Il Punto @ 51

 

Il punto della situazione dopo gara 51.

 
Dalla trentacinquesima alla cinquantunesima gara, passando per il giro di boa della quarantunesima.
Come il solito cerchiamo di capir che stia succedendo ogni “tot” partite, riepilogando il momento ma non solo.
Nemmeno a farlo apposta queste diciassette partite partono e coprono tutto gennaio affacciandosi alle prime due di febbraio.
Gennaio è stato un mese terribile per gli Hornets che si sono ibernati.
Sono arrivate 11 sconfitte a fronte di sole 4 vittorie, tutte ottenute in casa, dove gli Hornets hanno statistiche migliori rispetto alle trasferte, affrontate bene solo a inizio stagione e poi divenute un problema perché non si vince fuori casa dal 28 dicembre 2016 a Orlando.

In casa e fuori.
La differenza c’è.

 
Una follia, una lucida follia come quella che diede il via alla prima guerra mondiale.
Caso, sfortuna e follia combinate insieme fecero morire Francesco Ferdinando, erede al trono di “Cecco Beppe” (Francesco Giuseppe), imperatore d’Austria, regnante assolutista d’altri tempi che comunque aveva dovuto concedere ai magiari il nome (Austria-Ungheria), le libertà erano in aumento, anche sotto la spinta della ricercata indipendenza italiana “ottenuta” con il Veneto unificato nel 1866…
Francesco Ferdinando cadde a Sarajevo, insieme alla moglie Sofia, sotto i colpi di Gavrilo Princip, uomo della Mano nera (gruppo nazionalistico serbo).
Un caso che la macchina passasse di lì, dopo il cambio di percorso non programmato causato da un altro attentato (erano diversi gli attentatori piazzati in vari punti della capitale bosniaca).
Un caso non fortuito però, da qui ad arrivare alla guerra per le mire sui Balcani delle superpotenze Austria-Ungheria (ma con Vienna a prender le decisioni militari), Russia (alleata con i Serbi per panslavismo e possibili sbocchi sui Balcani), Francia, Germania (duplice alleanza con gli Asburgo) e anche Italia (che con i patti di Londra rompeva la triplice alleanza per passare dalle parti franco/russe…), il passo fu breve.
Le difese sul campo furono trincee fatte di sacrificio, morte e sangue, se andate a Kobarid (in Slovenia), troverete il museo di Caporetto (il nome in Italiano), per farvi un’idea libera e indipendente su ciò che fu.
 
Tornando agli Hornets, dal mio punto di vista a essere incriminata è proprio la difesa in primis, il gioco moderno in NBA è divenuto una specie di blitzkrieg (guerra lampo), fatto di fisicità estrema, triple e pick and roll, su alcuni di questi elementi Charlotte è troppo latitante per i miei gusti, ma anche l’attacco e l’approccio ai finali punto a punto non sono dei migliori, palloni persi, scelte di tiro non delle migliori e forzature di Kemba monotematiche più protagonisti non all’altezza (vedi recente air-ball di Kaminsky nel finale contro Sacramento per il sorpasso e probabile vittoria).
Periodo nero che potrebbe diradarsi vincendo qualche partita, non è importante come, è essenziale riprendere quota e ridare entusiasmo ai Charlotteans se il progetto di MJ (parole sue) è riportare a medio/breve termine i teal & purple tra le quattro migliori a Est. MJ però ha anche detto che il suo fascino è limitato, facendo capire che “pecunia non olet”, ciò che il denaro non è maleodorante e che i giocatori sono attratti dai soldi e non dall’appeal di ex mostri sacri del parquet.
Per questo Lin ha cercato un contratto migliore per se in estate finendo a Brooklyn ma più spesso nella lista infortunati dei Nets, la squadra di Clifford in estate ha subito quindi mutazioni profonde che hanno mutilato certi tipi di giocate, anche se si sono cercate soluzioni in parte aderenti, Walker era preoccupato che Marvin e Nic scappassero, la società li ha blindati facendoli firmare dei contrattoni (è anche una strategia rifirmare ora per non spendere l’anno prossimo o tra due anni, quando l’inflazione programmata sarà certamente altissima giacché è stata decisa a tavolino in base ai ricavi complessivi della NBA in aumento grazie ai soldi delle TV) ma la resa non è stata quella prevista, gioco di squadra ok, ma meno qualità e profondità nella panchina e nelle soluzioni dal campo.
 
