MercatHornets Ric(h)c(h)o….

L’apocalisse sul vecchio mondo degli Hornets potrebbe scatenarsi a breve.

La persistenza della memoria (o gli orologi molli) di S. Salvador Dalì.
Kemba si sovrappone stagliandosi sul suo dipinto.
Sarà giunta al termine l’era di Kemba a Charlotte?

Ne ho viste talmente tante in questi anni (anche peggiori per altri versi) che dovrei esserci abituato, ma quest’ultima news è arrivata come fulmine a ciel sereno e intacca la serietà di un’idea vincente per affidarsi a un rebuild fumoso.
E’ vero… gli Hornets sono 18-25, non un granché per come sarebbero dovute andar le cose, ma hanno affrontato già diversi top team.
Rimanendo a oggi… a Ovest le dieci partite contro le prime cinque della classe le abbiamo già affrontate… avremo dalla nostra uno tra i calendari più abbordabili della lega.
Invece, un ben informato, per non dire il guru del basket mercato NBA, al secolo Adrian Wojnarowski (Woj per gli amici), ha sganciato la bomba clamorosa in North Carolina mentre ero tranquillo e rilassato a giocare al campetto dopo tanto tempo…
Chissà se quel sole basso là presente ora sarà andato a illuminare Charlotte, minacciata dall’idea di trade di diversi giocatori o sarà l’apocalisse (il disvelamento) a oscurarlo.
Si parla di Batum (bene), M. Williams (ok), MKG (non benissimo), Howard (male), ma soprattutto Walker (malissimo).
Se malauguratamente la società dovesse decidere di ricostruire partendo da un progetto fatto da una scarna contropartita tecnica per Walker con molte prime scelte in cambio, sono sicuro che i fan di base in parte abdicherebbero nell’andare a veder le partite allo Spectrum Center.
Non perché siano aumentati i biglietti quest’anno, ma perché Kemba è l’unica reale e consistente attrattiva che hanno gli Hornets ed è stato un giocatore scelto da Charlotte quando si era ancora sotto l’insegna Bobcats.
Il Capitano oggi ha 27 anni e un contratto ancora da 12 milioni (basso per le follie NBA) per il prossimo anno.
Andare ad aprire prematuramente una finestra per la trade per il tuo miglior giocatore non è ricostruire, è pura pazzia dal mio punto di vista…

La news di ESPN riportata da Woj.

 

Il contratto per anno di Walker…

Anche il progetto multiyear non è decollato e i Calabroni hanno conservato un piccolo nucleo di giocatori che sono cresciuti in North Carolina a livello di basket professionistico.
Oggi, fermo restando l’ipotesi, assisteremmo al completo smantellamento/smembramento di un progetto che per la verità non è stato tra i più memorabili della NBA.
Pochi ritocchi, diversi sbagli nelle scelte di diversi giocatori (vedi il caso Lance Stephenson) e soprattutto non si capisce dove stia l’abilità di un manager disposto a scambiare il giocatore franchigia e la principale spalla (Howard) giunta da solo mezzo anno alla corte di coach Clifford.
Rich Cho, GM di Charlotte di lunga data (14/06/2011) andava lasciato a piedi la scorsa estate insieme a qualche giocatore non combattivo.
Mi dispiace scriverlo perché abitualmente questo non è il mio stile, ma la realtà, dal mio punto di vista è che oggi Cho sta per commettere un danno irreparabile svendendo con un “Fuori Tutto” qualsiasi pezzo richiesto dal mercato per giocatori futuribili?
Naturalmente questa è una soluzione se non caldeggiata, che molti preferirebbero… giunti su un binario morto occorre invertire la marcia e fare rotta indietro piuttosto che vivere in un eteerno limbo, ma per quanto pur comprensibile questa tesi, penso che la maggior parte dei fan di Charlotte di vecchia data non abbiano più la pazienza e la voglia d’aspettare altri 3/4 anni (almeno) per vedere un team che se la giochi al primo turno playoffs, ma sono soprattutto stufi di osservare all’opera una dirigenza incompetente che eliminerebbe le residue speranze di andare ai PO, oggi che abbiamo ancora quattro partite consecutive da giocare in casa, essendo reduci anche da due belle vittorie, a Detroit e su Washington, anche se la squadra è onestamente, inaffidabile.

Dalla pagina FB di Bring Back The Buzz si può notare come crollino le statistiche di rendimento dei giocatori senza Walker sul parquet, mentre migliorino tutti in sua presenza…

Walker è 18° nella NBA (alla pari con J. Butler) nei punti segnati (21,7), primo in squadra per assist con 5,7 e per rubate (1,1). Facile capire che una squadra senza Kemba e una contropartita inadeguata, non vincerebbe molte partite da qui a fine anno.
I contratti di Batum e Williams, spropositati in relazione al rendimento (specialmente quello del francese), uniti ai 47 milioni in due anni per Howard, hanno intasato il salary cap e ora, in ottica futura, quando Kemba andrà a batter cassa, si preferirebbe in società, disfarsi di un giocatore nato nel Bronx ma di casa a Charlotte (al settimo anno) che aumenterà il monte salari complessivo…
Tutto è in divenire ma i rumors riportati da Woj sono sempre preoccupanti, anche quando le trade (raramente) saltano. Forse non dovrei usare toni così drammatici, ma nella NBA business, questo potrebbe anche essere un colpo di grazia per Charlotte se non dovesse attuare incassi.
Le franchige rischiano di saltare per accordi legati ad arene (Sacramento) e ai motivi più disparati (Seattle, fondi richiesti non elargiti dallo Stato di Washington, imprenditore di altro stato), capitò anche agli Hornets (puritana America) per lo scandalo sessuale che coinvolse Shinn, andò avanti con la scusa della costruzione di un nuovo palazzetto (pur avendo il più bello e capiente solamente per il basket, oggi demolito) e terminò con la rilocazione in quel di New Orleans nell’autunno 2002.
Personalmente credo che il terzetto Jordan, Whitfield e Cho non stiano facendo molto meglio della coppia George Shinn e Ray Wooldridge (co-owner dell’epoca) che mise in scena la pantomima.
Per ora sono tutte ipotesi, rumors, scenari preoccupanti, non resta che rimanere alla finestra e andare a osservare gli imperscrutabili accadimenti futuri…

Game 43; Charlotte Hornets Vs Washington Wizards 133-109

 
 
“Il mondo gira, gira e gira
faremmo meglio a pensare alle conseguenze,
faremmo meglio a pensare ai sentimenti globali,
il tempo diminuisce, il tempo diminuisce,
che diciamo di Chernobyl,
che diciamo delle radiazioni,
non lo sappiamo, non lo sappiamo…
che diciamo della privazione,
l’ingordigia, il popolo umano,
non lo sappiamo, non lo sappiamo,
per me l’amore è tutto, per me l’amore è tutto,
per me l’amore è tutto, per me l’amore è tutto,
il tempo sta passando”.
 
Time is Ticking out è una canzone dei Cranberries di quella Dolores O’Riordan prematuramente scomparsa a 46 anni.
Una vita difficile che né l’educazione cattolica (fatta di certezze) impartita dai genitori, né l’immenso patrimonio economico hanno potuto mitigare.
Quando i demoni del passato si presentano alla porta la battaglia è ardua.
Demoni che nella sua vita pare siano riemersi fino a farla divenire ammalata di bipolarismo nonostante il meritato successo.
Una grande cantante, corpo da piccolo gatto, voce da tigre, sorprese il mondo con la famosissima Zombie, canzone con video shock per l’epoca, contro la guerra in Irlanda del Nord tra IRA e loyalisti dell’United Kingdom.
Il mondo gira, ma la sua eclissi lascerà comunque tracce di messaggi intelligenti per chi vorrà e saprà raccoglierli, anche se oggi forse, nell’era dell’automatismo, non van più di moda.
Già… la moda… se negli anni d’oro dei Cranberries gli Hornets erano al top per vendite e risultati (nella loro storia), oggi quei momenti impetuosi, “today” quei flashback sembrano un tratto ghiacciato nel fiume dei ricordi.
Charlotte porta con sé altri demoni, non quelli di Dolores o quelli di Bruce trasmessi al figlio Brandon, ma quelli dell’amore contro il business.
Gli affari e la testa del fondatore e old president Shinn portarono gli Hornets lontani, oggi sono i risultati a determinare alla lunga un possibile scoramento tra le nuove leve di fan.
Gli Hornets avrebbero dovuto essere quella mina vagante che avrebbe spazzato via i tormenti che i charlotteans avevano vissuto con i Bobcats ma l’ultimo anno e mezzo è stato piuttosto deludente.
Questo scorcio di stagione però pare più promettente di un 2017 devastante.
Time is ticking dunque è anche per tutti noi che tifiamo Hornets chiedendo qualcosa di meglio a un progetto mediocre basato su piccoli ritocchi per anno i quali, uniti ad altri fattori, hanno portato in un limbo simile al purgatorio una squadra anch’essa bipolare a suo modo, in grado di vincere a Detroit, Oakland, Oklahoma City e cedere in casa a Chicago, Dallas o i Lakers.
Invertire il trend era la frase d’ordine per la squadra che davanti al proprio pubblico era chiamata a riscattarsi da prestazioni poco convincenti.
Quella di stasera spazzava via i dubbi sulla maledizione casalinga mostrando gli Hornets nella loro tenuta più sgargiante.
Nella serata del ritorno di Clifford come head coach i ragazzi segnavano ben 133 punti, frutto di un 49% dal campo, quasi raggiunto dai Wizards con un 48,8%.

A Charlotte Hornets fan holds with a large photo of Charlotte Hornets head coach Steve Clifford during the first half of an NBA basketball game against the Washington Wizards in Charlotte, N.C., Wednesday, Jan. 17, 2018. Clifford returned to the bench after being out for several weeks for a health issue. (AP Photo/Chuck Burton)

Hornets più precisi anche dalla lunetta con un 22/26 contro il 16/23 degli ospiti.
Charlotte vinceva anche la lotta a rimbalzo 49-40 perdendo 27-31 negli assist ma aveva un aiuto decisivo dai turnover; 9 quelli per la squadra di casa, ben 16 per i capitolini…
Una vittoria resa facile dalla verve difensiva di Charlotte trasformata in buon attacco.
Nevica a Charlotte e tra un ritorno (quello di Clifford dopo lunghi problemi di salute) e un addio l’imperturbabile neve faceva da testimone ammantando la città.
Le formazioni:
La partita
Buona partenza degli Hornets che contenevano il primo tentativo di Wall (sul ferro) e passavano immediatamente in vantaggio con l’appoggio di sx di Howard su Gortat per raddoppiare con un catch’n shoot di Batum che si smarcava sul mid range.
Otto Porter rispondeva da due punti e M. Morris pareggiava a 10:18 (goaltending Howard), ma Charlotte si rimetteva in marcia con un bel jumper di Walker e un turnaround di MKG in avvicinamento spalle a canestro su Beal (mismatch offensivo) ripristinavano i quattro punti di vantaggio.
Porter respingeva il break dei Calabroni con la prima tripla ospite (8:59) ma a 8:39 un Williams ancora on-fire infilava la bomba da destra, inoltre era travolto da M. Morris in uscita dal pitturato.
Giocata da quattro punti micidiale che anticipava una transizione chiusa senza paura da MKG in uno contro uno sull’ultimo baluardo difensivo Gortat…
Una drive con passaggio consegnato sotto da parte di Kemba per Howard serviva per la mazzata facile del nostro centro a 8:03 che faceva suonare un campanello d’allarme sulla panchina Wizards la quale chiamava il primo time-out della partita.
Beal in entrata dopo il break accorciava ma Batum si prendeva il lusso di tirare da tre in faccia a Gortat e mettere anche il tiro (19-9 a 7:03 prima che i Maghi si riavvicinassero con 5 punti consecutivi (di Wall gli ultimi 3 dalla diagonale sinistra).
A 6:13 però Kemba scattava verso la top of the key da tre punti ed era toccato sul tiro; tre punti più fallo e altra giocata da 4 punti degli Hornets che passavano sul 23-14… Scott passava sulla baseline Howard che si rifaceva andando alle giostre; pluricontatti con Gortat fino all’appoggio vincente…
I Wizards non cedevano inanellando una buona serie da tre punti; Beal ancora dal punto precedente riduceva il gap a sei punti, Batum sbagliava il primo tiro della serata di Charlotte (10/11…) ma a 5:00 una transizione di MKG tornava a far aumentare la percentuale e il divario (27-19). Per Beal se non era tripla era appoggio ma dall’altra parte un passaggio tagliatissimo di Batum su un altrettanto bel taglio di MKG serviva alla nostra SF su un piatto l’appoggio facile.
A 4:16 un tecnico a Wall e si passava sul 30-21, ma Beal ancora da più a sinistra trovava l’ennesima tripla che innescava la rimonta sino al -1, ottenuto da Oubre Jr. con una bomba frontale (30-29).
Un tecnico a favore dei Wizards e si passava sul risultato di parità che infrangevano i Calabroni andando a segnare con Howard grazie a un doppio tap-in su errore di MCW.
I Wizards ribaltavano il risultato con 4 pt. consecutivi passando avanti per la prima volta in serata con il reverse layup di Mahinmi ottenuto grazie a un gioco di passaggi. Frank con un teardrop nel pitturato otteneva il pari, poi uno scambio di canetsri tra Meeks (2 FT su fallo di Lamb) e lo stesso Jeremy che con l’alzata riequilibrava il match e lo riportava dalla nostra parte passando dietro un blocco e infilando dal pitturato alto con un floater che gelava la difesa avversaria.
MCW rubava poco prima della sirena palla a Satoransky e conservando il vantaggio (38-36) chiudeva un primo quarto intenso.

MKG, chiuderà con 21 punti in 22 minuti…
Foto: Sam Sharpe-USA TODAY Sports

 
Altra girandola di canestri nel secondo quarto che iniziava subito sotto un forte vento; l’interattivo Kaminsky metteva dentro il +4 ma anche Scott partecipava al festival ospite delle triple (6/7) riportando sul -1 la squadra di Brook Scott.
Tra uno Scott e l’altro Kaminsky in jumper ci restituiva almeno tre punti di vantaggio che diventavano quattro dopo una steal di Graham e una transizione di MCW abbattuto. ½ dalla linea della carità… pochino forse ma una difesa ottima di Graham che aiutava i compagni a portar via palla a Oubre Jr. (entrambi caduti sul parquet) innescava la transizione con passaggio arretrato di Frank e tripla dell’accorrente Graham a 10:18 per il 46-39.
Non era nulla perché le squadre correvano intenzionate a regalare un primo tempo pieno di canestri; Lamb in caduta ai bordi dell’area sinistra in uno contro uno trovava comunque un difficile arcobaleno, i Wizards rispondevano di quattro ma Gaham continuando il suo buon momento segnava altri due punti e difendendo bene su Oubre ci avvantaggiava anche difensivamente.
L’azione del nostro n° 21 era sfruttata da Kaminsky che da tre punti, con spazio, a 7:29 caricava e segnava da tre punti sull’uscita di Mahinmi.
Time-out in casa Wizards sull’allungo 53-43 Hornets… Cinque punti rapidi dei Maghi costringevano anche Clifford al break a 6:49, inoltre arrivava anche un tecnico per Brooks. La rimonta dei Wizards si fermava al -4 con un goaltending di Howard, dopo il quale i Calabroni tornavano ad allungare grazie a una tripla ottenuta da Kemba a 5:59 (57-50).
Graham era un fortino, dopo di che, qualche libero non modificava il punteggio che scivolava come Kemba nell’interpretazione del miglior Michael Jackson in Moonwalker quando a 4:34 sparigliava le carte con una bomba fantastica per il 62-51.
MKG con più kg lasciava a terra nel pitturato Beal andando a segnare in girata, Satoransky rispondeva rubando il tempo ai lunghi in alzata ma Howard dall’altra parte mortificava Gortat con un crossover, scontro/esitazione e chiusura perfetta che regalava anche un FT, pure realizzato per il 67-55.
Cinque per alcuni fan della prima fila per Howard, zero per Marcin ancora…
Beal dalla mattonella rispolverava la tripla che tuttavia era viziata da un netto blocco irregolare di Gortat.
Kidd-Gilchrist si lamentava a ragione ma prendeva solamente il primo tecnico stagionale…
Williams in periodo decisamente buono riconosceva il mismatch con Wall ai confini del pitturato; diversi pump fake prima dell’alzata con polpastrelli sensibilissimi per altri due punti.
Tutta Charlotte giocava bene e allungando con Kemba che in entrata passava nella cruna dell’ago prima di segnare sopra una selva di mani era applaudita dai fan…
Gli Hornets correvano non accontentandosi di pareggiare il season high del primo tempo stagionale ma battendo quello contro Indiana del novembre 2016 con Batum e MKG in transizione (innescata da una stoppata di Howard) chiudevano un incredibile primo tempo sul 77-61.

Charlotte Hornets’ Dwight Howard (12) dunks past Washington Wizards’ Marcin Gortat (13) during the first half of an NBA basketball game in Charlotte, N.C., Wednesday, Jan. 17, 2018. (AP Photo/Chuck Burton)

 
Secondo tempo e primo giro di triple… a quella dei capitolini rispondeva un Williams che ormai si permetteva anche il lusso di cm in più per tirare dietro la linea del tiro da tre…
MKG rubava a Beal che rientrava riuscendo a stoppare l’appoggio di facile lettura riuscendo a portare una contro transizione chiusa a Wall da tre punti dal corner sinistro.
Gli Hornets rispondevano con uno step laterale di Walker che si staccava dal suo difensore e bombardava facendo sembrare semplice un’azione di coordinazione e precisione perfetta per l’83-67.
A 8:48 l’assist in diagonale per Williams sulla sinistra, l’ottimo lavoro di MKG in blocco e l’ennesimo capolavoro balistico del nostro numero due ci mandavano su un vantaggio apertamente spaziale (86-68)…
La difesa funzionava:
MKG raddoppiava Wall alle prese in palleggio in attacco contro Walker, steal, transizione, fallo di Markieff Morris valutato non come flagrant nonostante la rovinosa caduta sulla base della struttura da parte della nostra ala piccola, la quale doveva passare per la lunetta per ottenere due punti.
M. Scott da due punti non fermava la verve offensiva di MKG che si produceva in un pullup sulla baseline destra per il +20 (90-70).
Beal trovava un po’ di magia in una serata frustrante per i Maghi, nonostante l’ottima difesa di MKG, la fluttuazione in movimento nell’aria e l’appoggio il colpo in borsa dei Wizards della serata.
Se però anche Batum da sinistra colpiva con facilità da fuori, allora i Maghi erano costretti ad alzare bandiera bianca.
MKG era cercato dai compagni, entrata nel traffico con fing and roll e due tiri liberi splittati, poi a 2:39 entrata di Kemba ormai prossimo al canestro, alzata sopra sei mani che nel tentativo di bloccarlo non si avvedevano di Howard pronto a ricever l’alzata perfetta sul pick and roll chiuso in alley-oop. 100-72, partita in pugno nonostante un controparziale di 7-0 pro Wizards chiuso da Graham a rimbalzo offensivo, abile a ottenere a un secondo e quattro decimi anche due liberi sul fallo commesso da Oubre Jr. 2/2 per il 102-79.
 
Ultimo quarto che serviva solo a conservare e a esaltare la prova offensiva di Charlotte, prima Kaminsky, poi toccava a Lamb sparare da tre arretrando sul lato destro in uno contro uno (108-87).
Il divario rimaneva ampio, Graham continuava a fare il suo e anche la panchina con O’Bryant si comportava bene.
Suo un rimbalzo offensivo sul quale Lamb otteneva altri tre punti.
Il curioso caso Lamb continuava in difesa quando riceveva da un rimbalzo offensivo appena conquistato e si scontrava con l’arbitro dietro di lui.
Palla assegnata agli Hornets, poi ai Wizards, per la gioia di Clifford in versione peperoncino…
Altro caso dopo un bel fade-away di Lamb… a rimbalzo difensivo lo scontro J. Smith/MCW… qualche contatto nella norma, poi schiaffetto sulla nuca a MCW in caduta… in tutta risposta la trattenuta sulla caviglia innescava una potenziale rissa quasi subito sedata.
Una botta di Frazier sul costato di Lamb per andare a cercare MCW.

Risultato finale all’americana; un caucasico ad innescare la miccia assolto e due neri sotto la doccia (MCW e Frazier)…
O’Bryant nel finale maramaldeggiava segnando da tre e in schiacciata in solitaria (una mano) su un footbal pass di Stone.
Dopo diversi errori anche Monk in uno contro uno usava le finte in crossover e la tripla da ben oltre l’arco sulla diagonale sinistra per far registrare ben 133 punti alla squadra home.
Finiva 133-109 per gli Hornets che regalavano una gran vittoria a Clifford al rientro.
 
