Summer League Monk-a

E’ uscita la lista dei partecipanti per la Summer League che gli Hornets spediranno a Orlando.

Trattasi di una rappresentativa con qualche nome che ha visto la prima squadra lo scorso anno, ma naturalmente non ha giocato molto.

La competizione serve più che altro per visionare rookie, osservare uomini in odore di taglio e magari scoprire qualche talento, provinato o no, l’importante è aver indicazioni dal campo.

Diffusa dal sito ufficiale la lista sottostante:

La lista delle partite:

 

Mentre uno dei partecipanti (Dwayne Bacon), a causa del suo nome è stato confuso con il più famoso Wade dal GM Rich Cho, il quale nella presentazione si è poi quasi subito corretto, resta da vedere l’espressione tra l’imbarazzato e il divertito del novello “Wade”…

 

 

 

Monk e Bacon con le loro nuove maglie. Non dovrebbero esserci problemi per Monk, una steal al Draft scelta alla posizione numero 11, Bacon dovrà mostrare invece le sue doti alla Summer League per convincer lo staff tecnico a inserirlo nei 15 per la futura stagione.

 

C’è da sottolineare che Monk (.39,7% da 3 pt. l’anno scorso con 104/262) già entrato in lista infortunati, non ne avrà per molto, pare dalle due alle quattro settimane per una caviglia (la sinistra) infortunatasi durante il workout.

Poco male… rientrerà per il training camp con Clifford, il quale ora dovrà pensare a sostituire Ramon Sessions, in scadenza di contratto.

Domani sarà il giorno nel quale il contratto scadrà. Teoricamente gli Hornets potrebbero includerlo in un pacchetto per uno scambio vi fosse qualche team interessato, oppure lasciar scadere il contratto e liberare poco più di 6 milioni di spazio salariale per cercar qualche PG di riserva interessante, anche se, senza spostare altre pedine, facendo delle trade, sarà difficile arrivare a giocatori discreti. Lo scorso anno fu deludente per lui.

I suoi numeri in totale caduta fino all’infortunio che interessò il menisco sinistro e lo tolsero di mezzo sino al termine della stagione e gli Hornets, “persa la fiducia” nel giocatore, dichiararono che non sarebbe stato rinnovato.

In cerca di play di riserva affidabili sul mercato si potrebbe guardare a Mudiay (Nuggets), il quale avrebbe potuto approdare ai Phoenix Suns, ma non si è fatto più nulla di questo scambio dettato da un rumors.
Se gli Hornets cercheranno di andare su agenti liberi potranno usare la mid-level exception e pagare uno stipendio di 8,4 milioni al secondo di Kemba (salvo altri scambi futuri).
Altri comprimari svincolati e interessanti nel ruolo di playmaker che da luglio saranno disponibili potrebbero essere: Darren Collison, Shaun Livingston, Patty Mills, Raymond Felton e Brandon Jennings, quest’ultimo controversamente si accasò a New York durante il mercato invernale lo scorso anno dopo esser sembrato sul punto di firmare per Charlotte.

Al contrario ci si prepara per l’All-Star Game riottenuto da Charlotte (2019) cercando di costruire un team migliore di quello dello scorso anno.

L’arrivo di Dwight Howard (maglia numero 12), nonostante qualcuno lo marchi come giocatore ormai passato, se non tinge di celestiale eccellenza, avvampa l’estate degli Hornets.

 

 

Se nelle statistiche di stoppate e rimbalzi gli Hornets non se la passavano benissimo nelle classifiche generali, Dwight porterà con sé i 12,7 rimbalzi e l’1,2 in stoppate di media dello scorso anno ma soprattutto tante motivazioni dovute al retroscena: “Avevo appena fatto un allenamento da due ore e mezzo. Dopo aver parlato con lui, avrei voluto tornare in palestra “, ha detto Howard. “Chiamarmi al telefono e dire: “Io credo in te”. ” Ecco come mi ha motivato. Sto parlando del più grande giocatore di basket. “

Forse poi non è del tutto vero ciò che diceva MJ a proposito di sé stesso, rimanendo una volta tanto con i piedi per terra (riassumendo che i giocatori badano ormai ai soldi o a vincere il titolo), forse ci sono ancora speranze che piccoli mercati possano crescere e coltivare un sogno… Howard è un primo mattone ma il magnetismo di MJ potrebbe in futuro regalarci di più…

Monk & Bacon

E’ andata in scena nella notte a Brooklyn la classica nottata (in Italia) NBA dedicata al Draft.

Siamo molto lontani dalle atmosfere natalizie, Babbo Natale e il giocato NBA sono in ferie, ma per molti team che aspettavano con ansia alte scelte, era un po’ come farsi svegliare da bambini e scartare il regalo di Natale con quell’entusiasmo di poter iniziare a giocare con qualcosa di nuovo che diverta e dia buone prospettive per il futuro, quest’ultima considerazione ovviamente nel caso NBA.

I “regali”, almeno quelli considerati migliori sono stati scartati all’inizio senza troppe sorprese, dunque Markelle Fultz è finito a Philadelphia in un team pieno di giovani promesse, i Lakers sono andati su Lonzo Ball e Boston (la quale aveva scambiato la scelta con i 76ers) ha pescato Jayson Tatum.

Scendendo, dopo Phoenix, Sacramento e Orlando, troviamo alla posizione numero 7 Laurl Markkanen, PF da Arizona che in primavera era stato uno dei primissimi nomi associati agli Hornets.

In realtà il ragazzo è stato preso dai Timberwolves e girato ai Bulls nell’affare che ha portato la stella di Chicago Butler a Minneapolis.

Altri rumors recenti vedevano a Charlotte (che avrebbe scelto alla 11) Luke Kennard o Donovan Mitchell, entrambi rimasti liberi, ma, Rich Cho ha preferito Malik Monk, guardia tiratrice, 191 cm per 91 kg proveniente da Kentucky.

 

Monk mostra anche doti atletiche…

Monk, Fultz e Butler, la notte del Draft riassunta sinteticamente.

 

Il ragazzo nato a Houston il 4 febbraio del 1998 avrebbe potuto essere scelto anche diverse posizioni prima, quindi sostanzialmente a mio parere si tratta di un buon colpo per gli Hornets che scelgono un giocatore interessante in un ruolo che si è andato scoprendo (vedi anche la perdita di Marco) per poi veder successivamente pescare da Detroit (alla 12) e Denver (alla 13), rispettivamente Kennard e Mitchell.

Tornando a Monk, da segnalare che il 17 dicembre dello scorso anno segnò con Kentucky 47 punti in una vittoria contro l’Università del North Carolina.

Un paio di settimane più tardi ne realizzò 34 con un 5/7 da tre punti in una vittoria 99–76 contro Ole Miss.

Il 31 gennaio 2017, ancora, ne fece 37 contro i Georgia Bulldogs. Un buon tiratore quindi con doti atletiche che pare impressionare se si mette in ritmo riuscendo a ritagliarsi spazi per il tiro impensabili.

 

 

 

 

Se Kennard avrebbe potuto arrivare da Duke, anche l’altro prescelto da Charlotte al secondo giro perveniva dalla stessa Università, trattasi di Frank (Willis) Jackson (PG di 191 cm), giocatore che tuttavia gli Hornets hanno scambiato con i New Orleans Pelicans ricevendo in cambio dalla squadra di Tom Benson l’ala piccola/guardia tiratrice (201 cm per 100 kg circa) Dwayne Bacon. Operazione strana se si considera che nello scambio per Howard gli Hornets hanno guadagnato dieci posizioni nella scelta, così facendo, giacché i Pels avrebbero scelto alla 40, sembrerebbero andate in fumo nove posizioni, ma, probabilmente, pensando di non avere crack a quelle latitudini Cho ha optato per uno scambio che porterà nelle casse degli Hornets anche del denaro, inserito dalla squadra della Louisiana nello scambio. Bacon ha quasi ventidue anni essendo nato il 30 agosto del 1995 a Lakeland in Florida. Due anni a Florida State nominato nell’All-ACC second team, ora passerà l’estate con gli Hornets cercando d’entrare nel roster definitivo per la nuova regular season.

 

Dwayne Bacon.

 

 

Riassumendo un po’ le posizioni che c’interessavano, graficamente…

 

 

Personalmente credo Cho ora debba sondare il “mercato” per portare altri pezzi utili a comporre il futuro gioco di Clifford.

Ho notato che non tutti i fan Hornets hanno apprezzato l’arrivo di Howard per differenti motivi; dal giocatore che vuol esser al centro dell’attenzione piuttosto che considerarlo ormai agli sgoccioli, stella cadente dalla notte di San Lorenzo o ancora giustamente criticarlo a livello tecnico dove non è un fenomeno, nemmeno nel tiro libero… Tuttavia a mio parere, anche se Clifford ha dichiarato che non sa chi fra Zeller e Howard partirà titolare il prossimo anno (Zeller considerato parte integrante degli Hornets da Clifford), Dwight è un’acquisizione importante a livello tattico.

In primis perché ha un gran fisico e sotto canestro ora abbiamo un intimidatore e un protettore dell’anello, due fattori pesantemente assenti lo scorso anno. In secundis in fase offensiva giochi dentro/fuori per lui o con lui potrebbero aprire spazi dando tempi agli esterni meno pressati dello scorso anno…

E’ vero che Kemba potrebbe non essere il play alla Paul adattissimo per servire palloni che hanno solo bisogno d’esser spinti dentro ma trovo comunque questa combinazione play/centro molto interessante. Zeller è ottimo negli inserimenti a fari spenti ma per giocare titolare in PF dovrebbe avere un po’ di “tiro” in più… inoltre nella trade ci si è liberati di Plumlee che aveva un contratto eccessivo, l’unico rammarico è aver perso Marco, il quale aveva disputato una buona prima parte della stagione ma dopo l’infortunio del 23 dicembre 2016 occorrso contro i Bulls era calato vistosamene insieme alla squadra tutta ad eccezione di Kemba.

Dal mio punto di vista ora tutto ruota per quanto riguarda i titolari intorno a due posizioni nevralgiche, la SG e la PF… dovesse rimanere Batum dal mio punto di vista andrebbe spostato in PF dove tuttavia c’è già MKG e uno è essenzialmente di troppo come titolare… sul mercato guarderei a una SG con punti nelle mani e a una PF che possa essere più agile di Howard e si complementi con il suo gioco. In panchina servirebbe il sostituto di Kemba… Dovesse veramente partire Rubio da Minneapolis vi farei un pensierino… Direi che l’estate per i tifosi Hornets è iniziata in maniera promettente, letterina a Babbo Natale o stella cadente della notte di San Lorenzo, vista la buona partenza si può ancora fantasticare esprimendo nel desiderio l’arrivo di qualcosa mancante…

La famiglia Howard

Da un po’ di tempo latitavo su questo “blog”, anche se a me piacerebbe chiamarla “pagina dedicata ai tifosi Hornets”…

Scelta un po’ per staccare la spina dopo la lunga maratona di 82 partite stagionali (più preseason), un po’ perché realmente a poco meno di due giorni dal Draft (ricordo che gli Hornets sceglieranno per undicesimi salvo accordi dell’ultimo momento che paiono andare di moda, specialmente nelle alte sfere, vedi accordo Phila/Boston) non era successo molto in North Carolina per quel che riguarda il basket professionistico.

Notizia fresca fresca, la scelta delle nuove Honey Bees (sul sito ufficiale troverete le prescelte) che daranno quel tocco di freschezza e femminilità durante le partite e poi andando a ritroso vi sono i provinati in attesa del Draft che in questi giorni stanno passando per Charlotte, una piccola operazione per Kemba Walker in artroscopia al ginocchio andata bene e poi per trovare una qualche notizia di rilievo sugli Hornets di questi tempi si potrebbe girare con Diogene il cinico (fosse ancora vivo) con il lanternino in pieno giorno, cercando la notizia anziché l’uomo…

Ebbene… nonostante il GM Cho lo scorso anno fu uno degli artefici (a mio parere) della costruzione di una squadra sicuramente inferiore a livello tecnico ma anche caratteriale, devo dire che la breaking news arrivata nella notte italiana lo riscatta poiché se un guru come Wojnarowski aveva dato la notizia di Superman D12 a Charlotte come ufficiosa, ora è arrivata anche l’ufficialità che Dwight Howard sarà un nuovo giocatore degli Hornets.

In cambio, in questa trade con gli Hawks, Belinelli (questo mi dispiace e auguro a Marco buona fortuna) e il “catafalco” Miles Plumlee (stipendio altissimo in rapporto alla qualità prezzo) si accomoderanno ad Atlanta.

 

La news riportata anche sul gruppo FB Bring Back the Buzz.

 

E’ vero che Howard ha 32 anni  e percepità più di 23 milioni a stagione per due anni (il risparmio degli Hawks di 5 milioni a stagione è quasi l’unico vantaggio di Coca-Cola City oltre ad aver acquisito Marco, tiratore che li avrà impressionati lo scorso anno a “Coke Town”) ma permetterà di risolvere molti problemi difensivi provvedendo da sé a difendere l’anello e consentendo agli altri quattro uomini di andare a difendere meglio sul perimetro (l’anno scorso fu tragica per noi in fatto di triple subite), inoltre un classico asse play-pivot, come lo chiamavano gli “antichi”, si formerebbe in maniera devastante grazie alle improvvisate di Walker e alla potenza di Howard, avremmo anche più soluzioni offensive, oltre che difensive, vero motivo per il quale Clifford, memore di Dwight a Orlando, avrà sicuramente spinto per riportarlo “in famiglia”.

 

 

Chissà se ora Zeller sarà spostato in PF, in panca o sarà ceduto. La mia opinione è che sarebbe meglio cedere Marvin Williams, sostituendolo con un giocatore più economico che sia in grado di colpire da fuori.

Gli Hornets cederanno poi la scelta numero 41 acquisendo la 31, quindi ipoteticamente, altro vantaggio… sarebbe stata troppa grazia riuscire a prendere D’Angelo Russell visto che i Lakers l’hanno messo sul mercato in cambio di una delle prime 12 scelte. Poteva sicuramente fare gola a un team che sceglierà prima di noi, infatti è finito ai Nets con Mozgov, mentre Brook Lopez si è accasato nella L.A. gialloviola. Lakers che avranno in cambio anche la scelta numero 27.

Intanto dalle parti di Charlotte si è posato un mattone per la costruzione di una buona annata, un benvenuto a Dwight, sperando Rich Cho non si limiti a Dwight, ma convenga che anche per la panchina serve qualcosa.

 

 

 

Hornets Top 20 2016/17

Arrivati alle soglie della finale NBA con Golden State avanti 3-0 su San Antonio e Cleveland 2-1 su Boston, per fare un riassunto video sulla stagione regolare degli Hornets, ecco la mia personale classifica dell’anno.

Una top 20 che ha come protagonisti i giocatori di Clifford, Kemba Walker, Marvin Williams, Nick Batum, ma anche Marco Belinelli e Jeremy Lamb tra gli autori dei più bei canestri teal & purple.

Buon divertimento!

Ottentato

 
Sinceramente, non sono un cospirazionista, ma il Draft NBA (o meglio… la lottery per il Draft) è una delle poche cose che non mi convince nella massima lega professionista di basket americana e mondiale e non ne ho fiducia semplicemente perché parlano i fatti…
Il trend degli ultimi anni con scelte a ripetizione vinte dai Cavaliers più altri Draft un po’ sospetti (vedi anche la scelta di Davis degli ex New Orleans Hornets che scelsero per primi davanti ai Charlotte Bobcats, i quali detenevano più possibilità in percentuale, ma non avevano appena comprato una franchigia come Tom Benson), mi lasciano perplesso.

