Game 46; Charlotte Hornets @ Utah Jazz 73-102

Sottotitolo; LesiHornets
 
Marvin segna a inizio terzo quarto con un floater.

Marvin segna a inizio terzo quarto con un floater.

Sconfitta nettamente meritata a Salt Lake City.
Hornets che trovano una serata disgraziata al tiro (specialmente da tre punti), concedono troppe transizioni agli avversari e subiscono a rimbalzo , troppo per sperare di vincere una partita che infatti regge un quarto e mezzo, poi i Jazz riallungano nonostante il tentativo di rimonta degli Hornets nei primi minuti dopo l’intervallo.
Quello che più mi preoccupa però è l’infortunio occorso a Lin (si aggiunge a Lamb, MKG, Jefferson e Zeller) che su un jumper dal pitturato ricadeva su Favors distorcendosi la caviglia rimanendo a terra.
Jeremy era costretto a rientrare negli spogliatoi per non riapparire più sul parquet.
 
Gli Charlotte Hornets a Salt Lake City ritrovavano Batum, Clifford propendeva per inserirlo subito nel seguente quintetto schierato alla V. Smart Home Arena; Walker, Batum. P.J. Hairston, M. Williams e Hawes, mentre i Jazz ritrovavano per la seconda partita D. Favors (14 pt. in 20 minuti contro i Pistons) ma a minutaggio limitato da Snyder che preferiva mettere sul parquet il seguente quintetto; Neto, Hood, Hayward, Lyles, Gobert.
Kemba Walker a Charlotte contro i Jazz.

Kemba Walker a Charlotte contro i Jazz.

 
Walker all’andata a Charlotte segnò il record personale e di franchigia in fatto di punti realizzati (52) sfruttando un doppio OT, questa volta i Jazz tentavano da subito d’asfissiare Kemba.
Walker finirà seduto in panca anzitempo e chiuderà con 15 punti (7/11).
Come spesso succede in avvio erano gli avversari a conquistare il pallone a due, tuttavia Utah falliva la prima conclusione (tripla dall’angolo destro), anche gli Hornets mancavano la propria occasione con Marvin Williams, il quale in entrata s’impastava tra vetro e difensori, i Jazz tornavano alla carica e su un pick and roll a 11:23 Hawes si spostava di lato a sinistra verso il centro area, ma Gobert in corsa era già lanciato nel pitturato così arrivavano i primi due liberi per Utah.
Il centro avversario falliva il primo ma segnava lo 0-1 con il secondo. P.J. mancava un jumper da due lungo, Neto ormai tutto so lo falliva clamorosamente un appoggio ma Charlotte dimostrava di non avere pazienza nel far girar palla, catch n’shoot da tre punti di Marvin non a segno così arrivava la tripla frontale di Hood che aveva la meglio tra numeri cinque.
Gli Hornets finalmente riuscivano a segnare i primi due punti quando Hawes da sinistra con un passaggio schiacciato orizzontale pescava bene sulla corsa P.J. Hairston che lanciato appoggiava a tabella nonostante il difensore tentasse di stopparne l’appoggio.
A 9:44 però era ancora Hood a colpire da tre punti, Hayward a 8:09 con un’entrata in traffico segnava anche il 2-9.
Kemba a 7:42 segnava dopo aver visto i suoi compagni troppo in difficoltà, dribbling, arresto, tiro a una manona modificando la diagonale dei piedi, bel canestro per il 4-9.
Jazz che potrebbero arrivare anche a dodici ma l’open 3 di un Neto completamente ignorato si spegneva sul ferro inaugurando una serie d’errori da parte della squadra di casa che si faceva lentamente rimontare dai canestri di Batum a 5:28 (1/2 dalla linea dei liberi), Kemba (dalla baseline sinistra si piegava più di Valentino Rossi in curva per la finta che lo riportava in carreggiata a destra per depistare il difensore) in appoggio a 5:01, arrivava anche il pareggio con un dai e vai per Marvin Williams, il quale chiuso da due difensori sotto canestro con un extra passa a sinistra, liberava Hawes che su quel lato, da sotto canestro, non doveva fare sforzi per realizzare due punti semplici.
A 3:42 Batum si fermava dalle parti del pitturato e con un fade-away in post basso portava avanti gli Hornets sull’11-9.
Solo 15 secondi più tardi però Favors rollava sul passaggio di Hayward, il canestro del pari facile consigliava a Clifford un time-out.
Walker e Hayward, le stelle delle rispettive formazioni erano spaziali nel colpire da tre punti, la situazione di stallo era interrotta da Lin a 1:43 che usciva dai guai della marcatura stretta con un fade-away vincente, tuttavia un pick and roll per Favors riportava in equilibrio il punteggio. Johnson segnava un fing and roll a 58 secondi dalla fine, mentre Walker troppo veloce per Burke in entrata segnava nonostante la spinta, ma falliva il libero addizionale.
Il punteggio rimaneva fermo sul 18 pari quando la prima sirena suonava.
 
