Game 76: Charlotte Hornets @ Golden State Warriors 90-137


Intro

Una partita che per il pronostico ostico non gasava di certo i fan di Charlotte.

La classica partita senza speranza che lo scorso anno girò incredibilmente a favore degli Hornets in quel di Oakland.

Non ci sono grandi premesse per ripetersi poiché la squadra è praticamente out dai playoffs e fuori casa stenta, per utilizzare un eufemismo.

Cosa potrebbero fare i Calabroni per sopperire al divario tra le due squadre?

Sicuramente sbagliare poco, difendere molto e intelligentemente e augurarsi che dall’altra parte non ci siano giocatori in the zone.

Riguardo ciò che la squadra di Borrego potrebbe fare copio il testo virgolettato da www.stateofmind.it, un giornale on-line sulle scienze psicologiche.

Ditemi se tra i vari ambiti la descrizione seguente non si adatta benissimo al gioco del basket:

“Prendere delle decisioni di solito richiede la valutazione di almeno due opzioni che differiscono rispetto a diverse caratteristiche ed elementi. La selezione di un’opzione a scapito di un’altra richiede che la persona metta in atto una valutazione complessiva delle diverse alternative, utilizzando specifiche modalità di ricerca ed elaborazione delle informazioni e strategie decisionali.

Nella maggior parte dei casi prendere decisioni significa ragionare in condizioni di incertezza: non riusciamo a prevedere con certezza l’esito futuro delle possibili alternative a disposizione, ma nella migliore delle ipotesi riusciamo soltanto a stimare la probabilità di tali esiti.

I ricercatori nei campi della psicologia e dell’economia sono generalmente d’accordo sull’importanza di due fondamentali motivazioni umane, come il desiderio di ridurre l’incertezza e il desiderio di ottenere vantaggio (Bentham, 1948); queste motivazioni sono fondamentali nella presa di decisioni. Contrariamente alle prime teorie, che vedevano il decision making legato alla scelta razionale, oggi è risaputo che le decisioni umane sono basate tanto su motivazioni edoniche ed emotive quanto su motivazioni razionali (Cabanac, 1992)”.

Ebbene, specialmente sul lato offensivo i ragazzi di Borrego dovranno essere abili a trasformare il maggior numero di possessi che avranno.

Sicuramente saranno importanti aspetti come difesa e transizione e la sua gestione ma anche a difesa schierata Charlotte avrà nelle mani dei propri singoli le possibilità di gestire palloni tra gloria personale e gioco di squadra.

A volte decisioni azzardate funzionano ma la valutazione della miglior opzione/scelta è l’unica soluzione per poter contrastare una gara estremamente ardua.

E allora si andava in scena nella notte a Oakland con nulla da perdere e meno tensione vista la serata scorsa dove le altre contender per i playoffs si sono allontanate vincendo tutte, lasciando nella classifica dell’Est, al centro dello scaduto blocco granitico della Southeast Division (tutte e cinque le squadre in fila) gli Hornets al terzo posto, preceduti dai due team della Florida.

I

Le formazioni:

La partita in breve

Charlotte resiste poco più di un quarto poi si coniugano la pessima difesa in generale degli Hornets, specialmente sul tiro da fuori (cosa già vista nella gara con i Lakers) con la bravura degli avversari nel realizzare questo tipo di situazioni, a volte semplicemente uscendo da un blocco per un catch n’shoot rapido (era il caso di ottime due triple by Thompson).

A inizio ripresa era proprio lui a metterne un paio consecutive mandando in ghiaccio una partita già chiusa a metà secondo quarto nonostante la già avvenuta espulsione di Cousins per gomitata su Willy a rimbalzo (flagrant 2 per la terna).

Gli Hornets con la testa al back to back di Salt Lake City, ultima spiaggia per chi crede ancora nel miraggio playoffs, cominciavano a calcare il parquet per firma lasciando ancora più spazi.

I Warriors mollavano un po’ nel finale del terzo quarto quando sul +45 subivano un parziale di 9-0.

