Idee e possibilità

Non è affatto un segreto che per costruire un futuro si necessiti di avere o di gettare – se possibile – solide fondamenta.

Ora che è stata archiviata la stagione NBA 2020/21 con il trionfo dei Cervi di Milwaukee e il loro alieno Antetokounmpo, uno che in un Grecia già in difficoltà è venuto su tra i mille stenti della famiglia ma al quale la sorte (oltre alle proprie doti) ha arriso e chiusa anche la fantastica stagione di CP3 e dei Suns (come sono mancati altri interpreti in panca) è tempo di pensare alle prossime sfide.

Gli Hornets, dopo due anni di ricostruzione sono arrivati – dal mio punto di vista – alla stagione della verità.

Rimanere sempre un team dai risultati mediocri sotto l’egida di Jordan o provare a svoltare a Est nel novero delle squadre vincenti.

Sicuramente idee e possibilità sono su due piani diversi e le cose perché collimino sono figlie delle occasioni così come strade secondarie scelte all’improvviso, determinate dalla situazione che possono fare la fortuna o la sfortuna, in questo caso di un team.

A Charlotte servirebbe un buon centro già pronto, un rim protector che sappia segnare e magari un paio di difensori perimetrali oltre al miglior rookie possibile che sappia mettere insieme qualche punticino.

I Calabroni se non dovessero rinnovare Zeller, Biyombo, Monk e Graham potrebbero avere un po’ di più di un paio di decine di milioni (dipende dalle varie clausule contrattuali e su chi si muoverà) da spendere sul mercato anche se i free agent tra i lunghi non sono tutti di primissimo piano.

Diverse incognite permeano il mercato, dallo stato di salute di Hayward all’ultimo anno di contratto del triennale di Rozier, elemento utilissimo ma rifirmerebbe ancora il prossimo anno?

Tutto potrebbe procedere tranquillamente o con qualche sconvolgimento sebbene gli Hornets negli ultimi anni, salvo l’anno zero, si siano mossi sempre con politica di piccoli passi per cercare di trovare un’amalgama di gruppo in uno small market.

Servirebbero un paio di buoni giocatori affidabili e propedeutici al gioco di Borrego che colmino le lacune ampiamente mostrate la scorsa stagione.

Tra i vari rumor si è riacutizzato quello che vorrebbe Myles Turner a Charlotte (anche i Pellicans sulle sue tracce) dice Shams Charania, mentre – il tutto è da prendere sempre con le molle in questo campo – un’altra ipotesi è che gli Hornets cedano la loro posizione numero 11 per ottenere qualche giocatore in cambio che possa aiutare Charlotte subito.

Il Draft – dicono gli esperti – pare essere più talentuoso di quello dello scorso anno ma gli Kupchak piuttosto che scegliere alla 11 potrebbe preferire altri piani, dipende da ciò che otterrebbe in cambio.

Scambiare Turner per qualcuno di cui gli Hornets non pensano di aver bisogno lascerebbe più o meno i soldi da spendere sul mercato e sarebbe una mossa intelligente che eviterebbe la free agency, un po’ in penuria di lunghi.

Agli Hornets servirebbe disperatamente un 5 (pronto) e anche un 2 (oltre a Rozier che potrebbe usare anche minuti di Ball in panca), una guardia tiratrice per segnar punti con alte percentuali.

Buone sono state quelle del movimento di palla (361 passaggi in 24 minuti, terzo posto in NBA, percorrendo 11,8 miglia in 24 minuti (secondo posto) mentre con il 67,2% i Calabroni sonio finiti primi nella percentuale di assist, registrando – appunto – assist nel 67,2% dei casi sui loro field goal.

La seconda squadra più veloce della lega però si è dimostrata piuttosto evanescente, infortuni a parte, quindi necessita di puntellare i reparti descritti con giocatori solidi e affidabili.

Qui sotto vediamo i giocatori sotto contratto e i free agent:


Under Contract

G: LaMelo Ball
G: Terry Rozier
F: Miles Bridges
F: Gordon Hayward
F: Caleb Martin
F: Cody Martin
F: P.J. Washington
F/C: Vernon Carey Jr.
F/C: Jalen McDaniels
C: Nick Richards


Free Agents

G: Nate Darling (restricted)
G: Devonte’ Graham (restricted)
G: Malik Monk (restricted)
G: Grant Riller (restricted)
G: Brad Wanamaker (restricted)
F/C: Cody Zeller (unrestricted)
C: Bismack Biyombo (unrestricted)

Per ora possiamo dire che per la Summer League di Las Vegas gli Hornets hanno reclutato LiAngelo Ball, uno dei tre fratelli patrocinati da LaVar.

LaMelo potrebbe quindi giocare la futura summer insieme al fratello che sta facendo fatica a ritagliarsi un posto n NBA.

“Gelo” dovrebbe firmare con gli Hornets e far parte del loro roster per partire per la Summer League che si terrà a Las Vegas dall’8 al 17 agosto.

Giocare nella vetrina estiva della lega il mese prossimo potrebbe fornire a Ball (magari vicino al fratello LaMelo), 22 anni, l’opportunità di cui ha bisogno per ricominciare la sua carriera.

LiAngelo si aggirava tra la squadra di Charlotte in allenamento come aveva ripreso in un video recente e postato su Instagram Devonte’ Graham. La sua firma lo avrebbe ufficialmente accoppiato con LaMelo per la prima volta da quando hanno giocato in Lituania per il club professionistico Prienu Vytautas nel 2017-18, dove LiAngelo ha segnato una media di 12,6 punti e 2,9 rimbalzi e 21,7 minuti in 16 partite.

Ball, che non è stato scelto nel 2018, ha firmato con l’Oklahoma City Blue – l’affiliato della G League dell’Oklahoma City Thunder – appena tre giorni prima della chiusura della lega il 12 marzo 2020 a causa della pandemia e non ha mai giocato per loro.

Ha firmato un contratto Exhibit 10 con Detroit all’inizio di dicembre ed è stato revocato 12 giorni dopo, non riuscendo a comparire in nessuna partita dopo aver riferito di aver subito un infortunio alla caviglia destra.

Oltre a Ball, l’aspettativa è che Vernon Carey Jr., Nick Richards e la scelta del primo turno della squadra giovedì saranno tra coloro che si adatteranno per gli Hornets durante la summer league, secondo le fonti della lega.

Sul fronte Draft chi potrebbe plausibilmente arrivare intorno alla chiamata numero 11 ce lo racconta Filippo Barresi che avrete già letto su queste pagine a partire dalla scorsa stagione soprattutto in chiave match-up key ma prima, ecco l’ordine del Draft che si terrà al Barclay Center (Brooklyn) il 29 luglio ore 20:00 con data e orari italiani corrispondenti a venerdì 30 luglio alle ore 02:00.

Questo l’ordine attuale delle squadre chiamate a scegliere:

Qui gli elementi analizzati da Filippo Barresi:

Episodio 5 – Post lottery e introduzione alla rubrica Draft Room – Casa Hornets | Podcast on Spotify

Moses Moody

Episodio 6 – Draft Room: Moses Moody – Casa Hornets | Podcast on Spotify

Isaiah Jackson

Episodio 7 – Draft Room: Isaiah Jackson – Casa Hornets | Podcast on Spotify

Keon Johnson

Episodio 8 – Draft Room: Keon Johnson – Casa Hornets | Podcast on Spotify

Kai Jones

Episodio 9 – Draft Room: Kai Jones – Casa Hornets | Podcast on Spotify

James Bouknight

Episodio 10 – Draft Room: James Bouknight – Casa Hornets | Podcast on Spotify

Usman Garuba

Episodio 11 – Draft Room: Usman Garuba – Casa Hornets | Podcast on Spotify

Alperen Sengun

Episodio 12 – Draft Room: Alperen Sengun – Casa Hornets | Podcast on Spotify

Per un po’ di vintage, ecco come Giganti del Basket dipingeva il Draft 1986, quello dove uscì Dell Curry, del quale si parlava bene e se molto probabilmente Dell qualche consiglio a Rozier l’ha dato ecco che in comune con uno dei prospetti del Draft 1986 (Milton Wagner) Rozier ha in comune la squadra di college: i Louisville Cardinals.

Per arrivare al menzionato M. Turner, gli Hornets potrebbero decidere di cedere uno tra P.J. Washington, Hayward o Rozier più probabili contropartite e aggiustamenti ma siamo sempre nel campo delle ipotesi ricordiamo.

Certo, nell’articolo sottostante leggendo i nomi di person, Ron Harper, ecc. possiamo già sapere tutto, come siano andate le loro carriere, ecc. ma un Draft e un mercato nuovo sono sempre affascinanti e portano con sé nuove incognite, nuove speranze nell’alveo di speranza di lasciare indietro stagioni travagliate e tornare a sorridere di più.

Le mani sono quelle di Jordan e Kupchak, tocca a loro adesso cercare di far sognare i fan.

L’insostenibile leggerezza del rookie of the year

“Penso che (LaMelo) Ball stia mostrando quello che sarà, sarà un giocatore fantastico.”

Doc Rivers – Coach dei Philadelphia 76Sixers.

Nelle stesse ore in cui “il grande vecchio degli Hornets” tra le PG ancora in circolazione (ovvero CP3 che ha avuto una love story con i Calabroni di New Orleans) in qualche maniera mi ricordava come aleggiasse una specie di maledizione sui Calabroni giacché Paul alla ricerca di un titolo – anche se oggi a Phoenix – è finito out per il protocollo Covid-19, l’astro nascente degli imenotteri di Charlotte otteneva il meritato e francamente a mio modo di vedere, abbastanza scontato riconoscimento per il titolo di Rookie of The Year.

In casa T.Wolves qualcuno non l’ha presa bene poiché ovviamente sponsorizzava Edwards ma LaMelo ha scalato le gerarchie poiché è soltanto il sesto giocatore nella storia della NBA a guidare tutti i rookie in punti totali, rimbalzi e assist alla pausa All-Star insieme a Bob Pettit (1954-55), Elgin Baylor (1958-59), Wilt Chamberlain (1959-60), Oscar Robertson (1960-61) e Alvan Adams (1975-76) che hanno vinto tutti come Rookie of the Year nella rispettiva stagione da rookie.

E’ stato il giocatore più giovane nella storia della NBA a raggiungere una tripla doppia, registrando 22 punti, 12 rimbalzi e 11 assist contro Atlanta il 9 gennaio all’età di 19 anni e 140 giorni.

Nelle partite che LaMelo ha giocato nel suo anno da rookie, gli Charlotte Hornets hanno ottenuto un record di .500, record che sale a 13-11 nelle partite in cui è partito in quintetto.

Con una media di 15,9 punti, 6,1 assist, 5,9 rimbalzi e 1,6 recuperi a partita, LaMelo Ball ha dato una grande mano a Charlotte nell’essere una squadra migliore.

Questo l’ha portato a vincere tre premi Rookie of the Month della Eastern Conference.

Ball si è infortunato in trasferta nella partita contro i Clippers perdendo 21 partite della stagione degli Hornets e il suo rientro affrettato, non in condizioni ottimali, è bastato solamente a portare la squadra ai play-in ma il suo impatto, andato aldilà delle aspettative di molti, è stato talmente forte e determinante che, nonostante le sorti di Charlotte si siano infrante a un passo dalla reale post season, non hanno influito sul premio a lui dovuto.

Un ragazzo giovane che al momento ha scombinato anche i pregiudizi (sul carattere che avrebbe potuto scombinare le alchimie del gruppo) e i dubbi (compresi i miei) con i quali era arrivato a Charlotte, sulla scia delle fluenti e pepate frasi del padre e P.R. LaVar che con il suo stile sopra le righe ha trovato il modo di valorizzare di più cestisticamente i suoi figli.

LaMelo, il terzo “son”, ha fatto parlare però il campo tanto che le sparate di LaVar sono state ben poche (dopo quelle iniziali nelle quali chiedeva che il figlio fosse titolare), zittito dalla perfetta armonia tra la squadra e il figlio che con Biyombo e altri ragazzi a fargli da fratello con più esperienza, hanno fatto sì che Ball ci mettesse poco a ingranare.

Il meritato riconoscimento per un ragazzo giovane che sembra, appunto, essersi inserito nel gruppo, un sorriso fatto di una leggerezza sorprendente come il suo gioco che si instaura su note che i musicisti delle altre squadre non riescono a leggere nel suo pentagramma.

Il suo gioco variabile è diventato anche più concreto ma senza rinunciare al repertorio di passaggi che l’aveva già distinto e portato a essere una delle prime tre scelte.

Un caso che Charlotte lo abbia pescato quindi in terza piazza anche perché gli Hornets avrebbero necessitato di Wiseman a livello di ruolo ma i Warriors sono andati sul lungo e fortunatamente gli Hornets hanno pescato il jolly.

Dato per scontato che al secondo anno si potrà solo ripetere (speriamo anche migliorare) grazie alla confidenza presa, LaMelo potrebbe essere un personaggio perfetto uscito dall'”Insostenibile Leggerezza dell’Essere” di Milan Kundera, nel senso che Ball è nato prima come personaggio, “discutibile” e figlio del caso ma soprattutto potremmo dire che il suo svolazzante e lieve spirito libero si completi come trait d’union alla pesante situazione di Charlotte che non vince un primo turno PO dal 2002 (sebbene personalmente consideri mia la vittoria degli Hornets di New Orleans su Dallas ai tempi di CP3 e D. West).

Ball potrebbe essere l’uomo perfetto per dissipare le ombre sulla franchigia e ribaltare lo stato delle cose guidando il team se avrà una squadra adeguata al suo fianco e se, come nel romanzo di Kundera, saprà scindere aspetti e interpreti mantenendo libertà e amore per il gioco oltre che l’equilibrio, suo e del gruppo rimanendo in armonia con la sua personalità e ciò che lo circonda benché le tentazioni e le insoddisfazioni siano parte possibile del gioco.

Certamente oggi si può festeggiare ma voglio portarmi avanti e chiedermi cosa rimarrà di questo premio.

Un Ball “da solo sull’isola” potrebbe fare la fine di Walker, possiamo essere felici del premio ma perché ciò non rimanga insignificante servirebbe che accanto a lui ci fossero altri buoni terminali per esaltare le sue doti di passatore e non gravare su di lui troppo spesso in altri compiti per un giocatore comunque totale come ci ricordano le statistiche ma soprattutto le sue fantastiche giocate.

Se qualcuno ha orecchie per intendere a Charlotte non aspetti, questo è l’anno della verità e Ball è come il Valentino Rossi dei bei tempi: “C’è!”

Il Punto @ 73

The Coach James & Mr. Hyde

Le estreme e pericolose alchimie dell’ambiguo (per i gusti dei fan) James Borrego al quale è stato esteso ancora il contratto per un anno. Riuscirà a trovare la pozione magica per portare Charlotte ai PO il prossimo anno o finirà come nel racconto di Stevenson?

Intro

Riavvolgiamo il nastro: siamo a due partite dalla fine della stagione regolare.

Gli Hornets hanno esaurito le tante gare casalinghe e le energie.

L’annata era partita bene fino ad arrivare oltre ogni più rosea aspettativa degli analisti con i Calabroni saliti sino alla quarta posizione che forse – anche a pieno organico – non avrebbe potuto durare ma per come sono andate le squadre a Est una sesta posizione per gli Hornets sarebbe stata alla tutt’altro che improbabile tanto che io per primo (salvo sfortune varie poi materializzatesi puntualmente) ho creduto ai veri PO, noi ai Play-in, anticamera dei reali.

Premesso che non ci può essere profonda delusione dove non c’è un amore profondo (cit. Martin Luther King), ecco che il finale di stagione ha finito per riportare al giusto livello gli Hornets che stavano sfuggendo anche agli sviluppi della teoria del caos che mai avrebbe potuto prevedere gli Hornets implicati al quarto posto a Est ma come un messaggio che testimonia l’impermanenza delle cose e della felicità, ecco la lunga catena d’infortuni, come se l’ourobóros, il serpente che disegnando un cerchio divora la propria coda, simboleggiasse anche per i Calabroni un ciclo che divora e rigenera sé stesso, un tempo ciclico che comincia nuovamente dopo aver raggiunto la propria fine che per i Calabroni pare sempre enigmaticamente tragicamente affascinante nel suo dissolversi, eppure basterebbe concretamente la volontà di migliorare la squadra per sopperire alle fragilità d’organico anche se quest’anno la sorte ha colpito duramente.

Torniamo al 14 maggio: persa la sfida contro i Clippers rimanevano da giocare ancora due sfide che a inizio stagione potevano sembrare non proibitive ma che diventavano grandi: a New York e a Washington, partite non semplici, tuttavia Miles Bridges riuscendo a rientrare in extremis dal protocollo Covid-19 dava qualche speranza in più.

A New York Charlotte giocava bene a tratti ma i Calabroni sbagliavano due tiri vittoria forzando ancora triple maledette e cedendo all’OT mentre in back to back a Washington dilapidavano un +16 da terzo quarto e un +11 a inizio ultima frazione per cadere ancora nel finale.

Torniamo ancora più indietro quando gli Hornets divengono evanescenti e colpiti dall’eterno ritorno di un maledetto destino.

Potremmo dividere la stagione in due parti e suddividere ancora la seconda in due momenti distinti.

Il primo volto di Charlotte è quello della gioia.

Dura 48 partite quando nonostante la W a Indianapolis, Hayward va K.O..

L’ex Celtics è atteso a inizio maggio ma come sappiamo ormai, non rientrerà più.

Gli Hornets tengono botta nelle prime partite tra propri meriti, demeriti altrui e defezioni di qualche team grazie a un super Rozier ma poi…

Il secondo momento arriva 4 partite più tardi con gli Hornets in testa alla propria divisione anche grazie a molte vittorie giunte in crunch time e intenti a difendere la quarta piazza a Est.

Sembrerebbe si possano battere gli Hawks ma la mancanza di centri si fa sentire così Capela e soci rimontano nell’ultimo periodo mentre Miles Bridges pianta una delle schiacciate più incredibili dell’anno in risposta alla rimonta degli Hawks per esorcizzare le paure ma agli Hornets viene il braccino corto e vengono scavalcati dagli avversari.

Set, gioco, partita, classifica e inizio della lenta fine.

Non sembrerebbe nulla di drammatico, si potrebbe rimediare ma una serie di infortuni a catena di giocatori importanti culminano alla vigilia di una settimana importante di inizio maggio e nonostante i rientri di Ball e Monk qualcosa si è rotto.

Gli Hornets hanno 4 partite importanti contro Pistons, Bulls, Magic e Pelicans.

E’ richiesto almeno un non impossibile 3-1 ma gli Hornets deludono chiudendo con un 2-2 perdendo il derby con la squadra della Louisiana di due punti iniziando così (partita incorporata quella con i Pels) di 5 sconfitte consecutive con il picco finale a Washington nella gara spareggio che sarebbe valsa l’ottava piazza vincendola.

Gli Hornets terminano decimi e vanno a Indianapolis chiedendo il pass per giungere alla seconda sfida d’anticamera playoff.

Quella che va in scena nell’Indiana è la più surreale partita nonché logica conclusione della stagione.

Quasi tutti gli elementi di Charlotte si rivelano imbarazzanti; la difesa (sempre stato il problema di Charlotte in questa stagione non avendo difensori di primo livello, sul perimetro specialmente) è un colabrodo su tutto il fronte, l’attacco non è efficace quando spara da tre punti (e tira troppo da fuori), la volontà di vincere è bassa e ben presto subentra lo scoramento.

Una squadra che sotto la guida di Borrego scompare (ed è da qui che dobbiamo pensare di ripartire) e diventa hide più che hyde…

I fan degli Hornets vedono così chiudere la stagione del loro team favorito con la sesta sconcertante sconfitta che mostra le due facce del team e getta una lunga ombra sull’alba di fuoco estiva dei potenziali nuovi Calabroni anche se c’è chi professa ottimismo con Ball, Rozier, Bridges e Hayward (forse) a roster.

Lascerò a tratti in questo pezzo – seguendo il filo conduttore del duplice racconto come se fosse una specie di concept writing – a coach Matteo Vezzelli (trovertete i suoi scritti in verde e blu) alcune considerazioni personali che in questa prima parte dedicherà la sua disamina sulla stagione di Charlotte.

Analisi tecnico-tattica sulla squadra in stagione a cura di Matteo Vezzelli:

Una squadra costruita senza né capo né coda, frutto di scelte sbagliate negli anni mischiate all’ego di un allenatore smanioso di voler giocare un tipo basket senza averne gli interpreti ideali.

Cosi si può riassumere la stagione degli Hornets (non credo di poter essere tacciato d’eresia se spostassi il medesimo discorso come trend del triennio di Borrego).

Difensivamente indecenti, incapaci di andare in rotazione difensiva, spesso i raddoppi sono sembrati più frutto del caso se non peggio: in altre circostanze avversari lasciati liberi di ordinare addirittura un McMenù.

Offensivamente il playbook era da u13 regionale, con una mezza ruota russa per liberare i nostri tiratori dagli 8 metri con assenza totale del gioco sul piano verticale (perchè? Esiste il gioco interno?).

Roster creato con molti giocatori cresciuti nella G League, giocatori mediocri strapagati o giovani incapaci persino di fare 2 palleggi con la mano debole.

Senza il tocco della “Dea bendata” sotto forma di terza scelta assoluta al Draft avremmo chiuso con un record stile Charotte Bobcats.

C’è molto da riflettere e tanto, tantissimo da fare.

I tifosi meritano di più.

Andiamo ad analizzare sempre con Matteo in veste di coach tre situazioni in video che ho scelto considerandole iconiche per mostrare un po’ del gioco di Charlotte durante l’anno.

La prima riguarda un attacco ben riuscito che mostra come anche interpreti non di primo piano, evitando di affidarsi al tiro da tre punti come unica soluzione, possano riuscire a giocare un buon basket creando canestri facili.

Partiamo da una posizione di punta con un pick and roll tra play ed esterno: Ball scarica palla a McDaniels il quale rolla verso il centro dell’area trovando la difesa di Orlando poco reattiva nella situazione, così – rotta la prima linea difensiva – Wagner è costretto a uscire per coprire lo spazio attaccabile da McDaniels ma al contempo è costretto ad abbandonare la marcatura di Biyombo che in back-door tutto solo (anche perché il difensore che guarda Monk non scala), ricevendo il passaggio di Jalen, non può esimersi dalla jam vincente grazie alle ottime spaziature tenute sul parquet dai Calabroni.

Nella seconda azione che andremo ad analizzare vorrei evidenziare posizioni, problemi di rimbalzi e di small ball che hanno attanagliato Charlotte quest’anno e per di più in questo caso se faceste caso al punteggio, in un momento decisivo del match con gli Hornets appena tornati sul -1 dopo una strepitosa azione.

La seconda situazione – quindi – vede Campazzo ricever palla e mentre sulla finta di passaggio che Rozier contrasta in salto avviene il primo cambio con Terry a ritrovarsi su Green mentre la buona contemporanea salita di Ball porta via spazio al play argentino che decide a quel punto di giocare un pick and roll con l’ala/centro numero 0.

Il cambio degli Hornets è ancora perfetto con Rozier e ball a riprendere gli uomini assegnati da Borrego a inizio azione, a quel punto il talentuoso sudamericano passa a Jokic in uscita che sfidando Zeller in entrata prende un brutto runner ma il tagliafuori di Ball è difettoso sia per posizione e per problemi fisici strutturali rilevabili in kg.

Green lo mette in tasca e converte facilmente l’errore del serbo sul lato debole con il rimbalzo e correzione volante.

Nell’ultima azione che in realtà sarebbero due ma con lo stesso copione, vorrei rivedere certi tiri da tre punti presi dagli Hornets non consigliabili, tanto più che qui si stava decidendo probabilmente il piazzamento finale di Charlotte che con una vittoria avrebbe ottenuto l’ottavo posto.

Ben due occasioni per vincere la partita sprecate senza gioco di squadra con tiri da tre punti e nonostante io sia stato innamorato di quei tiri dalla lunga distanza che Larry Bird e Dell Curry lasciavano partire con stile e magicamente si infilavano in retina, qui vi è un eccesso di soluzioni non ottimali.

Sulla prima azione possiamo osservare Rozier in palleggio passare Bridges in aiuto con il blocco.