Il secondo quarto era inaugurato da un canestro di Lin dopo quindici secondi, il suo step back dalla media, però rimaneva fine a se stesso, i Jazz pareggiavano a 11:28 con Hood che dalla lunetta spediva dentro la retina due conclusioni (fallo di Daniels che da dietro in recupero si schiantava sulla guardia avversaria e la sua finta di tiro), Charlotte non segnava il vantaggio; Lin e Batum sulla stessa azione non realizzavano le triple tentate vanificando il rimbalzo connettore di Hansbrough e nemmeno Daniels era in serata, preso il centro dell’area in corsa alzava il campanile, ma Gobert saltava e con i suoi lunghi arti anteriori andava alto a stoppare il tiro di Troy.
Passava Utah con Booker quindi; Trevor prima sparava sul ferro clamorosamente una slam dunk dalle intenzioni omicide nei confronti del canestro (Batum in ripiegamento ormai battuto saltava e forse faceva perdere un po’ di concentrazione al lungo avversario), poi intuiva un passaggio lento e corto di Lin inserendosi sulla traiettoria diagonale arretrata e andando a chiudere a 9:52 con la schiacciata a due mani.
A 8:47 Utah saliva sul +4, Hood faceva fuori Daniels e alzava il pallone per Gobert; alley-oop e difesa di Charlotte fuori gioco.
Ingles dall’angolo destro e Hood dalla diagonale sinistra segnavano due triple per portare i Jazz sul +10 (20-30) così Clifford fermava il tempo con un time-out.
Al rientro sul parquet, Charlotte segnava con Daniels; passaggio ed estensione di Troy del braccio destro in salto opposto al canestro per evitare la stoppata, rilascio della palla con rapido movimento artistico e propedeutico alla realizzazione in canestro acrobatico.
Gobert da sotto andava facilmente a segno e in palleggio sulla successiva azione d’attacco Jazz provava ad avvicinarsi a canestro ma una steal di Hansbrough riportava gli Hornets in attacco, Lin, però falliva le proprie due possibilità facendosi stoppare da Booker e tirando corto ai 24.
Favors dalla lunetta prendeva una virgola ma Charlotte buttava via palla in attacco con Walker, il quale spediva una fucilata out mentre Marvin iniziava il suo spostamento in avanti sulla linea laterale sinistra.
Utah raggiungeva anche il 22-38 e Clifford ricorreva nuovamente al time-out a 3:22 dall’intervallo.
Gli Hornets andavano a segno con due liberi, poi Walker si buttava dentro con un dribbling in penetrazione chiuso con il ribaltamento dell’azione nel corner destro dove Hawes si dimostrava un buon tiratore dalla lunga distanza.
Spencer ribaltava la retina con una tripla perfetta portando sul 27-38 lo score.
Questa volta era Snyder a fermare le danze e al rientro Hayward colpiva da tre punti.
A 2:00 dalla fine un bell’up & under di Walker era seguito da un mid range jumper di Hood e da un pull-up dello stesso Kemba che fissava il punteggio finale di primo tempo sul 31-43.
Un Batum ancora convalescente è rientrato catturando 10 rimbalzi ma segnando solo 6 punti, impreciso al tiro...