Gli Hornets rientravano di altri punti nell’ultimo quarto ma poi lasciavano tutto il finale alla panchina dei Guerrieri che chiudeva sul +47, un divario probabilmente più ampio rispetto alle forze in campo ma che certamente racconta di una gara mai in discussione.

Ai 25 di Curry e ai 24 di Thompson dalla panchina si aggiungeva un Cook da 21 punti ad anticipare un Durant da 11 punti e 9 assist mentre Green con lo stesso numero di assist si fermava a 10 pt..

nelle statistiche di squadra gli Hornets vanno meglio solo ai liberi con un 88,0% (22/25) contro l’83,3% avversario, nelle steal (8-7) e nei minor TO (11-15) mentre nelle altre statistiche è diluvio Warriors con un 24-41 negli assist, 28-50 a rimbalzo, 4-10 nelle stoppate ma l’aspetto fondamentale del match è il tiro.

Hornets al 35,3% dal campo scendendo al 25,0% da tre punti contro il 60,2% avversario dal campo migliorato “incredibilmente” da oltre l’arco con un 63,6% (21/33)…

Per Charlotte una partita da ricordare per gli errori difensivi che dovrà esser utile per migliorarsi domani a Salt Lake City.

La partita

1° quarto:

Gli Hornets partono bene mentalmente per competere anche se un rapido catch n’shoot sull’uscita di Thompson dava lo 0-3 agli avversari a 15 secondi dall’inizio.

Walker rispondeva con un pullup frontale imitato dallo stesso Thompson aiutato dal primo ferro.

Bacon si creava un tiro dal bordo dell’area sinistra sollevandosi oltre due difensori per realizzare il 4-5 mentre Miles, i partenza dal binario sinistro rischiava passi contro Green che abboccando alla finta lasciava libero il corridoio per la schiacciata sorpasso del rookie.

Gli Hornets aggiungevano tre punti con lo stesso giocatore e dalla stessa posizione di partenza della precedente azione (9-5), ma Charlotte cominciava a sbagliare diversi tiri, in particolare da oltre l’arco e Thompson a /:40 pareggiava con un tiro da due sopo aver messo dentro precedentemente in entrata.

Walker riportava avanti Charlotte in transizione su passaggio di… Curry, ma lo stesso Curry allungandosi in appoggio pareggiava a quota 11.

Tutti in time-out ma non prima di due FT assegnati a Bacon che al rientro siglava il 13-11.

Kemba dal mid-range sollevava un po’ Charlotte prima di due punti di Curry e l’entrata sul parquet di un buon Hernangomez dal punto di vista offensivo.

Suoi i due FT per portare la gara sul 17-13 (fallo di Looney) a 6:03.

Lo stesso Looney era spazzato in rimessa dal fondo da Lamb ma sull’azione ripresa dalla linea di fondo Thompson segnava da tre poi Looney servito sotto comodamente cambiava la gara portando avanti i californiani che aggiungevano altri 3 punti con Curry bravo a sfruttare rapidamente un blocco su Bridges con bacon troppo staccato.

Parziale di 0-8 che si allungava dopo il time-out a 4:50.

Durant andava a prendersi un tiro sul rientrante Batum e i Warriors volavano sul 17-23 prima che Willy a 3:56 pescasse un two and one riposizionandosi su un gioco a due con Lamb.

Un passaggio orizzontale di Walker favoriva l’appoggio in transizione di Curry mentre da dietro Batum sul possesso avversario successivo stoppava Looney ma sul proseguimento Iguodala metteva dentro toccato da Lamb e anche mancando il libero la squadra di Kerr otteneva il +7 (20-27).

Willy appoggiava al vetro in uno contro uno dal post basso sinistro poi Curry realizzava da tre dall’angolo destro mentre a 1:54 era ancora Willy con una runner jam su bound pass laterale di Batum a sostenere l’attacco della squadra.