La difesa di New York accetta il cambio e con Randle accoppiato a Scary, arriva il primo tiro da tre punti che Rozier cerca di prendesi con lo step-back in separazione, un classico del piccolo contro il lungo ma purtroppo il tiro colpisce il ferro e la prima azione, comunque una forzatura, va a vuoto.

La seconda azione vede protagonista Graham, il quale uscendo dal lato debole sfruttando un blocco va a farsi consegnare palla da Miles che nel frattempo cercando di portargli anch’esso un secondo blocco fa impastare il difensore all’inseguimento (Burks) ma Graham che va ad arrestarsi sulla diagonale prende il pull-up con un altro difensore che – pur lontano- prova a pararglisi incontro.

Il risultato è un mattone che rischia di infrangere il plexiglass così gli Hornets gettano al vento una seconda occasione con una seconda forzatura senza realmente aver fatto muovere la difesa avversaria e al supplementare prevarranno i Knicks.

Classifica Finale di Regular Season

Il futuro prossimo

Per analizzare il futuro, diamo uno sguardo veloce al passato.

Da quando MJ ha cambiato identità al team riportando gli Hornets a Charlotte sono passati 7 anni nei quali solamente una volta la squadra è riuscita a raggiungere i playoff.

Charlotte manca da 5 anni alla post season e anche se quest’anno la squadra è andata aldilà delle aspettative sfiorandoli, ha dimostrato tutte le proprie fragilità.

Jordan ha sempre attuato una politica di piccoli passi senza eccedere in spese folli anche se lo scorso anno è arrivato Gordon Hayward ma per una squadra che non ambisce al titolo di entrare in luxury tax non se ne parla.

Dal mio punto di vista la prossima stagione di apre quindi con un grosso punto interrogativo ma andiamo con ordine facendoci delle domande.

Perché MJ dovrebbe cambiare all’improvviso la sua politica?

La cosa lo tocca?

Personalmente apprezzo molto MJ fuori dal parquet come persona per ciò che è, come sportivo per me è sempre stato un rivale, come proprietario oggettivamente fino a oggi una sciagura benché la storia non sia mai bianca o nera ma grigia e tutte le colpe non siano addebitabili a lui ma occorre fare un passo deciso il prossimo anno per non rimanere nell’eterno limbo.

A livello pratico si calcola che gli Hornets potrebbero avere una ventina di milioni da utilizzare in free agency e cercare di sistemare un roster che ha diverse lacune.

Gli Hornets sono una delle sei squadre che avranno un buon cap space in questa off-season, tuttavia, per creare questo spazio, Charlotte dovrà prendere delle decisioni sui ragazzi in uscita che diverranno free agent.

Al momento Charlotte ha 17 giocatori a roster dei quali 7 in uscita.

I giocatori in possibile uscita.

I principali a pesare sul morte ingaggi degli Hornets sono (UFA) Zeller (folle limite ipotetico da 23 milioni) e (RFA) Monk che spingerebbero Charlotte in luxury tax nonostante gli Hornets – addebito shame di Batum compreso – siano attualmente sugli 82 milioni di stipendi garantiti.

Zeller sta diventando troppo “maturo”.

Avrebbe dovuto essere il centro titolare ma ha finto spesso per finire in panchina.

Da Charlotte potrei anche aspettami di rivederlo un altro anno ma il suo stipendio è sconveniente e quei soldi, dal mio punto di vista, dovrebbero essere tutti impiegati alla ricerca di un centro completo che faccia dimenticare la mediocrità e la non completezza dei nostri centri attuali.

Borrego è andato il tilt durante la stagione cercando di trovare una risposta solida al ruolo di centro ma non l’ha trovata e con Vernon Carey Jr. e Nick Richards sotto contratto, giovani rookie da back-up, andare a pensare di rifirmare Zeller diventerebbe un controsenso.

Gli Hornets hanno bisogno di un centro che sappia difendere, tiri giù rimbalzi e segni anche qualche punto.

In questo contesto do per scontato che Biyombo (unrestricted free agent), nonostante il suo ruolo di mentore e stacanovista da 66 partite in stagione, sarà tagliato.

Qualche rumors già è uscito su Theis che potrebbe essere un buon centro di riserva se non costasse troppo ma non risolverebbe alcune lacune degli Hornets che dovrebbero ambire a un centro che cambi il panorama.

Monk, invece, ha saltato 13 delle prime 17 partite per decisione del coach.

“Pensavo di essere nella rotazione, poi non mi ci sono trovato dentro. Ero incazzato – molto, molto, molto, molto incazzato ma sono rimasto fedele” ha detto Monk a gennaio al Charlotte Observer.

Monk non ha mai avuto ruoli da titolare nei suoi anni a Charlotte con una sola partenza da starter.

Per le valutazioni su Malik rimando alla classifica, di certo c’è chi dice che adesso Monk potrebbe ricevere un’offerta d’estensione del contratto da Charlotte essendo restricted free agent anche se chi ricorda l’offerta fatta a suo tempo a Walker si aspetterà che gli Hornets non giocheranno pesante per l’offerta al numero 1.

Secondo ProFitX, lo stipendio iniziale di Monk per la stagione 2021-22 dovrebbe essere di $ 8,4 milioni, uno stipendio paragonabile a Seth Curry, guardia dei Philadelphia 76ers.

Se Monk accettasse, gli Hornets potrebbero un sesto/settimo uomo di discreto impatto e circa 14 milioni ancora spendibili che genererebbero una mid level exception da 4,9 milioni di dollari che i Calabroni potrebbero usare per firmare un agente libero come a esempio Richaun Holmes anche se non lo apprezzo moltissimo.

Altro “free agent limitato” è Devonte ‘Graham.

Graham ha beneficiato dell’anno zero di Charlotte per porsi all’attenzione degli addetti ai lavori come uno dei giocatori più migliorati della NBA lo scorso anno ma con la comparsa di Ball la sparizione di Devonte’ era data solamente come questione di tempo.

Il problema è che sia Graham che Monk possono avere grandi serate o flop, due tiratori inaffidabili per il loro modo di giocare e questo lo si può notare dal fatto che Graham a fine stagione non abbia mai superato il 40% in carriera e il 70% dei suoi tentativi provenga da 3 punti…

Eppure Graham ha avuto un impatto trascinante su alcune partite ma lui stesso ne ha gettate al vento almeno tre questa stagione dopo aver contribuito a rimetterle in discussione.

Sicuramente è un buon passatore quando vuole e ha ridotto i TO da 2,9 a 1,5 in questa stagione ma a 26 anni prende ancora tiri ignoranti in momenti critici e la sua difesa, come quella di Monk, non è di livello.

Graham, Ball e Rozier in campo insieme hanno condiviso il parquet per 150 minuti in questa stagione (56 nel quarto quarto) facendo registrare un +2,3 in questi minuti ma difficilmente questo tipo di small ball sarebbe perseguibile per lungo tempo.

Il costo di Graham potrebbe andare dagli 8 agli 11 milioni e la proiezione salariale secondo ProFitX è di 9,6 milioni di dollari, probabilmente troppi per un giocatore instabile.

Nate Darling e Grant Riller, i due two-way non costituiscono un grande problema anche in caso di perdita perché il loro ruolo rimarrebbe molto marginale mentre Wanamaker che si è rivelato un play meno talentuoso ma più affidabile di Graham e Monk in versione PG a giudicare dalle ultime partite non giocate non sembra nei piani di Borrego.

Ci saranno da considerare anche le eventuali estensioni di Terry Rozier e Miles Bridges.

Rozier entra nell’ultimo anno di un contratto a scalare mentre i suoi numeri sul parquet salgono (è passato dal 39,5% al 57,4% sui tiri effettuati dai 10-14 per esempio)

Se Charlotte dovesse proporgli un rinnovo, dato lo stipendio calante potrebbe al massimo offrirgli 96,3 milioni per quattro stagioni.

Il limite raggiunto nel primo anno dell’estensione sarebbe di 21,5 milioni di dollari.

Bridges è l’altro elemento che ha sorpreso in stagione nonostante sia stato relegato al ruolo di giocatore da far uscire dalla panca ma “grazie agli infortuni” nelle 19 partite iniziate come starter il numero zero ha segnato una media di 18,6 punti con il 50,8% dal campo e un parziale di 41,8% da 3 punti.

A differenza di Rozier, che può essere esteso in qualsiasi momento nella prossima stagione, Bridges dovrebbe firmare un’estensione entro il giorno prima della prima partita di regular season.

Cosa serve agli Hornets e si può fare un progetto serio di basket a Charlotte?

Partiamo dalla seconda domanda del titolo.

Sentendo gente più esperta di me in materia che ha vissuto in loco ho compreso che ci sono alcune difficoltà comunque superabili.

Il North Carolina è uno stato del sud e molti degli States a meridione vivono di football ma la Carolina del Nord è anche uno degli Stati dove si respira basket, in genere quello dei college.

Uscendo dallo stereotipo della gente del sud che guarda solo il football americano o quasi, c’è da ricordare come Miami o le squadre texane siano team di successo nella NBA per cui sarebbe un peccato non sfruttare tutto il retaggio culturale cestistico dello Stato – aldilà delle divisioni e rivalità dei college – per non portare un vero progetto pluriennale che faccia grande il basket professionistico a Charlotte.

Vero è che quell’entusiasmo incontenibile degli anni ’80 per la squadra a Charlotte è andato scemando sotto il peso di alternative serali di vario genere che in città sono andate aumentando, vero è che quando Shinn e la NBA portarono via gli Hornets originali arrivò il trauma ma oggi è un altro giorno e i fan degli Hornets (per non parlare di quelli dei Bobcats) hanno visto un team in 7 anni approdare solo una volta ai PO e uscire al primo turno.

Tocca a MJ in primis e al GM in secundis capire che non c’è davvero più tempo da sprecare perché le alternative a una squadra non entusiasmante in città non mancano.

Diversi fan hanno fatto la loro parte rimanendo fedeli ma anche se il team è promettente rimane fragile, serve una sterzata forte che solidifichi la squadra e la porti tra le prime 4 o 5 a Est in breve tempo.

Certo, i fan più giovani sono stati conquistati dai flash di Ball o dalla promessa di un team che torni in breve tempo a rivedere a fine stagione una percentuale superiore ai .500 ma i Calabroni il prossimo anno dovranno fare dei passi in avanti valutando in primis la situazione di Gordon Hayward.

Non c’è dubbio che l’ex Celtics sia stato il valore aggiunto del team fin quando è rimasto sul parquet ma dopo l’infortunio è stato il valore sottratto.

L’entourage conosce le sue reali condizioni di salute e uno scambio con Indy (lui e Carey Jr. per Turner e Lamb si vociferava, anch’essi recentemente infortunati comunque i due Pacers) al momento sono solo rumor anche perché Hayward ha a suo favore un bonus in caso di scambio durante l’off-season che dovrebbe pagare Charlotte secondo quanto riporta ESPN.

Anyway, agli Hornets in primis serve un centro vero che sappia difendere ma non solo, serviranno un paio di difensori migliori che alzino la qualità del gioco difensivo di Charlotte oltre a tiratori più affidabili da tre punti e capaci sotto le plance.

I soldi che rimarranno (specialmente se Charlotte decidesse di rifirmare qualcuno tra Monk, Graham e Zeller) potrebbero anche essere insufficienti per riuscire a trasformare una squadra da promettente a realmente competitiva ma già il primo agosto sapremo qualcosa sulle intenzioni di Charlotte perché entro tale data Kup sarà costretto a estendere le QO per Malik Monk, Devonte ‘ Graham e Brad Wanamaker, rendendoli agenti liberi limitati oppure a lasciarle decadere.

Poiché Monk non è riuscito a fare una media di 34,25 partenze nelle ultime due stagioni (o iniziare 36 partite quest’anno), la sua offerta di qualificazione sarà di $ 7,0 milioni (l’importo pari a un giocatore selezionato al 15° posto nel Draft NBA 2017).

Graham ha soddisfatto i criteri di partenza in questa stagione e ha visto la sua offerta di qualificazione aumentare da $ 2,1 milioni a $ 4,7 milioni.

L’offerta di un anno per Wanamaker è di $ 2,8 milioni.

Charlotte avrà tre scelte future nel prossimo Draft ed ecco come Jonathan Givony e Mike Schmitz di ESPN hanno scelto per Charlotte a luglio:

La scadenza dei contratti e la situazione attuale al Draft al primo giro nei prossimi due anni che vede gli Hornets mantenere le proprie scelte..

N. 12 (propria): Corey Kispert, SF, Gonzaga

N. 56 (tramite LAC): Trendon Watford, PF, LSU

N. 57 (tramite BKN): Herbert Jones, SF, Alabama

Statistiche varie di squadra degli Hornets

Qui, da Basketball-Reference.com possiamo evidenziare i problemi e le statistiche migliori di Charlotte rispettivamente bordate in rosso e verde. Senza Ball gli Hornets sono scesi negli assist ma sono una squadra che riesce comunque ancora a giocare nonostante i black-out ma concede veramente tantissimo a livello di assist agli avversari. Paradossalmente nei rimbalzi offensivi Charlotte trova spazio ma sovente è colpita in transizione e da second chance, l’urgenza è quindi avere lunghi rimbalzisti e difensori che migliorino quesa squadra così come un giocatore in grado di essere uno scorer a 360° guardando il ventitreesimo posto nella NBA nella media punti realizzati. Si sono vinte tante partite sul filo ma bisogna migliorare sotto molti aspetti come quello della difesa sul perimetro.
Le statistiche della stagione dei giocatori di Charlotte in ordine di punti realizzati in media.
Pur non essendoci stata mai una costanza nel quintetto base notiamo come cinque giocatori abbiano supportato l’attacco degli Hornets in punti per il 60% con particolare menzione per Rozier.
I leader nelle varie statistiche per Charlotte.
Una grafica più completa sulle principali tabelle comprendenti i primi cinque giocatori per statistica.

Parallelismi: confronto giocatori

Percentuali di tiro per zona

Classifica giocatori

La stagione degli Hornets si è chiusa con una partita supplementare.

Gara 73 è stata l’anticamera dei playoff ma la prima partita di ciò che oltreoceano hanno definito play-in è stata anche l’ultima così il voto finale sarà l’accorpamento di RS e play-in.

17) Caleb Martin: 5,82

Nelle ultime 15 partite guadagna un parziale leggermente superiore alla sufficienza ma ciò non basta a salvarlo da un’annata complessivamente scadente.

Sostiene la squadra più difensivamente che offensivamente nell’ultimo periodo mentre in attacco continua ad avere problemi benché qualche canestro da fuori lo trovi finalmente ma al pari di errori su tiri aperti anche se a Nevada pareva essere un ottimo tiratore da tre punti.

Rispetto al fratello passa meno la palla e usa più spesso i catch n’shoot.

L’uomo nel posto giusto sullo scarico ma il tiratore sbagliato eppure tra i due fratelli sembrava quello destinato ad avere le maggiori chance di sfondare proprio grazie al talento offensivo ma per il momento pare che il livello sia ancora troppo alto per lui e dovrà lavorare per migliorarsi sotto questo aspetto.

Borrego non ne ha parlato male, anzi… di certo per loro c’è un programma di sviluppo individuale basato sulle proprie caratteristiche ma anche lui, dal mio punto di vista, è stato vittima del tiro da tre voluto da Borrego è parso spesso inadeguato se pensiamo che è finito 12° nel roster in questa statistica con il 24,8% , penultimo per FG% in generale con il 37,5% e il 64,1% ai liberi non è stata ulteriore garanzia di successo…

Il punteggio massimo raggiunto è stato 17, contro LAL in casa e a Detroit il 4 maggio.

Esce di scena dopo la gara contro i Clippers e il suo minutaggio viene preso dal rientrante Miles Bridges.
Che fare con lui?

Difficile dirsi.

Il mio giudizio è quello di una bocciatura nonostante ci abbia regalato indubbiamente qualche highlight interessante con schiacciate davvero entusiasmanti ma per vincere serve altro.

Il problema è che io terrei Cody Martin in chiave difensiva e se a volte è difficile separare fratelli, figuriamoci due gemelli che sono pressoché un’unica entità.

Curiosità:

Da quando sono giocatori di basket, Cody e Caleb Martin hanno giocato insieme nella stessa squadra. Dal liceo, allo stato della Carolina del Nord, al Nevada, alla NBA e persino nella G League, i due sono stati inseparabilmente fianco a fianco per tutta la vita, soprattutto sul parquet ma i due rivendicano una propria personalità e uno stile diverso di gioco sebbene dicano che sono abituati a essere considerati a essere assimilati in tutto e per tutto come se avessero un corpo unico e le medesime caratteristiche.

Analisi critico-tecnica a cura di Matteo Vezzelli:

Borrego lo ha messo presto in rotazione, addirittura promuovendolo titolare in alcuni frangenti (per bisogno) ma salvo in qualche sporadica occasione Caleb ha deluso le aspettative (quali poi?) dimostrando un livello e una comprensione cestistica non da livello NBA.

Sicuramente il fatto che sia più “scoorer” rispetto ad altri elementi della rosa giocherebbe a suo vantaggio ma è comunque troppo poco per pensare di rimanere ancora a lungo in questa lega.

Un raro Caleb da 17 punti.

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16) Nick Richards: 5,83

Il centro caraibico non ha più trovato spazio nel finale di stagione scendendo sul parquet soltanto in tre ritagli di garbage time.

Scavalcato nelle gerarchie dal più talentuoso Vernon Carey Jr., potrebbe essere considerato come Mario Elie solo per quanto riguarda il suo soprannome (sul talento c’è da lavorare), “Il Cagnaccio”…

Già perché il lungo giamaicano che nostranamente potrebbe essere rinominato anche come “Sandrino il Mazzolatore”, oppone gomiti e fisico all’avversario.

Nervoso sul parquet, sgomita e battaglia contro i diretti avversari.

Ruvido e spigoloso non è ancora stato plasmato per il mondo NBA e il GM Kupchak a proposito dei nuovi (ma Ball, però?) che non erano ancora pronti per giocare per via della mancanza di preparazione (ricordando che a inizio stagione tutto è stato fatto di fretta, accorciato, sintetizzato, ridotto) e quindi sono stati mandati a farsi le ossa.

D’accordo che non ha esperienza ma un giocatore così “cattivo”, nel senso di grintoso, sicuro che non sarebbe potuto servire – preso in piccole dosi – a una squadra molle in qualche minuto vero e con i centri titolari che rimangono problematici?

Non è sembrato aver molta dimestichezza con il canestro ma personalmente – nonostante il voto basato su pochi sprazzi – lo posso solo rimandare a giudizio perché lo si è visto troppo poco e non è stato per nulla partecipe delle reali sorti della squadra.

Per dargli un giudizio reale avrei dovuto vederlo di più all’opera in altri frangenti.

Curiosità:

Passa l’infanzia in Giamaica, paese natio, giocando a calcio e pallavolo, poi in un camp sull’isola caraibica viene scoperto da Andre Ricketts, il quale lo porta negli States dove nel 2013 è atteso dalla St. Mary mentre per il secondo anno si trasferisce alla The Patrick School.
Gioca per tre anni con i Wildcats e viene scelto dai cugini Pelicans alla posizione numero 42 del precedente Draft ma immediatamente girato agli Hornets per una seconda scelta 2024.

Analisi critico-tecnica a cura di Matteo Vezzelli:

Il fisico si sa aiuta, ma quanto?

Tecnicamente grezzo, scoordinato e decisamente ruvido, tutte lacune colmabili ma forse troppo evidenti e marcate per potere sperare di farlo diventare un elemento di valore.

Richards negli ultimi minuti del play-in.

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15) Bismack Biyombo: 5,84

Qui, rispetto ai due precedenti giocatori trovati in classifica non abbiamo l’attenuante della giovane età.

Uomo spogliatoio ma chiedete a qualsiasi fan Hornets se lo vorrebbe rivedere l’anno prossimo in divisa.

Credo che salvo rare eccezioni otterrete la stessa prevedibile e scontata risposta scritta nella pietra: “No!”

Debbo necessariamente scindere la simpatia per il congolese che fuori dal parquet si distingue per opere meritevoli mentre in campo pare più ambientarsi in una tragedia greca culminata con i poco più di tre minuti che Borrego gli ha concesso ai play-in come starter salvo poi (capolavoro) toglierlo e non farlo più rientrare regalando fiducia a tutto il team.

Borrego in alcune partite ha deciso di “andare con lui” perché avrebbe dovuto portare esperienza e difesa in campo ma spesso la sua lentezza è stata sfruttata da avversari che l’hanno portato fuori colpendolo con triple o passandolo a velocità doppia con incursioni verso canestro che la lentezza di piedi del centro non ha permesso di contrastare.

In attacco è stato un binario morto.

Palla in mano ha semplicemente cercato di smistarla come meglio ha potuto (spesso in maniera accademica senza creare vantaggi) senza prendere iniziative limitandosi a ricevere (quando va bene perché le mani di burro dell’africano hanno prodotto alcuni TO) e a realizzare da sotto, unica zona nella quale Biz è davvero confidente (tralasciamo le percentuali drammatiche ai liberi) anche se l’abbiamo visto tentare contro i Grizzlies in stagione una tripla dall’angolo che ha fatto a pezzi i miei occhi.

Nonostante le problematiche personali tecniche Borrego l’ha schierato più volte durante la stagione e non solo quando Zeller si era fatto male.

Nella prima parte di stagione ha ricevuto una migliore copertura davanti a sé e ciò l’ha portato a migliorare le sue performance (ricordo alcune buone stoppate su drive e tiri avversari) ma lasciato in uno contro ha spesso sbandato trovando serate negative più che positive.

Entrato in duello con Cody, P.J. e Carey Jr. per un paio di partite ha trovato sì spazio ma è stato il reale peggior centro degli Hornets dopo un avvio tutto sommato non malvagio.

La sua esperienza e il suo ascendente nello spogliatoio alla fine non sono bastati.

L’unica veste nella quale lo vedrei bene per il futuro sarebbe assistente allenatore o qualche cosa del genere nel ruolo di dirigente.

Il suo massimo stagionale di punti è stato di 16 contro Memphis in casa nella stessa partita che l’ha visto catturare più rimbalzi, 12, stessa cifra che poi riuscirà a eguagliare contro i Lakers, sempre allo Spectrum Center.

Curiosità:

Per ben 7 volte in stagione ha chiuso a 0 punti ma per tre volte non ha preso tiri benché in un’occasione abbia sbagliato 2 liberi.

Una delle occasioni in cui non ha preso tiri dal campo è stata la recente partita a New York quando Borrego con circa tre secondi rimasti all’intervallo e una rimessa per gli arancio-blu, l’ha spedito in campo a scopo difensivo senza poi più farlo rientrare lasciandogli così sul tabellino tre secondi di gioco…

Analisi critico-tecnica a cura di Matteo Vezzelli:

Partito per essere il secondo, terzo cambio, è stato per parecchio tempo il punto di riferimento nel reparto lunghi.

Tralasciando l’aspetto tecnico decisamente rivedibile, la sua prestanza fisica, il suo carisma e il suo spirito di sacrificio hanno permesso al buon Biz di mandare in porto un’altra stagione tutto sommato positiva.

Purtroppo alla lunga tutte le sue lacune sono drammaticamente affiorate, ma chapeau per il fatto di essersi sempre fatto trovare pronto a ogni evenienza.

Una delle prestazioni più produttive dell’annata del congolese.

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14) Jalen McDaniels: 5,85

Doveva essere un anno di sviluppo per Jalen con il tempo di mettere su qualche muscolo (senza eccessi) e migliorare il tiro da tre punti ma ritrovatosi di punto in bianco in quintetto viste le numerose defezioni che più o meno hanno colpito le ali degli Hornets si è diviso tra ala piccola e ala grande sfruttando un paio di partite alla portata (il 7 e il 9 aprile che, infatti, coincideranno con le sue migliori prestazioni offensive, rispettivamente a OKC e a Milwaukee con 21 e 19 punti) per convincere Borrego a dargli fiducia dopo un inizio stagione disastroso che l’aveva portato per breve tempo a fare un paio di apparizioni con gli Swarm.

L’anno scorso aveva offerto uno scenario decisamente più promettente ma il sophemore è parso piuttosto sfasato a inizio stagione andando migliorando pian piano durante essa ma rimanendo lontano dal sostituire Hayward o Bridges a livello qualitativo.