In trasferta gli Hornets hanno perso troppe (otto) partite di fila, continuando con la nona il primo febbraio a Oakland (il campo meno indicato per interrompere la striscia) e con la decima a Salt Lake City, in una sequenza incubo iniziata (per quanto riguarda queste diciassette partite prese in considerazione) a Chicago e terminata con sette sconfitte consecutive, l’ultima delle quali è ferita fresca e brucia salatamente in quel del Lago dei mormoni.
L’occasione per ripartire sarà prossima; la prossima sfida con i Brooklyn Nets, una gara casalinga da giocare al “The Hive” (come lo chiamavano i vecchi tifosi Hornets) da non sbagliare giacché la posizione in classifica vacilla.
 
Nono posto, a mezza partita da Detroit e con i simpatici (almeno, per me…) Bucks dietro di mezza…

La classifica a Est (prime dieci posizioni) con Charlotte nona, fuori dagli otto posti disponibili.

 
I playoffs sono ancora alla portata ma, per non prendere un probabile 4-0 o 4-1 da Cleveland bisognerebbe cercar di raggiungere la settima o sesta posizione.
L’impresa non sarà semplice perché osservando il calendario, dopo “le Retine”, avremo a che fare con Houston e Clippers in casa, due scomode clienti, anche perché la parte meno titolata di Los Angeles ha recuperato Griffin, poi la gara casalinga contro Philadelphia e una trasferta a Toronto che chiuderà le partite in programma prima della pausa per l’All-Star Game.
A determinare il successo o l’insuccesso della stagione saranno comunque le altre sei trasferte dopo la Gara delle Stelle.
Detroit, Sacramento, Los Angeles (prima Clippers e poi Lakers), Phoenix e Denver le avversarie.
Fossimo quelli dello scorso anno, avrei detto 2 perse e 4 vinte, ma quest’anno è anche possibile che si chiuda con uno 0-6 fuori casa ma c’è l’incognita Cho.
Nel frattempo avremo la scadenza del mercato e il “nostro” GM potrebbe riuscire a portare a Charlotte un giocatore utile che determini un’inversione di rotta nei risultati.
 
Per quel che riguarda le statistiche, che gli americani amano molto, io un po’ meno, perché possono spiegare alcune cose, ma non risolvono problemi o danno sempre indicazioni esaustive, specialmente sulle dinamiche di gioco.
 
Comunque… gli Hornets segnano 105,1 punti di media risultando al 17° posto, mentre ne subiscono 104,3 riuscendo a entrare nelle 10 migliori con un nono posto.
Il saldo positivo della differenza canestri si è assottigliato a solo 0,8 e il 23-21 si è trasformato in 23-28 dopo le già citate sconfitte consecutive.
Gli Hornets hanno appena mandato a Milwaukee Hibbert e Hawes per ottenere Miles Plumlee (soldi) e per guadagnare sul campo più atletismo.
Il problema degli Hornets però non è a rimbalzo secondo le statistiche, almeno quello generale, dove Charlotte è sesta.
 
Il rimbalzo offensivo invece è optional, per problemi atletici, fisici, ma anche per la tattica di Clifford che fa ritrarre la squadra per non subir transizioni, anche se la cosa non sempre riesce.
Certamente schierarsi in difesa velocemente è buona norma, ma talvolta esser troppo rinunciatari in attacco in attacco è deleterio e ci porta in questa statistica nelle zone di bassa classifica.
Le steal sono in calo e questo rappresenta una mancanza…

Ultima con 6,5 rubate a partita.

 
Siamo invece sul podio, per quanto riguarda i turnover nonostante Batum perda troppi palloni a partita.
Questi palloni risaltano ancor di più se si pensa che gli Hornets sono secondi, come l’anno scorso i Calabroni riescono a perdere pochi palloni.

Solo 12,0 turnover a partita e secondo posto in classifica nella statistica.

 
Charlotte si è un po’ persa invece al tiro da tre punti, il quale garantiva propellente per rimonte e vittorie.
Ormai aspetto fondamentale del basket odierno nel quale anche PF e C devono saper tirare possibilmente da oltre l’arco, Marvin Williams e Kaminsky da fuori non hanno fatto granché bene, Hawes è crollato nelle percentuali e anche i piccoli faticano…
Sessions non è un super da fuori, Belinelli dopo l’infortunio è sceso molto in questa statistica, anche se contro Utah è tornato a far bene da dietro l’arco, così come da tre è in ripresa Batum, mentre l’uomo in controtendenza è Kemba, il quale sta tirando con oltre il 40% ed è stato chiamato all’All-Star Game anche per questa specialità.

Charlotte tira con il 35,4% da tre, leggermente dietro New Orleans.

