideva di trovare il momento giusto; il finale.
Come un film con un lieto fine che si rispetti a :20.8 falciava la resistenza dei Knicks pareggiando a quota 117.
New York avrebbe la palla per vincere e la utilizzava senza time-out, Burke provava a infilare il cesto ma Kemba era magnetico, prima sporcava palla, poi si appiccicava facendo risultare molto corto il tiro della PG avversaria sulla sirena. Era OT.
 
Kemba si presentava segnando un’altra tripla (4:48), Kornet in entrata nonostante il cambio con marcatura di Bacon allungava stortamente al vero la sfera mentre a 4:11 un Kemba in the zone segnando con lo step back dalla sinistra dava il +5 alla squadra di MJ.
Beasley fluttuava in area e in aria su Williams per metter dentro il 122-119 poi Kemba passava sotto a Williams per l’appoggio.
Kemba continuava a fornire assist; questa volta l’appoggio volante e soft di Williams valeva il 126-122.
Burke mortificava la buona difesa di Williams scavalcandolo con il tiro del 126-124.
A 2:14 una drive di Kemba sulla linea di fondo con passaggio corto per un solido Howard consentiva al nostro centro di segnare recuperando un FT (a bersaglio) per il 129-126. Burke però opponeva resistenza accanita segnando dal palleggio oltre un Kemba ancora in modalità difesa super, ma la PG avversaria era incredibile nella notte.
129-126.
Kemba pungolato nel duello a distanza replicava a suo modo le movenze della PG avversaria andando a risolver la partita con due triple vicine alla top of the key dopo aver sbilanciato Thomas sulla prima e aver fatto fuori Beasley (tentativo di rientro in stoppata tardivo) sulla seconda.
L’allungo era quello decisivo.
Gli Hornets sul 135-126 incassavano due punti di Burke e realizzavano due liberi con Howard per il 137-128 finale.
 
Pagelle
 
Walker: 8
31 pt., 2 rimbalzi, 7 assist. 11/21 dal campo, 4/12 da 3, 5/5 ai liberi. Buona media, sbaglia tutto prima d’entrar in modalità in the zone nel finale. Si fa perdonare un passaggio floscio verso Marvin che da la possibilità a Hardaway Jr. di pareggiare infilando prima la bomba su Beasley del pareggio nei regolamentari, continua difendendo alla grande su Burke e a cavallo tra gli ultimi due tempi esplode un’altra tripla aggiungendone due decisive nel finale. Gli mancavano 51 punti per battere il record all-time di punti segnati per Charlotte (Bobcats/Hornets), ora solamente 20…
 
Batum:6,5
9 pt., 3 rimbalzi, 4 assist, 1 stoppata. Al rientro dopo un breve infortunio in 23 minuti (limitato) fa il suo con un 3/5 al campo piazzando anche una buona stoppata. Una buona tripla e un fade-away di quelli a modo suo.
 
Kidd-Gilchrist:6
9 pt., 3 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate. Non benissimo all’inizio, in difesa (continua a non convincere appieno) e in attacco, poi nel terzo quarto trova varchi per prendere iniziative che portano punti.
 
M. Williams: 7,5
14 pt., 4 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 2 stoppate. 6/10 al tiro, una sola persa, +8 di plus/minus. Ottima serata difensivamente parlando di Marvin che limita gli avversari e stoppa anche un paio di tentativi, in più ruba un pallone a Beasley.
 
Howard: 7
23 pt., 13 rimbalzi, 1 assist. 9/15 dal campo ma sei turnover. Troppi passi in partenza, prende il diciassettesimo tecnico stagionale ed è primo in tutta la NBA in questa statistica, però attraverso punti e rimbalzi, alcuni dei quali arrivano in momenti delicati o decisivi, si fa valere.
 
Bacon: 6,5
7 pt., 2 rimbalzi, 1 assist. Ci fa recuperare un pallone nel finale. Mette il suo jumper altissimo. Chiude con 3/7 dal campo cercando d’essere di disturbo per gli avversari, Un paio di volte ci riesce.
 
Kaminsky: 6,5
10 pt., 4 rimbalzi, 1 rubata, 1 assist.3/6 dal campo, 3/3 dalla lunetta. Chiede un goaltendig e lo ottiene. Politicante… Discreta partita.
 
Monk: 6
11 pt., 1 rimbalzo, 1 assist. 4/7 dal campo. In difficoltà nel secondo tempo. Meglio nel primo dove segna anche in paio di triple.
 
