Classifica a Est al 22/03/2017

Gli Hornets stanno provando a rimettere in piedi una stagione in modalità last minut.

Al momento i playoffs distano 3,5 partite con l’ultimo posto occupato dagli Heat, squadra contro la quale siamo in vantaggio nei tie-break, sebbene, visti i calendari, “temo” che i Bucks scivoleranno più giù ben presto nonostante il colpaccio della scorsa notte sul campo dei Trail Blazers (93-90).

A osservare la classifica sottostante si può comprendere come troppe serie contro squadre fuori dalla fascia utile a disputare i playoffs, quest’anno siano state perse.

 

 

Vittorie mancanti… Difficile dunque rientrare in orbita.

Stasera (ore 12:00 AM) passeremo da una Orlando abbastanza desertica, marziana, un luogo sabbioso e arrugginito ma pronto a sollevare però un’immensa tempesta di sabbia, perché Vucinic è rientrato, perché i Magic una dozzina di giorni fa persero di 40 punti a Charlotte (motivi possibili di rivalsa quindi), perderebbero la serie 4-0 e poi le due W recenti autorizzano i tifosi locali a sperare in un’altra vittoria per allungare la striscia.

Di contro degli Hornets che non possono più sbagliare. Dovranno giocare con determinazione e sfruttare eventualmente nella successiva gara (casalinga in realtà) contro Cleveland (durissima ovviamente), entrando in orbita gioviana, il calcio gravitazionale del massiccio pianeta per aumentar la propria velocità e cercar di superare anche Phoenix e Milwaukee (scontro diretto) in casa, a quel punto ci troveremmo in scia dell’ottava probabilmente visti i calendari delle altre.

Sul fronte giocatori invece…

gli Hornets hanno fatto firmare recentemente due multi-year contract a due giocatoti.

Il primo è stato Johnny O’Bryant:

http://www.nba.com/hornets/press-releases/hornets-sign-johnny-obryant-multi-year-contract

 

Le statistiche provengono da basketball-reference.com

 

Il secondo invece è il buon play Briante Weber:

http://www.nba.com/hornets/press-releases/hornets-sign-guard-briante-weber-multi-year-contract

 

 

Due contratti di circa 1,5 ml. l’uno di contorno, sperando i due continuino a fornire energia e punti dalla panchina.

 

In ultimo un dato curioso; i Calabroni durante la regular Season hanno tirato meglio dal lato sinistro ma nelle ultime cinque partite disputate Charlotte ha aumentato tutte le percentuali dalle aree ravvicinate di centro/destra mentre da oltre l’arco è peggiorata ulteriormente.

In nero, chiuse nella linea verde fluorescente, le statistiche di tutta la stagione, in viola le percentuali dalle zone in aumento di % nei FG nelle ultime 5 uscite.

 

 

 

 

 

Game 70: Charlotte Hornets Vs Atlanta Hawks 105-90

 
 
Show Must Go On
 
L’esplosione del Big Bang, la generazione della materia dopo una dura lotta contro l’antimateria (qualcuno l’ha definita la gemella malvagia), l’espansione avvolta da nebbie e la creazione spettacolare di galassie dagli astri splendenti.
Se non ci si può ricordare questo, io tendo a non capire come siamo finiti sull’orlo del burrone.
Nella nostra galassia, La Via Lattea, su di un piccolo “sperone” (quello di Orione) nel mezzo dei bracci a spirale del Sagittario e di Perseo, ecco il nostro pianeta.
Qui la materia ha preso multiforme vita ed è entrata in competizione per il mantenimento della specie e l’evoluzione. Falchi e Calabroni in alcune aree sono “nemici naturali”, in Giappone ad esempio, un determinato tipo di falco avendo sviluppato anche un particolare piumaggio per evitare le punture di questi vespidi ne è divenuto un predatore.
Un dualismo come tanti che, pare impossibile da disinnescare. In un bel film di Pasolini (da vedere assolutamente), intitolato “Uccellacci e Uccellini”, con musiche di Ennio Morricone, Ninetto Davoli e un simpatico Totò in doppia veste si palesano determinate dinamiche “universali” ma anche bio/storico/sociologiche.
In quella di frate francescano cercherà, inviato da San Francesco, d’evangelizzare proprio falchi e passeri, altre due specie in conflitto.
Dopo molte difficolta, avendo appreso i due linguaggi riuscirà a portare il messaggio credendo d’aver risolto il problema, finché un falco un giorno uccidendo un passero lo costrinse a ricominciar da capo, evidenziando l’eterno conflitto…
Il caos estremo di quest’anno in NBA, con gli Hornets partiti forte e poi crollati però nella fase centrale della Regular Season vedeva comunque gli Hornets pungere due volte i Falchi in un ribaltamento dei ruoli, due vittorie a oggi fondamentali nel limbo di classifica di Charlotte che si presentava ai nastri di partenza del match con flebili speranze di rientro in zona playoffs (-3,5 e -4 rispettivamente sulla coppia Bucks/Heat).
E allora finché esisteranno lo spazio e il tempo, nella Città Regina regna il Show Must Go On dei Queen.
Gli Hornets vincono e lo spettacolo continua nell’incertezza tra eliminazione e in quel che sarebbe un clamoroso rientro verso i playoffs.

Marvin Williams chiude con 13 punti e 8 rimbalzi la sua buona prestazione.
2017 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

 
I Falchi di coach Budenholzer, con maglie nere prismatiche dai dettagli fluorescenti in stile anni ’90, si presentavano all’Alveare senza Bazemore e Millsap infortunati, schieravano sul campo quindi; Schröder, Hardaway Jr., Sefolosha, Ilyasova e D. Howard. Un po’ di fortuna finalmente per Charlotte che quest’anno aveva sovente trovato team in forma e le defezioni erano a nostro carico.
A contrastare questo quintetto i soliti cinque per Charlotte; Walker, Batum, MKG, M. Williams e C. Zeller.
 
La palla a due era portata da Howard nella metà campo degli Hawks, i quali in attacco portavano il pericolo dalla baseline sinistra con Schröder in penetrazione su Walker, sulla destra da pochi passi finiva per segnare lo 0-2 Howard.
MKG grazie a un contatto con Hardaway Jr. andava in lunetta ma freddo falliva il primo dei due liberi portando successivamente l’unico punto degli Hornets prima di un time-out chiamato da Clifford poiché i Falchi si portavano rapacemente sull’1-8 con altri due canestri pesanti.
L’ultimo nasceva da una dribble drive di Sefolosha finita male, il rimbalzo era catturato però dalla guardia che in uscita dal traffico del centro serviva Hardaway Jr., il quale, solo da tre punti, realizzava il +7 ospite.
Charlotte, a 0:28 come scritto, bloccava il cronometro.
Al rientro Cody era stoppato da Howard mentre MKG non realizzava con il jumper, era allora da lontano Batum spalle a canestro prima a spingere Hardaway Jr. per poi passare in palleggio tracciando un semicerchio dietro al blocco di Zeller per chiudere con il pullup del 3-8 nei pressi dello spigolo sinistro dell’area.
Il raddoppio di Walker e Zeller su Ilyasova in difesa non aveva fortuna, l’ex Sixers recuperava un pallone difficile da mantenere e in salto serviva Howard solo sotto canestro che schiacciava senza più difensori addosso.
Marvin realizzava il 5-10 passando un avversario più basso con uno spin e battendo l’aiuto del lungo rilasciando a una mano in prossimità della linea sinistra dell’area.
Un passaggio veloce extra di Batum a continuar la traiettoria originale metteva in ritmo Cody bravo a realizzare con l’elbow jumper.
Sefolosha non realizzava nemmeno uno dei due liberi concessi ma la fortuna baciava Prince che dalla destra tirando contro MKG (ottima difesa nel caso) trovava una deviazione del pallone che finiva dentro, in più Ilyasova caricava e realizzava la tripla del 7-15 che spediva sul -8 i Calabroni.
Poco spettacolarmente ma molto concretamente Zeller realizzando due tiri da due punti consecutivi dimezzava il gap finché Howard da sotto, con agilità insospettabile non facendo veder il pallone a Kaminsky dietro di lui in marcatura, serviva con un verticale cortissimo Ilyasova proveniente dalla baseline sinistra in back-door, per il turco era facile chiudere in reverse.
Entrava Belinelli che cercava di muoversi e servire i compagni per dar le giuste spaziature ma era Zeller ad andare in lunetta dopo aver mancato un tap-in con la palla rimbalzata via dal ferro per un errore al tiro di Kaminsky.
La sagra degli orrori continuava in lunetta con uno 0/2 a 2:44, proseguiva con Cody al secondo fallo (rientrava Marvin) ma si chiudeva a 1:59 con Batum bravo a realizzare da tre punti il 14-17.
Prince da sotto e Kelly da tre sbagliavano, un’entrata vigorosa di Marvin chiusa a una mano dava il -1 ai ragazzi di Clifford che facevano scadere grazie alla difesa i 24 secondi di Atlanta; su un tocco di Batum per la rimessa laterale destra, infatti, rimanevano solo 4 secondi e un decimo agli Hawks che continuando ingenuamente a passarsi la palla non facevano felici il proprio coach.
Schröder comunque si rifaceva segnando con un floater e quando a Belinelli non era assegnato il fallo sul tiro da tre, le speranze di pareggio a pochi secondi dalla fine si affievolivano, anche perché Lamb, ben marcato, sull’ultima azione era costretto a sparare quasi nel mucchio, il tiro colpiva il ferro e si allontanava ma dalla sinistra gli Hawks si accorgevano della presenza del meteorite Williams solo grazie all’effetto doppler.
Marvin il rosso quindi segnava andando a contatto con un maldestro Prince.
Giocata da tre punti e pareggio raggiunto, seppur a basse quote (19 pari).
I Calabroni però, forse grazie a quest’azione, si ricaricavano e partivano forte verso la volta celeste; a 11:50 un back-door perfetto di Lamb servito in verticale sulla fascia da un bound pass di Kaminsky si chiudeva con una schiacciata sul ferro aiutata dallo stesso a terminar dentro, a 11:33 una transizione rapida di Weber apportava altri due punti, infine Lamb a 10:54 dalla diagonale sinistra chiudeva il parziale di 10-0 a cavallo dei due quarti scrivendo il 26-19 sul quale Atlanta chiamava il time-out. Gli Hornets comunque continuavano ad aver la meglio, il gioco di passaggi innescava la fusione nucleare; Marvin realizzava due FT per un fallo di Howard in ritardo sulla rotazione e anche se la risposta dello stesso centro valeva un rimbalzo offensivo e una dunk immediata (28-21), Belinelli a 9:49 trasformava l’idrogeno in elio per un tre punti più pesante innalzandosi sopra Kelly.
Marvin recuperava in attacco, Kaminsky rimaneva sulla linea dei tre punti a far da fulcro ai movimenti laterali di Marco e Jeremy, quest’ultimo restituiva palla al nostro numero 44 che segnando da tre punti realizzava il 34-21 a 9:08.
I Falchi realizzavano 3 dei 4 liberi successivamente a disposizione ma da una penetrazione sul lungo linea sinistro di Marco nasceva il passaggio con appoggio di Marvin finale.
Alley-oop di Howard da passaggio verticale ed errore di Howard da sotto contrastato dal quale nasceva però un tre punti di Ilyasova che fumava come un turco da oltre l’arco.
Hawks sul 36-29. Charlotte tornava a +10 con il primo canestro dal campo di serata di Walker; una tripla a 4:37 per il 41-31. MKG rubava a Howard un pallone sotto canestro chiamando il time-out a terra, Batum a 4:05 con un jumper frontale portava a 12 le lunghezze di vantaggio dei bianchi, inoltre un altro prode intervento volante di MKG (deviazione in anticipo su Howard pronto a realizzar l’alley-oop) dava la misura delle difficoltà offensive degli uomini di Budenholzer che sull’azione successiva mancavano ancora nel traffico un paio di tiri finché MKG non costringeva alla palla a due Howard.
Ovviamente il centro dei georgiani aveva la meglio, poi era Kaminsky a incartarlo sotto canestro senza consentirgli i tiri liberi ma solo la rimessa.
Finiva per segnare allora il più agile Schröder a 2:46 tenendosi oltre l’arco dei tre punti.
A 2:00 Batum realizzava in allontanamento su Schroeder dal post alto destro trovando anche il libero supplementare.
Dalla lunetta Nic andava a vuoto ma una line violation di Hardaway Jr. riconsegnava la sfera al francese che non sbagliava la seconda opportunità.
Ilyasova piazzava due punti ma a 1:35 un fallo di un Prince veramente sottotono, regalava a Batum nuovamente la lunetta.
Il transalpino convertiva due dei tre liberi a disposizione portando il match sul 48-36 ma Schröder continuava a esser spina nel fianco di Charlotte realizzando da tre creandosi spazio su Marvin Williams.
Sefolosha da tre vedeva la sua granata lanciata dal fianco rimbalzare sul ferro, colpire la tabella, ancora il ferro e deflagrare dentro la retina a con un lampo gamma. Walker da tre punti raggiungeva le 200 triple in stagione a un passo dalle 207 di Glen Rice, miglior Hornets in questa statistica se escludiamo Richardson dei Bobcats.
Il 51-42 era servito e dopo i 10 minuti d’intervallo si passava al terzo quarto.

Frank Kaminsky III chiuderà con 14 punti e 5 assist.
2017 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

 
Il secondo tempo iniziava con Schröder determinato a non mollare; suoi i primi due punti ai quali rispondeva MKG infilandosi dalla sinistra a ricciolo per lanciare un arcobaleno da pochi passi che terminava nella retina ricadendo sopra Howard proteso in stoppata.
Howard in schiacciata e Batum con un turnaround jumper da distanze ragguardevoli continuavano a mandar gli attacchi a segno, anche Hardaway Jr. s’iscriveva alla lista dei marcatori nel secondo tempo portando un’entrata in mezzo al traffico sino in fondo.
A 9:50 un lungo pullup di Kemba non deludeva le aspettative, ancora Schroeder quindi ma Sefolosha a 9:26 toccava Batum impegnato in ascensione sul tiro a tre punti.
Arrivava il fischio e un 2/3 dalla linea della carità per il 59-50. Schröder stoppava Kemba da tre punti ma lo stesso capitano passava sulla linea di fondo sinistra a MKG che faceva viaggiare verticalmente la sfera sull’altro lato del ferro, l’extra pass apparecchiava per Zeller che appoggiando facilmente realizzava il punto numero 61.
Cinque punti consecutivi del play degli Hawks consigliavano a Clifford di chiamare una pausa sul 61-55.
Gli Hornets tornavano più decisi e un’alzata meno precisa della precedente, effettuata sempre nel pitturato da parte di MKG, era sempre utile per conquistar due punti. MKG era attivo anche in difesa recuperando un pallone ma sull’attacco non ce la faceva Kemba, il suo pallone sotto canestro carambolava su Ilyasova e tornava a sbattere sul mento del capitano precipitando oltre la linea di fondo.
Gli arbitri, errando, davano la rimessa agli Hornets che non segnavano comunque (forse San Giovanni gettando uno sguardo giù…) ma dopo un errore degli Hawks MKG in transizione chiudeva con un fing and roll a 6:31.
Purtroppo poco dopo la nostra ala piccola era costretta ad abbandonare il parquet, sarebbe arrivata più tardi la notizia di problemi alla caviglia destra.
Howard con un tocco dolce segnava da sotto allargando l’arto destro in reverse ma i Calabroni si allontanavano alla velocità della luce sfruttando la buona mano di serata di Frank The Tank la cui cannonata a 5:19 s’infilava nella retina “segnando” il 68-57.
Per il quarto fallo usciva Zeller, sotto lo sguardo di un Clifford rosso in volto, rientrava Marvin bravo a catturar subito un rimbalzo difensivo su un errore di Prince da tre pt..
Chi non sbagliava da oltre l’arco era Kemba, giunto alla terza tripla di serata.
Walker poi si rimetteva nei panni di assist man e su un diagonale trovava Frank pronto a uscire a sua volta dalla destra convergendo il punto d’incontro con la sfera a centro area in una specie di V che portava il nostro numero 44 a schiacciare subendo anche il fallo.
La giocata da 3 punti era buona per il 74-57.
Sefolosha sulla sinistra e di mano mancina interrompeva (appoggio al vetro) la corsa di Charlotte.
Nessun problema se un’altra triangolazione vedeva Marvin passare da destra a sinistra questa volta, invertendo la triangolazione, un lungolinea che esaltava Weber pronto a realizzare da sotto veloce come un furetto.
C’era anche un tiro libero per lui sempre a 3:09 ma veniva mancato dal nostro numero zero, il quale comunque, dopo aver visto Sefolosha segnare da tre, riceveva da Batum (drive paurosa a mandare fuori giri i ritmi della difesa dei georgiani) un assist da spinger solo nella retina.
Lamb, appena entrato, dal corner sinistro spingeva la sfera al centro della galassia retina, il buco nero inghiottiva i tre punti e Atlanta spariva dal campo definitivamente sull’81-62 nonostante una giocata di Schröder da tre punti (fallo di Williams) a 1:47.
Anche Belinelli dava il suo contributo con la drive e passaggio sotto per Weber che metteva così a referto la terza realizzazione su questo genere d’occasioni capitategli.
Ilyasova da tre rimaneva caldo ma la tripla sporadica non impensieriva Charlotte, la quale chiudeva i primi 36 minuti sull’83-68.

Michael Kidd-Gilchrist segnerà 9 punti ma a metà terzo quarto sarà costretto a uscire dopo aver segnato il 65-55 in transizione.
2017 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

 
L’ultimo quarto era lenta proforma; a 11:33 sul velluto Frank esplodeva la bomba centrale, poco dopo era sempre Kaminsky che attraverso il giro palla partiva con vantaggio lasciando il difensore sul posto; drive, passaggio sotto a sinistra per Lamb che in salto, girandosi lateralmente appoggiava a due mani al plexiglass il +20 (88-68).
Marvin faceva buona guardia recuperando un rimbalzo difensivo minacciato da Howard per poi andare a segnare in splendida solitudine su un bound pass geniale di Kaminsky.
Marco e gli arbitri iniziavano ad avere un rapporto di amore e odio. Prima due FT per lui chiusi con un ½ (errando il primo), poi un fallo su di lui piuttosto evidente di Hardaway Jr. non fischiato inducevano alla reazione di getto del cestista di San Giovanni in Persiceto che, se non erro (leggendo il labiale) esclamava: “C’mon!” indirizzandolo agli arbitri che non gradivano e affibbiavano un tecnico al nostro giocatore anche se dalla lunetta Atlanta non lo sfruttava.
Altri due liberi per lui in transizione a 6:40 dopo una rubata avevano miglior sorte (97-74), poi era Walker a registrare il personale 4/8 da tre punti mettendo dentro il 100-81.
Una stoppata di Lamb su Bembry e poi il lento trascinamento sino alla fine con gli Hawks ad accorciar di 4 sino al 105-90 finale.
 
Pagelle
 
Walker: 6,5
16 pt. (6/16), 4 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata. Segna 4 delle 8 triple di serata, nessun turnover anche se ha un -2 di plus/minus. Non cerca la penetrazione con Howard in giro. Si affida ai jumper o alle triple. In questa seconda specialità avvicina di molto Rice in testa per numero di triple realizzate (207) in una stagione con gli Hornets (207). Kemba ora è a -5… In difesa non sempre riesce a bloccare l’avversario ma delle volte rientra suo tiri a dar fastidio facendo sbagliare il tiratore.
 
Batum: 6,5
16 pt. (5/8), 1 rimbalzo, 6 assist, 1 rubata. Con 5/7 dalla lunetta aumenta il suo bottino. Partito male prende le misure, sia in difesa sia in attacco realizzando un paio di canestri pregevolmente armonici da vedere. Assist al solito livello con un paio di spunti di qualità.
 
Kidd-Gilchrist: 7
9 pt. (4/8), 2 rimbalzi, 3 assist, 3 rubate. Prende un -8 di plus/minus, ma a parte la partenza in sordina, accompagnata da tiri fuori bersaglio, è un differenziale ingeneroso. In attacco migliora con personalità realizzando un paio di canestri buttandosi nel pitturato senza paura, la sua presenza difensiva è utilissima a bloccare il lento Howard. Una nemesi, peccato esca per infortunio alla caviglia destra. Ora che servirebbe maggiormente… Altra tegola su Charlotte sperando non sia nulla di pesante, in fondo gli spogliatoi li ha raggiunti da solo a piedi.
 
M. Williams: 7
13 pt. (5/10), 8 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Non raggiunge la doppia doppia come gli capita ultimamente ma in difesa è lui il rapace che protegge il ferro su altri possibili rimbalzi conquistati dagli Hawks. In attacco produce bene, sia in termini di punti che di assist. Buon momento per lui.
 
C. Zeller: 6
8 pt. (4/6), 5 rimbalzi. Gioca 21 minuti per problemi di falli. Questa volta la sfida con Howard non è nettamente vinta, anzi, ai punti Howard fa un pochino meglio, ma l’importante era disturbarlo e in questo Cody riesce bene, segnando anche un paio di canestri utili al rientro nel primo quarto prima che la partita degeneri subito.
 
Kaminsky: 7
14 pt. (5/11), 3 rimbalzi, 5 assist, 1 rubata, 2 stoppate. +22 di plus/minus. Gioca bene sfruttando le occasioni intelligentemente, sia da tre che da due, ma anche creando per I compagni, magari usando un vantaggio in termini di tempi di gioco. Sfortunato su un bel tiro si rifà dando una mano alla panchina e piae di più anche in difesa.
 
Belinelli: 6
6 pt. (1/5), 3 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. Non un granché al tiro ma si fa apprezzare di più in difesa e come giocatore equilibrato che può aprir gli spazi per I compagni. Peccato per il solo tiro messo dal campo. Deve ritrovar la mano ma nel frattempo si rende comunque utile.
 
Weber: 7
8 pt. (4/5), 4 rimbalzi, 1 assist, 3 rubate. +17 di plus/minus. Realizza l’80% delle occasioni capitategli e il 75% delle realizzazioni viene da sotto, bravo lui a farsi trovare al posto giusto nel momento giusto. In difesa porta pressione ed energia. Roberts ormai è dietro con Briante lanciato nella second unit con buoni risultati.
 
Lamb: 7
12 pt. (5/9), 3 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Altro giocatore che dalla panchina risulta determinante per portar punti. Belle le giocate offensive e anche più altruista stanotte.
 
Graham: s.v.
3 pt. (1/1). Un 1/1 in due minuti ma un -4 nel garbage time fnale.
 
Roberts: s.v.
0 pt. (0/1), 1 assist in due minuti.
 
Wood: s.v.
0 pt. (0/0), 1 stoppata in 2 minuti.
 
Coach Clifford: 7
Buon gioco di squadra e attenti time-out. Kemba gioca un po’ meno da protagonista e magari ride un po’ meno ma se la squadra gira così bene, inutile far intervenir la contraerea di Kemba, il quale comunque a dato il suo contributo anche nella notte. 3-0 sugli Hawks e serie vinta quest’anno in attesa dell’ultima in terra nemica.

Game 69: Charlotte Hornets Vs Washington Wizards 98-93

 

Lo starting five di serata degli Hornets con Batum al rientro.

Gli Argonauti
 
I poco eroici Hornets ripartivano a caccia dei playoffs d’oro.
Oggi l’ottavo posto, custodito dalla coppia Miami/Milwaukee (con entrambe le squadre siamo in vantaggio nei tie-break) sembra sempre comunque utopica impresa, sempre si voglia ancor puntare sulla post season.
Dopo tre sconfitte di seguito, due delle quali casalinghe, gli Hornets tornavano a vincere allo Spectrum Center, abbandonando per una sera logiche di classifica comunque da limbo attualmente.
Troppo bassi perché accedano ai playoffs, troppo alti per pescare bene al draft, salvo “palline miracolose”…
Rubare l’ottavo posto dal doppio drago insonne non sarà per niente semplice per i Calabroni che con il loro capitano “Giasone” Walker tenteranno contro gli Hawks di replicar la vittoria casalinga per continuare a far riprender quota alla nave volante Argo, un po’ squassata vicissitudini passate.
Si sfata anche la storia dei punto a punto, favoriti anche dal back to back dei Wizards (vincenti ieri notte in casa 112-107 sui Bulls che si sono rifatti stanotte contro i Jazz) e dalla mancanza di Markieff Morris nelle fila di Washington, la quale ha tratto beneficio dal duo di guardie come il solito.
Wall ha chiuso con 19 punti, Beal con 18 seguiti da Otto Porter con 16, complessivamente tenendo una bassa media al tiro di 36,7%.
Bassi i turnover.
Charlotte ha chiuso con 7 contro i 12 di Washington.
Nonostante il 19/27 inusuale per Charlotte che dalla lunetta (tirando imprecisamente), i ragazzi di Clifford sono venuti a capo del match con un 4/4 (nei FT) finale di Williams.
Ora i ragazzi di MJ toccano le 30 vittorie stagionali.

Marvin Williams a rimbalzo.
Chiuderà con 16 pt. e 8 rimbalzi.
2017 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

 
I Wizards in North Carolina utilizzavano in seguente starting five; Wall, Beal, O. Porter, Jas. Smith e Gortat.
Gli Hornets non modificavano il loro starting five ideale grazie al rientro di Batum schierando quindi; Walker, Batum, Kidd-Gilchrist, M. Williams e C. Zeller.
 
Proprio il nostro centro vinceva la palla a due ma sul primo attacco il pullup di Walker su Smith si spegneva sul ferro.
Le squadre mandavano a vuoto un altro paio d’attacchi a testa sino a quando dalla sinistra non arrivava un pallone per Wall, il quale partendo da lontano, in accelerazione trovava il corridoio diagonale per giungere sino al ferro e portare una poderosa dunk per togliere l’immacolatezza dal tabellone a 10:26.
Charlotte reagiva e 15 secondi dopo con un pick and pop realizzava la tripla del sorpasso con Marvin Williams, tuttavia Beal risultava un ottimo tiratore da tre punti conseguendo a 9:58 il nuovo vantaggio (3-5).
A 9:43 il pari di Zeller su assist di Batum, seguiva a 9:30 l’entrata frontale di Beal chiusa con un’altra esplosiva dunk complice l’inesistente difesa di Charlotte.
Dopo un errore in transizione di Batum sul “deposito” in retina, Marvin correggeva con il tap-in ottenendo il 7 pari.
Zeller si ergeva a mitico protagonista nella fase seguente; un suo salvataggio in corsa prima di uscire dal campo, lanciando la palla dietro di se dal basso all’alto, produceva un alto campanile raccolto da Williams nel mezzo della nostra metà campo difensiva, sull’attacco era il nostro centro a provarci in schiacciata ma il fallo subito lo portava solamente in lunetta a conquistar un punto su due possibili.
Non c’erano problemi tuttavia se Walker lo serviva in maniera adeguata consentendogli a 7:25 di aggiunger due punti al suo tabellino.
L’intermezzo era rappresentato da un piazzato di Smith ma ancora Cody correggeva a due mani, un tiro impreciso di Williams per mandare il risultato sul 12-9.
I Wizards però prima si avvicinavano e poi sorpassavano con Wall, bravo a rubar una palla a Walker e a chiudere in transizione, sulla quale otteneva anche un libero supplementare per il tocco di MKG sull’incrocio difensivo.
Un’azione da tre punti che mandava i Maghi sul +2 (12-14). A 4:46 Beal commetteva fallo su Belinelli al tiro da tre punti. L’italian faceva un job preciso dalla lunetta riportando a 4:46 i neri della Buzz City avanti (15-14).
Un parziale di 6-0 pro ospiti chiuso da Smith con la tripla a 2:10 ci inabissava sul -5 prima che nel finale una steal/intercetto di Marvin in anticipo su Jason con chiusura in transizione in mezzo fade-away sempre su Smith e due libri di Lamb riportassero sul -1 il match.
Il primo quarto terminava dunque 19-20 a favore degli ospiti.
 
Il secondo periodo vedeva l’allungo degli ospiti che iniziavano quasi subito a produrre con Mahinmi che da sotto bruciava la difesa degli Hornets, Bogdanovic invece dal lato sinistro incendiava la retina battendo Williams.
Sul 19-25 gli Hornets reagivano guadagnando due liberi con Kaminsky.
Il 2/2 a 10:05 riportava lo scarto a 4 punti ma prima Mahinmi realizzava al pari di Frank un 2/2 a gioco fermo, poi Oubre sfuggiva sulla linea di fondo destar a Lamb tentando la schiacciata che si stampava sul ferro, la palla finiva per effetto del rimbalzo nelle mani di Jennings, il quale realizzava allo scadere dei 24 con un tiro rapido portando una spalla in avanti.
Belinelli, dopo aver mancato diversi tiri, entrate comprese, servito da Marvin finalmente appoggiava applaudito dal pubblico.
Un pullup di Oubre però innalzava nuovamente i Wizards sul +8. Zeller e Batum rientravano sul parquet se il primo piazzava una stoppata, il secondo realizzava un elegante e fluttuante fade-away in uno contro uno sul n°31.
A 4:26 Gortat realizzava servito da Wall sfruttando l’asse play/centro ma più perifericamente dalla diagonale di levante Marvin Williams (2:13) scoccava una freccia avvelenata da tre punti per il 32-34.
A 1:43 ne seguiva l’esempio Kemba bravo a portare avanti i nostri.
Lo stesso Walker era però stoppato da Wall mentre dall’altra parte Porter realizzando da tre controsorpassava (35-37) a 1:15. La partita dal punteggio basso quindi si vivacizzava mentre Kemba esaltato dalla sfida calava un altro colpo di mazza chiodata da oltre la fatidica linea che separa i 2 dai 3 punti.
Dalla lunetta, nell’ultimo minuto, aveva la meglio Washington con un ¾ nei confronti dell’1/2 di Charlotte.
In totale i Wizards chiudevano con 40 punti contro i 39 di Charlotte.