Avrebbe potuto essere essere il ricambio di P.J. ma gli slittamenti di un ruolo voluti da Borrego hanno coinvolto Bridges che finendo come ala grande l’ha privato di possibili minuti.

Comunque ha messo su esperienza: 18 apparizioni da starter, per 16 volte in 47 partite è riuscito a chiudere in doppia cifra (12 volte coincise con la sua partenza in quintetto).

La sua velocità (grazie anche al suo fisico piuttosto esile per la NBA, 206 cm x 92 kg) l’ha portato ad avere qualche buon momento, qualche rapida fiammata a inizio quarto o nel terzo quarto a Washington dove ha sfruttato un tiro da fuori in miglioramento a fine stagione (complessivamente da oltre l’arco ha tirato peggio dell’anno da rookie) che spesso viene preso dall’angolo.

Potrebbe giocare bene anche i post-up ma Charlotte generalmente predilige altri tipi di soluzione mentre diverse volte è stato abile a introdursi verso canestro prendendo la linea di fondo in back-door.

Per lo stesso motivo la presenza fisica difensiva però è stata latente o un fuscello nel caso di contatto poiché non siamo più al college dove la buona reputazione difensiva bastava, qui ci vuole più fisicità anche se ha una buona lunghezza per infastidire gli avversari sebbene le steal siano state 0,6 a partita.

Alterna tentativi troppo puliti di stoppata verticale a falli per cercare di fermare giocatori più potenti fisicamente.

Probabilmente qualche fallo inutile è stato anche speso anche a causa della sua generosità quando le cose si vanno mettendo male.

Deve crescere tatticamente e a livello d’esperienza ma è un sophemore e mentre dai 18,3 minuti concessi l’anno scorso da Borrego è passato a 19,2 in questa stagione, da 5,6 punti della 2019/20 è passato ai 7,4 punti a partita della 2020/21 benché l’anno scorso tirasse con il 47,1% mentre nell’annata appena terminata ha chiuso con un vicinissimo 46,8%.
L’apporto a rimbalzo è stato modesto anche se in alcune serate senza dubbio interessante e in proiezione a una media minuti più alta potrebbe competere con i non competitivi lunghi attualmente in squadra.

Curiosità:

L’anno scorso Borrego scherzando su Jalen aveva detto: “Ha la lunghezza, ma abbiamo bisogno di più peso perché cresca. Penso di poterlo inserire subito.”

Probabilmente Borrego non si aspettava di ritrovarlo nelle stesse condizioni dello scorso anno e di doverlo inserire ma l’ha scelto dandogli fiducia, preferendolo ad alternative small ball o dual-tower ma queste ultime non sono contemplate da Borrego.

Analisi critico-tecnica a cura di Matteo Vezzelli:

Giocatore che definire mediocre è un eufemismo.

Tecnica e comprensione del gioco pari a zero, presenza difensiva e offensiva quasi nulla ma nonostante tutto praticamente titolare dalla pausa dell’All-Star game.

Giocatore che farebbe fatica a tenere il campo anche in serie A2 italiana.

Il perché giochi in NBA rimane un mistero.

La partita con la quale McDaniels si è “guadagnato” la titolarità.

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13) Vernon Carey Jr.: 5,92

Questa non è stata proprio un’annata buona per Vernon Carey Jr..

Un po’ per il voto finale che è composto quasi essenzialmente da frattaglie di garbage time e soprattutto per il fatto di aver guardato molto i compagni dalla bench.

Il suo anno da rookie è stato condizionato dalla convinzione dell’entourage che, vista la mancanza di preparazione in preseason (causa Covid-19), non fosse ancora pronto per esordire seriamente. Da lì eccolo nella lega di sviluppo con gli Swarm e il rientro ai margini con Charlotte.

Un’inaspettata chance però la ottiene in gara 55 a Brooklyn dove il mancino ex Duke viene lanciato addirittura in quintetto facendo vedere il suo potenziale.

Vernon instilla negli occhi dei fan la speranza di aver trovato davvero finalmente un centro che risolva il problema dei lunghi a Charlotte.

Segna in ogni maniera possibile: da sotto, in fade-away, da tre, e anche in difesa si fa notare con una bella stoppata ma nella partita successiva – confermato al centro dello starting five – l’inesperienza lo porta a commettere due falli rapidi contro Portland.

Borrego lo toglie, si pensa per farlo rientrare più tardi ma in realtà Vernon Carey Jr. da lì in poi giocherà solo brevi spezzoni che conteranno poco per cercare di cambiare la stagione degli Hornets.

Una gelida e oserei dire prematura bocciatura da parte del coach che avrebbe dovuto concedergli più spazio nelle partite finali di stagione vista l’altalenanza nel ruolo.

Sul fatto che non sia ancora pronto e per dirla in slang “sgamato” su certe situazioni difensive è parere condiviso anche dal sottoscritto ma sono convinto che nel complesso avrebbe reso più di Biyombo poiché anche se non ha una grande visione complessiva difensiva avrebbe potuto fornire una difesa più agile e veloce dalle parti del ferro e garantire un attacco migliore grazie alla sua coordinazione migliore rispetto a quella del congolese nonché a movimenti che Biz non ha.

Probabilmente anche più istintivo e minaccioso di P.J., per una squadra caduta in disgrazia nelle ultime partite a causa di una mancanza di fisicità e intensità evidenti, la rinuncia al tentare nuovamente con un pur immaturo Carey Jr., è parsa un suicidio.

Anche qui… gerarchie e poco coraggio del coach dal mio punto di vista.

Curiosità:

Il padre, Vernon Sr., ha giocato otto stagioni nella NFL come offensive lineman con i Miami Dolphins.

Analisi critico-tecnica a cura di Matteo Vezzelli:

Charlotte ha bisogno come il pane di un lungo che sappia attaccare l’area e nelle varie sessioni di lavoro pre Draft si “innamora” di questo marcantonio di belle speranze, tanto da fare una trade up pur di accaparrarselo.

Gioca forse 40 minuti in tutto il campionato nonostante nelle pochissime apparizioni riesca a fare meglio di tutti i lunghi a roster messi insieme, poi viene lasciato fuori.

Motivo?

La partita che aveva fatto ben sperare con i Nets.

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12) Cody Zeller: 5,92

Una stagione sfortunata per Zeller che riceveva la fiducia e le lodi di coach Borrego per partire come centro titolare ma già alla prima uscita subiva una frattura alla mano che lo costringeva a star fuori per molto tempo, per l’esattezza 13 partite e al suo rientro contro Chicago non andò molto bene.

Rientrato, ha iniziato a fornire prestazioni altalenanti giocando nell’unico modo possibile che conosce e che ormai abbiamo imparato a osservare.

Qualche volta ha aggiunto qualche tripla da fuori come Borrego richiedeva ma con poca convinzione e lentezza nel movimento poco fluido tanto che quel 4/28 finale a volte preso con evidenti open, non si è rivelato sostanzialmente essere una buona idea.

Dal suo rientro ha vissuto svariati momenti ma non è più riuscito a conquistare un posto da titolare perché il coach lo ha alternato con Biyombo, un adattato P.J. Washington, tentando anche un paio di volte la carta Carey Jr..

Nonostante questo trend con un minutaggio dimezzato non lo favorisse così come quei tiri richiestogli da oltre l’arco che gli abbassano leggermente la media, ha finito l’annata con il 55,9% dal campo, sua seconda miglior annata di sempre al tiro negli otto anni trascorsi a Charlotte.

L’idea di gioco che ha Borrego (ne parleremo alla fine) ci dice che Zeller non è il centro ideale per l’ex assistente di “Pop” e il suo lauto contratto in scadenza è in secundis un ulteriore ostacolo alla sua permanenza.

Cody non ha conosciuto altro che Charlotte nella NBA giocando un anno come Bobcats e altri sette come Hornets.

Qui ha perduto capelli e speranze di vedere i PO, agguantati due volte da protagonista quando era più giovane.

Di sicuro se Charlotte sul mercato resterà ancora più o meno poco aggressiva come ha fatto in questi anni, Zeller come centro di riserva potrebbe anche far comodo perché è un lottatore e ha esperienza.

Contro i Pacers, praticamente a casa sua, nei play-in è stato il migliore degli Hornets e chissà che Kup stia magari già pensando di offrigli un contratto “basso” modello Biyombo per accordarsi con lui, in fondo credo che per Zeller altri team non farebbero follie e se la franchigia penserà ancora a lui, un accordo per rimanere nella città dove è stato lanciato e ha sempre vissuto potrebbe essere un matrimonio perfetto per ambo le parti.

Certo, ormai ci si è affezionati al volto di Zeller ma i fan credo sperino in un cambio (improbabile) repentino di rotta che guidi Charlotte fuori da questi mediocri e tremendi anni e lo Zeller attuale in difesa certamente non risolverà i problemi di tenuta, di protezione del ferro e a rimbalzo mancando di atletismo quando si trova in situazione non dinamica mentre in attacco i suoi blocchi, pick and roll e inserimenti da dietro con dunk in runner atletiche sono sempre molto interessanti.

A dire il vero complessivamente non è andato male in questo gruppo di partite mettendo lo zampino anche dalla panchina in alcun importanti vittorie con contributo in rimbalzi (anche offensivi come a Milwaukee quando su 12 rimbalzi ben 7 sono stati quelli offensivi) e aggiungendo qualche punto di rottura con l’ottima prestazione nel suo Indiana contro i Pacers (7/7 dal campo per 17 punti totali) nonostante il minutaggio sia leggermente calato rispetto a metà stagione.

Alla fine, con sommo dispiacere, sono costretto a bocciarlo perché Zeller da una parte è la faccia volonterosa di questi Hornets operai ma dall’altra rappresenta quella mediocrità che gli Hornets hanno bisogno di scacciare dalla propria mentalità.

I gregari serviranno sempre e saranno ancora importanti ma non si può pensare di aprire un’altra stagione con Zeller titolare o ancora peggio un alternanza con più centri incompleti.

Curiosità:

Nella sua Indianapolis “The Big Hansome” il 2 aprile Zeller segnò 17 punti con un 7/7 dal campo, la stessa cosa si è ripetuta nei play-in.

Il suo high stagionale di punti è stato a Miami il primo febbraio con 19 (8/15) mentre il 30 gennaio otteneva il massimo dei rimbalzi in stagione con 15 Vs Milwaukee.

Analisi critico-tecnica a cura di Matteo Vezzelli:

L’unica nota positiva della stagione di Zeller è che finalmente il suo contratto sia andato in scadenza.

Alla lunga, dati alla mano, è il lungo più efficace di tutta la batteria Hornets e questo deve far pensare.

Uno dei pochissimi a salvarsi nell’ultima partita stagionale è stato proprio Cody.

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11) Grant Riller: 6,08

Tre comparsate senza possibilità d’incidere a partite decise con voto e un s.v. per Grant Riller che non rientra nei piani di Borrego nonostante abbia fatto veder in pochi minuti di saper tirare quando si è vista nelle ultime partite un team con percentuali ridicole dal campo.

Il fatto di essere un two-way lo pone in una condizione d’inferiorità probabilmente e anche la sua difesa è tutta da testare ma dai minuto a un ragazzo che potrebbe avere sangue freddo per risolvere una situazione quando al team viene il braccino corto, no?

Certamente andiamo con il senno di poi ma provare a cambiare qualcosa sarebbe stato d’uopo.

Peccato… il dubbio che avesse potuto essere utile in qualche frangente per manipolare la difesa avversaria in pick and roll (l’ho notato bene su un’azione che ha chiuso con un tiro dal pitturato) poiché ha un buon palleggio e controllo del corpo e usare il suo tiro letale (moltissimi analisti erano entusiasti del suo tiro visto a Charleston) anche da tre punti ma quando sei fuori dalle rotazioni e non ti viene data una reale possibilità di essere utile al gruppo apportando le tue doti, beh… il dubbio che avesse potuto dar qualcosa di più rispetto a ciò che abbiamo visto nell’ultima parte di stagione mi resta, per questo personalmente non posso che rimandarlo per insufficienza di prove su come si sarebbe comportato a livello NBA, eppure il “prospetto dormiente” sembrava poter essere funzionale al gioco voluto da Borrego…

Curiosità:

Riller è all’esordio in NBA ma è un rookie atipico, infatti, ha 24 anni essendo nato il 7 febbraio 1997, anche per questo ci si sarebbe aspettati un suo maggior impiego.

Analisi critico-tecnica a cura di Matteo Vezzelli:

Poche apparizioni, pochissimi minuti ma sicuramente più incisivo dei vari Martin, McDaniels e compagnia cantante.

Il perché sia stato lasciato marcire in panchina è un altro dei fitti misteri borreghiani.

Il mio video dedicato alle poche giocate di Riller con gli Hornets quest’anno.

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10) Cody Martin: 6,10

Probabilmente uno dei pezzi più sottovalutati nella scacchiera di Charlotte.

Più cavallo che pedone, in grado di compiere quei movimenti difensivi difficili per altri che per lui diventano quasi naturali grazie a un buon IQ cestistico e alla velocità dei piedi che gli permette di prendere qualche sfondamento.

Non è un fenomeno, questo lo posso asserire subito prima che qualcuno si allarmi ma in una squadra che non ha difensori di primo livello, nonostante i suoi cm non possano garantire difese al ferro, è indubbiamente uno dei migliori difensori nel roster e uno dei giocatori più funzionali per il tipo di gioco aggressivo richiesto da Borrego (specialmente in small-ball), un tipo grintoso che mette pressione sulla palla, benché qualche volta da flottante o semplicemente andando a raddoppiare può creare buchi pagati talvolta a caro prezzo.

Il suo apporto fa sì che anche l’avversario abbia un dispendio energetico superiore alla media così come spesso può generare visioni meno lucide del portatore di palla di fronte a lui.

La prova ne è scaturita in un finale di stagione dove la difesa di Charlotte non mettendo abbastanza pressione sugli avversari o facendo buoni close-out sul perimetro (contro Indiana è stato uno scempio) è andata in barca fino a subire 144 punti dai Pacers.

Sono sicuro che a livello di testa e grinta uno come lui, uscito dalla classica situazione americana non invidiabile per una persona non bianca (povertà e razzismo con episodi pericolosi), non avrebbe ceduto garantendo più efficacia a una difesa che si è arresa in momenti topici (OT a New York e a Indianapolis solo per citare le due più recenti).

Credo che un allenatore, nonostante capisca di non avere tra le mani un fenomeno, apprezzi dedizione, impegno ed efficacia di un giocatore come Cody Martin che per me è promosso giacché incarna lo spirito di una squadra magari dietro a molte a livello di talento ma che con il lavoro e l’impegno era salita sino in quarta posizione.

Il 25 aprile contro Boston Cody è riuscito ad arrivare in doppia cifra a rimbalzo catturandone 10 mentre tre giorni più tardi, a Boston, ne ha catturati altri 9, i suoi career-high stagionali nei rebound.

Il massimo dei punti l’ha raggiunto sempre contro Boston in casa con 13 mentre due giorni più tardi contro Milwaukee ne metteva a referto 10, l’unica altra occasione nel quale il buon Cody sia riuscito a raggiungere la doppia cifra durante la stagione.

Curiosità:

Ha segnato per 9 volte il 100% ai liberi in serata (sempre 1 o 2, non di più) e in quelle occasioni gli Hornets sono usciti vittoriosi in otto delle nove partite giocate perdendo solo a Cleveland all’esordio.

Analisi critico-tecnica a cura di Matteo Vezzelli:

Una delle poche soprese della stagione.

Rispetto al gemello meno offensivo, ma dannatamente più utile a 360°.

Grinta, adattabilità e spirito di sacrificio encomiabili hanno permesso al buon Cody di scalare vertiginosamente le gerarchie diventando presto anche 6/7° uomo.

Uno di quei giocatori preziosi da tenere e valorizzare.

Cody Martin in una serata da super prestazione contro Boston.

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09) Nate Darling: 6,12

Nate Darling fa parte di quella pletora di giocatori che non hanno inciso sulla stagione degli Hornets.

Contratto two-way, pochissime occasioni per mettersi in mostra, nell’ultimo scorcio di partita stagionale nei play-in ha fatto vedere di saper tirare: canestro da tre annullato per un fallo a favore chiamato su Richards un istante prima, pressione sulla palla dalla rimessa dal fondo e recupero con una rimessa pro Charlotte sulla quale, servito, segnava dalla baseline destra con ottimo fade-away nonostante la marcatura.

Durante l’anno ha chiuso con un 28,6% dal campo tutto frutto di tiri da tre presi (2/7) in 7 ritagli di partita.

Il destino dei two-way è più incerto di quello di un fiore di sakura al vento.

Contratti instabili, destini veloci e incisività sui destini del team, per stessa natura del contratto, pari a zero.

Non posso che rimandarlo avendolo visto più o meno in uno spezzone breve quando la partita contava con i Lakers.

Tre liberi recuperati ma anche la distorsione alla caviglia su quella tripla mettendo giù il piede dal salto sul difensore in avanzamento.

L’infortunio e la passerella finale nel play-in nella quale è apparso veloce nel prendere e tirare ma meno frenetico, il che è un buon viatico ma per arrivare dove?

Gli Hornets lo terranno ancora?

Non lo so, di sicuro per me è un altro rimandato per non averlo potuto “ammirare” abbastanza con 26 minuti e 9 punti totali.

Curiosità:

Nathan Joseph Darling è canadese ed è diventato famoso in Nova Scotia nel 2015 quando ha segnato 50 punti per aiutare la Nuova Scozia a sconfiggere l’Ontario nella partita per la medaglia d’oro del campionato canadese under 17 giocato ad Halifax.

Analisi critico-tecnica a cura di Matteo Vezzelli:

Leggi Riller… un altro punto interrogativo enorme.

Che dire.. l’importante è fare presenza, no?

Nate Darling nella partita sfortunata con i Lakers, suo unico vero sprazzo giocato in un momento che potesse contare davvero.

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08) Brad Wanamaker: 6,13

Wanamaker era arrivato per occupare i minuti lasciati liberi dalle guardie infortunate.

Ball, Graham e Monk nella parte centrale e finale della stagione sono mancati per diverse partite e anche al loro rientro non sono apparsi brillanti ma Borrego, una volta riavuto in mano il terzetto, ha escluso Wanamaker dalle rotazioni.

Brad, che aveva cominciato a giocare bene dando un po’ più di verticalità alla manovra con penetrazioni e scarichi da drive, è stato vittima di una delle incoerenze del coach, ovvero quella di dare vita alla small ball.

La squadra senza di lui che diciamolo pure, si è rivelato un infimo tiratore da tre punti (3/24, alla stregua di uno Zeller) è però stata incapace di creare situazioni costanti di pericolosità vicino al ferro.

Il suo fisico compatto lo portava a spingere massa in corsa che gli avversari facevano fatica a controllare quando avveniva un contatto.

Spesso si è dimostrato abile finalizzatore da distanza ravvicinata, jumper rivedibile ma in miglioramento, davvero bravo ai liberi (40/45) e così in 19,5 minuti di media ha finito per distribuire 3,4 assist segnando 6,9 punti.

La scarsa vene dovuta a situazioni fisiche non ottimali dei rientranti ha quindi determinato un cambio di gioco fatto più di situazioni di tiro da tre punti che di ricerca concreta di canestri più semplici e di un “operaio” che si sacrificasse per il team concedendo più passaggi nell’ottica di un maggior gioco di squadra.

Non sempre ha trovato serate fantastiche al tiro ma è stato escluso quando iniziando a prender confidenza era stato capace di fornire prestazioni sufficienti e discrete.

In difesa, l’aspetto sul quale Charlotte contava di più vista la sua fama, a volte i suoi close-out sono parsi molto approssimativi ma vedendo la difesa degli Hornets nel finale di stagione non avrebbe sfigurato, anzi…

Un peccato quindi che il suo crescendo dalla panchina sia stato interrotto poiché personalmente lo ritenevo più funzionale e concreto nel contribuire alle eventuali vittorie e non credo che lo rivedremo poiché Charlotte cerca giocatori con tiro da fuori.

Curiosità:

Comincia la sua avventura professionistica in Italia con un provino per Varese che incredibilmente lo scarta, quindi gioca a gettone per Teramo e dopo altre esperienze è con Pistoia che comincia a farsi vedere a grandi livelli trascinando l’Olimpia Milano a gara 5 dei playoff.

Gioca per Trinchieri al Bamberg e con Melli anche in Turchia, insomma, un po’ di Italia per Brad.

Analisi critico-tecnica a cura di Matteo Vezzelli:

Arrivato tra gli scherni generali, alla fine ha reso molto di più rispetto a certi “senatori”.

Dopo qualche partita difficile ha iniziato a macinare gioco portando equilibrio sia in attacco che in difesa.

Panchinato troppo presto senza motivo.

Speriamo di rivederlo il prossimo anno, magari come primo cambio di Ball.

Un po’ di Wanamaker a Brooklyn.

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07) Malik Monk: 6,17

Non ho sbirciato molto in giro perché non volevo farmi influenzare ma cercando statistiche e qualche curiosità mi sono imbattuto in una tabella all’americana con i vari gradi (da A a E con i vari segni più e meno) e dando un’occhiata Monk, secondo questo fan, è stato uno dei peggiori difensori degli Hornets.

Secondo me questo è vero in parte perché in genere non si distingue mai tra la difesa sull’uomo e la difesa in generale, quella d’insieme non sulla palla.

Sicuramente mi è parso controverso poiché talvolta l’ho visto anticipare intelligentemente i passaggi o con mani rapide cercare qualche steal o block mentre altre volte è sembrato più passivo e distratto sulla difesa nell’insieme.

Non che sia diventato improvvisamente un gran difensore ma probabilmente qualche piccolo miglioramento l’ha fatto anche se fa lui ci si attendeva benzina, fuel dalla panchina ma la sua stagione è stata travagliata e interrotta.

E’ partito tardi per il discorso Covid-19 e alle scelte di Borrego poi ha preso piede sino a ottenere il suo massimo in carriera contro gli Heat, 36 punti con la tripla del pari a 16 secondi dalla fine che portava la partita all’OT.

Un periodo nel quale giocando bene arrivava anche per 4 volte consecutive a toccare i 20 punti con il two and one micidiale a Sacramento.

Si ripeteva con gli Heat con 32 punti ma lì cominciavano i problemi ed era costretto a uscire di scena per infortunio.

Rientrava nelle ultime 10 partite di regular season e la migliore era decisamente quella contro i Bulls nella quale segnava 20 punti ma nelle altre le basse medie al tiro e la poca efficacia nel chiudere in appoggio, preferendo a volte buone drive terminate comunque con passaggi utili a liberare i compagni, non davano quella spinta che i fan speravano di ottenere da una delle principali armi in panchina.

I punti di Monk nelle 10 apparizioni in regular season. Solo tre volte ha raggiunto la doppia cifra e il suo minutaggio è sceso.

Davvero dei bei colpi per Malik che aveva fatto sperare di più… certamente non è stato lo stesso Monk di metà stagione in questo finale e il suo fallimento ha deluso i fan che si aspettavano qualcosa di più da lui in una stagione altalenante.

Ha recentemente fatto sapere che – contratto in scadenza – se gli Hornets vorranno tenerlo lui sarà felice di rimanere, il problema è che spessissimo quando questi giocatori nel fare dichiarazioni del genere sottendono a un aumento di contratto e non so quanto il Monk attuale possa valere aldilà del peso che ha sul roster in termini economici.

Andando a osservare qualche cifra sul campo possiamo osservare che durante l’annata ha segnato 85 tiri da tre punti (gli stessi di Hayward) ma con qualche tiro in più, il che lo pone comunque a essere uno dei tiratori più consistenti e frequenti degli Hornets da oltre l’arco.

Il 40,1%è secondo solo a Hayward (41,5%) non considerando il 2/4 di Riller, dato promettente ma troppo basso per essere comparato a reali medie.

Il suo piano di gioco si è sviluppato sulle letture della difesa avversaria prendendosi tiri da fuori su blocchi o con spazio, oppure andando dentro visto che Malik ha velocità, elasticità e abbastanza atletismo per poter trovare maniere, anche non lineari, di appoggiare palla oltre ai difensori dell’anello.