Lamb: 7
12 pt., 6 rimbalzi, 6 assist.3/7 dal campo, 4/4 ai liberi. Torna in panchina segnando punti importanti come la tripla del 114-110 e non fallendo nessun libero. Bene a rimbalzo
 
Hernangomez: 6
12 pt., 5 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Vuole dimostrare alla sua ex squadra che cosa si sono persi quando l’hanno ceduto. Lotta con Kanter e ha più fortuna in attacco, in difesa non sempre gli va benissimo ma fa una prestazione gagliarda, di sostanza.
 
Coach S. Clifford: 7
Squadra che resiste anche sul -5 e non sbraca, rimonta e trascina la partita all’OT anche grazie a un time-out intelligente. Si gioca a basket, magari non sempre tutti toccano la palla per smarcare l’uomo, le giocate sono semplici, si prova a legger la difesa per trovare un tiro fidandosi delle qualità tecniche, fisiche e altre doti dei giocatori. Quarta W consecutiva ottenuta con tenacia.

Game 74: Charlotte Hornets @ Dallas Mavericks 102-98

 
I Calabroni piombavano un po’ pensierosi su Dallas per gara 74 in cerca di riscatto rispetto alla sconfitta patita all’andata contro i Fuorilegge.
Quando muore il sogno
che ne è del sognatore? (Arthur Bertram Chandler)
La questione potrebbe esser posta in senso inverso e ne modificherebbe inevitabilmente la sostanza.
Tornando un attimo indietro, scrivendo su Chandler, c’è da ricordare che fu un comandante di navi di vario genere.
Sarà per questa sua propensione a navigare sui mezzi più disparati che fu anche uno scrittore di fantascienza.
Si ritirò dall’attività marittima proprio nel ’74 del secolo scorso.
Le sue navi spaziali del futuro farebbero invidia anche all’Arcadia di Capitan Harlock nel quale anime si riscontrano ante litteram sintomi di realtà odierna.
Sfruttamento del pianeta fino allo stremo, indifferenza sino all’annichilamento delle coscienze, politici intenti a racimolare voti e non a migliorare la qualità della vita delle persone…
In un certo senso, quando nel 2014 tornarono in vita (dal progetto defluito a New Orleans) i nuovi Calabroni, la speranza di un futuro più brillante in ambito sportivo c’era per mostrare di non essere solo un progetto commerciale, ma in 4 anni di vita è molto probabile che l’unica partecipazione ai playoffs rimanga quella di due anni fa e alcuni sintomi sopra descritti affliggono metaforicamente i fan un po’ delusi dall’operato di MJ.
L’ultima serie playoffs vinta risale a 10 anni fa a New Orleans (proprio contro Dallas per 4-1) mentre Charlotte non ne vince una dal 2002 quando esistevano gli Hornets 1.0, al loro ultimo anno in North Carolina.
Nelle ultime due partite gli Hornets si sono tolti qualche sfizio.
Battuti record personali e di squadra, c’era da provare ad agguantare un’altra W, in attesa di un auspicabile quanto necessario “Fuori (quasi) tutto” sul mercato estivo.
Rimane il futuro, tempo nel quale la maggior parte di romanzi di Fantascienza sono ambientati.
Mondi lontani da immaginare, ma noi rimaniamo ancorati a questa partita…
Una punto a punto che gli Hornets portavano a casa grazie ai 62 rimbalzi a 52 conquistati e al 48% da tre (12/25) contro il 29,3% dei locali (12/41) che sbagliavano troppe occasioni anche se le percentuali dal campo erano simili con leggero predominio Mavs (38,0% a 39,6%) mentre il 20/29 ai liberi di Charlotte avvantaggiava i nostri rispetto al 14/19 dei texani. La squadra di Cuban (in panchina) trovava però una serata infelice di Nowitzki che finiva con il 22,2% dal campo (2/9) mentre tra i migliori realizzatori troviamo Dennis Smith Jr. con 21 punti, Barnes con 18 e Ferrell con 14.
L’ex 76ers Noel chiudeva con 10 pt. e 12 rimbalzi ma Howard faceva meglio, trascinandoci insieme a Kemba alla terza vittoria consecutiva.
 
