Game 29: Charlotte Hornets Vs Portland Trail Blazers 91-93

Forse non sappiamo perché siamo qui, ma sicuramente tutti siamo alla ricerca di qualcosa, non importa che sia materiale, affettiva, spirituale o una strada da percorrere, la ricerca è il denominatore comune.
Sicuramente, i Trail Blazers (i tracciatori di sentieri), pionieri alla ricerca di fortuna, viaggiarono con le loro carovane dal 1804 fino al 1860 sulla rotta di Portland sulla “Pista dell’Oregon”, la più famosa.
Nella corsa verso ovest, le difficoltà incontrate non mancarono di certo paesaggi ancestrali, animali allo stato brado e possibili nemici sulla strada da affrontare.
Tuttavia, dal mio punto di vista, percorsero una via meno difficoltosa di quella che la nostra società oggi ha lasciato a noi, lontani “parenti” futuristici di quegli uomini.
Oggi con il suo capitalismo e la sua globalizzazione, la società c’impone i suoi dogmi, dal mito dell’imprenditore a tutto il resto e chi non ce la fa è biasimato, gliene si fa una colpa, anche se la società è ipocrita e per sfamare i suoi bisogni si regge sul bisogno del singolo.
Ma la vita porta a percorsi esistenziali privati imprevedibili, tutti certamente falsati dalla partenza.
Lo status sociale dell’individuo non è sempre determinante nel commettere un crimine ma incide pesantemente su certi tipi di reato, per svariati motivi.
Il divario sociale ormai è conclamato e accettato da una società che preferisce fingere di non vedere la realtà barricandosi dietro le proprie convinzioni, le quali in generale sono idee retrò (forse da prima guerra mondiale) apprese un po’ qua, un po’ la da altre persone.
Il tema è delicato e complesso, i tipi di reato sono molteplici, da ciò che è realmente odioso a quelli di poco conto.
Di certo la legge non è sinonimo di giustizia.
Ogni Stato applica le proprie leggi basandosi sulle proprie convenzioni/convinzioni sociali e sui propri interessi, tanto da far ritornare i cittadini dei veri e propri sudditi.
C’è una persona (Alberto) che da anni dedica parte del suo tempo per arricchire se stessa e gli altri facendo volontariato all’interno dell’istituto penitenziario di Opera (MI), gestendo insieme con altre persone un laboratorio di lettura e scrittura.
Si scrive… sono pensieri, poesie, dove le persone detenute possono esprimere e sviscerare i loro pensieri o affrontare i loro fantasmi mettendoli magari in prosa o poesia.
Poesie non sempre necessariamente delicate, ma anche crude, schiette, che tagliano a fette il senso di perbenismo di chi dovesse imbattersi in esse.
Una crescita consapevole nonostante il muro tra la cosiddetta società civile e gli istituti di pena, ma soprattutto la barriera mentale di gente che dall’esterno è pronta a bollare come mostro chiunque senza capere, comprendere le ragioni di fondo, magari trascinata e affascinata da facili populismi odierni.
Un’intro molto lunga che qualcuno potrebbe chiedere cosa c’entri ( centri visto che stiamo scrivendo di pallacanestro) con il basket…
Bene, crescita dicevamo… nello sport la ricerca continua di miglioramento, trova già un primo parallelismo, ma non è l’unico con il laboratorio, infatti, anche il “gioco di squadra” in entrambe le tematiche, è evidente, anche se il singolo poi costruisce le proprie e altrui fortune.
Fiducia, il basket è uno sport di fiducia.
Devi poter credere di segnare ogni tiro, raggiungere il tuo obiettivo, anche se sai già che non ce la farai sempre ma soprattutto fidarti delle persone giuste…
Charlotte ha finito per perdere anche stanotte perché nei due momenti cruciali non ha voluto costruire di squadra, affidandosi al solito Kemba che ha fatto ciò che ha potuto.

