Game 3: Charlotte Hornets @ Miami Heat 113-112

 
Intro
 
Charlotte e Miami partivano appaiate nella loro avventura NBA a fine anni ’80, momento nel quale le città vivevano una nuova espansione.
Quella di Miami però era alimentata anche dalla criminalità, quella dedita al traffico di droga in particolare.
Al centro dello scambio internazionale del traffico di droga, possiamo ricordare la serie Miami Vice
dove James “Sonny” Crockett (Don Johnson) e Ricardo “Rico” Tubbs, poliziotti dalle tinte color pastello e macchine fastose (una Chevrolet Corvette fu assemblata e travestita da Ferrari 365 GTS/4 Daytona Spyder tanto che la leggenda narra che Enzo Ferrari avesse donato una sua creatura per far cessare una situazione ambiguamente imbarazzante) combattevano il crimine, in particolare proprio il traffico di droga mentre nella reale città di Miami inizialmente si pensava di non concedere le riprese per la serie TV per paura che la situazione peggiorasse dopo che la serie fosse andata in onda, dando un’immagine ancor più brutta della città.
In realtà, dopo un periodo di anonimato, la serie creò diverse mode e contribuì a rilanciare l’immagine della città, oggi meta insieme a Miami Beach di turismo anche da oltreoceano.
Nonostante i successi di Miami a livello di titoli (3), arrivati tutti dal 2006 in poi, contro gli zero degli Hornets che nel frattempo si erano scissi da Charlotte per ricongiungersi nel 2014, i Calabroni (intesi come Charlotte 1.0, New Orleans, OKC e Charlotte 2.0) erano riusciti a rimaner in vantaggio sino alla scorsa stagione negli scontri diretti all-time.
Il 4-0 pro Miami dello scorso anno (6-0 la striscia pro Heat) con una partita casalinga gettata letteralmente al vento, ha però portato in vantaggio la squadra guidata da ormai diversi anni da coach Spolestra.
Per interrompere la serie vincente degli Heat, tagliare lo svantaggio All-Time su una sola gara e andare sul 2-1 in classifica, Borrego e la squadra volavano in back to back per interrompere il vice (il vizio) di Miami.
 
La partita in breve
 
Dopo un avvio al fulmicotone di Miami che si portava sul 4-12, Charlotte iniziava a carburare nel primo tempo, tanto da giocare un buon basket veloce chiudendo in vantaggio il primo quarto sul 34-29.
Nella seconda frazione gli Hornets dilagavano grazie anche a una buona difesa mobile con mani dappertutto aggiungendo altri 15 punti di margine per andare a riposo seduti su un clamoroso 72-52.
Walker aveva già accumulato 22 punti mentre Lamb e Zeller ne avevano infilati 9 a testa con Batum e Marvin Williams a ruota con 8 ognuno.
Nella ripresa però Miami trascinata dal pubblico e da qualche chiamata che nel finale iniziava a esser persecutoria, più ovviamente la propria bravura (canestro da 3+1 di Dragic da menzionare a 1:55 dalla terza sirena), riusciva a dimezzare lo svantaggio (il vantaggio aveva toccato anche un confortante +26).
Solo 10 punti da recuperare negli ultimi 10 minuti.
Charlotte, tra mille traversie riusciva a non far mai sopravanzare Miami nel punteggio, anche se la squadra, trascinata da Dragic e le sue penetrazioni con generosi saltuari oboli offerti ad Adebayo più un Wade che quando ci vede non ci risparmia, arriva sul -1.
Nel finale Wade mancando una tripla recuperava il proprio rimbalzo pareggiando lasciando però sul cronometro una dozzina di secondi circa.
Gli Hornets davano palla a Walker che, nonostante le dichiarazioni di Borrego di variare il gioco, s’infilava verticalmente sulla destra del canestro per tentare l’appoggio.
Il sandwich era visto dagli arbitri come falloso.
In particolare il corpo del reato era il body di McGruder.
Mezzo secondo dalla fine; dentro il primo, mancato intenzionalmente il secondo per non conceder nulla più a Miami.
Gli Hornets sopravvivevano.
Partita tosta giocata sul filo, vinta esattamente con le stesse modalità con le quali i Bucks hanno prevalso su di noi all’esordio.
I tanti punti di vantaggio sprecati e identico punteggio con la squadra in trasferta a guadagnare la sofferta vittoria.
In una gara dove gli Heat hanno avuto la meglio a rimbalzo 40-49 (outrebounded) e come percentuale dal campo 44,1% contro il 46,1%, Charlotte ha colpito però più pesantemente da fuori vincendo in percentuale con il 38,1% a fronte del 32,4% della squadra di Spolestra.
11 i turnover per i man in teal contro i 15 degli Heat, sotto 23-21 anche negli assist, nelle rubate (6-4) e nelle stoppate per 12-11.
Per Walker 39 punti in 40 minuti, bene anche Monk con 15 pt., mentre per Miami Wade con 21 sarà il miglior marcatore, seguito da Dragic con 20 pt. e da McGruder in doppia doppia con 19 pt. e 10 rimbalzi. 11 pt. e 15 rimbalzi per Whiteside.
 
