Game 67: Charlotte Hornets Vs Phoenix Suns 122-115

 
Sulle rovine degli insediamenti Hohokam nacque Phoenix.
Il nome le fu dato in virtù delle qualità immortali si pensava avesse la fenice, abile a rinascere dalle proprie ceneri. Il caso vuole che la prima partita del day after disaster avvenga proprio contro i Phoenix Suns.
La squadra di Clifford in due partite, pur potendo contare su un calendario favorevole rispetto a Pistons e Bucks, ha lasciato intendere di non essere una squadra.
Pochissima difesa che i soliti due/tre soliti volti non sono riusciti a colmare.
Due sconfitte sulle quali c’era una piccola attenuante sulla prima, per quella con i Nets non ci sono alibi che tengano.
In estate bisognerà ricostruire sulle ceneri per tornare a volare.
Era giusto terminare con questa squadra che porta con sé dagli albori della nascita dei Calabroni 2.0 alcuni elementi come Walker, Kidd-Gilchrist, Marvin Williams e Cody Zeller. Non so cosa accadrà ma in quello che sarà l’anno dell’All-Star Game mi auguro che Jordan inizi a metterci la faccia e tramite il nuovo GM possa costruire una squadra dal record vincente, come occorso solamente il secondo di questi quattro anni passati insieme.

Tre titolari nel riscaldamento prepartita.

Per quanto riguarda questa partita odierna, a 16 gare dal termine, con gli Hornets sotto di 10 partite dal record in parità, c’era solamene da augurarsi che la squadra onorasse contratti e mettesse spirito per interrompere una striscia negativa che durava da cinque partite.
Gli Hornets chiudevano nel finale una partita emozionante, così come fu quella disputata in Arizona.
Dal +20, trovatisi sul +2 grazie alle bombe continue dei Suns nell’ultimo periodo, i ragazzi di Clifford pescavano il jolly proprio a mezzo tripla con Batum che allontanava Charlotte sul +5 a meno di un minuto dalla fine.
18/32 per i Suns da oltre l’arco con il 56,3% con un Reed da 4/4 a guidare l’ottima pattuglia di Triano.
Sopra anche negli assist (24-27), i Suns hanno dovuto soccombere però a rimbalzo (41-35) e nelle rubate (11-9), così come nei TO (12-14), tirando meno e peggio i FT, mentre la percentuale dal campo è stata la medesima per le due squadre con il 50,6%.
Per la rimaneggiata Phoenix
17 punti sono arrivati da Daniels, partito come starter, 16 a testa da Reed e Bender, 14 a testa invee per Shaquille Harrison e Elfrid Payton.

Gli starting five.

 
Palla a due vinta da Chandler, senza esiti il primo attacco ospite per la buona uscita di Howard, sulla transizione MKG andava a chiudere in fing and roll a 11:13 per il 2-0.
Harrison con un bound pass pescava solo Chandler sotto canestro che chiudeva in sicurezza con la schiacciata dal pari.
Ripartivano gli Hornets che con una triangolazione esterna mettevano in moto sulla diagonale sinistra Williams che scaricando un tiro da tre punti, valorizzava il bound pass di Kemba.
Un bel rolling hook di Howard vs Chandler aumentava il divario che era tuttavia riassorbito dalla squadra di Jay Triano nonostante una rubata con conduzione in transizione con appoggio che Harrison si vedeva inchiodare al vetro tal turbo ritorno di Williams.
Sull’azione seguente però l’ex Daniels pescava la classica tripla pareggiando a 7:46 prima che a 7:25 gli Hornets ripartissero con un catch n’shoot di Marvin Williams da tre punti per il 10-7.
Payton accorciava sul -1 ma a 6:30, nel duello tra guardie, Kemba aveva la meglio segnando il suo primo canestro dal campo con una bomba.
MKG cercava di aumentare il gap ma sbagliava il tiro, tuttavia sorprendendo Chandler che aveva conquistato il rimbalzo, rubando sotto canestro al lungo, correggeva facilmente l’errore.
Un semi-gancio di Howard anticipava lo svincolamento di Batum dalla marcatura per l’appoggio di destro sotto canestro, poi era ancora il turno del nostro centro che piazzava un elbow jumper frontale da oltre la lunetta per il 21-10.
Entrava Len che iniziava a curare Howard con le maniere forti ma dopo un fallo, Howard eseguiva uno spin dietro l’avversario, Frank riconosceva il momento e l’alley-oop era fatto.
Poco più tardi cambiavano assist-man e lato (Lamb per il destro) ma il risultato era il medesimo; il nostro numero 12 si elevava ancora in alley-oop ottenendo altri due punti che a 2:42 ci portavano sul 27-12.
Phoenix si dava una svegliata segnando con Ulis da tre punti e con Harrison e il suo acrobatic shoot in entrata sul quale gli arbitri chiamavano l’addizionale per fallo del Tank.
0/1 e risultato che non mutava rimanendo quindi sul 27-17…
Monk entrava sul parquet segnando a 1:43 il suo primo tiro, un lungo due oltre la marcatura di Chandler…
Ulis con un off balance passava il tentativo di difesa di Frank ma Lamb a :58.2 dal corner destro faceva ricadere la spicchiata nella retina per il 32-19.
Charlotte si arrestava offensivamente mentre Phoenix iniziava un mega parziale in rimonta a cavallo tra i due quarti che vedeva i canestri da fuori di Harrison e Reed nel primo quarto, fissato sul 32-25.