Un Batum ancora convalescente è rientrato catturando 10 rimbalzi ma segnando solo 6 punti, impreciso al tiro…

 
Al rientro dall’intervallo lungo Clifford tentava di dare una scossa a un attacco poco prolifico; a 11:25 Marvin si avvicinava al post basso destro spingendo su Hayward in 1 contro 1 e con un turnaround hook lo batteva subendo anche fallo.
Libero a segno e riavvicinamento Hornets che tornavano però sotto al distacco in doppia cifra quando Hood si serviva di un blocco per disfarsi di un Batum comunque lento a rientrare sulla sospensione a segno di Rodney.
Un floater di Marvin dal pitturato era seguito da un ½ di Gobert dalla lunetta, Batum con un quick catch n’ shoot da tre punti a 10:08 segnava lo zenit della rimonta di Clifford.
Il -7 durava poco; a 9:46 Hayward in step back dalla diagonale media segnava, Hawes si faceva stoppare da Gobert ma si vendicava sull’azione successiva quando a 9:11 con un turnaround jumper riaccorciava al -7.
Charlotte avrebbe diverse occasioni per accorciare il gap ma non riusciva a segnare, così dopo 1:40 Hood dalla lunetta segnava due punti (41-50).
Hawes alla terza finta dopo un giro sul piede perno era colpito da un ubriaco Gobert.
Spencer però splittava solo i liberi, Hood quasi allo scadere dei 24 metteva la tripla contro Batum, passava veramente ancora tanto tempo per vedere un canestro, era Booker che dopo qualche difficoltà d’aggancio a 4:59 da sotto schermandosi con il ferro alzava il pallone in appoggio con il braccio sinistro a mezzaluna parallelo al corpo per mettere il gancettino ravvicinato.
Uno dei pochi positivi in serata si dimostrava Hawes che dal corner sinistro realizzava una tripla che riportava i viola sino al -10 (45-55).
La partita però era chiusa rapidamente da Burke che nel giro di poco infilava tre triple consecutive portando sul +19 i Jazz, inoltre Lin nel pitturato a caccia del canestro in salto tentava la realizzazione ma ricadendo trovava il piede di Favors, Jeremy rimaneva a terra e sulla transizione 5 contro 4 avversaria subivamo anche il -21.
Il quarto si chiudeva con H & H in lunetta (2/2 sia per Hawes che Hansbrough) e con Favors a colpire in jumper tra la top of the key e la linea dei liberi.
La penultima sirena si accendeva sul punteggio di 51-70.
 
Spazio a Roberts nell’ultimo quarto che comunque era battezzato da Favors e il suo gancio over Kaminsky.
Hood tutto solo dalla media distanza a sinistra infilava altri due punti e Burke in entrata batteva Roberts più l’aiuto di Hansbrough.
Utah ormai veleggiava su un 51-76 comodissimo, inoltre Daniels con l’appoggio andava fuori misura, ci doveva pensare Roberts a interrompere il flusso negativo con uno stop & go dribble dal quale otteneva due liberi mandati a bersaglio nonostante un colorito tifoso dei Jazz dietro il canestro si divertisse agitando una specie di raganella o mega tric trac e pupazzi per distrarlo…
A 8:50 Daniels con un bel fade-away dalla linea di fondo sinistra riportava lo scarto a 21 punti.
A 6:57 si registrava una tripla di Roberts per il -18 (607-78), arrivava il time-out Jazz che nel finale allungavano sulle ali dell’entusiasmo sino al +29 finale (73-102) senza particolari problemi.
 