Le formazioni:
 
La partita
 
1° quarto:
Pessimo l’inizio degli Hornets che perdevano la terza palla a due su altrettanti tentativi; nel traffico Whiteside era stoppato ma la palla schizzava a destra uscendo leggermente dalla mischia laddove McGruder recuperava e metteva dentro facilmente.
Una put-back dunk di Whiteside su contropiede con appoggio mancato di Dragic e una tripla di Richardson spingevano gli Heat sullo 0-7.
Charlotte rispondeva con una finta da pochi passi di Williams che si accentrava alzando il pallone con tocco morbido per i primi due punti.
Lamb al secondo tentativo consecutivo correggeva sé stesso segnando il 4-7 ma Miami segnava con uno spin e tiro istantaneo difficile di Richardson su Batum che in entrata era anche stoppato da Whiteside.
Passi non fischiati a Richardson ma sull’azione offensiva Lamb in oscillazione in aiuto trascinava la sfera a terra insieme a Whiteside che scendeva con la palla in mano sul tiro; palla a due che vinceva Miami sino a concludere con la tripla frontale vincente di McGruder a 8:27 per il 4-12.
Borrego era costretto al time-out.
Walker segnava due punti al rientro Jones Jr. tre da sinistra ma Charlotte rispondeva nuovamente con uno screen roll di Zeller che riceveva l’imbeccata da Walker.
Tocco da destra, canestro + FT (realizzato) per il 9-15 a 7:38. Jones Jr. perdeva palla forzando centralmente, Williams recuperava e faceva ripartire la transizione chiusa con una precisa tripla da sinistra da parte di Batum.
Walker in transizione portava a una sola lunghezza Charlotte (14-15) ma Miami dava nuovamente gas con un’entrata di Dragic nel traffico chiusa di mancina per spingersi poi sul 14-19.
Kemba, uscendo da un blocco di Cody, sparava lestamente la tripla del -2 a 6:11 ma Jones Jr. depistava Batum in palleggio liberandosi il corridoio centrale chiudendo in devastante schiacciata a una mano.
Batum si vendicava sparando una tripla in faccia all’avversario per il 20-21 che consigliava Spolestra per la chiamata di un time-out.
Al rientro comunque Walker firmava il sorpasso, Willy allungava con un terzo tempo e tiro arcobaleno, poi a 3:11 i Calabroni entravano anche in bonus; Batum segnava il primo libero personale stagionale a anche il secondo per il 26-21. Kemba portava un’altra veloce minaccia dando palla a Willy; scelta di passaggio veloce, avvitamento altrettanto rapido del centro spagnolo fermato solo con il fallo senza che però gli Heat potessero opporsi al 2/2 dalla lunetta per il 28-21. Iniziava a dar fastidio il neo entrato Wade che segnava in reverse layup e in uno contro uno dalla media baseline sinistra.
Kemba cambiava bloccante (MKG) per andare a presentarsi sulla linea dei tre punti a metter nuovamente una bomba (31-25).
Wade da sotto metteva il tiro, Parker dalla lunetta invece nel confronto tra giocatori espertissimi faceva magra figura con lo 0/2 a:46.0 dalla prima sirena, rimediava il suo pupillo Monk a :32.6 con una bomba da fuori.
Richardson chiudeva il primo quarto con un jumper dal palleggio che valeva il 34-29, parziale di primo quarto.

