Classifica NBA a Est al 30/11/2017

Siamo giunti all’ultimo giorno di partite giocate in novembre.

Dopo un mese e mezzo di partite, nell notte Charlotte riposerà per presentarsi il primo dicembre a Miami in uno scontro tra pretendenti playoffs, al momento escluse…

Questa è la situazione di classifica a Est a oggi prima dell’ultima notte novembrina:

Prima colonna: Percentuale vittorie, seconda: numero vittorie/sconfitte, terza: partite vinte/perse in casa, quarta: striscia vincente o perdente (W-vinta, L-persa), quinta: differenza canestri e sesta: head to head di Charlotte contro gli altri team a Est al momento.

Gli Hornets, nonostante il terzo posto complessivo nell’intera NBA a rimbalzo, sono tra gli ultimi team a est, quartultimi.

Nonostante il primo posto nei turnover e quelli per possesso (12,9%), Charlotte mostra ancora tante incognite. I dubbi e i punti interrogativi da me espressi nell’articolo di presentazione del team sulla difesa purtroppo in queste prime venti partite si sono materializzate. Charlotte concede troppo. Percentuali alte al tiro degli avversari, non solo da tre punti, ma anche dalla media. Eppure Howard ha migliorato un po’ la protezione a canestro, ma non sta bastando. Clifford è chiamato a porre rimedio a questa situazione ma non mi sta convincendo, nonostante qualche analista e telecronista dica che nella Queen City abbia svolto un buon lavoro, in un team comunque costruito per la metà circa nei Draft passati. Walker, MKG, Zeller, Kaminsky, Bacon e Monk… Non tutti gli uomini a disposizione sono all’altezza ma la mentalità difensiva latita, specialmente fuori casa e le costruzioni in attacco non sono più trame rapide e variegate come quelle di due anni fa. Comunque sia, in casa la squadra ha una marcia in più, la quale non basterà se i ragazzi di Clifford non inizieranno a essere molto meno inconcludenti. Shakerare la squadra potrebbe rappresentare una soluzione momentanea, ma un allenatore tradizionale come Clifford, difficilmente andrà contro le proprie convinzioni in materia di quintetto e spazi e tempi nelle rotazioni.

Rimanendo a Est ma considerando tutta la NBA, continuando a parlar di rimbalzi, Philadelphia deve il suo record, opposto al nostro che la porta al quinto posto, anche grazie a questa statistica, che la vede al comando con 49,8 di media. Terza negli assist con 25,7 dopo i Warriors e i Pelicans.

Un passo sopra i 76ers troviamo i Raptors che, dietro alla corazzata gialloblù californiana, è seconda per percentuali realizzative dal campo con un alto 48,8%.

Cleveland è terza e ha una striscia aperta di nove partite vinte, anche se la nostra incapacità di chiuder certe partite, più un minuto e mezzo d’arbitraggio reale, regale e regalo a King James, hanno fatto sì che Cleveland portasse a casa sul filo una vittoria che avrebbe meritato più Charlotte.

Comunque sopra la squadra di Lue troviamo i sorprendenti Pistons che avevo pensato ai nostri livelli, invece, anche aiutati da un 39,1% da tre punti (terzo posto NBA), oltre alla solita difesa di Van Gundy, sta occupando stabilmente la seconda posizione in attesa che i Cavaliers si riprendano il posto dopo l’avvio stentato.

Gli imprendibili Boston Celtics invece hanno un defensive rating di 98,3 punti, primo nella NBA, inoltre le vittorie “clutch” sono state ben 11, tre in più delle inseguitrici New Orleans, Philadelphia e Portland, ferme a 8.

Sul fondo della classifica, troviamo Brooklyn che sta vincendo qualche gara in più del previsto grazie a una panchina che gioca 21,7 minuti (seconda) e segna 44,9 punti di media a partita (sempre seconda dietro Sacramento). Le pronosticate Atlanta e Chicago sono invece relegate alle ultimissime posizioni con già distacchi importanti. Atlanta è quinta nella percentuale dai tre punti. Ai Bulls non basta un 92,9% dalla lunetta (primo posto nella NBA)…

Vedremo se in dicembre questi deludenti Hornets riusciranno a riavvicinarsi alla zona playoffs, oggi intasata di team leggermente al di sopra (Indiana e New York con quest’ultima a sfruttare l’effetto Unicorno al Garden) o sotto (Washington e Milwaukee) le aspettative.

 

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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