Le prime scelte al Draft dall’era Hornets a oggi.
Gli ultimi anni non convincono…

Ricorda un po’ il gioco dei pacchi sulla RAI, dove le possibilità matematiche sono puntualmente smontate dai “fatti”… un attentato dinamitardo di alcune squadre che contano di più rispetto ad altre.
Comunque sia, lotteria truccata (anche le dichiarazioni di Walton dei Lakers ad affermare che Magic gli avesse detto prima che avrebbero mantenuto la loro scelta, fiducia o altro?) o no, quest’anno la lottery pre-Draft ha premiato le squadre storiche che negli anni ’80 dettavano legge.
Come non ricordare un pezzo di storia a prescindere dal tifo, come Celtics-Lakers, Bird, Parish e McHale contro Magic Johnson, Worthy e Rambis?
La più fortunata, prima su tutte è la franchigia dei Boston Celtics, i quali, grazie alla scelta girata dai Nets (ai tempi della mega trade in cui furono coinvolti anche Pierce e Garnett che furono girati da Boston alle Retine), avranno a disposizione la possibilità di accaparrarsi colui che giudicheranno il miglior giocatore o quello più adatto per il loro gioco.
Forse i Leprechaun hanno sfoderato più che un trifoglio, un quadrifoglio portafortuna.
A seguire i Lakers che, con il nuovo GM Magic Johnson presente, festeggiano ugualmente poiché nelle dinamiche di scambio tra le squadre, i gialloviola avrebbero dovuto cedere ai 76ers la loro scelta se l’urna li avesse estromessi dal podio.
Sorride a metà anche Philadelphia che, grazie allo scambio con i Kings, riuscirà comunque a prendere uno dei top 3 al prossimo Draft.
Phoenix, altra squadra che ha giocato tutti gli ’80, è finita quarta, leggermente “bistrattata dalla fortuna”, appena avanti ai Kings del nostro ex Vlade Divac, il quale sceglierà al quinto e al decimo posto.
Subito dopo i Re californiani, ecco i Calabroni della North Carolina, i quali non si sono smossi dall’ipotetico undicesimo posto.
D’altra parte le probabilità superavano il 90%, mente erano risibili quelle di pescare sul podio, nulle quelle per altre posizioni, per il particolare meccanismo adottato dalla NBA a protezione di team dai record pessimi.
Se a Rich Cho, presente al sorteggio è andata male, anche l’altro grande ex Alonzo Mourning, con il suo quattordicesimo posto da previsione, non sorride.

Rich Cho (sullo sfonso a sinistra) “premiato” come miglior attore non protagonista proprio mentre ai Celtics va la scelta numero 1.

Tornando a noi.. difficile che all’undicesimo posto si possa pescare “il fenomeno”, gli analisti ne contano come cinque o sei i potenziali giocatori che un domani saranno in grado di fare la differenza nella lega, cominciando da quel Markelle Fultz, classe ’88, 193 cm, guardia versatile che potrebbe ricoprire sia il ruolo da play che quello di guardia tiratrice anche se il secondo è il ruolo che più si adatta, ma gente come Reggie Miller, Robert Horry e Klay Thompson sono stati selezionati proprio con quel numero.
L’altra posizione a noi riservata sarà la quarantunesima da secondo giro. Il 22 giugno si terrà il Draft al Barclays Center a Brooklyn, il che potrebbe sembrare una beffa per gli ex New Jersey, costretti a veder probabilmente la loro ex possibile scelta ai verdi di celtica origine.
Lorenzo Ball, J. Tatum e Jo. Jackson, D. Fox, L. Markkanen (potrebbe essere lui l’obiettivo di Charlotte, sempre che le prime dieci squadre siano d’accordo a lasciarcelo)

sono altri prospetti interessanti e saranno tra le prime chiamate, vediamo invece chi ha vinto gli spareggi tra squadre che son finite pari in regular season:
 
Spareggi
 
Minnesota (31-51) won a tiebreaker with New York.
Portland (41-41) won a tiebreaker with Chicago.
Milwaukee (42-40) won a tiebreaker with Indiana.
Atlanta (43-39) won a tiebreaker with Memphis.
LA Clippers (51-31) won a tiebreaker with Cleveland, Toronto and Utah.
Second, third and fourth place in the tiebreaker drawings went to Utah, Toronto and Cleveland, respectively.
 
Il sorteggio completo
Primo giro
01. Boston Celtics (via Brooklyn Nets)
02. L.A. Lakers
03. Philadelphia 76ers (via Sacramento)
04. Phoenix Suns
05. Sacramento Kings (via Philadelphia)
06. Orlando Magic
07. Minnesota Timberwolves
08. New York Knicks
09. Dallas Mavericks
10. Sacramento (via New Orleans)
11. Charlotte Hornets
12. Detroit Pistons
13. Denver Nuggets
14. Miami Heat
15. Portland Trail Blazers
16. Chicago Bulls
17. Milwaukee Bucks
18. Indiana Pacers
19. Atlanta Hawks
20. Portland (via Memphis Grizzlies)
21. Oklahoma City Thunder
22. Brooklyn Nets (via Washington)
24. Utah Jazz
25. Orlando (via L.A. Clippers)
26. Portland (via Cleveland Cavaliers)
27. Brooklyn (via Boston)
28. L.A. Lakers (via Houston Rockets)
29. San Antonio Spurs
30. Utah (via Golden State Warriors)
 
Secondo giro
 
31. Atlanta (via Brooklyn)
32. Phoenix
33. Orlando (via L.A. Lakers)
34. Sacramento (via Philadelphia)
35. Orlando
36. Philadelphia (via New York)
37. Boston (via Minnesota)
38. Chicago (via Sacramento)
39. Philadelphia (via Dallas)
40. New Orleans
41. Charlotte
42. Utah (via Detroit)
43. Houston (via Denver)
44. New York (via Chicago)
45. Houston (via Portland)
46. Philadelphia (via Miami)
47. Indiana
48. Milwaukee
49. Denver (via Memphis)
50. Philadelphia (via Atlanta)
51. Denver (via Oklahoma City)
52. Washington
53. Boston (via Cleveland)
54. Phoenix (via Toronto)
55. Utah
56. Boston (via L.A. Clippers)
57. Brooklyn (via Boston)
58. New York (via Houston)
59. San Antonio
60. Atlanta (via Golden State)
 
In ultimo da segnalare che, la scorsa settimana, per rimpiazzare Pat Ewing, ormai fuori dallo staff degli Hornets, è stato “sostituito dal lungo Mike Batiste (21/11/1977), ex giocatore di 204 cm per 111 kg che in Italia Giocò con Biella e sfiorò la Reggiana.

Batiste con i greci.

In realtà la firma era già avvenuta ma una clausola gli permise d’uscire dal contratto e d’accasarsi per una stagione (2002/03) con Memphis prima di passare alla stagione successiva al Panathinaikos dove passerà la maggior parte della sua carriera da giocatore terminata nel 2014, sempre in maglia verde.
Come vice lavorò l’anno scorso ai Brooklyn Nets e prima ancora ai Canton “Charge”, che a dispetto del nome, non si trova né in Svizzera, né in Cina, ma in Ohio.
La stagione in corso deve ancora finire, ma già molte squadre, come gli Hornets in vacanza, stanno lavorando per cercar di trovare accordi, sia commerciali, sia per costruire nuovi team, possibilmente migliori di quelli visti in codesta stagione.

Look at this

 
Il prossimo anno, come probabilmente molti di voi già sapranno, la NBA cambierà volto, almeno nel look proposto dalle trenta squadre in lizza.
 
Lo sponsor tecnico, attuale fornitore della NBA, non sarà più la tedesca Adidas (il nome deriva dal fondatore Adolf Dassler e dal troncamento di alcune lettere nel nickname “Adi” unito alle iniziali del cognome), ma l’americana Nike.
 
L’azienda indigena produce anche il marchio Jordan, così MJ, essendo l’icona del brand, ha pensato di differenziare il team ponendo sulle divise, anziché il “baffo” della Nike, la sua famosa silhouette volante immortalata mentre va a schiacciare una palla a spicchi.

Per i pochissimi che non lo sapessero o lo confondessero, questo è il marchio di Michael Jordan che verrà anche posto sulle divise degli Charlotte Hornets 2017/18.

 
Una vera mania per gli appassionati ma anche per i giovani che ne hanno fatto un feticcio.
Negli Stati Uniti si sono registrati casi in passato di rapine finite tragicamente.
E’ il caso di uno studente di 15 anni (Eugene Thomas) soffocato assurdamente da un coetaneo per un paio di Le scarpe Air Jordan nel 1989.

Una pubblicità cartacea della Nike d’inizio anni ’90, quando l’omino volante jordaniano non era ancora presente sulle pagine delle riviste.

 
A prescindere nei casi alienanti in cui vi è un rovesciamento delle parti, la reificazione dell’essere umano ridotto a cosa a mero oggetto, in favore di un altro giudicato più bello e da ottenere con qualsiasi mezzo nella logica disumana introdotta in forma pubblicitaria nelle menti indifese di “bambini” un po’ troppo cresciuti, il marchio Jordan per molti fan è sinonimo della pallacanestro stessa se è vero che anche Larry Bird una volta, dopo aver giocato contro Jordan, disse d’aver visto Dio giocare.
 
Esistono poi anche casi nella cinematografia nei quali oggetti di Michel Jordan produrrebbero superpoteri, è il caso di “Like Mike”, uscito in Italia con il titolo di “Il Sogno di Calvin”.
Il protagonista del simpatico film è un orfano tredicenne di colore che trova e indossa un paio di scarpe appartenute a Michael Jordan e con esse, compie prodezze mirabolanti tanto da esser messo sotto contratto dai Los Angeles Knights (franchigia inventata ovviamente).
 
La Nike però, tornando al discorso di produzione, finì in generale anche al centro d’aspre polemiche per le condizioni degli operai nelle fabbriche dei paesi del terzo mondo, nelle quali sono realizzati palloni, scarpe (comprese le Air Jordan).
L’azienda si difese dicendo che non possedeva queste fabbriche ma semplicemente commissionava il lavoro, dettando tuttavia regole ben precise al contraente che spesso sacrificava la sicurezza per non parlare dei costi.
Nel secolo scorso (1997), 1.300 lavoratori vietnamiti fecero sciopero chiedendo un aumento di un centesimo l’ora, mentre nel 1998 in Cina altri 3.000 lavoratori fecero sciopero contro la propria ditta protestando contro le pericolose condizioni lavorative oltre che i bassi salari, oltretutto poi vendute in occidente a prezzi altissimi in rapporto al costo.
 
Questa è la parte anti etica della globalizzazione capitalista, ma tornando al basket, come scrivevo a inizio pezzo, riportato anche da giornalisti americani, gli Charlotte Hornets saranno l’unico team a mostrare il logo di Jordan anziché quello della Nike.
 
Un logo che ha fruttato nel 2015 a Jordan circa 100 milioni di dollari mentre in 15 anni di carriera MJ ne ha accumulati intorno ai 94…
 
Un comunicato stampa certifica questo fatto così come gli Hornets, all’interno dello Spectrum Center sono intenzionati a cambiare le posizioni del box office e del negozio per i fan.
 
Personalmente la maggior parte delle divise Nike sportive le ho sempre trovate piuttosto semplici, con poca fantasia, ho sempre preferito quelle proposte da Adidas a livello estetico, ma questi son gusti personali, di sicuro il brand Jordan, sportivamente scrivendo, prestigioso per storia personale, almeno inizialmente darà un effetto che potrebbe portare i Calabroni in un’altra dimensione futura, lanciati in una nuova stagione vincente se oltre al look, Cho, Clifford, lo stesso Jordan e la dirigenza tutta sapranno curare anche il “mercato dei giocatori” e gli equilibri di squadra.
Chiudo inserendo il video dell’annata di Ramon Sessions.
Play deludente sulla strada del mercato estivo.
Charlotte non ha intenzione infatti di rinnovarlo, tuttavia un paio di schiacciate da highlights quest’anno le ha regalate.

Miles Plumlee, tutto ok dopo l’operazione.

Martedì, Miles Plumlee ha subito un intervento in artroscopia che ha portato a uno sbrigliamento (alla rimozione di un tessuto infetto, devitalizzato o in necrosi) che lo terrà fuori dalle 6 alle 8 settimane, quindi per lui, nessun problema né per la prossima Regular Season né per la prossima preparazione.

Miles Plumlee iconizzato con la grafica ufficiale del sito degli Hornets.

Intanto prosegue la mia personale opera di video dedicati ai giocatori che durante l’appena passata stagione regolare hanno  vestito la canotta di Charlotte.

Oggi tocca al giovane Christian Wood, ala grande che ha trovato poco spazio sul parquet nonostante una passata esperienza ai 76ers.

Gli Hornets, leggendo i rumors e le dichiarazioni in società, non dovrebbero riconfermare per la prossima stagione.

 

 

La pluralità dell’multiversHornets.

In tempi in cui il basket per 22 delle 30 franchigie si gioca solo sulla carta (ultima a uscire la Los Angeles dei Clippers caduti in casa per mano dei tosti Jazz), mettermi a scrivere del nulla tanto per occupare spazi, non ne vale la pena, però… dunque… come tutti gli anni vado realizzando piccoli spezzoni video su giocatori che hanno vestito o stanno indossando la “nostra” divisa.

Qualcuno come Hibbert, Plumlee e O’Bryant l’avete già visto probabilmente nell’ultimo pezzo, oggi aggiungo Treveon Graham, difensore puro ma poco utilizzato da Clifford in questa stagione, quasi monodimensionale ma con una buona mando da tre quando può tirare.

 

 

In secundis, segnalo che c’è una sotto-pagina in più nel blog nel caso non ve ne foste accorti. Si chiama “Ritagli di TempHornets”, aperta grazie all’innumerevole materiale che mi ha concesso il Sig. Figliolia.

In questa pagina si ripercorre un po’ la storia degli Hornets tramite articoli di giornale; da Super Basket a riviste specializzate in inglese, ma c’è qualcosa anche in spagnolo… Piano piano o “soro soro” come scriverebbero i giapponesi, cercherò d’integrare ulteriormente questo spazio già ricco di articoli sulla nascita del team ma non solo.

Tornando al titolo… la scienza oggi si spiega la materia, l’universo nel quale viviamo come prodotto dal big bang, l’esplosione iniziale dal quale tutto nacque. Senza voler entrare in diatribe scientifico/religiose (non entro nel merito di sovrastrutture di un Dio onnipotente), quel che è certo è che la materia si divide, si scinde, si compone, si assimila, insomma, muta a causa delle condizioni…  oggi realizziamo “un’intervista” con un giovane Oliver Formato che ha voluto creare un’altra pagina su FB oltre a quella preesistente di mia fattura, sulla quale interagiscono i tifosi degli Hornets ai quali vanno i miei personali complimenti per l’attaccamento dimostrato nonostante le difficoltà, ma anche perché, ognuno con il proprio carattere e le proprie opinioni, contribuiscono a rendere viva la pagina FB specialmente durante le lunghe battaglie della stagione autunno/inverno, non importa arrivino vittorie o sconfitte, si va oltre la sorte.

Il mio apprezzamento quindi anche a persone vere che con il loro contributo sono l’anima della page.

Tornando a Giulio, sarà lui a raccontarsi, sul perché e sul percome ha voluto dedicarsi a tale progetto, a prescindere che quando qualcuno s’impegna e dedica a scrivere, cercando continuamente di migliorarsi (almeno, questo tento di fare io), è degno di nota, per questo, ma anche per una differenza generazionale che potrebbe far sì che le cose si raccontino in maniera differente, ho accettato di dargli una mano nella creazione del logo e tempo permettendo qualche collaborazione. Spero si possa realizzare un interscambio su temi che magari durante l’anno per problemi di tempo io non tratto. Più che una scissione di una pagina su una squadra che al momento ha sicuramente molti meno tifosi (specialmente in Italia) rispetto alle più propagandate protagoniste attuali, sarà sostanzialmente un’altra maniera di vedere Charlotte.

Questa è la copertina dell’altro gruppo, che al momento, si chiama nella medesima maniera, ovvero, Charlotte Hornets Italia.

 

 

Allora iniziamo con le domande, anche se fortunatamente non è un’interrogazione:

1D) Giulio Oliver Formato. Partiamo dai dati anagrafici, anni, dove vive, cosa fa nella vita, hobby, sogni, anche in un mondo spesso ormai nel quale le persone sono costrette a vivere alla giornata e a non programmare troppo in là…

1R) Innanzitutto mi chiamo Giulio Formato, ho 17 anni e vivo a Marco Simone, Roma. Nella vita frequento lo studente presso il liceo classico Amedeo di Savoia di Tivoli, come hobby ho quello d’ascoltare musica, scrivere testi e soprattutto guardare il basket. Come sogno ho quello di poter fare una vita al di fuori dall’Italia, con una ragazza al mio fianco girando il mondo, facendo lavori part time ma che ci diano opportunità di viaggiare e di coltivare le nostre passioni.

 

2D) Com’è scattata la scintilla? Perché voler aprire una seconda pagina dedicata a una piccola franchigia, la quale attualmente nella NBA non veleggia tra i top team?

2R) La scintilla per i Calabroni è nata tre anni fa, proprio nel tempo della rifondazione della franchigia e anno in cui mi sono avvicinato alla NBA. Ho deciso di tifare questa franchigia per la storia sregolata e per aver conosciuto moltissimi tifosi Hornets che mi hanno fatto sentire come membro di una famiglia.