Walker subisce un fallo da Richardson nel corso del primo tempo.
AP Photo – Lynne Sladky

2° quarto:
Hernangomez iniziava bene il secondo quarto correggendo un tiro da sotto, Lamb costringeva Wade a un air-ball per poi andare a chiudere con un arcobaleno sul posto nel cuore dell’area per il 38-31.
Si entrava nel regno delle stoppate quando Wade la dava a MKG che in rientro si vendicava alla grande su Richardson spazzandolo via.
Sull’azione seguente ancora MKG bloccava Adebayo, ma dall’altra parte chiudeva il cerchio Olynyk che stoppava Willy. 7-4 il conto delle stoppate prima di due FT per Adebayo a 9:11 per il 38-35.
Monk dal corner destro faceva ripartire Charlotte che guadagnava anche un fallo in difesa per spinta di Adebayo su Kemba in uscita dal blocco.
Assist breve di Lamb in corsa (portandosi via tre difensori in chiusura) dentro l’area per Cody che usando il plexiglass ci dava un +8.
Sfondamento di Whiteside netto su Zeller e due liberi a segno di Lamb a 7:36.
Miami andava in difficoltà anche perché Lamb aggiungendo una stoppata riportava in attacco Charlotte che vedeva Williams sparare un air-ball dal corner sinistro recuperato da Zeller sotto, bravo a chiudere in schiacciata.
Olynyk interrompeva il parziale di 9-0 con due punti dalla linea di fondo sinistra ma Williams in aiuto spazzava via l’entrata di Dragic una prima volta, mentre sul secondo tentativo dello sloveno controllava con il corpo la fluttuazione aerea dell’attaccante che si bloccava senza riuscire ad appoggiare, arrivava quindi lesto a 5:36 un fing and roll di Zeller che slalomeggiava leggermente nel giallo pitturato degli Heat per precedere una tripla di Olynyk perso dalla difesa di Charlotte a 5:22.
Faceva paura McGruder dalla distanza segnando una prima bomba ma un gioco dentro fuori tra Lamb e Williams portava quest’ultimo alla tripla come risposta in catch n’shoot. McGruder replicava da tre ma un ribaltamento di Walker verso un liberissimo Lamb nel corner destro non era sprecato dal nostro numero tre che infilava altrettanti punti per il 55-46.
McGruder ci riprovava dopo una finta che mandava al bar Lamb ma depistava anche sé stesso; non in ritmo colpiva il ferro mentre Charlotte colpiva realmente con una tripla da transizione di Walker.
Walker prendeva gusto sparando e segnando da fuori dalla destra vincendo la battaglia dall’arco, poi MKG era bravo a chiudere su altro assist di Lamb in corsa.
Charlotte recuperava altri due punti in transizione e nel finale si affacciava sul quasi +20, ad esempio erano 17 le distanze quando Kemba dopo una drive a impegnare “i neri” (ben inteso colore di divisa utilizzata) nel box, scaricava fuori per un liberissimo Williams che rimanendo concentrato colpiva da tre per il 69-52.
Sulla sirena Walker pastorizzava McGruder con una tripla che infiammava la luce rossa per il +20 (72-52).
 