Charlotte andava a vuoto sul primo attacco con MKG e si faceva sorprendere da un passaggio verticale per Smith Jr. che da sotto canestro a destra appoggiava con la giusta angolazione nonostante il rientro di Walker ormai tagliato fuori dalle possibilità di stoppata.
Charlotte pareggiava nonostante Howard fosse stoppato sotto canestro da Powell che nel tentativo di salvar la palla dal fondo cercava di rimetterla in campo, ma le incredibili mani prensili di Walker unite a un riflesso eccezionale gli consentivano di bloccar la palla a pochi cm di distanza e di appoggiare senza ulteriori ostacoli.
Howard con un turnaround e due lunghi addosso andava a metter dentro il gancetto dal pitturato mentre Kemba sull’azione successiva seminava Barnes per chiudere in reverse layup.
Nowitzki piazzava dal pitturato un tiro semplice mentre MKG tentava d’imitare senza fortuna il capitano ma proprio il tedesco lo stoppava senza riuscire tuttavia a recuperar la sfera che sul proseguo dell’azione finiva fuori.
Sulla rimessa arrivava dalla diagonale sinistra la puntuale tripla di Kemba, bravo a spingere sul 9-4 i nostri.
Dallas andava a segnare con un atletico layup di Smith Jr. ma a 7:26 Howard rispondeva con un confidente piazzato dalla media distanza sul centro sinistra per l’11-6.
Due falli fischiati contro gli Hornets facevano diminuire il gap a Dallas che con un ¾ ai liberi si ripresentava sul -2 a 6:30.
Williams segnava un floater dal pitturato 20 secondi più tardi mentre Dallas sbagliava diversi tiri; il numero 3 falliva un alley-oop tutto solo, Barnes mancava l’appoggio e due tiri da fuori dei Mavs non erano fortunati come quelli di Barnes che colpendo ben due volte (MKG colpevole d’esser troppo staccato sul primo mentre sul secondo in transizione il suo raddoppio sul portatore di palla non gli consentiva la chiusura), con la complicità di due punti targati McDermott (nel mezzo delle due realizzazioni dell’ex North Carolina), portava a 4:14 i Mavericks sul +7 (13-20).
MKG a 3:54 sul tentativo di runner si dava la spinta all’indietro sul contatto con il difensore facendo ricadere la sfera nella retina.
Lo svantaggio per gli Hornets però rimaneva a 5 punti per tutto il quarto perché si susseguivano i canestri di Noel, Howard a 2:30 (alley-oop da Frank pass), Mc McDermott da tre (dall’angolo destro), Bacon (gioco da tre punti con banker in continuazione sulla spallata di McDermott), J.J. Barea (jumper oltre Monk) e Kaminsky in floater che chiudevano il periodo sul 22-27.
 
Un air-ball da tre possibili punti con sfioramento sulle dita del tedesco dopo il tiro da parte di Frank lasciava spazio a Charlotte per aprire le danze nel secondo quarto. Hernangomez vedeva spuntare in solitaria Monk a destra e con un servizio rapidissimo lo mandava a schiacciare grintosamente a 11:28 per il -3.
Un fallo dello spagnolo (generoso in recupero) su J.J. Barea mandava il portoricano in lunetta ma l’1/2 non allontanava troppo i Mavs anche se Ferrell in entrata riusciva a scavare nuovamente un solco di 6 punti.
Monk a 9:27 dopo vari tiri mancati e altrettante imprecazioni ricevute, si ricordava d’esser un tiratore segnando da tre il 27-30, l’azione successiva che portava alla marcatura Charlotte era convulsa, da una transizione Bacon cercava di servire Graham per mandarlo con più facilità a canestro visto che il nostro numero 7 era affrontato da un uomo ma il passaggio era arretrato e recuperato da Dallas che cercando d’aprire la contro transizione trovava le mani rapide di Monk che deflettendo il pallone consentivano a Graham di perfezionare il recupero, poi sul proseguo Bacon passava lateralmente sulla diagonale destra per il Tank che cannoneggiava da fuori a 9:00 trovando il pari a quota 30.
I Mavericks erano i primi a romper l’equilibrio ritrovato con un (raroin serata) tiro morbido di Dirk aiutato dal ferro.
Dall’altra parte lo scontro europeo arrideva allo spagnolo che conquistando e realizzando due FT rimandava in situazione di stallo la gara.
Una steal di Willy che anticipava un pass verso Nowitzki era buona per la transizione (un po’ lenta) con passaggio verso Frank sul quale si catapultava Ferrell che lo sfiorava nel passaggio sotto canestro in salto.
Due FT a segno per il 34-32 ribaltato da una tripla della PG di lunga data J.J. Barea.
Graham però con spazio e piedi a terra era una certezza dal corner destro.
Tre punti che riportavano sopra la squadra di Clifford che allungava grazie a un recupero di Graham in agguato perenne e seconda tripla di serata da parte di Monk a 6:28 per il 40-35.
Accorciava Noel che dopo l’alley-oop precedentemente fallito rischiava di mancare anche quello nuovamente offertogli ma uno spin in area di Kaminsky e un pick and pop tra lo stesso e Kemba che allargandosi nell’angolo destro prendeva spazio per catapultare la tripla del 45-37, davano un buon vantaggio ai nostri che ritoccavano il punteggio con ulteriori due punti targati Lamb.
Una dunk di Smith Jr. era contrastata da due liberi (fallo di Noel) che si prendeva anche una stoppata da Howard ma poco più tardi rimediava Ferrell con un lungo due da sinistra. Lamb e Ferrell andavano in lunetta ma mentre il nostro numero tre mancava inusualmente ambo i FT, il secondo splittava così come Howard a 2:12.
Si rimaneva quindi sul +8 (50-42) prima che nel finale Lamb riuscisse a portarci sul +10 (1:43), doppia cifra poi rientrata con Noel e Smith Jr. che a :01.1 prendeva anche due liberi fissando il punteggio del primo tempo sul 54-48.