In questo, insieme a ball e Hayward, è uno dei pochi che abbia reali capacità per farlo quindi la sue eventuale perdita dovrà essere compensata/bilanciata da un giocatore che abbia talento simile.

Monk rimane quindi ancora parzialmente inespresso ma se trovasse il modio di migliorare le due D (discontinuità e difesa) allora potrebbe essere un valore aggiunto reale.

Curiosità:

Poco dopo il suo debutto NBA, Monk in un’intervista della CBS riguardo alla vita NBA ha detto: “È noiosa. Noioso è bello, però. Voli qui, arrivi in ​​hotel, non fai nulla fino all’ora di gioco. Sono nella mia camera d’albergo a guardare momenti salienti, guardare film, cose del genere. È semplicemente noioso. Ma in estate è divertente perché puoi fare altre cose e hai un po ‘di soldi, puoi andare in vacanza, andare in posti. In stagione è noioso, ma va bene, quindi non sarai fuori a metterti nei guai, vita da club, cose del genere. “

Analisi critico-tecnica a cura di Matteo Vezzelli:

Aka Dott Jackil & Mr Hyde 2.

Se in serata la può vincere quasi da solo ma se non è giornata è solo un danno.

Anarchico e poco avvezzo a difendere, gioca sulle montagne russe passando da serate da “ira di Dio” ai bagordi con gli amici.

Vale la pena investire su un giocatore così altalenante?

Monk, nemico pubblico numero 1 a Miami… chissà che gli Heat tentino di prenderlo in estate magari…

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06) P.J. Washington: 6,22

Innanzitutto devo considerare che è un sophemore e altri giocatori hanno avuto più tempo di esplodere ma nonostante un fisico sufficiente per poter dire la propria in alcune partite, Charlotte lo impiega malamente.

Avere un lungo che tiri da tre punti pare un sogno per ogni squadra NBA che sarà così in grado di aprire il campo ma lui qualche problema di affidabilità al tiro ce l’ha.

Passa da buoni catch n’shoot rapidi solo macramè ai tiri più spesso errati con qualche difetto nella costruzione di essi.

Pare il nuovo caso Kaminsky.

Trovo ci sia un’esagerazione e aspettative troppo alte su di lui e il suo tiro da fuori.

Personalmente mi pare ancora un po’ troppo macchinoso o deconcentrato su alcuni tiri e di certo lo preferirei aggressivo in drive ad attaccare il ferro dove con qualche runner è riuscito a piombare delle buone schiacciate.

Anche sotto il tabellone avversario in mischia non sempre riesce a metterla dentro. Il semi-gancio non è ben costruito e in mischia rischia sempre di prendersi qualche stoppata o essere costretto a modificare il tiro per evitarla sbagliando qualche appoggio di troppo ma in un percorso di crescita sarei disposto a lasciar correre perché deve necessariamente migliorarsi.

Cifre indubbiamente in aumento ma la mia bocciatura deriva da due fattori.

Spesso, specialmente nelle ultime partite è scomparso dopo un buon inizio, i punti dalle sue mani si sono fatti radi se non inesistenti con tiri sbagliati che indicano una fragilità mentale preoccupante.

In più lo trovo troppo acerbo e poco sveglio in difesa in diverse situazioni, inoltre alterna buoni interventi e partite dove sembra aver voglia a prestazioni dove si dovrebbe chiamare “Chi l’ha Visto” per ciò che concerne presenza e voglia.

Gli è toccato giocare da centro e affrontare su cambi sistematici avversari con un passo migliore del suo… su Westbrook nell’ultima di regular season non ha tenuto se non con il fallo ma in generale nonostante qualche buona serata dal lato difensivo l’abbia indubbiamente trovata (non condanno sempre le sue difese ma è altalenante e tendente a essere un buco anche a rimbalzo) prima delle ultime tre partite scempio, quando ha speso molto in difesa, non è stato in grado di dare apporto in attacco, cosa che si è ripetuta anche con l’ingresso di Bridges che avrebbe dovuto liberarlo da tali compiti.

Chiedergli di sostenere pesantemente la bidimensionalità del gioco probabilmente è stato troppo ma Charlotte in stagione non aveva molto altro da opporre alle batterie di lunghi avversari e così in qualche partita alla portata si è rivelato comunque prezioso ma non ai livelli dei migliori nella NBA in generale.

Il suo futuro passa per una miglior difesa e se ci sarà ancora Borrego, un miglior tiro da fuori area benché io tenterei di utilizzarlo più tradizionalmente da lungo poiché mi pare si snaturi un po’ la sua essenza e si corrompa il suo potenziale benché si possa lavorare su un tiro da fuori da non usare eccessivamente.

Curiosità:

P.J. Washington ha recentemente avuto un giglio.

Ciò è emerso alla luce quando ha saltato per motivi personali una partita degli Hornets ma erano già comparse foto di lui e della compagna, Brittany Renner, in dolce attesa, benché la relazione non fosse stata ufficializzata da molto.

Analisi critico-tecnica a cura di Matteo Vezzelli:

“Questa stagione devi giocare da 5. Da 5, hai capito? Devi sgomitare sotto canestro, giocare il post, difendere forte e “grabbare” rimbalzi a più non posso. Ah… naturalmente non ti scordar il tiro da fuori ma utilizzalo solo per aprire l’area ai tuoi compagni. Vedi di non abusarne.” Questo nella mia mente è più o meno il verosimile discorso che Borrego potrebbe aver fatto a inizio stagione a P.J. vista la volontà del Guru della panchina di giocare la sua small ball.

Forse – e dico forse – P.J. era distratto o Borrego non lo ha mai detto, perchè tutto ciò non è mai successo.

Praticamente nullo nel pitturato sia in difesa che in attacco, perennemente in ritardo con un atteggiamento del corpo troppo spesso svogliato e range offensivo dai 6 metri e 75 in su ancora da mettere a punto. Tutto chiaro P.J.. “Bene” così…

La decisa e strepitosa partita record giocata da P.J. a Sacramento.

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05) Devonte’ Graham: 6,35

Il vero punto interrogativo dell’estate degli Hornets dopo Gordon Hayward sarà Devonte’ Graham.

Il giocatore al terzo anno dopo aver passato il primo anno in ombra è esploso lo scorso anno senza pressioni addosso complice un team da ricostruir da zero.

Quest’anno le pressioni sugli Hornets non erano immense ma diciamo che con l’acquisto di Gordon Hayward personalmente mi aspettavo di vedere una squadra competitiva a Est.

Graham, partito da titolare, si è trovato improvvisamente con la pressione addosso del fenomeno Ball poiché se dal Draft e dal mercato gli Hornets cercavano un centro si sono visti arrivare (discorso di circostanze e opportunità fatto da Kupchak) un play e un’ala piccola di talento con il centro andato a farsi benedire dopo la scelta di Wiseman a Golden State e gli ulteriori 9 milioni di esborso per Batum nell’operazione Hayward.

Complice uno stato di salute ballerino del numero 4, Ball – già lanciato mediaticamente – si è riverberato come l’aurora Boreale sul gioco degli Hornets fornendo spettacolo e miglioramenti visibili nel gioco di Charlotte lasciando negli occhi sfavillanti giochi di colore.

A quel punto Graham, al rientro dal primo infortunio, si è accomodato in panchina con minutaggi non altissimi che dal mio punto di vista hanno aumentato la frenesia del suo tiro dopo un inizio nel quale i compagni e il mister gli chiedevano di prendersi più tiri anziché passare sempre il pallone e non è un caso che delle quattro volte nelle quali Graham sia riuscito a giungere a 10 assist, ben due siano state alla prima e alla seconda uscita stagionale.

Ancora tediato in vari momenti dell’annata con altri problemi muscolari a coscia e ginocchio, Devonte’ ha tentato di rispondere sul campo ma le sue serate sono state spesso scostanti essendo un tiratore che deve entrare in fiducia e così, per rifarci alla parte finale di stagione, siamo passati dai 31 punti con Denver e ai 25 con New York ai 4 con i Clippers o ai 4 con i Pacers.

Graham è il classico giocatore moderno alla Steph Curry, alla Damian Lillard o alla Trae Young e con questo non intendo abbia il loro talento perché ci vorrebbe più costanza ma è quel giocatore in grado di colpire da distanze siderali, il che potrebbe essere considerato una manna per Borrego ma ciò porta a esagerazioni.

L’abbiamo visto imperversare contro Phoenix nella partita casalinga trascinando al squadra al supplementare ma anche sbagliare due triple per la vittoria così come un altro tentativo poco serio l’ha preso contro New York gettando al vento una possibile importantissima vittoria.

Quello contro i Wizards è stato più sfortunato perché lì una tripla, essendo sotto di tre punti, era necessaria per pareggiare e il suo tiro che ha colpito i due ferri prima di uscire, poteva anche prendere un’altra piega.

Di sicuro è stato determinante in negativo su alcuni finali ma qui la colpa è da ricondurre e condividere anche con la società che non ha pezzi validi sotto canestro e con Borrego che preferisce in certi frangenti prendere tiri a percentuali più basse e rischiosi.

Personalmente ritengo che Devonte’ nel complesso non abbia giocato una brutta stagione ma che sia stato uno degli elementi eccessivi per la qualità del gioco di Charlotte perché il suo fondare la sua offesa solamente sul tiro da tre punti alla fine ha penalizzato Charlotte.

E’ vero che nel giro di due anni è passato dal 28,1% da tre al 37,5% attuale ma è anche vero che 447 tiri su 669 totali sono stati presi da tre punti e i “soli” 179 finiti a bersaglio avrebbero dovuti essere leggermente di più, sui 200 per far sì che le percentuali in attacco non vengano abbassate troppo.

Purtroppo Graham è un giocatore di 185 cm che fatica ad appoggiare contro avversari più alti e atletici di lui nonostante qualche raro gioco di prestigio l’abbia regalato e quando va in entrata è più efficace paradossalmente quando sente il contatto rilasciando tiri da media distanza che possono produrre anche and one talvolta.

Charlotte si troverà di fronte in estate alla scelta se rinnovargli il contratto o meno, probabilmente Graham vorrà battere cassa visto il suo contratto molto basso in rapporto all’apporto fornito sebbene il suo ruolo non sia più di primo piano come quello dello scorso anno ma di valido aiuto dalla panchina.

Lo scorso anno Graham in 35,1 minuti giocati segnava 18,2 punti, quest’anno il suo impiego è stato “ridotto” a 30,2 minuti e i punti forniti di media sono stati 14,8.

Curiosità:

Devonte’ Graham o Gamberone (basta guardarlo in faccia per così dire) non ha precedenti penali ma è stato arrestato una volta per… un biglietto scaduto di un parcheggio.

Non comparso in tribunale per il tag ticket scaduto è stato arrestato il 22 febbraio 2017 nella Contea di Douglas e rilasciato in medesima data dopo aver pagato la cauzione da 196 dollari e l’obbligazione.

Una storia tipicamente e ridicolmente eccessiva all’americana…

Analisi critico-tecnica a cura di Matteo Vezzelli:

E’ in scadenza contrattuale quindi gioca per mettersi in mostra.

Peccato che dimentichi troppo presto come si giochi realmente, tanto che il Devonte’ dell’anno scorso è solo uno sbiadito ricordo.

Si autocandida a salvatore della patria (il dualismo con Rozier si è fatto sentire), ma “cicca” praticamente tutte le occasioni volendo strafare.

Ora deve ridimensionare le sue pretese oltre che il suo ruolo perchè non è e non sarà mai un top player.

Graham, classica partita con tiri a pioggia da tre punti a Miami.

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04) Miles Bridges: 6,49

Se Miles non avesse contratto il Covid-19 e saltato 6 partite, forse, staremmo assistendo a un’altra stagione con gli Hornets ai PO.

Non avremo mai ovviamente il riscontro ma Bridges ha dato tanta energia a questa squadra che si è spenta in sua mancanza.

Purtroppo il suo grande apporto alla penultima giornata di regular Season con i Knicks non è bastato.

30 punti, sua seconda miglior uscita stagionale mentre la prima casualmente è stata non lontano di lì, a Brooklyn, dove chiuse con 33 punti e un’altra sconfitta.

Se guardiamo la media punti è in calo di poco: dai 13 dello scorso anno ai 12,7 attuali ma ciò è dovuto al fatto di un minor utilizzo in minuti (da 30,7 a 29,3) poiché a inizio stagione era partito come riserva e avrebbe dovuto condividere il suo status di giocatore dalla panchina con altri elementi ma in virtù delle sue indispensabili prestazioni e “grazie” agli infortuni, l’iron-man degli Hornets ha finito per giocare tantissimi minuti a fine stagione arrivando a sfiorare il minutaggio dello scorso anno, cosa totalmente imprevista a inizio stagione.

Miles non si è arreso al suo arretramento in panchina dopo l’arrivo di Hayward, ha giocato anche in ala grande dove i suoi 198 cm e 102 kg ovviamente di base potevano rendere meno dei 201 cm e 104 kg di P.J. Washington ma nonostante ciò si è fatto valere.

La difesa non è sempre stata di primo livello ma si è fatta indubbiamente più attenta dello scorso anno benché la zona talvolta lo coinvolga (come tutti) sui cambi a lasciare larghi spazi ma nell’uno contro uno è sembrato più pronto rispetto al passato anche se non sempre premiato.

In attacco lo sappiamo: le sue doti da incursore ombra (senza palla in mano) sono supportate da una dinamicità e un atletismo pazzeschi e i lanci di Ball e soci per lui dalle parti del ferro si concludono spesso con il decollo di Miles che da zero a 100 arriva sopra l’anello per bombardare i canestri avversari.

Da qui siamo arrivati a due elettrizzanti drive chiuse con dinamitarde schiacciate, tutti si ricorderanno quella contro Capela e Atlanta con il centro che incautamente tentò di stopparlo, spingendo qualcuno enfaticamente a dire che Miles avesse attentato alla sua vita.

Progressi con la palla in mano anche nelle drive (l’anno scorso chiuse con 13 and one e 44 stoppate subite, quest’anno di and one ne ha messi a segno 15 e manca quello vergognosamente non assegnato per il fallo di CP3 ed è stato fermato 26 volte soltanto) anche quando non chiude in schiacciata se ne sono visti sebbene l’affidabilità in appoggio non sia ancora totalmente presente mentre è apparso evidente (seppur con qualche serata no) come sia migliorato nettamente nel tiro da tre punti dove ha chiuso con il 40,0% in stagione regolare e dalla lunetta dove l”86,7% è quasi una garanzia per i Calabroni.

In miglioramento rispetto lo scorso anno in quasi tutte le statistiche pur con meno minutaggio: 50,3% nel FG%, 6 rimbalzi (5,6 lo scorso anno), 2,2 assist contro gli 1,8 del 2019/20 e 0,8 stoppate contro le 0,7 della stagione precedente sono solo alcuni dati che testimoniano i miglioramenti di uno dei giocatori più eccitanti visivamente nel gioco di Charlotte.

Curiosità:

Miles Bridges si è sposato con una ragazza di nome Michelle Johnson.

Non chiedetemi se lo sia ancora, non sono qui a fare l’”Alfonso Signorini di turno” per gossippare ma pare che il loro rapporto sia bello.

Mentre Miles è nato il 23 marzo 1998, Michelle è nata il 3 settembre 1997 a Huntington, West Virginia ed è un’ex giocatrice di basket che ha rappresentato la Marshall University.

Secondo le informazioni trovate in rete, sono diventati genitori di Ace Miles Bridges il 26 ottobre 2018.

Analisi critico-tecnica a cura di Matteo Vezzelli:

Uno dei pochi su cui costruire il futuro della franchigia.

Nonostante alcune partite decisamente disastrose, Miles gioca la sua migliore stagione sotto tutti gli aspetti, dimostrando di essere un diamante grezzo con mezzi infiniti.

Deve lavorare soprattutto sul piano emotivo, forse suo unico limite attuale per riuscire a essere finalmente un fattore dato che per Sky Miles “only sky is the limit”.

Qualche schiacciata alla Miles durante la stagione attuale.

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03) LaMelo Ball: 6,54

Il rookie of the year ha spodestato Graham (il titolare di inizio stagione) in meno tempo del previsto.

La sua ascesa a suon di numeri si è fatta così evidente e massiccia nel momento nel quale il suo ingresso in quintetto ha spesso coinciso per Charlotte in un miglioramento della qualità del gioco grazie alla visione e alle doti di passaggio già conosciute di LaMelo.

Oltre a fornire passaggi smarcanti no look, LaMelo è cresciuto realizzativamente grazie a diverse soluzioni nel suo arsenale che sta ancora migliorando mentre in difesa, quando abbiamo visto il vero Ball, pur dovendo migliorare, si è dato da fare tra rimbalzi, steal alle quale seguivano aperture lunghe talvolta, qualche stoppata e molta attività.

In attacco si passa dalle triple tirate con uno strano stile, ai runner o floater rilasciati piuttosto lontani da canestro, come li definirebbe qualcuno dei “morbidoni” con una parabola a dir poco stramba.

Il suo atteso rientro che gli servirà per cercare di conquistare il premio di Rookie Of The Year (vinto mensilmente a gennaio, febbraio e marzo) però non è stato ciò che i fan si aspettavano.

Il rientro in poco più delle 4 settimane previste è avvenuto ma Ball con polso tumefatto e ancora dolorante in parte, non è riuscito a esprimersi al meglio nella parte finale della regular season così, essendo venuto a mancare in parte il talento del secondo elemento che costituiva la nuova linfa vitale degli Hornets, Charlotte è retrocessa comunque in decima posizione.

Ha 19 anni e si può capire come vada su e giù nelle prestazioni, porta il pizzetto ma nei play-in e nelle ultime partite, oltre ad avere avuto problemi fisici, è sembrato un po’ imberbe.

Curiosità:

Con il padre che è riuscito a creare attenzione sui figli, LaMelo spesso è sottoposto a domande le quali risposte passerebbero inosservate se lui non fosse il destinatario delle stesse.

L’interlocutore di Ball qualche mese fa ha chiesto quale fosse il suo quintetto ideale di tutti i tempi e lui ha risposto inserendosi (comprensibilmente, a chi non piacerebbe giocare con alcuni tra i giocatori più forti mai comparsi sulla Terra?) nel seguente starting five: LaMelo Ball, Michael Jordan, Kevin Durant, LeBron James e Shaquille O’Neal.

Certo, qualcuno contesterà magari la mancanza di qualche proprio beniamino alternativo al gotha ma di certo credo che ball abbia una visione chiara dei valori, non male, no?

Analisi critico-tecnica a cura di Matteo Vezzelli:

Arrivato come salvatore della patria, il terzo dei fratelli Ball, dopo un inizio zoppicante si è preso a suon di buone prestazioni e giocate giocate da spellarsi le mani la posizione di point guard titolare.

Si rompe il polso sul più bello ma anche se non è veramente lui al rientro, brucia i tempi per provare a portare di peso gli Hornets verso dei PO che avrebbero meritato ma naufragati miseramente, ritrovandosi da solo sull’isola dovendo alzare bandiera bianca.

Date una squadra a questo ragazzo.

Uno dei video dedicati a Ball per il suo anno da rookie.

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02) Terry Rozier: 6,66

“Scary” ha fatto tremare molte difese avversarie durante il suo periodo di forma migliore a metà stagione, sia quando la squadra ha vinto sia quando il team ha perso come recentemente contro New Orleans nonostante il massimo in carriera realizzato da Rozier con 43 punti in serata.

Terry aveva comunque esordito a Cleveland (lui che è dell’Ohio) con 42 punti ed è riuscito a scavalcare la barriera dei 40 un’altra volta in stagione rifilandone 41 ai Timberwolves.

Peccato che il peso specifico perso degli Hornets con gli infortuni abbiano lasciato una squadra leggerina con Rozier punta di diamante dell’attacco, anche lui nel finale con un leggero problema al polso.

Il problema è che gli avversari se ne sono accorti e spesso l’hanno marcato più stretto, raddoppiato, soffocato, così al buon Terry che aveva catalizzato l’attenzione degli avversari in precedenza, ha pensato di utilizzare le sue doti da passatore per uscire dall’Impasse di situazioni nelle quali la pressione su di lui era talmente alta da non riuscire prendere un buon tiro e in diverse partite i numeri delle sue dime si sono alzati.

In altre circostanze ha provato a forzare triple o andare al ferro ma le cose non sono andate sempre bene così le sue percentuali si sono abbassate, lui che nell’anno si è rivelato uno dei più micidiali tiratori da catch n’shoot.

Spesosi sui due fronti con minutaggi consistenti, anche i catch n’shoot hanno vissuto serate meno brillanti del recente passato perché purtroppo quello di essere il go to guy alla Curry o alla LeBron James non è il suo ruolo per fisico (cm) e caratteristiche tecniche benché sappia anche indubbiamente arrivare al ferro se vuole benché la conclusione non si sia rivelata sempre affidabile ma più adeguata in un finale dove le sue percentuali da oltre l’arco sono andate drasticamente calando fino ad arrivare al drammatico 0/9 della partita play-in.

In netto calo in diverse partite della parte finale della stagione, senza il suo aiuto la squadra non ha avuto chance.

Curiosità:

E’ stato il miglior Hornet in regular season ma la sua brutta prestazione al play-in l’ha portato al secondo posto, un po’ come Charlotte ha gettato via i PO, anche lui, per altri versi ha perso la prima posizione.

Il suo animale preferito è il canguro che ha tatuato su una gamba e ce lo svela qui, nel video dedicato ai tatuaggi di Rozier: https://www.youtube.com/watch?v=0TD3Oz3bx2Q

Analisi critico-tecnica a cura di Matteo Vezzelli:

MVP stagionale senza se e senza ma.

Si carica la squadra sulle spalle giocando un basket fenomenale sia in attacco che in difesa.

Se c’erano ancora dubbi sul talento di questo ragazzo, beh… direi che siano stati ampiamente superati.

Forza della natura e vero motore di questi Hornets.

Da blindare assolutamente.

Alcune delle giocate di Scary in stagione.

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01) Gordon Hayward: 6,67

Il valore del giocatore non si discute, infatti, il motivo del crollo principale d Charlotte è stata la sua assenza unita al fatto di avere valide alternative in grado di dargli il cambio nel ruolo.

McDaniels non ha né le capacità, né il fisico e né l’esperienza di Gordon.

Miles impiegato nel ruolo ha reso nettamente meglio ma ha lasciato scoperta la panchina o il ruolo di ala grande in qualche partita dove l’instabilità di P.J. Washington a livella di resa e ruolo (switchante nella posizione di centro) ha allargato i cordoni del pacchetto lunghi.

Hayward diventa così il più grosso punto interrogativo dell’estate charlottiana intesa come Hornets.

La sua fragilità si è rivelata anche superiore al previsto, il suo infortunio alla caviglia ha interessato probabilmente i tendini e le circa 4 settimane di recupero sono diventate 6 e poi fino alla fine della stagione.

La società non ha rilasciato molte dichiarazioni in merito se non rari aggiornamenti sul suo non rientro e il “coach in seconda” degli Hornets durante il suo infortunio, non ha potuto partecipare alla campagna finale degli Hornets che con lui sarebbe probabilmente terminata in maniera più trionfale, magari se non un quarto posto (eravamo lì con lui), un sesto, per come sono andate le cose, sarebbe stato ampiamente alla portata ma Hayward è questo.

Prendere o lasciare…. e immagino che l’entourage degli Hornets, pur entusiasta delle sue prestazioni finché è rimasto in campo, ci stia pensando anche se i 9 milioni girati a Batum per sbarazzarsi delle sue inguardabili prestazioni, pesano.

Tenerlo o no?

Loro sanno la verità sulle sue condizioni.

Tenerlo, senza riuscire a fornire un sostituto in caso di nuovo infortunio o non rientro, sarebbe garanzia di un’altra stagione fallimentare per cui qualche voce sui Pacers che già volevano riportarlo a casa (lui che è di Brownsburg vicino a Indianapolis) c’è…

Gli Hornets darebbero anche Carey Jr. mentre i Pacers girerebbero l’ex Lamb (anche lui alle prese con qualche infortunio di troppo recentemente) e Miles Turner che come protettore del ferro andrebbe a colmare quel buco che gli Hornets hanno da tre anni sotto le plance.