Alcune buone statistiche di Walker paragonate ai rivali.
Manca però la visione d’insieme del gioco di squadra dalla panchina…

Si va avanti, anche quando la situazione è disperata.
Nella serata lo show must go on di Charlotte (10-18 e terzultimo posto a est in classifica prima della gara) sarebbe servita per ritrovare insieme la via della vittoria, la quale sarebbe dovuta passare necessariamente come espressione artistica del gioco di squadra, della volontà difensive, ecc. per scongiurare l’ennesima carovana fantasma composta da paure che ogni sconfitta aiuta a materializzare sempre di più.
Non è facile incassare l’ennesima delusione, ma c’è qualcosa d’inspiegabile che mi fa andare avanti, anche se le speranze ormai sono utopie e le utopie stanno diventando il sale di alcune franchigie in questa nuova NBA.
Portland ha vinto sfruttando la coppia di guardie Lillard (18 pt.) e McCollum (25 pt.), ottenendo da Nurkic (14 pt.) un buon contributo in fase difensiva.
Charlotte ha vinto la lotta a rimbalzo 52-47 ma ha perso nella precisione dal campo e di molto.
46,3% e 41,7% sono le percentuali di Portland, complessivamente e da tre punti, mentre 34,4% e 22,6% sono quelle della squadra di Silas.
A nulla sono serviti i 6 turnover contro i 19 dei Trail Blazers che hanno insolitamente chiuso una serata in lunetta con un 9/18 pur essendo il miglior team in questo settore.
Gli Hornets però hanno realizzato un 18/28, pagato a caro prezzo alla fine.
Gli starting five dei due team:
 
Charlotte prendeva per prima l’iniziativa, ma il suo attacco era fuori dalle proprie corde, finiva quindi per segnare Portland con McCollum, il quale, passando dietro uno schermo infilava due punti dal mid-range frontale.
MKG pareggiava virando in palleggio spalle a canestro sul primo marcatore del match ma i Trail Blazers sembravano attaccare con più raziocinio e facilità trovando a 9:53 il secondo canestro di McCollum dalla sinistra, sempre a medio raggio.
Nurkic si muoveva bene sotto e segnando 4 punti portava gli ospiti sul 3-8 a 8:35 dalla prima luce rossa.
Arrivava quindi il primo time-out chiamato d Silas.
Al rientro dalla pausa Batum connetteva la sfera alla retina con una bomba da tre punti e a 7:48 un pick and roll tra Walker e Williams era chiuso da un floater di quest’ultimo a pochi passi dal canestro (8-8).
A 7:30 Portland tornava a comandare la gara con Nurkic che schiacciava subendo l’intervento irregolare di MKG.
Il libero addizionale era sprecato ma a 7:08 una tripla di McCollum ampliava il divario tra i due team (10-15).
Gli Hornets rientravano grazie ai rimbalzi di Howard; i primi due offensivi consentivano a Marvin di trovare la via della retina in entrata.
Era sempre Williams a muoversi tra gli spazi e a esser trattenuto; dalla lunetta l’1/2 ci vedeva tornare a due punti, colmati con uno step back di Kemba che oltrepassava con la sua parabola l’ombrello protettivo di Collison.
Gli Hornets ripassavano gli ospiti con un ½ d Howard dalla lunetta a 4:31 (fallo di Ed Davis) ma McCollum continuava a esser una spina nel fianco trovando ancora una volta il canestro per il controsorpasso.
Volava alto il passaggio verticale di Kaminsky per Howard che abbassava il ferro in alley-oop per il 18-17 ma un goaltending chiamato contro Howard (Lillard) anticipava tre air ball (Napier, Kaminsky e Carter-Williams…
MCW si rifaceva recuperando in tuffo un pallone, sull’azione Lamb era più avanti di tutti e il passaggio per raggiungerlo era ottimale per l’appoggio al vetro prima che potessero rientrare i difensori in tempo utile.
Il pareggio ritrovato era perduto dopo due punti di Napier ai quali se ne aggiungevano un paio ottenuti da Lillard che tirava frontalmente aspettano la ricaduta di MCW in salto anticipato davanti a lui.
Il nostro play di riserva non mostrava buoni tempi di gioco e lo sfondamento offensivo chiudeva i primi 12 minuti sul 20-24.