Monk nel traffico
Foto: Associated Press

 
Dopo il “thè” era prevedibile il tentativo di rientro dei Mavs che spingevano affidandosi a Barnes.
Tre punti per il -3 mentre dall’altra parte Howard era abile a far saltare il neo entrato Kleber costringendolo al fallo sul tiro.
Dalla lunetta l’1/2 aiutava Charlotte che a 8:29 segnava con Lamb da tre fermo oltre la linea sinistra dei tre punti.
Tiro difficile in uno contro uno con il difensore addosso che ci trasportava sul 58-53 prima che Kemba dalla lunetta a 7:44 allungasse di un punto con il 2/2 (60-54).
A 6:53 pioveva anche una tripla provvidenziale di Marvin per aprire la scatola chiusa dei Mavs nel box.
63-54 e vantaggio in doppia cifra quando Howard se la cavava bene da sotto nell’uno vs uno.
Williams correggeva l’errore di Lamb facendo veleggiare gli Hornets sul +13 ma il solito atletico e veloce Smith Jr. tornava a far sentire anche la voce dei padroni di casa in entrata. Hornets comunque in una buona fase; l’alzata di Williams per Howard era chiusa dal nostro centro con lo spettacolare alley-oop in reverse.
I Mavs si ravvivavano con un’altra bomba di Barnes che batteva anche Lamb in chiusura.
Il nostro uomo di punta della panchina si rifaceva con un 2/2 ai liberi (McDermott foul) e con una tripla frontale dopo un gioco di passaggi sul perimetro che lo liberava.
A 2:41 dalla terza luce rossa gli Hornets conducevano sul 74-59 ma i Mavericks iniziavano a trovare il ritmo per rientrare colpendo con il rookie Smith Jr. da oltre l’arco. McDermott poi pilotando due triple dagli angoli (prima a sx e poi a dx) riduceva lo scarto a 8 punti (76-68) e anche se i ferri dicevano no per una volta a Barnes mentre un’apertura orizzontale di Howard consentiva a Monk sul lato destro di piazzare una tripla importante per riallungare sul +9 (79-70), i Mavs si affacciavano pericolosamente all’ultimo quarto nonostante J.J. Barea non segnasse il tiro sulla sirena.

Charlotte Hornets forward Dwight Howard scores on a reverse dunk during the second half of the team’s NBA basketball game against the Dallas Mavericks on Saturday, March 24, 2018, in Dallas. Charlotte won 102-98.
Associated Press