Quello che era già chiaro a tutti a inizio stagione si è avverato ed è un problema, poiché rimbalzi, stoppate, pochi turnover, non compensano qualche punto in percentuale perso al tiro.

Charlotte tira dal campo con il 44%.

L’addio di Big Al con le sue possibilità, il gioco dentro fuori, il suo post basso (per movimenti secondo me attualmente il migliore della lega), ha finito per render più prevedibile Charlotte che con i lunghi spesso si è affidata alle conclusioni da fuori di Marvin Williams o ai pick and roll di Zeller firmati Batum, il quale a volte triangola da fermo dal lato per gli inserimenti di Marvin.
Se i punti di Lee li compensa in qualche maniera Marco (anche se non ha la stessa difesa), la perdita di un piccolo folletto imprendibile come Lin si è sentita.
Sessions non mi convinceva e, infatti, l’ho trovato spesso inadeguato come regista e ha apportato molto meno sprint alla panchina di Charlotte che messa insieme in campo, sta rendendo poco.
Il gioco ordinato di Charlotte produce buone giocate durante la partita, gli assist fioccando e siamo tra i primi 10 nella classifica assist, per di più secondi negli assist per tiri da due punti e talvolta arrivano assist non conteggiati per andare ai liberi.

Non male negli assist con 23,5 a partita…

 
Siamo sesti con l’80,4% dalla lunetta.
Riguardo a Clifford poco da imputargli per quel che riguarda il gioco offensivo se la qualità non è quella desiderata.
Difensivamente se ne può discutere all’infinito…
A livello di motivazioni qualcuno sembra scarico.
Batum a volte, sarà l’atteggiamento o l’espressione, sembra giochi più per contratto (dicono i detrattori e a volte anche a me sembra un po’ sovrapensiero), le motivazioni in generale non sempre mi sembra ci siano.
Se contro i Warriors in casa gli Hornets disputarono una partita aggressiva, già dalla seguente la squadra andava adattandosi ai ritmi di quella avversaria.
Bisogna cercare di coprire meglio la linea da tre punti, specialmente negli angoli, gli avversari stanno riuscendo a prender troppi tiri senza esser contrastati.

Classifica giocatori

16° A. Harrison: 5,25

Ormai non fa più parte del roster da poco più di un mese essendo stato tagliato il 3 gennaio. Marginale con 0,6 assist e 0,2 punti di media in scampoli di partita. Nelle sue poche apparizioni aveva mostrato di non essere attualmente da NBA. Al suo posto attualmente, nel reparto guardie è arrivato Ray McCallum con un contratto da 10 giorni.  In classifica solo perché tengo conto di tutti quelli che hanno giocato durante l’anno.

15° B. Roberts: 5,75

Cosa scrivere su Brian Roberts? Io farei scriver direttamente la società. Che cosa aveva in mente con questo cavallo di ritorno? Forse risparmiare visto il suo contratto da 1,050,961 non sia oneroso rispetto ad altri. Gerarchie molto, forse troppo definite in quel di Charlotte e l’imprevedibilità di Roberts è stata limitata a 99 minuti in quindici partite sul parquet. Caratteristiche simili a quelle di Sessions per quel che riguarda le doti incursionistiche, lo trovavo tuttavia migliore, più veloce e anche più abile nel tiro da fuori. Di contro, a Oakland, recentemente, gli hanno messo contro Curry e lui, stampatosi sui blocchi, ha finito per non andarci nemmeno vicino, contro Utah ha giocato male iniziando a minare il mio buon ricordo dello scorso anno, quando giocava 11,1 a partita da “noi”, prima di passare a Portland per la parte finale di stagione.

 

14° R. Hibbert: 5,78

Roy è appena passato a Milwaukee. Per uno scherzo del destino, la squadra contro la quale esordì quest’anno in maglia Hornets e che rappresentò anche il picco di prestazione, il culmine della sua esperienza con coach Clifford. Poi un ginocchio dolorante lo tolse di mezzo già dalla seconda partita e al rientro l’ex Lakers fornì spesso prestazioni sufficienti, scarse o insufficienti. Hibbert ha provato a tornare sui suoi livelli ma è stato immediatamente frenato da un ginocchio che si è gonfiato sul volo Milwaukee/Miami… Un percorso sino a oggi quindi costellato da difficoltà. Roy da scommessa di Cho (il quale cercava un uomo, possibilmente a basso costo da opporre a Whiteside e agli altri centri dominanti in ottica di protezione del ferro), entrando nell’atmosfera terrestre, è parso lasciar la scia di una cometa che per attrito si consuma, così come evidenziato dal suo basso minutaggio. Forse siamo all’epilogo della sua carriera NBA, anche se Milwaukee l’ha preso, non si sa bene perché (se non per ragioni di salario meno oneroso in prospettiva), se voglia cedere magari un Monroe non a proprio agio o attratta dal contratto a basso costo e in scadenza di Hibbert, abbia deciso di puntare su di lui accettando la proposta fatta da Cho, il quale “tecnicamente”, su probabile consiglio di Clifford, si è accorto che sotto canestro la staticità e la verticalità di Hibbert non sono retrò o vintage, ma vera ruota di pietra fantozziana che in Superfantozzi passa attraverso le epoche rendendola obsoleta. In 16 minuti di media sul parquet, 5,2 i punti segnati (54,2% dal campo), 1 stoppata a partita e solo 3,6 di media a rimbalzo…