Walker toccato da Nurkic.
Foto: Chuck Burton AP Photo

 
Una rubata di MCW e un canestro di Frank (aiutato al primo ferro sul suo morbido tiro) sembravano poter redimere due tra i peggiori soggetti di Charlotte che ritrovava l’equilibrio nel punteggio quando Batum in aggressiva entrata (10:39) appoggiava al plexiglass per il 24 pari.
Ancora una volta a scattare avanti erano gli ospiti; in particolare Ed Davis conquistava di forza un rimbalzo su O’Bryant dopo una lotta per il possesso della sfera, completando una giocata da tre punti.
O’Bryant arretrava quel tanto che bastava per consentire a Napier un altro canestro al tiro ma anche lui cercava di convertirsi recuperando un rimbalzo offensivo per poi segnare dalla media distanza.
Portland sfruttava i passaggi a vuoto offensivi di Charlotte che sbagliava più volte prima di ritrovare il canestro, sempre per mano di O’Bryant che questa volta calcava la mano caricando e segnando una tripla per il 29-33 a 7:52 dall’intervallo.
L’ex Vonleh a 7:12 segnava il secondo canestro della sua serata.
Gli Hornets potrebbero pareggiare grazie all’energia di MKG che subiva contatti e recuperava rimbalzi, ma stanco, dalla lunetta riusciva solamente a far passare la sfera una volta tra le maglie della retina su quattro tentativi.
Qualche fischio ingeneroso, una buona difesa su Lillard e un altro paio di tiri andati a vuoto per l’attivo n°14, questa volta mal consigliato da se stesso.
La partita stagnava nel punteggio perché anche Portland aveva un momento d’appannamento offensivo.
Era Charlotte a segnare a 3:12 dalla seconda sirena con un’entrata in diagonale dalla sinistra di Walker, il quale partendo velocemente lasciava indietro Napier e appoggiava in fing and roll senza incontrare ulteriori resistenze.
Sul -1 gli Hornets però si spegnevano; a 2:37 Lillard metteva la prima tripla del suo finale, replicata poco dopo per il 36-43, un punteggio che non soddisfaceva gli Hornets ma destinato ad ampliarsi per mano di Napier che riusciva a bersagliare ancora con precisione anche da fuori.
A :31.8 con il canestro dell’ex Heat, gli Hornets finivano sotto di 10 punti…
Carter-Williams in entrata sull’ultimo giro di lancette otteneva due FT e un punto mentre un micidiale Lillard con la terza tripla in poco più di due minuti e mezzo faceva calar il sipario sui primi 24 minuti alzando il punteggio ospite.
I Calabroni andavano negli spogliatoi ottenendo la miseria di 37 punti contro i 49 della squadra arrivata dall’Oregon.

Carter-Williams a terra recupera un pallone a Lillard.
MCW è bravo nel metter sotto pressione gli avversari e a sottrarre palloni ma è disastroso pressoché su quasi tutti gli altri aspetti del gioco.

 
Nella ripresa i Calabroni suonavano la carica:
Howard in correzione bombardava il cesto, McCollum collocava una parentesi con un difficile banker off balance veleggiato, poi Batum segnava due punti prima di vedere un’azione sulla quale Kemba si fiondava nel traffico a tutta velocità servendo nel pitturato un meraviglioso assist dietro la schiena per Howard che in slam dunk otteneva anche un libero addizionale (poi realizzato) per il 44-51.
McCollum continuava a esser velenoso segnando tre punti ma un Batum ispirato rispondeva con la stessa moneta a 9:09, Charlotte si affidava alle conclusioni da fuori:
Walker in transizione sbagliava, Batum a fermo sul lato sinistro, ricavava spazio e segnava ancora dalla lunga sfruttando la poca reattività del difensore.
Gli Hornets cercavano di ardere ancora e un pallone scagliato contro il vetro d parte del francese più una tripla di Marvin dalla diagonale destra su passaggio da transizione lenta di Howard era salutato festosamente dal pubblico che ritrovava un briciolo di speranza sul 56-60.
Il time-out di Portland era utile agli avversari che allungavano subito sul +8 ma Batum prima di arrendersi opponeva ancora sacche di resistenza mandando a bersaglio una tripla veloce a 4:55.
A 3:33 addirittura i Calabroni s’illudevano di poter sorpassare con MKG a metter due pt. in entrata per il 63-65 mai Trail Blazers ripartivano per la loro strada e in particolare l’episodio della tripla aperta di Collison sembrava esser un macigno sulle coscienze dei giocatori.
64-72, ancora -8 ma ancora Batum a :50.2 da tre per il 67° punto.
MCW a pochi secondi dalla fine rubava a centrocampo un pallone con abilità ma si specchiava nelle sue prestazioni, quando tutto solo mancava l’ennesimo appoggio tra lo stupore misto alla rassegnazione del pubblico.
67-74 e ultimi 12 minuti al via.
 