 
A inizio ultima frazione Bacon servito bene s’infilava nel traffico appoggiando al vetro da posizione centrale, illusorio canestro della tranquillità perché un passaggio verticale di J.J. Barea per il taglio di Ferrell sulla linea di fondo riportava allo scarto iniziale di quarto e McDermott toccato sul tiro da Kaminsky recuperava tre punti infilando altrettanti liberi.
Gli Hornets con la panchina erano in evidente difficoltà nonostante provassero ad essere aggressivi in attacco; Bacon con un’altra incursione non aveva la stessa fortuna, strappava un pallone Graham ma lì sotto gli era toccato, lo spagnolo Willy riconquistava la sfera e subiva fallo. ½ a 9:44 per l’82-75.
Un 2/2 di Powell dalla lunetta (Graham foul) a 9:01 portava i locali al -3, Ferrell, J.J. Barea e Nowitzki ci provavano da fuori, tutti e tre fallendo l’aggancio, così a 8:04 quando Graham commetteva un altro fallo (prima della citata tripla mancata dal tedesco), Clifford aveva l’occasione per reinserire Kemba sul parquet.
Walker mancava un tiro da due punti ma il Tank catturava il rimbalzo e aprendo dietro di lui per il capitano faceva esploder di gioia la squadra che vedeva la sfera passare attraverso la retina per il classico tre punti.
Occasioni mancate, occasione realizzata, tutto potrebbe far pensare che fosse finita lì, sul +6 a 7:27 ma Dallas non mollava giocando una partita vera.
Bacon con un 2/2 dalla linea segnava l’87-81 (fallo di MCDermott) ma Smith Jr. con spazio riportava a un possesso lungo la squadra di Carlisle per non parlare del depistante crossover jumper con spostamento a destra di Ferrell che per una volta si concedeva il lusso di una Kemba move per far spiover nel nostro canestro il -1.
Charlotte in attacco faceva viaggiar la palla da sinistra a destra; tutti i componenti la toccavano cercando di trovare un varco o un vantaggio in termini di tempi; Bacon partiva dall’angolo destro dopo una finta, cambiava direzione e resisteva anche al contatto con l’intimidatore Noel appoggiando al vetro anche in salto fuori equilibrio.
La cavalletta Ferrell saltava via al difensore mettendo dentro in salto, poi toccava Walker canestro da sotto distaccandosi da Noel e al centro dei Mavs stesso riportare la gara sul -1 blu (91-90).
Partita vera e tirata… Howard a 3:59 segnava in alley-oop offerto da Lamb con passaggio leggermente arretrato.
Il nostro centro era però vittima del cosiddetto Hack-a-Shaq (tecnica inventata da Don Nelson, l’allora allenatore proprio dei Mavs).
Per ben tre volte era fermato con il fallo tattico preventivo.
Se lo 0/4 su altrettanti tentativi non prometteva nulla di buono, il 2/2 dopo un time-out che probabilmente aiutava il nostro centro a respirare e a riottenere la concentrazione necessaria, consigliava a Carlisle di non proseguire oltre nella strategia.
95-91 a 2:44 dal termine con palla in mano dopo che sulla girata Barnes non trovando più la sfera si accorgeva che Walker era stato lestissimo nel sottrargliela.
Kemba andando dall’altra parte aveva fiducia; palleggio arresto e tiro con Ferrel magnetizzato addosso.
Nulla da fare per il difensore avversario; il capitano spingeva con la sua tripla la ciurma verso il porto sicuro.
98-91.
Non era ancora finita; Dallas remava segnando da tre con Ferrell e con Noel su un rimbalzo offensivo anche il 98-96.
A :41.8 rimasti sul cronometro, il pappagallo sulla spalla del comandante lo faceva Lamb che replicava il canestro avversario arrestandosi in entrata, colpendo oltre Smith Jr. il quale non avendo la gamba di legno ma le alette di Mercurio ai piedi in entrata appoggiava a sinistra battendo la difesa degli Hornets in chiusura leggermente ritardata.
Brividi nel finale quando Lamb mancava un tiro, niente time-out per Dallas che provava l’ondata finale, ma il cacciatore di palloni Kemba toccava la sfera a Smih Jr..
Tuffo per terra del capitano e sessione di lotta greco/romana tra i due dalla quale il capitano ne usciva vittorioso tentando di chiamare time-out ma la palla toccatagli oltre finiva a Williams che a quel punto recuperava l’ovvio fallo a :04.6.

Dallas Mavericks forward Dorian Finney-Smith, background, and guard Dennis Smith Jr. (1) battle Charlotte Hornets guard Kemba Walker (15) for a loose ball during the second half of an NBA basketball game Saturday, March 24, 2018, in Dallas. Charlotte won 102-98.
Associated Press

Marvin si dimostrava freddo, esperto e preciso infilando i due liberi della definitiva sicurezza, così gli Hornets sbancavano Dallas portando a tre la loro striscia di vittorie consecutive.
 
Pagelle
 
Walker: 8,5
24 pt., 2 rimbalzi, 2 assist, 3 rubate, 1 stoppata. Ne sottolineamo spesso le caratteristiche offensive ma questa sera è determinante in difesa. Nel finale Smith Jr. scompare. Prima prende palla a Barnes, poi una spinta con il braccio destro da Smith Jr. e gli ruba palla sull’azione decisiva. Wonderful defense. In attacco chiude con 9/17 e un 4/8 da tre. Ispirato, mette una tripla clamorosa in faccia a Ferrell nell’ultimo quarto. Altra big night del capitano.
 