Jeremy Lamb ha chiuso con 4 punti, 5 rimbalzi e 3 assist dalla panchina.
2017 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

 
Il secondo tempo si apriva come il primo quarto, ovvero con le squadra faticosamente ma inutilmente impegnate alla ricerca di punti.
A sbloccare la situazione ci pensava MKG che dopo aver rischiato di perder palla sulla sinistra (recuperata a terra), dalla media distanza destra scoccava un jumper che s’infilava per il primo sorpasso della seconda parte (41-40).
Gortat da sotto non realizzava a 9:49 ma per gli arbitri c’era un fallo di Williams.
Il polacco realizzava le occasioni a gioco fermo riportando sopra gli ospiti.
Wall segnava con una dunk in transizione a causa di una palla persa da Batum in attacco, il francese si faceva perdonare a 9:11 quando da un errore al tiro di Walker nasceva una possibilità per lui, bravo ad anticipare Gortat e Smith, schiacciando con tempismo perfetto il pallone respinto alto sopra il ferro.
A 8:51 Marvin commetteva un altro fallo su Beal che splittando portava il gap degli Hornets a due punti.
Lo svantaggio era annullato da Zeller che dando a Batum sulla destra, scattando verso il centro ritrovava il pallone rispedito nel mezzo dal transalpino; chiuso il triangolo sul tocco vincente arrivava anche il fallo di Porter che portava nelle casse degli Hornets tre punti per passare addirittura sopra (46-4) grazie al libero supplementare.
MKG stoppava nella stratosfera Porter e scattando con le ali di Mercurio ai piedi batteva Gortat circumnavigandolo per trovare l’appoggio sulla sinistra del tabellone.
Porter dalla diagonale sinistra con una bomba riusciva a ricucire lo strappo portando in equilibrio la sfida (48-48) ma a 6:33 MKG prendeva la linea di fondo destra passando Smith, il ferro e alzandosi in rapida elevazione schiacciava una rovesciata posterizzando il vano tentativo di stoppata da parte di Gortat.
Un fallo chiamato contro MKG vedeva Beal andare in lunetta e da lì raggiungere il pareggio a quota 50 con il cronometro fermo a 6:21. Zeller e Beal spostavano il punteggio sul 52 pari, i Maghi avrebbero la possibilità di passare avanti con un tiro ravvicinato di Gortat che sorpreso vedeva respinto in stoppata il suo tentativo da Zeller il quale era produttivo anche in attacco andando dall’altra parte ad appoggiare a 5:02.
Dopo il pareggio di Smith ottenuto con un jumper dalla linea di fondo sinistra, Kemba usava la stessa arma ribaltando anche la posizione sull’altro lato del parquet trovando il nuovo +2 Charlotte. Wall in entrata non realizzava, Kaminsky era accusato dagli arbitri del fallo ma lui aveva qualcosa da dire all’avversario. Arrivava un doppio tecnico e l’1/2 della PG avversaria dalla lunetta che lasciava sopra di un punto i ragazzi di Clifford che provavano ad aumentare il vantaggio con Zeller stoppato da Smith oltre la linea di fondo.
Sulla rimessa Weber trovava Belinelli solo sulla diagonale destra, al che Marco non si faceva pregare per realizzare tre punti che, a 3:43 portavano i padroni di casa sul 59-55.
A 2:56 un air-ball di Kaminsky era utile a un attivo Weber per raccogliere un pallone al volo, altrimenti destinato all’uscita oltre il fondo e realizzare il 61-55.
Una spinta di Bogdanovic su Belinelli faceva riconquistar palla agli Hornets poi Frank non segnava in attacco ma sul pallone vagante respinto dal ferro questa volta arrivava MKG a imitare Batum con il proprio stile spedendo dentro in schiacciata il 63-55. Wall in entrata era una scheggia.
Nulla da fare per Weber e i lunghi che comprendevano solo al replay l’accaduto.
Poco importava tuttavia, bisognava tornare a giocare bene in attacco e un servizio di Belinelli per una rollata di Kaminsky che dal post basso destro, attaccando il ferro procurava due FT al nostro numero 44 che in fila riusciva a mettere però solo un libero spostando comunque il punteggio sul 64-57.
Bogdanovic apportava per i capitolini 4 punti di fila, lo scarto si riduceva a 2 punti a :23.5 dalla penultima sirena a rimaneva tale perché Weber sbagliava il tiro mentre i due liberi conquistati da Kaminsky erano gettati al vento dallo stesso.
A 12 minuti dalla fine quindi gli Hornets comandavano sul 64-61.
 
L’ultima frazione partiva con un canestro annullato a Belinelli; per gli arbitri non c’era la continuazione sul fallo di Porter ma un fallo prima del tiro addirittura.
Rimessa e successivo tiro di Lamb non avevano la stessa fortuna.
Mahinmi non realizzava da vicino tirando cortissimo sull’esterno dell’anello mentre Kaminsky si sdebitava con i compagni dopo lo 0/2 ai liberi precedente catapultando un macigno da tre punti nella retina avversaria a 11:04.
Oubre da tre punti dalla diagonale destra rimetteva in discussione il match ma lo stesso ipertricotico giocatore dei Wizards finiva a terra in difesa con Marco bravo ad approfittarne per piazzare due punti con un jumper da lunga distanza.
Frank era trovato da un compagno e contribuiva all’incremento del vantaggio dopo la realizzazione ravvicinata anticipata da una buona costruzione; l’abbassamento del palleggio per prender il varco oltre la porta composta da Mahinmi e Porter.
Bogdanovic realizzava, Lamb anche mettendo a referto il suo primo FG della serata.
Altri tre punti di Bogdanovic preoccupavano gli spettatori che guardando il tabellone vedevano riavvicinarsi i Wizards (73-69), tuttavia Kaminsky portandosi in area con un paio di passetti lanciava la palla al centro del rettangolo disegnato sul tabellone facendo ricader l’attrezzo del gioco nella retina.
Belinelli da dietro deviava palla a Bogdanovic, il quale in alzata non trovava più il pallone.
Rimessa dal fondo controversa invertita poi da un arbitro a favore degli Hornets, anche se l’ipotesi più accreditata è che la chiamata originale pro Wizards fosse quella corretta.
A 7:47 Kaminsky non faceva mancar il suo apporto offensivo piantando un’altra stilettata da tre punti nel fianco dei Maghi che andavano sotto di 9 punti (78-69), massimo svantaggio nel match.
Per ricucir lo svantaggio c’era bisogno del pentolone magico e degli ingredienti di tutti, i primi due erano una dunk di Mahinmi e tre punti portati da Porter, che, solo dalla diagonale destra, non perdonava realizzando il 78-74.
Frank forzava da tre ai 24 a causa di Walker e il suo pessimo ritmo non ritrovato al rientro in campo, per fortuna il capitano già a terra sulla linea di fondo, sugli sviluppi di un’azione offensiva di Washington si ritrovava palla tra le mani salvano la situazione da una rimessa dal fondo per gli uomini di Brooks; la sua spalla andava giù oltre la linea una frazione dopo aver servito un compagno.
Frank si riproponeva in attacco cercando di rimaner protagonista. Nel bene o nel male a 5:50 il nostro lungo di riserva splittava mettendo 5 punti tra le contendenti.
Beal al vetro su un attento MKG portava il match a un possesso lungo (79-76) ma Batum con un lungo turnaround dal lato destro in elevazione proprio sulla SG avversaria consentiva agli imenotteri di rimettere 5 punti di scarto tra i due team.
Lo svantaggio di Washington oscillava; a 4:25 Beal splittando accorciava sul -4 ma un assist di Batum metteva in ritmo Kemba che dalla destra indovinava il suo primo tre punti del secondo tempo ma Porter da tre realizzando il suo 14° punto di serata consentiva ai suoi di tornare sul -4 (84-80) a 3:39 dalla fine.
A 3:05 la tanto richiesta entrata di Batum andava in scena; prendendo vantaggio su Smith depositava sulla destra del ferro il +6, inoltre, dopo una tripla fallita da Smith, Kemba era contratto in maniera irregolare su di un tentativo da tre punti.
Il 2/3 dalla lunetta piantava un distacco di 8 punti tra le due franchigie (88-80), ma non era finita poiché Wall, good finisher, attaccando Zeller realizzava un 2/2 che riportava a -5 i nostri avversari.
Kemba a 1:32 girando in twist doppiamente dietro lo schermo di Zeller trovava lo spazio e il tempo per concludere da tre punti; secondo canestro da oltre l’arco e Hornets sul +8.
Come spesso accade quest’anno però, gli avversari non mollavano: bastavano 9 secondi a Beal per realizzare da tre punti e riottenere uno scarto di 5 punti.
Una buona costruzione vedeva Kemba passare a sinistra per Batum, il quale sfruttava il velo di nebbia posto da Kemba su due giocatori che ai lati di Batum lasciavano la via centrale a Marvin Williams; il passaggio orizzontale di Batum lo pescava in corsa pronto a depositare a una mano sino al ferro il 93-86 senza maglie biancorosse nei paraggi.
A 1:07 dopo il time-out si rientrava sul parquet, Beal da tre realizzava il nuovo -4. Wall in transizione era avvolto dalla mantella MKG, sull’appoggio frontale la nostra ala piccola toglieva visuale all’asso avversario che finiva pe sbagliare a meno di 30 secondi dalla fine.
Su una rimessa pro Hornets tuttavia Wall s’inseriva su un passaggio di Walker diretto a Zeller, l’anticipo e la schiacciata con il killer instinct preoccupavano il pubblico che vedeva già sfumare l’ennesima partita punto a punto giacché ora si arrivava sul 93-91.
A :15.4 Belinelli subiva fallo.
Dalla lunetta Marco realizzava il primo ma sbagliava il secondo facendo scorrere ulteriori brividi sulle schiene dei fan di Charlotte. Uno step back con tentativo da tre affrettato di Beal (contrastato da Zeller) scheggiava solamente il ferro.
Sul rimbalzo il più lesto era Williams che dall’altra parte realizzava i liberi a :09.6 dalla fine.
Sul 96-91 Bogdanovic realizzava usando solo 2 secondi e tre decimi.
Il 96-93 tuttavia dava qualche garanzia in più.
Bogdanovic commetteva fallo, ancora sulla nostra ala grande che trasferiva il numero di maglia sotto forma di numero di punti realizzati in lunetta chiudendo la partita sul 98-93.
Pagelle
 
Walker: 6
16 pt. (5/18), 2 rimbalzi, 6 assist. Chiude con un 4/9 da tre punti. Giasone. Il capo della nave che classicamente affonda con essa. Dopo le molte peripezie e tiri sbagliati porta a casa il vello d’oro costituito da una W che fa toccar quota 30 a Charlotte, sperando non deceda anche lui sulla stessa nave che comanda, come Argo, ormai fatiscente, a causa di un suo cedimento. Molti errori, bene da tre, da due le sue incursioni, specialmente nel primo tempo non funzionano, sono approssimative. Assist in media ma nessuna rubata.
 
Batum: 6
8 pt. (4/9), 10 rimbalzi, 5 assist. Tre le perse. Idmone. Al rientro Idmone, ovvero (colui), “che sa”, dal padre fu istruito alla preveggenza. Idmone fu attaccato da un cinghiale infuriato e perì a causa dell’emorragia causatagli dalle zanne del cinghiale. Torna da una brutta situazione con assist in media, non ha il dono della preveggenza come Idmone che muore attaccato dal cinghiale non riuscendo a rubare nemmeno un pallone, tuttavia a rimbalzo è presente e nel finale compie due buone giocate con un passaggio smarcante e un’entrata di personalità.
 
Kidd-Gilchrist: 6
8 pt. (4/8), 4 rimbalzi, 2 rubate, 4 stoppate. Quattro sono anche i punti di plus/minus e i falli commessi. Cenis o Ceneo. Donna biologica (Cenis) riceve l’aiuto del Dio Poseidone, suo amante. Ella mira a divenir uomo e invulnerabile, cosa che accadrà per magia del Dio del Mare. Purtroppo mutando il carattere divenne orgoglioso, pretendendo di esser venerato come un Dio. Morì in uno scontro con i Centauri dopo aver avuto la meglio su molti di essi. Ovviamente cito il cambio di sesso metaforicamente perché MKG ha cambiato un po’ il suo gioco, l’attacco credo gli abbia tolto qualcosa in termini di energie (perdere dopo aver battuto diversi avversari) e soprattutto il mutamento fisico indica quella spalla che ora per me è un vago sospetto. Più che un potenziamento però è oggi un freno e a volte anche l’irriducibilità non basta. Stanotte gioca con fortune alterne ma da menzionare è la difesa finale su Wall come lo sono le 4 stoppate in casella, bassi i rimbalzi.
 
M. Williams: 6,5
16 pt. (5/7), 8 rimbalzi, 3 assist, 2 rubate. Un 4/4 dalla lunetta nel finale, preziosissimo. Laerte, padre di Ulisse. Giocatore che già da inizio anno anticipa l’odissea degli Hornets nel tentativo di raggiungimento playoffs, probabilmente (ad andar bene) rimandata il prossimo anno. Le difficoltà ci sono, specialmente in difesa dove Bogdanovic o Smith gli danno un po’ da fare, lui comunque la gioca alla pari mentre in attacco tira bene e chiude de facto la gara.
 
C. Zeller: 7
19 pt. (8/10), 5 rimbalzi, 4 rubate, 2 stoppate. Commette 3 falli e ha un +11 di +/-. Melampo. Il suo nome significa “colui che ha un piede nero”. Più che il piede nero Cody fa valere il suo talento “nero” a livello fisico. Comprendeva il linguaggio del pick and roll e lo usa per portare punti nelle casse di Charlotte. Inserimenti ottimi, fisicità, difesa mentre in attacco sbaglia poco.
 
Belinelli: 6
11 pt. (3/9), 1 rimbalzo, 2 assist. Orfeo, con la lira dalla lunetta placa la furia sul pressing degli avversari puniti dai suoi tiri a gioco fermo. Fa 4/5 dalla lunetta sbagliando in verità il FT più importante. Nonostante il 33,3% periodico, realizza l’unica tripla tentata in serata. Si rende utile con un paio di buoni passaggi e un potenziale assist per Frank dopo un primo tempo abbastanza scadente con diverse conclusioni fuori misura…
 
Kaminsky: 6
14 pt. (4/14), 4 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. Da fuori fa 2/7 piazzando nell’ultimo quarto le due triple a referto. Falero. Figlio di Alcone, grande arciere, Falero, un giorno s’imbattè in un gigantesco serpente che lo stritolò quasi tra le sue spire. Fu il padre a salvarlo abbattendo il serpente con una freccia. Le difficoltà di Frank anche stasera stavano per prendere il sopravvento, per fortuna dal padre imparando grazie all’esperienza, riesce a sfornare un buon ultimo quarto guadagna la sufficienza.
 
Lamb: 6
4 pt. (1/4), 5 rimbalzi, 3 assist, 1 stoppata. Euridamante. Poco conosciuto, partecipò alla spedizione degli Argonauti senza mettersi particolarmente in luce. Anche Lamb a livello di punti rimane nell’anonimato ma con altre statistiche a integrare, nel complesso risulta importante. Ha un -7 nonostante l’impegno e il tabellino alla Batum.
 
Weber: 6
2 pt. (1/3), 2 rimbalzi, 2 assist. Eufemo, noto per aver la capacità di poter camminare sulle acque. Come un ninja più moderno, il leggero Weber è agile e cerca di sottrarre palloni, dar fastidio, boicottare gli attacchi avversari. Gioca 13 minuti apportando la solita energia e due punti oltre un paio d’assist, uno ancora sull’asse semplice con Belinelli. Non perfetto certamente ma utile come nelle precedenti gare.
 
Coach Clifford: 6,5
Argo, il costruttore della nave volante. Stasera fa combaciare molti pezzi, anche se la difesa sul perimetro rimane quella che è. Una buona W, non so quanto utile, comunque si vedono almeno l’impegno, la grinta, la caparbietà richiesta.

Il Punto @ 68

Potrei anche evitare di scrivere questo pezzo visto il momento no del team, tuttavia vincere o perdere sono solamente le due facce opposte della stessa medaglia.
Il contrario è semplicemente non giocare, non accettare la sfida. Giacché ho scelto sportivamente di seguir i “vespidi” (impresa sempre più faticosa per altri impegni) nel bene e nel male, eccomi a scrivere (senza risparmiar l’analisi) il penultimo “Il Punto” della stagione.
 
Nelle ultime diciassette partite prese in considerazione (anche se poi numerose statistiche includono tutta l’annata), la squadra del North Carolina ha ottenuto un record di 6-11 con una striscia di 5 L dalla 53^ alla 57^ e ora la squadra naviga in undicesima posizione, probabilmente più interessata al futuro Draft che a raggiungere un’inutile ottava posizione.

La classifica prima delle partite serali del 17 marzo.

 

Il calendario vedrebbe comunque Charlotte dover affronare diversi buoni team (Washington, Boston, Cleveland), sebbene al contrario dei Bucks ad esempio, le gare casalinghe da sfruttare eventualmente siano in maggioranza.

 

Il calendario delle sei aspiranti ai playoffs.
Le prime tre saranno quelle che vi accederanno, occupando le posizioni dalla sesta all’ottava piazza. Tra parentesi il tie-break degli Hornets nei confronti degli altri team.

 
Quando le cose vanno male, ci si chiede il perché, almeno, questo ragionamento dovrebbe essere alla base della capacità successiva di risolvere i problemi, se possibile.
Partiamo da un fattore importante lo scorso anno; la panchina.
La “bench” di Charlotte è franata pesantemente nelle ultime 17 partite, mostrando anche un altro dei problemi principali della stagione che affligge anche i titolari, ovvero la difesa.
La scarsa coesione difensiva degli Hornets, l’alchimia, la capacità di coprire gli spazi (specialmente sull’arco ma anche sotto canestro talvolta) e le normali o accentuate difficoltà di alcuni giocatori nell’uno contro uno, hanno finito per incidere di più rispetto alle problematiche della probabile perdita punti in attacco.
Charlotte, infatti, è 15^ con 104,9 punti realizzati a partita, esattamente a metà classifica.
Con un 35,1% da tre punti scende al 20° posto, un po’ basso per replicare con successo le W dello scorso anno ottenute anche grazie a bune percentuali da oltre l’arco.
Con gli assist Charlotte (23,2 di media) ci sa fare, gli oltre 23 son cifra che pone la Buzz City al decimo posto e siamo anche quinti negli assist potenziali per passare addirittura in prima piazza ai tiri liberi dove il team di MJ comanda con l’81,5% sfruttando le occasioni concesse a gioco fermo, precedendo i Celtics con 81,3%.

L’head coach Steve Clifford (qui in Cina durante la preseason dello scorso anno) sta avendo tanti problemi da risolvere, la sua media voto è scesa a 6,01.

Le statistiche dei singoli.

L’ex C. Lee ormai era un titolare che garantiva difesa ma anche punti, Jefferson realizzava punti dando una dimensione ottimale al pitturato.
Lin invece rappresentava la panchina, enorme problema di Charlotte che ha provato a sostituir la vecchia PG di riserva con Sessions (infortunatosi), Roberts e ora anche Weber (tocca il parquet), ma con scarsi risultati.
Lin, avendo doti da incursore puro portava diversi punti in più nelle casse di Charlotte, giocare insieme a Walker in un quintetto con due PG sul terreno, inoltre poteva ribaltare l’azione o comunque trovare compagni liberi per comodi piazzati.
Sessions è parsa più una pallida imitazione, una “cineseria” dallo scarso valore, Roberts è peggiorato, così Clifford contro i Bulls ha dato un pochino di spazio persino al nuovo arrivato Weber che mette un po’ di pressione in più sul portatore d’acqua avversario per cercar di recuperare qualche pallone.
Le rubate, infatti, sono un problema per Charlotte quest’anno, ultima nella statistica con 6,6 a partita (davanti al 29° posto Cleveland con 6,7).
Sulla difesa gravano problemi d’organizzazione e Clifford si è fatto carico di queste responsabilità dicendo che deve trovare la connessione.
Marvin Williams è uno dei più bistrattati in fase difensiva e lui stesso ha avuto modo di dire: “Quando la nostra difesa va e viene, la prendo personalmente”, parole pronunciate dopo la L casalinga contro i Pelicans.
Marvin dice che l’allenatore e i compagni contano su di lui proprio in fase difensiva.
Cody Zeller ha detto che Williams ha fatto ottime cose in difesa per la squadra, Marvin effettivamente ha finito con 5 doppie doppie nelle ultime 17 partite con un career-high di 18 rimbalzi conquistati contro Orlando in gara 65 e replicato in gara 67 contro Chicago in due match giocati allo Spectrum Center.

Le otto doppie doppie di Marvin quest’anno.
Evidenziate in color malva, le cinque realizzate ultimamente.

Williams non si trovava molto d’accordo con la valutazione del compagno, probabilmente pretendendo di più da se stesso, sebbene abbia fatto bene contro i Pelicans, gli ex Hornets sono riusciti a sparare un 50,5% finale dal campo con un 41,2% da tre e questo gli ha dato fastidio ma contro i Bulls anche lui è finito in mezzo a una difesa confusionaria, dove ha avuto qualche responsabilità, scegliendo magari di andare in aiuto piuttosto che coprire il canestro e non tenere l’uomo.
Kemba ha puntato il dito contro se stesso e i compagni. Clifford invece ha detto che questi Hornets non sono una squadra tenace ma leggera.
Questo in part è vero se pensiamo che Charlotte spende solo 16,9 falli a partita ed è ultima nella lega, inoltre la difesa, più che pulita a volte sembra asettica, gli avversari così vanno a nozze senza trovar valide opposizioni, specialmente nei momenti cruciali dove qualche malizia aiuta.
“Errore dopo errore”, ha lamentato Clifford dopo che i Bulls (peggior squadra della lega nella percentuale da tre) sono riusciti a realizzare 14 tiri da tre punti contro la nostra squadra. “Giochiamo senza nessun tipo di disciplina difensiva. Una storia ripetutasi troppe volte quest’anno.
Questo problema ricade su di me ora. Devo fare un lavoro migliore e far loro capire che cosa dobbiamo fare.
Lo facciamo, a volte.” Non solo i Bulls, ma anche gli altri team hanno capito che gli Hornets sono attaccabili sull’arco, con 767/2133 gli Hornets sono ultimi nella lega per numero di canestri subiti da tre punti e relativi tentativi, sebbene la percentuale avversaria (35,9%) sia sol la 16^ dell’intera NBA.
“Stiamo solo facendo troppi errori nel complesso”, ha detto la guardia Kemba Walker.
“Non stiamo eseguendo il nostro (difensivo) piano di gioco. Quando siamo in palla facciamo quello che dobbiamo fare in difesa e siamo difficili da battere, ma non stiamo seguendo i piani di gioco per tutti e 48 minuti e questo ci fa male.”
Di chi siano le colpe l’ho chiesto oggi, alcuni tifosi degli Hornets hanno risposto così, accollando (al momento) principalmente le colpe a presidenza e GM che non avrebbero fornito adeguata assistenza a Clifford.
 
Clifford, come scrivevo prima riguardo alla critica fatta dal coach sulla tenacia, è turbato da ciò che percepisce è una mancanza di durezza.
Questo è difficile da quantificare, perché gli Hornets recuperano più rimbalzi rispetto agli avversari in media.
Con 35,7 rimbalzi catturati a partita Charlotte è in testa alla lega ma i soli 8,9 offensivi portano Charlotte a un totale di 44,7 che la fa scalare a un comunque onorevole sesto posto e lascia in ventesima posizione la squadra del North Carolina per quel che riguarda i punti realizzati su seconde possibilità.
Diversi però sono stati i rimbalzi offensivi lasciati agli avversari in fasi cruciali.
“Guardate i nostri ragazzi giocare”, ha detto Clifford.
“Facciamo un sacco di cose buone. Siamo intelligenti; siamo disinteressati, abbiamo un buon livello d’abilità ma (spesso) non siamo fisicamente degli intimidatori. Quello che le ho detto dal primo giorno è che, se non siamo disposti a giocare con fisicità, sarà difficile vincere costantemente. Così è stato.”
La buona reputazione difensiva di Charlotte sta svanendo, battere se stessi sarà la prima regola per il futuro.
“Il compito di un allenatore, tra gli altri, è quello di ottimizzare le caratteristiche della squadra e convincere i giocatori a fare le cose più utili sul parquet” ha detto Clifford.
“Non sto dando la colpa a loro; è il mio lavoro.
Tutti parlano di collegamento.
Dovrei essere bravo a trovare i collegamenti.”
Vediamo un po’ di situazioni critiche nel video dunque:

1) Batum su Caldwell-Pope lo segue sul parquet a tappe ma è un po’ morbido. Detroit è sotto di tre e pareggia con proprio una tripla; Leuer fa un blocco al limite al centro dell’area, Batum si attarda e Caldwell-Pope non sbaglia trascinando il match ai supplementari.
2) Detroit sale sull’irrimediabile +5 quando un blocco alto fa sì che Kaminsky esca su Ish Smith, il quale lasciato indietro Walker minaccia il canestro. Si avvicina anche MKG che erroneamente lascia M. Morris sul lato sinistro incustodito per un catch n’shoot pesante.
3) Vs Clippers: Lo screen roll tra Paul e DeAndre Jordan non si concretizza ma manda fuori giri la difesa di Charlotte; sull’attacco di Paul, Kemba rimane indietro, Wood va a chiuder la via a CP3, il quale però apre sul lato sinistro mentre Marvin aveva stretto al centro su Jordan lasciato incustodito da Wood. La tripla di Griffin, ancora una volta dal lato, vanificava allo scadere i 24 secondi difensivi di Charlotte.
4) A Miami arriva il taddoppio sul passatore, palla a Waiters che subendo la pressione di Kemba rischia di cadere, per gli arbitri non è fallo, Kemba commette la mezza ingenuità di arretrare, il resto lo fa il giocatore degli Heat, bravo a colpire da tre punti.
5) Contro i Pelicans, Anthony Davis partendo con una finta, dopo aver riconosciuto quella frazione di svantaggio di MKG, parte alla ricerca del canestro in uno contro uno. Un tiro in off-balance sullo scontro con un leggero MKG non lascia scampo a Charlotte che tuttavia troverà il pari andando all’OT.
6) Ancora contro i Pelicans insolita marcatura di MKG su Holiday mentre Marvin Williams va a chiudere eventuali scatti sull’esterno del play avversario. Sul lato debole un 3 Vs 3 che facilita l’inserimento di Davis al centro raggiunto da un passaggio di Jrue. Marvin è troppo largo, Batum ormai nel semicerchio non riescono a recuperar nell’impresa di un’impossibile stoppata e anche rivista, la posizione di Marvin trioppo laterale è purtroppo fondamentale per dare il via libera al fenomeno dei Pelicans.
7) Contro i Bulls troviamo Rondo impegnato al tiro, la palla non entra ma il rimbalzo è preso da Butler che lo ruba a MKG e M. Williams, il quiale dopo essersi accentrato per cercare il rimbalzo, lasciava, finendo dalla parte opposta, solo Mirotic che non si faceva pregare segnando il 96-105.
8) Un down scren di Young per George, il quale uscendo dalla destra riceve e si accentra inseguito da MKG, Kaminsky va in chiusura tenendo però una posizione intermedia cercando di coprire anche l’eventuale pallone che avrebbe potuto esser dato dall’ala piccola Pacers a Young vicino canestro. Walker va in chiusura in raddoppio su George ma il pallone spedito fuori da PG13 è buono per Teague che con spazio realizza una tripla.
 
La panchina, eccoci tornati al punto iniziale, un po’ glissato per parlar di difesa, per punti segnati è 14^ con 36 punti di media ma tira con il 43,0% il che porta i ragazzi di Clifford al 23° posto dopo i T.Wolves.
Charlotte è 25^ con un 32,4% realizzato da oltre l’arco da parte di componenti della panchina, con i Lakers davanti di 0,5 punti di percentuale.
Vediamo qui sotto in grafica i principali uomini di Clifford usciti dalla panchina nelle ultime 17 partite.

Qualche dato sulla panchina nelle ultime 17 partite, sia complessivo, sia sui singoli principali.

Con 81,4% (aiutata da Belinelli) è seconda nei tiri liberi, con 4,5 palloni persi sale al quarto posto in questa statistica.
Per quel che riguarda il confronto tra second unit, però la panchina di Charlotte non regge il confronto cedendo un punto agli avversari, risultando così in 19^ posizione.
La panchina è anche corta, Clifford usa regolarmente 9, massimo 10 giocatori dalla coesione non sempre ottimale (qualche volta usa una versione ibrida con Marvin Williams, Batum o MKG all’interno) se non in occasione di partite già largamente perse o vinte.
 
 
Classifica Giocatori
 
 20) R. McCallum: s.v.
 
A “rinforzare” il roster (settore PG), acquistato con un contratto da dieci giorni, non è mai sceso sul parquet, inutile, nella confusione del presidente delle operazioni di mercato viene rilasciato e al suo posto arriva Briante Weber.
 
19) M. Tobey: 4,75
 
Mike Tobey, il ventiduenne nativo di Monroe (New York) aveva giocato in prestagione mostrando qualche punta interessante nonostante si vedesse che la qualità non fosse a livelli eccelsi. Campione del mondo con gli USA nel 2013 nella selezione under 19, ha giocato quattro anni al college (2012-2016) per i Virginia Cavaliers.
Un po’ grezzo è stato ripreso dagli Hornets (due decadale, dopo nessuna presenza nel primo e due nel secondo) che l’hanno rispedito nella NBA Devolopment League alla franchigia gemella dei Greensboro Swarm averlo visto giocare due pessime partite. Usava il numero 10 perché è nato il 10/10 alle 10:00 di mattina, ma il voto è ben lontano da quella cifra, infatti, stiamo parlando ancora di giocatori ai margini della periferia NBA…
 
 18) A. Harrison: 5,25
 
Ormai acqua passata non essendo più nel roster da tempo. Rivedere le precedenti versioni de Il Punto” se interessati, ma non ne vale la pena.
 
 17) R. Hibbert: 5,78
 
Scommessa persa.
Il basso costo era dovuto a un vizio sulla “merce giocatore”.
Oggi si direbbe così reificando l’essere umano.
Oggetto o soggetto (fate voi come meglio vi aggrada) affetto da problemi fisici, girato a Milwaukee che in un batter di ciglia ha finito per spedirlo a Denver dove ha giocato 7 minuti in 4 partite realizzando 4 punti…
Anche lui un ex che sembra già preistoria.
 
 16) B. Roberts: 5,84
 
Le sue migliori prestazioni durante le ultime partite arrivano in simbiosi con tre vittorie.
Contro i Magic si esaltava non trovando controparti valide, altre due discrete prestazioni contro i Kings e i Pacers in casa, per il resto oscilla tra la sufficienza e l’insufficienza migliorando la sua media precedente ma rimanendo briciola per un affamato.
Si ritrova lanciato dietro a Walker a causa dell’infortunio di Sessions e gioca con costanza, anche se non sempre ha minuti ragguardevoli a disposizione, anche perché se i risultati sono questi, non può certo aspirare a ottenerne di più se mediamente i suoi +/- non sono proprio positivi…
Da Lin a Roberts due passi indietro.
Se ne accorge anche Clifford che nelle ultime gare lancia Weber al suo posto nella second unit.
 
