Preseason Game 4; Charlotte Hornets Vs Boston Celtics 100-108

 
Per fermare Boston di questi tempi forse non sarebbe bastato nemmeno Vlad III di Valacchia, colui che ispirò Brian Stoker per la creazione del vampiro Dracula.
Questo perché Vlad l’impalatore per difendersi dagli ottomani utilizzò tattiche militari un po’ borderline e riuscì in un primo momento a riportare una vittoria insperata, pur soverchiato dalle forze nemiche.
Precursore di ritirate strategiche di “terra bruciata” nelle quali si uccidevano prigionieri e persone, meglio se malate di peste, impalandole per scoraggiare l’attacco ottomano che avanzando trovava una situazione surreale di distruzione e morte.
Uccidendo animali (per non fornire cibo agli assalitori), lasciando trappole sul percorso, tendendo qualche rara imboscata in Valacchia, suo preteso regno (e anche del fratello Radu, il quale combatteva per gli ottomani per il titolo di Bay), fece di necessità virtù, così come Clifford questa sera.
Le armi a disposizione si sono rivelate impari alla forza d’urto di una delle favorite per questa stagione (16 pt. Irving, 15 Horford, 13 Hayward), tuttavia la panchina, salvo qualche elemento, ha fornito prova di riuscire quasi a sabotare la controparte nemica, riportando a vivere una partita che sembrava già chiusa dopo due quarti.

Walker prima della partita.

 
Brad Stevens, il giovane coach di Boston, scendeva allo Spectrum Center proponendo il seguente quintetto; Irving, Hayward, J. Brown, Tatum e Horford.
Charlotte schierava un quintetto non “originale” (intendo non quello titolare) per testare alcune posizioni composto da; Walker, Bacon, M. Williams, Kaminsky e Howard.
La partita
 
Gli Hornets passavano in vantaggio per primi grazie a un tiro di Kaminsky che s’impennava sul secondo ferro ricadendo dentro senza l’aiuto di Howard, pronto al tap-in.
I Celtics tuttavia pareggiavano con Irving dalla baseline immediatamente e iniziavano a colpire da tre punti; un paio di passaggi erano sufficienti a muover la difesa di Charlotte e a lasciare libero il tiratore “occasionale” ospite.
A 9:43 Irving metteva la tripla del 4-8, Walker replicava da 45° destra per il 7-8 ma Irving e Horford dalla distanza colpivano ancora senza fallir un colpo.
Sul 7-14 Clifford fermava il gioco ma al rientro erano ancora gli Hornets a salvarsi con una stoppata in recupero di Howard su Hayward.
L’ex Utah aggiungeva però poco dopo altri tre punti diretti, Walker salvava in uno contro uno su Tatum lanciato in transizione dopo una persa di Howard (leggermente spinto passava corto), poi Howard apportava punti con un gancio su Horford e un alley-oop grazie a Walker che interpretava il ruolo di direttore d’orchestra.
Un passaggio veloce verticalmente schiacciato da Irving dava al centro dei verdi la possibilità di rifarsi da sotto portando il tabellone sul 12-22, ma i lunghi degli Hornets reagivano con due punti di Dwight e quattro di fila di Cody che prima segnava con un due lungo e poi si permetteva il lusso del coast to coast di forza per il 18-22.
Il primo quarto si chiudeva sul 20-24 grazie a un’azione sulla destra di Monk che in palleggio depistava il difensore allontanandosi velocemente da esso per poi colpire in allontanamento dalla media con un fade-away che fissava il risultato dei primi 12 minuti.
 
Il secondo quarto iniziava con una buona difesa di Bacon su Hayward (corto) nel pitturato, lo stesso Dwayne in transizione apriva a sinistra, dove da 45°, l’altro rookie Monk trasformava in tre punti, quelli del pari (24-24), l’altruismo del nostro numero 7.
Charlotte passava per la seconda volta avanti a 9:04 quando Monk, visto scivolare il proprio marcatore, si affacciava in palleggio verso il centro della linea dei tre punti e scaricando il tiro realizzava il 29-28.
Rozier evidenziava un difetto degli Hornets; il posizionamento, quello di Zeller sulla linea dei tre punti produceva l’effetto piccolo/lungo che l’attaccante di Boston sfruttava con un rapido tiro da tre vincente.
Tatum a 5:45 aumentava le percentuali in fatto di triple realizzando il 31-40.
Monk e un pick and roll tra Henderson e Howard (schiacciata volante) provavano a essere le azioni della riscossa mai Celtics (sul 3-0 in preseason) si dimostravano vogliosi di giocare e con semplicità e buona mano non faticavano ad arrivare sul 38-54 con una tripla di J. Brown nata da una transizione, un lento rientro di Howard e un posizionamento non ideale del team.
Irving chiudeva il quarto con un attacco a canestro con rallentamento più passaggio in mezzo alle gambe su se stesso e appoggio finale su un Howard che non riusciva a fermare la sfera.
Allo scadere Marvin Williams tirava corto da tre punti e il primo tempo ci salutava sul risultato poco benaugurante per gli Hornets di 38-57 (un punto riassegnato in modalità postuma ai Celtics), figlio comunque di qualche difficoltà nel gioco di Charlotte contro la difesa dei leprechaun con un Walker sovraccarico in alcune occasioni e un attacco più veloce e confidente degli ospiti.

Esordio stagionale anche per le nuove Honeybees di bianconero (simbiosi con le luci e ombre di Charlotte) vestite, raggio di sole nonostante il risultato negativo.

