Il Punto @ 41.

41

C’eravamo lasciati alla gara N°33 in Texas, a Houston.

Questo “Il Punto” intende includere le otto partite seguenti per arrivare esattamente al giro di boa di metà stagione, quindi sarà composto dalle partite disputate dalla n°34 alla n°41.

Gli Hornets hanno rimontato in classifica e ora si trovano con un record di 16-25 (.390) che vale il 9° posto (pari merito con i Pistons) nell’Eastern Conference, ancora poco per entrare in zona playoffs ma a distanza di una sola gara dai Nets che detengono l’ultimo posto disponibile con un record di 17-24.
Gli Hornets hanno affrontato 3 squadre che al momento si trovano sopra i .500 e 5 sotto i .500.
Le gare casalinghe e quelle esterne numericamente si equilibravano. Sono arrivate sei vittorie e due sconfitte.
Due le partite contro pericolose squadre dell’Ovest da disputare in casa, mentre fuori casa Charlotte ha fatto poker battendo tutte e quattro le avversarie provenienti dalla propria conference. Vediamo nel dettaglio le otto gare giocate:

34) Vs Cleveland Cavaliers (21-20) L
35) @ Orlando Magic (15-28) W
36) @ Boston Celtics (13-25) W
37) Vs New Orleans Pelicans (19-20) W
38) @ Toronto Raptors (26-13) W
39) @ New York Knicks (05-36) W
40) Vs San Antonio Spurs (25-16) L
41) Vs Indiana Pacers (15-27) W

Gli Hornets sembravano aver perso ormai le speranze di poter rientrate in gioco per i playoffs e gara 34 continuava a dar ragione a chi ormai non credeva più in un possibile rientro dei ragazzi di coach Clifford nella lotta per un posto al sole.
Charlotte disputava una discreta gara con Cleveland e accumulava un vantaggio di una decina di punti ma Love che realizzava 3 bombe di seguito, aiutato dai compagni, portava avanti i suoi.
Lo stesso Kevin nel finale metteva anche un difficile jumper che dava la sicurezza della vittoria.
Per Charlotte non restava che l’amarezza di un’altra “fall short”. Gara 35 si giocava sul campo dei Magic, pessima premessa poiché Orlando aveva già espugnato due volte quest’anno la Time Warner Cable Arena, tuttavia Walker e compagni restituivano il favore presentandosi a Boston più convinti e con un Kemba che rinfrancato dopo la buona prestazione in Florida, si ripeteva in Massachusetts contro Boston.
Anche qui gli Hornets uscivano vincitori potendo tornare sul campo amico più convinti dei propri mezzi e determinati.
Charlotte aspettava per gara 37 i Pelicans, i quali a Est hanno qualche problemino.
Dopo una buona gara, New Orleans si riportava in parità con Gordon, ma Kemba nel finale era strepitoso e per Charlotte arrivava il tris di vittorie.
Gara 38 e gara 39 erano due sfide da giocare in trasferta. La prima partita si disputava in Canada e il team di Jordan riusciva, un po’ a sorpresa per molti, ad aver ragione dei Raptors, la seconda era una sfida molto più facile poiché disputata al Madison Square Garden contro gli avanzi dei Knicks, che persi Shumpert e J.R. Smith (ceduti) e tolti di mezzo dagli infortuni Bargnani, Anthony e Stoudamire, si dimostravano ben poca cosa dopo il quarto iniziale giocato fisicamente per mettere in difficoltà gli Hornets.
Gli Hornets tornavano a casa per giocare due gare di diverso tenore; la prima era da disputarsi contro i campioni in carica dei San Antonio Spurs e la seconda era una rognosa gara contro una squadra di pari livello (almeno al momento).
Contro gli Spurs i Calabroni dovevano alzare bandiera bianca alla fine per colpa di un Ginobili unstoppable, contro i Pacers, sono “ricordi” freschissimi rimontavano e portavano la gara al supplementare, nonostante la prima assenza di Walker in campionato, fermato da una ciste al ginocchio.
Fortunatamente i Calabroni “indovinavano” l’overtime e arrivava una preziosissima vittoria per Charlotte.
Cerchiamo di analizzare ora i giocatori, le loro caratteristiche e scannerizzare il gioco di Charlotte in base a ciò.