La finalizzazione valeva il 24-30 ma i Warriors si staccavano grazie al marchio di fabbrica: tripla di McKinnie per il 24-33…

Graham da tre fendeva solo l’aria ma Willy recuperando la pala, sotto saliva venendo interrotto da un intervento irregolare.

Splittati i liberi arrivava anche un canestro di Green in reverse oltre il Tank per il 25-35 mentre sul fronte opposto era il solito Hernangomez a impegnare sulla linea di fondo McKinnie subendo un altro fallo.

2/2 dalla linea per il 27-35 finale di primo quarto…

OAKLAND, CA – MARCH 31: Dwayne Bacon #7 of the Charlotte Hornets shoots the ball against the Golden State Warriors on March 31, 2019 at ORACLE Arena in Oakland, California.
Copyright 2019 NBAE (Photo by Noah Graham/NBAE via Getty Images)

2° quarto:

Speranzoso avvio di Charlotte che segnava grazie a una schiacciata di Lamb su assist del Tank ma si notava subito che gli Hornets non erano in grado di difendere efficacemente quando Cousins metteva entro semplicemente.

In attacco Lamb scambiava il favore al Tank servendogli l’assist per un tre punti che riavvicinava Charlotte sul -5 (32-37) ma altri due punti di Cousins nel pitturato e una tripla di Cook mandavano sul -10 Charlotte a 9:42.

Dopo due tiri liberi a bersaglio per l’ex Pelicans arrivava una seconda tripla del tank (8:11) per riportare il gap a una cifra (35-44) ma un’altra tripla di Cook riportava il divario sul +12 Warriors.

Interessante notare come il 3/12 Hornets e il 7/12 (nella statistica dei tre punti) Warriors scavavano esattamente quel solco di 12 punti in più in possesso dei Warriors…

Kemba migliorava la statistica con una bomba per il riavvicinamento ma due punti di Cousins e tre di Cook (stessa sequenza precedente) portavano la gara sul 38-52.

Questa volta però mentre il tiro dall’angolo di Cook andava infilandosi nella retina arrivava una gomitata alta al volto di Cousins su Willy.

Gli arbitri propendevano severamente per un flagrant foul 2 vista l’estensione volontaria del braccio ma gli Hornets ne guadagnavano solo momentaneamente a 5:57 con altri due FT per Willy, una fortuna dalla lunetta.

Un -10 che era base di partenza per i Warriors perché il loro gioco si scioglieva senza il centro ingombrante.

Dentro Bogut che realizzava il 42-56 poi da segnalare un bello spin sul post basso di Miles in uno contro uno: veloce a scappar via e impossibile da fermare in dunk.

Cartolina sporadica perché Cook in taglio verticale raggiungeva il passaggio e depositava in una difesa Hornets incapace di contrastare l’attacco avversario (46-60).

A 2:55 una tripla di bacon era goccia in mezzo al mare, era Bogut con un tap-in a segnare il +15 Guerrieri (49-66) divario che si ampliava nel finale anche perché Walker subendo un leggero tocco mancava un tiro e poi andando frustrato in entrata mancava l’appoggio mentre a :01.4 Thompson non si faceva problemi nell’infilare la tripla del 49-71 che conduceva negli spogliatoi.

4/12 dal campo per Kemba, ¼ per Lamb, 2/5 per Bacon, 0/2 per Williams e 0/1 per Biz tra i titolari mentre Kaminsky ne realizzava 6 e Willy 18…

OAKLAND, CA – MARCH 31: Willy Hernangomez #41 of the Charlotte Hornets dunks the ball against the Golden State Warriors on March 31, 2019 at ORACLE Arena in Oakland, California.
Copyright 2019 NBAE (Photo by Noah Graham/NBAE via Getty Images)

3° quarto:

Gara gelata immediatamente da Thompson con due bombe, la seconda a 10:20 dalla top of the key scavava un -30 (49-79), divario che non accennava a fermarsi dopo due punti da Bacon e risposta di Green da 3 dall’angolo destro e pullup del lungo Durant su un Miles che faceva una buona guardia ma non serviva per fermare il colpo del 51-84.