Voci… tutto cambierà probabilmente in casa Pacers mentre in casa Hornets vedremo…

Il mio giudizio su Hayward è un “rimandato” perché la sua stagione sul campo è stata indubbiamente positiva, ha portato punti, assist, esperienza e leadership (ricordo bene il game winner contro Orlando in Florida) ma non averlo per lungo tempo, come già scritto precedentemente, frenerebbe le ambizioni ascensionali dei Calabroni un altro anno e ingenererebbe ancor più dubbi in eventuali acquirenti futuri.

Il caso Hayward è spinoso, ottenere qualcosa oggi o rischiare di mantenerlo per

Ha il 47,3% al tiro dal campo, un 49,9% da due punti (per un giocatore che rimane spesso in quintetto come ala piccola direi che non è male) e il 41,5% da tre punti oltre l’84,3% dalla lunetta.

A rimbalzo ha portato a casa per Charlotte un 5,9 di media a partita, negli assist va con 4,1 apg ed è stato il secondo scorer del team con 19,6 punti a uscita, ovvio che per chi, magari non avendo visto una sola partita di Charlotte, consultando le statistiche noterà sicuramente che con la sua perdita la squadra sia peggiorata.

Curiosità:

Gordon ha una sorella gemella di nome Heater con la quale si cimentava in coppia formando un duo vincente.

All’epoca Gordon era alto ma non abbastanza (sentiva lui) per giocare a basket, suo primo amore.

Sul punto di abbandonare il gioco della palla a spicchi per tentare di prendere una borsa di studio grazie alla pallina gialla, fu esortato dalla madre Jody a non cedere seguendo il duo sogno: “Mia madre mi ha detto di restare fedele. Il basket è sempre stato il mio primo amore e quello che amavo fare molto più del tennis. Poi sono cresciuto molto fisicamente e tutto è venuto da lì.”

Analisi critico-tecnica a cura di Matteo Vezzelli:

Arriva con due anni di ritardo a Charlotte e da injury prone con un infortunio serio a limitarlo non parecchio.

Finchè gli infortuni (e la testa) lo lasciano stare, gioca un basket di classe, semplice e concreto ma sempre ad una velocità da vecchietto con il cappello su una Panda.

I rumors di una trade con Indiana sono sempre più pressanti… che ne dici Kup?

Facciamo un pensierino?

L’uscita di scena di Hayward non gli ha impedito di regalarsi e di regalarci qualche top moment.

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James Borrego as Head Coach of the Charlotte Hornets during a press conference in Charlotte, North Carolina on May 11, 2018 at the Spectrum Center. Getty Images Copyright Notice: Copyright 2018 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

Coach James Borrego: 5,87

Per quanto mi riguarda sono positivo sul rapporto con la squadra ma altamente critico su lacune tattiche e modio di giocare del coach che non avrà avuto il miglior team in mano ma – anche data la giovane età – ha messo pesantemente del suo per non approdare ai PO e nella parte finale è sembrato non avere nemmeno più una squadra per le mani che rispondesse ai suoi comandi.

Sarà comunque al comando delle operazioni all’inizio del prossimo anno perché la società che lo aveva asunto tre anni fa vuol dare almeno ancora un anno a James per raggiungere i PO.

Cosa saprà – se vorrà – cambiare Borrego rispetto al passato e cosa potrà offrire la franchigia al tecnico saranno due fattori determinanti per la miglior riuscita della stagione.

Potrei dilungarmi molto ma preferisco lasciare l’analisi tecnico tattica a Matteo Vezzelli:

Tre anni da Head Coach, tre anni di nulla.

La squadra è involuta in maniera spaventosa, passando da un gioco a sprazzi a parentesi di assenze totali sia difensive che offensive.

Tecnicamente mediocre, con poca capacità di lettura del gioco e una assenza totale di autocritica. Giocatori fuori ruolo, mal adattati, mal o mai utilizzati.

Si barcamena con le sue idee di gioco, quando forse lui stesso non ha ben chiaro che cosa voglia insegnare.

Farebbe fatica ad allenare anche in C silver .

Detto ironicamente, forse paga lui per potere allenare perchè altrimenti non si spiega il fatto che sia ancora in NBA.

Dio salvi la Regina Charlotte.

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Voti partite singole in stagione




Classifica finale media voti giocatori e coach

Prima di passare al video finale contenente le migliori 31 azioni (ho fatto un mese completo) completato da aforismi che mi piacessero oltre a intrecciarsi simbioticamente con l’azione, volevo ringraziare gli altri 4 ragazzi che hanno collaborato con me quest’anno per portare una miglior informazione su Charlotte e per far divertire un po’ di più i lettori.

Grazie quindi a Fabrizio Getuli, Filippo Barresi, Matteo Vezzelli e Paolo Motta ai quali ho chiesto, per dare una visione molteplice su giocatori e coach come avrebbero giudicato loro la stagione dei nostri e alla fine ne è uscita questa grafica che magari – essendo più variegata – metterà più in sintonia le opinioni di qualcuno con quelle espresse con un semplice voto nell’immagine.

Un ultimo doveroso passaggio prima della top 31 va fatto per Rick Bonnell che per i fan di Charlotte non dovrebbe essere un nome sconosciuto.

Rick è dagli albori l’insider che scrivendo dalle colonne del Charlotte Observer ha portato in casa dei tifosi i retroscena dei Calabroni in questi anni.

Altresì, Rick, era quella faccia simpatica e amica che, pur non conoscendo di persona, ispirava a tal punto da renderlo quasi per assuefazione un amico.

Purtroppo l’annata devastante degli Hornets aggiunge la sua perdita.

Bonnell non potrà essere ai nastri di partenza per il prossimo anno perché è deceduto all’età di 63 anni, 33 dei quali passati a raccontare Charlotte.

La morte, avvenuta per cause naturali è stata confermata dal figlio Jack.

Descritto come professionale, generoso, timido e amante del tennis, Bonnell è stato già sommerso dall’affetto di chi lo conosceva, da tutto l’entourage passato per Charlotte, ai giocatori per arrivare ai colleghi di lavoro.

Un punto di riferimento anche per i fan che spesso si affidavano a lui per carpire qualche segreto in più dei vari team passati con lui.

Ci lascia troppo presto quindi un pezzo storico della storia dei Calabroni.

Dall’affetto trasparso di chi gli stava vicino potrei usare una frase di Erich Fromm per dare un senso alla sua perdita:

“L’amore è l’unica risposta sensata e soddisfacente al problema dell’esistenza umana” e credo che se la morte non lascia scelta, almeno credo sia stato un uomo fortunato in vita.

Top 31 Video Charlotte Hornets 2020/21

Game 73 – Charlotte Hornets @ Indiana Pacers 117-144

Intro

La via per uscire da un fallimento passa dalla porta.

Chissà perché nessuno la prende mai. (Confucio)

Un giorno la paura bussò alla porta. Il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno.
(Martin Luther King)

Basterebbero queste due massime, questi due aforismi per descrivere la situazione attuale degli Hornets.

L’inesperienza tracimata dovrebbe consigliare ai giovani Hornets di prendere la via più semplice per uscire dalla claustrofobica serie di sconfitte nel finale di stagione prendendo la via più semplice, quella della porta.

Per fare ciò, come nel mito della caverna di Platone ci vorrà coraggio e uscendo dalle ombre proiettate nella grotta scoprire una nuova realtà affrontando le proprie paure.

Per rientrare ai PO dopo esserci stati vicinissimi per gran parte della stagione gli Hornets dovranno prendere la porta di servizio per ben due volte ma Charlotte rischia di impantanarsi nei propri difetti già stanotte poiché ultimamente la squadra non è sembrata in forma mentalmente.

Di contro anche i Pacers vivono un momento di difficoltà.

Analisi

Notte da incubo per i fan di Charlotte che vedono la loro squadra entrare sul parquet come se fosse uno di quei film horror nei quali i protagonisti vengono sterminati uno a uno.

Capolinea per gli Hornets che terminano una stagione che aveva dato possibili auspici di successo prima della perdita di Hayward.

Nonostante ai Pacers mancassero diverse pedine chiave il divario è stato ampio ma Charlotte non è parsa nemmeno più una squadra nelle ultime settimane e quella andata in scena nella notte è semplicemente stata la deludente e logica conclusione di un trend che è culminato nella più orrenda partita della stagione.

Squadra senza testa, senza intensità, non in grado di opporsi fisicamente a una squadra non trascendentale con un gioco d’attacco più che discutibile e una difesa più larga di quei maglioni fatti dalla nonna all’uncinetto che hanno dei quadratoni enormi tra passante e passante che non ti difenderanno mai dal freddo.

Aggiungete inesperienza e uno scoramento rapido del team e avrete tutti gli ingredienti per non vedere gli Hornets ai playoff per il quinto anno consecutivo senza rimpianti perché l’aver sprecato tutte le numerose occasioni recenti avute ha determinato una meritata eliminazione.

Per fare un piccolo omaggio allo scomparso all’interessante Battiato (canzone poco conosciuta ma intensa), ecco che anche gli Hornets prendono la loro porta d’uscita accomiatandosi dalla stagione 2020/21.

Evidentemente gli irriconoscibili Hornets non conoscono le due massime della intro e Borrego si è giocato la credibilità da stratega pensando di fare un po’ come Mussolini all’ingresso in guerra nella second world war, ovvero fare propaganda senza avere armi in mano.

I cannoncini da tre punti degli Hornets poi non fanno paura a nessuno mentre in difesa alcuni protagonisti assomigliano – per rimanere in tema seconda guerra mondiale – a quei carri armati gonfiabili francesi che l’esercito transalpino seminava sulle strade per fare da deterrente a un’invasione tedesca.

Insomma… inutile stia a descrivere la partita nelle statistiche, ve l lascio direttamente qui sotto.

La partita

I quintetti:

1° quarto:

Nonostante Charlotte riuscisse a partire con la palla in mano, l’errore da tre punti di Rozier dava la possibilità ai padroni di casa di passare in vantaggio, cosa che puntualmente avveniva con la tripla di Brogdon a 11:25.

10 secondi più tardi P.J. Washington trovava il pareggio ma per un contatto in area Ball – J. Holiday arrivavano due FT e un punto per i Pacers che con un putback layup di McDermott a 10:33 salivano sul 3-6.

Lo stesso McDermott cominciava a scatenarsi da tre punti infilando il 3-9, Brogdon in penetrazione dalla destra andava per il 3-11 prima che una drive di P.J. finisse con una flash dunk per il -6.

Il divario si ampliava con la seconda tripla di McDermott mentre Bridges da sotto a 8:40 segnava due punti nel traffico ma mancava il libero addizionale (7-14).

Fuori Biyombo, dentro Zeller ma la difesa di Charlotte era comunque fatta a fette e colpita da Brissett da oltre l’arco e nuovamente da McDermott già a 11 punti, quindi Borrego a 7:43 andava in time-out.

Rozier trovando sotto Zeller a 7:24 faceva ripartire l’attacco degli Hornets che tuttavia riusciva a incassare un’altra tripla da McDermott per la disperazione dei fan.

P.J. dal corner destro sosteneva l’attacco degli Hornets con un’altra granata (12-24) ma la difesa degli Hornets era inesistente e da un bound pass verticale di Brogdon per Brissett sotto canestro Indy ricavava altri due punti.

Floater vincente di Zeller che tuttavia sull’azione seguente perdeva la palla oltre il fondo sul passaggio sotto per lui…

Brissett da tre punti, Rozier da sotto,, Sabonis da due, Lob di Zeller finito in TO poi ancora mezzo spin di Zeller con alzata ravvicinata del centro oltre Sabonis a 3:37 per il 18-30…

10 secondi più tardi due liberi di McDermott valevano il +14 Indiana con il +16 firmato dall’altro Mc (Connell) per il 18-34.

Due punti dalla lunetta di Ball erano contrastati da una drive che finiva con il passaggio nelle mani di Sumner per due punti facili (20-36).

Charlotte segnava 4 punti (Graham da 3 dall’angolo destro da metà campo con un very deep 3 dopo aver rischiato di perder palla e un FT di Ball) ma il -16 resisteva fino a fine quarto poiché McConnell in transizione realizzava intercettando un pass di Bridges e un buzzer beater di Sumner era buono per un allarmante 24-40…

2° quarto:

McConnell partiva bene ancora per i Pacers e nonostante McDaniels opponesse finalmente per Charlotte fieramente una stoppata su Martin, dall’angolo sinistro Sumner realizzava la tripla del -21 (24-45).

Rozier entrava alzando al vetro alto oltre Bitadze, su una transizione Ball segnava il due punti e Rozier in penetrazione con l’appoggio metteva dentro il 30-45 ma il break degli Hornets non andava oltre fino ad arrivare al 30-45.

Indiana segnava 4 punti e Monk era stoppato in attacco benché Malik si rifarà poco dopo grazie a una schiacciata tutto solo su lancio in transizione (32-49).

Un ¾ di Bitadze ai liberi valeva il +20 per i gialloblu quindi una potente schiacciata di Miles (manca il fallo di Bitadze) dava un po’ di verve a Charlotte che a 4:45 segnando da tre con Monk tornava su un comunque lontano -15 (37-52).

Non c’era partita perché a 4:34 un taglio centrale di Brogdon era visto e servito da Sabonis, two and one per il play avversario—

Poche soddisfazioni per Charlotte: una di queste era la stoppata di Miles su Sabonis e la transizione con l’alzata di Graham per l’alley-oop di Monk per il 39-55.

L’euro-step di Monk e passaggio all’ultimo per due punti di Zeller valeva poco se McDermott riusciva ad arrivare al ferro e Brissett prendendo la porta di servizio infilava il 41-61.

Brogdon dalla diagonale destra con spazio portava fino alle vette del +23 i suoi ma non era finita nonostante una buona rubata di Bridges che regalava a Zeller due punti in transizione.

I due, forse gli unici a salvarsi un po’ nel primo tempo però nulla potevano contro la tripla di J. Holiday che chiudeva il quarto sul 45-69 per Indiana.

Un -24 che raccontava di una partita nella quale Charlotte non era mai scesa veramente in campo con la testa e con il fisico.

P.J. Washington e Sabonis, due uomini in difficoltà nella notte ma il secondo per il momento può sorridere per il passaggio del turno.

3° quarto:

La ripresa cominciava in modalità nightmare per gli Hornets che escludevano qualsiasi assurda possibilità di andare a riprendere la partita.

0-7 iniziale e 45-76, un incredibile -31 andato oltre immagino anche alle più rosee aspettative dei Pacers con problemi di formazione.

Rozier, Zeller e ancora Rozier rispondevano con un contro-parziale da 6-0 ma a 9:20 da una rimessa dal fondo un taglio back-door di Holiday (non seguito da nessuno) arrivava una dunk che consigliava a Borrego l’ennesimo time-out.

Squadra rinunciataria in quasi tutti i suoi elementi tranne in Zeller che con una steal si involava in transizione per schiacciare e subire fallo.

Gioco da tre punti a 6:36 che valeva il 56-82 e altra palla intercettata da Cody poco più tardi chiusa con la jam in fast break per il 60-84.

Brissett da hand-off realizzava da tre punti e la solfa si ripeteva per tutto il quarto con una difesa Hornets larga più di quei maglioni costruiti a uncinetto con fili di lana spessi ma che lasciano nel mezzo quei quadratoni vuoti e non si capisce come ti possano difendere dal freddo…Nonostante un two and one di McDaniels in taglio a 3:39 (66-92) e una tripla di Monk a 3:09 (69-94) i Pacers riprendevano il pallino allungando ancora a fine quarto con una tripla di Holiday approfittando di un P.J. che staccandosi sembrava più andare al bar che da qualche parte sul parquet e di un turnaround buzzer beater di McConnell dalla linea di fono appena fuori dal pitturato.

78-108, -30 con una squadra inguardabile sul parquet.

4° quarto:

Una tripla di Monk segnava l’81-110, un’entrata di McDaniels era valutata a favore del nostro numero 6 per due liberi.

Borrego teneva per un po’ sul parquet al maggior parte dei titolari facendo entrare nella seconda parte della frazione le riserve che qualche piccola soddisfazione la davano scongiurando la peggior sconfitta stagionale (in termini numerici) ma senza poter ovviamente modificare gli esiti di una partita segnata sin già dall’inizio.

117-144, un risultato eloquente che è la somma della buona prestazione dei Pacers e della scomparsa di un team che per il quinto anno consecutivo non parteciperà ai PO.

LaMelo Ball: 4

14 pt. (4/14), 1 rimbalzo, 4 assist, -35 in +/-. 4 TO in 27:00. Primo tempo in sordina nonostante porti un paio di attacchi al ferro che gli fruttano tiri liberi. Non è lui e si vede. Ancora problematicamente non al 100% finisce al stagione mestamente rimanendo un buco nella difesa di Charlotte. 2/6 da tre, un po’ in miglioramento da fuori ma non basta di certo.

Terry Rozier: 4

16 pt. (7/20), 8 rimbalzi, 6 assist, 1 rubata, 1 stoppata, -32 in +/-. 1 TO. Terry porta qualche attacco al ferro per alternarlo a triple che non entrano mai. In stagione ne ha segnate ben 222 ma oggi finisce con uno 0/9 che porta fuori dal match i calabroni, i quali, non tenendo il passo degli avversari, cominciano a produrre anche attacchi orrendi per conto proprio. Uno di questi è portato proprio da Scary che nel traffico finisce giù ignorando Ball sulla destra che con ampi gesti delle mani chiamava a gran voce la palla ma il numero tre non l’aveva nemmeno visto.

Miles Bridges: 6

23 pt. (10/16), 8 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata, 1 stoppata, -25 in +/-. 2 TO. Il primo tempo è un voglio ma non posso, tuttavia rimane nonostante il glaciale -24, uno dei pochi che cercano di salvarsi. Nel secondo trova punti ma ormai inutilmente. Ricordiamo una bella stoppata su Sabonis e una schiacciata. Top scorer del team, non è performante ma un po’ più fisico e intenso di altri elementi.

P.J. Washington: 4

8 pt. (3/10), 7 rimbalzi, 1 assist, 2 stoppate, in +/-. TO Il ragazzo di belle speranze parte bene con due triple e una flash dunk in corsa presa con gagliarda iniziativa, poi come gli sta capitando spesso non segna più in attacco sembrando una palla di adipe incapace dalla faccia addormentata che non sa difendere. Metamorfosi devastante anche nella testa probabilmente. Da 3/7 passa a 3/10 sparando un po’ così. E’ giovane e andrebbe aspettato ma sinceramente mi sta convincendo poco in difesa e in attacco è il nuovo caso Kaminsky costretto ad assecondare il gioco da tre punti a ogni costo di Borrego.

Bismack Biyombo: 5,5

0 pt. (0/0), -7 in +/- in 3:20. Inserito un po’ a sorpresa nello starting five, dura poco. Esce dopo aver preso una girandola iniziale dalla squadra di Bjorkgren ma non è tutta colpa sua e si vedrà. Di certo non impressiona e rimane out visto che Zeller pare più in serata.

Cody Zeller: 7

17 pt. (7/7), 3 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, -20 in +/-. 2 TO in 28:13. L’unico che abbia un po’ d’esperienza in campo la fa sentire. Limita molto Sabonis e battaglia in difesa (si prende anche una testata e guadagna il TO). Non conquista molti rimbalzi e lì rimane un problema ma intercetta due palloni con voglia senza arrendersi e va a trovare 5 punti in fast break. Perfetto al tiro, un po’ meno quando gli passano palla (se ne fa sfuggire una bassa banalmente) ma lui non demorde cerebralmente rimanendo in partita anche se non c’è niente da fare.

Devonte’ Graham: 4

4 pt. (1/8), 2 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata, -3 in +/- in 20:12. 1/7 da tre punti, beffardamente è il tiro più difficile quello che va a bersaglio: rischiando di perder palla riesce faticosamente nell’angolo destro della metà campo a riprenderla per alzare un deep 3 oltre il difensore che diventa solo macramè. Finisce con un 1/5 il primo tempo prendendo tutti tiri dal lato destro mentre in difesa è un costante buco (vedere il two and one in taglio di Brogdon). Altro ossimoro è il solo -3 in plus/minus collezionato, non certamente per merito suo. Cosa vorrà fare Charlotte con un giocatore così scostante ora rimane un mistero.

Jalen McDaniels: 6

5 pt. (1/2), 1 rimbalzo, 2 rubate, 1 stoppata, -8 in +/-. 2 TO, 5 PF in 15:45. Non ci sta a perdere e ogni tanto va per il fallo. Un bel two and one e un paio di steal ma anche un paio di palloni persi. Usato poco, avrebbe potuto usare le stesse armi di alcuni Pacers, la velocità e le infilate.

Malik Monk: 5,5

13 pt. (5/10), 1 rimbalzo, 2 assist, rubate, -12 in +/-. 1 TO in 19:06. Così così… Segna un paio di triple a partita finita. All’inizio si fa stoppare poi segna in alley-oop dal bello stile ma in difesa non tiene.

Caleb Martin: 6,5

8 pt. (3/4), 1 assist, 1 rubata, +6 in +/- in 5.45. Un paio di bombe e una steal chiusa con una twist dunk.

Nick Richards: 6,5

4 pt. (1/2), 1 rimbalzo, +7 in +/- in 4:20. Porta sotto la soglia dei 30 punti (era stata la peggior sconfitta dell’anno incassata a Boston) il divario con un canestro e due liberi nel finale.

Vernon Carey Jr.: 5,5

0 pt. (0/0), 1 rimbalzo, 1 stoppata, +6 in +/-. 2 TO in 5:45. Prende uno schiaccione in faccia da Martin, si rifà dopo in stoppata ma perde due palloni, uno facendosi strappare il rimbalzo dalle mani per non essersi avveduto dell’avversario intorno a lui.

Grant Riller: 6

3 pt. (0/0), 1 assist, +7 in +/- in 4:20. Segna 3 dei 4 liberi a disposizione.

Nate Darling: 6,5

2 pt. (1/1), 3 rimbalzi, 1 assist, +7 in +/- in 4:20. Segna da tre ma viene annullato perché gli arbitri anticipano il tiro con la chiamata che vale due FT per Richards poi pressa sulla rimessa dal fondo avversaria costringendo al TO gli avversari, riceve e segna in perfetto stile dalla baseline destra.

Coach James Borrego: 3

Continua a cambiare starter ma non strategia. Il gioco da tre punti con una squadra in mano senza fiducia e alla canna del gas finisce per portar fuori dal match Charlotte dopo 5 minuti di gioco (non è solo lo strepitoso avvio di McDermott a far male), tanto più che non tutte le azioni dei bianco-gessati sono costruite bene e quei tiri vengono presi indipendentemente dal fatto di avere spazio o meno. Non sembra avere nemmeno in mano una squadra ma gente che non comunica in difesa, tagliata in ogni punto del campo. Una prestazione inenarrabile di gruppo e una mentalità imbarazzante.

Matchup key Vs Pacers

Matchup key game 73 (A cura di Igor F.)

LaMelo Ball Vs Caris LeVert

Hornets e Pacers si affrontano in un duello all’ultimo sangue per la sopravvivenza nella prima e ultima per una delle due squadre, partita di play-in.

Vincere o morire è stato un motto quasi archetipale passato dagli scozzesi ai greci, dagli americani della guerra d’indipendenza ai nazisti per finire all’opposto dal “Che” (victoria o muerte) e Castro (Patria o muerte) arrivando ai giapponesi che senza pronunciarlo, sulle isole del Pacifico nell’ultima parte della 2ª guerra mondiale si gettavano baionetta alla mano con le ultime forze della guarnigione contro il nemico armato di mitragliatrici.

Chiaro che il format adottato dalla NBA (personalmente non piace) abbia comunque qualcosa di epico, l’eliminazione diretta in una partita secca che ti garantisce solo l’accesso a un’altra partita secca da giocare in trasferta sarebbe qualcosa di ristrettamente epico per un team che dovesse riuscire ad accedere ai PO, soprattutto nel caso di Charlotte con due partite in trasferta e aver perso l’ottava piazza a 10 secondi dalla fine del casuale spareggio con Washington.

Hornets e Pacers: due squadre diversamente deluse da una stagione che prometteva meglio per i Pacers e che nel pieno del suo sviluppo dava agli Hornets speranze concrete di ottenere la qualificazione senza passare ai play-in.