Pagelle
 
Walker: 7
19 pt., 3 rimbalzi, 7 assist, 2 stoppate in 28 minuti. Finisce con un 6/15 dal campo ma con un 4/8 da fuori. Se lo vedesse la Pirelli lo metterebbe sotto contratto. Almeno tre sterzate con le quali lascia il proprio difensore al bar. La sua buona predisposizione all’assist e una difesa più aggressiva ne completano il voto positivo.
 
Batum: 6,5
11 pt., 3 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata. 4/8 al tiro. Si limita anche se qualche tiro è preso pensandoci troppo. Gioca 26 minuti, non dispiace in attacco.
 
Kidd-Gilchrist: 8
21 pt., 4 rimbalzi, 2 assist, 3 rubate. +26 di +/- e 8/11 dal campo. In the zone in attacco, trova varchi da percorrere con forza e agilità. In difesa rende la vita difficile ai Wizards, compreso Wall al quale va a strappare una palla in raddoppio. A parte la stoppata presa da Beal, una furia. In soli 22 minuti.
 
M. Williams: 7
12 pt., 3 rimbalzi, 1 assist. 4/7 dal campo, +25 di +/-… ¾ da fuori. Marvin h sistemato la mano e se continuasse così avremmo molte speranze di risalire in classifica. Uno stretch four affidabile era quello che ci mancava. Gioca 21 minuti segnando punti importanti.
 
Howard: 8
18 pt., 15 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, 2 stoppate. Lascia Gortat a 0 pt. e 8 rimbalzi. Praticamente lo cancella. 7/13 dal campo, duelli vinti, sorrisi e 5. Altra doppia doppia per Dwight che compare per battere un libero nell’ultimo quarto come il fantasma del palcoscenico. Lo segna e tutti ridono. 4/5 dalla lunetta e due soli TO.
 
Lamb: 7,5
16 pt., 3 rimbalzi, 1 stoppata. 7/9 dal campo. Ispirato offensivamente, fa un po’ più fatica in difesa all’inizio. Commette 4 falli ma continua a essere un bomber alla panchina.
 
Kaminsky: 6,5
14 pt., 2 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 6/14 dal campo. Discreta partita per Frank che a suo modo riesce sempre a trovar qualche canestro. Fa anche girare la palla però se serve.
 
Carter-Williams: 6,5
3 pt., 3 rimbalzi, 5 assist, 1 stoppata. Dal campo fa 0/2 in una serata nella quale avrebbe potuto giocar di più si fa cacciare per un fallo di reazione. Beffato dagli arbitri che non puniscono anche Smith, si accomoda in doccia lontano da Frazier che contemporaneamente era espulso sull’accenno di rissa. ¾ ai liberi e ben 5 assist in 15 minuti.
 
O’Bryant: 6,5
7 pt., 6 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Trova i suoi canestri nel finale dopo qualche rilascio largamente impreciso. Si rifà e con qualche rimbalzo aiuta Charlotte a non soffrire nel finale.
 
Graham: 7,5
9 pt., 4 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Grande difesa su chiunque gli capiti a tiro. A Oubre Jr. vengono i capelli grigi. Un 3/6 al tiro non malvagio certamente…
 
Monk: 6
3 pt., 1 rimbalzo, 1 assist, 1 rubata in 4 minuti. Indovina l’ultimo dei 5 tiri tentati. E’ una bella tripla che ci fa toccare la vertiginosa quota 133…
 
Bacon: 5,5
0 pt. (0/2). Gioca 4 minuti, manca un paio di tiri.
 
Stone: 6
0 pt., 2 rimbalzi, 1 assist in 2 minuti. Bell’assist tipo football per O’Bryant e un paio di rimbalzi difensivi più un fallo speso di pura resistenza fisica contro J. Smith.
 
Coach Clifford: 7
La squadra gira che è una meraviglia ma non ha sicuramente avuto il tempo d’infonder nulla di nuovo. Sarà stata la sua presenza a motivare i ragazzi che hanno giocato con impegno e bravura. Lui si limita una volta a chiamare un time-out per riportare mentalmente in gara i nostri.

Game 42; Charlotte Hornets @ Detroit Pistons 118-107

 
“Non è mai finita” è un libro scritto da Matteo Boniciolli, coach triestino, zingaro giramondo che ha visitato per lavoro anche Belgio e Kazakistan oltre ad aver allenato numerose squadre italiane.
Uscito lo scorso novembre, è un libro che scorre piacevolmente con qualche tratto strano, quasi a tranciare finali, a lasciare in sospeso pur chiaramente,, a privare di qualcosa dopo un racconto, ha però il merito di ripercorrere aneddoti e stranezze occorse durante la sua carriera, oltre che di far pensare o confutare certe dinamiche in qualche caso.
Proprio in Belgio, vicino Liegi, il suo Ostenda andò a giocare contro una formazione di serie C locale.
Il libro racconta che, numerosi italiani immigrati in quel paesino gli andarono incontro appositamente per salutarlo prima della gara.
Tra un abbraccio e uno sguardo al tabellone prima d’iniziare la partita coach Boniciolli si accorgeva che il punteggio era fissato sul 50-0 per i locali.
L’allenatore italiano chiedeva l’azzeramento dell’apparecchio elettronico ma gli veniva risposto che era un’usanza locale… 10 punti di vantaggio per categoria differente e per ogni americano in squadra (lui ne aveva due)…
Dovessimo invertire il ragionamento, dovrebbero darci almeno 10 punti di vantaggio con il nostro francese in campo, ça va sans dire…
Comunque, tornando in Belgio… 52-0 dopo la prima azione; errore di un suo giocatore (Amadi e contropiede).
Boniciolli sudò freddo per non deludere gli italiani andati a vederlo ma non li deluse…
Chissà se Charlotte avrà la capacità di finire una stagione ispirandosi al titolo del libro e soprattutto a non continuare a tradire dei fan che meriterebbero molto di più da una squadra che avrebbe capacità maggiori rispetto ai risultati che ottiene, pur ammettendo panchina corta, ma la svogliatezza o la trascuratezza nei particolari di alcuni giocatori ci hanno penalizzato come la mancanza di grinta e la voglia di lottare su ogni pallone è fatto contestabile ancor prima dei risultati.
Andava in scena uno scontro con due squadre dalla stessa filosofia difensiva, ma con diversa applicazione che nella notte però non è mancata nemmeno ai viola di Silas.
Inoltre… il gioco più intelligente di Charlotte, avvantaggiatasi da mismatch tra cm e kg, oltre ai rimbalzi (49-28), sospinta da Howard che ha dominato Drummond (3 rimbalzi totali offensivi per i Pistoni) più il ribaltamento nell’atteggiamento difensivo tra le due franchigie, ha determinato un risultato a sorpresa.
Gli Hornets sbancano anche Detroit quindi, ma dovranno dare continuità per risalire e questo è un bel problema al momento…
Tra i Pistons, Bullock T. Harris hanno finito con 20 pt., Smith con 19, mentre un Tolliver da 5/6 fuori ha finito per metterne 17…
Howard e Williams hanno chiuso con 21 punti nelle fila di Charlotte.
Le formazioni:

Walker presentato alla Little Caesars Arena in Detroit…

La partita
 
Drummond congelava Howard sull’alzata dell’arbitro per la palla a due e Harris trovava poca resistenza mettendo il primo floater della partita.
Un ribaltamento da sinistra a destra pescava tuttavia Williams tutto solo.
Bravo a fintare sul recupero in corsa del difensore, faceva fare la fine del toro oltre il mantello, spostamento laterale, piedi al di fuori dalla linea dei tre punti e vantaggio a 11:02. Una drive con passaggio arretrato di Walker per il piazzato frontale di Howard per il 5-2 era attenuato da una penetrazione con layup altissimo di Ish Smith.
Un gancetto in area di Howard su Drummond ci restituiva i tre punti di vantaggio che tuttavia sfumavano ben presto poiché i Pistons aggiungevano cinque punti consecutivi di Harris che anticipava altri due punti di Bullock.
Batum dai bordi del pitturato destro metteva un parziale freno alla fuga dei Pistoni con un jumper uno vs uno contro Smith, ma i cavalli impazziti correvano e Bradley da tre punti costringeva al time-out Silas sul 9-17 a 6:58 dalla prima sirena.
Charlotte si riprendeva dopo la pausa stringendo le fila e guadagnando tre punti con la seconda boma di Williams. Drummond dalla lunetta aumentava di un punto il vantaggio dei ragazzi di Van Gundy ma MKG in attack mode in uno contro uno batteva l’avversario con leggero crossover arrivando al ferro senza ulteriori oppositori.
A 5:00 dalla fine del primo, Kemba s’incuneava in area e appoggiava, il ferro era scosso illegalmente da Drummond, la palla rimbalzava e usciva.
Gli arbitri assegnavano il canestro più un fallo per un contatto di Smith.
Libero a segno per il gioco da tre punti preso in un’unica soluzione da Williams che bombardava ancora da fuori (3/3) a 4:28 trovando il vantaggio che ritrovava Batum con una bombarda frontale dopo il momentaneo pareggio Pistons.
Harris, spalle a canestro, rifilava una spallata a MKG che finiva a terra.
Fallo offensivo e azione non sfruttata da Charlotte che iniziava a incassare triple da Tolliver.
La prima serviva a pareggiare e i due di Bradley a portar in vantaggio i nostri avversari, comunque raggiunti due volte nel finale; prima un putback dunk di Howard dopo l’errore di MKG, poi un passaggio dentro di Lamb mal controllato da O’Bryant serviva comunque al nostro numero 8 per segnar due punti a 6 decimi dalla fine dopo aver litigato con sfera e avversari.
27 pari in attesa del secondo quarto.

Kemba Walker finirà con 20 pt., 17 nel secondo tempo…

 
Seconda frazione aperta brillantemente da Graham che rilasciava l’arcobaleno in corsa, due punti che erano seguiti da quelli di O’Bryant in uno contro uno in avvicinamento, turnaround dalla media a 11:09 per il +4…
Detroit rispondeva con un parziale di 6-0 che regalava il sorpasso alla squadra del Michigan (di Kennard in appoggio in entrata il 31-33).
Kaminsky in attacco da destra però lasciava partire un tiro de tre (9:15) che gonfiava la retina, O’Bryant in qualche maniera fermava la penetrazione di Kennard sulla baseline sinistra ma successivamente Tolliver passava sotto a Bullock che chiudeva una L facilmente.
Squadre pronte a superarsi fino all’allungo dei Pistoni; Tolliver indovinava due triple, Drummond mancava incredibilmente un comodo appoggio in transizione, Lamb ci provava due volte subendo due contatti sui quali gli arbitri sorvolavano, proteste di Lamb mentre gli Hornets incassavano canestro e libero dovuto al tecnico.
In un attimo i Calabroni precipitavano sul 36-45 recuperato parzialmente da un top of the key 3 di Lamb aiutato da ferro e tabella.
MKG rientrava per un nervoso Jeremy, Batum a rimbalzo offensivo si faceva valere sul piccolo Ish Smith e depositando il -4 (41-45) cercava di farci riavvicinare, ma proprio il piccolo play in sostituzione di R. Jackson ci riallontanava.
Tobias Harris andava a commettere un altro fallo in uscita, preoccupatissimo sull’on-fire Williams riusciva a spedirlo al tappeto.
Il tiro non entrava ma i tre FT erano guadagnati.
2/3 a segno che non bastavano se Bullock dal corner sinistro colpiva pesantemente…
A 2:15 ancora Williams si esaltava facendo 4/4 da fuori su un ribaltamento di Batum per il 46-50 ma proprio un passaggio dentro di Marvin era letto dalla difesa dei Pistons che si distendeva con Tolliver in transizione per la dunk a una mano.
Howard faceva commetter il terzo fallo a Drummond e provava ad avvantaggiarsi su Moreland entrato al posto del numero zero in bianco.
0/2 ai liberi e due punti da sotto facendosi spazio con il corpo…
Nel finale però troppo facile per Smith passare dietro un blocco e chiudere indisturbato dal pitturato senza aiuti difensivi da parte dei lunghi di Charlotte.
50-56 alla fine del primo tempo e difesa da migliorare se si voleva sopravvivere…

Trilogia Walker, il Signore degli Anelli…

 
Partenza con semicerchio disegnato nel pitturato da Howard e swooping hook vincente su un Drummond preoccupato dal quarto fallo, scambio di cortesie Harris/Walker, poi Williams vedendo il canestro come una vasca da bagno lanciava la paperella salvagente degli Hornets con altri tre punti che ci consentivano di tornare sul -1 (57-58).
Cinque punti compresi la tripla di Bullock avrebbero potuto essere pesanti da digerire per i Calabroni che tuttavia riaccendevano la luce con Walker in imprendibile accelerazione.
Un blocking di Bullock ed MKG si presentava in lunetta per un 2/2 che ci restituiva il -1 (62-63) a 8:40, Kemba, dopo aver visto il collega di reparto Smith ridistanziare i nostri si metteva a far sul serio; seconda vera corsa nel pitturato a ghiacciare Drummond che a 7:17 subiva la stessa sorte insieme a Bullock, azotati cascavano a pezzi…
Il reverse little swooping questa volta era opera di Williams che lasciava a Dwight l’onore di portar in vantaggio i viola a 6:53.
C’era anche un libero per fallo di Drummond, ma come suggeriva qualcuno oggi (modificandola un po’), il FT di Dwight è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita e sfortunatamente questa volta l’incartamento era vuoto…
Nessuna paura però se anche Batum avvitandosi velocemente in turnaround dal bordo alto dell’area faceva ricader la spicchiata dentro per il +5 (71-66).
I Pistons naturalmente non cedevano così presto e il solito Smith dava filo da torcere riducendo lo scarto al minimo. Williams in corsa riceveva a sinistra e proseguendo in diagonale appoggiava il 73-70 ma, nonostante altri due punti di Charlotte, i bianchi recuperavano grazie alla prodezza di Tolliver in stoppata che andava subitaneamente dall’altra parte del campo per bombardare ancora da tre punti.
L’aggancio era opera di Buycks (n°20).
La squadra del North Carolina sulla cifra di 75 segnava per prima ma subiva ancora un canestro del piccoletto n° 20 che in difesa spendendo un fallo sulla penetrazione a tutto gas di MCW si prendeva un cazziatone di Van Gundy.
½ per MCW seguito da un banker dalla destra di un Kaminsky rimasto con la patata bollente in mano ai quasi 24 secondi…
In arrampicata nell’aria Lamb nel pitturato sinistro riusciva a trovare un varco ridottissimo nonostante la stretta presenza difensiva: 82-77…
Tolliver a meno di dieci secondi dalla penultima sirena indispettiva i pochissimi fan di Charlotte presenti all’arena realizzando ancora da tre punti…
Per fortuna Lamb trovava un passaggio a livello sulla corsa e in lunetta con calma trasformava i due FT a :01.4 chiudendo il periodo sull’84-80.
 
L’inizio dell’ultima frazione era giocato intelligentemente; passaggio di Lamb per O’Bryant sotto in evidente mismatch con il più piccolo e meno muscoloso rookie Kennard, due FT.
86-80 che diventava 89-80 quando Kennard in attacco passava a MCW, scambio in attacco con O’Bryant e tripla della nostra PG di riserva per il +9…
Bullock bloccava il parziale cn due punti ma un gioco di buoni passaggi riusciva a mandare in lunetta ancora il nostro numero 8 che questa volta splittava sbagliando il secondo, ottenendo comunque il 90-82.
La nostra panchina iniziava ad andare un po’ in affanno anche se Graham ingaggiava un feroce duello difensivo con Harris che alla fine riusciva ad andare in lunetta ma splittando traeva poco beneficio dalla dispendiosa azione con rimbalzo offensivo.
Rientrava Kemba che vedeva Lamb scattare sulla baseline sinistra, passaggio missile con blocco alto di O’Bryant su Kennard, facile per Lamb andare a metter dentro a 7:44. Gioco da tre punti per il contatto finale (94-85), giocata da due a 7:22 di Kemba con il mid range jumper mentre Harris ne faceva registrare un’altra da tre andando in maniera aggressiva in entrata.
Purtroppo sullo scontro Kaminsky era costretto ad abbandonare il campo per un problema alla caviglia destra. La squadra di MJ rispondeva con il cambio mano in entrata di Walker, un canestro in salto da sotto esteticamente da giocoliere, ma per metteri pianeti in allineamento favorevole serviva il quick pass di kemba per il piazzato di MKG dalla diagonale destra che finalmente trovava il fondo del secchiello (5:44) per il 100-88.
I Pistons si disunivano. Un’altra imbeccata di Kemba per Howard produceva una giocata da te punti sul pick and roll a 4:59 Kemba dalla diagonale sinistra si sganciava dal pachidermico Drummond lanciando la freccia più velenosa della serata; tre punti micidiali per il clamoroso +18.
Altrettanto incredibile era la rimonta dei Pistons.
Charlotte giochicchiava a far trascorrer il tempo senza cercar d’esser ficcante e Harris trovando la prima bomba ai 24 trovava il coraggio di spararne un’altra rapidamente.
Un brutto passaggio in attacco poi serviva ai Pistons per riprovarci dalla diagonale destra con Bradley che infallibilmente mettva dentro il nono punto in meno di 70 secondi…
Vantaggio Hornets dimezzatosi con la solita ansia e tempo in apnea come marchio di fabbrica, ma questa volta sui cambi e gli accoppiamenti i Calabroni facevano la loro fortuna; Walker intelligentemente passava dentro per Howard che si mangiava in un sol boccone Bradley, poi in difesa Superman compiva la giocata della serata quando a Drummond partiva la pazza idea di una schiacciata di potenza a una mano;
stoppata limpida e precisa che consegnava dall’altra parte a Batum due FT.
Il volgere del tempo era favorevole a Charlotte che incassava anche il -7 sulla pressione dei Pistoni che recuperavano anche un pallone in tre su MKG con il benestare degli arbitri che chiudevano sei occhi sui falli sul nostro n°14.
Pistons a provar ad accorciare da tre e Hornets in lunetta ad allungare sino al 118-107 finale.
 
Pagelle
 
Walker: 7,5
20 pt. (9/18), 4 rimbalzi, 9 assist. Primo tempo quieto. Potrebbe far qualcosina meglio su Smith in difesa ma nel secondo tempo saale in cattedra trovando canestri in avvicinamento. Capisce che da fuori non è la sua serata (1/5) e si dedica ad entrate artistiche funzionali alla vittoria, ma prima ancora dei soliti punti è fantastico nello smistare assist. Arriva a un passo dalla doppia doppia tagliando a fette la difesa dei Pistons come il miglior CP3.
 
Batum: 6
14 pt., 8 rimbalzi, 5 assist, 2 rubate. 4 turnover, ma soprattutto un 4/13 al tiro frustrante prendendosi alcuni tiri sconsigliati anche dal mondo sadomaso… Il francese fa una partita sufficiente complessivamente sfruttando qualche mismatch come andandosi a prendere un raro rimbalzo offensivo.
 
Kidd-Gilchrist: 7
11 pt., 3 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. 4/9 al tiro. Meglio cerchi l’entrata. Le sue entrate energiche ci procurano punti importanti. Nel finale trova anche un piazzato nonostante la tecnica di serata sia in regresso. Quel tiro a forma di sospensione, non in sospensione ancora da migliorare…
 
M. Williams: 8
21 pt. (7/8), 5 rimbalzi, 1 assist. Gioca 28 minuti e gli riesce quasi tutto. Buon periodo per lui. A parte una palla perse a e un paio di difese, una grande partita. L’exploit è decisivo per sbancare Detroit ma era ora chela nostra PF titolare rispolverasse il suo tiro da fuori finendo con un 5/6…
 
Howard: 7,5
21 pt., 17 rimbalzi, 1 rubata, 4 stoppate. Inizio slow, poi prende quota e domina Drummond tra rimbalzi, stoppate e punti… La nota negativa è che va a mettersi sotto canestro facendo tagliafuori invece d’andare in aiuto a bloccare i piccoletti che oltrepassano lo schermo e si presentano a pochi passi da canestro. 9/12 al tiro, coordinato, sbaglia poco.
 
Kaminsky: 6
5 pt., 5 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. 2/7 al tiro ma la bella invenzione del banker. 19 minuti per lui per l’infortunio alla caviglia nello scontro con Harris. Sperando non sia nulla di grave, buona fortuna Frank!
 
Lamb: 7
11 pt., 2 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate in 18 minuti. Finisce con un 3/8 e un 4/4 dalla lunetta. Quando attacca mette in difficoltà i difensori. Si altera con un arbitro sulla seconda mancata chiamata del contatto e si prende un tecnico… Finisce per essere importante dalla panchina trovando anche un canestro difficile.
 
Carter-Williams: 6,5
4 punti, 2 rubate in 12 minuti. Entra e va a far pressing come il solito. Prestazione valida anche se in pochi minuti.
 
O’Bryant: 7
9 pt. (3/5), 4 rimbalzi, 1 assist in 11 minuti. Trova punti importanti favorito dalla squadra, ma a parte un fade away dalla baseline sinistra cortissimo, è anche capace di costruirsi un gioco volendo.
 