3° quarto:
Si arrivava tranquillamente a 10:50 con un shot clock violation per parte.
Zeller prendeva anche due rimbalzi offensivi mentre Walker con il ritmo nel sangue tambureggiando il palleggio arretrava scagliando da due un suo classico jumper frontale che affondava sofficemente tra le maglie della retina.
Jones Jr. era battuto ma non domo; ecco una sue entrata per riportare almeno a -20 le lunghezze (74-54) ma a 8:00 minuti Kemba era lanciato in transizione, complice un brutto passaggio di Miami, canestro più fallo per il 77-54.
Miami aveva 4 FT a disposizione sulle seguenti azioni ma un 2/4 con nel mezzo una precisa tripla aperta di Lamb la faceva retrocedere di un altro punticino.
Marvin poi in triangolazione con Kemba evidenziava le lacune degli Heat in marcatura; dal cuore dell’area alzava la parabola quel tanto che bastava per l’82-56.
Jones Jr. in slam dunk non cambiava molto le cose anche perché Wade andava a sfondare sull’azione d’attacco (di Miami) successiva. Kemba pescava Cody al centro dell’area solissimo.
Anche il nostro centro non ci credeva tanto da pensare per un momento cosa fare di fronte al canestro, poi la schiacciata era cosa ovvia.
McGruder alla tabella oltre Lamb per dare una scossa alla squadra della Florida era seguito da Dragic che con una tripla a 5:03 scuoteva nuovamente i compagni con la complicità di una Charlotte meno attiva in difesa e che si accontentava troppo sulle soluzioni d’attacco.
A 4:39 Kemba era costretto a romper un raddoppio per andare con uno scoop a depositare al vetro sul finire del cronometro Wade ne aggiungeva due, Jones Jr. in fuga sulla baseline destra con tocco alto anche ma Monk con un great reverse layup in up & under a superare il n°21 mostrava qualcosa di simile a quanto fatto vedere a Chicago sul finire dello scorso anno.
Una dunk di Wade era campanello d’allarme.
Charlotte chiamava il time-out ma a 1:55 dalla fine Dragic trovava il colpaccio con la tripla più leggero tocco di Monk sull’avambraccio.
Giocata da 4 punti che accorciava notevolmente le distanze (92-81).
Hernangomez si esaltava stoppando Richardson quasi sulla sirena ma gli arbitri iniziavano a perseguitare Charlotte chiamando un fallo di MKG su Whiteside che dalla lunetta splitttando tagliava a metà il divario rispetto all’intervallo per un 92-82 con 12 minuti ancora tutti da giocare.

Walker si allunga oltre Whiteside e Mc Gruder per depositare a canestro.
Steve Mitchell-USA TODAY Sports