Front Court:

Con Jefferson infortunatosi nella partita contro Milwaukee, coach Clifford dava fiducia come centro a Biyombo, il quale nelle ultime gare ha dato un buon contributo alla difesa grazie alla sua fisicità e anche a un certo tempismo in stoppata.
In attacco non è Big Al, ma questo paradossalmente ha favorito il gioco di squadra, in particolare le guardie e l’ala piccola hanno potuto far girare il pallone più velocemente e imprevedibilmente non dovendo servire spesso Jefferson in post basso, un gioco che da vedere per gli amanti del basket moderno è un po’ stucchevole, oltre che prevedibile per gli avversari.
Big Al nonostante gli avversari sapessero benissimo che cosa avrebbe fatto (in genere ha pochi movimenti che usa principalmente), riusciva a sopperire a questa problematica con un’ottima tecnica se il centro avversario non era un top player che poteva contare sull’esperienza o su un fisico prestante per metterlo in difficoltà.
Biz non ha le qualità realizzative, di difesa palla e di ball handling di Big Al, ma da un importante contributo in termini di rimbalzi, stoppate ed è aggressivo, inoltre gli Hornets non devono correre in aiuto del centro come accadeva prima perché il congolese si arrangia da solo.
Zeller è ormai entrato in quintetto sostituendo Marvin Williams.
Anche da lui ci si aspetta più energia.
Sta andando così così, dipende anche dall’avversario di serata.
In leggero miglioramento ma fisicamente è come Anthony Davis prima maniera.
Lo si sposta non così difficilmente, anche se lui si batte.
In attacco ha un discreto piazzato che può migliorare ma sbaglia troppi appoggi o va troppo elementarmente e finisce per essere stoppato a volte.
Zeller dava tanta energia a inizio campionato, ora un po’ è calato fisicamente, potrebbe essere una buona riserva comunque.
In panchina Marvin Williams come PF sembra stia trovando i suoi spazi. Ha messo alcune triple importanti che hanno contribuito a far vincere agli Hornets alcune partite.
Anche Jason Maxiell ha dato segni di risveglio dando il suo contributo sotto le plance, segnando anche qualche canestro ravvicinato anche se nell’ultima gara ha fatto uno 0/3 da brividi per il modo in cui l’ha ottenuto.
Il rookie Vonleh era finito per una partita nella Lega di sviluppo della NBA, ma è stato richiamato al volo dopo la perdita di Jefferson. Purtroppo nei pochi scampoli giocati ha dimostrato di essere ancora acerbo, coach Clifford dice che è in ritardo di condizione, questo è normale poiché la giovane ala ha dovuto saltare training e prestagione a causa di un’operazione.
Dopo aver fatto una carrellata sui lunghi presenti nel roster e vista qualche loro caratteristica, passerei a quello che secondo me sarà il punto fondamentale del gioco di Charlotte; Al Jefferson.
Pur mantenendo medie alte di voto Big Al, secondo me, è un’arma a doppio taglio poiché in difesa non è presentissimo e come già detto in passato i Calabroni modificano la loro struttura difensiva per dargli una mano, finendo per dipendere più energie o consentendo canestri troppo facili agli avversari.
In attacco se trova la serata giusta o il match up favorevole è un punto di forza, quando invece trova vecchi volponi, avversari intelligenti dotati di fisico può andare in difficoltà, ma il punto fondamentale è un altro. Jefferson accentra molto il gioco su di se, finendo per prendersi molti tiri, realizzandone anche un discreto numero ma tutto il resto della squadra finisce per giocare peggio.
Senza Big Al e con un centro come Biyombo che non pensa a offendere primariamente, anche perché ha evidentemente caratteristiche più difensive, gli Hornets hanno trovato un buon equilibrio.
Muovono la palla meglio e Kemba Walker sfrutta qualche blocco in più di Biz o di qualche altro lungo (vedi tiro decisivo contro i Pelicans) per crearsi il vantaggio.
Tutti sono partecipi dell’attacco e la situazione per gli avversari diventa più difficile da gestire, quasi incontrollabile se la velocità di Walker è ben utilizzata dal play stesso.
Con i rientri di Stephenson (poi ne parleremo) e Jefferson l’equilibrio potrebbe rompersi anche se tecnicamente Big Al è superiore a Biyombo.
Questo sarà un compito di Clifford…
cercare un equilibrio di squadra.
Jefferson è pur sempre una garanzia come persona e come giocatore.
Naturalmente sappiamo che, a parte Walker, gli altri sono discreti interpreti e non stelle di prima grandezza, è ovvio che a Charlotte servano un paio di vere stelle per fare il salto di qualità e una posizione da migliorare sarebbe l’ala grande.