 15) F. Kaminsky: 5,85
 
Rispetto ai giocatori marginali scorsi sin ora, due parole in più su “Moose” Frank Kaminsky mi sento di poterle spendere poiché era un sophemore, o meglio, lo sarà ancora sino al termine della stagione, in rampa di lancio.
Non stata assolutamente una buona stagione per lui sino a gara 51, poi gioca un febbraio a intermittenza con alti e bassi nel quale guadagna alcuni buoni voti ma soprattutto sostiene l’attacco in fatto di punti.
Sembrava così aver ritrovato mano e fiducia, ma sul più bello conferma l’annata no di Charlotte.
Agli Hornets non gira nulla quest’anno e l’uscita a Phoenix lo catapulta (out per infortunio) cinque partite più tardi (in sua assenza Charlotte ne vince tre non a caso), fuori forma contro la “sua” Chicago in un match all’ultima spiaggia, aiutando i Bulls a vincere fornendo una prestazione pessima in attacco.
Sembra aver perso la mano e se per Clifford e altri, Frank ha un buon tiro, le statistiche lo smentiscono.
Il progetto da stretch four o comunque da lungo in grado di colpire da oltre l’arco è stato un fallimento.
Questo sistema era una delle basi fondanti della stagione degli Hornets che avrebbero voluto dare continuità al loro project migliorando ancor di più le buone medie ottenute lo scorso anno nella statistica delle percentuali da tre punti.
Tira con il 31,3% da oltre l’arco contro il 33,7% dello scorso anno mentre dal campo è passato dal 41% al 40,1% attuale.
Da 21,1 a partita è passato a 25,9 nei minuti giocati. La fiducia accordata da Clifford è stata ripagata parzialmente per quel che riguarda il fattore punti, ben 4 in più dello scorso anno (da 7,5 a 11,5) ma se questo è abbastanza comprensibile giacché si è preso già 126 tiri in più dello scorso anno giocando venti partite in meno.
Se qualche tempo fa pareva spesso scoordinato o eccessivamente fiducioso di tiri presi con selvagge entrate o dopo spin, ora sembra più coordinato, in grado di poter realizzare con buoni movimenti tiri da tre punti, più consoni per un lungo. L’assurdo è il fattore difensivo nullo. I rimbalzi sono passati da 4,1 a 4,7 poco ancora per un lungo, troppo filiforme e poco tenace per opporsi ai massicci gioviani corpi del sistema planetario NBA. Probabilmente uno degli indiziati di Clifford a fine partita contro i Bulls.
Più che un’annata di conferma, una stagione da sconsacrazione.

Kaminsky è terzo nel team per numero di tiri presi dopo il duo di guardie Walker/Batum.

 14) Mil. Plumlee: 5,90
 
Philadelphia in gara 55 è la sua ultima apparizione.
L’altro anello della catena della sfortuna.
Cho lo prende a cifre impronosticabili per dare un protettore dell’anello a Clifford seppur di basso livello, ora gli Hornets avranno una zavorra da 12,5 a stagione per altri tre anni se non riusciranno a cederlo a qualche team più “disperato” del nostro. Gioca bene gara 51 (la sua prima apparizione con i Calabroni) a Salt Lake City prima d’entrare nelle 17 partite prese in considerazione.
Lo vediamo solo per altre 4 partite.
La seconda contro i Nets è discreta, poi tocca il fondo (nel mezzo due prestazioni sufficienti) contro i Clippers.
 
 13) R. Sessions: 5,95
 
Non gioca nemmeno una partita nelle ultime 17 fuori per infortunio, quindi fa testo lo scritto precedente.
Lo sostituisce Roberts ma giocando come, forse peggio di lui, ovvero fornendo prestazioni scadenti.
Un wormhole.
Io e molti altri tifosi già perplessi in estate avevamo visto più lungo di Cho, il quale dopo aver rifirmato Batum e Williams, ha cercato sul mercato qualcuno a cifre dimezzate rispetto a ciò richiesto da Lin per aver un buon play di riserva.
Il cavallo di ritorno però, dal mio punto di vista, ha avuto l’ingrato compito di trovarsi in una posizione che determinava un compito gravoso.
Non potendolo affrontare è finito nel turbine malsano della panchina degli Hornets, avendo tuttavia buona parte di responsabilità se pensiamo che prima del suo infortunio, in 50 partite, ha tirato dal campo con il 38% al posto del 47,3% della stagione precedente giocata con Washington.
E’ riuscito a migliorare leggermente, prendendo sempre come riferimento lo scorso anno, nel tiro da tre punti e dalla lunetta (dopo aver iniziato male questa stagione in entrambe le statistiche) mentre è sceso un pizzico negli assist ma a causa di qualche minuto in meno (16,2 contro i 20,3 precedenti) sul parquet.
Più che viaggiare in linea di continuità, accorcia attraverso la quarta dimensione proiettandosi in un futuro non troppo lontano che lo fa sembrare quasi un ex giocatore, ma dalla partita con Brooklyn a Indianapolis non ha né colpe né meriti essendo out per la riparazione del menisco laterale sinistro.
 
 12) B. Weber: 6
 
Due contratti da 10 giorni firmati.
Entra con i Suns per pochi istanti e segna due punti dalla lunetta nel profondo garbage time.
Entra per altri minuti (sei) segnando due punti contro i Magic nella larga vittoria casalinga e poi contro i Bulls all’Alveare a cavallo tra il terzo e ultimo periodo mette dentro due floater vincenti per cercare di dare una mano alla possibile rimonta degli Hornets.
Anche contro i Pacers si rende utile segnando qualche canestro e mettendo pressione sulla PG avversaria, spendendo qualche fallo di troppo che tuttavia non incide sul punteggio.
Per il poco visto, anche se il meno accreditato come cambio di Walker, il più utile tra lui e Roberts e in prospettiva anche di Sessions.

 
 11) J. O’Bryant: 6
 
Altro giocatore preso per coprire gli infortuni nel reparto lunghi, non avrebbe dovuto nemmeno giocare, infatti, per le tre prime partite fa compagnia a Clifford in panca, poi finisce in injury list. Insignificante 1:38 minuto d’esordio a Phoenix nel road tour (2 pt. 1/1), gioca in maniera sorprendente il 4 marzo a Denver, dove fa un good J.O.B. raggiungendo la doppia cifra (15 pt. con 7/9 dal campo), tuttavia torna nel limbo contro Indiana (1 punto con uno 0/4) e a Miami (0/1) terminando con infortunio la sua prova.
 
 10) T. Graham: 6,03
 
Raramente impegnato, scende in campo sei volte per un totale di 39 minuti e 3 secondi recuperando due sufficienze, uno “scarso” e un’insufficienza.
Un difensore abbastanza insistente, assiduo in alcune fasi sul pressing contro l’avversario di turno.
Quando tuttavia gli tocca marcare la stellina avversaria viene mortificato nonostante una difesa dignitosa.
Sette i tiri tentati dal campo, uno solo realizzato e un ½ dalla lunetta per tre punti totali.
Non è certo in cima alla lista dei giocatori che devono prendersi un certo numero di tiri, essenzialmente è un difensore che in assenza di MKG può svolgere, non direi assolvere, la sua stessa funzione. Inesistente in attacco.
 
 09) S. Hawes: 6,05
 
Altro giocatore ceduto.
Ai Bucks oggi, in attacco agli Hornets avrebbe fatto più comodo di Miles Plumlee, infortunato o sano.
A oggi Charlotte tira con il 38,3% in area, venticinquesimo posto, qualche suo floater tagliato avrebbe fatto comodo.
 
 08) J. Lamb: 6,05
 
Da Denver a Chicago sale nettamente di tono.
Con gli Hornets spalle al muro e un Belinelli che non rende più come prima, lui dalla panchina apporta punti.
Prima della trasferta nella città un miglio sopra il livello del mare, nelle ultime 17 non aveva giocato molto bene, se non contro Brooklyn gara 51.
Contro i Bulls parte titolare per l’assenza di Batum e finisce per realizzare 26 punti.
La difesa non è il suo pane ma si applica di più, anche se nell’ultima contro i Pacers nel secondo tempo è battuto sia da Robinson sia da George.
Tiene posizioni intermedie che non facilitano l’intervento, difficile dire se sia più sua la responsabilità o del sistema difensivo di Clifford.
Il problema è che partendo da titolare le rotazioni della panchina degli Hornets si mostrano ancor più miserevoli.
In queste ultime gare ha segnato 11 punti di media aumentando il suo score a 9,7 a partita contro gli 8,8 dello scorso anno, incrementando solo di 0,2 il minutaggio (giocando 18,8 al posto dei 18,6 rispetto alla passata Regular Season).
Il tallone d’Achille è il tiro da tre punti, quest’anno è sceso sotto il 30% con un 29,3% ma complessivamente dal campo sta comunque rispettando il 45,1% dello scorso anno, al momento, infatti, ha la stessa identica percentuale.
 
 07) M. Belinelli: 6,06
 
Marco era stato preso come realizzatore.
Dichiaratamente oltretutto da Jordan, che, tuttavia, l’ha visto superare i 20 pt. solo in un’occasione remota nel tempo a New Orleans il 19 novembre dello scorso anno.
In stagione 34 volte ha finito in doppia cifra tra i 10/19 punti e 28 tra gli 0 e 10.
Le sue percentuali attuali lo vedono tirare dal campo con il 42,3% come a San Antonio un paio d’anni fa, prima che l’anno scorso si perdesse negli spogliatoi dei Kings (aveva il 38,6%).
Nel tiro da tre punti è sceso a un più normale 35,8% dopo aver avuto nella prima parte della stagione percentuali da gran tiratore (il suo massimo in carriera da oltre l’arco lo raggiunse nei San Antonio Spurs nella stagione 2013/14 con il 43% ma anche ai New Orleans Hornets 2010/11 con un 41,4% non fece male.
Ha la sfortuna di esser preso in consegna speciale troppe volte, se sul campo Roberts, Kaminsky, Lamb e altri possibili marcatori da tre punti sparano a salve, lui si deve costruire il tiro uscendo da blocchi o passando dietro schermi.
Ultimamente sta rinunciando anche a una parte di questi tiri per non forzare, preferendo la soluzione del passaggio.
E’ una garanzia assoluta invece dalla lunetta poiché sta tirando con l’89,1%, miglior tiratore dalla linea se escludiamo Weber con il suo 2/2.
In totale porta nei forzieri degli Hornets 10,3 pt. a partita.
Non vincerà il premio di sesto uomo dell’anno ma gira sulla sufficienza, credo che tuttavia da lui si aspettassero complessivamente di più, un superamento dei suoi limiti, anche grazie all’esperienza.
Non contribuisce con molte rubate (0,6) o stoppate (0,1), anche a rimbalzo ha toccato i o più solo 6 volte.
Due gli assist smistati a gara.
Ha un -11 di plus minus totale, con lui in campo quindi Charlotte non perde più di tanto apparentemente (Il Beli divide la sua presenza sul parquet non solo con la panchina ma anche con i titolari) ma nelle ultime 17 ha toccato diversi picchi di prestazioni negativi in questa statistica (-24 il 2 marzo a Phoenix, -21 il 13 marzo contro Chicago, -20 l’8 marzo a Miami, e un più moderato -7 nell’ultima partita il 15 a Indiana).
Non sempre un caso.
 
 06) M. Williams: 6,08
 
Con queste diciassette partite Marvin si rimette quasi in linea con le statistiche dello scorso anno (assist, rubate sono identici rimbalzi (-0,1 da 6,4 a 6,3), turnover, falli commessi), rimane leggermente indietro nella casella stoppate (0,7 al posto di 1,0 a partita) ma soprattutto è il tiro che quest’anno non è a livello dello scorso, sia da due che da tre punti.
Segna 11,5 pt. a partita contro gli 11,7 dello scorso anno giocando 30 minuti anziché i 28,9 dello scorso anno tirando con il 42,4% al posto del 45,2 dell’annata precedente, in linea perfetta con le percentuali al tiro di due annate orsono.
Specialmente da oltre l’arco, diverse triple aperte mancate hanno finito per incidere su alcune partite.
La statistica è eloquente: 34,4% contro il 40,2% dell’annata precedente.
Dopo gara 52 contro Brooklyn, ben giocata, ha seguito la squadra alla deriva per la striscia di cinque sconfitte consecutive (nadir contro Philadelphia) tornando ad avere un voto positivo contro Sacramento.
Nelle ultime uscite è riuscito a fornire buone prestazioni o a contribuire con diversi rimbalzi raggiungendo il career high allo Spectrum Center contro Orlando, catturando 18 rimbalzi, bissando la cifra tre giorni più tardi contro i Bulls, anche se su quella prestazione, la sua pur generosa difesa e la protezione fornita a rimbalzo, ha finito per complicare le cose.
Se osserviamo gli ultimi 17 plus/minus, Marvin è risultato un termometro quasi fedele, quando è andato sotto la squadra ha quasi sempre perso e viceversa quando è salito sopra lo zero, i Calabroni hanno quasi sempre vinto.
Solo 3 volte su 17 le statistiche personali del caso non collimano con il risultato finale e purtroppo contro i Bulls e i Pelicans le sue doppie doppie non sono bastate.
Marvin è andato 8 volte in doppia doppia questa stagione.
Se le prime due volte ormai sono lontane (gara 1 a Milwaukeee e gara 8 contro Toronto) delle restanti sei, ben cinque sono comprese nelle ultime 17 partite.
 
Un -9 di plus/minus totale (durante tutta l’annata) per lui.
In una squadra di buon livello sarebbe un ottimo sesto uomo, in una squadra che deve lottare per i playoffs, con diversi team rafforzatisi in estate a Est nel settore lunghi (Horford a Boston, Howard ad Atlanta ma si pensi anche a Milwaukee che comanda ad esempio la statistica dei punti realizzati in area), arranca un po’ nonostante rimanga un giocatore professionale.
 
 05) C. Wood: 6,11
 
Un lungo forse un po’ confusionario, se fosse più considerato da Clifford potrebbe essere più utile al team, sebbene sembri un giocatore tatticamente indisciplinato in certe fasi e per Clifford di questi tempi, questa caratteristica negativa è criptonite. Sopperisce a queste pecche con energia e voglia che lo portano a compiere anche giocate utili.
I suoi 211 cm per quasi 100 kg possono tornare utili in difesa (+8 di plus/minus a Denver, +12 contro Orlando e +8 contro i Pelicans) ma in 8,3 a partita (11 volte ha toccato il parquet) i suoi numeri rimangono marginali.
2,8 punti, 0,5 stoppate, 2,4 rimbalzi di media a partita.
Tira con il 50% (10/20), abbassando con le triple per diletto (0/5) una percentuale che avrebbe potuto esser più alta.
Il coach però gli preferisce Kaminsky anche a mezzo servizio se c’è, scegliendo male.
Contro i Bulls sarebbe servito almeno a preservare di più la zona difensiva da canestri facili e rimbalzi offensivi, tuttavia guarda la partita dalla panchina.
 
 04) C. Zeller: 6,28
 
Su Cody ho già scritto poco tempo fa un pezzo.
Indubbia la sua importanza nel team.
Charlotte è prima negli screen assist con 13 e Cody ne sa qualcosa.
Come un pignone nella bici spesso riceve energia sotto forma di passaggi da Walker, Batum o altri assist man che attraverso questa catena irradiano l’energia di Zeller che fa girar la ruota della squadra segnando punti.
Pick and roll, canestri da sotto o entrate, The Big Handsome ottimizza senza rischiar troppo aumentando le percentuali dal campo oggi al 56,4% (l’anno scorso fu un 52,9% finale).
Cody inoltre è importante anche in difesa, grazie a qualche minuto in più sul parquet, ha aumentato leggermente le medie di stoppate e rimbalzi, l’anno scorso rispettivamente ferme a 0,9 e 6,2 contro i team opposti.
L’anno prossimo Zeller andrà più che a raddoppiare il suo stipendio, dai 5,3 attuali (circa) ai 12,5, il contratto è garantito poiché lo scorso 31 ottobre Cody firmò un quadriennale, ovviamente garantito, che scadrà nel 2020/21 che vedrà il nostro lungo percepire 15,4, non molti per la NBA odierna se si pensa che gli stipendi nei due prossimi anni si gonfieranno a dismisura, anche se ovviamente le cifre di cui stiamo parlando non sono “umane” nel senso più ampio del termine.
C’è da dire un bravo a lui per l’impegno, il quale onora questo “privilegio” concesso, anche se i 6,6 rimbalzi a partita e il 66,7 alla lunetta sono migliorabili.
La squadra nelle ultime 17 partite ne ha vinte 5 e perse 6, con lui in campo, senza, nelle altre 7 in cui è rimasto fuori, il team ha vinto 2 volte e perso 5.
 
 03) M. Kidd-Gilchrist: 6,33
 
Va sotto la sufficienza contro Philadelphia a Houston e a Los Angeles contro i Velieri, la raggiunge in diverse partite, contro Brooklyn e Sacramento ricorda un po’ quello di due anni orsono ma oggi è un giocatore discreto, non più “buonissimo” parlando di difesa, la sua arma primaria sul parquet.
Ha, prendendo come riferimento due anni fa (l’anno scorso giocò solo 7 partite, campione troppo piccolo), diminuito la percentuale al tiro e la media punti, ma questo è anche il frutto di un attacco concepito in maniera differente.
Oggi non solo cerca di arrivare sino al ferro ma tira più dal campo affidandosi e concedendosi tiri in sospensione, anche in momenti difficili, quando gli altri giocatori di Charlotte non riescono a smarcarsi o ad andar dentro arrivano i suoi tentativi che diverse volte son riusciti a stupire per precisione e difficoltà, sebbene a volte pare caricare spudoratamente dall’anca.
Non uno stile raffinato ma funzionale al suo equilibrio.
Stoppate e rubate sono in aumento (una a partita al posto delle 0,4 dello scorso anno in ambo le statistiche), i rimbalzi sono a livello (i 7,6 a partita di due anni fa sono quasi raggiunti con i 7,4 attuali) e ne fanno il miglior rimbalzista del team in una squadra che li recupera in maniera bilanciata.
E’ migliorato nei liberi dell’8,5% arrivando quest’anno al 77,5%. Ha già giocato più partite rispetto agli altri anni escludendo la stagione da rookie (2012/13) nella quale toccò le 78 in divisa Bobcats.
Con 67 attuali lo stakanovista MKG potrebbe superare il record personale della sua prima stagione in NBA.
La sua mancanza nella lista infortunati dall’altra parte è controbilanciata da una presenza meno potente atleticamente, forse per la stanchezza, forse perché dopo l’intervento alla spalla non è più integro al 100%.
Cercando di compensare con più esperienza, spesso, ha anche il compito ingrato di trovarsi faccia a faccia con il fenomeno di turno che magari lo costringe a inseguirlo dietro un blocco alto cercando di puntare direttamente a canestro o sfruttando magari un pick and roll, abusati ormai nel gioco moderno e importanti anche per la stessa Charlotte ma diverse volte non è riuscito a bloccare in azioni decisive la star di turno, penso a Carmelo Anthony o magari Anthony Davis per citare qualcosa di più recente.
L’efficacia difensiva è da valutare attentamente, aldilà dei numeri, l’attacco rimane quasi secondario rispetto a ciò che serve primariamente al team, ovvero un difensore arcigno e formidabile. La realtà è che in certi frangenti il suo fisico leggero non l’aiuti in situazioni di duello contro big che usano il corpo come arma per portare i loro attacchi spingendo o per “separazioni”.
 
 
 02) N. Batum: 6,40
 
Nicolas Batum ha recentemente avuto problemi d’emicrania. Fastidiose, forti e continue, esse hanno fatto sì che il francese saltasse la partita casalinga con i Bulls e quella successiva con i Pacers.
Dopo la tac, scongiurato il peggio, pare possa rientrare contro i Wizards nella domenica notte italiana.
Al centro di discussioni per la sua resa paragonata al suo lauto stipendio.
Il rapporto “qualità/prezzo” sostanzialmente, per scriverla con la pochezza della filosofia da supermarket.
Allora se il collante di Charlotte è stato utile proporzionalmente al salario iniziamo a vederlo con i numeri; da 14,9 punti dell’anno scorso è passato ai 15,4 di quest’anno, obbligato ad alzare la sua media punti poiché se Jefferson, Lin e anche Lee (tutti potenziali scorer) hanno abbandonato in estate la Buzz City, al francese è toccato fare anche da secondo violino.
Dal 42,6 dello scorso anno è sceso a un 40% dal campo mentre da oltre l’arco è rimasto costante con un 34,8% di media. Affidabile tiratore dalla lunetta passa dal già redditizio 84,9 % (il parametro di riferimento è sempre lo scorso anno) all’86,3% di quest’anno.
I rimbalzi sono saliti da 6,1 ai 6,7 mentre gli assist da 5,8 a 5,9 (miglior uomo assist del team), anche le rubate sono in aumento (da 0,9 a 1,1).
Ridotti invece i turnover (da 2,9 a 2,7, migliorando durante la stagione, troppi palloni persi per approssimazione o attenzione superficiale rispetto ai pericoli che lo circondano in campo.
Il tutto riducendo il minutaggio da 35,0 ai 34,8 della stagione in corso.
I numeri quindi gli darebbero ragione e anche la mia media voto lo issa al secondo posto vista la pochezza dimostrata dal roster di Charlotte quest’anno.
Uno dei principali capi d’imputazione del francese è la media al tiro.
Contro gli Heat ha mostrato di voler tornare ad attaccare il ferro e anche se Whiteside spesso l’ha fermato, Nic non si è fermato iniziando subito con una giocata da tre punti contro i Magic.
E’ importante che continui a puntarlo, dalle drive possono nascere assist per aprire le difese, semplici layup, runner o fade-away.
Le principali attività di Batum sono gli assist e i rimbalzi, nelle rubate, settore critico per Charlotte ha aumentato come già scritto, allora a parte le scelte di tiro, troppo speso affidate a triple, triple forzate usando schermi che magari portino il difensore nella trappola di sbatter sul suo corpo per guadagnar tre liberi, laddove è maestro, cos’altro manca al francese?
Non posso dire che la difesa sia malvagia ma sicuramente è più soft dello scorso anno, almeno, questa è la mia opinione, i falli commessi (1,6 a partita) sono gli stessi ma vedo meno trattenute e in generale mostra anche una certa lentezza in chiusura sulle rotazioni su tiratori che tentino di colpire dalle parti dell’arco.
Il plus/minus attuale è di +55, facilitato ovviamente giocando tra i titolari a fianco di Walker.
 
 01) Walker: 6,71
 
K. Walker giocatore a Est della settimana a cavallo tra la fine di febbraio e gli inizi di marzo.
Sopra la media dei giocatori di Charlotte, un paio di livelli sopra.
Kemba era partito in sordina per quanto riguarda questo break di partite, stanco fisicamente di tirare la carretta.
Poi il break dell’All-Star Game al quale il capitano ha partecipato finendo terzo nella gara da tre punti e divertendosi nella partita delle stelle.
Il rientro è stato positivo, se non immediatamente sul campo per la squadra (sconfitta a Detroit), lo è stato a livello personale con 34 punti nella Motown, cifra bissata in un altro OT.
Da gara 59 a gara 64 è andato oltre i 25 punti, ben oltre la sua media, toccando i 34 punti contro i Clippers a Los Angeles e i 33 a Miami in due sconfitte che portano i numeri di Kemba alle stelle, ma dimostrano che da solo non può farcela, specialmente se è costretto a forzare.
Purtroppo quando Kemba gioca in trasferta molti compagni “l’abbandonano” e lui diviene l’unico giocatore capace di portare a casa punti in maniera costante.
Avrebbe raggiunto i 25 tranquillamente se contro i Magic in gara 65 non avesse giocato solo 24 minuti terminando con 23 punti… Nelle ultime gare tuttavia sembra un po’ aver anche lui raggiunto il livello d’entropia del team.
Le giocate di squadra faticose, a volte forse un po’ casuali per difese avversarie arcigne o lettura della situazione non ottimale, risultano anche anarchiche o semplicemente palesemente controproducenti per le caratteristiche di alcuni giocatori.
Alcune di quelle controproducenti sono replicate da Kemba, il quale cercando di portar punti, esagera con il tiro da tre punti (nonostante si sia costruito un buon tiro) o si accende a sprazzi costringendosi a rifinire, magari anche in solitaria, per la squadra. I punti sono a oggi 22,9 contro i 20,9 dello scorso anno, nonostante ciò Charlotte al momento (14 le partite ancora da disputare) è sotto il record vinte dello scorso anno di ben 19 partite.
Record quindi che non potrebbe esser raggiunto nemmeno se, utopisticamente, vincessimo tutte le rimanenti.
Commette 0,2 falli in più a partita, perde lo 0,1 in più di palloni, ha uno 0,2 in meno nelle stoppate (risibile statistica per lui con lo 0,3 attuale), cattura 0,3 rimbalzi in meno ma sono tutte stats di contorno o dalle differenze minime per un play che sta giocando un minuto in meno rispetto lo scorso anno.
Dove invece è peggiorato è nelle steal, grave problema degli Hornets, il suo 1,1 attuale contro l’1,6 dello scorso anno pota un differenziale di mezzo pallone a partita rubato in meno, mentre le note positive vengono dalle medie al tiro partendo dal 44,8% dal campo (42,7% lo scorso anno), proseguendo con il tiro da tre punti (40,0% contro il 37,1% precedente) e terminando con i liberi, statistica nella quale aveva già un buon 84,7% migliorato a 85% quest’anno.
Gli assist sono in aumento, anche nelle ultime uscite.
Dai 5,2 regalati ai compagni a partita oggi sale a 5,5, secondo miglior assist man.
+174 complessivo di plus/minus.

I voti ai singoli durante le ultime 17 sfide.

 

Riassunta la classifica dei singoli da inizio stagione.

Game 68: Charlotte Hornets @ Indiana Pacers 77-98

 
La croce di St. George
 
Sugli scudi c’è lui: Paul George.
Non poteva esser altrimenti dopo che Charlotte, sconfitta in due delle tre gare casalinghe a disposizione, avendo salutato i playoffs, fosse sostanzialmente out rispetto a essi e forse ormai più interessata al prossimo Draft.
Riluce quindi la stella di serata nella notte fonda degli Hornets che come il solito danno anche una spolveratina alla star di turno per renderla più luminosa e brillante.
PG13 ha chiuso con 39 punti e un secondo tempo nel quale ha deciso la gara, terminata dopo i primi 24 minuti sul 42 pari.
La partenza decisa dei Pacers nel secondo tempo ha però creato il vuoto, amplificato da altra antimateria presente nelle stanze di Charlotte.
La Croce (per gli Hornets) di San Giorgio, bandiera ed emblema della Repubblica di Genova, poi usata per le crociate e adottata dall’Inghilterra che per protegger le sue navi nel Mediterraneo e nel Mar Nero, alzava il vessillo “zeneize” pagando anche al Doge un tributo annuale, è oggi usata o contenuta in molte città d’Italia e mondiali come:
Milano, Varese, Vercelli, Alessandria, Spoleto, Mantova, Fréjus, Barcellona, Londra, Zara, Melbourne, Montréal, ecc..
Se pensiamo che solo M. Ellis ha superato la barriera dei 10 pt. (chiudendo con 16), si capisce come sia stato lui a prender la squadra in mano e a guadagnar la partita.
Le elocuzioni a quest’ora della notte risultano difficili.
Spiegare sempre esaustivamente la gara non è semplice, specialmente se la fase difensiva è particolare. Questa volta comunque non c’è bisogno di eccessivi giri di parole.
Partita disputata per onore di firma per Charlotte, la quale ha evidenziato un pessimo Walker, ma le statistiche globali parlano chiaro; 42-30 e 26-15 entrambi a favore dei Pacers rispettivamente in rimbalzi e assist…
53,4% nei FG e 42,9% da tre per la squadra di McMillan contro il 40% dal campo e il 13% da tre di Charlotte che ha chiuso con un 3/23 da oltre l’arco…
I pochi tiri liberi per entrambi i team evidenziano una partita poco combattuta, poco importava quindi se Indiana arrivava in back to back avendo perso ieri sera contro New York.

Cody Zeller #40 of the Charlotte Hornets goes up for a dunk during a game against the Indiana Pacers on March 15, 2017 at Bankers Life Fieldhouse in Indianapolis.
2017 NBAE (Photo by Ron Hoskins/NBAE via Getty Images)

 
Gli Hornets che rinunciavano ancora a Batum (il quale pare comunque possa rientrare contro Washington domenica), alle prese con una tac all’encefalo per capire l’origine di queste dolorose emicranie, schieravano; Walker, Lamb, MKG, M. Williams, C. Zeller.
I Pacers guidati da Nate McMillan, ex Seattle, mettevano sul parquet; Teague, C.J. Miles, P. George, Th. Young e M. Turner.
 
Zeller, al secondo tentativo e primo valido, vinceva la palla a due ma la classica tripla mancata di Williams dava la possibilità alla squadra in maglia bianca di portarsi in vantaggio, evento che non rimaneva sulla carta con i primi due punti del match realizzati da Turner con un tiro dall’altezza della FT line.
Il pareggio arrivava da un passaggio laterale di Zeller che lasciava a 11:01 palla nelle mani di MKG che in jumper realizzava con precisione.
Indy passava in vantaggio 2-6 ma gli Hornets replicavano con i canestri di Lamb a 8:50 e MKG che a 8:08 depositava un layup dopo aver attaccato immediatamente e verticalmente sul passaggio ricevuto.
A 7:26 un’altra incursione di Lamb portava al vantaggio degli Hornets che andavano sul +4 grazie a un anticipo di Marco su Turner sulla propria linea di fondo, l’azione dall’altra parte la concludeva sempre lui a 6:15 in fade-away trovando il 10-6.
A 5:54 George accorciava sul -1 con una tripla, toccava quindi anche a Marvin ricevere un lob verticale che scavalcava il proprio marcatore; dalla linea di fondo sinistra Williams faceva partire un tiro girandosi che s’insaccava pur toccando i ferri interni.
C.J. Miles ed Ellis riportavano avanti i Battistrada (12-13) ma Marco ricevendo in post basso sinistro si avvedeva della possibilità del fallo di Ellis che, infatti, gli franava addosso, Marco colpiva il palo ma guadagnava due FT.
La palla roteava sul ferro ma usciva sul primo tentativo, nessun problema sul secondo e aggancio a quota 13.
George in uno contro uno scattava, MKG resisteva sull’interno ma sfruttando l’angolo da pochi passi a sinistra PG13 segnava toccato anche da MKG sulla schiena.
Gioco da tre punti recuperato da Belinelli che con una freccia scagliata dalla diagonale destra a 3:02 centrava il bersaglio. Turner realizzava per i Pacers ma Weber, lanciato in campo come PG di riserva al posto di Roberts, pareggiava creandosi il tiro dal palleggio dopo aver fatto rimbalzare palla dietro la schiena.
Robinson dalla baseline destra realizzava ma ancora una volta Weber creando il suo tiro riportava in equilibrio il match (20-20) ma Indiana segnava quattro punti, tuttavia Frank fingendo una tripla poco prima del rumore della sirena si faceva venir addosso da Turner, il quale concedeva tre liberi.
Kaminsky ne realizzava due così gli Hornets dimezzavano lo svantaggio chiudendo sul 22-24 il primo quarto.
 
