Game 32 – Charlotte Hornets @ Golden State Warriors 121-130

Intro

Un anticipo di primavera in questi giorni sta colpendo la nostra penisola.

Temperature sopra la media e un caldo che ha probabilmente fatto risvegliare anticipatamente anche questa bella xylocopa violacea (trovata oggi sul lavoro) con ali dai riflessi color turchese e viola alle quali probabilmente si è ispirato il designer per una precedente canotta da gioco con sfondo nero.

Fioriscono anche le viole del pensiero, fiore che porta con sé una storia mitologica (in realtà vi sono varie versioni).

Ade, il Dio dell’oltretomba, s’innamorò di Persefone e la rapì in un campo spuntando dalla terra mentre ella si stava apprestando a raccogliere un meraviglioso narciso.

La madre di Persefone, Demetra, Dea della terra e dell’agricoltura vagò disperata alla sua ricerca mentre la natura cadeva nella desolazione.

Zeus allora intercedette affinché Ermes, il messaggero degli dei, trovasse un accordo.

Il messaggero convinse Ade a rimandare periodicamente in primavera ed estate la giovane da sua madre.

Demetra ritornò sul Monte Olimpo e la terra tornò a rifiorire, al suo passaggio ecco spuntare le viole del pensiero.

Anche Charlotte che sta vivendo una primavera anticipata si chiede se questa non sia un fuoco di paglia oppure possa durare per il rush finale che ci potrebbe portare ai playoff nonostante una bagarre che a Est, a oggi, tenendo conto di ogni situazione, taglierebbe fuori solo i Pistons e le prime tre, imprendibili.

Cinque posti per undici squadre, gli Hornets hanno un vantaggio in più ora: hanno appreso da Gordon ma sanno anche essere indipendenti dalla leadership di Hayward, la riprova sta arrivando nelle ultime settimane quando i vari Rozier, Ball, Bridges e Monk si sono esaltati a turno in partite e finali che sono state vinte grazie alla pluralità moltiplicata delle nostre minacce.

Si parte spesso sfavorite, anche stasera a San Francisco sarà così, ma se si arriva vicini, gli Hornets nei finali hanno veleno nel pungiglione per colpire…

Analisi

Gli Hornets perdono nella baia la loro bussola.

Una difesa friabile ha lasciato spazio agli attacchi avversari.

Certamente Borrego ha delle attenuanti: out ancora Graham e fuori un po’ a sorpresa Zeller che, ancora dolorante suo malgrado, lascia la squadra in balia delle incursioni e dei tagli dei Guerrieri.

Borrego tenta di giocarsela da subito con Cody Martin nello starting five abbassando il quintetto ma l’esperimento funziona a metà poiché l’altro Cody non fa una figuraccia ma non può sopperire ai cm e all’esperienza di Zeller.

Il coach prova a estrarre dal mazzo la carta Biyombo ma si rivela inadeguata tanto che nel secondo tempo il congolese non rivede il parquet.

P.J. fa un discreto lavoro in copertura, a volte meno nei pressi del ferro ma è la squadra – specialmente i titolari – nell’insieme che non regge.

Deconcentrata (basti vedere quanti liberi sono stati falliti) finisce per andare in bambola nei finali di quarto, il terzo si dimostra decisivo per le sorti della partita.

Gli Hornets, miglior squadra della lega nel crunch time, arrivano troppo distanti per sperare di recuperare nel finale.

Se i californiani avevano dalla loro un Curry e un Wiseman in più rispetto alla partita giocata a Charlotte è pur vero che a decider la partita è stata l’incapacità di contenere le rapide folate offensive avversarie che hanno portato a diverse rifiniture nel pitturato da parte degli ospiti.

Nonostante un 23-10 nei fast break con qualche errore dei Warriors, il 46-72 nella zona dipinta di giallo è stato eloquente.

Un 60,8% dal campo per i Warriors drammatico a fronte del nostro 46,1% che scendeva a 41,5% nel tiro da tre punti (45,8% per GSW).

Il 27-38 negli assist è stato un altro fattore così come il 68,6% dalla lunetta (22/32) contro il 92,0% avversario (23/25)…

Partita da riguardare da parte di tuta la squadra per correggere errori di tenuta difensiva augurandosi di rivedere Zeller presto sul parquet.

Per i californiani: 29 punti per Curry, 27 per Oubre Jr., 17 per Wiggins, 16 di Wiseman, 11 di Green con ben (notevoli) 19 assist per il quarterbak di GS e 12 rimbalzi mentre Lee e Looney hanno finito con 10 punti a testa.

La partita

I quintetti:

1° quarto:

Dopo un attacco a testa a vuoto da ambo le parti i Warriors passavano in vantaggio con un open 3 di Oubre Jr. dall’angolo destro.

Dall’altra parte P.J. mancava il tiro ma Ball a tutta velocità lasciava Curry sul posto e correggeva al volo.

Un TO di Green (passaggio indietro per nessuno finito fuori) consentiva a Charlotte di provare per il vantaggio ma P.J. andava corto in layup tuttavia Rozier poco più avanti con un jumper dalla media pescava il vantaggio.

Oubre Jr. in taglio era raggiunto da un ottimo passaggio per arrivare alla schiacciata ma il controsorpasso Hornets arrivava con una chiamata contro Green che per bloccare una jam di P.J. ricorreva a un fallo con aggancio al collo del nostro centro di serata.

2/2, palla agli Hornets che vincevano una jump ball tra Washington (molto ricercato) e Green per portare a casa il massimo con due punti sotto di Cody Martin dopo una finta per battere i difensori.

A 8:43 arrivavano anche un paio di punti di Ball in floater per il 10-5 ma gli Hornets perdevano il ritmo concedendo un parziale di 0-8 agli avversari cominciato da Wiggins con un two and one mancato e proseguito dallo stesso giocatore on due punti grazie al passaggio offerto da Green dopo il rimbalzo offensivo pro Warriors mentre a 7:01 Looney completava con altri due punti per il 10-13.

Il neo entrato Biyombo bloccava il parziale con un ½ dalla lunetta ma gli Hornets non riuscivano a bloccare gli attacchi avversari che regolarmente costavano punti.

LaMelo cercava con un long 3 dalla diagonale sinistra accarezzando il cotone per il 14-15 ma il quintetto basso degli Hornets non rendeva vicino all’anello e Looney e Green mettendo dentro 4 punti erano contrastati solo dall’1/2 di Bridges in lunetta.

Alley-oop di Oubre Jr., provvidenziale tripla di Monk (18-21) ma nuovo alley-oop di Oubre che Hayward contrastava in lunetta ancora soltanto con uno dei due FT realizzati.

Troppe transizioni regalate ai Warriors (un tocco di Monk che si arrangiava con esperienza su Wiseman che mancava come fallo ai Warriors) ma alla fine la squadra di Kerr realizzava il 19-25 con Wiseman sull’ennesimo contropiede.

Ball realizzava da tre ma mentre i Warriors segnavano lui si innervosiva chiedendo un paio di falli (anche qui probabilmente ve ne era uno) per poi tirare da tre nervosamente un air-ball…

Golden State raggiungeva il +10 con un floater di Green, Monk con un deep 3 si Curry recuperava ma ancora Green con la tripla dalla diagonale sinistra ridava il vantaggio in doppia cifra ai padroni di casa: 26-36.

Chiudeva Bridges a :02.2 recuperando e realizzando due liberi per il -8.

P.J. Washington trova al volo Monk in mezzo all’area per i due punti del Monaco. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

La solfa cambiava a inizio secondo quarto quando gli Hornets sfruttando il divario tra bench, nonostante qualche elemento di non eccelsa qualità, riuscivano ad accorciare attaccando verticalmente con McDaniels in appoggio per due punti al vetro su Paschall.

P.J. dopo qualche difesa a vuoto cominciava a fare un bel lavoro e Rozier tagliava il divario dall’angolo sinistro con il catch n’shoot del 33-36.

Wiseman smentiva le mie parole su P.J. per una volta con un rapido spin che tagliava fuori il nostro centro per arrivare alla schiacciata ma sull’altro fronte il nostro lungo offriva in area un pallone per l’alzata di Monk del 35-38.

A 8:46 arrivava anche la schiacciata di McDaniels aiutata dall’ottimo lavoro di squadra che lo liberava sulla sinistra dell’anello.

A portare in vantaggio i Calabroni era Monk che con uno step-back 3 frontale a 8:40 realizzava il 40-39.

Il rush degli Hornets conto la bench avversaria si chiudeva sul 43-39 quando Ball offriva in transizione il layup per Monk.

McDaniels perdeva una palla e a 5:38 rientravano Green e Curry che cambiavano il volto alla partita complice un quintetto Hornets tradito in parte dai titolari.

Green al vetro e un open 3 di Lee a 4:19 ed era sorpasso (43-44).

Biz stoppava Oubre Jr. ma sulla second chance in angolo Lee trovava ancora la tripla per allontanare i gialloblu che trovavano finalmente da Hayward al primo tiro (classico dalla media) due punti.

Tra i fautori del rapido break trovavamo anche Curry che realizzava da oltre l’arco il 45-50, il 45-54 al vetro e il 47-59 appoggiando in transizione.

Con gli Hornets totalmente in bambola nel finale Curry realizzava anche il 51-64 con un altro tre punti mentre sulla rimessa a pochi secondi dall’intervallo Ball rimettendo rapidamente trovava solo il malinteso con Biyombo, il quale offrendo le spalle al compagno vedeva Lee recuperare la sfera davanti a lui: fallo, 2 FT a segno e Hornets sul -15 all’intervallo.

Tutti negli spogliatoi con i Calabroni a cercare di ritrovarsi dopo la giostra presa negli ultimi cinque minuti del primo tempo sperando non sia troppo tardi…

Il tabellino dei singoli Hornet all’intervallo.

3° quarto:

Il primo attacco Hornets andava a vuoto con Hayward ma Charlotte tentava con decisione di rientrare: P.J. disputava un ottimo inizio realizzando da tre, Curry era pescato in area da Green, playmaker reale di GSW, per realizzare in sottomano, P.J. appoggiava al vetro dal post su no look pass di Rozier.

P.J. andava anche a strappare un rimbalzo offensivo dalle mani di tre avversari per una second chance sfruttata al massimo da Ball con i tre punti per il 59-70.

Looney da sotto andava per due punti con P.J. un po’ molle per non commettere il terzo fallo ma ecco, lasciato solo, un’altra bomba di P.J. Washington per il -10.

Peccato i Warriors trovassero ancora la via del canestro dalla linea di fondo con Wiggins su servizio di Curry.

A 9:05 un concentrato Hayward realizzava da tre portando il divario a 9 punti prima che lo stesso Gordon offrisse a Martin la schiacciata del -7 (67-74).

Un divario che tornava a elastico sul -7 dopo un break di 4 punti Warriors ai quali rispondevano gli Hornets con altrettanti chiudendo con la dunk a una mano di Cody Martin a 6:26.

La squadra del North Carolina però si perdeva una seconda volta a fine quarto con la strategia di Kerr di mantenere i titolari sul parquet nel quarto.

Dal 71-78 si passava all’84-103, finale di quarto con il quale i californiani decidevano la partita.

Un parziale di 13-25 che mandava sul -19 i Calabroni.

4° quarto:

Kerr era costretto a far riposare i titolari e l’unica flebile chance di recupero mentre gli Hornets provavano tra titolari e tiratori a mettere insieme qualcosa che potesse accorciare il divario rapidamente.

Il gap però scemava solamente di una manciata di punti anche se a Kerr non piaceva troppo ciò che vedeva dai suoi sul parquet e rimettendo dentro Oubre Jr. a 6:45 dava un segnale.

Lo stesso Oubre realizzava da tre il 98-115 scrivendo la parola fine sul match.

S svegliava tardi Rozier che con due triple e un fing and roll nello spazio di poco riportava Charlotte a -10 (109-119) e si arrivava anche al -7 con Bridges e la disperata tripla a :14.2 (119-126) ma Curry dalla lunetta garantiva ai suoi la vittoria finale per 121-130.

LaMelo Ball: 6,5

22 pt. (7/16), 7 rimbalzi, 6 assist, 1 rubata, -14 in +/-. 3 TO. Arriva a 5 falli, nervoso dopo un paio di possibili chiamate a suo favore non arrivate in attacco. Da lì perde un po’ il ritmo. Peccato perché i suoi punti li mette e fornisce anche qualche assist interessante come il solito. 3/8 da oltre l’arco, leggermente impreciso dalla lunetta con un 5/8.

Terry Rozier: 6,5

24 pt. (9/16), 2 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, 7 – in +/-. 2 TO. Questa volta Terry si sveglia troppo tardi. 3/8 da fuori con un paio di bombe nel finale che minacciano di riaprir la partita unitamente al suo successivo fing and roll ma il crunch time non c’è e tutto evapora. Un paio di palloni persi in penetrazione (una strappatagli dalle mani) ma sull’altro versante forse è uno dei difensori con meno responsabilità.

Gordon Hayward: 5,5

12 pt. (4/10), 2 rimbalzi, 5 assist, 2 rubate, -19 in +/-. 2 TO. Concentrato e perfetto da tre punti (3/3) dopo le difficoltà recenti torna grande da fuori ma piccolo in leadership. E’ vero, ci sono 5 assist ma il suo primo tiro arriva tardissimo e manca diversi tiri o appoggi quasi escludendosi come scorer di squadra con Curry che a volte lo pressa sul palleggio. Il team sta diventando grande ma ha assolutamente ancora bisogno di lui. Qualche lesto intervento difensivo tra falli e rubate ma un -19 pesante in una serata dove ha meno malizia del solito senza i suoi movimenti e finte.

Cody Martin: 6

8 pt. (4/8), 5 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, +6 in +/-. 2 TO. Cody da ala grande sottodimensionata nettamente non sfigura ma fa quel che può. Qualche errore in attacco, buoni posizionamenti per colpire in transizione o appostato sullo scarico. Cerca di metter pressione ai Warriors ma non sempre viene calcolato.

P.J. Washington: 7

15 pt. (3/7), 10 rimbalzi, 4 assist, 4 rubate, +19 in +/-. 2 TO. Parte come cento, un po’ fragile sotto le plance difensive quando è troppo vicino all’anello, altre volte contiene bene il jumper dalla media e prende tanti rimbalzi, vedi quello in attacco contro tre Warriors che favorisce la tripla di Ball. Buona partita anche dal punto di vista realizzativo dopo un primo quarto terribile al tocco, si accende a inizio ripresa riuscendo a trascinare con i suoi punti Charlotte davanti. 2/4 da fuori, 7/8 in lunetta, affidabile.

Miles Bridges: 5,5

10 pt. (3/6), 4 rimbalzi, 4 assist, 2 rubate, -12 in +/-. 4 TO. 4 PF. L’energia e l’attività in campo (due steal) le mette ma l’efficacia è decisamente minore. La tripla di Oubre Jr. a metà ultimo quarto è la punta dell’iceberg. Frustrante vedere i suoi TO. Mette nel finale una tripla assurda dall’angolo sinistro ma è tardi.

Bismack Biyombo: 4,5

1 pt. (0/3), 1 rimbalzo, 1 stoppata, -24 in +/-. Un punto ottenuto ai liberi in 12:05, minutaggio durante il quale prende un -24 in plus/minus non riuscendo a difendere adeguatamente (un solo rimbalzo) con l’aggravante di salire nel pitturato per rilasciare cose che non si possono definire nemmeno tiri. Mani come le pale della pizza che funzionano bene su una delle poche cose che gli riescono, la cancellazione di Oubre su un suo tentativo da sotto ma dato che non è serata sulla second chance Lee in angolo gli spara in faccia la tripla… Peccato perché avrebbe avuto una buona possibilità ma visti i risultati Borrego lo accantona. Alla prossima, non potrà che andar meglio.

Jalen McDaniels: 5

7 pt. (2/7), 2 rimbalzi, 2 assist, +7 in +/-. 1 TO. Gioca 15:46 segna inizialmente un bel canestro andando in verticale ad appoggiare al vetro oltre Paschall ma spesso prende iniziative sconclusionate in attacco. Un paio di triple a vuoto sono perdonabili, meno una difesa friabile anche se il suo plus minus è positivo. Segnata una palla persa in realtà a lui ne sono ascrivibili un paio. Su una di queste torna a sedersi in panchina nel secondo quarto.

Malik Monk: 7

25 pt. (9/16), 5 rimbalzi, 1 assist, rubate, -1 in +/-. 4 TO. E’ il secondo giocatore degli Hornets proveniente dalla panchina ad aver segnato almeno 25 punti in due partite consecutive ed è la terza volta che accade. Era già accaduto allo stesso Monk e a Dell Curry nella stagione 1992/93… Chiedetegli di segnare e non molto di più. Quello lo fa e non lo fa male. 5/11 da fuori e 4/5 da due punti. Varia il suo gioco ottimamente, peccato il 2/4 dalla lunetta. Non un super difensore ma con l’attacco regge l’urto non facendo mancare il suo apporto.