Back Court:

Stephenson è sul piede di partenza.
Brooklyn, squadra nella quale avrebbe voluto giocare Lance, ha dato il due di picche al giocatore, per il quale si aprono altri scenari. Ovviamente sapendo che Charlotte se ne vuole liberare a tutti i costi, le altre società giocano al ribasso.
Per Lance erano stati offerti Lamb dei Thunder e Jack dei Nets in una trade a tre squadre.
La trattativa ha subito un intoppo, così Oklahoma City e Brooklyn sono andate avanti per la loro strada a trattare tra di loro.
L’ex Pacers è stato firmato il 21 luglio dopo che i Jazz avevano pareggiato l’offerta di Charlotte per Hayward.
Il problema è che Lance avrebbe dovuto essere un tiratore nel ruolo di SG, Charlotte stava cercando quel tipo di giocatore, Lance invece ha ancora medie basse al tiro ed è inesistente da oltre l’arco.
Stephenson può catturare rimbalzi e può passare il pallone bene, specialmente quando si crea il vantaggio riuscendo a battere il suo difensore o quando non perde un’eternità in palleggio, tuttavia i suoi passaggi non sono veloci.
Ha dato qualche segno di risveglio nell’ultima gara, quando si mette in testa di andare in crossover e concludere in penetrazione è sicuramente più pericoloso.
Kidd-Gilchrist sta tirando con il 44,9%, qualcosa meno degli anni precedenti, in compenso sta diventando un rimbalzista importante per la squadra.
Nelle ultime partite è riuscito ad andare alcune volte in doppia cifra in questa statistica. Continua a essere un giocatore più difensivo, ogni tanto riesce a mettere, com’ è giusto che sia essendo un titolare, qualche canestro importante.
Di certo l’andare costantemente a rimbalzo costa dispendio energetico che si può pagare in termini di precisione al tiro.
Anche dalla linea sta migliorando.
Ha cifre superiori a quelle dello scorso anno anche se non possiamo definirlo una garanzia, tuttavia nei momenti che contano sta trovando la concentrazione giusta per non fallire. Ho messo le ali piccole come back court perché ormai s’intersecano sovente con la posizione di SG, è appunto il caso di Lance o di Michael.
Henderson ha sfoderato alcune serate con prestazioni inaspettate in senso positivo e sta tirando dal campo con il 45,1%, dalla lunetta è migliorato tantissimo e sta andando con l’84,4%.
La squadra si affida a lui come shooting guard, le sue penetrazioni concluse in layup o in schiacciata, i suoi pullup possono far male, ma anche i suoi arresto e tiro dalla linea di fondo sono pericolosissimi. Purtroppo non ha un gran tiro da 3 punti, al momento è sotto il 30,0% e quindi Charlotte ha poca pericolosità dai suoi swingman, considerando che MKG ha 0/0 da 3 pt..
Il problema è l’affidabilità.
Durerà?
Come per i suoi tiri mentre il pallone è in aria, così noi rimaniamo aggrappati alle sue serate di vena per avere punti che diano una mano alla squadra.
In difesa si applica, anche se non sempre l’avversario di turno è facile.
Walker guida il team in media punti, 19,2 a gara, ed è riuscito a vincere il premio per il miglior giocatore della settimana giocando cinque gare strepitose.
Contro gli Spurs ha disputato una gara così così.
Speriamo di vederlo a livelli stratosferici anche contro le big della NBA. Purtroppo si è dovuto fermare contro Indiana per una ciste al ginocchio. Molti analisti si chiedono se sia un tiratore concreto, consistente… Nelle ultime gare è riuscito a far salire la sua media a 40,8% (l’anno scorso aveva un 39,3%), nelle serate contro le grandi, però fatica ancora un po’.
Da 3 punti ha quasi un tiro su tre mandato a segno (32,8%), ma a prescindere dalle statistiche il fulcro del gioco resta lui.
Smista, conclude, insomma inventa il gioco come un playmaker che si rispetti dovrebbe fare.
Sperando rientri presto (il suo contributo è fondamentale), Charlotte sta provando la PG di riserva Roberts, unico giocatore a essere sceso in campo tutte le gare, per me al momento la più grande delusione del roster, poiché credevo in lui, avendolo visto ai New Orleans Hornets due anni fa mi aveva impressionato favorevolmente.
Ricordo una serata contro i Nuggets (in cui sostituiva il play titolare Vasquez fuori) nella quale sgretolò le Pepite.
A guardare le stats non posso dire che sia una delusione assoluta, ha un 41,4% dal campo e un 35,6% da 3 punti, che sono statistiche alte per un giocatore che deve entrare a freddo e iniziare a dare il suo contributo subito, oltre che a essere cifre più alte di molti compagni. Sarà che ho negli occhi l’inconsistente prova da titolare nella notte, sarà che ha sbagliato alcune volte triple importanti e poi ha messo tiri inutili, secondo me è un po’ sotto la sufficienza.
Neal è in caduta libera, nella notte contro Indiana ha fatto vedere qualcosa di meglio rispetto a delle recenti prestazioni scadenti… i numeri parlano chiaro, è sceso al 36,1% dal campo e al 28,3% dalla lunga distanza, per questo alcuni tifosi lo tacciano d’inconsistenza.
Io credo che Neal possa fare molto meglio di così e lui lo sappia, quando si muove in armonia riesce a mettere la palla nel canestro facendogli toccare solo la retina, purtroppo Gary è troppo avventato.
Un po’ perché le esigenze della squadra richiedono a lui di mettere punti che a volte cerca di crearsi un po’ troppo velleitariamente, un po’ perché si sta incaponendo con un tiro da 3 che non vuole entrare.
P.J. Hairston forse vincerà il premio per il peggior attore dell’anno dopo aver tentato d’ingannare gli arbitri (situazione che non amo per nulla) con questa pessima finta nel tentativo di far credere di aver subito uno sfondamento:

Per questa simulazione la NBA lo ha anche multato di 5.000 dollari.

E’ come aprire una manopola di un vecchio rubinetto con le tubazioni collegate a caso, non saprai se scenderà acqua calda o fredda. Nell’ultima sfida è stata acqua gelida, con uno 0/5 al tiro.
Da 3 pt., soluzione che usa spesso ha un 30,1%, mentre grazie alle sue doti atletiche è riuscito a catturare 64 rimbalzi e a stoppare 13 tiri. E’ un rookie, va aspettato, ma Clifford deve instradarlo a un gioco più intelligente.
Pargo è out per un infortunio alla schiena e nonostante il suo 6,20 di media voto (da me assegnatogli), è assolutamente marginale e trascurabile per le sorti delle partite degli Hornets, essendo entrato in campo alla fine in alcune partite che avevano già deciso il vincitore.
Da considerare quindi anche il valore relativo degli avversari che andava ad affrontare in questi garbage time.
Il suo è più un ruolo da collante nello spogliatoio.
Lo “svedese” Taylor è rientrato dalla squalifica per i fatti già citati ma ha giocato poco e male.
Non sembra possa dare molto alla squadra. Personalmente credo sarebbe un bene riuscire a liberarsene anche in questa finestra di mercato.
Coach Clifford è migliorato nella gestione della gara.
La squadra appare più concentrata e determinata.
Walker spesso sfrutta blocchi alti per partire in progressione, finendo per avere diverse soluzioni a disposizione una volta lanciato sul parquet.
La società nella persona di Cho pare avesse anche pensato a Eric Gordon dei Pelicans, ma l’idea sarebbe stata cestinata immediatamente a causa delle ginocchia non troppo affidabili.
Il GM birmano immigrato da piccolo negli States nonostante gli sforzi per migliorare il team rispetto allo scorso anno ha finito per peggiorare la squadra, a lui è imputabile una costruzione non ottimale del roster che ha lasciato alcune lacune, la perdita di McRoberts, il gioco da 3 pt., una SG presa come tiratore che shooter non è e il ruolo di ala grande coperto con Marvin Williams, troppo poco…
Tuttavia i Calabroni rimangono in corsa per fare i playoffs e se Cho qualche giorno fa si stava chiedendo se fosse il caso di tankare o provare a raggiungerli, si dovrebbe essere convinto che la seconda scelta sarebbe la migliore da percorrere.
Aumentare la qualità del roster per quest’anno e per il futuro.
Charlotte è solo una gara dietro ai Nets che sono in crisi, anche se Detroit è una bella grana.
La squadra del Michigan sta andando forte e ha risalito la classifica facendo addirittura meglio dei Calabroni nell’ultima dozzina di gare.
Il record rimane ancora al di sotto dei .500 e a febbraio non cambierà molto quando si entrerà nella fase calda del mercato per poi vederne a breve la chiusura.
E’ comunque probabile che qualcosa si muoverà prima della scadenza del mercato. Bismack Biyombo, Gerald Henderson e Gary Neal hanno tutti hanno contratti che scadranno a fine stagione, quindi gli Hornets si porranno diversi interrogativi.
Gerald sono anni che è a Charlotte, potrebbe anche rimanere senza pretendere troppo, il centro congolese penso si trovi bene a Charlotte, ma qualcuno potrebbe avanzare richieste visto le sue buone prestazioni, Neal dal mio punto di vista potrebbe essere sostituito da un altro tiratore.