Lamb: 6,5
14 pt., 3 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata. 5/14 al tiro. Non una grande serata nelle conclusioni numericamente mentre a livello qualità nella costruzione/realizzazione di canestri compie un paio di numeri. -3 di plus minus con un paio di triple a vuoto nel finale e l’ultimo tiro che regala i brividi. Bella tripla da fermo e comunque canestro importante a poco più di 40 secondi dalla fine. In difesa fa il suo con impegno anche se ogni tanto qualche tiro buca il suo schermo.
 
Kidd-Gilchrist: 4,5
2 pt., 5 rimbalzi, 1 stoppata. Gioca 22 minuti e a parte il pessimo 1/9 dal campo, spesso le sue posizioni o la sua poca esplosività ci costano canestri come quelli di Barnes nel primo tempo. Si prende anche un paio di stoppate.
 
M. Williams: 7,5
9 pt., 9 rimbalzi, 2 assist. 3/5 dal campo e 2/2 ai liberi in 23 minuti. Quelli decisivi a fine partita nonostante non fosse ancora andato in lunetta. Buona prova difensiva sull’uomo, a rimbalzo e offensiva con una tripla e azioni seguite fino ad arrivare al tap-in.
 
Howard: 8
18 pt., 23 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. Altra prestazione di spessore del nostro centro che ha un passaggio a vuoto all’inizio al tiro e un altro pericoloso nel finale con lo 0/4 ai liberi ma poi infila il 2/2. Fa vedere un paio d’alley-oop spettacolari, uno in reverse. Riconosce il gioco passando un paio di palloni decisivi per conclusioni che valgono punti di platino. Difende con tenacia a rimbalzo e commette un solo TO.
 
Kaminsky: 6,5
9 pt., 5 rimbalzi, 6 assist. Si presenta con una headband o fascetta nera sulla fronte per un new look. Un paio di turnover e 3/7 dal campo. Buon rimbalzo per la tripla di Walker in un momento delicato, alcuni movimenti leggeri e confacenti alla produzione di canestri come lo spin nel pitturato che nel primo tempo gli consente l’appoggio in floater facile… Frank fa il suo, andando anche a contrastare bene diverse volte, non nell’occasione nella quale a regala McDermott tre FT.
 
Monk: 6,5
11 pt., 1 rimbalzo, 1 assist, 2 rubate. 4/12 al tiro con 3/5 da oltre l’arco. Mette alcune buone triple, poi si arresta nell’ultimo quarto quando viene fermato anche da sotto. Tre triple e una dunk a segno., Deve assolutamente migliorare coordinazione, tempistica e malizia in entrata, però è da premiare.
 
Bacon: 6,5
9 pt., 4 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate. Chiude con 3/9 dal campo, non grandissima percentuale ma con canestri decisivi. Qualche errore d’imprecisione dovuto all’età come il passaggio arretrato per Graham che si trasform in assist successivo sulla stessa azione per il Tank. Un paio d’entrate coraggiose sono preziose. In difesa è duro da battere e anche se frana addosso a Barnes per un po’ di foga e inesperienza nell’ultimo quarto, la sua prestazione è discreta.
 
Graham:6,5
3 pt., 3 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Gli viene assegnata una sola steal anziché due, tuttavia il concetto è il medesimo. Buona difesa, lotta, un paio di falli spesi e tripla a bersaglio dal corner destro. In 13 minuti, nonostante le difficoltà della squadra nell’ultimo quarto, disputa una gara buona.
 
Hernangomez: 6
3 pt., 7 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 1 stoppata. 0/4 al tiro. Sbaglia da sotto anche in tap-in. Un po’ confusionario, lotta anche lui e ottiene 4 liberi dei quali 3 vanno a segno costituendo la cifra integrale nella propria casella punti. Bene a rimbalzo in 14 minuti.
 
Coach S. Clifford: 6,5
Capolavoro secondo me il time-out prima dei liberi di Howard. Gioca con una squadra che sta rendendo un po’ di più rispetto a inizio stagione concedendo minuti ai giovani della panchina, anche perché gli infortuni di Batum, Zeller e MCW lo costringono un po’. Terza vittoria consecutiva, un buon basket fatto anche di giro passaggi fluidi a volte, cosa che accadeva più raramente in alcune circostanze.