Coach James Borrego: 5

Gli avrei dato 4 se non avesse tentato Biz. Prova anche lui ma il congolese smentisce la mia teoria che con un centro classico si sarebbe potuta arrestare l’emorragia. Semplicemente non è stato solo l’innesto di Cody martin nello starting five ma un roster che non ha solidità nei lunghi. Tolto Zeller, con Richards impegnato in G-League insieme a Vernon Carey Jr. rimangono P.J. che da solo non può far tutto e i mediocri Biyombo e McDaniels. Il materiale è quel che è ma qualcosa bisognerà inventarselo e anche se le chance sono poche, fosse sul mercato si potrebbe tentare di prendere un lungo per cercare di approdare ai playoff anche perché Miami fa l’impresa battendo Utah e ci sorpassa in testa alla divisione mentre gli Hawks, sconfitti a OKC, latitano ancora.

Matchup Key Vs Warriors

Matchup Key

(A cura di Filippo Barresi)

P.J. Washington VS Draymond Green

Il lungo dei Warriors sarà alla ricerca di una personale vendetta visto il finale di partita contro gli Hornets della scorsa settimana.

P.J. dovrà cercare di non rimanere soffocato dalla presenza della stella di Golden State confermando una lieve ripresa a livello della scorsa stagione.

Possibili svantaggi:

Rispetto alla prima sfida vedremo in campo Stephen Curry.

Il numero #30 ha pienamente recuperato dalle noie fisiche e potrà mettere sotto forte stress la difesa perimetrale di Charlotte, troppe volte poco efficace in questa stagione.

Possibili vantaggi:

Con Monk e Bridges in splendida forma gli Hornets dovranno cercare di colpire con efficacia tramite un pesante uso della panchina.

Nelle ultime uscite le seconde linee hanno portato un’energia e una solidità difensiva degna di nota, questa sera dovranno giocarsela contro una second unit non di gran livello.

Da qui passano le sorti della gara.

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Head to Head

Per quel che riguarda la situazione head to head aggiornata alla scorsa vittoria Hornets, i Calabroni e i Guerrieri sono pari sul 39-39 mentre Charlotte è in vantaggio 31-30 su Golden State.

Enemy Vintage

Dalla rivista ufficiale NBA del maggio 2016, una paginetta sui Warriors di cinque anni fa…

Game 31 – Charlotte Hornets @ Phoenix Suns 124-121

Intro

Mentre è stata fatta uscire la seconda parte del calendario NBA, uno degli eventi più interessanti non cestistici del periodo è senza dubbio l’atterraggio sul desertico pianeta rosso da parte di Perseverance.

La ricerca della vita su Marte da parte del mezzo della NASA in cerca di un possibile passato simile al nostro vuol cercar di aprire nuovi scenari.

Una simpatica spiegazione della missione da link4universe:

Gli Hornets approderanno sul pianeta Suns essendosi visti privare della poca atmosfera perimetrale, spazzata via dalle bombe dei Jazz.

In maniera minore Charlotte dovrà curarsi oltre che di Booker, anche selle percentuali dei Soli che hanno chiuso contro Portland con il 48,5% (16/33).

Charlotte cerca vita in Arizona dopo la sconfitta nello Utah: per mantenersi in zona playoffs servirà perseveranza, bravura e gravità ed atmosfera più pesante che consenta d’evitare lunghe gittate eruttive solari come avvenuto a Utah a inizio ultimo quarto con il fenomeno parossistico di triple subite.

Cerchiamo l’impossibile, ovvero di sovvertire la perfetta legge fisica che ci da per perdenti:

Nel momento in cui scrivo Hayward è in dubbio per una contusione alla mano occorsa nell’ultima partita ma sicuramente per aver chance di vittoria necessiteremo anche di lui in attacco.

Analisi

Nel deserto dell’Arizona si spande senza barriere il potente urlo primordiale dei Calabroni.

In una partita giocata a larghi tratti 5 vs 8, con una terna ridicola nel prender decisioni “controverse” su fatti importanti (puntualmente contiamo almeno tre decisioni invertite pesanti e una dubbia) si arriva a un finale convulso che Ball, dopo aver contribuito pesantemente alla vittoria, rischia di rovinare per generosità e ingenuità ma sul buzzer beater di Booker la palla rimane lontana dall’essere una minaccia e Charlotte guadagna la risicata ma importantissima vittoria su un campo caldo contro un team che vive sulla costruzione di Paul, sul talento di Booker e su poco altro, tiratori e un discreto Ayton.

Gli Hornets però si avvantaggiano nel confronto tra panchine e dimostrano la personalità giusta per vincere in un finale incandescente anche senza Zeller rimasto contuso.

Per ciò che riguarda le statistiche, Phoenix è leggermente superiore quasi in tutto: 48,9% vs 50,6% in FG%, 36,1% vs 36,8% in 3FG%, 48-50 a rimbalzo, 24-26 negli assist, 8-9 nelle rubate, 5-6 nelle stoppate ma anche nei TO ne colleziona uno in più: 13-14.

Charlotte porta a casa un fattore decisivo però, il libero: 25/27 (92,6%) contro il 70,4% avversario, inoltre il 54-34 dalla panchina fa la differenza in maniera pesante per variare e rendere imprevedibile il gioco, inoltre essere riusciti a gravare di falli Booker ha portato a un sicuro vantaggio per un maggior numero di minuti in partita dato che l’asso è stato richiamato in panchina per tenerlo a disposizione nel finale.

Phoenix ha chiuso con un Booker da 33 pt., Paul con 20 pt. e 10 assist, Ayton con 16 pt. e 10 rimbalzi, Cameron Johnson con 14 e la coppia Crowder/Mikal Bridges con 12 pt. a testa.

La partita

I quintetti:

1° quarto:

Classica palla a due persa con vantaggio Phoenix dopo 14 secondi: l’ex Frank Kaminsky era leggermente toccato sotto da P.J. Washington e otteneva due FT realizzando solamente il secondo.

Passavano altri 11 secondi e le parti si invertivano su un pick and roll Ball/P.J. Fallo del Tank e two and one di Washington.

Ball intercettava un passaggio sulla destra e lanciando Rozier consentiva al compagno due punti facili recuperati da Booker nel pitturato (5-3).

Un fade-away di Hayward dalla zona arancio andava oltre Frank per infilarsi dopo aver toccato il ferro ma Mikal Bridges da tre accorciava sul -1.

Terry teneva botta con l’appoggio in allungo sul quale ricavava il fallo di Booker: 2 FT a bersaglio e 9-6.

Veloce aggancio e fing and roll di Mikal Bridges che faceva da trampolino per il sorpasso di Booker arrivato facilmente al ferro schermato (9-10).

Bridges, quello di Phoenix, sparava sul close-out al vetro ottenendo il +4 per i suoi m a 8:30 una caparbia azione di Hayward otteneva due punti più il fallo di CP3 per il 12-13.

Anche il Tank si univa ai tiratori di Phoenix segnando da fuori ma ecco spuntare Ball sul lato opposto: baseline drive dalla destra e passaggio sotto: palla ceduta a Zeller che non sbagliava da vicino.

Un’entrata di Rozier trovava ancora come terminale Cody che aggiungeva altri due punti pareggiando a quota 16.

L’attacco di Charlotte però si bloccava: Rozier cominciava a far fatica mentre Booker e i Suns non sbagliavano un colpo iniziando con due punti di Ayton da sotto che recuperava un’imprecisione del Tank.

Quando Booker realizzava dal pitturato il 16-22 Charlotte andava in time-out ma lo stesso Booker in reverse estendeva il parziale sull’8-0…

Il parziale era rotto da Hayward ma Booker poco dopo andava a colpir anche da tre punti per il 18-27.

Gancio di Bridges dalla zona arancio oltre Booker per il -7 e drive di Monk per il -5 ma Booker metteva dentro 5 punti consecutivi e un passaggio dietro la schiena in drive per due facili di Ayton trascinando i bianchi sul +12 ma McDaniels si faceva notare con due FT, tuttavia c’era spazio per Crowder e la tripla che issava i Suns sul +13…

Uno 0/5 da fuori contro il 6/7 Suns stava decidendo una partita che pareva prendere una piega irreversibile ma la panchina dei Suns non si mostrava all’altezza: Monk mancava la tripla ma McDaniels aveva gloria con una put-back dunk a due mani più fallo di Saric per il 27-37.

Charlotte si difendeva: stoppata di McDaniels su Booker e tocco di Monk da dietro sulla successiva transizione di Johnson con palla a perdersi oltre il fondo.

Tripla di un vivace McDaniels su geniale apertura di Ball raddoppiato e ancora il nostro rookie a :27.7 era fermato solo con il fallo dopo aver rotto il raddoppio in palleggio.

Bonus e due FT a bersaglio per 2/2 che ci riportava sul -3 dopo un 10-0 run.

Saric a :06.3 rompeva il parziale splittando due FT e non era rilevata una spinta di Moore sulla tripla di Ball in sirena così il quarto finiva 34-38.

Monk al tiro. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

Charlotte guadagnava subito due falli di Phoenix ma era colpita da un turnaround di Saric in post destro.

Il rientro di CP3 e la confusione generata in attacco producevano brutti scambi e transizioni: P.J. mancava la tripla su CP3 che al contrario infilava sulla nostra ala grande.

L’/10 di CHA contro il 7/8 avversario era eloquente…

P.J. guadagnava due FT con fallo di Saric portando i nostri liberi sull’11/11.

Una continuazione di Saric sulla transizione a 9:46 allontanava Phoenix sul 38-46 ma Paul colpendo da fuori oltre Zeller mandava i Soli a splender sul vantaggio in doppia cifra.

Hayward non ci stava colpendo alla sua maniera (40-49) tuttavia i Soli guadagnavano dalle nostre perse come a 7:51 quando Mikal Bridges e Johnson (successivamente) mettevano dentro i punti del 40-55 in transizione.

I Suns parevano infallibili con un 7/7 ma dopo aver raggiunto anche il +17 (40-57) cominciavano a sbagliare costantemente così saliva in cattedra Monk che aveva faticato sino a quel momento: un fallo su di lui a 5:46 lo portava a due realizzazioni dalla lunetta poi ancora lui a 5:02 con l’open 3 in transizione accorciava sul 47-57.

Il gap scendeva ancora grazie a Monk: jumper dalla media e con la granata rilasciata da oltre l’arco a 4:07 per il 52-61.

Dopo un fade-away di Payne su Rozier, Bridges trovava Malik sulla linea di fondo con un passaggio verticale schiacciato: il back-door portava Monk alla dunk quindi il nostro numero uno rimanendo attivo si faceva vedere sulla destra per colpire con rapido catch n’shoot da tre e portare sul -6 i Calabroni a 3:12 dalla sirena.

Altri due FT realizzati dal Monaco prima che Crowder ritrovasse la via del canestro grazie a un assist lungo linea di Devin.

Gli Hornets arrivavano al concitato finale con un poco atletico Biz stoppato da Crowder ma sull’altro fronte la replica immediata del congolese in stoppata su Johnson portava a una transizione che Rozier sfruttava al massimo colpendo da tre a poco più di 19 secondi per l’incredibile rientro sul -1 con il quale si andava a riposo.

66-67 con 20 punti di Monk, trascinatore di quarto.

3° quarto:

La partenza degli Hornets nella ripresa era decisa: passaggio sotto per Hayward che batteva facilmente un Booker gravato da tre falli, a 11:28 great dish in corsa di Ball per Zeller e tripla di P.J. dal corner destro per il 73-67.

I Suns tornavano lentamente: air-ball 3 del Tank che tuttavia poco più tardi realizzava due punti così come Booker che in runner e fuori equilibrio si avvitava per coordinarsi e realizzare il 73-71.

Un fallo del Tank non visto su Rozier (Scary calcava ma il tocco sul volto era evidente) portava alla transizione che Johnson sfruttava con la tripla del sorpasso, inoltre arrivava anche la beffa con il tecnico per Terry che CP3 trasformava per il 73-75.

Charlotte recuperava con un bound pass di Ball per il solito Zeller bravo a far bella figura sui perfetti assist lui riservati.

CP3 dalla media non aveva paura del lungo tanto più che Zeller non costituiva muro invalicabile ma il nuovo equilibrio era garantito dallo stesso Zeller che attaccando Kaminsky metteva dentro.

Johnson mancava la tripla, Ball al contrario ne realizzava due consecutive portando sul +6 i Calabroni prima che Johnson in lunetta accorciasse di due.

Sull’altro fronte LaMelo inventava, Biz sbagliava ma Ball recuperava e segnava da sotto ottenendo anche l’and one che non falliva.

Charlotte tentava di scappare: triangolazione Biz/Bridges con dunk ma anche con Paul in panca, dopo il 90-83 di Hayward i Suns trovavano la maniera per recuperare 4 punti prima che Bridges calasse la tripla del nuovo +6.

Ball creava vantaggio in attacco sfuggendo a Payne mentre Biz travolto sotto canestro recuperava e realizzava due liberi.

Tutto sembrava andare per il verso giusto anche quando Monk con la dunk e l’urlo primordiale successivo arrivava al 99-87 a 1:56 ma gli arbitri non gradivano e arrivava un tecnico trasformato da CP3.

La tripla di Crowder su McDaniels chiudeva il quarto sul 97-91.

L. Ball da tre sotto gli occhi di C. Paul e D. Booker (in panchina). Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

4° quarto:

P.J. partiva bene anche nell’ultimo quarto con due punti ma CP3 faceva meglio a 10:54 con tre e Booker in lunetta a 10:31 accorciava di uno facendo notizia per il suo errore dopo 26 FT consecutivi realizzati.

Hayward in traffico rallentava e appoggiava, Monk passava CP£ in crossover dalla linea di fondo destra e riaffondava la jam (103-95) prima che Crowder andasse dentro con finta in diagonale libero d’appoggiare.

Una dunk di un sovraccarico Booker portava a un battibecco con il visibile Graham in panchina.

L’asso dei Suns continuava davanti alla terna che non poteva esimersi dal comminare la sanzione che Rozier “portava a casa” concretizzando il libero.

Monk da tre pareva aprir la pista per un finale tranquillo (107-99) ma di lì a poco Zeller usciva per una contusione ed entrava Biz che recuperava un rimbalzo tra i due tiri mancati da Hayward.

Booker mancava una tripla fuori ritmo, un po’ segnato ancora dal tecnico e Ball dalla diagonale destra realizzava da tre oltre Ayton il +11.

Purtroppo i Suns mettevano troppi punti di fila con il two and one di Paul a 5:51 ma anche con la tripla di Johnson per il 110-106.

Uno scatto d’ira (per un fallo nel tentativo di recuperar palla) era perdonato a Rozier (davvero uno dei pochi episodi sui quali i Suns potrebbero recriminare) che purtroppo vedeva cedere a destra Bridges, incredibile difesa su Paul che in fade-away dal palleggio riusciva a segnare nonostante tutto.

Il pari arrivava quando una palla persa da un Rozier poco lesto e coordinato in entrata dava ai Suns la possibilità in transizione: Booker in schiacciata finalizzava portando in parità la gara.

Bridges provava ad ammazzare la partita con 5 punti consecutivi: alley-oop (offerto da Ball) e tripla no fear a 2:59 dalla diagonale destra per il 115-110.

Un vantaggio che pareva esser decisivo in quanto due errori sullo stesso possesso di Paul erano inusuali.

Ball passava Ayton in crossover e andava ad appendersi in schiacciata ma Booker trovava un two and one con un fallo dato a Biyombo (2:05, 117-113).

LaMelo andava dentro in diagonale tallonato dal difensore ma l’appoggio di destro era servito con eleganza in guanti bianchi: 119-113.

Quick jump in recupero di Biz sull’alzata nel pitturato di Booker e stoppata clamorosa quindi ecco il quinto fallo di Devin sulla penetrazione di Balla 1:08.

Il nostro rookie però gestiva male la palla nel finale buttandola via sulla linea di fondo forzando il passaggio in crossover su Johnson.

Rozier e Bridges flottavano sul pick and roll per Booker che sparando da tre disturbato andava nuovamente a vuoto così Paul commetteva fallo immediatamente su Biz.

½ a :48.3, +7 che si accorciava a +5 con il torello Paul in entrata a spinger via Rozier.

Fallo su Bridges che quest’anno è una garanzia dalla lunetta ed eccolo il nuovo +7.

Partita chiusa per chiunque ma gli Hornets su una rimessa prendevano la tripla di Booker, review con il challenge voluto da Borrego poiché a Hayward era imputato anche il fallo in chiusura ma la terna confermava: azione da 4 punti per Booker nonostante la gomitata presa da Gordon in faccia a mio parere onestamente nel suo cilindro (dopo una spinta iniziale sulla rimessa non certamente sul tiro).

:32.4 da giocare, i Suns non ricorrevano al fallo, Bridges ai 24 tirava da tre ma la palla rimbalzava fuori e in tuffo Ball colpiva l’altro Bridges che in lunetta ci graziava una volta a :06.9.

Passava poco più di un secondo e si andava dall’altra parte dove Hayward glacialmente infilava i liberi del 124-120.

Partita finita? Nemmeno per sogno.

Il fallo ingenuo di Ball a metà campo su CP3.

Dentro il primo, errore sul secondo, tocco Hayward/Saric, terna a rivedere al video che “stranamente” propendeva per l’ultimo tocco di Gordon dando la chance OT ai Suns ma sulla rimessa Booker tirava corto da tre oltre Hayward e gli Hornets vincevano una strasudata, maledetta e tiratissima sfida.