 
4° quarto:
Adebayo in schiacciata martellava il ferro con palla rimbalzante nella troposfera.
C’era però il fallo e il 2/2 accorciava ancora il gap che si assottigliava ulteriormente come i ghiacci del polo sull’alley-oop di Adebayo.
92-86…
Williams da destra s’inventava l’entrata con tocco al vetro che ci dava un po’ di respiro a 10:29.
A 9:37 rientrava Kemba in campo mentre gli Hornets avevano già problemi di falli.
Dragic iniziava a usare le sue penetrazioni portando sul 94-90 la partita prima di un time-out saggio chiamato da Borrego a 8:29.
Cody filtrava un pallone per MKG che da sotto realizzava ma mancava il, libero addizionale (Adebayo foul). A 8:01 Miami andava in bonus con Dragic.
Il 2/2 valeva il nuovo -4 e un ½ dello sloveno che beneficiava dell’improvvisa generosità della terna arbitrale spinta dall’entusiasmo del pubblico di Miami segnava il -3 con Lamb out per raggiunto limite di falli.
A 7:18 su una drive, anche Monk (entrato al posto di Lamb) riusciva a portar a casa due liberi che infiocchettava e consegnava come regalo da due punti a Borrego.
Dragic innescava due volte Adebayo per l’alley-oop; andava liscia la prima azione, sulla seconda, con Cody in raddoppio arrivava in rotazione MKG a spender il fallo ma il centro degli Heat era implacabile dalla lunetta.
-1 (98-97) a 6:41 dalla fine con un arbitraggio abbastanza casalingo e gli Hornets abbastanza scoppiati fisicamente e mentalmente.
Ci pensava il fresco Monk dopo un quick crossover in uno contro uno ad affondare un jumper della speranza.
Tornava alla ribalta un prodigioso Monk che da tre punti indirizzava la partita sui binari di Charlotte.
103-97 con Batum per allungare due volte da tre con l’inframezzo del rimbalzo di un generoso MKG ma niente da fare, tuttavia su palla vagante Dragic finiva involontariamente su Kemba che con un ½ ci restituiva un +7 a 4:29 dal termine.
A 4:18 però rientrava in scena il fantasma dell’opera; quel sotterraneo Wade che ci ha dato spesso fastidio in passato, il quale, anche nella sua versione zombesca segnava da tre…
Un catch’n shoot di Walker dalla diagonale valeva il 107-100 ma Wade alzando la parabola oltre a un esterrefatto Batum, siglava il nuovo -4 da fuori.
Una buona azione di Miami in transizione con giro palla rapido faceva mancare la copertura in rotazione sotto canestro dove Whiteside schiacciando segnava il -2…
Kemba a 2:43 era l’anima pulsante di Charlotte, detentore delle speranze di vittoria con la settima saetta da oltre l’arco (110-105).
Whiteside spedito in lunetta a 2:26 non sbagliava riportando a un possesso lungo la squadra di casa mentre in difesa oscurava il jumper di MKG spazzando in rimessa laterale con 4.4 sul cronometro.
Marvin s’inventava l’entrata recuperando due FT a 2:05. Fallo e ½…
Whiteside al centro dell’area e della partita si girava da spalle a canestro per tirar corto contro MKG che sembrava al cospetto suo figlio tanti cm rendeva, poi su un’altra azione offensiva MKG con palla appena conquistata a rimbalzo non si avvedeva di McGruder che da dietro gli soffiava palla.
Due liberi splittati, il secondo era ridicolmente propedeutico alla chiamata per altri due poiché sulla palla vagante Batum era inviso anche agli arbitri.
Fallo inventato su Whiteside ma siccome San Giovanni non fa inganni lo 0/2 era risultato giusto.
McGruder comunque a :45.2 dalla fine con un’entrata in gancio artistico aveva ragione della presenza fisica di MKG. Time-out Charlotte sul 111-110.
Un fallo di Whiteside a :26.8 dalla fine mandava in lunetta un inaffidabile MKG che infatti realizzava solo la prima conclusione.
+2, time-out Miami che al rientro provava il colpaccio con una tripla di Wade, niente da fare, Williams non riusciva a chiuder lo spazio, Richardson faceva da velo a sinistra e gli Hornets non tagliando fuori lo stesso Wade che depositava da sotto per il pari si trovavano con tutto il vantaggio mangiato a :12.3 dalla fine.
Charlotte nonostante le dichiarazioni di Borrego si affidava a Walker che in entrata cercava d’infilarsi in un tunnel composto da due giocatori.
Per l’arbitro c’era il terzo fallo di McGruder.
Kemba ringraziava presentandosi in lunetta a mezzo secondo da termine.
Primo libero pesante che s’infilava, secondo errato intenzionalmente per evitare beffe.
Charlotte portava a casa così una vittoria preziosa contro una rivale divisionale, resistendo al comeback degli Heat.
Oggi, anche se appena iniziata la Regular Season, Charlotte si porta in testa alla Southeast (2-1) grazie a un punteggio e a una modalità che ha ricalcato perfettamente, a parti invertite, la gara con i Bucks.
Pagelle
 
Kemba Walker: 8
39 pt., 5 rimbalzi, 7 assist in 40 minuti. Monopolizza un po’ il gioco a tratti con un 14/31 ma la sua partenza stagionale è ad altissimi livelli e si vede. Porta ancora palla sull’ultima azione. Questa volta né sbaglia né segna. Meno poeticamente recupera un fallo a mezzo secondo dalla fine e pragmaticamente concretizza il libero della vittoria sbagliando appositamente il secondo. Supera i diecimila punti in carriera e dopo le prime tre gare ha una media di 35,3 punti…
 
Jeremy Lamb: 6,5
12 pt., 5 rimbalzi, 4 assist, 3 rubate, 2 stoppate. Basta guardare questo tabellino per capire che a parte il centro, Jeremy sa fare un po’ di tutto. Un 4/12 al tiro non eccelso e i 6 falli (ma spesso ha mani rapide per rubare o intercettare palloni usando una difesa rapida ed attiva anche se non sempre funzionante) che l’estromettono dalla gara nell’ultimo quarto sono le note negative. Paradossalmente entra Monk ed è una benedizione.
 