Graham: 6,5
2 pt., 1 rimbalzo, 2 assist in 11 minuti. Pressione difensiva feroce a tratti si arrangia con il mestiere. Difensore da contatto, se a cava bene in serata.
 
Coach S. Silas: 7
Probabilmente sarà l’ultima panchina dell’anno se Clifford, come previsto, rientrerà stabilmente. Con lui ecco arrivare la W in trasferta. Se con Clifford funzionasse giocando in casa saremmo a cavallo… La squadra gioca bene e Kemba non fa l’egoista. Dopo la marea di rimbalzi offensivi concessi ai Thunder nell’ultima gara la difesa di Charlotte lascia le briciole ai Pistons in attacco. Solo 3 i rimbalzi per il team di Van Gundy.

Game 41; Charlotte Hornets Vs Oklahoma City Thunder 91-101

 
Nell’occidente (l’etimo significa tramonto), sopra Charlotte le poche luci all’imbrunire sembravano esser le poche speranze rimaste per un posto al sole della seconda metà aprile… In occidente, nell’epoca più conformista della storia, lo sport ha preso (tristemente per certi versi, felicemente per altri) il posto degli scontri sui campi di battaglia, delle battaglie sociali, di lotte sui diritti talvolta in epoche non poi così lontane veicolate proprio dallo sport.
E’ il caso del velocista Peter Norman che ai Giochi Olimpici messicani del 1968 solidarizzò sul podio con gli atleti statunitensi Tommie Smith e John Carlos, appartenenti al movimento di protesta contro le discriminazioni contro la popolazione nera negli USA.
Il movimento era chiamato Olympic Project for Human Rights (Progetto Olimpico per i Diritti Umani) e salì alla ribalta quando Smith (primo) e Carlos (terzo) salirono sul podio indossando un guanto nero (la leggenda vuole che un paio di guanti venne perso e fu proprio l’australiano a suggerire di dividersi il guanto nero ai due atleti di colore), sollevando il braccio al cielo e chinando il capo durante l’inno nazionale, ottennero l’effetto d’esser esposti alle reazioni positive o negative in tutto il mondo.
Norman come detto, pur essendo bianco, solidarizzò e fu escluso dai successivi giochi pur essendosi classificato nuovamente per le Olimpiadi tedesche.
La congiura durò addirittura sino alle Olimpiadi di Sidney per le quali non fu coinvolto nell’organizzazione pur essendo il più grande velocista Wallaby.
Norman ruppe le convenzioni, come un Calabrone ad honorem, punse nel vivo le convenzioni sociali del paese più potente al mondo e anche del suo, affiliato al mondo anglosassone.
Mentalità, empatia, intensità emotiva, intelligenza nell’aiutarsi tra spaziature offensive e aiuti difensivi sono le stesse armi che gli Hornets avrebbero dovuto opporre a una squadra con tasso tecnico maggiore per ribaltare il pronostico.
Dall’altra parte imprevedibilità e velocità, traccianti di folgori, antimateria e tempesta a presentarsi sopra l’Alveare dopo la precedente serata di festa contro i Jazz.
In attesa simbiotica e probabilmente utopica di un definitivo risveglio di coscienza di Hornets e singoli nella società, lo sport, nonostante le sue variabili e il suo racconto in mainstreaming deviato da una certa tipologia d’immagine, da montagne di soldi, da stili di vita insensati, dalla filosofia del risultato sempre e comunque a qualsiasi costo, può e deve essere ancora scintilla per la creazione di un futuro migliore perché lo sport in fondo è arte in movimento, il gesto tecnico o atletico…
 
Calabroni pungenti e saette imprevedibili per svegliare dal torpore, pronti allo scontro…
La partita era decisa nell’ultimo quarto, quando, nonostante il predominio a rimbalzo offensivo dei Thunder (9-19 e 50-57 i totali) contro una delle migliori squadre della NBA a rimbalzo difensivo sia in numero sia a percentuale, iniziavano a calare triple.
La fazione in risalita dei Thunder era completata dallo stringimento difensivo delle canotte che non davano molte possibilità a degli Hornets fuori giri offensivamente nel secondo tempo.
Anche i 14 turnover contro i soli 9 dei Thunder hanno pesato.
Stranamente gli Hornets hanno peccato in statistiche in genere dalla loro parte, tirando peggio del solito con il 39,8% contro il 40,2% (non un granché anche le percentuali ospiti) dei ragazzi di Donovan.
Westbrook (25 pt. e 10 rimbalzi e Adams (14 pt. e 11 rimbalzi), hanno finito in doppia doppia mentre George ne ha segnati 17.
Per gli Hornets (in back to back) 19 i punti di Walker e 16 quelli di Williams degni di nota.
 
Partenza pessima degli Hornets che dopo venti secondi si facevano trafiggere da Ferguson dal corner destro e subivano una dunk appesa in transizione da parte di George che beneficiava di una steal di Westbrook che arrivando alle spalle di Batum gli deviava palla.
Time-out tra i più veloci della storia per Silas per cercar di correggere immediatamente la rotta…
MKG dopo la pausa entrava curvando l’entrata a ricciolo provenendo dalla destra per andare a depositare direttamente a canestro i primi due punti degli Hornets che tuttavia distrattamente subivano la seconda schiacciata di serata, questa volta per opera di Adams.
A 10:13 Ferguson cascava sulla finta di Batum; reaching, tre FT per il francese, realizzati due.
La guardia avversaria si rifaceva segnando due punti, contrastati da MKG con due liberi perfetti a 8:19.
Adams recuperava un altro rimbalzo offensivo e appoggiava due punti con Howard un po’ fuori tempo.
Batum da tre punti sull’uscita di Adams ci riavvicinava sul 9-11, poi Kemba con un no look pass molto lontano da canestro serviva appena dietro di lui sulla destra MKG che trovava il varco per l’entrata bruciante del pareggio, anche se il tabellone segnava 10-11 per colpa di una valutazione errata sul tiro precedente di Batum assegnato da due punti. Kemba ritentava una magia ma perdendo palla lanciava il contropiede due contro zero rifinito da Westbrook che anticipava ben otto punti personali ottenuti da P. George che con due triple e due FT mandava gli Hornets sotto di 10 pt. (11-21).
Walker appoggiava alto al vetro da sinistra e MKG conservava stoppando Westbrook.
Dopo due punti di Anthony, iniziava a farsi vedere finalmente Howard che subendo fallo dall’ex Knicks mancava due FT. Un lancio fuori misura di Kaminsky per Howard non era buono nemmeno per il brodo, arrivava dall’altra parte la replica in alley-oop di Adams…
Kemba segnava 4 punti consecutivi facendo uscire un po’ dal tunnel i Calabroni (18-25) che vedevano rispuntare Howard in difesa con una deviazione che innescava corsa e appoggio fisico di destra da parte ancora di chi?
Di Walker naturalmente…
A 2:33 un’unghiata di Frank non impediva il jumper vincente a Westbrook che completava l’azione da tre punti mandando i suoi sul 20-28.
A 2:14 partiva l’Howard show; inclinandosi partiva da sinistra per oltrepassare difensore, ferro infilando il reverse layup nonostante un tocco irregolare sul tiro.
In difesa si produceva in una stoppata su Westbrook per tornare in lunetta dall’altra parte.
Sul primo tiro litigava con il ferro ma faceva pace sul secondo.
George andava a perder un pallone nel traffico, gli Hornets sfruttavano l’azione con un gioco di Passaggi che vedeva l’entrata con passaggio ravvicinato di Graham per Howard fermato ancora irregolarmente.
Proteste di Donovan e tecnico battuto da Kaminsky buono, così come i due successivi del nostro centrone che ci portavano alla grande in partita (26-28).
Grant con una dunk poderosa rimandava la squadra di Silas sul -5 ma Frank prima dello scadere del tempo trovava la maniera d’inventarsi un canestro nel traffico pur menomato da un colpo infertogli dalle parti dell’orecchio sinistro.
28-31 alla fine dei primi 12 minuti…

Charlotte Hornets’ Nicolas Batum (5) loses the ball as he drives against Oklahoma City Thunder’s Terrance Ferguson (23) during the first half of an NBA basketball game in Charlotte, N.C.
Photo: Chuck Burton, AP.

 
Gli Hornets beneficiavano dei servigi di Graham dalla panchina che con finte ed entrate andava a mettere un little floater e un floater in separation da Grant usando la spalla.
Sul secondo un FT mancato non faceva testo perché il vantaggio era ottenuto: 32-31.
Grant usava il mismatch con MCW per avvicinarsi in corsa al ferro e appoggiare, Monk e Frank mancavano una tripla a testa Abrines su Monk dal corner destro no…
Una strong drive senza paura di MCW centrale era chiusa dalla nostra PG di riserva con abilità pur avendo due difensori a sbarrargli la strada.
Gli Hornets tornavano sopra quando un giro di palla perimetrale favoriva Monk che questa volta faceva centro dall’angolo sinistro (37-36).
Il saliscendi continuava e Monk era costretto a segnare un pullup per ritrovar la parità a quota trentanove ma in difesa il rookie mancava d’esperienza finendo nella trappola finta/contatto tesagli da Westbrook che portava a casa un pacco regalo da tre punti grazie all’addizionale.
Westbrook carburava e con un terzo tempo nel traffico distanziava gli Hornets di cinque (39-44) ma il gap era ricucito da Williams che segnava cinque punti di seguito, pareggiando in lunetta dopo esser stato lanciato da MCW e aver aspettato il contatto con Abrines per replicare al tre punti dello zero avversario.
Howard si elevava per spazzar via spettacolarmente il tentativo di Abrines in teardrop ma i Thunder ripassando in vantaggio costringevano all’inseguimento i Calabroni che arrivavano a scavalcare finalmente il Tuono a 1:11, quando su un passaggio da sinistra di Batum Marvin Williams in ritmo faceva esploder l’alveare con i tre punti del 54-53. Westbrook riusciva a superar MKG e Adams bloccava Walker ma lasciava scoperta l’area, territorio di Howard che a rimorchio in solitaria appoggiava.
Un banale turnover dei Thunder dalla rimessa dava la possibilità a Charlotte di tentare l’azione offensiva conclusa con il tiro di Marvin Williams dalla diagonale destra baciato dal primo ferro e accolto dalla retina.
Gli imenotteri resistevano sulla tripla metallica di Westbrook riuscendo a chiudere in vantaggio 59-55 i primi 24 minuti.

Charlotte Hornets’ Michael Kidd-Gilchrist (14) shoots over Oklahoma City Thunder’s Terrance Ferguson (23) during the first half of an NBA basketball game in Charlotte, N.C., Saturday, Jan. 13, 2018.
Photo: Chuck Burton, AP.

 
Howard si presentava subito bene nel secondo tempo aggiungendo due punti ma la tendenza a rientrare in partita dei Thunder, sotto di sei punti, si notava immediatamente.
Una schiacciata di Adams serviva alla squadra di Donovan per tornar sul -1 (61-60), Batum trovava spazio dalla top of the key da tre punti.
Potendo caricare e mirare non trovando avversari vicini a lui il canestro del +4 era “facilitato” ma i Thunder con 4 pt. di seguito tornavano in perfetta parità, almeno fino al decimo punto di Batum, ottenuto in step back su Ferguson.
I Thunder portavano il solito blocco e iniziavano a giocare più frequentemente in questo modo; Melo ne beneficiava con un FT jumper per passare gli Hornets (66-67).
La partita iniziava a languire, ritmi offensivi inesistenti e non si segnava per minuti, fino al 66-69 di Westbrook in seconde nozze su suo errore.
Batum con un lungo jumper da sinistra ci faceva rimaner agganciati e addirittura Walker dalla top of the key lasciava partire un arcobaleno da tre punti che scompariva dentro la retina di cotone riempiendo quella degli spettatori che vedevano passare avanti Charlotte 71-69.
Un tap-in di Frank su errore di Kemba per il 73-69 ci dava margine ma i continui rimbalzi offensivi avversari alla fine producevano risultati; Patterson sbagliava due volte catturando il suo rimbalzo.
Fallo e due FT per un 2/2 ma soprattutto da notare un bilancio di 18-4 pro Thunder a rimbalzo offensivo.
George con il palleggio in avvicinamento si liberava alla fine di Lamb depositando da distanza ravvicinata i punti del pari ma Carter-Williams non arrendendosi in uno contro uno batteva da tre punti Patterson lasciando solamente un decimo sul cronometro e i Thunder in arretrato di tre punti (76-73).

Il logo per festeggiare i 30 anni dalla nascita della società.
Gli Hornets sono scesi in campo con le divise classiche ma hanno ricordato poco la vecchia franchigia.

 
L’inizio ultimo quarto però era sconvolgente; dopo un tap-in flash di MCW sull’errore di un Lamb ancora a secco, Huestis trovava gli unici tre punti della serata, imitato da fuori da Abrines.
Lamb si sbloccava a 10:24 dal mid-range (fallendo però il libero aggiuntivo) ma Patterson dal corner sinistro faceva 3/3 da fuori per i Thunder nel quarto.
Grant ne aggiungeva due, poi iniziavano i guai con Felton che dava una rozza zampata fortunata su un suo errore (80-86).
Inframezzato dal bel verticale di Monk sul movimento mediano di Lamb per altri due pt. del n°3 in teal, Felton segnava ancora entrando passando un blocco, MCW e depistando un Frank zombesco sotto canestro.
Un fade-away di Lamb dalla baseline sinistra consisteva nell’ultimo atto di resistenza degli Hornets i quali, non solo bloccavano l’ingranaggio offensivo, ma incassavano una tripla di Grant e un altro canestro di Felton nuovamente in passaggio dietro un blocco.
Non cambiava la cosa tra la marcatura di MCW o Kemba; blocco Adams, passaggio di Felton in avvicinamento e comodo tiro ravvicinato con Howard a spostarsi invece di pararsi incontro.
Mosè sul Mar Rosso ha avuto meno passaggio…
Il rientro dei titolari non portava a molto se non a tre palloni persi quasi di seguito.
A 1:23 Williams segnava l’ultimo canestro della gara con un dardo da tre punti mentre la gente già sfollava dallo Spectrum Center.
91-101 il finale…
 
Pagelle
 
Walker: 6
19 pt., 3 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. Difficile trovar spazi contro l’agguerrita difesa Thunder con l’intimidatore neozelandese nel mezzo. Segna comunque i suoi canestri ma il 5/17 è percentuale bassa. Comunque in generale è un Walker contro tutti per quasi parafrasare un noto film di Paolo Villaggio. Troppi turnover, anche nel finale qualcosa di meglio avrebbe potuto farlo ma non trova più la fantasia.
 
Batum: 5
12 pt., 3 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Solita gara condita da qualche canestro esteticamente piacevole da ricordare ma poi 4/13 dal campo… Poteva sfruttare di più il mismatch con Ferguson. Anche negli assist non è stata una buona serata. Perde palloni a ripetizioni all’inizio (3) e uno nel finale…
 
Kidd-Gilchrist: 5
6 pt., 2 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. Inizia benissimo, fast and furious su Westbrook che non combina molto per non dire nulla, poi le parti s’invertono e lui inizia anche a tirar male dal campo. 2/9 alla fine…
 
M. Williams: 6,5
16 pt., 9 rimbalzi, 4 assist. 6/9 dal campo, come ieri tra I migliori, se non il migliore in attacco, però in difesa quei cm di distanza concessi a Westbrook, George o all’avversario di turno pesano. Essendo più lento deve trovar la giusta distanza. Difesa buona, ma non abbastanza rapida per i mostri della NBA. Comunque sia buona gara a un solo rimbalzo dalla doppia doppia e con un 3/5 da fuori.
 
Howard: 6
11 pt., 17 rimbalzi, 1 rubata, 3 stoppate. 17 rimbalzi sono molti ma non bastano. Sfortunato nel prendere il ritmo in qualche occasione, Adams tra tap-out e correzioni fa danni, anche se a cifre complessive, vince lui 28-25. Una fiammata a fine primo quarto, qualche ritorno, poi nel finale nulla in una serata da 3/6 dalla lunetta e nessun TO. In stoppata inizia benissimo. Spettacolare, poi si leva su alcune azioni… Doppia doppia fine a se stessa.
 
Kaminsky: 5
5 pt., 5 rimbalzi, 2 assist. Gioca 18 minuti, trova un bel canestro inventandoselo ma finisce con un 2/6 dal campo compreso lo 0/2 da fuori. Difesa pro forma in situazioni d’avvicinamento dell’avversario…
 
Lamb: 5,5
6 pt., 4 rimbalzi, 1 stoppata. Gioca 18 minuti. Si sblocca solo nel finale andandosi a prender i suoi tiri. Timido a inizio partita, non disputa una buona gara ma i canestri per cercare di rimaner agganciati nell’ultimo quarto sono i suoi. Altri sparacchiano e usciamo dal match.
 
Carter-Williams: 6
7 pt., 3 rimbalzi, 3 assist, 1 stoppata. Si spende e fa cose egregie come la tripla sulla sirena (quasi) del terzo quarto. Peccato soffra Felton nell’ultimo quarto e butti via un pallone non riuscendo più a gestirlo in velocità.
 
Graham: 5,5
4 pt., 3 rimbalzi. 17 minuti in campo, 4 pt. in serie con un 2/3 al tiro. Mancato il libero addizionale ha un +/- di -6, normale giocando con una panchina composta anche da lui. Meglio di altri ma ancora pochino.
 
Monk: 5,5
5 pt., 1 rimbalzo, 1 assist. Gioca 11 minuti. Benino in attacco dove mette dentro anche un filtrante di quelli veri per Lamb. In difesa casca un paio di volte sulle finte e chiude male su una tripla lasciando km. E’ soprattutto l’esperienza difensiva che gli manca.
 
Coach S. Silas: 6
Martedì dovrebbe rientrare coach Clifford. In serata, ancora alla presenza di un poso sorridente Jordan, vede scivolare fuori partita i suoi. Chiama un time-out pronto via, poi non si capisce quale sia l’impostazione da eventuale pick and roll o comunque sugli screen o screen roll. Felton arriva agilmente dalle parti del canestro e la difesa si apre come il Mar Rosso con Mosè. Pretendere miracoli da lui in supplenza però mi pare eccessivo… Jordan veda e provveda…

Game 40; Charlotte Hornets Vs Utah Jazz 99-88

 
13 gennaio 2000… durante la pausa lavorativa uscivo con un paio di colleghi per recarmi al bar – quando si avevano i minuti e più soldi per farla, bei tempi nonostante “il ringrazia che hai un lavoro”, frase solitamente ripetuta come un mantra da chi non capisce il truffaldino meccanismo attuale – e nel mentre scorrevo La Gazzetta dello Sport per curiosare tra notizie e risultati NBA.
Nel poco spazio che la Gazza dedicava alla NBA, mi bastò un trafiletto per farmi gelare il sangue.
Un misto tra tristezza e incredulità la reazione alla scomparsa di Bobby Phills (uno dei miei preferiti), in quella che fu una carambola mortale sulla Tyvola Road, dalle parti del vecchio Charlotte Coliseum, dove lui e l’amico David Wesley avevano appena finito d’effettuare lo shootaround mattutino.
Bobby non andava piano e l’ipotesi primaria sulla quale la polizia indagò fu una gara tra i due grandi amici, versione sempre negata dalla PG titolare.
La perdita del compagno lasciò più che una sbreccatura nell’animo della squadra nonostante il muro di mattoni che ogni professionista si costruisce come scudo per far rimbalzare le critiche più feroci.
Wesley finì sul banco degli imputati ma non disse molto ai giornalisti, un anno esatto dopo i Calabroni, scherzo del destino, impegnati contro proprio quei Bulls che avrebbero dovuto affrontare non vi fosse stato il tragico evento, a Chicago a pochi secondi dalla fine si trovavano a soccombere 83-85.
Fu proprio Wesley a salire in cielo per colpir da tre punti a poco più di tre secondi dalla fine dando la vittoria agli Hornets.
David cadde per terra, alzò le braccia e gli indici al cielo e anche se ufficialmente continuò a tenere un profilo basso, una linea che non fosse cavalcata retoricamente dai giornalisti, quel gesto fu un chiaro messaggio di filia e connessione con Phills.
Un messaggio che nemmeno il vecchio “Mailman” (Karl Malone) di Utah, avrebbe potuto recapitare.
Tornando a oggi, la sfida tra Hornets e Jazz doveva servire a lanciar messaggi con gli Hornets alla seconda partita di una striscia (sarà interrotta solamente da una trasferta pomeridiana in casa Pistons) decisiva di nove gare casalinghe da giocar nelle fredde giornate gennaine.
Con il giro di boa stasera alle 23:00 contro i Thunder, arriveremo quindi a gara 47 contro gli Hawks il 27 gennaio, prima d’invertir la tendenza e tornare a giocar in trasferta.
Nonostante un ottimo Walker, un buon Lamb e qualche giocatore che ti risolve “la serata”, ultimamente all’Alveare le cose non stanno andando bene.
Di fronte Utah, 3-7 nelle recenti dieci partite ma vittoriosa nell’ultima sfida giocata a Washington pur senza il big man Gobert.
Per fortuna gli Hornets sono riusciti a staccarsi nel finale ottenendo così un’altra vittoria contro una squadra dell’Ovest.
Vicine le stat di rimbalzi e assist, l’8-5 nelle rubate pro Hornets è importante, così come il 41% degli Hornets dal campo che se non è dato altissimo, è sufficiente per battere il 36,4% dei Jazz.
20/23 dalla linea per i Jazz, 26/34 per gli Hornets che, dopo ave sofferto un Mitchell da 35 punti, coadiuvato da un Hood da 15, nel finale incartavano il rookie, bloccando così l’attacco dei mormoni portando a casa una vittoria sofferta.
Gli starting five:
 
C’è Jordan in panchina, chissà se sul primo possesso il nostro francese se ne ricordava quando andava a prendersi il primo jumper per realizzare il 2-0.
Dall’altra parte, l’esplosivo rookie Mitchell si presentava come possibile rookie of the year rispondendo con una tripla che innescava subito il saliscendi emozionale nel punteggio.
MKG a 10:15 riceveva a pochi passi sulla destra del canestro e firmava il sorpasso con una cutting dunk bimane ma Favors pareggiava 16 secondi più tardi dalla lunetta. Walker lanciava i componenti per la schiacciata volante a un Howard proveniente dalla linea di fondo sinistra ma ancora Mitchell senza paura trovava la via della retina da oltre l’arco.
Gli Hornets tornavano sopra con due liberi di MKG a 9:19 e allungavano dopo l’errore di Batum dalla sinistra; Williams sgusciava dal tagliafuori, faceva un paio di passetti oltrepassando il ferro e depositando la sfera mandava il tabellone sul 10-7.
Mitchell a 7:48 realizzava anche la terza tripla su altrettante tentate riagguantando i Calabroni che riscattavano con un’entrata veleggiante chiusa in fing and roll da Batum.
Ingles in floater floscio per il pari, Kemba con una perfetta tripla a 6:35 ribattuta da Rubio a 6:13 e Kemba a 5:34 su assist orizzontale di Batum su una transizione erano i canestri che portavano al primo time-out chiamato da Utah sotto 18-15.
Dopo il break, Favors da due punti e un tecnico contro Howard, portavano per l’ennesima volta la partita in perfetto equilibrio, rotto ancora una volta per primi dai viola a 4:17 con altri due FT (4/4) di MKG. O’Neale, una e in più del maggiormente famoso centrone rispondeva a 2:51 a gioco fermo ma Batum dalla destra serviva sulla corsa Kaminsky che si arrangiava ad appoggiare al vetro fuori equilibrio spinto da Joe Johnson a 2:18.
Libero addizionale a segno come il tiro frontale di Lamb a 1:07 con gli Hornets sul +5 (25-20) a farsi recuperare totalmente da cinque punti di O’Neale che da una finta ricavava la tripla della parità a mezzo secondo dalla fine.