LaMelo Ball: 7,5

20 pt. (7/11), 4 rimbalzi, 8 assist, 2 rubate, -5 in +/-. 3 TO. Decisivo. Parte subito bene intuendo un passaggio laterale CP3 – Booker ma non brilla enormemente in fase realizzativa. Sfavilla negli assist con un no look pass in corsa ma nel secondo tempo, quando CP3 gli concede spazio, dopo aver tirato malamente da fuori ci riprova due volte realizzando 6 punti che ci staccano dagli avversari. Una anche nel finale dove fa vedere che può vincer la partita: crossover su Ayton e dunk appesa, altra entrata da sinistra a destra con appoggio oltre il rognoso difensore. Da 8 ma mezzo voto in meno per il finale: tuffo troppo generoso su Mikal Bridges e fallo per i liberi Suns. Non impara andando a incrociare CP3 a metà campo sul +4 a meno di tre secondi dalla fine dando la possibilità ai Soli del pari ma per fortuna la sua stella non si offusca e gli Hornets vincono anche grazie a una personalità che sta diventando sempre più intensa del loro astro nascente.

Terry Rozier: 5,5

10 pt. (3/11), 6 rimbalzi, 4 assist, 2 rubate, -1 in +/-. 6 TO. Serata tragica al tiro per Rozier che cercando di puntare l’area spesso va nella tana del lupo. Chiuso, perde tempo, ritmo e palloni. Alla fine saranno ben sei e qualcuno costa dei TO pesanti. Si fa perdonare parzialmente a rimbalzo, negli assist ma dopo un primo tecnico preso ingiustamente, (la manata di Frank Kaminsky sul volto c’è anche se lui si getta a terra dopo il tiro accennando molto), su un tuffo per recuperar palla contro Johnson ha uno scatto d’ira, non visto o perdonato dalla terna. Pazienza per la serata, arriva comunque in doppia cifra grazie a un 3/3 dalla lunetta. Alla prossima in versione Terry Spectrum Center speriamo.

Gordon Hayward: 7,5

20 pt. (7/17), 8 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata, -1 in +/-. 1 TO. Era impensabile vincere senza di lui e, infatti, glacialmente realizza i liberi della vittoria perfezionando l’ottima difesa sull’ultimo tiro di Booker. Per il resto il solito repertorio, entrate, anche in traffico come quella rallentata con appoggio di destra oppure jumper che mortificano il marcatore. Un appunto devo farglielo però: insiste troppo sul tiro da tre in un finale che l’avrebbe potuto far salire oltre i 20 punti se anziché tentar troppo da fuori andando spesso corto, avesse preso un tiro dal suo range come lui sa fare. 0/5 da 3 pt. e 6/7 ai liberi.

P.J. Washington: 5,5

10 pt. (4/8), 1 rimbalzo, -11 in +/-. 1 TO. Gioca 24:01. Confusionario nonostante a livello realizzativo arrivi al 50,0%, tuttavia si perde in attacco favorendo transizioni o rimanendo poco rapido in certi frangenti, non è un caso che il plus/minus sia di -11, soprattutto a causa di un secondo quarto sciagurato. Dopo il two and one iniziale si riprende a inizio degli ultimi due quarti realizzando rispettivamente da tre e da due ma la partita rimane abbastanza scarna.

Cody Zeller: 6,5

10 pt. (5/9), 4 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 2 stoppate, -4 in +/-. Alcune buone difese come quando tocca più volte una palla a terra nel finale garantendola ai nostri prima della sua uscita nel finale. E’ il terminale perfetto sugli scarichi di Ball grazie ai quali arriva in doppia cifra senza fatica. Speriamo si riprenda dalla caduta che gli ha provocato la contusione per la quale è rimasto out nel finale.

Miles Bridges: 7,5

14 pt. (5/7), 6 rimbalzi, 1 assist, +10 in +/-. Tante buone cose. La solita difesa ma Paul nel finale riesce a batterla con un tiro impossibile. La cosa più importante la fa nel finale quando realizza 5 pt. consecutivi: dall’alley-oop alla tripla senza paura ci spinge al nuovo vantaggio dopo aver visto i Suns rientrare dalla doppia cifra di svantaggio ma anche sui due liberi successivi dimostra tranquillità in un momento potenzialmente decisivo. Restituisce fiducia e inerzia. Potrebbe fare la pubblicità per una marca di batterie per l’energia che porta. Un più che discreto fattore.

Malik Monk: 8

29 pt. (10/21), 2 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, +15 in +/-. Gioca 28:11 e realizza 29 punti dopo un inizio in sordina. 20 li mette nel secondo quarto quando non lo fermano nemmeno con la camicia di forza ma anche nel secondo tempo mette un paio di tiri importanti sebbene cali. Eppure è lui che ci riporta in partita nel secondo quarto quando la squadra si era smarrita giocando un basket farraginoso e fragile. Il suo tiro da il via per il recupero e poi i compagni completano. Lo vediamo anche andare in close-out e fornire qualche assist. Il suo grido dopo le schiacciate (un tecnico preso sulla prima mentre sulla seconda è un crossover meraviglioso a passare CP3) è la dimostrazione che ha voglia di vincere e il suo 5/10 dall’arco lo aiuta.

Bismack Biyombo: 7

3 pt. (0/2), 11 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 2 stoppate, +11 in +/-. 2 TO. Posizioni difensive non sempre eccelse per fermare il centro avversario sotto ma da diversi importanti stop agli avversari riuscendo a fermare Booker in stoppata all’ultimo nel finale. Bravo a mettere 3 dei 4 liberi a lui affidati e a rimbalzi importanti. Sostituisce Zeller nel finale e non lo fa rimpiangere, anzi, nonostante in attacco dia qualcosa in meno del compagno, in difesa da di più.

Jalen McDaniels: 7

8 pt. (2/2), 4 rimbalzi, 1 stoppata +2 in +/-. Gioca 15:17 e dall’ingresso è subito importante con due liberi a segno. Mette anche una tripla e un two and one schiacciando su Saric. Si affievolisce un po’ poco nel resto del match nei ritagli concessi ma è un fattore inaspettato in serata.

Cody Martin: s.v.

0 pt. (0/0), -1 in +/-. 21 secondi di tenuta difensiva in campo. Comparsata.

Coach James Borrego: 7

Bravo a cavalcare i cavalli vincenti. Trova un piano partita interessante attaccando Phoenix nel pitturato oltre tentare il suo classico gioco composto da molto tiro da tre punti. Ottima intuizione quella di eclissare per un poco Biz nel finale per evitare commettessero falli su di lui. Non sveniamo con le triple avversarie e gli aiuti del lungo su Booker ci sono. Booker è anche gravato di falli e senza di lui i Suns si disperdono molto. Poco da dire, bravo. Peccato che il challenge chiamato da lui per il contatto Booker/Hayward sia visto dagli arbitri in maniera unidirezionale a vantaggio dei locali…

Matchup Key Vs Suns

Matchup Key

(A cura di Filippo Barresi)

Devin Booker Vs Terry Rozier

Devin Booker è l’astro nascente di questi Suns e sta mantenendo un livello eccelso in questo inizio di stagione.

“Scary” Terry Rozier avrà di fronte a lui un difficile compito: contenere le sue continue penetrazioni al ferro che potrebbero creare un vantaggio anche per tiri dall’arco dopo il possibile scarico.

Possibili svantaggi:

La versatilità offensiva dei Suns è il loro punto di forza.

Nell’arco dei 48 minuti sono in grado di colpire vicino al ferro con l’atletismo di Ayton, dal midrange con l’infallibile Paul e dall’arco con Booker e i molteplici tiratori.

Charlotte continuerà la sua strategia di protezione di massa del ferro, per questo motivo saranno aperti moltissimi spazi per le ulteriori alternative offensive.

Possibili vantaggi:

Gli Hornets dovranno cercare di coinvolgere al massimo in difesa le due stelle avversarie Booker e Paul.

In questo modo potranno cercare di affrontare i punti sensibili del sistema difensivo dei Suns costringendo anche i due a stancarsi su quel lato del campo per diminuire la loro pericolosità nell’arco della partita.

LaMelo, Terry e si spera Hayward (in dubbio per una contusione a una mano) dovranno esercitare una pressione costante come abbiamo visto per le prime tre frazioni di gara contro Utah.

Head to Head

“Enemy Vintage”

Torniamo al 1982 con Superbasket per riscoprire Kyle Macy, ex giocatore dei Suns non proprio il prototipo della potenza ma molto interessante.

Game 30 – Charlotte Hornets @ Utah Jazz 112-130

Intro

La stagione di Charlotte sino a oggi probabilmente per molti è al di sopra delle aspettative, il panorama però sta mutando velocemente.

I Calabroni hanno lasciato la North Carolina in cerca di fortuna: saranno ben sei le tappe a Est.

La prima sfida sul Lago rischia di esser salata per gli Hornets che a Phoenix rischieranno di bruciarsi prima di cercar oro nello stato californiano contro Warriors e Kings.

Le ultime due sfide avverranno la prossima settimana: Trail Blazers e Timberwolves (freschi del cambio coach i secondi) saranno le ultime avversarie.

Molte partite difficili per una squadra che non ha comunque particolari remore a giocare in trasferta con parquet oltretutto semi-deserti.

Soffermiamoci alla sfida odierna tra Jazz e Hornets.

Se i giochi del vento sul Lago Salato (come recita la canzone) non sono finiti per noi dovranno narrarcelo gli Hornets.

La sfida è improba e gli Hornets rischiano di trovarsi nello stato del Lago di Urmia (Iran), un bacino molto vasto senza però affluenti che il mutamento climatico di oggi ha reso – causa evaporazione – tragicamente e affascinantemente di color rosa…

Lago di Urmia. Iran – 26 agosto 2016 (AP Photo/Ebrahim Noroozi)

Charlotte per cercar di sovvertire impossibilmente il pronostico si affida alla foglia Rozier e alle altre piccole foglie che in attacco cercheranno di soffiare imprevedibilmente come riccioli e refoli di vento improvvisi sul canestro dei Jazz ma a sua volta dovrà esser brava a non farsi affondare dal vento contrario che spirerà da oltre l’arco…

Analisi

Charlotte disputa una gran partita sul campo – dati alla mano – della squadra migliore della lega ma lo fa soltanto per tre quarti poi le foglie attratte dal vento sbandano e si va sulla falsariga della prima partita disputata tra i due team.

Gli Hornets, dopo aver gestito 11 punti di vantaggio inizia a scricchiolare, vanno storte alcune cose, gli arbitri aggiungono qualche piccolezza a vantaggio dei Jazz e la testa se ne va… la squadra di Snyder sale sul +1 a 12 minuti dalla fine e decide la partita rapidamente a inizio ultima frazione a suon di triple.

Le difficoltà degli Hornets erano ben note e intersecare questi Jazz con le lacune tattiche di Borrego è stato un mix rapido e letale come una fuga di gas “dormiente” che provochi un esplosione lampo e imprevedibile.

Qualcosa da recriminare con la terna, qualcosa con Borrego ma alla fine la squadra, quasi in toto, ha disputato un’ottima partita con i mezzi a disposizione.

Facile dire cosa abbia fatto saltar la partita a Charlotte (fotocopia della prima gara): in primis le percentuali al tir con i Jazz al 52,9% contro il 46,1%, dati dal più ampio divario se guardassimo solamente il tiro da tre punti con Utah al 50,9% (28/55 e record di franchigia nelle bombe messe a segno per Utah) e Charlotte al 30,6% (11/36)… Anche a rimbalzo i Jazz hanno costruito molte possibilità finendo per vincere 42-53, una costruzione passata per unire il nostro discorso da assist smarcanti per i tiratori sul perimetro, alla fine saranno 19-34 gli assist.

2-7 nelle stoppate e poco importa se gli Hornets hanno guadagnato punti nei fast break con 12-7 nelle rubate, ottimi nel convogliare nel pitturato alcune giocate di Utah.

16-21 nei TO ma non è bastato perché Utah ha segnato 23 punti con Mitchell più 21 a testa per la coppia Niang (7/7 da 3 pt.) – Ingles (7/10 da 3 pt.), 20 di Clarkson (5/10 da 3 pt.) e 10 pt. più 11 rimbalzi di Gobert.

Poco importa, questa era una partita da “stai fermo un turno” come a Monopoli, la domanda è se Phoenix sarà abbordabile per i nostri ragazzi.

Non sarà di certo semplice ma con l squadra vista per i primi tre quarti, anche se Phoenix ha impressionato nella notte battendo i T. Blazers 132-100, la si può giocare senza partir battuti in partenza.

Sarebbe ossigeno essenziale per rispondere a Miami e Washington che hanno vinto nella notte rispettivamente sui campi di OKC e L.A. Lakers side.

La partita

I quintetti:

1° quarto:

Palla a due tirata giù dai gialli padroni di casa che andavano a vuoto con la tripla indecisa di Conley ma dopo una banale palla persa di P.J., ben due triple sulla stessa azione di Conley tentate erano troppo per non subire un canestro open: la seconda finiva dentro portando in vantaggio i locali.

Non voleva sfigurare l’ex Hayward che da fuori trovava il pari prima di vedere Conley in angolo destro riportare avanti l’home team.

Rozier con atletico appoggio accorciava sul 5-6.

Charlotte passava avanti con un jumper elbow di Hayward ma un fallo di Rozier su Mitchell dava 3 punti a mezzo lunetta a Jazz.

Nessun problema per pareggiare vista la mobilità di Hayward che seguendo un tiro mancato di Zeller rimbalzante sul ferro correggeva al volo.

Conley replicava dal corner destro con il close-out tardivo di Ball quindi toccava a Zeller esibirsi in uno spin appoggio di sx oltre Gobert (11-12).

Utah continuava a spinger solo sulle triple e quella di O’Neale finendo dentro provocava il -4 prima che Rozier andasse dalla media al vetro per evitar la stoppata (13-15).

I primi due punti Jazz erano opera di Bogdanovic dalla sinistra ed erano seguiti da un jumper buono di P.J. e da dunk assistita per il free Favors.

A 5:58 Monk tentava la tripla e la infilandola portava i viola sul -2 anche se seguiva un parziale di 0-4 che trascinava sul 18-24 a favore della squadra di Snyder il game.

Un canestro su due dalla lunetta per McDaniels e una tripla travel per Mitchell data per buona purtroppo aumentavano il divario ma gli Hornets reagivano con Ball da fuori (22-27) e nonostante alcuni errori per parte e altri due pt. per Mitchell in drive arrivavano i Calabroni alla riscossa: LaMelo crossover e appoggio, tripla di Monk (palla non trattenuta da Miles che finiva nelle sapienti mani del Monaco sulla sinistra) e 2+1 di LaMelo a 1:33 (botta di Clarkson) sulla continuazione per il 30-29.

LaMelo aumentava il vantaggio lasciando sul posto anche Niang per arrivare all’appoggio prima che i locali pescassero la tripla del pari con Clarkson.

Un’altra tripla di Monk restituiva il +3 ma Ingles lasciato libero era una macchina e pareggiava immediatamente.

L’infrazione di Bridges sulla rimessa dal fondo era perdonata poiché lo stesso Miles si mostrava un muro su Clarkson nell’ultima azione del primo quarto.

2° quarto:

Partiva bene Rozier con due punti, Gobert in lunetta (dopo una palla fortunosamente capitatagli in mano sulla quale Biz commetteva fallo da dietro per bloccar l’appoggio) realizzava il nuovo pareggio spezzato da Hayward nel pitturato con finta e tiro su Ingles.

Conley a 10:57 con due liberi agguantava il nuovo equilibrio e Niang dall’angolo trascinava avanti i Jazz con una tripla seguita da una stoppata netta di Gobert su Biz e un rimbalzo offensivo Utah che consentiva a Clarkson di portare a casa il minibreak per il 39-44.

Time-out a 9:38 degli Hornets per riordinar le idee e non far scappare gli avversari: ottimo bound pass dal post sx di Zeller per il taglio verticale sul bordo opposto di Hayward con ottimo appoggio al quale seguivano due FT (affondati) per Zeller (secondo fallo di Gobert) e 43-44.

Altra tripla di Niang dall’angolo recuperata parzialmente da Ball dalla lunetta e totalmente dall’assist corto di P.J. per Zeller che schiacciava il 47 pari.

Hayward compiva il delitto perfetto con una difficile steal perfezionata su Favors e il zigzag layup del nuovo vantaggio a 6:46…

L’undicesimo tre punti valido Jazz (opera di Clarkson) colpiva nel segno per il sorpasso ma Rozier con l’entrata di sinistra batteva Favors per il controsorpasso (51-50).

Si giungeva quindi sul 53 pari prima che Bogdanovic, cercando il fallo, trovasse via libera sul piede perno per allungarsi al vetro oltre Rozier e metter il +1 Jazz ma una tripla frontale no fear di P.J. Washington riportava i purple sopra con il minimo vantaggio.

Bogdanovic batteva anche McDaniels nei pressi del ferro ma Miles andava all’ultimo istante a tirar giù una stoppatona sull’ormai rintronato Favors che osservava Bridges colpir da fuori a 3:23 per il 59-57.

O’Neale in power dribble spingeva dentro l’appoggio ma a 2:41 la sua successiva schiacciata vincente era annullata poiché lo stesso commetteva interferenza giochicchiando con l’anello, rimanendo troppo appeso…

Ball attaccava la linea di fondo passando il canestro: arresto veloce e appoggio oltre al corto Conley, steal di LaMelo, appoggio mancato di Rozier in transizione che faceva far un figurone a Rozier in estetica put-back dunk per il 63-59.