 
Il terzo quarto non fluiva meglio a livello di distanze, tuttavia, dopo i primi due punti di Horford, Kaminsky rispondeva dalla lunga, Hayward, troppo libero, replicava da fuori ma Walker ai bordi del pitturato destro arrivava sul fondo alzando in orizzontale per Howard che ricordava chiudendo in alley-oop l’esaltante accoppiata Paul/Chandler a New Orleans, una decina d’anni fa.
In penuria di emozioni riguardanti il risultato arrivava in aiuto Monk, il quale, ricevendo un preciso passaggio di Howard da dentro il pitturato, in arrestabile corsa batteva il difensore con gioco di prestigio e cambio mano per un magico appoggio.
Tatum però mandava in tilt la difesa di Charlotte che non lasciava nessun rim protector, facile per il numero 0 affondare la schiacciata del 59-80.
Walker attaccava in modalità contropiede immediatamente dopo aver preso un rimbalzo apportando ancora punti ai bianchi, poi, a 13.4 dalla terza sirena, era Zeller a recuperare un pallone che il ferro aveva negato alla retina su tentativo di Henderson in entrata; Cody contro due avversari segnava da sotto subendo fallo e realizzando il libero che accorciava a 14 punti le distanze (70-84), mandando le squadre a riposarsi due minuti.
 
Henderson con due tiri liberi e Bacon con una tripla inauguravano il come back degli Hornets nell’ultimo quarto, un periodo nel quale anche Stevens farciva la gara con le riserve, dando possibilità di recupero alla Steve Clifford band.
Un tentativo elegante in reverse layup di Monk risultava corto, con poca frustata di polso la palla si alzava nell’aria di nessuno, Zeller era rapace nel correggere in schiacciata dando ai nostri il beneficio di due ulteriori punti.
I Calabroni pian piano rosicchiavano punti; O’Bryant da vicino per il -10, Monk da 3 a 8:10 con bomba frontale dal veloce rilascio (82-91), Bacon ancora da tre per l’85-93 e poi O’Bryant servito sotto, fintando mandava a vuoto gli interventi in recupero e realizzando altri due punti faceva pensare a una rimonta interrotta momentaneamente da Nader con tre punti, ma O’Bryant indovinava la tripla del 90-96 a 6:19 dal the end.
Monk sulla destra era rapidissimo nell’usare lo schermo e portandosi sulla linea rapidissimamente arricchiva il suo bottino dando a Clifford e ai nostri il -3.
O’ Bryant, dopo una partita piuttosto brutta, confermava le cose buone fatte vedere poco prima, tiro preciso dallo spigolo sinistro e -1 solamente.
Pubblico a predicare la difesa, Monk l’ascoltava prendendo uno sfondamento netto da Nader e dall’altra parte sul movimento di palla, O’Bryant si avvantaggiava in entrata diagonale, giunto quasi sotto canestro ecco il passaggio corto per Mathiang sulla linea di fondo sinistra all’interno del pitturato… tutto solo la a causa della chiusura dei difensori su Johnny, era facile per il nostro numero 9 portarci in vantaggio sul 97-96.
Purtroppo però arrivava una tripla di Ojeleye, la quale per, la pur brava panchina di Charlotte, era un brutto colpo.
Paige poi sbagliava a 2:41 il primo di due liberi assegnati dagli arbitri per merito di una sua entrata con cambio passo, fermata fallosamente.
Nader con un running layup aumentava il gap a 3 punti, ancora colmabile, ma Paige fuori equilibrio dalla linea di fondo destra sbagliava il tiro, finiva così la gara di Charlotte perché Larkin in entrata puntava Mathiang chiudendo in entrata di sinistra.
Canestro più fallo e -6 per Charlotte.
La situazione si riproponeva poco dopo con il pick and roll sul quale Paige era tagliato fuori, mentre Larkin sfruttava la sua rapidità contro Mathiang per evitare altre possibili sorprese.

 
Analisi
 
Con tutte le mancanze (Lamb, MKG, Batum, ecc.) Charlotte è sembrata in difficoltà nel confronto tra momentanei titolari.
Il risveglio della panchina ci ha permesso nell’ultimo quarto di rientrare, prima di cadere nuovamente per un po’ d’inesperienza e fragilità, tuttavia, sulla falsa riga di Miami, altra partita utile per testare le forze.
In regular season probabilmente finiremo le gare con giocatori più consistenti di quelli visti stasera.
Paige aveva mostrato qualcosa d’interessante ma è poi stato uno dei principali motivi della sconfitta nel finale. Qualitativamente non all’altezza in difesa ha mostrato qualche crepa, così come Mathiang quando è attaccato dai piccoli.
Tra i panchinari meno ai margini, Cody Zeller ha chiuso con 10 punti, 9 rimbalzi e un +14 di plus/minus, O’Bryant ha totalizzato 11 punti, Monk ha fatto progressi limitando scelte azzardate, l’ho rivisto sui livelli della sfida con i Pistons e ha realizzato 21 punti in 32 minuti con 7/18 dei quali 4/10 da tre pt..
Perdere non fa mai piacere, specialmente dopo aver riacciuffato una partita che sembrava già finita ma tutto sommato la panchina oggi mi preoccupa un po’ meno se Bacon ha realizzato 12 pt. Kaminsky ne ha messi 10, ma è stato travolto con i titolari facendo segnare un -15 di plus minus.
Male Marvin Williams con 2 pt. e 0/5 da tre.
Charlotte ha chiuso con il 42% mentre la squadra ospite con il 50,6%, bravura degli avversari ma anche qualche regalo da non ripetere in futuro…
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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo “Muggsy” Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più “cuore”), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l’armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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