CHARLOTTE, NC – JANUARY 12: Michael Kidd-Gilchrist #14 of the Charlotte Hornets dunks the ball against the Utah Jazz on January 12, 2018 at Spectrum Center in Charlotte, North Carolina. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and/or using this photograph, user is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License Agreement. Mandatory Copyright Notice: Copyright 2018 NBAE (Photo by Brock Williams-Smith/NBAE via Getty Images)

 
Vantaggio Jazz a inizio secondo quarto pareggiato da Frank a 10:48 tramite due liberi.
A 10:26 Graham si staccava da Hood per seguire in raddoppio una penetrazione, lo scarico favoriva l’open del novello Robin che tirava da tre per far ripartire il break di Utah, la quale si portava rapidamente sul 27-34 costringendo al time-out Silas.
In affanno Charlotte si affidava alla panchina in campo.
Un driving floater di Williams e due appoggi di Lamb – prima di sx e poi di dx sopravvivendo al contatto – riportavano i Calabroni sul -3 (33-36), Kaminsky sbagliava un paio di tiri mentre nel mezzo Mitchell continuava a segnare armonicamente dopo una penetrazione chiusa con l’alzata sopra il braccio proteso per la stoppata di Howard.
Frank a 5:26 eseguiva una virata in mezzo spin sulla destra in area per liberarsi dal raddoppio; il giro di compasso e l’altezza gli consentivano di appoggiare il tiro al vetro per ritrovare lo svantaggio a un solo possesso lungo.
Con due FT di Kemba (1/2) il possesso diveniva corto ma Rubio alzava un pallone teso che sulla linea di fondo destra Mitchell, molle ai piedi, raggiungeva con la destra per scaricare poi la bimane in alley-oop.
Batum continuava a mancare canestri; il frontale in tripla era raggiunto però da MKG al rimbalzo offensivo ma il nostro numero 14 si faceva stoppare.
Nonostante ciò la palla finiva oltre il fondo e sull’azione successiva Kemba batteva il proprio difensore tirando improvvisamente da tre punti riaccendendo il duello tra bomber con il rookie avversario.
Kemba, andando in pressing sul rookie (di solito preso in consegna da MKG) riusciva a bloccarne l’efficacia mentre in attacco il nostro capitano esplodeva di gioia scoccando un dardo che spaccava la retina dalla diagonale sinistra scavalcando nel punteggio Charlotte che sopra di due era raggiunta dal rookie per eccesso di foga di Walker che andava a commetter fallo sull’entrata del novizio a 2:51.
Su una ripartenza di Walker a 1:31 Ingles commetteva fallo e mentre Kemba in discontinuità tirava da tre quarti campo rischiando un canestro clamoroso (non sarebbe valso) facendo rumoreggiare il pubblico, il tavolo segnava il bonus che mandava il capitano in lunetta.
2/2 e nuovo +2 ma il ventesimo punto di Mitchell in turnaround valeva il 44 pari.
Si accendevano anche altri tiratori di Charlotte da oltre l’arco nel finale; gli arcieri Batum e Kaminsky lanciavano a 25 secondi dalla fine gli Hornets sul 50-46, punteggio ritoccato da MKG a due decimi dalla sirena dell’intervallo quando in transizione era fermato fallosamente dal veterano Johnson.
Altri due liberi a segno per il 52-46 di metà gara.

Le dance brackets degli Hornets durante uno stacchetto.

 
Gli Hornets però rientravano male sul parquet incassando a inizio terza frazione un parziale di 0-7 comprendente cinque punti consecutivi dello svizzero Sefolosha.
Passati in svantaggio 52-53, Williams a 9:36 si faceva perdonare un fallo offensivo (ambigua chiamata per una spallata sulla quale Ingles metteva i denti) aprendo la premiata ditta Arcieri Hornets.
Tre punti dal corner destro prima di gettare al vento una transizione servendo più facilmente MKG fermato da un astuto fallo dello svizzero.
Niente FT ma ne arrivava uno ugualmente a 9:10 per violazione dei tre secondi nel pitturato da parte di Utah.
Kemba ringraziava portandoci sul +3.
Uno swooping hook di Howard ed era +5 ma il veterano Joe Johnson si ricordava della specialità della casa buttando dentro una tripla prima che Howard a 8:04 rimettesse in discussione le sue abilità dalla lunetta a 8:04.
Questa volta Dwight non tradendo ci rispingeva a distanza da brutte sorprese almeno finché O’Neale mettendo a segno due punti in corsa contro Howard che l’affiancava ma non riusciva a compier l’ultimo sforzo in stoppata, riportava la bilancia a pari (60-60).
Gli Hornets mettevano a segno un parziale di 7-0 (Marvin da tre, turnaround di Batum in arretramento e MKG a rimbalzo offensivo che segnava da sotto facendo esultare Jordan) ma ne prendevano uno contro d’egual cifra chiuso da Mitchell in open 3.
Howard mancava un facile appoggio, un po’ sbilanciato sulla precedente palla agguantata e commettendo fallo andava a risedersi in panchina.
Lamb ci portava sul +1, Mitchell si sedeva anch’esso sulla propria bench ma Hood da tre segnava il sorpasso sul 68-70.
Graham provava a imitare l’avversario ma sbagliava il frontale, rimbalzo teso, recupero del nostro panchinaro che in corsa costringeva il lungo a lasciare a Kaminsky il lato vicino a canestro per la comoda dunk.
Nel minuto finale i Jazz andavano sul più due ma erano raggiunti da un bel turnaround su una gamba in uno contro uno di Kaminsky e superati da Graham che passava in mezzo a Ingles e Hood prima di ricever l’intervento falloso lo faceva sbagliare un canestro già fatto.
Due liberi a :01.6 comunque assegnati e realizzati che chiudevano anche la terza frazione sul 74-72.

CHARLOTTE, NC – JANUARY 12: Frank Kaminsky #44 of the Charlotte Hornets shoots the ball against the Utah Jazz on January 12, 2018 at Spectrum Center in Charlotte, North Carolina. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and/or using this photograph, user is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License Agreement. Mandatory Copyright Notice: Copyright 2018 NBAE (Photo by Brock Williams-Smith/NBAE via Getty Images)

 
Lamb a 10:54 apriva le danze nell’ultimo quarto ma il walzer non era noiosamente viennese:
I Jazz reagivano trovando il pareggio dalla linea dei personali con Udoh (1/2) dopo un rimbalzo offensivo.
Gli Hornets ripartivano e su un’azione convulsa nella quale Marvin dall’angolo sinistro mancava due piazzati, ricavavano comunque il rimbalzo offensivo di Kaminsky bravo a depositare da due passi a 8:30.
Un brutto passaggio di Ingles era intuito da Williams che scattando in transizione dopo essersi impossessato della spicchiata era fermato all’altezza di centrocampo da un antisportivo di Jerebko.
Due liberi a segno per il +4 nonostante il successivo errore al tiro di Walker.
Hood per il -2 rischiava di mettere i prodromi far ripareggiare i suoi perché Walker con un cattivo passaggio innescava la transizione, ma uno schermo di Kaminsky e un veloce Carter-Williams che arrivava prima sulla palla cambiavano le sorti del match insieme a Williams che colpendo da tre punti da destra issava la squadra del North Carolina sul +5.
Una chiamata degli arbitri contro Frank che subiva uno sfondamento era sommersa dai fischi, Hood andava comunque in lunetta a segnare l’83-80 prima che in attacco si rinnovasse la sfida eterna lungo/piccolo:
Udoh contro Walker… ad avere la meglio era il secondo che dopo aver tambureggiato il palleggio si spostava per tirare sul letale pullup che non lasciava scampo al difensore. Finita?
Nemmeno per sogno… si soffriva ancora con Mitchell a completare l’opera aggancio; tre punti over Kemba per l’85 pari a 5:57 dal termine.
Su una rimessa laterale lo scatto e l’appoggio di Lamb in qualche maniera perché contrastato e l’elbow jumper di Batum creavano il nuovo vantaggio, decisivo nel rush finale.
Mitchell perdeva le forze oltre un paio di palloni e tirando un air-ball da tre punti faceva passare il tempo nell’era Howard che guadagnava ben sei liberi realizzandone solamente uno compreso lo 0/2 a 2:16 dal termine che faceva vibrare il ferro dopo le vibranti –ma ingiuste e inutili – proteste di Favors (abile a stoppare qualche minuto prima proprio un gancetto del nostro centro) che toccava nettamente Howard.
La benzina finiva per tutti i Jazz, ma in particolare a Mitchell che si faceva soffiare la palla da MKG, che correva come una gazzella inseguita da un leone ma si staccava come un razzo dopo il coast to coast per la schiacciata del 92-87.
Mitchell da tre andava lungo mentre dall’altra parte in avanzamento Batum con un no look serviva dietro le quinte Marvin che passava il ferro sulla linea di fondo depositando il +7.
Howard e Mitchell si scambiavano in lunetta l’1/2, poi passava solamente un secondo quando sulla rimessa Kemba riceveva trovandosi per terra sulla spinta del rookie.
1:09 due FT insaccati, gara chiusa sul 97-88, solamente ritoccata nel punteggio da ulteriori liberi del capitano a 1:01.
Utah alzava bandiera bianca, mentre gli Hornets guadagnavano una preziosa vittoria alla quale dovranno cercar di dar continuità solamente tra venti ore contro i Thunder.
 
Pagelle
 
Walker: 7
22 pt., 2 rimbalzi, 6 assist. Finisce con 5/14 al tiro ma è ispirato da fuori (4/6). Un +17 di plus minus. Primo tempo migliore, poi su una ricaduta in un’azione accusa qualche problema fisico che lo limita un po’ nel finale non impedendogli comunque di servire assist o infilare un pullup dei suoi contro Udoh. Kemba va a finire su Mitchell per pressarlo maggiormente come piccolo più rapido, dando il cambio a MKG con esiti alterni, ma alla fine la spunta.
 
Batum: 6,5
11 pt., 3 rimbalzi, 5 assist, 1 rubata. 5/11 al tiro. Si riprende un pochino nel finale dopo esser partito bene e aver messo nel mezzo una tripla che serviva a staccare all’intervallo i Jazz. Bell’assist per Marvin Williams per il 94-87, gioca una discreta gara sotto gli occhi di MJ.
 
Kidd-Gilchrist: 6,5
12 pt., 5 rimbalzi, 2 rubate. 3/7 al tiro ma un 6/6 importante dalla linea. Energia, transizioni e una steal nel finale importantissima sul top scorer avversario. Non funziona benissimo all’inizio quando prende Mitchell ma sicuramente contribuisce a stancarlo.
 
M. Williams: 7
15 pt., 7 rimbalzi, 1 assist, 3 rubate. 5/11 dal campo, 3/8 da fuori. Normali cifre sino a un certo punto del match ma alcune steal e triple sono di vitale importanza. Bene anche a rimbalzo, l’unica cosa inguardabile della serata è l’intervista a fine gara. Sembra abbia ingoiato il Beep Beep per quanto spara velocemente le parole con una voce stridula che sembra uscire dal demonio facendo visibilmente da contrasto al suo corpo.

CHARLOTTE, NC – JANUARY 12: Marvin Williams #2 of the Charlotte Hornets shoots the ball against Thabo Sefolosha #22 of the Utah Jazz on January 12, 2018 at Spectrum Center in Charlotte, North Carolina. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and or using this photograph, User is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License Agreement. Mandatory Copyright Notice: Copyright 2018 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

 
Howard: 6
8 pt., 13 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Prende tre stoppate, limita i turnover a 2 e chiude con un 4/10 dalla lunetta. Molti dei tiri sono nel finale. Per fortuna i suoi errori non pesano e gli Hornets vincono. Bene a rimbalzo difensivo, in attacco non tiene quasi un pallone catturandone solamente due. La sua presenza in difesa è comunque importante. Una mega stoppata su Hood con la sfera al vertice della troposfera prima della ricaduta.
 
Kaminsky: 7
16 pt., 3 rimbalzi, 1 assist. Si prende parecchi tiri. Non tutti saggiamente ma finisce con un 6/13 incluso un turnaround avvincente e vincente per il 72 pari. Bene dalla linea (3/3), bene nei movimenti dalle parti del pitturato. Importante continui a segnare per la squadra.
 
Lamb: 7
11 pt., 8 rimbalzi, 1 assist. Gioca solo 21 minuti ma fa 5/8 dal campo infilando un appoggio decisivo su un suo scatto che lancia gli Hornets nel finale. Preciso e presente a rimbalzo, rattoppa le lacune difensive degli Hornets in fase realizzativa quando i big non ci sono.
 
Carter-Williams: 6,5
2 pt., 3 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Serata da tuttofare in soli 13 minuti. Veloce recupero che cambia probabilmente un po’ le sorti al match.
 
O’Bryant: 5,5
0 pt. (0/2). Serata da soli 7 minuti per Jonny, il quale prende un paio di tiri, compresa una mattonata lunga da tre. Incolore anche se è paradossale, lo so…
 
Graham: 6
2 pt., 2 rimbalzi, 1 assist. 0/2 al tiro per il neo firmatario (almeno sull’estensione fino alla fine dell’anno) ma 2/2 quasi sulla sirena a fine secondo quarto ottenuto dalla linea dopo aver preso una bella iniziativa in dribbling dalla destra per passere Ingles e Hood. Poco altro, anche se, non sempre le ciambelle difensive gli riescono con il buco. Scelte rapide determinate dalle situazioni non gli permettono di sdoppiarsi.
 
Coach St. Silas: 6,5
Una buona partita con gli Hornets che nel finale ricavano energie nervose per andare a rubare palloni ai Jazz e difendere in maniera adeguata dopo aver sofferto Mitchell tutta la partita. Sono le ultime partite come Head Coach perché Clifford scalpita per il rientro dopo aver dichiarato di sentirsi una persona differente. Sta meglio, speriamo che anche gli Hornets tornino in simbiosi in piena salute.

InstaGraham

Mentre le voci (per ora francamente assurde nei termini di scambio ipotetici) su un possibile addio, anche imminente di Walker si sprecano, gli Charlotte Hornets hanno deciso di garantire pienamente il contratto – in scadenza il 29 giugno – dell’ala Treveon Graham.

Graham in una recente foto tratta dal suo profilo Instagram.

 
Il contratto del giovane giocatore nato il 28 ottobre 1993 è divenuto garantito ieri, mercoledì 10 gennaio, anche se per la rinuncia gli Hornets, sarebbero dovuti intervenire entro il 7 gennaio.
Treveon percepirà quindi 1,3 milioni in questa stagione.
Probabilmente ora sarà felice e soddisfatto come i suoi procuratori Ron Shade e Jeff Austin, quest’ultimo procuratore anche dei vari Stephen Curry, Ryan Anderson, Wesley Matthews, Giannis Antetokounmpo, David West, ecc.
Se gli Hornets volessero estendere ancora il contratto all’ex VCU dovrebbero versare 1,8 milioni.
 
Andato undrafted, nell’agosto 2015 i Jazz lo presero ma lo rilasciarono il 20 ottobre, così gli Hornets il 26 luglio 2016 lo misero sotto contratto.
Lo scorso anno in 7 minuti di media segnò 2,1 punti a partita mentre quest’anno, con 17,2 minuti di media a disposizione, ha fatto registrare ben 5,3 pt. a match.
 
198 cm, SG/SF, di mano destra, sta tirando con il 44,5% dal campo (49/110), il 44,7% da tre punti (21/47)… giocando 26 partite a oggi contro le 27 totali della stagione precedente.
Il career high è stato ottenuto in una sfida contro i Bucks (14 punti).
Con la crescita estiva, l’energetico Graham è divenuto in breve tempo da comparsa a panchinaro stabile in rotazione grazie alla sua applicazione difensiva e alla buona mano da fuori..
 
Dopo aver firmato il contratto garantito, Graham ha pubblicato una foto sul suo Instagram con la didascalia:
“Disciplina e costanza sono le doti che mi hanno portato qui, non me ne andrò via!”

La foto con l’enunciato didascalico su Instagram di Graham.

Il collegamento lla sua pagina:
 
Alla fine Graham ha colto il suo momento o instagraham meritatamente.

Game 39: Charlotte Hornets Vs Dallas Mavericks 111-115

 
Altra frenata che potrebbe risultare fatale per le speranze di riagguantare una stagione sfuggita di mano ben presto.
Gli Hornets gettano alle ortiche il buon lavoro svolto in trasferta cadendo in casa nell’ex fortino Spectrum Center, divenuto terra di conquista anche per i pur derelitti Mavericks che hanno giocato usando bene le loro armi trovando una serata super di Y. Ferrell che ha chiuso con 22 punti tirando solo da tre dal campo con il 70% (7/10).
Il solito “fenomeno” di turno che disgraziatamente capita agli Hornets che hanno sofferto però anche il più quotato Barnes nel finale (25 punti), mentre Nowitzki è andato per i suoi 19 pt. seguito da Dennis Smith Jr. con 15.
Non sono valsi a nulla i 41 punti di Walker – in 37 minuti – che non ha evitato l’ennesima sconfitta a una squadra che avrebbe bisogno di un refresh in quintetto.
35 i punti segnati dagli altri quattro componenti (14/26 contro i 16/28 di Kemba)…
Dwight ha messo un 5/5 dal campo ma è stato decisivo in negativo con un terrificante 5/18 dalla linea dei liberi.
Dopo una buona partenza, gli Hornets sono finiti sotto per andarsi a giocare il solito finale punto a punto che come nel 90% dei casi, ha visto prevalere il team opposto.
I 16 assist contro i 23 dei Mavericks e il 15/30 dalla linea per i nostri, hanno compromesso le possibilità di una vittoria comoda.
Come scriveva l’amico Matteo, c’è da guardarsi attorno e chissà se il GM Cho, inquadrato e presente allo Spectrum Center stasera non si sia fatto qualche idea…

Alcune Honeybees a inizio partita. Rimangono la parte migliore vedendo le prestazioni sul parquet di qualche giocatore…

Gli Hornets giocavano con il solito quintetto composto da Walker, Batum, MKG, Williams e Howard.