Charlotte giungeva a 1:07 su +8 con un teardrop di Ball su Gobert e Hayward ma nel finale uno 0-5 mangiava punti con la tripla di Ingles a :02.8 a determinare il comunque buon 67-64 del primo tempo.

3° quarto:

Dopo un minuto e ventidue secondi la situazione tornava in parità per effetto dei canestri da due di Bogdanovic e Rozier più il two and one di Mitchell.

Charlotte tentava di ripartire con Ball da tre, Hayward anticipava in salto un lob per Gobert e segnava il 74-69 in jumper.

Catch n’shoot di P.J. per l’8-0 run che trascinava la squadra di Borrego sul 77-69.

Un ½ dalla lunetta di Bogdanovic portava la situazione sul 77-70 ma lo splendido giro sul piede perno al limite di Hayward con tiro sopra Gobert più l’ottima difesa di Rozier che favoriva la dunk in transizione di P.J. mandavano i Calabroni su un inaspettato vantaggio in doppia cifra (81-70).

Favors metteva dentro due punti, Monk mancava due FT, Mitchell con un long 3 diceva che tutto stava per volgere contro nonostante P.J. Washington fintasse un consegnato per poi colpir da fermo da tre punti (84-75).

Bogdanovic cambiava lato e Ingles ringraziava colpendo dall’angolo, Hayward mandava a vuoto un paio di bombe tentate e Mitchell in entrata a 5 minuti esatti dalla terza sirena riduceva il gap a 4 pt. (84-80).

P.J. Washington reggeva la squadra con altri due FT ma Ingles, dopo aver mancato un appoggio in solitaria avendo passato McDaniels segnava con la sua specialità da oltre l’arco per il -3.

Cominciavano a fioccare piccolezza contrarie: la terna fischiava un “fuori” a Bridges che non pareva esserci (sulla palla) tenuta viva rientrava sul parquet ma per l’arbitro lì appostato (avrà visto meglio di me?) era out, Monk segnava con un gran reverse rapido oltre il ferro facendo sbattere Niang (aiuto) su Clarkson (marcatore in rincorsa).

Gobert dalla linea andava per due punti (fallo di Biyombo) ma il congolese con un jump hook restituiva e dopo uno sfondamento netto di Biz, ecco che sui cambi gli Hornets si trovavano in sei con McDaniels appena dentro il rettangolo di gioco.

Gli arbitri andavano a rivedere sulla chiamata della bench di Utah, Borrego lamentava qualcosa sul tempo concesso ma per la terna era tecnico che a :59.9 Clarkson mandava a segno per il 90-86.

Era ancora il tricotico giocatore in maglia gialla a metter dentro in entrata spingendo (a mio parere troppo Miles che fungeva da parete mobile, completamente spostato) per il 90-88.

Quando LaMelo esagerava da te mancando il bersaglio e Niang (perfetto in serata) metteva dentro l’ennesima tripla il sorpasso era servito.

Un punto solo da recuperare ma inerzia e mente dalla parte dei Jazz ai quali non era nemmeno fischiato un secondo travel di Mitchell (opzionali in NBA, soprattutto perle star).

4° quarto:

I due minuti non ristoravano gli Hornets che con una combo panca/titolari naufragava velocemente: arrivava il primo canestro dal campo di Gobert (alley-oop).

Clarkson segnava da tre andando oltre Rozier mentre Hayward a furia di jumper frontali arrivava a quote interessanti così il 92-96 dava qualche speranza.

Purtroppo per noi, Utah si ricordava (dopo un quarto a sparacchiare) d’esser una squadra ottima nel tiro da fuori: Clarkson colpiva ancora oltre Hayward e nonostante il time-out voluto da Borrego ecco Niang che portava il divario sui 13 punti (92-105).

Un 2-20 run che gli Hornets non sapevano come affrontare: Zeller e P.J. erano respinti nella stessa azione da Gobert così la tripla di Conley a 8:54 scriveva la parola fine alla partita.

Utah saliva sul +19, Gobert prendeva un tecnico ma saltavano due FT per Zeller dopo il challenge voluto e vinto da Snyder.

Charlotte tentava di rientrare in partita con Monk e i suoi 5 pt. in un parziale di 7-0 per il 101-113 a 5:57 dalla fine ma per Utah c’era tempo per superare il proprio record di franchigia di triple (non vi sto a dire contro chi l’avevano appena ottenuto) e chiudere sul 112-130 (20-41 nel quarto) una partita che sembrava impossibile da vincere già in partenza.

LaMelo Ball: 6,5

21 pt. (8/20), 7 rimbalzi, 4 assist, 3 rubate, -3 in +/-. 3 TO. Il giovane Ball in assenza di Graham accumula minuti da titolarissimo: 38:11. Tanti e forse ne risente un po’ in precisione comunque chiude con un 8/20 non male dove stecca solo il 2/7 da tre con un paio tentate da lontano e non consigliabili quando si sarebbe potuto trovar soluzione migliore. Disputa comunque una discreta partita con un primo tempo sopra le righe nel quale sprinta per andar dentro convinto a tutta velocità e ci riesce sempre poi forse finisce la benzina affievolendosi un po’.

Terry Rozier: 5,5

12 pt. (5/11), 2 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, -26 in +/-. 2 TO. L’osservato speciale. Avrei scommesso che per questa partita Terry sarebbe tornato sulla terra. La difesa, se aiutato, non è malvagia, in attacco lo 0/4 da fuori fa notizia anche se un tiro arriva a metà game ed è un buzzer beater mancato da metà campo ma non mette tiri da fuori Compensa con un paio di giocate atletiche in entrata e un tiro che bacia il vetro e finisce dentro su un uno contro uno.

Gordon Hayward: 6,5

21 pt. (9/15), 3 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, 1 stoppata, -12 in +/-. Non perde palloni e fa di tutto un po’. Peccato che insista sul tiro da tre, ne manca un paio delicati nel momento del recupero di Utah. Scava goccia a goccia il suo tabellino con tiri frontali. Dal pitturato è una garanzia e mette un tiro splendido andando oltre Gobert dopo un giro sul piede perno, bello anche un up & under su Ingles sempre nel secondo tempo. Con la crescita di Ball e Rozier rimane un po’ in disparte o almeno, è meno coinvolto nel gioco probabilmente rispetto alle prime uscite nelle quali prendeva per mano la squadra anche prendendo i suoi tiri. Senza forzare deve tornare a farsi valere di più. Una brutta caduta in entrata da sinistra sulla quale il suo corpo finisce sopra il suo polso destro. Si rialza dolorante.

P.J. Washington: 6,5

17 pt. (5/9), 3 rimbalzi, 4 assist, 4 rubate, -17 in +/-. 5 TO. C’è il P.J. che inizia la partita perdendo il pallone in palleggio e continua finendo con 5 TO e quello che ruba palloni, smista assist secondari ma precisi e realizza anche da fuori. Un bel blocco nel primo tempo per far andar dentro LaMelo, ritrova anche la mano da oltre l’arco con un 3/5 fluido nel quale spicca una tripla con finta di hand-off, mezzo giro di busto rimanendo sul posto e bomba sparata in faccia al difensore. Da una spinta alla squadra in alcuni momenti eppure prende un -17 in plus/minus.

Cody Zeller: 5,5

8 pt. (3/9), 7 rimbalzi, 3 assist, -3 in +/-. 3 TO. 4 PF. A volte insiste troppo lì sotto come quando prova a battere Gobert ma no ci riesce. Bene a rimbalzo ma troppi TO, su uno nell’ultimo quarto si addormenta cercando d’organizzare l’azione. Tenta una tripla dall’angolo nel primo tempo salvata e corretta da Hayward. Buon assist schiacciato dal post per Hayward e ottimo spin per batter Gobert nel primo tempo ma quando conta si fa stoppare dal francese. Si arrangia un po’ con il mestiere e nel finale gli vengono tolti due liberi dopo il challenge chiamato da Snyder ma guadagna un tecnico per la squadra per le proteste di Gobert ma a suo confronto non è un fattore.

Miles Bridges: 6,5

5 pt. (2/6), 3 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, 1 stoppata, -11 in +/-. 2 TO. Partita sacrificata in difesa a prender di tanto in tanto il giocatore on-fire, spesso è un muro. Peccato per l’infrazione sulla rimessa dal fondo ma si fa perdonare tenendo Clarkson magnificentemente nei secondi finali del secondo periodo. Di tutto un po’ ma a piccole dosi. La sua tripla di serata c’è anche se ne manca altre due. Non è dispiaciuto anche se non è stato un fattore ma la solita energia l’ha messa a disposizione della squadra.

Malik Monk: 6,5

20 pt. (7/12), 6 rimbalzi, -16 in +/-. Gioca 23:49, non uno specialista difensivo ma almeno 6 rimbalzi sul nostro lato li porta a casa mentre fa 4/8 da tre. Peccato si perda un po’ in una delle fasi decisive mancando due liberi. Segna un incantevole reverse layup e spinge con 5 punti l’ultimo tentativo di rimonta. Discreto apporto.

Bismack Biyombo: 5

2 pt. (1/2), 1 assist, -10 in +/-. 1 TO. 4 PF. Prestazione scarsissima. Falli a parte commessi su Gobert per limitarlo, in 13:52 non cattura nemmeno un rimbalzo, tiene una palla viva per Bridges ma gli arbitri dicono che Miles era fuori… Sbanda con McDaniels in difesa tra qualche raddoppio accennato e posizioni non sempre ideali. Segna in jump hook il suo unico canestro, non gli si chiede di realizzare, non è il suo mestiere ma ci si aspettava una difesa generale migliore.

Jalen McDaniels: 5

4 pt. (1/5), 5 rimbalzi, -9 in +/-. 24:52, 2/4 FT. 4 punti con uno 0/3 da oltre l’arco, due falli (uno dei quali fischiato solo perché si chiama McDaniels, era fermo in contenimento), un tecnico per esser stato il sesto uomo sul parquet nonostante un allenatore lo prelevi per trascinarlo fuori, disattento soprattutto in fase difensiva dove le posizioni dal mio punto di vista non sono ottimali. Si fa passare da Ingles, probabilmente lo tocca da dietro facendolo sbagliare. Da qualcosa a rimbalzo ma la prestazione è insufficiente.

Cody Martin: s.v.

0 pt. (0/0), -3 in +/-. Entra a 3:02 dalla fine solo per salutare. C’è ma non si vede, zero in tutto ma la partita non contava più nulla.

Coach James Borrego: 5,5

Imbriglia Gobert, la squadra tiene per tre quarti ma si notano sempre le lacune difensive sulla zona, specialmente in angolo, laddove scende anche la distanza per realizzare la tripla. Non sempre abbiamo lasciato liberi i loro tiratori: è stato un mix tra triple contestate, tiri contrastati ma che i Jazz hanno messo sfruttando l’altezza maggiore (Ingles e Bogdanovic), close-out tardivi e open 3 (comunque troppi). Bravi i Jazz a muover palla o scarsi noi? Ambo le cose, la squadra con una rotazione mista in campo nell’ultimo quarto è saltata in aria sulle rotazioni e la partita si è decisa nello spazio breve di tre minuti. Adesso c’è da andare a Phoenix, campo non facile, la squadra c’è ma c’è da rivedere qualche meccanismo e qualche suo interprete difensivo che si perde in show o posizioni non ottimali, aldilà che quell’uomo piantato tra il pitturato e l’arco sul lato debole sia sempre troppo distante e a volte ne debba marcare due…

Il Totopaolo

Rubrica a cura di Paolo Motta.

Il programma Hornets della 10ª settimana

Al termine di una settimana dove praticamente è successo di tutto (due incontri posticipati causa Covid-19, un ammaraggio su Marte, una partita vinta all’ultimo secondo), ci prepariamo al “Road Trip” per il lontano Ovest (Far West), laddove ci attenderanno 6 impegnative partite in 10 giorni prima della pausa dedicata all’All- Star Game.

Vediamo nel dettaglio le prime quattro sfide.

Martedì 23/02 ora 03:00 italiana @ Utah (24-6):

Rivincita del match di due settimana fa dove i Jazz espugnarono senza troppi affanni lo Spectrum Center 121-138.

Allora furono i 31 punti di Bogdanovic e i 30 di Mitchell a decidere la partita in favore della squadra allenata da Q. Snyder.

Avremmo un P.J. Washington in più ma la partita sembra ancora proibitiva.

In quell’occasione per gli Hornets a tener in piedi la baracca fu quasi solo il LaMelo show che terminò con 34 punti e record in carriera.

La speranza è che a questo giro si unisca qualche altro compagno alla “festa” per rendere la partita più competitiva.

Giovedì 25/02 ora 03:00 italiana @ Phoenix (19-10):

I Soli dell’Arizona dopo anni nel pantano NBA, con l’innesto di CP3 e la consacrazione di Booker stanno invertendo il ritmo di marcia.

Phoenix al momento sembra superiore ma con una buona intensità in difesa e in attacco potremmo riuscire a giocarcela fino alla fine.

Da segnalare nelle file dei Suns l’ex Frank “The Tank” Kaminsky.

Gli Hornets, pur di draftarlo rinunciarono a quattro pick offerte da Boston.

Allora il GM era Rich Cho che scelse erroneamente per effettuare tal mossa.

Sabato 27/02 ora 04:00 italiana @ Golden State (16-15):

Rivincita della gara rocambolesca vinta all’ultimo secondo.

Nel caso la squadra della California dovesse recuperare S. Curry (fuori per influenza) bisognerà aumentare la concentrazione e non di poco, magari iniziando a limitare le palle perse (ben 24 contro i Warriors).

Green con il dente avvelenato, avrà voglia di riscatto dopo il pasticcio combinato.

Se dovesse rientrare anche Wiseman le cose si faranno più complicate.

Lunedì 01/03 ora 04.00 italiana @ Sacramento (12-17):

I Kings, che potremmo definire a livello di risultati sportivi degli ultimi anni, gli Hornets dell’Ovest (e forse anche peggio), sono alla ricerca ancora una volta dell’ennesima quadra.

Dopo un buon inizio di stagione, la franchigia della capitale della California è ritornata a livelli standard così attualmente si trova impelagata su una striscia di 6 sconfitte consecutive.

Fox (22,7 ppp), Hield (16 ppp) e la sorprendente matricola Haliburton (12.4 ppp) saranno pronti a dare del filo da torcere ai giovani Hornets.

Partita alla portata ma come ben sappiamo, la sorpresa è dietro l’angolo.

Il mio pronostico della settimana: 1-3

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Dettaglio classifiche Southeast e Northwest

Utah controlla agevolmente la testa della propria divisione con 5,5 partite di vantaggio su Portland mentre Charlotte, pur con un record in rosso, detiene il comando della Southeast Division ma con solamente 1,5 di vantaggio su una Miami vittoriosa nella L.A. gialloviola.

Cercare di mantenere il comando della divisione per Charlotte prima dell’All-Star Game è la priorità ma non sarà semplice difendersi dal ritorno di Miami e dal discreto momento delle altre squadre in divisione compresi i lontani Wizards che girano su un record 10-17 con 4 W consecutive.

Per farlo la squadra dovrà rimanere agganciata alle partite possibili e trarre il massimo dai finali.

6ª intervista: Evan Kent per Bring Back the Buzz

Italiano

Oggi siamo in compagnia di Evan Kent – che ringraziamo per la disponibilità e il tempo concessoci – uno degli ideatori di Bring Back The Buzz (per i pochi che non lo sapessero fu il gruppo che volle fortemente riportare a Charlotte la vera identità Hornets dopo la decisione di New Orleans di abbandonarla).

Bring Back the Buzz registra il PodCast “Shootin the Shot”.

Le pagine di Bring Back the Buzz su Instagram e FB:

https://www.instagram.com/bringbackthebuzz/

https://www.facebook.com/BringBackTheBuzz

Ci racconta qualcosa che vuol far conoscere su di Lei per il pubblico di lingua italiana?

domanda:

Anni, dove vive, hobby, perché ama così tanto i Calabroni?

risposta:

“Sono Evan e ho 28 anni.

Vivo in un quartiere chiamato NoDa che è probabilmente a 12 minuti a nord dello Spectrum Center se questo può aiutarti a immaginare un po ‘meglio dove abiti.

Per vivere mi occupo di marketing: attualmente aiuto le piccole imprese qui a Charlotte a costruire i loro marchi attraverso strategie digitali.

Questo è probabilmente il motivo per cui mi piace fare cose come Bring Back The Buzz come hobby.

Per quanto riguarda il motivo per cui amo gli Hornets…

La risposta più semplice è che sono di Charlotte.

La risposta complessa è che il basket è stato il mio primo amore da bambino a livello sportivo, ha messo Charlotte “sulla mappa” e le partite erano un festoso evento da vivere in famiglia come un Carnevale”.

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1ª domanda:

Premesso che per me, fan di lunga data targato Hornets, avete salvato mezza vita… com’è nata l’idea di Bring Back The Buzz?

Quanto avete dovuto spingere e faticare per farvi ascoltare dalla società?

1ª risposta:

“E’ molto toccante da sentire.

Mio fratello e io stavamo guardando una partita dei Bobcats.