Charlotte mollava il colpo in un mix di frustrazione e pensiero già al back ti back di Salt Lake City così mentre a 7:11 dalla fine sul terreno di Denver i Maghi si portavano sull’83-82, i Warriors, in lotta con i Nuggets per la prima posizione a Ovest continuavano a viaggiare sul velluto con le triple di Green a 8:10 e la dunk di Durant a una mano.

Canestri intervallati da un ottima ampia finta di passaggio a una mano di Williams che da sotto canestro compiva un mezzo giro per alzarsi ad appoggiare semplicemente dopo aver visto Green saltar via sulla finta (57-89).

I Warriors si divertivano provando tiri da fuori così Curry, Durant, Thompson e ancora due volte Curry di seguito realizzavano 15 punti mandando la squadra californiana sul 59-104 con un parziale di 2-15…

-45 a 3:16 con una difesa di Charlotte incomprensibile e svogliata.

I Warriors si fermavano lì lasciando spazio a un minimo rientro di Charlotte che ottenendo un parziale di 9-0 tornava su un -36.

Divario abissale e parziale interrotto da McKinnie con un ½ dalla linea a 1:04 (fallo di MKG in chiusura da dietro).

MKG segnava in dunk su assist con finta di Graham mentre un reverse layup di Frank in transizione e una tripla sprigionata da Lamb più una sua stoppata su Cook conducevano agli ultimi 12 minuti sul 72-105.

4° quarto:

Già ampiamente in garbage time da una dozzina di minuti gli Hornets buttavano dentro anche Shelvin Mack, tanto per dire…

Non succedeva nulla a livello di marcature sino a 9:09 quando Bell suonava il campanello correggendo sé stesso.

Monk, altro giocatore lanciato nella mischia che non aveva toccato ancora il parquet in serata, si presentava con la tripla del 75-109 a 8:27 e a 7:59 percorrendo la linea di fondo destra Bridges in salto si elevava passando sotto il canestro per voltarsi in salto e metter dentro una thunder in reverse.

Due buone azioni ma poi il finale era quasi tutto targato Warriors come quando una tripla di Jerebko (5:46) si divertiva a ballare sui lati dell’anello prima di affondare nella retina.

Nel finale il punto esclamativo sul +47 lo metteva McKinnie con una potente put-back dunk prima di osservare Mack in entrata appoggiare corto sciaguratamente lasciando così il 90-137 finale.

Pagelle

Kemba Walker: 5

9 pt., 1 rimbalzi, 3 assist, 2 rubate. Inizia bene (4/12 alla fine del primo tempo e 4/14 finale) poi la squadra va sotto e quando chiede un paio di falli su due entrate non assegnati dagli arbitri va in frustrazione. Sbaglia un’altra entrata piuttosto semplice e non riesce più a esser incisivo. Borrego gli risparmia gran parte della restante gara visto che nella terra dei mormoni sarà più utile rispetto al momento della partita che si stava vivendo. Un TO da bad pass orizzontale che manda Curry a segno.

Dwayne Bacon: 5

9 pt., 2 rimbalzo, 2 assist. 3/9 dal campo. Anche lui nel marasma difensivo in certe situazioni nicchia. In altre può far poco mentre in attacco un paio d’arresti e tiro fluttuando i aria vanno a segno e sono esteticamente belli da vedere ma tira male da fuori e prende un -40 in +/-…

Miles Bridges: 5,5

9 pt., 5 rimbalzi. 4/10 dal campo. E’ buono l’inizio e anche la sua schiacciata nel secondo tempo in reverse è uno dei pochi highlights della partita per Charlotte. Prende però un -43. La sa difesa a tratti è buona, in altre circostanze si uniforma alla terra di nessuno. Durant lo batte con un pullup nonostante la mano alzata a ridosso.