L’inizio del secondo vedeva Frank esser spinto dal gomito sinistro di Christmas, il quale dietro di lui, anch’esso girato in direzione del proprio canestro, concedeva due FT a causa dello sbilanciamento che portava il nostro numero 44 a fallire l’appoggio.
Frank splittava riportando il gap sul -1, gli Hornets sbagliavano due volte, prima con Weber un facile appoggio, poi con Frank e una buona possibilità da tre, entrambi rovinando possibili assist di Marco.
Frank si rifaceva poco più tardi con i Pacers già abili nel portarsi sul +5, questa volta dopo aver ricevuto un bound pass di Lamb, dopo aver rollato lateralmente a destra, compiva uno spin girandosi per depositare su Ellis rimasto lì in chiusura ma che non accennava minimamente per questioni di cm a tentar di stoppar l’appoggio del 25-28.
Marco da tre andava lungo, Robinson trova ancora il nulla a opporsi sulla linea da tre punti e realizzando mandava lo scoreboard a toccar il 25-31.
Dopo un buon movimento di palla l’assist era di Kaminsky, il quale mandava Zeller a realizzare da pochi passi con assist laterale.
Ellis dal corner sinistro scagliava un’altra granata da tre punti che esplodeva nella retina di Charlotte che tuttavia reagiva prima con Zeller (7:05) che in appoggio batteva Turner mente Lamb imitando il compagno ma sulla corsa, riusciva anch’esso a eludere dalla stessa posizione (pochi passi sulla diagonale destra rispetto al ferro) ancora Turner impegnato nel vano tentativo di stoppata. Ellis e poi George, quest’ultimo in pullup, rispondevano con quattro punti (31-38), Frank intervallava con una strong drive un’altra realizzazione di George da due punti (catch’n shoot). Finalmente a 3:37 Walker realizzava il suo primo tiro dal campo con un’entrata in diagonale da sinistra verso il centro con finta mediana che mandava al bar Young voltatosi verso le panchine a guardar un pallone mai scaricato; facile poi il layup con la difesa presa in velocità.
Una drive di Marco (conquistando la baseline sinistra) e un bound pass per l’accorrente MKG al centro regalavano alla nostra ala piccola due punti sul tabellino.
La schiacciata era valida per il 37-40 ma Williams realizzando da due portava allo scarto minimo tra i due team.
A 1:57, in un primo tempo dal punteggio basso, i Pacers vedevano scadere il loro tempo d’attacco con palla data in mano tardivamente a Turner.
Kemba non segnava, Teague sì, Charlotte tuttavia raggiungeva la parità a 1:17 quando un pick and roll tra Walker e Zeller portava il nostro centro alla decisa entrata frontale effettuata tra due ali composte di due giocatori per parte.

Briante Weber ha chiuso con 8 punti giocando al posto di Roberts.
2017 NBAE (Photo by Ron Hoskins/NBAE via Getty Images)

 
Un tocco di Young consentiva anche il tiro libero (realizzato) dopo la schiacciata d’autorità, così si chiudeva il primo tempo senza che nessuno più riuscisse a segnare nel minuto e poco più finale.
Nel secondo tempo Indiana entrava più decisa trovando in meno di tre minuti ben 13 punti; a 11:49 George schermandosi con Turner realizzava ricevendo anche la spinta di MKG attardato dal blocco.
La giocata da tre punti della stella dei Pacers apriva il suo buon quarto.
Da una persa di Kemba a un tiro da due di C.J. Miles a segno per il -5, rispondeva Kemba con l’unico bagliore in un parziale Pacers; Walker comunque sfruttando un blocco di Zeller circumnavigava il primo difensore e passando avanti anche a Turner era toccato sull’appoggio armonico direttamente effettuato in allungo a canestro.
La giocata da tre punti a 10:41 serviva agli Hornets per tornare al -2 ma ancora George ricacciava indietro i nostri viola con un tiro da tre che portava lo scoreboard sul 45-50.
Kemba a 9:58 resisteva segnando in pullup dopo esser passato dietro un drag screen di Zeller, ma un 2/2 di C.J. Miles (tentativo di schiacciata e fallo chiamato a Williams) facevano ripartire i locali che con Teague affondavano anche altri tre punti costringendo al full time-out Clifford già a 9:12.
Non cambiava molto però perché il ritmo di George non s’interrompeva, anzi, da destra bombardava con un’altra tripla su MKG, i suoi saltelli sul posto dopo la realizzazione indicavano prossima attività sismica, infatti, ancora lui in dribbling a centro area ondeggiando andava a realizzare il 47-60.
Miles aggiungeva tre punti dal corner sinistro così a 7:30 un Clifford per nulla contento utilizzava un altro time-out.
George faceva come se nulla fosse realizzando anche il +18 (47-65) per i suoi, prima che a 6:34 una drive chiusa bene da MKG, restituisse segni di vitalità all’inconcludente attacco di Charlotte.
P.G.13 riusciva, segnando due punti a portare anche sulla soglia del -20 i Calabroni (53-72), i quali nel finale di terzo quarto riducevano lo scarto con una tripla di Kaminsky dalla diagonale destra (assist dall’angolo destro semplice di Belinelli).
Seraphin in FT jumper, Belinelli dalla media destra, Christmas con un ½ dalla lunetta determinavano il punteggio parziale di terza frazione (58-75) con il tiro frontale da tre punti (qualche passo indietro rispetto la linea) di Belinelli a stamparsi sul ferro.
 
Con la panchina in campo gli Hornets rimontavano a inizio ultimo quarto; Weber faceva seguire due punti in appoggio al primo canestro Hornets, portando i ragazzi di MJ sul -13 (62-75) sebbene sulla sinistra Robinson affondasse due punti dalla sinistra con Lamb in chiusura ritardata che ritentava il rientro in stoppata una seconda volta sul tiro dell’avversario ma non otteneva nulla se non un pugno di mosche.
Un’alzata di Lamb per Kaminsky a fianco del canestro sul lato destro portava il nostro lungo all’appoggio volante e a 9:25 Weber, trovando Belinelli fuori sulla diagonale sinistra, forniva il materiale per la dinamitarda esplosione da tre punti del connazionale.
La tripla valeva agli Hornets il -10 (67-77).
Usciva Belinelli entrava Kemba, gli Hornets ci provavano con il doppio play in campo ma i risultati non erano lusinghieri; un rimbalzo offensivo preso da Lamb che si buttava direttamente dentro il pitturato, consentiva alla nostra SG di recuperar due liberi vistosi trattenuto e girato da un avversario.
Il 2/2 serviva solo a ritornare sul -10 (69-79), ancora troppo lontani per sperare d’impensierire Indiana che al rientro di George chiudeva la partita.
George realizzava immediatamente 5 punti vanificando i tentativi di Lamb (prima un due punti e poi tripla da destra), a 6:51 giungeva anche ai 9 di fila chiudendo de facto la gara.
Una giocata da 4 punti con una chiusura di Lamb utile solo per abbatterlo e fargli realizzare il libero supplementare che riportava a +19 (69-88) la squadra dello Stato dell’Indiana.
A 6:12 dal corner destro, zone nevralgiche gli angoli per Charlotte, M. Ellis spedendo dentro un pallone valido come tre punti infrangeva anche la quota 20 (+22 Pacers) trascinando i Battistrada sul 69-91.
A 4:33 George in transizione realizzava il suo trentanovesimo punto terminando così la sua gara da realizzatore.
Charlotte schierava anche le terze linee nel garbage time che vedeva a un nulla dalla sirena finale Weber segnare il 77-98 definitivo.
 
Pagelle
 
Walker: 4,5
7 pt. (3/11), 1 rimbalzo, 4 assist. Perde due palloni, segna pochissimo tirando anche tre volte in maniera orripilante. Gioca 29 minuti, nei quali mostra un paio di lampi di classe in penetrazione ma non basta. Non riesce a realizzare da tre stasera (0/3). -25 di +/-.
 
Lamb: 4
8 pt. (3/9), 7 rimbalzi, 2 assist. -26 di +/-. Altro plus/minus glaciale. Nel secondo tempo sbraga nonostante possa fare di più. In attacco ricordiamo due buoni liberi presi dopo il rimbalzo offensivo e la palla per Kaminsky. In difesa non riesce assolutamente a contenere George ma subisce canestro anche contro Robinson perché spesso tiene posizioni troppo lontane dal tiratore. In zone ibride è costretto a rientrare velocemente e nonostante l’atletismo non parte certo da posizione di vantaggio.
Kidd-Gilchrist: 5
10 pt. (5/8), 1 rimbalzo, 1 stoppata, 1 assist. Più utile in attacco che in difesa. Una metamorfosi che non aiuta Charlotte. Un solo rimbalzo e anche lui sovente soffre George.
 
M. Williams: 5
4 pt. (2/8), 6 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Male al tiro. Apre con una tripla mancandola e chiude con uno 0/3 da oltre l’arco. In difesa ci prova, gli viene anche fischiato un fallo dubbio su un tentativo di stoppata ma i risultati non sono soddisfacenti nonostante in difesa risulti migliore i molti altri.
 
C. Zeller: 5,5
7 pt. (3/8), 4 rimbalzi, 1 assist, 3 rubate, 1 stoppata. Bellissima schiacciata d’autorità e gioco da tre punti da menzionare. Bene le tre rubate ma mi aspettavo qualcosa di più a rimbalzo.
 
Belinelli: 6
11 pt. (4/10), 1 rimbalzo, 3 assist, 2 rubate. Nonostante secondo me non giochi benissimo, in difesa è più presente riuscendo anche a favorire magari il rimbalzo difensivo del compagno. Recupera un paio di palloni ma se ne fa portar via uno in mezzo alle gambe. In attacco prova spesso a dare via il pallone all’ultimo momento rinunciando al tiro. Gli rovinano almeno un paio di buoni assist. Chiude con 2/6 da tre, l’altra unica tripla è di Kaminsky…
Kaminsky: 5,5
20 pt. (7/15), 4 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Perde un paio di palloni, non tirerebbe nemmeno male se provasse più spesso da due e utilizzando movimenti sotto canestro che ne hanno facilitato le realizzazioni. E’ l’1/8 da tre imbarazzante. Clifford lo affianca anche a Zeller intuendo che da solo come C, difensivamente sarebbe un handicap per noi.
 
Weber: 6
8 pt. (4/7), 5 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate. Gioca al posto di Roberts come prima scelta dietro Kemba. Aggressivo, commette 4 falli ma porta pressione sul portatore di palla e non solo. Gioca 19 minuti, qualche volta rinuncia all’impostazione lasciando palla a Marco o ad altri compagni. Mostra invece confidenza con la realizzazione, anche se sbaglia un canestro da pochi passi sembrato già fatto.
 
Graham: 6
0 pt. (0/2), 1 rimbalzo, 1 stoppata. Gioca 8 minuti, sbaglia un paio di tiri ma compensa e riequilibra con la difesa.
 
Roberts: s.v.
2 pt. (1/2). 4 minuti in campo ormai a partita persa.
 
Wood: s.v.
0 pt. (0/0), vedi Roberts.
 
Coach Clifford: 5,5
Serviva più perdere che vincere in ottica Draft ma la squadra vista stasera nel secondo tempo poteva anche restare a casa dando forfait. Il materiale che ha in mano è cioccolato al sole.

Game 67: Charlotte Hornets Vs Chicago Bulls 109-115

 
CampanilHornets
 
Le campane hanno sempre esercitato un certo fascino proveniente dal passato; in “Jeeg Robot D’Acciaio” è una campana magica di bronzo miniaturizzata nel petto dal padre scienziato a rendere invulnerabile il protagonista (Hiroshi), che dovrà scontrarsi contro la Regina Himika e i mostri Haniwa.
La civiltà Yamatai fu, con la sua regina Himiko (175 d.C.-248 d.C.), un’imperatrice in contatto con gli Spiriti o Dei, precorritrice della storia comune giapponese con l’idea di Tenno in comunione con gli Dei, durata sino al 1945.
Le Haniwa erano statuette d’argilla che raffiguravano uomini, animali, oggetti, comuni in questo periodo ove anche le campane erano oggetti “comuni”…
Per rimanere in Giappone, oggi, il suono delle fūrin, tipiche campanelle i cui tubicini appesi fluttuanti al vento ondeggiano e si scontrano per riprodurre un caratteristico scampanellio sono utilizzate per tener lontani gli spiriti malvagi dai luoghi abitati (ne ho una regalata da un’amica giapponese, forse servirebbero anche in quel dello Spectrum Center, la cui nuova denominazione non deve aver portato bene detto ironicamente).
Se torniamo nell’ottocento, Charles Dickens (per me uno dei più brillanti scrittori d’ogni tempo), ambientò a Genova un romanzo sociale intitolato Le Campane nel quale il suo personaggio primario (Toby Veck) viaggia attraverso il tempo a ogni rintocco di campana riuscendo a vedere il futuro della figlia Meg, vedova e povera.
Per questo deciderà d’impedirle di sposarsi con un uomo che non porterà miglioramenti alla sua condizione sociale.
Risvegliatosi dal sogno, comprenderà che la cosa più importante sarà la felicità della figlia.
In ultimo, a orario diametralmente opposto alla giornata (si giocava il nostro match partendo dalla mezzanotte), nel 1456, Papa Callisto III° ordinò di suonare la campana a mezzogiorno per pregare per i difensori di Belgrado, sott’assedio di Mehmed II°.
L’ungherese Jànos Hunyadi e l’abruzzese Giovanni da Capestrano respinsero l’attacco, così, in molte località, l’ordine di suonare la campana arrivando dopo la notizia della vittoria, si tramutò in commemorazione della stessa.
Niente di glorioso però a fine match, la Wind City passando a Charlotte interrompeva i sogni (onestamente ormai paragonabili a questi) dei propri tifosi lasciando traccia del proprio passaggio facendo scampanellare quelle fūrin abbandonate al vento che sono divenuti gli Hornets oggi.
Mirotic con 24 pt. (5/12 da tre) chiudeva come top scorer ospite, Butler e Wade salivano sul podio ex aequo con 23 punti con un Rondo era degno di menzione d’onore (20 pt.).
Bulls che iniziavano benissimo da tre punti ma terminavano con un 14/40 da oltre l’arco, sempre meglio del 7/29 di Charlotte che se vinceva la battaglia turnover (6-10), perdeva in quella dei rimbalzi (44-49) e degli assist (25-29).
Qualche rimbalzo offensivo di troppo concesso ai Bulls ha finito per fare la differenza.
A Charlotte non bastavano i 26 del top scorer Lamb ma si dovrebbe già pensare al futuro.
Una squadra più in lotta con se stessa gli Hornets che contro i team avversari, giornata campale del day after, tomorrow per rivedere un progetto che non ha funzionato.
L’aspro vespro odierno servirà a dare l’input alla società affinché i nuovi rintocchi sotto il campanile di Charlotte possano essere onorati da nuovi e più validi giocatori chiamati a raccolta per il prossimo anno?
 
I Bulls scendevano a Charlotte in back to back dopo la sconfitta rimediata a Boston ieri notte.
Il quintetto iniziale era composto da; Rondo, Wade, Butler, B. Portis e R. Lopez con F. Hoiberg in regia.
Clifford invece rinunciava a Batum per un’emicrania, andando a formare il quartetto d’infortunati giacché stasera “rientrava” nelle fila di Charlotte il natio di Chicago Frank Kaminsky.
Charlotte allora proponeva il seguente starting five; Walker, Lamb, Kidd-Gilchrist, M. Williams e C. Zeller.

Il vessillo color teal di Charlotte.
Lo Swarm però non punge più nemmeno in casa.

 
Il primo pallone era giocato dai Bulls, i quali dopo aver guadagnato la palla a due con Lopez, penetravano sino sotto canestro con Wade che serviva fuori Portis, il quale nonostante lo spazio tirava storto.
Charlotte passava al contrattacco ma Zeller vicino a canestro rischiava anche di perder palla prima di servire fuori sulla diagonale sinistra Williams che da ben oltre la linea affondava con precisione la tripla del 3-0.
Rondo lasciato a sinistra da solo si scrollava un po’ di polvere dalle spalle colpendo con la bomba del tre pari, poi R. Lopez da sotto appoggiava il 3-5 per il sorpasso dei Tori, al che Clifford chiamava immediatamente la pausa per discutere sul malfunzionamento difensivo.
A 10:14 MKG attaccava frontalmente Portis che girato in corsa dalla parte del canestro, affiancato alla nostra ala commetteva fallo sul tentativo di stoppata.
La giocata del nostro numero 14 produceva tre punti totali e gli Hornets ripassavano avanti di uno (6-5).
Lopez con una virata in area si liberava di Zeller apprestandosi a schiacciare ma da dietro arrivava il folletto Walker a strappar palla, Lamb a 9:43 con un atletico appoggio direttamente dentro la retina incrementava il vantaggio ma Wade rispondeva con un difficile due punti ottenuto da sotto dopo uno spin.
A 8:58 Lamb era ancora l’arma offensiva prediletta da Clifford che non si pentiva d’averlo schierato al posto dell’assente Batum; due punti dalla sinistra per il 107 al quale tuttavia 19 secondi più tardi rispondeva Wade.
Zeller e MKG non segnavano, Rondo sì e ancora da tre punti iniziava a scoprir la sua superficie dopo esser stato sotto la sabbia.
Il colpo del 10-12 era anche seguito dal pugno preso dal compagno di reparto Wade, uno indigesto a Charlotte… il suo fade-away alzava i punti sicurezza dei Bulls a 4 ma Lamb dalla diagonale sinistra realizzava il 13-14 inaugurando una fase prolifica per gli attacchi, soprattutto quella dei Bulls che colpivano incredibilmente con Rondo (3/3).
Uno swish del pallone passando la retina era il suono che si udiva dopo il jumper di Marvin in uno contro uno dalla media diagonale destra, il primo tiro di Butler entrava nonostante MKG difendesse.
Pesante, poiché il tre punti allontanava ulteriormente i Tori (15-20) ma gli Hornets conquistando un rimbalzo offensivo con Williams realizzavano con MKG da sotto servito da Marvin stesso.
Rondo finalmente falliva un tentativo da oltre l’arco sulla pressione di Kemba, poi era Chicago a chiamare il time-out dopo aver visto un altissimo pallone lanciato in aria da Lamb per sfuggire alla stoppata di Lopez, colpire la parta altra del vetro e discendere nella retina.
Sul 19-20 a 5:19 si rientrava sul parquet con gli Hornets pronti al sorpasso ottenuto per mano di Kemba a 4:49 (21-20), MKG a 3:20 allungava dalla lunetta con due FT ma Chicago guadagnava due FT con il tiro in salto ritardato di Butler da sotto (contatto con Zeller).
Due su due garantito e -1… Kaminsky dalla sinistra non segnava il suo primo tiro dopo il rientro dall’infortunio e Rondo sorprendendo la difesa bianca appoggiava in veloce entrata frontale il layup del 23-24.
Graham attaccava il canestro prendendosi due tiri liberi dei quali solo il secondo aveva fortuna, pareggiando comunque il match. Sembrava una gara in perfetto equilibrio, invece nella parte terminale del primo quarto i Bulls facevano il break a suon di triple, l’ipotesi più bizzarra per la peggior squadra nella lega nel tiro da fuori; Valentine, Mirotic, Butler e ancora Valentine sulla sirena (dal corner destro quest’ultimo), piazzavano 4 bombe per un parziale di 12-0 che portava i Bulls al vantaggio di una dozzina di punti (24-36) dopo i primi 12 minuti.

Jeremy Lamb e MKG alle sue spalle, una combo duo che ha portato nelle casse degli Hornets ben 48 punti stanotte (26 per Jeremy e 22 per Michael).
2017 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

La seconda frazione vedeva segnare Kaminsky immediatamente ma a lui rispondeva Wade sull’incolpevole Graham, Belinelli non segnava al tiro ma dalla lunetta a 10:41 realizzava l’1/1 per un FT concesso dagli arbitri che punivano i Bulls rei di una difesa 3 second in area.
A Marco non erano concessi invece due liberi sull’iniziativa che lo portava dalle parti dell’area, solo il fallo concesso… Il Beli ci riprovava in maniera più decisa e frontale; l’autotreno subiva diversi contatti ma terminava con un appoggio difficile realizzando il 29-41. Mirotic da tre metteva dentro ancora una volta con Clifford nervoso a parlare con un arbitro. Williams forse lo tranquillizzava per un momento recuperando con veemenza un rimbalzo offensivo trasformato poi in due FT per un contatto subito sotto canestro.
Mirotic finalmente tirava male, l’air-ball però non era sfruttato da Williams che in transizione non si avvedeva del rientro di un Wade che in recupero cancellava il tentativo d’appoggio spazzando via palla.
Il nostro numero 2 si rifaceva poco dopo servito in corsa; attacco quasi frontale e appoggio a canestro con poca parabola per il 33-44.
I Bulls tornavano a muovere il punteggio per un fallo assegnato a MKG. Lauvergne splittava rimuovendo sul +12 gli ospiti.
MKG imitava l’avversario realizzando un’occasione per portare sul -9 che diventavano 7 dopo un errore di Lopez seguito da un gran rimbalzo di Lamb, il quale in attacco sbagliava appoggio, tap-in ma riprendendo dall’altra parte del ferro disorientava Wade con uno spin sul piede perno per l’appoggio a tabella.
Valentine rispediva gli Hornets sul -10 realizzando l’11/19 complessivo da tre punti dei Bulls prima che Lamb con un teardrop portasse lo svantaggio a una cifra.
A 3:23 tuttavia, Jeremy stanco abboccava alla finta di tiro di Wade che guadagnando due liberi portava lo scoreboard a cifre tonde (40-50).
Dopo un tre di Graham errato dall’angolo la transizione Portis per Butler avvantaggiava ulteriormente i Bulls sul +12, Rondo per Butler ancora, questa volta da sotto facevano sprofondare gli Hornets sul -14…
Un altro contropiede dei Bulls rischiava di chiuder la partita anticipatamente; Hornets sul -16 che tuttavia nel finale recuperavano 6 punti con tre tiri di Walker, il primo frontale da due e i seguenti da tre punti.
Quello a :05.3 dalla sirena che annunciava l’intervallo era valido per il 48-58 finale di tempo.
 
Il terzo quarto cominciava con un errore di Zeller che si rifaceva sull’azione successiva con un jumper lungo che lo portava al primo FG utile della serata.
Rondo con un’entrata in dribbling dalla sinistra metteva dentro il suo sesto tiro su otto tentativi ma a 10:41 iniziava a intravedersi l’energia di MKG che spronava Charlotte alla rimonta; un rimbalzo offensivo anticipando Butler lo portava ad aver l’appoggio facile, poi una transizione chiusa a 10:16 riportava a -6 i ragazzi di Clifford che accorciavano ancora con Lamb sul quale un raddoppio chiudeva la via di passaggio a destra per il pick and roll di Zeller, il raddoppio stretto però consentiva di recuperare il fallo a Jeremy e di convertire almeno un libero.
Su imbeccata corta di Lamb, MKG entrava in area battendo Butler per l’ennesimo layup al vetro. Portis in attacco era stoppato da Zeller, Lamb perdeva palla ma riusciva a recuperarla pochi secondi più tardi intervenendo nella metà campo offensiva di Charlotte e a 8:29 MKG si permetteva di segnare un lungo jumper dalla destra realizzando il 59-60…
Wade subendo una manata in faccia data da Williams faceva resistere i suoi al rientro con un 2/2 ma lo stesso Dwayne restituiva il piacere a Lamb commettendo il terzo fallo a 7:53. Jeremy questa volta era preciso ma il -1 si tramutava in poco tempo in -5 per due pt. di Butler e due FT di Wade.
Un’alzata di Cody da centro area su assist di Kemba e una martellata di Marvin in transizione davano il 65-66 a 6:29.
Sull’azione che aveva portato Marvin alla dunk, rimaneva a terra nella metà campo difensiva di Charlotte Wade, il quale perdendo palla contrastato a terra da MKG si toccava la tibia dolorante finita sotto il peso della nostra ala piccola.
Wade usciva ma sarebbe rientrato più tardi.
Grant da tre, Zeller con un 2/2 ai liberi e poi Kaminsky a 5:20 con un rilascio accomodato dai ferri, erano le marcature che riportavano la partita in equilibrio sul 69-69.
La stabilità si spezzava con gli Hornets inabili nel realizzare triple (Walker e Williams), i Bulls caricavano andando sul +4.
Un time-out di Clifford serviva a MKG per ricaricar le batterie e riattaccar il ferro poco più tardi, a 3:28 erano ancora due punti, poi Marvin mancava il pari e Felicio evidenziava le enormi lacune difensive degli Hornets senza Cody in campo.
Con Kaminsky come centro fantasma il numero 6 ospite ne approfittava per segnare in schiacciata con difesa dormiente. Bulls che toccavano il +6 (71-77), entrava Weber ma segnava finalmente Belinelli con un frontale lungo da due punti senza esitazioni.
A 1:42 Rondo guadagnava un gioco da tre punti, Marco intervallava con un 2/2 a 1:32 un’altra giocata da tre punti di Mirotic; spin su Weber (lo rivedrei ma mi ha dato ampiamente l’impressione dei passi) e tripla che era seguita da altri 3 pt. dello stesso numero 44 che subendo una spinta sotto canestro da parte di Lamb (alle spalle) era bravo a resistere e a portare a casa il massimo.
Chicago raggiungeva nuovamente la vetta del +10 con una steal di Butler invece si arrivava alla dunk del +12, anche se chiudeva il periodo Weber con un floater per il 77-87 che precedeva quella “sporca dozzina” di minuti rimasti.

Marvin Williams segna il sessantacinquesimo punto in schiacciata.
2017 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

Weber partiva bene inanellando steal e secondo canestro in floater ma Wade al vetro ci arrivava senza grandi difficoltà appoggiando il 79-87.
Kaminsky tirava da tre lungo, Valentine tirava decisamente meglio ma un bizzarro giro della palla spediva la biglia fuori dalla roulette.
A 8:35 in entrata Cody, fuori equilibrio, riuscendo a depositare il pallone dell’83-93, dava la possibilità agli Hornets di rientrare, anche perché su uno scontro tra galassie, il movimento circolare da aikido di MKG riusciva a strappar la palla contesa a Valentine finendo per favorire i due pt. di Kemba in appoggio.
Hoiberg s’infilava in bocca una nuova gomma americana nervosamente intuendo il momento no dei suoi che, infatti, incassavano la tripla di Walker dell’88-93.
Fred chiamava il time-out. Cody avrebbe al rientro la possibilità d’accorciare ma commetteva un errore ravvicinato tirando con il braccino corto mentre dall’altra parte Mirotic andava ad abbattere Walker bravo ad aver preso posizione.
Kemba tradiva da tre mentre Wade in allontanamento su MKG colpiva da centro area, poco male se i punti erano recuperati da Zeller, il quale vedeva Lopez fermare Kemba al vetro ma seguendo toccava dentro spinto da Rondo rimasto dietro entrambi i giocatori di Charlotte.
Il 91-95 a 6:08 serviva a poco se Mirotic correggendo in transizione da un errore di Wade riportava a +6 quelli della Wind City.
Lamb s’inventava una tripla in faccia a Wade sorpreso dalla rapidità d’esecuzione, il 94-97 era servito ma Mirotic chiudeva una bella triangolazione con assist volante realizzando dall’angolo destro tre punti pesantissimi per il 94-100.
A 4:35 Clifford chiamava un time-out, al rientro Lamb falliva da tre ma Marvin correggeva con un tap-in.
Rondo arrivava al vetro realizzando poi era un rimbalzo offensivo con palla data fuori a Mirotic per l’ennesima tripla di serata a scriver i titoli di coda anticipati alla gara ora sul 96-105 a 2:34 dal termine.
Gli Hornets illudevano qualche tifoso segnando da tre con Lamb, da due con Walker e poi pressando Butler su una rimessa dal fondo; MKG e Williams riuscivano a riguadagnar palla dopo la visione al Replay Center.
Dalla sinistra Williams con un bound pass perdeva pochissimo tempo, l’assist per Lamb lesto a tagliare verticalmente appena sulla sinistra del ferro era chiuso di mano destra a :23.2 dalla fine per il 107-110.
Il tempo giocava contro Charlotte che sfiorava la steal con Williams, purtroppo Kemba doveva accontentarsi di commetter fallo su Butler, il quale con un 2/2 rimandava oltre il possesso Charlotte.
Walker segnava, ricommetteva fallo su Jimmy e i Bulls si portavano sul +4 a :10.6 dalla fine con il brivido del primo libero mancato dall’asso dei Tori.
Jimmy difendendo su Lamb compiva anche l’ultima decisiva giocata; Jeremy spostando leggermente palla sulla destra sull’alzata sperava di affondare la dunk a una mano ma il tocco portava la sfera nelle braccia di Valentine che era prontamente fermato da Williams con il fallo.
Il 2/2 chiudeva i conti sul 109-115.
 
Pagelle
 
Walker: 6,5
21 pt. (9/24), 4 rimbalzi, 10 assist. Sulla falsariga della prestazione precedente con tre punti in meno ma sempre con troppi tentativi da tre (3/12). Tuttavia se c’è lui in campo la squadra guadagna punti (oggi anche quasi la metà degli assist arrivano da lui) nonostante la difesa non sia certo il suo pane quotidiano, salvo sugli sfondamenti, statistica che lo vede stasera raggiungere i 27 presi, secondo dietro a Ilyasova con 30. Bene nei due finali dopo un avvio tranquillo, anche se nel vero finale deve forzare troppo. Certo, da solo non è il giocatore che può risolverti le partite e Charlotte ormai gli chiede la Luna.
 