Due squadre sopravvissute agli infortuni che chiedono il pass per la finale dei play-in collideranno nella notte sul campo dei Pacers in una sfida che sarà ancora una volta incerta e condizionata dagli infortuni.

Starting Five?

Il sito dei Pacers riporta questi due quintetti come quelli ipotetici iniziali.
ESPN invece ci racconta come oltre a T.J. Warren, Turner e Lamb out, altri elementi dei gialloblu siano in dubbio mentre per Charlotte le assenze saranno le solite: Cody Martin e Gordon Hayward.

Possibili svantaggi:

Indiana ha ancora out e in dubbio diversi giocatori chiave ma guai a sottovalutare la versatilità dei Pacers che magari non avranno nomi altisonanti nell’Olimpo NBA ma hanno elementi in grado di portare minacce nell’area (McDermott e McConnell) degli Hornets così come di colpire da perimetro (occhio a non sottovalutare Brissett).

Ovviamente Sabonis sotto canestro potrebbe essere un fastidio, toccherà forse a P.J. in partenza marcarlo.

Brogdon ci sarà?

Secondo il sito dei Pacers almeno non come titolare in partenza (anche il sito dei Wizards però dava out Beal) e allora spazio a LeVert che potrebbe essere una minaccia a livello di punti ma probabilmente meno a livello di costruzione benché i Pacers siano bravissimi attraverso gli assist a costruire i loro canestri.

I Pacers sono, insomma, la summa di elementi che compongono un attacco bilanciato e in termini di esperienza possono considerarsi complessivamente in leggero vantaggio contro una squadra che ultimamente è apparsa evanescente e non in grado di gestire il vantaggio.

Possibili vantaggi:

Charlotte arriva da cinque sconfitte consecutive e giocherà sul campo di Indianapolis, eppure la maggior parte degli analisti vedono gli imenotteri favoriti per questa sfida.

Una serie negativa arrivata nel momento clou della stagione con giocatori che stanno cercando di riprendere la forma ed essere meno discontinui.

Uno di questi è Ball che potrebbe fare la differenza.

Se i Pacers sono bravi a costruire gioco con gli assist, anche Carlotte numericamente è in grado di farlo e ai Calabroni oggi si richiede concretezza.

Costruire gioco passando dalle mani di buoni elementi come Ball sarà imprescindibile per la vittoria poiché giocare per conto proprio potrà portare a qualche canestro ma non a vincere la partita.

Il resto lo faranno le percentuali dal campo che Charlotte dovrà necessariamente migliorare e senza Turner nel mezzo gli Hornets dovrebbero pensare a prendere più lay-up o tiri ravvicinati anziché allontanare troppo spesso il range con scelte di tiro da tre punti improbabili benché siano (fin troppo presenti) nel play-book del coach.

Giocare intelligentemente in attacco cercando di creare mismatch (se al difesa di Indiana dovesse rivelarsi veloce nelle coperture) con blocchi da pick and roll o hand-off potrebbero essere soluzioni consigliabili agli Hornets.

Per chi volesse approfondire ulteriormente gli aspetti sulle due squadre e le tematiche della sfida vi lascio questo link con un pezzo scritto in parte da Filippo Barresi per True Sho/oting:

https://www.trueshooting.com/2021/05/17/preview-pacers-hornets-e-gia-win-or-go-home/

Game 72 – Charlotte Hornets @ Washington Wizards 110-115

Intro

Siamo al penultimo capitolo del librone stagionale degli Hornets.

Un tomo pesante che i Calabroni cercheranno di chiudere con un lieto fine.

L’opera degli Hornets cominciata a fine 2020 ha un multifloema che è stato di sostegno per buona parte della stagione ma la linfa dei giovani e il verde bostoniano di Hayward sono venuti meno per infortuni così il DNA tragico di Charlotte ha finito per srotolarsi fino a portarci, oggi, sulla soglia del precipizio.

Il baratro è aperto e visibile, la spinta potrebbe darcela Westbrook ma a questo punto entrerà in gioco l’istinto di sopravvivenza degli Hornets su un filo.

“Arrivati sino a qui gli Hornets non possono arrendersi, solo un passo per cambiare tutto”…

Se in questi anni avessi usato la carta anziché il supporto virtuale sarebbero scorsi fiumi d’inchiostro, inutili parole come quelle che oggi si disperdono nella sovrabbondanza d’informazione.

Forse negli annali rimarrà soltanto il risultato

Analisi

Mi è molto difficile in questo momento, credetemi, analizzare lucidamente una partita girata ancora una volta storta nell’ultima frazione senza eccedere in considerazioni da fan.

Mancanza di esperienza, cattiva scelta della selezione dei tiri, rotazioni non adeguate, un coach non all’altezza e altro.

Un mix di tutto ciò fa sì che gli Hornets incassino la quinta sconfitta consecutiva terminando mestamente la stagione al decimo posto.

I play-in ci sono (tecnicamente non siamo ancora morti) ma al momento non credo si possa pensare che una squadra in queste condizioni sia in grado di vincere a Indianapolis (già perché i Pacers che hanno battuto Toronto sono arrivati noni) e poi nell’eventualità battere una tra Boston e Washington.

Finale amarissimo con un agonizzante sconfitta ancora sul filo che fa male e personalmente è più la delusione ad aver preso posto che la rabbia espressa con i quasi inevitabili improperi recapitati ai “protagonisti” durante le calde fasi del match.

Lascio alle statistiche il compito di raccontare il match anche se vanno menzionati i rimbalzi concessi a inizio ultimo quarto e le cattive percentuali finali al tiro complice la scelta di tiro.

Tra i singoli Beal ha chiuso con 25 punti, Westbrook con 23 pt. (entrambi però non hanno tirato bene in percentuale dal campo) 15 rimbalzi e 10 assist, R. Lopez 18 pt., Hachimura 16, I. Smith 14 pt. e Bertans con 11 punti.

La partita

I quintetti:

1° quarto:

Inizio sparatissimo per ambo le squadre.

I Wizards colpivano subito con Hachimura e con una manata di Westbrook in faccia a P.J. che rimane giù ma da una stoppata di Miles e il lancio sull’altra sponda il riemerso Washington segnava il pari.

Hachimura segnava da due oltre McDaniels dalla baseline destra mentre un’entrata in crossover di Rozier si chiudeva con un two and one oltre Len a 10:29: 5-4.

P.J. stoppava Beal ma nessuno fermava il deep 3 di Bertans per il nuovo avanzamento dei Maghi che tuttavia potrebbero tornare sotto concedendo a 8:28 un altro two and one a Ball in entrata, peccato che il numero due fallisse l’addizionale.

Charlotte passava comunque avanti con la tripla di P.J. Washington e manteneva il vantaggio raddoppiandolo dopo il raddoppio su Rozier con lo stesso bravo a smistare a sinistra per il catch n’shoot 3 di ball che ai 24 realizzava il 13-7.

P.J. dall’angolo destro perseguiva la via della tripla trascinando la squadra viola sul 16-8.

Hachimura era murato da Miles in recupero a 6:39 ma quando Bertans trovava il vantaggio per partire su Miles ecco il poster a P.J. per il 16-10.

Gli Hornets riguadagnavano il +8 a 6:07 con due FT di Bridges scattando sul vantaggio in doppia cifra dopo il piazzato di Rozier da scarico di P.J. a 5:35, tre punti d’oro per il 21-10.

Smith in entrata precipitosa realizzava per i rivali e Gafford stoppava Zeller prendendogli il tempo sulla finta ma a 4:50 Graham attaccava un Beal in difficoltà e lo costringeva al fallo.

2/2 per Devonte’, seguito da un altro errore al tiro per Beal mentre P.J. dal corner destro era ispirato per la tripla a segno del 26-12.

Gafford schiacciava ma sul fronte Hornets sembrava essersi aperto un varco da oltre l’arco anche quando un forzatissimo uno contro uno di Graham chiuso in pullup dalla diagonale destra finiva oltre il close-out.

Gafford replicava in appoggio ma Graham copiava la sua tripla, questa volta più facilmente in catch n’shoot per portare sul 32-16 Charlotte.

Smith segnava due punti ma la dime di Ball era d’aiuto fondamentale per Zeller che schiacciando portava a casa due punti.

Westbrook, grazie al ritmo indiavolato, intercettava a metà campo segnando in appoggio approfittando della difesa scoperta di Charlotte mentre dall’altra parte McDaniels doveva produrre un euro-step per segnare il trentaseiesimo punto Hornets prima che Gafford chiudesse il quarto sul 36-22.

P.J. Washington contende una palla a Beal. Foto tratta dal sito ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

Inizio un po’ difficoltoso per la bench di Charlotte ibridata da qualche elemento come Ball.

Era Smith a menare le danze con un paio di canestri dal mid range prima che lo scambio tra Biz e Lopez si concludesse con due hook vincenti per il 38-28.

Lopez capiva le cattive intenzioni di Miles anticipando in stoppata la mazzata con Miles che andando giù si teneva la nuca mentre sul proseguo toccava a P.J. tentare una tripla che mancata dava al redivivo Bridges tiratosi su all’istante la possibilità di segnare alzando oltre Bertans una parabola corta.

Washington tuttavia continuava la rimonta con una tabellata non dichiarata di Hachimura da tre punti (40-31) mentre un Robin Lopez old school faceva impazzire P.J. e Biyombo con movimenti che lo portavano a segnare due canestri per il 40-35 a 7:06.

Il rientro di Beal era più fortunato con lo step-back lungo da due punti a sinistra quindi Rozier e ancora Beal segnavano da tre punti mantenendo un divario di soli tre punti (43-40).

Per fortuna Rozier a 5:36 entrava frontalmente in maniera decisa, la manata di Beal all’ultimo consegnava anche l’and one del +6 ma Hachimura lasciato solo si alzava facilmente per de punti frontali.

Beal mancava, servito in corsa il layup del -2 in infilata così a 433:56 Graham ringraziava con il jumper del 48-42.

Bertans si accendeva da tre punti ma un corto bound pass di Zeller sulla linea di fondo per Miles era buono per risolvere l’azione grazie alla semplicità e all’abilità del nostro numero 0(50-45).

Beal mancava un FT per 3 secondi contro Zeller e si udiva un: “Oh my God!” sconosciuto da qualche parte, catturato nei microfoni.

I Maghi tornavano sotto sino al -3 e Bertans da fuori aveva anche l’occasione del pari ma la mancava così dopo qualche errore, compreso quello di Rozier da fuori, Gafford provava a far ripartire i suoi ma l’intuito di “Scary” gli faceva deviar palla che riconquistata dagli Hornets diveniva fondamentale per la bomba di Bridges del 53-47.

Un floater di Terry in separation su Bertans valeva il +8 ma nel finale i Wizards recuperavano qualche punto con Westbrook che apriva e chiudeva un’azione offensiva da sotto sul giro palla e poi lo stesso giocatore in lunetta a :03.2 splitttando due liberi delimitava il risultato del primo tempo al 56-52.

3° quarto:

Il primo canestro del quarto era di color purple con una tripla di Ball mancata catturata da P.J. in attacco e relativa apertura immediata nell’angolo sinistro dove Bridges, non marcato, scagliava uno shuriken affilato per il 59-52.

Beal pareggiava il parziale andando sopra McDaniels con un appoggio alto al vetro più and one ma un floater inusuale di McDaniels su Westbrook finiva dentro così come il jumper dello stesso Russ oltre Miles per il 61-57.

Dalla rimessa dal fondo Rozier serviva Beal che non ci pensava troppo emettendo un tiraccio da fuori che non colpiva il ferro e veniva catturato da Terry che sull’altro fronte vedeva ancora McDaniels attaccare Gafford e affondare due FT dopo aver subito fallo dall’ex Bulls.

Hachimura con il marchio di fabbrica (jumper frontale) riportava sotto i capitolini ma Ball su una palla vagante persa da McDaniels in entrata era fortunato e bravo a seguire appoggiando.

Bertans con la tripla a 9:24 riportava a un possesso i suoi (65-62), Ball ripristinava il divario oltre il possesso con l’allungo di sinistra in entrata.

McDaniels continuava a segnare punti, ancora una volta dalla lunetta per fallo di Gafford sul reverse e da un passaggio intercettato in difesa da P.J. su Westbrook McDaniels coglieva l’opportunità offensiva di realizzare da tre punti dall’angolo destro per il +10 (72-62).

Westbrook mancava la tripla contro McDaniels ma anche Ball da fuori la falliva quindi due FT di Russ cominciavano a riavvicinale i locali.

Una second clock violation per gli Hornets e il gioco in post di Lopez che batteva P.J. senza sforzi s con il gancetto erano il preludio di un paio di TO, uno per parte ma nonostante una buona difesa di Hachimura arrivava pochi secondi più tardi un secondo tecnico a favore di Washington che Beal trasformava a 5:03 per il 72-67, preludio all’entrata scheggia di Smith non fermata da Miles.

72-69, tutto da rifare ma Zeller da sotto faceva inerpicare la palla sul secondo ferro per vederla entrare.

Graham portava a casa altri due FT per fallo di Bertans in chiusura così come LaMelo per un altro fallo criminale del baltico che agganciava parzialmente il collo di Ball in entrata.

Dal fallo ne usciva un extra possesso per il flagrant 1 e altri due liberi conquistati da Zeller grazie al passaggio di Rozier e al fallo in chiusura di Westbrook.

A 3:37 era ancora 2/2 così gli Hornets volavano sull’80-69 ma si faceva in tempo a vedere l’intenzionale alzata di Rozier al vetro del +13 e il passaggio di Terry che pescava McDaniels sotto bravo a superare l’ultimo uomo con un tocchetto ravvicinato sulla transizione.

+15 Hornets ma non c’è mai da fidarsi e infatti Lopez segnava due punti, Westbrook ne aggiungeva 3.

Per fortuna Graham rallentava la rimonta con una bomba ai 24 su extra pass di McDaniels (87-74) ma Beal andava oltre McDaniels da tre.

Westbrook in infilata non faceva paura a Rozier che con una finta, ricollocamento e tiro da tre perfetto ai 24 per il 90-79.

A 7 decimi dalla fine Westbrook beneficiava di due liberi per un fallo inesistente chiamato a Zeller ma Borrego con il challenge sovvertiva il primo fischio mostrando come il fallo fosse di Lopez che trascinava dietro di sé Zeller.

4° quarto:

Charlotte divorava in poco tempo gli undici punti da difendere.

C’era poco da raccontare poiché l’atavica incapacità di gestire il vantaggio portava Beal a segnare da 3 a 10:09 per il 92-88.

Con i Wizards giunti sul -1, Borrego chiamava il time-out andando a chiamare un blocco per Ball bravo semplicemente a passarlo e a realizzare in teardrop il 94-91 tuttavia Westbrook che fino a quel momento da fuori non aveva fatto paura, usava i cm di distanza tenuti da Zeller per reggere l’eventuale 1 vs 1 tirando da fermo , colpendo da te per il pari.

P.J. da tre falliva e Smith in transizione saltava Rozier in ripiegamento battendo Zeller a 7:39 per il vantaggio Washington 94-96.

Un two and one di Bridges servito da Ball era replicato in punti da una tripla di Hachimura a 7:15 solo che Ball subendo il fallo di Mathews riusciva a trovare continuazione e and one nonostante il challenge a vuoto di Brooks.

100-99, le squadre si sorpassavano ma a 5:22 un deep 3 di ball dalla destra valeva il 106-101.

Lopez batteva Zeller in gancio ma Rozier al volo sull’altro alto prendeva il rimbalzo su un wild shot di Ball.

Un back-door di Beal valeva il 108-105, il tutto a un ritmo serrato.

Lopez da sotto segnava due punti.

A 3:25 Beal in fast break firmava il sorpasso.

Un floater di Zeller in corsa su passaggio laterale valeva il 110-109 ma Beal in entrata faceva secca la difesa in viola.

Graham e Miles da tre fallivano due occasioni e Ish Smith in entrata era più concreto con l’arcobaleno del 110-113.

Rozier e LaMelo mancavano due occasioni e ci ritrovava a 40 secondi dalla fine sul -3.

Borrego mandava in campo Biz che aiutava Rozier a resistere a tiro e rimbalzo così a :20.9 dalla fine Charlotte tentava per il pari ma il buon gioco di passaggi per liberare Devonte non era sufficiente.

Tripla mancata con doppio tocco sui ferri e ciao alla partita con l’allungo in lunetta dei capitolini sino al 110-115 finale.

LaMelo Ball: 5,5

19 pt. (7/21), 7 rimbalzi, 5 assist, 2 rubate, -2 in +/-. 1 TO. Sembra riprendersi un po’ in attacco nel secondo tempo. Il primo l’aveva giocato meglio in difesa tirando con un 2/9. Guida la squadra a tratti con alcuni canestri (la tripla siderale nell’ultimo quarto dalla sinistra né è un esempio) e buoni passaggi ma di contro sbaglia anche molti tiri, soprattutto da fuori (2/8) e perde un pallone letale nel finale andando oltre Lopez incartandosi in salto con palla out dal fondo. Ci si aspettava di più a questo punto da colui indicato come rookie of the year. I punti ci sono ma a fronte di davvero troppe conclusioni a vuoto.

Terry Rozier: 6,5

22 pt. (8/19), 9 rimbalzi, 9 assist, 3 rubate, +13 in +/-. 1 TO. Terry conquista alcuni rimbalzi in formato gigante o devia palloni che salvano la squadra (vedi nel finale sul -3) o regalano punti (deviazione su passaggio di Gafford per la tripla di Bridges), inoltre entra in molte azioni Hornets fornendo assist sul suo raddoppio o liberando compagni. 22 punti con alcuni buoni canestri ma un paio di errori nel finale costati cari.

Jalen McDaniels: 6,5

13 pt. (4/7), 4 rimbalzi, 2 assist, 0 in +/-. 2 TO in 27:47. I misteri inspiegabili di Borrego continuano con Jalen che lanciato titolare e autore di un ottimo terzo quarto su ambo i lati del campo viene un po’ accantonato nel finale. Questa volta da una buona spinta nel terzo quarto e mi piace quando attacca il ferro recuperando anche dei liberi.

Miles Bridges: 5,5

17 pt. (6/18), 4 rimbalzi, 4 stoppate, -12 in +/-, 3 TO in 39:33. Ottimo inizio nel quale cancella tre volte i tentativi dei Wizards in stoppata. Segna 9 punti nel primo tempo quando sembra più pimpante e in palla, nel secondo invece ricordo una bella alzata ravvicinata dalla destra del cerchio sui difensori ma episodica. Il motore degli Hornets va fuori giri e la squadra alla deriva. Almeno la grinta la mette.

P.J. Washington: 4,5

11 pt. (4/10), 9 rimbalzi, 4 assist, 2 rubate, 1 stoppata, +2 in +/-. 2 TO. Non tiene un uno contro uno Che sia Westbrook o Lopez non fa differenza. Ricorre a falli che riavvicinano i Maghi e dopo il brillante inizio va fuori squadra sparando malamente non segnando più un punto negli ultimi 24 minuti. Si dia una sveglia e la smetta di tirar quasi solamente da tre punti dove finisce con un 3/9. Una buona steal a Westbrook e alcuni rimbalzi (strappa un rimbalzo a una mano a Beal) ma da C titolare non basta (vedere la dunk di Bertans su di lui).

Bismack Biyombo: 5,5.

2 pt. (1/1), 2 rimbalzi, -9 in +/- in 5:14. Gioca poco. Scambia un gancio con Lopez ma fatica a tenerlo tanto che poi coinvolge anche P.J. nel lasciargli via libera. Nel finale un buon rimbalzo difensivo.

Devonte’ Graham: 5

15 pt. (4/10), 2 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, -6 in +/-, 1 TO in 30:50. Segna 3/8 da oltre l’arco ma si prende tiri da tre senza ritmo quando non dovrebbe ma se Borrego asseconda l’indole da tre a ogni costo tirando da fermo e senza gioco, che vi devo raccontare? Uno nel finale fatale. Non incide negli assist e in difesa.

Cody Zeller: 5,5

11 pt. (3/6), 4 rimbalzi, 2 assist, -2 in +/-. 1 TO in 29:38. Campo sfortunato quello di Washington per lui dove rimedia una botta alla clavicola ma rimane in campo e ferma Hachimura subito dopo. Gli fischiano fiscalmente i tre secondi ma anche lui di conquista la lunetta segnando 5 dei 6 liberi con mano ferma. Chiedergli di più è troppo, probabilmente il miglior lungo dei tre che ruota Borrego nella posizione di centro ma anche lui nel finale soffre Lopez.

Malik Monk: 5

0 pt. (0/2), 1 rimbalzo, 1 assist, -9 in +/- in 5:43. Entra nel primo tempo, serve un assist ma sbaglia due tiri e anche in difesa non pare sul pezzo davvero. Il coach propende per farlo sedere in panchina dove se la ridacchia sul canestro di Beal contro McDaniels. Rientrato forse non al 100% posso capire ma l’atteggiamento non è né scusabile né comprensibile. L’ho difeso per parecchio tempo credendo in lui e aveva fatto una buona parte di stagione ma adesso sta facendo da troppe partite la differenza in negativo. Buona fortuna in un altra squadra l’anno prossimo spero.

Coach James Borrego: 4

Indovina il challenge. La formazione iniziale proprio no anche se la squadra gioca bene indovinando triple finché rimane fresca. Le rotazioni disperdono energie e connessioni, gli Hornets si cuociono lentamente e alla fine vanno sotto no mostrando più la cattiveria usata a inizio gara. Si gioca alla disperata in attacco sprecando più volte enormi vantaggi. +16 e ancora +11 a inizio ultimo quarto. Selezione dei tiri pessima. Quinta sconfitta consecutiva, le scuse stanno a zero come le vittorie.

Matchup key Vs Wizards

Matchup key game 72 (A cura di Igor F.)

Terry Rozier Vs Chandler Hutchinson

Charlotte è all’ultima chiamata, è l’ultima battaglia di Regular Season e non si può più sbagliare, pena veder svanire i PO in una stagione così segnata.

“Scary” Terry Rozier prova a disarmare il tridente (sai) dei Wizards composto da Westbrook, Beal e Hachimura. La copertina originale si rifà a un videogame anni ’90 della SEGA che in Europa distribuita da MegaDrive si chiamava appunto Last Battle e il cui protagonista era Kenshiro di Hokuto no Ken.

Atlanta, Milwaukee e i L.A. Lakers, indirettamente hanno dato una mano ai Calabroni in queste ultime partite così Charlotte non è stata superata in classifica ma si trova alla pari in ottava piazza con i Pacers e i Wizards a quota 33-38 ma con il tie-break a favore su entrambe.

Una W garantirebbe l’ottavo posto, una sconfitta il nono o il decimo (Indiana gioca con Toronto e anche se ieri non hanno giocato Sabonis e Turner difficile pensare che possa perdere ancora).

Quella che andrà in scena nella capitale, oltre ad avere i crismi tipici dell’evento, sarà una vera partita thriller la quale dirà se la stagione degli Hornets sarà stata un film dell’horror oppure il preludio di un “fantastic fanale” a lieto fine per i teal & purple.

Inutile nascondersi dietro un dito, buona parte degli attuali uomini a disposizione di Borrego, oltre a essere stanchi, sono sembrati inconsapevolmente non credere nemmeno più in sé stessi come degli automi o zombie se preferite rifarvi al video di Jackson.

L’1/20 da tre punti ricavato da Monk, Rozier, P.J. Washington e Ball durante l’ultima partita è stato determinante per la sconfitta all’OT per una squadra che si basa molto, appunto, sulla percentuale da oltre l’arco.

Gli Hornets, dopo esser stati tra le prime 10 in questa statistica sono caduti al 14° posto e Terry Rozier è sceso sotto i .400 ma numericamente rimane il quinto miglior marcatore nella NBA per triple realizzate.

Ball e Monk faticano dal loro rientro, P.J. Washington è il solito mistero di discontinuità, solo che ha scelto il momento peggiore per essere negativo.

La squadra è “tornata alla realtà” e i sogni dai fan di agguantare i veri playoff sembrano infrangersi sulle promesse troppo alte della prima parte della stagione.

Troppo per le promesse di una squadra che a volte non ha messo tutto “il cuore” che avrebbe dovuto metterci”

Miles Bridges ha riportato impegno e concretezza, adesso tocca a Terry Rozier battere prima sé stesso che il suo avversario.