Stavamo discutendo di quanto la città fosse indifferente al successo della squadra in quel momento. Ci siamo chiesti perché fosse così e ci siamo detti:

“Non sarebbe così se fossimo ancora gli Hornets!”.

Quella sera costruimmo un sito web e una pagina Twitter.

Il resto è storia.

All’inizio è stato piuttosto difficile ma eravamo presenti su tutti i media (notiziari/emittenti tv e radio) qui a Charlotte così iniziavamo a guadagnare terreno a livello nazionale.

Siamo stati una spina nel fianco per un po’ quindi penso che la loro strategia sia stata quella di ignorarci il più a lungo possibile fino a quando non sono più riusciti a farlo.

Hanno abbracciato la nostra esistenza e adesso e penso che ne trarranno grandi benefici nei prossimi anni”.

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2ª domanda:

Molti tifosi si chiedono quali siano le differenze tra gli Hornets originari (fino al 2002) e quelli nuovi.

Perché, mentre il primo progetto era stato di buon successo (più di 9 anni di sell-out consecutivi, squadra spesso sopra i .500 e tante apparizioni ai PO) questo stenta a decollare a livello di risultati sul parquet?

2ª risposta:

“Penso che la differenza principale sia l’apatia (menzionata prima) che esisteva qui a Charlotte all’inizio dell’era Bobcats.

La NBA ha portato via gli Hornets da Charlotte, cosa che ha inacidito molte persone qui per il campionato e poi due anni dopo hanno strappato il cerotto troppo presto dandoci qualcosa di strano e a noi estraneo chiamato “Bobcats”.

Ciò, unito a scarse prestazioni sul campo, ha portato all’apatia senza che nessuno possa ritenere la squadra responsabile di ciò.

Sono stati semplicemente ignorati.

Questo è ciò che Bring Back The Buzz stava cercando di risolvere.

Riportare la vecchia intensità dalla base dei fan (fan base o i suoi supporter, i suoi tifosi, i suoi sostenitori), costruire una comunità per rimanere legati alla squadra anche quando le cose vanno male.

Penso che si stiano vedendo i risultati di una base di fan impegnata che chiede di più dal team e dall’organizzazione, motivo per cui stiamo tornando “nel passato.”

Ci sono anche alcune differenze tra la Charlotte di quel tempo e quella attuale che è cresciuta enormemente”.

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3ª domanda:

Ci sono delle differenze tra la Charlotte dell’epoca e quella attuale cresciuta enormemente, ovvero, quanto è importante per le sorti del team la presenza fisica dei fan allo Spectrum Center e quanto è importante la Hornets-mania del popolo teal & purple sparso per il globo?

3ª risposta:

“Charlotte allora era una piccola città e gli Hornets erano davvero l’unica attrazione in città nel 1988 quindi le persone li adoravano e andavano a veder le loro partite.

Charlotte è cresciuta ed è divenuta una città multietnica.

Ci sono molte più possibilità oggi.

Siamo una delle città in più rapida crescita negli Stati Uniti.

C’è un periodo di scoperta con le persone che si trasferiscono qui e penso che a causa dell’aumento del successo degli Hornets recentemente questi nuovi volti stiano iniziando a rendersi conto che i Calabroni sono divertenti e così stanno diventandone fan ma Charlotte, a modo suo, sarà sempre una piccola città nel cuore.

Non infastidiamo gli atleti quando li vediamo in pubblico.

Annuiamo con la testa, salutiamo e continuiamo a muoverci e li lasciamo vivere.

Non ci sono tante altre realtà delle nostre dimensioni che lasciano vivere in pace qualcuno così famoso.

Ecco perché molti giocatori che hanno vissuto qui molto tempo – dopo la fine della loro carriera o migrati in altri team – mantengono case qui.

Quella connessione tra fan e giocatore è unica qui e ci apprezzano per questo.

I tifosi più caldi se la portano con se’ la sera della partita quindi c’è un legame intimo che i giocatori devono riconquistarsi e rinsaldare ogni notte”.

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4ª domanda:

Il 2019 ha portato via l’ex bandiera Kemba Walker al quale i fan erano molto affezionati mentre il Covid-19 nel 2020 ha colpito tutto il mondo.

Come sta vivendo la Charlotte sportiva e la Queen City reale questi due difficili e differenti aspetti che stanno mettendo in difficoltà la città?

4ª risposta:

“Le persone si stanno adattando in tutto il mondo.

Perdere Kemba è stato difficile ma abbiamo affrontato la dura realtà e siamo passati a sostenere la nostra squadra.

Gli auguriamo il meglio ma dovevamo pianificare il futuro e vedere come avremmo potuto migliorare il team con i pezzi che avevamo.

Di tanto in tanto ricordiamo nostalgicamente il passato ma stiamo lavorando con le carte che abbiamo.

Penso che sia simile con la pandemia.

Stiamo organizzando feste sorvegliate con particolare attenzione alle distanze sociali, ci stiamo impegnando molto di più sui social media.

Ci domandate quanto terremmo ad essere lì?

Ci terremmo davvero moltissimo ma per il momento non possiamo e ci stiamo adattando e facendo del nostro meglio”.

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5ª domanda:

Passiamo al futuro:

LaMelo Ball e Gordon Hayward, due nomi per rilanciare il progetto degli Hornets sul campo perché forse, la miglior medicina per attrarre futuri buoni FA è vincere oggi.

Pensi che siano due giocatori che potranno essere il trampolino di lancio per un futuro più radioso per i Calabroni?

5ª risposta:

“Credo di si.

Abbiamo una giovane stella nascente e un veterano di livello All-Star più una squadra che sta impressionando l’intero mondo NBA.

Penso che l’NBA sappia che siamo a un paio di pezzi dall’essere una forza con cui fare i conti. Guarda anche come abbiamo controbilanciato Gordon e stiamo aiutando Terry a prosperare (entrambe le risorse ottenute da Boston), adesso penso che ci saranno più giocatori che ci considereranno come una meta per il futuro”.

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6ª domanda:

Marco Belinelli, giocatore italiano transitato dagli Hornets ha parlato molto bene dell’organizzazione degli Charlotte Hornets e di Michael Jordan.

Cosa ne pensi dell’organizzazione e di MJ?

Molti fan vorrebbero un Jordan al livello stellare del giocatore che fu anche da presidente.

Per ora MJ sta facendo piccoli passi alla volta.

Quali pensi possano essere le difficoltà oggettive che il proprietario degli Hornets sta incontrando nel strutturare un team da contender?

6ª risposta:

“Penso che Jordan abbia finalmente costruito qualcosa di cui può fidarsi e non credo che senta più il bisogno di intervenire e spingere troppo la sua posizione di titolare.

Si fida del processo di Mitch (Kupchak) e penso che finora si stia effettivamente andando in una direzione fruttuosa.

Jordan sta traendo beneficio nell’essere meno coinvolto nelle operazioni di basket ma è comunque “abbastanza Jordan” per esser sempre pronto ad alzare la cornetta e a parlare con un free agent, alla fine della giornata nessun giocatore NBA non ignorerà una telefonata di Michael Jordan”.

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7ª domanda:

Ha un messaggio libero per i fan italiani e quelli nel mondo che supportano Charlotte?

7ª risposta:

“Ho parlato con fan degli Hornets in tutto il mondo: dall’Australia al Giappone passando per l’Italia e la Germania, ecc.

Tifosi come voi dimostrano un’incredibile lealtà.

È molto più difficile per voi ragazzi stare al passo con la squadra rispetto a noi qui a Charlotte e vi lodo per la vostra dedizione.

Spero che a breve tutti voi possiate trovare l’opportunità di unirvi a noi qui nella Buzz City per una birra prima di una partita!

Go Hornets!”.

Un Grazie al prezioso e apprezzato contributo di Evan Kent che ci ha portato dentro il mondo dei Calabroni visti da vicino.

Domande a cura di Igor F. e Matteo Vezz., traduzione a cura di Daniele F. e Igor F..

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English

Today we have the pleasure to host Evan Kent. First of all, we want to thank you for your availability and your time.

Bring Back the Buzz on the air with own PodCast “Shootin the Shot”.

The Bring Back to The Buzz FB page:

https://www.facebook.com/BringBackTheBuzz and Instagram:

https://www.instagram.com/bringbackthebuzz/

For those who don’t know him yet, Evan is one of the creators of Bring Back The Buzz, the group that strongly wanted to bring back the true identity of the Hornets to Charlotte after the decision to New Orleans to abandon it. Evan, can you tell us something about yourself that you want to share with the Italian-speaking audience?

Question:

What is your age, where do you live, what are your hobbies and in particular why do you love the Hornets so much?

Answer:

“I’m Evan and im 28 years old.

I live in a neighborhood called NoDa which is probably 12 minutes north of the arena here in Charlotte if that helps you imagine where a little bit better.

I do marketing for a living currently helping smaller businesses here in Charlotte build their brands through digital strategies.

Which is probably why I like to do things like Bring Back The Buzz as my hobbies.

As far as for why I love the Hornets…

The simple answer is that it’s because of from Charlotte.

The longer answer is that it was my first sports love as a child, it put charlotte on the map, the games were like a carnival, and it was something we enjoyed as a family”.

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1st Question:

Provided that I am a long-time Hornets fan and you have saved half of my life … how did the idea of Bring Back The Buzz come about?

How much did you have to push and struggle to make your voice heard to the management?

1st Answer:

“That’s very touching to hear.

My brother and I were watching a Bobcats game and were discussing how apathetic the city at the time was to the success of the team.

We wondered why that was and we said “It wouldn’t be like this if we were still the Hornets!”.

W e built a website and a twitter page that night and the rest is history.

It was pretty difficult at first because we were all over the news stations here in Charlotte and were beginning to gain traction nationally.

We were a bit of a thorn in their side for a while I believe so I think their strategy was to ignore it for as long as possible until they couldn’t anymore.

They have embraced our existence now and I think It will benefit the fanbase greatly in the coming years”.

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2nd Question:

Many fans wonder what the differences are between the original Hornets (up to 2002) and the new ones.

While the first project had been very successful (more than 9 consecutive years of sold-out matches, a team often over .500 and many appearances at the POs), we cannot say the same for the new one.

Why do we struggle to be successful in terms of results on the basketball court?

2nd Answer:

“I think the main difference is the apathy I mentioned earlier that exhisted here in Charlotte at the inception of the Bobcats.

The NBA took away the Hornets from Charlotte which soured a lot of people here to the league and then two years later they ripped off the bandaid too soon and gave us something strange and foreign to us called the “Bobcats”.

That coupled with poor play on the court lead to the apathy of no one Charlotte holding the team accountable.

They were just ignored.

That’s what Bring Back The Buzz was trying to fix. Bring back the old intensity from the fanbase, build a community and hold the team’s feet to the fire when things went poorly.

I think you are seeing the results of an engaged fanbase demanding more from the team and organization which is why we are trending back up.

There are also some differences between the Charlotte of that time and the current one that has grown enormously”.

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3rd Question:

There are differences in the city of the time and the current one?

How important is the physical presence of the fans at the Spectrum Center for the future of the team and how important is the Hornets-mania of the teal & purple people scattered for the globe?

3rd Answer:

“Charlotte back then was a small city and literally the Hornets were the only things to go out on the town and really do in 1988.

So people cherished it and went to games.

Charlotte has boomed and we are very much a transplant city with people from all over the world.

There is so much more to do now.

We are one of the fastest growing cities in the United States.

There is a discovery period with people that move here and I think because of the rise in success of the Hornets recently these new faces are starting to realize that the Hornets are fun and are becoming fans.

BUT Charlotte in its own way will always be a small town at heart.

We don’t bother athletes when we see them in public.

We nod our heads, say hi and keep it moving and let them live.

Not many markets our size let someone that famous just live in peace.

That is why many players have lived here long after their careers are over and others have houses here even if they go to another team.

That connection between fan and player is unique here and they appreciate us for that.

And the passionate fans bring it on game night so there is an intimate connection that the players have to be missing on a nightly basis”.

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4th Question:

In 2019 Kemba Walker was no more the heart and soul of the team and in 2020 Covid-19 hit the whole world.

How are Charlotte sports supporters and the Queen City inhabitants facing these two different aspects that are putting the city in difficulty?

4th Answer:

“People are adapting all over the globe.

Losing Kemba was hard but we faced the harsh reality and moved on supporting our team.

We wish him the best but we had to plan for the future and see how we could become the best with the pieces we had.

Occasionally we look back and reminisce but we are working with the cards we have.

I think it’s similar with the Pandemic.

We are having socially distanced watch parties, we are engaging so much more over social media. Do we wish we could be there?

Hell yah but we can’t for the time being and are adapting to make the best of it”.

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5th Question:

Let’s have a look at the future now:

LaMelo Ball and Gordon Hayward are two names meant to relaunch the Hornets project on the field because perhaps the best medicine to attract future good FAs is to win today.

Do you think that they are two players who could be the stepping stone to a brighter future for the Hornets?

5th Answer:

“I think so.

You have a young rising star and you have an all-star level veteran and a team that Is shocking the entire NBA world.

I think the NBA knows we are a piece or two away from being a force to be reckoned with.

You also look at how we compensated Gordon and are helping Terry thrive, both assets we got from Boston, I think there will be more players considering us as a destination in the future”.

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6th Question:

Marco Belinelli – the Italian player who played for the Hornets – spoke very highly of the organization of the Charlotte Hornets and Michael Jordan.

What do you think of the organization and MJ?

Many fans would like to see Jordan doing the same career as President as when he was a stellar player.

For now MJ is taking small steps at a time.

What do you think could be the real difficulties that the owner of the Hornets is encountering in giving shape to a contender team?

6th Answer:

“I think Jordan has now finally built a stuff that he can trust and isn’t I believe feeling the need to step in and push his stance too much anymore.

He’s trusting Mitch’s process and I think is proving to be a fruitful direction so far.

Jordan is benefiting from being less involved in the basketball operations side but still being Jordan enough to get on the phone and talk with a free agent cus at the end of the day no NBA player is NOT gonna answer a phone call from Michael Jordan”.

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7th Question:

Would you like to leave a message to the Italian fans and to the other Charlotte supporters those around the world?

7th Answer:

“I’ve talked with Hornets fans all over the world from Australia, Japan, Italy, Germany etc.

It’s incredible the allegiance fans like you have.

It is much harder for you guys to keep up with the team than it is for us here in Charlotte and I commend you for your dedication.

I hope some day soon you all find that opportunity to join us here in Buzz City for a beer bee-fore a game!

Go Hornets!”.

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Thanks to the precious and appreciated contribution of Evan Kent who brought us into the world of the Hornets seen up close.

Game 29 – Charlotte Hornets Vs Golden State Warriors 102-100

Intro

Se siete appassionati di fumetti e storia e non avete mai visto questa animazione di Hadashi no Gen (Gen a piedi nudi, Gen di Hiroshima o Barefoot Gen) dovreste recuperare il tempo perso e dargli un’occhiata nonostante – scriviamolo subito – per essere un anime datato 1983 – risulti molto crudo in molte sue scene.

Qui il link con sottotitoli in italiano:

Gen è il nome del protagonista di sei anni (del manga e dell’anime in questo caso), vive a Hiroshima con la famiglia ma la sua sfortuna è quella di essere nato nel 1939.

La storia è quella già raccontata in un altro precedente anime dal mangaka Keiji Nakazawa che visse davvero quella terribile esperienza del bombardamento atomico potendola raccontare da miracolato e sopravvissuto.

Il racconto è autobiografico anche se in questa versione la storia è leggermente romanzata ma la perdita del padre (arrestato precedentemente e detenuto per un anno per aver fatto parte di un movimento contro la guerra), della sorella e del fratello piccolo sono reali.

Si salvano naturalmente il protagonista, la madre e momentaneamente la futura nascitura.

In quel che rimane un capolavoro dell’animazione giapponese, Gen (in giapponese significa atomo) è avvolto da un drastico mutamento di panorama: innanzi a lui la già difficile quotidiana realtà si trasforma in orrore dopo lo scoppio dell’atomica, si intrecciano piccole microstorie fatte di speranze, crude realtà, vita, morte contro le macroragioni della guerra che non guardano in faccia a nessuno travolgendo quelle storie che danno un senso al nostro esserci.

Gen, per promessa al padre, per carattere e resilienza va avanti senza paure nonostante i brutti momenti.

Lasciamo una delle più grandi tragedie dell’umanità del secolo scorso e addentriamoci nel match dove le fortezza volanti decollate dalla baia proveranno a incendiare il canestro di Charlotte guidate dal figliol “quasi” prodigo Steph Curry che visiterà la città solamente in qualità di avversario e da son del nostro commentatore tecnico preferito: Dell Curry.

Nonostante l’incertezza della sfida, dopo la tregua dovuta a due partite saltate a causa del protocollo di sicurezza NBA in materia Covid-19, gli Hornets hanno bisogno di vincere lo scontro tra le ottave di rispettive conference (GSW è leggermente più tranquilla) partendo subito concentrati per non ripetere la brutta prova messa in scena con i Bulls.

La contraerea rimasta agli Hornets sarà sufficiente per bloccare e portare attacchi rapidi e non kamikaze?

Lo scopriremo a breve…

Analisi

Come si fa a vincere una partita disperata, sotto di 10 punti a 4:44 dalla fine?