Lamb: 7
26 pt. (10/17), 4 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate. Tre turnover e 4 falli. In difesa Jeremy stanotte non è certo peggio del solito Batum con la differenza che Nic è più statico mentre Lamb tende a contrastare ogni tiro commettendo falli fuori tempo regalando FT. In 30 minuti però segna 26 punti sostituendo più che degnamente il compagno. Peccato nel finale quando Butler gli tocca il pallone ma era già tardi. Nella partita invece lampi con appoggi difficili anche con campanili, lampi in schiacciata e un 3/5 da oltre l’arco che completa l’opera.
 
Kidd-Gilchrist: 6,5
22 pt. (9/12), 6 rimbalzi, 1 assist. Interpreta la partita egregiamente, specialmente a inizio ripresa dove da vigore alla squadra trascinandola al pareggio. Perde un po’ smalto nell’ultimo quarto non durando per tutto il match ma è quello che comprende di più lo spirito operaio che questo team ha bisogno per vincer le partite.
 
M. Williams: 5,5
13 pt. (5/12), 18 rimbalzi, 5 assist, 1 stoppata. Sembra ingeneroso per un giocatore da doppia doppia ma… inghiottito verso il centro, a volte in aiuto, a volte statico è quasi inutile. Se è vero che stando lì accumula ben 18 rimbalzi, è altrettanto vero che diverse triple di Mirotic arrivano con lui latitante, non sempre in aiuto, non solo su transizioni dove il “lo prendo io, lo prendi tu”, me ne viene in mente una con Graham compagno di sventura, non va bene. Clifford deve trovare soluzioni migliori per coprire le spaziature difensive. Certamente parte del piano poteva prevedere la concessione di tiri da tre punti ai Bulls ma non a Mirotic. Un -21 di +/- e un 1/5 da tre, alcuni tocchi sbagliati… prestazione ambigue.
 
C. Zeller: 6
11 pt. (4/10), 7 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 3 stoppate. L’attacco questa sera non è il solito purtroppo. In difesa fa una discreta prestazione ma è sfortunato su un tiro di Portis nel finale sul quale comunque aveva chiuso con il corpo in maniera ravvicinatissima.
 
Kaminsky: 5
4 pt. (2/7), 2 rimbalzi, 1 assist. In panca c’è Wood che non tocca il parquet. Al rientro Clifford sceglie Frank che dopo l’infortunio gioca ben 23 minuti in una delle partite chiave per recuperare la stagione. Finisce con uno 0/4 da tre, completamente fuori ritmo ha riperso la fiducia da fuori o più probabilmente deve riassestare la sua meccanica di tiro. Un paio di buoni canestri ma in difesa è assente.
 
Belinelli: 5
7 pt. (2/7), 2 rimbalzi, 3 assist. Dalla lunetta è formidabile. Anche oggi chiude con un 3/3 ma le chiusure sui tiratori sono alternate. Lui non è al rientro da un infortunio e il suo 2/7 con uno 0/2 da tre in una serata nella quale la peggior squadra della lega da tre punti trova la nottata buona, non serve certo a Charlotte a combatterla. -22 di plus/minus.
 
Graham: 5
1 pt. (0/1). Entra in campo per difendere su Wade o chi eventualmente per esso. Gli va male, spara una tripla che apre il contropiede, in 8 minuti accumula un -17…
 
Roberts: 5,5
0 pt. (0/1), 1 assist. Gioca 4 minuti, fa in tempo a scendere di mezzo voto toccando pure lui il -17.
 
B. Weber: 6
4 pt. (2/2), 1 rimbalzo. In difesa cerca di essere aggressivo ma va fuori giri su Mirotic e non solo. Non un figurone, l’assist latita ma in attacco in soli 5 minuti mette dentro due floater.
 
Coach Clifford: 5,5
Perde Batum per “emicrania” prima della partita. Avrà anche lui il mal di testa vedendo giocar la squadra non esattamente benein difesa. Sprazzi con qualche giocata spettacolare del singolo ma quest’anno il trend ineluttabile è la sconfitta agli ultimi minuti. La difesa sul tiro da tre punti non è sempre impeccabile e in generale siamo inguardabili quando la partita scotta. Mancano degli aiuti sulle entrate e l’identità difensiva è il capo d’accusa contro se stesso e la squadra di Clifford. L’appunto che gli muovo è aver fatto giocare troppo Frank, non certamente pronto, anche se capisco le esigenze in un settore lunghi limitato. Wood penso avrebbe fatto meglio. Clifford ha anche ripetuto più volte, riguardo alla difesa, la frase: “mistake after mistake” in conferenza stampa. Rispetto per la persona che ha ammesso le sue responsabilità ma ha evidenziato anche gli errori (errore dopo orrore direi io) dei singoli, senza fare nomi. La conferenza suona come la fine della rincorsa playoffs, errore dopo errore durante l’anno, persa punto a punto durante l’anno, inevitabile finisse così nonostante un 2016 buono.

Game 66: Charlotte Hornets Vs New Orleans Pelicans 122-125 (OT)

 
MalediziHornets OT
 
Lo strano “derby” tra Hornets ed ex Hornets è vinto dai vecchi Calabroni, oggi trasformatisi in Pellicani.
Una partita tirata che gli originali perdono ancora una volta all’OT.
Una “maledizione” (anche se io ovviamente non credo in esse, da non prender nel senso letterale del termine) in un anno non felicissimo.
Mestamente gli Hornets toccano la sesta sconfitta nei supplementari quest’anno (nessuna vinta), in un cerchio inaugurato proprio in quella New Orleans della “House of the Rising Sun”.
A Est sorge solo Anthony Davis, autore di ben 46 punti e 21 rimbalzi, con i quali ha trascinato i compagni a una probabile sterile vittoria in ottica playoffs.
Charlotte era più interessata in chiave post season poiché la lotta per l’ottava posizione a Est pareva meno complessa seppur difficile per la situazione di classifica del team di Michael Jordan.
Per questo bisognava vincere ma sfortunatamente New Orleans ha ritrovato Davis in versione guastafeste, seguito da un sorprendente Jordan Crawford (19 pt.) e da S. Hill, altra spina nel fianco che ha terminato con 16 pt. Se i sogni non sono sfumati, ormai si fa durissima.
Pelicans che hanno tirato con il 41,2% da tre, gli Hornets con un 13/46 da oltre l’arco, hanno fatto registrare un 28,3% troppo basso.
NOLA vince anche negli assist (32-33) ma perde a rimbalzo (50-47) e ai turnover (9-10) ma dal campo tira con il 50,5% contro il 45,1% di Charlotte.
Walker, Batum e Williams, tutti sopra i 20 pt., non sono bastati.
Stanchezza, poca concretezza nei momenti che contano si sono confermate così ora gli Hornets girano sul 29-37.
La prossima sfida con Chicago, avversaria diretta, si fa fondamentale per cercare ancora di veder se vi saranno occasioni pe rientrare tra le migliori otto a levante.

Walker durante la presentazione con un gioco di luci. I raggi però si perdono nel buio nonostante Kemba contribuisca con 24 pt. (9/24 FG).

 
I Pelicans in North Carolina erano schierati da Alvin Gentry con il seguente quintetto; Holiday, H. Thompson, S. Hill, A. Davis e Cousins.
Lo speaker degli Hornets recitava il solito copione; Walker, Batum, MKG, M. Williams e C. Zeller, non necessariamente in quest’ordine.
 
Palla a due vinta da Davis e primo tiro della partita del Monociglio che finiva corto sul primo ferro, gli Hornets non riuscivano invece a concludere la prima azione perché Kemba allungandosi in palleggio troppo il pallone lo consegnava a Hill, segnava così NOLA che con Cousins in penetrazione sulla sx del ferro depositava i primi due punti della partita.
Gli Hornets compivano il primo sorpasso della partita a 10:58 quando Walker colpiva da tre punti centralmente.
S. Hill rispondeva a 10:36 fiondando la sfera da oltre l’arco ma un pick and roll da manuale tra Zeller e Walker portava il primo alla dunk centralissima.
Davis da sinistra respingeva gli Hornets segnando il 5-7 ma Marvin, rischiando l’infrazione in palleggio alto, a 9:39 metteva dentro dopo aver recuperato palla.
Cousins sulla destra insisteva spingendo Zeller indietro sulla baseline, persa la maniglia, il pallone perveniva a Williams dietro a Cody a far da perfetto scudo, in attacco gli Hornets conquistavano un libero per l’infrazione dei tre secondi nel pitturato e con Batum passavano in vantaggio di un punto, aumentando a tre il vantaggio a 8:35 grazie a un gancetto di Marvin Williams.
A 8:21 Cousins pareggiava segnando da tre punti, il 10-10 faceva da base per l’allungo ospite.
Su una second chance con Davis si portava a casa due liberi e altrettanti punti, poco più tardi era sempre il fenomeno in maglia rossa a correggere al ferro un errore di Cousins portando sul 10-14 il match.
A 6:30 da un recupero di Williams nasceva una transizione che vedeva Kemba nei panni dell’assist man con bound pass utile allo stesso Williams per chiudere in layup sulla destra del ferro.
S. Hill in entrata iniziava a dar fastidio alla difesa di Charlotte che subiva il canestro, ma in attacco sulla diagonale destra Kemba insisteva nel palleggio muovendosi lateralmente dietro lo schermo di Zeller per poi passare la sfera a Marco che da posizione frontale, qualche cm dietro la linea bombardava da tre presentandosi nel migliore dei modi.
Batum in allontanamento segnava il 17-16 pro Hornets ma Cunningham andava a ricevere e batteva la difesa di Charlotte realizzando dallo spigolo sinistro.
Un lob di Batum per una rollata di Wood era utile al nostro lungo di riserva per ottenere il nuovo sorpasso resistendo anche al contatto, il contatto l’otteneva anche Davis dall’altra parte del parquet… il tocco di Wood era considerato falloso così AD incartava altri due FT a gioco fermo regalando però uno 0/2 a Gentry.
Holiday nel pitturato effettuava l’ennesimo controsorpasso ma un micidiale tiro da tre punti di Batum era usato dagli Hornets per ripassare in vantaggio nel saliscendi emozionale.
A 2:20 Davis chiudeva in alley-oop ritrovando la parità a quota 22 e con Charlotte che in attacco faceva scadere i 24 secondi, dall’altra New Orleans si ripresentava avanti con una conclusione vincente di J. Crawford da tre punti.
Un’entrata atletica di S. Hill chiusa con una specie di scoop a destra del ferro valeva il 22-27…
Con i Pels pronti alla prima fuga Charlotte era obbligata a segnare per rimanere in scia, era Roberts con una conclusione da tre punti a realizzare il 25-27 a :45.3 dalla prima sirena.
Davis in area batteva elegantemente Zeller andando a concludere in gancio ma S. Hill aggrappandosi a Lamb concedeva due FT al nostro numero 3.
Jeremy eseguiva perfettamente i due FT ma un buzzer beater di Davis dalla diagonale sinistra valeva tre punti, buoni per i Pels per chiuder sul +5 il primo quarto (27-32).

Cody Zeller ha terminato con 6 punti e 9 rimbalzi.
2017 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

 
IL secondo periodo partiva per Charlotte con gli stessi punti e lo stesso marcatore; due punti di Lamb, questa volta non dalla lunetta che aiutavano Charlotte a risalire a un possesso lungo.
A 11:18 Crawford infilando un’altra tripla saliva al rango di guastafeste, Cody non metteva l’appoggio sbilanciato in corsa dalla difesa regolare di Cousins, MKG passava un passaggio lungo la linea di fondo di Frazier ma i Pelicans andavano comunque a segnare ancora poco più tardi con Cunningham in schiacciata, il quale ricevendo a 10:06 da una penetrazione di Crawford innalzava il punteggio sul 29-38.
Charlotte dopo un time-out giocava un triangolo con Belinelli che dando a Zeller presente sulla media linea di fondo destra, controriceveva sul taglio in diagonale chiuso con perfetto tempismo in appoggio battendo il difensore.
Moore toccava poi Marco su un tentativo da tre punti concedendo i canonici liberi.
Il 3/3 di Belinelli era seguito da un tentativo da oltre l’arco di Kemba, il nulla di fatto era però preda di Wood a rimbalzo, la palla conquistata dal n°35 dava la possibilità a Marvin Williams di concluder da tre punti a 8:36 riavvicinando Charlotte sul -4 (37-41).
Gli Hornets non arrestavano il parziale e grazie a Lamb che cancellava una transizione con tiro da sotto di Frazier (stoppata plastica con la mano destra) facendo sembrare il “block” uno scudo stellare… dall’altra parte Walker portava la minaccia in transizione e chiusa fallosamente nel pitturato il capitano finiva per realizzare due FT propedeutici al pareggio di Marvin Williams a 7:39.
Marvin ricevendo e avanzando al contempo toglieva i tempi giusti d’intervento alla difesa andando ulteriormente a depistarla con un atletico appoggio.
Williams ruotava sotto canestro riuscendo a contendere una palla a Cousins senza riuscire a strappargliela, anzi, nel tira e molla finiva per terra senza però lasciarla.
Sulla palla a due, Charlotte aveva la meglio mentre su una rimessa laterale sinistra Batum vedeva Lamb sfuggire sullo stesso lato al suo difensore; passaggio con tempismo perfetto e realizzazione del nostro numero tre per il nuovo vantaggio (43-41). A 5:40 dalla sinistra partiva Marvin che passava le due torri per chiudere in gancetto dal centro del pitturato.
Il canestro valeva un parziale di 14-0 (45-41) interrotto da S. Hill che in penetrazione non trovava validi oppositori.
A 4:44 ancora lui realizzava da tre segnando cinque punti di seguito e consentendo a New Orleans di riportasi avanti (45-46). Marvin Williams nel finale di primo tempo viveva un buon momento; post basso destro, ricezione e tiro girandosi sulla spinta di Cousins, due punti appoggiati a tabella e tiro libero a completar la giocata da tre punti.
S. Hill in penetrazione pareggiava a quota 48 ma Marvin ancora una volta dal post basso destro sfruttava i cm di vantaggio su Holiday realizzando il nuovo +2.
Lo stesso play di NOLA impattava con una drive a quota 50. Cunningham pescato in solitaria nel corner sinistro si confermava pericolosissimo in questa situazione centrando il bersaglio.
A 3:04 dall’intervallo Charlotte se ne concedeva uno più breve per risistemar le cose.
MKG, Moore e MKG portavano con tre realizzazioni da due punti il punteggio sul 54-55, poi era ancora Charlotte a segnare. Sempre la nostra ala piccola andava a guadagnarsi due FT forzando il palleggio arresto e tiro su Moore con cm in meno.
A 2:06 il tempo si fermava consentendo il 2/2 che portava sul 56-55 la sida.
A 1:17 Marvin, sbilanciato, sulla baseline sinistra rilasciava un tiro a una mano dalla media che trovava solo il cotone, una dunk di Cunningham riduceva lo svantaggio, Holiday invece riportava al comando i ragazzi della Louisiana con penetrazione e leggera dunk approfittando del mancato aiuto dalle parti del ferro.
I primi 24 terminavano così, anche perché un canestro da tre di Batum dall’angolo destro era giustamente annullato per un piede oltre la linea di fondo.

Marvin Williams in mezzo alla difesa dei Pelicans.
Ancora una doppia dopèia per la nostra ala grande con 27 pt. 1 10 rimbalzi.
2017 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

 
Il terzo quarto iniziava magnificamente per Charlotte che rollava con due pt. di MKG seguiti da altri due di Batum dalla linea di fondo destra (su Hill), Marvin dal corner sinistro caricava e segnava un tre punti su un Cousins dal body language negativo. Tripla con la quale gli Hornets si apprestavano alla fase di decollo effettuato a 9:33 d Zeller che imbeccato da Kemba concludeva con una bimane ed energetica rim run.
Il 67-59 non era abbastanza però…
Davis chiudeva un gioco da tre punti a 9:16. I primi punti dei Pelicans erano seguiti da altri due di Holiday a 8:44 e ancora da altrettanti di Cousins che riportava a distanza di un solo punto gli ospiti.
Per fortuna la difesa di Nola andava un po’ in confusione e a Kemba bastava verticalizzare con passaggio lineare per trovar Marvin solo in post basso.
La nostra ala non si faceva pregare e segnando due punti riportava a tre il distacco ma Holiday ottemperava alle esigenze offensive dei Pelicans appoggiando al vetro il 69-68.
Gli Hornets partivano dalla difesa deflettendo un pallone, dall’altra parte sulla sinistra arrivava di gran carriera Zeller che di destra posterizzava Cousins con una schiacciata da paura.
Kemba spingeva Charlotte sul +5 realizzando un running layup ma Thompson segnando da due portava il gap a -3 (73-70).
Dopo due triple mancate dalla destra da Thompson, Cunningham lavorava su MKG riuscendo a batterlo.
Il -1 restituiva concentrazione a Batum che dalla diagonale sinistra scoccava la freccia da tre punti per il 76-72.
La partita rimaneva equilibrata, il punteggio saliva sino al 78 pari, quando Belinelli con un tiro da due pt., cadendo leggermente all’indietro, agguantava la parità sulla doppia cifra di 78.
Anthony Davis con un soft touch era aiutato dal ferro, poi Holiday inserendosi nel cuore dell’area serviva Cunningham che faceva l’en plein di punti con la realizzazione e il libero supplementare.
A 1:12 dalla terza luce rossa Charlotte sprofondava sul -5 rischiando il -7 a :06.5 dalla fine quando Cousins mancava ambo i FT concessi per un fallo di Zeller. Il quarto finiva così in archivio, con gli Hornets decisi a rimontare per continuare a sperare nei P.O..
 
L’ultima frazione dei regolamentari iniziava bene ancora per Lamb che anticipando Frazier sul passaggio di Cousins faceva ripartire l’attacco di Charlotte.
Zeller a 11:28 si prendeva la briga di voltarsi e andar a provar a piazzar due punti nel cuore dell’area; il fallo chiamato a favore di Charlotte non serviva a molto, anzi, a nulla poiché Cody mancava le occasioni concesse, un po’ stanco per la lotta con Boogie. Crawford non segnava a causa di Lamb che con una buona difesa teneva, mentre in attacco passando alla controffensiva, scaricava a 10:48 una bordata dall’angolo sinistro per merito di un passaggio di Roberts già in salto.
L’81-83 era seguito da un ½ di Cousins ai liberi e da altri due pt. di Boogie presi in entrata.
I passi di Cousins e i falli offensivi di Zeller e Cousins che si tenevano sulle due differenti azioni, portavano il nuovo arrivo da Sacramento a sedersi in panchina per il quinto fallo.
A 9:02 Kemba alla disperata si buttava dentro realizzando con tocco morbido dopo aver sterzato bruscamente sulla partenza dell’azione.
Crawford affondava un floater ma a 8:30 Lamb graffiava ancora realizzando due liberi grazie al fallo di Crawford.
Jeremy a 7:07 come un salice riusciva a d essere elastico; entrata leggera, Crawford all’inseguimento, tocco e soft touch controllato pur fuori equilibrio.
Giocata da tre punti che serviva a Clifford per agganciare i rossi a quota 88.
Due tiri aperti concessi a Kemba erano troppo nonostante la serata non felice al tiro del capitano da fuori.. sulla seconda conclusione Walker affondava i tre punti dando il via a un pirotecnico finale.
Crawford con un assurdo tre punti pareggiava, Wood era colpito sull’alzata per la dunk da una manata di Holiday in rientro dietro di lui.
L’intervento portava a due FT per il nostro legnoso lungo che tuttavia realizzando rimpinzava la pancia di Charlotte.
A. Davis forzava sulla marcatura di Wood, con un giro sul perno lo saltava anticipando il tiro, ne usciva una specie di tiro in avvicinamento fortunoso che battendo sulla tabella finiva dentro. A 5:24 Davis a rimorchio volava per una slam dunk su assist arretrato di Crawford ma a 5:08 Walker lo batteva realizzando da tre punti.
Non era finita lì perché Davis accendendosi mandava a bersaglio tre punti, ma nel duello tra stelle risplendeva anche Kemba quando con un’esitazione andava a battere il n° 23 in penetrazione rifinendo con layup di destra.
A 4:34 anche Holiday interveniva tra i belligeranti… tripla e -3 Charlotte che si rialzava con un tiro frontale di Batum.
Un lungo tre di Crawford (con spazio per un raddoppio a centro area) portava al 100-104.
Gli Hornets alla disperata ricerca della tripla compulsiva finivano per aver diverse occasioni, anche perché l’attività di Wood come rimbalzista si faceva intensa.
Williams e Batum però non realizzavano mentre Davis, con un semplice movimento (finta di partenza) di un piede, trovava il tempo per sparare in faccia a Zeller la bomba del 100-107. Macigno pesantissimo che Batum provava a sollevare realizzando una bombarda dal lato sinistro.
A 1:56 Davis si faceva surreale realizzando un’altra tripla frontale entrando ufficialmente “in the zone”.
Il 103-110 sembrava far calare il sipario ma a 1:37 Batum in uno contro uno metteva dentro il -5.
Il francese schiacciando un passaggio perfetto per Marvin, il quale avanzava in leggerissima diagonale dentro l’area, consentiva al nostro numero 2 di ricever la sfera e battere i difensori che provavano inutilmente a fermarlo.
Dal Davis show si passava al Batum show a :49.4, quando Nicolas realizzando la tripla dell’incredibile parità a quota 110, ridestava speranze ormai sopite.
Charlotte cercava di fermare l’attacco di NOLA ma un tiro dalla linea dei liberi off balance di Davis su MKG toccava il rettangolo centrale del plexiglass finendo ancora inesorabilmente dentro.
Clifford chiamava time-out, schema semplice, blocco alto, penetrazione di Kemba e pareggio ottenuto.
Davis forzava dalla destra contro Williams ma il suo tiro non entrava, rimanevano :07.3 sul cronometro, così Clifford provava a riorganizzare l’attacco ma sulla rimessa Hill sporcava il pallone per Kemba finendo per allungar la sfera oltre la metà campo non consentendo alla nostra PG il tiro in tempo utile.
Si arrivava al supplementare, tabù da sfatare quest’anno…

Nicolas Batum controllato da Solomon Hill.
Finale di 4° quarto fantastico, OT di basso livello per il francese. 2017 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

 
Gli Hornets attaccavano subito; Batum a ricciolo provava ad andar dentro addirittura in schiacciata ma Cunningham spostandogli l’avambraccio diceva no.
Nic dalla lunetta splittava e Charlotte tornava al comando 113-112.
Davis ci provava un paio di volte ma Williams rimaneva sul pezzo resistendo la prima volta e dando una mano a MKG la seconda finendo per far sbagliare la PF avversaria.
Kemba da tre su Davis a 3:36 regalava il +4 a Charlotte, vantaggio che i neri di casa si mangiavano velocemente quando a 2:57 ancora l’inesauribile n°23 ospite realizzava in schiacciata il 116 pari.
Batum da possibile eroe si trasformava in dannoso provando da tre punti ma i Calabroni riuscivano comunque a passare avanti con Kemba bravo a fintare su Cunningham in corsa e a rallentare i tempi per il layup artistico valido per il 118-116.
Kemba mancava una tripla aperta ma Davis, recuperando un rimbalzo da un suo errore, segnava mentre gli arbitri concedevano anche il libero addizionale che serviva ad AD per il sorpasso. Batum perdeva un pallone a meno di un minuto dalla fine, Davis a :44.7 sterzava su Marvin che non ce la faceva questa volta a contenere l’uno contro uno. Si metteva male per Charlotte sul 118-121 anche perché Batum da tre tirava cortissimo e Marvin nonostante l’impegno sul rimbalzo offensivo finiva per toccar per ultimo la sfera.
La giocata era vista al replay poiché gli arbitri avevano assegnato in un primo tempo la rimessa a Charlotte.
A :20.3 Holiday raddoppiato passava a Davis nel mezzo, si staccava Batum dal marcatore e Marvin rientrava a chiudere su AD, tutto inutile perché da pochi passi l’ala grande di Benson scavalcava Batum in salto.
Batum realizzava, Holiday in lunetta compiva la sua missione con un 2/2, Belinelli appoggiava due punti veloci il risultato muoveva sul 122-125.
La partita viveva un brivido finale quando i passi fischiati a Holiday a :01.8 davano l’ultima disperata possibilità a Charlotte senza più time-out a disposizione.
Sulla rimessa Walker da abbastanza lontano provava la tripla ma Holiday e Hill in chiusura gli facevano sbagliar completamente il tiro.
Finiva così con un 122-125 al supplementare.
Vittoria che difficilmente servirà ai Pelicans, mentre la sconfitta a Charlotte potrebbe costar cara.
 
Pagelle
Charlotte Hornets
 
Walker: 7
24 pt. (9/24), 8 rimbalzi, 12 assist. Tiene in piedi Charlotte ma nella serata abusa della soluzione esterna. Il 4/15 da tre è veramente eccessivo, forse preferisce stare alla larga dai tentacoli di Davis e soci ma nonostante tenga in piedi Charlotte, avrebbe dovuto giocare alcuni palloni con più oculatezza. Troppa frenesia anche nel finale quando spara una tripla frettolosamente. Sia chiaro, è una buona prestazione, una doppia doppia con assist in rilievo, ma avremmo avuto bisogno di qualche soluzione in più “sul sicuro”…
 
Batum: 6,5
24 pt. (9/21), 6 rimbalzi, 8 assist. Walker 2… nel senso che tira troppo da tre punti. Il suo 4/13 è rovinato nell’OT dove butta via troppe occasioni. Era partito bene attaccando il ferro. In difesa non fa male nel secondo tempo ed è fantastico nel finale di quarto quarto, poi getta via tutto sparando a salve al supplementare.
 
Kidd-Gilchrist: 5,5
8 pt. (3/5), 6 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata. -20 di plus minus. Preso qualche volta d’infilata, ginocchia abbassate su alcuni uno contro uno, rimane troppo ancorato a terra. Non sempre è colpa sua se l’avversario (vedi Cunningham) fa la prodezza, ma se i suoi standard difensivi non si alzano, è quasi inutile. Recupera un pallone ma gioca 35 minuti con cifre modeste.
 
M. Williams: 7
27 pt. (12/20), 10 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Forse, nel complesso ha più fortuna di Zeller sull’immarcabile Davis che a confronto tra le due ali vince per distacco il duello ma Marvin chiude ancora una volta in doppia doppia, tirando parecchio. Anche per lui l’appunto non è la difesa ma il tiro da tre punti. Il 2/8 non è buonissimo e le percentuali di realizzazione purtroppo contano.
 
C. Zeller: 6
6 pt. (3/7), 9 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, 1 stoppata. Gioca 39 minuti, una sauna, per di più deve affrontare Boogie. Un duello rusticano dal quale Cody esce non male, anzi… quando gli tocca Davis però son dolori. Zeller funziona meglio su giocatori grossi, con i quali ingaggia battaglie senza quartiere. Un suo 0/2 dalla lunetta è un dettaglio, ma a conti fatti probabilmente costa la partita.
 
Belinelli: 6
12 pt. (4/9), 1 rimbalzo. Solo ¼ da tre punti. Gli avversari lo seguono. Lo osservo attentamente sulla linea di fondo cercar di scappare a Moore che lo segue per tutto il campo. Trattato come se fosse Steph Curry non trova che una volta, su apertura di Kemba, la via della retina da oltre l’arco. Per il resto un’onesta partita.
 
Wood: 6
4 pt. (1/3), 5 rimbalzi. Ancora un po’ acerbo, si fa sottrarre due palloni e fermare da Holiday alle spalle. Gioca 12 minuti e cattura 5 rimbalzi. Non pochi. Ha voglia ed è attivo.
 
Roberts: 5,5
3 pt. (1/4), 1 rimbalzo, 1 assist. Gioca con la panchina 13 minuti e finisce sotto nel plus/minus con un glaciale -15. Bocciato in fase di regia, lo ricordo per una tripla e l’assist saltato, quello davvero bello.
 
Lamb: 7
14 pt. (4/9), 4 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Gioca bene in difesa e in attacco. Spinge nel quarto quarto il team alla rimonta. Avrebbe meritato spazio nell’OT. 20 minuti in campo nei quali dimostra capacità di attaccare dall’area. Da due punti ha diverse soluzioni. Mette sulla difensiva Crawford limitandolo e battendolo.
 
Coach Clifford: 5,5
Ancora una L all’OT. Non contesto le strategie ma la scelta degli uomini in certi frangenti. L’utilizzo che ne ha fatto per cercar di dare qualità e consistenza al team. Nel finale rinunciare a Lamb mi è parso poco brillante, anche perché se per Marco non si riescono a costruire tiri da tre per la bisogna, diventa difficile… Non mi piacciono nemmeno le incursioni subite da Hill e Cunningham, ali alle quali non si riesce a porre rimedio.
 
New Orleans Pelicans
 
 
Holiday: 6,5
Importantissimo con I suoi 13 assist finisce con 15 pt. e 3 rubate. Un 6/14 dal campo nella media.
 
Thompson: 5
2 pt. (14) e 5 rimbalzi. Tira maluccio e gioca solo 14 minuti. Complemento arredo.
 
S. Hill: 7
Buone difese e penetrazioni che la difesa di Charlotte non riesce a fermare. L’ultima volta che l’avevo visto sembrava il fratello scarso. 16 pt. e 3 rimbalzi.
 
A. Davis: 9
Buon primo tempo con buzzer beater sulla sirena di prima frazione, mostruoso secondo tempo, OT compreso. Praticamente è quasi un Davis contro tutti, compagni compresi. 46 pt., 21 rimbalzi, 3 assist e una stoppata senza turnover. Alcuni tiri forzatissimi che cadono dentro, a parte la bravura, la fortuna lo aiuta un pochino.
 
Cousins: 5
Fuori ritmo, fuori giri, body language negativo, ma l’espressione del viso stanco e affranto dice ancor di più. La headband o fascetta rossa di spugna elastica che porta in testa non gli porta fortuna. Posterizzato da Zeller. Forse sperava in un inizio boom anche per Nola che palesando difficoltà è attardata nella lotta ai P.O:. 11 pt., 4 rimbalzi, 4 assist. Sei palle perse e 5 falli, non c’è molto nella notte.
 
Moore: 5,5
2 pt. (1/7), 3 assist. Quando marca Marco finiscono per annullarsi a vicenda, in difesa lo segue assiduamente o cerca di tagliarlo fuori, dal campo non prende un granchè.
 