 

 13° C. Wood: 5,83

Visto pochissimo in un paio di garbage time, mai messo dentro quando la partita conta. L’arrivo di Plumlee pare essere una bocciatura per lui su giudizio di Clifford, anche se l’1X2 da supermercato di Cho libererebbe qualche minuto forse (anche se nelle rotazioni di Clifford, in genere tre centri non giocano, se non nel garbage time) che tuttavia utilizzerà un Plumlee in rodaggio.  Visto da fuori… meriterebbe qualche possibilità in più, è atletico anche se troppo irruento a volte. Stiamo parlando di 16 minuti di garbage time con 4 punti, 6 rimbalzi e 2 stoppate. Non si sta giocando le sue chance come pensava a inizio stagione, ma è ai margini del team e già gli va bene (per come si son messe le cose) che sia rientrato di Greensboro Swarm, nuova squadra gemella della lega di sviluppo.

12° F. Kaminsky: 5,83

Moose (l’altro soprannome di Frank), è il nostro “mistero” della stagione. Lo si aspettava più maturo e pronto al salto di qualità, in realtà in questo blocco di 17 partite ha mostrato gli stessi problemi d’inizio stagione rimanendo più o meno in media al voto precedente. Oklahoma City e Toronto le sue prestazioni migliori, un po’ realmente utile, un po’ cornice. La top però è quella contro i Warriors fuori casa. L’unico giocatore degli Hornets sembrato davvero in forma e che ha provato a tener in piedi una partita mai nata. I 24 punti per lui nella recente (gara 50) serata di Oakland ne hanno certificato il massimo in carriera. Aveva iniziato benissimo anche a Salt Lake City ma poi è sprofondato in un secondo tempo da “ciapa no” (non prendendo il canestro mai) e i numeri di stagione lo testimoniano. 39,4% al tiro e 30,7% da tre punti, stoppate trascurabili, un turnover a partita e 4,3 rimbalzi a match, ma in 24,2 di media a gara… Salito di più di tre minuti rispetto allo scorso anno, segna 10,3 punti contro i 7,5 dello scorso anno, ma commettendo troppi errori. Me lo ricordavo più abile nei movimenti e al tiro, a volte sembra poco fluido su entrate e spin, anche se i suoi 213 cm non aiutano.

11° R. Sessions: 5,95

Da cavallo di ritorno a cavallo zoppo. Netto contropeggioramento di recente e discesa sotto la sufficienza per Ramon, che dopo qualche discreta partita si sta dimostrando sempre più una scommessa persa per Cho. Per certi versi mi ricorda Neal, lui sparava a raffica jumper, Sessions invece ha una passione ossessivo/compulsiva per la finalizzazione in penetrazione. Da questa ricava anche diversi tiri liberi. Per fortuna almeno in questo fondamentale, recentemente è riuscito a correggere un po’ l’ex nota dolente, una percentuale che non era in linea per un piccolo playamker con sensibilità su questo fondamentale.  Al tiro però, rispetto allo scorso anno a Washington, è peggiorato quasi del 10%, da tre punti è circa un 1/3 ma in 16 (minuti) e poco più, ha una media assist di 2,6, la quale non si discosta molto dai 2,9 di Washington giacché aveva più spazio nella città della Casa Bianca. Troppo bassa perché sia il protagonista di quella linea di continuità che avrebbe dovuto rappresentare per il dopo Lin, anche perché al tiro dal 47,3% dello scorso anno, è passato al 38%. 6,2 il suo apporto in punti a partita. Prima di gara 51 è anche arrivata la notizia che Sessions ha subito uno strappo al menisco laterale del ginocchio sinistro. Il play, che era già stato a Charlotte come “Cats”, si è quindi posizionato in lista infortunati e al momento non si conoscono i tempi di recupero. Un’eventuale operazione comporterebbe tempi da poche settimane ad alcuni mesi.