Marvin Williams: 5

2 pt., 4 rimbalzi, 3 assist. 20:34 sul parquet. Qualche buon passaggio e discreto a rimbalzo ma l’1/5 dal campo sbagliando floater, uno anche in entrata fuori equilibrio svantaggia la squadra. Poco da in termini di apporto offensivo in una serata nella quale chiuso bene sulla linea da tre, tenta solo una conclusione da fuori sbagliandola.

Bismack Biyombo: 5

0 pt., 2 rimbalzi, 1 assist. -9 in 8:25. Gioca poco ed è sovrastato da Cousins sin dalla palla a 2 in avvio.

Jeremy Lamb: 6

11 pt., 3 rimbalzi, 5 assist, 2 rubate, 2 stoppate ma anche 2 TO. 3/7 dal campo. Ancora a mezzo servizio gli riesce qualcosa anche nelle stoppate o nelle rubate oltre ad avere una buona serata negli assist ma la partenza non è buona con un ¼ nel primo tempo. Meglio rispetto a LAL, speriamo si ritrovi in quel di Salt Lake City.

Devonte’ Graham: 5

2 punti, 2 assist, 1 rubata. 14:45 in campo, 0/3 iniziale al tiro, chiude con un non convincente 1/5. Bello l’assist con finta sull’infilata centrale di MKG ma per il resto gioca maluccio nonostante il +1 (lui e MKG gli unici in positivo su questa stats).

Willy Hernangomez: 6,5

22 pt., 5 rimbalzi, 1 assist. Frena a rimbalzo e nei punti nel secondo tempo. Ne segna 18 nel primo e ottiene i record personale per numero di liberi tentati. Stile di gioco europeo con finte e buoni movimenti in area e sul post, riesce anche a far espeller Cousins. In difesa però se è lui il centro contro queste squadre, allora diventa complicato anche se non s’incassano triple, tuttavia è l’unico che mostra resistenza offensiva finché c’è partita nel primo tempo.

Frank Kaminsky: 6

10 pt., 2 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 4/10 dal campo esattamente diviso tra tiri da due e da tre punti. Anche lui in difesa non è un fulmine e l’inizio promettente non viene poi replicato nella seconda parte.

Malik Monk: 6

9 pt., 1 assist. 3/6 dal campo presentandosi subito con un’ottima tripla nel garabage time, poi ne scaglia una come air-ball ma nel finale esce dall’area costruendosene una rapida che a bersaglio dalla diagonale destra.

Nicolas Batum: 5,5

2 pt., 4 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, 1 stoppata in quasi 23 minuti e mezzo. Ottima la stoppata da dietro nel primo tempo e bello il suo tiro in uno contro uno dal mid-range. Non prende tiri nel primo tempo per finire con un 1/3 dal campo e due bombe mancate.

Michael Kidd-Gilchrist: 6

2 pt., 2 assist. 1/3 dal campo. Manca un layup da sotto con l’avversario davanti. Gioca uno sprazzo ottenendo un +1 in plus/minus e forse non è un caso ormai anche se minimo, è il secondo dato dopo quello con LAL. In controtendenza rispetto al gruppo, ovviamente ora Borrego vuol far crescere i giovani e lui non trova più spazio.

Shelvin Mack: 4,5

3 pt.. C’est tout. Tre punti figli di un ½ ai liberi e un ¼ dal campo. Il canestro l’ottiene su uno scarico e una partenza da destra in diagonale che gli permettere di battere sul primo passo l’attardato difensore dei Warriors che gli concede l’entrata per non commettere un blocking foul. Un paio d’appoggi comici a vuoto, 2 palle perse e -14 nel plus/minus. Passaggi accademici che potrebbe fare anche un giocatore di quel campionato armeno di seconda divisione sul quale ultimamente arrivano flash divertentemente preoccupanti.

Coach James Borrego: 5,5

Può far poco ma la difesa sembra un quadro di Picasso. Sui cambi i giocatori spesso si guardano lasciando quegli spazi che rendono i tiratori avversari letali. Chiusura sul perimetro così così e anche gli spazi interno non sono ben presidiati ma MJ dovrebbe mettergli a disposizione qualcosa di meglio.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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