Cunningham: 6,5
14 pt. (6/7), 6 rimbalzi. Ci prova due volte da tre punti e centra un open. Per il resto va sul sicuro sfruttando drive dei compagni terminando con schiacciate. Buono anche il suo canestro su MKG.
 
Crawford: 7
Il giocatore che non ti aspetti e che personalmente metterò sulla mia black list (la inaugurerò ora). Ovviamente lui fa il suo cercando il contratto. Con 7/12 dal campo e 5/7 da tre spariglia le carte in tavola risolvendo nella serata il problema esterni a NOLA. In difesa va in difficoltà su Lamb, poi nel finale si riprende.
 
Frazier: 5
0 pt, 3 rimbalzi, 1 assist ma 2 palloni persi. Brutta partita. Si fa anticipare e stoppare da Lamb. 0/2 al tiro.
 
Coach Gentry: 6,5
Riesce a portare le ali a segno giocando in maniera intelligente. Holiday sfrutta le pecche della difesa targata Buzz City e Davis fa il resto. Congela Cousins in serata no, quello che Clifford non fa al contrario rimettendo dentro Lamb.

Game 65: Charlotte Hornets Vs Orlando Magic 121-81

 
PoziHornets
 
Magic… la Magia d’Orlando, nell’epoca del disincanto vivono ancora molti affabulatori definiti maghi, ciarlatani del nuovo millennio che devono pur mangiare.
I Magic si definirono così in un sondaggio tra i futuri tifosi decise di ricordare Orlando anche per la presenza di Disneyword. L’etimo della parola magia pare però che provenga dal greco megeia/magheia (ho trovato riportate ambo le definizioni) e da magos, sacerdoti zoroastriani dell’antica Persia.
Sicuramente nel senso più stretto del termine la magia sarebbe una “scienza” in grado di sconfiggere il naturale destino delle cose, mutando attraverso gesti, riti o formule magiche, il corso degli eventi.
Le “noiose e banali” leggi fisiche sconfitte dal potere dell’uomo sono un’idea accattivante che ancora attecchisce in varie parti del mondo, ove alcune credenze trattano i maghi locali come dottori e con rispetto assoluto.
Estendendo il concetto al campo sportivo, spesse volte abbiamo udito nelle telecronache moderne enfatizzare il minimo gesto con diversi appellativi quali:
“Magica giocata, eccezionale, fantastico, incredibile, fenomenale, sensazionale, magari più raramente un sovrannaturale o che”… tutto “normale” nell’era della TV a pagamento che ha bisogno d’esaltare il giocatore per buttarlo nel fango il giorno dopo creando una sorta di fenomeno “usa e getta”, un caso umano e mediatico dai contorni forti.
E’ lecito e normale utilizzare certi termini, l’importante è non farne uso continuo dal mio punto di vista poiché abusandone, paradossalmente diventa tutto “magico” e probabilmente oggi bisognerebbe inventarsi un’altra parola per descrivere le giocate “clamorose”.
Magic e Hornets sono due squadre che quest’anno sono di sotto le aspettative.
Se i Magic come massimo traguardo forse avrebbero potuto ambire a un’ottava piazza tirata, gli Hornets che avrebbero dovuto riconfermarsi almeno ai playoffs, sono in grave difficoltà e rischiano di non parteciparvi.
I maghi delle squadre scarseggiano, Ibaka è andato come ingrediente per le lande canadesi, a Charlotte invece l’unico mezzo taumaturgo è Walker, al quale nel pentolone non serve buttar coda di rospo, occhi di cerbiatto o che…
L’intruglio di Cho è già andato indigesto ai tifosi che ora sperano in un march madness ricco di soddisfazioni casalinghe per ribaltare i pronostici e infilarsi nella corsa playoffs.
Sicuramente i Magic di stanotte sono la cosa più lontana rispetto alla magia che invece ha trovato Charlotte parlando di chimica.
Partiti bene i ragazzi di Clifford, hanno finito per staccarsi quasi immediatamente e vincer una partita mai messa in discussione e sempre controllata.
La pozione è quella giusta, vedremo se servirà la versione strong contro Pels e Bulls o evaporerà presto.
 
I Magic senza più Ibaka e con Vucevic ancora out schieravano allo Spectrum Center il seguente starting five: E. Payton, E. Fournier, T. Ross, A. Gordon e B. Biyombo.
Gli Hornets replicavano con i soliti noti, ossia; Walker, Batum, MKG, M. Williams e C. Zeller.

Cody Zeller entra in campo durante la presentazione.

 
La partita partiva in discesa per Charlotte che esultava a 11:18 con Batum bravo a metter dentro un drive banking subendo anche il contatto considerato falloso di Ross.
L’azione si concludeva dalla lunetta con il terzo punto. In difesa Charlotte recuperava un pallone che non voleva consegnarsi a nessuno, la steal era assegnata a MKG che andando poi a tirar dall’altra parte del campo, aiutato dal primo ferro, realizzava il 5-0.
Non finiva lì però perché Walker con la bacchetta magica buttava dentro anche l’8-0 andando di tripla…
I Magic si riprendevano e con tre canestri si riportavano sull’8-6. A 9:21 Gordon segnando l’ultimo avrebbe anche la possibilità di portar a 7 i suoi ma dalla lunetta fallendo l’occasione lasciava sul +2 Charlotte si salvava da un canestro di Fournier (sfondamento netto frontale su Walker prima dell’alzata del francese che andava via senza nemmeno discutere) per poi tornare a segnare dopo diversi errori grazie a un passaggio di Batum per la schiacciata di Zeller a 8:24.
Un’alzata perfetta di Payton per Gordon dava la possibilità all’ala grande della Florida di realizzare in maniera spettacolare ma il suo tentativo si stampava mestamente sul ferro, tuttavia Payton trovava comunque poco più tardi l’altro lungo; Biyombo che lateralmente si portava da leggermente a destra a sotto canestro con un passetto laterale a chiuder il rientro dei difensori prima di schiacciare.
A 6:42 Charlotte si riallontanava con Batum bravo a salvare una palla sulla linea di metà campo mentre Kemba onorava la giocata realizzando da tre punti spedendo gli Hornets sul +5 (13-8).
Un pick an roll sulla destra veniva rifinito dal post basso destro da Zeller che spediva la palla al vetro per farla terminare di carambola dentro la retina.
Aaron Gordon a 5:38 rispondeva con una giocata da tre punti ma 19 secondi più tardi una finta e tiro di Batum non dava scampo al proprio difensore.
Orlando non cedeva ancora, infatti, a 4:58 Gordon piazzava un lungo due elevandosi sopra un MKG rimasto a terra con il braccio alzato inutilmente.
Walker allo scadere dei 24 faceva tombola vedendo rimbalzare orizzontalmente la sfera tra i bordi del ferro prima di esser accolta dalla retina.
Un passaggio volante era agganciato da Gordon al livello del ferro, da 5 cm Aaron deviava realizzando il 20-15 ma a 3:59 Belinelli si presentava al nuovo match infilando la sospensione dalla diagonale destra.
Batum realizzava dalla media mentre Wood fermava irregolarmente un tentativo di schiacciata arrogante da parte di Biz.
Buona scelta poiché l’ex Hornets a gioco fermo non realizzava nessuno dei due liberi, Batum non otteneva la continuazione per una spinta alle spalle di Hezonja e pretendeva troppo lanciando con un lob Belinelli che sulla pressione nel pitturato perdeva palla lasciando il coast to coast al connazionale dell’eventuale assist man degli Hornets, ovvero Fournier, bravo a depositar due punti in layup.
Belinelli ci provava anche da tre punti ma non realizzava, DJ Augustin tuttavia commetteva fallo bloccando Williams che entrando in lunetta andava a metter altri due punti nel forziere di Charlotte.
Hezonja realizzava il diciannovesimo d’Orlando ma Roberts a 2:07 mostrava nuova e ottima confidenza spedendo senza fatica la sfera dentro la retina e da oltre l’arco dei tre punti.
I ferri si dimostravano buoni da ambo le parti; prima era Fournier a beneficiarne per due punti, poi Lamb ne metteva (cercato e trovato sulla sinistra da Roberts) addirittura tre e con qualche aiutino in più dell’anello metallico, rispetto al precedente tiro. Hornets ancora sugli scudi; penetrazione frontale di Marco, passaggio in angolo per Lamb, giro palla sull’esterno per la chiusura con tripla frontale di Roberts, ancora una volta a segno con la panchina già in piedi prima che la palla varcasse la retina. Il tiro era buono per il 35-21, la tripla era replicata però dal numero 34 Green ma ad aver l’ultima parola nel primo quarto era Roberts che con un pullup dalla linea di fondo destra, sotto lo sguardo di Jordan, infilava il 37-24 che chiudeva i primi 12 minuti.

Nicolas Batum inizia bene segnando in banker. Finirà in doppia doppia grazie a 10 assist.
2017 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

 
Il secondo periodo iniziava con due liberi guadagnati e realizzati da Marco a 11:47, Roberts era bravissimo a deviare in uno contro uno la sfera contro un Green lanciatissimo, la deflection era utile per recuperar palla e per non interrompere il fluido di Belinelli, il quale in condizioni difficili metteva dentro altri due punti.
A 10:10 alla festa dell’allungo partecipava anche Williams che dalla sinistra concludeva un driving layup resistendo al fallo di Zimmerman nel pitturato.
La giocata valeva tre punti e gli Hornets s’installavano sul +20 (44-24), anche perché se Orlando segnava, Roberts rispondeva, tuttavia il momento delle nostre due guardie di riserva si esauriva; Marco con un air-balla da tre punti non segnava e Roberts toccando con l’anca e il braccio sinistro (girandosi) D.J. Augustin impegnato al tiro regalava al piccolo dei Magic il suono di tre palloni spediti dentro dalla lunetta.
Qualche evento sparso faceva da contorno al match; Marvin arrivava a 10 rimbalzi, Biyombo continuava a litigare con il canestro ai liberi (0/2), Gordon realizzava con un corto reverse layup su assist di Payton prima del time-out.
Al rientro Kemba non andava a segno ma Batum sulla destra in salto raggiungeva la sfera e a due mani correggeva senza validi oppositori.
Ai 24 realizzava anche Payton, il quale a 5:03 batteva Walker.
Il suo tiro valeva due punti, così come quelli di Kemba che voltandosi rapidamente segnava in pullup sfruttando un po’ di spazio concesso.
Fournier navigando sulla linea di fondo ricevendo realizzava in reverse layup, punti anche questi “cancellati” a 3:10 da Walker che da sinistra spediva dentro ancora una volta.
Biz finalmente segnava ma non dalla lunetta, un buon tap-in a scavalcare la difesa degli Hornets non proprio decisissima, poi era Batum a portar due punti per i bianchi mentre il quarto scorreva… toccava a Payton a 1:41 aumentare il punteggio (54-39) e poi a Biyombo che spezzava il sortilegio ai liberi segnando il secondo dei due liberi concessi dagli arbitri dopo uno 0/5…
Gli Hornets finivano comunque bene il quarto; iconico era lo step back di Walker seguito dal jumper perfetto per il 56-40, nessuno s’immaginava che su una buona difesa di Williams, Wood recuperasse un pallone che, nelle mani di Batum (in transizione), si trasformava in un corto assist orizzontale per l’arrivo frontale di Williams, il quale scrostava la vernice arancio in un duello al sole con Biyombo, spazzato a terra ai bordi del pilastro del ferro dopo la slam dunk poderosa di destra della nostra.
L’unico demerito era d’errare il libero supplementare concesso.
La martellata del 58-40 sarà probabilmente un season highlights degli Hornets che chiudevano così il primo tempo.

Marvin Williams schiaccia su Byombo.
2017 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

 
Il secondo tempo partiva ancora una volta bene per Charlotte che con i canestri di Marvin (turnaround), Kemba (11:04) e Nic (11:34) con finta su Ross (saltato via) e jumper dalla media sinistra elevandosi su Gordon in aiuto, portava il punteggio sul 64-40 costringendo al break l’allenatore dei Magic.
Dopo il break, un passaggio di Payton in verticale tagliava la difesa di Charlotte a metà mentre Gordon schiacciava senza problemi.
Marvin sulla sinistra andava a contatto con il difensore cecando di farsi strada a spallate, poi vedendo Kemba libero recapitava fuori il pallone per un classico tiro da tre di Kemba, ormai uno specialista da fuori, quindi a 9:18 non tradiva realizzando il 182° tre punti stagionale.
Walker non rimaneva fermo molto a quota 182 perché a 7:37 realizzando la quinta tripla di serata muoveva sulle 183 a segno. MKG in jumper, Gordon ancora una volta abile a segnar un gioco da tre punti precedevano un fallo di Walker su Biyombo, il quale andando ancora una volta in lunetta dimostrava di non saperci fare sbagliando ancora ambo le conclusioni.
Belinelli (2 pt.) a 5:36 cambiava il punteggio dello scoreboard sul 74-48, Payton con una drive e uno scoop faceva toccare con largo ritardo quota 50 ai Magic.
A 4:27 Fournier cercava di recuperare i punti persi rispetto alla tabella di marcia; la sua tripla frontale era il prologo, intervallato da un ½ di Wood, di una dunk in stile Shaq di Biyombo che arrivando ad appendersi al ferro, ondeggiava a ginocchia alzate dopo la dunk.
Belinelli/Batum s’ingegnavano per portar a casa due punti, Wood conservava il risultato smanacciando la palla, anche se l’effetto iniziale sembrava un po’ quello del tentar d’acchiappare inutilmente farfalle, comunque sia palla sfiorata e attacco Hornets con Marco bravo ed esperto nel ricavar altri due liberi messi a segno per il 79-55.
Payton aggiungeva due punti al suo tabellino ma la partita era ormai saldamente nelle mani di Charlotte mentre per Orlando pioveva sul bagnato quando dal post alto sinistro mandava dentro sulla continuazione per un tocco di Hezonja.
Un gioco da tre punti che portava il n°2 di Charlotte a 12 pt. e 12 rimbalzi, i quali divenivano immediatamente 13 recuperando in fase difensiva la sfera sputata dal ferro.
Marvin regalava anche un assist a Marco che riconosceva l’esigenza di metter dentro con un cutting layup per poi mettersi in proprio e realizzare altri due punti.
Il quarto terminava con Gordon e Belinelli in lunetta.
Il 2/2 d’entrambi spostava il punteggio di fine quarto sull’88-62.
L’ultimo quarto era ormai una formalità; a 10:47 un giro palla veloce di Charlotte lasciava interdetta la difesa blu; palla restituita velocemente sull’esterno alto da Marvin a Jeremy che entrava in simbiosi con il numero tre dalla canotta catapultando l’ennesimo macigno sulle spalle dei Magic.
Belinelli a 8:13 in entrata modificava un po’ l’assetto dell’appoggio sulla sinistra ma il tiro risultava efficace, poi andando nel pitturato alto a ricever un pallone si trasformava in uomo assist passando un pallone schiacciato sulla rollata di Zeller esterna a Zimmerman, per Cody non rimaneva altro da fare che schiacciare.
Lamb passava a Wood sotto canestro che all’ultimo istante utile del suo tempo in salto (in discesa) correggeva perfettamente da sotto in maniera volante.
Wood ci prendeva gusto andando a segnare anche il 103-66 in coast to coast a 6:43, quando i Magic chiamavano il time-out.
Gli Hornets mettevano in campo la panchina, qualche third unit, ad esempio Briante Weber bravo a sfruttare l’assist di Roberts da sinistra con un tocco volante sotto canestro pur rimanendo nettamente più basso della linea d’orizzonte del ferro.
A 4:14 Roberts si toglieva la soddisfazione di segnare un altro tre punti con tiro immediato dalla diagonale sinistra, Wood aggressivo guadagnava punti e rimbalzi per rimpinguare il suo tabellino, finiva 121-81 con gli Hornets sul +40, il più grande scarto a favore degli imenotteri dal 1992…
 
Pagelle
 
Walker: 7
23 pt. (9/13), 1 assist, 1 stoppata. Gioca solo 24 minuti e per chi gioca al fantabasket è manna. Non è il classico playmaker da assist, qui latita ma le realizzazioni sono fatte sembrare semplici e questo è un merito. Un 5/8 da tre punti, uno step back marchio di fabbrica e anche il lusso di una stoppata. Terzo a est per numero di triple realizzate.
 
Batum: 7
15 pt. (7/14), 3 rimbalzi, 10 assist, 1 rubata. Le perse sono due, comunque non molte in media per lui, poi c’è uno 0/3 da fuori ma la partita è buona come dimostra la doppia doppia. Parte aggressivo in penetrazione e continua fornendo anche passaggi utili per i compagni.
 
Kidd-Gilchrist: 6,5
4 pt. (2/4), 4 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Gioca solo 19 minuti. Esegue il suo compito difensivo.
 
M. Williams: 8,5
12 pt. (4/6), 18 rimbalzi, 7 assist, 1 rubata. Energia. Una sola persa così come gli errori in lunetta su 5 tentativi. Va in doppia doppia facendo registrare un career high di 18 rimbalzi più alla Dwight che alla Marvin. Non esagera da tre provandoci solo una volta (0/1) ma il 4/6 dal campo lo premia come giocatore dalle scelte intelligenti, in più mette dentro due “extra” resistendo a Zimmerman e trovando un canestro difficile per poi schiacciare in faccia a Biz spazzandolo via. Una dunk sembrata come l’attacco solare del Daitarn 3, una “mina fotonica” dal bagliore accecante. +35 di +/-…
 
C. Zeller: 6,5
6 pt. (3/4), 7 rimbalzi, 3 assist, 1 stoppata. +28 di plus/minus, discreta partita per Cody rimasto in campo 31 minuti. Come al solito sbaglia poco andando sul sicuro con pick and roll o prendendo buone posizioni. In difesa non lo impensieriscono particolarmente.
 
Lamb: 7
10 pt. (4/8), 5 rimbalzi, 3 assist, 2 stoppate. Gioca bene anche nel finale, ma soprattutto prima quando contribuisce con giro palla e canestri, in più due stoppate date.
 
Roberts: 7,5
15 pt. (5/8), 1 rimbalzo, 4 assist, 1 rubata. Potrebbe sembrare esagerato ma ha un +28, 0 turnover, si riprende da alcune prestazioni indecenti e da fuori tira con fiducia realizzando un 3/3… Buon giro palla confermato dagli assist.
 
Belinelli: 7
18 pt. (6/10), 3 assist. Peccato per lo 0/2 da fuori (sembra aver ridotto l’effettivo raggio di tiro ad alta percentuale) ma stanotte mette a referto ben 18 punti segnando con buone percentuali da due. Dalla lunetta realizza un 6/6 confermandosi una garanzia e miglior tiratore degli Hornets a gioco fermo. Utile anche nel gioco di squadra, al quale partecipa attivamente con buoni risultati.
 
Wood: 7
14 pt. (5/6), 5 rimbalzi, 2 rubate, 1 stoppata. Ha voglia e non potrebbe essere altrimenti perché lui gioca poco, ma ha comunque l’argento vivo addosso a prescinder dalle qualità cestistiche. Utile in difesa durante le prime rotazioni, nel finale si togli lo sfizio di andare in doppia cifra.
 
Graham: 6
2 pt. (1/2). Gioca 7 minuti nel garbage time, si nota poco.
 
Weber: 6
2 pt. (1/4), 2 assist. Entra e Roberts lo fa segnare, al tiro “ci prende poco” ma ha visione di gioco e tempistiche per il poco visto e considerando il suo impiego a fine partita contro le seconde linee dei Magic.
 
Coach Clifford: 7,5
Tutto gira a meraviglia. Il suo “Let’s go” stasera non servirebbe nemmeno. Mai in svantaggio, non ha bisogno di chiamare time-out semidrammatici. Fa riposare giustamente nel finale i titolari impegnati domani notte nel back to back contro i “cugini” Pelicans.

Game 64: Charlotte Hornets @ Miami Heat 101-108

 
DireziHornets
 
Nella giornata della Donna la parola d’ordine e trait d’union con gli Hornets era “kalón”.
Una parola che gli antichi greci usavano per definire la bellezza ma anche il carattere e il pensiero.
Agathós invece è l’espressione della morale, del buono.
Unendo le due parole, i greci formavano la parola “kalokagathía” che univa il bello e il buono, considerati all’unisono la medesima cosa.
Si pensava che il bello fosse anche buono.
Poeticamente ed esteticamente (parlando d’aspetto) potremmo definir così molte donne, realisticamente non sempre è così, ma spesso la lotta femminile per le rivendicazioni (per la parità tra sessi) non è stata facile ma, l’intelligenza e il carattere le hanno portate a più giusti ed equi livelli, anche se ci sarebbero parecchi distinguo culurali, geografici da fare ma sarebbe troppo prolisso in un pezzo già “sostanzioso”…
Così… anche per gli Hornets la lotta per i playoffs non sembra agevole.
Charlotte (nome femminile della città ricavato dalla Regina di Mecklenburg-Strelitz) nella notte non è andata oltre un’“onorevole sconfitta”, quando nel finale Waiters si è erto a protagonista infilando nove punti con tre bombe che hanno tagliato le gambe ai Calabroni, i quali hanno fallito con Walker un possibile e non difficile -2.
Da salvare appunto il carattere, o grinta ritrovata con la quale la squadra di Clifford è scesa su parquet di Miami, di questo c’è da esser soddisfatti, sperando di replicare in codesto modo (cambiando risultato) nelle successive sfide a venire.
Ora gli Hornets sono nel limbo più assoluto, la direzione da prendere però credo sia una.
Forse è presto per arrendersi con un marzo di partite casalinghe, se dovessero decider di tankare, aspetterei almeno il trittico casalingo che inaugureremo dopodomani contro Orlando.
A proposito di Florida… gli Heat iniziavano male da tre (2/10) ma finivano con un 17/41 per un 41,5%…
Waiters terminava con 5/10 da dietro l’arco e 24 punti totali, precedendo Dragic con 22 e Babbitt che ha chiuso con 12.

Michael Kidd-Gilchrist all’AmericanAirlines Arena è stata la classica discreta presenza. 12 punti per lui alla fine della serata.
2017 NBAE (Photo by Issac Baldizon/NBAE via Getty Images)

 
Gli Hornets mettevano in campo il solito quintetto (Walker, Batum, MKG, Williams e Zeller), gli Heat invece calcavano il parquet con; G. Dragic, Waiters, McGruder, Babbitt e Whiteside.
 
Whiteside vinceva la palla a due, 15 secondi più tardi un jumper di McGruder l’incastrava tra ferro e vetro.
Si ripartiva con una nuova palla alzata al centro, il risultato era lo stesso ma Batum s’infilava nella metà campo avversaria recuperando la sfera che Zeller comunque non spediva dentro provando il piazzato fuori misura.
Da una palla persa, recuperata da Batum, Cody aveva modo di rifarsi segnando il 2-0 da pochi passi.
Babbitt ci provava due volte da tre punti in due differenti azioni, sulla seconda faceva centro e gli Heat ottenevano il primo vantaggio di serata.
Charlotte cambiava leader della partita con Batum, anche lui al secondo tentativo; sul primo incontrava Waiters sulla sua strada a stopparlo, sul secondo battendo Dragic sulla baseline sinistra realizzava atterrando con brivido (evidenziando dolore alla caviglia).
Partita viva, difese pressanti, ma Waiters in attacco frontale contro Zeller, spostando il peso sull’entrata depistava il nostro centro finendo per degnare il 4-5 che diveniva 4-8 a 8:06 grazie a un rimbalzo offensivo di Whiteside che insisteva nell’azione spalle a canestro contro Zeller, il quale commetteva fallo lottando, regalando involontariamente una giocata da tre punti rifinita dal classico FT.
Batum nell’angolo destro allungava lo stesso arto e recuperava quasi involontariamente un pallone destinato al tiratore dietro di lui, in attacco Marvin iniziava i contatti a luci rosse, la prima volta con Babbitt, il quale involontariamente prendeva un colpo sul mento sulla finta di tiro di Marvin che liberatosi dell’avversario (finito a terra) caricava e segnava dalla media.
Waiters commetteva due falli (su MKG in entrata e su Lamb in pressione), il primo costava un punto (liberi splittati), poi era Batum (6:22) sulla linea di fondo sinistra a salire per segnare due punti a contatto con McGruder che regalava anche il libero del pari a quota nove.
Richardson era stoppato da MKG che fungeva da ombrello protettivo poco prima del ferro, Batum invece dall’altra parte dribblava nello stretto come birilli alcuni difensori degli Heat arrivando sin sotto l’anello per servire a destra Zeller che da due passi realizzava il sorpasso.
McGruder scappando a Lamb depositava il nuovo pari a doppie cifre, Lamb in attacco si riscattava impostando l’azione sulla sinistra con il passaggio in post per Cody, il quale restituiva sul movimento di Jeremy che andava a infilare un preciso jumper dalla media baseline sinistra.
Hornets che allungavano a 2:56 con un appoggio di Jeremy al vetro e con un 2/2 di Williams in lunetta prima che il n°16 degli Heat interrompesse il mini parziale color teal.
A 1:22 O’Bryant serviva perfettamente Batum in corsa che appoggiava al vetro nonostante un difensore in corsa parallela provasse a resistere sino all’ultimo.
Dopo un ½ di Williams dalla linea (Hornets in bonus), il barbuto Johnson segnava da sotto facendosi spazio su Lamb.
Roberts segnava due punti frontali ma al buon attacco non seguiva altrettanta difesa; andandosi a schiantare contro Dragic, impegnato al tiro da tre punti parzialmente difeso da uno schermo, regalava tre punti dalla lunetta a Goran.
Con queste tre singole realizzazioni Miami rientrava sul -4 ma Charlotte chiudeva il quarto in vantaggio 22-18.
 
La panchina di Charlotte non giovava a Clifford per usar un eufemismo.
Dragic iniziava segnando in transizione, poi scintille tra Williams e Richardson, il quale si schiantava su un blocco all’ultimo di Marvin ritenuto regolare, così com’era ritenuta regolare (o più probabilmente “non vista”), sulla palla persa da Marvin, una spinta del n°0 sulla nostra stessa PF.
Per un’altra “storia tesa” tra i due con Williams che aveva qualcosa da dire al più smilzo avversario, la terna propendeva per due tiri liberi contro e palla agli Heat (flagrant 1).
Il pari arrivava quindi dalla lunetta, il sorpasso era opera di Reed, ancora a gioco fermo.
Il suo ½ a 11:26 portava avanti gli uomini di Spolestra che terminavano il parziale di 13-0 segnando con Ellington da tre e Dragic con una correzione in transizione per il 22-28.
Belinelli dalla diagonale sinistra affondava due punti interrompendo il parziale dei locali che pochi istanti dopo mettevano dentro il 24-30 grazie a una schiacciata di Reed.
Gli Hornets non producevano molto dalla panchina; Roberts falliva la tripla dall’angolo, Lamb stoppava la tripla di Richardson ma la palla rimaneva dalle parti della baseline destra, il numero zero riprendeva e metteva dentro da due punti. Clifford rilanciava in campo Kemba ma a ottenere tre punti dalla lunetta era Belinelli che freddamente realizzava il 3/3 per il 27-32.
Richardson sparava l’ennesima tripla a vuoto (2/10 per Miami sino a quel momento) mentre Kemba al primo tentativo, dalla sinistra faceva centro a 8:17 riportando a -2 (30-32) Charlotte che tuttavia subiva proprio una tripla by Ellington.
A 7:39 un uno contro uno di Lamb su Dragic si chiudeva con un leggero fade-away vincente.
A 7:02 Williams anticipava la difesa di Miami correggendo con perfetto tempismo un errore al tiro di Cody.
Giunti nuovamente al -1 con i titolari (34-35), gli Hornets si perdevano incassando un veloce 0-11 partito da un gioco da tre punti di Waiters a 6:40 e chiuso dallo stesso giocatore con una tripla dalla sinistra su Belinelli.
Si giungeva quindi sul 34-46 con gli Hornets sull’orlo del baratro. Kemba con la seconda tripla di serata risolveva il digiuno punti, poi in difesa subendo il venticinquesimo sfondamento stagionale annullava di fatto il canestro di Dragic finitogli addosso come un treno sul rilascio.
Kemba a 4:02 trovava anche l’appoggio sotto ma Babbitt sparando un lunghissimo fendente da tre punti con poca parabola realizzava il 39-49 che allontanava ancora una volta i teal.
A 3:30 un’azione di Kemba in penetrazione era conclusa con una finta in allungo e un tiro ricomponendosi su Whiteside che non riusciva fermare il nostro capitano nonostante l’altezza a favore. Imenotteri che si riavvicinavano pesantemente con un rapido arresto e tiro MKG metteva dentro un elbow jumper in transizione, seguiva un 3/3 dalla lunetta di Kemba a 2:32 (fallo di T. Johnson che allargava le braccia in direzione degli arbitri) e dopo un pallonetto a cercar Whiteside brillantemente deviato da Batum, un passaggio da sotto canestro all’indietro di Cody per MKG vedeva quest’ultimo arrivar di gran carriera per provare a infilare in schiacciata; il centro degli Heat commetteva fallo ma la nostra ala piccola realizzava ugualmente dalla lunetta il 48-49.
A 1:45 Kemba for the lead…contro T. Johnson la conclusione dalla media in step back dava l’esito sperato, ovvero il sorpasso 50-49, anche se non ci metteva molto Dragic a controsorpassare in appoggio.
Walker per riportare sopra Charlotte serviva sul tempo Marvin, un attacco frontale portava all’assist Williams, Zeller era il fortunato destinatario e la dunk la logica conseguenza.
Kemba ne realizzava ancora due nel minuto finale ma una tripla di Tyler Johnson chiudeva il primo tempo in perfetto equilibrio sul 54 pari.
 