 

3D) Ora… ovviamente, io mi auguro, come scrivevo nell’intro, sia una pagina con personalità. Il tutto osservato dal proprio punto di vista personale. Certamente non sarà facile essere costanti ma soprattutto originali. Ha in mente qualcosa di particolare oltre alla collaborazione?

3R) Per la pagina ho in mente molte cose che si vedranno a lungo andare. Oltre ai soliti recap e statistiche generali, ho in mente di creare una famiglia. Dal punto di vista contenutistico voglio portare tutte le notizie possibili e magari fare interviste con personaggi vicini al mondo degli Hornets e in futuro organizzare viaggi (come accade per altre tifoserie italiane NBA) a Charlotte per vedere una partita e stare insieme e coltivare la nostra passione.

 

4D) Domanda di rito essendo tifoso degli Hornets. Personalmente cerco di rimanere co i piedi per terra, Lei invece come vede il futuro prossimo di Charlotte? Riusciranno i nostri a costruire una squadra migliore per la prossima annata e a qualificarsi per i playoffs?

4R) Per quanto riguarda il futuro di Charlotte sono positivo. Siamo una squadra giovane e inesperta, ma che con le giuste mosse riuscirà a fare qualcosa di grande. Molte mosse di Cho sinceramente non le capisco, ma essendo questa l’ultima chiamata per lui, spero riesca a fare mosse appropriate per renderci competitivi.

 

5D) In ultimo, faccio un po’ come Gigi Marzullo… per darLe la possibilità di parlare di un argomento che le sta a cuore, a piacere, spaziando oltre al basket… “Si faccia una domanda e si dia una risposta”…

5R) Più che una domanda a piacere vorrei dire una cosa a piacere. Vorrei ringraziare tutti voi tifosi degli Hornets per avermi sempre fatto sentire come già detto, membro di una famiglia, per avermi fatto appassionare a questa squadra che è una delle più affascinanti e particolari di tutta la NBA. Spero che vada tutto bene con la pagina e che s’instauri un grande rapporto tra me e voi. Per il resto forza Hornets e forza #Buzz city.

Il Punto @ 82

 

E’ passata un po’ d’acqua sotto ai ponti dall’ultimo mio scritto che si occupava nient’altro che dell’ultima partita di Regular Season. Non sarà passato un secolo ma… i playoffs, tra una Golden State che si sbarazza di Portland facilmente e serie tirate e un po’ a sorpresa (vedi Boston-Chicago), vanno verso il secondo turno.

Charlotte è rimasta tagliata fuori anche dal primo…

La stagione degli Hornets 2016/17 è stata deludente. Impossibile nasconderselo. Nemmeno il regime più propagandista potrebbe riuscire a celare il “segreto” quando dopo un bombardamento e l’inevitabile risultato finale parla chiaro. Sicuramente ci sono stati problemi in estate nella costruzione della squadra. Il dover rifirmare molti giocatori in blocco che pretendevano più soldi ha costretto a delle scelte il GM Rich Cho che si è orientato sul lasciar partire Lin (chiedeva più di cinque volte il salario percepito lo scorso anno), C. Lee e Jefferson. La priorità, anche su interessamento di Kemba, è stata data a Marvin Williams e Nicolas Batum, due artefici della passata buona stagione di Charlotte. Il primo è calato tremendamente rispetto lo scorso anno, il secondo, sotto certi aspetti, non è riuscito a replicare la prestazione complessiva dello scorso anno. Eppure si sono viste due squadre; partenza sparata e playoffs quasi inevitabili sino alla fine del 2016, poi due mesi d’inverno pieno (gennaio e febbraio) nei quali gli Hornets si sono giocati le possibilità di partecipare alla post season con le ali di cera d’Icaro non scioltesi al sole ma ghiacciatesi in un tremendo gelo. Nonostante fossero un po’ calatate fisicità e tecnica i P.O. a Est erano obiettivo raggiungibile, i soli fondamentali e la tattica non sono bastati poiché gli Hornets hanno iniziato a scivolare in un loop mentale negativo dopo le prime sconfitte in gennaio.

Michael Jordan è deluso del risultato (figuriamoci noi) e questo l’ha fatto sapere direttamente a Rich Cho, il protagonista, anche se un po’ dietro le quinte, della stagione.

Il pubblico, nonostante non siano più i tempi d’oro da sell-out da nove anni consecutivi è costante, passato dal 18° posto dello scorso anno al 17° di quest’anno nonostante il risultato sul campo, la fedeltà c’è, ora tocca a chi lavora in società ricambiare l’amore e il sacrificio dei fan.

Jordan però ha intenzione d’usare l’“anno d’opzione” di Cho, il che significa che il GM birmano dovrebbe rimanere anche per la stagione 2017-18.
Rich Cho, in una recente conferenza stampa ha ricordato che per la prossima Regular Season avrà sei giocatori in roster i quali guadagneranno ognuno 12 milioni o poco più di stipendio garantito…

Non conosco le intenzioni di Cho, ma dopo questa stagione, dovrebbe consultarsi con l’allenatore e il proprietario per cercar di porre rimedio a una situazione che non è delle migliori. Charlotte è calata del 25% nelle vittorie (26 contro le 48 l’anno precedente) e il valore di alcuni giocatori è sceso anche eventualmente cercando di proporli accoppiandoli come asset, forse non sarà così semplice uscire da una situazione paludosa.
La strategia dell’accaparrarsi subito giocatori funzionali al progetto non ha funzionato, anche se potrebbe servire meno di quel che si pensi per raddrizzare un team che con qualche vittoria in più al fotofinish, avrebbe potuto tranquillamente partecipare ai playoffs.
Cho avrebbe anche dichiarato: “Abbiamo avuto modo di crescere da dentro… Kemba ha fatto un grande salto di qualità quest’anno e stiamo sperando che un altro dei nostri ragazzi lo imiti.”
Tuttavia comprimari e speranze future quest’anno si sono rivelati non all’altezza del capitano, così Cho sa che dovrà trovare un altro go-to guy, il problema è che cercandolo all’interno della squadra rischia di commettere lo stesso errore appena compiuto.
Cho: “Dobbiamo trovare un altro go-to guy (oltre Walker), e spero che sia qualcuno nella nostra squadra, ma siamo anche aperti al commercio. Abbiamo un sacco d’opzioni diverse e avremo un buon giocatore al Draft anche.”
Gli Hornets potrebbero oscillare intorno alla decima posizione al Draft a meno un colpo di fortuna (ammesso che al Draft esista) quasi clamoroso che nell’estrazione a sorte con le famose palline (16 maggio) colpisca con il suo basso 2,9%per accaparrarsi una delle prime tre scelte.
Pensiamo che Walker, miglior giocatore di Charlotte, avrà il sesto stipendio più alto della squadra nel 2017-18 a circa 12 milioni e Plumlee (Miles) guadagnerà di più. Plumlee è stato il suo ultimo “affare” e se non sarà ceduto peserà sulle casse degli Hornets altri tre anni.  Un giocatore che può stare nella NBA ma non certamente a quelle cifre, esagerate rispetto al rendimento e ai numeri del campo. A parte Kemba, tutti i contratti stipulati da Cho sono discutibili in termini di cifre, giocatori sovrastimati, anche se in alcuni casi qualcuno avrebbe anche potuto accordarsi altrove come Batum, il quale comunque, a mio giudizio, nonostante l’importanza che riveste nel team, guadagnerà decisamente troppo oltre i 20 milioni.

Cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato in questa stagione? Di buono c’è stata la prima convocazione a un All-Star Game di Kemba Walker suffragata dai fatti. Lo vedremo poi, anche nella mia personale classifica voti, è rimasto altissimo con la media, un traino per il team, anche se da solo non è bastato. Tradito appunto dai singoli, ha dovuto anticipare le vacanze almeno un round, ma analizziamo prima le statistiche di squadra paragonandole allo scorso anno e vediamo che qualche sorpresa viene fuori…

 

Diciamo subito, parentesi, che di buono a livello di statistiche ci sono le poche palle perse. Charlotte con 942 lasciate sul campo è la squadra che ne ha perse di meno grazie a uno stile di gioco accurato, diminuendole dallo scorso anno nel quale gli Hornets erano riusciti comunque ad agguantare la prima posizione in questa classifica.

Le percentuali dal campo sono in leggerissimo aumento così come il tiro da due punti e il tiro dalla lunetta è stato più preciso ma lo spreco si registra nelle conclusioni dal fuori; il 36,2% da tre punti è passato a un odierno 35,1%, un calo ell’1,1% che ha portato Charlotte al 18° posto nel tiro da tre punti contro l’ottavo dello scorso anno.  Questo è un grave problema perché se escludiamo i liberi, i tiri su azione, dal campo, sono stati 7.000 e circa un terzo di questi sono stati tentati da oltre l’arco.

 

Le percentuali da tutte le zone del campo dalle quali gli Hornets quest’anno hanno preso i loro tiri.

L’abbassamento, anche minimo, della percentuale, nel gioco moderno, può portare a far la differenza tra una vittoria e una sconfitta. In effetti, gli Hornets tra supplementari e partite risoltesi sotto i tre punti di scarto hanno finito con un disastroso 0-9 e se considerassimo le punto a punto reali ne annovereremmo delle altre… Non ha fallito solo il tiro rapido ma anche diverse volte, in momenti importanti, triple con praterie davanti, sono state sprecate per troppa fratta, poco ritmo e talvolta impostazioni errate nella meccanica di tiro (Kaminsky ma a volte anche Marvin non mi è parso perfetto ad esempio). A parte il tiro da tre punti, nonostante i 122 punti in più segnati globalmente (1,4 in più dello scorso anno quando erano 8479 punti per arrivare all’11° posto), con alcune difese peggiorate, quest’anno gli Hornets sono scesi al sedicesimo attacco della lega ma secondo il mio modesto parere, il problema principale, evidenziatosi in vari spezzoni di stagione è stata la difesa. Anche Clifford a fine anno ha voluto sottolineare quest’aspetto dicendo che l’attacco è stato buono (in realtà attacco e difesa sulla carta, a livello puramente statistico sono finiti quasi pari, con 108,8 punti segnati e 108,6 incassati per un 14° posto in entrambe le classifiche), ma che la squadra è regredita sotto quest’aspetto. Anche secondo me è vero, l’attacco ha prodotto diverse occasioni, giocando coralmente sono fioccati anche i liberi, ma in mancanza di giocatori più talentuosi come Lin, Jefferson e Lee (per caratteristiche) ci si è dovuti accontentare di vedere un gioco meno piacevole rispetto lo scorso anno anche se l’efficacia non si è persa poi di molto.

In difesa invece i numeri dicono che Charlotte complessivamente ha catturato 28 rimbalzi meno dello scorso anno e che a livello di stoppate ne ha rifilate 47 in meno. Nel vano tentativo di dare più protezione a canestro, consentendo di equilibrare e indirizzare gli esterni più al di fuori del pitturato Cho prese Miles Plumlee in una maldestra e demenziale operazione nel tentativo di spingere Charlotte verso i playoffs. Ovviamente la mancanza di un centro può portare la squadra a schiacciarsi verso il centro, intorno all’area per creare densità e almeno numericamente, mettere in difficoltà l’eventuale penetratore ma soprattutto realizzatore da sotto. Nel far ciò, fatalmente sono rimaste scoperte le brulle zone periferiche dalle quali con passaggi all’antica scuola slava del penetra e scarica (drive and kick all’americana) sono nate numerose occasioni per le squadre avversarie che vi hanno provato ben 2576 (ultimi per triple concesse) volte approfittando di una difesa sin troppo accademica con il braccio alzato troppe volte ma con i piedi dei nostri difensori ben saldamente piantati a metter radici sul parquet… Non è assolutamente facile fare la scelta giusta ma MKG dimostrava più talento lo scorso anno e anche fisicità. Questo è un problema generale degli Hornets che a mio parere hanno bisogno in alcuni ruoli di maggior fisicità e peso. Come percentuali siamo finiti, infatti, al 25% concedendo da fuori agli avversari il 36,9%, da brividi pensando che una volta eravamo “noi” con Del Curry, Glen Rice, Tony Delk e altri a incutere timore… Senza voler gettare addosso la croce a MKG è lui uno dei principali imputati per questa stagione senza playoffs. Bene intesi, nella mia classifica MKG vola ancora alto, ma solo perché gli altri giocatori son stati ancor più modesti, inoltre il nostro n°14 è stato discontinuo. Lo sapevamo da inizio anno che i compagni di reparto di MKG come swingman non fossero portati naturalmente a difendere. Parlo di Belinelli e Lamb, i quali hanno fornito diverse buone prestazioni in attacco ma in difesa non sempre son stati all’altezza. Graham, l’unico in grado di poter difendere bene, è stato limitato da Clifford stesso vedendone una limitatezza offensiva e forse un’eccessiva gioventù.

Nel complesso comunque sono state perse queste “famose e maledette” partite al fotofinish con una difesa troppo pulita e morbida rispetto allo scorso anno, ma non trattandosi di caratteristiche di una grappa, si è assistito a un distillato di sconfitte pesante da digerire. Un’altra statistica potrebbe in parte rivelare quest’aspetto. L’anno scorso gli Hornets commisero 1487 falli per fermare gli avversari e furono la terza squadra più corretta della lega. Quest’anno vincono il premio fair play poiché il ricorso a soli 1360 falli valgono il primo posto. E’ vero che vi sono falli spesi male e altri bene, ma in generale si può denotare una mancanza di mordente in certi frangenti dove magari un fallo tattico su certi giocatori sarebbe servito. Non mi dilungo ulteriormente in altre tipologie di statistiche più complesse. Ciò che servirebbe agli Hornets per evitare di riproporre la solita solfa per la prossima stagione in realtà sarebbero più cose raccolte in più punti:

1) Innanzitutto valutare la coppia Zeller/Mil. Plumlee. Per migliorar l’equilibrio difensivo bisogna che sotto canestro vi sia un centro stabile che non comporti a un lavoro eccessivo di rotazioni extra il resto del team.  Inoltre bisogna calcolare d’avere un sostituto almeno decente nel caso nel quale il titolare sia costretto a saltare per infortunio alcune partite (come accaduto a Zeller quest’anno). Inoltre la posizione di centro, dalla partenza di Jefferson, ha perso spessore e profondità. Un centro che sappia metter la palla dentro darebbe più profondità e variabili più efficaci a Charlotte.

2) Un’ala grande titolare, possibilmente di peso. Marvin Williams non ci farà migliorare in qualità in una Conference già rinforzatasi lo scorso anno.

3) Valutare lo stato di salute e mentale di MKG. Potrebbe essere uno dei pochi asset per giungere a un secondo go to guy in grado di produrre punti.

4) Se MKG dovesse andare via, si potrebbe spostare Batum come SF ponendo in SG una guardia tiratrice con punti nelle mani in grado di risolvere l’ambiguità che ha contraddistinto gli Hornets quest’anno, ovvero mettere Batum, non un tiratore purissimo in quel ruolo, un giocatore che si è diviso l’oneroso compito con Walker di distribuire assist, ognuno con cifre modeste, dividendosi il ruolo.

5) La panchina… Frank Kaminsky è un caso ma si potrebbe aspettare ancora un anno a patto di non utilizzarlo da sparatutto. Un paio di buone aggiunte servirebbero. Un playmaker di riserva al posto di Sessions e magari uno stretch four che sappia anche difendere sarebbero l’ideale.

6) Forse la più importante. Dave Cowens portò una mentalità difensiva a Charlotte che l’ex GM e head coach Bristow non aveva, ebbene, chiunque vi sarà nel roster l’anno prossimo (specialmente se la rosa dovesse rimaner modesta), serve riportare al centro di tutto la difesa. Aggressività, specialmente attorno al nido dei Calabroni a Charlotte, violato troppe volte quest’anno.

Oggettivamente, senza sperare in grandissimi colpi (non si sa mai, mi auguro che possano esserci, ma su queste basi è dura), per cambiare passo e matrice, andrebbero corrette queste situazioni a mio giudizio. Forse troppe scontrandosi con il mercato, ma d’altra parte Cho se vuole rimanere a Charlotte dovrà necessariamente provarci…

 

Classifica Giocatori

 

 20) R. McCallum: s.v.