La formazione iniziale dei Mavs.

La partita
 
Gran partenza degli Hornets che alla prima occasione facevano centro con un’entrata decisa di MKG che appoggiava in fing and roll destro.
Hornets che raddoppiavano con un gancetto laterale destro di Howard, il quale andava a vuoto poco più tardi dalla linea dei personali (iniziando a mostrare il trend negativo della serata), ma anche Dallas non segnava continuando a rimanere fredda in attacco, succedeva così che un’altra entrata, questa volta di Walker, fosse utile per ottenere il 7-0 con l’addizionale dopo il time-out chiamato da Carlisle. Dallas sbagliava il quarto tiro su quattro mentre Walker in ritmo dal mid range sinistro s’inventava il jumper del 9-0 (4/4 dal campo per gli Hornets).
I Mavs però segnavano il primo canestro a 9:15 con un jumper frontale di D. Smith Il 9-2 svegliava i Mavericks che subivano ancora un canestro di Williams in appoggio grazie a un passaggio di quelli smarcanti di Howard (raddoppiato). Con tre bombe, l’ultima di Barnes dall’angolo sinistro, la squadra ospite si riportava incredibilmente in partita raggiungendo la parità a quota 11.
A tornare in vantaggio erano però i Calabroni con un ½ di Howard dalla linea a 6:48 (fallo di Barnes sull’appoggio tentato), punteggio ritoccato da MKG con un tocco in avvicinamento (14-11).
Un paio di canestri a testa prima che Howard con un colpo d’ala cancellasse le velleità di D. Smith in entrata, Kemba passava alla modalità attacco trovando il canestro anche nel traffico all’ora di punta.
Hornets che riprendevano il largo con un piazzato di MKG a destra (4:12) più seconda clamorosa stoppata di Howard (di sinistra in recupero) su Harris questa volta.
Dwight continuava il suo big moment andando a schiacciare al volo dopo un maldestro tentativo della difesa dei blu (3:45, 22-13), in più a centrocampo soffiando pala a Mejri andava a prodursi in una thunder dunk che ci issava sopra di 9 punti.
Le distanze rimanevano inalterate in una sorta d’elastico che vedeva un indiavolato Kemba andare a segno un paio di volte.
Il banker a 1:23 mandava il tabellone sul 26-17 facendo registrare l’undicesimo punto del capitano che tuttavia assisteva a una tripla di Ferrell prima d’esultare per un tiro di Lamb a fil di sirena dalla media dopo aver arrestato il crossover.
28-20 dopo i primi 12 minuti giocando bene.

Kemba in entrata va a segnare due dei suoi 41 pt. totali.

 
Iniziava male il secondo quarto con una possibile giocata di Harris da tre punti per fallo di O’Bryant dopo soli 11 secondi.
Il libero aggiuntivo era fallito ma il nostro numero 8 mancava anche la tripla tirando un air-ball, mentre dall’altra parte l’inossidabile tedesco dei Mavericks non sbagliava a 11:25 contrastando efficacemente il precedente strappo degli Hornets.
Kaminsky otteneva due punti in avvicinamento in jumper dopo aver fatto saltare Harris sulla partenza, ma il difensore si trasformava in splendido attaccante chiudendo in reverse layup dopo aver battuto facilmente Monk sulla partenza.
A 10:23 Graham dava un po’ di respiro buttando dentro tre punti dall’angolo destro per il 33-26.
Nowitzki in fade-away nel pitturato aveva vita facile su Monk che ben presto tornava a scaldar la panca mentre a 9:23 Kaminsky metteva la bomba del 36-30.
Il nuovo avvicinamento di Dallas era targato Barnes che a 7:03 trovava il deserto davanti alla top of the key.
Tripla “facile” per il 38-36.
Mejri con un ½ avvicinava la squadra di Carlisle che non si accontentava di passare per la prima volta in vantaggio a 6:11 con Barea ma allungava a 5:09 con la replica del piccolo per il 38-43.
Kemba rispondeva subito da tre punti ma una transizione facile Mejri/Barea dava la possibilità d’appoggio indisturbato alla secolare PG maverina.
Il time-out a 4:34 di Silas sul -5 (40-45) non serviva a molto, gli Hornets peggioravano le cose perché Howard tornando diverse volte in lunetta andava spesso a vuoto ricavando un totale di 3/12 quando la partita passava sul 47-57. Nell’ultimo minuto Batum segnava i suoi primi due punti (:34.1) grazie a un passaggio lungolinea di Walker.
Si finiva con una transizione sprecata che Dallas sfruttava per una contro-transizione da due punti ma Walker sulla a :01.9 riusciva a battere la luce rossa e la difesa dopo uno spin appoggiando al vetro il 52-59 che ci riportava almeno su un -7 più abbordabile da recuperare nei secondi 24 minuti.
Walker 21 pt., resto del quintetto 19 con uno 0-7 nei fast break…

Un Kemba Walker visto da me. L’alieno segnerà 41 punti ma la base dei Mavs reggerà nonostante le mitragliate del capitano.

 
Il secondo tempo iniziava bene con un passaggio schiacciato di Howard fuori per il catch n’shoot di Williams che caricava tripla e squadra ma a 11:03 Nowitzki con una bomba dalla parabola alta non faceva nemmeno toccare l’anello alla sfera riuscendo a passare direttamente al centro della retina.
Howard forzava ancora sotto ma la strategia di caricar di falli i Mavs (altro fallo del tedesco) si rivelava arma a doppio taglio.
Il nostro numero 12 riproponeva i suoi numeri con una barra diagonale in mezzo mentre Ferrell continuava a esser micidiale da fuori.
Tripla immediata per il 56-65 contrastata da un morbido tiro del capitano che ringraziava ferro e plexiglass vedendo accomodarsi la spicchiata nel cotone.
A 9:29 Kemba continuava a essere l’unico materiale sicuro per la produzione di punti, questa volta in transizione da tre punti battezzava la difesa blu che incassando il 61-65 si allarmava andando a segnare due pt. con Barnes e altrettanti son Smith, il quale saltava netto in crossover con hesitation MKG, via libera per il facile 61-69.
Howard a 8:25 entrava senza opposizione (il tedesco se ne guardava bene dal commettere un altro fallo) per schiacciare con una flash dunk bimane ma Ferrell continuava la sua clamorosa partita fuori dall’arco da tre punti realizzando la sesta tripla su sette per il 63-72.
Partita che sembrava sfuggire nuovamente ai Calabroni che tornavano a punger con Kemba in coast to coast e un paio di volte con MKG, prima gancetto nel viola che freddava Smith, poi appoggio in transizione di destro.
Il parziale di 6-0 diminuiva il gap a tre punti (69-72) ma ancora una volta si assisteva allo strappo dei Fuorilegge che prima segnavano con Barnes da due, poi un’altra surreale tripla, nemmeno in ritmo di Ferrell (6/7 da fuori) che diceva 69-77.
Howard a spallate s’infilava dalla destra in area per appoggiare due punti a 3:26.
Kleba con un flipper jumper faceva disperare la tifoseria di Charlotte che cercava disperatamente di rientrare; dentro Graham e Lamb a 2:59, nulla da fare per il tentativo da tre punti del primo, in più su una difesa onesta di Walker su J.J. Barea (probabilmente un leggero tocco sul tiro c’era) dava modo agli arbitri di consentire al veterano di battere un tecnico in più.
Sprecato il tecnico ma non i due liberi Dallas incassava nel finale (1:02) un canestro di Lamb che quasi scivolava, ma recuperava tenendo fisso il piede perno e roteando in uno contro uno trovava anche spazio per realizzare. Hornets che continuavano a rimontare con una steal di Kemba su Barea, Lamb attaccava Kleba che concedeva due FT realizzati dal nostro numero tre per il 77-81.
Chiudeva Harris con un 2/2 a gioco fermo per il 77-83.

Howard prova a fermare Barnes. Photo by Brock Williams-Smith/NBAE via Getty Images

 
Ultimo quarto che iniziava con il giro di triple firmate nell’ordine; Kaminsky, Nowitzki e Monk a 10:18 dopo un bel gioco di passaggi per liberarlo.
-3 grazie al wide open dell’83-86 da parte del rookie, -1 grazie a un appoggio senza parabola di MCW che Powell stoppava, ma in goaltending secondo la terna.
Arrivava poco più tardi anche un tecnico contro Dallas ma Lamb fallendolo lasciava invariate le distanze.
Jeremy però cercava subito personale rivincita realizzando da fuori a 9.09.
La sagitta attraversava la retina trovando l’aggancio a quota 88.
Powell con due FT metteva dentro l’88-90 ma il talentuoso Lamb, ancora lui, in appoggio dalla baseline sinistra usava il corpo per reggere la difesa fisica di Powell salendo oltre il raddoppio del piccolo Ferrell.
Giocata da due punti più fallo. Libero realizzato e Hornets in vantaggio dopo molto tempo, trascorreva poco però perché l’eterno Nowitzki sfruttasse due mismatch contro Monk e MCW andando a realizzare due dei suoi classici tiri. Cambiando lato ma non risultato ci pensava Monk a 6:33 a pareggiare a mezzo bombarda.
La partita proseguiva sulla via dell’equilibrio sino al 98 pari, poi entrava in sena Barnes che dalla 3 zone territory infilava il cesto e altri due punti venivano estratti dal mid range nonostante Walker nel mezzo avesse trovato il canestro slalomeggiando.
Dwight si mangiava un put back facile facile ma guadagnava due FT.
Ormai in panico, con la popolazione hornettiana presente a rumoreggiare, li mancava.
Dall’altra parte il giovane Smith costringeva al fallo in recupero MKG che non riusciva a tener bene n velocità.
Dal possibile -1 al -5 (100-105) a soli 2:32 dalla fine.
Un off-balance impossibile di Batum in uno contro uno dalla sinistra dava speranze ma su un possibile rimbalzo difensivo, Howard, con la palla tra le mani, se la lasciava portar via dal marocchino Mejri che probabilmente commetteva anche fallo ma mentre gli arbitri non se ne avvedevano sull’azione arrivava probabilmente la giocata della partita; tripla di Ferrell per il 102-108.
Kemba da due salutava Mejiri, poi ancora Barnes ne metteva due distruggendo Williams.
104-110, situazione disperata anche perché MKG a soli :44.9 dalla fine splittando dalla lunetta ci lasciava sul -5. Mejri usciva per falli, intanto gli Hornets a metà campo formavano barriera; Marvin saltando intercettava una palla allungata da MKG e portata avanti da Walker che chiudeva realizzando due punti.
Fallo subitaneo su Smith che splittando lasciava quattro punti di margine a Dallas sulla difesa.
A :31.7 si bloccava il cronometro.
Fallo di Kleba entrato a sostituir il numero 50 sulla drive di Walker. Giocata da tre punti e -1.
Dallas provava a risolver la situazione con la velocità di Smith, leggero tocco di Kemba e due FT a :15.7.
Questa volta anche con il 2/2 ci dava la possibilità di poter pareggiare.
Time-out e successivo tentativo di Walker da fuori che si spegneva sul ferro.
Howard recuperava il rimbalzo presentandosi in lunetta dopo aver subito fallo.
Primo a vuoto, istruzioni dalla panchina di tentar di metter il secondo, cosa che Howard eseguiva.
-2 ma con :10.2 sul cronometro.
Fallo necessario su Barnes un paio di secondi più tardi. L’ex Tar Heels chiudeva i conti non sbagliando.
111-115 era l’amaro finale.
 
Pagelle
 
Walker: 8
41 pt., 3 rimbalzi, 4 assist, 3 rubate, 1 stoppata. Perfetto ai liberi, 16/28 dal campo, 1 solo turnover. Lo penalizzano nello scambio falli difesa/attacco non giudicati due/tre volte con lo stesso metro con il quale gli fischiano giustamente contro in difesa. Gioca con facilità irridente segnando come vuole. Un’altra prova monumentale che non serve.
 
Batum: 4
4 pt., 7 rimbalzi, 1 assist. Guadagna il doppio di Kemba ma non fa nemmeno la metà, fa pietà. Di origine africana, assomiglia a una di quelle cavallette che infestano il Sahara ormai. Giudizio forse molto duro ma credo che a Charlotte siano stanchi di vedere prove del genere. Unico spunto nel finale con un bel canestro ma 2/9 dal campo in 31 minuti… Nuovo anno, vecchio Batum, ombra di quel che fu nel primo anno.
 
Kidd-Gilchrist: 5
11 pt., 4 rimbalzi, 2 assist. 5/9 dal campo, 2 turnover e un libero cruciale sbagliato nel finale. Difesa in affanno. Si fa battere un paio di volte dalla velocità di Smith, paradossalmente meglio in attacco che in difesa.
 
M. Williams: 4
5 pt., 6 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. Spende tre falli ma compie una difesa troppo pulita nel duello tra Tar Heels con Barnes. Un fallo di quelli giusti ci sarebbe stato per non consentire a Barnes di tirare ogni volta in maniera tranquilla. Gli sta addosso e gioca fisico, ma troppo pulito. Non riesce a fermarlo, anche se è il giocatore di Rick Carlisle a metterci molto del suo.
 
Howard: 4,5
15 pt., 12 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 4 stoppate. Da cubo di Rubik (un rompicapo) dargli un giudizio. Aggiungendo il 5/5 dal campo, un giocatore in doppia doppia sarebbe da 7 almeno, invece commette 3 turnover ma soprattutto segna solamente 5 dei 18 FT guadagnati. Fallisce il test psicoattitudinale. Sotto pressione s’incanta e tira liberi come se stesse partecipando a una caccia al piccione. Purtroppo dopo i progressi mostrati dalla lunetta incappa in una serata no. Male anche sulla difesa della palla nel finale quando si fa strappar palla, anche se sembrerebbe con un fallo. In difesa pianta 4 belle stoppate.
 
Lamb: 6,5
12 pt., 4 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. 4/8 in 22 minuti, il suo apporto in termini di punti lo da. Gioca un po’ con il freno a mano tirato negli ultimi suoi minuti sul parquet essendo giunto al quinto fallo.
 
Graham: 6
5 pt., 3 rimbalzi. Chiude con un 2/4 in 16 minuti il lottatore Graham. Partita sufficiente, dimostra buona mano se lo pescano in angolo.
 
Kaminsky: 6,5
10 pt., 1 rimbalzo. 4/10 dal campo in 18 minuti. Non mi è dispiaciuto con i suoi canestri, buona rotazione della palla sulle triple realizzate, pump fake iniziali per andare dentro….
 
O’Bryant: 5
0 pt., 1 rimbalzo. Prova in due minuti un tiraccio e commette anche un fallo. Esce subito…
 
Carter-Williams: 5,5
2 pt., 2 rimbalzi, 2 assist. 1/3 al tiro senza nemmeno far entrar la palla nel cesto. 4 falli spesi in 10 minuti e -4 di plus/minus.
 
Monk: 6
6 pt., 2 assist in 11 minuti. 2/4 dal campo con un paio di triple che servono in momenti importanti, la difesa però non è buona ma soprattutto fortunata nella sera.
 
Coach S. Silas: 6
Le facce che fa sono smorfie da telefilm comico americano. Effettivamente gli Hornets in alcuni frangenti fanno penare, altre volte sono dedicate agli arbitri impegnati in sit comedy. Non molto da dire sui falli chiamati contro Charlotte, però, saranno sfuggiti, su due/tre situazioni dubbie (come un tentativo da tre di Kemba con chiaro gesto di un arbitro a parlar di sfioramento dopo il tiro) non mi pare sia stato applicato lo stesso metro. La colpa però è nostra se abbiamo perso. La strategia su Howard si è rivelata inadatta sfortunatamente nonostante il dominio fisico. Senza l’apporto tecnico stasera gli Hornets son tornati al basket delle caverne.

Il Vangelo secondo “Matteo”.

Mentre il mercato sta per tornare nel vivo e si rincorrono le sirene di eventuali trade da sogno o da incubo (Walker, Lamb eventualmente), abbiamo avuto un po’ di giorni di stacco dal basket giocato per gli Hornets, tanto da preparare un pezzo per fare il punto (dopo una serie di quattro trasferte e tre vittorie in trasferta che hanno rivitalizzato i Calabroni, ancora imbattuti in questo 2018 – domani notte torneremo a giocar contro Dallas -) della situazione con l’amico Matteo.
Sperando che i nuovi Hornets ribaltino completamente il record del 2017, la classifica attuale langue, i guerrieri si sono (io spero “ si erano”) persi sulla pista del bisonte, per citare “Faber”…
Vorrei fare quindi far sentire anche “la voce” dell’amico Matteo (qualcosa che non sia il mio monostorytelling, insomma), persona genuina, diretta, sincera e divertente.
Parlando di basket la trovo persona competente, allena per diletto, suppongo (dirà lui), in tandem una squadra di ragazzi dalle sue parti.
Per me il basket, oltre all’Olimpo dei professionisti (in particolare della NBA) è fatto da una moltitudine di sfaccettature che a più miti livelli compongono il substrato passionale e incarnano il più puro spirito del gioco, anche nel playground o nello sterrato più sperso sul pianeta con un simil anello di fortuna vive l’essenza di uno sport che va dal rilassante tiro in solitudine all’ereditato spirito di antiche battaglie campali.
Laddove qualcuno potrebbe trovare nel professionismo un compromesso tra soldi e ardore sportivo (chi segue Charlotte avrà in mente giusto un paio di nomi nello scorso anno che ricalcano il modello descritto), nel basket senza percepir denaro questa tara scompare.
Terzo allenatore intervistato (se non erro) con il quale parleremo della situazione di Charlotte.
Il Vangelo secondo Matteo, insomma…
 
1D) Più che una domanda, la prima sarà necessariamente un discorso di presentazione.
Anni (circa, se posso, di solito non si chiedono alle donne), zona, hobby e quant’altro vorrà dirci per fasci conoscere meglio, ma soprattutto… come passa il tempo e perché il basket come compagno di viaggio?
 
1R) “Mi chiamo Matteo, ho 34 anni e sono di Modena.
Tralasciando il lavoro (che “occupa” gran parte del mio tempo giornaliero/settimanale), il – poco – tempo restante lo dedico alla pallacanestro, vera e propria passione che coltivo fin da quando ero bambino.”
 
 
2D) Come mai, parlando di basket NBA, la scelta di Charlotte?
Un tempo era anche una moda… negli anni ’90 personalmente ricordo bene tra P.zza Duomo e San Babila (parlo di Milano), nugoli di giovani coetanei con cappellini dall’inconfondibile color teal accompagnati da tese a volte viola, a volte nere.
Oggi per un ragazzo giovane interessato al basket è difficile accostarsi a una squadra, che, nonostante abbia il presidente più iconico del basket, fa veramente troppa fatica.
Oltre alla scelta, che potrebbe esser stata determinata da questioni anagrafiche, perché è rimasto legato a questi colori?
 
2R) “Perché Charlotte?
Un pomeriggio del 1993 (ricordo ancora distintamente quel giorno), accompagnai mio padre a fare compere.
Ammaliato dalla vetrina di un noto negozio di articoli sportivi di Modena, entrai per dare un’occhiata mentre fantasticavo su quando anch’io avrei sfondato un giorno nel basket professionistico (chi non l’ha fatto?), tra scarpe, canotte, fascette, ecc., all’improvviso il mio sguardo cadde in un angolino dove vi erano appesi dei cappellini…
Ve ne erano una moltitudine:
Lakers, Celtics, Bulls, NY, ecc. e poi uno strano, mai visto…
Azzurro con in mezzo un calabrone che palleggiava ghignando”…

Uno dei tanti modeli dei cappellini con il logo degli Hornets che invadevano la metà degli anni ’90.

E’ stato amore a prima vista.
Da quel giorno ho iniziato a seguire le vicissitudini degli Charlotte Hornets, cosa che faccio tuttora con ancora più foga.”
 