10° J. Lamb: 6,03

Rientrato da un infortunio (era out dal 10 gennaio per un’infiammazione al metatarso), contro i Knicks (nella persa 107-110) si pensava potesse giocare per aiutare la squadra in un momento poco felice, invece Clifford l’ha tenuto in panchina. Contro Sacramento all’Alveare non ha visto il parquet, tornando in campo a Portland in gara 49, giocando maluccio e ancor peggio a Oakland gara 50 con i Warriors. Clifford lo sta facendo rientrare gradualmente, ma nelle rotazioni è dietro a Batum, MKG e Belinelli, non l’ideale per uno che dovrebbe portar punti freschi a provvista. Nel minor minutaggio che ha a disposizione, spesso prende e tira facendolo in svariate maniere ma rischia di bruciarsi definitivamente. Come Sessions, anzi, più di Sessions, mi ricorda Neal nelle serate no. Charlotte paga anche la sua imprecisione in alcune partite ma è il rischio del mestiere di sharpshooters… Dopo una buona partenza, come lo scorso anno, Jeremy si andava spegnendo e, se dovesse rimanere nel roster oltre la deadline, continuando a fornire scarse prestazioni, non è escluso che Clifford gli faccia veder le partite dalla panchina, come sul finir dello scorso anno e nei playoffs. Ovviamente questo sarebbe un problema perché con la perdita di punti in estate, l’apporto di Lamb era ritenuto fondamentale. Non è mai stato un gran tiratore da tre punti in percentuale, ma quest’anno la sua media è notevolmente peggiorata (22,2%), marginale in quasi tutte le stats se non relativamente a rimbalzo e ai punti segnati, che in rapporto ai minuti giocati, sono saliti leggerissimamente rispetto lo scorso anno se si pensa che l’8,8 dello scorso anno è diventato un 9,0 (parliamo di punti a partita) con circa un minuto in meno sul terreno di gioco. Sono saliti i rimbalzi a 4,7 (+0,9) e spero anche la fiducia grazie all’ultima discreta gara contro Utah, nella quale ha evidenziato velocità, coordinazione e fluidità nel tiro dalla media distanza.

9° S. Hawes: 6,05

Da tre punti quest’anno era credibile come un’eventuale minaccia d’invasione del governo ugandese nei confronti degli States. Parabola dritta al ferro, tecnica più che discutibile, il risultato era spesso un tiro storto. L’anno scorso con le stesse modalità colpiva spesso, quest’anno ha chiuso con un inglorioso 29,1% contro il 37,3% dello scorso anno. Da due punti invece è salito al 54% contro il 42,2% dello scorso anno. Se per Charlotte continuava a costituire un ottimo terminale per le finalizzazioni dei compagni (passaggi in stile McRoberts), era però anche un pozzo senza fondo in difesa, quando la sponsorizzazione non era Telepass, spesso franava o colpiva avversari consentendogli giocate da tre punti troppo facili. Se poi la coppia sul parquet di lunghi per Charlotte era costituita da Kaminsky e Hawes, in difesa spesso erano dolori… Nelle ultime 17 gare conteggiate è sceso in campo 11 volte e solo in un paio d’occasioni ha raggiunto un voto di serata soddisfacente (due 6,5 a Houston e contro Toronto). Teoricamente il terzo centro, ha finito per giocare in 35 partite partendo anche una volta in quintetto, grazie alle problematiche di salute di Hibbert e Zeller. Finito nell’operazione Plumee a Milwaukee insieme a Hibbert nello strano scambio.

 8° M. Williams: 6,11

Per me è il più enigmatico e rappresentativo dei giocatori degli Hornets. Mi spiego meglio… In una squadra operaia Marvin è il prototipo perfetto dell’etica professionale, dell’impegno, della costanza, tutte qualità che io apprezzo, ma è anche un simbolo di un team ancor poco attraente sul mercato forse. Giocare con Marvin Williams come ala titolare, nonostante i suoi 30 anni di esperienza, non ti fa fare quel salto di qualità. In quel ruolo servirebbe ben altro. Marvin è desaparecido negli scorsi playoffs contro Miami e quest’anno vivacchia sulla sufficienza, anche se, come Lamb, sta dando piccoli segnali di ripresa come la doppia doppia recente a Salt Lake City. Rimbalzi, difesa e tre punti, le cose principali che si chiedono a Marvin. 40,7% e 36,7% rispettivamente dal campo e da tre punti quest’anno, contro i 45,2% e i 40,2% dello scorso anno. Per lui che non può costruirsi il tiro da tre alla Steph Curry, è importante ricevere scarichi e avere un minimo di spazio, tuttavia, sebbene non sia sempre facile metterlo in ritmo, quest’anno ha sbagliato troppi open. E’ in calo in tutte le statistiche, anche se forse, speriamo, i piccoli segnali di ripresa potrebbero rimetterlo in linea con le statistiche dello scorso anno.