Mai visto sul parquet. Cho in stato confusionale gli fa firmare un 10 day ma per Clifford nel ruolo evidentemente eravamo già coperti. A far numero, in eccesso…

 

 

 

 

 19) M. Tobey: 4,75

Mike Tobey, aveva fatto intravedere qualcosa di buono in prestagione pur facendo capire di non essere un campione. Rispedito ai Greensboro Swarm dopo due pessimi spezzoni di partita non è più stato preso in considerazione, anzi, gli Hornets sono andati a prendere O’Bryant tra i lunghi, hanno (secondo me) adattato Kaminsky come centro e tenuto Wood in panchina ad ammuffire un po’…

 

 

 18) A. Harrison: 5,25

Chiudiamo il trio di giocatori davvero marginali con Harrison, un ricordo d’inizio stagione non proprio positivo, ma da toccata e fuga sul parquet poiché Clifford lo schierava solo a risultati acquisiti.

 

 17) B. Weber: 5,77

Due contratti da 10 giorni firmati poi il rinnovo sino a fine stagione. Sicuramente non gli difettano grinta e movimento, armi con le quali, a volte anche un po’ istintivamente, cerca di mettere in difficoltà gli attaccanti. A volte vi riesce recuperando palloni o innescando transizioni. Essendo un piccolo (188 cm) leggero (74 kg) l’agilità non gli difetta e anche in attacco mantiene lo stesso stile, a volte rustico, a volte utile a sorprendere la difesa. Era riuscito a finir davanti a Roberts per qualche partita ma poi alcune prestazioni non soddisfacenti l’hanno relegato di nuovo nelle gerarchie di PG come terzo. Molte delle statistiche sottostanti sarebbero da leggere alla luce del maggior impiego nella scorsa stagione, dove Memphis, seppur per poco, lo fece giocare oltre 27 minuti a partita mentre con gli Hornets il minutaggio scendendo a 12,2 va a inficiare diverse cifre. Ad esempio i 3,8 punti con Charlotte sono da considerarsi ottimi se rapportati al totale di 4,8 della stagione precedente quando giocò molti più minuti. Le medie al tiro sono migliorate, anche se l’1/7 da tre punti non è esaltante e l’unico canestro da fuori è arrivato all’ultimo istante di una partita persa. Personalmente mi piace perché ci mette impegno e grinta ma se Charlotte dovesse far sul serio, dovrebbe sceglier di tenere uno tra lui e Roberts come terzo ma prendere un secondo playmaker che ricordi un po’ Lin. Con tutta la simpatia per Brian e Briante, qui siamo su livelli da bassa NBA. E’ il primo del quale pubblico il tabellino poiché essendo sotto contratto potrebbe interessare analizzarne le cifre per farsi un’idea della prospettiva futura.

 

 16) R. Hibbert: 5,78

Gli Hornets cercavano un protector rim e dopo la prima partita di regular season vinta a Milwaukee sembrava l’avessero trovato. Ottima difesa e splendido attacco, tuttavia, come un castello di carte è crollato al primo soffio di vento a Miami nella seconda uscita stagionale. Nemmeno una manciata di minuti e il ginocchio gli fa ciao insieme alle speranze di Charlotte d’aver finalmente risolto qualche problema difensivo sotto canestro.

 

15) B. Roberts: 5,82

Il primo giocatore della classifica che incontriamo ad aver iniziato e terminato la stagione. Stagione sottotono per quello che avrebbe dovuto essere il terzo playmaker degli Hornets per tutta la stagione. Con l’infortunio di Sessions acquisisce spazio passando come sostituto di Walker durante il tempo di riposo del capitano, tuttavia non gioca soddisfacentemente e l’arrivo di Weber mina un po’ le sue ertezze di privilegiato nel cambio di Kemba. Battaglia un po’ con Weber, poi riacquista il suo spazio ma non è il Brian che avevo conosciuto a New Orleans con gli Hornets ed è anche inferiore a quello che aveva giocato a Charlotte nella prima parte dello scorso anno. Riguardo proprio allo scorso anno, Brian finì a Portland la stagione salvo esser ripreso in estate con un contratto per un anno che supera di poco il milione. Andando a comparare le cifre dello scorso anno scopriamo che il suo minutaggio complessivo è aumentato (poiché a Portland giocava meno) così come la percentuale da tre punti così come di un paio di decimi, assist e rimbalzi totali ma è crollato nella percentuale dal campo complici le conclusioni da due punti. Dal 44,8% dal campo dello scorso anno è sceso al 37,7% di questo, così dai 4 punti di media dello scorso anno è sceso di mezzo punto terminando con 3,5 questa regular season. Quasi ininfluenti i turnover (+0,1) mentre ai liberi è sceso dall’89,4% all’84,6% di questa stagione. Cifre buone. C’è da ricordare che Brian con i Pelicans vinse la classifica di miglior tiratore di liberi di tutta la NBA nel 2013/14 con ben il 94%. Cosa fare con lui? Certamente se si vuole uno specialista ai liberi per conservare eventuali vantaggi nel finale può scendere in campo e aiutare la squadra a mantenere il vantaggio, ma gli Hornets di quest’anno si sono trovati spesso a inseguire nei finali, perciò il suo utilizzo non si è reso particolarmente necessario. Bene per il fatto che abbia migliorato il tiro da fuori ma incursioni varie e tiri da due sono stati meno redditizi rispetto al previsto. Se si vuole tenere come terzo play a cifre non lontane dal contratto precedente va bene, considerando che comunque Walker assorbirà (salvo sconvolgimenti estivi) la maggior parte dei minuti sul parquet nel ruolo di PG e Clifford il doppio playmaker lo schiera rarissimamente, altrimenti anche Weber va bene, ma né lui né il quasi omonimo Briante, a mio giudizio, sono in grado di sostituire al meglio Kemba come secondo playmaker.

 14) Mil. Plumlee: 5,87

Preso per dare consistenza alla difesa dalle parti della zona rossa, il centro ex Bucks, ha finito con il farsi male presto. Riapparso nel finale di stagione ha giocato pochi minuti a partita con scarso impatto sulla forza della squadra. Le note positive sono le percentuali. Non forzando e tirando da vicino (come Hibbert ma ancora con un raggio più ristretto) mette quasi il 60% dei tiri, anche se è sceso in questa statistica rispetto al precedente anno interamente giocato a Milwaukee. E’ migliorato dalla lunetta ma molte altre statistiche sono in calo e il minutaggio non è di molto inferiore a quello concessogli da Milwaukee. Assist e punti di media trascurabili, pochi rimbalzi e stoppate quasi assenti, fattore che, per essere un potenziale rim protector da 12,5 milioni a stagione, non è trascurabile. Non voglio male all’ex Duke, ma sarebbe meglio cambiasse aria nonostante i movimenti sotto canestro non siano malvagi, ma non è uno che nella NBA possa far la differenza. Purtroppo, come saprete, Cho l’ha firmato per altri tre anni a 12,5 e questo è un bel pasticcio perché contribuisce a bloccare eventuali risorse economiche che sarebbero potute esser spese certamente meglio. Liberarle non sarà facile, così come non sarà facile cedere Miles a cifre sovrastimate per un giocatore dalle cifre sottostanti.

 

 

 13) F. Kaminsky: 5,88

Frank Kaminsky era atteso al possibile salto di qualità. Tra le fila della panchina degli Hornets avrebbe dovuto essere uno dei protagonisti. Fare la differenza tra second unit avrebbe dovuto esser la sua dimensione. Una dimensione però che, nonostante il secondo anno in NBA, Frank non ha acquisito. La dimensione è rimasta mono, un attacco “migliorato”, passato dai 7,5 punti dello scorso anno agli 11,7 di quest’anno, tuttavia non bisogna farsi ingannare… Clifford gli ha dato estrema fiducia e lui ha aumentato di ben 5 minuti a partita il suo minutaggio (da 21,1 a 26,1) complice anche l’infortunio che ha tenuto fuori Zeller per diverse partite. L’ala/centro è riuscita anche a partire titolare ben 16 volte contro le tre dello scorso anno ma è sceso nelle percentuali di tiro, sia dal campo che da tre punti dove, secondo me, è rimasto vittima del tipo di gioco richiesto al lungo moderno. Sparare da fuori costantemente gli ha fatto guadagnare qualche punto ma se andiamo a guardare le percentuali scopriamo che dal 33,7% dello scorso anno, siamo passati al 32,8%, non distantissimo ma pur sempre un 1/3 circa che per la NBA non è il massimo se si richiede a un giocatore di tirare con costanza… Dalle 202 volte dello scorso anno, Frank è passato alle 354 da oltre l’arco in questa stagione. Meno pressato di Belinelli spesso è riuscito a prendersi buoni tiri per svariati motivi (perché il lungo non segue, per un pick and pop, per uno scarico, ecc.) ma la mano in alcune serate è rimasta congelata finendo per condannare con le sue basse percentuali Charlotte. In ripresa verso fine stagione, in qualche maniera Frank mi sembra parzialmente complementare a Zeller che ha una difesa molto migliore rispetto a Moose (la seconda dimensione), ma non ha assolutamente un tiro da medio raggio. A rimbalzo è migliorato di poco ma i 4,5 di media complessivi non ne fanno certo un protettore dell’anello di grande livello nel caso di possibili seconde possibilità. Un po’ troppo pulito in certi frangenti in difesa dove comunque ha speso 1,9 falli contro gli 1,6 dello scorso anno in un team molto morbido da questo punto di vista. L’attacco di Frank è migliore indubbiamente e potrebbe sposarsi con la difesa di Cody, tuttavia Frank è ancora un po’ filiforme per la massa dei lunghi NBA, quindi se ha a che fare con rudi e/o fisici difensori in alcune serate il suo repertorio dalle parti del canestro può rivelarsi inutilizzabile nell’attesa della crescita fisica e in un leggero miglioramento di movimenti interessanti ma non ancora completi che includano però anche l’opzione assist, statistica nella quale quest’anno è migliorato, anche se un 2,2 (+1 rispetto lo scorso anno) a partita non è cifra certo sublime. Ecco quindi anche la soluzione da tre punti che può sembrar comoda ma evidentemente non ancora perfezionata nella meccanica. Al momento si è rivelato un abuso la soluzione in 3D da oltre l’arco, il progetto Frank come centro e/o stretch four potrebbe richiedere ancora un anno per vedere se la mano migliora, ma lui deve trovare un pochino di ritmo e soprattutto fiducia, cosa che è sembrata non avere in certe fasi della sua stagione. Un enigma… vero che è al secondo anno solamente, vero anche che sembrava il più pronto tra i rookie lo scorso anno, se si vuol tenerlo, bisogna cambiargli la ricetta, l’extra lavoro nel tiro da tre punti è stato più volte controproducente che utile, sia per lui che per il team.

 12) R. Sessions: 5,95

L’ultima partita giocata da Sessions risale alla cinquantesima, quella contro Golden State in California il primo febbraio. Non è stata la sua assenza a pesare gravemente sul bilancio degli Hornets. A gennaio la squadra era già entrata in crisi e se consideriamo che contro i Warriors il suo solo punticino può essere causa solo o quasi dei pochi minuti in campo (7:42), nelle precedenti non era andato meglio. Andando a ritroso; sei punti contro Portland, 5 contro Sacramento, 4 contro New York e 0 contro i GSW in casa, anche se in questo caso torna di poco sotto i 10 minuti giocati. Ebbene… in 50 partite ha toccato o superato i 10 punti solamente sei volte, con un massimo stagionale di 17 punti ottenuto il 21 gennaio contro Brooklyn. Se Cho pensava di prendere un mezzo Lin si sbagliava, qui siamo a un terzo… E’ vero che a Washington di media l’anno scorso giocava circa 4 minuti in più ma statistiche come quelle nella percentuale al tiro dal campo non mentono comunque. Dal 47,3% è passato al 38,0% a Charlotte. Con gli assist è in linea con lo scorso anno considerando il differente minutaggio ma non è un passatore che fa la differenza. Frutto di un sistema di gioco che si è rivelato meno efficace senza le dovute armi a disposizione. Le improvvisazioni di Sessions mi hanno ricordato quelle di Neal un paio d’anni orsono, un uno contro tutti in penetrazione e nella jungla NBA le fronde che disturbano appoggi e tocchi sono numerose anche per i 190 cm da playmaker di Ramon. Ha finito per procurarsi diversi liberi, statistica nella quale è salito di livello in stagione dopo un pessimo inizio, ma terminando con 6,2 pt. a partita contro i 9,9 dello scorso anno… A 31 anni compiuti a poco, sistema di gioco a parte, sembra già sul viale del tramonto, così almeno dicono alcune cifre dei suoi tabellini, calanti negli ultimi anni. Sessions come cavallo di ritorno non ha decisamene funzionato e ora ha anche un’operazione al ginocchio (quella di febbraio) alle spalle, Cho ha detto che probabilmente Charlotte cercherà qualcun altro (nemmeno mi avesse letto, avevo già scritto sopra su Briante che serviva una PG come ricambio, ma d’altra parte anche il più inesperto e occasionale visitatore del cantiere Hornets se ne sarebbe accorto) per sostituire Ramon, giacché in questo caso è Charlotte a poter scegliere con la team option di lasciar libero il giocatore o rinnovargli il contratto e questa volta Cho credo farà la scelta giusta. Qualche fonte riporta una player option a favore di Sessions, ma basandomi sulle parole di Cho e il sito basketball-reference.com preferisco “credere” che sia la franchigia a detenere la scelta.

 11) J. O’Bryant: 6

Su O’Bryant mi devo ripetere scrivendo esattamente le cose evidenziate su l’ultimo Il Punto poiché non ha più giocato dopo l’infortunio a Miami. Preso per coprire gli infortuni nel reparto lunghi, non avrebbe dovuto probabilmente nemmeno giocare se non fosse che Charlotte nel settore lunghi latita un po’ a livello di qualità e di Wood non si fidano, infatti, anche O’Bryant per le tre prime partite fa compagnia a Clifford in panca, poi finisce in injury list. Insignificante 1:38 minuto d’esordio a Phoenix nel road tour (2 pt. 1/1), gioca in maniera sorprendente il 4 marzo a Denver, dove fa un good J.O.B. raggiungendo la doppia cifra (15 pt. con 7/9 dal campo), tuttavia torna nel limbo contro Indiana (1 punto con uno 0/4) e a Miami (0/1) terminando con infortunio la sua prova. Viene rifirmato sino al termine della stagione, anche se guarda le partite da dietro la panchina. Riesce a strappare un contratto da 1,5 milioni per la prossima stagione. Non peserà molto, i dubbi sono sulla qualità e la completezza del giocatore. Grinta ne ha, probabilmente il tiro è scostante, la completezza proprio no ma diciamo che per gli Hornets comunque O’Bryant o no, non è un gran problema. In una specie di anno zero è problema marginale. Le cifre sottostanti sono ovviamente marginali in virtù del fatto che Johnny ha giocato solamente 4 partite con Charlotte, di sicuro salendo, possiamo notare come anche in altre annate le sue stoppate siano assenti e non sia un gran rimbalzista.

 

 10) S. Hawes: 6,05

Tagliato per la sua improbabile difesa, o troppo molle o ad assorbire i contatti a sfavore, in attacco faceva comodo per i filtranti, in particolare i suoi bound pass che sovente trovavano Lamb o qualche compagno impegnato in back door sulla linea di fondo, tuttavia essendo calato da fuori, non era più una minaccia da tre punti. L’anno scorso mi stupiva per come riuscisse a mettere dentro tre punti con uno stile rudimentale, quest’anno sfortunatamente le cose si sono “normalizzate” e quella sua parabola minima non ha trovato la stessa “fortuna” per finire nella retina. Gli Hornets quindi lo mandavano a Milwaukee insieme a Hibbert per Miles Plumlee cercando di ottenere uno specialista o comunque un giocatore migliore nella difesa dell’anello. Il problema è he stiamo parlando di lunghi chiaramente incompleti e nello scambio tecnico/economico, a mio giudizio, è Milwaukee ad averci guadagnato pur accollandosi per qualche mese un Hibbert ormai “rotto” (in realtà girato subito a Denver).