 
3D) Domanda fiume sul progetto…
Passiamo alle note dolenti rappresentate dalla passione comune, ovvero la Charlotte 2.0.
Siamo, dopo quattro anni dal progetto di Jordan, “ereditato” dall’ultima buona stagione dei Bobcats, arrivati forse a uno dei punti più neri della nostra storia attuale (togliendo le ultime quattro partite).
Trattando l’argomento ad ampio respiro, risalendo alla stagione 2014/15, nelle nostre fila militavano già; Walker, Kidd-Gilchrist e Marvin Williams, tra i titolari, oltre a Zeller che è uno dei giocatori più utilizzati da Clifford dalla panchina ed ex titolare (oggi infortunato).
Tre sono state scelte alte ai Draft degli Hornets e M. Williams è ancora tra noi per una sorta d’intoccabilità dovuta alla sua professionalità, tuttavia, dopo il crollo avvenuto tra gennaio e febbraio dello scorso anno che ci ha fatto scivolare fuori dai playoffs, quest’anno l’arrivo di Howard avrebbe dovuto garantirci almeno la partecipazione alla postseason senza troppo soffrire, invece navighiamo pericolosamente tra le acque bassissime del fondo classifica a Est.
Mentre scrivo, solo i Nets che arrivano da una disastrata stagione, i Bulls, i Magic e gli Hawks che in estate hanno smobilitato per ricostruir domani, occupano posizioni inferiori in classifica.
Abbiamo, è vero, giocato contro signore squadre come San Antonio, Minnesota, Golden State e squadre che stavano facendo bene nel momento nel quale sono state affrontate (vedi Orlando, Memphis e Detroit).
In alcune gare, dopo aver accumulato molti punti di vantaggio, siamo crollati (New York, Boston senza Hayward, Horford e Irving che ha giocato quasi due minuti solamente, L.A. Clippers).
Con Chicago poi sono arrivati due stop pesanti al fotofinish. Quali, secondo lei, fermandoci a squadra e allenatore, le cause di queste sconfitte e più in generale del momento no coinciso con i primi di gennaio dello scorso anno?
Per completare il quadro, girando su internet, nei giorni precedenti all’uscita di scena di Clifford (problemi di salute per il coach) ho letto tante critiche verso di lui.
Non ha avuto Batum per esser a pieno organico, poi è rientrato e ha perso Walker, infine Zeller…
Come giudica l’operato di GM e presidente?
E’ adeguato il roster messogli a disposizione?
Jordan è stata la persona meno vicina al suolo come giocatore, onusto di gloria, ma come presidente sfortunatamente al momento sta barcamenandosi.
Ha concesso in estate un’altra possibilità al GM Cho, il quale ha fallito per due anni su tre l’approdo ai playoffs e ora sembra la situazione sia oscurata ancora una volta, sebbene l’energia delle ultime sfide…
Abbiamo preso Howard come primo grande colpo del mercato ma, dopo di ciò, Cho si è fermato.
Ha rimediato all’errore del mega contratto di Miles Plumlee, ma poi siamo stati vittime del suo immobilismo.
“Trader Cho” sarebbe il suo soprannome, ma da un po’ non scambia più molto, almeno… pezzi pesanti.
Con tutta la simpatia per l’uomo, se non erro, il fratello lavorava di notte per sostenere la famiglia, mi sembra che Cho si sia mangiato grossa parte della sua attendibilità. Dopo l’avvio con Seattle/OKC e la parentesi a Portland, nemmeno conclusa l’annata, anche se ingenerosamente, si fissa a Charlotte nell’estate 2011.
Logico che Cho sia ormai confidente con Jordan ma l’entusiasmo che c’era per la nuova avventura di Charlotte svanirà presto se non arriveranno anche dei risultati a dirci che se non una dinastia.
Almeno esiste anche un progetto sportivo.
Quali sono secondo lei le colpe di uno e dell’altro?
 
3R) “Il discorso è parecchio ampio e mi sembra ingiusto e del tutto errato cercare un solo responsabile.
Diciamo che tra società e squadra le colpe sono da dividere fifty fifty.
Mi spiego meglio…
Il più grosso “j’accuse” che muovo alla società è l’immobilismo.
Negli ultimi anni Cho ha chiuso 3/4 trade, troppo poco dato che movimenti così “sporadici” possono essere concessi a squadre bisognose di ritocchi minimi o d’innesti precisi.
Nel nostro caso c’era (e c’è) bisogno di un refresh quasi totale tenendo ben focalizzato ciò che si vuole raggiungere. Restando con la stessa ossatura (mediocre) per più anni si rischia di arrivare a uno stallo (classica situazione limbo) che non porta a nulla se non a denotare una totale mancanza di progetto.
L’arrivo di Howard è stato tanta roba, ma il resto?
Perché con una free agency importante appena passata non si è provato a fare qualcosa di deciso puntando al “bersaglio” grosso come hanno fatto e stanno facendo squadre come Toronto, Milwaukee, Boston ecc.?
Sembra quasi che la società si accontenti di “partecipare” e questo non è giusto nei confronti dei tifosi che ogni anno dimostrano sempre più attaccamento e amore verso questa franchigia.
Poi la parte tecnica.
Allenatore mediocre che non riesce a dare un’identità e un gioco a un gruppo ormai arrivato alla fine di un ciclo che non merita certi stipendi (Batum su tutti) e forse non merita nemmeno di stare in NBA.
Se si somma il tutto il quadro che si materializza è la situazione attuale.”
 
4D) “Il secondo album è sempre il più difficile” è una strofa di una canzone di Caparezza che s’intitola “Il secondo secondo me” nel quale si parla di luoghi comuni e malcostume.
La riedizione di Charlotte di quest’anno sta ricalcando quella dello scorso anno.
Via un centro, dentro un altro, Monk avrebbe dovuto sopperire alla cessione di Belinelli e le due guardie dietro Kemba sono state cambiate con altrettante scommesse.
Pochi ritocchi su una macchina che non funzionava perfettamente.
Ora l’auto di Charlotte sta scivolando pericolosamente su una mota che potrebbe portarci fuori strada.
Quali potrebbero essere le misure da adottare?
Qui siamo vicini al Fantabasket ma alcune occasioni come quella di Bledsoe o altri potrebbero presentarsi rimanendo vigli.
Squadre i quali giocatori per vari motivi non fanno più parte del progetto e potrebbero essere funzionali a Charlotte ve ne sono secondo lei?
 
4R) “Purtroppo dopo tre anni di alti (pochi) e bassi (tanti), bisogna che la società si guardi in faccia e ammetta che questo progetto (se cosi si vuole chiamare) è stato un sonoro fallimento.
Tralasciando il primo anno con i PO raggiunti, la stagione passata e quella corrente sono decisamente negative.
La squadra ha subito un’involuzione paurosa in termini di gioco a parte pochi elementi (Walker, Lamb e Howard), tutti gli altri sarebbero da scambiare/tradare perché sopravvalutati, a fine carriera o inadeguati per questo livello. Questo avrebbe senso, ma bisogna avere la voglia di farlo (il coraggio aggiungerei io come intervistatore), cosa che a ora sembra mancare.”
 
5D) Ultima domanda.
Tutti hanno idoli.
Anch’io ne ho di sportivi, anche se personalmente, per fortuna, non ho il culto della personalità.
Il mio baskettaro preferito era ed è (anche se non gioca più) Dell Curry, colui che è tornato alla ribalta in questi anni sotto la voce “papà di Steph”.
Comunque sia, quali sono i suoi tre giocatori preferiti degli Hornets All-Time e perché?
 
5R) “3^ posizione: “Zo” Alonzo Mourning (1992-1995)

Mourning (a terra) ha appena scagliato il FT jumper che a pochi decimi dalla fine porterà al trionfo (3-1) sui Celtics nella prima serie playoffs (1993) disputata dai Calabroni. Verrà sommerso da Curry (30), Gill, dal resto dei compagni e se non ricordo male anche da tutto il restante…

Un fenomeno.
Centro che univa tecnica con pura potenza.
Sotto le plance era letale.
Il trio con Larry e Muggsy ha permesso di centrare i PO in poco tempo e per la prima volta nella storia.
L’abbiamo visto giocare troppo poco tempo al Charlotte Coliseum da amico.
Poco dopo divenne un avversario…

 
2^ posizione: Glen Rice (1995-1998)

Coach Cowens lo convinse a buttarsi dentro. Già tiratore dalla tecnica eccezionale, divenne un’arma letale… Fu lui ad arrivare per Mourning proveniente da Miami nel novembre 1995.

Ho ancora la sua canotta n° 41 in casa.
Giocatore pazzesco.
Leader clamoroso e go to guy incredibile.
Il suo tiro era qualcosa di letale.
Primo e unico Hornet a vincere il premio di MVP di un All-Star Game.

 
1^ posizione: Baron Davis(1999-2005)

Attraverseà le due epoche degli Hornets passando da Charlotte a New Orleans mantenendo il suzumebachi no kami (lo spirito del calabrone). Genio polifunzionale, le molle ai piedi, la dinamite nelle braccia. Il barone teal & purple, dopo il primo anno difficile, iniziò fisicamente a volare…

Signore e Signori, il Barone…
Una PG in un corpo di un animale.
Con la palla faceva quello che voleva.
Le serie di PO contro Orlando e Milwaukee sono ancora nitide nella mia testa.
Onnipotenza in 191 cm di uomo.
Ho pianto quando lo hanno ceduto”…

Game 38: Charlotte Hornets @ Los Angeles Lakers 108-94

 
Non è mai troppo tardi è un film di Jack Nicholson e Morgan Freeman uscito nel 2007.
La vicenda narra di un uomo multimilionario e un povero meccanico afroamericano che s’incontrano in ospedale.
L’unico comun denominatore dei due è essere ammalati terminali di tumore.
I due non si rassegnano però all’idea e compilano una lista di cose da compiere che non hanno mai fatto per pigrizia, mancanza di tempo o denaro nel caso di Carter (il meccanico).
I due fuggono dall’ospedale andando incontro ad avventure che faranno riscoprire ai due, ormai usciti dalla routine “tunnel mangiavita”, loro stessi, attraversando la felicità.
Utopia o meno, l’uomo oggi ha deviato pesantemente sulla dottrina utilitaristica e tende a credere che certe cose siano inutili, ma taluni dettagli possono fare la differenza.
Dettagli come riscoprire il piacere di giocare insieme a basket potrebbero rilanciare gli Hornets, team che sicuramente a oggi ha raccolto meno delle proprie possibilità.
La stagione è lunga, ma il “Non è mai troppo tardi” va preso comunque in tempo, anche perché al momento tankare non è un’opzione valida con almeno tre sfide consecutive, non semplicissime ma alla portata.
La sfida era vinta anche dagli Hornets (terza vittoria in quattro trasferte sulla costa Ovest), che, in mancanza di un record positivo si tiravano su le maniche e vincevano nettamente la battaglia a rimbalzo 56-46, di misura quella degli assist 26-24, inoltre il 36,4% da tre contro gli ostinati Lakers che da fuori facevano registrare solamente il 25% (9/36), statistiche che, come i 14 turnover, contro i 16 Lakers, segnavano inevitabilmente la partita a favore degli Hornets.
LAL mostrava un buon Ingram (giocatore offensivo talentuoso) da 22 pt., un battagliero Randle da 15, mentre la coppia Lopez/Ball ne realizzava 11 a testa, anche se il secondo rientrando da sei partite d’inattività giocava “solamente” 27 minuti, tra i più alti minutaggi comunque dai Lakers che erano traditi dalla panchina.

Alex Rodriguez, ma soprattutto Jennifer Lopez in prima fila a Los Angeles per veder la partita.

Howard tirava giù la palla a due ma commetteva un paio di turnover.
I Lakers sbagliavano un paio di volte ma Randle, catturando il rimbalzo offensivo appoggiava al vetro con parabola alta per lo 0-2 a 10:45.
MKG si scatenava per gli Hornets in un inizio in cui le squadre Ingranavano; su L. Ball in area trovava due punti personali, poi una sua steal chiusa su un passaggio di ritorno trovando il tempo per mandare a vuoto i difensori in rientro ci portava in vantaggio prima del pareggio d’Ingram, infine, ancora lui si faceva raddoppiare, scarico fuori per la bomba di Marvin Williams che infilava il 7-4.
A stretto giro di posta arrivava il pareggio con la bomba firmata B. Lopez ma Caldwell-Pope in mismatch difensivo contro Howard, non aveva un’idea brillante nell’abbracciarlo; giocata da tre punti e Hornets nuovamente sul +3.
Le squadre tuttavia segnavano con regolarità e la gara rimaneva punto a punto.
Randle accorciava, Marvin Williams scagliava un’altra bomba stratosferica e MKG in corsa riceveva un passaggio che lo portava a un cutting layup (15-9) sul quale i Lakers chiamavano un time-out.
I Lacustri iniziavano a rientrare nonostante Marvin Williams completasse la trilogia delle triple a 6:21 (18-11) con un siluro compensativo di Lopez dal corner destro e una schiacciata in transizione di Ingram che realizzava dopo un clamoroso errore in appoggio in solitaria sulla precedente azione.
A 5:10 un fast pullup di Kemba ci restituiva 4 punti di margine (20-16), così come il teso filtrante di Kemba per la schiacciata di Howard (22-18).
Dopo un ½ di Howard (fallo di Nance Jr.) un jumper di Clarkson riduceva le distanze al minimo (23-22) ma Hart incrociando in corsa su Lamb in sospensione al tiro lo travolgeva.
Giocata con canestro e tiro libero supplementare che restituiva agli Hornets il +4 prima di un travel di Kuzma.
Da una rimessa dal fondo metà campo Lakers, Lamb usciva dal pitturato per smarcarsi in post alto per un catch’n shoot vincente.
I Lakers nel finale sbagliavano almeno tre volte sulla stessa azione ma Ingram infine sorprendeva la difesa degli Hornets sul finale per fissare il 28-24 dei primi 12 minuti.

Charlotte Hornets forward Michael Kidd-Gilchrist, right, shoots as Los Angeles Lakers center Brook Lopez, left, and guard Lonzo Ball defend during the first half of an NBA basketball game, Friday, Jan. 5, 2018, in Los Angeles.

 
Il secondo quarto iniziava mostrando ciò che sarebbe stata una caratteristica dei Calabroni nel tempo:
La tripla da fuori.
Con qualche problema a bloccare gli schermi da parte dei Lakers che incassavano comunque la prima a 11:42 da Lamb ma su una transizione (diagonale sinistra).
Una collaborazione MCW/Graham in difesa serviva agli Hornets per riconquistare la sfera che proprio MCW cacciava nella retina con una frecciata da tre punti la quale iniziava a far sanguinare i losangelini sul -10 (34-24).
Uno spin seguito da un gancio di Kuzma sulla retta del pitturato destro era buon canestro ma Frank rilasciava la sfera a una mano dal mid range dopo aver lavorato su Clarkson in evidente mismatch.
MCW rimaneva molto attivo: steal e apertura per Kaminsky, il quale passava dai liberi (2/2) per un fallo di Kuzma.
Ball reagiva da tre punti (8:04) battendo un Graham dai riflessi un po’ rallentati, poi toccava a Hart avere il suo momento di gloria su un passaggio dal fondo lungo di Kemba sul quale inserendosi davanti a Lamb compiva una steal.
Jeremy commetteva un clear path.
Hart però splittava e sul possesso di palla seguente il lancio sotto per l’alley-oop possibile si trasformava in palla persa così Lamb in floating segnava il 40-30.
Un’altra palla persa dei Lakers, o meglio, questa volta rubata da Kemba e la transizione con il pullup (6:58) di Graham consigliavano a LAL un altro time-out.
Hart da tre apriva il coperchio ma l’errore, sempre dalla distanza di Caldwell-Pop lo richiudeva perché a 5:52 Lamb partiva da lontano battendo agilmente il proprio marcatore per decollare sulla pista gialla e atterrare dopo una schiacciata paurosa.
Ingram abbandonava la pista e Lamb con il 44-33 si esaltava, infatti, dopo una tripla di Kaminsky a 5:14, toccava a Jeremy (4:31) imitare il compagno dalla lunga. Ancora dalla diagonale sinistra un altro canestro per il numero tre che illuminava il tabellone con altri numeri (50-35).
Batum continuava a sparar male ma Williams mandava a vuoto Lopez in attacco segnando anche a 2:54 in turnaround.
Caldwell-Pope bloccava Batum in generoso rientro sul passaggio football di Kemba, il francese però aveva troppo vantaggio e arrivava il goaltending.
Walker nel finale era semplicemente sublime; entrata sulla quale era ghigliottinato da un passaggio a livello, tiro in acrobazia, tris di arbitri abbagliati dal sole al tramonto su LAL, ma comunque canestro valido.
Poi, dopo la tripla di Clarkson rimanevano ancora dei secondi da giocare per Charlotte; Walker li usava per un crossover in avvicinamento sulla destra; media distanza, arcobaleno perfetto che battendo la luce rossa faceva arrabbiare i difensori gialloviola oltre che a bloccare il punteggio per una decina di minuti sul 63-48.

Charlotte Hornets guard Treveon Graham, left, and Los Angeles Lakers guard Josh Hart reach for a rebound during the first half of an NBA basketball game Friday, Jan. 5, 2018, in Los Angeles. (AP Photo/Mark J. Terrill)(Photo: The Associated Press)

 
Con 15 pt. di vantaggio reggere l’urto era l’imperativo ma Ball scagliava la sfera dentro dopo soli sedici secondi ed il canestro era da tre punti…
Marvin Williams a 11:28 rispondeva con la quarta tripla personale su cinque tentativi…
Randle spingeva via vigorosamente Howard sotto.
Altra situazione più che sospetta sulla quale Silas si lamentava ma i due pt. in schiacciata rimanevamo così come quelli di Howard che in correzione sopra canestro sull’errore del capitano usava l’artiglieria leggera.
A 10:42 arrivava un’altra tripla di Lonzo Ball e Ingram con un lungo due portava a casa il -10 per i suoi (68-58).
Marvin dalla sinistra in corsa affondava un teardrop che sorvolava B. Lopez il quale si vendicava con una tripla ma gli Hornets reggevano a rimbalzo offensivo e su un’apertura di Batum da una seconda possibilità nasceva la tripla di Walker.
Un delitto annullare a 7:55 un’altra frecciata di Kemba che, spinto da Ball, rilasciava la sfera in caduta.
Assurdo canestro annullato, secondo me ingiustamente per la tempistica sul fallo.
Poco male se non per eventuali highlight; Howard correggeva ancora su un altro errore mentre Randle sotto il nostro canestro trovava un’altra occasione per farsi valere mettendo a segno una giocata da tre punti.
MKG aumentava il divario segnando dalla linea di fondo destra in turnaround in stretto uno contro uno, poi con un arresto e tiro frontale riportava al +15 (83-68) gli imenotteri. Ingram salutava Batum ma anche Howard andando oltre il ferro percorrendo la baseline trovava il reverse layup con la protezione dell’anello.
Ring che respingeva però un buon tentativo di Marvin da tre, sulla sfera però convergeva MKG che era abbattuto immediatamente dopo aver catturato un altro rimbalzo offensivo per CHA.
Niente FT ma azione a triangolo che portava Howard in lunetta per un ½ (86-70).
Andava decisamente meglio agli Hornets a 3:34 che grazie a un buon lavoro di squadra costruivano la tripla aperta per Frank sul collasso della difesa gialloviola impegnata a seguire la sfera ai quattro punti cardinali.
La sagitta si conficcava per il massimo vantaggio (+19) e anche se nel finale si assisteva a un bell’alley-oop di Nance Jr. (assist Ingram), Howard, stoppando Kuzma, lasciava il punteggio sul 93-76 prima d’iniziare gli ultimi dodici minuti di garbage.

Lakers forward Corey Brewer tries to block a shot by Hornets forward Trevon Graham during the second half. (Robert Gauthier / Los Angeles Times)

 
Nell’ultimo quarto MCW segnava in partenza 4 pt. (nel mezzo altro alley-oop per Nance Jr.) prima che a 9:22 Lamb caricasse velocemente il fucile per lo sparo da tre punti che mandava in alta quota gli Hornets (101-78).
MCW recuperava un pallone in difesa; transizione due contro uno, alzata classica di Graham sopra il difensore in mezzo al pitturato e schiacciata “da seduto” di Lamb (8:59) da immortalare in fotografia.
A quota 103 però gli Hornets si bloccavano in attacco con la panchina in campo.
Passeranno ben cinque minuti e quattro secondi e rientrerà il backcourt titolare prima che si arresti il letargo degli Hornets, bravi comunque a non subire troppo (0-7 con i Lakers arrivati solamente a 85) rallentando il match.
Opera di MKG ai liberi la ripresa dello score degli Hornets. Quattro FT in due occasioni e tre canestri per il 106-85.
Panchina profonda in campo, Jennifer Lopez a bordo campo era una visione nettamente migliore rispetto a quella di Brook, ma anche lei salutava a poco più di un minuto dalla fine non vedendo gli ultimi canestri che trasportavano il match sul 108-94 finale.
 
Pagelle
 
Walker: 7,5
19 pt., 2 rimbalzi, 7 assist, 4 rubate. Finisce con un 8/17 al tiro in 29 minuti. 3/8 da fuori, canestri difficili e importanti in momenti chiave per respinger gli assalti avversari. Il vero Kemba che mette anche la ciliegina sulla torta con un buzzer beater.
 
Batum: 5,5
4 pt., 3 rimbalzi, 7 assist. 2/9 dal campo e 2 palle perse. Ironia della sorte è colui che detiene il miglior plus/minus (insieme a Kaminsky) con un +15. Un certo equilibrio lo da. Riesce a servire buoni assist ma dal campo mi fa ripetere la famosa frase di Ciccio Graziani in “Campioni”: “Mannaggia a te e a chi te fa giocà!”
 