Ovviamente in termini di concretezza potrebbe fare una gran differenza per Washington opporre a “Scary” Chandler Hutchinson o Bradley Beal, alle prese con un dolore al ginocchio sinistro che lo tiene ancora in sospeso per la partita della notte contro gli Hornets.

Espugnare la capitale è la missione.

Possibili svantaggi:

La duplice minaccia di Washington è costituita (non è un segreto) dal tandem di guardie Westbrook – Beal ma il secondo è in dubbio (il sito dei Wizards riporta Hutchinson come possibile starter se non sta facendo pretattica) e potrebbe anche in caso di rientro non essere al 100%.

L’attenzione si sposterà allora sul contenere Westbrook e le sue penetrazioni.

L’ex former OKC è diventato più altruista e oltre a segnare pensa anche a smistare innumerevoli assist per i compagni, ecco perché i Calabroni dovranno difendere molto meglio sul perimetro contro una squadra non irresistibile da oltre l’arco che andrà comunque disturbata con close-out adeguati.

Washington è terza in tutta la NBA per punti segnati (116,7) ma rischia di non avere stanotte il secondo marcatore NBA (31.4 pt., in lotta con S. Curry 31.8 per il titolo di principe degli scorer NBA).

La sua presenza sarebbe un “bel” problema in più comunque per Charlotte che hanno un giorno meno di riposo degli avversari e giocheranno dopo un back to back finito al supplementare.

Occhio anche ad Hachimura (migliorato) e bisognerà limitare anche i punti nel pitturato di Robin Lopez e Gafford che da una stabilità maggiore alla difesa avversaria sarà un altro aspetto secondario da tener d’occhio così come i Calabroni non dovranno farsi condizionare dal fatto di giocare in trasferta.

Possibili vantaggi:

In casa Hornets gli unici infortunati permangono Cody Martin e Gordon Hayward (scordiamoci un suo rientro ai PO).

Miles Bridges è hot, gli altri vanno a serate o sono decisamente giù di tono.

La differenza, oltre a una necessaria difesa con il coltello tra i denti, la potrebbe fare in attacco un accurata selezione di tiro (le triple vanno bene ma non eccessivamente quando forzate e prese da giocatori che le hanno poco nelle corde, fuori ritmo con close-out imminenti) da parte degli Hornets poiché, anche se la difesa dei Wizards è migliorata, rimane ultima in NBA con 118,6 punti concessi mentre gli Hornets sono terzi negli assist con 26,9 a partita, ecco quindi che gli scorer Hornets potrebbero tornare su livelli più alti.

Charlotte ha accumulato 4 sconfitte consecutive e la voglia di rivalsa su una squadra parimenti motivata dovrebbe stimolare a cercare una W per cui mi aspetto di più dagli uomini che dovrebbero sostenere la squadra.

Fosse per me oggi giocherei con uno starting five composto da: Graham, Rozier, Bridges, Carey Jr. e Cody Zeller concedendo minuti a Ball, McDaniels, P.J. Washington e Monk dalla panchina per vedere il loro stato di forma di serata con un pensierino a Wanamaker, accantonato nelle ultime partite e che invece avrebbe meritato più spazio anche dopo il rientro di Graham in un’opzione small ball per muovere di più la palla.

“Enemy” vintage

Superbasket anni ’80 quando i Maghi erano i Proiettili…

Game 71 – Charlotte Hornets @ New York Knicks 109-118 OT

Intro

Anche se forse sarà annunciato senza enfasi e da avversario, Miles Bridges tornerà nella note in scena su uno dei palcoscenici più importanti in America.

Al Madison Square Garden gli Hornets sperano di cambiare musica dopo tre sconfitte consecutive maturate velocemente nell’ultima frazione.

E, a proposito di musica, da una canzone più recente di un gruppo chiamato Johnny Hates Jazz (famoso negli anni ’80) posso fare un lavoro simile a quello della semiotica (l’interpretazione dei segni) mostrando come le parole a volte possono essere interpretate diversamente da ognuno e si possano adattare a seconda del contesto senza troppa fatica.

In alcuni contesti c’è chi per propri interessi le decontestualizza, estrapola, omette e ne fa risultare uno stravolgimento se non un capovolgimento sofistico ma in questa canzone che pare parli chiaramente d’amore possiamo ricavare un significato epico che parli di amore e tragedia sportiva.

Nelle analisi dei testi di scrittori antichi, prima dell’invenzione della stampa, essendo trascritte a mano da amanuensi che interpretavano e arricchivano, modificavano con loro particolari, dando vita a versioni leggermente differenti dall’originale, possiamo dire che oggi chi cerca di interpretare quei testi non sempre ha vita facile in ricostruzioni che talvolta possono differire dal senso che avrebbe voluto far intendere l’autore.

Have I come to make amends

Are old enemies now’re my friends

And are you here to be my guide

To heal the wounds that I bear inside

In questa strofa possiamo interpretare il fatto di essere venuti a fare ammenda per gli errori commessi nel passato, quelle occasioni non sfruttate da Charlotte oggi costi caro.

I vecchi nemici (penso ai Lakers incontrati ai PO quando gli Hornets erano a New Orleans) sono diventati amici (devono darci una mano battendo i Pacers oggi) mentre il soggetto sotteso potrebbe essere Bridges tornato nella funzione di leader.

Do we only live to die

Or is it that our hearts are magnetized

And our worlds collide for a reason

In questa strofa possiamo notare come tutto possa perdere di senso, anche una stagione che sembrava vincente è andata a terminare su un binario morto e rischia di suicidarsi prima dei PO oppure c’è una ragione perché le due sorprese si scontrino nella notte.

Do we only live to die

Or is it that our hearts are magnetized

Going round and round like the seasons

Questi incroci non casuali magnetizzano, polarizzano i sentimenti dei fan che sperano di far emergere qualcosa di importante da questo scontro e mentre New York è qualificata, Charlotte spera di trovare l’ottava piazza per dare sostanza al sogno.

Been here many times before

With a different face from a different shore

Both here to discover the other again

Sicuramente gli Hornets al MSG sono stati tante volte con facce e città diverse.

Da Charlotte passando per New Orleans e Oklahoma City per tornare come Charlotte Hornets, senza scordare l’arancio dei Bobcats per chi ha seguito le vicissitudini delle Linci.

“Entrambi qui” per riscoprire l’altro” è uno dei messaggi di fondo dello sport: misurare le proprie capacità e vedere se la bellezza di sovvertire un pronostico può essere ancora una volta (per noi) il bello del basket. Il messaggio più profondo celato potrebbe essere quello di battere sé stessi superandosi ancor prima dell’avversario di fronte.

Charlotte ha bisogno di trovare una serata eccezionale per uscire dalle secche recenti.

Ce la farà la squadra di MJ e Borrego a conquistare una W che unita a un’eventuale L dei Pacers ci darebbe matematicamente l’ottava piazza o dovremo giocarci al cardiopalma nell’ultima gara a Washington una posizione tra l’ottava e la decima?

Mancano un giorno e qualche ora per saperlo, poi il destino dei teal & purple sarà compiuto in parte.

Analisi

Gli Hornets acquisiscono un Miles Bridges nuovo di zecca e attingendo da un Devonte’ Graham in serata riescono a portare la partita al supplementare rimontando da un -18 arrivato nel secondo quarto.

Il problema è che Charlotte non sa chiudere il match e i tentativi da oltre l’arco di Rozier e Graham non vanno a buon fine così Charlotte si disperde nell’OT lasciando a New York una vittoria che potrebbe anche non servire davvero agli arancio-blu.

Il problema è che Rozier e P.J. Washington hanno steccato un’altra volta la partita con il primo bravo a trovare il pari nel finale ma poi deleterio per quasi tutta la partita.

La selezione del tiro degli Hornets con elementi che paiono, non si sa per quale motivo, aver perso feeling con la retina, è uno dei problemi principali del momento.

SE considerassimo solo: Ball, Monk, Rozier e P.J. Washington il loro apporto di serata al tiro da oltre l’arco sarebbe un terrificante 1/20 (unico canestro un catch’n shoot da 4 punti di Rozier nel primo tempo)…

62-53 per gli Hornets a rimbalzo, 48-36 i punti nel pitturato, 59-49 dalla panchina, ottima idea quella di Charlotte di attaccare la difesa dei Knicks senza rimanere passiva ma a decidere la partita sono state la cosa più semplice: le percentuali al tiro.

Basta dare un’occhiata a questa tabella per capire come sia stato possibile perdere una partita che nel finale era sembrata davvero alla portata.

Altra sconfitta al crunch time e Hornets che domani si giocheranno il tutto per tutto in uno scontro finale thriller a Washington in una partita che, speriamo di no, potrebbe anche anticipare un eventuale scontro tra i due team nei play-in.

Hornets all’ultima chiamata, avvantaggiati ancora una volta dai risultati delle avversarie con Indiana sconfitta dai Lakers in casa.

Per stasera rimane la delusione per aver racimolato la quarta sconfitta di fila, sul filo…

Randle ha chiuso con 13 assist, 10 rimbalzi e 33 punti (nettamente un problema per Charlotte che ha stentato a contenerlo se non nel finale dei regolamentari quando stringendo le maglie l’ha costretto a diversi errori compreso un TO), Bullock con 17 pt. , 15 per Rose, 14 per Burks, 13 per Quickley, Barrett a 9 e Noel a 8 pt. con 11 rimbalzi e 5 stoppate.

La partita

I quintetti:

1° quarto:

Partenza slow per gli Hornets che nonostante il salto della palla a due vinto da Zeller sbagliavano una tripla con McDaniels incassando quella di Randle.

Ball forniva la palla per due punti da sotto a Zeller ma Bullock dal corner sinistro realizzava ancora da tre.

Charlotte si avvicinava con l’avvolgente lavoro di Zeller su Noel per un alzata da pochi cm (4-6).

Una drive di Randle forniva materiale ai Knicks per il raddoppio che andava anche oltre dopo la tripla di P.J. errata e quella di Bullock a segno.

Il fade-away di McDaniels in uno contro uno dal pitturato era provvidenziale perché arrivava dopo aver chiuso il palleggio e non aver trovato nessuno per il passaggio ma Bullock, schermato per un 3 frontale segnava il 6-14 che costringeva Borrego al time-out a 7:42.

Passavano 16 secondi e da un assist orizzontale di ball arrivava la tripla di Rozier che toccato da Payton portava a casa anche l’and one fissando momentaneamente il punteggio sul 10-14.

Bridges, appena entrato, realizzava da tre dalla diagonale destra il -1 a 7:01 ma Barrett batteva in crossover Ball e segnava il +3 N.Y., così da un altro errore di P.J. da fuori e da una bomba di Randle nasceva un nuovo divario che si fissava sul -6 (13-19).

Da un mid screen roll il passaggio schiacciato per Miles che non voleva quella palla, andava a buon fine con il recupero in corsa di Miles sul passaggio avanzato e l’appoggio oltre Payton per un two and one.

Charlotte arrivava al -1 nuovamente con un coast to coast di LaMelo che correggeva sé stesso in tap-in ma ancora una volta i newyorchesi mantenevano il comando con i canestri di Randle da due e di Bullock da tre punti.

Dopo la stoppata di McDaniels a Barrett e la rimessa dal fondo affidata (sul proseguo) a New York, un linguaggio poco signorile di RJ nei confronti dell’arbitro mandava in lunetta Rozier che accorciava di un punto grazie al tecnico ma il jumper di Rose valeva il 19-26.

Charlotte nel finale impegnava con penetrazioni la difesa locale ricavando due FT con McDaniels a 1:52, altri due con Zeller a :47.1 e poi arrivavano altri due punti grazie a un’imbucata di Miles per Cody che con finta e dunk portava il game sul 27-34 poiché gli avversari non stavano a guardare e beneficiavano anch’essi di 5 FT (due per contatto Bridge/Randle lontano dalla palla generosi).

Chiudeva Randle con un ottimo tiro dalla baseline destra che scavalcava Miles insaccando il 27-36.

Graham, protagonista di serata dalla bench di Charlotte. Foto tratta dal sito ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

Charlotte subiva altri 4 punti da Gibson in avvio e a 11:02 il time-out di Borrego sul 27-40 era necessario.

Un runner lungo di Ball rimetteva in moto Charlotte che tuttavia accusava due liberi di Rose a 9:33, una tripla di Quickley (30-45) e un’altra di Toppin dall’angolo sinistro che facevano precipitare gli Hornets sino al -18.

Charlotte sembrava senza gioco e idee ma per fortuna una fiammata di Graham ci riportava più vicini: la sua tripla a 8:05 apriva la striscia di triple con la seconda arrivata a 7:32, un incredibile deep 3 valeva il 41-53 ma non era finita perché da una second chance il numero 4 ricavava ulteriori tre punti trascinando Charlotte sul 44-53 con uno svantaggio dimezzato rispetto al massimo vantaggio Knicks.

Gli Hornets arrivavano sul -8 con un deep 3 dal centro-sinistra di Miles a 3:24 (47-55) ma la tripla dall’angolo destro di Barrett tagliava un po’ le gambe a Charlotte.

A 2:31 era ancora Graham in angolo destro a trovare il fallo e tre punti dalla lunetta, benzina per Charlotte che usciva vincitrice anche da azioni convulse: una stoppata di Noel portava alla transizione New York ma sulla linea di passaggio finale, nel pitturato, emergeva il riflesso di Rozier che in salto bloccava la sfera facendo partire la contro-transizione risolta da Zeller per il 52-58.

L’appoggio di Ball in diagonale in corsa valeva il -6 (54-60) , ma una tripla di Randle a :01.9 (step-back laterale in allontanamento su Zeller già visto) chiudeva il quarto sul 54-63, allontanando gli Hornets dalla rimonta.

3° quarto:

Non partiva bene il quarto per Charlotte dopo la miss 3 di Randle, i tentativi di Rozier e Ball a vuoto sulla medesima azione davano zero mentre un’altra palla nelle mani di Julius era trasformata dalla baseline sinistra con sapiente e impressionante azione in fade-away oltre Zeller.

McDaniels da tre non aiutava mentre il floater di Payton nel pitturato inabissava ancor di più Charlotte (54-67).

Noel in recupero stoppava Ball che sulla successiva azione segnerà in floater dalla FT line.

Anche una penetrazione wild di McDaniels finiva nella tela di Noel che più tardi cancellava ancora ball.

Un turnaround di Barrett completava il disastro di inizio quarto quando a 7:44 Charlotte si trovava sotto 56-73.

Bridges era stoppato da Noel al vetro, Thibodeau chiamava il challenge dopo aver giudicato la stoppata prima del tocco al plexiglass ma pur essendo tutto dubbio la terna smentiva la tesi dell’allenatore newyorchese.

Bridges con tre punti frontali e altri 3 dalla diagonale destra provvedeva a un proprio parziale da 8-0 che riportava charlotte al singolo svantaggio (64-73).

Randle a 6:05 splittava dalla lunetta ma poco dopo realizzava da sotto il +10 New York in un elastico che sembrava durare in eterno.

Graham al 2/2 ai liberi (fallo di Randle), jumper della star di New York dal mid range, Bridges in corsa al vetro anche da raddoppiato e un FT di McDaniels a 4:11 portavano il risultato sul 71-78.

Rose mortificava la buona difesa di Miles con un jumper oltre il numero 0 ma uno swooping in entrata di sinistra di Rozier per battere il lungo e una finta di Graham dalla destra, travolto sul close-out da Burks valevano due e tre punti dalla lunetta con Charlotte brava a riavvicinarsi sul 76-82.

Rose realizzava da due ma McDaniels finalmente a 1:41 trovava un catch n’shoot da tre punti ma Graham in difesa finiva giù marcando Randle che sbracciando dal cilindro preferiva far girar palla così alla fine il vantaggio lo prendeva Rose che da tre punti infilava.

L’ottimo taglio sulla linea di fondo destra portava Bridges a schiacciare ma ancora Rose nel pitturato stavolta, di sinistra segnava l’81-89.

McDaniels cambiava angolo ma non risultato ripetendo la tripla e da un intercetto con largo anticipo di Miles arrivava la windmill in transizione dello stesso per l’86-89.

4° quarto:

Da un passaggio di uno Zeller alto ecco un’altra scorribanda lungo la linea di fondo, questa volta targata McDaniels chiusa sempre in jam e mentre Quickley falliva la tripla Monk in transizione segnava sbattendo su Rose a 11:02.

Two and one con l’and one mancato ma vantaggio Hornets 90-89, primo della partita per Charlotte.

Graham a 10:31 segnava da tre dalla sinistra portando sul +4 Charlotte prima che Burks trovasse il pari con 4 pt. consecutivi (nel mezzo due FT di P.J. falliti).

La partita diventava punto a punto e P.J. con un poster su Noel si vendicava delle difficoltà offensive riscontrate mentre Graham con una magia nel traffico, svitava il braccio estendendolo oltre Noel e il ferro per un circus shot dolce che valeva il 97-93.

Quickley e P.J. alzavano il punteggio, Burks e Rozier anche (101-97) ma l’alley-oop di Noel e la tripla di Randle portavano al cambio di squadra leader: 101-102.

A 4:33 ancora Randle dal palleggio realizzava mentre nel finale si avvicendavano tanti errori con le difese protagoniste, tuttavia Rozier che già aveva segnato un libero per il -2, attaccava Randle battendolo in penetrazione per poi alzare la sfera oltre Noel a :37.8 pareggiando a quota 104.

Nessuno riusciva più a segnare con gli Hornets a fallire da fuori con Rozier e Graham allo scadere anziché provare a costruire da due punti.

Miles Bridges in schiacciata in serata. Foto tratta dal sito ufficiale degli Charlotte Hornets.

OT

Borrego anziché schierare Zeller per la palla a due mandava Miles così Noel la portava a casa e New York passava per prima in vantaggio quando P.J. volava in close-out sfiorando Randle a 4:41.

Due liberi a segno che anticipavano la tripla di Burks dalla sinistra.

Appoggio di sinistra di Miles in corsa ma gli Hornets frastornati difensivamente dal lato destro incassavano il colpo pesante di Bullock per il 106-112.

Miles mancava una tripla e Noel da sotto praticamente chiudeva il match (106-114) a 2:15.

Il -8 diventava -10 e Charlotte finiva lasciando scorrere la partita senza più impegnarsi davvero troppo con un finale da 109-118.

LaMelo Ball: 5

8 pt. (4/15), 3 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata, 1 stoppata, -21 in +/-, 2 TO in 20:47. 0/4 da tre punti. Non è in forma e lo si vede sia nel tiro da fuori che in banali errori il layup che di solito non mancherebbe. Lascia spazio a Graham nel secondo tempo inabissandosi in panca. Durante la partita piace il suo coast to coast con autocorrezione e un’entrata (sfruttando il blocco nel pitturato) finita con un appoggio veloce. Due le stoppate prese da Noel che fanno rumore ma l’importante è continuare a giocare.

Terry Rozier: 5

13 pt. (4/14), 8 rimbalzi, 4 assist, 2 rubate, -17 in +/-. 2 TO. 1/7 da tre punti, che pesa come un macigno con tiro nel finale dei regolamentari e una trip all’OT che pesano. Di buono segna nel primo quarto il catch n’shoot del 10-14 con and one, recupera una palla in salto sulla transizione avversaria bloccandola a due mani e porta tre incursioni notevoli compresa quella del pareggio finale nei regolamentari ma per il reso non segna più un tiro. Un po’ bloccato dalla difesa avversaria è ancora sotto al sua media punti. Speriamo in una rinascita a Washington viste anche le caratteristiche un po’ meno difensive dei Wizards rispetto agli ultimi tam affrontati.

Jalen McDaniels: 6

15 pt. (5/10), 10 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, 1 stoppata, -4 in +/-. 1 TO in 39:42. Qualche buona difesa, indovina un paio di triple in serie dagli angoli nel secondo tempo che diventano importanti per il recupero. Doppia doppia tra rimbalzi e punti con un buon taglio sulla linea di fondo che servito lo porta alla schiacciata.

P.J. Washington: 5

4 pt. (2/11), 10 rimbalzi, 1 assist, -18 in +/-. Rimbalzi, sì, ma uno 0/5 da tre punti, altra prestazione gravemente insufficiente in attacco pur con Bridges accanto. Posterizza Noel dopo esser stato in difficoltà tutta la partita e segna dal pitturato poco dopo il suo secondo e ultimo canestro. Due errori di seguito pure ai liberi, alla fine fatali.

Cody Zeller: 6,5

10 pt. (4/8), 11 rimbalzi, 3 assist, +2 in +/-. 2 TO. Meglio nel primo che nel secondo tempo, spesso caratteristica dei centri Hornets, specialmente per punti. Il suo giocare alto fa sì che regali un paio di assist sulla baseline davvero pregevoli (Miles e Jalen ringraziano), 11 rimbalzi e doppia doppia sono tanta roba per un centro Hornets. A inizio sfida gli skip in step-back di Randle che colpiva anche dalla linea di fondo, o le triple egli avversari (vedi Quickley da tre in angolo) sembravano renderlo colpevole oltremisura ma poi piano piano è riuscito a dare un tono alla difesa facendo sbagliare diverse volte gli avversari compreso Randle nel finale.

Miles Bridges: 7,5

30 pt. (12/21), 5 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata, -4 in +/- in 34:28. Rientro in grande stile. Si scrolla la polvere di dosso con il primo tiro: una tripla che entra immediatamente.5/12 da tre punti (un paio di errori nell’OT anche sfortunati), una presenza anche se non sempre i suoi close-out sono vincenti ma spesso sono utili così come i 4 assist ma è al tiro dove da il meglio, oltre ovviamente a portare energia e assist (imbucata per Zeller nel primo tempo da segnalare). 30 punti al rientro, alla faccia di chi pensava non tornasse in forma anche se arriva una sconfitta.

Devonte’ Graham: 7,5

25 pt. (6/15), 3 rimbalzi, 8 assist, +9 in +/-. 1 TO. 5/12 da tre punti, l’altro trascinatore di serata con una fiammata nel secondo quarto con triple in serie, una da casa sua. Nel secondo tempo cala un po’ ma mette la tripla del +4. Smista assist, guadagna alcuni buoni FT con le finte e chiude con 25 punti dalla bench dimostrando personalità e confidenza. Il circus shot oltre Noel è poesia.

Bismack Biyombo: s.v.

0 pt. (0/0), 0 in +/-. TO in 3.1. Tre secondi nel finale di secondo tempo per eccesso di difesa da parte di Borrego.

Malik Monk: 5

4 pt. (2/8), 1 rimbalzo, 1 assist, +8 in +/- in 15:28. 0/4 da tre punti, altro minus… gioca poco e segna meno. Il suo sorpasso in transizione con appoggio al vetro sbattendo su Rose (mancato l’and one). Veramente poco apporto da Malik che come P.J. e Rozier stenta. Speriamo in un risveglio contro Washington perché anche lui come Ball sembra sia rientrato a fatica.

Coach James Borrego: 5,5

L’idea di attaccare il pitturato è buona così come di giocare con pochi elementi ma forse qualcuno è nel momento di forma sbagliato e qualcuno in panca potrebbe essere più utile, quella di giocare troppi minuti con McDaniels – invece – non lo è. Gli schemi per vincere le partite sembrano quelli per perderle poiché tiri da tre presi in quella maniera non necessitano di time-out per costruire l’azione. Una partita ancora…

Matchup key Vs Knicks

Matchup key game 71 (A cura di Igor F.)

Miles Bridges Vs Julius Randle

Charlotte arriva alla penultima partita contro una squadra in forma che sta cercano di recuperare almeno la quinta posizione.

Per certi versi le sorprese della stagione a Est (gli Hornets lo sono stati finché sono rimasti integri o quasi) attualmente esprimono la loro potenza ricalcando nei ruoli chiave i loro punti di forza.

Già, perché se Julius Randle sta facendo una stagione da protagonista in arancioblu, Charlotte ritroverà nella notte Miles Bridges, che, incerto sino all’ultimo, è stato liberato dalla Lega dal protocollo Covid-19 e potrà giocare nella notte.

In che condizioni resta tutto da vedere ma il suo rientro potrebbe essere importante.