 

 09) M. Williams: 6,08

A fine anno Williams è salito di oltre un minuto giocato a partita, ma è sceso sotto le cifre dello scorso anno al tiro. Il 45,2% dello scorso anno è sceso a un 42,2%, in particolare nel tiro da tre punti si è dimostrato meno preciso chiudendo con il 35% quando lo scorso anno tirava con il 40,2%. Alcune di queste triple prese senza pressione addosso e in momenti importanti sono state gettate al vento, altre sono state prese affrettatamente. In casa, quando si poteva, gli Hornets hanno tentato spesso di aprire la gara con una sua bomba, qualche rara volta è andata bene ma per la maggior parte dei tentativi, tiri affrettati sconsigliabili, non hanno prodotto nulla. Assist, rimbalzi e rubate sono in linea con lo scorso anno, ma… in attacco è sceso di mezzo punto anche se ha tirato meno (704 volte contro le 747 dello scorso anno) dal campo mentre dalla lunetta ha transitato 131 volte contro le 120 dello scorso anno. Indipendentemente dai numeri, l’attacco è leggermente peggiorato sebbene qualche incursione dal lato terminata con un runner o un floater in area piuttosto che una dirompente schiacciata ce l’ha nel repertorio, mentre in difesa Marvin si è fatto battere troppe volte sulla linea dei tre punti, anche se il suo gioco difensivo lo porta a volte a dare una mano in settori che non sarebbero di sua competenza. Il presunto pericolo (in genere nel pitturato) per gli Hornets si tramuta in danno maggiore se gli avversari scaricando fuori trovano tiratori liberi di colpire. Non è ovviamente il guy to go della squadra e nemmeno il secondo violino ma in un team che ha come titolari Zeller e MKG sicuramente offensivamente era la terza opzione tra i titolari per chiudere l’attacco, sebbene i compagni ne elogino il lavoro difensivo. Per me Marvin quest’anno è stata una mezza delusione a prescindere dal fatto che sono tre anni che dico che in posizione di PF avremmo bisogno di qualcosa di meglio per fare il salto di qualità, preferirei impegnarne una ventina per Millsap piuttosto che i 13 che Marvin percepirà il prossimo anno. Williams inoltre è legato a Charlotte sino al 2019-20 quando percepirà oltre 15 milioni. Se deve rimanere, la speranza è che si ripresenti in super forma fisica come fece al camp nell’estate/autunno 2015.

 08) C. Wood: 6,10

Altro giocatore istintivo ed energico, un Weber ma più alto (211 cm) e grosso. Un cavallone lasciato chiuso nel recinto da Clifford forse perché un po’ tatticamente indisciplinato in campo ma è un 1995… Come Briante cerca di sopperire al dettaglio portando scompiglio tra le fila nemiche infiltrandosi e giocando più aggressivo della media dei compagni. Poco lineare, ha avuto scarse occasioni per poter dimostrare quello che sa o non sa fare), Charlotte non ha puntato su di lui in stagione e ora si conferma intenzionata a non farlo nemmeno l’anno prossimo (non rinnoverà il contratto di Wood avendo una team option a favore) poiché si dice non abbia fatto grandi progressi questa stagione e potrebbe passare magari l’anno successivo dalla D-League per strappare un nuovo contratto che lo riporti nella lega di maggior successo. Sicuramente acerbo, ingeneroso però sparargli addosso dato lo scarso utilizzo e in media ha fatto meglio di altri giocatori dai quali ci si aspettava decisamente di più. D’altra parte è salito nelle percentuali realizzative da due punti, anche se da tre non “ci ha mai preso” quest’anno tirando mattonate fuori dal suo range e nei punti è un po’ calato, ma stiamo parlando di un giocatore rimasto ai bordi del team per tutta la stagione. Migliorato ai liberi, alla voce block lo 0,1 in più è insignificante… in linea con le prestazioni che aveva a Philadelphia. Non so che pretendessero da lui a Charlotte se per di più veniva usato con in contagocce.

 

 07) J. Lamb: 6,11

Sicuramente scostante. Anche per il tipo di lavoro che gli chiede di fare Charlotte, ovvero segnare… Va in base alle sue giornate e all’avversario. Un paio di buchi a inizio stagione e a metà stagione, poi sempre presente nel finale di regular season quando ha trovato un po’ più di continuità ed ha aiutato la squadra a sopperire qualche carenza offensiva. Le armi son sempre quelle; agilità, mobilità e velocità in primis, poi palleggio, penetrazione buon tocco anche in corsa o in arresto e tiro e abilità nel back-door partendo dalla linea di fondo. Le penetrazioni sono facilitate anche da un’area avversaria che talvolta risulta poco intasata se i lunghi non costituiscono grande minaccia per la difesa avversaria o si recano fuori seguendo i nostri pronti a sparar da tre punti. In difesa non è un mastino ma a mio modo di vedere si è applicato di più quest’anno in una squadra che ha avuto notevoli problemi difensivi. Per caratteristiche (196 cm per 83 kg) è qualcosa che a Charlotte mancherebbe lasciandolo partire, un incursore che con semplicità può portare beneficio al tabellino degli Hornets, anche se il suo tipo di gioco è quasi esclusivamente limitato a quello. Un altro fattore importante sono i rimbalzi che riesce a conquistare grazie al suo atletismo, 4,3 quest’anno in salita, così come la media ai liberi, nettamente migliorata con un 85,3% contro il 72,7% dello scorso anno, frutto di crescita e miglior concentrazione, meno affrettato nel batterli. Sceso ancora nel tiro da fuori, non è specialità della casa, ha aumentato al suo attuale massimo la media punti a partita finendo con 9,7 contro gli 8,8 dello scorso anno, pur giocando leggermente meno della stagione passata.

 06) M. Belinelli: 6,12

Marco era partito benissimo facendo ricredere gli scettici sul suo stato di forma e le sue qualità inespresse nel caos di Sacramento. Poi è lui stesso a dire che probabilmente l’infortunio a metà stagione gli ha un po’ tolto il ritmo. Da fuori stava bombardando con percentuali altissime, anche se di fianco non aveva uno come Chris Paul (ai tempi degli Hornets in Louisiana) in grado di smarcarlo con facilità. L’età avanza per tutti, per Marco in particolare poiché nella NBA non ci sta da due giorni. Il suo fisico da uomo e non più da ragazzo è stato spinto oltre per andare a uscire da blocchi, effettuare tagli in back door, marcato da guardie o ali che s’incollano al nostro tiratore come gli avesse appena rubato tutti i soldi in banca. Arduo giocare così, costruendosi anche tiri volanti. Alla fine le percentuali sono calate, anche se lui qualche buona partita è riuscita ancora a disputarla ma come Lamb è stato scostante nella parte centrale della stagione e in quella finale non è riuscito a ripetere i buoni exploit della prima parte. Marco guadagna poco più di 6 milioni e ha un altro anno di contratto a Charlotte. Potrebbe essere un tiratore ideale se il sistema di Charlotte riuscisse a modificarsi divenendo più efficace come due anni fa, altrimenti in North Carolina dovrà sudarsi ancora eccessivamente i suoi punti. 10,5 punti per Marco quest’anno gli hanno fruttato un quinto posto all’interno del team tra i top scorer. Potrebbe ancora dare esperienza, contribuire al gioco con i suoi passaggi (quest’anno si è dilettato nel servire ai compagni buoni palloni) anche se i 2 assist a gara non sono molti, ma sovente di qualità. Per poco più di sei milioni Cho ha fatto un affare perché rispetto a Sacramento le sue cifre quest’anno sono tutte migliorate pur giocando leggermente meno (minutaggio inferiore) e non essendo mai partito da titolare. Ottimo il suo 89,3% a gioco fermo. Dalla lunetta è in testa nella classifica dei tiri liberi a Charlotte. Nessuno ha fatto meglio di lui quest’anno. Ma a questo punto lascerei “parlare” Marco che nelle rituali interviste di fine stagione Marco ha dichiarato: “Ovviamente non siamo contenti di com’è finita, con la mancata qualificazione ai playoff, ma personalmente sono molto felice di come mi sono trovato qui a Charlotte, di quest’organizzazione, del modo in cui mi ha utilizzato coach Steve Clifford e dei miei compagni con cui ho avuto il piacere di scendere in campo sera dopo sera”. Un primo bilancio positivo che assume tinte ancora più rosee se declinato al futuro: “Credo che in questa squadra ci sia il potenziale di fare qualcosa di grande, perché delle squadre che oggi stanno giocando i playoff a Est ce ne sono almeno un paio che non sento superiori a noi. Per questo il nostro obiettivo durante l’estate dev’essere quello di lavorare e migliorarci perché soprattutto in difesa quest’anno ci è mancato qualcosa. Nei quarti quarti il nostro sforzo difensivo spesso non è stato all’altezza e alla fine è stato proprio questo a fare la differenza e a impedirci di vincere un paio di partite punto a punto, in particolare in trasferta”. Marco ha anche fatto altre dichiarazioni simili: “Non sono state le ultime partite della stagione a segnare il nostro destino quanto invece lo sciagurato periodo tra gennaio e febbraio durante il quale abbiamo buttato via gare alla nostra portata, giocate punto a punto ma poi perse come quella contro New York ad esempio (107-110 Knicks, il 27 gennaio) oppure, ancora più recentemente, quella contro Washington in cui eravamo sopra di 12 all’intervallo prima di finire sconfitti (118-111, il 4 aprile). Non possiamo permetterci sconfitte del genere, dobbiamo trovare il modo di far meglio”. Lo swingman continua dicendo: “Sì, so di poter far meglio di quanto fatto vedere questo primo anno, soprattutto nelle percentuali al tiro da tre. Avevo iniziato la stagione bene, attorno al 42%, poi l’infortunio alla caviglia che mi ha tenuto fuori per qualche gara probabilmente mi ha fatto perdere un po’ di ritmo. Nessuno è perfetto, per cui quando parlo di miglioramenti il primo a dover lavorare in estate sono io, per tornare a ottobre già in forma e ancora più forte”. Marco assicura l’impegno anche con la nazionale: “Io in Nazionale ci sarò, ci tengo alla maglia azzurra, ma anche in chiave Hornets è anche un ottimo modo per restare in forma e confrontarmi a livelli di competizione.”

Belinelli si muove molto variando giustamente il suo gioco, sebbene gli avversari abbiano un occhio di riguardo per lui. Non è solo tiro da tre punti (principale ragione per cui gli Hornets l’hanno selezionato), ma anche tagli, back-door, dai e vai, ecc…

Belinelli è già tornato in Italia e si diverte da Cattelan.

 05) T. Graham: 6,18

Come Wood altro giocatore poco impegnato da Clifford poiché in attacco non è propriamente splendido. Poca iniziativa, anche dovuta al fatto di dover lasciar spazio a giocatori considerati più talentuosi di lui nel finalizzar l’azione. 19/40 dal campo quest’anno frutto di ottime selezioni di tiro che includono anche buona mano da fuori (9/15 da tre punti…). L’avevo definito inesistente in attacco ma sarebbe meglio dire “tappabuchi”, tira quando può in genere senza eccedere o forzare situazioni, questo favorisce buone medie che, sia chiaro, rimangono un merito. Finisce la sua stagione con 2,1 pt. di media in 7 minuti per partita. Il suo pezzo forte però è la difesa dove prende anche 0,8 rimbalzi di media e per me è una mezza sorpresa che Clifford non l’abbia utilizzato maggiormente. D’accordo, è al primo anno in NBA, non è un giocatore completo nelle due fasi (attacco/difesa) ma con un MKG in difficoltà e un team in crisi d’identità difensiva l’avrei inserito maggiormente nelle rotazioni. Il problema è che nel ruolo di SF c’è sovrabbondanza (numericamente parlando), oltre al titolare MKG Belinelli e Lamb s’inseriscono a volte come SG o come SF, inoltre anche Williams all’occorrenza è capace di giocare come ala piccola. Treveon però è il più accanito difensore e anche se a volte è stato battuto imparabilmente più per meriti altrui che per demeriti propri, con un allenatore che professa il credo difensivo prima d’ogni altra cosa, noto (pur con i dovuti distinguo già scritti) una piccola incoerenza sull’impostazione.

 04) C. Zeller: 6,24

Cody Zeller secondo me è il giocatore medio in NBA. Un lungo nel limbo. Non di livello stratosferico ma nemmeno scarso. E’ al quarto anno nella NBA e a parte il primo anno come Bobcats, con gli Hornets, a causa d’infortuni di lunga durata non è mai riuscito a terminare la stagione vicino le 82 partite. Quest’anno si è fermato a 62 partite, esattamente come due anni orsono e non è un caso che si sia finiti ancora fuori dai playoffs, perché qualunque sia il vostro giudizio su Cody è indubbio che rivesta un’importanza particolare per Clifford. In primis perché pur non essendo un Mutombo o un qualsiasi altro intimidatore potente d’area è chi là sotto difende meglio tra stoppate, verticalità, palloni rubati (ha iniziato anche ad allungare le mani e a recuperare una palla a partita). Con un fisico migliorato, dopo la perdita di Hibbert non ha avuto rivali. In attacco per lui quasi tutto ruota attorno ai suoi stessi blocchi e ai possibili sviluppi come pick and roll. Esistono chiaramente le varianti dello scarico leggendo la difesa o inserimenti a fari spenti da dietro. In queste occasioni sovente ha concluso con poderose mazzate a canestro favorite da una corsa e uno stacco prepotente. Meglio (per ora almeno) lasci perdere i jumper, specie quelli in diagonale da media distanza. La mano in quel caso pare un piede e i suoi tiri sono spessissimo lunghi o scentrati, non calcoliamo nemmeno l’opzione tripla quindi… E’ un po’ il classico pivot che si fa innescare dalla vecchia combinazione playmaker-centro anche se con modalità da gioco più moderno. Zeller però non va di pari passo con l’aumento contrattuale. I minuti sono aumentati, le statistiche anche in linea di massima ma non di molto… direi più o meno in proporzione con il minutaggio. Dagli 8,7 dello scorso anno è passato ai 10,3 di quest’anno pur tirando pochissimo di più dello scorso anno. E’ calata invece la percentuale dalla lunetta così come i tentativi; da 232 a 196 di quest’anno. Ovviamente terrei Cody a patto che Cho si disfi di “paccottiglia” come Plumlee, Williams e altri che intasano il monte salari. Bisognerebbe tutelarsi con un discreto centro difensivo ma in primis nel settore lunghi serve una vera ala grande titolare, uno stretch four che sappia tirar da fuori e rendersi complementare al gioco di Zeller per portare la reale doppia minaccia del lungo in due parti differenti del parquet.  Dal suo rientro Charlotte ha vinto 10 partite e ne ha perse 12, con le ultime 3 ormai lasciate andare. Durante la sua lunga assenza invece la squadra ha sbandato pesantemente con un 2-11 fatale. Quando Belinelli parlava di difesa in generale, Cody, almeno nel pitturato, è stato sicuramente un utile fattore.

 03) M. Kidd-Gilchrist: 6,31

Suo e mio malgrado (che ne sono divenuto un estimatore sia per la difesa che per la storia personale) è il simbolo della dissoluzione di Charlotte di quest’anno. Giocatore che non stuzzicherà la fantasia ma rimane comunque un importante tassello, un piccolo asset per il team. Nelle interviste a fine anno a diverse domande del cronista non è riuscito a spiegare il perché di questo crollo collettivo che ha coinvolto anche lui in diverse serate non andate benissimo. La media rimane discreta e si è visto un miglioramento della fase offensiva ma il mio dubbio è che per ottenerlo si sia sacrificata la sua freschezza e la sua attitudine prettamente difensiva. Energia per portare transizioni e canestri in infilata ne ha sempre avuta. Ha preso sotto le tabelle qualche stoppata di troppo ma non ha mai desistito, ha continuato a portare i suoi attacchi variandoli anche con jumper da media e talvolta lunga distanza che a volte s’infilavano trovando solo il cotone se non erano forzatissimi. E’ dietro il dilemma. L’anno scorso, oltre ad aver fatto intravedere miglioramenti nel tiro da tre punti (inesistente quest’anno), aveva dato continuità alla sua energia fornendo e garantendo buone prestazioni difensive per Charlotte, mentre quest’anno è stato discontinuo e non mi è parso in regresso solo sui pick and roll che ogni squadra cerca di utilizzare mettendo in difficoltà gli avversari. Ciò potrebbe essere frutto dell’impostazione in campo di una squadra che tende a schiacciarsi come potrebbe essere legato ad altri fattori, in particolare sono dubbioso sul suo stato di salute. Ovviamente mi riferisco alla spalla operata lo scorso anno. Che in qualche maniera, conscia o inconscia si stia tutelando risparmiandosi un po’ potrebbe anche essere. La sua presenza doveva garantire più presenza sul perimetro ma il rebus di una squadra che è stata bombardata dalla linea dei tre punti è rimasto ma ricordo anche il canestro di Anthony che fece vincere New York contro di noi co MKG in marcatura e posizione troppo bassa. Forse sarebbe stato impossibile fermare quel jumper, ma quell’azione con un semplice braccio alzato non ha funzionato molte volte sui tiratori quest’anno. Le sue palle rubate e le stoppate sono in deciso aumento e sono state manna in qualche occasione per Charlotte che ha problemi in questi due aspetti del gioco, in attacco al tiro libero è migliorato ma dal campo è in discesa. Ha finito con 9,2 punti a partita contro i 12,7 dello scorso anno e i 10,9 (più fedeli visto il numero di partite maggiore) di due anni orsono. Tuttavia è un’incognita nonostante quest’anno non si sia infortunato e a Charlotte non mi sorprenderebbe se stessero pensando di scambiarlo. Su Swarm e Sting è già la seconda volta che buttano lì uno scambio proprio con Carmelo Anthony.