Batum al tiro contro l’ex Troy Daniels. Foto: Jeremy Brevard-USA TODAY Sports

 
La solfa non cambiava a inizio secondo quarto, quando gli Hornets tenevano un po’ meglio difensivamente ma senza riuscir a segnare, accadeva così che Daniels a 9:08 trovasse il pareggio alla sua maniera con un tiro da fuori (32-32). Phoenix non riusciva a passar avanti perché Lamb, ultimo marcatore degli Hornets, infilava un’altra tripla dalla stessa mattonella (8:48) e a 7:58 dalla baseline sinistra Walker aggiungeva un pullup per il 37-32.
Dudley a 7:43 segnava il 37-35 ma Charlotte da destra trovava un passaggio dentro per l’aggancio sulla rollata di Kaminsky che attaccando il canestro appoggiava a destra del plexiglass evitando la stoppata per depositare il +4.
Batum diventava da assist-man a finalizzatore quando Kemba arrivava da una dribble drive sino sotto canestro passando corto sulla sinistra per il francese al quale non rimaneva altro che schiacciare per il 41-35 a 6:57.
Payton rispondeva innescando verticalmente un soft alley-oop di Chandler ma Howard era contratto irregolarmente dall’ex centro di NOLA e Dallas.
Due FT a segno che forse lo esaltava tornando in difesa.
Diavolo a 4 in uscita su Payton che in entrata veniva influenzato dal suo rientro, l’errore era recuperato da Phoenix, Dwight toccava un pallone, poi dopo il secondo errore della squadra dell’Arizona recuperava con sicurezza anche un rimbalzo nel traffico andando a 4:26 a prendersi due FT.
Splittandoli portava i Calabroni sul +5 (44-39) prima di andare a stoppare Payton.
MKG, che aveva perso una palla contesa precedentemente, si rifaceva contro Bender, il tocco verso Howard era buono per la virata e tocco al vetro da destra del nostro centro che faceva secco Chandler che pure faceva il massimo sulla difesa.
La marea teal non si arrestava poiché a 3:23 pioveva ancora una tripla di Williams che ci riportava in doppio vantaggio (49-39) prima che la squadra ospite accorciasse sul -6. Kemba segnando da tre faceva scorrere il tabellone sul 52-43 e Batum in mumbo fade-away dalla baseline destra in uno contro uno ci restituiva il vantaggio in doppia cifra. Phoenix però trovava un bel bound pass verticale pompato da Chandler per la rapida infilata di Harrison che in reverse layup passando il ferro chiudeva abilmente.
Altri due punti di Batum dal pitturato facevano oscillare un gap che scendeva leggermente poiché Harrison continuava a sorprendere con giocate interessanti; l’attacco dalla baseline e il numero con cambio mano in reverse rimanevano impressi, così come l’ultima giocata di Kemba che si scontrava lateralmente con Chandler sul palleggio ormai a livello formica, mantenuto il possesso battendo Dudley, riusciva ad arrivare a chiudere in appoggio da sotto finendo per anticipare d’un soffio la luce rossa per il 59-51 finale di primo tempo.

Howard, intervistato dalla ready a metà gara.