Chiedetelo a Terry Rozier, il quale ha deciso di esplodere benevolmente per gli Hornets nell’ultimo quarto con la collaborazione di Draymond Green che ha gentilmente risparmiato agli Hornets la sconfitta o il supplementare.

Prima della partita Terry Rozier girava così negli ultimi tre match…

Gli Hornets hanno fatto registrare il record di TO in stagione, quasi impossibile vincere un partita del genere ma l’assenza di Curry appena prima del match aveva dato speranze per vincere una partita fondamentale prima di sei difficili trasferte a Ovest.

Quando una partita dal punteggio basso sembrava potesse prendere la direzione di Oakland, Terry Rozier sfoderava il suo repertorio di soluzioni balistiche che portavano gli Hornets a contatto.

La tripla del -2 a :42.8 con il successivo errore di Wiggins da fuori, il rimbalzo di Green e la jump ball assegnata dagli arbitri tra Ball e Wanamaker facevano il resto: gli Hornets chiamavano time-out mentre Hayward e Green andavano a terra sugli sviluppi della contesa.

Non era d’accordo l’ala grande dei blu che per veementi e reiterate proteste prendeva due tecnici, veniva espulso (privando i suoi di un buon difensore negli ultimi nove secondi e mezzo) così Rozier ringraziava pareggiando in lunetta per i tecnici.

Palla in mano agli Hornets che ribaltavano gli esiti della battaglia affidando al giocatore più hot la palla: Rozier passava lo schermo di P.J. andando a sinistra, Oubre Jr. mollava la presa, su di lui Toscano che era incenerito dal fade-away ai limiti della linea del tiro da tre.

Un canestro pesante sulla luce rossa che non ammetteva diritto di replica in una partita tiratissima decisa al fotofinish decisa da un epico Rozier.

Gli Hornets vincono in hartbreak, le cose semplici evidentemente non piacciono ma carattere e resilienza sono andati oltre i numeri.

Come detto gli Hornets sono andati in TO innumerevoli volte realizzando il record stagionale con 24 contro i 14 avversari.

Le rubate sono state a sfavore: 7-10, le stoppate anche: 2-3.

Nettamente di più i FT battuti dagli ospiti:8/9 CHA (88,9%) contro il 13/17 (76,5%) di GSW.

Pari negli assist (23-23) mentre a rimbalzo si vinceva 48-43.

Per vincere la partita abbiamo utilizzato migliori percentuali dal campo: 49,3% FG contro il 43,5% ospite che ha subito il 50,0% dei tiri da tre tentati da Charlotte perdendo nettamente in quest’aspetto il match riuscendo a realizzare soltanto il 33,3% dei propri tentativi.

25 i pt. per Kelly Oubre Jr., 19 quelli di Wiggins, 16 per Paschall più il duo Lee/Wanamaker a completare l’opera degli uomini di Kerr in doppia cifra con 14 pt. a testa.

La partita

Charlotte recuperava qualche effettivo con Graham ancora out:

I quintetti:

1° quarto:

La partita iniziava con la variante: Zeller vinceva la palla a due che veniva onorata da Ball con un rapido passaggio per P.J. che si imbucava in taglio sulla sinistra per schiacciare il 2-0.

Dopo uno sfondamento di Zeller (perso il controllo del corpo in corsa) arrivava il pareggio firmato da Mulder con Curry out all’ultimo minuto…

P.J. appoggiava dal bordo destro dell’area riportando in vantaggio gli Hornets che dopo un errore di Oubre Jr. sfruttavano la caparbietà o la testardaggine di uno Zeller che dopo l’errore riprendeva il rimbalzo cercando il varco per segnare il 6-2.

Charlotte tuttavia non trovava più sbocchi, irretita dalla difesa vicino al canestro dei blu che rimontavano con un’entrata veloce e atletica di Oubre Jr. e sorpassavano con la tripla di Wiggins a 8:04 (6-7).

L’errore di Hayward consegnava il 3/8 dal campo a ambo i team, ci volevano le entrate di Monk e Bridges a 7:10 per dare una scossa ai “mint”.

I ragazzi color menta tornavano avanti a 6:44 con il primo pallone toccato da Miles che dalla diagonale destra imbucava da tre punti.

Dopo un errore di Oubre seguito da un altro miss (Monk) a 6:08 si entrava in time-out dopo il quale Oubre Jr. trovava la maniera di pareggiare.

Fuoco di paglia poiché gli Hornets si staccavano: rimbalzo offensivo e tripla di Bridges con ringraziamenti a Green che non credendo nella possibilità rimaneva a metà strada, arcobaleno perfetto di Rozier con suono solo cotone per un altro tiro da oltre l’arco, Biz faceva buona guardia su Oubre jr. prima che i Warriors accorciassero di due ma dall’hand-off di Biz spuntava Monk che in corsa andava sulla sinistra a elevarsi per realizzare velocemente due punti (19-11).

Monk,marcando davanti al l’attaccante intercettava un lob ma dopo un fallo su Biz andava a mancare il fing and roll arrivando corto.

Ci pensava P.J. con un gancetto aiutato dal secondo ferro a trascinarci a quota 21 prima che Lee dalla destra infilasse un’ottima tripla nonostante la difesa di Ball.

Biz commetteva uno degli innumerevoli TO di Charlotte andando in sfondamento ma tenendo bene su Wiggins rimediava in difesa prima che si tornasse in attacco con Ball a regalare a Monk la tripla dalla destra per il 24-15 che chiudeva le marcature nei primi 12 minuti.

Jalen McDaniels, look con treccine e 18:42 sul parquet con 9 punti a referto. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

Brutta la partenza del quintetto Hornets nel secondo quarto: un parziale di 0-6 completato a 9:58 da Wiggins con un ½ dalla lunetta portava gli ospiti a un possesso di distanza (24-21).

Hayward si faceva perdonare un errore e una palla persa connettendo una tripla prima di vedere un aggressivo alley-oop di Wiggins.

La stoppata di LaMelo su Oubre Jr. non serviva a fornire ulteriore vantaggio quando erano chiamati tre secondi offensivi a Zeller.

Wanamaker con l’open 3 dalla diagonale sinistra trascinava a un punto di distanza la squadra di Kerr che vi tornava dopo esser stata colpita dalla tripla di McDaniels (7:38) con la bomba di Oubre Jr. dal corner destro.

Altra palla persa, questa volta era Rozier a intestardirsi nel palleggio contro due uomini che chiudevano, ma sulla transizione i Warriors centravano il tallone di Zeller che in ripiegamento salvava involontariamente capra e cavoli…

Altro paio di perse e transizione: Wanamaker mancava il tiro ma Oubre Jr. in put-back dunk su McDaniels sorpassava (30-31).

La partita cominciava a prender velocità: McDaniels sulla linea di fondo destra attaccava Lee realizzando un (generoso) t and one a 5:33 ma dall’altra parte Paschall infilava un jumper con i Guerrieri bravi a sfruttare anche la contemporaneità dell’inutile fallo di McDaniels su Oubre Jr. che dalla lunetta ringraziava.

Due punti semplici per Hayward dal pitturato su assist di Biz restituivano un -2 (35-37) ma Charlotte doveva aspettare per il sorpasso riuscendo a tornare a due punti con un crossover e alzata di destra di Rozier nel pitturato.

A Paschall da sotto rispondeva McDaniels con la seconda tripla di serata, Biz strappava la palla a Mulder in palleggio e dalla destra sulla linea di fondo opposta partiva Hayward che facendo baciare la palla al vetro in reverse layup ci riportava avanti (42-41) a 2:13.

Wiggins segnava una dunk in infilata per un controsorpasso irrobustito da Paschall con due FT a 1:06 (Biz foul) e da un’entrata di Wiggins che con meno di 4 secondi sul cronometro restanti mandava gli Hornets sul -5.

Serviva un miracolo per accorciare e il miracle arrivava: Rozier dalla metà campo inventava un buzzer beater che accarezzando il plexiglass mandava la spicchiata dentro per il 45-47 con il quale le squadre rientravano negli spogliatoi.

3° quarto:

Rientro sul parquet macchiato subito dall’errore di Oubre Jr. per i Warriors ma dopo il tredicesimo TO di Charlotte, Wiggins in entrata batteva Zeller.

Per recuperare Rozier andava in modalità fai da te: fallo di Toscano, due liberi a segno e nuovo -2 a 10:51.

Una palla intercettata da Ball era convertita in contropiede da Rozier con tre punti che a 10:33 ci riportavano sopra (50-49) ma purtroppo gli Hornets andavano a subire un parziale di 0-7 (tripla Toscano, eurostep con appoggio al vetro di Wiggins e steal su Ball con due punti di Wanamaker) prima di tornare da un time-out a 8:41 infilando a loro volta una corsa da 12-0 grazie alle triple (mentre GSW mancava le proprie) di P.J., Hayward (7:14), ancora P.J. prima di un ½ di Zeller dalla lunetta a 6:22 e un 2/2 di Bridges che subiva il fallo dalla sentinella Green dopo un ottimo gioco di passaggi da parte della squadra.

62-56 a 5:13 ma i Guerrieri strappavano un’altra volta con un parziale uguale a quello ottenuto a inizio quarto portandosi su+1 con Lee da sotto a 3:07.

A :31.7 un catch n’shoot di Rozier consegnava il vantaggio (69-67) agli Hornets che erano però recuperati da Wiggins prima della luce rossa per un 69-69 che lasciava incertezze per l’ultima frazione.

LaMelo Ball prova a districarsi tra le divise blu. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

4° quarto:

Partenza favorevole agli ospiti che nel confronto tra arcieri Ball-Lee avevano la meglio, Rozier in ara mitigava il -3 su un più caldo -1 ma Wanamaker con un’altra bomba mandava sul -4 i Calabroni.

A 10:01 l’open 3 di Ball valeva il -1.

Lee metteva dentro un 2+1 (fallo contro Rozier) che a 7:41 lanciava dalla diagonale breve a destra da oltre l’arco un missile per il 79-80.

Imprevedibile però non arrivare a un finale punto a punto, eppure i Warriors parevano stare per farcela, due volte Paschall su P.J. inframezzato dai due punti con steal di Bazemore, tripla di Green a 5:17 (fino ad allora mano come un sasso) per il 79-89.

Zeller da sotto, tap-in di Green, appoggio dolce di Rozier con palla a fermarsi sul ferro prima di assecondare i desideri degli Hornets…

Oubre mancava una dunk su P.J. con palla che usciva in rimessa laterale e la terna a dire nessun tocco di P.J. Washington.

P.J. dal corner destro tagliava il divario a 5 punti con una tripla ma Wiggins lo batteva da fuori nonostante il close-out (86-94).

Un fallo non rilevato di Kelly Oubre Jr. sul tiro da fuori di Rozier mancava ma non scompariva la concreta tripla di Scary che vedeva in angolo destro Hayward fintare brevemente in corner per lasciar sfilare l’avversario in chiusura e andare a bersaglio con la granata esplosiva a 2:25 per il 92-94.

Una transizione di Wanamaker era risolta in lunetta con un ½ dal piccolo dei Warriors che si avvantaggiavano con altri due punti di Paschall dalla linea della carità a 1:33 (altro fallo di P.J.).

92-97 ripristinato prima dell’incedibile tripla di Rozier, il quale, in barba a tutti i manuali del gioco di squadra andava come solista a infilare la nuova tripla che lo esaltava.

:Oubre Jr. a 52.8 gelava tutti con la bomba del +5, pioggia nera su Charlotte ma la radioattività negativa non contaminava Rozier che a :42.1 la metteva dentro ancora da fuori pur con sospetto fallo.

Su un attacco mancato dei Warriors, il rimbalzo offensivo era gestito male e il raddoppio su Wanamaker portava Ball a una palla a due che toccata in direzione di Hayward mandava Charlotte in time-out.

Green non era d’accordo dicendo in faccia alla terna ciò che pensava: gli arbitri che inizialmente lo ignoravano, rifilandogli due tecnici per veementi proteste ne decretavano l’espulsione e la possibilità del pari per Rozier che infilava i liberi del pari a 9 secondi e tre decimi raggiungendo quota 100.

Palla in mano, panorama mutato, blocco rapido di P.J., Oubre in marcatura mollava la presa, copertura di Toscano-Anderson sulla sinistra che tuttavia non potendo bloccare il fade-away di un Rozier “In the zone” si limitava ad alzare una mano che finiva per esser segno di resa quando quel tiro incredibile affondava in retina illuminato dalla luce rossa consegnando agli Hornets una vittoria importante e insperata.

La gioia di Rozier dopo il buzzer beater. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

LaMelo Ball: 5,5

7 pt. (3/10), 3 rimbalzi, 7 assist, 2 rubate, 1 stoppata, -3 in +/-. 5 TO. Brutta prestazione al tiro (primo canestro con un’entrata chiusa di sinistro a 1:44 dalla sirena del terzo quarto) e nella gestione della palla con troppi TO, anche banali come la palla persa contro Wanamaker sul tentativo di crossover costata due punti. Mitiga con 7 assist (era partito bene con un assist lampo per P.J. continuando con assist fantasma no look come quello che porterà Bridges in lunetta nel secondo tempo), una tripla fondamentale nell’ultimo quarto per riavvicinarsi dopo il primo strappetto dei Warriors e una palla a due che in qualche modo finirà toccata da lui nelle mani di Hayward. Risente un po’ dello stop e dell’uscita prematura nel primo tempo per problemi di falli. Due ottimi intercettate e alla prossima.

Terry Rozier: 10

36 pt. (12/19), 3 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata, +8 in +/-. 2 TO.

Credo di non aver (a memoria) mai assegnato un 10 a nessun giocatore ma Rozier, dopo un primo tempo abbastanza tranquillo, prende per mano la squadra, segna gli ultimi 10 punti della squadra di M.J. con canestri difficili e importanti (gli mancano anche due falli non fischiati su triple sibilanti solo cotone) in fiducia totale. Pareggia dalla lunetta con freddezza ringraziando Green, va a prendersi l’ultimo pallone facendo partire un fade-away oltre Toscano-Anderson che non pare aver possibilità ma i piedi sono indirizzati a canestro, la tecnica è ottima, la rotazione perfetta. Buzzer beater selvaggio e incredibile per una vittoria importantissima di Charlotte che ormai a 13 secondi e mezzo dalla fine con una palla da recuperare non sperava più di vincerla nei regolamentari. 8/11 da tre punti compreso un secondo buzzer beater (primo in ordine temporale) all’intervallo da metà campo, 4/4 dalla linea, una macchina nel senso migliore del termine… Prende un gavettone durante l’intervista finale da parte di Graham e P.J. che non lo raffredderà comunque…

Gordon Hayward: 6,5

13 pt. (5/11), 7 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate, +1 in +/-. 2 TO. Un po’ avulso, perde un paio di palloni poi segna una tripla per farsi perdonare. Nel finale ne mette un’altra dall’angolo destro dopo una finta. Tiro importantissimo cercato di replicare poco più tardi con esiti differenti (corto) ma nel finale trascina giù una palla pesantissima. Come una punta di grafite troppo surriscaldata che in una centrale nucleare fa evaporare la vittoria, Green perde la testa su quella palla trattenuta con forza.

P.J. Washington: 7

15 pt. (6/8), 5 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata, +4 in +/-. 2 TO. A parte qualche concessione in difesa dove a tratti subisce un po’ la fisicità di Paschall (un paio di volte fa disperare nel finale) non sfigura disputando una delle sue migliori ultime partite. Spreca poco e da fuori va con un 3/5 di altri tempi con una tripla che ci riavvicina nell’ultima frazione. Bello anche l’hook nel primp tempo sul secondo ferro carambolato dentro sofficemente. Nel finale si adegua un po’ e tiene meglio. La jump ball che pareva esser indirizzata a lui (gli arbitri opteranno con il cambio per Ball) fondamentalmente la chiama lui. Una giocata di pollici importante…

Cody Zeller: 6

5 pt. (2/4), 5 rimbalzi, 2 assist, 0 in +/-. 3 TO. Troppe palle perse. Si fa perdonare un po’ con una caparbia azione dove riconquista il rimbalzo dall’errore e realizza. Dal punto di vista offensivo combina poco e gioca meglio il primo tempo. Una palla persa andando a perder l’equilibrio nell’inizio gara ma non male in 21:05 i 5 rimbalzi anche se con un po’ d’atletismo in più e coordinazione altri due o tre avrebbe potuto strapparli nelle situazioni createsi in nottata.

Miles Bridges: 6,5

10 pt. (3/4), 4 rimbalzi, 1 assist, +3 in +/-. 2 TO. Prima palla toccata: 3 punti. Green lo mola non credendo in lui, altri tre punti… Trova continuità dalla lunetta affondando altri due FT. Gioca 22:15 come elemento di buon supporto. Peccato per una palla gettata al vento con troppa fretta nel secondo tempo.

Malik Monk: 5,5

7 pt. (3/11), 6 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, +3 in +/-. 3 TO. Una bella tripla da dx offerta da Ball nel primo tempo ma si va spegnendo al tiro. Troppo pochi i 7 punti con 11 tiri. Non riesce mai a prendersi la lunetta e da via tre brutti palloni, davvero pessimi TO. Notevole a rimbalzo.