 02) N. Batum: 6,32

Nicolas Batum, altro caso spinoso per Charlotte. Sicuramente giocatore di buon livello ma non un top player che secondo alcuni è strapagato (volendo vedere lo sono tutti, ma rimaniamo nella logica delle cifre NBA), anche se in realtà con le cifre che tendono a salire il vantaggio è bloccare più o meno il salario facendo firmare subito i giocatori a cifre che negli anni non si discosteranno molto da quella iniziale. Il problema di Charlotte è però che avendo adottato la stessa strategia con troppi giocatori, ora lo spazio salariale è limitato e se non si crede più in un giocatore bisogna andare alla ricerca di uno scambio per liberare spazio. Sicuramente Nicolas è regredito dallo scorso anno, non è un caso Stephenson ma mezzo sì direi. Alla fine della fiera, con un playmaker più portato a concludere che a servire i compagni, è lui il vero uomo assist della squadra, giocatore destinato a fare da collante cui si chiede anche difesa e tiro, o meglio, almeno importanti punti di rottura in attacco tra una penetrazione, un tiro da tre di Walker e un pick and roll di Zeller in attacco… Le cifre al tiro sono scese e questo per Charlotte è un problema se l’uomo che occupa la posizione di guardia tiratrice titolare ha percentuali non così stratosferiche. Dal 42,6% dello scorso anno è sceso al 40,3% dal campo, dal 44,8% da tre al 33,3% e nell’effective FG dal 50,6% è passato a un 47,3%. Solo nei tiri liberi è riuscito a migliorarsi. Una statistica comunque sempre soddisfacente per lui. Uno dei problemi da affrontare con Nicolas e il gioco di Charlotte è sicuramente lo spirito d’iniziativa. La ricerca del passaggio da zone periferiche del campo può limitarlo, a volte i suoi drive nel tentativo di scaricare si sono rivelati controproducenti con passaggi imprecisi o intercetti degli avversari che hanno portato non solo alla palla persa ma a micidiali contropiedi spesso pagati salatamente. Occorre disegnare qualche gioco per lui che non sia solo il pick and roll ma serve anche che qualche volta vada dentro e si convinca di poter concludere da solo a canestro, cosa che ha fatto poche volte quest’anno accontentandosi di turnaround, jumper vari e tiri da tre… Se è secondo in classifica però lo deve al fatto che parecchie statistiche sono migliorate pur giocando un minuto in meno dello scorso anno. Rimbalzi, assist, rubate e turnover oltre che i punti complessivi sono tutte cifre in leggero rialzo.

 01) Walker: 6,71

Ne abbiamo parlato abbondantemente per tutta la stagione. E’ il giocatore meno sconosciuto di tutto il roster. Trascinatore quasi instancabile delle sorti di Charlotte. Ha avuto un calo in prossimità dell’All-Star Game e qualche passaggio a vuoto, inevitabile non essendo un robot, ma ha disputato una stagione encomiabile. In primis dando respiro alla squadra con i suoi punti, attraverso il gioco o mettendosi in proprio. A volte usando blocchi, a volte andandosi a prendere tiri in equilibrio precario da oltre la linea del tiro da tre punti che è risultata la sua principale novità dell’anno. Dopo il pull-up effettuato successivamente al suo step-back, ecco un tiro da tre al 39,9% che per buona parte della stagione ha visto il 4 come cifra iniziale, ma a confronto del 37,1% dello scorso anno e del 30,4% di due anni fa, è ottimo viatico per aggiungere la terza dimensione alle sue altre due minacce offensive (vi è anche la penetrazione oltre al jumper). Giocando quasi un minuto in meno ha incrementato i punti finendo con 23,2 (diciassettesimo in tutta la NBA), ben 2,3 punti in più di media rispetto lo scorso anno… Il lato debole di Walker è la difesa. E’ pur vero che quest’anno ha preso più sfondamenti di chiunque altro nella NBA eccetto Ilyasova, ma i palloni rubati sono in leggero peggioramento e sul tiro avversario per questioni di cm troppe volte deve accettare la resa, comunque sia rimane uno dei playmaker di stampo moderno più interessanti della lega, specialmente in rapporto alla qualità/prezzo. Nonostante che sul mercato ci sia un Curry da riportare prima o poi a casa (il sogno), a breve termine credo che gli Hornets andranno avanti con Kemba, il quale durante l’anno ha superato diversi giocatori storici degli Hornets in fatto di statistiche, di punti e altro. In attesa che anche gli altri diano un po’ di più, lui c’è, c’è bisogno del contorno.

Kemba, a New Orleans, ha anche partecipato alla gara del tiro da tre punti…

I voti giornata per giornata che…

portano alla classifica finale all’interno del roster.

Alla prossima con i “nostri” #CharlotteHornets .

 

 

Game 82: Charlotte Hornets @ Atlanta Hawks 76-103

 
InterruziHornets
 
S’interrompe qui la storia degli Hornets.
Finisce la stagione 2016/17 per Charlotte che, fuori dai playoffs ha finito per cedere di 27 punti agli Hawks chiudendo con 5 sconfitte consecutivela Regulr Season su un 36-46 non soddisfacente.
Per fortuna finisce qui l’annata deludente degli uomini di Clifford che se confermati in blocco, daranno vita a un’altra stagione agonizzante il prossimo anno.
Urge cambiar qualcosa, integrare, scambiare, far spazio a nuovi e più utili giocatori, ma questo accadrà in estate, sperando che quest’anno si gettino buone fondamenta e non ci si basi su pilastri che si sgretolino al minimo accenno sismico come avvenuto quest’anno.
Chissà se anche un “colpo di fortuna” al Draft magari…
Parlare di numeri e della partita sarebbe inutile.
Atlanta dall’inizio dl secondo quarto è andata in fuga e gli Hornets non si sono dannati l’anima per cercare il recupero con la panchina in campo, oltretutto sempre con Belinelli (elegante) e Walker (in maglieta azzurra) out.
Comunque… rimbalzi e assist parlano nettamente a favore dei padroni di casa che hanno chiuso con 19 punti di Howard, 10 di Ilyasova e Millsap a testa mostrando un attacco equilibrato.
Ad Atlanta serviva una W per aver matematica certezza del quinto posto che gli garantirà la serie contro Washington, invece della probabile contro Toronto.
La missione è stata compiuta agilmente con Charlotte accontentatasi di vincer la serie stagionale 3-1 dopo questo game lasciato andare.
Charlotte ha mostrato ancora un Graham sufficiente e un Lamb che con una discreta prestazione, si è sobbarcato parte del peso in attacco.
 
La formazione degli Hornets utilizzata inizialmente alla Philips Arena, ricalcava quella del penultimo turno con Walker sempre out.
Per Clifford quindi i cinque iniziali erano; Roberts, Batum, MKG, M. Williams e C. Zeller.
Atlanta invece schierava; Schröder, T. Hardaway Jr., T. Prince, P. Millsap e Dw. Howard.

Weber, partita non certamente positiva la sua, prova a controllare Millsap. Brett Davis-USA TODAY Sports

 

 

La partita cominciava bene per gli avversari che cercando l’uomo sotto canestro trovavano una deviazione fortunata di MKG che liberava Howard per la schiacciata facile.
A 11:06 Millsap appoggiando dalla destra al vetro oltre Marvin raddoppiava prima che a 10:52 MKG dalla destra segnasse in sospensione il 2-4.
Howard prendeva il sopravvento e tra rimbalzi e liberi portava sul 4-8 la gara proprio con un 2/2 dalla linea.
Charlotte reagiva con Williams che grazie a un’entrata in corsa e a un’alzata perfetta accorciava sul -2 per poi andare a stoppare Schröder che vedeva il suo collega di reparto pareggiare attraverso un jumper.
Howard dalla lunetta segnava altri due FT ma MKG pareggiava (10-10) a 8:11 realizzando da dentro l’area.
A 7:57 una transizione di MKHG portava a due FT per gli Hornets che lo stesso numero 14 s’incaricava formalmente di trasformare ottenendo il +2 evaporato quasi immediatamente (7:46) con un alley-oop di Howard.
Prince e Millsap riportavano sul +4 i padroni di casa ma gli Hornets rimettevano la bilancia in perfetta parità con due FT di Williams a 5:40 dopo un fallo di Bazemore.
Era proprio Bazemore a cercar di dare il via alla fuga degli uomini di Budenholzer; la sua tripla era contrastata da altri due liberi per gli Hornets, questa volta la mano era di Zeller e il punteggio toccava il 18-19, ma quattro punti di Schröder più due punti di Muscala da sinistra a 3:16 lanciavano i locali sul 18-25.
Nonostante l’ingresso di Graham che a 2:28 si faceva subito notare segnando due pt., la difesa degli Hornets continuava a imbarcar acqua come nel caso della tripla di Dunleavy segnata oltre Batum per il 22-30 o quella di Bazemore a :53.1 per il 22-35.
Un teardrop dalla parabola altissima di Lamb ricadeva nella retina oltre il difensore ma il punteggio non era certo favorevole a Charlotte che arrancava ancora a 11 pt. di distanza (24-35).
Dalla diagonale destra completava il primo quarto Ilyasova che s’iscriveva al club dei triplisti di serata chiudendo i primi 12 minuti sul 26-38 (in precedenza c’era stata una transizione di Graham).
 
Il secondo quarto iniziava con due pt. di Graham per il -10 (28-38) ma le cose non andavano meglio per Charlotte, anzi, precipitavano partendo dalla dunk di Muscala a 11:12 proseguendo per il pull-up da tre punti di Hardaway Jr. a 8:40 (29-50) e chiudendosi momentaneamente con due pt. nati da un lungo jumper di Calderon, i Falchi toccavano il +21 (31-52).
Frank, attaccando frontalmente, appoggiava a destra del vetro oltre la difesa di un attento Howard.
Lamb ne metteva tre dalla diagonale sinistra così Charlotte riduceva lo scarto a 16 punti.
Charlotte segnava qualche canestro pregevole come a 5:10 per iniziativa di Lamb che in avanzamento colpiva il primo ferro che amichevolmente assorbiva il contatto con la sfera e attirava dento il pallone, oppure a 2:12 con una tripla di Marvin Williams nata da un rimbalzo offensivo a tener viva l’azione (10 sino a quel momento i catturati offensivamente parlando da Charlotte contro uno solo di Atlanta), ma il punteggio rimaneva tutto a favore degli Hawks, i quali, dopo aver incassato la tripla della nostra ala grande, mantenevano saldamente un vantaggio di 18 pt. (42-60). Lamb con una transizione e una dunk arrabbiata di mano destra realizzava il 44-61, infine, dopo una dunk mancata da Howard, chiudeva Ilyasova con un jumper da due dopo un intercetto di Schröder ai danni di Roberts.
Le due squadre andavano a riposarsi con gli Hawks sopra di 19 pt. (44-63)…
 
Il terzo quarto iniziava sotto il segno di una sola squadra in campo, quella diretta da Budenholzer.
Gli Hornets, disuniti e sterili giocavano senza forzare in attacco, affidandosi a sospensioni o a scelte discutibili.
Nel mucchio, Kaminsky, sul raddoppio di Prince sulla baseline destra, si arrestava e facendo un mezzo giro indietro difendeva la palla, mezzo giro recuperato in avanti sul piede perno e tiro a una mano alle pendici dell’area destra che s’infilava delicatamente per il 46-65 a 10:17.
Come già detto tuttavia, nel marasma generale, gli Hawks banchettavano tornando sul +21 con un’alzata rapida sulla corsa di Hardaway Jr. per Howard in alley-oop (48-69), toccando il +23 con Howard che sulla sinistra, in area recuperava al volo un pallone dopo un tiro fallito da un compagno; la deviazione volante arrivava appena in tempo prima della luce gialla dei 24…
Millsap più tardi segnerà anche il +25 costringendo Clifford alla pausa, al rientro, Lamb portava 4 punti (2/2 ai FT e un bel pull-up con palleggio precedente dietro la schiena) continuando la sua buona gara offensiva ma se anche le ali piccole MKG e Graham ne aggiungevano due a testa, il quarto si chiudeva a favore degli Hawks sul 61-84.
 
Con gli Hornets mai in grado di riaprire il match dalla prima fuga, quindi, ci si trascinava anche per gli ultimi 12 minuti della stagione con Wood in campo, prima a commetter sfondamento con un’entrata selvaggia, poi bravo a recuperar un rimbalzo per correggere da sotto segnando due punti, infine a recuperare due FT che tuttavia sbagliava lasciando inalterato il punteggio sul 63-86.
Weber in entrata a 9:07 segnava il sessantacinquesimo punto di Charlotte ma Charlotte mostrava evidenti limiti acuiti dalla panchina in campo.
Weber sbagliava l’appoggio, Plumlee il tap-in…
Humpries ringraziava segnando da te punti il +30 (73-103) prima che i Falchi rinunciassero all’ultimo attacco.
Nei pochi secondi di differenza sul cronometro Weber si portava quasi fronte a canestro cercando la prima tripla di carriera e ritrovandola consegnava agli archivi il 76-103 finale nell’ultima partita stagionale di Charlotte.
 
Pagelle
 
Roberts: 5
4 pt. (2/7), 2 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Tre palloni persi e 0/3 da fuori in 28 minuti. Maluccio e con un solo assist smistato ma Weber fa di peggio in senso generale.
 
Batum: 5,5
0 pt. (0/3), 1 rimbalzo, 4 assist, 1 rubata. -8 in 10 minuti… Travolto d’insieme nonostante 4 assist ma con uno 0/3 al tiro… Dura poco la partita di Nic, poi Clifford lascia spazio alla panchina.
 
Kidd-Gilchrist: 6
10 pt. (4/10), 6 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata in 19 minuti. -9 di plus/minus. Qualche soluzione offensiva interessante. In difesa prova a sporcare palloni e a dar fastidio. In alcuni casi gli va bene ma nell’insieme non può molto. In attacco guadagna anche rimbalzi offensivi (tre alla fine).
 
M. Williams: 5,5
7 pt. (2/9), 6 rimbalzi, 2 rubate in 12 minuti. Cattura come MKG 6 rimbalzi equamente suddivisi tra attacco e difesa. Una difesa discreta ma un attacco quasi inesistente con un ¼ da fuori con tiri presi senza ritmo.
 
C. Zeller: 5
4 pt. (1/3), 5 rimbalzi, 2 assist. Ricorre a tre falli in 22 minuti. In difficoltà questa volta su Howard che comincia forte. Sul tiro piazzato c’è da piangere. Non ne mette uno dalla prima guerra mondiale, un paio di rimbalzi offensivi ma anche lui fa registrare un -9.
 
Kaminsky: 4,5
6 pt. (3/11), 1 rimbalzo, 2 assist in 25 minuti. Gioca molto ma senza costrutto. Un paio d’estemporanee buone difese ma accumula un -19 totale frutto anche dei suoi attacchi scriteriati con uno 0/3 esterno dall’arco e poche buone realizzazioni.
 
Weber: 4,5
10 pt. (3/9), 3 assist, 1 rubata in 24 minuti. Totalizza due perse e tre falli, un -17 complessivo. Fa ¾ dalla lunetta e un 1/3 da oltre l’arco ottenuto all’ultiimo istante quando Atlanta aveva rinunciato all’ultimo attacco ma lui cercando la prima tripla in NBA ci prova e gli va bene dopo aver sbagliato un paio di volte in partita. In difesa salta e ci prova ma i risultati non sono lusinghieri, in attacco fa fatica; a volte lo raddoppiano e si salva in qualche modo, altre volte butta via palloni come il tentativo d’assist pretenzioso per l’alley-oop di Plumlee e cercando spazio per il tiro finisce per andar fuori ritmo. In generale le scelte come playmaker mi sono sembrate questa sera inferiori Roberts.
 
Mil. Plumlee: 4,5
0 pt. (0/5), 7 rimbalzi, 1 rimbalzo, 1 assist, 1 stoppata. Ricorre a tre falli in 25 minuti. Goffo, lento e impacciato in alcune circostanze, ha il merito di catturare solidi rimbalzi se la sfera gli passa da quelle parti (4 in attacco). Per il resto è irritante in difesa dove lo si batte non difficilmente volendo e in attacco dove fa scena muta sbagliando anche tap-in ravvicinati in malo modo.
 