7° M. Belinelli: 6,22

Marco scende al settimo posto e cala anche nella media voto. A lui Jordan chiede di segnare e nonostante continui a farlo, le medie di tiro sono scese. Consideriamo la statistica da tre punti, specialità nella quale è sempre stato considerato maestro… Prima dell’infortunio il Beli tirava con il 45,2% (53/117), dopo l’infortunio è sceso al 27,6 (18/65)%. E’ vero che il trattamento su di lui è particolarmente spietato. Giocare con la panchina non l’aiuta, giacché, se i titolari hanno pochi punti nelle mani, la panchina è anche peggio. Kaminsky si è afflosciato, Sessions sta vivendo una stagione pessima, Hibbert era marginale in attacco e Hawes ha offerto poco se non conclusioni private e qualche assist. Giocando un po’ con la panchina e un po’ con i titolari, riesce a ricevere qualche assist di Batum, spettacolari e acrobatiche alcune sue finalizzazioni in back-door. Il minutaggio di 24,7 è da sesto uomo, lui porta a casa di media 10,8 punti. Sono convinto possa fare di più se gli Hornets sapranno creargli situazioni migliori che passare dietro un blocco in corsa per un tiro da tre punti. Buone invece le uscite dai blocchi per i catch’n shoot da due punti, così come l’88,3% ai liberi, tolto Wood e il suo 2/2, Marco è in testa alla classifica degli Hornets a gioco fermo. Porta esperienza per Charlotte, io lo vedrei bene in alcuni finali.

6° T. Graham: 6,25

Treveon è uno swingman di 198 cm finite in campo ben poche volte. Non arriva nemmeno a 100 minuti giocati (98), quindi la sesta posizione in classifica sembrerebbe fuori luogo per lui. E’ un po’ come nella NBA; per entrare nei ranking al tiro ad esempio ci vogliono un minimo di tentativi, tuttavia, il giocatore nato a Washington, ha un 5/7 da tre punti che, anche se ottenuto in garbage time, testimonia la qualità al tiro. Vero anche è che nel complesso scende a un più modesto 7/16 complessivamente e che l’impatto in Regular Season è pressoché inesistente avendo giocato piccoli spezzoni in 16 partite e fallito l’unica possibilità (con Toronto nella prima casalinga si avvicinò ai 25 minuti) concessagli da titolare. Favorito da avversari non propriamente eccezionali e da un gioco tanto per finir le partite, in brevi spezzoni di gara (non da garbage), ha dimostrato anche di saper fare una buona difesa. Strano non giochi qualche minuto di più in un team che nelle ultime partite ha difeso abbastanza bene solo contro i Warriors allo Spectrum Center.

5° C. Zeller: 6,34

Cody è fuori dalla partita contro i Warriors in casa. Una manciata di partite con gli Hornets senza energia sotto canestro che hanno evidenziato la penosità difensiva di Hawes e la staticità di Hibbert. Cody non sarà un fenomeno ma, delle 7 partite che ha giocato in questo periodo, ne ha vinte 3 e considerando che in totale Charlotte ne ha vinte 4, direi che risulta essenziale per il gioco di Clifford. Gioca principalmente con pick and roll o con inserimenti, siano essi su passaggi illuminanti o entrate potenti, di sovente chiuse con schiacciate da highlights. Non è il centro alla Horford capace di tirar da tre punti, ma nemmeno quello alla Brook Lopez che prova a tirar da tre punti, per Cody c’è ancora da lavorare sul piazzato da due e da tre non ha mai avuto l’esigenza di provarci quest’anno. “The Big Handsome” usa i suoi 213 cm per tirare con il 59,0% dal campo. Supera la barriera della doppia cifra nei punti segnati (10,9 di media) e ha di media 1,1 nelle stoppate a partita. Peccato dalla lunetta sia un po’ sceso, complice il suo gioco generoso, gli serve una boccata d’ossigeno. Anche a rimbalzo potrebbe far di più, mentre in difesa è sicuramente il miglior lungo che abbiamo nel roster, bravo anche a chiudere gli spazi quando i compagni incanalano l’attaccante e discretamente utile anche quando ingaggia duelli mitici persi, ad esempio con Embiid (stoppò Cody lanciatissimo regalandosi un highlight) o vinti come quello con Valanciunas o tornando ancor più indietro, quello con Howard degli Hawks.