Connaughton da tre e McCollum da due portavano nel giro di breve al più ampio margine ottenuto da Portland in serata, ben 13 punti che divenivano 16 (67-83) dopo una tripla frontale di McCollum.
Il time-out di Charlotte era necessario…
A 8:50, grazie a una serie di liberi i Calabroni rientravano sul -10.
Questa volta era Lamb da una dribble drive a forzare al fallo gli avversari.
Trenta secondi più tardi Lamb percorreva la baseline sinistra allungando la destra in appoggio per evitare l’eventuale stoppata del difensore, più intento a spingere che a saltare. Kaminsky stoppava nettamente Lillard sotto canestro e quando Kemba metteva dentro il jumper a 6:50, i Calabroni, con un parziale di 13-0 si riportavano solo a un possesso lungo di distanza.
Hornets che remavano nel finale portandosi con Lamb, aiutato dai ferri, sull’84-85 prima ancora d’ottenere un pareggio sfruttando un fallo di McCollum su Jeremy Lamb impegnato al tiro da fuori.
Il 3/3 serviva ad agganciare il team di Stotts sull’87 pari grazie a un parziale di 20-4.
La partita rimaneva punto a punto, anche se gli ospiti prendevano un margine di 4 pt. di vantaggio, tuttavia a 2:42 Marvin fintava il tiro da fuori e in avvicinamento dalla sinistra segnava il ponticello in ritmo.
Una palla sporcata da Howard mandava in transizione Kemba che andando sulla destra sfidava Nurkic ma la sua tripla era corta, Portalnd commetteva in attacco turnover con il passaggio di Nurkic da destra a sinistra che sorvolava Vonleh per finire in mezzo alla panchina dei Blazers.
Batum e Williams tentavano da tre punti ma le loro soluzioni non erano valide per portar a casa punti mentre il francese concedeva a Turner due ft. Portland, miglior squadra della lega nella specialità, incontrava impreviste difficoltà.
Tiri splittati per il colored avversario e Kemba che riusciva ad accorciare su -1 con il solito tiro dalla media.
91-92 a 1:18 dal termine.
Lillard non segnava da tre, poi su un pallone conteso a metà campo, Batum dava fastidio e Kemba scippava un pallone che conduceva con sé in contropiede, purtroppo alle spalle in raddoppio arrivava come una furia Aminu che spazzava via il tentativo di Walker, compiendo l’intervento decisivo della partita probabilmente perché, nonostante la rimessa dal fondo di Portland gettata da Turner direttamente in laterale, Kemba andava da solo per crearsi il tiro frontale, leggermente fuori ritmo, “spinto” a concludere in questa maniera finiva per sbagliare, Lamb in qualche modo avrebbe potuto ribadire, ma il rientro su di lui di McCollum lo costringeva a un air ball da tre punti.
Non riuscendo a segnare, condannava Charlotte che si trovava nella scomoda posizione di commetter fallo.
A :16.6. McCollum si presentava in lunetta per ammazzare la partita ma falliva clamorosamente un libero.
91-93, ancor una possibilità che Kemba tentava di sfruttare questa volta in entrata, ma il suo appoggio sulla destra del canestro, contrastato da Nurkić non finiva dentro, ci pensava Kaminsky a commetter un altro fallo.
Aminu andava a vuoto su entrambi i tentativi a :03.8 ma gli Hornets si erano giocati l’ultimo time-out per organizzare (?) l’attacco precedente e a Walker non restava che correre dall’altra parte per tirare da tre quarti metà campo in maniera scoordinata.
La smisurata preghiera colpiva il tabellone frantumando le speranze dei tifosi che dovevano accontentarsi dell’ennesima sconfitta (in un close game) con l’onore delle armi.
 
Prima di passare alle pagelle per una volta, avendo scritto un’intro a tema, pubblico un pezzo tratto da un libro chiamato “Nacqui Ortica Selvatica”, il quale contiene diverse poesie delle persone detenute, le quali si possono sorprendentemente adattare ad altri significati, oltre all’originale.
 
“Nelle notti insonni e inquiete
Il tempo sigilla la mia debolezza
Imprigiona le molecole del mio cuore.
 