Graham: 6
10 pt. (5/10), 4 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate. Niente da fare da fuori ma buone realizzazioni in generale. Un paio di buoni recuperi.
 
Lamb: 6,5
21 pt. (7/18), 5 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate. Accumula un -17 anche se tra il 6/6 dalla linea e attacchi assortiti si porta a casa ben 21 punti. Purtroppo la partita è già compromessa da un pezzo e le sue realizzazioni fanno solo statistica.
 
Wood: 6
4 pt. (2/3), 3 rimbalzi. Gioca 13 minuti regalando un pallone. Un po’ grezzo, se la cava come può. Mette dentro un paio di punti da vicino.
 
Coach Clifford: 5
La squadra chiude con 5 sconfitte e un -27 nell’ultima partita, nonché trasferta dell’anno. Spazio alla panchina ma un finale non esaltante con il team uscito definitivamente di scena già nel secondo quarto. Chissà se lui e i giocatori hanno ancora stimoli, anche se io mi auguro di non vedere più qualcuno dopo quest’annata deludente. La fiducia concessagli a inizio anno non è stata ricambiata, o meglio, solo in parte…

Game 81: Charlotte Hornets @ Milwaukee Bucks 79-89

 
RegalHornets
 
Clifford arrivava a Milwaukee nella penultima “giornata” per Charlotte cercando di dare un senso al match con le forze a disposizione che essendo prive del già citato Belinelli, erano notevolmente indebolite dall’infortunio di Kemba (secondo All-time per triple realizzate in una sola stagione per gli Hornets con 240, per punti e media punti sempre nell’arco della singola stagione), il quale sedeva in panca senza entrare tenuto a riposo da Clifford giacché non c’era molto da giocarsi se non la vittoria sul campo e la serie stagionale.
Alla fine l’ago della bilancia propendeva per gli avversari ai quali gli Hornets, come contro i Celtics, non hanno voluto guastare la festa, scomparendo totalmente nel finale lasciando campo libero ai Bucks che come al solito hanno sfruttato l’arco per mettere a nudo la non difesa degli Hornets in questo settore.
Snell e Middleton hanno chiuso con un 4/5 da oltre la linea verde e Terry con un 5/7 ha terminato la sua prestazione con 15 pt. totali…
Snell e Monroe sono stati i più prolifici per Kidd con 16 pt. a testa mentre Antetokounmpo si è fermato a 10 pt. ma assestandosi su quelle cifre per una terrificante tripla doppia completata da 11 rimbalzi e 10 assist.
11 le rubate di Charlotte contro le 4 di Milwaukee, con gli uomini di Clifford a invertir un po’ la statistica che tuttavia dice anche dei 39 rimbalzi contro i 45 degli avversari e del 16/28 da tre dei Bucks, un complessivo da 57,1% contro il 27,8% di Charlotte… Nel finale gli Hornets sono usciti di scena regalando la W, ora manca solo la gara ad Atlanta e poi si penserà al prossimo anno…
 
Gli Hornets a Milwaukee vincevano da sei partite di seguito, provavano quindi con questo quintetto; Roberts, Batum, MKG, M. Williams e C. Zeller a vincer la settima.
I Bucks con Jason Kidd appena premiato come allenatore del mese a Est schieravano anche un altro premiato, ovvero Antetokounmpo, miglior giocatore a Est nello stesso periodo. Ecco quindi il quintetto messo in campo dall’ex Mavs e Nets, Jason; Brogdon, Snell, Middleton, Antetokounmpo e Maker.

Brian Roberts al BMO Harris Bradley Center impegnato al tiro.
Roberts, partito in quintetto per l’assenza di Walker, ha finito con 7 punti e un solo assist.
2017 NBAE (Photo by Gary Dineen/NBAE via Getty Images)

 
Buon inizio di Charlotte che interrompeva un paio di volte le linee di comunicazione dei Bucks per recuperar palla con Batum e colpire con Zeller dalla lunetta a 11:24 (finta, partenza e fallo di Maker da dietro, ormai battuto) per il 2-0.
Cody si dava da fare resistendo a Maker e il suo tentativo da sotto, poi una deflection non impediva al pallone di raggiungere Antetokounmpo, il quale schiacciava incredibilmente solo sul ferro, ma si rifaceva poco più tardi sorprendendo la difesa di Charlotte per trovar la schiacciata del pari.
A 9:47 Batum realizzava in jumper ma dopo un facile lay up mancato da Brogdon era ancora il numero 34 avversario a pareggiare battendo Cody in velocità e appoggiando al vetro destro oltre Marvin.
A 8:44 Snell con una tripla aperta fronte a canestro mandava i Bucks al comando per la prima volta in serata. MKG riduceva lo scarto a un punto ma una schiacciata di Maker e una tripla di Brogdon (7:28) portavano i Cervi a doppiare i Calabroni che a 7:05 accorciavano con un’alzata dal pitturato di Marvin dopo un’incursione dalla sinistra, tuttavia una tripla di Middleton a 6:50 costringeva Clifford al primo time-out sei secondi più tardi sull’8-15.
Al rientro Roberts rubava un pallone ad Antetokounmpo ma sull’appoggio in transizione si vedeva cancellare l’alzata da un prodigioso intervento in recupero di Antetokounmpo che da dietro mostrava il suo atletismo salvando i Bucks da due punti ormai “certi”. Gli Hornets in difesa però stringevano ora le maglie, due recuperi di Batum portavano a 5:20 a una mezza transizione sfruttata da Williams dall’angolo sinistro; tripla e Hornets a quota 11 che incassavano poco più tardi l’ultimo canestro su azione del primo quarto per merito di Dellavedova con due punti ricavati dal pitturato centrale.
Dopo un errore offensivo di Charlotte, MKG lottando recuperava il rimbalzo, sulla seconda possibilità Roberts realizzava il 13-17, Weber seguiva l’esempio del compagno di reparto a 3:29 creandosi lo spazio per un tiro da non molto distante da canestro ponendo le premesse per il pari che MKG otteneva a 2:53 dal pitturato.
Lamb dalla destra allungava un pallone al vetro portando nuovamente in vantaggio Charlotte che a 1:34 chiudeva il suo parziale sul 10-0 aiutata da Weber con un drive e assist volante sotto canestro sulla destra per Plumlee che inserendosi da pochi passi esaltava il gesto tecnico del compagno e il giro palla precedente degli Hornets, bravi ad accompagnar l’azione che i due rifinivano.
Monroe, a :50.6, segnando il secondo dei liberi assegnati per fallo di MKG, portava il risultato sul 21-18 ma Charlotte nel finale riallungava segnando con Lamb a :38.4 (appoggio al vetro) chiudendo con un ½ di Weber alla lunetta.
 
Il secondo quarto vedeva a riposo nella fase iniziale Antetokounmpo e, nello scontro tra panchine, Charlotte prendeva decisamente il sopravvento segnando una tripla con Graham a 11:16 dopo una bella difesa della nostra stessa ala su Beasley. Charlotte mancava qualche tiro ma un tap-out di Plumlee dopo il primo errore di Kaminsky e un doppio tap-in di Lamb a distanza di mezzo secondo (buono il secondo) portavano Charlotte sul 29-18.
Monroe con un gancetto su Plumlee faceva toccar quota 20 anche ai bianchi, e sempre l’attivo lungo di riserva correggendo dopo un errore doppio di Beasley da sotto mandava i Cervi sul due a doppia cifra.
A 8:49 un’iniziativa di Graham in penetrazione si concludeva con un blocking foul di Monroe con i piedi sul semicerchio.
Canestro più libero realizzato, Charlotte tornava sul +10 (32-22) prima che Terry iniziasse a colpire con regolarità da tre punti e l’entrata di Antetokounmpo aiutasse a recuperare il team di Kidd.
A 6:32 Terry esplodendo la seconda tripla di serata realizzava il 35-28, Middleton rincarava la dose portando sul -4 i Bucks, ma dopo una pausa a 5:46 Roberts rispondeva con un dardo da tre punti a bersaglio.
Antetokounmpo era fronteggiato da Zeller vicino a canestro; passaggio per Henson che da sotto senza aiuti in difesa metteva dentro due punti facili.
A 3:55 Batum era battuto da Terry dalla destra per tre punti che riducevano il gap a due pt. solamente ma il francese a 3:34 tirando con la punta del piede destro dall’arco esterno verde realizzava il 40-36.
MKG dalla media sinistra partiva in palleggio verso l’area, messosi in ritmo ecco partire il gancio laterale rispetto al canestro che scavalcava Henson, sempre su di lui sull’azione. Antetokounmpo con quattro punti di seguito faceva girar lo scoreboard sul 42-40 ma Batum con due punti in allontanamento realizzati dalla linea di fondo sinistra allungava anche le distanze (44-40), MKG bruciando i difensori sull’entrata dal centro destra appoggiando il vetro provava a spaghettificare il punteggio con un +6 Hornets che tuttavia calava a soli 3 punti dopo l’ultimo canestro di Middleton.
Si rientrava così negli spogliatoi sul 46-43.

Treveon Graham con il numero 12 ha finito con altrettanti punti dal campo gioccando una discreta partita nelle due fasi.
2017 NBAE (Photo by Gary Dineen/NBAE via Getty Images)

 
Nel terzo quarto da una persa di Batum nasceva il riavvicinamento immediato della squadra del Wisconsin che con Snell colpiva in transizione servito dal 34 costretto da Zeller al passaggio.
Lo stesso Zeller in qualche modo in corsa verso il vetro riusciva a battere il suo avversario lanciando la palla al plexiglass che l’aiutava nell’ottenere i due punti desiderati.
Brogdon batteva Roberts che non tenendo lasciava andare sul centro destra il play avversario bravo ad appoggiare il layup nonostante un tentativo di recupero di Williams.
Arrivava anche il sorpasso a 10:06 con una tripla di Middleton dal corner sinistro.
A 9:41 MKG dal palleggio ricavava un fade-away su Middleton irrimediabilmente battuto.
A quota 50 per entrambe le squadre, la mano galeotta sinistra di Batum sottraeva un pallone a Brogdon impegnato nel dribbling, Zeller a 9:17 con un sorprendente euro step andava a segnare il 52-50.
A 8:14 Snell da tre riscaldava i tifosi locali riportando al comando Milwaukee, a 6:46 MKG contrastato da due difensori sul suo tiro in area aveva comunque ragione mentre Batum incrementava il vantaggio a 5:16 colpendo con eleganza da tre punti quasi frontalmente (57-53).
Snell convergeva dalla destra in diagonale verso il centro battendo Batum che non segnava subito dopo ma si rifaceva in difesa andando a stoppare in aiuto su Monroe e appena oltrepassando la metà campo sulla destra dava un pallone quasi orizzontale a Kaminsky che partendo come un treno s’infilava come nel burro nella difesa di Milwaukee la quale pessimamente ricorreva ad un blando fallo regalando la giocata da tre punti al Tank.
Il FT portava la situazione sul 60-55 pro Charlotte che veniva risucchiata da altri tre punti di Snell prima che a 3:07 Batum con un turnaround ai bordi centrali del pitturato a destra ci riportasse sopra il break (62-58).
A 2:22 Frank alzava improvvisamente la palla a spicchi lanciandola a sinistra del canestro; Plumlee al volo la catturava schiacciando in alley-oop il 64-58.
Il terzo periodo terminava con Lamb e due punti dalla baseline sinistra dal mid range.
 
Si ripartiva dal 66-61.
Beasley diceva qualcosa a Frank prima d’iniziare l’ultimo quarto Il Tank rideva, noi un po’ meno quando proprio il giocatore dei Bucks battezzava la tripla dal corner destro battendo proprio Frank. Kaminsky si faceva perdonare con un bound pass verticale direzione linea di fondo destra; Lamb s’inseriva e andando sino in fondo a schiacciare procurava altri due punti Hornets facilitati dalla non copertura di Terry, sorpreso.
A 11:08 però Monroe da sotto, ormai certo dei due pt. segnava sbagliando il libero addizionale, tuttavia le sue cifre si alzavano grazie al pass del n°34 dei Bucks; facile appoggiare da sotto il 68 pari a 10:34 dal termine.
A 10:10 un passaggio laterale di Kaminsky favoriva la tripla aperta di Graham che ai 24 realizzava il secondo dei suoi due tentativi da fuori arco.
A 9:43 Dellavedova pareggiava di tripla a quota 71 nonostante l’uscita sul tiro provata da Weber.
Kaminsky (applaudito da parte del pubblico alla sua apparizione sul terreno durante il match) non segnava ma compiva il disastro in difesa andando in rientro a commetter fallo su Monroe che si sbarazzava come un fuscello di Frank segnando un gioco da tre punti.
Un’infilata di Graham a 7:41 ci riportava a -1, ma dopo un canestro da tre annullato a Terry per violazione dei tre secondi in area di Charlotte, Monroe con un comodo FT jumper aumentava il distacco a 3 pt..
Da una rimessa laterale destra lanciata verso il ferro Antetokounmpo schiacciava direttamente con Clifford arrabbiato con i suoi, Kaminsky, Graham e gli altri a guardare…
A 5:06 un open tre di Terry con Lamb risucchiato verso il centro, assicurava la W ai padroni di casa, i quali si portavano così sul 73-81 raggiungendo sino a quel momento il rapido e più largo vantaggio di serata ottenuto sino a quel momento.
A 2:58 ancora Terry da tre realizzava il 74-84.
Cody, dopo aver sbagliato un paio di appoggi facili per il rossore in volto di Clifford, metteva dentro un gioco da tre pt. (tiro contrastato da vicino e libero) mentre Roberts fissava il punteggio finale sul 79-89.
 
Pagelle
 
Roberts: 5
7 pt. (3/10), 2 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Perde tre palloni, a volte si fa battere nettamente in penetrazione o lasciando spazio sul tiro. Al tiro non va benissimo (poco apporto offensivo) e finisce con un solo assist in 27 minuti e un -7 di plus/minus.
 
Batum: 6
11 pt. (5/12), 5 rimbalzi, 8 assist, 4 rubate, 1 stoppata. Due le perse in 29 minuti. Bene negli assist e nelle rubate, decente a rimbalzo anche se un paio di palloni invece che cercarseli lo colpiscono, termina con undici punti fallendo due occasioni dalla lunetta. Ciò che gli abbassa il voto è una partita difensiva da All-Star Game. In alcuni frangenti difende con sufficienza, come si è già visto in alcune parti dell’anno. Magari risponde immediatamente con punti e assist in una specie di partita segna tu che segno pure io o almeno ci prova senza troppe attenzioni, ma Milwaukee difende più intensamente.
 
Kidd-Gilchrist: 6
13 pt. (6/11), 5 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Considerando la partita nel complesso, compreso tutto direi sufficiente con punte di difesa da 6,5 ma i numeri non sono eccellenti nonostante in attacco diventi una soluzione vista la penuria di attaccanti validi.
 
M. Williams: 5
5 pt. (2/4), 4 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. In 26 minuti accumula un -17. Cifre da panchinaro e nemmeno di livello. Non una prestazione da ricordare.
 
C. Zeller: 5,5
9 pt. (3/8), 6 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. Si vedono diverse buone difese, anche se quando deve uscire poi è irrimediabilmente battuto da sotto se i compagni non ruotano. Inizia bene e con combattività ma nel finale diversi palloni passano da lui affidati dai compagni, sbaglia tre occasioni e gli Hornets escono di scena, prima di una tardiva giocata da tre punti.
 
Kaminsky: 5
3 pt. (1/12), 3 rimbalzi, 5 assist, 1 stoppata. Finisce con 0/5 da fuori ma anche un incredibile +8 di +/- che è frutto della prima rotazione nella quale la panchina gioca bene e lui prova a esser fulcro o in isolamento o in post basso/alto per far giocare eventualmente anche i compagni. Buona la vena da uomo assist con un passaggio semplice per tripla di Graham ai 24 e alley-oop per Plumlee. E’ tuttavia un disastro al tiro. In 21 minuti segna solo una volta prendendo d’infilata da quasi metà campo la difesa di Milwaukee.
 
Mil. Plumlee: 6
4 pt. (2/3), 7 rimbalzi, 1 rubata. Ricorre al fallo qualche volta in più rispetto alla media della squadra. Una marea di tap-out, alcuni fuori misura, alcuni utili. Una bella schiacciata in alley-oop e difesa sufficiente.
 