4° M. Kidd-Gilchrist: 6,41

MKG è uno dei pochi che risale in classifica, nonostante alcune serate “difensive” non a livello dei fasti passati. Nelle quattro vittorie ottenute a gennaio, tre volte è stato fondamentale con l’impegno e l’energia a rimbalzo e/o la marcatura sul giocatore avversario. Lui è sceso nei turnover oltre che nei punti segnati, è salito nelle stoppate, sta tirando dal campo e ai liberi meglio dell’anno scorso (45,3 dal campo, stessa statistica di Walker, con lui il migliore tra gli esterni, anche se Kemba tira molto più spesso da tre di MKG limitatosi a un 1/8) e ruba il doppio di palloni dello scorso anno (anche se le cifre qui son modeste). Paradossalmente, per questioni d’equilibrio credo sia anche il nostro punto debole. Mi spiego meglio… Batum, anche se potremmo considerarlo tranquillamente uno swingman e qualcuno di voi obbietterà che i ruoli di SG e SF sono simili, è finito a giocar da SG (complice il rientro di MKG quest’anno, dopo l’infortunio he lo tolse di mezzo per quasi tutta la stagione) ma non è una guardia tiratrice pura. Se poi paragoniamo il tutto alla seconda parte dello scorso anno, con Lee a far da SG e Batum da SF, ecco allora che tutto torna. Lee era un giocatore in grado di colpire anche da tre punti (ricordate gara 5 a Miami?), MKG no. Aprire il campo per Batum così è più difficile avendo MKG un tiro dal range limitato, anche se talvolta, nonostante un tiro non esteticamente dei più belli da vedere e un gomito piegato all’interno, è estremamente e insospettabilmente preciso anche quando tenta due punti da distanze ragguardevoli. Proprio l’interscambiabilità dei ruoli per tirare dall’arco sta sfavorendo Charlotte, che, più di blocchi stagger, pick and pop o giro palla, hand-off e quant’altro, si serve di semplici blocchi per andare al tiro da tre punti. La media è buona, ma lui è troppo discontinuo, non so se l’infortunio alla spalla lo stia limitando.  Detto che, per carattere (tenace e grintoso) è un giocatore che mi piace, ci sono da calcolarne i vantaggi e gli svantaggi nell’averlo sul parquet con questa formazione. Credo Clifford se ne sia accorto se, negli ultimi quarti, ha variato a seconda delle esigenze, quintetti con lui out e magari Batum e Belinelli in campo contemporaneamente. Le rubate sono passate da 0,4 a 0,8 a partita ma quelle incursioni in transizione e i coast to coast dello scorso anno, sono più rari. Erano “punti facili”, benzina per far ripartire Charlotte in momenti di difficoltà. Paradossalmente meno fastbreak e meno punti, da 12,7 a 9,1. Aggressivo anche n attacco in alcune ispirate serate, è troppo “discontinuo” a livello difensivo, dovrebbe essere più aggressivo quando è vicino al tiratore da tre punti e non limitarsi ad alzar la mano, facile a dirsi più difficile a farsi, ma gli Hornets si affidano a MKG come stopper.

 3° Mil. Plumlee: 6,50

Una sola partita giocata per il numero 18. Appena arrivato, catapultato a Salt Lake City, ha giocato discretamente contro Utah ma l’esordio non è stato vincente. Contro i Nets potrebbe rifarsi con una W. Vedremo se Clifford continuerà a preferire Kaminsky come centro titolare o Plumlee acquisterà il ruolo di titolare (anche se per poco), se non più minuti, aspettando il rientro di Zeller che è destinato pare alle calende greche… Fisicità, rimbalzi e stoppate. Se non garantisce una protezione perfetta del ferro, è l’antivirus free che blocca le principali minacce. Il peso attualmente è il suo contrattone che supera quello di Kemba. 12,5 per 4 anni fanno 50 milioni. Ammesso e non concesso che i soldi si possano trasformare nel valore sul campo, avrà il suo bel da fare per giustificare quelle cifre.

