Game 38: Charlotte Hornets Vs Los Angeles Lakers 115-121

Terry Rozier (27 punti) – in divisa nera-oro e menta – al tiro prova a realizzare oltre LeBron James (43 punti).

Se il buongiorno si vede dal mattino, in questa prima parte del nuovo anno gli Hornets non dovrebbero discostarsi molto dalla prima deludente parte stagionale.

Al commento tecnico già manca il simpatico Dell Curry, out per una notte (sostituito da Matt Carroll), rientra dopo tempo immemore Dennis Smith Jr. ma a parte Oubre Jr. e il solito Martin out, nel finale di gara non riemerge dal tunnel Gordon Hayward (dolore al ginocchio sinistro).

Il primo quarto scorre con gli Hornets che si trovano sotto a 3:16 di 8 punti (canestro di Bryant) ma i Lakers non riescono più a segnare per la parte restante ed i Calabroni accorciano sino al 21-22 con due tiri liberi di Hayward nel finale (i primi per gli Hornets).

L’inizio secondo quarto però è devastante per gli Hornets, oltre ad assistere a un Hayward che sbaglia “un rigore” ed altri due tiri (uno non di poco), l’attacco di Charlotte si sblocca solo dopo 4:23, a 7:37 quando Plumlee da sotto segna un reverse e conquista un and one ma nel frattempo i Lakers con Reaves, Westbrook e LeBron James che inizia lo show personale hanno piazzato il parziale partita da 14-0…

A 8:01, infatti, Charlotte si trovava sotto di 15 punti, 21-36.

Gli Hornets riuscivano, nonostante l’asfittico attacco a regalare qualche colpo per i fan ma la difesa non riusciva a contenere gli attacchi avversari mortificando i fan, soprattutto quelli di un LeBron James che con una reverse dunk esplosiva volante in campo aperto, un fade-away difficile e altro mostrava di mantenere intatte ancora le caratteristiche fisiche e tecniche (soprattutto su tiri non dalla distanza) per le quali riesce ancora a dire la sua nella NBA.

Partita frustrante con gli Hornets che venivano aiutati da McDaniels nel terzo quarto a riemergere dalle sabbie mobili dell’attacco e nell’ultimo quarto, nonostante un colpo apoplettico di Schröder dopo un alterco con un D. Smith Jr. da ricalibrare che riallontanava gli Hornets scesi a un distacco in singola cifra, grazie a un big Rozier da 17 punti di parziale di quarto, Charlotte nel finale si ripresentava a -6 quando Terry colpiva ancora dall’angolo destro ma nell’azione in velocità nella quale Ball sulla linea laterale saltava James e forniva palla velocemente al n°3, i piedi di T-Ro per l’aggiustamento del tiro calpestavano la linea bianca.

Gran canestro volante annullato per il -3 che diceva agli Hornets di essersi svegliati troppo tardi.

Per gli Hornets fatali le corse e le scorribande nel secondo quarto (soprattutto) lasciate a James (43 punti e 11 rimbalzi con P.J. Washington incapace di contenerlo in formato super) oltre ad avere una percentuale globale peggiore al tiro.

Sostanzialmente nulla di nuovo, attacco in difficoltà e difesa problematica nonostante le rotazioni tentate da Clifford.

Plumlee ha provato a compensare il 56-61 a rimbalzo finale catturandone 14 e finendo ancora in doppia doppia grazie a 18 punti (6/11 dalla lunetta).

Oltre a LeBron per i Lakers vengono buoni 18 punti e 15 rimbalzi di Bryant (poster importante su Plum nel finale) e i 15 a testa della coppia backcourt Schröder/Reaves.

Gli Hornets hanno chiuso con Rozier come top scorer da 27 punti e con un Ball da 24 punti ma solo 3/10 da oltre l’arco.

Alla fine i Lakers, al comando per quasi tutta la partita, non hanno rubato nulla e gli Hornets fanno solo un passo in avanti – se possibile – verso il Draft nella partita più abbordabile della settimana ma i problemi permangono e anche la fiducia al tiro di certi giocatori sembra essere a tratti scomparsa dopo la collezione di L.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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