Nicolas Batum: 5
8 pt., 4 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata. Gioca un buon primo tempo tra punti, assist e rimbalzi, poi quasi scompare nella ripresa e non è la prima volta… Non segnerà più un punto nel secondo tempo tanto da abbassare la percentuale al 20% dal campo (2/10). Personalmente avrei dato spazio a Bridges.
 
Marvin Williams: 6,5
13 pt., 6 rimbalzi, 1 assist, 3 stoppate. 5/10 al tiro. Lo seguo su un’azione cambiare lato dei bordi dell’area per andare in aiuto tenendo una buona posizione, almeno finché non viene aperto il gioco nell’angolo. Oscilla e ha il senso della posizione per rifilare tre stoppate. Con un paio d’iniziative personali in entrata ci fa recuperare tre preziosi punti. Si perde Wade nel finale quando pareggia ma la differenza di passo sullo scatto c’è.
 
Cody Zeller: 6
11 pt., 8 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 5/7 dal campo. Sorpreso dall’assist di Kemba ci mette un po’ prima di realizzare mentalmente e fisicamente in schiacciata. Alcune buone incursioni senza palla come la giocata da tre punti nel primo tempo. Sembra soffrire meno delle precedenti gare quando è in campo anche se non è facile avere a che fare con i centri degli Heat. Un bel recupero in rientro ad allungare la palla a un giocatore degli Heat, sfera poi recuperata dai nostri.
 
Malik Monk: 7
15 pt., 1 rimbalzo, 1 assist, 1 rubata. 5/11 al tiro con 3/8 da fuori. Buono per un esterno. Personalità, classe e precisione con un bell’assist da drive smistato sotto. Nel finale i suoi 5 punti consecutivi sono preziosi. Peccato per il tocchetto su Dragic con la giocata da 4 pt. dello sloveno ma Malik sta dando una buona mano nelle realizzazioni. Un reverse layup in up & under da paura passando l’uomo in salto…
 
Michael Kidd-Gilchrist: 7
7 pt., 3 rimbalzi, 2 assist, 7 stoppate. 3/5 dal campo con un 1/3 ai liberi che avrebbe potuto pesare. Generoso, probabilmente, mano a parte, non educatissima, è la stanchezza a incidere un po’. Si fa vedere dappertutto e qualche volta gli va bene come in marcatura su Whiteside, a volte male come la palla che si fa strappare da McGruder che gli arriva alle spalle. Si prende due stoppate ma balzano all’occhio le 7 che lui rifila agli avversari che diventano importanti, come quella in rientro dopo averne appena presa una. Se non è ancora l’MKG primordiale composto da energia, poco ci manca.
 
Willy Hernangomez: 6
8 pt., 8 rimbalzi, 1 assist. Non felice il suo momento sul parquet con un -9 accumulato ma a parte qualche responsabilità difensiva, a rimbalzo si fa sempre valere e mette anche qualche punto rimanendo concentrato ai liberi per un 2/2.
 
Tony Parker: 5
0 pt., 1 assist. In 9 minuti produce solo un assist. Nel primo tempo è uno dei pochi a esser sotto la sufficienza, sbagliando anche due FT oltre allo 0/1 finale dal campo. Nella ripresa riesce a rallentare anche troppo l’azione tanto che a 9:37 Borrego rispedisce in campo Walker. Brutta serata per i transalpini.
 
Coach Borrego: 7
Con calma disegna l’ultimo schema sulla lavagnetta. Mi piacerebbe sapere che disegna, visto che la palla finisce sempre a Walker. Basterebbe mostrare la prima parte; i movimenti sulla rimessa per liberare Kemba. Per il resto la squadra ha sì in Walker un leader importante ma gioca un basket veloce e frizzante. Non so quanto possa reggerlo a livello fisico visto che in back to back il calo è venuto fuori prepotentemente nel secondo tempo, complice qualche giochino di troppo nel terzo quarto sul +20 e poi sul +26. Comunque grande impresa espugnare Miami con una squadra rivitalizzata e un Monk importante. Io darei qualche chance a Bridges se nei secondi tempi Batum scompare…

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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