Kidd-Gilchrist: 7
13 pt., 8 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. In 21 minuti fa molto. 5/9 dal campo, alcune buone difese ma soprattutto con un minutaggio limitato sembra il vecchio MKG, prima maniera con l’aggiunta di più punti, i quali ormai se li procura in diverse maniere.
 
M. Williams: 7,5
16 pt., 5 rimbalzi, 2 assist. Difende bene in una circostanza su Lopez ma è in attacco che compie il suo capolavoro. 4/6 da tre esteso a un 6/9 dal campo. Solido contribuisce a non far rientrare gli avversari oltre che a spinger gli Hornets lontani.
 
Howard: 7
15 pt., 10 rimbalzi, 1 assist, 2 stoppate. In qualche caso Randle ha la meglio su di lui, ma spesso restituisce la pariglia. Finisce con 6/11 dal campo e dopo aver perso i primi due palloni giocabili, non commette più un turnover. La squadriglia di Charlotte intorno a lui lo serve e aiuta, così lui va in doppia doppia. Supera nei rimbalzi in carriera un mostro sacro come Barkley.
 
Lamb: 7,5
17 pt., 5 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Ben 7/13 dal campo. Micidiale arciere, si spegne un po’ nel finale, probabilmente stanco. Lo si vede anche sorridere e ridere in panchina finalmente. Buonissima prova per l’arma letale della panchina.
 
Kaminsky: 6,5
12 pt., 5 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Il 4/14 dal campo non è esattamente il massimo, ma in una serata del genere gli si perdona anche il tecnico preso dopo il gesto di stizza fatto da terra. Riesce a mettere i suoi punti, magari alla prossima con una percentuale maggiore… Mi piace quando ha spazio e l’avversario dovendo recuperare su di lui, viene battuto dalla sua finta in partenza.
 
Carter-Williams: 7
7 pt., 2 rimbalzi, 3 assist, 3 rubate, 1 stoppata in 15 minuti. Attivo come il solito o forse di più, fa tutto meglio rispetto il suo standard d’annata. Non ci voleva molto ma qui è tre gradini sopra. Energia, punti, difesa.
 
O’Bryant: 5,5
2 pt., 7 rimbalzi. 17 minuti, 1/8 dal campo. Difesa alternata, bene a protezione a rimbalzo.
 
Graham: 6
3 pt., 5 rimbalzi, 2 assist. Un buon pullup in transizione e pochissimo altro in attacco dove a livello di FG chiude con un 1/3. Rimedia a rimbalzo a un paio di difese non eccezionali.
 
Monk: s.v.
0 pt.. Due minuti di garbage, un paio di tiri a vuoto.
 
Bacon: s.v.
0 pt., 2 rimbalzi. Due minuti anche per lui. 0/1 al tiro.
 
Stone: s.v.
0 pt., 2 rimbalzi. Nulla da segnalare.
 
Coach S. Silas: 7
Squadra che sembra essersi rimessa in sesto. Se le avversarie non sono big ce la possiamo giocare. Anche il tiro è tornato a funzionare. Se salgono e si mantengono queste percentuali, abbiamo possibilità di ottenere altre numerose vittorie in gennaio.
Versione 1:

Versione 2:

Game 37: Charlotte Hornets @ Sacramento Kings 131-111

 

 

La stagione degli Hornets è più controversa di un personaggio come Margaret Thatcher primo ministro nella Gran Bretagna dal maggio 1979 a quasi fine novembre 1990.
Quando ci s’interfaccia con personaggi storici ognuno di noi, a seconda della propria visione filosofica del mondo (a patto d’averne una), inevitabilmente formula un giudizio, positivo o negativo su tale personaggio.
Francamente per me, la Thatcher, pur facendo anche buone cose, rimane una pecora nera nell’universo femminile, del quale ho gran considerazione.
Pur essendo una statista di livello (aveva già capito tutto su questa Europa della moneta e non dei popoli), in patria la Lady di ferro (così la definirono i sovietici) si mosse con le stesse armi con le quali si muovono oggi i grandi gruppi finanziari.
Il suo neoliberismo fatto di privatizzazioni, deregolamentazioni del mercato, cambio di regole su diritti inalienabili dei lavoratori non può che produrre un giudizio altamente negativo.
A oggi gli Hornets sembrano in qualche strana maniera ricalcare questo percorso.
Qualche “coup de théâtre” rappresentato da alcune vittorie fuori casa sulle quali non avrei mai scommesso, ma anche cadute clamorose in circostanze favorevoli, l’ultima solo un paio di giorni fa prima di salutare l’anno vecchio.
E probabilmente servirà più della “Mano de Dios” (fu chiamato così il suo goal di mano all’Inghilterra durante i mondiali di Messico ’86 che vendicò la sconfitta subita dagli argentini per la guerra persa quattro anni prima contro l’U.K., guerra che aveva comunque scatenato il capo della giunta militare argentina Leopoldo Galtieri) di Diego Armando Maradona per vendicare una stagione che langue sul fondo classifica in attesa di tempi migliori ma la voglia stasera sembra esserci per ribaltare la situazione…
La grande serata al tiro degli Hornets era l’elemento principale a far la differenza tra le due squadre.
Un 57,3% dal campo (46,9% da tre) che riusciva a battere il pur alto 51,7% dei Kings.
I liberi sono stati 14/18 per ambo le squadre ma i turnover di Charlotte sono stati limitati ad appena tre, mentre i Kings ne hanno commessi ben 15…
Vittoria anche negli assist (25-22) mentre a rimbalzo, pur essendo stati stranamente (Hornets secondi in classifica generale NBA in questa statistica) surclassati (30-47), la squadra ha tenuto su diverse second chance, sebbene dalle parti dell’anello difensivamente avrebbe dovuto far meglio.
Tra i Kings, 24 punti di Randolph e 17 a testa per la coppia Fox, Labissiere.
Arbitri e starting five di serata.
 
Duello Howard/Labissiere sula palla a due vinto dal primo che tentava d’andare a canestro in gancio, ma il primo tentativo era un esperimento cortissimo tuttavia Kemba in difesa deviava un pallone a Fox, Marvin s’impadroniva della spicchiata conducendola in transizione dentro la retina in appoggio.
Temple tuttavia faceva salire i Kings sul 2-3 a mezzo tripla a 11:07, ma gli Hornets erano aggressivi sui due lati; MKG in attacco in gancio si procurava l’azione del 3-4, la seconda persa di Fox (sbattendo su Kemba) lasciava agli Hornets la possibilità di attacco che Walker sfruttava conducendo se stesso e palla sul fondo per un passaggio breve e veloce per Howard che arrivava con i tempi giusti per la schiacciata.
La difesa aggressiva di Charlotte costringeva i Kings a un tiro ai 24 non realizzato, purtroppo arrivava il tap-in di Labissiere a vanificare il buon lavoro fatto. Nessun problema se Kemba segnava 5 pt. di fila; a 9:48 Kemba da tre otteneva da un rim/glass altri tre punti per il 9-5 e con una drive con schermo involontario di Labissiere concludeva in appoggio di destra senza avversari intorno…
Randolph iniziava il suo buon primo tempo segnando a 9:08 un lungo due, Howard segnava con un’inclinazione da montagne russe in salita, un gancio in entrata.
Le squadre continuavano a segnare senza che le rispettive difese riuscissero a fermare gli attacchi; era ancora la volta di Randolph in jumper seguito da una dunk di Labissiere in correzione su mancato tagliafuori di Howard, Howard si faceva perdonare segnando il dodicesimo punto degli Hornets nel pitturato ma Fox arrivava facilmente al ferro per depositare il 15-13.
A 6:44 un pullup di Batum dalla linea di fondo destra trovava il fondo del secchiello e il fallo.
Il FT non era concretizzato ma gli Hornets salivano sul 17-13, punteggio ritoccato di due per i Re dal solito Randolph.
Marvin da tre saltava un turno e Labissiere pareggiava con un gancio in turnaround abbastanza wild, oltretutto aiutato dal ferro.
Gli Hornets ritrovavano immediatamente il vantaggio con una tripla di Batum che guadagnava anche due FT sull’azione successiva, quando una manata di Temple sulla mano del francese bloccava il tiro.
Questa volta il transalpino era preciso a gioco fermo, mentre Lamb dalla diagonale destra segnava da tre punti (4:14) il 25-19.
Fox in penetrazione metteva dentro due punti e un open di Randolph (Howard a raddoppiare sul portatore di palla in penetrazione) a 3:29 riducevano il vantaggio a 4 pt. Howard tuttavia a 3:12 con un arresto e tiro da sotto otteneva altri due punti, dall’altra parte i Kings si affidavano al trentaseienne Randolph che spediva dentro un jumper con un piede sulla linea da tre.
Howard schiacciava con forza eccessiva sul ferro e così anche Cauley-Stein ma il suo errore era dovuto a un fallo di Lamb ben speso giacché il numero 00 non schiodava il punteggio per i suoi ottenendo un altro zero.
In una partita dal ritmo vertiginoso anche Carter-Williams in entrata trovava il suo momento di gloria offensivo appoggiando la sfera in maniera plastica.
Rispondeva Cauley-Stein in schiacciata facendo registrare il 63% al tiro per ambo i team. I Kings rovinavano la schiacciata a Howard commettendo fallo su di lui a 1:15.
½ dell’ex Hawks che serviva a portare la gara sul 30-25, punteggio incrementato da Lamb quando su un passaggio orizzontale di Bogdanovic rubava la sfera e schiacciando a due mani in contropiede faceva segnare la parola fine al punteggio dei primi 12 minuti perché MCW si produceva in un’incredibile stoppata su Koufos.

Charlotte Hornets guard Michael Carter-Williams, center, drives between Sacramento Kings’ Buddy Hield, left, and Willie Cauley-Stein, during the first quarter of an NBA basketball game Tuesday, Jan. 2, 2018, in Sacramento, Calif. (AP Photo/Rich Pedroncelli)
Photo: The Associated Press.

 
Il secondo quarto inizialmente era il regno di Cauley-Stein che approfittava di un Howard andato a riposarsi in panchina.
Subito due punti per lui contrastati però da una tripla di Graham a 11:12.
A 10:28 alley-oop di Cauley-Stein contrastato da una separation fisica sulla baseline sinistra di O’Bryant che lasciava patire dopo la spanzata un tiro preciso per il 37-29 (10:09).
I Kings rimontavano approfittando della second unit in calo; Bogdanovic in jumper otteneva il 37-36 riportando i locali sul -1.
MCW da play assumeva le sue responsabilità andando in entrata a guadagnar un fallo.
Abbattuto fisicamente ma non nel morale segnava due liberi a 8:20 ma Cauley-Stein subendo un fallo da Kaminsky ne metteva altrettanti per rimaner agganciato al match.
Imprevedibilmente gli Hornets segnavano da tre (7:53 dalla diagonale sx) con O’Bryant e trentun secondi più tardi su assist di Kemba un catch n’ shoot da tre punti di Frank mandava sul 45-38 la gara.
Cauley-Stein appoggiava di destra in entrata ma gli Hornets tornando a metter pressione in difesa conquistavano un pallone con Graham che in fast break si produceva in un artistico appoggio in caduta da transizione per il 47-40.
A 5:24 Charlotte era ancora letale da tre punti; Lamb senza pressione ci portava sul +10 fino alla tripla dell’ex Pelicans Hield che era seguita tuttavia da un’altra bomba, questa volta firmata da Batum dal corner sinistro per il 53-43 (4:54). Howard deviava in palleggio la sfera a Cauley-Stein, palla riottenuta da Charlotte che chiudeva con lo stesso Howard in dunk.
Kings in difficoltà e palla rubata da Kemba in difesa per la sesta steal degli Hornets in serata, arrivava però il fallo immediato per evitare atri punti da turnover/fastbreak (già 16 incassati dai Kings).
Howard a 4:00 al vetro in semigancio spediva il tabellone sul 57-43 e cinque secondi più tardi coach Dave Joerger per i suoi chiamava time-out.
Niente da fare per il Kings nemmeno dopo la sfuriata del coach, decima palla persa, questa volta da Hill ma a 3:21 la seconda tripla di Hield serviva per attenuare il vantaggio Charlotte che nel finale vedeva tornare in cattedra Kemba (2:45) con una giocata da tre punti sulla quale non era furbo Fox.
A 2:14 altra bombarda da tre di Charlotte da second chance targata Marvin per il 66-48.
Marvin nel finale con un ½, Kemba in entrata con appoggio a tabella contro due avversari e Batum a :01.2 alzavano l’altissimo punteggio degli Hornets dei primi 24 minuti fino ad arrivare a chiudere su un vantaggio comodo come una soffice nuvola di 20 pt. (72-52).

The Charlotte Hornets’ Dwight Howard (12) works against the Sacramento Kings’ Zach Randolph (50) in the first half on Tuesday, Jan. 2, 2018 at the Golden 1 Center in Sacramento, Calif. (Hector Amezcua/Sacramento Bee/TNS via Getty Images)

La missione per i secondi 24 minuti finali era resistere al rientro degli avversari che sicuramente, come i Clippers, avrebbero forzato in avvio per recuperare il largo svantaggio. Randolph faceva subito capire che sarebbe stato faticoso resistere andando sotto a sbagliare contro due difensori ma trovando con il suo corpaccione, lo spazio per ridefinire il tocco sulla sfera rimbalzante Howard in uscita su Randolph commetteva fallo (2 liberi a segno) e Fox dal corner sinistro facevano infervorare i tifosi locali.
Ovazione a 9:32 quando per un abbraccio al collo di Randolph su Howard i due liberi del nostro centro non trovavano la retina, Temple in pull-up riduceva lo scarto a 11 pt. (74-63).
Batum, l’unico ad aver già segnato nel secondo tempo, arrestava ancora la corda dei Kings con un jumper dalla diagonale destra, si continuava così, con le due squadre che rispondendosi trovavano il canestro da due punti, il vantaggio oscillava così dai 13 agli 11 punti fino a quando, dopo due FT di Kemba a 5:11 per l’84-71, i Kings si bloccavano, mentre MKG in due azioni consecutive segnava quattro punti (pullup oltre Bogdanovic e appoggio al ferro in corda da sinistra grazie all’assist di Walker).
A 4:22 gli Hornets tornavano così sul +17 (88-71) e anche se Randolph guadagnava due punti da Howard (goaltending), a 3:09 Batum continuava la sua buona serata con un turnaround fadeaway dal post alto destro che batteva il difensore per accarezzare il cotone (90-73).
A 2:43 iconica giocata partita; assist di Kemba, Howard sta per devastare il canestro in alley-oop ma Randolph interviene sul braccio sinistro di Howard facendo perdere il contatto mano/palla al centro, la sfera sorvolava il cielo dell’anello e ricadeva a piombo nella retina.
Giocata completata con il libero per il 93-73…
Provava a rispondere Sacramento che tornava sul -17, ma sulla sirena Frank sullo spigolo dell’area danzava in cerchio prima di sganciarsi da Koufos in ripiegamento; fade-away che faceva toccare quota 100 (contro gli 81 dei Kings) già a fine terzo quarto.

Walker,Howard e Batum si scambiano il cinque dopo un time-out nel secondo tempo.
Saprà Batum ricongiungersi ai livelli delle due superstar degli Hornets?
Foto: Ap/Rich Pedroncelli.

 
Ultima frazione che vedeva partire gli Hornets con la panchina in campo; bound pass sulla sinistra per il taglio in back-door di Lamb e canestro più fallo.
Giocata da altri tre punti per il 103-81.
Charlotte controllava ormai divertendosi; Lamb da tre dal corner sinistro (11:03), O’Bryant da tre frontalmente su drive e scarico all’indietro di MCW…
Reagivano con cinque pt. di fila i Kings e così a 9:12 Silas arrestava il tempo per bloccare l’inerzia avversaria.
A 8:49 un clamoroso fade-away di J.O.B. (su Cauley-Stein) che rimaneva assolutamente “perfetto” nelle conclusioni dal campo.
A 7:38 degno di nota un wild shot di Frank che s’inabissava nel cesto per il 113-96…
O’Bryant da sinistra continuava la sua serata magica aiutato dai ferri e Frank da tre a 4:54 faceva abdicare i Re sul 122-97.
Il massimo vantaggio ottenuto (+25), scemava nel finale a diciassette ma Monk, al terzo tentativo da fuori, nel minuto finale (:37.6) chiudeva le ostilità sul 131-111.
 
Pagelle
 
Walker: 7
12 pt., 4 rimbalzi, 10 assist, 2 rubate in 29 minuti. 4/11 al tiro e +29 nel +/-. Si diverte a far girar la squadra. Veloce nei tempi di passaggio per gli inserimenti dei compagni o negli assist filtranti. Va in doppia doppia con un po’ di fortuna grazie ad Howard che in qualche maniera segna sull’alley-oop rovinato da Z-Bo.
 
Batum: 7,5
21 pt., 4 rimbalzi, 4 assist. Evidente l’8/12 dal campo. Nei tiri dal campo era stato spesso penoso nel 2017 ma lui vuole iniziare l’anno nuovo nel migliore dei modi e sembra riuscirci. Ritrova precisione e fiducia.

 
Kidd-Gilchrist: 7
10 pt., 3 rimbalzi, 1 assist. 5/7 dal campo con un 2/2 propizio per far riallungare gli Hornets nel terzo quarto. Giocando solo 20 minuti va in doppia cifra. Non ci pensa su tanto a provare il tiro o l’entrata.
 
M. Williams: 6,5
10 pt., 1 rimbalzo, 1 stoppata. Anche lui in doppia cifra in soli 19 minuti. Non granché a rimbalzo ma aiuta segnando qualche canestro.
 
D. Howard: 7
20 pt., 8 rimbalzi, 1 rubata, 1 stoppata. 9/13 dal campo, nessun turnover. Solo il 2/5 ai liberi stona un po’. E’ sottopressione in trasferta ma dovrebbe non sentire e vedere nessuno intorno a lui, cosa che fa su azione credendoci e dominando in attacco. In difesa potrebbe far meglio qualche tagliafuori o difender più agguerritamente, ma è più che sufficiente l’attacco in serata.
 
Lamb: 7,5
16 pt., 1 rimbalzo, 5 assist, 3 rubate in 23 minuti. Chiude con 6/11 al tiro. Oltre ai punti le statistiche di Jeremy variano spesso. Nella notte si traveste anche da uomo assist. Bravo a portar via palloni chiudendo in fast break.
 
Kaminsky: 7
12 pt., 1 rimbalzo, 3 assist. Perde 2 dei tre palloni totali di Charlotte ma è importante che continui a segnare con fluidità dalla panchina. Se lui, Lamb e qualche altro uomo uscendo dalla panca continuano su questi livelli, riusciremo a non esser sommersi nel punteggio dagli avversari nel momento in cui i titolari si riposano. Un bel canestro a fil di sirena depistando Koufos con un 360° sul posto prima del tiro.
 
Carter-Williams: 6,5
4 pt., 3 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. Nonostante il -11 nel plus/minus è attivo. Limita a un paio di tiri il suo raggio d’azione dal campo ma va a rimbalzo, infila un paio di liberi (non scontatissimo per lui quest’anno) e compie un capolavoro in stoppata imitando un grillo (non Beppe), anche se un vaffa dopo la rejection potrebbe averlo tirato per esaltarsi.
 
Graham: 6,5
7 punti, 2 rimbalzi, 1 rubata. Forse un po’ meno tenace di un tempo, se la gioca in difesa, anche se non sempre fa bella figura. In attacco però esce dai confini della panchina profonda per ritagliarsi un minutaggio più cospicuo. Un 3/6 dal campo è buono per la panchina e la squadra tutta.
 
O’Bryant: 7,5
16 pt., 2 rimbalzi, 1 assist. In 18 minuti mostra un campionario offensivo interessante. Good J.O.B. stanotte che chiude con un 7/9 dal campo con un paio di colpi persi nel finale. 2/4 da fuori… se ha un po’ di spazio inizia a prenderci. Sembra aver aggiustato il tiro e per Charlotte potrebbe essere una soluzione più affidabile che in passato. Difesa non eccelsa, ma si sapeva.
 
Monk: 6
Spara tre volte da fuori mettendo l’ultimo tiro. Cinque minuti da garbage time, una difesa lasciva e poco altro.
 
Bacon: 5,5
0 pt., 1 rimbalzo. 0/2 dal campo in 4 minuti. Reduce dai 45 in G-League con gli Swarm al garbage time. Un paio di tiri che non funzionano.
 
Stone: s.v.
0 pt. Due minuti, un fallo speso. Comparsata dell’ex Venezia.
 
Coach S. Silas: 6,5
Partita alla Bristow. Ritmi veloci, giocate ragionate velocizzate o attacchi in fast break Triple e rubate come ai tempi di Curry e Bogues. Partita divertente ma difesa rivedibile.

Classifica Est (01/01/2018) / Divisa

 

Sono passati cinque giorni dal 27 dicembre 2017 quando Fred Whitfield ha presentato l’ultima divisa di gioco degli Hornets per la stagione in corso.