 
La ripresa iniziava con Harrison molto attivo.
Tre punti ottenuti velocemente (tiro da due punti e un FT, il secondo), poi interveniva Howard a spezzare il break ospite con un piazzato senza esitazioni per il 61-54.
Bender aveva la meglio su Williams in entrata con appoggio di destro e Payton, approfittando di una persa di Kemba in palleggio nel cuore dell’area si lasciava andare ad un coast to coast in palleggio che valeva il -3 (61-58).
A 9:42 Batum, pur senza molto spazio, segnava da te punti dalla diagonale sinistra ma Daniels replicava un po’ più lontano dell’arco, intimando la resa a mani alzate a MKG in marcatura.
Sul 64-61 ripartivano alla grande i Calabroni che, dopo i primi due pt. del parziale iniziato da Batum, vedevano Marvin (8:53) lanciatissimo in un varco sparare una thunder dunk di destra sulla quale nessun phoenician osava tentare la stoppata.
Un recupero steal di Williams su Bender in palleggio innescava l’offensiva di Charlotte chiusa abilmente da Howard che andava a piazzare un insospettabile elbow jumper dalla baseline destra sul quale Phoenix chiamava time-out (8:17).
La situazione per Triano però non migliorava poiché la sua squadra incassava un gioco da tre punti per un turnaround in post alto di Williams sul quale gli arbitri chiamavano anche un fallo (forse eccessivo) di E. Payton.
Comunque l’1/1era solo l’antipasto del 2/2 che a 6:57 lo stesso nostro numero 2 otteneva con gli Hornets in bonus.
Il parziale di 11-0 era interrotto da Phoenix così come l’alley-oop per Howard da Dudley che mandava in lunetta il nostro centro a splittare.
Una tripla dal corner destro di un perfetto Dudley da fuori l’arco oltrepassava Batum prima d’infilarsi.
Charlotte rispondeva con un’entrata ritmata a ricciolo di MKG che in perfetto terzo tempo alzava sopra i lunghi nel pitturato.
Howard stoppava l’entrata di Daniels con lo scudo stellare, sulla ripartenza MKG per Batum che colpiva micidialmente da oltre l’arco trovando anche più tardi (4:39), due punti in appoggio al vetro sulla destra per l’83-66.
Dopo due punti di Ulis ne arrivavano 4 in un sol colpo per Batum che era leggermente sfiorato da Reed sull’alzata; tiro da tre a segno, libero anche e a 4:11 Charlotte veleggiando sull’87-68 si sedava comodamente al comando.
A :44.4 con una tripla il Tank faceva segnare anche un +20 (92-72) che non faceva prevedere un finale di gara intenso, invece Phoenix trovando gli ultimi 4 punti del quarto chiudeva sul 96-72 per cercare di rilanciarsi nell’ultima frazione.
 

Marvin Williams contro Elfrid Payton.
Ap/Photo Nell Redmond

La scelta folle di Phoenix era quella di provarci sempre da fuori area e la strategia era premiata perché Dudley e Reed infilando immediatamente due triple portavano sul 96-78 la gara.
Una fiammata del Tank però riportava a 10:30 i Calabroni sul +20 (100-80).
Succedeva però l’impossibile nei minuti seguenti; Bender da tre oltre Frank, ancora Bender da fuori dopo il time-out di Clifford, prima da tre e poi con tre tiri liberi su quattro avvicinava i Soli sul 102-88.
Howard trasformava la torrida pressione in un oasi quando ricevendo da Kemba, pur essendo spinto alle spalle da Dudley, riuscendo a segnare, otteneva anche un libero per portare sul 105-89 la gara.
Phoenix però iniziava a ingurgitare il pianeta Hornets a suon di triple; Daniels a 8:30, Reed in transizione per la quindicesima su 24 tentativi complessivi di Phoenix e ancora lo stesso Reed portavano sul 107-99 la partita.
Batum in fade-away rapido faceva secco l’ultimo marcatore ma Bender da tre a 6:20 riusciva a riportare sul -7 i bianchi.
A 5:55 Marvin sanguinante dall’arcata sopraccigliare sinistra veniva aiutato dal medico, la ferita era rimarginata da un cerottone mentre sul paquet il sanguinamento era fermato dall’alley-oop di Howard gentilmente offerto da Kemba.
Sul 112-104 ci riprovava Bender da fuori, scegliendo l’unica soluzione utilizzata dai Suns nel quarto (triple o liberi a segno), ma questa volta il tiro non risultava preciso ma a 4:39 Payton sorprendeva tutti andando d’autorità a infilare il cesto in entrata.
A 4:13 Daniels metteva i brividi ai suoi ex tifosi fissando la tripla del -3 (112-109) per il 9/11 complessivo di quarto degli ospiti da oltre l’arco…
Walker serviva Kaminsky che dal centro sinistra superava Dudley tirando da tre; la palla rimaneva in aria fin troppo per i tifosi (nonostante il breve lasso di tempo reale) che tiravano un sospiro di sollievo vedendola varcare la retina.
Payton nel finale aveva la meglio su Kemba dimostrando più concretezza nell’occasione.
Mentre Walker sbagliava un paio di triple e uno step back sul quale Bender andava per funghi, l’ex Magic realizzava due canestri che consentivano ai Soli di trascinare in orbita “mercurica” il pianeta Charlotte (115-113).
Payton da tre non funzionava, così come l’idea di Bender di tentare l’entrata; la palla sbattendogli addosso finiva oltre la linea di fondo.
Charlotte così si salvava ma in attacco non era agevole trovare spazi a meno si un minuto dalla fine; Batum, avendone un pochino sullo scarico non ci pensava troppo anche se un difensore gli si parava incontro velocemente.
Il suo tiro andava a sbattere fortunosamente sulla sinistra del plexiglass ricadendo dentro a :51.4 per il 118-113.