Marvin Williams e Marco Belinelli.
Prestazioni agli antipodi, buona per Marvin (14 pt., 12 rimbalzi), scarsa per Marco (8 pt., 2 assist).
2017 NBAE (Photo by Issac Baldizon/NBAE via Getty Images)

Il terzo periodo iniziava bene per MKG bravo a realizzare due canestri di seguito, Williams stoppava Babbitt con la sinistra per poi andar a provar la tripla da destra, sfortunatamente storta… Dragic, buon finitore si dimostrava tale quando in penetrazione arrivava al contatto con Zeller in aiuto; gioco da tre punti e Heat sul -1.
Un errore però dello stesso Dragic (non da lui) in transizione dava la possibilità di replica veloce a Williams, il quale questa volta non mancava il bersaglio centrandolo da oltre l’arco imbeccato da un fast break di MKG.
A 9:23 un fallo di McGruder su Batum portava sul +6 la squadra del North Carolina, la quale tornava a tre nuovamente colpita dalla tripla del fastidioso Babbitt.
Waiters dal lato sinistro pareggiava a 8:29, un ante litteram di un finale surreale per la guardia numero 11 in maglia rossa.
Marvin prendeva un’iniziativa dalla destra; la penetrazione in uno contro uno si arrestava alle soglie del pitturato, dove Dragic chiudeva in aiuto su un Babbitt sul pezzo, nonostante tutto il soft touch di Marvin finiva imparabilmente in fondo alla retina. Charlotte conquistava anche tre FT con Batum, il quale intuiva che Richardson volesse provare a fermare la sua tripla schermata; il numero zero si frapponeva tra i giocatori di Charlotte toccando il francese sul tentativo, anche se ritraendosi tentava di aggiustare l’irreparabile.
Il nostro numero 5 faceva l’en plein portando lo scoreboard sul 68-63.
Passavano solo sei secondi, però e su un’uscita di Marvin Dragic copiava con dinamiche differenti la nostra guardia.
Il risultato era sempre un perfetto 3/3 e la gara tornava quasi in bolla.
Una buona difesa di MKG era seguita da una stoppata di Zeller su Whiteside nella medesima azione, nulla potevano però poco più tardi gli Hornets su Waiters che con una strong drive subiva un paio di contatti di Lamb; due punti, fallo netto e sorpasso dalla linea della carità (68-69).
Babbitt dal corner sinistro girava il coltello nella piaga allontanando di 4 Miami, distanza che veniva parzialmente recuperata da un passaggio di Marco per MKG, il quale bazzicando sulla linea di fondo passava sulla sinistra del canestro e metteva dentro con un gancetto.
Whiteside con un frontale realizzava un tiro facile, meno semplice era il duello di MKG che con un turnaround ascendendo colpiva su una buona difesa di Waiters davanti a lui a contrastarlo.
A 3:43 Marvin con un appoggio dalla sinistra piuttosto ampio otteneva il pari ma a 3:26 era ancora Miami a prender le redini dell’incontro sferrando una tripla con Ellington.
Un left hand altissimo al vetro di Lamb restituiva il minimo svantaggio a Charlotte che a 2:46 incassava però una dunk “appesa” di Whiteside.
Un soft touch di Kemba su Richardson dava le premesse per il sorpasso che lo stesso capitano otteneva grazie a un ribaltamento di Belinelli; Walker sparava da tre dalla diagonale destra, il tracciante era di quelli letali ma non era finita lì perché dopo un air-ball di Waiters Vs Belinelli arrivava la bomba passando dietro il blocco; l’autore era sempre il capitano che cambiava diagonale ma non risultato spedendo la squadra di Jordan sull’84-79.
Si chiudeva con un 2/2 di Walker e un 86-81 il terzo periodo.
 
S’iniziava l’ultimo quarto maluccio.
Un paio di tentativi da tre a testa per J. Johnson e M. Belinelli vedevano il primo uscire sorprendentemente con 6 punti e il secondo con tre, uno spin in area di Dragic (Heat con il doppio play) su Roberts seguito da un appoggio al plexiglass colmava il divario portando la sfida sull’89 pari.
La partita prendeva una brutta piega con parte della panchina in campo, infatti, Reed metteva a segno un paio di canestri, Marvin metteva una pezza in rientro andando con il super mantello a stoppare Dragic.
Gli Heat andavano in lunetta due volte; la prima con J. Johnson, la seconda con Reed, nel mezzo rientrava Batum che aveva avuto problemi alla caviglia (per la seconda volta durante la nottata, questa volta era atterrato con il piede su un arbitro), ma… tornando agli esiti dei FT Miami perdeva la possibilità d’allungare facendo un clamoroso 0/4…
Cody subiva una stoppata in recupero dopo aver rollato bene, T. Johnson aumentava le triple della “Johnson Family”, così Miami scappava sull’89-96 a 5:56.
Un lungo due punti di Batum in uno contro uno era molto apprezzabile per il risultato, il tempo, però passava e se Miami faceva scadere i 24 secondi d’attacco, la drive di MKG si concludeva in un nulla di fatto.
Charlotte potrebbe ancora recuperare, ma nel finale entrava in scena Waiters che bersagliava il canestro di Charlotte dalla sua mattonella sulla diagonale sinistra; su Batum portava il punteggio sul 91-99.
A questo canestro rispondeva Batum con una penetrazione dalla sinistra attenuata sull’appoggio da un tocco di Whiteside che non impediva alla sfera di carambolare nella retina.
Passi di Whiteside (saltando sul posto e ricadendo senza aver rilasciato la palla), tap-in di Zeller dopo errore al tiro di Batum, la disperata rincorsa di Charlotte (95-99) era interrotta ancora da Dion che ancor più da sinistra batteva Batum per la seconda volta.
Kemba con il solito passaggio oltre lo schermo alto e tripla frontale a 1:50 replicava infilando il 98-102.
Sull’azione decisiva James Johnson non segnava ma Waiters sotto canestro rubava il rimbalzo offensivo, Miami andava a vuoto ancora ma la sfera colpendo il ferro usciva sul lato destro, Batum non ci arrivava, era Whiteside a impossessarsene e a iniziare l’azione che avrebbe portato Waiters a sganciare anche il 98-105 con :45.3 sul cronometro.
Era Kemba una decina di secondi più tardi ad attutire lo svantaggio con una giocata da tre punti.
Il 101-105 dava poche speranze, tuttavia a centrocampo sotto pressione Tyler Johnson si faceva intercettare da Kemba un passaggio in orizzontale, la corsa si Kemba dall’altra parte, la pressione di T. Johnson, l’arresto e il tiro ravvicinato dopo aver fatto passare l’avversario come un toro sotto il mantello ma niente violenza, il tiro era sbagliato, lì si chiudevano le speranze ospiti costretti al fallo.
Miami dalla lunetta portava a casa la partita 101-108.
Pagelle
 
Walker: 7
 
33 pt. (11/24), 4 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Perde tre palloni ma fa 5/11 da tre e 6/6 dalla lunetta. Elimina gli zeri da ogni casella se non quella dei rimbalzi offensivi. Alla voce assist solo 1 è la cifra ma stasera gioca per dare punti a un team in difficoltà in questa cruciale, se non più che fondamentale parte del tabellino. I suoi 33 non bastano, come gli anni di Cristo. Porta la croce per tutta la gara e ci crede, non posso cancellare un voto alto per l’errore, pur importante, nel finale (dove viene anche stoppato da tre a partita ormai finita, rovinando il 50% da oltre l’arco) dopo che ha tenuto in piedi la partita.
 
Batum: 6,5
 
16 pt. (5/14), 7 rimbalzi, 2 assist, 4 rubate. Niente da fare da tre punti. Gioca mezz’ora condizionato da un paio di piccole storte alla caviglia. Buon primo tempo, nel finale prende in faccia due bombe di Waiters, replica un paio di volte parzialmente della sinistra. Spiccano le 4 steal. Porta palla al posto di Walker qualche volta nel primo tempo se Kemba è pressato in maniera eccessiva.
 
Kidd-Gilchrist: 6,5
 
12 pt. (5/7), 5 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. Il suo difensivamente lo fa. Gioca solo 25 minuti per dar spazio anche a Lamb e Belinelli, il quale stasera gioca poco meglio delle ultime due uscite ma non è ancora lui sicuramente. Io terrei MKG nel finale ora, anche se Marco, lo scrissi, potrebbe tornare utile a volte. Peccato per l’errore sulla drive ma per uno classificato come non pervenuto al tiro, il 5/7 di serata non è niente male. Rispetto all’MKG originale però qualche rimbalzo manca, anche se il minutaggio, ripeto, è stato ridotto.
 
M. Williams: 7
 
14 pt. (5/8), 12 rimbalzi, 3 assist, 3 stoppate. Le note negative sono le tre perse e i due tiri liberi fatti prendere contro Charlotte per il suo nervoso duello con Richardson nel primo tempo. Da lì si capisce che ha voglia e si nota. Non è quello di Miami dell’anno scorso. Fa una gran partita. Scudo stellare mette a referto tre stoppate spettacolari e va in doppia doppia sbagliando poco. A Babbitt lascia le triple.
 
C. Zeller: 6,5
 
8 pt. (4/8), 5 rimbalzi, 2 assist, 2 stoppate. Un buon recupero allungando la mano da dietro sulla palla per rovinare una transizione agli Heat. Mi aspettavo qualche rimbalzo in più ma il centro degli Heat è cliente scomodo. Clifford lo sfinisce tenendolo in campo 42 minuti non fidandosi di Wood e con O’Bryant infortunato.
 
Lamb: 6
 
8 pt. (4/7), 3 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. Gioca 24 minuti, gira più che discretamente in attacco ma in difesa si fa battere e/o commette falli. Nella media guadagna la sufficienza.
 
Roberts: 5
 
2 pt. (1/3), 2 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. In regresso. Si salva contro Tyler Johnson in avvio di ultima frazione e nel primo tempo segna due punti, poi in 10 minuti prende un paio di rimbalzi.
 
O’Bryant: 5,5
 
0 pt. (0/1), 1 assist. Non va benissimo in difesa, anche se gioca solo tre minuti. Mette a referto un assist di qualità, poi esce per infortunio sul tiro sbagliato.
 
Belinelli:5
 
8 pt. (2/8), 1 rimbalzo, 2 assist, 1 rubata. Marco gioca 26 minuti, si prende qualche tripla in faccia. A volte va in chiusura in leggero ritardo ma fa sbagliare gli avversari, Ellington nel finale su un tiro ne risente. Al tiro non va bene ancora, come nelle ultime due gare.
 
Wood: 5
 
0 pt. (0/0). Gioca due minuti e perde un pallone da dilettante. Anche dietro non sembra solido e Clifford lo toglie immediatamente a ragione.
 
Coach Clifford: 6
 
La squadra si è battuta bene per larghi tratti anche se le soluzioni son quelle che sono in attacco, non tantissime. L’anno scorso si vedeva decisamente un gioco più articolato e piacevole. La costruzione di questi Hornets è stata la brutta copia di quelli 2015/16, tuttavia lo spirito è quello giusto. Sconfitta contro una possibile rivale per i playoffs, nulla però è perduto con le prossime tre sfide casalinghe, a patto di vincerle. Forse avrei fatto qualche scelta diversa nel finale ma qui stiamo parlando con il senno di poi.

Versione “estesa”.

Game 63: Charlotte Hornets Vs Indiana Pacers 100-88

 
RedenziHornets
 
Si rientrava a giocar all’Alveare dopo un 3-4 fatto registrare fuori casa.
Charlotte oggi gravita come l’omonimo ridotto pianetoide (Charlotte 543, dal nome di un’amica dello scopritore) nella fascia principale degli asteroidi, quella che divide i pianeti solidi da quelli gassosi, ma non solo, è anche quella che segna un po’ il confine tra la fascia abitabile e il freddo dei pianeti esterni.
Ecco… in classifica siamo da quelle parti, in mezzo al mucchio, dietro l’arrugginito Marte, cercando di raggiungere il suo altissimo e vulcanico Monte Olimpo, rappresentante l’ottavo posto. Stanotte andava in scena anche una sfida tra settima e ottava che ci avrebbe comunque avvicinati a una delle due, in caso di vittoria.
La vittoria è stata ottenuta, nell’altra sfida Chicago, in vantaggio, ha finito per soccomber a Detroit e ora le due squadre sono appaiate in classifica mentre gli Hornets rimangono tre partite dietro a queste due formazioni.
Dal suono dei pianeti citati mi aggancio come trait d’union al nuovo tour che Cristiano De André, che, ricordando suo padre, ha fatto partire da Legnano ieri sera rimettendo in scena sonorità mediterranee (pagelle con elementi di Faber), stranamente nella noche latina NBA, altro elemento casualmente in sincrono (gli Hornets indossavano una maglietta grigia copri canotta con la scritta Los Hornets).
L’effetto home avrebbe dovuto risvegliare le coscienze dei giocatori Hornets che per troppo tempo sono state colpite da oblomovismo (disposizione mentale tendente al non far nulla, termine ricavato dal protagonista di un romanzo russo di Goncharov).
Come nel brano Mègu Mègun di Faber, gli Hornets, infatti, malati immaginari, hanno rifiutato la medicina della vittoria per troppo tempo.
MJ in panca era lì per spronarli.
Nel road tour chiuso con un 3-4 però potrebbero esserci i germi di una riscossa, sperando non tardiva, che possa portare Charlotte nuovamente ai P.O..
Con 50 rimmbalzi a 41 e con un 10-3 nelle steal gli Hornets si sono avvantaggiati nella notte nonostante i 36 pt. più 10 rimbalzi di George ei 16 di C.J. Miles.

No look pass per Nicolas Batum che finirà con 4 assist e 21 punti.
2017 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

I Pacers schieravano un quintetto composto da; Teague, C.J. Miles, George, T. Young e M. Turner.
Gli Hornets mandati in campo da Clifford avevano l’ospite illustre in panchina con gilet smanicato e trapuntato color senape.
Trattasi come già detto di Michael Jordan, il quale provava a dar ulteriore carica ai 5 classici prescelti; Walker, Batum, MKG, M. Williams e C. Zeller.
 
Hornets che realizzavano senza perder tempo; entrata a ricciolo nel pitturato del player of the week Walker che da sinistra si accentrava e da pochi passi in corsa rilasciava un floater dalla ricaduta perfetta, il raddoppio nel punteggio era merito di MKG che avanzando in orizzontale dalla destra si prendeva un jumper da non troppa distanza.
I Pacers replicavano con la sospensione dal mid-range destro di George che sfruttava il terzo blocco davanti a lui dopo averne usati due sul fondo per cercar di eliminare MKG rimasto sul pezzo sino all’ultimo.
Sul 4-2 George cercava la penetrazione sino al ferro ma il corpo di MKG in arretramento gli faceva perder la maniglia, palla recuperata e transizione portata a termine dalla bomba di Walker dal lato sinistro per il 7-2.
A 9:16 C.J. Miles replicava da tre dal corner destro avvicinando gli ospiti, poi George otteneva il pareggio da sotto e infine Miles sorpassava (7-9) dal semicerchio esterno con libertà prima dell’arrivo di Zeller.
Walker, Batum, e M. Williams avevano contribuito con tiri da tre a non ottenere nulla in questo frangente, era quest’ultimo tuttavia ad appoggiare in layup in transizione per il pareggio a 6:26. George raggiunto da un lob non trovava ulteriori difensori davanti a lui, facile l’appoggio del nuovo vantaggio per la stella d’Indiana. Dopo un libero a favore di Charlotte, a 5:17 una tripla di Batum allo scadere dei 24 secondi restituiva il vantaggio ai bianchi che si salvavano sulla transizione di Teague grazie a una difesa di Walker che costringeva allo scarico impreciso la guardia, Mkg stampava una dunk sull’esterno del primo ferro ma Cody recuperava e segnando con più sobrietà innalzava il punteggio sul 15-11.
A 3:44 Walker da qualche passo dopo la linea di metà campo forniva un passaggio teso sull’arco del centro sinistra; Batum arrivava ed esplodeva un catch’n shoot fulminante per il 18-11…
A 3:38 i Pacers provavano a ritrovarsi utilizzando una pausa, tuttavia Lamb di sinistra avvicinandosi al ferro appoggiava usando le sue doti atletiche.
A 3:03 ripartiva la squadra d’Indianapolis che sfruttava un gioco da tre punti di Ellis per riavvicinarsi sul 20-14.
L’ex Al Jefferson entrava in campo, tiro contro O’Bryant che colpiva solo la bassa tabella sull’ottima copertura del nostro numero 8, Charlotte nel finale sprintava e Batum dalla media sinistra in uno contro uno infilava il jumper in allontanamento.
Ellis segnava ancora due punti ma in attacco Charlotte non si arrestava, O’Bryant fungeva da rifinitore vedendo rollare Batum sul bordo del pitturato sinistro; pallone perfetto per la correzione volante del transalpino che aiutata dal ferro finiva dentro.
Era sempre il francese a esser nei panni del bomber, anche all’ultimo istante quando in corsa tirava ben oltre la linea dei tre punti superando la difesa statica di Stuckey, la palla colpiva frontalmente il plexiglass ricadendo nella retina per il buzzer beater che lasciava di stucco tutti e sanciva la tregua alla fine del primo quarto con gli Hornets avanti 27-16 mentre Nic andava a “ridersela” in panchina per l’insperato canestro.

Kemba Walker al tiro schermato da Zeller.
2017 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

 
Iniziava bene anche il secondo periodo per gli Hornets, infatti, il n° 22 Roberts scoccava un dardo da tre punti dal lato destro che portava gli imenotteri sul 30-16.
Hornets che non si accontentavano ma cercavano di doppiare nel punteggio i rivali; O’Bryant mancava il tiro ma arrivava prepotentemente Lamb che non lasciava il tempo ai difensori d’arrivar sul pallone spinto dentro a una mano per una slam dunk potente e utile per arrivar sul 32-16.
Jefferson con un tap-in sbloccava i blu notte, poi O’Bryant mancava ancora una volta il tiro sul pick and roll offerto da Kemba.
Gli arbitri però chiamavano il fallo e il nostro lungo guadagnava splittando, almeno un punto dalla lunetta.
A 8:30 George iniziava a specializzarsi in triple per cercar il recupero veloce.
La prima infilata era contrastata da Lamb che era meno preciso toccando il secondo ferro interno ma la sfera varcava comunque l’anello ottenendo a 7:51 il 36-21.
M. Ellis dal corner destro realizzava da tre punti seguendo i due esempi precedenti, Kemba a 7:14 interrompeva i bombardamenti applicando la mina del layup da sinistra del ferro.
George replicava capitalizzando con due punti l’azione offensiva dei Pacers.
Un arresto e tiro con step back per ripassar oltre la linea dei tre punti (dalla diagonale sinistra) di Kemba portava sul 41-26 il match.
Tutti giocavano bene in difesa, anche Belinelli era buttato giù da uno schermo in movimento del lungo.
Walker in attacco salutava in dribbling Teague, Ellis e Miles per poi ceder a Zeller sotto che falliva la conclusione ma solo per esser stato fermato con l’intervento irregolare.
Dalla lunetta otteneva comunque i suoi due punti a 6:05, le squadre mettevano quindi due punti a testa e anche se Belinelli sparava due tiri largamente imprecisi, Charlotte macchinava bene con l’entrata di Walker e seguente passaggio all’indietro per MKG che trovava la strada sbarrata da una manata in stampo passaggio a livello.
Due FT realizzati e Hornets sul +19 (47-28) a 4:22 dall’intervallo. MKG restava protagonista di questo spezzone recuperando un rimbalzo su un errore al tiro dei Battistrada e segnando in entrata anche il 49-28.
A 3:10 Walker, “geloso”, tornava protagonista con una tripla dalla diagonale sinistra dalla facilità disarmante sulla quale Teague nulla poteva.
Hornets in controllo sul 52-28.
George pungolato nell’orgoglio infilava due triple intervallato da un 2/2 dalla lunetta di Batum.
Sul 54-34 George ci riprovava ma questa volta la mano alzata di MKG contribuiva a far errare la conclusione al numero 13 avversario. Uno scoop di Walker a 1:24 era parzialmente restituito da un ½ ai liberi di Teague, poi toccava a Zeller metter dentro di destra arrivando con un terzo tempo spiccato da distanza piuttosto ragguardevole.
Chiudeva George che andando in uno contro uno (Vs MKG) metteva dentro dal pitturato alzandosi per il 58-35 ottenuto a un decimo dalla sirena.
 
Si tornava in campo dopo una decina di minuti ma sul parquet sembravano comparire solo gli ospiti che in poco tempo infilavano due triple e portavano il parziale sull’8-0 a 9:25 con Teague a sorprender d’infilata la difesa di Clifford.
Pacers sul -13 che accorciavano ulteriormente con Teague e la sua “tegata” (botta) finale su Walker sotto il canestro a sinistra su un’entrata di fisico.
Batum in entrata provava a interromper il parziale, un difensore dei Pacers (Turner) saltando lo costringeva a cambiare il tiro ritardandolo durante il galleggiamento in aria, solo ferro ma Zeller arrivava per una putback dunk che a 8:31 faceva conquistare i primi due punti del quarto agli Hornets ora sul 60-47.
Da registrare una stoppatona di Marvin su Teague, Walker colpiva il ferro in transizione, poi Batum incrociando sul passaggio orizzontale di Young diretto al centro anticipava Turner portando la minaccia in transizione (9-1 le steal per gli Hornets inusualmente sino a quel momento) ma Marvin falliva la tripla in spazi aperti.
Miles metteva dentro il 62-51, dall’altra parte in un duello tra guardie Batum otteneva un gioco da tre punti esattamente a metà quarto, tuttavia C.J., ancora lui, rispondeva da tre punti restituendo il -11 di prima del gioco di Batum.
Kemba con una penetrazione a destra spostava il punteggio del tabellone sul 67-51 ma Young aumentava di due le cifre degli ospiti andando a proteggersi con il ferro per metter dentro da sotto una specie di tiro rovesciato.
Difese un po’ fragili in questo frangente; Batum arrivava sulla baseline, circumnavigava coto intorno al fero e cedeva dietro a MKG che da pochi passi alzava la sfera sui due difensori piazzati davanti al ferro che rimanevano ospiti passivi sui due punti della nostra ala.
Batum perdeva un pallone ma si faceva perdonare stoppando Young, tornando a dare alla difesa consistenza.
MKG non era in campo ma per George, aiutato da uno schermo, non faceva differenza; tre punti frontali e Pacers sul -8 (69-61).
A 1:57 la tripla di Roberts era manna dal cielo per cercar di stoppare il rientro ospite, così come era bravo con la sua difesa successiva su Teague che sbagliava dall’angolo sinistro.
A 1:06 però tornava in scena George che si accontentava di due punti.
Si chiudeva con un 2/2 di Williams dalla lunetta (bonus per CHA) per gli Hornets e una tripla di C.J. Miles buona per arrivare agli ultimi 12 minuti sul -8 (74-66).

Johnny O’Bryant III, numero 8 dei Charlotte Hornets tenta il tiro.
Un solo punto per lui in serata.
2017 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

 
Lamb in avvio di ultimo quarto restituiva la doppia cifra di vantaggio realizzando due punti, poi Ellis dava un passaggio sul lato sinistro al numero 25 che si faceva sfuggir la palla dalle mani vedendola terminare oltre il fondo ma Ellis, uno dei migliori finalizzatori della NBA in transizione, non lasciava scampo all’ultimo baluardo Belinelli.
Williams conquistava due FT per un blocking foul di C.J. Miles “close”. Dalla lunetta il nostro numero 2 non tradiva le aspettative, tuttavia Brooks andava a crearsi un tiro nel pitturato che sorprendeva Belinelli, una sorta di baby hook vincente per cercar di ridar senso alla sfida.
Clifford non era d’accordo e rispediva in campo Walker, il quale a 9:02 cancellava i patemi offensivi degli Hornets rifinendo in elegante appoggio (sull’intercetto di Williams difensivo).
Si viaggiava intorno ai 10 punti di scarto ma Paul George aveva ancora diversi assi nella manica da giocarsi.
Il primo era una tripla che non lasciava speranze a MKG e Zeller in raddoppio.
Il gap si riduceva a soli 7 punti (82-75), così Clifford bloccava con una pausa il tempo.
Al rientro George metteva i suoi tentacoli sull’entrata di Lamb, il quale non riusciva a portar su palla ma rimaneva attaccato ad essa.
Jeremy si vendicava poco dopo esplodendo la tripla tra George ed Ellis protesi ai poli opposti in salto a tentare di coprir la partenza della palla; nulla da fare, il tiro era preciso e la sfera finiva inesorabilmente nella retina per l’85-75.
George da fermo sulla destra batteva MKG ma Lamb offensivamente continuava a restituire i colpi presi; questa volta in penetrazione nel traffico faceva sparir palla dalle parti del ferro per farla ricomparire dentro la retina.
George ci provava da tre ancora, questa volta l’avversario su di lui era Williams, il quale lo costringeva a sbagliare rimanendo a distanza ideale per contrastarlo.
Kemba con un due su due dalla lunetta portava alla dozzina i punti di vantaggio di Charlotte che tuttavia tornava a 10 (89-79) quando da una rimessa dal fondo George scattava raggiungendo palla per metter entro un catch’n shoot over MKG.
Gli Hornets comunque resistevano, a 4:52 Walker faceva esultare il pubblico ma la sua tripla saltava in maniera irregolare sul ferro, alla fine la sfera indecisa entrava, l’anello aiutava successivamente anche Zeller, il tempo passava e il canestro di MKG correndo verso il canestro sula destra 1:49 dalla fine era marchiato dal contatto falloso con George.
Una giocata da tre punti che sigillava la gara sul 99-82.
Il finale saliva a 100-88 pro Calabroni.
 
Pagelle
 
Walker: 7,5
28 pt. (10/22), 6 rimbalzi, 7 assist, 1 rubata. Solo una persa, ormai da tre è una garanzia (4/9), percentuali vicine al 50% dal campo, perfetto ai liberi (4/4), vince il duello con Teague. “Io son di un’altra razza, son bombarolo”. Il bombarolo degli Hornets, non serve spiegar il perché. Tritolo puro per l’offense degli Hornets.
 
Batum: 7
21 pt. (7/19), 4 rimbalzi, 4 assist, 3 rubate, 1 stoppata. Tre turnover e 3/9 al tiro da tre, assist quasi nella norma ma buona partita per lui attivo in difesa come dimostrano le palle rubate. Mette a segno anche un’atletica stoppata e contribuisce con 21 punti. Un guerriero lontano sulla pista del bisonte (al plurale contenuta ne il “Fiume Sand Creek”) che torna a casa dopo il massacro di sconfitte, speriamo che in questo caso non sia troppo tardi.
 
Kidd-Gilchrist: 6,5
11 pt. (4/8), 13 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate. Ormai prende anche iniziative offensive proprie con arresto e tiro oltre che tentare l’appoggio al ferro. Non rischia troppo, anzi, rischia di fare brutta figura quando stampa la dunk sul ferro esterno ma chi non prova mai non sbaglia mai. In difesa ceca di fare un buon lavoro su George e non è che lo faccia male, semplicemente stanotte George è troppo in forma. MJ nel finale gli da qualche consiglio. George gli dice: “Guarda che sono un assassino”, ma lui “versa il vino e spezza il pane per chi diceva ho sete e ho fame”. Sostanzialmente George segna 36 pt. (non tutti contro di lui) ma lui lo controlla concedendo punti ma lasciandogli i tiri dalla tre (6/14) ad abbassare le percentuali (15/25 per PG13 il totale). George fugge come ne “Il Pescatore” ma MKG esce anch’esso vincitore da questo duello.
 
M. Williams: 5,5
6 pt. (1/7), 5 rimbalzi, 1 rubata, 1 stoppata. Marvin fa 4/4 dalla lunetta e non perde palloni in 39 minuti ma da tre fa 0/5 compresa una bella tripla frontale aperta. Compensa con la difesa l’attacco. “Quello che non ho”… Quello che non ha stasera Marvin è il tiro da tre punti, per il resto compensa come già detto.
 
C. Zeller: 7
13 pt. (5/10), 11 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate. Ora sta rientrando in condizione. Lo fermano un paio di volte dalle parti del ferro ma mantiene comunque il 50% al tiro andando in doppia doppi grazie ai rimbalzi, elemento importante. Contribuisce a migliorare questa statistica visto che i nostri lunghi in alcune serate si erano fatti travolgere. Senza di lui siamo 3-17… Costante minaccia di pick and roll può viaggiare sul binario di Kemba dopo il blocco e distoglier l’attenzione dei difensori. Vince il duello con Turner. “Mi scervello e mi asciugo la fronte” è contenuta in Don Raffaè, indica in questo caso la fatica fatta da Zeller in situazioni per nulla ottimali dettate dalle circostanze. Stanotte però anche i detenuti gli danno una mano rendendo il suo compito più semplice.
 
Lamb: 7
14 pt. (6/9), 5 rimbalzi, 2 assist. +13. Semplicemente segna. Il suo +/- è di +13. Utilissimo agli Hornets per tener testa nel finale alla rimonta dei Pacers. Nera che butta giù le porte. In realtà si parla di vittime di un nubifragio (il tumulto del cielo ha sbagliato momento). Lui, fluido come l’acqua “affonda terra e ponte” (piccoli e lunghi) sfruttando agilità ed elevazione. Se O’Bryant nell’ultima aveva aiutato dalla panca, questa sera è lui il migliore degli extra starting five.
 
Belinelli: 5,5
0 pt. (0/4), 2 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata. Il suo 0/4 è tutto da due punti. Finisce con 0 pt. non trovando mai la via della retina in 13 minuti. Perde un pallone ma guadagna mezzo punto in più per gli assist. “Il diavolo in cielo si è costruito il nido” citazione in Creuza de mä. Non riesce diabolicamente più a segnare. Deve giocarsela con più tranquillità e con intelligenza per sconfiggere questo momento no.
 
Roberts: 6,5
6 pt. (2/3), 2 rimbalzi. Perde un pallone e non riesce a smistare nemmeno un assist in 13 minuti andando sul sicuro, ma è provvidenziale con una tripla nel secondo tempo che si aggiunge a quella del primo. Come il marinaio Zigala in Sinàn Capudàn Pascià, catturato dalle navi di Maometto rinnega per comodità il Dio cristiano e torna al benessere dopo esser stato prigioniero. Davanti a Jordan torna da “rinnegato” a utile arma tattica.
 
O’Bryant: 5,5
1 pt. (0/4), 2 rimbalzi, 2 assist. Perde due palloni e due conclusioni (una da due e una da tre) gli saltano via dai ferri, forse la rotazione impressa alla palla è da rivedere. Ci prova e si rende utile con un paio d’assist, difesa, ma splitta dalla lunetta e sbaglia le sue occasioni. Sfortunato ma serve n pizzico di precisione in più. “Gettava riccioli neri nel cerchio del pozzo”, contenuta in Andrea “che non sa tornare”. Si perde al tiro dopo aver fornito una prestazione egregia contro Denver. Vedremo nelle prossime che fine farà al tiro l’Andrea degli Hornets.
 
Coach Clifford: 7
Partenza a razzo della squadra che va al riposo sul +21. Poi i Pacers rimontano, lui chiama i time-out dovuti. Lo spirito del team ora è quello giusto. L’effetto home potrebbe essere fondamentale, anche se forse i Pacers di stanotte erano stanchi dalla battaglia di ieri vinta all’ultimo contro gli Hawks.