La quinta divisa sarà utilizzata per la prima volta venerdì 26 gennaio nella partita contro gli Atlanta Hawks.
L’uniforme “Buzz City” è nera come l’alter ego precedente ma presenta un motivo sui lati che ricorda le ali iridescenti di un calabrone.
A parte il fatto che gli Hornets sono l’unica squadra negli sport professionistici degli Stati Uniti, ad avere il logo Jumpman sulla propria uniforme, la personalizzazione è stata ulteriormente perfezionata e spiegata sempre dal presidente e COO degli Hornets, Fred Whitfield:
“Siamo entusiasti di presentare la nostra uniforme (nella versione) City Edition che rende omaggio ai fan della Buzz City. I nostri fan sono una parte importante di ciò che facciamo. È vitale riconoscere la passione e il sostegno che ci danno ogni notte.”

La frase “Buzz City”, insieme al nome del giocatore e al numero uniforme, appare in nero con un contorno bianco. Il modello a nido inizia sotto le braccia e continua fino in fondo ai pantaloncini. È interamente verde acqua sulla maglia e cambia da verde acqua in alto fino al viola iridescente in basso sui pantaloncini.

 

Il retro della divisa Buzz City.
Foto:
Sito Ufficiale Charlotte Hornets

Foto:
Sito Ufficiale

Gli shorts presentano il logo primario parziale della squadra in bianco al centro della splendida banda elastica e il logo secondario della silhouette in verde acqua su ogni lato. Adiacente al logo della silhouette, ogni coscia ha un intaglio che, scoperto, si apre per mostrare un messaggio nascosto:

“Swarm” sulla gamba sinistra e “Enter the Swarm” sulla gamba destra.

 

Foto:
Sito Ufficiale

Foto:
Sito Ufficiale

Foto:
Sito Ufficiale

Foto:
Sito Ufficiale

Come le altre divise anche questa è stata realizzata con il tessuto Nike Aeroswift, un particolare composto che, secondo la nota azienda sportiva, rimuoverebbe più velocemente del 30% l’umidità.
Per chi volesse acquistarle, pare che le maglie della City Edition dovrebbero essere disponibili al dettaglio a fine febbraio, ovviamente negli States.

 

Da dicembre a febbraio, quando ci sarà la scadenza per gli scambi, passando per l’ultima sconfitta del 2017 degli Hornets che a Est faticano parecchio, soprattutto contro le prime quattro attuali, contro le quali quest’anno hanno racimolato solo sconfitte, mentre a Ovest sono stati in grado di vincere pazzamente a Memphis (a inizio stagione, quando i Grizzlies andavano bene) per passare anche a Oklahoma City ed espugnare incredibilmente il parquet di Oakland, ultimo fuoco d’artificio di un anno avaro di soddisfazioni (tre le vittorie in trasferta).

La classifica d’inizio anno parla chiaro, per migliorarla gli Hornets dovranno tentare d’andare a vincere a Sacramento e Los Angeles (sponda Lacustri).

 

 

 

 

Vedremo che sapranno fare gli Hornets targati 2018…

Game 36: Charlotte Hornets @ Los Angeles Clippers 98-106

 
Come tutti i fine anno è tempo di bilanci.
Tanti saluti al 2017,
un anno che ha regalato qualche momento interessante e piacevole ma che a grandi linee è stato un Annus Horribilis sotto molti aspetti per gli Hornets, in simbiosi con il sottoscritto.
Il 2018 inizierà con gli strascichi di accadimenti avvenuti nell’ultimo trimestre su vari fronti in un altro anno che globalmente si fonderà e perderà nel nulla cosmico di annate vuote e sempre più uguali a se stesse.
Credo si sia perso il senso, quello del progresso, non solo in casa Hornets ma sul globo terracqueo.
Non ci sono miglioramenti sostenibili e diffusi scorrendo le varie immagini che i tg offrono dando luce da una finestra sulla misera realtà.
Personalmente non ho mai festeggiato l’uccisione di qualcosa di virtuale che ci lascia per qualcosa di nuovo che è identico al vecchio, anche perché il concetto di tempo è realmente astratto a pensarci bene.
I tempi differiscono a causa delle condizioni dello spazio… seduto sul bordo dell’orizzonte degli eventi osservo in bilico e analizzo le stranezze di un team che ha fatto il suo corso storico sino al decadimento radioattivo attuale.
Il ciclo di qualcuno è finito a Charlotte…
L’auspicio generale per i nuovi 365 giorni invece, è quello d’aver più spazio per voi stessi e di migliorare costantemente, così come dovranno fare gli Hornets che nel 2017 hanno ottenuto un pessimo bilancio di 30-54 (dopo l’ultima partita con i Clippers).
Il futuro è un’incognita tetra oppure una speranza a seconda del pensiero e delle situazioni.
Dopo il botto anticipato di Capodanno e un buon primo tempo giocato a Los Angeles, il rientro sul parquet dello Staples è stato sulla falsa riga del peggio occorso nell’annata di crisi.
14-33 incassato, partita ribaltata e Hornets nuovamente inabili alla vittoria.
Buon primo tempo con giro palla e controllo del match, secondo tempo con attacco statico e stitico, 38,7% contro il 47,4%… sono le cifre dal campo di Hornets e Clippers rispettivamente.
Questo dovrebbe far capire come sarebbe necessario aggiungere un tiratore nello starting five se MKG gioca da comprimario, Batum e Williams non la mettono mai e Howard è in serata no.

Howard con oltre 9000 rimbalzi era entrato nell’Olimpo dei lunghi di tutti i tempi in questa particolare statistica. Ne ha aggiunti altri 10 stanotte ma la sua prestazione è stata piuttosto scadente.

Bene nelle rubate con 10 ma i 17 turnover sono insolitamente troppi per gli Hornets che stranamente battono meno liberi degli avversari.
15/19 contro i 24/27 dei Clippers nei quali spicca la prestazione di un Lou Williams in the zone, che chiuderà con 40 pt., aiutato da Griffin con 25.
DeAndre Jordan ha chiuso con 8 pt., 16 rimbalzi, una buona gara su Howard oltre che un clamoroso (per lui) 6/6 dalla lunetta.

Le formazioni –

 
Palla a due vinta da Charlotte ma primo punto a favore dei Clippers con un ½ di Griffin a 11:30 (fallo di Williams). Charlotte passava avanti con due tiri di MKG (mismatch con Teodosic in marcatura e fallo del serbo sul jumper) a 10:41, Evans dalla sinistra andava a trovarsi velocemente una mattonella per segnare il 2-3 ma il controsorpasso Hornets era firmato da Walker dalla diagonale sinistra con tre punti grazie a un rimbalzo offensivo del nostro numero 14 MKG. Gli Hornets facevano partire l’attacco dalla difesa; recupero di Marvin, transizione di Kemba con splendido passaggio rimbalzante dietro la schiena sula corsa di MKG che indossava il mantello e volava per una flash dunk bimane (7-3).
Griffin rispondeva con delle finte in area che mandavano fuori zona la difesa di Charlotte, appoggio facile per il 7-5 che diveniva 7-8 dopo una steal di Lou Williams (appena entrato per il secondo fallo di Teodosic che andava ad accomodarsi in panchina).
A 8:04 un’entrata veloce di Kemba con scoop di destro ci riportava sul +1 ma Lou Williams dalla sinistra arrivava sino al canestro per l’appoggio vincente.
Lou Williams continuava a bombardare da tre (6:58) e con un 3/3 al tiro mandava sul +4 i locali che fallivano con Griffin la transizione (buona difesa di MKG) mentre Kemba a metà tempo tirava contro il ferro, rimbalzo sul vetro e la palla nella retina…
Lou Williams con una velocissima tripla faceva segnare il personale 4/4 dal campo mentre Howard subendo fallo e realizzando i successivi liberi cercava di far rimanere Charlotte agganciata al treno (13-16).
Walker a 5:13 era spinto da Evans sul passaggio dietro Marvin; 3 FT ma uno solo realizzato con Charlotte che rimaneva a -2 momentaneamente ma che finiva sotto ben presto quando i Clippers con Griffin e De Andre Jordan ricavavano un paio di canestri ravvicinati per il 16-22.
Lamb intercettava un passaggio di Dekker e forniva l’assist per la tripla di Walker dal corner sinistro (1:33), Lou Williams intervallava con un altro canestro da due punti prima che lo stesso Lamb caricasse e segnasse un tiro da tre punti dal lato sinistro grazie allo scambio di favori con Walker in drive/pass.
Il 22-24 però reggeva poco perché un immarcabile L. Williams si scostava dallo schermo per far partire un altro siluro da tre punti che centrava il bersaglio danneggiando la chiglia degli Hornets a :42.7.
Nel finale Lou passava sotto a Dekker che segnava il 22-29 con il quale si chiudeva il primo quarto.

Walker passa Jordan e C.J. Williams.
Finirà con 30 punti ma ancora una volta non basteranno.
Foto: Michael Owen Baker, AP.

 
Il primo canestro del secondo periodo lo segnava J.O.B. che con uno spin e un jumper sul posto in uno contro uno eseguiva un buon lavoro, poi era Graham, altro panchinaro a destare buona impressione; tre punti aperti grazie al rimbalzo di MCW e Hornets che tornavano sul -2 (27-29).
Battuta d’arresto momentanea con il canestro di W. Johnson ma a 10:02 Frank con un movimento basso sul posto degno del miglior Larry Johnson faceva abboccare Thornwell che regalava due FT (realizzati).
Il Tank andava a bloccare la via del canestro a Harrell e sulla transizione Graham (9:07) da destra metteva nel salvadanaio altri tre punti per gli Hornets che operavano il sorpasso (32-31).
Lou Williams si spegneva un po’ al tiro, anche se la sua bomba siderale si divertiva a giocherellare all’impazzata sui ferri prima di uscire.
Frank era più concreto e con un hook in area segnava il 34-31.
Harrell forzava su Graham che era spinto via ma mandava fuori giri la bestia dei Clippers che mancava il toco vincente, lo stesso Harrell per proteste su un’azione nella quale richiedeva la rimessa dal fondo riceveva contro un tecnico. Un altro ne arrivava poco dopo per tre secondi in area.
Due FT battuti da Lamb in maniera precisa per il 36-31.
Una drive di Graham con scarico per il piazzatone da tre di Frank faceva salire il divario a 8 punti anche se a 6:34 Teodosic fermava momentaneamente la fuga degli Hornets con una bomba per il 39-34.
Rivers occorreva al time-out quando uno skip pass di Batum per MKG vedeva la nostra ala appoggiare solissimo nel pitturato il 45-36.
La pausa non faceva bene ai Velieri che incassavano due FT di Kemba per un clear path di Jawun Evans.
Howard andava corto da due, così come Teodosic da tre, W. Johnson scagliava una mattonata contro il plexiglass sul rientro in salto di MKG, finiva così per andare in lunetta Walker a 2:27 che riceveva cortissimo sulla linea di fondo destra sulla sua veloce alzata arrivava il fallo.
L’1/2 consegnava agli Hornets il +12 (48-36), punteggio ritoccato dallo stesso Kemba in elbow jumper a 1:56 per il +14.
Nel finale Kemba segnava ancora con un fade-away dallo spigolo sinistro dell’area ma i Velieri rientravano un po’ con il vento di bolina di Griffin che chiudeva con un gancetto nella vernice sul più basso Graham per il 52-42.

MKG inchioda una schiaacciata iconica del primo tempo.
Foto: Michael Owen Baker, AP.

 
Inizio secondo quarto con molti errori per parte, braccino corto per tanti giocatori che da tre tiravano corto, ma nei primi tre minuti segnavano Griffin e Teodosic mentre gli Hornets rimanevano a secco, così a 9:01 Silas chiamava un time-out prima che i Velieri potessero rientrare in partita. Howard non segnava, MKG era stoppato da Griffin sulla transizione, toccava a Howard provare il piazzato dalla media destra avendo spazio; canestro e primi due punti per gli Hornets a 8:20 sul cronometro.
54-46 che non resisteva per una serie di brutte scelte al tiro, in particolare Batum mancava diversi tiri mentre dall’altra parte Silas si scordava di far entrare Lamb e DeAndre Jordan riusciva a fare il bello e il cattivo tempo sotto, recuperando 4 FT che convertiva in altrettanti punti.
Una schiacciata con finta no look di Griffin serviva alla squadra per arrivare al -2.
Lo stesso Blake attaccando il canestro otteneva due liberi con i quali agganciava Charlotte che aveva una reazione con due canestri di Walker ma il big moment di Griffin non si esauriva; cinque punti di seguito (in mezzo un tecnico contro Howard) e con tripla a 4:05 per il 58-60.
Un errore arbitrale assegnava la rimessa dal fondo ai Clippers (evidente il tocco di coscia di DeAndre Jordan) e i Velieri si avvantaggiavano con la penetrazione dalla linea di fondo di un cheto C.J. Williams che passava Lamb e schiacciava appendendosi a canestro ridestandosi dal torpore per un attimo.
Terzo fallo (in attacco) per un frustrato Howard che tornava ad accomodarsi in panca, Lamb a 2:42 era sostato da C.J. Williams e andando in lunetta aggiungeva un punto allo score.
A 2:22 una tripla di Griffin seppur contrastata da Kaminsky rischiava di far saltare il banco anticipatamente…
Frank metteva in piedi uno spin a centro area sul quale volava Griffin, faccia a canestro l’appoggio spostando il braccio d’appoggio per evitare l’aiuto di Griffin e il gioco era fatto…
Un fallo su Jordan e altri due tiri liberi che il centro con medie basse a gioco fermo si apprestava a battere.
Non era serata evidentemente perché il centrone ne metteva altri due per un 6/6 irreale…
J. Evans sorprendeva la difesa di Charlotte appoggiando al vetro e sull’azione seguente costringeva MCW alla jump-ball che il nostro uomo vinceva agevolmente sfruttando la differenza d’altezza.
All’altezza si dimostrava anche Frank che sulla transizione faceva un passo indietro per tirare da tre da 45° sinistra, centro perfetto per il 64-69 a 1:15 dalla terza sirena.
A 1:01 però tornava a riaffacciarsi Lou Williams con una tripla pesante e anche se O’Bryant infilava un paio di liberi (66-72) nel minuto finale, una dunk appesa di Harrell chiudeva il quarto travolgente dei Clippers (14-33 di parziale) che andando sul +9 (66-75) ipotecavano la vittoria del match.
 
Silas apriva il tempo finale con la panchina, la quale rimarrà a lungo sul parquet, circa metà tempo non dando però scossoni alla gara.
Dal punto di vista offensivo Lamb, Kaminsky e O’Bryant facevano il loro, ad esempio al quarto tentativo sulla stessa azione, arrivava O’Bryant a tapinare per il 74-82 oppure da una deviazione di Lamb da dietro su Evans nasceva la transizione con lancio lungo di Graham per il nostro numero tre che andava a mettere dentro il 76-82 a 8:40 dall’ultima sirena.
Il problema era la difesa che non riuscendo a contenere dava modo a Lou Williams d’aumentare il suo bottino con altri due punti ma anche a Dekker di segnare un facile canestro in transizione a 8:05 su palla persa in attacco, i Clippers tornavano così sul +8 raggiungendo anche il +10 con Harrell che sotto canestro si arrangiava in qualche maniera…
Graham riavvicinava con la tripla a 6:09 gli Hornets che incassavano quella di Lou Williams a 5:20 più quella di Teodosic a 4:02.
Due conclusioni pesanti come una stella di neutroni che spedivano gli Hornets indietro di 9 pt. (87-96).
Batum segnava solo quando non serviva; separation e due pt. in jumper dalla top of the key e tripla a 2:54 passando dietro al double screen gentilmente offerto da Kaminsky e Howard (92-98).
Lou Williams tuttavia in attacco si dimostrava imprendibilmente veloce per la difesa di Charlotte che ricorreva al fallo ma non fermava il folletto avversario.
Due liberi con i quali i padroni di casa toccavano quota 100. Walker da tre a 1:46 e a 49 secondi sparava le ultime cartucce degli Hornets che tornavano sul 98-102, ma un prematuro fallo di Frank regalava a Blake due liberi che freddamente l’ala grande avversaria infilava.
Batum mancava la tripla della disperazione così i Velieri scivolavano via sull’onda della vittoria brindando con i Flûte, lasciando i flutti infrangersi sulle coste frastagliate degli Hornets che chiudevano l’anno così come l’avevano iniziato.
 
Pagelle
 
Walker: 7
30 pt., 1 rimbalzo, 2 assist, 2 rubate. Possiamo solo inneggiare a Kemba che chiude con 11/21 dal campo incluso un 4/10 da fuori. “Stranamente” ha un plus/minus di -21 in 33 minuti giocati. Piccolo neo il 4/7 ai liberi, frutto forse di un po’ di deconcentrazione sul vantaggio ma è una buona prova. Se non segna lui non segna quasi nessuno…
Visti i rumors (ma sono solo rumors), l’importante è non svenderlo per un piatto di lenticchie che non hanno mai portato soldi se no ai produttori…
 
Batum: 4,5
9 pt., 5 rimbalzi, 6 assist, 1 stoppata. 4/14 al tiro, due punti per quasi tutta la gara e 7 nel finale quando ormai era quasi impossibile rimontare. Ancora scelte di tiro assurde. Dopo la buona prestazione a Oakland ricade nei suoi difetti. Come passatore può andare ma, occupare lo spot di S e chiudere con quelle percentuali dal campo con un 1/7 da fuori, è da suicidio per qualunque team.

Batum dal campo… Le realizzazioni sono rappresentate dai cerchi viola pieni…

 
Kidd-Gilchrist: 6
6 pt., 7 rimbalzi, 3 assist. Gioca solo 20 minuti e chiude con un 2/4 dal campo. Si muove parecchio e se subisce un canestro torna a difender con più grinta. Si sacrifica, sbaglia un jumper con il tempo errato nel finale, prova a lottare su quel pallone cercando generosamente di recuperarlo in tuffo ma non ce la fa. Bello un suo taglio con il quale chiude in reverse su passaggio dal lato sinistro di Batum.
 
M. Williams: 4,5
0 pt., 2 rimbalzi, 2 rubate in 16 minuti. Chiude con uno 0/6 dal campo sbagliando anche tiri aperti come una tripla dall’angolo sinistro. Non scherziamo… non può continuare a giocare titolare fornendo queste prestazioni. In casa c’è poco visto l’infortunio di Zeller, ma a questo punto tanto vale provare a inserire Kaminsky, protetto da Howard quando scende in campo il quintetto titolare.
 
Howard: 5
4 pt., 10 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate. 1/9 al tiro, 5 turnover e -18 di plus/minus. Serataccia per Dwight che va agli antipodi della serata da dominatore a Oakland. Soffre Jordan e tira non trovando il tempo giusto. Frustrato.
 
Lamb: 6,5
12 pt., 5 rimbalzi, 5 assist, 3 rubate. Chiude con un 4/11 dal campo condito come sempre però da alcune buone difese. Altro mistero della fede (se non la guardassimo sotto il profilo d’investimento economico per Batum) perché lui in panchina e il francese in campo come starter. Sarà colpa dei tatuaggi brutti che ne rovinano l’immagine? La sostanza c’è, l’immagine forse servirà per scambiare Batum, ma continuando così…
 
Kaminsky: 6,5
16 pt., 8 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 2 stoppate. 6/12 dal campo. Attacca il pitturato e lascia partire diversi semiganci precisi. Buona prova. Sfortunato su un paio di difese contro Griffin.Gli manca ancora un po’ di fisico ma compie anche alcuni buoni interventi difensivi, peccato per la persa che a 8:05 consegna a Dekker due pt. facili. Troppo precipitoso nel commetter fallo su Griffin nel minuto finale.
 
M. Carter-Williams: 6
2 pt., 5 rimbalzi, 2 assist. Gioca 16 minuti nei quali la squadra sembra in palla, infatti, ha un plus/minus di +12. Non eclatante, fa il suo.
 
O’Bryant: 6,5
10 pt., 2 rimbalzi in 13 minuti. Non una grandissima tenuta nel pitturato. Deve evitare le forzature in palleggio in area, dove regala una palla agli avversari ma mette 10 punti ed è buono per Charlotte trovare dalla second unit altri giocatori in grado di segnare.
 
Graham: 5,5
9 pt., 2 rimbalzi, 2 assist. 3/7 dal campo, Due falli e due perse. In difficoltà difensive prende qualche canestro nel secondo tempo che nel primo non avrebbe preso. Gioca gli stessi minuti di MKG. Le triple (3/4) non compensano pienamente le difficoltà difensive.
 
Coach S. Silas: 5,5
Buon time-out per bloccare l’inerzia della gara, non ne spende un secondo per parsimonia ma non riuscendo a svegliare il suo team fa male. Tergiversa troppo nel terzo quarto a inserire Lamb per uno stralunato Batum e tiene troppo in campo la panchina nell’ultimo quarto. Fa bene a togliere Howard, probabilmente leggermente anticipatamente al suo riposo.