Per gli Hornets, forse un po’ stanchi dal doppio OT di Sacramento, ora c’è da affrontare il viaggio per il Rose Garden di Portland in quel che sembrerebbe essere un piccolo triangolare in pochi giorni.
Dopo aver battuto i Kings, questi ultimi avevano perso in Oregon, anche loro probabilmente abbastanza spossati, ora questa gara deciderà chi sarà a uscire con due vittorie da questa specie di curioso triangolo.
chauta2 chauta3
Pagelle:
 
Walker: 6
15 pt. (7/15), 5 rimbalzi, 1 assist. Fa la sua normale gara, più per cercar punti viste le difficoltà dei compagni. Buona media, ma anche 4 palloni persi e triple prese in faccia da Burke.
 
Batum: 5
6 pt., (2/9), 10 rimb., 2 assist. Perde due palloni e al tiro è troppo imprecise, da un po’ di tempo. L’infortunio al dito non lo lascia nelle migliori condizioni e questo continuare a entrare e uscire dalla lista infortunati gli fa perdere anche un po’ il ritmo gara. Cattura 10 rimbalzi.
 
P.J. Hairston: 5,5
4 pt. (1/5), 3 rimbalzi. Un Pallone perso e una stoppata presa sulla baseline destra da Gobert, ormai senza angolo di tiro in entrata.
 
M. Williams: 5
9 pt. (3/10), 5 rimbalzi, 1 assist. Marvin ha una fiammata a inizio ripresa, per il resto sbaglia quasi tutto il possibile in attacco. La difesa non è malvagia rispetto ad altri ma non basta.
 
Hawes: 6
9 pt. (3/7), 4 rimbalzi, 2 assist. Deve dare un maggior contributo in fase difensiva a rimbalzi, contro Gobert non è facile, anche stasera da oltre l’arco si dimostra abbastanza preciso.
 
Kaminsky: 5
8 pt. (2/6), 1 rimbalzo, 1 assist. Travolto insieme alle riserve fa segnare un -29, non tutta colpa sua ma qualche demerito ce l’ha. Un solo rimbalzo e triple inesistenti, anche open.
 
Lin: 5
4 pt. (2/8), 2 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Aveva iniziato bene, poi è andato completamente fuori giri, niente assist, niente canestri, in più un infortunio. Per ora il rientro è valutato non prima del 3 febbraio.
 
Hansbrough: 5,5
0 pt. (0/0), 3 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate. Non è certo la prima opzione in attacco. Non prova mai la conclusione o l’iniziativa, travolto con la second unit almeno tenta qualcosa rubando un paio di palloni.
 
Daniels: 4,5
5 pt. (2/7), 1 rimbalzo. Dalle stelle alle stalle per una sera. In difficoltà in difesa sui blocchi alti, su alcuni cerca di rimaner davanti ma si attarda inevitabilmente. In attacco gli fanno portar palla, ne perde 5, alcune più che evitabili. Lui è uno shooter puro, dovrebbe essere ben servito e fare poco altro.
 
Roberts: 6,5
13 pt. (3/4), 1 rimbalzo, 1 assist in 12:00 minuti. Gli Hornets son troppo lontani e lui gioca quasi da solo nell’ultimo quarto, ma l’indole è quella giusta. Attacca e procura punti che velocemente contribuiscono a diminuire il gap tra le due formazioni, anche a Orlando aveva giocato così. Con Walker gli unici due a salire in doppia cifra per Charlotte nella notte.
 
Harrison: s.v.
0 pt. (0/1), 1 rubata in 4:49. Perde anche un Pallone e ha un -4 di plus/minus, ma sarebbe insensate dargli un voto in questo garbage time.
 
Coach Clifford: 5,5
Squadra scarica. Non si trovano buone linee di passaggio o giocate continue e concrete. Stanchezza forse. A Portland per cercar di ripartire dimenticando questo passo falso.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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