Jalen McDaniels: 6,5

9 pt. (3/7), 7 rimbalzi, -3 in +/-. 3 TO. 4 PF. Molto meglio del solito. Catapulta due triple con buona mano, guadagna un two and one attaccando Lee in mismatch e cattura rimbalzi. Peccato poi dia una botta a Oubre Jr. regalandogli un FT su un tagliafuori, così, dal nulla, oppure commetta qualche TO di troppo ma in questo tutta Charlotte in serata va dietro la lavagna. Lui, a differenza di Richards, gioca minuti importanti ed è essenziale che non faccia danni ma crei qualcosa di buono per la squadra.

Bismack Biyombo: 6,5

0 pt. (0/1), 4 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata, -3 in +/-. 2 TO. 4 PF. Alcune buone difesa come la tenuta su Wiggins o altri giocatori nel finale. Qualche fallo tattico che non guasta. In attacco nullo nelle marcature ma smista 4 assist. Gioca 20:31 e viene vessato un paio di volte per 3 secondi in area.

Coach James Borrego: 6,5

La vede male ma Rozier lo salva. Partita alla pari con spunti di gioco offensivi interessanti a tratti ma si va sotto. Usa l’ultimo time-out bene, resistendo alla tentazione i giocarselo troppo presto rischiando il tutto per tutto. Ora ci aspettano partite toste, deve continuare a dar fiducia alla squadra e richiamarla nei momenti nei quali non gira. Abbiamo avuto diversi strappi nella partita con parziali di ambo le squadre. E’ riuscito a bloccare l’inerzia in alcuni momenti cruciali con i time-out.

Matchup Key Vs Warriors

Matchup Key

(A cura di Igor F.)

Terry Rozier Vs Kelly Oubre Jr.

Gli Hornets tornano in azione dopo 6 giorni per ospitare Stephen Curry e i suoi Warriors che la scorsa sera sono stati impegnati a Orlando in una partita che li ha visti soccombere rompendo una mini-striscia positiva di due partite.

Con tutta l’attenzione mediatica spostata sui talenti LaMelo Ball e Steph Curry, sarà ipotizzabile che il costruttore di gioco e novello talento locale contro la bocca da fuoco ospite saranno sorvegliati speciali anche dagli avversari sul parquet che proveranno a limitare un po’ il loro talento.

Potrebbe quindi essere importante a livello di punti il cosiddetto secondo violino con due squadre che giocano e lasciano giocare, fin troppo direi.

Possibili svantaggi:

Gli Hornets, oltre a dover gestire Curry (principale minaccia dichiarata) e i tiratori secondari come appunto il pericolo Kelly Oubre Jr., dovranno fare i conti a rimbalzo con Dr. Green e soci che ultimamente hanno dato segni di progresso.

I Warriors sono ottavi a livello di rimbalzi conquistati, P.J. Washington e Zeller dovranno cercare quindi di non soccombere sotto le plance concedendo magari seconde possibilità ai californiani.

Out Graham (anche Caleb Martin), qualche punto che garantiva la nostra PG/SG dovrà esser recuperato attraverso il gioco di squadra.

Possibili vantaggi:

Out Wiseman e il lungodegente Klay Thompson, gli Hornets potrebbero avere un buon vantaggio se riusciranno a muover palla bene eludendo le vecchie volpi dei Guerrieri.

Ball nelle ultime 8 partite ha totalizzato: 20,9 punti, 6,9 rimbalzi e 6,3 assist…

Se il lungo stop dalle partite non avrà raffreddato un sempre più hot Rozier, Charlotte proverà a segnare un punto in più degli avversari ma per aver successo dovrà assicurarsi di partire dalla difesa nel progetto.

Zeller, Biyombo e P.J. Washington dovranno riuscire a essere in una delle migliori serate per non far soffrire i Calabroni.

Head to Head

Le statistiche, piuttosto equilibrate contro i Warriors.

Enemy Vintage

Chi lo ricorderà? Stagione 1980/81 (articolo tratto da Superbasket) con Lloyd Free ai Warriors.

Discovery Charlotte: 2ª puntata

Copertina a cura di Igor F., articolo a cura di Paolo Motta.

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Tradizionalmente in America settentrionale con il termine “Downtown” si fa riferimento al nucleo finanziario, economico e culturale della città mentre con il termine “Uptown” si definisce la parte più residenziale.

La situazione si è ribaltata a Charlotte: a causa delle caratteristiche morfologiche della città (la Queen City sviluppa la propria area commerciale su una zona rialzata rispetto al resto della città), gli “charlotteans” chiamano Uptown lo snodo centrale della metropoli.

L’Uptown, insieme ai distretti di Midtown e South End, fanno parte di quella macroarea che a livello urbanistico viene chiamata “Charlotte City Center”.

Quest’area è abitata da circa trentamila persone, è il luogo d’occupazione per circa centotrentamila lavoratori ed è visitata da più di diciotto milioni di persone l’anno.

In quest’articolo ci concentreremo sugli aspetti principali dell’Uptown.

È qui che si trovano – come scrivevamo – i grattacieli, gli uffici e i palazzi residenziali più alti, i musei, i teatri, gli impianti sportivi e i locali notturni più rinomati.

Dal punto di vista organizzativo il centro di Charlotte si divide in quattro “Wards” (“reparti” o zone) creati dall’intersezione tra le strade “Trade and Tryon”.

Il suo perimetro è delimitato dalle Interstatali 77 e 277.

Le strade principali sono – appunto – la Tryon Street (collega il lato nord con quello sud) e la Trade Street (collega il lato est con quello ovest più College Street).

La street art inspirata al movimento BLM realizzato in autunno 2020 sulla Tryon Street.



La matricola e fresh star degli Charlotte Hornets LaMelo Ball acquista la sua nuova casa su Tryon Street, civico n° 139.
Al settimo piano dello stesso palazzo risiede anche il suo attuale datore di lavoro, tal Michael Jordan.

Dall’incrocio tra le prime due nasce la “Independence Square”, ai cui lati troviamo le famose “Four Corner Sculptures” scolpite nel 1995 dall’artista Raymond Kaskey.

Le quattro statue sono realizzate con materiali di bronzo e granito e rappresentano l’industria, il commercio, i trasporti e il futuro.

Le Four Corner Sculptures a Independence Square.

Nella stessa piazza, all’ombra di una delle statue descritte è presente anche una copia de “Il Grande Disco”, opera dello scultore italiano Arnaldo Pomodoro – installata nel 1974 – che reinterpreta l’uomo di Leonardo e le sue proporzioni in chiave moderna.


Una copia de ”Il Grande Disco” di Arnaldo Pomodoro a Independence Square.

Nell’immagine l’Uptown di Charlotte diviso per “ward” (fonte: Charlottecentercity.org)

La legenda dell’Uptown (fonte: Charlottecentercity.org).
Una porzione del centro di Charlotte dov’è ubicato lo Spectrum Center, casa degli Charlotte Hornets.

Il centro di Charlotte può essere definito a misura d’uomo in quanto le distanze tra un punto d’interesse e un altro sono facilmente raggiungibili a piedi.

Per i più esigenti però, è possibile spostarsi tramite CATS (Charlotte Area Transit System), il sistema di mobilità pubblica della città composto da bus, monorotaia e tram.

Dal punto di vista ricreativo, culturale e sportivo l’Uptown offre molte attrazioni.

Ci sono tredici parchi pubblici tra cui il Romare Bearden Park (5,4 acri) nel “secondo reparto” e il First Ward Park (4,6 acri) nel primo.

Il primo è stato inaugurato nel 2013 e funge da collegamento tra gli uffici e il Ballpark dei Knights.

Il secondo si trova in posizione meno centrale e fa da contorno alla sede universitaria dell’UNCC in Charlotte ed è stato completato nel 2015.

Il Romare Bearden Park.

Il First Ward Park.

Oltre ai parchi troviamo 8 musei (fonte: charlottegotalot.com), che spaziano dall’arte alle scienze naturali, passando per lo sport e la storia americana.

I teatri invece sono sei (fonte: Charlotteobserver.com) e ospitano spettacoli di vario genere.

Il più antico è il Carolina Theatre.

Costruito nel 1927, è attualmente in fase di ristrutturazione con l’intento di riportarlo al suo vecchio splendore tramite un progetto ambizioso.

L’Uptown ospita quattro sedi universitarie, tra le quali spicca il campus cittadino della rinomata Univeristy of North Carolina (quella dove giocò Michael Jordan per intenderci).

Il Charlotte Center City inoltre è servito da due biblioteche: la “Public Library of Charlotte and Mecklenburg Country” e la splendida “ImaginOn – The Joe and Joan Martin Center”, dove gli studenti più giovani possono trovare aiuto per la riuscita dei loro percorsi scolastici.

La “ImaginOn”.
Knight Theatre, teatro nel Third Ward.




Mint Museum Uptown at Levine Center for the Arts, museo d’arte moderna e contemporanea nel Third Ward.
The Harvey B. Gantt Center for African American Arts & Culture,
museo di storia e cultura afroamericana nel Second Ward.

Bechtler Museum of Modern Art, museo d’arte moderna nel Third Ward
e la scultura del “Firebird” di fronte all’entrata.

NASCAR Hall of Fame. Hall of fame e museo automobilistico nel Second Ward.

Dal punto di vista sportivo Charlotte offre due impianti sportivi di “major league”.

Lo Spectrum Center (precedentemente noto come Time Warner Cable Arena), casa degli Charlotte Hornets, inaugurato nel 2005 e situato nel First Ward che con una capienza di circa 19.400 posti e ospita anche concerti, manifestazioni politiche ed eventi di ogni genere.

Una vista dello Spectrum Center.

Il Bank of America Stadium (noto come Carolinas Stadium dal 1994 al 1996 ed Ericsson Stadium prima dal 1996 al 2004), situato nel Third Ward ed inaugurato nel 1996 è la casa dei Carolina Panthers dell’NFL e ha una capienza di 73.000 posti a sedere.

Dal 2022, l’impianto ospiterà anche le partite casalinghe della neonata franchigia di Major League Soccer: gli “Charlotte FC” che faranno sbarcare il calcio in città.

Il logo della nuova squadra di calcio della città.
Il Bank of America Stadium visto da una delle sue gradinate.

Sempre in questo distretto è presente anche un impianto di “minor league”, ossia il Truist Field degli Charlotte Knights di baseball, inaugurato nel 2014 e precedentemente conosciuto come BB&T Ballpark.

La capienza di tale impianto è di 10.400 posti.

Una vista del Truist Field, casa dei Charlotte Knights.

Per quanto riguarda la night life nella Queen City la scelta è alquanto variegata.

Se siete in cerca di una tranquilla serata accompagnata magari da una buona birra artigianale accompagnata dal classico street food all’americana, le scelte migliori rimangono i locali più easy del South End mentre per l’Uptown la movida si fa più sofisticata.

Locali e ristoranti – come d’uopo – sono più eleganti, anche se non mancano i noti marchi internazionali nel campo dei fast food.

L’Epicentre, una sorta di piccolo centro commerciale a cielo aperto in centro città, il 7th Street Public Market, un mercato al coperto con prodotti locali, il Brevard Court, una piccola via piena di localini, sono degli esempi di un buon equilibrio tra qualità e quantità.

Cosi, come nel resto della nazione, sono di moda i rooftop bar e anche per Charlotte vale la stessa impostazione.

Ce ne sono diversi ma il migliore rimane il Fahrenheit Resturant in cima allo Skye Condominius, dal quale si può ammirare lo splendido panorama della città sorseggiando un ottimo cocktail.

Lo skyline visto dal Fahrenheit Resturant (www.ourstate.com).
Il Brevard Court, situato di fronte al Romare Bearden Park. Dalle immagini il tempo sembra scorrere piacevolmente per i frequentatori della zona. Un sorprendente angolo della città nel quale sentirsi a proprio agio rilassandosi.

Dall’indispensabile e imprescindibile angolo a misura d’uomo passiamo alle alte vette della città: lo Skyline di Charlotte è uno dei più belli e dinamici degli Stati Uniti.

In costante evoluzione grazie ai sempre nuovi progetti immobiliari, negli ultimi anni ha visto la comparsa di nuovi palazzi (qui chiamati High rise building) che ne hanno aumentato la densità.

Nell’immagine lo skyline della città a Febbraio 2021 visto dal quartiere Plaza Midwood.
La schematizzazione dello skyline della città con gli edifici più alti (fonte: Charlottecitycenter.org).

Andiamo a farne la conoscenza nello specific con il dettaglio i grattacieli più alti concentrati nell’Uptown (fonte: www.emporis.com):

Bank ok America Corporate Center
Altezza: 265 metri
Piani: 60
Completato: 1992
Uso: Terziario
Duke Energy Center
Altezza: 239 metri
Piani: 48
Completato: 2010
Uso: Terziario
Truist Center
Altezza: 200 metri
Piani: 47
Completato: 2002
Uso: Terziario
Bank of America Tower
Altezza: 193 metri
Piani: 35
Completato: 2019
Uso: Terziario
One Wells Fargo Center
Altezza 180 metri
Piani: 42
Completato: 1988
Uso: Terziario
The Vue
Altezza 170 metri
Piani: 51
Completato: 2010
Uso: Terziario

Charlotte, come abbiamo già scritto nel primo episodio, è in costante crescita, sia dal punto di vista demografico, che economico.

La grande urbanizzazione dell’Uptown di questa ultima decade ne è la testimonianza.

L’evoluzione dello skyline di Charlotte degli ultimi 35 anni.
L’evoluzione dell’Uptown tra il 2008 e il 2019.

La speranza è che – a dispetto di pandemie, crisi politiche e sociali – la città continui nel suo percorso , non solo di sviluppo per consolidare il suo ruolo di hub commerciale per il Sud degli Stati Uniti, ma anche di progresso da espandere alla popolazione.

Next 2 games postponed

A causa del fatto che ben otto giocatori dei San Antonio Spurs (la nostra ultima sfidante) siano sospettati di aver contratto il virus e siano stati posti in quarantena per il discorso legato al protocollo Covid-19 e in attesa dei consueti e ordinari test, anche gli Hornets saranno costretti a saltare le due prossime sfide:

Hornets Vs Bulls e Hornets Vs Nuggets saranno rinviate a data da destinarsi in quel che sta divenendo una stagione complicata…

Dal calendario nella pagina NBA arriva la conferma: Hornets Vd Bulls si rimanda.

All’attuale stato delle cose, se tutto dovesse girare per il verso giusto, Charlotte tornerà a impegnarsi sul parquet il 20 febbraio (il 21 alle 01:00 in Italia) contro i Golden State Warriors.

Game 28 – Charlotte Hornets Vs San Antonio Spurs 110-122

Intro

Nella serata americana di San Valentino, l’attenzione sportiva dei fan di Charlotte sarà sulla sfida contro San Antonio, una partita difficile sulla carta per gli Hornets viste le caratteristiche delle due squadre.

Se gli Hornets pensano d’utilizzare la propria energia cinetica per spingere il loro corpo alla velocità della luce, sbagliano.

In fisica, lo si può notare negli acceleratori di piccolissime particelle, non si arriva mai esattamente a tale velocità perché più ci si avvicina e più è difficile raggiungerla, così ci disse Einstein con una formula che al netto delle verifiche e degli esperimenti successivi, tiene benissimo a oggi.

Questo rallentamento vale anche per le più piccole e facili particelle da accelerare.

Gli Hornets dovranno tenere ed esser “fotonici” (i fotoni viaggiano alla velocità della luce essendo privi di massa), con il trucco di rimanere attaccati ai propri uomini senza ricorrere a una zona che lascerebbe scoperte parti del tunnel ma coprire anche il ferro al contempo, difficile esperimento scientifico…

Per Charlotte non basterà avvicinarsi, bisognerà esserci e se i Calabroni dovessero riuscire nell’impresa, finalmente si troverebbero nuovamente alla velocità della luce a quota .500 che potrebbero superare nella successiva sfida contro Chicago.

Il traguardo momentaneo è sempre lì ma spesso siamo stati respinti, servirà concentrazione per raggiungerlo in quella che risulterà essere la seconda di cinque partite casalinghe consecutive che bisognerà sfruttare al massimo in vista di un lungo road tour successivo da 6 prima che venga diramata la seconda parte del calendario.

Analisi

Charlotte perde partita e pezzi.

Tre titolari a inizio stagione out finiscono per essere troppi per sperare di vincere una partita rimasta incerta per tre quarti e mezzo.

P.J. Washington rimaneva out, Hayward, in dubbio, dava forfait prima della partita per un dolore alla schiena, Graham usciva per un problema al ginocchio sinistro.

A tenere in piedi la baracca il solito Rozier coadiuvato da Monk e da Ball, troppo pochi però gli sbocchi offensivi per Charlotte che non riusciva a tenere più il passo nell’ultima frazione contro una squadra da crunch time e da trasferta.

Charlotte, oltre a subire qualche punto di troppo in fast break (6-14 le steal e 9-17 i TO che confermano che gli Speroni sono una squadra difficile alla quale sottrar palla) ha concesso un 49,5% dal campo agli avversari contro il proprio 47,9%.

35,3% per Charlotte da oltre l’arco contro un 29,4% per il team del Texas.

22-31 negli assist con gli Spurs a battere 19 liberi contro i nostri 11.