Possibili svantaggi:

La squadra di Thibodeau, giocando in casa, l’abbiamo visto anche durante l’ultimo scontro opporrà una cattiveria agonistica e una difesa che gli Hornets dovranno almeno pareggiare per non soccombere fisicamente.

New York è terza nel rating difensivo ma anche l’attacco, se parliano di triple, è quarto nella percentuale da tre punti quindi Charlotte avrà il suo da fare per non concedere a Barrett, Bullock e soci triple dal perimetro e a Randle punti facili anche da rimbalzo (Knicks ottavi a rimbalzo in generale).

Possibili vantaggi:

A rimbalzo New York scende al quindicesimo posto se parliamo dei soli offensivi e in chiave di contenimento e risposta Miles Bridges potrebbe dare una mano a una squadra che dovrà difendere se vorrà cercare di portare a casa la partita.

New York qualche problema con i falli potrebbe averlo come sul ritmo, molto lento rispetto ad altre squadre NBA, trovare buone combinazioni di assist per portare a punti “facili” o che portino a commettere falli New York potrebbe essere una buona strategia nell’uso dei piccoli: Graham, Rozier, Ball e perché no, Monk e Wanamaker con le loro drive and kick ma attenzione ai TO.

L’energia di Bridges (partirà da titolare o dalla panchina? Personalmente propenderei per un inizio con lui per vedere come va e non perdere terreno) potrebbe anche liberare un po’ di più P.J. Washington dall’impegno difensivo restituendogli più dinamicità e precisione durante la fase offensiva.

D. Rose in dubbio per un problema alla caviglia sarà un piccolo vantaggio per Charlotte nel momento in cui non vi fosse ma occhio a Burks dalla panchina.

Se Charlotte non è favorita e al 100%, l’importanza della vittoria a New York è talmente fondamentale che il team è chiamato a dare una prova di non essere solo bello esteticamente ma anche concreto.

“Enemy” vintage

Agosto 1985 (Superbasket), la vecchia conoscenza degli Hornets (ha lavorato per Charlotte e MJ come assistente allenatore) Patrick Ewing è già il futuro dei Knicks.

Bridges Thriller

Alla vigilia della decisiva sfida con i Knicks a New York, Miles Bridges è ancora in dubbio.

Bonnell, dell’Observer, sostiene che un ragazzo che esce da un caso di COVID-19, difficilmente salverà ciò che gli Hornets sono stati negli ultimi tempi.

L’abbiamo visto tutti: Charlotte è scarica, con poche energie e soluzioni limitate.

Rozier è stato preso in consegna dai migliori difensori quando Hayward (out dal 2 aprile con un piede slogato e difficilmente rientrerà con un allenamento saltato mercoledì) e Ball sono rimasti out e ancora oggi, se i compagni non la mettono mai dentro, le sue difficoltà nelle percentuali e a prendersi tiri con un po’ di spazio, rimangono un problema per i leggeri Calabroni.

Il rientro di Miles però potrebbe dare una spinta energetica agli Hornets e liberare P.J. Washington in attacco.

P.J. si è molto sacrificato in difesa facendo due buone partite ma l’attacco è stato scadente, all’opposto della sua buona defense.

Perse tre partite di fila, la ragione dice che la stagione regolare terminerà con una serie di cinque sconfitte consecutive viste le avversarie ma è probabile che Bridges sia sul punto di essere cancellato dai protocolli di salute e sicurezza, dopo aver saltato le ultime sei partite.

Quanto potrà in termini di contributo un ragazzo ripresosi dal Covid-19 è difficile dirlo.

Il minutaggio potrebbe essere limitato ma ricordando bene una scena con Miles affaticato più del dovuto in panca contro Miami (ultima apparizione) mi era sembrato avesse in circolo già qualcosa quindi personalmente punto molto sul suo fisico e sulla sua testa se sarà liberato.

Anche lui come Ball e Monk non sarà al 100% sicuramente.

Infortuni e malattie sono state devastanti ma la spinta psichica per il gruppo potrebbe essere notevole.

I Pacers hanno perso con Milwaukee la partita che si giocava in contemporanea con quella degli Hornets contro i Clippers mentre nella notte, facile previsione, i Wizards hanno battuto i Cavaliers (Wizards qualificati ai pi e Chicago eliminata) portandosi quasi alla pari a Charlotte e a Indy sul 33-37 (Wizards sul 33-38) n questo momento.

Gli Hornets hanno due speranze fondamentali: che i Lakers battano i Pacers e che loro vincano una partita delle ultime due rimaste poiché con i tie-break a favore su entrambe le avversarie l’ottava piazza e la sfida contro Boston (anche perdendola avremmo una seconda possibilità) sarebbe garantita.

Finale thriller, alla disperata in pieno Hornets style, quest’anno più che mai denso. Bismack Biyombo ha detto di non essere preoccupato che questa squadra – così giovane, così a corto di personale – sia stata sconfitta emotivamente.

“Siamo di buon umore. Non vediamo l’ora di giocare la partita di sabato” a New York, ha detto Biyombo, che ha segnato 13 punti e sette rimbalzi in quella che potrebbe essere una delle sue ultime partite come Hornet.

Con il mistero di Bridges a poche ore dalla partita, più emozionante di un film…

Game 70 – Charlotte Hornets Vs Los Angeles Clippers 90-113

Intro

Le fasmate si fanno oscure e imperscrutabili nella notte che anticipa la tempesta.

Gli Charlotte Hornets giocano allo Spectrum Center l’ultima partita di Regular Season sperando non sia l’ultima dell’annata cercando una W che dia speranze concrete di rimanere all’ottavo posto, ipoteticamente fondamentale per avere un vantaggio ai play-in.

Sarà l’ultima notte di R.S. nel quale il mio subconscio smetterà di parlarmi catastroficamente nel sonno poiché le prossime due sfide contro New York e Washington finalmente sono state fissate entrambe alle ore 19:00 di sabato 15 e domenica 16 maggio.

A Charlotte arrivano i Clippers e chissà che Borrego abbia fatto qualche sogno, archetipo rivelatore dello starting five da mandare sul parquet nella notte.

Chissà che riesca a fondersi con lo spirito della squadra per farla rendere al meglio perché anche per C.G. Jung il conoscere sé stessi era la base fondamentale per stare meglio e magari cercare di modificare il mondo composto da una serie di individui.

E’ a questi e alla loro voglia di vincere che si affiderà il coach in una sfida che ha tutti i crismi per essere considerata impossibile a partire dal fatto che i Velieri (salvo il lungodegente Ibaka) sono al completo, giocano ancora per una posizione, hanno una squadra più forte e dal 2014 li abbiamo battuti soltanto una volta (peggior percentuale degli Hornets contro un altro team da quando sono rinati).

Eppure le possibilità si assottigliano e non si può più sbagliare.

Sperando che sulla sponda californiana qualcuno abbia una serata storta, gli Hornets tentano il viaggio onirico da sogno cercando di non sprofondare nell’incubo ma bisognerà giocare con “la bava alla bocca” (specialmente da parte dei gregari per consentire un offensiva meno stanca e tesa degli scorer) perché non ci sono altri sistemi per vincere vista la disparità di forze.

Analisi

Gli Hornets sono fatti della sostanza degli incubi.

Charlotte non apre conoscere sé stessa fornendo due prestazioni diametralmente opposte tra primo e secondo tempo.

Sostanza troppo volatile per trovare una stabilità che gli aveva garantito Hayward fino al suo infortunio.

L’energia di Bridges aveva compensato un po’ alla perdita ma con l’ex Celtics che pare non sarà disponibile nemmeno per i play-in, gli Hornets stanno andando alla deriva in un finale nel quale la frustrazione di vedere una squadra subire sconfitta dopo sconfitta non è nemmeno mitigata dalle difficoltà altrui.

Dopo la W di Atlanta su Washington, ecco quella in nottata dei Bucks sul parquet dei Pacers.

Una vittoria avrebbe garantito agli Hornets la qualificazione ma un altro avvio pessimo di ultimo quarto con i primi tre punti dal campo (dopo due liberi a segno) trovati a 5:24 da Graham valevano un finale tranquillo per i Clippers che dopo l’1/11 da tre nel secondo quarto si erano trovati all’halftime sotto di tre sul 47-44.

La dispersione termica degli Hornets su ambo i lati del parquet ha fatto sì che si trovassero protagonisti complementari nelle fila avversarie: oltre a un George da 20 punti e 10 rimbalzi, spuntava un Jackson da 19 punti seguito dall’atteso Leonard fermo a 16.

15 i punti per Marcus Morris Sr. Mentre l’ex Batum, stipendiato ancora da Charlotte, ha trovato alcuni canestri pesanti nel secondo tempo finendo a 11 punti (peccato che l’uomo Batum sia miserevole rispetto al giocatore visto stanotte) con un Rondo a 9 pt. (3/3 da fuori) e 5 assist smistati.

Gli Hornets hanno finito meglio nel pitturato, nelle second chance e nei fast break ma a far crollare il castello delle buone statistiche è stato semplicemente il tiro, specialmente quello da fuori.

La tanto decantata costruzione di gioco di Borrego si è vista poco e nel primo tempo Charlotte ha tenuto per propri meriti in difesa e scarsi meriti avversari in attacco ma quando i Clippers anno ritrovato la via dei tre punti gli Hornets non sono stati in grado di rispondere finendo con un 27,3% da tre punti contro il 46,7% avversario che aiuta i losangelini a insidiare la miglior squadra per percentuale da tre punti, gli Hornets di Dell Curry anni ’90…

La partita

I quintetti:

1° quarto:

Partenza con primo tentativo per i Clippers che accontentandosi di un jumper dalla media estratto da Leonard (vs McDaniels) sbagliavano il tiro mentre da un passaggio del nostro numero 6, Biyombo riusciva a schiacciare così come depositava poco più tardi su assist di Rozier per il 4-0.

Clippers fuori ritmo, spin di Ball in area e fallo che lo portava a 9:49 a realizzare il 6-0 in lunetta prima che Zubac apportasse in schiacciata contrastata anche i primi due punti ospiti.

George a mezzo tripla portava sul -1 i californiani ma Ball in entrata con un jump stop e appoggio al vetro realizzava l’8-5.

Morris, P.J., ancora Morris (oltre a un Rozier in difficoltà in chiusura) e Caleb Martin ai 24 mandavano la partita con quattro bombe sul14-11 prima che Morris segnasse su Zeller dal pitturato il 14-13.

A 5:38 entrava un fischiatissimo Batum ma George a mezzo tripla realizzava il sorpasso (14-16) prima che la soluzione offensiva venisse trovata da Zeller con un mid-range per il pari.

A 4:02 Zubac dalla lunetta faceva riscattare i Clippers ma da un suo attardarsi, Zeller ne approfittava per rilasciare il nuovo pareggio a quota 18 sopra Batum.

Un’imbucata per il centro dei Clippers era chiusa dallo stesso con una dunk aggressiva ma ancora una volta Charlotte reggeva il passo con il floater di Rozier a 2:04 ancora sopra l’ex.

La differenza cominciava a scavarla la panca dei “Clip’s” che segnava da tre con R. Jackson, Rondo, Leonard e ancora R. Jackson mentre Charlotte trovava solo nel mezzo un arcobaleno di Zeller e contemporaneo FT per fallo di Cousins su McDaniels a rimbalzo così, per effetto di questi, il primo quarto si chiudeva immeritatamente sul 23-31 ma non segnando quasi mai da fuori…

McDaniels in schiacciata. Foto tratta dal sito ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

Si apriva male per Caleb Martin la seconda frazione, stoppato da R. Jackson su un tentativo di mazzata delle sue a una mano ma anche George mancava un FT per tre secondi difensivi di Zeller a 10:46.

A 10:20 Batum andava in lunetta dopo essere stato oggetto della seduta volante di Caleb martin.

½ e ovazione sul primo errore dell’ex.

Ball segnava da tre dalla diagonale sinistra, Jackson rispondeva con il taglio sul fondo in back-door ma dall’altra diagonale era sempre LaMelo a inventare un altro tiro da fuori prendendosi spazio dal palleggio (29-34).

Ball alzava in entrata morbidamente per Biyombo che accompagnava con una carezza la palla sino alla retina ma sull’altro fronte Cousins con una finta e hook andava a segno oltre il congolese.

Gli Hornets pervenivano al pari dopo la schiacciata di Biz e il canestro di Monk in appoggio al vetro a 7:10 oltre Zubac (36-36).

I Clippers ripartivano con l’unica tripla realizzata nel quarto, quella di Leonard che ne sbaglierà due velocemente appena più tardi mentre i floater di Rozier e l’alzata alta di Jackson in entrata aggressiva faceva tornare al +3 gli avversari.

A 5:32 Charlotte entrava in time-out ma aveva ancora difficoltà realizzative: un hook di P.J. sterile era corretto di sinistra da Biyombo e l’entrata di Rozier a 3:41 era interrotta con il fallo così Scary faceva piovere in lunetta il nuovo vantaggio: 42-41.

A 1:36 Graham beneficiava di due liberi che andando a segno trovavano il parie nel finale l’unico canestro buono era quello dal corner sinistro di Rozier da second chance dopo l’errore di P.J. da fuori e la riapertura immediata di Graham in angolo.

I Clippers finivano con un 1/11 da tre nel quarto così gli Hornets resistevano tenendo un punteggio basso e rimettendo il capo avanti su un fragile vantaggio mentre a Indianapolis anche i Bucks erano avanti di tre sui locali (69-66).

3° quarto:

Iniziava male il quarto per Charlotte alla quale non venivano assegnati due FT a P.J. (trattenuta di Beverley) con lamentele di disparità di trattamento visto il fallo concesso a Batum nel primo tempo e poi veniva fischiato un fallo offensivo a Biz così Leonard segnando da tre faceva ripartire l’attacco californiano con il colpo del pari.

McDaniels, in avvicinamento sulla baseline destra estraeva un buon jumper oltre Zubac ma Leonard pareggiava.

Uno zip pass di Ball valeva il facile due punti di Washington quindi arrivava un’altra scarica di triple a consegnare il vantaggio agli ospiti (George, McDaniels e George) ma Rozier in entrata attraeva il raddoppio e alzando per il convergente McDaniels pescava la connessione in alley-oop per il 60-59 con relativo time-out a 7:05.

George scavalcava gli Hornets (60-61) e Zubac metteva dentro il più tre in gancio su P.J. Washington.

Un fade-away di ball che faceva tutto da solo riavvicinava Charlotte respinta da Morris con cannonata da tre oltre il close-out di ball.

Lo stesso Ball era servito da Biyombo (rimbalzo offensivo) trovando spazio per il dardo del riavvicinamento (65-66).Un fallo subito da George portava un altro punto ai Clippers in lunetta ma un floater di Zeller mostrava come gli Hornets provassero a rimanere in partita.

67-67 ma troppo facile per Jackson, pescato nell’angolo sinistro tutto solo, riportare avanti i suoi e poi trafiggere ancora gli imenotteri dietro quegli occhialini per il 67-73.

Zeller e Caleb martin segnavano 4 punti di fila per Charlotte tornata sul 71-73 mentre i cervi prendevano il largo a Indianapolis.

Rondo con un bound back pass dietro la schiena innescava l’entrata di Leonard che trovava anche l’and one.

Caleb però segnava un lunghissimo due punti(peccato per veramente un millimetro il piede sulla linea) mentre a 1.43 Morris in bonus segnava a gioco fermo il 73-78.

P.J. da sotto riportava a distanza di un solo possesso il team della North Carolina(75-78) ma la partita cominciava a volgere beffardamente al peggio quando l’ex debosciato Batum trovava motivazioni per segnare due triple consecutive che portavano a un finale di quarto sul 77-84.

4° quarto:

La partita degli Hornets terminava subito a inizio quarto perché semplicemente tra il proprio sterile attacco e la difesa dei Clippers si instaurava un rapporto di forze soverchiante, se poi a Rondo era concesso troppo spazio per calare la tripla del 77-87, si poteva già anticipatamente buttare la pasta.

La seconda tripla di quarto dell’ex Celtics dava il +13 agli ospiti mentre Charlotte recuperando soltanto un 2/4 dalla lunetta finiva sotto di 19 sulla bomba di Jackson.

I primi tre punti dal campo li realizzava Graham a 5:24 e poi c’era spazio per poco: un euro-step di Caleb e l’ingresso di Carey Jr. e Riller per il contentino in un finale che almeno scorreva velocemente.

90-113, due partite alla fine sempre più sul filo, un destino nelle proprie mani e nella propria mente poiché se Denver e i Clippers erano fuori portata, New York e Washington rimangono due avversarie difficili ma contro le quali si può giocare, a patto di ottimizzare le soluzioni.

A 5:32 Charlotte entrava in time-out ma aveva ancora difficoltà realizzative: un hook di P.J. sterile era corretto di sinistra da Biyombo e l’entrata di Rozier a 3:41 era interrotta con il fallo così Scary faceva piovere in lunetta il nuovo vantaggio: 42-41.

LaMelo Ball: 6,5

18 pt. (5/10), 6 rimbalzi, 7 assist, 2 rubate, -15 in +/-. Lampi di LaMelo. Si rivede a tratti: accende la fantasia del recupero nel primo tempo con due triple dalle diagonali opposte sparate consecutivamente e poi lancia morbidamente Biyombo alla schiacciata volante. Un tagliante alla velocità della luce per P.J. fa vedere come solo il polso lo stia limitando. In progresso rispetto alla volta precedente anche se nemmeno lui quando conta riesce a tenere in partita Charlotte.

Terry Rozier: 4,5

10 pt. (3/13), 4 rimbalzi, 5 assist, 2 rubate, -14 in +/-. 3 TO. Parte in netta difficoltà nei close-out, sia per mancanza di cm ma peggio per posizioni flottate che non garantiscono un rientro adeguato sul possibile tiratore. Segna in entrata attaccando con floater e così ottiene anche due FT nel secondo tempo ma l’1/7 da fuori dice che sta tirando con meno fiducia. Mezzo punto in più per gli assist, comincia con Biyombo ma vede anche da raddoppiato in entrata McDaniels e lo serve per un alley-oop. Cancellare la serata, cancellare gli ultimi tempi, tornare a giocare con fiducia perché a New York servirà il miglior Rozier per tentare di vincere una partita molto importante.

Jalen McDaniels: 5,5

10 pt. (4/10), 4 rimbalzi, 2 assist, -23 in +/-. Buona partenza contrastando un tiro di Leonard e offrendo un assist per Biyombo ma alla lunga emergono i suoi problemi in difesa a causa del fisico e anche in attacco dove l’1/4 da fuori non aiuta così come un finale con un paio di errori al tiro benché il 3/6 da due punti sia decisamente migliore (un paio di buoni tagli con alley-oop su assist di Rozier su un’azione molto bella). Aggiunge un libero conquistato andando a rimbalzo contro Cousins..

P.J. Washington: 5

7 pt. (3/13), 5 rimbalzi, 1 assist, 4 rubate, -10 in +/-. 1 TO. Se Rozier è stato l’uomo in più del backcourt in stagione, P.J. dovrebbe essere quello del frontcourt e a giudicare dal numero di rubate potrebbe starci ma già caliamo molto a rimbalzo per poi quasi scomparire al tiro. 3/13 con errori in gancio e semigancio sembrato a volte velleitario, oltre all’1/5 da oltre l’arco.

Bismack Biyombo: 7

13 pt. (6/9), 7 rimbalzi, 1 assist, -5 in +/-. 3 TO. 4 punti immediati su due assist e poi qualche altro punto sino ad arrivare a 13. Discreto nelle due fasi. Per una volta, specialmente nel primo tempo, è una figura positiva per Charlotte anche perché i Clippers giocano molto sul perimetro e raramente soffre pesantemente Zubac.

Vernon Carey Jr.: 6

1 pt. (0/1), 1 rimbalzo, 1 stoppata, -1 in +/- in 3:53. Minuti di garbage con una stoppata, un tiro mancato e due liberi presi per una spinta mentre provava a passare sulla linea di fondo. Bella anche l chiusura per il TO con il quale costringe l’avversario a uscire dal campo.

Devonte’ Graham: 5

5 pt. (1/7), 2 rimbalzi, 5 assist, -16 in +/- in 22:42. Dopo il massimo stagionale se non è il minimo poco ci manca. Sballato al tiro segna due liberi e una tripla a partita finita. Compensa con gli assist un game nel quale non gioca che poco più di 22 minuti. La difesa dei Clippers lo indirizza anche al centro una volta mettendogli pressione, lui tenta un floater ma non è in ritmo e la palla rimbalza sul ferro e va fuori.

Caleb Martin: 6

9 pt. (4/7), 1 assist, -8 in +/-. 1 TO in 17:10. Prende una stoppata da Jackson e il dolore al pollice sinistro si riacutizza, un paio di belle conclusioni da lontano, una con un piede per pochissimo sulla linea dei tre punti.

Cody Zeller: 6

10 pt. (5/7), 6 rimbalzi, 1 assist, -17 in +/-. 2 TO. Prova a metterci del suo lottando. Commette un fallo offensivo spingendo Zubac, si vede annullare un canestro poiché Batum in stoppata l’aveva costretto a scendere con la palla in mano. Vince la contesa così come vince nel primo tempo la diffidenza sul suo tiro segnando un lungo due punti.

Malik Monk: 5,5

7 pt. (2/6), 1 assist, 1 rubata, -5 in +/- in 14:11. Pochissimo in campo, prende i suoi tiri, ci porta al pari con una bella esitazione in area per l’appoggio al plexiglass oltre Zubac ma per il resto ci si aspettava di più da lui quando la partita stava degenerando. Una tripla che arriva troppo tardi.

Coach James Borrego: 4

Parte con lo stesso squinternato quintetto ma alla fine tra rotazioni e zona nel primo tempo funziona. Quando la squadra di Lue batte la zona con le triple gli Hornets che si staccano dagli avversari ritrovano una non più casuale incapacità di segnare. E’ ancora l’ultimo quarto a determinare un pesante distacco tra i due team. E’ vero che i Clippers sono una squadra esperta, ricca di veterani e con una panchina lunga ma la squadra cede di schianto per la terza volta consecutiva contro avversarie differenti e qualcosa non va. Se Charlotte attacca di più nel pitturato, è altresì vero che un gioco basato troppo sul tiro da oltre l’arco deve essere finalizzato. Il 9/33 vale il 27,3% e sarà difficile vincere con queste percentuali…

Matchup key Vs Clippers

Matchup key Game 70. A cura di Filippo Barresi.

P.J. Washington Vs Kawhi Leonard

Allo Spectrum Center nella notte arrivano i Clippers assetati di vittorie per l’ultimo rush finale in vista dei playoff.

Per questo motivo Charlotte dovrà opporre una resistenza sicura e organizzata per evitare di soccombere.

La chiave del match passerà per lo scontro tra P.J. Washington e K. Leonard, stella dei losangelini.

Difender su di lui non sarà un compito facile, vista la versatilità offensiva messa in mostra nel corso di questa stagione.

Possibili svantaggi:

I Clippers sono una delle migliori squadre offensive della lega e la profondità del loro roster permette di avere sempre ottimi giocatori in campo per poter organizzare una manovra puntuale ed efficace.

La difesa di Charlotte, d’altro canto, sta perdendo colpi nelle ultime uscite (qualcosa di buono si è rivisto nell’ultima partita) e deve ritrovare quell’energia che l’ha contraddistinta nella prima parte di stagione.

Possibili vantaggi:

I Clippers, vista l’assenza di Ibaka, giocano al momento praticamente con un solo centro: Ivica Zubac.

Questa lacuna potrebbe permettere agli Hornets di sfruttare più spesso la small ball tanto amata da coach Borrego e di non dover concedere minuti a Bismack Biyombo, il quale nelle ultime uscite è stato molto dannoso per gli equilibri della squadra.

“Enemy” vintage

Luglio 1989, da Superbasket. Ken Norman dei vecchi Clippers, “lontani parenti” di quelli più simili oggi ai Lakers. La loro “costante fortuna” nasce dallo sgretolamento di New Orleans dopo la vendita di Shinn alla NBA, grazie allo “scambio”tra le due franchigie che consegnò CP3 ai Velieri.

Memories

11 gennaio 2002. Gli Hornets cancellano 17 punti di svantaggio trascinando la partita al supplementare dove vincono all’ultimo secondo con questo layup nel traffico di Baron Davis.