Batum seduto nel time-out dopo la tripla scoccata dal suo arco nel finale.

Un colpo di sponda da biliardo che metteva al riparo anche dall’entrata di Payton su Walker per il 118-115.
A :34.8 Bender commetteva due falli in rapida successione su Howard.
Il secondo era sanzionato, così il nostro centro andava in lunetta.
Freddo, il primo FT rimbalzava tra i ferri prima d’esser benevolmente accolto, nessun problema per il secondo con Charlotte sul +5.
Ci provava Daniels nel finale dalla top of the key, ma l’uscita in marcatura di Howad su di lui lo costringeva a colpire il primo ferro.
Batum dalla line chiudeva quindi la questione sul 122-115 nonostante un finale imprevedibilmente travagliato.
 
Pagelle
 
Walker: 5,5
11 pt., 2 rimbalzi, 7 assist, 1 rubata. Finisce con 4/14 al tiro compreso un 2/8 da fuori. Cerca di vincer la partita tentando nel finale qualche tripla che non gli entra. Pazienza… ero il primo a praticare questo gioco e lo capisco, ma in difesa non contiene Payton e i Suns si avvicinano pericolosamente oltre a perdere in precedenza un pallone per una tripla di Reed in transizione… Periodo poco brillante, forse ha perso un po’ di mordente dopo ave trainato il carro per tutta la stagione ed essersi ritrovato virtualmente ancora fuori dai playoffs. Smista qualche buon assist indubbiamente (a Batum sotto, a Frank per la tripla nell’ultimo quarto) per questo mezzo voto in più.
 
Batum: 8
29 pt., 12 rimbalzi, 7 assist, 1 rubata. +26 di +/-, 3/3 dalla linea e 11/18 dal campo. Indovina triple e fade-away, cattura rimbalzi e smista assist. Un Batum in forma anche per le assenze nelle fila avversarie. Poco importa, lui gioca la sua partita trovando anche la ciliegina sulla torta con la tripla al plexiglass finale che fa sì che la serata non divenga l’ennesima tragedia. Ottima gara.
 
Kidd-Gilchrist: 6,5
8 pt., 5 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate. 4/7 dal campo. Una bella entrata oltre i lunghi e un +27 di plus/minus. Si da da fare molto più dell’ultima partita e anche se Daniels lo beffa da lontano, riesce a recuperare qualche pallone e più rimbalzi in 29 minuti di partita. Serve un buon assist a Batum.
 
M. Williams: 7
16 pt., 3 rimbalzi, 2 assist, 3 rubate, 1 stoppata. Marvin chiude con 5/10 dal campo catapultando un 3/8 da fuori. Ha la meglio per lungo tempo su Bender. S fa male nel finale. La sua rimane una prova comunque generosa, ben diversa dall’ultima fornita.
 
Howard: 8,5
30 pt., 12 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 4 stoppate. 10/15 al tiro dal campo replicato fedelmente in lunetta. Altra big night di Dwight che chiude con una prestazione molto buona difensivamente, mentre quella offensiva non risente di Chandler, Len o altri intoppi come Dudley. Regna nella Queen City.
Monk: 6
4 pt., 1 assist. Gioca 13 minuti chiudendo con un due su 5 dal campo frutto di due tiri dal gomito con arresto e tiro. Bella la seconda azione con spin su un avversario, il giro poi tornando indietro attorno a Howard per andare poi a segnare. Fatica difensivamente e anche se non è tutta colpa sua, si prende un -17…
 
Lamb: 6
8 pt., 1 assist, 1 rubata. 3/7 al tiro, stesso +/- di Monk. Centra un paio di bombe e ci prova da metà campo sulla sirena anche se non va ovviamente. Non ha paura in attacco ma in difesa lascia qualche spazio.
 
Kaminsky: 6,5
16 pt., 4 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. 5/10 dal campo con 2/3 da fuori. Buona la tripla nell’ultimo quarto per allontanare Charlotte dai guai. La marcatura però non è il suo forte e quando tenta il rientro, non è nemmeno troppo fortunato come nel caso di una tripla di Bender. Partita dai due volti, non è facile dargli un voto, ma lo premio leggermente per il contributo in punti e a rimbalzo in soli 20 minuti.
 
Graham: 5,5
0 pt., 2 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate. Si fa stoppare un tiro chiudendo con 0 pt. e tre falli in 11 minuti. Prova scarsa nonostante l’impegno.
 
Coach S. Clifford: 6,5
La squadra non riesce a difendere sul perimetro ed è un problema che dura almeno da un anno e mezzo a livello seriale… Per il resto si vede almeno la voglia oltre a qualche giocata dei singoli.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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