Nel pozzo oscuro di calpestati presagi
Gabbie mute rinchiudono il mio quotidiano
Disegnando bellezze cantate dal silenzio.
 
Volano scintille di desideri
Tra le linee della vita
Di un destino già segnato.”
 
Poesia dark e struggente che ben si adatta come metafora al momento buio di Charlotte ma nonostante un esasperante realismo tenteremo di modificare l’astratto destino.
 
Pagelle
 
Walker: 5
14 pt., 6 rimbalzi, 6 assist, 2 rubate. Finisce con un 7/26 al tiro e la cosa incide non poco… Ha un +5 di plus minus. Sicuramente è uno dei trascinatori di Charlotte e qualcuno vedendo la partita potrebbe non esser d’accordo con il mio voto, ma gli errori sono troppi. Non trova più la mano da fuori ma esagera insistendo su quella soluzione. 0/9 da tre… ma soprattutto lo schema “Walker” contro tutti è antietetico al basket come gioco di squadra.
Non conto la stoppata di Aminu ma le altre due soluzioni veloci non mi sono piaciute. Non è un clutch player.
Meraviglioso comunque il suo assist dietro la schiena per Howard.
Alla prossima.
 
Batum: 7
23 pt., 4 rimbalzi, 5 assist. Torna a due anni fa con una notte ispirata. Il francese chiude con un 9/17 al tiro (5/9 da tre), dimezza gli assist ma raddoppia i punti. Non perde un pallone in 38 minuti e sembra a posto, anche se in difesa a volte si nota non sia così non prendendo alcuni contatti.
 
Kidd-Gilchrist: 5
9 pt., 8 rimbalzi, 1 rubata. Sbaglia un po’ troppo in serata spendendosi su entrambi I fronti. Viene a mancare lucidità e anche in difesa a volte perde qualche giocatore. Fischi troppo ingenerosi però.
 
M. Williams: 6
10 pt., 4 rimbalzi. 4/8 al tiro, una sola tripla a bersaglio su 4 tentate. Galleggia tra cose buone e azioni non consigliate. Ha la freddezza nel finale di fintare e avvicinarsi per trovare il ritmo del tiro, poi è troppo frenetico su una tripla che avrebbe potuto incanalare il risultato nella nostra direzione.
 
Howard: 6
9 pt., 15 rimbalzi, 4 assist, 2 rubate, 1 stoppata. 3/10 al tiro, 3 turnover. 3/5 ai liberi. Howard cattura tanti rimbalzi ma non domina. Nurkic lo mette in difficoltà e lui soffre sotto il profilo realizzativo.
 
Lamb: 6
15 pt., 4 rimbalzi. 4/11 al tiro ma u 7/7 ai liberi. Manca anche lui una tripla nel finale ma nel secondo tempo è decisivo per il recupero. Muta n brutto voto a un giudizio si sufficienza.
 
Kaminsky: 5
2 pt., 4 rimbalzi, 2 assist in 23 minuti, 1 stoppata. Bella la stoppata, usando però tanta differenza di cm con Lillard. 14,3% nella notte dal campo (1/7)… Tra lui e MCW combinano un 1-12…
 
O’Bryant: 6
5 pt. (2/3), 4 rimbalzi, 1 rubata in 8 minuti. Gioca poco ma in attacco non fa male. In difesa potrebbe far meglio, anche se ci prova.
 
Carter-Williams: 4,5
1 pt., 1 assist, 3 rimbalzi, 2 rubate, 1 stoppata. Tabellino al completo in 14 minuti. La fotografia della partita è quando va a strappare un pallone a metà campo e manca il layup solitario pur avendo ancora del tempo prima che suoni la sirena… 0/5 al tiro e giocate fini a se stesse che ci condannano. Un passaggio/assist per la tripla in uscita di Batum.
 
Graham: 6
3 pt. (0/1). Bravo a procurarsi 4 liberi in 4 minuti. Non solo difesa.
 
Coach S. Silas: 5
Clifford non c’è m ne incarna lo spirito sempre con gli stessi rigidi schemi non schemi. Continuiamo a butare via partite nei finali. La difesa questa volta ha funzionato abbastanza bene (rispetto al solito anche se le parole al miele spese per il backcourt ospite si sono rivelate vere) ma le scellerate scelte offensive ci condannano.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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