Game 62: Charlotte Hornets @ Denver Nuggets 112-102

 
PiccHornets
 
Colorado, Denver. Nella Mile-High City (1609 metri d’altitudine) è il soprannome perché sta a un miglio sul livello del mare.
Nel Colorado c’è anche un’altra città, un po’ una delle località sciistiche top negli States.
Cultura, arte ma anche località frequentata dai cosiddetti “VIP”, una specie (con le dovute differenze) della nostrana Cortina D’Ampezzo.
Il Colorado mi ricorda un simpatico film con Jim Carrey e Jeff Daniels intitolato “Dumb and Dumber” (Scemo e più scemo nella versione italiana).
Gli Hornets comunque picconano le Pepite a Denver facendole saltare a suon di triple.
Squadra che aveva fatto benissimo recentemente i Nuggets, soffrono il passaggio a vuoto nel secondo quarto lasciando via libera a Charlotte che resiste nel finale nonostante il rientro degli uomini di Mike Malone.
Gli Hornets hanno sparato da tre con il 59,3% mentre i Nuggets si son fermati al 30%…
 
Charlotte tornava con il quintetto tipo d’inizio stagione; Walker, Batum, Kidd-Gilchrist, M. Williams e C. Zeller.
La Denver di Malone di contro schierava; J. Nelson, Gary Harris, W. Chandler, Gallinari e Jokic, quest’ultimo finirà con 31 pt. e 14 rimbalzi, seguito dal Gallo con 22 e Murray con 14.

Walker finirà con 27 punti, altra buona prestazione per il capitano.

 
Il possesso della prima palla a due era salutata dallo speaker con un “Nuggets ball”, non durava molto però, l’entusiasmo perché i gialli di casa perdevano la sfera, tuttavia gli Hornets fallendo la prima occasione con un piazzato di Zeller lasciavano vi libera ai Nuggets per l’attacco concluso con estrema leggerezza da Jokic con un giro e tiro in gancio da Jokic che battendo Zeller portava sullo 0-2 la partita.
Cody in avvicinamento nel pitturato, sulla corsa estraeva un arcobaleno per scavalcare il lungo sotto canestro, ottima soluzione, palla che ricadeva nella retina 11:07 per il 2-2.
Denver segnava ancora sfruttando Gallinari che tagliava fuori con il corpo Batum, il quale si arrangiava commettendo fallo. Il Gallo dalla lunetta segnava i due FT che davano il +2 annullato da Zeller, il quale dietro tutti i difensori ricevendo un pallonetto di Batum appoggiava da sotto a sinistra il nuovo pari a 10:31.
Un giro e tiro di Jokic dava il nuovo vantaggio ai Nuggets che facevano tesoro anche di una chiusura di Zeller data come fallosa.
Chandler segnava i liberi e Denver saliva sul 4-8.
A 8:51 primo tiro da tre di Kemba, fluidità incredibile, tre punti senza fatica che riportavano Charlotte a un punto, tuttavia il Gallo replicava dalla stessa distanza e i viola tornavano a 4 punti.
A 8:25 Kemba con un tiro dalla media segnava due punti aiutato dai ferri, seguiva tuttavia la penetrazione di Nelson sulla quale Charlotte opponeva scarsa resistenza.
A 8:00 dalla fine del primo quarto Kemba con un palleggio basso frontale si preparava al tiro che veniva effettuato sotto la pressione fallosa di W. Chandler.
Due FT a bersaglio ed elastico rispettato, cos’ come il Gallo prendendo un rimbalzo offensivo sfuggiva a Batum nel breve e passando sotto il canestro infilava una reverse dunk a due mani per l’11-15.
Nelson sbagliava un appoggio facile da pochi cm ma i Nuggets aumentavano comunque a 6 le lunghezze di vantaggio prima che a 5:32 Batum si prendesse il primo tiro da tre punti di serata realizzando il 14-17.
Nuggets nuovamente sul +5 ma a 4:54, dopo un paio di errori in precedenza, MKG segnava anch’esso il primo FG di serata in jumper.
Un contatto Walker/Jokic sotto canestro non era considerato falloso dagli arbitri (fallo tutta la vita); Kemba tirava sul contatto ma non realizzava, per fortuna arrivava a rimorchio realizzando grazie alla correzione.
Messe le premesse per il sorpasso a -1, a 3:57 l’inaspettata tripla frontale di Batum (1.000 tre punti in carriera raggiunti) dava il primo vantaggio di serata (21-19) alla squadra allenata da Clifford.
Batum segnava anche il terzo tentativo di serata, un jumper frontale in uno contro uno, Marvin dava continuità realizzando anche il 26-19 a 2:55 con un dardo avvelenato da oltre l’arco, Lamb contribuiva con un FT jumper alla fuga, Wood in difesa costringeva alla jump ball Plumlee e Lamb segnando ancora da tre punti incredibilmente faceva volare i Calabroni sul 31-19.
Un paio di fiammate Nuggets riportavano a -8 i locali che chiudevano in svantaggio 31-23 il primo quarto.
 
L’inizio del secondo era ancora un discorso tra Lamb e il canestro; a 11:41 Jeremy realizzava dopo aver catturato sotto canestro un rimbalzo offensivo.
A 11:13 capolavoro di Murray che ai 24 batteva la luce gialla e il difensore segnando con un fade-away da tre punti, fortunatamente anche Roberts a 10:26 realizzando la settima tripla stagionale contribuiva tra gli uomini dalla panchina a mantenere le distanze.
A 10:43 un two in a row per Murray che sfruttando un blocco caricava il secondo tre punti vincente con Roberts in uscita dal blocco impotente.
Roberts provava a segnare ancora ma questa volta sbagliava, tuttavia l’aggressività a rimbalzo offensivo consentiva a Williams di prendere il rimbalzo e di sbagliare due volte prima di realizzare i due punti del 38-29.
Il Gallo continuava la sua buona partita anche se dalla lunetta.
A 9:53 un fallo di Marvin dava all’ala ex Milano la possibilità di portare sopra i 30 anche Denver.
A 8:49 O’Bryant in campo per un breve scorcio aveva la freddezza da dentro l’area di far saltare oltre di lui Plumlee, l’inganno con la finta riusciva benissimo e ai 24 il tiro batteva anche il cronometro.
Il 40-31 era applaudito anche dalla panchina ma non c’era tempo per rilassarsi perché il dejà vu del Gallo in lunetta con il 2/2 si riproponeva poco dopo come costante incubo.
A 8:15 una penetrazione in dribbling leggero di Lamb era chiusa da un brillante teardrop a una mano dal nostro swingman.
Il Gallo attaccava ancora il ferro, stoppata di Marvin inutile, 2 FT per il precedente contatto con Zeller.
2/2 scontato a 7:21 per il -7. A 6:55 un altro rimbalzo offensivo di Williams era premiato con due Ft sul contatto successivo.
Due realizzazioni per la nostra ala grande, molto attiva e Hornets sul +9.
Batum continuava la sua incredibile serata bombardando da tre sulla destra su assist di Belinelli che si salvava dopo aver pasticciato un po’ con la palla tra le mani.
Un fallo del quale Murray si autoaccusava, dava a Cody la possibilità di realizzare due liberi per la vertiginosa salita di Charlotte; 51-37, +14 inaspettato che scendeva a +11 dopo una tripla di Chandler dall’angolo destro.
Il Gallo con un lungo due a 4:10 riportava a una cifra lo svantaggio della squadra del Colorado, Jokic andando in appoggio riduceva ulteriormente il distacco ma a 3:33 Denver prendeva un tecnico realizzato da Batum, inoltre sull’azione successiva Walker sulla sceond chance tirava da posizione frontalissima realizzando uno splash perfetto da tre che faceva raggiungere quota 55 alla squadra del N.C..
Jokic sul lato girava intorno a Marvin, tiro vincente e fallo, giocata da tre pt che consigliava a Clifford sull’azione seguente di mettere Belinelli per cercar d’anticipare il centrone difficile da fermare da sotto; palla lontana dal centro, tiro sbagliato, rimbalzo di Williams grazie anche al buon lavoro difensivo di Marco.
A 1:58 O’ Bryant aveva la fortuna del principiante sul tiro, aiutino del ferro e altri due punti verso la rincorsa alla doppia cifra. Nelson da tre segnava il 57-50 ma Kemba dopo una dribble off-balance con numero finale da giocoliere realizzando il 59-50 dava fiducia maggiore al team che realizzando con MKG in transizione sfruttava anche il fast break per tornare a +11.
Jokic ricevendo un passaggio realizzava da vicino una sospensioncina chiudendo il primo tempo sul 61-52 Hornets.

Jeremy Lamb autore di una buona performance chiusa con 12 pt..

 
Si ripartiva nella ripresa con Batum da tre punti a 11:38. Dalla diagonale sinistra il francese faceva 5/5 dal campo…
A 11:04 un assist in corsa di Batum sulla sinistra, corda diagonale in parallelo di Zeller che realizzava facilmente il 65-52.
A 10:27 Batum realizzava irrealmente ancora da tre da posizione frontale grazie a Marvin che ridava fuori il pallone mettendo in ritmo il transalpino.
Una pioggia di triple si abbatteva su Denver.
Questa volta era Marvin a metterla dentro portando sul 71-52 il match.
Jokic non segnava perché Batum lo stoppava ma ritardatamente; goaltendinge altri due punti per il C avversario.
A 9:04 Marvin preservava il canestro su un tiro dal pitturato del Gallo spuntando dietro ai difensori sul pezzo, arrivava con la sinistra appena in tempo per assegnare la stoppata valida.
Un appoggio di Zeller in allungo non toccava nemmeno il fero ma ne veniva fuori un assist per MKG che da sotto schiacciava a due mani (8:45).
Jokic usava il suo pesante fisico per battere Zeller ma a 7:43 Walker restituiva con gli interessi; assist e schermo di Zeller, Nelson di contorno sui tre punti volanti di Kemba che portavano a 11/15 le statistiche di serata degli Hornets da oltre l’arco… Hornets che toccavano il +20 (76-56) ma iniziavano a essere riassorbiti: il primo colpo lo assestava Jokic, il quale sfuggendo alla marcatura di Zeller con un movimento dalla velocità terrificante realizzava il -18.
Batum riuscendo a realizzare ancora surrealmente un fade-away dalla diagonale destra in uno contro uno faceva cadere le ultime foglie d’autunno della sua partita.
Gallinari, Jokic con un 2/2 a testa dalla lunetta portavano il divario a 16 punti. O’Bryant era la “resistenza” degli Hornets; a 4:52 finta su Jokic, due passi avanti e appoggio al plexiglass per battere il centrone avversario.
Dopo una tripla di Denver si registrava il primo errore di Batum al tiro.
Il Gallo a 3:52 dalla diagonale sinistra metteva sul fuoco l’acqua per preparare un bollente finale.
Sull’80-69 Clifford chiamava il time-out.
Jokic realizzava su O’Bryant ora un po’ stanco, in attacco la soluzione la trovava Kemba; forzatura da tre punti con ricaduta dentro l’arco con una gamba molto più avanzata rispetto all’altra… suspense e surplace per vedere il suo tiro entrare regalando un po’ di sollievo e l’83-71.
Batum a due minuti esatti dalla fine del terzo quarto, sul quasi raddoppio Nuggets, smistava un diagonale coto illuminante per O’Bryant smarcato nel cuore del pitturato non faceva fatica a raggiungere il ferro per schiacciare.
Per un tocco minimo di O’Bryant su Jokic i Nuggets guadagnavano un punto dalla lunetta ma Kemba passando una coppia di difensori girava sulla baseline da destra a sinistra, buono il reverse layup a segno per cercar di far svoltar definitivamente la gara.
I Nuggets tornavano alla carica raggiungendo l’87-79, l’attacco di Charlotte andava per le lunghe, O’Bryant nell’angolo sinistro marcato poteva solo aprire all’indietro per Lamb con pochi secondi a disposizione sul cronometro.
Dalla diagonale destra, molto oltre l’arco Lamb era costretto a tirare; il miracolo avveniva… una tripla solo cotone per Jeremy che aveva u moto di soddisfazione rientrando in difesa.
Il 90-79 a :30.5 era l’ultimo canestro del quarto.
S’iniziava l’ultimo quarto quindi cercando di gestire 11 punti di vantaggio.
 
A 11:29 O’Bryant reclamava il prolungamento di contratto sino a fine stagione realizzando anche una bomba senza esitare. Plumlee segnava da due punti con una continuazione assegnata dagli arbitri forse un po’ generosa.
Dalla lunetta l’addizionale non entrava e Hernangomez commetteva anche il fallo sull’entrata anticipata in area. O’Bryant guadagnava anche un rimbalzo offensivo, il giro palla degli Hornets era perfetto sino all’arrivo a Roberts, in teoria il più adatto a far questo tipo di gioco, invece il play aveva difficoltà in ricezione, quindi decidendo si rallentare il gioco si metteva in proprio sparando un tiro forzato che colpendo il secondo ferro rimbalzava lontano…
Murray riduceva lo scarto a 10 punti, Lamb si faceva stoppare al vetro da Plumlee ma O’Bryant trovandosi al posto giusto nel momento giusto recuperava segnando due punti e incrementando il personal score.
A 8:05 O’Bryant era liberato per un piazzato lungo.
Un po’ lento nel sollevarsi ma con rilassatezza essendo un open, il numero 8 calava altri due punti dimostrandosi rivelazione di serata.
Gli Hornets sembravano in controllo della partita ma a 7:40 Hernangomez realizzava da tre, Plumlee facendo secco O’Bryant metteva dentro un gioco da te punti, così i Nuggets affacciandosi sul -8 (97-89) tornavano a metter paura.
Charlotte tornava a giocar un buon attacco; sulla corsa diagonale di Zeller verso canestro il nostro centro lanciava lungo nel corner sinistro per Marco, il quale in grave difficoltà in serata al tiro, realizzava una bombarda pesantissima che issava gli Hornets sul 100-89.
Batum si spegneva, una transizione di Murray a 4:54 faceva tornare le Pepite sul -6, ma la Mile-High City Basketball raggiungeva anche il -4 grazie a Barton a spinger sino quasi al ferro nonostante Cody a braccia alzate provasse in qualche maniera a fermarlo.
A 4:11 ancora Kemba!
Chi se no ad ammazzare la partita?
Ancora una tripla che gli conferiva un personale 5/8…
Sul 103-96 Jokic contro Zeller per una volta sbagliava, nel finale Charlotte controllava la partita incrementando con i tiri liberi il vantaggio nonostante Zeller e Jokic uno dietro l’altro riuscissero a fare uno strano 0/2…
Gli Hornets chiudevano vittoriosi 112-102.
 
Pagelle
 
Walker: 7
27 pt. (8/21), 4 rimbalzi, 4 assist, 2 rubate, 1 stoppata. Perfetto dalla linea, perde solo un pallone. Non è perfetto al tiro ma mette le conclusioni che contano di più. Sempre importante è Lloyd Christmas. Non perché sia aggettivabile come il protagonista del film ma perché nelle situazioni di difficoltà riesce a cavarsela come quando nel film Lloyd baratta il furgone per una minimoto sulla quale arriva in sella a riprender l’amico Harry con sfondo di meravigliosa colonna sonora (“Mmm Mmm Mmm Mmm” dei Crash Test Dummies). Ecco… lui in un contesto a volte difficoltoso tira fuori la “genialata” anche se a volte a caro prezzo.
 
Batum: 7,5
21 pt. (7/11), 2 rimbalzi, 8 assist. Si limita a 2 palle perse. Tira con un 4/6 da tre raffreddandosi nel finale. Harry Dunne. Il braccio desto di Kemba. Il curatore di cani da esibizione che possiede quello splendido furgone ricoperto di pelo dalle fattezze canine. Se non fossi amante degli animali, direi che gioca proprio come un canide in questo scorcio della stagione. Marca il Gallo e non fa nemmeno male rispetto al solito. Ha più voglia, sembra più concentrato finalmente. Stasera è on fire come quando Harry prende fuoco dal benzinaio. Inizia in maniera assurda. Grandissima partita. Avrei scommesso, ora che le mie partite al fantabasket sono terminate lui sfodera una prestazione con la P maiuscola.
 
Kidd-Gilchrist: 6
6 pt. (3/9), 3 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, 1 stoppata. Mary Swanson. Gioca in difesa e gli avversari non fanno sfracelli da quelle parti. Costretta dalle necessità del rapimento del marito lascia la valigetta in aeroporto ma Lloyd in un eccesso di zelo la recupera per consegnargliela. In mezzo a casini personali e di squadra sembra avere la testa concentrata sulla problematica principale, non ignorando altri aspetti circostanti quali l’attacco, arte nella quale si cimenta per nove volte ottenendo un periodico e non eccelso 33,3%.
 
M. Williams: 7
14 pt. (5/7), 12 rimbalzi, 3 assist, 2 stoppate. Vecchietta sulla carrozzina elettrica. A volte nel roster sembra il più lento, forse il più sfortunato, limitato dal fisico in difesa in un certo senso. La vecchietta nel film però facendo finta di nulla deruba Lloyd. Vecchietto terribile mette a referto una doppia doppia, sbaglia poco e difende adeguatamente.
 
C. Zeller: 5,5
11 pt. (4/10), 8 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. Arriva al limite dei falli spendibili perché non essendo il miglior Cody, soffre parecchio sotto canestro contro Jokic. In attacco però non fa male, eccetto i liberi al 50%, tuttavia il duello lo vince l’avversario. E’ Grande Mulo. L’energumeno che s’infuria al fast food colpito alla saliera di Harry. Rispetto a molti altri ha quella grinta, anche se non le stesse espressioni del Mulo per fortuna. Gli mettono sul conto le consumazioni precedenti, sconfitte maturate senza il suo apporto e lui che sta rientrando in condizione intasca la W e per le prossime vedremo…
 
Belinelli: 5,5
3 pt. (1/8), 3 rimbalzi, 3 assist, 1 stoppata. Compensa carenze al tiro con altre statistiche e una bomba importante nel finale. Il camionista che suona la tromba ad aria compressa a richiesta della coppia Harry/Lloyd. Non si vede nemmeno nel film, totale figura immaginaria, suono però forte il clacson dei 100 punti.
 
Lamb: 7
12 pt. (5/10), 4 rimbalzi, 1 rubata. Beth Jordan. L’agente segreto che risolve il caso mettendosi sulle tracce dei due incolpevoli protagonisti. Pur attraverso numerose difficoltà trova soluzioni impensate, una bella entrata e una tripla fondamentale per risolvere il caso vittoria.
 
Roberts: 5,5
3 pt. (1/5), 1 rimbalzo, 2 assist in 10 minuti. Billy, il bambino non vedente al quale vendono la pappagalina Petra, non esattamente ancora in vita. Truffato, sta vedendo il campo solo ora ma non è certo un gran bel vedere. Sembra aver perso le sue proprietà. Scarso in serata secondo me, non mi piacciono un paio di scelte, mezzo voto in più per gli assist e la tripla.
 
Wood: 6,5
0 pt. (0/0), 1 rubata, 2 stoppate. Joe Mentalino. Spietato killer, difetta di sovrastima nei confronti degli avversari credendoli super. Wood tuttavia, pur giocando solo 5 minuti, non prendendosi nessun tiro sa fare il suo mestiere e prende un +8 di +/- contribuendo al mantenimento del vantaggio con una steal e due cattive stoppate.
 
J. O’Bryant: 7
15 pt. (7/9), 6 rimbalzi, 1 assist. Il fisico è sul massiccio, non parrebbe avere quell’agilità, quella coordinazione unita a essa che dimostra. Rivelazione di serata, anche se soffre nel finale è l’arma in più che decide la partita. Il suo apporto dalla panchina è stato fondamentale e sa fare un po’ di tutto. Per ora relegato in panchina dimostra di saper fare un po’ di tutto, in attesa di promozione. Serio come la cameriera del fast food serve la squadra senza commentare. E’ presto per dire se sarà un giocatore da rotazione, ma l’inizio è promettente.
 
Coach Clifford: 7
Time-out al punto giusto. Squadra motivata. Forse è tardi ormai, ma lui credo conosca una canzone di Caparezza che recita: “E’ tardi ma non mi fermerò”. Vedremo in queste ultime sfide che sarà…

La mia nottata tipo seguendo gli Charlotte Hornets 2016/17.

L’avevo scritta anche lo scorso anno a rappresentazione di una stagione vincente, la scrivo anche quest’anno ma terminando il pezzo con una L anziché una W poichè intendo dare una rappresentazione di una stagione fino a oggi quasi fallimentare (si doveva giungere almeno al primo turno playoffs ancora una volta, ora sono poche le speranze di raggiungere la post season ma non demordiamo), quindi sulla scia de “La giornata tipo” (e/o simili), una descrizione un po’ romanzata della nottata seguendo i Calabroni di Charlotte.
Un po’ d’ironia senza voler offender nessuno, compreso il simpatico Ewing.
 
Venerdì notte:
 
Ore 02:55 – La doppia sveglia fa tremare mezza provincia, i sismologi aggiornano immediatamente il rischio sisma per la mia zona (da 4 a 2).
 
Ore 02:58 – Rientra l’allarme sisma ma “nella city” subentra quello “mariuoli”.
A una coppietta sotto casa che si sta scambiando effusioni in macchina, sono asportate rapidamente tutte e quattro le gomme che… cambi ai box di Formula 1 levatevi.
La coppia tentando di ripartire si accorge che la macchina non si muove.
Scendendo oltre ai classici mattoni si ritrovano anche dei consigli su come migliorare il rapporto.
 
Ore 03:00 – Parte il collegamento, tensione massima perché vorrei la coppia Ready/Curry (oltre al commentatore Collins).
Curry non era stato bene recentemente ma c’è per fortuna.
Senza di lui sarebbe come mangiare un risotto allo zafferano senza quest’ultimo ingrediente però.
 
Ore 03:05 – Purtroppo, come l’anno scorso, siamo in trasferta ancora una volta.
Mentre qualcuno passa in strada sparando a tutto volume dalle casse un remake di “Volare” di dubbio gusto, parte l’inno nazionale a stelle e strisce.
Questa volta lo canta uno dei naufraghi dell’Isola dei famosi ma s’interrompe a metà per mangiar delle merendine.
Donald Trump non gradisce e lo fa espellere dal “suolo americano”.
 
Ore 03:07 – Presentazione degli Hornets in stile funereo.
Un corvo gracchia sulla spalla di Zeller pronto al rientro, la famiglia Addams al completo è dietro la nostra panchina mentre “Mano” batte sulla spalla di Clifford facendogli coraggio.
Ewing si concede il primo spuntino della serata.
 
Ore 03:08 – Scintillante presentazione della squadra locale conclusasi con bomba atomica sganciata nel New Mexico.
 
Ore 03:10 – Come stampato sulle confezioni dei biscotti della “Mulino Bianco” (pubblicità non occulta)…
“Questa storia inizia con…” Kaminsky, non abituato a partir da starter non salta nemmeno sulla palla a due chiedendosi perché l’arbitro l’avesse lanciata in aria.
 
Ore 03:11 – Kaminsky, ricordandosi delle indicazioni di Clifford, le quali recitavano:
“Quando gli avversari hanno la palla in mano, tu alza il braccio e saluta il pubblico”, faceva sbagliare involontariamente l’avversario.
 
Ore 03:18 – Dopo esser passati in vantaggio giocando bene, Batum illude tutti segnando una tripla bullandosi con la panchina. Siamo sul 20-11.
Time-out del coach avversario che impassibile appende una corda allo scoreboard in caso di sconfitta finale contro “questi” nostri Hornets.
 
Ore 03:29 – Guadagnamo punti di vantaggio, la squadra gira bene ma sta per compiersi la tragedia.
Dalla panchina si alzano nell’ordine; Matusalemme, Lazzaro, Garfield, Belinelli e puffo pigrone.
Con questa compagine gli avversari rimontano.
 
Ore 04:10 – Dopo aver “visto all’opera” la panchina ed esser finiti sotto, rientra Walker che inizia a giocar da solo resosi conto che la maggior parte dei compagni sono in realtà dei cartonati prestati dalla vecchia dirigenza della Triestina per riempir il parquet.
Kemba tiene in piedi la baracca ma sbaglia l’ultimo tiro. Si va a riposo sotto di tre 58-61 con l’ottimo lavoro della difesa cartonata di Charlotte assunta quasi in blocco da una nota marca di formaggi con i buchi.
 
Ore 04:14 – Negli spogliatoi i giocatori invece di ritemprarsi scommettono su chi segnerà più punti, prenderà più rimbalzi ma anche su chi ruberà più palloni.
In genere con uno hanno già buone chance di vittoria.
L’unico che sprona realmente i ragazzi e Pat Ewing, solo perché al raggiungimento del novantacinquesimo punto degli Hornets potrà usare i suoi buoni “promo-code” per sbafarsi enormi tranci di pizza alla faccia dei salutisti.
 
Ore 04:21 – Si riprende con un minuto di ritardo.
Clifford ha già visto la Madonna.
Paolo Brosio prende la notizia alla lettera e si teletrasporta nell’Arena di Phoenix, alle spalle di Clifford per aspettare la visione.
 
Ore 04:24 – Batum o l’orsetto del circo che sta giocando di questi tempi al suo posto, inizia a sciorinare tutta la sua classe; tiri da tre sbagliati, difese svogliate (l’unica volta che si tuffa trascina fuori la palla dal campo e se stesso a pelle d’orso), palloni persi, riuscendo anche a scontrarsi con i compagni regalando rimesse.
 
Ore 04:25 – Un po’ perplesso inizio a chiedermi perché, benché in panchina non ci sia un granché, Clifford faccia questo proprio a me.
Veder giocare Batum è uno spettacolo paragonabile solo a un’esplosione di una supernova visto relativamente da vicino.
In entrambi i casi impossibile sopravvivere.
Nella mia mente si fa strada l’ipotesi che sia un reality come “Campioni” e in stile Ciccio Graziani/Gullo, Clifford sia costretto a farlo giocare a causa delle votazioni che arrivano da casa.
 
Ore 04:30 – Si chiude il terzo quarto ed entra in scena il Gorilla (la mascotte di Phoenix) con un mitra sparamagliette.
Una di queste colpisce Maude Flanders, la quale cade dalla balaustra precipitando nel vuoto mentre Homer si china per raccogliere una monetina.
La consorte di Ned si salva perché atterra morbidamente su Ewing sdraiato sopra sei poltrone nel tentativo di disincastrare un pezzo di pizza rimasto lì abbandonato da un bambino.
Ore 04: 33 – Cho tiene una conferenza da un balcone declamando le virtù della squadra costruita da lui. Nello sproloquio dice di aver costruito un team fortissimo che arriverà in finale…
 
Ore 04:45 – In qualche modo gli Hornets rimangono attaccati alla partita, anche se gli avversari cercano di scappare oscillando al +2 a +6 ma i Calabroni, che ormai tirano solo da tre punti, comprano una catapulta e ogni tanto infilano qualche macigno nella retina per rimanere in scia mentre Belinelli che aveva iniziato bene la stagione, ma ora non mette più nulla dalla distanza nemmeno barando (usa un amo attaccato a una canna da pesca). Sfortunatamente i palloni si bucano e noi prendiamo contro tecnici, anche se lui lasciando lestamente la lenza va via fischiettando. L’Instant Replay lo inchioda alle sue responsabilità.
 
Ore 04:46 – Kaminsky si fa male contendendo un pallone all’avversario pensando fosse tiro alla fune.
Un ologramma di Germano Mosconi appare nel palazzetto lasciando Brosio esterrefatto.
Clifford intuendo la nuova e rovinosa caduta esclama:
“O cacchio!”, al che anche Peter Griffin si ritrova stranamente all’interno del palazzetto.
 
Ore 04:48 – Telefonata nel cuore della notte.
Pensando sia successo qualcosa d’importante mi reco al telefono ma parte una spudorata videochiamata di un operatore della Tim che ballando come nella pubblicità odierna m’irrita ancor di più. L’eterno duello tra gli operatori della telefonia (non me ne vogliano) e il possibile cliente.
Attacco al volo perché se è vero che nell’altra stanza ci sono due liberi di Batum (almeno quelli li segna), cerco di sfruttare il momento per annotarmi qualcosa sulla partita; sedano, carote, patate, zucchine, pomodori da tirargli addosso a fine match.
 
Ore 04:50 – Ordino tutto su Amazon, ma incredibilmente mi dicono di non poter far fronte all’ordine con Amazon Prime adducendo motivazioni insensate.
Dopo aver indagato per mio conto, scopro che inconcepibilmente si sono registrati suicidi in massa.
Inconcepibile visto “l’ottimo trattamento” evidenziato da alcuni servizi televisivi.
 
Ore 04:52 – Gli avversari fanno il break e scappano sul +10. Clifford, dopo esser stato consigliato da Peter Griffin, si rivolge all’unica persona seria che lo possa aiutare.
Paolo Brosio con il suo talismano/santino.
 
Ore 04:53 – Gli agenti della security salvano Paolo Brosio dalla furia omicida di Clifford, adiratosi dopo un parziale di 8-0 degli avversari.
 
Ore 04:59 – Ormai a partita persa, la sfida diventa simile a quella tra scapoli e ammogliati di Fantozzi.
 
Ore 05:15 – Finisce 103-120, iniziano ad arrivare i primi insulti all’indirizzo di Batum e della squadra via Whats App da parte di un paio di componenti del gruppo.
 
Ore 05:30 – Dopo aver scritto metà pezzo devo abbandonare l’impresa, prepararmi e uscire per andare a lavorare.
Allegria da Carnevale di Rio, coriandoli e botti da tappi di Champagne che saltano fanno da sfondo al tragitto.
 
Ore 05:45 – Arrivo in loco rimuginando su cosa non abbia funzionato.
 
Ore 05:46 – Risposta trovata. Tutto.
 
Ore 13:45 – Rientro alla base.
Mattinata pesante con richieste ai limiti della realtà.
Disquisizione sulla bontà del cibo per animali con un signore che mi zittisce asserendo di esserne un fiero consumatore. Probabilmente piace mangiare saporito.
Dopo essermi sistemato e rifocillato apertura canali dei gruppi, “riga di simpatici improperi” contro mister 20 milioni di dollari, il buonumore dal 2% sale al 25% circa e si va a cercar un’idea per l’intro del pezzo successivo.
“Dopotutto, domani è un altro giorno!”, citando l’O’Hara in Via col Vento (perché non usare sarà al futuro rimane un mistero)…
La paura è, parafrasando Rhett, del “Francamente me ne infischio” (riferito al giocare) di Batum…
Buona NBA a tutti!