2° N. Batum: 6,51

Croce e delizia. Ormai tramutatosi da SF in SG, Nicolas è il leader negli assist per Charlotte con 6,0 a partita staccando Walker di 0,5. Purtroppo è anche colui che perde più palloni (128 in 1656 minuti giocati), a volte per leggerezza o passaggi non esattamente consigliatissimi. Qualche drive rimasta tale senza il kick, per aperture in mano agli avversari abili a intercettare e a colpire in transizione o qualche sufficienza nel controllare il pallone dando poco peso all’avversario mentre si da uno sguardo intorno e si decide il da farsi. La media punti è equivalente a quella dello scorso anno, ma è ottenuta specialmente grazie a liberi (buonissimo tiratore da 84,7%) e alle triple da oltre l’arco (per fortuna le percentuali sono in risalita dopo un avvio di stagione parecchio impreciso da questo punto di vista), le quali coprono più di un terzo dei suoi tiri dal campo. Quando ci prova da due punti a volte si affida a fade-away in turnaround, dimostrando una scarsa propensione per l’entrata. In quest’aspetto il gioco è regredito, talvolta preferisce fornire un filtrante sulla linea di fondo, diverse volte il destinatario è stato Marco, spesso bravo a concludere veloci giocate emozionanti. Mi smentisce finalmente nell’ultima partita, gli va bene tre volte su quattro entrate tentate, una stoppata di Gobert ci può stare… E’ il secondo tiratore di Charlotte avendo tentato la conclusione 586 volte (237 le realizzazioni) ed ha un 40,4% dal campo. Discreto a rimbalzo, è meno performante tuttavia dello scorso anno in difesa, nonostante la furbizia di qualche canotta tirata, a volte subisce troppo dal diretto avversario. Come scritto in precedenza nell’area dedicata a MKG, credo gioverebbe a Batum esser collante, partendo da ala piccola. Fa molto per Charlotte ma nei momenti decisivi spesso quest’anno fallisce l’obiettivo.

 1° K. Walker: 6,81

Convocato per il primo All-Star Game della sua carriera, Kemba è rimasto su livelli da partita delle stelle fino alla gara contro Toronto (n° 43), poi una serie di discrete prestazioni e un paio di battute a vuoto. A volte sembra, nonostante Clifford voglia coinvolgere tutta la squadra offensivamente, che Kemba sia Charlotte e Charlotte sia Kemba, questo perché i titolari hanno pochi punti nelle mani. I punti di rottura di Batum, le sporadiche triple di Williams, le iniziative di MKG e i pick and roll di Zeller non bastano a colmare il vuoto lasciato da giocatori partiti verso altri lidi in estate. Kemba in difesa non è un fenomeno nonostante le rubate siano poco più di una a partita e sia sul podio per sfondamenti ricevuti (molto bravo a piazzarsi davanti al semicerchio), ma sul tiro di rapidi e micidiali avversari, nonostante non lesini energie, i cm non lo aiutano. In regia condivide le chiavi con Batum, rispetto al quale perde meno palloni, ma non è un regista puro alla Paul, è un playmaker più portato alla finalizzazione. Non ha mai tirato così bene dal campo con un 45,3% e al momento è sopra di 1,9 punti a partita rispetto alla media punti dello scorso anno (20,9 contro i 22,8 attuali). Scende un pochino con la media voto, normale, complice anche il gennaio tremendo di Charlotte, tuttavia è stato anche recentemente convocato per la gara da tre punti (sempre all’All-Star Game), essendosi costruito un tiro dal 40,2%. Certo… non è quello rapido e da ogni longitudine del parquet che ha Steph Curry, sovente deve mettersi in ritmo e meccanizzarlo dopo esser passato dietro un blocco, ma sta diventando davvero preciso. Ecco… al tiro vorrei vedere meno pullup tirati su dal palleggio e qualche entrata in più, anche se giocare con la scritta Hornets sulla maglia non aiuta (qualche fallo non fischiato) e qualche specialista d’area a volte lo stoppa, tuttavia meglio magari una rimessa da oltre il fondo o due punti più facili, che un “ponticello” dalle basse percentuali. Qui però è lui a dover fare un distinguo, la fiducia ce l’ha, il ball handling anche, la convocazione per il Week End delle Stelle è arrivata, gli manca solo un compagno che segni regolarmente e gli tolga pressione, rendendolo bersaglio più mobile e meno individuabile.

 

La classifica dei singoli riepilogata.

 

 

I voti nelle 17 ultime e singole partite.

 

Le principali statistiche individuali dei giocatori, complete.

 

Kemba contro Toronto in una delle ultime vittorie di rilievo degli Hornets.

Stanotte si gioca contro Brooklyn, come sempre presente, proviamo a spezzare la nefasta striscia.

“Let’s go Hornets!”

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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