Weber: 5,5
3 pt. (1/4), 3 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. Sembra un po’ fragile anche se è veloce. Mette solamente un tiro splittando i liberi.
 
Lamb: 6
12 pt. (6/12), 4 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Crea un po’ di movimento in attacco da dove piazza tiri in faccia agli avversari. In difesa a volte va in aiuto e/o a farsi risucchiare, il che apre il campo a drive and kick letali sul perimetro. Questo non è solo un suo problema ma sembra strutturale di squadra.
 
Graham: 6,5
12 pt. (4/5), 2 rubate. 2/2 da tre pt. e 2/3 dalla linea in 15 minuti. Bene durante le prime rotazioni. Mette una tripla anche nella seconda ma cala un po’. Le cose non gli riescono come prima. Finisce con un -10. Voto tra 6,5 e 6 ma lo voglio premiare per l’impegno e la buona prima parte che l’aiuta ad andare in doppia cifra. Inoltre, anche se non ha rimbalzi a referto, ha giocato con buona personalità finendo per rubar un paio di palloni. Anticipi e buona difesa.
 
Coach Clifford: 6
La squadra gioca a tratti il più bel basket del primo tempo con la panchina che orchestra, trama più che giocare. Poi il black-out finale in un match con pochi stimoli e giocatori approsimativi nel finale.

Game 80: Charlotte Hornets Vs Boston Celtics 114-121

 
 
SciapHornets
 
La parola sciapo ha assonanza con il francese chapeau (cappello), che da noi si usa nella forma “tanto di cappello” per descrivere situazioni nelle quali uno o più individui, associazioni, ecc., compiono gesti di notevole importanza.
Un trait d’union tra i due termini descriverebbe la partita di questa notte in maniera più che sintetica.
Charlotte ha giocato in maniera classica la sua gara (un po’ sciapa, disattenta per certi versi, con qualche scelta di tiro più che azzardata) andando sotto di 19 punti prima di risalire e tornare in partita riuscendo ad arrivare anche sul +7 nell’ultimo quarto prima di vanificare il tutto con il classico finale (rispetto al trend dell’annata) gettandolo via con Boston ovviamente più determinata a vincere essendo in corsa per il primo posto a Est. Charlotte saluta definitivamente e matematicamente i P.O. e dice ai propri tifosi un grazie in attesa di rivedersi il prossimo anno ora che mancano sole due partite.
Belinelli è rimasto fuori per l’infortunio al dito mentre a proposito di francesi, se non rimembro male, Batum dovrebbe aver fatto la propria miglior prestazione stagionale finendo con 31 pt. in 40 minuti.
Walker ha chiuso con 32 punti facendo ben prima del match, dei regali a propri compagni pur non essendo riuscito a regalare la post season ai fan.
Bene anche Lamb con 17 pt. mentre nelle fila di Boston i 32 di Thomas precedono il podio composto da Horford con 16 e da Bradley con 15.
Hornets quindi che chiudono davanti al loro pubblico con una sconfitta prima delle ultime due trasferte a Milwaukee e Atlanta.
“Post fata resurgam” potrebbe essere il motto di Charlotte per il prossimo anno se la società vorrà riscattare il fallimento in termini di risultati dell’annata.
In tempo di Pasqua (tra le resurrezioni varie e assortite) perché non citare anche l’araba fenice che si dice risorgesse dopo essersi trasformata in cenere sopra una pira.
L’augurio è quindi che MJ e il suo entourage, sperando vi sia un cambio di rotta e/o di personale, sappiano trovare la via per uscire dalle difficoltà e ripresentare una squadra valida e molto più solida di quelle mostrate recentemente.
 
Boston si presentava allo Spectrum Center con; Thomas, Bradley, Crowder, Olynyk e Horford.
Clifford, espulso durante la gara per doppio tecnico (protesta reiterata e forte), presentava il solito quintetto (Walker, Batum, MKG, M. Williams e Zeller).

Waleker vola in entrata contro Crowder protetto dal blocco di Cody Zeller.

 
Buon inizio di Charlotte che con Zeller portava la palla nella propria metà campo, passavano 14 secondi e Kemba innescava il nostro centro bravo con una rim run a fulminare la difesa dei Celtics con una dunk bimane.
Trenta secondi più tardi era Cody con un passaggio a restituire il favore a Kemba che non si faceva pregare al tiro da fuori; tripla e Hornets sul 5-0.
Dal centro area Williams passava a Zeller sulla sinistra, fallo di Thomas a pochi passi dal canestro.
Cody si affacciava dalla linea e portando il suo bottino a 4 punti scriveva il 7-0.
Boston a 10:05 si sbloccava con Bradley o a 9:16 Olynyk depositava il bagaglio pallone appena ricevuto da sx percorrendo l’area in verticale non trovando casellanti per il 7-6.
Charlotte manteneva il vantaggio nonostante qualche scelta di tiro non ottimale o intoppo come la stoppata di Olynyk su Batum, solamente il francese riuscendo a riprendere appoggiava l’11-8.
Il transalpino a 5:07 da tre punti piazzava anche il 16-10.
A 4:22 però Boston era già di gran carriera in rientro (16-15) con la tripla di Thomas con Zeller che usciva inutilmente nella no man’s land degli Hornets.
Thomas agganciava la parità a quota 20, ma un jumper di Lamb a 2:36 portava per la penultima volta in vantaggio Charlotte nel ptimo tempo.
Brown, sulla sinistra colpendo da 3 realizzava il 22-23.
Kaminsky andando in area in uno contro uno vs l’8 verde segnava il 24-23.
Crowder centrava un’altra delle innumerevoli triple sulle quali gli Hornets non riuscivano a chiudere e anche se Walker pareggiava a quota 26, nel finale Bostron allungava, Brown con spazio infinito colpiva da tre fissando dopo 12 minuti il 28-32.

Ultima presenza da Honey Bees per la latina KT?

 
Nel secondo quarto Boston allungava micidialmente subito con due triple e due punti di Horford che contribuivano a un parziale di 13-0 Boston interrotto da una giocata di Lamb che in uno contro uno appoggiava a sinistra il 30-42, seguito da un back-door d Roberts sulla baseline sinistra con relativo appoggio per il -10. Una tripla di Graham dalla diagonale destra era funzionale per gli Hornets a tornar sul -7 ma Smart con un tiro rapido in uno contro uno stoppava le velleità di rientro di Charlotte.
Bradley era stoppato sulla sinistra sul tiro da tre una volta tanto ma Crowder segnando da due concedeva ai verdi la doppia cifra di vantaggio.
A 4:50 Batum da tre in transizione segnava il 41-48 però Boston sfruttando anche un gioco da tre punti di Olynyk (scontro con Marvin più tiro in allontanamento e FT a bersaglio) tornava sul +12 (41-53) prima di un FT jumper di Batum per il 43-53.
Thomas da tre riallontanava la minaccia dei Calabroni che rimanevano distanti nonostante nel finale (:49.1) Walker rispondesse con la stessa moneta da tre punti per il 54-65. Horford però s’iscriveva all’albo dei tiratori da fuori nella serata ad ampio spettro di Boston e Thomas a tre secondi e mezzo chiudeva il primo quarto con un altro tris.
Boston a metà tempo comandava 54-71 grazie a un altissimo 62,8% dal campo (27/43 contenente un 11/21 da 3 più 21 rimbalzi e 21 assist.

Isaiah Thomas (4) aiuta Boston nel finale a vincere a Charlotte. Qui supera nel ptimo tempo Kemba Walker.
(AP Photo/Chuck Burton)

 
Con Boston padrona del campo iniziava il secondo tempo.
Charlotte incassava due punti di Olynyk ma rispondeva con Batum in jumper dal centro destra.
Un reverse layup a 10:20 di Olynyk ma a 8:37 si rivedeva Batum che aiutato dalla prima porzione del ferro ritrovava la via del canestro alzando il punteggio sul 60-77.
A 6:34 un lungo passaggio di Batum per Zeller portava alla transizione immediata Charlotte; dunk a una mano prima che Crowder potesse recuperare.
Sul 66-79 Boston sceglieva il time-out.
Jerebko to Olynyk in transizione (tutto sotto canestro) realizzavano due punti in un buon momento di Charlotte costruendo il 70-81 ma Charlotte architettando il recupero costringeva Olynyk a spender il quinto fallo.
Due FT di Kemba riportavano a -9 gli Hornets che tuttavia subivano un altro stop con la tripla di Jerebko, la prima del secondo tempo per i verdi.
Nel finale un paio di canestri di Brown servivano ai Celtici per tenere a freno Charlotte che tuttavia con un lungo tiro da tiro da tre punti di Lamb si riportava sul -6 (86-92).

Stephen Silas, figlio del vecchio coach Paul Silas, guida la squadra dopo l’espulsione di Clifford (la prima dell’anno per l’head coach di Charlotte).

 
Iniziava anche l’ultimo quarto e un aggressivo Batum riduceva lo scarto a 4 punti.
Smart da sinistra colpiva ancora dalla lunga ma Lamb in entrata sopravviveva al contatto falloso con Jerebko, tiro in caduta, canestro e libero a segno per il 91-95 a 11:04.
A 9:51 una penetrazione con appoggio di Kaminsky riduceva lo scarto a un punto solo, un cecondo più tardi Stevens era costretto al time-out.
Al rientro sul parquet Bradley portava due punti a casa Boston ma a 9:17 un catch n’shoot da tre punti realizzato da Batum (nonostante Bradley di guardia) serviva per agganciare gli ospiti a quota 97.
A 8:28 Lamb con un anticonvenzionale appoggio mezzo tagliato da sotto tornando sui suoi passi senza mai aver interrotto il palleggio, sorprendeva il suo difensore portando i neri in testa.
La Buzz City rombava quando Roberts dopo una finta avanzava sulla diagonale sinistra infilando il jumper del +4.
A 6:37, grazie anche a ottime difese precedenti, il pubblico si esaltava perché Batum, spalle a canestro nei pressi dell’area nella zona sinistra cambiava gioco sulla destra da dove Marvin faceva partire un siluro da tre unti che squassava la chiglia di Thomas e compagni contribuendo al parziale di 10-0 fondamentale per portare al totale del 104-97 momentaneo. Boston tuttavia non potendo permettersi di perder questa partita forzava con Bradley da tre punti a 6:22 per il 104-100.
La motion offense di Charlotte non funzionava con Boston piazzata in maniera adeguata in difesa e abile a ruotare, finiva per pareggiare Horford con una sospensione dalla linea di fondo destra che scavalcava Kaminsky.
Olynyk finiva fuori per un contatto con MKG (sesto fallo) m Batum sull’azione successiva sparava un tentativo da tre punti futilmente da distanza ragguardevole l’uno contro uno Smart da sotto assorbiva il contatto con MKG in rientro e dalla lunetta riportava avanti la squadra del nord-est degli States.
Lo 0-9 run era interrotto da Walker che passando dietro il blocco di Zeller era toccato da Smart.
Per gli arbitri c’erano tre FT abilmente insaccati da Kemba (107-106).
A 3:37 tre punti frontali di Bradley su Batum servivano per il saliscendi nel punteggio con Boston che si vedeva bloccare ormai altri due punti già realizzati da Thomas grazie alla stoppata scudo di M. Williams in recupero dietro di lui, MKG ne approfittava appoggiando con il fing and roll.
A 2:14 Thomas cambiava lato, appoggio a sx, questa volta Marvin non riusciva nell’impresa, mentre Smart rubava sull’alzata della palla (prima del tiro) a MKG un pallone prezioso.
A 1:42 fallo chiamato a Zeller, 2/2 di Thomas, Celtics oltre il break sul 109-113 che si vedevano tuttavia riportare in partita piena da Batum; a 1:33 un tocco sul bicipite sinistro di Nic impegnato al tiro regalava tre onesti liberi a Charlotte nonostante Stevens si portasse le mani nei capelli.
Il 2/3 segnava il 111-113.
A 1:21 tuttavia Thomas trovava il colpo partita con un arresto e tiro che andava oltre Zeller e il tentativo di recupero di Walker. Batum da tre non segnava, Bradley dalla diagonale sinistra sì, contribuendo a dissipare gli ultimi dubbi degli speranzosi tifosi locali.
Nell’azione s’infortunava Kemba, il quale sbilanciato da un blocco dietro di lui effettuato da Bradley iniziava a perder l’equilibrio, poi il tocco del suo piede con quello di Thomas in virata lo faceva cadere a terra dolorante.
Walker usciva accomodandosi in panchina.
A :27.6 il sostituto Roberts realizzava un 3/3 dalla linea per fallo sul tiro di Thomas ma Smart a pochi decimi in più dei 24 secondi finali realizzava un 2/2 dalla lunetta dopo il classico fallo blocca tempo (di Marvin).
Si chiudeva quindi sul 114-121 l’ultima gara stagionale di Charlotte.
 
Pagelle
 
Walker: 6,5
23 pt. (7/19), 1 rimbalzo, 8 assist, 1 rubata. Troppe triple a vuoto (2/10) e la sfida con Thomas quasi per emulazione. Segna 23 pt., regala sprazzi di belle giocate come il palleggio dietro la schiena e il pullup per battere Tyler Zeller però anche lui a volte dovrebbe esser più concreto.
Perfetto dalla lunetta e zero turnover, 8 assist ok ma difesa appena sufficiente. Si fa male nel finale, vedremo che succederà in una stagione nella quale ha già segnato più punti di qualunque altro all-time Hornets salvo Glen Rice…
 
Batum: 6,5
31 pt. (11/23), 8 rimbalzi, 3 assist. Credo sia il season high di Nic. Solo una persa ma pochi assist anche se quello per Marvin avrebbe potuto esser importante. All’inizio e alla fine forza dei tiri assurdi peccato perché la partita nel complesso non è stata malvagia ma certe scelte penalizzano la squadra in momenti decisivi. Bene da tre con 4/8. Batum dice che per la prima volta non giocherà per la Francia perché gli Hornets hanno bisogno di lui e vuole dedicarcisi.
 
Kidd-Gilchrist: 6
8 pt. (2/7), 4 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. In attacco segna un bel canestro ma è già al 50% delle proprie realizzazioni.
 
M. Williams: 5,5
5 pt. (1/5), 7 rimbalzi, 1 rubata, 2 stoppate. Una bella stoppata su Thomas, qualche rimbalzo, al tiro però è insufficiente nonostante il tre punti del 104-97.
 
C. Zeller: 6,5
12 pt. (4/5), 9 rimbalzi, 2 assist, 3 rubate. Buon inizio, buona difesa su Horford in una parte in cui gli Hornets recuperano. Sfiora la doppia doppia.
 
Kaminsky: 6
8 pt. (4/10), 5 rimbalzi, 7 assist. 0/3 da oltre l’arco… se la cava da due dove s’inventa qualche situazione, anche se sbaglia in un paio di chiusure dove disdegna il plexiglass che sarebbe stato prezioso amico invece.
 
Lamb: 7
17 pt. (6/8), 5 rimbalzi, 1 assist, 2 stoppate. Prende quasi in faccia la tripla finale di Bradley ma durante la partita porta scompiglio e punti agli Hornets con scorribande sui generis e punti giocando 24 minuti.
 
Mil. Plumlee: 6
0 pt. (0/0), 1 rimbalzo. Marginalissimo. Un solo rimbalzi preso d’autorità ma poi il nulla a parte una persa e il +5 di plus/minus che coincide con parte del recupero di Charlotte.
 
Roberts: 6
7 pt. (2/5). 3/3 dalla lunetta (nel finale) e un buon canestro per l’allungo.
 
Graham: 6
3 pt. (1/1), 2 rimbalzi. Una bella tripla a segno e un paio di rimbalzi in 6 minuti. Spende un paio di falli.
 
Coach Clifford: 5,5
Si fa espellere per proteste. Sul fallo di Kemba (inesistente) ha ragione, sul secondo (pallone conteso in uscita tra Charlotte e Boston) no, ma probabilmente lo fa infuriare la decisione presa autonomamente da un arbitro che decide di cambiar l’assegnazione della stessa, precedentemente destinata a Charlotte. Probabilmente li stimola a far bene senza, giacché nel secondo tempo la squadra reagisce. I due tecnici presi e trasformati da Boston pesano più sul finale che sul punteggio finale. Per il resto il solito problema con l’arco e triple prese.
 
Coach St. Silas: 6
Non ce la fa a mutare il team. La squadra reagisce ma crolla nel finale. Lui non cambia le carte in tavola ma la prima di un Silas dopo lungo tempo va incoraggiata. Il bello è che out Clifford, anche Pat Ewing, andato a Georgetown recentemente non è più disponibile.