E’ importante però che la squadra continui a vincere per convincere Cho che la mossa giusta è quella di rinforzare il roster, muovendo intelligentemente le pedine sullo scacchiere del mercato NBA, senza farsi prendere dalla frenesia o catturare per fame.
Con Walker momentaneamente out, sperando torni a breve e i rientri di Stephenson (dovesse rimanere, augurandosi di vedere la versione prima della cattura del talento da parte degli alieni di Space Jam) e Jefferson la squadra potrebbe lottare anche contro qualche big.
Stephenson potrebbe rimanere se non creasse qualche tensione nello spogliatoio, tuttavia le speculazioni sul suo nome ci saranno sino alla fine del mercato.
Oltretutto con Big Al, Kemba e Lance in campo tutti insieme si son viste delle azioni senza circolazione di palla, deleterie per i Calabroni. Dalla panchina potrebbe ritagliarsi un suo ruolo, attaccando giocatori “meno validi”.
Gli “shooters” acquisiti in estate, Brian Roberts, Marvin Williams, e PJ Hairston non sono comunque abbastanza buoni per essere continui e fare prestazioni buone in tutte le gare.
Ripetendo il concetto, secondo me gli Hornets hanno bisogno di due giocatori chiave, una PF valida (attacco e difesa) e una SG che sia buona almeno dal punto di vista offensivo), non necessariamente grandi nomi, ma uno di questi dovrebbe avere possibilmente un po’ d’esperienza e atletismo per facilitare l’uscita da passaggi a vuoto in attacco o essere risolutivo in gare punto a punto.
Con 95,5 punti a gara, Charlotte ha il 25° attacco nella NBA, questo denota la mancanza di un paio di buoni tiratori tra i titolari e con 98,2 punti concessi agli avversari a partita, ha una difesa che è migliorata molto (11 posizioni scalate) riuscendosi a piazzare momentaneamente in 9^ posizione.
La squadra ha tirato con il 42,6% dal campo (alla 33^ era il 42,7), pagando un pochino le ultime due gare con gli Spurs e i Pacers, ma lo 0,01 perso è risibile.
Un ringraziamento in ordine sparso a Matteo, Paolo, Daniele, Fabrizio, Giuseppe, Gianluca, chi con i loro spunti hanno dato idee ulteriori per analizzare la situazione e chi ha apprezzato la pagina.
Le zone di tiro arrivati alla quarantunesima partita giocata:

campohornets 41

Sotto, la classifica con la media dei voti dei giocatori che ho assegnato (senza pretese) nella prima metà di regular season.

Classifica Provvisoria:

01) K. Walker: 6,48 (in 40 partite nelle quali ha preso un voto valido) = stesso posizionamento rispetto precedente classifica

02) A. Jefferson: 6,29 (32) +2

03) J. Pargo: 6,20 (5) -1

04) B. Biyombo: 6,19 (33) +2

05) M. Kidd-Gilchrist: 6,14 (27) =

06) G. Henderson: 6,07 (38) +5

07) C. Zeller: 6,00 (40) +2

08) L. Stephenson: 5,90 (27) -1

09) M. Williams: 5,85 (39) +4

10) B. Roberts: 5,82 (40) -2

11) N. Vonleh: 5,80 (5) -8

12) G. Neal: 5,78 (33) -2

13) P.J. Hairston: 5,76 (28) +1

14) J. Maxiell: 5,74 (25) -2

15) J. Taylor 5,25 (2) =

Coach Clifford: 5,75 (41) +0,25 (media voto rispetto alla % precedente)

Questo articolo è stato pubblicato in Games da igor . Aggiungi il permalink ai segnalibri.

Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.