Si vince a rimbalzo 56-48 e nelle stoppate per 6-3 ma non basta: gli Spurs, dopo un brutto primo quarto, sono riusciti ad attaccare il ferro (dopo un buon primo quarto gli Hornets con la bench in campo si sono persi) con costanza per un 38/63, dato troppo alto per sperare di vincere.

Murray finirà con 26 punti e 12 rimbalzi (12 i rimbalzi anche per l’austriaco Poeltl), Derrick White con 25 pt. sarà secondo tra gli Spurs poi Keldon Johnson con 18 pt., Gay 12, Lonnie Walker IV 11, Mills 10.

DeRozan finirà con 8 punti ma 9 assist chiudendo il cerchio per una squadra dall’attacco equilibrato che ha sfruttato le assenze degli Hornets che hanno decretato alla lunga la sconfitta.

La partita

Per Charlotte ancora out i due fratelli Martin e P.J. Washington con Hayward out all’ultimo per un dolore alla bassa schiena e Aldridge out per gli Speroni.

Andiamo a vedere i quintetti:

1° quarto:

Non ce la faceva Hayward, dentro Bridges e come il solito la prima palla a due era vinta dagli avversari ma Ball lestamente s’infiltrava tra le linee nemiche anticipando le maglie bianche quindi Zeller con un tocco dal post basso sinistro andava corto ma anche gli Spurs mancavano l’occasione con Murray da tre punti.

Ball batteva il suo uomo in penetrazione attirando parte della difesa: scarico nell’angolo sinistro per garanzia Rozier che con tre punti in catch n’ shoot firmava il vantaggio.

Gli Hornets si ancoravano ai propri uomini e gli Spurs erano colpiti ancora da Rozier in coast to coast con un appoggio alto a tutta velocità e da Zeller che conquistando un rimbalzo offensivo ricorreva a più finte prima di riuscire a metter dentro il 7-0.

Murray con un jumper dalla media segnava i primi punti per gli ospiti nonostante la buona difesa di Bridges ma la squadra della Queen City riprendeva in mano il pallino segnando con LaMelo in crossover layup e un floater di Graham a 9:09 per un 11-2 che mandava Popovich in time-out.

A 8:34 gli Speroni ottenevano altri due punti dalla lunetta con White (fallo di Zeller) ma un jumper frontale di Rozier valeva il nuovi +9.

White a Murray con due drive riuscivano ad arrivare al ferro per metter dentro i punti del 13-8 quindi Ball sparando da lontano andava a doppiare i texani (16-8) prima che ancora Murray si intromettesse su un passaggio verso l’esterno intercettandolo e trasformandolo nei punti del 16-10.

Altro fallo su White che splittando in lunetta a 6:39 lasciava gli Speroni a 5 punti di distanza mentre Poeltl deviava l’alzata in entrata di Rozier oltre il fondo.

Rozier era sfortunato sulla tripla successiva ma anche Mills non funzionava da fuori così Rozier, rischermatosi con Biyombo andava a metter dentro in floater dalla destra.

Due liberi per Johnson erano compensati da Ball che faceva quello che voleva con palla e difesa avversaria attirandola per servire un comodissimo Biz che affondava la jam.

Dopo il jumper di L. Walker IV gli Hornets si rifugiavano nel time-out a 4:09.

Il layup di Mills pareva dire che la pausa non aveva funzionato, invece, nonostante la seconda stoppata di Poeltl su un Rozier in entrata (anche cambiando lato del ferro), la squadra di Borrego trovava un canestro di McDaniels che batteva il raddoppio di Poeltl facendo partire un tiro dal pitturato che batteva sul plexiglass e si insaccava.

Rozier intercettava un passaggio e segnava da tre a 2:53, Monk aiutava con un layup andando dentro come Alberto Tomba a tutta velocità anche grazie all’ultimo paletto contenitivo Biz in area.

Charge di Poeltl su Graham quindi Rozier si scatenava con due punti, un rimbalzo difensivo e un assist per la dunk di Biz a 1:27 mentre gli Spurs andavano 0/8 da tre…

Rozier tornava a duellare con il centro che tentando di contenerlo si bloccava sulla sua finta in arretramento ma la nuova e rapida partenza di Scary lasciava Poeltl incollato al parquet lasciando via libera a Terry per il 33-17 con un 11-0 di parziale interrotto solo dalla prima luce rossa.

Monk e compagni danno una mano a Graham nel rialzarsi. Charlotte ha tre giorni per recuperare qualche pedina importante e non presentarsi alla difficile rivincita con i Bulls in pena emergenza. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

Partiva molto meglio la squadra ospite nel secondo quarto trovando Eubanks a ridurre lo scarto e con Gay a metter dentro il primo tiro dall’arco per la squadra di Popovich.

Niente da fare anche con il time-out, era ancora il veterano Gay a realizzare un two and one per fallo di McDaniels a 10:19 (33-28) per un contro-parziale da 11-0…

Monk a 10:05 ricavava tre punti importanti e una steal di Ball che spuntava dal nulla era valevole per la prosecuzione di un fast break bruciante con scambio volante di Monk con lo stesso LaMelo lestissimo a depositare senza ostacoli grazie al pass del numero 1.

A 9:20 Monk tirava da lontanissimo frontalmente: tripla fortunata a battere sul vero e a entrare per l’8-0 di parziale e il 41-28.

Gli Spurs attaccando il ferro pescavano punti da White, Eubanks, mentre contrariamente al solito DeRozan segnava dalla sinistra con tiro da fuori i suoi primi 3 pt. per il 41-35.

LaMelo rispondeva dalla diagonale destra con il tiro pesante ma i 9 punti di vantaggio (44-35) erano destinati a scendere rapidamente nonostante Graham con la possibilità di scegliere un blocco su entrambi i lati, passasse a sx McDaniels per catapultare il +10 (47-37) con tiro rapido dalla diagonale sinistra da oltre l’arco.

Gay dalla media, White dal corner sinistro e Murray in appoggio tenevano altissime le percentuali degli Spurs nel quarto e anche se Zeller esaltava tutti andando dentro in corsa a schiacciare a due mani in maniera decisa (5:51) il layup di risposta immediato di DeRozan riportava il gap a 5 pt. (51-46).

Rozier al vetro in area dava ossigeno ma White ne metteva tre su McDaniels e a 4:48 Murray con altri due mandava gli Speroni sul -2 (53-51).

Il pari di Murray diceva 94,0% nel quarto per gli Spurs, statistica migliorata con Poeltl che a 3:24 portava gli ospiti per la prima volta in vantaggio (53-55).

LaMelo pareggiava con un deep runner ma i successivi 7 punti erano tutti di marca ospite (Johnson a rimbalzo offensivo era un problema segnando il 55-62).

Gli Hornets riducevano lo scarto con un reverse di Biyombo su Poeltl che producendo un possibile two and one avvantaggiava i viola.

Libero mancato ma palla che rimaneva a Charlotte con un LaMelo bravo a sfruttala con l’entrata nel traffico e il deposito di sinistra per il 59-62.

Nel finale in mischi, Johnson recuperava un passaggio degli Hornets dal fondo per tener viva la palla e segnava il +5 che portava le squadre negli spogliatoi sul 59-64.

3° quarto:

Dopo 15 secondi dall’avvio della ripresa DeRozan beneficiava di un FT per tre secondi difensivi: +6 Spurs.

Terry rispondeva con un FT jumper per il 61-65 mentre sul parquet scendeva Monk per Graham che entrava negli spogliatoi per un problema al ginocchio sinistro senza più rientrare.

Poeltl stoppava Monk mentre Murray prendeva il tempo a LaMelo sulla bsl sinistra per realizzare dalla media.

Sul -6 Monk trovava la tripla rimbalzante tra i ferri per mettere il 64-67 m Johnson attaccando a 10:00 arrivava al two and one senza poi effettivamente realizzare la possibilità al libero così Rozier dall’altra parte spuntava nel gorgo di maglie bianche dopo l’errore di Zeller per un big tap-in, ponte per la tripla del pari di Monk a 8:20.Un contatto tra Zeller e Poeltl sula baseline era a vantaggio di Cody che spingendo il centro avversario di quel tanto che bastava, realizzava da sotto il +2.

Ball dalla sinistra prendeva ritmo e tempo su Poeltl dal palleggio per realizzare la tripla del settantaquattresimo punto.

Infilata di Murray ma altra tripla rimbalzante di Monk a 6:48 per il 77-71.

Gli Hornets però non trovano più canestri e gli Spurs tornavano al pari con L. Walker IV che veniva liberato sotto il ferro per appoggiare oltre una difesa instabile di Charlotte.

Scoop atletico di Rozier perfetto ma buona anche la tripla di Johnson a 4:35 per il 79-80…

Bridges con uno splendido crossover batteva Johnson andando ad appoggiare sul contatto con Poeltl: two and one vincente per il controsorpasso (82-80) 3:58.

Si arrivava al pari con due di Walker IV su McDaniels prima che Charlotte si avvantaggiasse di tre punti con arresto e tiro di Rozier su Vassell e un ½ di Monk dalla lunetta.

Finale convulso nel quale una tripla di L. Walker IV costruiva il sorpasso (85-87) assorbito una prima volta da una schiacciata di Biz su assist di McDaniels abile ad attirare il raddoppio in post e una seconda volta da Rozier (dopo due pt. di Gay) con l’interferenza chiamata allo stesso Rudy per il tocco sul vetro dopo il rilascio del tiro di Terry.

89-89, 12 minuti clutch.

4° quarto:

Partiva male il quarto con una mancata chiamata su un tiro di LaMelo in entrata ma Murray andando a colpire da fuori il primo ferro dava una seconda chance di vantaggio ai purple sfruttata da McDaniels che batteva la difesa ospite con il tocco ravvicinato su invito corto di Monk dalla baseline.

La tripla di Mills rapida a 10:47 riportava sopra gli Speroni che venivano nuovamente superati da una correzione di Biyombo su un errore di Monk.

Bella stoppata di Bridges su Gay ma due punti di Murray e due di Johnson spingevano avanti i texani di 3 punti (93-96) a 8:06.

Ancora recuperabile la partita ma Rozier dando l’assalto al ferro ai 24 non ricavava nulla e nonostante Zeller rientrasse da dietro ammantando l’alzata di White gettando la palla oltre il fondo, la squadra di Popovich colpiva pesantemente con White da tre per il 93-99 sulla seconda possibilità…

Schiacciata di Cody su passaggio di LaMelo ma Gay al vetro realizzava, LaMelo no ma a decider la partita era un’azione convulsa.

Terry toccava palla a Gay in palleggio riuscendo a portarla dal suo lato ma non ad assicurarsela, finiva così per ingaggiare una battaglia a terra sulla quale si lanciavano anche altri giocatori come Bridges che probabilmente subiva fallo ma lì valeva tutto così ne usciva White con la quarta steal per un micidiale two and one (fallo chiamato a Bridges perché valeva quasi tutto).

0/1 al FT ma 95-103…

Il reverse di Monk a 6:06 per il -6, l’appoggio di White a restituire il +8 Spurs… il tempo che scorreva veloce al contrario dell’eurostep rallentato di Zeller per due punti a contato con il ferro.

White ammazzava la partita con un open 3 mentre LaMelo sparacchiava e Poeltl da sotto rifiniva il lavoro di squadra spalancando le porte all’ennesima vittoria in trasferta texana: 99-110.

Partita finita sul -11 ma gli Hornets avevano un sussulto: ½ di Biz a 2:45, prima dunk di Bridges e rubata di LaMelo con assist per Rozier che dalla sua mattonella mandava la gara sul -8: 108-114.

Time-out di Popovich, tripla di DeRozan a vuoto ma il rimbalzo offensivo degli Speroni ammazzava nuovamente la partita se DeRozan andava a mettere il tiro da due oltre Biyombo.

2/2 di un Rozier ancora oltre i 30 punti ma Murray in reverse usava bene il cronometro.

Finiva con lo sfondamento di Rozier su White e l’allungo sul 110-122 Spurs.

LaMelo Ball: 6,5

17 pt. (7/20), 12 rimbalzi, 8 assist, 3 rubate, 1 stoppata, -16 in +/-. 5 TO. Le note positive sono che va quasi in tripla doppia pur non dando nell’occhio, 12 rimbalzi e 8 assist aiutano la squadra più dei suoi punti. Inizia bene ma poi spara nel fiale a casaccio mentre è bella la tripla dal palleggio su Poeltl dalla sinistra. Gli manca un fallo non fischiato in avvio di ultima frazione. Tre rubate agli Spurs sono molte, nel primo tempo va in anticipo e chiude il fast break duettando al volo con Monk, bella anche quella nel finale con l’assist di Rozier per il -6. Ci prova nel finale ma sparando a salve non riesce a far cambiar passo alla squadra come nel primo quarto chiuso con 14 pt..

Terry Rozier: 7

33 pt. (14/29), 7 rimbalzi, 3 assist, 2 rubate, 1 stoppata, -5 in +/-. 4 TO. Ottima partenza di Terry che segna 18 punti nel primo tempo mettendo in mostra soluzioni d’ogni genere per mandare in tilt la difesa ospite che poi gli prende un po’ le misure sulle entrate costringendolo a tiri difficili che non vanno a buon fine nonostante l’aggressività rimanga inalterata. Un po’ l’anima della squadra, si spende anche in difesa facendosi a vedere a rimbalzo e sono molte buone le chiusure nel primo tempo poi si stanca e diventa meno lucido cercando di sostenere l’enorme e gravoso peso di portare sulle spalle buona parte dell’attacco dei Calabroni. Va ancora otre i 30 punti per la terza colta consecutiva.

Devonte’ Graham: 6

5 pt. (2/7), 4 rimbalzi, 3 assist, +5 in +/-. Stava sparando male a parte una tripla splendida dalla diagonale sinistra tirata oltre lo schermo con rapidità. Eppure il suo +/-era positivo di 5 pt. grazie a una difesa migliore del solito. Rimbalzi e assist in 19:27 sul parquet sono accettabili, soprattutto i primi, non perde palloni ma esce per un dolore al ginocchio sinistro e non rientra più. Erta appena tornato ma purtroppo dovrà forse star fermo ancora per po’.

Miles Bridges: 5,5

5 pt. (2/5), 6 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 1 stoppata, -12 in +/-. TO e 5 PF. In 36:50 fa poco anche se si impegna in difesa. In attacco si limita. Murray lo batte per i primi due punti Spurs di serata ma nell’ultimo quarto da una bella stoppata a Gay. 2/2 da dentro l’arco, 0/3 da fuori. Probabilmente subisce fallo su quella mischia che ammazza la partita nell’ultimo quarto ma finisce esso stesso per commetterlo. Non trova il timing giusto, c’è quasi sempre quella frazione di secondo di ritardo che fa la differenza in negativo nonostante lo sforzo profuso. Tiene abbastanza bene DeRozan e da un bel passaggio lampo a Biz ma nel complesso non brilla.

Cody Zeller: 6

10 pt. (5/7), 12 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata, -4 in +/-. 1 TO. Buona partenza (primo tocco corto a parte), segna il 7-0 dopo un rimbalzo offensivo e difensivamente tiene bene. Con un paio di dunk aggressive legittima la sua presenza sul parquet che si nota anche a rimbalzo. Gioca 21:51, leggermente in affanno nella ripresa come tutta la squadra, dopo una delle mega dunk, volta le spalle all’entrata di DeRozan che ha vista facile su di lui e il suo marcatore.

Bismack Biyombo: 6

11 pt. (5/6), 2 rimbalzi, 1 assist, 2 stoppate, -8 in +/-. 26:09, gioca più di Zeller cercando di garantire più copertura al ferro. In parte ci riesce ma non in maniera significativa per fermate moltissime iniziative Spurs intimidendole. 2 stoppate e un buon attacco ma troppi rimbalzi concessi con solo 2 catturati. Sufficienza tirata.

Malik Monk: 7

23 pt. (7/13), 4 rimbalzi, 2 assist, -3 in +/-. 3 TO, 3 PF. Secondo violino di serata, parte timidamente dalla panchina poi riesce a trovare il fluido per un tiro da tre punti micidiale: 5/6 da oltre l’arco. Peccato per l’attacco al ferro sul quale Poeltl e gli altri lo influenzano troppe volte. Guadagna 3 liberi nel secondo tempo per close-out falloso con gli avversari preoccupati del suo tiro.

Jalen McDaniels: 5,5

6 pt. (3/7), 2 rimbalzi, 1 assist, -17 in +/-. 1 TO. Rientra dalla bolla di Orlando dove qualcosa di buono l’ha mostrato. In attacco fa vedere che non va male da due punti con un ¾ in FG e un bell’assist schiacciato per la dunk di Biyombo Peccato da fuori faccia 0/3 mancando un open frontale in un momento delicato e soprattutto in difesa non riesca, nonostante l’atletismo e le lunghe leve a bloccare gli avversari. Incerto, finisce per concedere cm essenziali agli avversari. In attacco si fa passare sotto le gambe un pallone di Rozier. Palla bassa, è vero ma elasticità e reattività non pervenute…

Coach James Borrego: 6

Strategia corretta direi anche se qualche volta la difesa salta ma purtroppo senza troppi titolari e con una rotazione quasi obbligata a 7 uomini nel finale si poteva sperare solo nel miracolo. Adesso cerchiamo di recuperare il recuperabile, testa alla prossima partita, convinzione e resilienza per tornare ad avvicinarsi a quota .500.